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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Denuncia del Gruppo d&#8217;Intervento Giuridico: A San Teodoro si costruisce sul mare</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 10:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Hanno pontificato in lungo e in largo il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci e i suoi Assessori regionali dell’urbanistica – Gabriele Asunis prima e Nicola Rassu oggi – per affermare che il c.d. piano per l’edilizia sardo, la legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., era stato approvato soltanto per aiutare chi aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Cala-Girgolu-GIG.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4596" title="Cala Girgolu - GIG" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Cala-Girgolu-GIG.jpg" alt="" width="600" height="469" /></a></p>
<p>Hanno <em>pontificato</em> in lungo e in largo il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci e i suoi Assessori regionali dell’urbanistica – Gabriele Asunis prima e Nicola Rassu oggi – per affermare che il c.d. piano per l’edilizia sardo, la legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., era stato approvato soltanto per aiutare chi aveva bisogno di qualche <em>metro cubo di cemento in più</em> per le proprie <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2011/11/10/news/il-piano-casa-e-in-vigore-nasce-un-giallo-1.3583006">necessità abitative</a>.<br />
Un’autentica <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/GIG-su-piano-regionale-edilizia-URN-Sardinnya.pdf">boiata</a>, senza eufemismi.</p>
<p>Ecco un caso tipico, segnalatoci da numerosi residenti e turisti.<br />
Abbiamo compiuto questi primi accertamenti grazie alla fattiva e preziosa collaborazione del Comune di San Teodoro – Area tecnica.<br />
Si tratta di un ampliamento di una villa, a due passi dalla battigia marina, nello splendido scenario ambientale di Cala Girgolu. L’intervento (ampliamento entro il 10% della volumetria preesistente) è stato autorizzato sotto il profilo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) dal Servizio regionale tutela paesaggistica di Sassari (con seguente presa d’atto della Soprintendenza per i beni ambientali di Sassari) e parere positivo della Commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica (art. 7 della legge regionale n. 4/2009, presieduta dallo scultore Pinuccio Sciola, che ha <em>coerentemente</em> bollato – senza mezzi termini – la legge sul c.d. piano per l’edilizia come “<a href="http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/11/17/pinuccio-sciola-il-piano-casa-e-una-pura-speculazione/">pura speculazione</a>”) e parere positivo demaniale della Capitaneria di Porto di Olbia (art. 55 cod. nav.).<br />
Sarebbe stato interpellato anche il Corpo forestale e di vigilanza ambientale.<br />
Conseguentemente è stato rilasciato il permesso di costruire n. 70 del 6 settembre 2011.<br />
Ora il Comune di San Teodoro – Area tecnica sta conducendo gli accertamenti per verificare se è stato realizzato quanto effettivamente autorizzato.<br />
Tutela dell’ambiente, turismo, difesa dell’identità, lavoro duraturo non hanno niente a che fare con queste speculazioni immobiliari. E’ bene tenerlo a mente.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Cala-Girgolu-2-GIG.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4598" title="Cala Girgolu 2 - GIG" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Cala-Girgolu-2-GIG.jpg" alt="" width="600" height="821" /></a></p>
<p><em>Fonte: 09-05-12, <a href="http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/05/09/qualche-metro-cubo-in-piu-una-stanza-in-piu-per-necessita-sulle-coste-sarde/">Gruppo d&#8217;Intervento Giuridico</a> Onlus.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-GIG-denuncia-scempio-a-San-Teodoro.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Contro l&#8217;ONU: La Nuova pubblica un articolo dove afferma che le minoranze linguistiche non hanno senso</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 12:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sbalorditivo. Un brutto colpo per l&#8217;immagine di uno dei due maggiori quotidiani dell&#8217;isola. Un certo Giulio Concu, insegnante di lingua inglese, dalle righe del quotidiano La Nuova Sardegna, ha affermato che l&#8217;insegnamento della Lingua Sarda di fianco all&#8217;inglese e all&#8217;italiano non ha senso: “Se insegno italiano a un sardo è perché la Sardegna da 150 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/La-Nuova-URN-Sardegna.png"><img class="alignright size-full wp-image-4584" title="La Nuova - URN Sardegna" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/La-Nuova-URN-Sardegna.png" alt="" width="330" height="478" /></a>Sbalorditivo. Un brutto colpo per l&#8217;immagine di uno dei due maggiori quotidiani dell&#8217;isola. Un certo Giulio Concu, insegnante di lingua inglese, dalle righe del quotidiano La Nuova Sardegna, ha affermato che l&#8217;insegnamento della Lingua Sarda di fianco all&#8217;inglese e all&#8217;italiano non ha senso: <em>“Se insegno italiano a un sardo è perché la Sardegna da 150 anni fa parte dell’Italia, nolente o volente. E se insegno il sardo? Che senso ha? Se trovassimo la risposta capiremmo come e dove insegnarlo, il sardo”</em> (<a href="http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=103559">12-05-12</a>).</p>
<p>Implicitamente, il signor Concu afferma che le minoranze linguistiche, la cui tutela è riconosciuta come parte della Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo adottata nel 1948 dalle Nazioni Unite, non ha senso.<br />
Seguendo il ragionamento del presunto “esperto”, tutte le lingue di minoranza del pianeta (più o meno riconosciute dagli Stati di appartenenza) non dovrebbero essere insegnate poiché “prive di logica” e lasciate alla discrezione dei Popoli che ne fanno eventualmente uso.<br />
Probabilmente il signor Concu scorda che persino la Costituzione Italiana recepisce la Carta ONU e all&#8217;art. 3 sancisce:<br />
<em>“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, <span style="text-decoration: underline;">di lingua</span>, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.</em></p>
<p>La Lingua Sarda, ricordiamolo sempre, è tutelata dalla legge regionale n. 26/97, mentre l&#8217;Italia, ricordiamo anche questo, fu <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/05/laccordo-gruber-%E2%80%93-de-gasperi-quando-litalia-fu-ripresa-dallonu-per-discriminazione-linguistica/">richiamata</a> dall&#8217;ONU per discriminazione linguistica dopo il crollo del fascismo attraverso le risoluzioni 1497 e 1661.</p>
<p>Il signor Concu inoltre non tiene conto che l&#8217;assenza del Sardo nelle scuole dell&#8217;isola è tra le causali della dispersione scolastica in cui incorrono parecchi giovani studenti, costretti a confrontarsi con una lingua italiana regionale imposta dalla Pubblica Istruzione ed estranea al loro nucleo familiare.<br />
Un tema sollevato anche dallo studioso Roberto Bolognesi, che recentemente ha <a href="http://bolognesu.wordpress.com/">ricordato</a>: <em>“Il rapporto tra dispersione scolastica e questione linguistica è già stato denunciato a partire dagli anni ’70 da Mialinu Pira, Elisa Spanu Nivola, Maria Teresa Pinna Catte”.</em></p>
<p>Ci auguriamo che il quotidiano <em>La Nuova Sardegna</em> preservi la sua credibilità evitando simili pubblicazioni, in netto contrasto con la tradizione antifascista che ha contraddistinto la sua storia editoriale nell&#8217;isola.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/URN-Sardinnya-Lopinione-La-Nuova-sulle-minoranze-linguistiche.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Monti impugna finanziaria regionale ma la sinistra che parla di &#8216;Autonomia&#8217; se la prende con Cappellacci</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 12:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuova prepotenza centralista contro la finanziaria regionale, giudicata dal Governo Monti incompatibile con le linee generali della finanza statale. Dalla Sardegna nessuna voce contro il Governo.
Dice bene lo scrittore Gianfranco Pintore, i riflessi pavloviani dei partiti italiani in Sardegna si fanno sentire:
Il 21 marzo scorso buona parte del Consiglio Regionale aveva votato a favore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Palazzo-del-Governo-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4576" title="Palazzo del Governo - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Palazzo-del-Governo-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="208" /></a>Nuova prepotenza centralista contro la finanziaria regionale, giudicata dal Governo Monti incompatibile con le linee generali della finanza statale. Dalla Sardegna nessuna voce contro il Governo.<br />
<a href="http://gianfrancopintore.blogspot.it/2012/05/pavlov-e-lautonomia-della-sardegna.html">Dice bene</a> lo scrittore Gianfranco Pintore, i riflessi pavloviani dei partiti italiani in Sardegna si fanno sentire:<br />
Il 21 marzo scorso buona parte del Consiglio Regionale aveva votato a favore di un <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/03/una-data-storica-il-consiglio-regionale-si-interroga-sullutilita-o-meno-di-far-parte-della-repubblica-italiana/">ordine del giorno</a> teso ad appurare la lealtà dello Stato Italiano nei confronti della Sardegna. Oggi che il Governo impugna una finanziaria, che fanno i partiti italiani che sostengono l&#8217;Autonomia Sarda? Se la prendono con Roma? Macché. Se la prendono con la Giunta Cappellacci.<br />
I capigruppo Giampaolo Diana (Pd) e Luciano Uras (Sel) hanno invitato Ugo Cappellacci («incapace») a dimettersi. [...] Per l’Idv Palomba: «Giunta e Consiglio inefficienti»<em> (La Nuova, 12-05-12).</em><br />
Pintore ricorda: <em>“Si badi bene, questa follia non è appannaggio esclusivo del centrosinistra: le stesse reazioni ebbe il centrodestra quando Prodi bocciò le leggi dell&#8217;epoca Soru e particolarmente quella che nominava la sovranità del popolo sardo. Sono riflessi pavloviani che non si curano, essendo istintivi, degli <span style="text-decoration: underline;">effetti sugli amministrati e sulla qualità dell&#8217;autonomia sarda</span>”.</em><br />
Che dire? Questa classe politica Sarda alza la voce solo per esibire il classico teatrino della destra contro la sinistra e viceversa, ma quando si tratta di difendere l&#8217;Autonomia di fronte allo Stato svaniscono tutti. Pur di dare addosso alla controparte politica si preferisce dare ragione a Roma.<br />
A Bolzano, a Barcellona, a Edimburgo ed in ogni Autonomia che si rispetti, un&#8217;indecenza del genere non si sarebbe vista.<br />
Conclude giustamente Pintore nel suo intervento: <em>“Chi gioisce oggi e chi ha gioito ieri per le manifestazioni antiautonomiste dei governi italiani, a me paiono come dei fanciulli che di fronte a una sconfitta inflitta loro dai compagni di gioco chiamano a difesa i genitori o, in ogni caso, se la ridono se i vincitori sono puniti da qualcuno più grande di loro. Se in Consiglio regionale si perde una partita, quella sulla Finanziaria oggi o sulla Statutaria ieri, non ci si attrezza per vincere la prossima: si fida nel babbo Stato e nella sua insofferenza nei confronti dell&#8217;autonomia sarda. Un malcostume di cui non sono afflitti solo i partiti sardi, però. La Corte costituzionale è il rifugium pecatorum anche di altri perdenti come alcuni accademici della Università di Sassari, e di dove se no?, che vorrebbero l&#8217;intervento della Consulta per rimediare ai disastri che potrebbero combinare i risultati dei referendum della scorsa settimana. Il babbo chiamato a risolvere i guai, insomma, fatti da bambini cui è stata concessa troppa autonomia”.</em></p>
<p><em>B. Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/URN-Sardinnya-Lopinione-Monti-impugna-finanziaria.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Governo Monti stanzia 2,3 miliardi di euro di aiuti. Sardegna esclusa. Chi festeggiava Napolitano?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 19:44:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palazzo Chigi sblocca 2,3 miliardi di euro a favore dell&#8217;infanzia e contro l&#8217;indigenza. Il piano del Governo, approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede sostegni mirati alla Regione Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Il resto (circa 167 milioni di euro) verrebbero ripartiti nel resto del territorio italiano.
La Sardegna è stata esclusa dal piano. Neppure pochi mesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Mario-Monti-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4568" title="Mario Monti - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Mario-Monti-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="327" height="185" /></a>Palazzo Chigi sblocca 2,3 miliardi di euro a favore dell&#8217;infanzia e contro l&#8217;indigenza. Il piano del Governo, approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede sostegni mirati alla Regione Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Il resto (circa 167 milioni di euro) verrebbero ripartiti nel resto del territorio italiano.<br />
La Sardegna è stata esclusa dal piano. Neppure pochi mesi fa il premier Monti e il Capo di Stato Napolitano avevano assicurato il massimo impegno a favore delle criticità dell&#8217;isola. Promesse puntualmente svanite alla prova dei fatti.<br />
Ancora una volta, quanti avevano festeggiato con bandiere tricolori l&#8217;arrivo nell&#8217;isola della massima carica istituzionale italiana, sono stati gabbati. L&#8217;evidente disinteresse del Governo nei confronti della Sardegna è reso più bruciante dal debito dello Stato con la Regione Sardegna a causa della <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/04/vertenza-entrate-la-corte-costituzionale-si-oppone-al-governo-roma-dovra-restituire-i-soldi-ai-sardi/">vertenza entrate</a>, un debito di miliardi di euro non ancora saldato. E non uno solo dei 2,3 miliardi prospettati dall&#8217;esecutivo verrà destinato a sanare le principali emergenze della nostra isola.<br />
845 milioni sono destinati a obiettivi di inclusione sociale: cura dell&#8217;infanzia (400); cura degli anziani non auto-sufficienti (330); integrazione della politica dell&#8217;istruzione contro la dispersione scolastica con azioni per la legalità nel territorio (77); progetti promossi da giovani del privato sociale (38).<br />
Gli altri interventi (per 1.498 milioni) &#8211; si legge nella nota &#8211; sono rivolti alla crescita attraverso, fra l&#8217;altro, iniziative per i giovani, interventi per promuovere lo sviluppo delle imprese e la ricerca, promozione dell&#8217;innovazione dal lato della domanda attraverso bandi pre-commerciali, valorizzazione di aree di attrazione culturale e riduzione dei tempi della giustizia <em>(<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/11/Ecco-stanziamenti-punto-punto_6855442.html">ANSA</a>, 11-05-12).</em><br />
Nel frattempo in Sardegna le scuole arrancano (le stesse che hanno accolto Napolitano), le aree di attrazione culturale versano in stato di abbandono e, per quanto riguarda la giustizia, alcuni tribunali, tra cui quello di Olbia, sono a rischio chiusura.</p>
<p>La nostra terra non ha bisogno di assistenzialismo, ma ha bisogno del suo denaro fin&#8217;ora indebitamente trattenuto da uno Stato iniquo e da un Governo che tenta di rilanciare la sua immagine presso la Pubblica Opinione a spese dei Sardi.<br />
Invitiamo i cittadini a sostenere l&#8217;iniziativa del Comitato per il <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/02/dal-fiocco-verde-alla-sovranita-fiscale-lidea-un-modello-commonwealth-per-la-sardegna/">Fiocco Verde</a>, firmate per sostenere la creazione di un&#8217;Agenzia Sarda delle Entrate.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Governo-Monti-ignora-Sardegna.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Risultati referendum 2012: Lettera al pres. della Commissione Regionale Autonomia Maninchedda</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2012/05/risultati-referendum-2012-lettera-al-pres-della-commissione-regionale-autonomia-maninchedda/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 14:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Dopo il 6 maggio”: Lettera di commento al presidente della Commissione Autonomia in Regione, l&#8217;On. P. Maninchedda (PSD&#8217;AZ).
Caro Paolo Maninchedda,
Nella giornata del 6 maggio, sconfessando la proverbiale indifferenza all&#8217;azione dei Sardi, 500.000 persone hanno preso in mano la scheda elettorale, sono uscite di casa e si sono recate al proprio seggio per esprimere una indicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Palazzu-Regione-Sardegna-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4547" title="Palazzu Regione Sardegna - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Palazzu-Regione-Sardegna-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="249" /></a>“Dopo il 6 maggio”: Lettera di commento al presidente della Commissione Autonomia in Regione, l&#8217;On. P. Maninchedda (PSD&#8217;AZ).</em></span></p>
<p>Caro Paolo Maninchedda,</p>
<p>Nella giornata del 6 maggio, sconfessando la proverbiale indifferenza all&#8217;azione dei Sardi, 500.000 persone hanno preso in mano la scheda elettorale, sono uscite di casa e si sono recate al proprio seggio per esprimere una indicazione (più o meno consapevole) sul futuro delle proprie istituzioni regionali.<br />
Il referendum ha <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/05/referendum-regionale-2012-quorum-raggiunto-adesso-ragioniamo/">superato</a> il quorum del 33% e pertanto il lavoro della Commissione Autonomia presieduta dal Partito Sardo d&#8217;Azione si trova nella posizione di portare avanti le indicazioni suggerite dal Movimento Referendario Sardo e fornite da mezzo milione di Sardi.<br />
Nel merito dei singoli quesiti e al fine di tutelare la massima rappresentanza democratica possibile, il lavoro di riassetto degli enti locali, già avviato nelle discussioni della Commissione, dovrebbe politicamente recepire la volontà che stavolta, non Roma, ma il Popolo Sardo ha manifestato nei confronti della sua classe dirigente. Non è poco per chi sostiene il criterio della sovranità originaria e non delegata.<br />
Dopo il 6 maggio, la prossima legge elettorale dovrà considerare in termini proporzionali e non maggioritari il suo rapporto con la richiesta popolare di ridurre il numero di consiglieri regionali, al fine di salvaguardare la rappresentanza democratica delle minoranze politiche. Non è il numero di sedie in un&#8217;assemblea a fare la democrazia ma la legge che attribuisce tali sedie alle varie forze politiche. Mussolini ne sapeva qualcosa.<br />
Dopo il 6 maggio, con l&#8217;abrogazione delle nuove Province, non ci sarà la “catastrofe” annunciata dai disfattisti, ma nonostante il decreto di attuazione di Cappellacci sul referendum, sarà inevitabile prospettare un “regime di garanzia”, cioè un lasso di tempo necessario affinché le vecchie Province tornino in possesso delle competenze perse 11 anni fa e che vengano preventivamente risolte tutte le vertenze in corso d&#8217;opera presso le nuove.<br />
Dopo il 6 maggio, riteniamo sia opportuno il superamento dell&#8217;attuale conformazione degli enti intermedi abbinandone la riforma – non solo in base alle indicazioni del Governo Monti – ma iniziando a prospettare il livello successivo, vale a dire la forma che potrebbero avere gli enti intermedi anche in presenza di un futuro nuovo Statuto Autonomo, redistribuendo poteri e personale nel territorio (unitariamente ai servizi di tutela linguistica Sarda fin&#8217;ora portati avanti). Cioè non è necessario attendere una riscrittura integrale dell&#8217;Autonomia per ristrutturare in modo definitivo, previo passaggio Parlamentare, le attuali Province storiche (Sassari, Nuoro, ecc). Sotto questo punto di vista insomma prosegue il lavoro già avviato dalla Commissione, tempi non brevi, ma neppure eterni.<br />
I problemi della rappresentanza sugli interessi localistici li possiamo condensare nei dibattiti che portarono all&#8217;istituzione della Provincia dell&#8217;Ogliastra. E&#8217; immaginabile che una popolazione di quasi 58.000 anime abbia istituito una Provincia? 11 anni fa uno dei motivi essenziali fu quello secondo il quale la Provincia di Nuoro – a cui apparteneva il territorio ogliastrino – non destinava sufficienti attenzioni politiche al territorio. A quella concentrazione di potere si rispose con un&#8217;altra concentrazione di potere, al posto di redistribuire meglio fra le comunità quel dislivello di democrazia. Se l&#8217;errore di fare una Provincia con così pochi abitanti è stata abrogata, neppure si potrà tornare all&#8217;errore di confidare nella sola Provincia di Nuoro per l&#8217;effettiva rappresentanza di queste popolazioni.<br />
E sempre dopo il 6 maggio sarà opportuno immaginare un meccanismo legislativo per l&#8217;indizione di elezioni primarie per quanti si candideranno alla presidenza della Regione, strappando ai partiti la possibilità che questi gestiscano con modalità discrezionali il numero e il conteggio delle preferenze. Con buona pace del qualunquismo di una nota scrittrice come Michela Murgia, la cui assenza di contenuti nell&#8217;<a href="http://www.sanatzione.eu/2012/05/i-referendum-del-6-maggio-secondo-michela-murgia-a-che-serve-essere-vivi-se-bisogna-morire/">invito</a> all&#8217;astensione quasi arrivava al punto di contestare il modello politico statunitense, dove l&#8217;istituto delle primarie è normato per legge e non, come in Italia, affidato alla “buona volontà” dei partiti che ne fanno uso.</p>
<p>Sarebbe inoltre opportuno evitare di <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3404">separare</a> il tema della crisi economica dal tema delle riforme istituzionali da compiere (incluse quelle a sfondo identitario, come in materia di tutela linguistica). In particolar modo dal proposito di avviare una Costituente destinata a riscrivere lo Statuto Regionale proprio per aumentare quei livelli di sovranità necessari a calibrare la nostra Autonomia sulla tutela degli interessi economici territoriali piuttosto che di quelli d&#8217;oltremare. Un ritardo nell&#8217;accoglimento di questa volontà popolare finirebbe per aumentare il solco tra il Popolo e la politica, e questo non è certamente il periodo più idoneo per un&#8217;operazione simile. L&#8217;eco della disperazione rischia di raggiungere i vetri del Palazzo frantumandoli nell&#8217;antipolitica: proprio quella che tutti contestiamo e che finisce per portare al risultato opposto, cioè alla conservazione. Quella in cui non si fanno riforme per lo sviluppo e ci si riduce ad un lento e inesorabile declino dove il potere reprime la protesta. Il tutto mentre i validi amministratori vengono associati a quelli meno produttivi.</p>
<p>Eppure non si tratta solo di limitare lo “spread” fra il Palazzo e i cittadini, si tratta anche del futuro del nazionalismo Sardo. Il PSD&#8217;AZ si trova di fronte a un bivio della sua lunga storia politica. Dopo questo referendum ha l&#8217;opportunità di fare una scelta: quella di trincerarsi nel classico tatticismo pre-elettorale, oppure quella di cavalcare in modo responsabile le esigenze del mezzo milione di Sardi la cui impazienza va compresa, non delegittimata e non ricondotta unicamente alle contese interne tra partiti. Impazienza che rischia di generare delle sacche di radicalismo.<br />
U.R.N. Sardinnya ritiene che i tempi per l&#8217;arrivo di una legislatura di tipo Costituente siano relativamente maturi, tuttavia il prossimo presidente della Regione, anche se sardista, non potrà replicare lo schema della vecchia Giunta Melis nel corso degli anni &#8216;80. Il sardismo non riuscì a compiere nessuna grande riforma. Significa che se la ricerca del consenso politico fra le varie forze consiliari con cui costruire un&#8217;alleanza elettorale equivale al mitigare la necessità delle riforme da compiere (per non scontentare i particolarismi degli alleati), allora la Sardegna non avrebbe bisogno di un secondo Presidente sardista con le mani legate dietro la schiena prima ancora di una sua eventuale candidatura. Il rischio di retorica è sempre dietro l&#8217;angolo. Non cadiamoci ancora. Il PSD&#8217;AZ valuti bene la natura dei suoi accordi pre-elettorali oltre il medio termine evitando contrattazioni al ribasso.</p>
<p>Altre considerazioni sul panorama identitario: fra i partiti Sardi che hanno furbescamente tentato di confondere il no al referendum con l&#8217;astensionismo (che ha varie ragioni) si è manifestata una pessima cultura democratica, spia del loro fallimento politico. Per 3 motivi: 1) Non hanno saputo interpretare l&#8217;onda di malessere diffuso presso la popolazione che affermano di voler rappresentare (e non stiamo parlando di poche migliaia di persone); 2) Hanno confuso i promotori con le proposte del referendum (infatti per giudicare i politici esistono le elezioni e non il referendum); 3) Si trovano nell&#8217;imbarazzante contraddizione di voler sostenere le riforme ma di dover minimizzare le indicazioni di mezzo milione di Sardi per non aver sostenuto questo esercizio di democrazia diretta.<br />
Infatti, l&#8217;indipendentismo Sardo, nella maggioranza delle sue componenti, è stato sicuramente l&#8217;area politica con la minor credibilità a causa della sua posizione astensionista verso il referendum. Sia perché si è indirettamente posto a tutela dei santuari del clientelismo partitico italiano, e sia perché non ha saputo né riconoscere e né assecondare la legittima volontà di cambiamento di un Popolo che ha votato si alla Costituente per il superamento dell&#8217;attuale Statuto Autonomo Regionale.<br />
Proprio così. Mentre il PAR.I.S. del noto Doddore Meloni raccoglie oltre 27.000 firme per una improbabile indipendenza nel 2012 ed il ProgReS raccoglie firme per attuare l&#8217;art. 9 (sull&#8217;autonomia della riscossione fiscale) di uno Statuto Regionale, ignorano mezzo milione di Sardi che chiede proprio il rinnovo di quello Statuto.<br />
E&#8217; un mondo difficile caro Maninchedda, viviamo in un epoca dove gli indipendentisti fanno i centralisti e dove i centralisti fanno gli indipendentisti. Nel frattempo in altre minoranze internazionali i Nazionalisti hanno le idee chiare, si sviluppano e governano con ampio consenso popolare.</p>
<p>La scarsa cultura democratica produce danni incalcolabili nel nostro tessuto sociale.<br />
Una terra in cui il Popolo presenta già ampi livelli di disaffezione alla politica che si traducono in astensionismo non può permettersi il lusso di rinunciare politicamente all&#8217;unico diritto rimasto in suo possesso, quello del voto.<br />
Altrove, senza l&#8217;esercizio di questo potere arrivano i Governi tecnici, e dopo i Governi tecnici arrivano le Giunte militari. Fortunatamente non siamo in quella direzione. Non ancora.</p>
<p>Sia chiaro, nessuno critica il diritto all&#8217;astensione, ma il qualunquismo di tanti commentatori con cui hanno giustificato l&#8217;astensione stessa (celando un retroterra politico).<br />
Perché, a posteriori, in buona fede si rischia di giustificare il mancato utilizzo del diritto di voto addossando delle responsabilità collettive a chi invece ha partecipato al referendum. E&#8217; il caso della <a href="http://gianfrancopintore.blogspot.it/2012/05/referendum-avvertimenti-e.html">valutazione</a> dell&#8217;amico Gianfranco Pintore, che rispetto ma non condivido.<br />
Afferma lo scrittore: <em>“I cittadini galluresi, quelli del Sulcis-Iglesiente e dell&#8217;Ogliastra hanno deciso ieri che a loro le rispettive Province vanno bene, le vogliono e, per questo, hanno bocciato il referendum”.</em><br />
Le Province dove si è votato di più hanno deciso anche per quelle ad affluenza più bassa (<a href="http://www.regione.sardegna.it/referendum2012/risultati/">Dati Regione Sardegna</a>).<br />
Si tratta di una semplificazione politica, determinata anche dalla volontà di trovare un nesso storico-identitario nell&#8217;esito referendario di queste Province (nesso che probabilmente esiste, ma non in misura quantificabile).<br />
Infatti non si può leggere l&#8217;astensione solo come un no ai quesiti referendari. Se veramente i cittadini di quei territori non desideravano l&#8217;abrogazione avrebbero dovuto esercitare il loro diritto di voto quando ne hanno avuto l&#8217;opportunità: il 6 maggio potevano votare no piuttosto che disertare le urne. Infatti quando non si esercita un diritto lo si consegna immancabilmente a terzi. Probabilmente il diritto alla poltrona non ha lo stesso peso del diritto di voto. Ragion per cui la lamentela di quanti confidavano nell&#8217;astensione ha fatto un sonoro buco nell&#8217;acqua. Ricordiamocelo per il futuro.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione,</p>
<p><em>Adriano Bomboi,<br />
Gruppo U.R.N. Sardinnya.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/URN-Sardinnya-Lopinione-Lettera-a-Maninchedda-sullesito-del-referendum-2012.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
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		<title>Referendum regionale 2012: quorum raggiunto, adesso ragioniamo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Urne chiuse alle 22, con un&#8217;affluenza del 35, 50% il 6 maggio il Popolo Sardo ha scelto di rendersi partecipe del proprio futuro. Votanti: 525.661, la soglia minima del 33% per il conseguimento del quorum è stata raggiunta.
Fonte: Regione Autonoma della Sardegna.
Non appena perverranno in maniera completa, commenteremo i dati definitivi e le prospettive politiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Votu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4537" title="Votu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Votu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="302" height="207" /></a>Urne chiuse alle 22, con un&#8217;affluenza del 35, 50% il 6 maggio il Popolo Sardo ha scelto di rendersi partecipe del proprio futuro. Votanti: 525.661, la soglia minima del 33% per il conseguimento del quorum è stata raggiunta.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.regione.sardegna.it/referendum2012/affluenzachiusuravotazione/">Regione Autonoma della Sardegna</a>.</p>
<p>Non appena perverranno in maniera completa, commenteremo i dati definitivi e le prospettive politiche emerse da questa tornata referendaria per capire che cosa attende la Sardegna.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>I referendum del 6 maggio secondo Michela Murgia: &#8216;A che serve essere vivi se bisogna morire?&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 10:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stupefatto.
Leggevo le argomentazioni della nota scrittrice Sarda Michela Murgia sui referendum del prossimo 6 maggio in Sardegna. Non mi soffermerò a commentarli tutti, ma vediamo quale curiosa “filosofia politica” ne è venuta fuori.
Sui quesiti che chiedono l&#8217;abolizione delle province afferma:
“&#8230;le province sono un costo. Ma questo costo verrebbe meno se le aboliamo? Le decine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Iconografia-platonica-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4518" title="Iconografia platonica - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Iconografia-platonica-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="231" height="326" /></a>Sono stupefatto.<br />
Leggevo le <a href="http://www.michelamurgia.com//di-cose-sarde/politica/i-referendum-spiegati-al-mio-gatto">argomentazioni</a> della nota scrittrice Sarda Michela Murgia sui referendum del prossimo 6 maggio in Sardegna. Non mi soffermerò a commentarli tutti, ma vediamo quale curiosa “filosofia politica” ne è venuta fuori.</p>
<p>Sui quesiti che chiedono l&#8217;abolizione delle province afferma:</p>
<p><em>“&#8230;le province sono un costo. Ma questo costo verrebbe meno se le aboliamo? Le decine di dipendenti pubblici a tempo indeterminato che ci hanno lavorato fino a oggi possono essere messi sulla strada da un giorno all&#8217;altro perché sparisce l&#8217;ente che li aveva assunti? Naturalmente no, infatti saranno obbligatoriamente assorbiti negli organici dei comuni e della regione, restando in carico alla spesa pubblica. L&#8217;unico costo che verrà meno sarà quello risibile dei gettoni di presenza, la cui somma complessiva annuale non arriva nemmeno vicino alla spesa sostenuta per fare questi referendum.”</em></p>
<p>Ovvio che gli attuali dipendenti pubblici non verrebbero messi alla porta da un giorno all&#8217;altro, ma per quale motivo ad ogni legislatura provinciale dobbiamo assistere al solito balletto clientelare dei partiti che amministrano queste istituzioni? Forse le stesse elezioni provinciali non sono un costo? Forse il parassitismo politico che amministra enti e consulenze varie non sono un costo?<br />
Forse non sarebbe ora di regolarizzare anche questo settore della Pubblica Amministrazione?</p>
<p>O forse la Murgia è così vicina al movimento ProgReS che esprime (solo) 2 eletti a livello provinciale e ritiene opportuno tutelarli? Non sarebbe meglio occuparsi di amministrare direttamente le piccole comunità?</p>
<p>La Murgia prosegue:</p>
<p><em>“&#8230;le province sono enti inutili. Fermo restando che spesso le persone confondono l&#8217;inutilità di un organo con l&#8217;incapacità di chi lo gestisce, anche a me non piace l&#8217;amministrazione del territorio in province e la vorrei cambiare, dando più potere alle unioni dei comuni; però anche uno scemo capisce che, in assenza di un&#8217;alternativa, l&#8217;abolizione delle province otterebbe l&#8217;unico effetto di accentrare tutti i poteri in mano all&#8217;ente Regione, organo che non solo mi rappresenta meno, ma sul piano della spesa pubblica ci costa infinitamente di più”.</em></p>
<p>Ma come? Poco sopra la Murgia ha riconosciuto che i dipendenti della Pubblica Amministrazione potrebbero passare anche ai Comuni..e dove sta scritto che non debbano passare anche i poteri che costoro amministrano?<br />
Infatti, i poteri perduti dalle Province a seguito di un percorso riformistico potrebbero essere assegnati pure ai Comuni. Ma se la Murgia non sosterrà una Costituente&#8230;</p>
<p>Poi continua:</p>
<p><em>“Se il governo regionale volesse davvero riformare il sistema amministrativo delle province potrebbe farlo subito: ne ha facoltà anche senza ricorrere al referendum. Ma non ne ha nessuna intenzione e lo sta dimostrando proprio scaricando sullo strumento referendario le responsabilità politiche di una scelta che potrebbe fare benissimo da sè”.</em></p>
<p>Forse la Murgia ha una visione platonica della Pubblica Amministrazione e delle assemblee elettive. Nel mondo reale non esistono solo i buoni o solo i cattivi, ed in ogni consesso pubblico esistono sia i riformisti che i conservatori. Quindi anche nel Consiglio Regionale.<br />
Il fatto che pochi eletti promuovano un qualcosa tra i banchi di questo Consiglio non implica che tutti i membri del medesimo siano d&#8217;accordo. L&#8217;istituto del referendum in una democrazia ha lo scopo di aggirare questo problema per chiedere direttamente conto al Popolo di assumere una posizione che proprio la politica o non vuole, o non può assumere. Nei referendum infatti non esistono solo temi etici o consimili ma anche i temi che riguardano la natura delle istituzioni che esercitano la sovranità. Le rivoluzioni americana e illuminista partirono da tale principio.</p>
<p>La scrittrice continua e in merito alla scheda gialla (quella che chiede se si vuole eleggere una Costituente per la riscrittura dello Statuto Regionale Sardo) afferma:</p>
<p><em>“Se passa il sì per questo quesito significa che saremmo di nuovo chiamati a votare i membri di un&#8217;assemblea costituente che dovrebbe riscrivere lo strumento che regolamenta la nostra appartenenza all&#8217;Italia. Da sarda libera che vuole la libertà della sua terra rido di questo quesito e lo rimando cordialmente al mittente. Basta prenderci per il culo: non vogliamo la riscrittura di nessun inutile Statuto da Regione Autonoma. Le vere assemblee costituenti &#8211; lo dice la parola &#8211; si fanno per scrivere le costituzioni, non l&#8217;ennesimo vademecum della propria sudditanza. Questa classe politica avrebbe potuto dimostrare la sua buonafede cominciando prima di tutto a far rispettare lo Statuto attuale, specialmente l&#8217;art. 9, dove si afferma che abbiamo autonomia sulla gestione delle nostre entrate. Se non lo ha fatto è perché in realtà nessuno di quelli che siedono in consiglio regionale desidera che la Sardegna abbia una sua sovranità. Tutti però vogliono giocare al piccolo costituente”.</em></p>
<p>E&#8217; vero, le Costituenti servono a scrivere le Costituzioni e molto probabilmente coloro i quali siedono in Consiglio Regionale sono poco attenti al tema della sovranità. Ma allora per quale motivo la Murgia sostiene il movimento ProgReS che raccoglie le firme per attivare l&#8217;art. 9 di uno “Statuto di sudditanza” come quello attuale? Se è inutile chiedere al popolo di esprimersi sulle riforme di uno Statuto con maggiori poteri&#8230;.allora sarebbe inutile chiedergli persino se vuole usare quello già esistente.<br />
Che dire? Se mio nonno non fosse morto sarebbe ancora vivo.</p>
<p>Ecco la Murgia sul quesito che chiede l&#8217;abolizione delle prebende ai consiglieri regionali:</p>
<p><em>“Pormi questa domanda è come chiedermi se sono favorevole alla pace nel mondo: naturalmente sono più che favorevole a diminuire le prebende ai consiglieri regionali. Ma se anche votassi Sì, questo Sì impedirebbe loro il giorno dopo di votarsi un aumento compensativo? Naturalmente no, esattamente come un referendum sulla pace nel mondo non farebbe smettere i signori della guerra di costruire e usare armi. Quindi a cosa serve?”</em></p>
<p>Ma sì, a che serve parlare di pace nel mondo se tanto si fa la guerra? Allora proseguiamo la guerra!<br />
Con queste affermazioni la Murgia ci dice implicitamente che la democrazia non serve, perché “tanto quelli farebbero lo stesso quello che vogliono”.<br />
Sono le argomentazioni che usava in Italia il partito qualunquista nel secondo dopoguerra. Eppure viviamo in una democrazia, e fortunatamente, laddove il cittadino non condivide qualcosa, ha ancora la possibilità di esprimersi. Rinunciare a questo diritto significa rinunciare alla democrazia: e quello lanciato dalla Murgia è un messaggio insidioso, pericoloso e inaccettabile.</p>
<p>Prosegue la scrittrice in merito alla possibile riduzione a 50 del numero di consiglieri regionali:</p>
<p><em>“Sono contraria nella maniera più assoluta a questa scelta demagogica e antidemocratica […] La riduzione del numero dei consiglieri (ancora di più se unita all&#8217;ipotesi della cancellazione delle province) creerebbe un&#8217;insopportabile verticalizzazione del potere amministrativo in mano alla sola regione, e anche con meno consiglieri. Saranno così penalizzati i politici onesti che non hanno clientele e i giovani che si stanno affacciando adesso in politica, che faticheranno di più ad affermarsi o non si affermeranno affatto. Con meno posti a disposizione i baroni della poltrona rafforzerebbero invece le loro già fortissime posizioni grazie alla logica del &#8220;voto utile&#8221;.</em></p>
<p>Se la Murgia ritiene lesivo questo quesito può pur sempre chiedere la revisione della legge elettorale: non è il numero di seggiole in un Parlamento o in un Consiglio che fa la democrazia ma la legge elettorale che ripartisce tra le varie forze (e minoranze politiche) quelle seggiole. Mussolini da solo arrivò a occuparle quasi tutte. Stalin non fece di meglio.<br />
Come U.R.N. Sardinnya inoltre riteniamo che gli indipendentisti, se vogliono governare, dovrebbero mettersi in condizioni di farlo a partire dai Comuni, per poi evitare la frammentazione che li tiene fuori dal Consiglio Regionale.<br />
La Repubblica di Malta ha circa 400.000 abitanti che esprimono un Parlamento di 65 deputati. La differenza con il Consiglio Regionale Sardo risiede nel fatto che quei 65 signori amministrano poteri quali Difesa e Affari Esteri. Il Consiglio Regionale non ha certo commissioni parlamentari con cui portare avanti queste ed altre materie. Per adesso infatti la Sardegna non è una Repubblica, a meno che non si inizi a votare per una Costituente che alla Murgia pare non interessare.<br />
Forse la scrittrice nel suo excursus indipendentista non ha ancora accettato una visione graduale del percorso verso la sovranità e quindi non riesce a digerire tale possibilità. Così facendo tuttavia si tutelano proprio quei partiti che non vogliono cambiare. Per chi si dichiara indipendentista sarebbe alquanto paradossale.</p>
<p>In questa sede non si critica il legittimo diritto all&#8217;astensione, ma la giustificazione con cui la si sostiene: affermare che “tanto non cambia nulla” non è un&#8217;argomentazione, è qualunquismo.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Cari lettori, contro il disfattismo, votiamo 10 SI!</span></p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/URN-Sardinnya-Lopinione-Referendum-del-6-maggio-secondo-Michela-Murgia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<item>
		<title>Qatar Holding nell&#8217;isola in tempo di crisi. E le difficoltà sardiste sulla &#8216;Flotta Sarda&#8217;</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2012/05/qatar-holding-nellisola-in-tempo-di-crisi-e-le-difficolta-sardiste-sulla-flotta-sarda/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 22:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Cari Lettori,
E&#8217; d&#8217;obbligo un benvenuto in Sardegna all&#8217;emiro del Qatar Al Thani. Uno dei massimi rappresentanti della finanza mondiale ha scelto di puntare sulla nostra isola, a partire dall&#8217;investimento di 600 milioni di euro nella Costa Smeralda.
La Qatar Holding subentrerà alla Colony Capital di Tom Barrack lasciandone tuttavia la gestione alla Starwood e associati per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Doha-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4483" title="Doha - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Doha-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="606" height="283" /></a></p>
<p>Cari Lettori,</p>
<p>E&#8217; d&#8217;obbligo un benvenuto in Sardegna all&#8217;emiro del Qatar Al Thani. Uno dei massimi rappresentanti della finanza mondiale ha scelto di puntare sulla nostra isola, a partire dall&#8217;investimento di 600 milioni di euro nella Costa Smeralda.<br />
La Qatar Holding subentrerà alla Colony Capital di Tom Barrack lasciandone tuttavia la gestione alla Starwood e associati per quanto riguarda la rete alberghiera di lusso.<br />
Non è poco in una terra attraversata dalla crisi senza la sovranità adeguata per farvi fronte e con un disperato bisogno di attirare capitali.<br />
L&#8217;operazione presenta diversi benefici ma altrettante criticità. In primo luogo bisogna guardare con favore al potenziale d&#8217;investimento nel breve e nel lungo termine: la Sardegna consolida così la sua posizione di prestigio nell&#8217;ambito delle località internazionali dal grande appeal turistico, a sua volta determinato dalla ricchezza ambientale che lo contraddistingue (e noi ci auguriamo a breve anche da quello culturale). L&#8217;investimento, a cui dovrebbero seguire analoghi progetti in altre zone dell&#8217;isola, contribuirà ad inserire la nostra terra nella rete delle maggiori destinazioni alberghiere del pianeta, in netta controtendenza rispetto ai piccoli operatori commerciali italiani che della Sardegna – ad esempio in ambito ricettivo &#8211; ne hanno inquinato le caratteristiche omologandone l&#8217;immagine al resto d&#8217;Italia. Al pari della riviera romagnola e di altre località italiane nettamente inferiori per patrimonio naturalistico da offrire ai visitatori stranieri. Una circostanza che farà crescere anche le quotazioni del nostro mercato immobiliare.<br />
Stando agli intenti di Al Thani e al lavoro di partenariato avviato dalla Giunta Cappellacci, il Qatar inserirà nel suo circuito commerciale anche i prodotti dell&#8217;artigianato Sardo, offrendo così all&#8217;isola una prestigiosa vetrina internazionale da cui fare promozione e interscambio culturale (oltre che economico).<br />
Rimangono certamente da chiarire i contorni di un investimento di tale portata, ad esempio riteniamo che nell&#8217;operazione vada inserita una politica economica destinata a migliorare le maestranze delle imprese Sarde affinché possano inserirsi da protagonisti (e non in qualità di subalterni, o peggio, camerieri) verso le nuove prospettive economiche del territorio. Pensiamo in particolar modo allo sviluppo di una migliore politica del Credito per le imprese Sarde e ad un miglioramento dell&#8217;offerta formativa nel campo del management e della ricettività da parte dell&#8217;Istruzione regionale. Dobbiamo formare i nostri operatori e consentire loro le capacità economiche e burocratiche di attivarsi. Naturalmente riteniamo altresì che questo investimento non debba trasformarsi nel lungo termine nella sempreverde tentazione di cementificare le nostre coste, danneggiando proprio quell&#8217;appeal naturalistico che ha spinto il fondo sovrano del Qatar a scommettere sul nostro futuro.</p>
<p>Paradossale invece l&#8217;opera del Governo Monti, mentre a Roma aprono inutili tavoli per la serie di irrisolte vertenze dell&#8217;isola, il premier si è limitato a ricevere l&#8217;emiro Al Thani quasi fosse una benevola concessione del suo Governo nei confronti della Sardegna. Infatti le misure del Governo stesso escludono la nostra terra da qualsiasi intervento strutturale di rilancio. A tale proposito il parlamentare Mauro Pili ha presentato un&#8217;insolita denuncia al Capo dello Stato circa l&#8217;inadempienza dell&#8217;esecutivo Monti nel pianificare lo sviluppo della Sardegna. A riprova di un totale disinteresse di Roma nei confronti del Popolo Sardo.<br />
Probabilmente sarebbe ora di agire politicamente da soli.</p>
<p>Tra i vari limiti economici che oggi paghiamo dopo la stagione dell&#8217;industrializzazione selvaggia con lo spettro della cassa integrazione perenne e della disoccupazione, i Trasporti continuano a rimanere i protagonisti di questo difficile contesto. Persino la Colony Capital di Tom Barrack (nonostante guardi ad una clientela di lusso, sicuramente indifferente al costo dei trasporti), ha invitato la politica a fare di più per evitare il tracollo dell&#8217;economia isolana dall&#8217;isolamento in cui rischia di ridursi <em>(La Nuova, 29-04-12).</em><br />
Sia nei mari che nei cieli, come Sardi siamo ostaggi di una pessima politica, di un pessimo sindacalismo e di pessimi operatori commerciali che agiscono con estrema disinvoltura nelle maglie del permissivismo italiano. Ad esempio, non sono pochi i sospetti di un cartello a danno della Sardegna da parte di Meridiana e Alitalia, magari per continuare ad incamerare denaro pubblico a fronte della scadente continuità territoriale sin qui vista. Come appare evidente il possibile cartello marittimo facente capo a Onorato nella conduzione dei trasporti <em>da e per</em> l&#8217;isola.</p>
<p>Il Partito Sardo d&#8217;Azione in materia di Trasporti si è trovato in una posizione difficile, la sua gestione all&#8217;assessorato regionale ha dovuto trovare in breve tempo una soluzione al rialzo dei prezzi dell&#8217;oligopolio dell&#8217;armatore Onorato e sotto questo profilo la cosiddetta “Flotta Sarda” (Saremar) ha rappresentato una difficile soluzione tampone con costi a carico del cittadino. Il movimento Fortza Paris ha giustamente chiesto conto dell&#8217;approccio culturale emerso dal PSD&#8217;AZ. Nel <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Nota-stampa-28-4-FP-sui-Trasporti-URN-Sardinnya.pdf">comunicato</a> dello scorso 28 aprile, Massimo Carboni (FP) si è chiesto se sia possibile immaginare lo sviluppo considerando il turista come un costo. Questa osservazione si è fatta strada in base alla considerazione, opinabile, degli amministratori che, tutto sommato, riterrebbero giustificato un ricorso all&#8217;uso di denaro pubblico se si tratta di garantire la mobilità di merci e persone. E questo potrebbe valere per i trasporti tra la Sardegna e le sue isole minori (come contemplato anche dalla <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3383">nuova</a> legislazione sulla mobilità delle merci sostenuta dal PSD&#8217;AZ), ma appare alquanto discutibile trovare normali gli attuali costi dei trasporti <em>da e per</em> la Sardegna: come si può arrivare a Milano allo stesso costo di un viaggio tra Roma e Londra?<br />
E&#8217; chiaro che la prossima sovranità di cui tanto si parla servirà anche a risolvere questo conflitto che anima i sardisti stessi: da un lato sono consapevoli del fatto che la Regione non potrà vestire i panni dell&#8217;armatore (mentre ogni tanto rispolverano il concetto di <em>zona franca</em>), dall&#8217;altro ritengono lecito spendere denaro pubblico per far fronte a gruppi economici che avrebbero solo bisogno di una legislazione ad hoc con cui essere calmierati. Ad esempio la Zona Franca, se applicata sulle accise dei carburanti, consentirebbe un netto abbattimento degli oneri di trasporto per le compagnie, che avrebbero meno scusanti con cui giustificare un rialzo del prezzi. E Bruxelles avrebbe poco di che lamentarsi, le Canarie in cui vige questo sistema, benché esterne alla zona doganale UE, fanno comunque politicamente parte dell&#8217;Europa. Immaginiamo anche l&#8217;esistenza di un <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-proposta-nella-nuova-sovranita-un-antitrust-sardo-contro-le-posizioni-dominanti-del-mercato/">Antitrust Sardo</a>.<br />
E se la logica del <em>low cost</em> può opporsi a quella delle compagnie di bandiera, appare necessario ridisegnare una politica dei trasporti con una gestione meno disinvolta degli slot aeroportuali fin&#8217;ora assegnati alle compagnie. Quest&#8217;ultimo punto vede già in campo l&#8217;On. Uggias (IDV) che in sede europea si sta attivando per una soluzione.</p>
<p>Nel frattempo rileviamo che sul campo della promozione, dopo la <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/03/promozione-e-turismo-dallisola-che-danza-al-corriere-cari-riformatori-non-siamo-a-lampedusa/">nostra critica</a> mirata all&#8217;Assessorato al Turismo, la pubblicità dell&#8217;isola va assumendo un cambio di direzione nel merito dei contenuti (<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Corriere-e-spot-RAS-29-04-12.jpg">JPG</a>).</p>
<p>L&#8217;unica cosa di cui dobbiamo essere consapevoli oggi è che solo la Sovranità potrà darci gli strumenti più idonei per calibrare meglio il volume di traffico su cui intendiamo espanderci. Diversamente, saremmo continuamente costretti alla ricerca di complesse soluzioni-tampone senza addentrarci in quelle strutturali.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Qatar-Holding-e-Trasporti.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>L&#8217;Accordo Gruber – De Gasperi. Quando l&#8217;Italia fu ripresa dall&#8217;ONU per discriminazione linguistica</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 22:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;assimilazionismo fu una cultura retrograda nata in epoca sabauda, proseguita col fascismo e destinata a perpetuarsi per tutto il mezzo secolo successivo fino al presente. Ancora oggi infatti buona parte della popolazione italiana non ha imparato altre lingue fuorché quella imposta per decenni dallo Stato attraverso la Pubblica Istruzione. Persino la sponda sud del Mediterraneo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Tafel-am-Brenner-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4454" title="Tafel-am-Brenner - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Tafel-am-Brenner-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="330" height="244" /></a>L&#8217;assimilazionismo fu una cultura retrograda nata in epoca sabauda, proseguita col fascismo e destinata a perpetuarsi per tutto il mezzo secolo successivo fino al presente. Ancora oggi infatti buona parte della popolazione italiana non ha imparato altre lingue fuorché quella imposta per decenni dallo Stato attraverso la Pubblica Istruzione. Persino la sponda sud del Mediterraneo in Africa vede i giovani meglio preparati dei nostri nella padronanza di una o più lingue straniere, con tutto ciò che comporta in termini economici e culturali.</p>
<p>Crollato il fascismo, la neonata Repubblica Italiana aveva conservato lo spirito ideologico del regime mussoliniano in materia di “italianizzazione” delle minoranze linguistiche. Un problema che aveva già visto opporsi il <em>Terzo Reich</em> allo Stato Italiano per la soluzione della vertenza altoatesina.<br />
Il nuovo Governo repubblicano a Roma ignorò completamente la più grande minoranza dello Stato (quella Sarda, di cui non vi era sufficiente consapevolezza politica, né sostegni internazionali) e trattò con freddezza proprio quella tedesca presente in Alto Adige.<br />
Nonostante l&#8217;Italia fosse uscita sconfitta dal conflitto, riuscì a conservare la sua giurisdizione territoriale anche nelle località di confine con l&#8217;Austria. Gli Alleati, nel pianificare la geografia post-bellica, non si adoperarono per far rientrare le popolazioni di madrelingua tedesca entro i confini austriaci ma si adoperarono affinché venissero rispettati i diritti identitari delle popolazioni contese fra i due Stati. Queste furono le premesse che portarono all&#8217;Accordo Gruber – De Gasperi (dai nomi degli allora ministri degli esteri di Vienna e Roma), correva il 5 settembre 1946.<br />
L&#8217;accordo di Parigi disponeva:</p>
<p><em>1) Agli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano e quelli dei vicini comuni bilingui della Provincia di Trento saranno garantite una completa uguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca.<br />
In conformità con le disposizioni legislative già in vigore o in procinto d&#8217;esserlo agli abitanti di lingua tedesca sarà specialmente concesso:<br />
A) l&#8217;insegnamento primario e secondario nella loro lingua materna;<br />
B) la parità delle lingue italiana e tedesca negli uffici pubblici e nei documenti ufficiali, nonché nelle denominazione topografica bilingue;<br />
C) il diritto di ristabilire i cognomi tedeschi che sono stati italianizzati nel corso degli ultimi anni;<br />
D) l&#8217;uguaglianza di diritti per ciò che concerne l&#8217;ammissione nelle pubbliche amministrazioni con lo scopo di raggiungere nell&#8217;impiego una proporzione più adeguata tra i due gruppi etnici.<br />
2) è concesso alle popolazioni delle zone sopramenzionate l&#8217;esercizio di un potere legislativo ed esecutivo regionale autonomo, nel quadro del quale queste disposizioni saranno applicate verrà stabilito consultando anche gli elementi locali rappresentativi di lingua tedesca.<br />
3) Il governo italiano, con lo scopo di stabilire delle relazioni di buon vicinato tra l&#8217;Austria e l&#8217;Italia, s&#8217;impiegherà, in consultazione con il governo austriaco, e entro un anno a partire dalla firma del presente trattato:<br />
A) a rivedere, con spirito di equità e con ampia comprensione, la questione delle opzioni di cittadinanza avvenute in seguito agli accordi Hitler-Mussolini del 1939;<br />
B) a trovare un accordo di mutuo riconoscimento della validità di alcuni titoli di studio e diplomi universitari;<br />
C) a stabilire una convenzione per la libera circolazione delle persone e dei beni tra il Tirolo del Nord e il Tirolo orientale, sia su ferrovia sia, nella misura più ampia possibile, per strada;<br />
D) a concludere degli accordi speciali destinati a facilitare l&#8217;espansione del traffico scambi frontaliero e degli scambi locali di determinate quantità di prodotti e merci caratteristiche tra l&#8217;Austria e l&#8217;Italia.</em></p>
<p>La sostanziale inadempienza dell&#8217;Italia repubblicana al rispetto del Trattato portò le Nazioni Unite a due risoluzioni di richiamo contro Roma. La prima nel 1960, la n. 1497, grazie alla protesta del Governo Austriaco contro le resistenze dell&#8217;Italia al riconoscimento della specificità altoatesina; la seconda nel 1961, la n. 1661, a causa dei continui ritardi circa la soluzione delle negoziazioni fra Austria e Italia seguiti alla risoluzione precedente.<br />
Ancora oggi l&#8217;Italia fatica a riconoscere altre minoranze (nazionali) nel timore di perdere l&#8217;unico pilastro su cui si basa il consolidamento <span style="text-decoration: underline;">artificiale</span> della nazione italiana: lo Stato centrale.</p>
<p>La Sardegna ha ottenuto il suo primo riconoscimento formale in materia di tutela della Lingua Sarda e relative minoranze linguistiche territoriali solo nel 1997 (L.R. 26/97).<br />
Forse il Popolo Sardo non dovrebbe parlare di discriminazione e di federalismo?</p>
<p><em>Di Corda M. &amp; Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Accordo-Gruber-De-Gasperi.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>La genesi dell&#8217;antisardismo e il passaggio dalla Lingua al Fisco come base del nazionalismo Sardo</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 22:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Approfondimenti &#8211; Da Lussu a IRS: Giustizia e Libertà; Sardegna e Libertà; Sinistra, Ecologia e Libertà. La contesa fra Autonomismo e Indipendentismo.

Nota ai lettori: qui non si parla di Simon Mossa, né dell&#8217;evoluzione in senso indipendentista del sardismo. Si parla di antisardismo. Ma forse si parla anche dei fatti rispetto alla retorica congressuale.
Il cerchio si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Emiliu-Lussu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4441" title="Emiliu Lussu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Emiliu-Lussu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="180" height="249" /></a>Approfondimenti &#8211; Da Lussu a IRS: Giustizia e Libertà; Sardegna e Libertà; Sinistra, Ecologia e Libertà. La contesa fra Autonomismo e Indipendentismo.<br />
</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Nota ai lettori: qui non si parla di Simon Mossa, né dell&#8217;evoluzione in senso indipendentista del sardismo. Si parla di antisardismo. Ma forse si parla anche dei fatti rispetto alla retorica congressuale.</em></span></p>
<p>Il cerchio si chiude. O quasi. E&#8217; un cerchio che parte con la Brigata Sassari dal sanguinoso fronte dell&#8217;Altipiano di Asiago nel corso della prima guerra mondiale e si chiude con il <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/03/una-data-storica-il-consiglio-regionale-si-interroga-sullutilita-o-meno-di-far-parte-della-repubblica-italiana/">voto trasversale</a> dei partiti italiani che nel Consiglio Regionale Sardo, assieme al PSD&#8217;AZ, hanno messo in discussione la lealtà dello Stato Italiano.<br />
Perché questi accostamenti?<br />
Perché capire le ragioni di Emilio Lussu, della scissione sardista del 1948 e della “nazione abortiva” (quella Sarda), può essere occasione di riflessione per tanti giovani indipendentisti (ma anche per diversi sardisti) sui ritardi del nazionalismo Sardo nel cammino per la conquista della sovranità. Tra questi giovani (ma anche in tanti osservatori e giornalisti che in questi giorni si stanno interessando di indipendentismo senza studiare) è opinione comune credere che la IRS della prima ora (Sedda-Sale) abbia denunciato le mancanze storiche del sardismo modificando la natura dell&#8217;indipendentismo attuale. Naturalmente non è così, perché, paradossalmente, l&#8217;antisardismo attuale nasce proprio all&#8217;interno del Partito Sardo d&#8217;Azione emerso dalle ceneri del fascismo, perpetuatosi poi secondo diverse forme fino ad oggi. In questa sede non sarà possibile scrivere un saggio esauriente sul dualismo autonomismo/indipendentismo ma tenteremo di illustrarne i passaggi e le ragioni essenziali.</p>
<p>Caduto il fascismo (e con esso l&#8217;enorme spinta retorica del nazionalismo italiano), Lussu esce dall&#8217;impegno politico clandestino per riprendere quello democratico, bruscamente interrotto dalla ventennale parentesi fascista: il mondo è cambiato, l&#8217;Italia è cambiata, il Partito Sardo d&#8217;Azione è cambiato, lui è cambiato.<br />
In Sardegna, l&#8217;inoculazione del nazionalismo italiano negli ambienti sardisti viene presto sostituita da un neo-nazionalismo Sardo, irrobustito dalle vecchie correnti sardo-fasciste, cioè da tutti quei sardisti che con l&#8217;avvento della dittatura mussoliniana abbandonarono il Partito Sardo d&#8217;Azione della prima ora per confluire nel fascismo. Tra questi ultimi, oltre ai classici opportunisti presenti in ogni epoca storica, vi erano anche persone sinceramente convinte di migliorare dall&#8217;interno il fascismo per piegarlo agli interessi dell&#8217;isola.</p>
<p>Ma finita la guerra, perché avvenne la scissione sardista del 1948? Lussu non rinnegò mai il sardismo ma non si riteneva indipendentista, la sua visione dello Stato maturata nel corso dell&#8217;esperienza antifascista era di tipo federale e socialista, e solo in quest&#8217;ottica inquadrava il ruolo del sardismo azionista.<br />
Nel presente sappiamo che federalismo e indipendentismo possono essere facce complementari della moneta del nazionalismo Sardo, cioè il federalismo visto come trampolino per una futura indipendenza. Nei tardi anni &#8216;40 non era così. Al massimo si poteva essere patrioti italiani interessati a realizzare uno Stato repubblicano e federale. Lo Stato repubblicano arrivò, ma non quello federale che desiderava Lussu. Men che meno arrivò il separatismo della Sardegna nei confronti dell&#8217;Italia politica, quello che desideravano ampi settori del sardismo da cui Lussu si dissociò.<br />
Oggi possiamo affermare che Lussu era un nazionalista italiano vicino alla specificità dell&#8217;isola e interessato a promuovere il valore della democrazia <span style="text-decoration: underline;">attraverso il federalismo</span>. Combatteva il centralismo italiano, in quanto il centralismo burocratico era per lui un retaggio dello Stato monarchico-fascista (così come in URSS il marxismo si era tradotto nella dittatura dello Stato nei confronti delle masse). E Lussu infatti era un socialista non comunista, come dichiarò in varie occasioni.<br />
Al suo ritorno in Sardegna i tre/quarti del PSD&#8217;AZ erano “separatisti”, come si usava dire all&#8217;epoca e come si usa dire spesso ancora oggi. Egli vedeva nel vecchio nazionalismo Sardo una forma di isolamento dai grandi mutamenti sociali e internazionali in atto al termine del secondo conflitto mondiale. Molti osservatori di lui dissero che non era nazionalista, laddove per nazionalismo si intendeva &#8211; non ciò che dicono oggi le scienze politiche e i moderni liberalnazionalismi &#8211; ma la base dell&#8217;ideologia fascista, la stessa che lo confinò a Lipari, che uccise i fratelli Rosselli (gli amici dell&#8217;esperienza antifascista e libertaria in <em>Giustizia e Libertà</em>) e che, sostanzialmente, secondo l&#8217;orientamento dell&#8217;epoca, creò le basi di uno Stato che assoggettò le masse rurali (e più in generale “il proletariato”) al grande capitale di pochi usando la borghesia reazionaria per consolidare il proprio potere. Il nazionalismo Sardo del PSD&#8217;AZ degli anni &#8216;40 per lui non era dunque uno strumento idoneo a contrastare lo Stato centralista (anzi, lo vedeva quasi come un&#8217;appendice del nazionalismo fascista) e per arrivare all&#8217;obiettivo federale riteneva giusto lavorare all&#8217;unità di tutte le sinistre italiane per usarle contro i compromessi verso la borghesia del centro e della destra (invocando a più riprese anche l&#8217;autonomia del Partito Comunista Italiano da quello sovietico).<br />
Per la componente minoritaria degli azionisti Sardi anni &#8216;40, il socialismo appariva come l&#8217;unico mezzo per la conquista della democrazia federale. In un certo senso, pare di trovare la stessa ideologia nelle parole di Gesuino Muledda, attuale leader dei Rossomori, quando parla di unità della sinistra in chiave non indipendentista ma federalista. Muledda tuttavia scorda di contestualizzare l&#8217;epoca di Lussu. Nel 1948, quando la corrente socialista del PSD&#8217;AZ seguì le idee di Lussu staccandosi dal partito di Bellieni, i vecchi nazionalisti Sardi accusarono Lussu di tradimento (oggi succede qualcosa di analogo ma da sigle diverse: gli indipendentisti ogni tanto accusano di tradimento il PSD&#8217;AZ sull&#8217;ideale indipendentista, mentre i Rossomori accusano di tradimento il PSD&#8217;AZ solo per l&#8217;alleanza regionale con il centrodestra italiano). Ma nessuno ha spiegato ai Rossomori che il PSD&#8217;AZ maturava una coscienza indipendentista a prescindere dalle alleanze (e i Rossomori non sono propriamente indipendentisti) come nessuno ha spiegato ai neo-indipendentisti che il federalismo che già propugnava Lussu oggi può essere una fase graduale verso l&#8217;indipendenza (infatti i neo-indipendentisti, impegnati nel folk-ribellismo, fino a qualche anno fa non sapevano neppure cosa fosse un&#8217;Agenzia Sarda delle Entrate).<br />
Senza l&#8217;incisiva opera di U.R.N. Sardinnya nel web verso questi giovani, senza i vari autonomisti (non indipendentisti) che senza successo da quasi vent&#8217;anni parlano di riforme e senza i vari transardisti evasi dalla partecipazione politica diretta (tra cui Gianfranco Pintore e Mario Carboni), probabilmente non esisterebbe l&#8217;attuale presa di coscienza di ampi settori dell&#8217;indipendentismo Sardo nei riguardi delle riforme istituzionali da compiere. “Indipendentzia” sarebbe solo uno slogan antisardista e privo di contenuti, com&#8217;era nell&#8217;IRS della prima ora di Sedda e Sale a seguito della scissione di Sardigna Natzione tra il 2000 e il 2002. Ma, allo stesso modo, senza la conseguente e consapevole crescita di IRS tra il 2007 e il 2009 non vi sarebbe stata neppure la nuova spinta propulsiva del PSD&#8217;AZ a riprendere in mano l&#8217;ideale indipendentista (grazie al sardista Paolo Maninchedda e alla linea esposta con Sardegna e Libertà, malgrado denaturata rispetto al nazionalismo Sardo di fine anni &#8216;70, di cui parleremo).<br />
Ma torniamo a Lussu per inquadrare il presente.<br />
In risposta alle accuse di tradimento che gli provenivano dall&#8217;isola, a sua volta accusò i quadri sardisti di provincialismo e clientelismo. Disse lapidario di Luigi Oggiano:</p>
<p><em>“Tutta una vita Siniscola-Nuoro, Nuoro-Siniscola. Questo è Luigi Oggiano”</em> (Spanu Satta, Il Dio seduto, Sassari, 1978). E ancora:</p>
<p><em>“Il PSD&#8217;AZ è un partito puramente elettorale in cui venti o trenta avvocati si svegliano improvvisamente durante le elezioni, e poi, finita la festa, si rinchiudono..”</em> (Discorso all&#8217;Olympia di Cagliari riportato da G. Fiori).</p>
<p>La prima frase oggi viene detta dai detrattori dell&#8217;indipendentismo quando lo accusano falsamente di isolazionismo. Mentre la seconda frase viene usata spesso (magari non a torto) dagli indipendentisti per l&#8217;inefficienza e l&#8217;opportunismo politico del PSD&#8217;AZ.<br />
Ecco Lussu contro l&#8217;indipendentismo:</p>
<p><em>“Vogliamo mettere al bando il separatismo […] perché è antistorico, demagogico e inconcludente”</em> (Olympia, CA).</p>
<p>Le vicende storiche, al contrario, hanno dimostrato – e Lussu in piena epoca bipolare non poteva saperlo – che il declino dell&#8217;arroganza dello Stato-nazione nella seconda metà del &#8216;900 (e soprattutto con il crollo delle ideologie tra il 1989 e il 1991) ha portato diverse minoranze nazionali ad aggirare l&#8217;intermediazione dei vecchi Stati di appartenenza rendendosi indipendenti.<br />
Ancora Lussu sul vecchio nazionalismo Sardo:</p>
<p><em>“Il separatismo è una sottospecie del nazionalismo che esalta sulla tomba degli avi la stirpe”</em> (PSD&#8217;A, PSD&#8217;AS, Partito Socialista in Sardegna, G. Fiori).</p>
<p>E qui troviamo sia Franciscu Sedda che Paolo Maninchedda. Non per la critica all&#8217;indipendentismo, ma sulla visione del nazionalismo. Entrambi, con diverse argomentazioni e superando la &#8220;costante resistenziale&#8221; di Lilliu, affermano giustamente che l&#8217;identità non è un qualcosa di statico derivante da mitologie passate ma una collettiva consapevolezza sociale votata all&#8217;organizzazione del proprio futuro (e questo oggigiorno si chiama nazionalismo civico), peccato che Sedda sia uno dei primi nazionalisti attuali in materia di bandiera Sarda (sostenitore addirittura di quella giudicale-arborense rispetto ai 4 Mori) ma apertosi in ritardo al riconoscimento del ruolo politico della lingua Sarda nel suo excursus indipendentista. Maninchedda sotto questo profilo non è un nazionalista vecchio stampo e si limita a trattare tiepidamente la questione linguistica privilegiando quella fiscale (su cui converge Sedda).<br />
Il nazionalismo contestato da Lussu ovviamente non era quello liberal-nazionalista che intendiamo nel nuovo millennio ma, come suddetto, un prolungamento dell&#8217;ideologia fascista (anche Mussolini infatti prese a piene mani dal passato i feticci per il suo presente, come quelli dell&#8217;antica Roma imperiale). Oggi sappiamo che difendere la lingua non è becero etno-nazionalismo ma rispetto dei diritti umani, come pure dovremmo sapere che studiare il nostro passato (senza fonderlo nella politica) non è nazionalismo ma puro buonsenso.</p>
<p>Eppure, l&#8217;influenza della sinistra italiana sul sardismo (che raccolse l&#8217;eredità delle polemiche di Lussu coi sardisti) e il classico notabilato politico del PSD&#8217;AZ (già denunciato da Lussu) che frenava la componente indipendentista, nella seconda metà del &#8216;900 finì per perpetuare all&#8217;interno del Partito Sardo d&#8217;Azione una visione ambigua circa le finalità da portare avanti, a metà strada fra un semplice autonomismo inserito nella Repubblica Italiana e un completo separatismo dalle istituzioni italiane. Circostanza che rinvigorì le fila di quanti trovavano nel Partito Sardo d&#8217;Azione uno spazio politico in cui perseguire interessi particolaristici piuttosto che cause collettive di popolo. Bellieni lamentava questo <em>doppiogiochismo</em> di ruoli di alcuni aderenti al partito fin dall&#8217;epoca fascista. Ambiguità proseguite anche dopo l&#8217;adozione di uno statuto di partito pienamente indipendentista nei primi anni &#8216;80 e che diedero nuova spinta a terze formazioni indipendentiste in polemica con l&#8217;azionismo per la sua inefficacia sull&#8217;ideale di fondo. Nel secondo dopoguerra, la Lega Sarda di Bastià Pirisi fu uno dei primi esempi di nazionalismo indipendentista tout court apertamente polemico con la gestione azionista.</p>
<p>Al netto della situazione, nel sardismo paiono contare più le idee di pochi eletti che non i congressi di partito con i contenuti identitari che li animano.</p>
<p>Nel 2012 la consapevolezza di combattere ogni forma di centralismo nell&#8217;interesse dei ceti sociali più deboli è una ideologia ampiamente penetrata in vari partiti politici, spesso simbolicamente seguaci del pensiero di Lussu, anche in <em>Sinistra, Ecologia e Libertà</em> (formazione Vendoliana italiana), che in Sardegna ha ritenuto inevitabile convergere su alcune classiche tematiche sardiste.<br />
Tuttavia, malgrado non si possa certificare l&#8217;esistenza di un chiaro nazionalismo Sardo oltre i confini di ampi settori del sardismo e delle sigle strettamente indipendentiste, possiamo affermare che il nazionalismo Sardo ha mutato il suo DNA ideologico in ragione dell&#8217;evoluzione di quello italiano nell&#8217;isola: più si è affermata l&#8217;omologazione centralistica italiana della Sardegna (per lingua, cultura, economia e politica), più il nazionalismo Sardo ha spostato l&#8217;epicentro dei suoi interessi ideologici dai cardini dell&#8217;identità a quelli dell&#8217;economia. Se infatti il movimento linguistico Sardo di fine anni &#8216;70 aveva proprio la Lingua Sarda come base dell&#8217;ideale indipendentista, nel presente l&#8217;ideale indipendentista (e sardista) ha spostato nella sovranità fiscale le ragioni del proprio agire politico.<br />
Purtroppo il vecchio (ma attuale) tema della zona franca non fu sostenuto con convinzione né dal sardismo, né dalle attuali forze indipendentiste, nonostante tale misura di politica economica sia stata persino inserita nello Statuto Autonomo regionale. Tutto ciò ha comportato sia un aspetto positivo che uno negativo: quello positivo riguarda la consapevolezza di aver appreso che senza benessere ed autogestione economica non ci può essere sovranità reale; l&#8217;aspetto negativo invece riguarda lo scarso interesse politico a difesa e promozione della Lingua Sarda, che fa annacquare nell&#8217;isola il potere politico che gli deriverebbe dal far valere la sua condizione di minoranza linguistica nel quadro dei rapporti fra l&#8217;Autonomia regionale e lo Stato centrale e, allo stesso tempo, condanna a morte i diritti individuali e collettivi di quella componente del Popolo Sardo sardofona e inconsapevole della discriminazione linguistica e sociale in cui si trova rispetto alla lingua italiana.<br />
In sintesi: l&#8217;attuale nazionalismo Sardo che cosa vuole contribuire a costruire? Una moderna Repubrica de Sardigna aperta al mondo o una sedicente e cosmopolita Repubblica Italiana di Sardegna?<br />
Non sarebbe più opportuno occuparsi sia di Fisco che di Lingua e cultura territoriale?</p>
<p><em>Di A. Bomboi e R. Melis.</em></p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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