Gli accordi sui confini sardi Italia-Francia riguardano gas e petrolio

Di Mario Carboni.

La recente denuncia dell’Accordo fra Francia e Italia per la delimitazione dei mari territoriali che starebbe danneggiando i pescatori sardi e che la marina francese abbia recentemente bloccato un peschereccio algherese in una zona di pesca tradizionale in quanto ormai giudicata erroneamente già interna alle acque francesi ha destato grandi proteste ma a mio parere si sono indirizzate se non proprio su un obbiettivo sbagliato certamente non su quello principale.

Ne è nata una grande discussione con sdegnate accuse, ricerca di colpevoli e collusioni, preconcette e improbabili difese d’ufficio da parte di parlamentari della maggioranza di Governo e di costruttori dello Stato sardo nella Giunta Pigliaru, principali imputati di questo che appare come un misfatto contro i pescatori sardi e la Sardegna, mentre si odono tanti silenzi di contorno aspettando che la cosa passi nel dimenticatoio.

Come al solito sono andato a leggere l’accordo abbastanza recente fra i due Governi che dopo una negoziazione di dieci anni è stato firmato il 21 marzo del 2015 e già ratificato senza il minimo problema dal Parlamento francese mentre non lo ha fatto ancora quello italiano.
Come spesso accade mi è parso che gran parte dei commentatori non lo abbiano neppure letto e dichiarino e polemizzino ad orecchio senza individuarne i principali obbiettivi e tralasciando forse più importanti critiche di fatto e politiche oltre a quella relativa alla pesca.
Premettendo che le nuove frontiere marittime spariranno fra pochi anni quando esisteranno solo le frontiere marittime esterne dell’Unione europea alla stregua di quelle terrestri per cui all’interno dei mari dell’Unione chiunque cittadino o impresa marittima europea, compresi i pescatori potrà navigare ed esercitare il diporto, trasporto e pesca senza nessun ostacolo frontaliero, l’Accordo prevede all’Art.2 che:

“Onde evitare che il presente Accordo pregiudichi le tradizioni di pesca dei pescatori professionisti dei due paesi le parti concordano, quale intesa di vicinato, di lasciare ai pescherecci costieri italiani e francesi esercitare un’attività nei luoghi di pesca tradizionali situati all’interno di una zona definita dalle linee che congiungono i seguenti punti”.

Segue una tabella delle coordinate geografiche che delimitano l’area e, anche se non sono in grado di determinare quanto questa preservi o pregiudichi sino all’eliminazione delle frontiere marittime interstatali i diritti dei pescatori sardi, leggendo il seguito dell’Accordo mi sono convinto che la pesca è l’ultimo degli obbiettivi dell’Accordo e ben altri siano i suoi fini politici ed economici e i pericoli reali per i sardi.
Infatti, oltre al titolo dell’Accordo riferito alla delimitazione delle acque territoriali e della delle zone sotto giurisdizione nazionale è nell’Art.1 che la delimitazione reciproca della piattaforma continentale appare il vero scopo dell’Accordo fra Francia e Italia.

L’obbiettivo dello sfruttamento dei giacimenti di risorse naturali del proprio fondo marino e del sottosuolo relativo è specificato meglio nell’Art. 4 dell’Accordo quando minuziosamente si prevede la modalità di accordi utili a sfruttare le risorse che estese su entrambi i lati della linea di delimitazione della piattaforma continentale e le risorse situate su un lato di questa linea possono essere sfruttate a partire da impianti situati sull’altro lato, con le quali le parti cercheranno, previa consultazione degli eventuali titolari delle concessioni di esplorazione o di sfruttamento, di accordarsi sulle modalità di valorizzazione di tale giacimento nel modo più efficace possibile e affinché ognuna delle Parti mantenga l’insieme dei propri diritti sovrani sulle risorse naturali della propria piattaforma continentale.

Non è quindi la pesca o l’aumento delle proprie aree pescherecce ma la ricerca di gas naturale, petrolio e minerali e la divisione di questa ricchezza strategica lo scopo dell’Accordo dato che pur con la scomparsa delle frontiere marittime la proprietà, i diritti di sfruttamento e quanto è legato all’assalto del fondale marino del Mediterraneo e nel nostro caso della piattaforma continentale della Sardegna e della Corsica che è già in corso rimangono permanentemente allo Stato di riferimento.

Molti dimenticano, ma basterebbe rileggere l’Art. 13 dello Statuto vigente d’Autonomia speciale della Sardegna per ricordare che il demanio marittimo, che include la piattaforma continentale è di esclusiva competenza dello Stato e non dei sardi.
Finché esisterà questa realtà politica lo Stato o chi per lui potrà esercitare i diritti di prospezione e sfruttamento di gas e petrolio sulle coste della Sardegna e nel limite della piattaforma continentale e sottrarne i diritti economici e il giudizio di sostenibilità al popolo sardo con una ennesima rapina coloniale.

Da questo punto di vista le proteste per le prospezioni con esplosivi e bombe d’aria compressa e le possibili trivellazioni e stazioni di pompaggio di gas e petrolio che potrebbero essere realizzati nei mari sardi sono, stanti così le cose, giustissime senza dimenticare però che il problema principale risiede nell’essere la sovranità sulla piattaforma continentale sottratta alla Sardegna, perché se si trovasse il gas e il petrolio e fossero dei sardi, a certe condizioni sarebbe una buona cosa e non una penalizzazione.
Non è un caso che nella proposta di Nuovo Statuto del PSd’Az e in quella successiva del Comitato per il Nuovo Statuto sia stata inserita la potestà esclusiva sui mari e sulla piattaforma continentale della Sardegna, permanendo la battaglia per il Nuovo Statuto la vera strada maestra per chi ha come stella polare politica l’autodecisione nazionale della Sardegna con l’obbiettivo dell’Indipendenza nazionale e il federalismo europeo.
Chi, in questa vicenda difende il Governo sostenendo che il Trattato non è efficace perché non ancora ratificato e dando ad intendere che non lo sarà mai, sappia che gli interessi in gioco, e non si tratta della pesca, sono così tanti ed economicamente rilevanti per cui l’Accordo verrà certamente ratificato .

Chi invece anche in questo caso difendendo il Governo intende difendere la Giunta regionale e la maggioranza che la sostiene non può che essere richiamato al fatto che malgrado l’Art. 47 dello Statuto sardo preveda che il Presidente della Giunta interviene alle sedute del Consiglio dei Ministri, quando si tratta di questioni che riguardano particolarmente la Regione, diversi Governi hanno trattato per dieci anni col Governo francese e deliberato di firmare l’accordo senza tener conto dei diritti dei sardi e il presente silenzio e il giustificazionismo per interposta persona costituisce un fatto grave di sottomissione al potere centralista e alla reazione centralizzante che tanti danni, anche con la riforma della Costituzione sta causando alla già malconcia Autonomia sarda, figuriamoci alla ipotetica costruzione dello Stato sardo.

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Redazione SANATZIONE.EU

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    2 Commenti

    • Non credo sia le esplorazioni, già studiate a tavolino e oltre, a creare problemi e nemmeno la pesca, il vero problema è che i Sardi , giustamente o meno chiedono la chiusura di tutti i poligoni e basi militari. Così facendo abbiamo aperto alla Corsica e di conseguenza alla Francia un’altra occasione di fare cassa. Infatti il poligono di Solenzara, Corsica sud orientale, avrà la possibilità di attivare i vari poligoni a terra e a mare, in particolare, quello per esempio che abbiamo chiesto di chiudere a Decimomannu. Doppia beffa perché si poteva prima trovare le situazioni economiche e logistiche più idonee per garantire decine di miglia di posti di lavoro tra indotto e diretto e poi decidere quali fossero le soluzioni migliori per la nostra isola economica. Avremo inquinamento di riflesso ma niente economia. Pensiamoci prima di fare scelte avventate.

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