Scozia, Galles e Irlanda del Nord guardano all’indipendenza nell’UE. E la Nazione Sarda?

Mentre l’indipendentismo sardo si trova, per la maggiore, falcidiato da posizioni rossobrune, euroscettiche, putiniane, complottiste, NIMBY e avverse alla nostra sicurezza, in linea con le idee populiste di Conte e Vannacci, le nazioni celtiche – paradossalmente ammirate dagli stessi movimenti sardi – promuovono invece una piena adesione all’Unione Europea, al suo piano di riarmo ed agli investimenti.
Un altro mondo rispetto alla nostra deprimente realtà.

Il 14 settembre le tre nazioni hanno sottoscritto l’Accordo di Cardiff, un memorandum d’intesa volto a raggiungere gli obiettivi indicati.

Ogni tanto la Storia con la S maiuscola intraprende percorsi inediti e abbastanza ironici, perché se un tempo Londra è stata garante dell’unità del Regno e argine alla deriva verso posizioni massimaliste, il modello Westminster sopravvissuto alla Brexit non solo non riesce più a garantire il relativo benessere di tutte le nazioni del Regno, ma ha proprio in Inghilterra l’epicentro di posizioni massimaliste e nazionaliste tendenti ad aggravare ulteriormente la situazione. Mentre i Labour al governo paiono incapaci nell’arrestare questo declino.

Lo Scottish National Party, più che i fratelli minori gallesi e nordirlandesi, tira le fila di questo cambiamento all’insegna della responsabilità, in un percorso che nell’ultimo quindicennio non è stato privo di ostacoli, polemiche, scandali e contraddizioni interne, sino all’evoluzione attuale.

Ricordiamo alcuni passaggi chiave di questo mutamento, senza andare troppo a ritroso nel tempo:

- 2012, la svolta storica del congresso annuale di Perth del 19 ottobre: con una maggioranza interna di 426 voti, il partito esprime una linea pro-NATO. Una posizione promossa dall’allora premier scozzese Alex Salmond e dal portavoce alla Difesa Angus Robertson.

- 2016, la Brexit: il 62% degli elettori scozzesi, capitanati dall’SNP, votano per rimanere nell’UE, seppur trascinati come Regno Unito fuori dall’Europa.

- 2022, invasione dell’Ucraina: persino l’ala giovanile del partito, Young Scots for Independence, ancora scettica sulla svolta del 2012, si convince della scelta pro-NATO.

- 2024: Alyn Smith, giurista, una delle più eminenti figure dell’SNP e più volte europarlamentare, pubblica sul The National una posizione di supporto al report di Mario Draghi orientato a garantire lo sviluppo socio-economico dell’Unione Europea. Si riconoscono i problemi UE, e si condivide la necessità, non certo di demolirla, ma di perfezionarla. Tra i punti qualificanti della convergenza: la scarsa capacità di valorizzare commercialmente la ricerca scientifica locale, e la necessità di far crescere le imprese affinché possano competere coi big internazionali. Un problema di nanismo aziendale particolarmente sentito anche nella nostra realtà. Tra le poche obiezioni mosse a Draghi: la sua volontà di utilizzare lo strumento del debito comune, ed un modello regolatorio UE scarsamente orientato a creare giganti d’impresa.

- 2025: il governo scozzese guidato dal leader indipendentista John Swinney abbatte il veto alle fabbriche di armi e riconosce la necessità di tali impianti nel territorio scozzese. E ciò con quattro motivazioni: 1) garantire un approvvigionamento destinato alla sicurezza della Scozia; 2) tutelare l’indotto occupazionale e sviluppare il know-how tecnologico locale; 3) incrementare gli investimenti economici nel territorio; 4) contribuire alla generale difesa degli alleati internazionali.

- 2026, l’attuale Accordo di Cardiff: in vista di un prossimo nuovo referendum sull’indipendenza, per adesso ancora osteggiato da Londra, consolida l’orizzonte europeo come base di riferimento politica, ideale ed istituzionale. Uniche differenze tra indipendentisti “celtici”? Per i gallesi non c’è stata una convinta svolta pro-NATO, ma hanno aperto ad una strategica collaborazione col Patto Atlantico, riconoscendone l’importanza. Mentre i nordirlandesi dello Sinn Féin rimangono ancorati ad una vetusta posizione ideologica sulla materia.

Al di là delle sfumature, si tratta di un generale livello di maturità politica ancora ben lontano dal manifestarsi in Sardegna. E nonostante la diffusa piaga populista italiana, dal centrodestra al centrosinistra, induca il buonsenso a sviluppare anche da noi un’analoga formula autonomista incentrata sulla responsabilità, sulle riforme e sul futuro dell’Europa unita.

Ecco il testo del memorandum delle nazioni celtiche:

Intesa sull’Autodeterminazione e la Cooperazione.

«Premessa e Contesto Strategico:

Le nostre nazioni possiedono storie, identità e tradizioni politiche distinte, ma condividiamo la ferma convinzione che i tre popoli che rappresentiamo meritino un’ambizione più grande, maggiori opportunità economiche e una voce più forte nel determinare il proprio futuro.

Per la prima volta nella storia, i cittadini di queste isole vedono alla guida dei governi di Scozia, Galles e Nord Irlanda dei First Minister tutti congiuntamente impegnati per l’indipendenza dal Regno Unito. Per le persone che ci osservano attraverso queste isole e in tutto il mondo, non potrebbe esserci un segnale più chiaro: l’epoca di Westminster sta giungendo al termine.

Crediamo che vi sia una strada migliore: nazioni che collaborano da pari a pari, condividendo idee e competenze e costruendo relazioni fondate sul rispetto reciproco e su interessi comuni. La spinta politica è dalla parte dei nostri movimenti; crediamo che il cambiamento costituzionale sia ormai inevitabile.

Ambito di Cooperazione Politica e Democratica:

1. Economia e Giustizia Sociale.
Rifiutiamo il modello economico fallimentare di Whitehall. Ci impegniamo a collaborare e a scambiare soluzioni pratiche per costruire economie produttive e prospere che creino posti di lavoro di qualità, contrastino le disuguaglianze e garantiscano che la ricchezza e le opportunità siano distribuite in modo equo e giusto tra le nostre nazioni.

2. Europa e Cooperazione Internazionale.
La Brexit ha danneggiato le nostre economie e limitato le opportunità per i nostri cittadini. L’Europa è la nostra casa comune e crediamo che il futuro delle nostre nazioni appartenga all’Unione Europea. Intendiamo lavorare insieme per ricostruire e rafforzare le relazioni con i partner europei, creando maggiori opportunità di commercio, investimento, scambio culturale e cooperazione.

3. Autodeterminazione e Democrazia.
Le nostre nazioni hanno il diritto inalienabile all’autodeterminazione. Nessun governo di Westminster ha il diritto di bloccare la democrazia o di minare il principio fondamentale secondo cui saranno i nostri popoli a decidere il proprio futuro.

Chiediamo formalmente al Governo Britannico di preparare, pianificare e facilitare il percorso verso il cambiamento costituzionale in ciascuna giurisdizione.

Principi di Azione:

Riconosciamo che i nostri partiti muovono da posizioni costituzionali specifiche e che ogni nazione determinerà il proprio futuro secondo le proprie modalità e i propri tempi. Ciò che ci unisce è la determinazione nel garantire che la voce delle nostre nazioni sia ascoltata, che i nostri cittadini abbiano l’opportunità di prosperare e che la cooperazione tra Scozia, Galles e Irlanda sia rafforzata.

Il futuro deve essere un futuro in cui le nostre nazioni possano cooperare con fiducia, parlare a proprio nome e instaurare relazioni reciproche e con il resto del mondo basate sull’uguaglianza, sul rispetto e sul beneficio mutuo.

Il documento di oggi segna un ulteriore e decisivo passo nella costruzione di questa storica cooperazione.»

Firmato a Cardiff il 14 settembre 2026:
- John Swinney (Leader del Scottish National Party);
- Rhun ap Iorwerth (Leader di Plaid Cymru);
- Michelle O’Neill (Vicepresidente di Sinn Féin);
- Mary Lou McDonald (Presidente di Sinn Féin).

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U.R.N. Sardinnya ONLINE

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