CSU: ‘Bando lingua sarda a scuola inadeguato e da rifare, rischio ricorso’

Il bando per l’insegnamento curricolare del sardo a scuola è da rifare. Il Coordinamento pro su Sardu Ufitziale annuncia azioni a tutela del buon andamento della politica linguistica.

L’atto dirigenziale con il quale la Regione ha recentemente messo a disposizione 900 mila euro per l’insegnamento della lingua sarda a scuola è da rivedere sia dal punto di vista amministrativo, che da quello più strettamente di politica linguistica. Gli uffici dell’assessorato della Pubblica Istruzione sono giunti all’approvazione del bando saltando il passaggio obbligatorio dell’approvazione dei criteri, o di un atto di indirizzo politico alternativo, da parte della giunta. Tale opzione fa sì che il procedimento sia annullabile e impugnabile da chiunque si ritenga poco soddisfatto del contributo concesso o del finanziamento ricevuto.
Inoltre, il provvedimento è firmato da un funzionario e non dal dirigente responsabile del settore. La norma regionale che consente a un funzionario di sostituire un dirigente è tra quelle, della recente riforma della Regione, impugnate dal governo e pertanto sempre a rischio di annullamento.

E’ necessario che la stessa amministrazione, in autotutela, proceda alla riforma degli atti per scongiurare il rischio che, tra qualche mese, qualche utente insoddisfatto, con un semplice ricorso, possa far cadere un’impalcatura che ci sono voluti anni a costruire. Il Coordinamentu, a questo scopo, segnala che presenterà un ricorso gerarchico al direttore generale dell’assessorato Antonina Scanu, non per sterile contrapposizione, ma per tutelare la stessa Regione nel conseguimento degli obiettivo di politica linguistica. In poche settimane e con poco sforzo si può rimediare a questo vulnus mettendo al sicuro un procedimento importante.
Secondo la ricostruzione fatta dal CSU, la Giunta si è trovata in difficoltà dopo aver tagliato lo scorso anno tutti i finanziamenti scolastici e aver fatto sparire per 12 mesi il sardo dalle scuole. Le proteste sono state numerose. La cifra messa a disposizione quest’anno è ragguardevole, ma se si pensa al taglio di 450 mila euro dello scorso anno siamo solo al pareggio delle risorse senza considerare tutti i danni prodotti da un anno di interruzione delle lezioni.

Il Csu considera sempre negativo il blocco dell’attività scolastica in lingua sarda nell’anno 2014-15 e non cesserà di denunciarne gli effetti. Inoltre i ritardi accumulati in questi mesi hanno portato alla pressione sull’assessorato competente da parte della pubblica opinione, associazioni, giornali e consiglieri regionali. La fretta e il timore delle critiche per eventuali inadempienze e ulteriori ritardi non è stata però una buona consigliera. Il bando pubblicato è infatti una copia perfetta del bando degli anni scorsi che, sempre secondo il CSU, non è adatto però allo stanziamento ingente di quest’anno. Si sarebbero infatti dovuti ampliare il numero delle ore a disposizione (solo 24 in un anno scolastico per ogni classe) e dei mesi di insegnamento (solo tre per due quadrimestri).
Il bando “copiato” era tarato su cifre inferiori che man mano la Regione ha aumentato (50 mila euro nel 2010) fino ad arrivare all’ingente stanziamento odierno di 900 mila euro. Bisognava quindi adeguare il numero delle ore e dei mesi a disposizione per garantire una migliore razionalizzazione. Invece si è scelto di riproporre il vecchio bando del 2013 con il pericolo della polverizzazione degli interventi. Nessuna traccia poi dell’individuazione di scuole modello e pilota come nelle più importanti esperienze europee. Potrebbe essere in salita spendere anche tutta la cifra.

A parere del CSU, la mancata stesura e approvazione del Piano Triennale Linguistico è la causa di questa situazione che non è meramente procedurale e burocratica (come potrebbe sembrare), ma ha che fare con il regolare e lineare svolgimento di una politica linguistica democratica. Il Piano Triennale infatti, con il collegato Piano Annuale, consentiva di avere automaticamente, senza aggravio, un atto di indirizzi-criteri approvato dalla Giunta che aveva la funzione di copertura politico-giuridica dei bandi. Oggi, l’attuale bando non ha questa copertura e si espone ai ricorsi di chiunque, anche degli avversari della politica linguistica. Inoltre il Piano Triennale (sede privilegiata in cui avvenivano le scelte) era uno strumento democratico che veniva discusso pubblicamente, e in più organismi, e questo confronto consentiva di correggere errori o sviste e di prendere decisioni migliori. Oggi invece la politica linguistica viene decisa in maniera autoreferenziale senza confronto o con il solo confronto con i dipendenti dalla Regione o dai suoi finanziamenti.
Anche la scelta di concentrare tutte le risorse sul “pianeta scuola” non è condivisa dal CSU. In questo si tende a fare del sardo una materia scolastica di serie b senza che, intorno, nel mondo reale, sia valorizzata. Ecco perché è importante investire sulla pubblica amministrazione, sui media, sui culti, sulle associazioni, sui volontari e sulle campagne promozionali. Altrimenti si rischia di trattare il sardo come il greco e latino, lingue di grande spessore culturale e didattico, ma morte.

Infatti, nel bando, o fuori dal bando, non esiste una visione o scelte di politica linguistica appena riconoscibili. Si lascia tutto alla libera iniziativa dei singoli senza nessun indirizzo o premialità rilevanti. Dell’insegnamento in Limba Sarda Comuna o meno nessuna traccia. La Regione ipocritamente non fa scelte. Consente a ogni istituto e a ogni “esperto” di codificare la propria lingua ponendo così le condizioni per fare una grande operazione “pluridialettale” non certo l’insegnamento di una lingua minoritaria normale. Questo stato di cose, che riconduce in pratica il sardo alla sua realtà di dialetto, è l’arma più micidiale in mano ai detrattori della lingua sarda e la Regione consente che ciò accada per paura di fare delle scelte divisive ma necessarie.
E’ il paradosso di un vero e proprio suicidio operato per paura di essere uccisi.

Il Coordinamento pro su Sardu Ufitziale teme quindi che l’investimento di 900 mila euro sia a rischio di cattivo utilizzo, anche perché gli annunciati (solo 3 settimane fa) investimenti di circa il 50% della somma in materiali didattici sono spariti dall’orizzonte. Perché, ci chiediamo? Dopo gli anni della positiva sperimentazione cominciata nel 2008, come si farà a studiare il sardo senza questo supporto annunciato a più riprese dalla stessa Regione oggi che i finanziamenti sono stati raddoppiati rispetto al 2013?

Il CSU per questi problemi procedimentali, tecnici e politici – al solo di fine di evitare successivi problemi – invita la Regione a rivedere le sue scelte per una politica linguistica più democratica, coerente ed efficace.

Assemblea direttiva CSU:

Roberto Carta, Giuseppe Corronca, Giommaria Fadda, Martine Faedda, Giagu Ledda, Vincenzo Migaleddu, Paolo Mugoni, Renato Oggiano, Pietro Solinas, Sarvadore Serra.

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Redazione SANATZIONE.EU

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