Un congresso per la Sardegna. Un congresso per la storia

Di Roberto Seri.

Che in Sardegna stesse succedendo qualcosa lo si era percepito, ma dopo un’indagine demoscopica si è avuta l’assicurazione statistica che il popolo sardo risulta essere il primo in classifica tra quelli che rivendicano il diritto ad avere un’identità propria, più di ogni altro in Europa, più dei catalani, degli scozzesi e degli stessi baschi, che vogliono diventare Stato.
A conferma di quanto detto sopra, il termine indipendenza è diventato d’uso comune tra i cittadini, proprio per rivendicare quello spirito che aleggiava da un po’ di tempo in Sardegna.
Sarà per il perdurare della congiuntura economica o sarà per l’aver preso coscienza sul valore della sovranità nazionale, sta di fatto che il sorgere di un moto identitario, è diventato il suo logico risultato.

Sfortunatamente lo sviluppo del pensiero identitario non è stato supportato da un progetto ordinato e strategico, bensì dai romanticismi e dai personalismi, tipici della nostra terra, che non potevano che portarci alla disfatta delle scorse elezioni regionali 2014, in cui prevalse l’idea di procedere in ordine sparso e caotico, anziché riunire tutte le forze in campo.
Trascurando l’atavica refrattarietà alle unioni che ci caratterizza, sarà nostro dovere rimuovere il secondo grosso ostacolo, che si posiziona tra noi e l’indipendenza, cioè l’arrendevolezza di molti alle politiche italiane, fatte di parassitismo clientelare e assistenzialismo diffuso, che hanno, di fatto, deresponsabilizzato una rilevante porzione di nostri concittadini, narcotizzati dallo status quo, tanto machiavellico quanto ingordo e opportunista.

Il primo ostacolo potrebbe essere facilmente superabile, scavando sotto alle singole bandierine, innalzate dal personalismo dei loro fondatori, che come la partitocrazia italiana ci ha insegnato, considerano il movimento una loro creatura, non confezionando altro che pretesti per bloccare unioni e boicottare accordi in essere.
E’ stata la stessa Democrazia rappresentativa che ha potuto generare tali storture, dove il solo leader poteva trovare vantaggi nel costruirsi un partito di stampo personalistico, in cui l’oggetto sociale diventava l’unico accessorio da mettere in comune, tenendo per sé vanagloria e vantaggi.

Tuttavia non sarà sufficiente eliminare le bandierine, occorrerà un modo per unire tutti, e quale mezzo potrebbe essere più appropriato se non quello di convocare un Congresso generale in cui decidere e scrivere la Carta delle Libertà (dei diritti e dei doveri) per la prossima Repubblica di Sardegna?
Nel passato possiamo ricordare la “Magna Charta Libertatum” (Magna Carta), scritta nel lontano 1215, in cui venivano specificati i principali diritti e doveri della monarchia inglese.
Non possiamo certamente dimenticarci la convocazione del 1774 del primo Congresso degli Stati Uniti, in cui vennero prese le decisioni che portarono alla stesura della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776.

Pertanto, la convocazione di un’assemblea generale, che potremmo chiamare Congresso, permetterebbe di concentrare l’attenzione e l’impegno su un solo soggetto statutale, ben riconoscibile da tutti i sardi, per trovare le soluzioni al disagio interno, causato dalle eccessive tasse, dalle inadempienze dell’elefantiaca macchina burocratica italiana e da tutte le sue leggi, sin troppo invasive.
Il Congresso ci permetterebbe di puntare dritti al varo di una nostra Costituzione, snella e ritagliata sulle specificità della Sardegna, in cui verrebbero scritte le leggi fondamentali per il rispetto e la protezione delle libertà del popolo sardo e delle sue attività.

Abbiamo bisogno di libertà e nutriamo la speranza di raggiungere la nostra felicità tramite un ordinamento che possa garantire le libertà dei singoli e del loro patrimonio, favorendo la responsabilizzazione e la produttività, per troppo tempo negate, dal sistema partitocratico italiano, che ha favorito politiche di stampo assistenziale e parassitario, utili ai partiti, per meglio controllare l’isola e la sua economia.

Insomma, è giunto il tempo di crescere, di dimostrare di possedere quelle capacità, e credere nei nostri mezzi, per far diventare la Sardegna la più bella Perla del Mediterraneo.

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Redazione SANATZIONE.EU

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