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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>In Sardegna la protesta non si lega alla necessità di riforme: ma quali liberalizzazioni?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che parliamo di “meridionalizzazione” della politica in Sardegna. Si tratta di quella classica tendenza popolare a protestare senza contenuti, senza fare proposte. Una commedia che da oltre un secolo a questa parte spinge l&#8217;isola verso la solita petulanza assistenzialista. Spinge i Sardi a piangere dal politico centralista di turno nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Pirotto-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3779" title="Pirotto - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Pirotto-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="217" /></a>Non è la prima volta che parliamo di “<a href="http://www.sanatzione.eu/2010/10/economia-contro-classe-dirigente-no-pastori-e-meridionalizzazione-della-politica/">meridionalizzazione</a>” della politica in Sardegna. Si tratta di quella classica tendenza popolare a protestare senza contenuti, senza fare proposte. Una commedia che da oltre un secolo a questa parte spinge l&#8217;isola verso la solita petulanza assistenzialista. Spinge i Sardi a piangere dal politico centralista di turno nella richiesta di denaro pubblico, per poi rimandare i problemi nel tempo al posto di risolverli.<br />
Ma sapete qual è la ciliegina sulla torta? La presenza di svariati partiti territoriali, indipendentisti o autonomisti che siano, i quali, piuttosto che parlare di riforme (e pochi lo fanno), non di rado tacciono oppure si accodano alle proteste di piazza nel vano tentativo di strappare qualche consenso per il loro magro tornaconto elettorale.<br />
Spesso non appaiono neppure nei report giornalistici, dopotutto, come si fa a dare credito a poche bande di persone abituate a ripetere slogan identici e zero contenuti?<br />
La Sardegna ha bisogno di un nuovo Statuto Autonomo. Dobbiamo controllare la fiscalità, dobbiamo occuparci della formazione per creare un capace mercato del lavoro. Dobbiamo defiscalizzare e sburocratizzare questo mercato del lavoro. Dobbiamo insegnare la storia, la lingua e la cultura di questo territorio: perché senza specialità c&#8217;è solo omologazione. E dove c&#8217;è omologazione non c&#8217;è Autonomia ma solo periferia, la stessa in cui si alimenta la petulanza assistenzialista che ben conosciamo.<br />
A cosa serve in Sardegna bloccare delle strade che non incidono neppure nell&#8217;economia della penisola? A cosa serve protestare se poi si votano i soliti partiti centralisti che a Roma hanno interessi contrapposti a quelli specifici dell&#8217;isola? E a cosa serve all&#8217;indipendentismo frammentarsi se poi non si pone come alternativa di peso capace di offrire soluzioni politiche? In Sardegna abbiamo già abbastanza persone sulle piazze e nelle trasmissioni di Santoro.<br />
Bene han fatto quei 23 sindaci del Sulcis a dismettere la fascia tricolore. Ma adesso al vuoto politico si sostituiscano i contenuti di una seria programmazione territoriale.</em><br />
***<br />
La crisi finanziaria, sempre più stringente nell’eurozona, sta provocando, nei vari Stati membri, importanti cambiamenti a livello politico e decisionale. Cambi di governo e manovre correttive, frasari tecnici ed economici, sono ormai sulla bocca di tutti i cittadini europei, e aumenta in tutti la paura inconscia di un imminente peggioramento della qualità della vita, faticosamente conquistata negli ultimi due secoli.<br />
Orientando il focus sull’Italia, non si può non notare come in quest’ultimo decennio il benessere della popolazione sia andato via via scemando, specialmente nel sud della penisola, prevalentemente a causa di una forte redistribuzione del reddito a favore delle classi agiate (nel 2010 il 49% della ricchezza era concentrato nel 10% della popolazione, e il restante 51% rimaneva al 90% degli italiani).<br />
In questi ultimi decenni varie lobby hanno preso il sopravvento, creando degli status quo che hanno notevolmente strozzato il mercato.<br />
Le liberalizzazioni sono rimaste sugli intenti di vari governi che si sono succeduti da 20 anni a questa parte, ma nessuno è riuscito ad avere la meglio su questi influenti gruppi di potere, spesso anche a causa di grossi interessi personali diretti.<br />
Sarà forse questo uno dei motivi della scarsa incisività del Governo Monti nelle liberalizzazioni a carico del sistema bancario e assicurativo?<br />
Le aperture al mercato annunciate dovrebbero essere rivolte a 360°, quindi trasporti, telecomunicazioni, commercio, rete distributiva, carburanti ecc., per portare un aumento di PIL (stimato) di circa l&#8217;1.5%, e una ricaduta immediata sulle famiglie di circa 900 euro all&#8217;anno.</p>
<p>Nella realtà in Sardegna, sommando la pressoché scarna incidenza dei provvedimenti nel sistema creditizio a quelli nel commercio, la situazione appare alquanto stabile e ingessata.<br />
Liberalizzare gli orari di apertura potrebbe favorire unicamente i grandi esercizi commerciali e penalizzare i minori. Da un lato, non sarebbero in grado di reggere la concorrenza coprendo turni nell&#8217;arco delle 24 ore (spesso si tratta di punti vendita a gestione familiare e/o con pochi addetti), dall&#8217;altro, si rischierebbe una flessione dei diritti degli impiegati.<br />
La situazione per questa classe di lavoratori è già abbastanza precaria, sia per via dei contratti, mediamente a termine, sia a causa delle retribuzioni molto basse (si arriva anche a pagare la miseria somma di 400-500 € per 8h ufficiali di lavoro), sia poi per l’effettivo carico di lavoro svolto, infatti è prassi comune dichiarare le 8 ore e poi farne fare al dipendente anche 9, 10, e anche 12, il tutto senza riconoscerne gli straordinari. Per non parlare dei rischi sulla sicurezza in cui incorrono i piccoli esercenti in determinate fasce orarie e che, a differenza dei maggiori centri commerciali, non possono permettersi un valido supporto di vigilanza a pagamento.</p>
<p>Ci stupiscono piuttosto le proteste di Federfarma alla notizia che in Sardegna le farmacie possano salire a 700 punti vendita, poco più di un centinaio rispetto alle attuali. Non c&#8217;è stata alcuna seria liberalizzazione in materia. E ci stupiscono le proteste degli avvocati. In Sardegna c&#8217;è un avvocato ogni 300 abitanti: che mai potrebbe cambiare in termini di opportunità per i giovani laureati in giurisprudenza se i tirocini iniziano nelle università? Probabilmente solo il fatto che sarà il nepotismo ad avvantaggiarsi in quanto i figli d&#8217;arte avranno già una porta pronta in cui addentrarsi.<br />
Che volete che cambi invece per tutti quegli operai in cassa integrazione e per i disoccupati?<br />
Dice bene lo spazio del prof. Andrea Pubusa quando <em>gattopardisticamente</em> afferma che tutto cambia affinché nulla cambi <em>(<a href="http://www.democraziaoggi.it/?p=2321">Democrazia Oggi</a>, 23-01-12)</em>.<br />
Siamo in Italia. Ma per la Sardegna il problema non è solo il ritrovarsi parte di uno Stato che finge di liberalizzare (e se lo fa riguarda le fasce più esposte alla crisi), il problema è anche quello di subire dei provvedimenti che non liberano seriamente il nostro mercato e in diversi casi lo penalizzano ulteriormente. Pensiamo alla pressione fiscale e al costo dell&#8217;energia che il Governo Monti non solo non ha rallentato ma ha esteso.</p>
<p>Proprio a seguito di questa pesante ingerenza romana nella nostra economia, la classe politica regionale si ritrova costretta a “giocare in difesa”. Ad esempio inventandosi baracconi pubblici nel settore dei Trasporti per ovviare ad uno Stato (sotto inchiesta UE) che vende una compagnia pubblica come Tirrenia ad un oligopolio di privati nella più totale inconsistenza della sua legislazione Antitrust.<br />
Forse lo Stato Italiano ha defiscalizzato le nostre accise sui carburanti nel settore dell&#8217;energia? Forse lo Stato ha evitato la mazzata finale del fisco a carico delle nostre aziende in difficoltà? E cosa pensate che cambi in Sardegna il provvedimento governativo sulle licenze dei taxi quando non ci sono neppure strade, costo del carburante e numero di turisti adatti da traghettare?<br />
Come si può rilanciare il territorio dopo la crisi in un contesto del genere?<br />
L&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya ha presentato alcune <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-saras-contro-il-galsi-afferma-lesistenza-di-metano-ad-arborea-i-movimenti-sardi-escano-dal-sonno-con-4-proposte/">proposte</a> che non ci stanchiamo di ripetere:</p>
<p>1) La richiesta per la revisione della Legge Regionale n. 20/59 concernente le royalty sui diritti di produzione energetica in favore del territorio (pensiamo ai campi eolici e fotovoltaici).<br />
2) L’attivazione della zona franca (art. 12 R.A.S.). Non si può più rimandare il tema della defiscalizzazione relativa alle accise sugli idrocarburi.<br />
3) L’avvio di una campagna politica che per la prossima Costituente dovrà adoperarsi nella riscrittura dello Statuto Sardo e nella quale venga contemplata l’ipotesi di realizzare un <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-proposta-nella-nuova-sovranita-un-antitrust-sardo-contro-le-posizioni-dominanti-del-mercato/">Antitrust Sardo</a> capace di monitorare e sanzionare le posizioni dominanti sul mercato isolano.<br />
4) L’avvio di una campagna politica per la differenziazione delle fonti di approvvigionamento energetico onde stimolare la concorrenza, tra cui il sostegno alle rinnovabili e, nel medio termine, il sostegno alla metanizzazione dell’isola (gassificatori e/o metanodotti), onde uscire totalmente da politiche demagogiche e inadeguate rispetto alla crisi di competitività che colpisce il nostro tessuto civile e industriale.</p>
<p>Ci auguriamo inoltre che il Partito Sardo d&#8217;Azione nel merito di queste liberalizzazioni non si limiti a contestare eventuali trivelle in cerca di petrolio nell&#8217;isola (come è successo per bocca del segretario Colli) ma si sforzi di lavorare collegialmente alla conquista delle riforme.</p>
<p><em>Di Maurizio Floris; introduzione di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Liberalizzazioni.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Dal Fiocco Verde alla sovranità fiscale. L&#8217;idea: Un modello Commonwealth per la Sardegna?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:07:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I cittadini sono chiamati a firmare per un appuntamento importante con la democrazia: l&#8217;iniziativa lanciata dal comitato del Fiocco Verde per istituire una Agenzia Sarda delle Entrate si inserisce a pieno titolo in quella visione riformistica della politica tesa a conquistare per gradi la sovranità.
Il controllo di una fiscalità fatta su misura per il tessuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Irde-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3747" title="Irde - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Irde-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="264" /></a>I cittadini sono chiamati a firmare per un appuntamento importante con la democrazia: l&#8217;iniziativa lanciata dal comitato del <a href="http://fioccoverde.net/">Fiocco Verde</a> per istituire una Agenzia Sarda delle Entrate si inserisce a pieno titolo in quella visione riformistica della politica tesa a conquistare per gradi la sovranità.<br />
Il controllo di una fiscalità fatta su misura per il tessuto socio-economico della nostra isola è il primo passo per la buona amministrazione delle risorse e per far capire al Popolo Sardo il valore dell&#8217;autogoverno e della responsabilità. Perché senza autogoverno e responsabilità, la nostra isola rimarrà in balia dell&#8217;assistenzialismo e della lamentela fine a se stessa, quella che alimenta il più classico gattopardismo politico dei maggiori partiti italiani in Sardegna.<br />
Ciò di cui abbiamo bisogno, al di là dell&#8217;applicazione dell&#8217;art. 9 dello Statuto Autonomo Sardo (in materia di riscossione delle Entrate), è la creazione di una legislazione ad hoc distinta ma non concorrente rispetto a quella dello Stato Italiano. Per intenderci, ciò che si è già realizzato da anni nel modello Commonwealth, ovvero la creazione di un sistema in cui economie diverse coesistono nel quadro di una sola figura istituzionale eretta al rango di guida simbolica della confederazione. Ad esempio, la Regina Elisabetta II del Regno Unito è anche Capo di Stato dell&#8217;Australia e di altri Stati e nazioni ormai indipendenti dal vecchio dominio britannico. Senza che ciò influisca in termini economici nelle libere scelte di questi ultimi. Possiamo dunque immaginare una soluzione federativa simile come tappa intermedia della Sardegna tra l&#8217;Autonomia regionale del 1948 (insufficiente e neppure pienamente utilizzata), e la piena autodeterminazione dallo Stato Italiano.<br />
L&#8217;avvio di una formula fiscale realmente autonoma consentirebbe di esaltare la subordinazione dell&#8217;attuale Statuto Speciale (e la classe dirigente centralista regionale) agli interessi della penisola italiana, ben diversi e spesso concorrenti a quelli Sardi. La vertenza entrate su cui lavorò insufficientemente anche la vecchia Giunta Soru infatti non solo non ottenne il rispetto dell&#8217;art. 8 dello Statuto Speciale (che prevede la restituzione di una parte del gettito fiscale maturato nell&#8217;isola, pari a circa 10 miliardi di euro), ma ha visto arenarsi un tema che invece avrebbe meritato e merita ogni possibile attenzione da parte dell&#8217;Opinione Pubblica e naturalmente di quella classe politica corresponsabile di tali mancanze, tanto a destra quanto a sinistra (come ben illustrata dal prof. Alessandro Mongili in un recente <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Mongili%20a%20S24%20su%20caso%20Sardegna%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">intervento</a> su <em>Sardegna 24</em>).</p>
<p>La differenza essenziale della nostra realtà rispetto ad altre soluzioni istituzionali consiste, purtroppo, nella rigidità costituzionale italiana che non riconosce altre entità fuorché se stessa e i propri dettami. Contrariamente, ad esempio, il Regno Unito non ha neppure una vera e propria Costituzione.<br />
In attesa dunque di portare su un piano prettamente politico i termini dello scontro complessivo con l&#8217;attuale formula costituzionale, è opportuno muovere i primi passi anche con un primo tentativo di riforma dello Statuto Speciale (con una Costituente sollecitata da vari fronti, inclusa la <a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=2073">Fondazione Sardinia</a>), ma anche attraverso l&#8217;immediato ricorso alla volontà popolare.<br />
Bisogna tuttavia considerare che l&#8217;iniziativa del Fiocco Verde per un ente di riscossione Sardo delle Entrate promossa da Franciscu Sedda (ProgReS) può muoversi in parallelo alla richiesta di applicazione di altre parti dello Statuto Regionale fin&#8217;ora disattese.<br />
Pensiamo all&#8217;art. 12 in materia di punti franchi. Occorre ricordare a tale proposito che il concetto di Zona Franca non è antitetico a quello della sovranità fiscale. Esistono forme di defiscalizzazione di varia natura, incluse deregulation burocratiche (come nelle accise sui carburanti e sul lavoro) che vengono attuate sia da Stati che da Autonomie locali soggette ad altre giurisdizioni. Elementi di cui tenere conto nei <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3222">dibattiti</a> che interessano politici ed economisti.<br />
La Sardegna ha il disperato bisogno di attirare investimenti, capitali e risorse da impiegare per la formazione, lo sviluppo e l&#8217;impiego in tutti i principali settori dell&#8217;economia: dal primario al terziario, senza ignorare il manifatturiero.</p>
<p>La politica nazionalista Sarda saprà raccogliere questa sfida designando un processo riformistico globale o si limiterà alla retorica e alle soluzioni estemporanee?</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Fiocco%20verde%20e%20Fisco.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Perché ha chiuso Sardegna 24? Perché non vendeva &#8211; Di Francesco Giorgioni</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:05:47 +0000</pubDate>
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La fallimentare esperienza di Sardegna24 non è il risultato di congiure, macchinazioni e complotti, come qualcuno vorrebbe far credere. E&#8217;, semplicemente, il realizzarsi di ordinarie regole di mercato: se un giornale nato per vendere 7000 copie non arriva ad avere mille lettori, ben difficilmente può sopravvivere. La mia analisi è banale e forse troppo riduttiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Sardegna24-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3788" title="Sardegna24 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Sardegna24-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="600" height="293" /></a></p>
<p>La fallimentare esperienza di Sardegna24 non è il risultato di congiure, macchinazioni e complotti, come qualcuno vorrebbe far credere. E&#8217;, semplicemente, il realizzarsi di ordinarie regole di mercato: se un giornale nato per vendere 7000 copie non arriva ad avere mille lettori, ben difficilmente può sopravvivere. La mia analisi è banale e forse troppo riduttiva, ma in fin dei conti la sintesi è questa. Perché Sardegna24 abbia trovato una così tiepida accoglienza da parte del pubblico, invece, è tema che merita approfondimenti maggiori. Ma anche in questo caso non è necessario scomodare scienziati dell&#8217;informazione per avere delle risposte più che convincenti, precisato che il naufragio è avvenuto non solo per effetto dei contenuti del quotidiano. Una redazione numericamente inadeguata per reggere l&#8217;impatto di un&#8217;inchiesta al giorno, il dilagare di commenti troppo spesso preferiti alle notizie sono a mio avviso i principali fattori di questa disfatta. E sarebbe forse il caso di porsi una domanda: quanti sardi erano veramente interessati a farsi istruire su cosa sia giusto fare nella vita e cosa non lo sia attraverso la lettura della interminabile predica quotidiana?</p>
<p>Stamattina ho messo piede nella redazione di Sardegna24, e tutto lascia credere che sia stata l&#8217;ultima volta. L&#8217;ho trovata quasi deserta e letteralmente spoglia. Sei mesi fa in quello stesso salone si correva, si sudava e l&#8217;entusiasmo era vivo e palpabile. Ma quello spirito è durato poco.<br />
Sono ancora, a tutti gli effetti, un dipendente del giornale. In forza di ben due contratti firmati a poche settimane di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro: il secondo scade a giugno, il primo a tempo indeterminato. Vi sembrerà strano, ma è proprio così.<br />
Benché coinvolto in prima persona credo tuttavia di potermi concedere qualche riflessione su questa disavventura editoriale che ho vissuto dall&#8217;interno della squadra.</p>
<p>Partiamo da un dato: Il direttore Bellu è certo una vittima (come tutti coloro che hanno lavorato al giornale) di un progetto nato senza una vera base credibile, ma è altrettanto vero che i tre professionisti contattati prima di lui aveva declinato l&#8217;offerta giudicando troppo fragili le fondamenta dell&#8217;iniziativa. Va aggiunta un&#8217;altra verità che rischia di essere offuscata: il direttore aveva in mano il timone della nave perché, poco più di due mesi fa, aveva rilevato il controllo della società. Ora asserisce che l&#8217;accordo firmato a novembre per rilevare l&#8217;ottanta per cento delle quote sia nullo, poiché sarebbero emersi debiti inizialmente non conteggiati. Ma questo lo dice lui, non i vecchi soci per i quali quell&#8217;accordo è pienamente vigente. Tra l&#8217;altro, anche se qualcuno avesse deciso di saldare quelle pendenze l&#8217;agonia non si sarebbe prolungata per più di altri due mesi, considerando i costi di gestione e stampa.</p>
<p>Sto sostenendo che l&#8217;avvicendamento tra editori non ha comportato alcun beneficio e che la sorte dell&#8217;azienda, apparsa segnata già dai primi mesi, si è inesorabilmente compiuta. Sardegna24 ha continuato a perdere copie ed è morto, perché al mondo di uomini della provvidenza non ne sono mai esistiti.<br />
Sul sito “Democrazia oggi” Andrea Pubusa ha ricondotto il fallimento di Sardegna24 al sempre minore seguito riscosso da Renato Soru, nella sua duplice veste di politico e imprenditore. La surreale vicenda di un giornale chiuso in sei mesi conferma quanto siano fondate le riserve che la maggioranza dei sardi nutre nei confronti dell&#8217;editore di Tiscali, un aspetto di cui il direttore-editore avrebbe dovuto tenere conto se avesse davvero voluto imprimere un cambio di rotta. E invece le pagine di Sardegna24 sono rimaste vetrina per i soliti noti. Carlo Mannoni, Massimo Dadea, Maria Antonietta Mongiu, Gianvalerio Sanna e Sandro Broccia sono tecnici ed intellettuali di sicuro valore, ma la loro presenza sistematica ha offerto l&#8217;immagine di un giornale ridotto ad house organ della giunta Soru. E certe posizioni radicali, quando non tirate per i capelli, hanno nuociuto parecchio alla credibilità del prodotto.<br />
Vale sempre, in aggiunta, il vecchio detto secondo cui non si possono fare le nozze con i fichi secchi. Una dozzina di redattori con contratti a tempo – di cui la metà assunti come praticanti – si sono cimentati nei primi due mesi nellì&#8217;impresa folle di confezionare un giornale a 56 pagine, lavorando a ritmi impossibili e senza mai chiudere le pagfine prima delle undici e mezza di notte. La progressiva riduzione della foliazione e la maggiore dimestichezza nell&#8217;uso del sistema editoriale ha poi reso più ragionevoli questi tempi di produzione, ma la stanchezza e l&#8217;impossibilità per i giornalisti di mettere il naso fuori dalla redazione hanno rapidamente inaridito il giornale: i contenuti devono essere la sintesi finale di ciò che il giornalista apprende andando in giro per il mondo, non solo un lavoro nato a tavolino dalla consultazione di agenzie e dalle telefonate alle solite fonti istituzionali. I lettori se ne sono accorti e il giornale è precipitato nelle vendite.</p>
<p>Ecco, le vendite. Gli ultimi dati ufficiosi dicono che Sardegna24 sarebbe sceso sotto quota mille copie, lontanissimo dalla soglia delle 5400 che avrebbe rappresentato la linea di galleggiamento per pareggiare costi e ricavi. Se un giornale non vende, di chi è la colpa? Non credo di quel praticante licenziato durante il periodo di prova e della collaboratrice a progetto liquidata via mail.<br />
Un&#8217;ultima considerazione. Quanto la crisi del quotidiano fosse grave lo si era capito già dai primi mesi, tanto che già a novembre si era arrivati ad un passo dalla chiusura. Eppure, da componente del comitato di redazione di cui ho fatto parte, posso testimoniare della determinazione con cui si è puntualmente impedito al sindacato dei giornalisti di mettere naso dentro la redazione. Il presidente Birocchi non ha mai potuto mettere piede nella sede di via Maddalena e il primo esponente del direttivo dell&#8217;Assostampa ad entrarvi è stato il collega Paolo Paolini, però due ore dopo l&#8217;annuncio sulla cessazione delle pubblicazioni.<br />
La nave stava affondando ma nessuno chiedeva soccorso. L&#8217;unico vero complotto della brevissima storia di Sardegna24 credo sia stato questo.</p>
<p><em>31-01-12, da: <a href="http://francescogiorgioni.blogspot.com/2012/01/perche-ha-chiuso-sardegna24-perche-non.html">http://francescogiorgioni.blogspot.com/2012/01/perche-ha-chiuso-sardegna24-perche-non.html</a></em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Giorgioni%20su%20S24.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Il grande inganno. Gianfranco Pintore torna con un romanzo.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo:
17  marzo 1861: il giorno del grande inganno! L´atteso passaggio del Regno  di Sardegna in Regno d´Italia non avviene nonostante il disegno di legge  fosse pronto. Centocinquant´anni dopo, tra le  celebrazioni e le contestazioni contro lo Stato unitario, gli storici  negano che un siffatto passaggio legislativo fosse mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Coberta-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3805" title="Coberta - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Coberta-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="333" height="458" /></a><span style="color: #0000ff;">Riceviamo </span><span style="color: #0000ff;">e</span></em><em><span style="color: #0000ff;"> Pubblichiamo:</span></em></p>
<blockquote><p><strong><span style="font-family: 'times new roman','new york',times,serif; font-size: x-small;">17  marzo 1861: il giorno del grande inganno! L´atteso passaggio del Regno  di Sardegna in Regno d´Italia non avviene nonostante il disegno di legge  fosse pronto. Centocinquant´anni dopo, tra le  celebrazioni e le contestazioni contro lo Stato unitario, gli storici  negano che un siffatto passaggio legislativo fosse mai stato  predisposto. Sarà un giovane studioso a  scoprire che il mancato mutamento fu dovuto all´interferenza dello  Stato Pontificio&#8230;Nell´anno 2011 a Firenze &#8211; capitale della  Repubblica di Sardegna &#8211; il giovane studioso Austinu Moro scopre come  nel lontano 17 marzo 1861 le trame dello Stato della Chiesa fanno  fallire il sogno di politici e di élites intellettuali di cancellare il  Regno sardo e far nascere quello italiano. A guidarlo nella ricerca è  non solo il relatore della sua  tesi ma  soprattutto il diario del suo trisavolo e omonimo, sbarcato a Torino,  allora capitale del Regno, come insegnante. Nel marzo del 1861, quando  il parlamento subalpino stava per trasformare lo Stato sardo in Stato  italiano, il Regno di Sardegna in Regno d´Italia, Vittorio Emanuele II  re di Sardegna in re d´Italia, lo Stato Pontificio intervenne per  cambiare il corso della Storia. La grave ingerenza di uno Stato estero  negli affari interni della Sardegna influenzò le scelte dei suoi  rappresentanti politici. Lo Stato continuò a essere sardo e non italiano  non per libera scelta, ma per l´irresistibile ricatto di una potenza  straniera. Un romanzo di fantapolitica che ci fa riflettere sugli  avvenimenti storici che hanno determinato l´Unità d´Italia.</span></strong></p></blockquote>
<p><em>Per info: <a href="http://www.condaghes.com/">condaghes.com</a></em></p>
<p><em></em><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Dree Venier e Ivo Murgia per un fumetto ai ragazzi Sardi</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Vi segnaliamo una interessante iniziativa editoriale che non potrà mancare nelle librerie dei vostri ragazzi.
Anche in Sardegna è arrivato il fumetto friuliano sui dinosauri, stavolta in Lingua Sarda, a cura di Ivo Murgia.
Is Gnognosaurs di Dree Venier sono pubblicati da Condaghes. Un nuovo importante contributo per la divulgazione della nostra lingua.
&#8220;Ma diaderus est ca is [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Gnognosaurs-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3770" title="Gnognosaurs - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Gnognosaurs-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="606" height="389" /></a></p>
<p>Vi segnaliamo una interessante iniziativa editoriale che non potrà mancare nelle librerie dei vostri ragazzi.</p>
<p>Anche in Sardegna è arrivato il fumetto friuliano sui dinosauri, stavolta in Lingua Sarda, a cura di Ivo Murgia.</p>
<p>Is Gnognosaurs di Dree Venier sono pubblicati da Condaghes. Un nuovo importante contributo per la divulgazione della nostra lingua.</p>
<p><em>&#8220;Ma diaderus est ca is dinosàurus funt sparèssius? In su friuli ant  agatau custus arrastus de una forma de vida preistòrica. Prus e prus  genti ant nau ca ant biu calincuna spètzia de dinosàuru curiosu, mesu  lolloni. Nàscius de su lapis de Andrea &#8220;DREE&#8221; Venier, is dinosaureddus  chi chistionant su friulanu, is &#8220;gnognosaurs&#8221;, bessint imoi in  d-un&#8217;àtera lìngua minorizada de si stadu italianu, su sardu, in custu  volùmini. Comenti a nai, is dinosàurus no funt sparèssius: imoi is  stòrias prus togas de su giuràssicu funt totus aìnturu de unu lìburu.  Bono gnognoligidura!&#8221;</em></p>
<p><em>Per info: <a href="http://www.condaghes.com">condaghes.com</a></em></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Referendum: La Scozia sceglierà ancora la devolution o l&#8217;indipendenza?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Sean Connery dalle righe del Sunday Scottish Express:
“Sono orgoglioso di constatare che la Scozia, come nazione, venga ora presa sul serio in tutto il mondo.
Saremo forse una nazione piccola, ma camminiamo a testa alta. Se sostengo l&#8217;indipendenza della Scozia è soprattutto per un motivo semplice e convincente: perché credo nell&#8217;eguaglianza. La Scozia dovrebbe avere lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Connery-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3760" title="Connery - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Connery-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="605" height="435" /></a></p>
<p>Sean Connery dalle righe del <a href="http://www.scottishsundayexpress.co.uk">Sunday Scottish Express</a>:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“Sono orgoglioso di constatare che la Scozia, come nazione, venga ora presa sul serio in tutto il mondo.<br />
Saremo forse una nazione piccola, ma camminiamo a testa alta. Se sostengo l&#8217;indipendenza della Scozia è soprattutto per un motivo semplice e convincente: perché credo nell&#8217;eguaglianza. La Scozia dovrebbe avere lo stesso status dell&#8217;Inghilterra e di qualsiasi altra nazione, in modo da avere anche le medesime possibilità di successo &#8211; proprio come ciascun individuo dovrebbe avere il massimo delle opportunità.<br />
La Scozia uscirà allora dall&#8217;ombra dei nostri amici e vicini inglesi e formerà con loro una nuova alleanza basata sulla parità.<br />
Quando nacquero le Nazioni Unite, nel 1945, esistevano solo una quarantina di Paesi indipendenti. Oggi ve ne sono quasi duecento, e non c&#8217;è motivo per cui la Scozia non possa unirsi a loro”.</em></span></p>
<p>Ecco invece il primo articolo della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20Cabras%20SS%2010-04-10.pdf">proposta</a> di revisione statutaria della Regione Sardegna dell&#8217;On. Antonello Cabras (PD):</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma, entro l’unità politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi fondamentali della Costituzione e secondo il presente Statuto”.</em></span></p>
<p>Che dire? Altrove aumentano il proprio potere contrapponendosi al centralismo, qui in Sardegna lo perdiamo inchinandoci alla rigidità costituzionale. Non solo: al posto di riformarla, ripetiamo quanto già scritto nella Costituzione Italiana all&#8217;interno di un presunto Statuto “Autonomo”.<br />
A riprova di quanto la Sardegna sia distante, nelle sue forze politiche, dal contesto autonomistico anglosassone, basta osservare il braccio di ferro politico che oppone il premier indipendentista scozzese Salmond al premier britannico Cameron. La posta in gioco? Il futuro del Regno Unito. Il mezzo? Un referendum. Ma di che tipo? Per quanti ancora non lo sapessero, illustriamo in breve la situazione:</p>
<p>Attraverso una devolution di poteri e competenze, la Scozia nel 1997 ha conquistato un proprio Parlamento e dal 1999 un proprio Governo semi-autonomo. Attualmente presenta competenze legislative limitate esclusivamente alle materie di interesse locale ed è la quarta nazione soggetta al potere del Regno Unito. Lo Scottish National Party, rappresentato dal primo ministro Alex Salmond, nelle scorse settimane ha espresso la richiesta di indire un referendum sull&#8217;indipendenza della nazione scozzese dall&#8217;unione con l&#8217;Inghilterra, l&#8217;Irlanda del Nord e il Galles.<br />
Salmond ritiene necessario che questo referendum si tenga entro il 2016 e possibilmente nel 2014, un lasso di tempo accettabile affinché gli Scozzesi prendano coscienza e meditino nel modo opportuno sul futuro del loro Paese. Ma non a caso nel 2014 vi è la celebrazione del 700° anniversario della battaglia di Bannockburn, evento che portò il popolo scozzese all&#8217;indipendenza per alcuni secoli. Un avvenimento mediatico quest&#8217;ultimo in grado di attirare altri consensi popolari, recuperando i termini storici sulla propria identità nazionale. Attenzione, non è la storia a costruire una nazione, ma la conoscenza dei fatti accaduti in un determinato territorio a carico di un popolo può certamente contribuire a stabilire un collante sociale (di tipo nazionalistico) nella popolazione che in essa si rispecchia. In Sardegna invece la storia Sarda è pressoché ignota al circuito della Pubblica Istruzione italiana.<br />
Ma qual è il punto focale della battaglia politica giocata da Salmond? Il <em>sovranismo</em>. Cioè una formula autonomistica graduale. I nazionalisti scozzesi vorrebbero imporre un terzo quesito nel referendum, in cui il popolo possa decidere &#8211; non solo &#8211; sul “SI” o sul “NO” all&#8217;indipendenza da Londra, ma possa anche optare sulla richiesta di maggior conferimento di poteri al parlamento scozzese per l&#8217;acquisizione di un&#8217;autonomia totale, per quanto concerne la politica fiscale e per tutte le materie ad eccezione della politica Estera e della Difesa.<br />
Cameron, aggiornato sugli ultimi sondaggi sfavorevoli agli indipendentisti, vorrebbe avviare rapidamente le procedure del referendum, con il pretesto dei danni per i mercati finanziari, causati dall&#8217;allungamento dei tempi per volontà del governo della regione/nazione semi-autonoma scozzese.<br />
Un referendum che secondo il primo ministro britannico dovrebbe essere espresso unicamente scegliendo tra il “SI” e il “NO”, senza altri quesiti. Altri sondaggi invece darebbero al 51% la volontà indipendentista degli scozzesi.</p>
<p>Con l&#8217;eventuale perdita della nazione scozzese, il Regno Unito perderebbe tutti gli introiti abitualmente guadagnati grazie al gas e al petrolio prodotti in Scozia.<br />
Non è poca cosa se consideriamo che solo nell&#8217;anno 2011 sono state estratte 65 milioni di tonnellate di greggio e che per l’anno fiscale 2011/2012 si parla di oltre 11 miliardi di sterline di introiti.<br />
Superata la controversia sull&#8217;adozione della moneta dell&#8217;Euro, per la quale Salmond dichiara che sarebbe propenso a tenere la sterlina (e che auspica una scelta responsabile degli scozzesi a tal riguardo), un altro conto in sospeso è rappresentato dal ruolo del sistema bancario.<br />
La Royal Bank of Scotland si trova infatti al centro di una disputa politica accresciuta a seguito della più vasta crisi europea. A tale proposito si è aperto un clima di tensione tra l&#8217;ex ministro dell&#8217;economia inglese Alistair Darling, che ha incolpato il premier Salmond di incoraggiare le politiche della Royal Bank of Scotland, e lo stesso Salmond, che attribuisce a Londra le responsabilità di una nefasta politica finanziaria in grado di influenzare la voglia di indipendenza di Edimburgo.</p>
<p>Qualunque sia la forma e l&#8217;esito di questo referendum, la Scozia oggi è un esempio per tutti quei popoli che oggi hanno necessità di amministrare direttamente la loro economia e la loro cultura senza subire le imposizioni centralistiche di istituzioni sorde ai singoli interessi territoriali. Dopo 3 secoli di unione con l&#8217;Inghilterra, proprio dalla vecchia Caledonia potrebbe partire un processo riformistico capace di influenzare democraticamente tutto il continente europeo.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Referendum%20scozzese.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Il ProgReS chiede treni pubblici? L&#8217;indipendentismo &#8216;moderno&#8217; esca dall&#8217;ideologia para-statalista</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chissà cosa avrebbe detto un intellettuale del calibro di Antonio Simon Mossa nel vedere una delle ultime proposte del movimento ProgReS, cioè quella di attribuire alla completa gestione dell&#8217;ARST i nuovi treni di Trenitalia.
Non si fa in tempo a vedere una buona proposta (come quella del Fiocco Verde sulle Entrate) che puntualmente nell&#8217;indipendentismo torna a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Trenu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3753" title="Trenu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Trenu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="258" /></a>Chissà cosa avrebbe detto un intellettuale del calibro di Antonio Simon Mossa nel vedere <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/ProgReS%20su%20Trenitalia%20-%20SANATZIONE.EU.pdf">una</a> delle ultime proposte del movimento ProgReS, cioè quella di attribuire alla completa gestione dell&#8217;ARST i nuovi treni di Trenitalia.<br />
Non si fa in tempo a vedere una buona proposta (come quella del <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/02/dal-fiocco-verde-alla-sovranita-fiscale-lidea-un-modello-commonwealth-per-la-sardegna/">Fiocco Verde</a> sulle Entrate) che puntualmente nell&#8217;indipendentismo torna a galla il classico para-statalismo della dipendenza, lo stesso che contestò Simon Mossa agli albori di una visione concretamente autonomistica dell&#8217;isola.<br />
La logica di creare “compagnie di bandiera” o “flotte Sarde” nel settore dei Trasporti (ma persino in tanti altri servizi al cittadino), si inserisce in quel lungo filone culturale di vedere il Pubblico come unico detentore della giustizia sociale. Qualcosa che porta inevitabilmente a carrozzoni pubblici, disservizi e assistenzialismo. Stiamo parlando di quella tendenza sorta in Italia dai tempi della <em>Prima Repubblica</em> a statalizzare settori strategici dell&#8217;economia in spregio alle esigenze di efficienza e libero mercato dei cittadini. E&#8217; il background ideologico nel quale la partitocrazia italiana in Sardegna (come nel resto dello Stato Italiano) ha creato una pletora di clientele in enti e sottoenti con cui ha perpetuato il suo potere nel tempo, addentrandosi nei territori e quindi nel tessuto sociale.<br />
L&#8217;abbiamo ripetuto infinite volte: essere riformisti oggi non significa parlare di ulteriori carrozzoni pubblici, ma di libero mercato e di regole. Perché solo con queste ultime si spazzano via le posizioni dominanti e si garantisce la qualità dei servizi.<br />
Noi riteniamo che ridurre le catene della dipendenza (liquidando così anche la malapianta del politicantismo) consista nel separare dalla gestione pubblica dei settori che, senza pregiudizi ideologici di stampo socialista, possono essere condotti dai privati attraverso bandi di gara caratterizzati da regole votate all&#8217;equità sociale. Tra le proposte della nostra associazione abbiamo anche l&#8217;ipotesi di realizzare un serio <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-proposta-nella-nuova-sovranita-un-antitrust-sardo-contro-le-posizioni-dominanti-del-mercato/">Antitrust Sardo</a> capace di vigilare sul mercato interno. Una opzione che potrebbe trovare una sua applicazione nella fase delle grandi riforme istituzionali che la Sardegna attende, come la riscrittura dello Statuto Speciale. Infatti, sempre nel settore dei Trasporti, pensiamo a quanto avvenuto con la cessione della compagnia pubblica Tirrenia al cartello degli armatori nautici che per tutta l&#8217;estate 2011 hanno imbrigliato il nostro turismo e il diritto alla mobilità dei Sardi. Pensiamo al colpevole ritardo dell&#8217;Antitrust italiano, ma soprattutto alla sua inefficienza di fronte alla palese azione lobbistica degli acquirenti di Tirrenia. Una circostanza che solo l&#8217;Unione Europea ha potuto verificare vista l&#8217;impossibilità per lo Stato Italiano di assicurare alla Sardegna i nostri diritti.</p>
<p>Gli interessi della Repubblica Italiana sono spesso e volentieri contrastanti con quelli dell&#8217;isola. Dobbiamo tutelarci, e per farlo, dobbiamo evitare di caricare tutti i servizi sulle spalle dei nostri concittadini e delle loro tasse.</p>
<p><em>Di Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Trasporti%20e%20parastatalismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>L&#8217;opinione: Protesta si, ma con stile – Di Luca Angei</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 19:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi (25 gennaio) passavo &#8220;per caso&#8221; sulla 130. Poco prima di arrivare ad Iglesias, traffico rallentato e poi bloccato. Pensavo che in Sardegna non fossero ancora (paradossalmente) maturi i tempi della protesta. E invece eccola li, davanti a me, in tutte le loro sfaccettature.
Ragazzi, quasi dispiaciuti per il disagio creato, uomini più maturi, con visi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Angei-130-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3741" title="Angei 130 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Angei-130-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Oggi (25 gennaio) passavo &#8220;per caso&#8221; sulla 130. Poco prima di arrivare ad Iglesias, traffico rallentato e poi bloccato. Pensavo che in Sardegna non fossero ancora (paradossalmente) maturi i tempi della protesta. E invece eccola li, davanti a me, in tutte le loro sfaccettature.<br />
Ragazzi, quasi dispiaciuti per il disagio creato, uomini più maturi, con visi segnati da anni di sacrifici. E poi gli autisti, molti pendolari, che come me si trovavano &#8220;per caso&#8221; sulla 130, composti e comprensivi nei confronti di chi porta avanti questa protesta, consapevoli che motivi per cui protestare ce n&#8217;è a iosa.<br />
Protesta giusta, ribadisco, senza se e senza ma. Protesta poco spiegata, peccato.<br />
Sarebbe bastato un volantino, una chiacchierata, per rendere partecipi le persone in fila, per far conoscere per quali motivi si protesta. Sarebbe bastato un volantino, una chiacchierata, per rendere quelle persone veicolo di giuste istanze e far capire che loro stessi erano parte integrante della protesta e non semplici &#8220;oggetto&#8221; della stessa.<br />
Un volantino, per spiegare si i motivi della protesta ma anche le alternative, le proposte, cosa non va bene e come si vuole &#8220;disegnare&#8221; il domani.<br />
Non c&#8217;è stato, mi piace pensare solo per una questione organizzativa. E per lo stesso motivo mi auguro che abbiano avuto difficoltà a passare l&#8217;ambulanza (scortata dalla polizia penitenziaria) e la mamma con due bambini in tenera età e la signora che si è sentita male, riuscite a transitare solo dopo che il blocco è stato sciolto dalla polizia (senza manganelli, sia chiaro).</p>
<p>Mi auguro quindi che si tratti solo di una carenza di organizzazione, cosa che dovrebbe venir meno vista la recente costituzione della consulta dei movimenti. Tra gli aderenti leggo qualche <em>anti</em> e <em>contro</em> di troppo (non mi piacciono tanto questi suffissi, preferirei pro e per), perché hanno una connotazione negativa, non propositiva, meramente distruttiva.</p>
<p>Non leggo nemmeno quali sono gli scopi della protesta e soprattutto quali le alternative proposte. Ma forse è troppo presto, forse svariati anni di dominazione subita, non ci hanno ancora indicato la strada. O forse le proposte mancano perché non si è ancora riusciti a metterle per iscritto, visto che la protesta e nata più in fretta di quanto previsto.<br />
Ma confido davvero si tratti solo di una questione di tempo e che presto arrivino spiegazioni e argomentazioni, in modo che tutti, appartenenti o meno a movimenti, possano diventare portatori dei buoni propositi di questa protesta anche nel fare di tutti i giorni, in maniera poco eclatante e poco evidente, ma fortemente pregnante.</p>
<p><em>Da: <a href="http://lucangei.blogspot.com/2012/01/protesta-si-ma-con-stile.html">http://lucangei.blogspot.com/2012/01/protesta-si-ma-con-stile.html</a></em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Angei%20sulla%20protesta.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Alcoa: La crisi sfida la politica – Di Francesco Pigliaru</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo queste interessanti valutazioni del dott. Pigliaru, con elementi già noti da anni nell&#8217;ambito del nazionalismo Sardo, ma che necessitano di maggiori attenzioni (lo spostamento della grande industria verso oriente; l&#8217;assenza di un valido welfare state in Italia, la deregulation, ecc) a cui sarebbe opportuno affiancare il tema della zona franca.
La pessima notizia che arriva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Logo-Alcoa-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3733" title="Logo Alcoa - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Logo-Alcoa-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="264" /></a>Riportiamo queste interessanti valutazioni del dott. Pigliaru, con elementi già noti da anni nell&#8217;ambito del nazionalismo Sardo, ma che necessitano di maggiori attenzioni (lo spostamento della grande industria verso oriente; l&#8217;assenza di un valido welfare state in Italia, la deregulation, ecc) a cui sarebbe opportuno affiancare il tema della zona franca.</em></span></p>
<p>La pessima notizia che arriva da Portovesme è un dramma per centinaia di lavoratori, per le loro famiglie e per un intero territorio. Ma non è una sorpresa per nessuno perché è un dramma annunciato.</p>
<p><strong>Il peso del passato.</strong><br />
Negli anni &#8216;60 c&#8217;erano enormi quantità di soldi pubblici da spendere per lo sviluppo del Mezzogiorno, c&#8217;era una classe politica in grado di orientare quei soldi verso specifiche destinazioni, e c&#8217;erano imprenditori pubblici e privati pronti a fare impresa rischiando poco o niente dei propri soldi. Il risultato fu la nascita dell&#8217;industria di base nel Sud, la grande illusione di creare sviluppo in poco tempo puntando su un solo numero della complessa roulette dell’economia.<br />
Quella rischiosa scommessa è stata persa. Certo, migliaia di posti di lavoro sono stati creati per un certo numero di anni. Ma la Gallura, che si dichiarò indisponibile a ospitare grandi impianti di una qualche produzione di base, oggi sta molto meglio di chi allora scelse la strategia dell’industrializzazione forzata.</p>
<p><strong>Illusioni pericolose.</strong><br />
Detto questo sul passato, ora il problema è quello dei lavoratori che rischiano la disoccupazione. Su questo, conviene evitare nuove illusioni. Una illusione è sperare che la politica possa bloccare la “deindustrializzazione” della Sardegna, magari inventandosi improbabili ruoli &#8220;strategici&#8221; dell&#8217;alluminio nell&#8217;economia nazionale. La deindustrializzazione è un fenomeno fisiologico che avviene in tutto il mondo occidentale. Oggi negli Stati Uniti solo il 9% degli occupati lavora nel settore manifatturiero, ed era il 20% nel 1980; persino in Germania la quota è scesa dal 31% al 18%, in Svezia dal 24% al 14%, e così via (in Sardegna oggi siamo all&#8217;11,5%, dal 15% del 1990). Capita che oggi molta manifattura migri verso l&#8217;Asia, e che il mondo più sviluppato debba organizzarsi al meglio per competere in altri, più sofisticati campi.<br />
Questo non significa che ci sia poco da fare. Anzi, si potrà fare molto e bene se l&#8217;azione pubblica capirà il proprio ruolo e i propri limiti. Il primo punto da capire è che dove si produce e cosa si produce lo decide il mercato, un organismo globale, complesso, impersonale, non manovrabile. Il secondo punto è che oggi bisogna accettare (e governare) molta più flessibilità che nel passato. I Paesi ricchi devono trasformarsi continuamente, inseguire innovazione, qualità, alto valore aggiunto, devono chiudere attività per aprirne altre, devono imparare a gestire crisi economiche impedendo con cura che diventino crisi sociali e resistenza al cambiamento.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Sicurezza sociale e flessibilità produttiva.</strong><br />
Adottare strumenti che garantiscano una &#8220;flessibilità socialmente rassicurante&#8221; è la sfida principale che la politica deve affrontare. E&#8217; una sfida difficile perché chiama in causa un fattore che da noi è particolarmente scarso: il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche.<br />
Fossimo in un Paese scandinavo, i lavoratori dell&#8217;Alcoa sarebbero ragionevolmente sereni. Saprebbero di avere un reddito decente garantito e una intera macchina pubblica e privata capace di accompagnarli rapidamente verso una nuova occupazione. Però non viviamo in Danimarca: qualità e credibilità non sono la caratteristica né della nostra formazione professionale né dei servizi di orientamento, e così via. Ma alternative a questo percorso &#8220;danese&#8221; non ne esistono, e mettere in fila le nostre attuali inadeguatezze ha almeno il merito di chiarire i punti essenziali di una &#8220;politica di sviluppo&#8221; su cui concentrare energie e risorse.</p>
<p><strong>Tre cose da fare con urgenza.</strong><br />
Delle cento riunioni che si faranno in questi giorni, se ne dedichi almeno una a questo stringato ordine del giorno: primo, trovare le risorse per sostenere il reddito dei lavoratori che rischiano la disoccupazione; secondo, trovare il modo di fornirgli i servizi di orientamento e di formazione di alta qualità di cui hanno bisogno e che oggi non sono presenti nel nostro territorio; terzo, favorire la nascita di nuove attività produttive, per creare la domanda di lavoro necessaria ad assorbire i lavoratori disoccupati.<br />
Su quest&#8217;ultimo punto c&#8217;è ancora una cosa da dire. Favorire la nascita di nuove attività non significa compensare gli svantaggi di un territorio con trasferimenti di soldi alle imprese: è un metodo che non funziona. Funziona molto meglio rendere semplice l&#8217;apertura di una nuova attività economica: soprattutto, bisogna garantire tempi rapidi e certi. Per questo serve con urgenza individuare e sperimentare tutte le procedure di semplificazione amministrativa consentite dalla normativa regionale per favorire l&#8217;iniziativa privata.<br />
In questo quadro, anche l&#8217;Alcoa può essere chiamata a fare la sua parte, contribuendo a sostenere il reddito dei lavoratori disoccupati e aiutando lo sviluppo di attività che, diversamente dall&#8217;alluminio, possano trarre vantaggio dall&#8217;essere localizzate in Sardegna.<br />
Se non altro, il caso Alcoa dà alla Sardegna l&#8217;occasione di recuperare il tempo perduto, di adottare un vero e proprio piano straordinario per dotarsi di regole, organismi, risorse capaci di rendere sopportabile l&#8217;impatto sociale delle continue trasformazioni richieste dallo sviluppo economico. Anche di questa capacità è fatto il successo economico dei territori, in questi tempi di sconvolgimenti globali.</p>
<p><em>Da: <a href="http://francescopigliaru.blogspot.com/2012/01/alcoa-la-crisi-sfida-la-politca.html">http://francescopigliaru.blogspot.com/2012/01/alcoa-la-crisi-sfida-la-politca.html</a></em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Pigliaru-su-Alcoa.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Un referendum sull&#8217;indipendenza della Sardegna come in Scozia? E le riforme chi le fa?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali:
1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità.
2) Nel corso del tempo i nazionalisti scozzesi hanno lavorato per razionalizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3721" title="Camorra parlamentare a Roma" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg" alt="" width="605" height="362" /></a></p>
<p>Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali:</p>
<p>1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità.<br />
2) Nel corso del tempo i nazionalisti scozzesi hanno lavorato per razionalizzare la loro offerta politica e renderla credibile e radicata al punto da conquistare il governo del proprio Paese, l&#8217;SNP oggi è probabilmente la punta di diamante di un moderno liberal-progressismo che non può permettersi di perdere il proprio consenso in frammentazioni e posizioni ideologiche faziose e fuorvianti.<br />
3) Gli scozzesi hanno lavorato al potenziamento della propria Autonomia attraverso una devolution che dagli anni &#8216;90 ad oggi ha consentito al Paese di strappare quote di sovranità a Londra. Non ultime le istituzioni legislative di Edimburgo.<br />
4) I nazionalisti scozzesi sono consapevoli del potenziale politico determinato dalla presenza del petrolio nel loro territorio e dal perseguimento di una linea energetica e fiscale destinata ad automatizzarsi pienamente dal Regno Unito.</p>
<p>E in Sardegna? Il piccolo movimento politico PAR.I.S. ha proposto di raccogliere le firme per istituire un referendum sull&#8217;indipendenza, circostanza che farà rallegrare la miriade di indipendentisti che nel web, prima che nelle amministrazioni del nostro territorio, trovano libero consenso. La Costituzione Italiana dal canto suo afferma l&#8217;indivisibilità della Repubblica e pertanto l&#8217;incostituzionalità della proposta sarebbe scontata in partenza, benché alcuni trattati internazionali (e il precedente del Kosovo) riconoscano a qualsiasi Popolo il diritto di autodeterminarsi rispetto allo Stato di appartenenza.<br />
Allora quali sono le considerazioni da fare rispetto a questa iniziativa?<br />
Ad esempio, la prima potremmo riassumerla nella domanda: ma i Sardi sono interessati?<br />
La seconda: la Sardegna è nelle condizioni per supportare una manovra del genere?<br />
La terza: qual è la posizione dei movimenti indipendentisti in materia di riforme come ad esempio l&#8217;ipotesi di avvio di una Costituente già <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3211">annunciata</a> dai sardisti?<br />
La quarta: in base a quali parametri alcuni indipendentisti ritengono utile oggi fare un referendum simile quando il loro stesso consenso non trova riscontri nelle comuni sedi elettorali?</p>
<p>Come al solito, mentre il resto del nazionalismo europeo macina successi, in Sardegna siamo particolarmente abili nell&#8217;occuparci di retorica piuttosto che di pratica.<br />
Prima di mettere il carro davanti ai buoi sarebbe opportuno ragionare nei seguenti termini:</p>
<p>1) Spazzare via la catasta di piccoli partiti indipendentisti (prevalentemente portatori di programmi faziosi sul piano ideologico e pressoché identici nel merito dei contenuti).<br />
2) Istituire un massimo di due partiti nazionalisti Sardi, adottando delle <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/03/la-proposta-primarie-nellindipendentismo-ed-ecco-una-data/">primarie</a> al fine di arrivare ad una nuova classe dirigente capace di esporre contenuti e non slogan.<br />
3) Avviare una campagna politica per le riforme, o comunque fare pressioni affinché la Sardegna conquisti quei poteri legislativi e fiscali che nel tempo consentano al Popolo di credere in se stesso e nelle proprie capacità (che le riforme hanno lo scopo di far nascere, consolidare e divulgare).<br />
4) Un referendum sull&#8217;indipendenza: sarà cura dei Sardi stessi nel prossimo futuro decidere se, come e quando riterranno opportuno entrare in Europa da protagonisti piuttosto che dalla porta di servizio offerta da Roma.<br />
5) Si noti bene: né oggi né mai l&#8217;indipendentismo potrà permettersi di usare la crisi economica come specchietto per le allodole con cui giustificare un referendum sull&#8217;autodeterminazione (che invece può solo basarsi sulla consapevolezza, sul progetto e sul patto politico della propria società).</p>
<p>Noi vogliamo augurarci che l&#8217;indipendentismo attuale esca dall&#8217;epoca delle utopie, si renda conto del contesto in cui vive imparando a conoscere i propri concittadini ed eviti l&#8217;ennesimo colpo di immagine che si profila all&#8217;orizzonte per tutta la galassia del nazionalismo Sardo.<br />
Grazie.</p>
<p><em>Di Corda M. &amp; Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Referendum-sullindipendenza.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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