Anela lancia un museo cittadino. Che c’era già
Di Gianraimondo Farina.
In merito all’inaugurazione del Museo di Anela sull’identità e la memoria (AIM), avvenuta sabato 6 giugno, vi sono alcuni aspetti da puntualizzare. E lo faccio da anelese, da storico e da emigrato.
Intendiamoci, l’evento è stato positivo in se, e non possiamo che esserne felici. Ricordando, però che il museo, allora denominato “Museo del latte e delle culture pastorali e contadine del Gocéano”, ad Anela c’era già ed era stato voluto dalle precedenti amministrazioni. A partire da quella guidata da Tonino Dettori alla fine degli anni Ottanta e ripreso a metà degli anni Novanta.
Per chi non lo sapesse, e il sottoscritto era fra i pochi a frequentare come uditore quei consigli comunali, per riportarne le cronache su “Voce del Logudoro”, l’allora denominazione del Museo fu scelta a seguito di un approfondito dibattito svoltosi con interesse durante una mirata riflessione in consiglio. Dibattito che aveva messo a confronto gli intellettuali scelti per la curatela ed i consiglieri e gli assessori comunali di allora. Un museo che aveva, peraltro, l’obiettivo principale di riunire, ad Anela, fatto unico e raro, tutta la tradizione contadina e pastorale dell’Alta Valle del Tirso. E la scelta di Anela non avveniva per caso, essendo il paese sede della storica cooperativa lattiero casearia della zona su cui, personalmente, abbiamo scritto e siamo intervenuti in convegni scientifici internazionali (“Fra arretratezza, dinamismo e sviluppo. Il settore lattiero caseario nella storia economica e sociale di una subregione interna della Sardegna”, a cura di E. Ritrovato e G. Gregorini, in “Il settore agro-alimentare nella storia dell’economia europea”, Franco Angeli, 2019).
Ecco, siccome si parla e si racconta di “memoria” , sarebbe stato giusto ed onesto riconoscere i meriti di chi è passato prima. La memoria, così tanto declamata, è anche questo. Ricordo e riconoscenza. L’evento, poi, giustamente, dalle foto pubblicate, è stato avvalorato dalla presenza della madrina Maria Giovanna Cherchi, grande artista e rappresentante della musica tradizionale sarda, dal vescovo di Ozieri mons. Corrado Melis, e da esperti e funzionari regionali e della Soprintendenza. Tranne gli storici. Ossia coloro che, come noi, ma non solo, da decenni, con indefesso impegno hanno fatto (e stanno continuando a fare) per la “memoria” di Anela. Da fuori. Ma con cuore e passione. Con associazioni di anelesi ed emigrati. Ultima, di grande rilievo, quella inter-territoriale sarda “del continente” dedicata a Giuseppe Sanna Sanna. Mai un circolo sardo di emigrati è stato dedicato ad un anelese. Noi, con determinazione e coraggio, da soli, contro tutto e tutti, ma con l’appoggio di amici e colleghi non sardi, ci siamo riusciti.
Dibattiti, convegni scientifici internazionali, pubblicazioni di prestigio, come la voce “Giuseppe Sanna Sanna” curata dal sottoscritto e pubblicata nel prestigioso dizionario “Scrittori italiani di economia del Regno d’ Italia”, edizione ABI e coordinata dall’ex ministro Barucci, sono state il suggello di quest’azione. Per l’occasione sarebbe auspicabile che la Biblioteca di Anela acquistasse il monumentale Dizionario, unicum nel suo genere, in modo da far capire l’importanza del pensiero economico del suo grande figlio, confrontata con quella dei maggiori pensatori suoi contemporanei. Per non parlare della rivista internazionale italo-argentina Iustitia, in merito alle posizioni giurisdizionaliste di Sanna Sanna. Ebbene, la mancanza della parte storica all’evento è stata evidente. Avremmo potuto parlare, se si fosse solo accennato a Sanna Sanna, di colui che è stato il primo deputato sardo ad aver posto la questione sarda in seno al Parlamento italiano. L’occasione del recente evento avrebbe potuto valorizzarne la figura. Non è stato possibile. Ne abbiamo già parlato altrove. All’estero ed in continente. Ultima, in ordine di tempo, l’Università degli Studi di Catania che ricordava gli ottant’anni dello Statuto siciliano. “Nemo profeta in Patria”, si direbbe. Ma noi andiamo avanti. Con determinazione e coraggio. E dovrebbe occuparsene anche chi ha scritto che “la memoria non è nostalgia del passato, ma gratitudine per le radici che ci permettono di guardare lontano”.
No, la memoria è anche nostalgia. Ed è un’emozione complessa. E la nostalgia è una risorsa che permette di dare senso al nostro percorso, di integrare chi siamo stati con chi siamo oggi. A riconoscere che la nostalgia è “memoria attiva”. Perché, laddove non c’è nostalgia, non ci sono né memoria e né identità. E speriamo che quelle aule e stanze, che un tempo non troppo lontano avevano ospitato le scuole dell’infanzia e le elementari di Anela, “l’allora speranza” della comunità , ora siano veramente capaci di ospitare anche autentiche testimonianze e storie di anelesi che hanno reso grande ed onorato la comunità. è la nostalgia che diventa “memoria viva per il futuro”. Partendo da radici profonde.
Redazione SANATZIONE.EU










