Alla scoperta di Nurnet con Antonello Gregorini

Di Adriano Bomboi.

Nurnet, la rete dei nuraghi. Oltre sessanta soci e quasi 15.000 utenti online per una fondazione che si è proposta di riscoprire e rilanciare il nostro patrimonio archeologico. Ne parliamo con Antonello Gregorini:

Precisamente i soci fondatori sono settantuno, nel frattempo si sono aggiunti una quarantina di soci sostenitori e soprattutto partecipanti. Operatori economici e professionisti. Nurnet, oggi, è soprattutto una fucina di cervelli, alcuni di grandissimo spessore, escluso il mio, a disposizione della Sardegna!

Come è nata l’idea di Nurnet?

E’ nata per un senso mistico intervenuto stando seduto su uno dei muri del nuraghe Piscu, dove mi ero recato con i giovani amici dell’Urban Center di Cagliari. Da lì si domina la Trexenta e si può comprendere la sacralità del paesaggio, del monumento e della Sardegna, della Terra Madre. Il monumento non può dirsi abbandonato, tuttavia, nonostante ingenti investimenti negli scorsi decenni, le infrastrutture si sono depauperate, le recinzioni sono arrugginite e la visita libera comporta dei rischi di tutela e manutenzione del monumento, oltre che di sicurezza anche per il visitatore. Questo stato di cose ha generato in me l’incosciente volontà di far qualcosa. Successivamente, nell’aprile 2013, un paio di settimane dopo, nel corso di una notte relativamente insonne si è come incuneata nella mente l’idea dell’adozione empatica del “nuraghe”, inteso come simbolo. Empatia in questo caso è usato nell’accezione utilizzata da Rifkin e dai traduttori occidentali delle dottrine orientali. Significa con pathos, con la capacità di immedesimarsi. Mi rendo conto che si sprofonda nell’animismo e si assegna vitalità al paesaggio, alla terra e alle varie forme percepite. Ma è così! Sarò animista e assegno un’anima alla Sardegna. Sono “sardopatico”, per dirla con Marras.
A quel punto mi è venuta in mente l’idea dell’adozione che ho condiviso con gli amici. Uno, due, tre, decine. Nessuno mi ha mai detto: “non ha senso, è insostenibile”. Tutti la ritenevano un’idea grandiosa. Quindi, essendo dei tecnici, l’abbiamo scritta e trasformata in un flusso di attività che io chiamo “l’algoritmo di Nurnet”, riportato nel seguente grafico: flussi di attività e di informazioni, con cicli di retroattività, infornati da requisiti definiti ed evidenti. Tutto incentrato allo sviluppo del territorio, alla promozione del turismo ed all’interscambio culturale.

Nurnet ha promosso l’apertura di un geoportale internet, di cosa si tratta?

Anche qui si parte dalla presa d’atto, verificata con studi e interlocuzioni con dirigenti delle istituzioni, dell’inesistenza dell’archivio georeferenziato del patrimonio di manufatti dell’epoca pre-nuragica e nuragica, nonostante nei decenni siano stati fatti ingenti investimenti nel settore. Abbiamo quindi cercato un partner e grazie anche ai buoni uffici della presidente di Sardegna Ricerche, Ketty Corona, e del socio Andrea Mameli, è nato un protocollo di intesa con il CRS4, ove esiste, da diversi anni, uno staff specializzato: Roberto Demontis, Laura Muscas, Eva Lorrai, a cui si è aggiunta Valentina Spanu. Sostanzialmente si tratta di associare delle tabelle e delle schede, immagini o pagine internet al singolo oggetto monumentale. A questo si associa un’icona tipologica, determinata dalla categoria assegnata. La categorizzazione è quella oggi più ricorrente nella letteratura scientifica.
I risultati sono tanti, tra cui per esempio, la possibilità di avere un’immagine immediata della consistenza, della distribuzione e dell’importanza di quelle civiltà, globalmente sull’Isola e localmente per clan, valli o montagne.
Noi semplicemente riteniamo che questa immagine sia più potente, in termini di comunicazione, del mito di Atlantide, Tartesso o delle centinaia di studi accademici sparsi un po’ ovunque. Pensiamo che il geoportale possa creare flussi informativi necessari per ottenere lo scopo sovra ordinante: centrare l’immagine della Sardegna sulla sua archeologia e sulla grandiosità della civiltà che ivi sviluppò nel II° millennio e di cui, per mille ragioni, si è perduta memoria. Pensiamo inoltre che questa azione sia formidabile riguardo alla necessità di dare supporto identitario alla Sardegna e al suo popolo, e dare fondamenta storiche all’idea della nazione sarda, in senso antropologico e geografico, prima che politico.
Nurnet in questo senso è un progetto IDENTITARIO. In altro senso è un progetto di sviluppo territoriale, è marketing territoriale. Presa per i capelli diventa progetto politico… ma non partitico.

Quali sono le vostre iniziative sul territorio?

Essendo poverissimi di mezzi finanziari ma ricchi di volontà e capitale umano abbiamo stabilito che l’unico modo che avevamo per poter scrivere l’archivio, il geoportale, fosse di chiamare i Sardi, tutti i sardi, all’impresa di raccontare il paesaggio. Ecco quindi l’iniziativa “Adotta un Nuraghe”. Sia chiaro: l’adozione di un nuraghe o altro monumento del megalitico sardo non costituisce alcun diritto sul monumento la cui giurisdizione appartiene alla sfera dei Beni Culturali dello Stato.
Che deve fare l’adottante? Aprire una pagina secondo il nostro standard di layout, mettere i propri riferimenti perché possa essere eventualmente disponibile anche per chi volesse indicazioni o altro. E potrà inizialmente riempirlo con le informazioni di contorno che potrà trovare in internet o altre pubblicazioni, sempre segnando la provenienza e la paternità delle foto o dei testi.
Nel tempo potrà sviluppare un diario del rapporto di adozione che intratterrà con il monumento. Per esempio: una visita di un gruppo di turisti; una nevicata; un evento che riguardi l’archeologia del territorio; una storia antica o nuova appartenente alla cultura popolare inerente in qualche modo il monumento o la porzione di territorio in cui è compreso.
Noi pensiamo che un social network strutturato sulle adozioni, che porti conoscenze utili per la costruzione dell’archivio del patrimonio del megalitico sardo, geoportale, GIS, attraverso cicli di feedback dell’informazione, tramite hashtag del sentimento e altri strumenti digitali della ICT, possa generare una corrente continua di cultura pseudoscientifica e identitaria ad alto valore economico.
Nurnet si assume la responsabilità e l’onere di coordinare il processo.
In ipotesi: 1000 pagine di questo tipo con riflessi sulle pagine in tutte le lingue e sul portale svilupperanno un processo di capitalismo cognitivo ad alto valore aggiunto a favore di tutta l’Isola, dei Sardi e dei suoi appassionati amanti.
Attualmente stiamo sviluppando dei protocolli di intesa a livello locale per accompagnare i territori in un processo di riappropriazione del patrimonio archeologico e di trasformazione della loro immagine che, contestualmente, determini sviluppo sociale ed economico.

Nurnet rientra nel novero di quanti hanno segnalato la discriminazione del nostro patrimonio culturale nei testi scolastici dei nostri ragazzi. Si è già detto molto nelle risposte precedenti, ma quanto è importante la conoscenza della storia per la valorizzazione della nostra economia?

Nurnet ha segnalato l’inesistenza della nostra storia (non solo patrimonio culturale in senso stretto), e non solo nei libri di testo, ma anche nella letteratura storiografica italiana. L’eccezionale storia della Sardegna deve essere il fondamento della personalità di ogni buon cittadino. Non si tratta di essere nazionalisti ma banalmente di creare le basi della dignità personale e di popolo. Anche il rispetto del nostro passato riguarda la nostra cultura civica. Nel patrimonio archeologico pre-nuragico e nuragico vedo la possibilità di fare economia attraverso itinerari ben definiti, descritti e comunicati in più lingue, con lo sviluppo delle economie collaterali all’accoglienza, quali artigianato e agroindustria. E con la necessità di formare, far studiare le lingue e quant’altro.
Certo possiamo fare un discorso più esteso sul capitale sociale e sulle motivazioni che sul lungo termine generano maggiore entropia sociale e quindi economia, però diventa un discorso troppo meta economico, non chiaramente afferrabile dal grande pubblico.

Quali domande rivolgereste alla politica regionale?

Abbiamo scritto a tutti: Soprintendenza; Presidente; Assessori, sottosegretario alla cultura, etc. Nessuno ci ha risposto. Abbiamo messo a disposizione il progetto e il nostro lavoro. Abbiamo evidenziato il successo del progetto, la sua evidente importanza e il suo grado istituzionale. Nessuna risposta. Cos’altro?

Qual è il caso di incuria del nostro patrimonio archeologico che via ha più impressionato?

Gli esempi sono tantissimi: dal nuraghe quadrilobato sulla baia di Nora, sommerso da arbusti e non più identificabile; alla necropoli di Abealzu, Calancoi, praticamente in città, dietro Serra Secca a Sassari. Una necropoli vastissima che giustifica la presenza nel neolitico di un villaggio con diverse centinaia di individui, così com’era poco più a valle, a Monte d’Accoddi, prima e in luogo dell’altare. Ma potremmo dire di S’Uraki di San Vero Milis, dalla corona muraria con 9 torri, smontato per costruire le case importanti del paese e successivamente sventrato da una strada provinciale. Di Saurecci, del Melas e di Bruncu de S’Orku a Guspini, tutti nuraghi complessi nel raggio di pochi chilometri. Oppure le Domus de Janas con gli intonaci d’Ocra, simboleggianti la rinascita e i mondi degli inferi, ormai in alcuni casi luogo di stalle o, peggio, discariche per rifiuti.

Grazie.

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U.R.N. Sardinnya ONLINE

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    4 Commenti

    • Nurnet ha la potenzialità impressionante di poter costituire una risorsa per la Sardegna e per la sua cultura.

    • Ipotesi di vilipendio della lingua italiana. non ci leggo molto altro

    • Cara Basciu, le consiglio un articolo del linguista Roberto Bolognesi, troverà molti spunti per conoscere l’italiano parlato nella nostra isola: http://www.sanatzione.eu/2012/05/ma-cale-italianu-faeddant-is-sardos-di-roberto-bolognesi/

    • Lo stato e la regione che si disinteressano della nostra storia? Ma che strano! Comunque complimenti a Nurnet e buona fortuna per il loro lavoro, ce n’era davvero bisogno.

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