Lettera all’On. Pierpaolo Vargiu sulla tutela e la promozione della Sardegna

Caro Vargiu,

Considerata la mediocrità di una certa sottocultura indipendentista che impedisce il dialogo con voi autonomisti, bisogna avanzare nel dialogo reciproco sulle tematiche che possono vederci uniti.

Non nascondiamoci la realtà, un eventuale percorso riformista delle istituzioni dell’isola non si concluderà ovviamente in tempi brevi. Ma prima di capirne la necessità, bisogna osservare qual’è il tessuto sociale ed economico che dovrebbe essere interessato dalle grandi riforme che si intendono avviare.
Lei ha già intrapreso diverse iniziative relative alla promozione di quel valore aggiunto chiamato Sardegna. Come esponente dei Riformatori Sardi, è stato infatti il primo firmatario di una legge per la tutela, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio archeologico Sardo (con l’idea di istituire il NURAT). Un DDL da perfezionare, ma che in questa legislatura precede persino i Sardisti nel tentativo di dare corpo ad una politica che esalti una delle caratteristiche del nostro territorio. Tornerò sul tema.
Ma prima vorrei raccontarle qualche curioso aneddoto sul tessuto sociale di cui tanto si parla ma che poco si osserva con spirito critico.

Qualche giorno fa con amici abbiamo deciso di visitare il neonato acquario di Cala Gonone, presso Dorgali (NU).
In precedenza abbiamo fatto sosta nel locale di una stazione di servizio (non dico quale).
Entrandovi ho salutato, ma dalla cameriera – finta orba – non ho ricevuto alcuna risposta, se non da parte di una cliente occasionale trovatasi anch’essa di passaggio. Ho pensato: “Che cortesia! Che ricettività! Se questa signorina vendesse bare, da domani non morirebbe più nessuno!”.
Medesimo comportamento all’uscita. Ci sarà stato un lutto in corso?
Che generalizzare sia inopportuno è chiaro, tuttavia mi domando: la cameriera avrà mai conseguito una qualifica in cui ha imparato a rapportarsi con la clientela? Oppure si è trattato dell’ennesima disgraziata che, in assenza di lavoro e di formazione, si è improvvista barista?
Comunque sia, quella situazione era il prodotto di un tessuto economico tirato sù dalla politica all’acqua di rose.
Quanti e quali partiti oggi si sono posti il problema dello sviluppo strutturale della ricezione turistica? Quali interventi la politica – nel territorio e nella scuola – ha avviato per migliorare le competenze nella gestione della qualità ricettiva? Ma sopratutto: la politica si è posta il problema?

Giunti all’acquario ho trovato (per essere generosi) 10 posti auto, a fronte di una pubblicità della struttura che in alcuni articoli si era spinta a parlare di attese per circa 100.000 visitatori annui (a meno che non avessero ecceduto negli zero…).
Gli altri parcheggi si trovano in fondo alla strada: pochi. Quelli congestionati durante l’estate dal turismo abituale della spiaggia.
Chi ha progettato un edificio da 5 milioni di euro ci aveva pensato? “Il pubblico” che ha partecipato al progetto ha vigilato?

L’acquario in sé, tralasciando i gusti personali che attengono al campo della soggettività, l’ho trovato nel bene e nel male un esempio ammirevole e da sostenere.
Finalmente una iniziativa condotta anche da Sardi che si occupano di valorizzare il territorio, di lavorare per una struttura di qualità, multifunzionale (scienza/turismo), e con l’apporto della politica che ha ovviamente contribuito alla concretizzazione dell’opera. E bisogna ringraziare anche tutti i Sardi che con passione credono giorno dopo giorno nella scommessa (seguita dalla partnership genovese).
Ma dentro? Il deserto. Sarà la stagione…
Dove sono le scuole? Ci andranno certamente. Ma in quale misura e con quale frequenza?
Provincia e Regione che fanno al riguardo?
La politica regionale ha una visione quadro degli elementi da porre in essere nel territorio e nella scuola pubblica? Qual’è il livello di integrazione tra gli investimenti dell’ambito pubblico e la cittadinanza? La promozione è sufficiente? La politica ha capito che una volta che si è comprata la bicicletta bisogna anche pedalare?

Completando la visita tra le stanze dell’acquario, si giunge infine ad un negozio nel quale si possono acquistare souvenirs a tema. Tra questi, del merchandising targato col logo della struttura.
In esso non uno straccio di richiamo alla Sardegna, alla sua lingua, al suo spessore ambientale, etc.
Dov’è dunque il valore aggiunto? Che cosa rimane “di Sardo/della Sardegna” al turista che ha visitato il centro?
Eppure poco vicino sostavano due responsabili della struttura, che tra loro parlavano in Sardo.
Non ho quindi potuto fare a meno di notare l’assoluta – non integrazione – ma assimilazione del nostro contesto sociale con i crismi dell’italianità. Gli stessi crismi che magari, come Sardi, ci fanno ignorare e deprezzare il valore aggiunto determinato dalle nostre caratteristiche territoriali. In effetti, osservando meglio, in tutta la cartellonistica dell’acquario non c’era una sola indicazione bilingue (o trilingue, includendo l’inglese).
Se nel Sud-Tirolo o in Val d’Aosta si fosse fatta qualcosa del genere, gli stessi politici – prima che i cittadini – si sarebbero costernati.

Passiamo oltre: ha presente il villaggio turistico di Palau denominato “Acapulco”?
Si tratta di una dinamica similare. I gestori, non sapendo che in Sardegna non siamo affatto da meno in quanto a ricchezze (sia culturali che ambientali), hanno preferito sottostimarsi e puntare sul nome messicano. Quindi si preferisce utilizzare un “brand” esterno piuttosto che promuoverne uno nostro, del territorio. Ovviamente perdendo lo scopo di farne una perla internazionale, tanto quanto il riconosciuto nome delle Maldive, delle Hawaii, etc.
Eh sì, “i Sardi hanno fatto l’Italia e sono morti per i Savoia”…Povero Giorgio Asproni! Se avesse potuto viaggiare nel tempo dal periodo risorgimentale ad oggi, avrebbe ricordato ai Sardi del nuovo millennio che ai suoi tempi dovette fare parecchie interrogazioni parlamentari per fugare l’ipotesi che la Sardegna venisse ceduta alla Francia…e proprio da quegli stessi “riconoscenti” Piemontesi il cui Stato si chiamava “Regno di Sardegna”.
Qualche mese fa sul Manifesto Sardo mi è capitato di leggere un’articolo di Marcello Madau dal titolo “Separatezza”. Secondo l’ideologizzazione dell’autore, buona parte dei mali locali (nella fattispecie, a carico di quelli culturali ed ambientali), era da ritenersi opera del “capitalismo” e non degli italiani. Aggiungeva: “Verrebbe da chiedere a Maninchedda se il paesaggio urbano di Tuvixeddu sia stato devastato dal colonialismo italiano o da capitalisti (peraltro Sardi)”.
Non appena terminai di leggere tali righe mi venne in mente Attilio Deffenu, quando nel 1910 denunciava quanto parecchi politici ed intellettuali Sardi venissero colti da ideologie poco o nulla utili ai fini dello sviluppo della Sardegna.
Madau non aveva tutti i torti: era egli stesso in torto! La colpa naturalmente non è solo degli italiani (come a noi natzionalisti piace ripetere) ma dei Sardi. Il punto è che se i Sardi non valorizzano il proprio territorio non è a causa di un “malvagio capitalismo” che gravita sopra le nostre teste, ma perché, molto semplicemente, la nostra società non ha sviluppato quegli strumenti legislativi ed attitenti alla formazione pubblica (pensiamo all’assenza dello studio della storia Sarda nelle nostre scuole) che avrebbero potuto far maturare nella popolazione la visione di un territorio NON periferia della più vasta nazione Italiana, ma protagonista della Sardegna, per la Sardegna.
Le ho citato degli esempi comuni ma alquanto diffusi nelle mentalità corrente di parecchi Sardi, con le ovvie ricadute sulle scelte gestionali di migliaia di piccole imprese della nostra isola.
Ebbene, tornando al NURAT, in esso c’è una piccola componente di queste dinamiche: Atlantide infatti è un mito commercialmente affermatosi essenzialmente all’estero.
Eppure l’applicazione del mito in economia non ha certo impedito (come nel caso della presunta isola di Atlantide vista nell’isola di Santorini, o Thera in greco antico) lo sviluppo e la costante affermazione del turismo culturale sulle antichità elleniche del Governo di Atene.
Il mito non si è frapposto alla realtà, non ne è stato un antagonista.
In quest’ottica non è dunque apocrifo parlare dello studio di un mito come quello di Atlante ma anche di tutela, studio e promozione della Civiltà Nuragica (o Shardana).
Ciononostante la scrittrice Sarda Michela Murgia ha visto nel NURAT (l’istituto che dovrebbe studiare il mito di Atlantide ma anche i “nuragici”) lo stesso gap di valorizzazione che abbiamo nei confronti delle nostre ricchezze rispetto ai miti od ai valori esterni che, invece, tenderemmo a promuovere in conto terzi. Pensiamo, più concretamente, alle visioni fenicio/romano-centriche di una considerevole parte dell’archeologia Sarda.
Probabilmente, vista la mole di critiche sulla vostra proposta, sarebbe opportuno dare più risalto nel NURAT al nostro patrimonio monumentale piuttosto che allo studio del mito. Onde limitare la serie di opinabili critiche giunte ai Riformatori in materia.
Il DDL dovrebbe inoltre superare alcuni problemi di incostituzionalità che solo con le grandi riforme istituzionali potrebbero essere affrontati, pensiamo infatti alla necessità di trasferire dallo Stato centrale alla Regione l’opportunità di amministrare direttamente i Beni Culturali o, più concretamente di oggi, la programmazione scolastica.

In sintesi, la Sardegna davanti a sé non ha solo il problema dei costi standard rispetto ai limiti di spesa imposti da Roma o l’incombente voragine sanitaria, ha prima di tutto un’assenza di formazione e consapevolezza territoriale circa le potenzialità che proprio le riforme istituzionali dovrebbero sprigionare.
Occorre preparare il terreno.
Nella nostra terra non sappiamo fare sistema. Soprattutto, non capiamo che proprio l’identità costituisce il valore aggiunto.
A tale proposito proponiamo che la Sardegna sviluppi un brand omogeneo – “Made in Sardinia” a parte – che qualifichi ogni elemento produttivo, culturale ed ambientale dell’isola a partire dal settore primario fino al terziario.
La politica si dovrebbe far carico dell’istituzione di questo brand. Il marchio dovrebbe essere comprensivo di un logo attinente a degli elementi territoriali (i 4 Mori od un monumento/manufatto Sardo); dovrebbe poter contenere almeno una parola in Lingua Sarda e dovrebbe poter essere periodicamente promosso su stampa e tv internazionali attraverso un’efficiente copertura finanziaria onde garantirne un efficace investimento d’immagine.
Il marchio dovrebbe essere apposto su ogni impresa (artigianale, gastronomica, cooperativistica, culturale, ricettiva, etc.) che abbia ricevuto un finanziamento pubblico per la sua attivazione.
Inoltre il marchio dovrebbe potersi estendere anche a tutte quelle imprese a capitale interamente privato che ne facciano richiesta, entrando così in quel circolo virtuoso dei benefici dati dalla promozione pubblica che la Sardegna, attraverso il suo brand, dovrebbe incentivare.
Alla politica il compito di definire le modalità di attuazione – anche in relazione alla normativa sulla libera concorrenza UE – circa i caratteri dell’iniziativa da intraprendere.

Però vede, ognuno può avere le migliori idee di questo mondo, ma servono gli strumenti per realizzarle con più efficacia di quanto non possa fare l’attuale classe politica. In tempi non sospetti avvisammo l’indipendentismo dell’avvento di PD e PDL nel tentativo di non arrivare impreparati: tempo perso. Oggi il bipolarismo torna a mutare pelle, ma la necessità di ragionare con la nostra testa non è mai venuta meno: i riformisti devono unirsi, purché a debita distanza da un ennesimo progetto “demosardista”.

A quando il Partito Nazionale Sardo?

Grazie per l’attenzione e Buone Feste!

Bomboi Adriano.

Iscarica custu articulu in PDF

Articolo correlato: Volkswagen in Sardegna, il riccio di Alghero e Michela Murgia – Riflessioni di politica commerciale.

L’Assessore al Turismo Crisponi rilancia l’idea di U.R.N. Sardinnya del marchio omogeneo del territorio: Vedi.

U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi

Be Sociable, Share!

    4 Commenti

    • Il vostro commento sull’acquario mi pare quanto meno ingeneroso. La scarsa cortesia di una singola persona non può essere fattore determinante nel giudizio sulla professionalità di un’intera località.
      Per ciò che riguarda l’acquario, 45.000 visitatori paganti nei primi tre mesi e mezzo di apertura possono ben far sperare, anche se poi non si era mai voluti andare nelle previsioni oltre quei 50/60.000 visitatori all’anno che possano permettere ad una struttura, ove lavorano una dozzina di operatori locali, di mantenersi in attivo.
      L’acquario è tuttora in fase di completamento, sono previsti ovviamente altri parcheggi, il parco esterno sarà attrezzato nel pieno rispetto dell’ambiente circostante e gli allestimenti interni sono destinati a crescere ulteriormente.
      I lavori avrebbero dovuto essere consegnati nel novembre del 2010, ma con uno sforzo notevole di tutti i soggetti coinvolti si è riusciti ad anticipare l’apertura di quattro mesi, con un notevole ritorno sia sul piano economico che occupazionale, particolare decisamente non sottovalutabile in questi tempi.
      Certo, le opinioni vanno rispettate ed ascoltate, sopratutto se lo spirito critico delle stesse può portare a riflettere su quelle carenze che i buoni risultati possono mascherare, almeno inizialmente.
      Diverse scolaresche hanno già visitato l’acquario, e d’altronde i mesi autunnali sono da sempre poco utilizzati per le uscite didattiche, sopratutto in una località che oltre alla struttura in esame offre tanti altri siti, inseriti peraltro in pacchetti cudi offerta cumulativa che permettano una forte riduzione dei costi all’utenza e maggiori possibilità di apprezzare le nostre risorse ambientali e storiche.
      La politica, almeno nella forma di semplici amministratori locali, non è poi così assente dai problemi della gente e segnatamente degli operatori locali; si opera, o almeno si tenta di operare in sinergia, si da ascolto alle loro esigenze ed ai loro consigli, anche se la “piaga” della stagionalità incide ancora troppo sulla programmazione.
      Si tenta di ovviare nei limiti delle possibilità, spaziando nei contesti, rendendo il “famigerato” acquario punto d’incontro per convegni, presentazioni di libri, incontri con esponenti del mondo scientifico o, come quest’estate, per delicate rassegne musicali.
      Purtroppo, la coperta è corta, almeno in termini economici, e scelte molto onerose quali il potenziamento del servizio di salvamento a mare, la messa in piena sicurezza di siti quali le grotte, il servizio puntuale di raccolta differenziata, gli interventi sul sistema fognario che ad altri sarebbero spettati ma che non potevano essere procastinati per non compromettere una stagione che non si presentava in modo positivo, condizionano pesantemente gli investimenti in termini di promozione, e l’apporto dei privati agli stessi, in periodi di così forte crisi, è spesso limitato all’essenziale, anche nella partecipazione diretta alle numerosissime manifestazioni culturali e ricreative che da sempre vengono offerte nella nostra comunità.
      D’altronde, il sempre maggior bisogno di supporto per diversi nuclei familiari che negli ultimi tempi si è registrato, porta a scelte etiche decise.
      Concludo senza alcun rancore per una critica che, per quanto un pò ingenerosa, è senza dubbio legittima, nel pieno rispetto delle opinioni altrui, sperando che, in futuro, una vostra visita sia accompagnata dal sorriso, dalla gentilezza e dal senso di ospitalità che, ragazza scazzata di Gonone a parte, ci ha sempre contraddistinto.
      A presto.
      Francesco Ticca Assessore al turismo di Dorgali.

    • Buonasera,

      la ringrazio per l’attenzione.
      Come presumo avrà avuto modo di notare, la critica non si incentra né sul vostro operato, né sul vostro territorio, né sull’acquario in sé, che al contrario, è stato elogiato.
      E che la cameriera scortese “sia di Cala Gonone” è una sua affermazione. Non è stato scritto da nessuna parte, perché infatti non era di Cala Gonone ma a parecchi chilometri di distanza da Dorgali. E come ben saprà, sulla 131 ci sono diverse stazioni di servizio.
      Presumo che l’aver chiamato l’acquario in causa in questa lettera la abbia orgogliosamente distratto dal senso complessivo del discorso, che non riguarda l’acquario (che personalmente mi è piaciuto molto), ma il livello di integrazione tra le imprese ed il valore aggiunto del territorio (rappresentato dall’identità).
      Per quanto riguarda l’acquario, le uniche critiche che sono state formulate riguardano i parcheggi (per i quali fortunatamente ha annunciato interventi) e l’assenza di una cartellonistica bilingue e/o comunque l’assenza di un richiamo al territorio. Responsabilità quest’ultima che – sempre leggendo bene la lettera all’On. Vargiu – noterà che non è attribuita ai gestori in se, né alla professionalità degli operatori, ma alla politica. La quale è la prima responsabile del grado di abbandono in cui versa il “valore aggiunto” di cui si parla e che consegnerebbe al territorio maggior prestigio.

      Buon lavoro e cordiali saluti!

      Bomboi Adriano

    • Caro Bomboi,
      La ringrazio per la lunga e appassionata lettera che mi ha dedicato.
      Condivido una parte importante delle sue considerazioni e immagino che avremmo occasioni migliori per approfondire.
      Mi limito a due considerazioni.
      La prima: noi sardi siamo geneticamente campioni del mondo nella critica distruttiva. E’ più difficile invece che cerchiamo di fare sistema, valorizzando le condivisioni e aiutandoci reciprocamente a migliorare la nostra proposta. Non mi preoccupano le critiche a NURAT, nè la possibilità (che do per scontata, nell’ipotesi di un percorso in aula) di dover modificare parti del progetto. Mi sconcerta l’atteggiamento di derisione e di superiorità culturale che orienta una parte delle critiche.
      La seconda: da anni sostengo che la vera frontiera del bipolarismo sardo sia quella tra “riformatori” e “conservatori”. Sono convinto che il fronte della conservazione sia largamente maggioritario in entrambi gli schieramenti classici del bipolarismo. E sono convinto che -sino a che non riusciranno a prevalere i “riformatori” (ovviamente non sto pensando al mio partito!)- il destino di declino della nostra società sia purtroppo segnato.

    • [...] dopo la nostra proposta inviata all’esponente dei Riformatori Sardi Pierpaolo Vargiu (vedi lettera 01-12-10), di istituire un brand omogeneo per l’isola che contempli le seguenti caratteristiche, [...]

    Commenta



    Per la pubblicazione i commenti dovranno essere approvati dalla Redazione.