Perché votare SI al referendum sulla Giustizia
Premessa: se pensate di occuparvi del referendum solamente per approvare o disapprovare il governo in carica, e quindi per dare un voto politico al posto di votare sui contenuti del referendum, allora risparmiatevi la seguente lettura e soprattutto evitate di commentare, abbiamo visioni diverse sulla democrazia e sulla maturità intellettuale.
Analogo discorso in materia di lentezza della Giustizia italiana: il referendum si occupa di altri argomenti e ci atterremo a questi.
L’appuntamento con le urne, in ragione della riforma 2025, affronta essenzialmente tre questioni: 1) la separazione delle carriere; 2) l’anomalia feudale del correntismo politico della magistratura; 3) il potenziamento della responsabilità disciplinare dei magistrati.
In questi mesi abbiamo assistito ad una terribile campagna referendaria, dove l’intera classe politica ha trattato l’elettore da autentico stupido, spesso introducendo argomenti che nulla hanno a che vedere coi contenuti della riforma oggetto del referendum, e in particolare coi tre argomenti di cui sopra. Creando volutamente una nebbia di bufale e confusione per far desistere gli elettori dall’assumere una scelta importante.
Ad oggi sono schierati per il SI importanti giuristi italiani, non tutti di centrodestra, da Cassese e Barbera, solo per citarne alcuni. Mentre sul fronte del NO sono prevalentemente attive personalità dello spettacolo che nulla sanno dei dettagli tecnici della riforma.
Tuttavia, voteranno SI anche numerosi esponenti di centrosinistra che ritengono fondamentale la riforma, anche perché diversi suoi punti vennero proposti dalla stessa sinistra riformista, che oggi si trova ostaggio dell’alleanza populista Schlein-Conte e della sua stampa annessa.
Non ci dilungheremo troppo, intanto è bene sottoporre al lettore alcuni numeri: tra errori giudiziari ed ingiuste detenzioni, in Italia, dal 1991 al 2025, la magistratura ha colpito ben 32.484 persone. Quasi mille all’anno, obbligando i contribuenti ad una spesa miliardaria per i risarcimenti alle vittime.
In ragione di questi danni, quanti magistrati hanno pagato per le proprie responsabilità?
Pensate, per le materie di pertinenza del solo CSM, per quasi 5.000 casi di ingiusta detenzione nel periodo 2018-2025, solo 9 magistrati sono stati sanzionati.
Ripeto: Nove.
Nel solo 2024, a fronte di 90 azioni disciplinari concluse, solamente 24 si sono chiuse con blande censure e richiami verso i magistrati.
Ciò nonostante, i magistrati si auto-attribuiscono meriti e valutazioni positive del 99%.
Solo questi dati, pubblicati dall’Unione delle Camere Penali Italiane e dall’ass.ne Errori Giudiziari, mostra la grave entità del fenomeno e la forza del corporativismo raggiunto da un potere che invece dovrebbe essere maggiormente imparziale e neutro nei confronti dei cittadini. Siano essi in qualità di imputati o di contribuenti costretti a risarcire i numerosi errori di una minoranza irresponsabile di magistrati.
Astenersi o votare NO, in qualsiasi Regione, significa dunque preservare un potere di cui un giorno chiunque potrebbe essere vittima, mentre la casta giudiziaria assolverà se stessa, scaricando i costi, se e quando i risarcimenti verranno concessi, sulle spalle dei contribuenti italiani. Risarcimenti che sono generalmente statuiti al minimo importo stabilito per legge.
A tale scopo, la riforma per cui voteremo SI, istituisce anche un’Alta Corte Disciplinare, un organo esterno e separato dal CSM. E cioè un organo esterno agli “amici” di corrente e promozioni.
Una Corte che non sarà affatto al servizio della politica.
Tale Corte sarò composta da 15 membri, 9 magistrati e 6 laici (per esempio avvocati e professori). Quasi tutti estratti a sorte, non certo nominati dalla politica.
Perché “quasi”? Perché il Capo di Stato nominerà 3 dei 15 membri, tra esperti con almeno 20 anni di esperienza.
È falso che la riforma cancelli gli articoli della Costituzione che normano la terzietà dei sorteggiati ed è falso che venga cancellato l’articolo sull’indipendenza della magistratura (ved. Art. 104).
La riforma creerà anche due distinti CSM, con membri selezionati per sorteggio, che esattamente come accade oggi con l’unico CSM, verranno presieduti dal Presidente della Repubblica, al fine di evitare condizionamenti del governo. Il quale potrà anche sciogliere entrambi i CSM, conservando dunque le funzioni attuali.
Ma perché due CSM?
Perché con la separazione delle carriere si avrà un CSM dedicato alla magistratura giudicante (i giudici), ed uno dedicato alla magistratura requirente (i pubblici ministeri).
La nuova architettura si orienta sul merito e smantella così la forza delle correnti, un’anomalia assoluta per un paese moderno a democratico, correnti che sinora hanno deciso nomine e promozioni a vantaggio dei propri associati. Come? Attenzione: in accordo con la politica (esattamente quella politica che oggi vi parla del “rischio di controllo politico del governo”). Una deriva non certo a vantaggio della cittadinanza, ma a sue spese. Peraltro condizionando anche la restante compagine politica e tentando di influire sulla stampa garantista non allineata.
Appare infatti vergognosa e intollerabile in una democrazia la velata minaccia di Gratteri al quotidiano Il Foglio, che ha dichiarato: “Tanto dopo il referendum faremo i conti, tireremo su una rete”.
Un’intimidazione alla libertà di stampa, in spregio all’art. 21 della Costituzione, e anche un insulto alla maggior parte dei magistrati che oggi svolgono onestamente il proprio lavoro senza rincorrere il potere e la celebrità a scapito della democrazia e dei diritti dei cittadini.
Ma perché utilizzare il sorteggio per l’elezione dei membri dei consigli superiori della magistratura? Oltre al fatto che tale strumento è già presente ed utilizzato senza problemi nelle istituzioni italiane, ed oltre al fatto che venne proposto pure da una parte della sinistra che oggi lo avversa, il sorteggio elimina alla radice la raccomandazione politica ed elimina dunque anche la possibilità che il magistrato eletto debba poi effettuare favori ai padrini che ne hanno premiato la carriera.
Non a caso, pure la quota laica in carica al Parlamento di sorteggiati serve ad evitare che i selezionati siano personalità direttamente riconducibili alle correnti politiche.
Il fronte del NO oggi vi racconta falsamente che votando SI verrebbe creato un problema che invece oggi è già presente e che dobbiamo eliminare, non certo conservare. I privilegi della magistratura, che esprimono uno squilibrio attuale tra poteri dello Stato, non equivalgono all’indipendenza della magistratura di cui tanti si riempiono la bocca.
E se il referendum dovesse fallire a vantaggio del NO, in futuro dovremmo riproporre lo stesso argomento per cercare di riformare tale feudalesimo.
Notate bene: il sorteggio avverrà con la stessa quota del presente, in cui votano ANCHE le opposizioni parlamentari. E tale quota rappresenta un terzo dei membri rispetto ai due terzi dei magistrati. Il che significa che anche in una non possibile selezione di membri da parte della maggioranza, gli eletti saranno sempre e solo una minoranza rispetto alla compagine dei magistrati sorteggiati.
Infine e in breve il punto focale della riforma: perché separare le carriere tra giudici e PM?
Perché oggi, attenzione, ne sono separate solo le funzioni, ma rimangono “compagni di banco”, effettuando lo stesso concorso ed iter formativo. Il che genera il fondato rischio che in un processo un giudice possa allinearsi alle ragioni dell’accusa.
Dato l’alto numero di errori giudiziari presenti nelle statistiche della nostra Giustizia, non si tratta di una remota possibilità, e che quindi dobbiamo affrontare.
In conclusione, il 22 e 23 marzo votiamo SI, e rispettiamo chi sceglierà di fare diversamente con argomenti diversi (se ne ha), perché siamo una democrazia.
Buon voto a tutti.
Adriano Bomboi.
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