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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; primarie</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Riformatori Sardi: Primarie per i candidati alla guida della Regione</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 10:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Primarie necessarie per individuare il candidato alla guida della Regione: i Riformatori Sardi rilanciano e articolano la proposta di uno strumento capace di eliminare la piaga del leaderismo e di candidati calati dall&#8217;alto, imposti dalle segreterie dei partiti. Per il deputato Pierpaolo Vargiu si tratta di un&#8217;iniziativa utile a rendere trasparente e fiduciario il rapporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Primarie necessarie per individuare il candidato alla guida della Regione: i Riformatori Sardi rilanciano e articolano la proposta di uno strumento capace di eliminare la piaga del leaderismo e di candidati calati dall&#8217;alto, imposti dalle segreterie dei partiti. Per il deputato Pierpaolo Vargiu si tratta di un&#8217;iniziativa utile a rendere trasparente e fiduciario il rapporto tra politici ed elettori.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/Riformatores-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14819" title="Riformatores - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/Riformatores-URN.jpg" alt="" width="605" height="424" /></a></p>
<p>Il partito dei Riformatori Sardi ha ufficialmente avviato una campagna a favore delle primarie per individuare i candidati alla carica di governatore. L&#8217;iniziativa <em>“OraScelgoIo”</em> mira a contrastare il leaderismo ma soprattutto le candidature calate dall&#8217;alto verso gli elettori da parte delle segreterie partitiche.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La proposta si articola in una serie di punti, che oltre a disciplinare legalmente la pratica, includono la necessità di avere 5000 sostenitori tra le liste elettorali, nonché di essere esenti da procedimenti per reati contemplati dalla legge Severino.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;importante sfida culturale per la riforma del nostro sistema politico, da rendere più trasparente e affine al consenso popolare.</p>
<p>Questo il commento dei proponenti Pierpaolo Vargiu e Salvatore Matarrese tenuto presso la Camera dei Deputati:</p>
<p><em>“Viviamo un momento di acuto distacco tra la politica e i cittadini, che mina l&#8217;autorevolezza delle istituzioni ed è indispensabile provare a ricostruire il rapporto fiduciario che passa attraverso scelte dirette dei cittadini, che travolgano le decisioni lontane dalla realtà e dagli interessi generali, prese da pochi intimi, nel chiuso delle ormai delegittimate segreterie dei partiti!”</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Riformatori-Sardi-pro-Primarie.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Primarie: Crollo del PD in Sardegna, indipendentismo soddisfatto</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2013 15:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante il buon trend della penisola alle primarie del PD, la Sardegna si è mossa in controtendenza, ed in massa ha disertato le urne. La battaglia per la guida del maggiore partito di centrosinistra fra Cuperlo, Civati e Renzi, vinta da quest&#8217;ultimo, non ha appassionato minimamente i Sardi, che solo in 57.418 si sono recati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/12/Renzi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8657" title="Renzi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/12/Renzi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>Nonostante il buon trend della penisola alle primarie del PD, la Sardegna si è mossa in controtendenza, ed in massa ha disertato le urne. La battaglia per la guida del maggiore partito di centrosinistra fra Cuperlo, Civati e Renzi, vinta da quest&#8217;ultimo, non ha appassionato minimamente i Sardi, che solo in 57.418 si sono recati a votare.<br />
I vertici locali del PD hanno quindi coperto l&#8217;ennesimo tracollo di consensi dichiarandosi entusiasti per la vittoria di Renzi e la discreta partecipazione democratica della penisola. Siamo di fronte ad una banda di correnti oligarchiche che nulla hanno proposto sui principali problemi dell&#8217;isola e ancor meno sono disposte ad effettuare una seria analisi sulla scarsa partecipazione popolare. Appare difficile anche un serio raffronto con le precedenti primarie regionali del partito: per la scelta fra Renzi e Bersani del 2012 i votanti furono circa 75.000, mentre a fine settembre le <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/10/primarie-nuovo-flop-pd-e-resurrezione-sardista/" target="_blank">primarie</a> per la scelta del candidato governatore del PD, in cui si affermò l&#8217;indagata Francesca Barracciu, vi furono 51.496 partecipanti. Ci sono tuttavia due dati certi su cui riflettere e che esprimono la mediocre statura intellettuale del partito: 1) Nei maggiori Comuni dell&#8217;isola una discreta percentuale di tesserati non vota, mentre emerge una piccola area di popolazione fidelizzata; 2) Le primarie per la scelta dei candidati “nazionali” del partito gode di una partecipazione superiore, seppur di poche migliaia, rispetto a quella per la scelta del candidato governatore della Regione.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ad una attenta riflessione questi due aspetti rappresentano l&#8217;assoluta distanza fra il PD regionale e la Sardegna, con i suoi specifici interessi. Nel primo punto perché la stessa struttura che viene dispiegata nel territorio non partecipa all&#8217;unisono, e ciò può essere dovuto sia ad una endemica sfiducia dei rappresentanti locali verso i vertici romani del partito, sia alla proverbiale noncuranza con cui vari aderenti al partito lavorano per lo stesso e per la nostra comunità, e ciò denota un sottobosco clientelare che si attiva unicamente nei periodi elettorali in cui vi sono favori da redistribuire (le primarie evidentemente non rientravano in questa necessità). Nel secondo punto la situazione non migliora, ed esprime un partito che offre maggiore risonanza alle vicende del PD romano piuttosto che a quelle del PD locale, il quale dovrebbe essere il primo attore politico deputato alla soluzione delle principali vertenze dell&#8217;isola. E&#8217; proprio in questo secondo aspetto notiamo il classico “self-colonized mind” di coloro che in buona fede hanno ritenuto opportuno spendere 2 euro per la scelta dei candidati romani. Questa fascia di popolazione sconta la chiara sudditanza mediatica al centralismo, convinta che fare gli interessi del partito e dell&#8217;Italia coincida con gli interessi dell&#8217;isola, di cui nulla sanno. E ciò finisce inevitabilmente per produrre &#8211; nei principali consessi elettivi &#8211; dei professionisti della politica assolutamente inadeguati alla soluzione dei problemi della Sardegna, problemi che vengono puntualmente ignorati dai programmi dei vari candidati alle primarie. Pensate, a Bolzano il PD si presenta con una <a href="http://www.partitodemocratico.bz/index.php/de/" target="_blank">struttura bilingue</a> e attenta alla specificità culturale ed economica del territorio, ma non evidentemente al livello di un grande partito autonomista come l&#8217;SVP. In Sardegna non esiste neppure il concetto di “PD federato”, e tutti i maggiori esponenti locali del partito, dopo aver scelto la conservazione di Bersani alle primarie del 2012, si sono spesi per questo o quel candidato romano.<br />
Fortunatamente non tutta la sinistra Sarda è costretta al tramonto o a rivolgersi ad un prete come Don Cannavera, magari per esorcizzare lo spettro della questione morale prima che quella elettorale. Da poco tempo è nata una associazione, <a href="http://www.vitobiolchini.it/2013/12/04/e-nata-sardegna-sostenibile-e-sovrana-sabato-7-a-cagliari-incontro-dibattito-sul-futuro-dellisola-ci-venite/" target="_blank">Sardegna Sostenibile e Sovrana</a>, che ha nei suoi principi di base la lingua e la specificità Sarda come elementi su cui sviluppare un vero programma del territorio, e da liberali non possiamo che augurare loro un proficuo lavoro, perché con la sinistra che abbiamo visto ci sarà parecchio da fare.<br />
Per il resto, se vogliamo fare una scelta onesta, coerente e attenta al territorio, alle prossime elezioni regionali, possiamo e dobbiamo votare indipendentista.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/12/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Flop-Primarie-PD-2013.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Primarie: Nuovo flop PD e resurrezione sardista</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 22:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/09/Cussizzu-de-sa-Regione-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8131" title="Cussizzu de sa Regione - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/09/Cussizzu-de-sa-Regione-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="219" /></a>Dobbiamo ringraziare Simone Spiga, perché le interviste di <a href="http://www.cagliaripad.it/videogallery.php?page_id=542&amp;p=1" target="_blank">Cagliaripad</a> alla riunione della rinata <em>Forza Italia</em> in Sardegna hanno dimostrato quale sia il grado di “autonomia” a cui sono sottoposti gli attivisti locali del centrodestra, e che alcuni di loro hanno ben sintetizzato nella frase <em>“noi facciamo quello che ci dicono loro”</em>. Ma in quanto ad acritica faziosità a sinistra non sono da meno, ci sono organi di stampa che hanno parlato di “trionfo” alle primarie del PD di Francesca Barracciu. Pensate, di fronte ad un milione e seicentomila Sardi, solo 51.496 volenterosi si sono recati alle urne per scegliere il candidato presidente del centrosinistra, un evidente tracollo di consensi. Alle <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/11/flop-primarie-del-pd-sardo-solo-75-000-presenze-il-partito-parli-di-autonomia-e-meno-di-roma/" target="_blank">scorse primarie</a> per la scelta del leader del PD romano gli elettori Sardi furono circa 75.000. Possiamo dunque affermare che si è trattato anche stavolta di primarie di apparato, non c&#8217;è stata alcuna partecipazione popolare e nella maggior parte delle circoscrizioni il numero di firme ha superato quello dei votanti. L&#8217;apparato dunque scricchiola pesantemente ma tiene e si candida alla sconfitta elettorale. Consideriamo che spesso chi ha contribuito a firmare per sostenere la Barracciu lo ha fatto per amicizia o per parentela con chi si è materialmente attivato nel corso dell&#8217;estate per sostenere la sua candidatura, ma al momento del voto ha preferito disertare le urne, manifestando totale sfiducia verso il partito e verso la candidata.<br />
Salvo mutamenti, questa nuova disfatta elettorale si pone in linea con un trend nel quale Mauro Pili (ex PDL-Unidos) potrebbe diventare il prossimo presidente della Regione, mentre la crisi del Governo potrebbe far coincidere le elezioni politiche con quelle regionali, con tutto ciò che comporterà in campagna elettorale.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Che riflessioni trarne in un ottica politica nazionalista? Probabilmente la competizione del 29 settembre ha lasciato due cadaveri sul terreno: il primo è naturalmente il PD, che non essendosi aperto oltre le proprie fila, ad esempio verso la candidatura di Paolo Maninchedda, ha completamente mancato l&#8217;opportunità di coinvolgere ampi settori della popolazione verso una proposta riformistica; il secondo è il conservatorismo sardista, quello in cui si è preferito sostenere la Barracciu in qualità di scadenti comprimari piuttosto che sostenere Paolo Maninchedda da validi protagonisti, prima che questi lasciasse il Partito Sardo d&#8217;Azione. Anzi, prima che “venisse suicidato” dai suoi stessi ex colleghi (come si usa dire nell&#8217;intelligence quando si liquida qualcuno).<br />
In un contesto simile e di fronte alla non impossibile vittoria del centrodestra, i conservatori sardisti avrebbero anche potuto valutare l&#8217;ipotesi di preservare l&#8217;alleanza con la disastrosa Giunta Cappellacci, dopotutto, una forte componente del PSD&#8217;AZ, a differenza del restante indipendentismo, ha un voto relativamente strutturato, munito di appendici clientelari nel territorio e quindi del tutto diverso dal semplice voto d&#8217;opinione di movimenti come Sardigna Natzione. Ma non tutto è perduto, se per il momento la nostra idea di <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/03/pns-una-costituente-per-il-partito-nazionale-sardo/" target="_blank">Partito Nazionale Sardo</a> è ancora lontana dal trovare un giusto compromesso fra azione pratica e tensione ideale, dalla sezione sardista oristanese è arrivata una proposta che da anni dentro U.R.N. Sardinnya abbiamo sempre sostenuto: le primarie. Nella galassia indipendentista e autonomista la proposta è strumentale alla necessità di ridurre il frazionismo che compromette la credibilità della sua azione politica, e positiva per la capacità di individuare la miglior candidatura possibile da offrire all&#8217;elettorato. In questi termini le consultazioni si differenzierebbero anche da quelle del PD proprio per l&#8217;apertura che dovrebbero contraddistinguerle. Siamo pertanto d&#8217;accordo con l&#8217;<a href="http://www.psdaz.net/index.php/articoli-homepage-blog/337-mozione-al-consiglio-nazionale-psd-az-della-sezione-simon-mossa-di-oristano-marciamo-verso-i-nostri-ideali-con-passo-spedito" target="_blank">iniziativa</a> del gruppo “Simon Mossa” di Angela Loi ed altri, mentre da tale proposta riteniamo vada dissociata l&#8217;idea di indire un referendum per l&#8217;autodeterminazione, in quanto, per quest&#8217;ultima ipotesi, su cui tutti concordiamo, come già <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/01/un-referendum-sullindipendenza-della-sardegna-come-in-scozia-e-le-riforme-chi-le-fa/" target="_blank">affermato nel gennaio 2012</a>, pensiamo che il politico indipendentista dovrebbe uscire dall&#8217;ottica dirigista e comprendere che solo il popolo può essere l&#8217;artefice della propria indipendenza. Sulla base di questa considerazione è chiaro che prima di tutto i nostri indipendentisti dovrebbero avere il compito di sviluppare capacità di governo ed effettuare delle riforme, e solo successivamente proporre tale referendum. Il caso Sardo infatti è diverso da quello scozzese e catalano, dove è stato già avviato da tempo un processo riformistico, e diverso da quello veneto, dove a differenza nostra anche la politica centralista è stata parzialmente coinvolta nel tentativo di promuovere una consultazione popolare sull&#8217;autodeterminazione. Come il sardista Franco Piretta riteniamo che il PSD&#8217;AZ, per quanto spogliato del suo originale ruolo-guida del nazionalismo Sardo, possa rappresentare ancora un punto di riferimento nel mondo autonomista e indipendentista. D&#8217;altra parte immaginare un PSD&#8217;AZ come incubatore di un PNS è una idea che non nasce da Maninchedda ma da U.R.N. Sardinnya fin dagli anni 2007/2008, per tornare all&#8217;originale ideale sardista dei padri fondatori. Tuttavia, a differenza ad esempio di Piretta e dell&#8217;iniziativa del <em>Laboratorio Gallura</em>, non riteniamo che la collaborazione fra indipendentisti nasca solo dalla convergenza di intenti fra i diversi vertici indipendentisti, ma dalla necessaria fusione fra alcune sigle. Che tale processo costituente possa essere attivato da delle primarie dipenderà solamente dall&#8217;eventuale adozione di questa forma di esercizio della democrazia, che oggi è tutt&#8217;altro che scontata, in quanto i vertici sardisti hanno interesse a scegliere in modo del tutto autonomo le loro candidature, mentre il restante indipendentismo teme le primarie poiché buona parte dei leader attuali perderebbero il proprio angolo di protagonismo (pensiamo ai vari annunci di presunti “fronti unitari”). Perché dunque parliamo di futura fusione? Proprio perché le differenze fra alcuni movimenti non hanno origine politico-programmatica ma personalistica, e federare contenuti identici non ha alcun senso pratico e politico. Si tratta di un processo di convergenza che potrebbe durare anni, ma su cui siamo estremamente fiduciosi. L&#8217;iniziativa oristanese potrebbe essere un buon punto di partenza e di riflessione, a prescindere dal grado di accoglimento interno al partito. Da troppo tempo i sardisti non effettuano proposte per riformare la propria struttura politica, per non parlare dell&#8217;inadeguatezza di questa nel raffronto con i moderni mezzi di comunicazione. Pensate che solo nel 2013 il partito ha deciso di dotarsi dell&#8217;ennesimo sito web ufficiale, mentre un tema come la zona franca (che il sardismo ha storicamente contribuito a diffondere) è stato recepito e riaccolto tardi e male a fronte di un diffuso interessamento popolare che ne ha distorto gli obiettivi, accrescendo persino il consenso di una parte del centralismo regionale. C&#8217;è ancora molto su cui lavorare, ma un aspetto è certo: l&#8217;insipienza dei nostri politici indipendentisti consente di bruciare molte opportunità di ricambio della classe politica. Ad esempio, ben difficilmente l&#8217;indipendentismo riuscirà a capitalizzare politicamente gli avvisi di garanzia per peculato che in <a href="http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/inchiesta-fondi-sardegna-arrivo-altri-30-avvisi-garanzia/" target="_blank">queste ore</a> sono giunti in Regione a vari politici centralisti di destra e sinistra. Ma i sardisti&#8230;</p>
<p>Fortza Paris? Vedremo.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi &amp; Marco Corda.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/10/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Primarie-flop-PD-e-resurrezione-sardista.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>La Val d&#8217;Aosta spazza via i partiti italiani. Ma in Sardegna altre considerazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 22:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finite le Amministrative in mezza Italia (in Sardegna, Comuni come Jerzu e Macomer sono passati all&#8217;autonomismo), appare inevitabile occuparsi della Val d&#8217;Aosta, dove si tenevano le elezioni Regionali. Nel 2008 ci fu una maggioranza bulgara, la Coalizione Autonomista ottenne il 61,95% dei consensi. Alle elezioni 2013, nonostante la crisi economica e la scissione del 2012 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/06/UV2013-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7323" title="UV2013 - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/06/UV2013-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="335" /></a></p>
<p>Finite le Amministrative in mezza Italia (in Sardegna, Comuni come Jerzu e Macomer sono passati all&#8217;autonomismo), appare inevitabile occuparsi della Val d&#8217;Aosta, dove si tenevano le elezioni Regionali. Nel 2008 ci fu una maggioranza bulgara, la Coalizione Autonomista ottenne il 61,95% dei consensi. Alle elezioni 2013, nonostante la crisi economica e la scissione del 2012 che generò la nuova Union Valdotaine Progressiste (19, 21% di consensi), gli autonomisti passano comunque con il 47,90% dei voti. Il PD si ferma all&#8217;8,88%, il PDL al 4,11% (fuori dal Consiglio Regionale) ed il Movimento 5 Stelle al 6,62%.<br />
Sbaragliata la politica italiana, che anche stavolta dovrà accontentarsi di fare opposizione, nonché la parte scissionista dell&#8217;autonomismo locale presentatosi in coalizione col PD, il primo partito vittorioso della Val d&#8217;Aosta si conferma la storica <a href="http://www.unionvaldotaine.org" target="_blank">Union Valdotaine</a>, attestatasi al 33,47% dei consensi <em>(Fonte: <a href="http://www.interno.gov.it/" target="_blank">Interno.it</a>)</em>. La Valle dunque rappresenta uno dei maggiori modelli virtuosi di amministrazione del territorio e di ripudio della partitocrazia italiana, considerata, non a torto, come l&#8217;espressione di interessi assolutamente distanti da quelli della Val d&#8217;Aosta, sia culturalmente che economicamente. Infatti anche il primo partito dell&#8217;opposizione non è italiano. Quali differenze ci sono quindi rispetto alla Regione Autonoma della Sardegna? Non poche. In primo luogo una lunga e consolidata storia di governo delle amministrazioni locali, l&#8217;autonomismo è presente in tutti i settori strategici del territorio, dall&#8217;economia alla cultura, passando per l&#8217;associazionismo ed il <a href="http://win.savt.org/" target="_blank">sindacalismo</a> (quest&#8217;ultimo, proprio sulla base della specificità linguistica ha sbaragliato le confederazioni italiane). In secondo luogo l&#8217;unità, perché non esiste un autonomismo frammentato nella stessa misura in cui lo conosciamo in Sardegna, in quanto la “frammentazione” valdostana vede sempre e comunque un grande partito di riferimento su cui poggia l&#8217;intera coalizione di governo. Non ultimo, gioca un ruolo fondamentale il già citato fattore della specificità linguistica, che rappresenta il vero punto di forza dell&#8217;autonomismo valdostano, distinto dal finto “sovranismo” dei partiti italiani di destra, centro e sinistra. Ne consegue un voto ampiamente strutturato nel territorio che pertanto differisce dal debole voto d&#8217;opinione che invece contraddistingue i frammentati movimenti autonomisti e indipendentisti Sardi, ideologizzati e privi di autorevoli esponenti politici cui poter delegare il voto e quindi costantemente esposti ad una scarsa credibilità nei confronti della pubblica opinione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/06/LUnione-notre-force-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7326" title="L'Unione, notre force - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/06/LUnione-notre-force-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="194" /></a>Ma cosa succederà alle prossime elezioni regionali Sarde? Che ruolo avrà il Partito Sardo d&#8217;Azione? E il PD? Cosa faranno la miriade di sigle indipendentiste? E il Movimento 5 Stelle confermerà il suo impegno con IRS nonostante l&#8217;assenza di una struttura locale ramificata? Nei prossimi mesi avremo tutte le risposte.<br />
Considerando che in Sardegna un vero e proprio dibattito non esiste ma è tutto confinato a telefonate private fra esponenti politici ed alle più disparate interpretazioni che appaiono nel web, si può affermare che per queste ultime il tema predominante riguarda le prossime primarie del centrosinistra Sardo, su cui una lista sovranista si appresterebbe a concorrere per esprimere un candidato alla guida della Regione. In questo quadro, l&#8217;esponente principale di questo processo, il sardista Paolo Maninchedda, ha invitato quanti più cittadini, intellettuali e amministratori possibili a far parte del progetto. Così qualcuno non ha mancato di scriverci per sapere se U.R.N. Sardinnya avrà un ruolo in queste primarie. La risposta è semplice: noi non siamo italiani di centrosinistra, siamo liberalnazionalisti Sardi, ed in quanto tali, non sosterremo mai direttamente un partito centralista italiano. E <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/04/risposta-pubblica-a-quanti-mi-chiedono-di-scendere-in-campo/" target="_blank">come già annunciato alcune settimane fa</a>, non esistono ancora le condizioni opportune per un diretto impegno politico del nostro gruppo. In questa fase riconosciamo tuttavia in Maninchedda una delle poche personalità in grado di realizzare una squadra di governo competente e dedita a risanare le principali criticità dell&#8217;isola, nonché capace di attirare personalità di rango e di consenso nella difficile battaglia per la candidatura alla Regione (per fare un esempio, pensiamo a Mario Medde, ex dirigente regionale della CISL, da tempo vicino alle tematiche dell&#8217;autogoverno della Sardegna). Se quindi sostenere direttamente il PD non è possibile, è possibile invece sostenere una coalizione programmatica per il rilancio dell&#8217;Autonomia Sarda, ed in questo senso, una lista sovranista capace di influenzare il PD sarebbe quanto mai auspicabile. Il giornalista <a href="http://www.vitobiolchini.it/2013/05/05/il-pd-e-sel-come-il-barone-di-munchausen-perche-serve-un-nuovo-partito-per-salvare-il-centrosinistra-sardo/" target="_blank">Vito Biolchini</a> (fra i pochi veri della Sardegna) si è da qualche tempo arruolato sui temi del sovranismo e della specificità linguistica come base su cui configurare un eventuale “Partito dei Sardi”, tematiche che, come noto, propagandiamo da anni. Su questi aspetti ci sono pertanto alcune osservazioni da porre, iniziamo con una cosa da NON fare per le prossime Regionali: l&#8217;ennesimo partito autonomista e “demosardista” (magari denominato pure in italiano). Meglio quindi specificare <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/04/partito-dei-sardi-partito-della-sinistra-sarda-o-partidu-natzionale-sardu/" target="_blank">quanto affermato ad aprile</a>. Abbiamo circa 13 movimenti autonomisti e indipendentisti ed anche la capacità di attirare consenso non è un buon motivo per fondarne un 14esimo. Scordatevi pure le influenze di &#8220;Progetto Sardegna&#8221;, perché in tempi di primarie, un modello a suo tempo incentrato sulla figura del leader politico-imprenditore è da archiviare. <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=5565" target="_blank">Maninchedda</a> dovrebbe pertanto chiarire se la lista che dovrebbe fare sintesi per le primarie di coalizione ha esclusive finalità elettorali oppure se intende presentarsi come vero e proprio movimento a se (e magari sviluppando anche una nuova tragicomica scissione dentro il Partito Sardo d&#8217;Azione). Vi ricordate quando dalla scissione sardista nacquero i Sardistas/Fortza Paris? La motivazione ufficiale era di fare il &#8220;Partito del Popolo Sardo&#8221; (quantomeno, dopo aver sostenuto il centrodestra, la nuova FP ha portato maggiore pluralismo sardista). Un serio PNS non potrà mai essere un partito che nasce come supporto al nazionalismo italiano di questa o quella coalizione, né potrà replicare lo stesso schema leaderistico tanto caro agli attuali e fallimentari movimenti Sardi.</p>
<p>D&#8217;altra parte siamo stanchi di assistere ad un sardismo che ad ogni vigilia elettorale preconizza chissà quali riforme salvo poi non farne neanche una dopo le elezioni. Ad esempio, sul tema linguistico, i principali contendenti nella lotta interna al partito, quante e quali iniziative hanno avviato al riguardo nel corso della legislatura con Cappellacci? E che fine ha fatto il tema della riforma dello Statuto Sardo? Giuliu Crechi del Fiocco Verde ci parlava inoltre dello scarso interesse sardista manifestato nel corso delle audizioni in Regione sulla proposta di legge relativa ad una Agenzia territoriale delle Entrate. Gli eletti sardisti, senza voler fare polemica con nessuno, hanno il malaugurato vizio di svegliarsi solamente quando attorno ad un tema si sviluppa – non per loro iniziativa – un certo seguito popolare. Sarà forse per questo che solo a fine legislatura, lo scorso 14 maggio, Sanna, Dessì, Maninchedda, Planetta e Solinas hanno firmato la <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/05/P.D.L.-22-2013-su-Zona-Franca-PSDAZ.pdf" target="_blank">proposta di legge n. 22</a> in materia di zona franca? Meglio tardi che mai, bisogna prendersi ciò che passa il convento.<br />
Avete presente l&#8217;Union Valdotaine? Ecco una delle differenze con il nostro contesto: che a differenza del PSD&#8217;AZ non si è fatta “italianizzare”, né si è fatta mettere in vetrina da terzi nei periodi elettorali. Nel frattempo il nostro PD regionale designa a Roma Paolo Fadda come sottosegretario alla Salute (quando la Sardegna amministra da sola la Sanità regionale) e mentre l&#8217;On. Mauro Pili inveisce contro Roma per l&#8217;invio dei mafiosi nelle carceri Sarde (quando fu proprio il suo PDL a stabilire qualche anno addietro il confino carcerario dei mafiosi nell&#8217;isola).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Altra osservazione è che non riteniamo quindi questo PD regionale come migliore o peggiore della controparte in merito a specifiche tematiche autonomiste, ben pochi esponenti di questo partito centralista hanno reale competenza al riguardo, e persino la base è dedita a parlare di sciocche correnti romane e di legge elettorale italiana, senza il benché minimo impegno alla valorizzazione dello status di minoranza linguistica (e quindi anche fiscale) che invece contraddistingue altre autonomie della Repubblica, ben rappresentate pure da esponenti politici centralisti. Si tratta di un penoso ritardo culturale e politico sedimentato nel tempo da una classe dirigente che della nostra specialità autonomistica non ne ha mai esercitato le prerogative, né le ha mai potenziate, essendo unicamente occupata a preservare le singole rendite di posizione. Se l&#8217;idea di Paolo Maninchedda saprà creare una efficiente sintesi di governo (e per sintesi intendiamo una lista del Popolo Sardo, non una “simulazione di PNS”), sapremo sostenerla, e credo anche tanti altri indipendentisti oggi delusi dai loro rispettivi movimenti di appartenenza, ancora afflitti da un settarismo che non ha ragioni di esistere. Ma solo a posteriori si potrebbe riparlare seriamente di un <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/03/pns-una-costituente-per-il-partito-nazionale-sardo/" target="_blank">Partidu Natzionale Sardu</a>.</p>
<p>In ultima analisi una coalizione di governo dovrebbe basarsi sulle riforme e non ridursi al solito ruolo dell&#8217;emergenza occupandosi di ordinaria amministrazione. Inutili gli slogan sulla sovranità se poi non ci sono proposte per conseguirla. Ciò che manca alla componente autonomista e indipendentista attuale non è solo autorevolezza e coesione politica ma anche scarsità di vedute sotto il profilo riformistico, perché quasi nessuno ha lavorato ad una organica proposta di ristrutturazione delle istituzioni regionali (il <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/DDL%201244-Noa%20Carta%20de%20Logu.pdf" target="_blank">lavoro</a> del vecchio comitato “pro sa noa Carta de Logu” continua a rimanere uno dei pochi esempi al riguardo, da aggiornare).<br />
Più che nel Diritto Pubblico in generale il nostro natzionalismo è lacunoso in materia di Diritto Amministrativo, disciplina che regola direttamente la sovranità che intercorre fra i poteri delle istituzioni, i rapporti con i cittadini ed anche con il mercato (non a caso la nostra proposta di <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/09/prop-di-legge-catalogna-avanti-un-antitrust-sardo-contro-i-cartelli-dei-trasporti-e-dellenergia/" target="_blank">Antitrust Sardo</a> si inserisce in questa necessità). Mentre prima di parlare delle grandi riforme ci sarebbe infatti da capire se il centrosinistra regionale (culturalmente statalista) intende procedere ad una seria liberalizzazione del mercato Sardo, uno dei maggiori elementi di rigidità che ingessano la nostra economia, oltre al peso fiscale. A questo proposito guardiamo con interesse anche agli amici <a href="http://novadores.net/" target="_blank">Novadores</a> di Franciscu Sedda, che hanno saputo compiere il passo del pragmatismo e delle proposte rispetto al settarismo verbale che li contraddistingueva nel corso della loro vecchia permanenza in IRS e che più volte abbiamo contestato: perché non vorremmo che i Novadores adesso passassero da un estremo all&#8217;altro, e cioè, se un tempo ritenevano inutile l&#8217;Autonomia regionale, oggi non dovrebbero neppure far l&#8217;errore di pensare che questa da sola basti a garantire, se ben esercitata, tutta la sovranità di cui abbiamo bisogno.</p>
<p>Torneremo su questi temi perché da qui alle prossime elezioni ci sarà ancora di che discutere, soprattutto del restante panorama indipendentista.</p>
<p><em>Adriano Bomboi &amp; Marco Corda.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/06/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Dalla-Val-dAosta-alla-Sardegna.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Bersani inciampa all&#8217;entrata del Quirinale: quale Sardegna dopo il PD?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 11:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia d&#8217;Italia, con la sua mediocre classe dirigente, è una costante: ogni qualvolta i conservatori cercano di perpetuare il proprio potere nonostante la crisi che investe la popolazione, il populismo radicale ha la meglio, sia che si tratti di autoritarismo o di democrazia. Stavolta la candidatura al Quirinale di Rodotà proposta dal Movimento 5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/Alfano-e-Bersani-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7077" title="Alfano e Bersani - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/Alfano-e-Bersani-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="209" /></a>La storia d&#8217;Italia, con la sua mediocre classe dirigente, è una costante: ogni qualvolta i conservatori cercano di perpetuare il proprio potere nonostante la crisi che investe la popolazione, il populismo radicale ha la meglio, sia che si tratti di autoritarismo o di democrazia. Stavolta la candidatura al Quirinale di Rodotà proposta dal Movimento 5 Stelle è riuscita a dividere il PD, partito di maggioranza relativa alle ultime elezioni politiche italiane. E che altro poteva succedere se un partito di maggioranza relativa propone a Capo di Stato nomi quali Marini, Prodi, Amato o D&#8217;Alema? Il pudore e la responsabilità di comprendere gli umori del Paese sembrano dunque aver abbandonato da tempo questi signori.<br />
Ma in un Paese normale una “grande coalizione”, in questo caso di PD e PDL (che noi in quanto indipendentisti non avremmo condiviso lo stesso), sarebbe stata “comprensibile”, nel tentativo di salvare lo Stato del privilegio e della burocrazia dal deficit in cui si è cacciato a spese dei cittadini. In Italia invece il populismo ha avuto la meglio sul parassitismo, e per la verità, fra questi due nuovi grandi “partiti” di massa, non si sa cosa sia meglio. Ma non si potrà neppure accusare l&#8217;M5S di incoerenza, dopotutto, è forse falso che PD e PDL abbiano cercato di ripresentare al comando gli stessi volti che hanno rovinato l&#8217;Italia?<br />
Sul piano politico, tanto nella penisola quanto in Sardegna, le vittime rimangono i riformisti. Coloro i quali vengono tenuti ai margini dell&#8217;amministrazione proprio dal quel potere che teme di contribuire seriamente allo sviluppo sociale e che stavolta si è scavato la fossa con le proprie mani. Un declino iniziato con le primarie di apparato, che nell&#8217;isola sono state un vero fiasco (<a href="http://www.sanatzione.eu/2012/11/flop-primarie-del-pd-sardo-solo-75-000-presenze-il-partito-parli-di-autonomia-e-meno-di-roma/" target="_blank">solo 75.000 presenze</a>), nelle quali i nostri esponenti regionali non hanno saputo cogliere i segnali.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Fin da allora consigliammo al PD regionale di parlare più di Autonomia e meno di Roma (<a href="http://www.sanatzione.eu/2012/11/flop-primarie-del-pd-sardo-solo-75-000-presenze-il-partito-parli-di-autonomia-e-meno-di-roma/" target="_blank"><em>Sa Natzione, 27-11-12</em></a>).<br />
Sono stati puniti in questo senso anche quei politici regionali del centrosinistra che proprio in Bersani avevano cercato un sicuro rifugio alla loro posizione: è il momento di redimersi e di guardare in faccia la realtà. O il PD regionale recide senza tentennamenti il cordone ombelicale che lo lega ad un centralismo avviato verso il suicidio, magari formando un serio PD federale Sardo (che sia concreto piuttosto che nominale), oppure si contribuisca direttamente alla nascita di un Partito Nazionale Sardo, aperto anche a quelle componenti di centrodestra che non si riconosco nella mirabile strategia di recupero del PDL, e che guardano con serio interesse solo alle sorti dell&#8217;isola. Perché comunque vada, PD o meno, il PNS sarà l&#8217;ultimo e più naturale punto di approdo di una Sardegna che ha bisogno di un progetto politico territoriale fondato sui propri interessi e non su quelli della penisola. E chi non l&#8217;ha ancora compreso rimanga pure a suonare il piffero con la barca che affonda.</p>
<p><em>Altri articoli sul tema:</em></p>
<p>– <a href="http://www.sardiniapost.it/pronto-intervento/la-caporetto-di-bersani-puo-travolgere-il-pd-sardo/" target="_blank">La Caporetto di Bersani può travolgere il PD Sardo</a>.<br />
– <a href="http://www.vitobiolchini.it/2013/04/20/pd-il-disastro-romano-travolgera-anche-lisola-ecco-perche-bisogna-fare-subito-il-partito-dei-sardi/" target="_blank">PD, il disastro romano travolgerà anche l’isola. Ecco perché bisogna fare subito il “Partito dei Sardi”</a>.<br />
– <a href="http://bolognesu.wordpress.com/2013/04/20/e-immoe-su-partidu-natzionale-sardu/" target="_blank">E immoe su Partidu Natzionale Sardu</a>.<br />
– <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=5383" target="_blank">La crisi del PD è una grande occasione</a>.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Il-PD-regionale-dopo-Bersani.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Sviluppo della Sardegna? Possibile, ma necessario cambiare Giunta e persino dirigenti indipendentisti</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 23:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Tour-Eiffel-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6115" title="Tour Eiffel - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Tour-Eiffel-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="442" /></a></p>
<p>La Sardegna naviga a vista e, in merito alla nuova finanziaria, la Giunta regionale continua a dare il peggio di se, stavolta paventando persino l&#8217;<a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4817" target="_blank">esercizio provvisorio</a> come inutile strumento con cui far pressioni sullo Stato per ottenere maglie più larghe nel Patto di Stabilità. L&#8217;assessore alla programmazione, credito e bilancio della Regione, Giorgio La Spisa, piuttosto che intervenire tempestivamente in richiesta della deroga al Patto evitando l&#8217;ultima boutade, lo scorso 9 novembre non ha saputo fare di meglio che <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/Lettera-appello-ad-Alfano-di-La-Spisa-URN-Sardinnya.pdf" target="_blank">scrivere</a> ad Alfano (PDL) nella vana ricerca di un sostegno che a Roma non c&#8217;è stato. D&#8217;altra parte, con quale coraggio si può parlare di autonomismo quando si cerca di subordinare l&#8217;ipotesi di far svolgere le primarie del PDL alla richiesta di attenzioni sulla necessità di rivedere i tetti di spesa della Regione? E&#8217; una classe politica che, pur di non “disturbare” i propri referenti romani, preferisce temporeggiare attraverso le fesserie piuttosto che assumersi la responsabilità di una chiara azione di autorità verso lo Stato. E in queste condizioni, con la silente complicità dell&#8217;opposizione, vi renderete conto che l&#8217;Autonomia non viene assolutamente esercitata ma svilita e spogliata di significato. Tornare ad elezioni, auspicando una coalizione <em>sovranista</em>, sarebbe quantomai opportuno.</p>
<p>E&#8217; proprio in questi momenti che avremmo bisogno del polso e degli argomenti di un coeso autonomismo e indipendentismo di governo, che purtroppo continua a mancare.</p>
<p>E&#8217; un dato di fatto: tutte le principali tematiche territoriali che oggi abbondano nei programmi (e nella retorica) della politica Sarda hanno avuto origine nel sardismo e nell&#8217;indipendentismo, spesso con decenni di anticipo rispetto ai partiti italiani. E tutto questo nonostante il nazionalismo Sardo continui a posizionarsi ai margini della vita politica isolana, al governo di poche istituzioni locali, provinciali e in alcuni spazi dell&#8217;amministrazione regionale.</p>
<p>Come tradurre in un concreto programma di governo questa componente riformista? E come è possibile superare la classe dirigente dei partiti italiani che oggi amministrano non lo sviluppo ma lo status quo e le proprie rendite di posizione?</p>
<p>Quesiti non semplici da trattare, ma che proprio nella piccola galassia dell&#8217;indipendentismo possono trovare una prima risposta.<br />
La Sardegna non è la Scozia, non è la Catalogna, non sono le Fiandre, non è il Québec, e solo in tempi recenti, superata la fase di un autonomismo privo di una chiara visione nazionale dell&#8217;isola, l&#8217;indipendentismo Sardo ha iniziato a ripensare il suo ruolo nel nostro quadro politico, dando forma a programmi e tentativi di collaborazione politica che tuttavia non hanno ancora portato ad alcuna concreta riforma nell&#8217;interesse del Popolo Sardo, delegando in termini di voti e credibilità i soliti partiti italiani nella gestione della Pubblica Amministrazione, ad ogni livello.<br />
Possiamo quindi trovare perfettamente “comprensibile” un contesto politico nel quale l&#8217;assenza di credibilità politica dell&#8217;indipendentismo è andata di pari passo all&#8217;assenza di un chiaro percorso riformistico destinato ad attribuire maggiori poteri all&#8217;Autonomia Sarda. Una circostanza che ha tenuto il Popolo Sardo lontano da una doverosa fiducia in se stesso e nei propri mezzi, ed ha, per conseguenza, fornito sostegno a quei partiti italiani che anche in periodi di crisi, ed essendo corresponsabili della sciagurata gestione economica e culturale del territorio, continuano a riscuotere larghi consensi. Merito anche delle strutture assistenziali e clientelari generate presso una Sardegna che, non avendo appreso gli strumenti economici e culturali propri con cui pensare alla propria sussistenza, non ha potuto investire nel suo valore aggiunto dando fiducia ad una politica più Sarda e meno romana. Una politica che parlasse di defiscalizzazioni a favore delle imprese e dell&#8217;occupazione. Una politica destinata a migliorare la rete dei trasporti <em>da e per</em> l&#8217;isola, ma anche una politica destinata a far conoscere il valore determinato dal patrimonio storico, linguistico, culturale e ambientale al proprio popolo. Basti un dato per capire l&#8217;entità dei ritardi politici che accompagnano la nostra classe politica: nel settore terziario, la piccola Palma di Maiorca riesce a muovere un traffico aeroportuale di circa 22 milioni di turisti annui, mentre la Sardegna, con il suo imponente valore storico ed ambientale, non raggiunge neppure la metà delle presenze. Un milione e seicentomila Sardi i cui principali partiti territoriali non hanno quasi mai fiatato neppure per la situazione del Credito in Sardegna, né, cosa ben più grave, per il rispetto dei diritti identitari della popolazione.<br />
Abbiamo un evidente problema di competitività a cui, purtroppo, non corrisponde una politica regionale capace di farvi fronte, sia per impreparazione, sia poiché suggestionata da interessi e talk show distanti dalle specifiche esigenze locali (pensiamo alle primarie del PD, dove un partito che prende soldi pubblici fa addirittura pagare un dazio ai propri elettori per la scelta dei candidati), e sia per opportunismo.<br />
Perché lo sviluppo di forze politiche realmente autonomiste ridimensionerebbe in modo sensibile la loro presenza nelle istituzioni locali, con una progressiva perdita degli interessi che li sostengono. L&#8217;indipendentismo ha la sua dose di responsabilità, perché se da un lato ha introdotto alcuni buoni temi presenti nelle chiacchiere (ma spesso non nei fatti) dei partiti italiani, l&#8217;indipendentismo stesso, con i suoi dirigenti, ha creato le condizioni della propria disfatta: è pensabile che sigle politiche frazionate, con programmi simili e con volti poco spendibili in termini elettorali, avrebbero potuto tenere alto il prestigio di questo ambiente politico? Ovviamente no. La riflessione che dovrebbe accompagnare la base indipendentista nei confronti dei propri rappresentanti dovrebbe essere più critica e presenta dei tratti paradossali. Dovremmo infatti chiederci: senza la chiusura ad una ipotesi sovranista, autonomista e quindi ad un approccio graduale nella visione del governo dell&#8217;isola, quanto sarebbe potuto crescere l&#8217;indipendentismo? Quali risultati pratici si sarebbero potuti ottenere? Quanto ha influito in questo ritardo la divisione e l&#8217;ingiustificata moltiplicazione delle sigle sardiste e/o indipendentiste?</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Una dirigenza indipendentista che per anni si è divisa per puro personalismo, per ideologia e persino su una bandiera, può essere la stessa dirigenza che intende promuovere un rinnovamento della classe politica Sarda che dovrebbe guidare un processo riformistico tanto complesso e articolato? Noi pensiamo di no.<br />
Se nel mondo continua a maturare <a href="http://www.cagliarifornia.eu/2012/11/con-lindipendentismo-catalano-torna-il.html" target="_blank">la riflessione</a> attorno al potenziamento di una politica territoriale rispetto al fenomeno della globalizzazione, in Sardegna, i nostri vecchi dirigenti indipendentisti, non sono neppure arrivati a capire che il proprio popolo non ha ancora potuto maturare un chiaro sentimento nazionale. E questo ha influito anche nella loro scarsa apertura alla collaborazione politico-programmatica con sigle non necessariamente indipendentiste, marginalizzandone dunque l&#8217;efficacia in un contesto politico contrassegnato da una legge elettorale fortemente bipolare.</p>
<p>In conclusione, possiamo affermare che i nostri attuali dirigenti indipendentisti non sono idonei a ricoprire le complesse sfide poste dalla causa che portano avanti, sono inefficaci nel rinnovarne i contenuti, nonché a sviluppare una seria piattaforma programmatica capace di unire le diverse sensibilità, sia dentro che fuori l&#8217;indipendentismo. Proprio la scarsa affluenza popolare della scorsa manifestazione cagliaritana della <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/11/la-consulta-rivoluzionaria-non-convince-forse-il-problema-e-nella-consulta-stessa/" target="_blank">Consulta Rivoluzionaria</a> ha dimostrato tutti i tratti di autoreferenzialità e chiusura nei confronti delle altre forze sociali Sarde che invece avrebbero potuto supportarla. Pensiamo a tutte le categorie che non sono state contattate per partecipare ad un momento di protesta ma anche di contenuti contro l&#8217;attuale classe politica regionale. Persino gli avversari politici non possono essere posti tutti sullo stesso piano. Un indipendentismo incapace di dialogare non potrà mai costruire alcuna repubblica indipendente, né metterà con le spalle al muro quel timido e opportunistico autonomismo, anch&#8217;esso privo di risultati pratici (piuttosto che di voti), che contrassegna diverse sigle politiche.</p>
<p>Per queste ragioni rilanciamo l&#8217;idea delle <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/03/la-proposta-primarie-nellindipendentismo-ed-ecco-una-data/" target="_blank">primarie</a> per il nazionalismo Sardo, già proposte nel 2011, con regole chiare e trasparenti. Tema rilanciato anche dall&#8217;esponente del ProgReS/<a href="http://www.repubricanos.net/" target="_blank">Repubricanos</a> Frantziscu Sanna. E&#8217; tempo di superare grossolani, emotivi e inconcludenti personaggi indipendentisti corresponsabili del ritardo e dei danni arrecati all&#8217;immagine e allo sviluppo di una politica capace di tutelare seriamente gli interessi della Sardegna. Le primarie potrebbero rappresentare una fortunata occasione di rinnovamento capace di riservare parecchie sorprese, sia per la scelta dei rappresentanti politici che dei candidati, e consentirebbero anche alla pubblica opinione di conoscere meglio i programmi proposti dai singoli esponenti. E&#8217; tempo di premiare più i contenuti e meno gli slogan.</p>
<p>Buone Feste!</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi e Marco Corda.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Primarie-fra-indipendentisti.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Flop primarie del PD Sardo: solo 75.000 presenze. Il partito parli di Autonomia e meno di Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 16:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la grande copertura mediatica offerta dalla stampa tradizionale e dall&#8217;impegno di svariati esponenti del PD regionale, la politica di un partito centralista, corresponsabile dell&#8217;attuale stato di crisi, non ha convinto un milione e seicentomila Sardi, che in massa hanno disertato le urne, lasciando solo a circa 75.000 elettori (poco più la cifra degli elettori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/PD-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6154" title="PD - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/PD-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="189" /></a>Nonostante la grande copertura mediatica offerta dalla stampa tradizionale e dall&#8217;impegno di svariati esponenti del PD regionale, la politica di un partito centralista, corresponsabile dell&#8217;attuale stato di crisi, non ha convinto un milione e seicentomila Sardi, che in massa hanno disertato le urne, lasciando solo a circa 75.000 elettori (poco più la cifra degli elettori sardisti) le sorti sulla decisione di candidati romani distanti dagli specifici interessi della Sardegna e della sua Autonomia. Autonomia da mesi sotto attacco da parte del Governo Monti, con l&#8217;inaudita complicità parlamentare di svariati esponenti locali: pensiamo al taglio della sede giudiziaria della Gallura; alla mancata deroga del Patto di Stabilità a favore degli enti locali (offerta tuttavia alla Sicilia); alla rimozione dell&#8217;isola dalla misura delle zone franche urbane (da non confondere con i punti franchi contemplati dall&#8217;art. 12 della R.A.S.), ai tagli a vario titolo, nonché alla mancata restituzione del gettito fiscale maturato con la vertenza entrate. Il tutto mentre prosegue l&#8217;opera di discriminazione storica, linguistica e culturale della Sardegna da ogni consesso pubblico.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Sono le ragioni della differenza fra la mediocre e inattuata Autonomia Sarda e la potente Autonomia del piccolo Trentino-Alto Adige/Sudtirol, dove, al contrario dello scenario politico Sardo bardato di tricolore, la classe dirigente si occupa degli interessi territoriali e ben poco dei talk show italiani inerenti personaggi che nulla hanno da offrire alla risoluzione delle specifiche tematiche che interessano i singoli territori.</p>
<p>Il PD regionale, incluso il PDL, dovrebbero pertanto orientare maggiormente la loro agenda politica a favore degli elettori da cui hanno ricevuto la delega piuttosto che occupare il tempo in sterili e improduttivi dibattiti tesi a non inquadrare la Sardegna come un vero e proprio sistema destinato a svilupparsi solo in presenza di una accorta politica autonomista. O nei prossimi anni il voto strutturato non sarà più sufficiente a trascinare le candidature di politici in tutta evidenza non idonei a comprendere i programmi dell&#8217;autonomismo e dell&#8217;indipendentismo Sardo, vera porta di accesso allo sviluppo socio-economico ed all&#8217;integrazione europea.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Flop-primarie-PD-regionale.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>La proposta: Primarie nell&#8217;indipendentismo. Ed ecco una data</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 15:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ve l&#8217;immaginate una coalizione elettorale indipendentista che fa delle primarie per avere qualche leader da candidare? Si avrebbe la cosa che forse teme di più la vecchia guardia indipendentista: dei soggetti con dei programmi politici (e per lo sviluppo dei singoli movimenti) che vengono scelti proprio per i contenuti piuttosto che per il loro passato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Flore-da-SNI-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2670" title="Flore da SNI - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Flore-da-SNI-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Ve l&#8217;immaginate una coalizione elettorale indipendentista che fa delle primarie per avere qualche leader da candidare?<br />
Si avrebbe la cosa che forse teme di più la vecchia guardia indipendentista: dei soggetti con dei programmi politici (e per lo sviluppo dei singoli movimenti) che vengono scelti proprio per i contenuti piuttosto che per il loro passato (più o meno “glorioso”).<br />
A quel punto si arriverebbe ad una vera democrazia partecipativa, ma soprattutto costruttiva. Qualche esempio pratico?<br />
Ci sarebbe maggior pluralismo, quindi meno nuclei politici di indipendentisti al seguito di questo o quel leader che utilizzano sempre la stessa linea anche quando sbagliano (fornendo ai media la classica impressione di minorità dell&#8217;indipendentismo, come in Sardigna Natzione). Si eviterebbe così di avere eccessivo frazionamento politico delle sigle nei momenti in cui una collaborazione nel territorio sarebbe auspicabile.<br />
Il 17 marzo, festa dell&#8217;unità d&#8217;Italia, ha mostrato tutti i limiti di questa classe dirigente: non si trovavano due partiti indipendentisti nello stesso posto neppure a pagarli a peso d&#8217;oro. Eppure proprio IRS, SNI ed il PAR.IS. (con l&#8217;ex <em>Rossomora</em> Claudia Zuncheddu), hanno dato l&#8217;assenso alla candidatura di quest&#8217;ultima per il comune di Cagliari. A Manca pro s&#8217;Indipendentzia si è detta anch&#8217;essa pronta alla collaborazione.<br />
Non si sa chi abbia deciso la candidatura di Cagliari. Alcuni maldicenti parlano di Renato Soru in chiave di indebolimento del quadro politico locale e regionale al fine di tornare presto alla ribalta; altri parlano di una trovata mediatica di Gavino Sale. Altri, e lo stesso Sale, conterebbero sulla non improbabile elezione della Zuncheddu. Ma tra fantapolitica o serio calcolo che sia, solo 10 anni dopo Gavino Sale e Bustianu Cumpostu sono tornati a collaborare politicamente (come sul versante ambientale). I “non-IRS” del ProgReS dal canto loro hanno fatto di tutto per considerare un corpo estraneo al proprio l&#8217;area “movimentista” dell&#8217;IRS di Sale.<br />
La verità è che siamo alle battute finali di una classe dirigente indipendentista che nel suo complesso non ha più argomenti, che per emergere si è sempre divisa, che ha innovato solo a metà e con diversi mal di pancia la proposta e l&#8217;immagine politica da offrire agli elettori, e che non può più contare unicamente sul proprio impegno passato come apologia per difendere il suo protagonismo nel futuro. Serve un cambio di rotta.</p>
<p>Sia chiaro: queste opinioni non sono un tentativo di archiviare l&#8217;attuale classe dirigente indipendentista dei vari Cumpostu, Sale, Zuncheddu, Sedda, Sabino, etc. Tutte persone di valore che non devono e non possono far mancare il loro contributo al nazionalismo Sardo. Ma proprio queste persone dovrebbero interrogarsi se le ragioni dei ritardi culturali ed elettorali dell&#8217;indipendentismo Sardo siano da ricercarsi fuori o dentro il proprio ambito politico. Noi da anni riteniamo che una parte di queste ragioni sia dentro le autoreferenziali frontiere dell&#8217;indipendentismo Sardo, e per questo proponiamo che, se non oggi, nel medio termine, si arrivi allo strumento delle primarie non solo per la scelta dei candidati alle elezioni (nelle amministrazioni in cui lo scarso radicamento politico nel territorio Sardo lo consente) ma anche per la guida dei movimenti indipendentisti.<br />
Altre esperienze politiche sono all&#8217;avanguardia su diversi ambiti nel rapporto con la popolazione, ad esempio ogni anno il Bloc Québécois presenta il suo programma di azione nei temi in cui sarà impegnato (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Plan%20Action%202011-BQ.pdf">vedi PDF</a>). E francamente, ci pare un abisso di elaborazione politico-culturale rispetto all&#8217;attuale situazione in cui gli stessi dirigenti indipendentisti Sardi, spesso organizzano eventi senza neppure consultarsi preventivamente al telefono tra loro, oppure esponendo metodiche politiche che finiscono per allontanare le persone, dando così modo al proprio ego di fare i martiri con la scusa che <em>“non sono venuti, se non ci muoviamo noi non si muove nessuno”</em>. Probabilmente se la partecipazione scarseggia, i motivi non sono da ricercarsi lontano dalla solita cerchia di persone.</p>
<p>Bene l&#8217;unità dunque, ma urge più partecipazione, più innovazione, meno chiusura alle critiche interne. Augurandoci che le primarie tra indipendentisti in futuro non si facciano nel giorno più ricorrente in un calendario: il 31 febbraio.</p>
<p><em>Di B. Adriano e C. Marco.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Primarias.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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