Attilio Mastino e i pattern della propaganda russa
Lettera pubblica all’ex rettore dell’Università di Sassari, in merito ad un’intervista concessa al quotidiano La Nuova Sardegna.
Caro Mastino,
ho seguito con vivo interesse la sua preoccupazione sulla situazione internazionale, dove ancora oggi, da Gaza all’Ucraina, sino ad altri scenari di guerra, le persone continuano a morire di fronte alla nostra impotenza. Questo rende imprevedibile anche il nostro futuro in un continente che sinora, tuttavia, grazie alla NATO, è riuscito a preservare quasi ottant’anni di pace.
Ma vede, desta qualche preoccupazione anche il suo ragionamento, che ho trovato relativamente contraddittorio.
In un passaggio lei ha affermato:
«Vedo come molto pericoloso questo autoritarismo che si afferma e non si riesce a contrastare con i mezzi a disposizione della democrazia».
Un pensiero del tutto condivisibile, ma poco dopo ha formulato anche la seguente riflessione:
«Si pensi al primo attacco russo a Kiev; avevo fatto un confronto con quando c’era Craxi e Gheddafi indirizzò un missile verso Lampedusa. Fosse finito su una casa e ci fosse stato un morto, Craxi si sarebbe dimesso. Viceversa Zelensky da tre anni è al suo posto, naturalmente è un eroe, si intenda, ma a prezzo della sofferenza e della disperazione della sua gente. Alla fine ci si chiede se abbia valutato male la prepotenza e la capacità militare dei russi. Forse è stata una sottovalutazione da parte dell’Europa».
Le dirò, sono un suo vecchio lettore, ho diversi suoi libri, e leggere questo suo pensiero mi ha riportato alla mente storici del calibro di Barbero e Canfora: intellettuali alquanto professionali nel loro campo, ma all’apparenza drammaticamente distratti nel momento in cui interpretano il mondo contemporaneo.
Per esempio, non le sarà sfuggito che a suo tempo Gheddafi non aveva la minima intenzione di invadere o colpire l’Italia, sia perché non ne aveva i mezzi, e sia perché il nostro paese fa parte della NATO. Viceversa, nel 2022 Putin ha inviato una chilometrica fila di carri armati alla conquista di Kiev, con tanto di paracadutisti, completamente distrutti in poche settimane dalla forza dell’esercito ucraino, supportato da noi occidentali.
Da allora l’esercito russo è arretrato e si è blindato nel solo Donbass, che non riesce neppure a conquistare nella sua interezza. Diciamo dunque che non sono gli europei ad aver sottovalutato Putin, ma è Putin ad aver sottovalutato ucraini ed europei, non le pare?
E qui torniamo alla sua preoccupazione iniziale, ossia l’idea che la democrazia non abbia i mezzi per fermare l’autoritarismo.
Eppure la democrazia ucraina è riuscita a frenare l’autoritarismo alle porte dell’Europa, e lo ha fatto anche grazie ad un uomo che ha rispettato il mandato per cui era stato eletto, non dimettendosi: Zelensky.
In quanto alle sofferenze degli ucraini, i cui sondaggi continuano in maggioranza a premiare il governo ucraino, ritengo che spetti solamente al popolo ucraino decidere se e quando fermare o proseguire una guerra di resistenza ad un tiranno che intende cancellarne lo Stato, la nazione, la lingua, la cultura e in definitiva la democrazia con le sue libertà.
Temo che numerosi ucraini potrebbero trovare irrispettosa l’idea, da lei sostenuta al pari di noti filorussi, che gli ucraini soffrano a causa delle scelte del proprio governo.
La sofferenza deriva essenzialmente dai lanci terroristici di una Russia che, non riuscendo a colpire con efficacia l’esercito ucraino, cerca di piegare la volontà popolare spezzando vite civili inermi.
Riporto inoltre un altro suo passaggio, perché lei, temo incalzato da un giornalista alquanto confuso in materia di sovranità e diritto internazionale dei popoli dell’est europeo, ha pure affermato:
«L’aveva detto anche Papa Francesco, la NATO continuava ad abbaiare alle porte della Russia» .
Ecco, non capisco come un sincero democratico del suo calibro possa squalificare la scelta democratica di milioni di concittadini europei che dal 1991 ad oggi hanno liberamente scelto di aderire alla NATO.
Una scelta effettuata proprio perché, storicamente, come sostenuto anche dal politologo Vittorio Emanuele Parsi, tali popoli conoscevano la tendenza russa ad abbaiare nei cortili altrui, e spesso anche a mordere e uccidere.
Avevano forse torto?
La guerra in Ucraina non ha semmai confermato la bontà delle loro scelte pro-Europa e pro-Patto Atlantico?
Non mi dilungherò oltre, se sulla Sardegna abbiamo visioni in parte comuni, eccetto sugli Shardana, è del tutto evidente invece che sulla politica estera divergiamo nell’interpretazione dei rischi connessi alla sanguinaria avventura coloniale intrapresa dal Cremlino, che a mio avviso invece va contrastata, senza alcun appeasement, proprio perché la diplomazia si sta dimostrando inefficace.
E consiglio prudenza.
Prudenza perché uomini come Xi in Cina e Putin in Russia si affermano proprio grazie alla nostra ignavia, grazie al nostro misurato e talvolta lento supporto agli ucraini per una battaglia di civiltà che non riguarda più solamente gli ucraini o gli equilibri geopolitici tra USA ed Asia, ma anche la tutela della nostra democrazia in Europa.
L’insidia di tali despoti sta proprio nel diffondere disfattismo, paura, narrazioni tese a normalizzare uccisioni di massa e relativizzazione dei principi democratici. Ribaltando sulle vittime sia le cause che il protrarsi di una situazione che non hanno voluto ma subito.
E si tratta di classici pattern della propaganda russa che hanno saputo addentrarsi anche nel suo pensiero.
Grazie per l’attenzione.
Adriano Bomboi.
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