ProgReS: Trattative segrete fra Pigliaru e Ministero della Difesa?

La politica sarda negli ultimi mesi è stata costellata di conferenze stampa, comunicati e annunci che declamavano i “grandi risultati” ottenuti dalla giunta Pigliaru ed esibivano pubblicamente una finta contrapposizione con lo stato italiano ed il governo Renzi. Chi non ricorda i titoli sul mancato accordo tra il presidente Pigliaru e il ministero della difesa italiano sulle servitù militari?
Ma, a leggere bene i documenti e ad ascoltare con attenzione “le voci” che si sentono nei corridoi della politica, la situazione si presenta diversa da quella che la maggioranza unionista-dipendentista al governo regionale vorrebbe far intendere. Del resto il ministro della difesa Pinotti lo aveva annunciato subito dopo la mancata firma dell’intensa tra regione autonoma e ministero: «Con la Sardegna apriamo un tavolo bilaterale per arrivare insieme a un’intesa».
Ci sarebbe infatti una trattativa aperta con i vertici militari ed il ministero, di cui sarebbero all’oscuro molti collaboratori dello stesso presidente e gran parte degli esponenti meno influenti della sua maggioranza, evidentemente ben più interessati a sfruttare i privilegi dell’essere diventati insperatamente consiglieri piuttosto che interessati agli interessi dei sardi e di quello che gli succede sotto il naso.
In questa trattativa, al di la degli annunci pubblici del presidente che chiedeva la dismissione totale dei poligoni di Teulada e di Capo Frasca e la “riqualificazione” del poligono di Quirra, la posizione attuale di Pigliaru sarebbe quella di accontentarsi solo di qualche “dismissione parziale” a Teulada. Si parlerebbe di qualche spiaggia ed alcuni ettari di territorio che effettivamente non sono mai stati interessati da attività militari su gli oltre 7200 ettari totali della base, e che a norma dello statuto sardo la difesa avrebbe già dovuto dismettere. Insomma, i militari cederebbero qualche loro privilegio, come la parte di spiaggia privata a Portu Tramatzu o qualche altra piccola area, consentendo al governo regionale di fare un’altra conferenza stampa o un’altro annuncio.
Ovviamente, nella trattativa, ci sarebbero anche le richieste dei militari. La prima sarebbe il rientro immediato nei ranghi e la firma dell’intesa con il ministero della difesa che sancisce “l’indispensabilità dei poligoni sardi per il sistema di difesa italiano” e dunque la rinuncia in perpetuo a qualunque altra futura rivendicazione (sul modello dell’accordo sul patto di stabilità in cui la Sardegna rinuncia a contenziosi per miliardi di euro).
Ma il ministero della difesa sarebbe molto interessato anche al capitolo bonifiche: dopo che il parlamento ha innalzato di oltre cento volte i valori di “inquinamento consenti” con il voto favorevole dei parlamentari sardi del PD, i vertici militari puntano al colpo di spugna sia sul versante delle responsabilità penali, sia su quello del risanamento ambientale, sia su quello dei sequestri dei poligoni da parte della magistratura, ed è evidente che una posizione ancora “più morbida” e “più accondiscendente” del presidente Pigliaru sarebbe auspicabile dalla lobby industriale-politica-militare che vuole continuare a bombardare la Sardegna.
Nella partita sarebbero anche i due villaggi in stile arabo e mediorientale da edificare all’interno del poligono di Teulada in totale spregio di tutte le norme paesaggistiche e urbanistiche e a cui il governo Pigliaru si è pubblicamente opposto. E non è detto che i militari non puntino nuovamente alla pista per droni all’interno del poligono di Teulada e al progetto di mega impianto fotovoltaico da 60 MW a beneficio esclusivo delle attività belliche della base sulcitana.
Come partito che da sempre si batte per la dismissione, la bonifica e la riconversione di tutti i poligoni militari presenti in Sardegna, unica strada perseguibile per garantire un futuro alla nostra terra, chiediamo formalmente al presidente Pigliaru:
1. È vero che questa trattativa e questa interlocuzione con il ministero della difesa esiste?
2. Perché di questa trattativa non ne sono informate le popolazioni locali, l’opinione pubblica sarda ed il Consiglio regionale?
3. Quali sono le richieste dei vertici militari e del ministero?
4. Perché non da seguito concreto alle sua pretesa volontà di dismissione totale di Teulada e Capo Frasca varando dei provvedimenti per mettere sotto sequestro le basi inviando il corpo forestale sardo ad impedire le attività belliche?
5. Perché al posto di “dialogare” con lo stato italiano che difende i propri interessi nazionali e non ha alcuna intenzione di rispettare i diritti dei sardi e dismettere la sua occupazione militare della Sardegna, non si rivolge presso le sedi internazionali deputate a far rispettare i diritti dei popoli?
Il presidente Pigliaru, come tutti i suoi predecessori, è di fronte ad un bivio: può proseguire nel suo dialogo solitario con le istituzioni italiane comandate dai suoi capi-partito italiani ovvero confermare la dipendenza della Sardegna, oppure può cambiare totalmente la sua politica e coinvolgere ed unirsi al suo Popolo e far valere i diritti della nazione sarda.
I sardi, in ogni caso, si stanno già unendo tra loro per debellare per sempre dalla nostra terra la dipendenza nella sua forma più aberrante, ovvero l’occupazione militare.

ProgReS, 30-08-14.

Iscarica custu articulu in PDF

Redazione SANATZIONE.EU

Be Sociable, Share!

    Commenta



    Per la pubblicazione i commenti dovranno essere approvati dalla Redazione.