Regionali 2019: PSD’AZ tornerà alla guida della Regione?

Regionali 2019: il PSD’AZ tornerà alla guida della Regione?

La notizia era nell’aria sin dal 5 marzo. Il centrodestra potrebbe affidarsi ai sardisti nella guida di una coalizione di governo. Pesa l’incognita 5 Stelle, che ad 11 mesi dalle elezioni dovrebbe costruire una convincente rosa di candidati.

Maninchedda del Partito dei Sardi anticipa le mosse e spariglia le carte con un’idea di Convergenza Natzionale trasversale alla politica sarda. Incognita anche per Unidos di Mauro Pili.

E gli indipendentisti? Impermeabili alle critiche del F.I.U. di Giovanni Fara e della Sardigna Libera di Claudia Zuncheddu, presentano 5 limiti essenziali: vediamo quali. C’è tempo per salvare il salvabile?

Di Adriano Bomboi.

La notizia era nell’aria sin dal giorno seguente agli scrutini del 4 marzo: se i 5 Stelle non riuscissero a comporre una rosa di candidature in vista delle prossime elezioni regionali, il centrodestra tornerebbe alla guida della Regione, il quale potrebbe proporre un candidato sardista, riportando di fatto il Partito Sardo d’Azione alla testa di una Giunta.

L’ipotesi non è così peregrina, benché in Sardegna il 4 marzo Forza Italia sia rimasta avanti rispetto al duo Lega-PSD’AZ, il distacco appare minimo (al Senato alquanto ridotto, con parità di seggi, 14,08% e 11,59%).
Il segretario Solinas ha confermato il ritorno dei 4 Mori sulla scheda elettorale, il quale però potrebbe apparire nel quadro di un nuovo logo apparentato a quello leghista.

Permangono altre incognite: il PD ha perso il suo ruolo maggioritario, rischia il tetto del 10% su base italiana e potrebbe solleticare nuove posizioni proporzionaliste, difficile però capire se esistano gli spazi nella Giunta Pigliaru per procedere con una nuova legge elettorale regionale.

Inoltre: Unidos di Mauro Pili correrà? O correrà con il centrodestra senza vagliare la strada di una convergenza nazionale? E ancora: esistono numeri e spazi concreti per una simile proposta?

Paolo Maninchedda del Partito dei Sardi, conscio della rivoluzione da poco consumatasi anche nell’isola, passata da un PD pigliatutto alla caduta libera, ha scelto di sparigliare il mazzo di carte per esplorare configurazioni elettorali inedite: sommare candidature radicate nel territorio di provenienza trasversale.
Le liste, indubbiamente, dovrebbero correre sotto un collante programmatico unitario, su cui ci sentiamo di consigliare in primis la necessità di creare nuovo valore aggiunto. Ossia stimolare la crescita della ricchezza, e la relativa riforma dell’Autonomia regionale, ferma al palo da anni.

E gli altri indipendentisti?

Progres, Meris, F.I.U. e Sardigna Libera (benché queste ultime due abbiano il limite di proporre ancora una formula di sinistra radicale) hanno compreso l’urgenza di promuovere un’alleanza che superi i limiti leaderistici manifestati da Progetto Autodeterminatzione, il quale, al momento in cui vengono scritte queste righe, si trova in una situazione difficile per vari motivi:

- il primo è che mancano appena 11 mesi alle elezioni e ottenere anche un solo seggio di opposizione in Consiglio Regionale, partendo dal 2,5%, sarebbe un’impresa colossale;

- il secondo è che quel 2,5% rappresenta solo una base virtuale: non tanto perché le dinamiche tra elezioni regionali e politiche sono diverse (e c’è chi fa l’errore di ritenere che la percentuale possa crescere), ma perché la sigla sconta il classico “effetto elastico” di analoghi cartelli elettorali del passato. Ossia, nel momento in cui, il 5 marzo, i suoi sostenitori hanno visto i bassi esiti elettorali raggiunti, una loro percentuale non rivoterà il gruppo di Muroni, orientando il voto in altre direzioni. Verso 5 Stelle, verso il centrosinistra, verso il PSD’AZ o verso un progetto di convergenza nazionale (a trazione sardista o sovranista). Ciò significa che i circa 20mila voti raggiunti sono già in crisi;

- il terzo è che si tratta solo di un cartello elettorale ma non affatto ignoto all’elettorato, perché nonostante la scarsa attenzione dedicatagli dai media, volti e contenuti sono i soliti dagli anni ’90 ad oggi;

- il quarto è che Progetto Autodeterminatzione appare impermeabile alle critiche, nell’ingenua convinzione che questi disponga già di una solida base su sui lavorare per una lenta ma costante crescita, a partire dai territori;

- il quinto è che questa linea pone Autodeterminatzione a forte rischio di isolamento, perché questa linea apparirebbe dilettantistica e inaffidabile agli occhi di altre forze (pensiamo a Unidos, sardisti e sovranisti vari), che potrebbero quindi abbandonare al suo destino un cartello geneticamente votato al proprio tramonto.

Ma su tutti continuerà a pesare l’incognita dei 5 Stelle, anch’essi hanno solo 11 mesi di tempo ma partono da una base virtuale di voti che ha oltre 40 punti percentuali sopra gli indipendentisti, e che non soffre sicuramente di alcun “effetto elastico”.

Ricordiamoci inoltre che i grillini non sono più, non solo, il partito dei “no vax”, delle “scie chimiche”, ed altre amenità simili.

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U.R.N. Sardinnya ONLINE

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    2 Commenti

    • la notizia era già nell’aria…………….a milano?

    • Sa caminera de s’alleantzia cun is partidos italianos est perdente ca no nos faghet essire de sa cunditzione de sudditantzia polìtica de sa Sardigna. S’ùnica caminera praticabile est cussa de una cunvergentzia natzionale. Penso chi siat un errore a tornare a partire semper de zeru, duncas Progetto Autodeterminatzione est unu bonu puntu de partentzia ca tenet màrgines mannos de crèschida. De acordiu imbètzes cun su fatu ca tocat mègiorare sa proposta economica e de programma. Deo in beridade no bido custu efetu elasticu e penso imbetzes ca su votu a P.A. siat unu votu in generale cumbintu e no penso ca is 20000 persones chi ant “resistidu” a s’ondada populistica prus manna de is eletziones natzionales italianas potzant cambiare idea e votare àteru a is regionales. Penso chi Progetto Autodeterminatzione potzat retzire trancuillamente su 15/20%.

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