La Zona Franca oggi è più vicina – Di Mario Carboni

La legge di stabilità 2014 ha modificato lo statuto sardo.

Pubblico l’articolo della legge che ci interessa:

ART. 514.
L’articolo 10 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e’ sostituito dal seguente:
«Art. 10. — La Regione, al fine di favorire lo sviluppo economico dell’Isola e nel rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede la possibilità, può, ferma restando la copertura del fabbisogno standard per il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione:
a) prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d’imposta, deduzioni dalla base imponibile e concedere, con oneri a carico del bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale;
b) modificare le aliquote in aumento entro i valori di imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle».

Mentre i consiglieri regionali non se ne sono neanche accorti, al pari dei partiti e dei soloni che si interessano di zona franca senza aver neppure idea di che cosa sia, questa modifica apre per la Regione la possibilità, a proprie spese, cioè gravando sul suo bilancio, di stabilire un progetto di zona franca fiscale e per iniziare con le zone franche previste nel decreto 75/98. Olbia, Arbatax, Cagliari, Portovesme, Oristano e Porto Torres. In particolare ciò è previsto nella lettera b. Basta leggere.
Cosa bisogna fare?
-Insistere affinché, come previsto dal decreto 75/98 e dallo Statuto regionale e dalle leggi regionali in vigore, la Giunta Pigliaru faccia senza indugio:
Istituire la società Sardinia Free Zone come Autority generale che governi la zona franca sarda.
- come fare?
La strada migliore è quella di acquisire la maggioranza nella società Cagliari. Free Zone, cambiarne il nome in Sardinia Free Zone, modificarne lo statuto in modo che sia abilitata a gestire la rete delle sei zone franche stabilite nel decreto 75/98. Comprensiva della Zona franca di Cagliari e sottraendola all’autorità portuale e al Cacip che sino ad oggi ne hanno addormentato anche per manifesta incapacità l’attuazione per 20 anni.
-Prime azioni.
Nominare il consiglio d’amministrazione con esperti e manager che vogliano e sappiano realizzare la Zona franca sarda.
-Mandato per il Cda.
Previa congrua capitalizzazione della Sardinia Free Zone, produrre entro un anno un Master plan della Sardegna Free Zone, utilizzando professionalità anche internazionali e i singoli Business plan delle sei zone franche previste dal decreto 75/98, comprensivi di perimetrazioni e contenuti fiscali, doganali e vocazioni.
- la Giunta regionale:
deve comunicare al Governo le perimetrazioni e ogni altra progettualità richiesta e prevista dal decreto 75/89. E attraverso il sistema pattizio del comitato paritetico per l’attuazione dello Statuto, far emettere i Decreti legislativi previsti o anche innovativi e onnicomprensivi che permettano lo start up delle zone franche sarde per un periodo iniziale di almeno 10 anni, a valere del decreto 75/98 e della nuova competenza statutaria conseguente alla modifica dell’art. 10 dello Statuto sardo, come stabilito nella legge di stabilità 2014 nell’art. 514.
Un decreto legislativo ulteriore in attuazione dello Statuto e nel rispetto dell’accordo quadro di programma del 2001, che prevede una fiscalità di vantaggio nel resto della Sardegna non interessata alle zone franche previste dal decreto 75/98 dovrà essere concordato fra la Regione e lo Stato per armonizzare in tutta la Sardegna e per le zone interne e costiere un sistema speciale economico fiscale per l’intera Sardegna che interessi in particolare l’agroindustria ed il turismo.
- compito dello Stato.
Essendo il sistema di agevolazioni fiscali a carico del bilancio regionale, ed essendo lo Stato debitore della Sardegna di 10 miliardi di euro di tasse di competenza dei sardi riscosse e non versate alla Regione, il complesso delle agevolazioni fiscali di imposte dirette ed indirette ed altre defiscalizzazioni e oneri doganali non esatti, previsto annualmente nel Master Plan della Z.F. dovrà essere considerato come riscosso dallo Stato e versato dallo Stato alla Regione come compensazione dei crediti in diminuzione dai 10 miliardi di euro dovuti.
- per iniziare la Giunta regionale dovrebbe inserire nella Finanziaria 2015, o meglio, nell’assestamento di bilancio 2013 una norma e un fondo affinché una task force venga incaricata di assistere la Giunta nella realizzazione di questo insieme di iniziative.
Analoghe iniziative dovrebbero essere poste in essere affinché nella riprogrammazione dei fondi europei congrue risorse vengano indirizzate alla realizzazione del sistema integrato Sardinia Free Zone e alle infrastrutture materiali ed immateriali indispensabili.

Il movimento per la zona franca sarda dovrebbe uscire dallo stato comatoso nel quale versa per sostenere un programma realistico ed efficace riunendo forze, energie e progettualità messe a dura prova da errori, personalismi, ambizioni elettorali e fiducia mal riposta.

Mario Carboni,

Fondazione Sardegna Zona Franca.

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Redazione SANATZIONE.EU

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