Sardegna e Sicilia, due modelli universitari a confronto

Il dibattito: il neo-rettore dell’Università di Sassari, Chessa, ha alimentato malumori in Olbia, dove si guarda alla creazione di un ramo universitario di qualità, di cui oggi se ne paventa il ridimensionamento. E tutto ciò mentre il polo nuorese finisce nel dimenticatoio, vieppiù in una Sardegna centrale segnata da un’evidente stagnazione economica e da un chiaro declino demografico. 

Eppure in Italia esiste un esempio che ha saputo invertire la rotta rispetto ad un territorio apparentemente al tramonto: è il “miracolo laico” vincente di Enna, con l’Università Kore, dai numeri in crescita. Ce ne parla Gianraimondo Farina.

L’elezione di Omar Chessa come nuovo rettore dell’Università di Sassari ha catalizzato l’attenzione del mondo accademico e politico sardo. In tal modo si è spostato il focus dal pluridecennale dibattito sull’Università Autonoma della Sardegna centrale con sede a Nuoro. Un dibattito che, a dire il vero, era molto vivo fino ad almeno un decennio fa, ma che ora sembra essersi inspiegabilmente “inabissato”. Eppure sarebbe ora di riprenderlo e ripercorrerlo.

Partiamo, innanzitutto, dalle recenti motivazioni che hanno fatto passare in subordine il “sogno” del Terzo polo accademico autonomo sardo. Sono, sostanzialmente, tre:
In primo luogo, proprio lo scontro sul “Progetto Olbia” e le risorse regionali. Subito dopo la sua proclamazione, il neo-rettore sassarese Chessa ha espresso forti riserve sul piano di espansione universitaria a Olbia, dichiarando che il progetto va profondamente ripensato. Da ricordare che la Regione Sardegna ha già stanziato circa 45 milioni di euro per i prossimi 15 anni proprio per il polo di Olbia, e dunque le dichiarazioni del neo-rettore hanno, da subito, aperto una disputa politica e finanziaria immediata che ha oscurato i piani legati a Nuoro e alla Sardegna centrale.
In secondo luogo, un altro punto fondamentale riguarda la governance e i delicati equilibri interni all’Ateneo turritano. In sostanza la transizione della guida accademica, dopo il mandato di Gavino Mariotti, terminato in un clima complesso, ha costretto le istituzioni regionali e le forze politiche a concentrarsi sulle nuove alleanze e sui futuri assetti dei due poli accademici storici dell’isola. I consorzi universitari decentrati, come Nuoro, purtroppo, dipendono per livello di corsi e docenze proprio dalle decisioni centrali di questi due atenei.
In terzo luogo si è aggiunta la ridefinizione dell’offerta formativa territoriale.  E qua lo scontro interno alle elezioni ha rimesso in discussione non solo le sedi distaccate esistenti, ma l’intero modello di frammentazione dei corsi di laurea sul territorio sardo. Ed è chiaro che una grande “manovra di tipo strutturale”, come quella di favorire la nascita di un terzo polo del tutto autonomo al centro dell’isola, sia passata temporaneamente in secondo piano rispetto all’urgenza di capire quale linea “geopolitica” e accademica adotterà la nuova dirigenza sassarese. Ma noi, in questa sede, vogliamo proprio “entrare” in queste dinamiche e capire perché la “battaglia per Nuoro”, per la possibilità di avere un’Università Autonoma nella Sardegna centrale si sia “arenata”. Quando, invece, urgerebbe riprenderla. E per farlo, partiamo da una storia di quarant’anni fa, che è anche storia economica.

Correva l’anno 1986 ed a Nuoro veniva fondata l’AILUN. Le vere origini della battaglia per Nuoro e la sua Università si trovano qua. Fondato su iniziativa dell’Associazione Industriali della Provincia di Nuoro e del Credito Industriale Sardo, l’AILUN (Associazione Industriali Libera Università del Nuorese), nacque con un obiettivo preciso: istituire una Libera Università della Sardegna Centrale per sottrarre il territorio all’isolamento culturale ed economico. Riconosciuto, quindi, come Ente Morale dal Presidente della Repubblica nel 1988, l’AILUN ha agito come un vero e proprio “incubatore” universitario. E fondato le sue caratteristiche su due punti: l’alta formazione ed appunto il modello di Università Autonoma. Nel primo caso i “successi” sono avvenuti subito. Invece di attendere i tempi della burocrazia statale, l’AILUN ha avviato fin dai primi anni ’90 master internazionali di eccellenza, come quelli in Scienza dell’Organizzazione. Il secondo “perno” dell’AILUN è stato il suo modello di Università Autonoma. Scriviamo, infatti, di una pioneristica visione storica che non era quella di creare semplici sedi distaccate dei due poli sardi storici (Cagliari e Sassari), bensì una Università Autonoma della Sardegna Centrale. E l’idea cardine era fondata sullo sviluppo di una didattica “su misura” per il tessuto economico locale, toccante managerialità, ambiente, sanità e tecnologie digitali. Ebbene, come risposta a questo primo impulso “autonomistico” nuorese, ha risposto la politica.

Ma come? Con il sistema “consortile”. Per “stemperare” ed “annacquare” ogni velleità autonomistica dei barbaricini. La risposta, negli anni Novanta del secolo scorso è stata, dunque quella del Consorzio Universitario. Sebbene l’autonomia totale in forma di ateneo statale o privato indipendente non si sia interamente compiuta nel modo immaginato alle origini, l’offerta formativa nuorese odierna è gestita prevalentemente in convenzione tramite il Consorzio Universitario Nuorese (UniNuoro) con i corsi di Sassari e Cagliari. L’ AILUN, invece, dal canto suo, ha dimostrato, e dimostra ancora la fattibilità tecnica, logistica e scientifica di un percorso universitario forte e veramente alternativo nelle aree della Sardegna centrale. Politica ed imprenditoria permettendo.

Già, politica ed imprenditoria, quelle che, invece, ha avuto subito dalla sua Enna, in Sicilia, nella sua “guerra laica” vinta agli inizi degli anni Duemila per dare alla Sicilia centrale la sua Università Autonoma. La “guerra”, in questo caso, è stata vinta contro gli atenei storici di Palermo, Catania e Messina. Ed il confronto tra Nuoro ed Enna è un classico esempio di geopolitica accademica e sviluppo delle aree interne. Entrambe le città condividono la stessa condizione di partenza, ma hanno avuto esiti istituzionali differenti. Ma vediamo nel dettaglio questo confronto storico:
Dal punto di vista della condizione geografica, il modello Nuoro, rappresentato dall’Ailun e dal Consorzio, insiste sul Centro montano dell’isola (Barbagia), storicamente penalizzato da infrastrutture e isolamento. Il caso Enna, rappresentato dalla Kore, è, dal punto di vista geografico, quasi lo stesso di Nuoro: centro geografico dell’isola, entroterra collinare storicamente isolato dai flussi costieri. E similari sono anche gli obbiettivi politici. Da un lato (Nuoro), rompere il duopolio accademico regionale (Cagliari/Sassari) per fermare lo spopolamento. Dall’altro (Enna), rompere il monopolio degli atenei storici costieri (Palermo, Catania, Messina). Differenti, però, gli strumenti utilizzati.

A Nuoro l’AILUN era un’associazione privata con forte sostegno pubblico-regionale volta a stimolare l’alta formazione. Ad Enna, invece, a controllare il tutto è la Fondazione Kore, nata per promuovere il decentramento dell’Università di Catania a Enna. E gli esiti istituzionali non si sono fatti attendere. A Nuoro, purtroppo, si è “virato” verso un “decentramento convenzionato”. Il modello ha sviluppato ottimi corsi e poli di eccellenza, ma è rimasto legato alle università madri di Sassari e Cagliari. Ad Enna, invece, la guerra “laica”, così definita perché non incluse partecipazioni pubbliche, è stata vinta.

Dal 2005 una città capoluogo dell’entroterra siciliano, di 25 mila abitanti, ha la sua Università di 9 mila studenti, diventando la prima università autonoma non statale della Sicilia. Come ci è riuscita? Con quale strategia?
Nel fatto che Enna ha sfruttato una finestra normativa dei primi anni 2000 favorevole alla nascita di “Libere Università” non statali, in questo caso privata, supportata da una forte coesione politica locale e regionale che ha capitalizzato un bacino d’utenza demografico siciliano molto più ampio di quello della Sardegna centrale. A Nuoro, le istituzioni locali e regionali hanno spesso preferito la strada “sicura” ma dipendente del Consorzio Universitario legato a Cagliari e Sassari. Questo ha garantito la sostenibilità dei titoli di studio, ma ha frenato la nascita di un organo accademico totalmente sovrano radicato nel nuorese. L’AILUN rimane comunque il simbolo di una rivendicazione culturale identitaria. La dimostrazione che la Sardegna centrale non voleva essere solo consumatrice di risorse universitarie esterne, ma produttrice di scienza, management e innovazione direttamente nel cuore dell’isola. Pensiamoci.

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Redazione SANATZIONE.EU

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