L’Italia che ci fa paura – Qualche idea per il voto

“Stolti sono coloro che non sanno che la metà spesso vale più del tutto”.
Esiodo (VIII secolo A.C. – VII secolo A.C.)

Cari Lettori,

La prima cosa che vogliamo fare con voi è scusarci. Proprio così. Il motivo?
Con quale coraggio infatti potremmo parlare di movimenti territoriali così frammentati che si presenteranno in posizioni diverse alle prossime amministrative?
Ci scusiamo da parte loro ma vi chiederemo lo stesso un atto di fiducia, oggi più che mai necessario.

Per farvi comprendere meglio la situazione, dobbiamo esaminare in breve il quadro in cui la Sardegna è inserita:
Uno Stato Italiano con un debito pubblico tra i più alti del pianeta, il quale, a sua volta, ha un debito con la Regione Sardegna a causa di entrate IVA non regolarmente restituiteci per via del gettito maturato (secondo Statuto Speciale) nel nostro territorio.
Stiamo parlando di uno Stato incapace di assicurare il livello minimo di qualità dei servizi più essenziali e sopratutto incapace di produrre una classe dirigente in grado di guidare lo sviluppo economico.
La classe politica romana entra nelle nostre case con tematiche propagandistiche distanti dai problemi reali dei cittadini.
Le elezioni amministrative della penisola sono state vinte da una coalizione di centrodestra che invece, in loco, ha completamente dimenticato la Sardegna (aspetto che non traspare certamente dai media quotidiani).
La vittoria principale è stata quella della Lega Nord, che ha saputo raccogliere quel sentimento di disaffezione verso istituzioni centrali sorde ai bisogni concreti delle persone.
Una vittoria che ha messo in luce l’artificiale identità italiana ma che va partorendo un federalismo fiscale più attento agli interessi del nord e meno a quelli specifici di territori molto più complessi, tra i quali, la nostra isola.
Se l’assenza del PDL deve dunque piegare la sua sopravvivenza alla politica leghista, il centrosinistra non se la passa meglio: La farfugliata dottrina ideologica del PD e le sue vecchie tendenze clientelari hanno contribuito a raccogliere un pessimo risultato elettorale; a cui va aggiunto il populismo Di Pietrista saldato ad una Magistratura che se da un lato ha il pregio di voler fare il suo lavoro, dall’altro utilizza il suo potere in funzione politica per vincere laddove democraticamente non riesce a sfondare.
L’astensione non è più solo un prodotto del qualunquismo diffuso, esiste un vasto “partito” di cittadini fortemente disgustato dalla mediocrità della politica romana.
In questo “partito dell’astensionismo” ha persino giocato un ruolo il caos liste antecedente al voto. Nel Lazio, le divisioni interne al PDL e l’inettitudine organizzativa di alcuni loro esponenti ha portato ritardi e problemi nella presentazione corretta delle liste elettorali. Per contro, il centrosinistra ha cercato di vincere a tavolino le elezioni dichiarandosi contrario ad una soluzione concordata del problema (magari rinviando le elezioni).
Negli anni ci saranno tesi di laurea su questa grottesca situazione e, come ha ricordato anche il filosofo Cacciari: “Che democrazia può essere quella di un partito che vuole presentarsi al voto senza il suo principale avversario?” Chi rappresenterà la restante fascia elettorale di questo scalcinato bipolarismo?
E’ questa l’Italia che ci fa paura: L’Italia dei “Guelfi e dei Ghibellini”, l’Italia della rissa perpetua, dei “neri contro i rossi”, dei bianchi (centristi per tutte le stagioni) che difendono gli uni e gli altri.
L’Italia del qualunquismo e del falso moralismo diffuso, l’Italia del giustizialismo di piazza e della “democrazia” minore.
L’Italia che alle soglie dei festeggiamenti per la sua unità rigetta se stessa, poiché nel 1861 fondata non su una vera nazione omogenea ma su diversità statuali, linguistiche, culturali e identitarie contrapposte.
E’ l’Italia che in TV ci mostra gli arresti per mafia del sud mentre a pochi passi da casa nostra le fabbriche chiudono, aumenta la disoccupazione ed i nostri figli fanno i camerieri nei grandi locali della Gallura, fondati grazie al denaro del riciclaggio italiano proveniente dal crimine organizzato: Lo stesso che investe nei grandi gruppi industriali italiani e che sorregge il prodotto interno lordo di una nazione abortiva.
E’ l’Italia del lavoro nero ma anche di quello “grigio”…come quando in busta paga si trova molto meno del dovuto o come quando si fanno straordinari non retribuiti.
E’ l’Italia dove la Corte dei Conti lamenta livelli record di corruzione nella Pubblica Amministrazione; dove le maggiori compagnie telefoniche si contendono il frutto di proventi illeciti (vedere caso Telecom-Fastweb) e dove ognuno pensa a se stesso e mai alla collettività.

Diffidate anche da quella parte del PD Sardo, falsamente riformista ed autonomista, che solo in prossimità delle elezioni parla di Autonomia. Se sinceri, aspettiamo proposte dopo le amministrative del prossimo 30/31 maggio 2010.
Ma l’Europa?
Tra il 22 e il 24 Marzo a Bruxelles, esponenti regionali, in compagnia dei sindacati Sardi, hanno parlato della situazione e delle emergenze della Sardegna.
Si è parlato in primo luogo dello stato di insularità e dei problemi strettamente connessi ad esso, come quello degli interventi sulle tariffe energetiche che rischiano di essere sanzionati dall’UE come aiuti di Stato.
Le amministrazioni italiane della Sardegna ci hanno da sempre abituati a scenari di questo genere, ma sul versante tariffario non si tratterebbe di un “aiuto sleale”, ma di garantire ad un’isola misure di sostegno in quanto queste, piuttosto, servono a ristabilire quella parità di condizioni contro i limiti del centralismo italiano che oggi non consentono al territorio Sardo di crescere e svilupparsi.
Secondo Oriana Putzolu, della segreteria CISL Sardegna, bisogna insistere sul tema dell’insularità, perchè sarebbe importante valutare una modifica del vecchio Trattato di Lisbona, nel quale tra le isole, solo per alcuni casi specifici, sono previsti principi generali di favore. E tra queste la Sardegna è una grande esclusa.
Bisogna anche ricordare però quante volte l’UE, nonostante la crisi economica, ha risposto ai problemi della Sardegna con fondi che non sono mai stati investiti, talvolta sprecati e/o restituiti al mittente.
In tutto questo ci sono i Sardi, forse incapaci di prendere le giuste decisioni per il loro territorio, ma sempre in prima fila e con grande professionalità per difendere le ragioni di uno Stato che ci dimentica giorno dopo giorno.
Non è colpa di nessuno, la “Sindrome di Stoccolma dei Sardi” è il prodotto dell’omologazione culturale italianista e del suo passato.

Ma cambiare è possibile e sta già avvenendo.
Importanti segnali di dialogo sono ad un buon punto di maturazione tra tutte le principali e maggiori sigle politiche territoriali Sarde: Partito Sardo d’Azione; IRS; Fortza Paris; Rossomori, ecc.
E’ per questo che vi chiediamo di dare fiducia a queste sigle, nonostante siano propositrici di programmi (comunque buoni) ma effettuati da poli differenti.
Qualche volta dialetticamente in contrasto reciproco.
Il Partito Sardo d’Azione ha fatto il possibile in una coalizione di centrodestra tutt’altro che recettiva ai problemi immediati dei Sardi, ma nuove sfide attendono il programma di governo (come la riscrittura dello Statuto Sardo).
Lasciate perdere la divisione “destra contro sinistra”, pensate forse che i signori di questa o quell’ideologia che giudicano la politica sardista non prendano insieme il caffè nei corridoi del potere?
Nel bipolarismo, o ci si allea per programma cercando di conquistare posizioni, oppure si crea un nuovo polo che ad oggi si sta ancora cercando di realizzare.
Pur rispettandola, non condividiamo in merito la posizione astensionista di Sardigna Natzione: chiamarsi fuori dalle elezioni significa delegare la politica italiana alla prosecuzione dello status quo, contribuendo indirettamente anche al settarismo interno ai movimenti nazionalitari Sardi. Non è con il “muro contro muro” che arriveremo ad una stagione di collaborazione reciproca. Contiamo comunque di ritrovare presto gli amici di SNI alla prossima tornata elettorale.
Dispiace per l’ambivalenza dei Rossomori, la componente (ex DS/PD) guidata da Gesuino Muledda (in passato esponente del PCI Sardo) fu proprio quella che avversò persino una proposta di legge linguistica Sarda presentata in passato dal PSD’AZ. L’area di Claudia Zuncheddu è invece reattiva e vicina alle tematiche del lavoro e delle fasce sociali più deboli della nostra popolazione.

Abbiamo la nuova Fortza Paris, quella che non solo ha rinunciato al PDL ma ha fatto una chiara scelta di campo: Lasciar perdere le segreterie romane per concentrarsi sui Sardi e su un prossimo Partito Nazionale Sardo aperto a tutti. Abbiamo il PAR.I.S. (Malu Entu), con candidati che non si sono piegati alle logiche partitocratiche italiane e si presentano in diverse amministrazioni. Abbiamo IRS, un movimento che ha saputo creare una forte spinta riformista attorno a se, munita della capacità di dialogare con il territorio. Un movimento che nel tempo (nonostante alcuni punti da noi non condivisi) si è dotato di argomentazioni alquanto serie per quanto concerne i programmi e lo sviluppo delle comunità provinciali in cui si presenta: Tutte le 8 province Sarde.
Province che, ricordiamo, riteniamo utile abolire.
Dai Riformatori Sardi invece ci attendiamo scelte più coraggiose, le parole non bastano più.

Come Nazionalisti Sardi il nostro futuro vede in un forte progetto politico territoriale il punto di approdo per un rilancio della Sardegna e la conquista della sua Sovranità.
Noi siamo per la semplificazione: Siamo per la creazione di una politica alternativa di responsabilità e buonsenso, il buonsenso di ridurre la frammentazione tra partiti Sardi per poter controbattere a dovere partiti italiani che in campagna elettorale ormai non parlano neppure più di programmi ma litigano sulle poltrone che si assegneranno a vicenda.
Nel tempo abbiamo introdotto parecchie novità nel dibattito politico identitarista, ma anche parecchie tematiche: Pensiamo nel 2005 al prototipo “Progressisti”, poi PNS, in anticipo sui tempi persino su proposte come l’Agenzia unica per l’Energia.
Eppure: La Sovranità non si chiede, si proclama. Ma in un Popolo che non ha memoria di se, né capacità fiscali autonome, la politica identitaria può permettersi questo lusso senza sprofondare nell’elitarismo?
Un Fronte od un Partito Nazionale Sardo dovrà fare entrambe le cose.
In Corsica, alle ultime amministrative francesi, i Nazionalisti locali hanno ottenuto un ottimo risultato: Gli autonomisti del PCN al 25,88% e gli indipendentisti di Corsica Libera al 9,85% (Fonte: Ministero dell’Interno Francese). In Sardegna cosa vogliamo fare?
Il pluralismo è ricchezza solo quando forze affini collaborano, altrimenti è solo frammentazione: e con essa le riforme non si fanno.

Il Nazionalismo Sardo ha superato parecchi ritardi culturali ed altre sfide lo attendono, ma OGGI, per migliorare la Sardegna non serve l’astensione, serve fiducia da parte vostra. Serve il vostro voto. Le “risse” lasciamole ai partiti italiani, la loro credibilità è tramontata.

Ogni voto in meno ai partiti centralisti è un voto in più per la Sardegna! Fortza Paris!

Di Bomboi Adriano e Melis Roberto.

Iscarica custu articulu in PDF

Vedi pagina manifesti elettorali: Entra.

U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi

Be Sociable, Share!

    9 Commenti

    • Bomboi ma secondo te perchè Maninchedda ed il psdaz, che si facevano tanto sponsor di un terzo polo, non corrono con Scalas & Co., invece di allearsi con gli schiavetti di Berlusconi?

    • Buongiorno,

      C’è alla base un discorso di posizionamento in seno alle amministrazioni locali ed il bipolarismo in quest’ottica fa la sua parte perché il radicamento nel territorio è importante. Ovviamente non è l’unico motivo e ci sono dei problemi attinenti ai singoli dirigenti, ma sono ottimista sul fatto che nel corso del tempo verranno risolti ed in futuro si arriverà ad un serio terzo polo.

    • E’ auspicabile che si parta veramente dal territorio, presentando nei comuni e nelle province candidati locali e non esportati politicamente sul posto ( un tempo si diceva paracadutati) ma in tempo di “pacifismo politicamente corretto si puo sperare che SN e il PARIS non si astengano e votino per candidati che dichiarino apertamente l’obiettivo dell’indipendenza della nazione sarda. A si biri in paris e in paxi

    • Non tutti i mali vengono per nuocere. Un forte astensionismo manifesterebbe, anche, una forte disaffezione popolare a quell’inutile burocratica e onerosa istituzione che è la provincia. Otto provintzias po unu millione e seschentamizza pessones! B’at pacu ite narrer: est una bella picata po su culu.

    • [...] Manifesti elettorali – Visita articolo della Campagna per le Amministrative Sarde 2010: Entra. [...]

    • Deu nau ca toccara a dhoi andai e ponni una firma in sa scheda, aicci ant a nai :vou nullu!! Nullu chini? De siguru custu sistema pudecsiu!! DEpeus agatai su cuncordu prenu po su referendum contras a sa nuke, poita nc’est de diaberus s’unidadi de is sardus, medas is autonomistas pur chi ant firmau. Deu nau ca de ingunis podeus fai arrexoonus diferentis, abettendi atrus indipendentistas puru chi oj bandanta avatu de letzionis italiotas perdendinci tempus, gana e dinai! Circheus de aministrai mellus is fortzas nostras!!!

    • Su ses de su mesi’e lampadas eus a tenni s’atobiu in Cabras, apitzus de: Cultura intru’e s’economia po creai trabballu.

    • e il PAR.I.S. Malu Entu?

    • Eitta serbiri a ponni votu nullu?? Potzu cumprendi a is elegiduras itallianas (Prodi Vs Berlusconi) Ma a is provincialisi eitta serbiri a no ponni votu?? Bho… Spiegheimiddu s’arresultau ki bolleis lompi… Poitta a mei, dae indipendentista, benit difficili a ddu cumprendi….

      Votamus partidos sardos, votamus indipendentista ;)

    Commenta



    Per la pubblicazione i commenti dovranno essere approvati dalla Redazione.