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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Celebrazione angioyana a Parigi</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 20:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è tenuto a Parigi, presso il cimitero di Père-Lachaise, un omaggio al patriota sardo Michele Obino, ed agli eroi della “sarda rivoluzione” contro l&#8217;oppressione feudale e sabauda del 1796, morti esuli e rifugiati in Francia. Per l&#8217;evento si è esibito il tenore Luca Sannai dell’Opéra national de Paris. Un lavoro di riscoperta e valorizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/ANSP.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20283" title="ansp" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/ANSP.jpg" alt="" width="605" height="454" /></a></p>
<p>Si è tenuto a Parigi, presso il cimitero di Père-Lachaise, un omaggio al patriota sardo Michele Obino, ed agli eroi della “sarda rivoluzione” contro l&#8217;oppressione feudale e sabauda del 1796, morti esuli e rifugiati in Francia.<br />
Per l&#8217;evento si è esibito il tenore Luca Sannai dell’Opéra national de Paris.</p>
<p>Un lavoro di riscoperta e valorizzazione storico-culturale portata avanti dall&#8217;impegno di Adriana Valenti Sabouret, con la collaborazione dell&#8217;Assemblea Nazionale Sarda.</p>
<p>Al seguito, l&#8217;intervento sull&#8217;emigrazione di Gianraimondo Farina, vicepresidente del circolo culturale sardo di Monza; Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di studi storici e filologici.</p>
<p>Quel 1796 sardo fra rivoluzione, esilio ed emigrazione.</p>
<p>In sardo vi sono due termini che rendono molto bene i concetti di emigrazione. Entrambi validi e pertinenti. Il primo, naturalmente, emigratzione, più dolce, più accettabile. Indica, sostanzialmente, il “migrare” dalla tua terra, per poi, magari, in un futuro, tornarci.  E’, questa, anche, una connotazione economica. Diversa e più profonda è, invece l’altra accezione, riferita al termine disterru, molto in voga nella cultura e nella poesia sarda.  Termine in cui emerge chiaramente l’allocuzione alla recisione di ogni legame con la terra di origine.  Dis-terru, “fuori”, via dalla tua terra.   Termine più appropriato ad un distacco reale, ad un esilio, piuttosto che ad un’emigrazione strictu sensu economica. Si emigra per avere migliori opportunità di vita e di lavoro. Si và in esilio per motivi politici, per non più tornare. Portandosi seco il ricordo della Patria. Sempre più lontano, sempre più sbiadito ed intriso di nostalgia.<br />
Ecco il punto. Per cui, da ricercatore e cultore di Storia Economica, nonché da vicepresidente del Circolo Sardegna di Monza, Concorezzo e Vimercate, su invito della carissima amica e scrittrice Adriana Valenti Sabouret, dell’Assemblea Natzionale Sarda e dell’Associazione Sardos in Paris, che ringrazio, ho avuto l’onore quest’anno di svolgere la mia allocuzione storica su Sa Die de Sa Sardigna nel celebre cimitero monumentale di Parigi del Père Lachaise. Con queste mie righe che saranno lette sulla tomba di don Michele Obino, sacerdote, seguace ed amico di Giovanni Maria Angioy, esule e patriota sardo, il cui luogo di sepoltura è rimasto dimenticato per quasi due secoli dalla sua morte, avvenuta nel 1839. Ci sono volute la caparbietà, la sagacia e la determinazione di una donna, scrittrice e ricercatrice siciliana come Adriana Valenti Sabouret, sollecitata dallo stimato sociologo santulussurgese Niccolò Migheli, a “riportare in luce” la sua vicenda, scoprendone, quasi per caso e fortuitamente, il luogo di sepoltura. Salvato da un albero. Dentro il Père Lachaise. Giacché le ricerche sulla tomba di Angioy a Parigi, sebbene proseguano, da parte di Adriana, sembrano, ormai, aver assodato un punto di non ritorno: l’agognata sepoltura dell’Alternos, del Padre della Sardegna moderna, sarà difficile da trovare. La strada praticata da Adriana, sulle orme dei precedenti studi, su tutti, di Carlino Sole e Vittoria Del Piano, ci ha portato, da storici e sardi, a concludere che Giovanni Maria Angioy morì esule a Parigi il 23 febbraio 1808 presso la pensione di madame Catherine Dupont di Arces-sur-Gironde, residente a Parigi, che lo ospitò per ben nove anni, da emigrato e rifugiato. Adriana è riuscita a documentare tutto, giungendo anche al penultimo epilogo dell’esperienza terrena di Angioy, il suo funerale, celebrato nella famosa basilica di Saint Germain l’Auxerrois, a due passi dal Louvre. La chiesa dei re di Francia, luogo dell’ultimo transito terreno del capo dei patrioti sardi ribelli, emigrati ed esuli.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Ora, è sintomatico che, per ricordare il 28 Aprile, Sa Die de Sa Sardigna, Parigi ed i sardi la celebrino al cospetto della ritrovata tomba di don Michele Obino, sacerdote e patriota, fidato amico di Angioy. E’ un onore, pertanto, per il sottoscritto, redigere queste poche note.  Note in cui, oltre all’aspetto storico ed alla valenza centrale della Sarda Rivoluzione, mi piacerebbe riprendere il discorso sulla grande riflessione inerente la dicotomia fra esilio ed emigrazione/ disterru. Che, per noi sardi emigrati, non è “lana caprina”.  Dopo gli amici “Sardi del Quebec”, il Circolo Cuturale Sardegna di Monza, è il secondo circolo dell’emigrazione sarda nel mondo a rendere concreto omaggio alla tomba “simbolo” de Sa Sarda Rivolutzione.<br />
E’ importante, poi, che questo avvenga dopo l’intervento politico ed istituzionale dell’ANS- Assemblea Nazionale Sarda e la deposizione dei fiori da parte della Corona de Logu. Questo perché il mondo dell’emigrazione dovrebbe iniziare a riappropriarsi, decisamente e con coraggio, de Sa Die, che non è una festa “contro” qualcuno e “contro” qualcosa.  Sa Die è una ricorrenza “per”.</p>
<p>Innanzitutto, il 2026 assume valore per un anno, il 1796.  Due anni prima, 28 Aprile 1794, la cacciata dei funzionari piemontesi. Due anni dopo, 28 febbraio 1796, l’ingresso di Giovanni Maria Angioy a Sassari, mandato dal viceré per “tenere sotto controllo” il “Capo di Sopra” ed, invece, finito con il capeggiare ulteriormente la rivolta. Quel 1796 che, se in Sardegna, assume, appunto, i connotati politici della ribellione aperta prima al sistema feudale e, poi, alla monarchia sabauda, la cui repressione sarà durissima, nella penisola, per i sardi reduci, avrà i connotati dell’emigrazione e dell’esilio. Per la prima volta.  Angioy ed i suoi lasceranno la Sardegna, prima da emigrati, con l’intento, quindi, di ritornarci “sulla forza delle armi” francesi e, poi, svanita ogni speranza per la Sardegna, da esuli.  Perché, è bene ricordarlo, per noi sardi d’ Oltremare, queste due parole assumono un significato profondo e, spesso, intrinsecamente, collegato fra loro. Furono emigrati, certamente, Angioy, Obino, Mundula, Leo, Simon, Sanna Corda, Cillocco: il drappello di rifugiati sardi partiti “post” quel fatidico 1796.  O, meglio, quel giugno 1796, in cui il “sogno” angioyano, tradito, s’infrangeva e lui sarà costretto, con pochi suoi seguaci, a salpare definitivamente dalla Sardegna. Obino lo raggiungerà tre anni più tardi. A Parigi.  Angioy, giudice della Reale Udienza, alto magistrato del Regno di Sardegna, fino a quel momento   non aveva lasciato mai l’isola. Lo farà una volta per tutte, prendendo la via, prima, dell’emigrazione, nel resto della penisola italiana, “rincorrendo” Napoleone per perorare la causa isolana. Emigrazione si, perché l’Alternos, e con lui, quasi tutti i fuoriusciti, credevano che sarebbero ritornati sotto la protezione francese. E’ bello e significativo ricordare Angioy emigrato e fuoriuscito a Milano, nei primi e tumultuosi tempi della Cisalpina. Ma è altrettanto emblematico di come, falliti anche i tentativi di recarsi a Torino, quell’emigrazione, nel fatidico 1796, si tramuterà in esilio. Per sempre. E lo diverrà rocambolescamente. Da Casale Monferrato.  Angioy, ormai sotto controllo della polizia sabauda, riuscirà ad evadere dal convento agostiniano di quella città protetto dai suoi fedeli bonesi, don Felice Mulas Rubatta, cognato acquisito e gli allora giovani Salvatore Frassu (futuro sacerdote, parroco di Benetutti e canonico della Cattedrale di Oristano, nonché memoria di quegli eventi) ed Emanuele Crobu, futuro sindaco di Bono ed, al momento, segretario particolare di Angioy.  Per trasferirsi in Francia, a Marsiglia, assieme ad una lettera di raccomandazione per lui del Ministero delle Relazioni Estere francese a quello della Polizia generale di Parigi, in cui Angioy è definito come “cittadino rifugiato”.</p>
<p>E’ questo il momento “cruciale”, ben colto dalle scoperte recenti di Adriana Valenti Sabouret, in cui la Sarda Rivoluzione, da mero fatto “localistico” sardo e/o della penisola italiana, diventa, nel suo piccolo, una questione di respiro internazionale. Con il passaggio decisivo di Angioy da semplice emigrato e/o fuoriuscito a “cittadino rifugiato” ufficiale in Francia. Grazie, appunto, alla scoperta, da parte della Sabouret, del citato passaporto. Il 1796, la Sarda Rivoluzione, i concetti di emigrazione ed esilio, assumono, quindi, una nuova valenza anche agli occhi dei sardi di oggi. Dove, senza retorica, le “battaglie” del mondo dell’emigrazione, scevre da mere questioni “di bottega”, devono sempre essere battaglie politiche e sociali.  Per il bene della Sardegna e delle comunità dei sardi e delle loro famiglie emigrate. Ed è questo agire e pensare “in senso comunitario” che ha sempre contraddistinto il nostro essere sardi fuori. E che quegli esuli e patrioti del 1796, al seguito di Angioy, avevano ed, in gran parte, poi non rinnegarono.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Celebrazione-angioyana-a-Parigi.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>A Budapest l&#8217;Europa caccia il trumputinismo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 05:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La clamorosa sconfitta di Orban in Ungheria porta implicazioni politiche enormi: ritorna l&#8217;Europa dei 27, che potrà parlare con una voce più decisa sull&#8217;agenda della politica estera comune, come sull&#8217;Ucraina. E inoltre assesta un destro contro i maldestri tentativi dell&#8217;amministrazione Trump di sostituirsi a Putin come cavallo di Troia da utilizzare per destabilizzare un potente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/TPO.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-20274" title="tpo" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/TPO.png" alt="" width="605" height="421" /></a></p>
<p>La clamorosa sconfitta di Orban in Ungheria porta implicazioni politiche enormi: ritorna l&#8217;Europa dei 27, che potrà parlare con una voce più decisa sull&#8217;agenda della politica estera comune, come sull&#8217;Ucraina. E inoltre assesta un destro contro i maldestri tentativi dell&#8217;amministrazione Trump di sostituirsi a Putin come cavallo di Troia da utilizzare per destabilizzare un potente competitor economico: l&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo flop rappresenta pure uno smacco per J. D. Vance, che dopo il recente fiasco ottenuto nei negoziati con l&#8217;Iran ad Islamabad, colleziona anche la sconfitta di Orban, per cui si era speso personalmente seguendo Trump nel suo recente disastro politico.</p>
<p>Ma attenzione, il nuovo leader ungherese emerso dalle elezioni, Péter Magyar, nasce e si forma nella stessa architettura politica dell&#8217;orbanismo, all&#8217;interno del partito populista Fidesz, in un paese sottoposto da anni a tonnellate di euroscetticismo, familismo, corruzione e propaganda russa, che non saranno facili da superare in tempi rapidi.<br />
<img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Il più grande antidoto ad una nuova deriva verso tale direzione rimane la democrazia, perché la maggioranza degli ungheresi, ben conscia delle subdole insidie di Mosca, ha scelto Bruxelles. Si stima che oggi ben due terzi dell&#8217;elettorato di Magyar sia liberale e progressista, tutt&#8217;altro che orbanista, con solo un 11% conservatore. Un centrodestra alquanto moderato, per cui milioni di ungheresi hanno votato Magyar, non per il suo passato politico, ma poiché rappresentava la miglior occasione per cacciare via Orban dal potere. Mentre in chiave europea, adesso bisognerà osservare se la piccola Slovacchia, con tutti i distinguo del caso e del suo minore peso politico, tenterà di aumentare i bastoni tra le ruote dell&#8217;Europa sulla base delle sue tendenze filorusse.</p>
<p>Ma l&#8217;esito delle elezioni ungheresi dovrà far riflettere anche il governo di Giorgia Meloni, democristianamente abituato a tenere i piedi in due staffe in nome di un supposto atlantismo: per buona parte con l&#8217;Europa, per ovvie ragioni, ma da un&#8217;altra parte col trumpismo, e da un&#8217;altra parte ancora parzialmente affascinato dalle tendenze filorusse.</p>
<p>Nel frattempo, la disastrosa situazione dello Stretto di Hormuz non accenna minimamente a placare, e l&#8217;Europa dovrà affrontare ancora importanti sfide, ma almeno per oggi possiamo tirare un sospiro di sollievo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi. </em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/URN-Sardinnya-Esteri-A-Budapest-lEuropa-caccia-il-trumputinismo.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Ci lascia Salvador Cocco, un imprenditore, un amico</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 18:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una brutta notizia: ci ha lasciato Salvador Cocco, valente imprenditore sardo a cavallo tra l&#8217;isola e gli Stati Uniti. Dimostratosi capace, con assoluta discrezione, di aver posto le basi per un importante segmento del nostro export nel settore agroalimentare, decretandone il successo. Ma soprattutto ci lascia un amico, un punto di riferimento con cui abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/SC.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20268" title="sc" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/SC.jpg" alt="" width="605" height="453" /></a></p>
<p>Una brutta notizia: ci ha lasciato Salvador Cocco, valente imprenditore sardo a cavallo tra l&#8217;isola e gli Stati Uniti. Dimostratosi capace, con assoluta discrezione, di aver posto le basi per un importante segmento del nostro export nel settore agroalimentare, decretandone il successo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Ma soprattutto ci lascia un amico, un punto di riferimento con cui abbiamo più volte analizzato i mali economici della nostra terra, i flussi della nostra bilancia commerciale e le tendenze di mercato. Senza scordare lo scenario internazionale, con cui dalla Florida non mancava di osservare un&#8217;America che stava cambiando, forse non sempre in meglio.</p>
<p>Una grave perdita, ma non scorderemo i suoi suggerimenti.</p>
<p>Nel gran mistero dell&#8217;esistenza, auguriamoci un giorno di poterlo rivedere.</p>
<p>Ai familiari il più caloroso abbraccio.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Da Hormuz alla Sardegna, che piange, ma ha gas nel sottosuolo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Nazioni Unite si apprestano a votare al Consiglio di Sicurezza un documento del Bahrein che potrebbe approvare un&#8217;azione per rendere libera la navigazione nello Stretto di Hormuz, a fronte dei gravi rischi in arrivo sul mercato energetico. L&#8217;esito del voto non è scontato come si potrebbe pensare, ma si sta verificando ciò che abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/GPP.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20258" title="gpp" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/GPP.jpg" alt="" width="605" height="432" /></a></p>
<p>Le Nazioni Unite si apprestano a votare al Consiglio di Sicurezza un documento del Bahrein che potrebbe approvare un&#8217;azione per rendere libera la navigazione nello Stretto di Hormuz, a fronte dei gravi rischi in arrivo sul mercato energetico.</p>
<p>L&#8217;esito del voto non è scontato come si potrebbe pensare, ma si sta verificando ciò che abbiamo sempre sostenuto: l&#8217;impasse della guerra in Iran può essere aggirato solamente tramite un&#8217;iniziativa per il rispetto del diritto internazionale e dunque per garantire la libera navigazione.</p>
<p>Questo offrirebbe a diversi paesi una copertura legale per addentrarsi nelle iniziative militari necessarie a far cessare le minacce iraniane alla circolazione dei navigli.</p>
<p>Ma ciò che non è scontato, oltre al voto dell&#8217;ONU, sono i risultati di un&#8217;ipotetica coalizione internazionale per la sicurezza di Hormuz.<br />
L&#8217;intelligence americana stima che Teheran possieda ancora migliaia di lanciatori di missili e droni. E, come noto, in una simile guerra asimmetrica, i Pasdaran non hanno bisogno di sfidare la potenza di fuoco americana o di altri paesi in modo diretto, ma la necessità di mostrare che anche solo una petroliera può essere colpita.</p>
<p>Il capitale della paura si trasforma automaticamente in un capitale del rischio per le compagnie assicurative che coprono i navigli, e pertanto esiste la possibilità che la navigazione non torni mai più libera come un tempo.</p>
<p>Intendiamoci, lo Stretto è stato già bloccato ed è stato già liberato in passato, ma all&#8217;epoca non esistevano droni né un simile divario di costo tra strumenti di attacco e strumenti di difesa. Oggi ci troviamo in uno scenario completamente inedito. Almeno per chi ha avuto la superbia di non trarre lezioni dalle peculiarità di quattro lunghi anni di conflitto in Ucraina.</p>
<p>E se la crisi non dovesse finire presto, interi territori del nostro paese ne pagheranno le conseguenze. A partire da quelli con le economie più fragili, come la Sardegna, dal tessuto produttivo scarsamente diversificato e scarsamente specializzato. Dove monoculture a basso valore aggiunto, come il turismo, danno ossigeno a centinaia di migliaia di famiglie.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Le ricadute sui prezzi del greggio, e in particolare anche della quota di idrocarburi destinata ai voli aerei di tutta Europa, rischiano di determinare una pesante flessione del settore, con le conseguenze che possiamo immaginare. Ryanair e Lufthansa, nei loro comunicati, reputano fondamentale la finestra di tempo per gli approvvigionamenti che osserveremo da aprile a giugno.</p>
<p>L&#8217;iniziativa americana, per quanto lodevole nell&#8217;idea di abbattere un regime sanguinario come quello iraniano, è stata chiaramente gestita in modo vergognosamente dilettantesco, denotando l&#8217;insipienza dell&#8217;amministrazione USA, perché ha generato problemi che oggi obbligano l&#8217;intera comunità internazionale a farvi fronte.</p>
<p>Ma come farvi fronte in merito al mercato energetico?</p>
<p>Nel breve termine non esistono rapide soluzioni, nel medio-lungo termine invece potremmo indubbiamente riprendere il tema della diversificazione energetica: trivellazioni/prospezioni su gas e petrolio, nucleare ed ovviamente anche rinnovabili.</p>
<p>La Sardegna paga il suo declino economico anche in ragione degli alti costi energetici, aspetto di cui numerosi comitati ambientalisti non tengono conto. Eppure la presenza di gas, petrolio, nucleare e/o grandi impianti eolici e solari – ovviamente se tutti collocati entro serio rispetto paesaggistico – potrebbero apportare fondamentali ricadute economiche ed occupazionali.</p>
<p>Ricordate il “Progetto Eleonora”? Nel 2009 la Regione Sardegna avviò l&#8217;iter per procedere alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nell&#8217;oristanese, a favore della Saras S.P.A., ma l&#8217;opposizione popolare fece saltare tutto.</p>
<p>Probabilmente oggi dovremmo riprendere tali intendimenti, oltre ad occuparci di import in un mondo sempre più instabile, e cercare un punto di accordo tra popolazioni locali e aziende del settore.</p>
<p>Perché in Svizzera riescono a far convivere centrali atomiche con verdi pascoli ed agricoltura di grande pregio ambientale senza che a numerosi “comitati civici” venga il mal di pancia?</p>
<p>Ovviamente è una domanda retorica, ma dato il contesto internazionale, è del tutto evidente che nel nostro futuro serviranno meno chiacchiere ideologiche e più pragmatismo. E se vogliamo realmente apportare benefici ai cittadini di territori interessati da infrastrutture energetiche, al posto di immaginare improbabili soluzioni “sovietiche” con fallimentari aziende parapubbliche, dovremmo iniziare a ridiscutere i criteri di determinazione del PUN (il prezzo unico nazionale dell&#8217;energia), in termini seriamente federalistici.</p>
<p>Diciamo meno “no” e più “sì”.</p>
<p>Diciamo “meno assistenzialismo” e “più mercato”.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Da-Hormuz-alla-Sardegna.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Giustizia: passa il NO, vince il Partito dei Giustizialisti</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 16:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Com&#8217;era nell&#8217;aria, al referendum sulla Giustizia hanno prevalso i NO, ossia, in un paese tradizionalmente restio alla modernizzazione, ha vinto la conservazione. Il che avrà diverse e rilevanti implicazioni. In primis, l&#8217;elemento più scontato da evidenziare, è che si è trattato di un voto orientato non sul merito del referendum e sui suoi aspetti tecnici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/MaP.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20249" title="map" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/MaP.jpg" alt="" width="605" height="403" /></a></p>
<p>Com&#8217;era nell&#8217;aria, al referendum sulla Giustizia hanno prevalso i NO, ossia, in un paese tradizionalmente restio alla modernizzazione, ha vinto la conservazione. Il che avrà diverse e rilevanti implicazioni.</p>
<p>In primis, l&#8217;elemento più scontato da evidenziare, è che si è trattato di un voto orientato non sul merito del referendum e sui suoi aspetti tecnici, ma un voto politico. Se voi chiedete a tanti promotori del NO di argomentare che cosa non gradivano della riforma, finiranno a parlare di tutt&#8217;altro, e in particolare del governo.</p>
<p>Conseguenze?</p>
<p>La vittoria del NO bloccherà qualsiasi seria riforma della Giustizia per gli anni a venire, compresa quella sulla lentezza dei processi. Ma soprattutto rafforzerà anche il “metodo Palamara”, che la riforma Cartabia cercò di limitare, mentre oggi abbiamo premiato il correntismo, unito al protagonismo di quei magistrati vicini al giustizialismo e ai salotti televisivi.</p>
<p>Vince anche il ticket populista Schlein-Conte con sponde di Urbano Cairo e Travaglio, a scapito della minoranza riformista del PD, con cui il leader M5S, trattandosi di un referendum politico, ipoteca parte del PD e pone le basi per un futuro possibile ritorno a Palazzo Chigi.</p>
<p>L&#8217;esito potrebbe avere effetti anche a destra, poiché nonostante la premier Meloni abbia annunciato di voler proseguire senza intoppi l&#8217;azione di governo, alcuni alleati, come la Lega, potrebbero cogliere il momento di debolezza di FdI per alzare i toni all&#8217;interno della maggioranza su vari dossier, inclusa la politica estera e la minaccia russa.</p>
<p>In altri termini, nonostante un forte argine moderato, si stanno creando le premesse per un allargamento della trasversale base populista di questo paese, da destra a sinistra, dove non si discute nel merito dei problemi, ma si affrontano in termini ideologici senza risolverli.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Basti pensare pure all&#8217;emergente partito dell&#8217;ANM, un&#8217;anomalia nelle democrazie occidentali, che non ha puntato a discutere del referendum sui contenuti, ma ha sapientemente pilotato la comunicazione nei media all&#8217;insegna del seguente quesito: “<em>vuoi che la Magistratura venga subordinata all&#8217;esecutivo? SI o NO?</em>”</p>
<p>Un&#8217;opera di mistificazione nel cui tranello è cascata anche parte della destra, che ha inseguito tale demagogia a base di sciocche affermazioni, tra cui quella secondo cui la vittoria del NO avrebbe spalancato le porte a “pedofili” e farabutti di ogni risma.</p>
<p>Questo diffuso sentimento di paura, indotto da demagogia e populismo spicciolo, ha portato la base elettorale ad un&#8217;affluenza maggiore del passato nel tentativo di frenare l&#8217;avversario di riferimento, con un vero e proprio match che ha visto nel centrosinistra una migliore capacità di mobilitazione.</p>
<p>C&#8217;è un argine a questi rischi? Che cosa può fermare la deriva verso una Repubblica guidata da simili ciarlatani?</p>
<p>Proprio la base elettorale liberale e moderata che ha supportato il SI. E non perché tra i sostenitori del NO ci fossero solamente persone disinformate, timorose o in cattiva fede (non stiamo dicendo questo), ma perché l&#8217;esito elettorale sta mostrando un elettorato spaccato a metà, dove i NO non hanno prevalso in modo significativo sui SI rispetto ai referendum del passato.</p>
<p>L&#8217;Italia del voto di opinione è divisa. E quest&#8217;ultimo aspetto dovrà far riflettere anche la minoranza patologica della magistratura dal considerare la vittoria alle urne come un faro verde per i propri impulsi giustizialisti.</p>
<p>Sta a chi governa oggi e a chi governerà domani, di destra o sinistra che sia, far comprendere ad un potere sbilanciato dello Stato, quello giudiziario, che la partita delle riforme sulla Giustizia non può essere considerata conclusa. E che il garantismo a favore del cittadino, con la sua presunzione di innocenza, deve continuare a prevalere sulla sete di sangue e ghigliottine.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Sullesito-del-referendum-sulla-Giustizia.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Perché votare SI al referendum sulla Giustizia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 21:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa: se pensate di occuparvi del referendum solamente per approvare o disapprovare il governo in carica, e quindi per dare un voto politico al posto di votare sui contenuti del referendum, allora risparmiatevi la seguente lettura e soprattutto evitate di commentare, abbiamo visioni diverse sulla democrazia e sulla maturità intellettuale. Analogo discorso in materia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/SZR.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20237" title="szr" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/SZR.jpg" alt="" width="605" height="484" /></a></p>
<p>Premessa: se pensate di occuparvi del referendum solamente per approvare o disapprovare il governo in carica, e quindi per dare un voto politico al posto di votare sui contenuti del referendum, allora risparmiatevi la seguente lettura e soprattutto evitate di commentare, abbiamo visioni diverse sulla democrazia e sulla maturità intellettuale.<br />
Analogo discorso in materia di lentezza della Giustizia italiana: il referendum si occupa di altri argomenti e ci atterremo a questi.</p>
<p>L&#8217;appuntamento con le urne, in ragione della riforma 2025, affronta essenzialmente tre questioni: 1) la separazione delle carriere; 2) l&#8217;anomalia feudale del correntismo politico della magistratura; 3) il potenziamento della responsabilità disciplinare dei magistrati.</p>
<p>In questi mesi abbiamo assistito ad una terribile campagna referendaria, dove l&#8217;intera classe politica ha trattato l&#8217;elettore da autentico stupido, spesso introducendo argomenti che nulla hanno a che vedere coi contenuti della riforma oggetto del referendum, e in particolare coi tre argomenti di cui sopra. Creando volutamente una nebbia di bufale e confusione per far desistere gli elettori dall&#8217;assumere una scelta importante.</p>
<p>Ad oggi sono schierati per il SI importanti giuristi italiani, non tutti di centrodestra, da Cassese e Barbera, solo per citarne alcuni. Mentre sul fronte del NO sono prevalentemente attive personalità dello spettacolo che nulla sanno dei dettagli tecnici della riforma.<br />
Tuttavia, voteranno SI anche numerosi esponenti di centrosinistra che ritengono fondamentale la riforma, anche perché diversi suoi punti vennero proposti dalla stessa sinistra riformista, che oggi si trova ostaggio dell&#8217;alleanza populista Schlein-Conte e della sua stampa annessa.</p>
<p>Non ci dilungheremo troppo, intanto è bene sottoporre al lettore alcuni numeri: tra errori giudiziari ed ingiuste detenzioni, in Italia, dal 1991 al 2025, la magistratura ha colpito ben 32.484 persone. Quasi mille all&#8217;anno, obbligando i contribuenti ad una spesa miliardaria per i risarcimenti alle vittime.</p>
<p>In ragione di questi danni, quanti magistrati hanno pagato per le proprie responsabilità?</p>
<p>Pensate, per le materie di pertinenza del solo CSM, per quasi 5.000 casi di ingiusta detenzione nel periodo 2018-2025, solo 9 magistrati sono stati sanzionati.<br />
Ripeto: Nove.<br />
Nel solo 2024, a fronte di 90 azioni disciplinari concluse, solamente 24 si sono chiuse con blande censure e richiami verso i magistrati.<br />
Ciò nonostante, i magistrati si auto-attribuiscono meriti e valutazioni positive del 99%.</p>
<p>Solo questi dati, pubblicati dall&#8217;<a href="https://www.camerepenali.it" target="_blank">Unione delle Camere Penali Italiane</a> e dall&#8217;ass.ne Errori Giudiziari, mostra la grave entità del fenomeno e la forza del corporativismo raggiunto da un potere che invece dovrebbe essere maggiormente imparziale e neutro nei confronti dei cittadini. Siano essi in qualità di imputati o di contribuenti costretti a risarcire i numerosi errori di una minoranza irresponsabile di magistrati.<br />
Astenersi o votare NO, in qualsiasi Regione, significa dunque preservare un potere di cui un giorno chiunque potrebbe essere vittima, mentre la casta giudiziaria assolverà se stessa, scaricando i costi, se e quando i risarcimenti verranno concessi, sulle spalle dei contribuenti italiani. Risarcimenti che sono generalmente statuiti al minimo importo stabilito per legge.</p>
<p>A tale scopo, la riforma per cui voteremo SI, istituisce anche un&#8217;Alta Corte Disciplinare, un organo esterno e separato dal CSM. E cioè un organo esterno agli “amici” di corrente e promozioni.<br />
<img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Una Corte che non sarà affatto al servizio della politica.</p>
<p>Tale Corte sarò composta da 15 membri, 9 magistrati e 6 laici (per esempio avvocati e professori). Quasi tutti estratti a sorte, non certo nominati dalla politica.<br />
Perché “quasi”? Perché il Capo di Stato nominerà 3 dei 15 membri, tra esperti con almeno 20 anni di esperienza.</p>
<p>È falso che la riforma cancelli gli articoli della Costituzione che normano la terzietà dei sorteggiati ed è falso che venga cancellato l&#8217;articolo sull&#8217;indipendenza della magistratura (ved. Art. 104).</p>
<p>La riforma creerà anche due distinti CSM, con membri selezionati per sorteggio, che esattamente come accade oggi con l&#8217;unico CSM, verranno presieduti dal Presidente della Repubblica, al fine di evitare condizionamenti del governo. Il quale potrà anche sciogliere entrambi i CSM, conservando dunque le funzioni attuali.</p>
<p>Ma perché due CSM?<br />
Perché con la separazione delle carriere si avrà un CSM dedicato alla magistratura giudicante (i giudici), ed uno dedicato alla magistratura requirente (i pubblici ministeri).</p>
<p>La nuova architettura si orienta sul merito e smantella così la forza delle correnti, un&#8217;anomalia assoluta per un paese moderno a democratico, correnti che sinora hanno deciso nomine e promozioni a vantaggio dei propri associati. Come? Attenzione: in accordo con la politica (esattamente quella politica che oggi vi parla del “rischio di controllo politico del governo”). Una deriva non certo a vantaggio della cittadinanza, ma a sue spese. Peraltro condizionando anche la restante compagine politica e tentando di influire sulla stampa garantista non allineata.</p>
<p>Appare infatti vergognosa e intollerabile in una democrazia la velata minaccia di Gratteri al quotidiano Il Foglio, che ha dichiarato: “<em>Tanto dopo il referendum faremo i conti, tireremo su una rete</em>”.<br />
Un&#8217;intimidazione alla libertà di stampa, in spregio all&#8217;art. 21 della Costituzione, e anche un insulto alla maggior parte dei magistrati che oggi svolgono onestamente il proprio lavoro senza rincorrere il potere e la celebrità a scapito della democrazia e dei diritti dei cittadini.</p>
<p>Ma perché utilizzare il sorteggio per l&#8217;elezione dei membri dei consigli superiori della magistratura? Oltre al fatto che tale strumento è già presente ed utilizzato senza problemi nelle istituzioni italiane, ed oltre al fatto che venne proposto pure da una parte della sinistra che oggi lo avversa, il sorteggio elimina alla radice la raccomandazione politica ed elimina dunque anche la possibilità che il magistrato eletto debba poi effettuare favori ai padrini che ne hanno premiato la carriera.<br />
Non a caso, pure la quota laica in carica al Parlamento di sorteggiati serve ad evitare che i selezionati siano personalità direttamente riconducibili alle correnti politiche.</p>
<p>Il fronte del NO oggi vi racconta falsamente che votando SI verrebbe creato un problema che invece oggi è già presente e che dobbiamo eliminare, non certo conservare. I privilegi della magistratura, che esprimono uno squilibrio attuale tra poteri dello Stato, non equivalgono all&#8217;indipendenza della magistratura di cui tanti si riempiono la bocca.<br />
E se il referendum dovesse fallire a vantaggio del NO, in futuro dovremmo riproporre lo stesso argomento per cercare di riformare tale feudalesimo.</p>
<p>Notate bene: il sorteggio avverrà con la stessa quota del presente, in cui votano ANCHE le opposizioni parlamentari. E tale quota rappresenta un terzo dei membri rispetto ai due terzi dei magistrati. Il che significa che anche in una non possibile selezione di membri da parte della maggioranza, gli eletti saranno sempre e solo una minoranza rispetto alla compagine dei magistrati sorteggiati.</p>
<p>Infine e in breve il punto focale della riforma: perché separare le carriere tra giudici e PM?</p>
<p>Perché oggi, attenzione, ne sono separate solo le funzioni, ma rimangono “compagni di banco”, effettuando lo stesso concorso ed iter formativo. Il che genera il fondato rischio che in un processo un giudice possa allinearsi alle ragioni dell&#8217;accusa.<br />
Dato l&#8217;alto numero di errori giudiziari presenti nelle statistiche della nostra Giustizia, non si tratta di una remota possibilità, e che quindi dobbiamo affrontare.</p>
<p>In conclusione, il 22 e 23 marzo votiamo SI, e rispettiamo chi sceglierà di fare diversamente con argomenti diversi (se ne ha), perché siamo una democrazia.</p>
<p>Buon voto a tutti.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Perché-votare-SI-al-referendum-sulla-Giustizia.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Viaggio nell&#8217;opera e nella vita del grande poeta Cubeddu</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 20:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È uscito il primo libro di filologia interamente scritto in sardo, e dedicato ad uno dei pesi massimi della nostra poesia: Padre Luca Cubeddu (1749-1829). L&#8217;opera, frutto di un ampio studio storico, documentale e linguistico, curato da Luca Mauritziu Atzori e Gratzianu Fois, a quasi due secoli dalla morte del celebre letterato, restituisce al lettore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/LC.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20229" title="lc" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/03/LC.jpg" alt="" width="605" height="445" /></a></p>
<p>È uscito il primo libro di filologia interamente scritto in sardo, e dedicato ad uno dei pesi massimi della nostra poesia: Padre Luca Cubeddu (1749-1829).</p>
<p>L&#8217;opera, frutto di un ampio studio storico, documentale e linguistico, curato da Luca Mauritziu Atzori e Gratzianu Fois, a quasi due secoli dalla morte del celebre letterato, restituisce al lettore la dimensione umana e lo spessore culturale di Cubeddu, colpevolmente assente nel nostro mondo dell&#8217;istruzione.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Il tomo ha infatti il pregio di depurare la figura del poeta da diffuse mitologie sorte attorno al suo lavoro e alle sue vicissitudini personali, focalizzando inoltre il contesto storico in cui visse, e presentando un&#8217;edizione critica della sua commedia, “Sa congiura de sos baianos madamizzantes”.</p>
<p>Un testo di ampio spessore rivolto tanto agli studiosi di letteratura sarda, quanto all&#8217;appassionato di poesia che avrà modo di ricollocare Cubeddu entro un&#8217;interpretazione finalmente aderente alla realtà.</p>
<p>- “<em>Padre Cubeddu in sa terra de sa poesia</em>”, con prefazione di Zuancaralu Porcu, Metis Academic Press, Cagliari, 2026, 365 pagine, 40 euro.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Migrantes e diritto di voto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 22:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La curiosa vicenda degli iscritti all&#8217;AIRE nei comuni minori. Il recente Rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo mette in evidenza dati significativi in merito alla situazione sarda, ad iniziare da quelli generali relativi all’A.I.R.E., l’Anagrafe degli Italiani all’Estero. A fronte di un dato complessivo che distingue la nostra isola dal resto delle Regioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/MFA.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20221" title="mfa" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/MFA.jpg" alt="" width="605" height="402" /></a></p>
<p>La curiosa vicenda degli iscritti all&#8217;AIRE nei comuni minori.</p>
<p>Il recente Rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo mette in evidenza dati significativi in merito alla situazione sarda, ad iniziare da quelli generali relativi all’A.I.R.E., l’Anagrafe degli Italiani all’Estero. A fronte di un dato complessivo che distingue la nostra isola dal resto delle Regioni italiane, notiamo i seguenti dettagli: il 41.3% degli iscritti all’Aire lo è per nascita a livello nazionale. In Sardegna, invece, questa percentuale scende al 30.6%. Con una prima osservazione: la nostra isola, certamente, non eredita emigrati, ma ne forma di nuovi. Se poi si osservano i dati locali più specifici, balzano agli occhi le situazioni di Cagliari ed area metropolitana, con i nati all’estero che rappresentano il 18.6%, ben lontani, però, da Nuoro ed Oristano con, rispettivamente, il 39.1% ed il 39.7%, frutto di una emigrazione più datata e consolidata. I sardi emigrati per l’86% vivono in Europa, con una preferenza per il “cuore” produttivo del continente (Germania in primis, Francia, Regno Unito e Belgio). Con il caso peculiare dell’Olanda, parliamo della sesta meta più ambita con 7.163 residenti iscritti all’Aire. Si tratta di un’emigrazione nel pieno dell’età lavorativa, con una fascia più rappresentata fra i 35 ed i 49 anni. Quello che più interessa è, però, il dato generale. I sardi residenti all’Estero darebbero avvio ad una seconda città: 133.256 iscritti, di circa diecimila unità superiore a quelli residenti nella sola città di Sassari (120.254 abitanti). Una sorta di “città fantasma” che rappresenta l’8.5% della popolazione residente nell’isola che, però, è questo il dato rilevante, assume, data la peculiarità sarda, un’incidenza rilevantissima non tanto nelle grandi città isolane, quanto piuttosto nei piccoli comuni. Dove, purtroppo, la politica regionale manca da tempo. Anzi, ha chiuso letteralmente le porte. Senza sapere che nei piccoli centri come Bidoni’, Sindia e Senis, per fare alcuni esempi, gli iscritti all’Aire, ormai, da tempo, hanno superato i due terzi della popolazione rimasta nell’isola.<br />
E la Regione Sardegna come risponde? O, meglio, come non ha risposto? Lo scopriamo analizzando la legislazione in merito. Con riferimento alle “amministrazioni vive” del territorio, quelle locali.</p>
<p>Desta una certa perplessità l’art. 2 comma 2 della legge regionale n° 10 del 2011 della Regione Autonoma della Sardegna, in merito alla fissazione del quorum valido per l’esercizio delle consultazioni amministrative locali. La detta disposizione cita testualmente che “per la fissazione del quorum, nei comuni con abitanti inferiori ai 3000 non sono computati fra gli elettori nelle liste elettorali del comune quelli iscritti all’A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero)”. La relativa circolare interpretativa, emanata dalla D. G. Servizio Elettorale e Supporti informatici, aggiunge come sia “necessario definire le modalità applicative della succitata norma in coordinamento con il disposto dell’art. 71, comma 10 D.lgs 267/2000 (Testo unico sugli Enti Locali)”. Tenendo conto della prerogativa primaria della Regione Sardegna in materia elettorale, statuita dallo Statuto che specifica come l’apposita legislazione elettorale rientri nell’ordinamento degli EE.LL., escludendo lo Stato da una competenza esclusiva in merito (cfr. artt. 117, comma 2 lettera p Cost., novellato dalla Legge Costituzionale 3/2001), rimangono, tuttavia, irrisolte molte questioni, soprattutto con riferimento ad alcune pronunce della Corte Costituzionale riferite proprio all’A.I.R.E ed alla definizione di quorum strutturale per le elezioni amministrative locali.<br />
<img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La sentenza centrale in questione era stata quella della Corte Costituzionale n° 242/2012 che stabiliva come “ai fini del quorum strutturale dei votanti nei comuni più piccoli, siano da contabilizzare i cittadini dell’A.I.R.E.”. Nel caso concreto, però, la Corte Costituzionale precisava che la ponderazione degli interessi era riferita ad un quadro generale, volta ad un bilanciamento del diritto di voto dei residenti con quello degli iscritti all’A.I.R.E. (cfr. anche Sent. Corte Costituzionale 107/1996). Tutti aspetti che, purtroppo, sembrano mancare anche nella legislazione elettorale sarda del 2011. La Sentenza 242/2012 spiegava, in modo chiaro, che, proprio nel bilanciamento del diritto elettorale degli abitanti con quelli dell’A.I.R.E, si è optato legittimamente per la soluzione possibile di garantire con pienezza il diritto di voto dei non residenti iscritti all’A.I.R.E all’appartenenza al corpo elettorale locale in modo da concorrere al calcolo del quorum per la validità delle elezioni in condizioni di perfetta parità con i cittadini residenti.<br />
Allo stesso modo venivano individuati dei profili di non piena coerenza, se non d’incostituzionalità. Uno di questi, purtroppo praticato anche dalla Regione Sardegna con l’art. 2 comma 2 della l. r. 10/2011, non ancora impugnato, riguarda la più “comoda” scelta legislativa di bandire il quorum nei comuni più piccoli. In questo caso, per i supremi ermellini, si andava incontro all’obiezione dell’affievolimento del tasso di democraticità di elezioni già di per sé critiche.<br />
Pertanto, i giudici auspicarono che il legislatore potesse porre rimedio agli inconvenienti derivanti dall’assenza di una normativa “agevolativa” del voto degli iscritti all’A.I.R.E. con riguardo alle elezioni amministrative.</p>
<p>Nel caso sardo, poi, tale scopo fu disatteso anche per via di altre incongruenze. Ferma restando tutta la legislazione nazionale disciplinante l’A.I.R.E, fondantesi sul principio che “i cittadini emigrati conservano l’iscrizione nelle liste elettorali del comune italiano di residenza ultima o di nascita, senza limiti di tempo” (cfr. L. 1058/1947, art. 13 DPR 570/1966, art. 11 DPR 223/1967, art. 1 L. 40/1979, L. 470/1988), è molto utile ricordare anche la storica normativa sarda avente ad oggetto l’emigrazione, una delle più dettagliate e complete d’Italia. In sostanza, come si legge nell’apposito portale internet “Sardi nel Mondo”, ci si rifà alla l. r. 7/1991 ed al suo regolamento di attuazione DPGR 191/1991, per cui, fra i vari aspetti, la Regione Sardegna regola, sostiene e amministra la politica migratoria garantendo la parità di trattamento ai sardi residenti ed a quelli non residenti (esercizio del diritto di voto). Punto totalmente disatteso dall’art. 2, comma 2 della l. r. 10/2011 nella parte in cui si escludono dal quorum per le consultazioni amministrative locali proprio i cittadini sardi iscritti all’A.I.R.E. Regione Sardegna, “Giano bifronte” e “Madre matrigna”, dunque. Da un lato si cerca di attuare una seria politica dell’emigrazione, rinsaldando la Sardegna “di dentro” con “l’altra” Sardegna (Su Disterru), proprio come fa una madre con i propri figli lontani, e grazie al ruolo ed all’azione dei circoli. Dall’altro lato, però, dietro la formale scusante di garantire il quorum, si è ignorata la ricerca di una soluzione che includesse pienamente il montante di popolazione originaria non residente. Per cui, nonostante il voto del singolo residente sia comunque possibile, risulta del tutto irrilevante il peso della comunità emigrata, denotando una Regione che si comporta da matrigna per la salvaguardia di meri interessi di bottega, utilizzando il voto degli emigrati sardi all’estero come un “peso” e non come, invece, un potenziale mezzo di ricchezza, di confronto e di coinvolgimento politico. Soprattutto in un momento attuale in cui emerge chiara la crisi della democrazia partecipativa. Per arrestar, dunque, un’emigrazione sarda senza fine occorrerebbe favorire una giusta partecipazione inserendo un meccanismo di quorum strutturale e/o linguistico per le amministrative nei comuni isolani al di sotto dei tremila abitanti.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Gianraimondo Farina.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Migrantes-e-diritto-di-voto.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Mattarella a Nuoro apre l&#8217;anno deleddiano, e la lingua sarda?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 21:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mattarella apre l&#8217;anno deleddiano: 100 anni fa Grazia Deledda venne insignita del Premio Nobel alla letteratura, prima sarda (e anche) italiana ad ottenere il prestigioso riconoscimento internazionale. I critici hanno dibattuto vanamente a lungo nell&#8217;incasellare la sua opera entro confini certi. Si trattava di verismo, di decadentismo od altre correnti letterarie? Definizioni dal corto respiro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/DMC.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-20208" title="dmc" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/DMC.png" alt="" width="605" height="416" /></a></p>
<p>Mattarella apre l&#8217;anno deleddiano: 100 anni fa Grazia Deledda venne insignita del Premio Nobel alla letteratura, prima sarda (e anche) italiana ad ottenere il prestigioso riconoscimento internazionale.</p>
<p>I critici hanno dibattuto vanamente a lungo nell&#8217;incasellare la sua opera entro confini certi. Si trattava di verismo, di decadentismo od altre correnti letterarie? Definizioni dal corto respiro, anche perché Deledda seppe certamente porsi a cavallo tra le prime due. Sia perché la Sardegna rappresentò il palcoscenico in cui una natura spietata e imponente condizionava la sorte umana, e sia perché ciò si riverberava sui tormenti interiori dei suoi personaggi, in un costante contrasto dinamico tra la dimensione esteriore e quella introspettiva espressa nella sua narrazione.</p>
<p>Ma il fatto di cui non si parla mai abbastanza è che Deledda diede corpo ai fantasmi di un&#8217;isola attraverso la lingua italiana, all&#8217;epoca parlata da una minoranza di sardi, portando l&#8217;opera alla ribalta mondiale, ma lasciando nell&#8217;ombra la lingua nazionale sarda, che tutt&#8217;oggi fatica ad emergere anche nell&#8217;istruzione, nei media e nella pubblica amministrazione.</p>
<p>Lo ricordo perché nel 2026, rispetto ad oltre un milione di sardi, abbiamo ancora centinaia di migliaia di concittadini che non si avvalgono quotidianamente della lingua italiana, e pagano il prezzo di una cultura centralista che ha demolito le culture locali, ma anche quelle internazionali, sull&#8217;altare di un&#8217;ideologia ottocentesca, di derivazione francese. Una formula di “nation building” incentrata sul monolinguismo italiano, interpretato come un valore. Mentre il patrimonio del plurilinguismo veniva considerato fonte di arretratezza economico-culturale.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />L&#8217;esito di questo ultracentenario processo non ha demolito solamente la diffusione della lingua sarda, ma anche una seria conoscenza e competenza su fondamentali lingue straniere, tra cui l&#8217;inglese, per cui solo recentemente stiamo cercando di colmare tale ritardo, ma senza affrontare lo spinoso problema della lingua nazionale.</p>
<p>Da notare, se l&#8217;Italia è ancora ben lontana dall&#8217;evolversi in una federazione, la lingua sarda continua tuttavia a sopravvivere anche e soprattutto nella letteratura, e non certo come manufatto antropologico da recintare in un museo del folclore locale.</p>
<p>Una letteratura in sardo che nei suoi libri parla di innovazione scientifica, parla di attualità, di tensioni sociali, di economia, di ambiente e di conflitti. Ma narra anche storie thriller, di erotismo e fantascienza. Si tratta insomma di una lingua che si ha ritagliato il proprio spazio nella contemporaneità e ne reclama uno più dignitoso e meno discriminatorio, così come già accade in altre Regioni per altre minoranze linguistiche. Penso al Sudtirol, per citare il caso più illustre all&#8217;interno della Repubblica.</p>
<p>Uno degli ultimi esempi riguarda l&#8217;opera di uno dei maggiori autori sardi contemporanei. Il libro “Gherras” (Guerre), di Giuseppe Corongiu, è la massima espressione di un filone letterario che sa tenere viva e attuale la lingua, mediante la capacità di unire l&#8217;intrattenimento alla riflessione sulle grandi vicende del presente. Come Gaza.</p>
<p>Pertanto, se è giusto tenere viva la memoria delle grandi opere di un&#8217;altra epoca, come quelle di Deledda, è altrettanto importante ricordare che la nostra letteratura non si sostanzia solamente nel passato, ma sa anche guardare al presente ed al futuro, ed ha bisogno di essere valorizzata.</p>
<p>Benvenuto presidente Mattarella, faccia come il sottoscritto, chieda al suo staff di procurarle una copia autografata di Corongiu per la biblioteca del Quirinale. Terrà al passo coi tempi l&#8217;istituzione che rappresenta.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Mattarella-apre-lanno-deleddiano-senza-lingua-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Attilio Mastino e i pattern della propaganda russa</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 17:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera pubblica all&#8217;ex rettore dell&#8217;Università di Sassari, in merito ad un&#8217;intervista concessa al quotidiano La Nuova Sardegna. Caro Mastino, ho seguito con vivo interesse la sua preoccupazione sulla situazione internazionale, dove ancora oggi, da Gaza all&#8217;Ucraina, sino ad altri scenari di guerra, le persone continuano a morire di fronte alla nostra impotenza. Questo rende imprevedibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #0000ff;"><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/MLN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20194" title="mln" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/MLN.jpg" alt="" width="603" height="405" /></a></span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Lettera pubblica all&#8217;ex rettore dell&#8217;Università di Sassari, in merito ad un&#8217;intervista concessa al quotidiano La Nuova Sardegna.</span></em></p>
<p>Caro Mastino,</p>
<p>ho seguito con vivo interesse la sua preoccupazione sulla situazione internazionale, dove ancora oggi, da Gaza all&#8217;Ucraina, sino ad altri scenari di guerra, le persone continuano a morire di fronte alla nostra impotenza. Questo rende imprevedibile anche il nostro futuro in un continente che sinora, tuttavia, grazie alla NATO, è riuscito a preservare quasi ottant&#8217;anni di pace.</p>
<p>Ma vede, desta qualche preoccupazione anche il suo ragionamento, che ho trovato relativamente contraddittorio.</p>
<p>In un passaggio lei ha affermato:</p>
<p><em>«Vedo come molto pericoloso questo autoritarismo che si afferma e non si riesce a contrastare con i mezzi a disposizione della democrazia».</em></p>
<p>Un pensiero del tutto condivisibile, ma poco dopo ha formulato anche la seguente riflessione:</p>
<p><em>«Si pensi al primo attacco russo a Kiev; avevo fatto un confronto con quando c&#8217;era Craxi e Gheddafi indirizzò un missile verso Lampedusa. Fosse finito su una casa e ci fosse stato un morto, Craxi si sarebbe dimesso. Viceversa Zelensky da tre anni è al suo posto, naturalmente è un eroe, si intenda, ma a prezzo della sofferenza e della disperazione della sua gente. Alla fine ci si chiede se abbia valutato male la prepotenza e la capacità militare dei russi. Forse è stata una sottovalutazione da parte dell&#8217;Europa».</em></p>
<p>Le dirò, sono un suo vecchio lettore, ho diversi suoi libri, e leggere questo suo pensiero mi ha riportato alla mente storici del calibro di Barbero e Canfora: intellettuali alquanto professionali nel loro campo, ma all&#8217;apparenza drammaticamente distratti nel momento in cui interpretano il mondo contemporaneo.</p>
<p>Per esempio, non le sarà sfuggito che a suo tempo Gheddafi non aveva la minima intenzione di invadere o colpire l&#8217;Italia, sia perché non ne aveva i mezzi, e sia perché il nostro paese fa parte della NATO. Viceversa, nel 2022 Putin ha inviato una chilometrica fila di carri armati alla conquista di Kiev, con tanto di paracadutisti, completamente distrutti in poche settimane dalla forza dell&#8217;esercito ucraino, supportato da noi occidentali.<br />
Da allora l&#8217;esercito russo è arretrato e si è blindato nel solo Donbass, che non riesce neppure a conquistare nella sua interezza. Diciamo dunque che non sono gli europei ad aver sottovalutato Putin, ma è Putin ad aver sottovalutato ucraini ed europei, non le pare?</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />E qui torniamo alla sua preoccupazione iniziale, ossia l&#8217;idea che la democrazia non abbia i mezzi per fermare l&#8217;autoritarismo.<br />
Eppure la democrazia ucraina è riuscita a frenare l&#8217;autoritarismo alle porte dell&#8217;Europa, e lo ha fatto anche grazie ad un uomo che ha rispettato il mandato per cui era stato eletto, non dimettendosi: Zelensky.</p>
<p>In quanto alle sofferenze degli ucraini, i cui sondaggi continuano in maggioranza a premiare il governo ucraino, ritengo che spetti solamente al popolo ucraino decidere se e quando fermare o proseguire una guerra di resistenza ad un tiranno che intende cancellarne lo Stato, la nazione, la lingua, la cultura e in definitiva la democrazia con le sue libertà.</p>
<p>Temo che numerosi ucraini potrebbero trovare irrispettosa l&#8217;idea, da lei sostenuta al pari di noti filorussi, che gli ucraini soffrano a causa delle scelte del proprio governo.<br />
La sofferenza deriva essenzialmente dai lanci terroristici di una Russia che, non riuscendo a colpire con efficacia l&#8217;esercito ucraino, cerca di piegare la volontà popolare spezzando vite civili inermi.</p>
<p>Riporto inoltre un altro suo passaggio, perché lei, temo incalzato da un giornalista alquanto confuso in materia di sovranità e diritto internazionale dei popoli dell&#8217;est europeo, ha pure affermato:</p>
<p><em>«L&#8217;aveva detto anche Papa Francesco, la NATO continuava ad abbaiare alle porte della Russia» .</em></p>
<p>Ecco, non capisco come un sincero democratico del suo calibro possa squalificare la scelta democratica di milioni di concittadini europei che dal 1991 ad oggi hanno liberamente scelto di aderire alla NATO.<br />
Una scelta effettuata proprio perché, storicamente, come sostenuto anche dal politologo Vittorio Emanuele Parsi, tali popoli conoscevano la tendenza russa ad abbaiare nei cortili altrui, e spesso anche a mordere e uccidere.<br />
Avevano forse torto?<br />
La guerra in Ucraina non ha semmai confermato la bontà delle loro scelte pro-Europa e pro-Patto Atlantico?</p>
<p>Non mi dilungherò oltre, se sulla Sardegna abbiamo visioni in parte comuni, eccetto sugli Shardana, è del tutto evidente invece che sulla politica estera divergiamo nell&#8217;interpretazione dei rischi connessi alla sanguinaria avventura coloniale intrapresa dal Cremlino, che a mio avviso invece va contrastata, senza alcun appeasement, proprio perché la diplomazia si sta dimostrando inefficace.</p>
<p>E consiglio prudenza.</p>
<p>Prudenza perché uomini come Xi in Cina e Putin in Russia si affermano proprio grazie alla nostra ignavia, grazie al nostro misurato e talvolta lento supporto agli ucraini per una battaglia di civiltà che non riguarda più solamente gli ucraini o gli equilibri geopolitici tra USA ed Asia, ma anche la tutela della nostra democrazia in Europa.</p>
<p>L&#8217;insidia di tali despoti sta proprio nel diffondere disfattismo, paura, narrazioni tese a normalizzare uccisioni di massa e relativizzazione dei principi democratici. Ribaltando sulle vittime sia le cause che il protrarsi di una situazione che non hanno voluto ma subito.</p>
<p>E si tratta di classici pattern della propaganda russa che hanno saputo addentrarsi anche nel suo pensiero.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Adriano Bomboi.</span></em></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Mastino-e-i-pattern-della-propaganda-russa.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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