<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU</title>
	<atom:link href="http://www.sanatzione.eu/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.sanatzione.eu</link>
	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Sep 2010 16:34:31 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Piove? Autonomismo ladro! &#8211; Rileggere Deffenu nell&#8217;era d&#8217;IRS, dei pastori Sardi e della Tirrenia</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/09/piove-autonomismo-ladro-rileggere-deffenu-nellera-dirs-dei-pastori-sardi-e-della-tirrenia/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/09/piove-autonomismo-ladro-rileggere-deffenu-nellera-dirs-dei-pastori-sardi-e-della-tirrenia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 22:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[attilio]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[deffenu]]></category>
		<category><![CDATA[felice]]></category>
		<category><![CDATA[floris]]></category>
		<category><![CDATA[fortza]]></category>
		<category><![CDATA[irs]]></category>
		<category><![CDATA[paris]]></category>
		<category><![CDATA[pastori]]></category>
		<category><![CDATA[pns]]></category>
		<category><![CDATA[sardi]]></category>
		<category><![CDATA[tirrenia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1885</guid>
		<description><![CDATA[“E lei la chiama la stagione dell&#8217;Autonomia?”
Francesco Cossiga ad un giornalista Sardo della RAI – 2004.
Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
Cari Lettori, è stupefacente leggere nel 2010, ben cento anni dopo, ciò che scriveva il celebre intellettuale Sardo Attilio Deffenu nel 1910:
“La questione Sarda. &#8211; Quando un qualsiasi illustre figlio della Sardegna arriva ad indossare la livrea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/MPS-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1886" title="MPS - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/MPS-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="390" height="300" /></a><span style="color: #000080;">“E lei la chiama la stagione dell&#8217;Autonomia?”</span></em><br />
Francesco Cossiga ad un giornalista Sardo della RAI – 2004.</p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Cari Lettori, è stupefacente leggere nel 2010, ben cento anni dopo, ciò che scriveva il celebre intellettuale Sardo Attilio Deffenu nel 1910:</p>
<p><em>“La questione Sarda. &#8211; Quando un qualsiasi illustre figlio della Sardegna arriva ad indossare la livrea ministeriale, o entra in qualche modo a far parte di un gabinetto, tutti gli sguardi, tutte le speranze dei buoni isolani si rivolgono a lui come al benefico taumaturgo che ha finalmente scoperto il toccasana delle nostre miserie.<br />
&lt;&lt;Habemus Pontificem!&gt;&gt; si grida da ogni parte, si indicono comizi dove si stempera negli stereotipati ordini del giorno la solita profluvie di lacrimette agrodolci sulle sventure dell&#8217;isola dimenticata ed infelice per la ingratitudine della madre patria, si profondono telegrammi per far sapere all&#8217;illustre uomo che tutte le speranze per l&#8217;avvenire della Sardegna sono ormai riposte nella sua opera illuminata e nel suo provato amore per la terra natale, e le gazzette isolane, facendo voti, augurando, auspicando, presentano per la millesima volta la fosca dipintura delle condizioni tristissime dell&#8217;isola.<br />
Ebbene, per la millesima volta, ministri e sottosegretari, dopo alcune tirate retoriche e sentimentali, dove si degnano di riconoscere, in un impeto magnifico di generosità, che le condizioni dell&#8217;isola non sono quanto di meglio si potrebbe desiderare, e fanno pomposamente sfoggio di belle frasi preconizzando l&#8217;avvenire superbo verso il quale si avvierà a suon di tamburo l&#8217;isola sacrificata, giungono poi, in un conseguente eccesso di magnificenza, sino a promettere formalmente di studiare con amore la tanto dibattuta questione!<br />
E&#8217; tempo di reagire e protestare con tutte le forze contro questa che è la più madornale, la più atroce mistificazione che si conosca.<br />
La Sardegna [...] non ha ritratto alcun giovamento dall&#8217;unificazione politica della penisola. Anzi le sue condizioni, osserva bene il dottor Antonio Lissia, han cominciato a volgere alla peggio proprio dall&#8217;anno 1861.<br />
E la Sardegna s&#8217;è presentata nell&#8217;atteggiamento dell&#8217;eterno pitocco, [...] sempre pronto a stendere la mano per ricevere l&#8217;offa mendicata col fastidioso piagnisteo. [...] E ciò perché le opere di bonifica, mille volte invocate e mille volte promesse dal governo, sono rimaste sempre per i Sardi allo stato di pio desiderio.<br />
[...] Abbiamo il dolore di assistere allo spettacolo di un popolo che attende l&#8217;alba della sua rigenerazione da quell&#8217;accolta di piccoli uomini che, [...] con le arti della più brigantesca mala fede, sono stati mandati ad occupare gli inutili scanni di Montecitorio.<br />
Ma non s&#8217;avvedono costoro che noi, le eterne Cassandre inascoltate, s&#8217;incomincia ormai a diventare, oltreché noiosi, monotoni?<br />
Il problema Sardo non farà un passo nella via della sua risoluzione, nel torneo delle eterne guerricciole verbali; [...] perché non si ha il coraggio di dire che il nemico vero della Sardegna, che maggiormente ostacola e ritarda il suo movimento ascensionale, sta proprio là donde gli ingenui, i ciechi, i deboli e gli infingardi attendono l&#8217;aiuto provvidenziale. E&#8217; lo Stato. E&#8217; la mala pianta del politicantismo.<br />
Da un lato la superstizione dell&#8217;onnipotenza statale, l&#8217;illusione nel paterno e provvido intervento governativo, dall&#8217;altro la passione politica, la quale talvolta anche i migliori attira nel suo vortice rovinoso, distraendo la mente dalla visione dei più vitali problemi.<br />
Lo Stato non è educatore, come non è buon amministratore: non moralizza, ma corrompe; non educa, non innalza, ma asservisce.<br />
Commissioni d&#8217;inchiesta, disegni di legge, provvedimenti speciali, ecc, ecc. Facciamo una catasta di tutto questo ben di Dio che gli italici governi, sotto forma di carta stampata, ci hanno elargito con tanta generosità, e una bella fiammata disperda fin l&#8217;ultimo ricordo del danno unito alle beffe.<br />
Tra un cinquantennio saremo al punto di partenza.”</em></p>
<p>Ebbene, quale attualità! Avesse detto un secolo sarebbe stato perfetto. Non vi sembra di sentire il movimento IRS che contesta l&#8217;Autonomia e la sua classe dirigente? Non vi sembra di sentire persino le parole di Cossiga a Chiaramonti nel 2001 quando ricordava quanto l&#8217;opera politica di Lussu e Bellieni si fosse ridotta alla solita questua petulante verso lo Stato? Non vi sembra di sentire il Paolo Maninchedda che se la prende (e non a torto) con la piccola borghesia conservatrice Sarda?<br />
Per la cronaca: Deffenu morì durante la Grande Guerra a sostegno dell&#8217;interventismo italiano, mentre Cossiga è scomparso sentendosi (rispettabilmente) anche italiano. Lussu idem, nato Sardista, morì socialista italiano.<br />
Chi sbaglia dunque (o chi ritiene di voler fare bene non riuscendoci nella pratica), è vittima del “sistema”. Alla fine quindi, o si isola, o viene isolato, oppure si conforma, più o meno volontariamente, alla stessa macchina che si dice di voler riformare.<br />
Con un&#8217;età media di 55 anni, i nostri politici più blasonati non riescono ancora a cavare un ragno dal buco. A trent&#8217;anni Alessandro Magno aveva già conquistato tutto il mondo antico, a 33 Gesù di Nazareth era già <em>morto e risorto</em>. E noi? A che dobbiamo tanto immobilismo?<br />
Forse perché non abbiamo avuto Sardi al 100% ma Sardi-Italiani, figli della sbornia risorgimentale che ha clonato quella <em><a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/">Sindrome di Stoccolma</a></em> di cui più volte vi abbiamo parlato. L&#8217;omologazione mediatica, culturale, economica e politica italiana del &#8216;900 ha fatto il resto. Eppure, anche Carlo V, stando alla sua presunta critica attribuitaci sul “pocos, locos y mal unidos”, dovrebbe indurci a riflettere su errori che non vogliamo correggere.<br />
Non esistono singoli colpevoli. Siamo tutti colpevoli. Indipendentisti compresi: forse i peggiori.<br />
Proprio perché noi indipendentisti che ci siamo assunti l&#8217;onere di riformare le sorti della Sardegna, siamo i primi a contestare i nostri stessi fratelli beandoci nella rissa e nelle perpetue divisioni. E le divisioni sono una delle più forti concause che impediscono alla politica Sarda di emergere e far valere i suoi diritti.<br />
Se IRS (nata da una costola di Sardigna Natzione) fosse esistita nel 1910, la sua linea politica critica non sarebbe stata rivolta all&#8217;Autonomia (che infatti c&#8217;entra ben poco vista la centenaria attualità di Deffenu), ma forse ai Parlamentari Sardi fedeli alla Monarchia.<br />
Oggi dovremmo dire che si tratta di un problema di sistema: sociale, politico ed istituzionale.<br />
Secondo una discreta parte dell&#8217;indipendentismo odierno infatti è l&#8217;Autonomia il problema, ma non guardano il quadro complessivo. Eppure questa Specialità esiste prevalentemente sulla carta e, storicamente, bisogna ammetterlo, qualche avanzamento in termini di recupero del disastro socio-economico del dopoguerra l&#8217;ha apportato. Ma oggi questo pezzo di carta chiamato Statuto Autonomo Sardo non solo ci evidenzia quanto sia relativamente centralista ma persino insufficiente qualora fosse stato compiutamente ed integralmente applicato.<br />
Però cosa c&#8217;entra l&#8217;istituto dell&#8217;Autonomia in sé con il clientelismo, con l&#8217;assistenzialismo, con la questua petulante verso lo Stato? Niente infatti.<br />
L&#8217;indipendentismo Sardo è vecchio, non in grado di osservare la totalità dei problemi.<br />
Deve evolversi. E da buoni politicanti, i dirigenti indipendentisti non si distinguono da quelli centralisti. Qualche esempio?<br />
IRS non ci spiega che i problemi che addossa all&#8217;autonomismo (o presunto tale) esistevano da ben prima del &#8216;48. Come non ci spiega che problemi come l&#8217;assistenzialismo esistono in tutto il mondo, in particolar modo in Italia, con punte massime nel mezzogiorno e nel meridione. Ed addirittura secondo modalità più forti rispetto alla Sardegna in alcune regioni ordinarie.<br />
Ma perché dirlo se la priorità è attaccare il primo avversario politico nel pollaio? Infatti il Sardismo ben si presta (con tutta la sua defunta retorica del Bellieni) a tale scopo.<br />
Ma nulla si dice sul fatto che la disunità Sarda e l&#8217;assenza di serie riforme istituzionali per elargire veri poteri alla Sardegna sono tra le cause primarie dello status quo che affligge la <em>Questione Sarda</em> dal 1861 ad oggi.<br />
L&#8217;Autonomia, cari Amici, c&#8217;entra poco e nulla.<br />
Non c&#8217;era bisogno di chiamarla in causa, bastava guardarsi attorno tutti i giorni per capire quanto, dalla scuola ai media, passando per lo sport, la politica e l&#8217;economia, il centralismo sia l&#8217;unico spettro visibile ad occhio nudo nelle nostre vite.<br />
Prendete invece i politici centralisti nei confronti, ad esempio, della recente protesta dei Pastori Sardi guidata (con modalità più o meno condivisibili ma efficaci) da Felice Floris.<br />
Come ci ricorda lo scrittore Gianfranco Pintore, nel 1987, Massimo Dadea (dal PCI), oggi alleato politico di Soru, sui pastori affermava: <em>“E&#8217; una società arretrata caratterizzata da un immobilismo arcaico, rivelatasi impermeabile ai processi di modernizzazione, incapace di aprirsi al nuovo, impregnata di una cultura spesso portatrice di valori deteriori, prigioniera di miti e di codici che si perdono nella notte dei tempi. Una società che teorizza la violenza quale strumento per dirimere le controversie e i conflitti&#8230;”.</em><br />
Oggi Dadea solidarizza con i Pastori.<br />
Ieri era in torto oppure lo è oggi col rischio di apparire uno di quei politicanti che il Deffenu contestava? E&#8217; moralmente corretto infatti che un politico sostenga in toto le proteste di una fascia di produttori Sardi senza però offrire valide alternative al problema portato alla luce dei mass-media? E se ci fossero torti e ragioni su entrambi i fronti?<br />
E&#8217; forse falso che per lungo tempo la cultura pastorale non si sia aperta alla collaborazione ed alla modernizzazione? Ed è forse falso che oggi i politici centralisti continuino a simpatizzare demagogicamente con chi i problemi li vive sulla propria pelle per poi ignorare strumenti come la zona franca? Inoltre, chi ha il coraggio di dire che la leadership di un settore non si tiene in un mercato con un prodotto in eccedenza ed i cui standard qualitativi sono alquanto bassi? E quando si vedrà un programma per il superamento del “Pecorino Romano”?<br />
Ma ancora, quando si capirà che bisogna variare i livelli di salatura e proporre ulteriori prodotti da tavola sostenuti da un capace piano promozionale di marketing?<br />
Quando si capirà che la trasformazione dovrà valutare anche la compresenza sul mercato del latte in polvere che qualifica una consistente fetta della concorrenza di importazione (derivati inclusi)?<br />
Si è mai visto un serio imprenditore al mondo che al gioco punta tutto su una mole di cavalli perdenti?<br />
Quando si capirà che la globalizzazione (e quindi la penetrazione in mercati come quello USA) non si reggerà nei prossimi anni con 18.000 operatori che, senza differenziare il prodotto ed un riassetto della contrattazione UE, sono destinati a diventare un quinto dell&#8217;attuale forza-lavoro del comparto?<br />
Si è mai visto, ad esempio in Francia, fare una programmazione economica in un mercato opaco (e quindi privo di dati certi) come quello italiano?<br />
Quando si capirà che a Bruxelles ci dobbiamo andare noi e non solo gli industriali ed i politici nord&#8217;italiani che finiscono la filiera in conto terzi?<br />
Ed a che serve la cooperazione senza la valutazione dei costi di produzione e dell&#8217;assenza di una vera politica del Credito (magari accompagnata da una defiscalizzazione da zona franca)?<br />
Anche Sardigna Natzione &#8211; impegnata a ricordare meritevolmente Antoni Simon Mossa mentre si scorda Bastià Pirisi della prima Lega Sarda &#8211; se da un lato si avvicina positivamente al Movimento dei Pastori Sardi, dall&#8217;altro, senza un programma di supporto all&#8217;MPS, rischia di porsi sullo stesso livello della demagogia centralista che solidarizza a priori per mero tornaconto di immagine.<br />
E la Confederazione Sindacale Sarda?<br />
Insomma, tra indipendentisti disuniti e senza strategia, produttori adagiati sull&#8217;assistenzialismo, industriali dalla vista corta e politici centralisti imbonitori, l&#8217;unica camera di “compensazione” a cui dovremmo ambire in Sardegna dovrebbe essere quella per stoccare la politica superflua, per poi rottamarla quanto prima.</p>
<p>Prendete il caso Tirrenia. In questa vicenda ad esempio l&#8217;indipendentismo “non-sardista” degli amici di IRS porta avanti la vecchia idea sardista per realizzare una “flotta Sarda” (vedi <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Flotta%20Sarda%20-%20PSD%27AZ.jpg">JPG</a>).<br />
Ma nel 2010 a che serve presentarsi come “liberali” per poi rimpinguare la classica ed obsoleta cultura nazional-statalista (che solo pochi Paesi al mondo come la Francia oggi portano avanti) anche laddove ha poco senso la sua eventuale applicazione?<br />
Una compagnia di navigazione che tiene “d&#8217;ufficio” anche rotte poco frequentate nei mesi invernali non sarebbe certo competitiva rispetto all&#8217;attuale concorrenza (come quella di Moby Lines), perché il privato non è tenuto a tenere tutte le rotte in questione in tutti i periodi dell&#8217;anno. E perché mai poi un privato, che eventualmente dovrebbe subentrare in una “flotta Sarda” con capitale pubblico di maggioranza, dovrebbe rimetterci soldi in una sfida persa in partenza col resto della concorrenza privata?<br />
Se l&#8217;offerta supera la domanda, quantomeno bisognerebbe investire anche di più nello sviluppo della domanda: quindi potenziando le campagne promozionali sulla Sardegna puntando ad incrementare maggiormente il numero di possibili arrivi.<br />
Inoltre, quale serio imprenditore metterebbe il suo portafoglio nelle mani di un indotto (come Tirrenia) che, alimentato da una certa cultura sindacale, ha le sue radici nel clientelismo e nel crimine organizzato del meridione italiano?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Perché i promotori della “flotta Sarda” non devono scordarsi che oggi una ipotetica compagnia di navigazione Sarda dovrebbe, giocoforza, assorbire una discreta dose della forza-lavoro corrente di Tirrenia</span>.<br />
Meglio liberalizzare e basta (pur considerando che i costi dei deficit prima della vendita saranno comunque sulle nostre spalle), perché oggi sono molto basse le condizioni che in un simile contesto ci permetterebbero di ragionare su una efficiente politica dei trasporti. Politici e imprenditori Sardi stiano alla larga dall&#8217;indotto criminale di Tirrenia!<br />
Anche se gli utili fossero destinati alla Sardegna e non alla Campania o alla Sicilia, ben difficilmente coprirebbero i costi di gestione. La “flotta Sarda”, per quanto idea suggestiva ed intrigante, se aveva dei rischi di realizzazione nel 1989, figuratevi oggi, anche alla luce di una politica UE sulla libera concorrenza che non consente iniezioni di finanziamento da parte del pubblico.</p>
<p>Fosse solo quello. Pensate, attorno al 1912, in base ad un rapporto dell&#8217;allora “Società Operaia”, Attilio Deffenu contestava l&#8217;eccessiva rigidità del prelievo fiscale e la solerzia con cui questo veniva condotto a spese delle aziende e dei cittadini in difficoltà. Alla stessa maniera, oggi IRS irrompe negli uffici di Equitalia per motivi analoghi, così come i Sardisti denunciano la stessa problematica. In un secolo cambiano gli attori, ma il film è sempre quello. Si tratta di un remake.<br />
Ovviamente agli inizi del secolo scorso non c&#8217;era alcuna Autonomia. Ma quì a breve la “corrente dei Tulipani” di IRS ci dirà che essa è persino la causa della fame e dei conflitti nel mondo!</p>
<p>Nel 2010 insomma non c&#8217;è un settore economico, come non c&#8217;è un serio strumento politico, per far fronte all&#8217;ondata di problemi della Sardegna. Ieri come oggi, si galleggia su una crisi perpetua, sempre col fondato rischio di colare a picco.<br />
Oggi non abbiamo bisogno di sparuti convegni nei quali si discute solo se sia meglio il federalismo integrativo o competitivo, ma di convegni nei quali si parla di “interessi nazionali”, perché è questa la grande differenza tra i convegni Sardi e quelli delle altre minoranze senza stato. Se non si parla di Specialità, allora non ha alcun senso fare dei convegni per ragionare su un potenziamento di sovranità.<br />
Ed anche il movimento IRS deve capire quindi che i concetti di autonomia e federalismo non sono antitetici all&#8217;indipendenza ma sono strumenti per raggiungerla (sebbene si parta nel quadro dello Stato Italiano). Sono il “percorso graduale” di cui tanti si riempiono la bocca fermandosi agli slogan. Perché in effetti, in termini di risultati e di riforme, anche l&#8217;indipendentismo non ha prodotto <span style="text-decoration: underline;">nulla</span>.<br />
Solo chiacchiere e divisioni. Sono come un ciclo della storia Sarda che si ripete, e ad ogni ciclo, pensiamo di aver scoperto <em>l&#8217;acqua calda</em>. Di fatto replicando l&#8217;endemico male della lotta intestina.<br />
Con i cittadini non si parla per sviluppare “coscienza territoriale”, perché è una fesseria bella e buona quella di ritenere che dopo un semplice dialogo una persona possa passare dal sentirsi italiana a Sarda (intesa come appartenenza nazionale). Con i cittadini si parla per radicare elettoralmente un dato movimento nel territorio, ma per forgiare una coscienza territoriale servono RIFORME. Nel tessuto sociale infatti si entra dall&#8217;economia, dalla scuola (con storia e lingua Sarda nella Pubblica Istruzione), dai media, dalla politica, dallo sport, etc. E le riforme si fanno a maggioranza, quindi non disdegnando le alleanze e/o le collaborazioni politiche. Ma voi capirete che con ben 9 movimenti Sardi divisi (ma che sostengono più o meno programmi simili, o confusi) non si otterrà niente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Bisogna ridurre la frammentazione, non fare un partito unico ma un grande partito</span>. Proponiamo simbolicamente che la segreteria di un eventuale <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/07/se-2-piu-2-non-fa-4-chi-come-e-perche-dovrebbe-fondare-il-partito-dei-sardi/">PNS</a> sia affidata ad un indipendentista, mentre la presidenza del Partito ad un autonomista. A suggello del superamento di una stagione di inutili diatribe interne.<br />
Ecco perché l&#8217;indipendentismo deve uscire dalla stagione dei dogmi e deve integrare l&#8217;autonomismo (non quello centralista che si attribuisce l&#8217;etichetta “autonomista”).<br />
Abbiamo bisogno di uomini e donne come quelli di Fortza Paris che hanno il coraggio, senza indugio, di proporre un Partito Nazionale Sardo; come abbiamo bisogno di uomini come quei settori del PSD&#8217;AZ che sostengono analoga idea. Lo stesso dicasi di Sardigna Natzione, del PAR.I.S e dei Riformatori Sardi. Ma anche di quanti, nei partiti italiani ed in altre sigle territoriali, vedono l&#8217;unità non più un mito ma una piattaforma realmente perseguibile.<br />
Solo così quell&#8217;ineluttabile “destino” descritto da Attilio Deffenu subirà una rapida inversione di rotta. Non ci stancheremo mai di ripetere il concetto.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis Roberto e Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Rileggere%20Deffenu%20nell%27Autonomia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/09/piove-autonomismo-ladro-rileggere-deffenu-nellera-dirs-dei-pastori-sardi-e-della-tirrenia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Acqua pubblica? Le multinazionali, la corruzione clientelare degli enti pubblici e il monopolio Abbanoa</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/09/acqua-pubblica-le-multinazionali-la-corruzione-clientelare-degli-enti-pubblici-e-il-monopolio-abbanoa/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/09/acqua-pubblica-le-multinazionali-la-corruzione-clientelare-degli-enti-pubblici-e-il-monopolio-abbanoa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 22:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[abbanoa]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[deriu]]></category>
		<category><![CDATA[integrata]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1877</guid>
		<description><![CDATA[Cari Lettori,
Se vi dicessero che l&#8217;acqua, bene comune, un giorno verrà privatizzata, mercificata e che sarà disponibile solo ai costi di chi potrà permettersela mentre “il resto del mondo torna alla gestione pubblica”, che rispondereste?
Probabilmente la cosa più ovvia: saremmo tutti contrari.
Perché tutti vogliamo che l&#8217;acqua sia un bene libero ed accessibile a chiunque.
Ma l&#8217;Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Bulletta-de-Abbanoa-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1879" title="Bulletta de Abbanoa-SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Bulletta-de-Abbanoa-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="426" height="274" /></a>Cari Lettori,</p>
<p>Se vi dicessero che l&#8217;acqua, bene comune, un giorno verrà privatizzata, mercificata e che sarà disponibile solo ai costi di chi potrà permettersela mentre “il resto del mondo torna alla gestione pubblica”, che rispondereste?<br />
Probabilmente la cosa più ovvia: saremmo tutti contrari.<br />
Perché tutti vogliamo che l&#8217;acqua sia un bene libero ed accessibile a chiunque.<br />
Ma l&#8217;Italia non è “il resto del mondo”, è un Paese dai forti ritardi culturali nella gestione della macchina pubblica. Una macchina che dello <em>spoil system</em> ne ha fatto una impietosa parodia, elevata al rango del più tetro clientelismo politico.<br />
Dall&#8217;Italia Giolittiana, passando per il fascismo e la <em>Prima Repubblica</em>, fino ad arrivare ai giorni nostri, scorgiamo tutte quelle strutture che consentono nel territorio ai potentati politici di governare: Sanità, gestione dell&#8217;acqua, telecomunicazioni (ormai svendute, non a favore del mercato, ma a beneficio di nuovi oligopoli), scuola, ecc.<br />
Il resto del mondo si è avviato da anni verso vere liberalizzazioni: si è aperto al mercato migliorando la qualità dei servizi offerti ed abbassandone così anche i costi di accesso.<br />
L&#8217;Italia invece invecchia, con le sue inadeguate strutture. Perché? Perché il progresso spaventa i furfanti della politica. In esso c&#8217;è efficienza e nell&#8217;efficienza non è la politica che decide chi o come deve lavorare in un ente più o meno pubblico (alimentando un suo giro di voti), ma sono i manager, sono il mercato, sono la domanda che incrocia l&#8217;offerta in un sistema di pesi e contrappesi in cui la legge stabilisce quali sono i confini che la politica non può superare e stabilisce quali sono le sanzioni per l&#8217;ente pubblico o privato che non compie il suo dovere.<br />
Crollata la <em>Prima Repubblica</em> nel 1994, in un sussulto di modernismo, l&#8217;Italia ha tentato di rinnovarsi. Il sistema della gestione delle acque è stato uno di questi capitoli di intervento.<br />
La normativa Galli riprendeva un discorso più volte interrotto nel corso del tempo e si proponeva di strappare via la gestione dell&#8217;acqua ai carrozzoni politici di questo o quell&#8217;ente pubblico.<br />
Ma tramontata ancora una volta la possibilità effettiva di separare la parte gestionale dalla politica, è così venuto meno quel criterio di amministrazione di una risorsa come l&#8217;acqua che in quasi tutto il mondo ha assunto i caratteri del sistema integrato: ovvero la gestione mista tra pubblico e privato delle reti. In ragione della necessità di garantire la distribuzione dell&#8217;acqua con efficienza e con costi ragionevoli per ogni fascia di reddito.<br />
In Sardegna, con la Giunta Soru, siamo passati da una serie di inefficienti mostri pubblici territoriali ad un unico mostro pubblico/privato, il quale ha prevalentemente assorbito la forza lavoro dei precedenti, con qualche limatura a seconda della competenza ricaduta sui singoli distretti attuali.<br />
Il risultato di una tale operazione, come prevedibile, è stato quello di non averne in cambio alcun beneficio, avendo replicato ed inasprito i mali precedenti (del pubblico).<br />
Giunse così la solita gestione politica dell&#8217;ente nel Consiglio di Amministrazione; un buco di bilancio senza precedenti; una rete assolutamente inefficiente ed i relativi costi scaricati sulle spalle dei cittadini: non di rado verso famiglie poco abbienti, con bollette esorbitanti per migliaia di euro (che in specifici casi non sono neppure mai state contabilizzate in base al volume idrico erogato).<br />
Neanche la più vorace delle multinazionali dell&#8217;acqua avrebbe saputo fare danni simili.<br />
Dall&#8217;Adiconsum di Oristano, Giorgio Vargiu ha recentemente invitato alla protesta contro bollette (pensate) arbitrarie di oltre 4.000 euro <em>(Fonte: La Nuova Sardegna, 24-08-2010).</em><br />
Avrà le sue buone ragioni dunque il presidente della Provincia di Nuoro Deriu a protestare contro Abbanoa, molte meno invece nel momento in cui prospetta un ritorno agli enti precedenti (Govossai, Esaf, ecc). O forse, senza dubitare della buone fede del sig. Deriu, la politica ha sempre le sue ragioni&#8230;<br />
Dopotutto, alle ultime elezioni i grandi partiti italiani hanno tenuto il loro “giro di prebende” per il rotto della cuffia. Partito Democratico incluso. Dunque, per consolidare il loro potere hanno bisogno di moltiplicare ancora gli enti. Altrimenti come potrebbero mai garantirsi nuovo consenso elettorale e consolidarlo senza quel “valore aggiunto” rappresentato dal clientelismo che colma i limiti di una vuota propaganda in cui gli slogan sostituiscono i programmi per lo sviluppo?<br />
Va letto così, forse – e ripetiamo, forse – il magro dibattito tra Deriu e Carlo Mannoni (quest&#8217;ultimo uno dei padri di Abbanoa sotto la Giunta Soru) nel quale il primo sostiene dei referendum auto-promossi per “abbattere l&#8217;idromostro”, ed il secondo vorrebbe dare un volto umano al medesimo idromostro le cui colpe (magari, ripetiamo, magari) si sarebbero incancrenite con la Giunta Cappellacci&#8230;Così, mentre il “Soriano” Mannoni difende la sua creatura, il “Margheritino” Deriu la disdegna. Su una cosa concordano: “il privato è la reincarnazione di Belzebù”.<br />
Entrambi però non ci parlano neppure dei “parcheggi di clientele” rappresentati dalla giungla dei consorzi di bonifica ramificati nel territorio.<br />
Se questo dunque è lo spessore culturale con cui si affronta la materia (uno spessore molto politico, miscelato alla contestazione al centrodestra e con la bega interna al PD)&#8230;siamo veramente messi male.<br />
A dare man forte a questi piccoli potentati di Comuni, Province ma anche Regione, con una rete italiana che perde oltre un terzo dell&#8217;acqua erogata e con punte del 70% di perdita in alcune amministrazioni, arrivano i diversi promotori di alcuni referendum (su scala nazionale italiana) per “tenere” l&#8217;acqua pubblica.<br />
I referendum sono palesemente ideologizzati: confondono l&#8217;acqua pubblica (che nessuna normativa privatizza, neppure il decreto Ronchi) con la liberalizzazione delle reti idriche (aspetto del tutto normale in qualsiasi parte del mondo). Si tratta di informazione ai limiti della mala fede.<br />
La gestione pubblica (acqua, reti, distribuzione e disservizi inclusi), è tale sono in alcuni regimi come l&#8217;Iran e la Corea del Nord. Ed in alcuni casi Sudamericani.<br />
Tali promotori del resto, a sostegno delle loro tesi, ripetono a iosa alcuni luoghi comuni ed alcuni esempi non certo rappresentativi dei benefici di una (seria) gestione integrata.<br />
Ad una certa becera ed obsoleta cultura statalista nella quale il privato sarebbe sempre e solo “un nemico del Popolo”, si affiancano discorsi del tipo: “A Latina le multinazionali hanno accresciuto il costo della bolletta”, oppure: “ A Parigi stanno tornando all&#8217;acqua pubblica”.<br />
Considerando che a questi “esempi” ne aggiungono pochi altri, e che spesso non si spiega che proprio a Latina è il pubblico ad avere il 51% del pacchetto azionario della gestione idrica, ancora meno si spiega che la Francia è ben lontana dal rendere pubblica la gestione delle reti.<br />
Pensate, in alcune amministrazioni del meridione d&#8217;Italia il privato è già attivo, ed ha i bilanci in rosso (tanto quanto il pubblico). Dove stia quindi il “business a prescindere” sull&#8217;acqua rimane un mistero.<br />
Come se poi 3 o 4 esempi possano suffragare una realtà che vede milioni di enti in tutto il pianeta fare ricorso alla gestione integrata per l&#8217;espletamento dei servizi idrici.<br />
Piuttosto, il problema che abbiamo in Italia, rispetto ad una gestione relativamente discreta del servizio a livello internazionale, è proprio l&#8217;assenza di una legislazione mirata alla tutela dei diritti degli utenti ma anche degli investitori. Servono efficienti organi di controllo.</p>
<p>La cosa più singolare di questa situazione è che, essendo una parte del Nazionalismo Sardo ancora fortemente ideologizzata, al posto di avversare il parassitismo “capitalista” e clientelare dei partiti italiani proponendo la liberalizzazione (che di per sé non significa solo dare al privato un appalto ma anche ad un terzo soggetto pubblico), condivide un ritorno al passato. Avvallando quindi il potere dei partiti che impediscono ai nostri di guardare al progresso. Perché all&#8217;intrico politico spesso si somma quello sindacale, vero e proprio braccio motore del primo nella società.<br />
Certamente non pretendiamo che, nell&#8217;eventuale fase di una vera liberalizzazione, chi ha già assunto un posto di lavoro (in base a comprovata professionalità sul campo) vada sulla strada. Ma non si può neppure pensare che l&#8217;efficienza di un servizio debba essere puntualmente trasformata in un becero “stipendificio” a carico dei cittadini.<br />
L&#8217;aspetto drammatico è che uno dei referendum proposti per la “tutela dell&#8217;acqua pubblica” afferma di voler vietare anche le gare di assegnazione degli appalti&#8230;Praticamente, come nei regimi, a quel punto sarebbe direttamente il piccolo potentucolo di turno ad alzare la cornetta del telefono per assegnare direttamente il lavoro al <em>clientes</em> del momento, saltando la grana di dover effettuare un trasparente bando di gara per aggiudicare la gestione del servizio all&#8217;offerta più competitiva sul mercato.<br />
E noi, come liberal-democratici, a questo gioco non ci vogliamo stare.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano e Corda Marco.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Abba%20liberalizzata.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Articolo correlato &#8211; &#8220;Class action su Abbanoa&#8221;: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/01/class-action-su-abbanoa-magari/">Entra</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/09/acqua-pubblica-le-multinazionali-la-corruzione-clientelare-degli-enti-pubblici-e-il-monopolio-abbanoa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Politica e letteratura Sarda: Sos pianos regionales – De Remundu Piras</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/09/politica-e-letteratura-sarda-sos-pianos-regionales-%e2%80%93-de-remundu-piras/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/09/politica-e-letteratura-sarda-sos-pianos-regionales-%e2%80%93-de-remundu-piras/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 22:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOTZIEDADE]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[pianos]]></category>
		<category><![CDATA[piras]]></category>
		<category><![CDATA[poeta]]></category>
		<category><![CDATA[regionales]]></category>
		<category><![CDATA[remundu]]></category>
		<category><![CDATA[sarda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1871</guid>
		<description><![CDATA[Da cando su guvernu regionale
at fatu sos pianos e difusu
su pianu &#8216;e rinàschida, in piusu
sun duos, ca su primu andadu est male:
pianu trienale e chimbenale
cun su pianu ilde an postu in usu,
su pastoriu po aer cunfusu
su pianu &#8216;e sa peta o pastorale.
Fatu nd&#8217;an sete a pianu a pianu:
com&#8217;in sufita in colda sun torrende
passend&#8217;ora a pabilu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Cantadores-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1872" title="Cantadores - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Cantadores-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="297" height="182" /></a>Da cando su guvernu regionale<br />
at fatu sos pianos e difusu<br />
su pianu &#8216;e rinàschida, in piusu<br />
sun duos, ca su primu andadu est male:</p>
<p>pianu trienale e chimbenale<br />
cun su pianu ilde an postu in usu,<br />
su pastoriu po aer cunfusu<br />
su pianu &#8216;e sa peta o pastorale.</p>
<p>Fatu nd&#8217;an sete a pianu a pianu:<br />
com&#8217;in sufita in colda sun torrende<br />
passend&#8217;ora a pabilu e pinna in manu</p>
<p>una retroga chi no finit mai,<br />
cando paret fininde est cumintzende.<br />
Paret unu contadu e puru est gai.</p>
<p><em>Su tres de Maltu 1977 &#8211; Remundu Piras, poeta 1905 – 1978</em><em>.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sotziedade-Piras%20e%20pianos%20regionales.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/09/politica-e-letteratura-sarda-sos-pianos-regionales-%e2%80%93-de-remundu-piras/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sas matzines de U Erre Enne: Su Presidente Russu Medvedev in ferias</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/08/sas-matzines-de-u-erre-enne-su-presidente-russu-medvedev-in-ferias/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/08/sas-matzines-de-u-erre-enne-su-presidente-russu-medvedev-in-ferias/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 11:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[ESTERI]]></category>
		<category><![CDATA[MULTIMEDIAS]]></category>
		<category><![CDATA[enne]]></category>
		<category><![CDATA[erre]]></category>
		<category><![CDATA[floris]]></category>
		<category><![CDATA[matzines]]></category>
		<category><![CDATA[medvedev]]></category>
		<category><![CDATA[presidente]]></category>
		<category><![CDATA[russu]]></category>
		<category><![CDATA[sardinna]]></category>
		<category><![CDATA[sardinnya]]></category>
		<category><![CDATA[u]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1852</guid>
		<description><![CDATA[Le foto esclusive di U.R.N. Sardinnya: Il Presidente della Federazione Russa D. Medvedev in ferie a Breuil-Cervinia. Di Floris M. 24-07-2010. A nos bidere in Sardinna!


U.R.N. Sardinnya &#8211; Redazione SANATZIONE.EU
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le foto esclusive di U.R.N. Sardinnya: Il Presidente della Federazione Russa D. Medvedev in ferie a Breuil-Cervinia. Di Floris M. 24-07-2010. A nos bidere in Sardinna!<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-0-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1853" title="Medvedev 0 - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-0-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="610" height="448" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-1-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1854" title="Medvedev 1 - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-1-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="610" height="426" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-2-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1855" title="Medvedev 2 - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-2-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="610" height="647" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-3-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1856" title="Medvedev 3 - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-3-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="610" height="424" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-4-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1857" title="Medvedev 4 - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-4-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="610" height="431" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-5-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1858" title="Medvedev 5 - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-5-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="610" height="1054" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-6-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1859" title="Medvedev 6 - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Medvedev-6-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="610" height="800" /></a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya &#8211; Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/08/sas-matzines-de-u-erre-enne-su-presidente-russu-medvedev-in-ferias/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Punto per punto: Una replica pubblica all&#8217;ideologo di IRS F. Sedda</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/08/punto-per-punto-una-replica-pubblica-allideologo-di-irs-f-sedda/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/08/punto-per-punto-una-replica-pubblica-allideologo-di-irs-f-sedda/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 18:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[abortiva]]></category>
		<category><![CDATA[adriano]]></category>
		<category><![CDATA[bellieni]]></category>
		<category><![CDATA[bomboi]]></category>
		<category><![CDATA[franciscu]]></category>
		<category><![CDATA[irs]]></category>
		<category><![CDATA[Kossiga]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
		<category><![CDATA[replica]]></category>
		<category><![CDATA[sardinnya]]></category>
		<category><![CDATA[sedda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1826</guid>
		<description><![CDATA[
&#8220;La differenza tra un apparente riformatore (conservatore) ed un vero riformista? Che il primo critica i morti, il secondo i vivi.&#8221; B.A. 2010.
Caro Franciscu,
Fatta salva la stima nei tuoi confronti, ho sempre guardato con sincero interesse alla tua capacità di andare oltre alcuni luoghi comuni dell&#8217;indipendentismo Sardo.
Circostanza provata anche dall&#8217;apertura del tuo movimento ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/4-Moros-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1838" title="4 Moros - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/4-Moros-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="602" height="452" /></a></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/4-Moros-URN-Sardinnya.jpg"></a><em>&#8220;La differenza tra un apparente riformatore (conservatore) ed un vero riformista? Che il primo critica i morti, il secondo i vivi.&#8221; B.A. 2010.</em></p>
<p>Caro Franciscu,</p>
<p>Fatta salva la stima nei tuoi confronti, ho sempre guardato con sincero interesse alla tua capacità di andare oltre alcuni luoghi comuni dell&#8217;indipendentismo Sardo.<br />
Circostanza provata anche dall&#8217;apertura del tuo movimento ad una serie di riforme dell&#8217;immagine e della comunicazione mai tentate prima con coraggio dall&#8217;ambiente indipendentista.<br />
Elementi quali l&#8217;Europeismo, la moderazione dialettica, l&#8217;apertura verso un indipendentismo inclusivo e modernista, uniti a quello della riforma visiva, sono fattori che la critica (anche aspra) di U.R.N. Sardinnya ha lanciato, senza non poche polemiche, nei vostri e nei nostri spazi di discussione.<br />
Ma sono rimasto profondamente deluso dal tuo ultimo articolo sulla morte di Cossiga, non perché voglia apparire in qualità di “avvocato postumo” di tale personaggio, ma perché il tuo scritto si pone su un piano non idoneo, rispetto alla complessa valutazione che merita, come si pone su un piano di evidente strumentalizzazione che affonda le sue radici nella dottrina di IRS che promuovi e che porti avanti.</p>
<p>Il 20 agosto hai affermato:</p>
<p><em>“Quello che la maggior parte delle persone non sanno&#8230;.è che nella bara, come chiaramente indicato dalle bandiere, c&#8217;erano le spoglie dell&#8217;Autonomia e delle sue mortali contraddizioni.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">1 -</span> Ti confesso che non lo sapevo neppure io, perché ci vorrebbe parecchio coraggio ad affermare che Cossiga sia stato il capofila del contradditorio autonomismo Sardo. Al contrario, fu ben lucida la sua posizione nel volerlo superare. A Chiaramonti nel 2001 dichiarava:</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>“Fu il nostro, abbiamo il coraggio di confessarlo, un autonomismo quasi senza anima &#8211; anche se con molta, anzi troppa retorica -, un autonomismo Stato-orientato e purtroppo angosciosamente stato-petente; un autonomismo nutrito certo anche di grandi tensioni ideali (ricordiamo Anselmo Contu, Salvatore Mannironi, Francesco Fancello, Stefano Siglienti, Pietro Fadda, Pietro Mastino, Luigi Crespellani, i fratelli Giovanni Battista e Mario Melis, Paolo Dettori ed Armandino Corona), tutti nello spirito originario di zio Camillo Bellieni, fondatore del Partito Sardo d&#8217;Azione e di Emilio Lussu, primo leader e suo principale combattente; ma un cosiddetto autonomismo nutrito sempre e soprattutto, ahimè, di richieste, di rivendicazioni e anche di piagnistei più da sudditi di Madrid che da cittadini della Repubblica Italiana; un autonomismo che, come mi confessò Antonio Segni, una volta divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri, sembrava più mirato ad ottenere denaro e denaro che non alla conquista di una effettiva titolarità e all&#8217;esercizio responsabile di autonome competenze!”</em></span></p>
<p>Hai proseguito dicendo:</p>
<p><em>“&#8230;fanno il punto sul rapporto l&#8217;identità sarda e quella italiana, e dunque fra le due bandiere, nella visione di Cossiga e con lui di buona parte della classe dirigente sarda nella sua veste pubblica.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">2 -</span> Che c&#8217;è di male nel sentirsi sia Sardi che Italiani? E&#8217; una condizione che non riguarda solo la classe politica ma anche una discreta maggioranza del milione e mezzo di Sardi del quale dobbiamo rispettarne l&#8217;orientamento e batterci politicamente per costruire qualcosa di nuovo.<br />
Ma tornerò su questo argomento nel punto 6 di questa replica perché è importante.</p>
<p>Hai affermato anche:</p>
<p><em>“Poco da aggiungere: la Sardegna, terra d&#8217;origine, da un lato, l&#8217;Italia Popolo‐Patria‐Nazione‐ Stato‐Repubblica, dall&#8217;altro.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">3 -</span> Nelle esequie tuttavia sono scomparsi i funerali di Stato ed è apparsa anche la bandiera dei 4 Mori. Mentre Cossiga, ricordiamolo, a differenza degli indipendentisti, aveva elaborato una proposta di riforma delle istituzioni Sarde, comprensiva del riconoscimento della Nazione Sarda. Una proposta di riforma delle istituzioni dell&#8217;isola che, buona o cattiva, proprio dall&#8217;indipendentismo invece continua a mancare.<br />
Ma d&#8217;altra parte oggi in Sardegna esiste una nuova dottrina: da un lato “il sincero indipendentismo non sardista che si riconosce nell&#8217;albero giudicale” (emblema di una civiltà estinta che non riguardò certo il Popolo Sardo nella sua interezza); dall&#8217;altro “il mondo del sardismo quattromorista, rivendicazionista, legato a doppio filo con l&#8217;Italia e succube della parabola di Bellieni sulla nazione abortiva”.<br />
C&#8217;è forse quindi qualcosa di più nobile tra un indipendentista che giudica politicamente (prima che storicamente) i simboli della maggioranza del Popolo Sardo rispetto ad un signore che, pur riconoscendo la Nazione Sarda, si sentiva anche italiano?</p>
<p>Hai detto ancora:</p>
<p><em>“&#8230;divenuto in un lontano paese d&#8217;oltremare Presidente di una Repubblica acquisita, a cui tutta la fedeltà e l&#8217;amore ha sacrificato, che ricorda con nostalgia la lontana terra di provenienza da cui un tempo ormai lontano era partito.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">4 -</span> Era anche tornato, ma noi indipendentisti gli abbiamo riso addosso, qualcuno l&#8217;ha anche giudicato per i suoi trascorsi (per carità, opera legittima), e l&#8217;abbiamo mandato a quel paese quando ha tentato di elaborare una proposta politica di unitarietà tra movimenti Sardi, seguita ad una proposta formale di revisione delle istituzioni Sarde. La stessa che continua a mancare da parte dell&#8217;indipendentismo. Se tu nel suo atto ci vedi i tipici tratti “antropologici” del <em>Sardo piagnone all&#8217;estero</em>&#8230;io negli indipendentisti ci ho visto i tipici tratti “antopologici” dell&#8217;orgoglio, della rivalsa sull&#8217;avversario ideologico del passato ma anche del protagonismo e della tutela della propria bottega rispetto allo spirito di squadra. Infatti, chi avrebbe mai potuto credere nel 2001 ad una fusione tra PSD&#8217;AZ e Sardigna Natzione?</p>
<p>Hai proseguito affermando:</p>
<p><em>“&#8230;c&#8217;è il senso della nostalgia di un luogo perduto, di una rinuncia mostruosa, di una vita abortita.<br />
C&#8217;è forse il senso di colpa per una morte non evitata, per un delitto di cui si è stati in qualche modo complici. Qualcosa di certamente diverso ma di altrettanto sicuramente doloroso quanto la morte di Aldo Moro: la morte della nazione sarda, quella morte volontaria, liberamente e autonomamente scelta, di cui Cossiga parlò nel suo discorso a Chiaramonti. La nazione sarda si era suicidata nel 1848 o giù di lì per fondare lo Stato italiano. E per un conservatore, ciò che è stato è stato, indietro non si torna, ora tocca difendere l&#8217;esistente.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">5 -</span> La cosa che ha difeso negli anni &#8216;80 fu il Partito Sardo d&#8217;Azione dai processi del cosìdetto “complotto separatista”, proprio a seguito della scelta azionista di superare Bellieni con il congresso del 1980 di Porto Torres. Quella dei processi fu una controversa stagione nella quale la fusione tra il sardismo ed il presunto terrorismo separatista avrebbe comportato una drastica adesione del pianeta indipendentista alla clandestinità, con le sue ovvie ricadute su quella democratica e pacifica (ma lenta) affermazione dell&#8217;indipendentismo Sardo che oggi conosciamo.<br />
Le “cose” che ha difeso quindi forse ci riguardavano pesantemente, sopratutto in un epoca in cui altri indipendentisti, durante la guerra fredda, all&#8217;estero si ritrovavano con la testa crivellata di proiettili, con il naso nel parabrezza dell&#8217;auto a seguito di un misterioso problema ai freni, e qualche volta in qualche anonima buca sui monti a far compagnia ai vermi.<br />
Ma se l&#8217;avere dei Sardi nelle più alte cariche dello Stato Italiano ed anche nel personale di intelligence forse ci ha evitato il peggio, possiamo affermare senza timori che Cossiga sia pure stato un riformista: proprio perché a differenza dell&#8217;indipendentismo non si è fermato alle chiacchiere ma, finita la <em>guerra fredda</em> (e quindi in un periodo di maggiori possibilità per le minoranze senza stato), si è avvicinato a Baschi, Catalani ed altri, mentre in Sardegna ha cercato vanamente la collaborazione di noi indipendentisti, ed ormai isolato proponeva ad un Senato sordo ed indifferente un <a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">riconoscimento</a> per la sua terra. Del quale evidentemente a noi non ci importava granché, se ad esso abbiamo anteposto un giudizio ideologico sulla persona.<br />
Ma dobbiamo a lui oggi il trasversale interesse politico per la riscrittura dello Statuto Sardo, molto meno all&#8217;indipendentismo.</p>
<p>Ancora, hai affermato:</p>
<p><em>“Certo poi dichiarando nuovamente in chiusura che il tutto era fatto con amore per il popolo italiano.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">6 -</span> Quì arriviamo al tema in sospeso.<br />
Se si sentiva anche italiano non è un qualcosa di scandaloso. Forse lo è per noi Sardi abituati a vivere in uno stato dove la nazione deve essere solo <span style="text-decoration: underline;">una</span> all&#8217;interno delle stesse istituzioni. E quindi, anche il sentire identitario, diventa un elemento a senso unico. E cosa dovrebbero dire allora i cittadini del Regno Unito &#8211; non indipendentisti &#8211; che spesso, vivono con 4 identità in una e se ne sentono appagati ed arricchiti?</p>
<p>Ti vorrei chiedere a questo proposito, tu che sei “non-nazionalista”, come vedi la cosa? Perché io da liberal-nazionalista vedo come una ricchezza la professione di mille identità nella vita di un uomo. <span style="text-decoration: underline;">Pur difendendo senza etnocentrismi quella di origine</span>.<br />
Ecco quindi la palese contraddizione della tua ideologia per IRS: da un lato contesti il pluralismo identitario dei Sardi dichiarandolo contradditorio, dall&#8217;altro qualifichi il tuo movimento come <em>non-nazionalista</em>, per di più sostenendo una bandiera (che per quanto rispettabile) rappresenta una civiltà Sarda scomparsa (quella arborense-giudicale). Una formula di recupero dei simboli passati nel presente tipica del romanticismo ottocentesco e di quel rigido etnonazionalismo reazionario che tanti lutti ha portato nella storia.</p>
<p>Sviluppare autocoscienza è un lavoro che non si fa attaccando etnocentricamente il dualismo identitario ma attraverso le riforme del nostro status sociale ed istituzionale.</p>
<p>Hai detto:</p>
<p><em>“Ma Cossiga, furbescamente, non sceglieva. Indicava solo le possibilità. O meglio, indicava un&#8217;alternativa mentre rimaneva nella sua volontaria fedeltà all&#8217;Italia.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">7 -</span> Se ci si sente parte di due culture, non collidenti tra loro, perché mai bisognerebbe scegliere? Sarebbe una formula etnocentrista. Se si hanno incarichi di potere si possono indicare delle strade, se poi chi di dovere queste strade non le prende (anche perché, come suddetto, fu <em>“Kossiga”</em> a proporle), allora non si capisce cosa si stia contestando&#8230;E&#8217; la classica pesantezza e lo stalking contro chi viene identificato come un avversario, ma più o meno direttamente questo diventa il Sardismo e non il centralismo.</p>
<p>Ancora:</p>
<p><em>“&#8230;perchè da sardista autonomista, lucido matto, sardo volontariamente italiano e politico di razza, sapeva una cosa molto semplice: ammainando il tricolore sarebbe andata giù, legata con esso, proprio come sulla sua tomba, anche la bandiera dell&#8217;autonomia, i quattro mori.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">8 -</span> Questa è la frase che mi ha più deluso del tuo articolo: dopo aver eretto Cossiga a paladino della contraddizione in base a presupposti etnocentrici (che in IRS ritieni non esistano), hai strumentalizzato all&#8217;evidenza la sua morte per portare avanti il tuo filone politico-ideologico contro i 4 Mori (che sono un semplice simbolo delle radici del Popolo Sardo attuale, e non tanto dell&#8217;Autonomia. A prescindere dalle motivanti storiche di adozione).</p>
<p>Hai confermato la strumentalizzazione di bottega con la frase:</p>
<p><em>“&#8230;non ci riusciva, nonostante nel suo discorso di Chiaramonti evocasse come un lutto “la sconfitta dell&#8217;esercito sardo giudicale per opera dell&#8217;armata aragonese catalana ‐ e siciliana, sulla piana di Sanluri, nella tragica giornata del 30 giugno 1409”, quando i sardi sventolavano la bandiera con l&#8217;Albero verde in campo bianco.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">9 -</span> Con questa affermazione concludi diverse operazioni: la prima è quella in cui scordi che le bandiere non sono eterne e lo stesso Cossiga adottò quella dei 4 Mori. Perché rappresenta(va) il Popolo Sardo, e non tanto l&#8217;Autonomia o la “nazione abortiva”.<br />
La seconda è che, con questa lettera, ti “scordi” che esistono anche altri indipendentisti e che non tutti si riconoscono nell&#8217;albero giudicale in quanto simbolo della Nazione Sarda ma nei 4 Mori.<br />
Il terzo è la solita “operazione”: quella appunto di accreditare alla sola IRS il campo di liceità politica dell&#8217;indipendentismo, quello “sincero”, nella cui controparte invece ci sarebbero i 4 Mori con tutte le loro contraddizioni. Ma se è per questo anche l&#8217;albero giudicale oggi lo troviamo come stemma di qualche comune in Catalogna&#8230;Come a Juneda (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Juneda%20-%20SANATZIONE.EU.jpg">JPG</a>).<br />
Ma le origini storiche oggi contano poco in termini politici (specie se ci si dichiara “non-nazionalisti” e non si usa dunque la storia a proprio uso e consumo per dividere da terzi movimenti politici affini).</p>
<p>La tua perla finale:</p>
<p><em>“Alla Sardegna indipendente ci penseremo noi.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">10 -</span> Beh, se ci penseremo allo stesso modo in cui abbiamo trattato Cossiga quando ci offrì un aiuto (e non solo a chiacchiere) e continuando a lanciare sassi di questo genere sul resto dell&#8217;indipendentismo, sull&#8217;autonomismo e sull&#8217;unico simbolo che oggi unisce il Popolo Sardo (come i 4 Mori)&#8230;.<br />
Io questa Sardegna indipendente faccio veramente fatica ad immaginarla&#8230;</p>
<p>Un sincero saluto. Pensaci.</p>
<p><strong>Bomboi Adriano – Ass.ne U.R.N. Sardinnya</strong></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Replica%20a%20Sedda.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/08/punto-per-punto-una-replica-pubblica-allideologo-di-irs-f-sedda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Beppe Pisanu, su Cossiga deve essersi distratto</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/08/caro-beppe-pisanu-su-cossiga-deve-essersi-distratto/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/08/caro-beppe-pisanu-su-cossiga-deve-essersi-distratto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 16:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[adriano]]></category>
		<category><![CDATA[beppe]]></category>
		<category><![CDATA[bomboi]]></category>
		<category><![CDATA[cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalisti]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
		<category><![CDATA[pisanu]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
		<category><![CDATA[sardi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1813</guid>
		<description><![CDATA[Caro Giuseppe,
Come prevedibile, dopo la morte del nostro Francesco Cossiga, nei mass-media appaiono le più disparate dichiarazioni di galoppini, amici, o presunti tali, che si spendono per ricordare qualche aneddoto del nostro illustre concittadino o per interpretarne il pensiero. Niente di strano in tutto ciò, anch&#8217;io ho le mie opinioni.
Ma uno statista può essere un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pisanu-U.R.N.-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1814" title="Pisanu - U.R.N. Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pisanu-U.R.N.-Sardinnya.jpg" alt="" width="343" height="228" /></a>Caro Giuseppe,</p>
<p>Come prevedibile, dopo la morte del nostro Francesco Cossiga, nei mass-media appaiono le più disparate dichiarazioni di galoppini, amici, o presunti tali, che si spendono per ricordare qualche aneddoto del nostro illustre concittadino o per interpretarne il pensiero. Niente di strano in tutto ciò, anch&#8217;io ho <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/">le mie opinioni</a>.<br />
Ma uno statista può essere un personaggio del quale si può affermare tutto e con completezza in pochi istanti? Politici e storici su questo proseguiranno nel dire la loro.<br />
Mi tornava però alla mente un&#8217;intervista concessa da Cossiga all&#8217;emittente <em>Euronews</em> nel corso del 2008. Proprio l&#8217;anno successivo a quello in cui, segretamente, aveva scritto le famose lettere dedicate alle 4 più alte cariche dello Stato da consegnare all&#8217;atto della sua morte. In un frammento di questa intervista poneva la seguente domanda retorica al giornalista che aveva di fronte: <em>“Caravaggio era un grande pittore o un uomo violento che in una rissa uccise un uomo?<br />
Era entrambe le cose. Una cosa non esclude l&#8217;altra”.</em></p>
<p>Ebbene, non ho potuto fare a meno di notare la sua intervista sul quotidiano <em>La Nuova Sardegna</em> del 21 agosto. Riporto le testuali parole da Lei usate a pagina 5 per interpretare il sentimento identitario di Cossiga: <em>“Era anche un convinto autonomista, ma nella visione di Don Sturzo: la Regione nella Nazione, non contro la Nazione e neppure a prescindere dalla Nazione. Alcune sue simpatie, come quelle per il popolo basco e per l&#8217;esperienza catalana, hanno alimentato dicerie sul suo estremismo regionalista”.</em></p>
<p>Certo, Cossiga era un profondo conoscitore delle tesi di Don Sturzo, come di quelle del Rosmini, ma quando si parla di “Regione nella Nazione”, rischiamo di fare lo stesso errore di lettura di Arturo Parisi a dispetto del Nostro complesso statista.<br />
Cossiga non parlava di “Regione nella Nazione” nei termini di un&#8217;omogeneizzazione del Popolo Italiano. Cossiga parlava di “Nazione nella Nazione”. E credo che Lei sappia benissimo da dove partì la “diceria” sull&#8217;estremismo regionalista: da Cossiga stesso.<br />
Questa “diceria” fu presentata in Senato durante la XV Legislatura e rappresentava un testo organico (di matrice catalanista) di revisione delle istituzioni Sarde. <a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">Il disegno di legge costituzionale n. 352</a>.<br />
Debbo dirle, a molti indipendentisti Sardi non piace la dualizzazione identitaria che accompagnò la vita di Cossiga. E neppure post-mortem gli perdonano gli anni della <em>Guerra Fredda</em>, forse poiché ideologicamente allevati nell&#8217;allora eccitazione marxista, e nel cui fervore, piuttosto che sopportare <em>Gladio</em> (di cui nulla si sapeva), avrebbero magari preferito un&#8217;invasione del regime Sovietico. Eppure, in una forma statuale quale quella del Regno Unito convivono benissimo nazionalismi diversi, talvolta tendenti alla piena indipendenza, talvolta tendenti alla prosecuzione della collaborazione nel quadro di un unico stato.<br />
Nel suo disegno di legge Cossiga affermava: <em>“L’Italia è composta di Regioni, comunità e nazioni senza Stato (quali il Friuli, la Sardegna e la Valle d’Aosta: il problema del Sud Tirolo è un problema di tutt’altra natura) che non hanno comunque tutte eguale senso comune o autocoscienza di specifica individualità”.</em><br />
Quindi? Quindi caro Pisanu dovremo pur ammettere quanto Cossiga avesse maturato una sua chiara visione della Sardegna e del ruolo che <span style="text-decoration: underline;">avrebbe potuto</span> ricoprire nel quadro del più ampio assetto istituzionale italiano: Nazione nella Nazione.<br />
Ed è con i 4 Mori accanto al tricolore che sulla bara ha disdegnato i funerali di Stato.<br />
Anche al funerale le sue volontà non richiedevano l&#8217;omaggio delle personalità politiche, ma a Sassari queste ci sono andate comunque. “In forma privata” si è detto, ma violando di fatto le sue disposizioni in materia.</p>
<p>Negli anni &#8216;80 salvò il Partito Sardo d&#8217;Azione, da poco proclamatosi indipendentista, dal palese tentativo di illegalizzazione ordito da non meglio precisati settori dell&#8217;intelligence e della Magistratura Italiana mediante il controverso “complotto separatista”. A fine anni &#8216;80 salvò anche la “Brigata Sassari” da un disegno dei vertici militari di riorganizzazione delle Forze Armate che tentava di omologare definitivamente anche quella poca specialità di corpo e di uniformità territoriale rimasta.<br />
In Sardegna, l&#8217;astioso indipendentismo che ancora attraversa diversi settori del Nazionalismo Sardo, non aveva capito (e forse non l&#8217;ha capito neppure oggi) che, sebbene alla Sardegna Cossiga poteva interessarsi da tempo, l&#8217;ha fatto comunque nel periodo storico maggiormente propizio. Aspetto di cui era pienamente consapevole.<br />
E&#8217; per questo che si avvicinò a Baschi e Catalani, perché con la fine della <em>Guerra Fredda</em> non intuì solo il terremoto della partitocrazia italiana (a cui tangentopoli diede la più grande scossa), ma intuì che ci sarebbero stati ampi margini di manovra anche per tutte le minoranze internazionali senza stato che si battevano per un riconoscimento formale del loro diritto all&#8217;esistenza.<br />
In quest&#8217;ottica fu dunque lineare e coerente il suo impegno nel corso dell&#8217;ultimo decennio affinché anche la Sardegna superasse i ritardi ideologici della sciocca battaglia tra autonomismo ed indipendentismo al fine di riformare le istituzioni Sarde per gradi. Circostanza che avrebbe permesso anche all&#8217;indipendentismo di crescere: perché senza autocoscienza territoriale non c&#8217;è Nazione. Ma la Sardegna ha avuto ed ha tutti i requisiti per essere riconosciuta come tale. Sono piuttosto i Sardi ad aver volontariamente scelto la patria italiana.<br />
Lo ricordò anche a Sassari, in occasione della sua ultima visita per ricevere all&#8217;Università una laurea honoris causa; come in altra occasione affermò analoghi intenti nel Comune di Chiaramonti.</p>
<p>Dobbiamo a Cossiga la ripresa dei dibattiti e la volontà politica trasversale per la riscrittura dello Statuto Sardo.</p>
<p>Caro Pisanu, comprendo i suoi timori verso le populistiche derive radicali prospettate dalla Lega Nord, ma non abbia timore nell&#8217;affermare che Cossiga è stato sì un liberale, ma non solo conservatore. Fu infatti anche progressista (in termini riformistici).<br />
E questo progressismo lo ha dimostrato affermando senza timori che in uno stato possono anche convivere diverse nazioni (purché formalmente riconosciute e rispettate), come già avviene in altri stati d&#8217;Europa e del mondo.<br />
Per Cossiga dunque i 4 Mori non erano solo il simbolo di un mero regionalismo o di un&#8217;Autonomia tutta da riscrivere che teme l&#8217;elemento identitario, ma, a differenza di quanto vogliono farci credere oggi alcuni indipendentisti che propongono altri rispettabili simboli, erano e sono il simbolo di una Nazione. Quella del Popolo Sardo, che ha scelto di vivere (almeno in questo passaggio storico) con il resto d&#8217;Italia.<br />
Cossiga è stato il Caravaggio della nostra politica. In senso positivo, un figlio del suo tempo.<br />
Ma dal pensiero ancora attuale, e che non ha bisogno di essere mutilato nel suo sentimento di appartenenza alla Sardegna.</p>
<p>Cordiali Saluti,</p>
<p>Bomboi Adriano – Ass.ne U.R.N. Sardinnya</p>
<p><em>Thiniscole (NU), 21-08-2010.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-A%20Pisanu%20su%20Cossiga.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Nazionalisti Sardi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/08/caro-beppe-pisanu-su-cossiga-deve-essersi-distratto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La quinta lettera di Cossiga e la mozione Sardista</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 17:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[antonio]]></category>
		<category><![CDATA[cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[francesco]]></category>
		<category><![CDATA[marongiu]]></category>
		<category><![CDATA[mozione]]></category>
		<category><![CDATA[sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sardista]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1794</guid>
		<description><![CDATA[Nessun mistero. Francesco Cossiga non ha lasciato nessuna “quinta lettera”. Quantomeno non “la quinta” che qualcuno quì in Sardegna si aspettava: nessun voltagabbana sulla “patria italiana”. Piuttosto, un sincero riconoscimento di quanto i Sardi, all&#8217;apogeo del risorgimento, si siano sentiti italiani per volontà e non per conquista.
Pochi potrebbero smentire una simile affermazione, basata più su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Cossiga-e-sos-italianos-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1801" title="Cossiga e sos italianos - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Cossiga-e-sos-italianos-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="349" height="217" /></a>Nessun mistero. Francesco Cossiga non ha lasciato nessuna “quinta lettera”. Quantomeno non “la quinta” che qualcuno quì in Sardegna si aspettava: nessun voltagabbana sulla “patria italiana”. Piuttosto, un sincero riconoscimento di quanto i Sardi, all&#8217;apogeo del risorgimento, si siano sentiti italiani per volontà e non per conquista.<br />
Pochi potrebbero smentire una simile affermazione, basata più su un dato oggettivo che non su una scelta di comodo del Presidente emerito della Repubblica.</p>
<p>Attraverso un nostro comune amico (anch&#8217;egli Sardo), che sotto l&#8217;Arma dei Carabinieri ha lavorato nel suo personale servizio di scorta, non possiamo non ricordare il grande orgoglio di questo illustre concittadino. Ma anche la sua diffidenza ed il suo fatalismo, sapientemente condensato da un ampio spirito ironico, nonché la sua visione autonomista di ciò che sarebbe dovuta essere la Sardegna.<br />
Sebbene provato da precise e difficili scelte assunte nel corso della sua carriera, Cossiga non smise mai di guardare con interesse alla lettura storica di Francesco Cesare Casula.<br />
Una lettura secondo la quale l&#8217;istituzione del Regno di Sardegna fu soffocata dalla sbornia ideologico-risorgimentale che mise in soffitta una (seppur minima) indipendenza degli stamenti Sardi (il nostro vecchio Parlamento). Posizione già caldeggiata in passato dal celebre storico-giurista siniscolese Antonio Marongiu nella sua comparazione dei parlamenti Sardi (come in età aragonese).<br />
Eppure, nel scivoloso crinale delle valutazioni storiche, condivisibili o meno, il passo verso la politica è sempre stato breve: col senno di poi si potranno obiettare diverse cose all&#8217;operato in vita di Cossiga. Come la fase degli <em>anni di piombo</em> ed il suo ruolo sulla Sardegna dagli anni &#8216;60 agli anni del “complotto separatista”, un periodo controverso in cui fu necessario difendere il PSD&#8217;AZ. E come il suo impegno (certamente tardivo) sulla situazione politica ed istituzionale dell&#8217;isola. Una critica che lo stesso leader del Partito Sardo d&#8217;Azione Giacomo Sanna non lesinò al Senatore a vita, allorquando, con vivo interesse per le vicende attraversate dalle minoranze territoriali Europee (vedere il nazionalismo Catalano e Scozzese), Cossiga si pose alla testa di una cerchia di politici ed intellettuali con l&#8217;obiettivo di riscrivere lo Statuto Sardo e cercare le più ampie convergenze tra i diversi parlamentari Sardi a Roma allora presenti.<br />
Stiamo parlando del 2001 e seguenti.<br />
Certo, egli non è stato sicuramente il padre della “Nazione Sarda” contemporanea, ma si tratta di anni non troppo lontani che sancirono la ripresa di un lento dibattito (comunque pre-esistente) sullo status politico ed istituzionale della Sardegna che la nostra classe politica (non certo divisa) avrebbe dovuto portare avanti: come il riconoscimento della Nazionalità Sarda. (<a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">Documento in PDF</a>).<br />
L&#8217;idea di “nazione nella nazione” (quella Sarda interna a quella italiana), presentata in Senato ed ormai ignorata dalle stesse personalità che avrebbero dovuto sostenerla, non ebbe seguito, ma aprì tuttavia una stagione di nuovi (e rarefatti) dibattiti che ci hanno condotto ad avere oggi due nuove proposte essenziali di riforma della Sardegna: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/DDL%201244-Noa%20Carta%20de%20Logu.pdf">quella</a> redatta dal Comitato <em>pro sa Noa Carta de Logu</em>, impersonata negli ultimi anni dall&#8217;On. Piergiorgio Massidda (PDL) e condivisa dallo stesso Cossiga; e <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20Cabras%20SS%2010-04-10.pdf">quella</a> dell&#8217;On. Antonello Cabras (PD). Quest&#8217;ultima completamente avulsa dallo spirito identitario e nazionale della Sardegna con cui partì la temeraria impresa di Cossiga. Una impresa però, ricordiamolo, che non mancò mai di offrire la sempreverde idea di un Partito Nazionale Sardo. Perché egli non fu solo un uomo delle istituzioni, ma un abile osservatore: intuì da subito il passaggio storico entro il quale crollava la partitocrazia della <em>Prima Repubblica</em> per poi individuare &#8211; come lo stesso ex DC Cirino Pomicino ha avuto recentemente modo di dichiarare a Rainews 24 &#8211; l&#8217;avvento del bipolarismo ed il suo rapido declino verso una nuova forma partitocratica ad esso contigua. Dinamica che non avrebbe disdegnato un nuovo frazionismo di sigle privo di cultura politica. Perché di questo si tratta: tra il 1989 ed il terremoto di tangentopoli inaspritosi a seguito delle dimissioni dalla Presidenza della Repubblica di Cossiga, venirono meno tutti i blocchi culturali di riferimento. Tanto a destra quanto al centro ed a sinistra.<br />
Dalla <em>Seconda Repubblica</em> in poi alcui mali si sono replicati, ed il personalismo ha sostituito tali culture politiche affermatesi nel &#8216;900 (anche per via della fine della <em>Guerra Fredda</em>).<br />
L&#8217;Italia è così divenuta però un&#8217;anomalia Europea del tutto singolare: non c&#8217;è più un vero partito cattolico-liberale o conservatore, come non c&#8217;è più un vero partito socialista o ambientalista. Ci sono solo partiti ad personam, partiti sospinti da un minestrone ideologico i quali hanno trovato nel teatrino della rissa quotidiana le ragioni della loro esistenza. Trasformando così gli avversari politici in nemici, ed inasprendo così anche l&#8217;imbarbarimento della vita politica del Paese, una spirale che non poteva che avere inevitabili ripercussioni anche nella politica Sarda.<br />
Ammirava l&#8217;indipendentismo territoriale europeo, ritenuto in diversi casi più maturo poiché “sovranista”, in quanto propenso a riconoscere la necessità di una gradualità delle conquiste progressive in campo politico-amministrativo verso una legittima indipendenza (previo consenso popolare ovviamente).<br />
E&#8217; in questo clima dunque che riteneva servisse (e serve) un Partito Nazionale Sardo, non con l&#8217;obiettivo di “monopolizzare” l&#8217;ambiente identitario Sardo, quanto piuttosto con l&#8217;obiettivo di ridurne l&#8217;eccessiva frammentazione, al fine di renderlo più efficace nei confronti di una partitocrazia centralista ed estranea ai bisogni territoriali dalla quale ormai lo stesso Cossiga aveva preso le distanze e che lo guardava con diffidenza.<br />
Con Cossiga, oltre ai più vari interessi – tra cui l&#8217;affascinante pianeta delle forze armate &#8211; ed al buonsenso per tale lettura politica, abbiamo avuto la stessa passione per la tecnologia. Credeva in un potente mezzo di comunicazione (e di persuasione) come internet, per il quale spendeva diverso tempo in letture e considerazioni, e coltivava una sua personale fan-page su quel noto social network che è Facebook.<br />
Perché in prima persona ormai l&#8217;impegno verso la Sardegna era tacciato di silenzio. Amava anche presentarsi con alcuni pseudonimi, uno dei più noti fu quello sul campo cartaceo, per il quotidiano <em>Libero</em> scrisse infatti sotto il nome di “Franco Mauri”. Ultima occasione pubblica in cui ricordò che la nostra terra avrebbe dovuto cercare una nuova pista politica per il riconoscimento della Nazionalità fu in occasione della consegna di una delle tante lauree honoris causa ricevute. Nell&#8217;ateneo Sassarese infatti ricordò quanto l&#8217;impegno politico fosse fondamentale per il diritto di battersi per la nostra nazionalità.<br />
Ci spiace che il Nostro Francesco esca di scena proprio adesso, ad un punto cruciale per la svolta delle istituzioni dell&#8217;isola che (come qualcuno da lassù ci suggerisce, con la sua proverbiale irriverenza) sembra essere solo il frutto di una blanda manovra politica tesa a smarcare via l&#8217;attenzione da una Giunta grigia e poco fruttuosa in termini riformistici.<br />
Inoltre, se guardiamo persino ai nostri giuristi attuali, noteremo con dispiacere che non riescono ad andare idealmente oltre il seminato che è stato loro conferito dall&#8217;alto. E non sono quindi in grado di prospettare alcuna seria innovazione del sistema vigente. Al solo proferire parole come “sovranità/nazione/indipendenza” sorridono con sufficienza: si tratta del tipico comportamento di quella lunga linea grigia di notabili che non ha mai fatto la differenza sulle sorti del tempo vissuto e che non lascerà ricordo alcuno nella polvere della storia.<br />
Talvolta questa vulgata accademica (o presunta tale) si scorda persino di osservare l&#8217;evoluzione della politologia &#8211; ma sopratutto dei fatti concreti &#8211; in termini di sviluppo di tutte le istanze territoriali presenti oggi nel mondo ed in particolar modo nel continente Europeo.<br />
In Italia ed in Sardegna, quando si parla di maggiore sovranità, spesso si guarda solo al caso della Lega Nord, mentre si bolla con superficiale giudizio quel percorso di evoluzione del Nazionalismo Sardo (ormai inclusivo, capace di evolversi e liberale) attribuendogli sedicenti caratteristiche proprie del romanticismo ottocentesco. Con le sue rigide e marcate spirali conservatrici ed etnocentriche. Sostituendo poi il tutto con le sole attribuzioni economicistiche (indispensabili ma non uniche) basate solo sul presente e senza capire quant&#8217;anche la diversità culturale produca ricchezza. Immaginate se l&#8217;industria turistica egiziana non si fosse concentrata sull&#8217;era faraonica dedicandosi solo a quella alessandrina/tolemaica o romana. Valutazioni, quelle della “vulgata sapientis”, evidentemente prive di qualsivoglia serietà nel momento in cui si osservano i (seppur ancora frazionati) movimenti politici Sardi.<br />
Rispettabile &#8211; tra coloro i quali non condividono tali istanze del nuovo Nazionalismo Sardo &#8211; è la posizione di Guido Melis (studioso e parlamentare del Partito Democratico) che in un recente articolo ha purtroppo giudicato erroneamente e secondo i suddetti luoghi comuni la vastità di pensiero dell&#8217;identitarismo Sardo, ormai diluito secondo varie sfumature ed interpretazioni.<br />
Secondo la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Guido%20Melis%20sull%27indipendentismo.pdf">lettura del Melis</a>, con l&#8217;adesione allo Statuto Albertino, la Sardegna avrebbe definitivamente superato la fase medievale rappresentata dalla plurisecolare adozione della Carta de Logu emanata a suo tempo da Eleonora d&#8217;Arborea. Interpretazione non erronea ma che esclude tuttavia anche la possibilità di osservare costi e benefici dell&#8217;adesione ad un nascente Stato Italiano al quale, nei suoi 150 anni di esistenza (a partire dall&#8217;avvio del Regno d&#8217;Italia nel 1861), probabilmente non è stato adeguatamente corrisposto quel criterio di sviluppo che i fautori Sardi del risorgimento italiano di allora si attendevano nei confronti della nostra isola. E non a caso da allora la “Questione Sarda” è sempre stata uno spettro che non ha mai smesso di aleggiare negli ambienti delle istituzioni e della politica Sarda (“questione” che del resto pose anche l&#8217;articolato momento dei moti rivoluzionari di fine &#8216;700 secondo crismi ben diversi).</p>
<p>C&#8217;è un grande dilemma: Come Popolo Sardo, abbiamo quindi la facoltà morale prima che giuridica di legittimarci come soggetto politico e reclamare dei diritti? La Comunità Internazionale di recente ha risposto positivamente a questo interrogativo, con riferimento al caso Kosovaro. Senza scordare le chiare differenze sociali, politiche, giuridiche e geostrategiche che hanno determinato tale precedente di autodeterminazione.<br />
Secondo il diritto internazionale dunque, a prescindere da reali o presunte motivazioni storiche, una qualsivoglia popolazione, sita in un qualsivoglia stato, ha il diritto di omogeneizzarsi ed organizzarsi secondo forme di sovranità che lo stato-nazione non potrebbe costituzionalmente ammettere (a meno di sostanziali modifiche della sua struttura). Intenti, per la verità, già manifestati a suo tempo da un distinto signore chiamato George Washington, che in quanto a contrastare istituzioni sorde e rigide se ne intendeva. Le nazioni dunque nascono sia per finalità economiche che culturali, o per entrambi i profili (basti guardare la Repubblica d&#8217;Irlanda). Ma non è il momento per divagare, si tratta di un tema interessante su cui come U.R.N. Sardinnya non mancheremo di tornare per svilupparlo adeguatamente.<br />
Oggi incombe la grande sfida delle riforme istituzionali.<br />
Finita l&#8217;era Cossiga si entra nell&#8217;era del “rilancio” Sardista, il ché può essere comunque considerata una prosecuzione degli stessi ideali.<br />
Lo ammetto: io stesso inizialmente ho trovato inutile la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Mozione%20Indipendenza%20del%20PSD%27AZ.pdf">mozione</a> presentata dal Partito Sardo d&#8217;Azione durante l&#8217;attuale legislatura regionale. &#8211; Si tratta, pensai, della solita boutade occasionale lanciata verso il crescente elettorato indipendentista. -<br />
Ma ho cambiato idea.<br />
Mi sono domandato a cosa potesse mai servire una “mozione indipendentista” rispetto, ad esempio, alla proposta avanzata dal PD di una ricontrattazione dei termini statutari con il resto dello Stato. Sopratutto alla luce del fatto che, al Popolo Sardo attuale, l&#8217;indipendenza interessa in maniera relativamente scarsa e pressoché nulla sul piano della preferenza elettorale (anche se in leggera crescita).<br />
Non basta infatti parlare di un qualcosa o lanciare uno slogan se poi ad esso non si associano atti concreti per realizzarlo ed ottenere il consenso popolare che lo accompagni.<br />
Come non sta a noi indipendentisti dire se i Sardi siano in torto o meno quando non si riconoscono nella politica indipendentista. Semplicemente prendiamo atto di quella dualizzazione di coscienza (Sarda ed Italiana, avvenuta dopo decenni di omologazione culturale ed economica italiana) che attraversa parecchi nostri concittadini e che Cossiga si guardò bene dal mettere in discussione (anche perché ormai il processo di assimilazione era partito da tempo e con quella discreta dose di volontà popolare sopra menzionata).<br />
Ciò che possiamo mettere in discussione invece (e come lo stesso Cossiga non mancò di fare) è l&#8217;inerzia del Popolo Sardo di fronte al centralismo politico, mediatico, sociale ed istituzionale italiano. <span style="text-decoration: underline;">Ecco perché il Popolo Sardo può e deve interrogarsi sul passato del suo territorio, sul suo presente e sul suo futuro. Deve recuperare e tenere salda una sua autonomia di pensiero, che giustifica quindi la sua stessa esistenza</span>.<br />
In questi termini dunque diventa legittima l&#8217;aspirazione (anch&#8217;essa presente nella mozione Sardista) nell&#8217;identificare i cittadini del nostro territorio come un Popolo che chiede conto allo Stato dei suoi atti. Giusti o sbagliati che siano stati. A prescindere da quali saranno i parametri, più o meno politici e simbolici prima che statistici e documentabili, per capire quali e quanti siano i danni specifici occorsi al nostro territorio.<br />
Senza dubitare dunque della buona fede del Partito Sardo d&#8217;Azione, non si può altresì dubitare che i contenuti della mozione saranno un ottimo incipit di dibattito, non solo verso i consueti circoli accademici e della politica, ma anche verso la Pubblica Opinione. I contenuti infatti meritano ampio risalto anche rispetto al titolo stesso della mozione, che per quanto suggestivo, appare dall&#8217;esito scontato.<br />
Ciò che conta per adesso è identificare il Popolo Sardo come strumento di affermazione dei propri diritti all&#8217;interno del luogo deputato dalla democrazia a farlo: il Consiglio Regionale. Una formula che nel breve termine potrà muoversi solo sul piano simbolico, ma che non mancherà di innescare a ruota nuove valutazioni e considerazioni sul rapporto delle nostre istituzioni isolane con il resto dello Stato.<br />
Il tutto dovrebbe inoltre farsi garante di una osservazione di ordine pratico che lo stesso Cossiga non volle mai aggirare o ignorare, ovvero che <span style="text-decoration: underline;">senza autonomia culturale non ci può essere autonomia economica, e viceversa</span>.<br />
E&#8217; questa la lezione che l&#8217;attuale classe politica (e sindacale) Sarda non può tralasciare.<br />
Anche la lingua e la storia della Sardegna (benché quest&#8217;ultima sia spesso lontana dall&#8217;attribuzione, politica, dell&#8217;aggettivo di “nazionale”), sono il valore aggiunto della nostra specialità e della nostra economia, che dobbiamo introdurre sul piano della vita civile ed amministrativa dell&#8217;isola.<br />
Ma questa non è solo una considerazione personale, della nostra associazione o dei pochi circoli intellettuali che oggi la sostengono. Fu uno dei presupposti con cui i padri della Costituzione Italiana giustificavano l&#8217;istituto delle Autonomie speciali, che quindi non sorgevano solo in base a presupposti meramente economicistici e/o per risollevare le difficili condizioni economiche insulari e meridionali del secondo dopoguerra.<br />
Ecco perché la Pubblica Istruzione regionale dovrà essere uno dei capitoli di discussione nel quadro del più ampio dibattito sul ruolo e sulla forma che il prossimo statuto avrà nei suoi rapporti con la Repubblica. In attesa, ovviamente, che il Nazionalismo Sardo prosegua compatto (ed accompagnato da quel nuovo statuto che dovrebbe sviluppare nuova autocoscienza territoriale) la sua democratica battaglia per andare oltre il potenziamento dell&#8217;attuale sovranità regionale. Poiché non è apocrifo discutere su quella netta forma di sovranità popolare che attualmente la Costituzione Italiana e la sua Corte Costituzionale non ci riconoscono.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Cossiga%20e%20mozione%20Sardista.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Vi segnaliamo un comunicato del movimento PAR.I.S. su Cossiga che con irriverenza espone precise considerazioni: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/RME-Cala%20del%20pastore%20Cossiga.pdf">PDF</a>.</p>
<p>Bozza del Sardista Efisio Planetta di riforma statutaria presentata nella XIV Legislatura del Consiglio Regionale: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/PL%20Planetta-PSDAZ%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">PDF</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riformatori Sardi: NUR.AT &#8211; Di Pierpaolo Vargiu</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/08/riformatori-sardi-nur-at-di-pierpaolo-vargiu/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/08/riformatori-sardi-nur-at-di-pierpaolo-vargiu/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOTZIEDADE]]></category>
		<category><![CDATA[atlantide]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[nurat]]></category>
		<category><![CDATA[pierpaolo]]></category>
		<category><![CDATA[riformatori]]></category>
		<category><![CDATA[sardi]]></category>
		<category><![CDATA[vargiu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1787</guid>
		<description><![CDATA[Cari Lettori,
Senza considerazioni al riguardo, per le quali torneremo sul tema, riceviamo e pubblichiamo dall&#8217;On. Pierpaolo Vargiu, la proposta dei Riformatori Sardi per l&#8217;incremento delle iniziative volte allo studio ed alla promozione della civiltà Nuragica e del mito di Atlante.
Invitiamo a prendere visione del preambolo argomentativo della proposta di legge: PDF.
Redazione SANATZIONE.EU

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pierpaolo-Vargiu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1788" title="Pierpaolo Vargiu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pierpaolo-Vargiu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Cari Lettori,</p>
<p>Senza considerazioni al riguardo, per le quali torneremo sul tema, riceviamo e pubblichiamo dall&#8217;On. Pierpaolo Vargiu, la proposta dei Riformatori Sardi per l&#8217;incremento delle iniziative volte allo studio ed alla promozione della civiltà Nuragica e del mito di Atlante.</p>
<p>Invitiamo a prendere visione del preambolo argomentativo della proposta di legge: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-NURAT.pdf">PDF</a>.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/08/riformatori-sardi-nur-at-di-pierpaolo-vargiu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Onore al militare Sardo caduto in Afghanistan – Indifferenza agli indifferenti</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/07/onore-al-militare-sardo-caduto-in-afghanistan-%e2%80%93-indifferenza-agli-indifferenti/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/07/onore-al-militare-sardo-caduto-in-afghanistan-%e2%80%93-indifferenza-agli-indifferenti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 21:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[caduto]]></category>
		<category><![CDATA[cordoglio]]></category>
		<category><![CDATA[gigli]]></category>
		<category><![CDATA[mauro]]></category>
		<category><![CDATA[onore]]></category>
		<category><![CDATA[sardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1777</guid>
		<description><![CDATA[1914: Nella sua “Antologia di Spoon River”, il poeta americano Edgar Lee Masters diede voce ai morti di un piccolo borgo immaginario del Midwest. Non avendo più nulla da perdere, questi defunti raccontavano senza esitazione le gesta della loro vita, condotta tra nefandezze, rimpianti, ipocrisie ed opportunismi dettati dal conformismo dell&#8217;epoca. A noi piace immaginare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/Herat-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1784" title="Herat - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/Herat-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="240" height="207" /></a>1914: Nella sua “Antologia di Spoon River”, il poeta americano Edgar Lee Masters diede voce ai morti di un piccolo borgo immaginario del Midwest. Non avendo più nulla da perdere, questi defunti raccontavano senza esitazione le gesta della loro vita, condotta tra nefandezze, rimpianti, ipocrisie ed opportunismi dettati dal conformismo dell&#8217;epoca. A noi piace immaginare così tutti quei concittadini che giudicano impropriamente le scelte dei nostri caduti, anche nella dignitosa professione condotta sotto un&#8217;altra bandiera, trattando troppo spesso la memoria ancora viva di un Sardo come Mauro Gigli con indifferenza. Un Sardo, il cui ultimo appuntamento col destino non ci farà dimenticare quanto egli sia più vivo degli indifferenti che emettono condanne morali contro i nostri soldati.</p>
<p>Il nostro più sincero cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia di Mauro, caduto mentre lavorava per mettere in sicurezza un&#8217;area su cui in futuro la democrazia camminerà con passo fiero.</p>
<p><strong>29-07-2010, Ass.ne U.R.N. Sardinnya – Nazionalisti Sardi</strong></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Onore%20a%20Gigli.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/07/onore-al-militare-sardo-caduto-in-afghanistan-%e2%80%93-indifferenza-agli-indifferenti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Adesione al Comitato del Popolo Sardo contro il nucleare</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/07/adesione-al-comitato-del-popolo-sardo-contro-il-nucleare/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/07/adesione-al-comitato-del-popolo-sardo-contro-il-nucleare/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 12:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[adesione]]></category>
		<category><![CDATA[comitato]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalisti]]></category>
		<category><![CDATA[no]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[opposizione]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[sardi]]></category>
		<category><![CDATA[sardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1750</guid>
		<description><![CDATA[
Cari Lettori,
Senza alcun limite ideologico &#8220;di destra o sinistra&#8221;, per l&#8217;obiettivo di portare il Popolo Sardo al centro delle democratiche scelte che riguardano il suo futuro, aderiamo al Comitato di opposizione all&#8217;ipotesi del nucleare in Sardegna con una doppia motivazione:
1) Perché la Sardegna non solo produce fin da oggi il sufficiente fabbisogno energetico da fonti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/CSG-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1753" title="CSG - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/CSG-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="553" height="351" /></a></p>
<p>Cari Lettori,</p>
<p>Senza alcun limite ideologico &#8220;di destra o sinistra&#8221;, per l&#8217;obiettivo di portare il Popolo Sardo al centro delle democratiche scelte che riguardano il suo futuro, aderiamo al Comitato di opposizione all&#8217;ipotesi del nucleare in Sardegna con una doppia motivazione:</p>
<p>1) Perché la Sardegna non solo produce fin da oggi il sufficiente fabbisogno energetico da fonti convenzionali e con capacità di estensione alle rinnovabili, ma da sempre ne esporta tale surplus verso il resto d&#8217;Italia.</p>
<p>2) Perché la presenza di una centrale nucleare e/o di un deposito di scorie radiologiche &#8211; e  nonostante Paesi vicini come la Francia ospitino comunque centrali atomiche &#8211; aumenterebbe esponenzialmente inutili rischi a danno della Sardegna e incrinerebbe seriamente l&#8217;immagine dell&#8217;enorme patrimonio naturalistico Sardo. Le cui potenzialità economiche sono ancora da valorizzare.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>Il comunicato del Comitato adottato a Santa Giusta il 4 luglio 2010: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Comunicato%20no%20nucleare.pdf">PDF</a>.</p>
<p>Ass.ne U.R.N. Sardinnya &#8211; Nazionalisti Liberali Sardi, 06-07-2010.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Nota: Il Portale riprenderà le regolari pubblicazioni al termine della pausa estiva.</em></span></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/07/adesione-al-comitato-del-popolo-sardo-contro-il-nucleare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
