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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; statuto</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Individualismo e pessimismo dei Sardi – Perché la costanza ci salverà</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 15:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Amici,
Recentemente, mi è capitato di scambiare 4 chiacchiere con un amico che non vedevo da qualche tempo e, come prevedibile tra coloro che hanno analoga sensibilità per la politica ed il sociale, una discreta parte dell&#8217;incontro è stata impegnata da tali tematiche.
Per inciso: La sua breve esperienza in un noto partito italiano e l&#8217;attivismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/05/Cannone-de-Alghero-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1457" title="Cannone de Alghero - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/05/Cannone-de-Alghero-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="293" height="390" /></a>Cari Amici,</p>
<p>Recentemente, mi è capitato di scambiare 4 chiacchiere con un amico che non vedevo da qualche tempo e, come prevedibile tra coloro che hanno analoga sensibilità per la politica ed il sociale, una discreta parte dell&#8217;incontro è stata impegnata da tali tematiche.<br />
Per inciso: La sua breve esperienza in un noto partito italiano e l&#8217;attivismo condotto nel quadro della vita del suo paese lo avevano indotto ad abbandonare la politica, o meglio, la volontà di schierarsi. Ma in fin dei conti, come ogni buon arguto osservatore ed appassionato di politica, non aveva mai smesso di interessarsi al “chi, come, quando e perché” ogni singolo individuo andasse a comporre una data lista civica in fase di elezioni.<br />
La cosa triste, ma risaputa, è che buona parte dei nomi contenuti in quella lista che si portava in tasca non avevano coscienza di sé: Nella misura per cui, alcuni, erano all&#8217;evidenza stati candidati sia per via di una giovane faccia da esibire (e quindi “comunicativamente” spendibili), sia per colmare un buco che, piuttosto banalmente e per una somma di voti, andava riempito. Il tutto ovviamente a sostegno dei bellimbusti di turno, smaniosi di orientare come burattinai qualche sottoposto e dare continuità ad un sistema che deve continuamente rigenerarsi. Oggigiorno i “segretari” ed i “portavoce” di questo o quel posto nascono anche così. E per la verità, tra una cena e l&#8217;altra, è sempre stato così.<br />
Il mio amico, stando a quanto affermava, aveva rinunciato alle lusinghe di pochi. Se non lo avessero sottovalutato, non gli avrebbero proposto alcunché: Sia perché esiste ancora una dignità a questo mondo e non ci si candida per sottostare ad un “circolo” di fanfaroni in cambio della gestione di un&#8217;attività; e sia perché, materialmente &#8211; il ginepraio burocratico, in taluni casi le deficienze di bilancio, ma sopratutto gli stessi componenti del “club” &#8211; sarebbero stati tutto, meno che validi elementi per condurre una buona politica nell&#8217;interesse della collettività.<br />
Ed io che, ahimé, ho conosciuto la macchina amministrativa per interposta persona, a causa di intimi che la guidarono (ma anche, purtroppo, che ne abusarono) &#8211; e non faccio che ricevere considerazioni, commiserazioni, minuziose relazioni e spesso beata ingenuità di amministratori pubblici da mezza Sardegna su qualsiasi aspetto della vita burocratica – pur confidando nelle capacità di pochi, ho temporaneamente scelto di non correre per la poltrona di alcuna carica, poiché mi sarei automaticamente trovato nella posizione di dover compiere una scelta etica: O raccontare letteralmente balle e proseguire la “normale” amministrazione con personaggi che di sviluppo ne sanno quanto l&#8217;occhio vitreo di un merluzzo esposto al mercato del pesce&#8230;Oppure, ovviamente, rinunciare al proprio mandato e dedicarsi ad altro: Specie se si ha già un lavoro e non si ha bisogno di fare una dichiarazione dei redditi gonfiata da uno stipendio pagato dalla collettività.<br />
La scelta quindi è stata preventiva: Evitando da subito la rogna di trovarsi in quella condizione (laddove non si condivide il tasso culturale dei “convitati al banchetto”).<br />
Alcuni invece saltano il fosso, perché <em>“l&#8217;occasione fa l&#8217;uomo ladro”</em>: individui alla ricerca di una facile quanto effimera “affermazione di se stessi” nella propria comunità, nonché ovviamente per tirarci su qualcosa da intascare. La faccia chiaramente passa in secondo piano. Al contrario, far parte della “torta da spartire” diventa quasi motivo di orgoglio sociale. Poco conta che in certi casi la “torta” sia poco più di un pasticcino.<br />
Dopottutto, meccanica classica della fidelizzazione, è quella di “lanciarne 1” per coltivarne (elettoralmente parlando) 100. Gli esclusi staranno alla porta, magari aspettando e sperando.<br />
Che pena.<br />
Ma insomma, dicevo, questo amico, abbandonata la politica del volto in primo piano, adottò una filosofia di vita per certi versi condivisibile: Sorridere a tutti, preservare una dignità personale prima che sociale, ed ovviamente difendersi dal sistema. Non certo “rubando” a sua volta, ma sviluppando una propria individualità nel quadro del sistema.<br />
Riflettendoci sopra, tutt&#8217;ora, non mi sento di condividere completamente tale impostazione. Sebbene da tempo non mi curi neppure più di guardare nomi e candidati di questa o quella lista, quella notte mi tornarono in mente in ordine sparso le severe parole di Gramsci:</p>
<p><em>“L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E&#8217; la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi.<br />
</em></p>
<p><em>Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma <span style="text-decoration: underline;">nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo</span>?<br />
</em></p>
<p><em>Mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto”.</em></p>
<p>Parole forti in tempi non sospetti, correvano gli anni bui del primo conflitto mondiale e ci si avviava verso gli autoritarismi del secondo.<br />
Gramsci, che di Sardi se ne intendeva, fu uno dei più celebri intellettuali ed osservatori del suo tempo. Ma contestualizzare ai Sardi del presente lo scarso interesse per il protrarsi di una situazione indegna con simili affermazioni sarebbe troppo pesante. Altri dopo di lui si soffermarono non tanto sul Popolo Italiano ma più specificatamente proprio su quello Sardo, elaborandone di volta in volta un perimetro ideologico-identitario e persino una misura di alcuni comportamenti statici (e delle loro deformazioni) che nomi come Michelangelo Pira ed Antonio Pigliaru hanno sapientemente rappresentato in testi come <em>“La rivolta dell&#8217;oggetto”</em> del primo e come il più ampio corpus di riflessione sulla <em>“vendetta barbaricina come ordinamento giuridico-sociale”</em> del secondo.<br />
Del mio amico scorgo la formazione di impronta PCI all&#8217;apogeo del più ampio movimento culturale italiano avvenuto nelle prime crisi industriali dopo il boom economico. Scorgo dunque la forte venatura attivistica tipica di quella stagione politica, come scorgo la successiva grande lezione morale di Berlinguer. Scorgo in essa quella visione di democrazia partecipativa dal basso che allontana il mio amico da qualsiasi tentativo di attribuirgli colpevole indifferenza per l&#8217;andamento degli eventi: ma non ne condivido l&#8217;orizzonte pratico sotto il profilo delle finalità e della visione del sistema. La politica è oggi qualcosa di sociologicamente più esteso. Nel senso che in società ed istituzioni (come le nostre) che hanno portato ad una compressione degli spazi democratici reali e ad una quasi parallela assenza di formazione culturale prima che politica, il prodotto non poteva essere che quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno.<br />
Del pensiero di Gramsci dunque, eludendo il risentimento e la condanna sull&#8217;indifferenza generale, possiamo contestualizzarne specifici passaggi, quali ad esempio la riflessione su cosa abbiamo fatto in termini concreti per migliorare il sistema.<br />
Ma a questo punto il discorso si allarga:<br />
Il progressivo affacciarsi della moderna politologia, il superamento di vecchi convincimenti (dovuti al crollo del Muro di Berlino) e la conseguente apertura in tutto l&#8217;occidente allo sviluppo ed all&#8217;analisi delle tendenze attive presso la Pubblica Opinione, ha portato diversi modelli politici nazionalisti ad analizzare (con successo) le ragioni dei comportamenti endemici ai loro territori e ad un&#8217;aperta critica verso il sistema istituzionale che ne <span style="text-decoration: underline;">perpetuava</span> gli aspetti negativi e poco virtuosi.<br />
Tra di questi, l&#8217;imponente attività sociale determinata dai mass-media e dalla proliferazione di messaggi tesi ad uniformare caratteri, vizi e virtù, comuni tanto ai cittadini più qualunquisti quanto ai politici professionisti.<br />
Al termine del secondo conflitto mondiale il sociologo francese Maurice Halbwachs elaborò la teoria della memoria collettiva: Molto semplicemente, in essa, una data popolazione vivente, usa riversare miti ed esperienze correnti, talvolta abbinandole ed integrandole al proprio passato. L&#8217;anello di congiunzione insomma tra la consapevolezza di appartenere ad un territorio (emotività nazionalista) e dei luoghi comuni. I quali sono più o meno veritieri ma non necessariamenti diffusi secondo i pareri soggettivi. Un esempio pratico?<br />
Il pessimismo diffuso che abbiamo noi Sardi sull&#8217;operato dei nostri conterranei.<br />
Il mio amico sosteneva (e sostiene) che persino l&#8217;aprirsi un&#8217;attività commerciale in questo luogo sia un esercizio alquanto rischioso in relazione al comportamento del vicino ma anche del comportamento istituzionale. E non è sbagliato, ma è casomai sbagliato il livello di preoccupazione che egli riversa in tale prudenza ed è inoltre non idonea la prospettiva di risoluzione di quel problema nel medio-lungo termine.<br />
Nell&#8217;ottica per cui, se non si insiste mai per migliorare qualcosa, questa ovviamente rimarrà immutata nel tempo. Eppure, i tassi di crescita economica e culturale dell&#8217;isola sono tutt&#8217;altro che statici (considerando, per interesse cronologico a noi più vicino) gli ultimi 15 anni.<br />
Lo stesso Presidente Cappellacci, incautamente inciampato in questa nefasta branca della memoria collettiva, ultimamemente è balzato alle cronache per una nota intercettazione nella quale si rammaricava della mentalità locale, e non ci siamo sentiti in dovere di biasimarlo troppo. Parole che altrove avrebbero portato a dimissioni immediate per mancanza di fiducia sul proprio Popolo.<br />
Ma buonsenso vuole che simili considerazioni sullo stato sociale del Popolo vengano fatte non sulla base di percezioni soggettive ma con dati alla mano, e i dati non sono necessariamente concordanti con quanto è lecito luogo comune pensare:<br />
Gli ultimi bollettini della Magistratura ad esempio parlano di un tasso di criminalità (relativo al settore economico) più o meno in linea, se non inferiore, a quello di altre regioni della Repubblica.<br />
Il crimine organizzato nell&#8217;isola rimane una realtà circoscritta o inesistente, eccetto comunque le nuove penetrazioni (da parte di associazioni criminose non Sarde) nel nord&#8217;est dell&#8217;isola e nel Cagliaritano, più che altro attive nel reinvestimento immobiliare di denaro sporco, nel classico mercato delle sostanze stupefacenti e della prostituzione (oltre che delle armi).<br />
Non si riscontrano considerevoli “taglieggiamenti” o intimidazioni a carico delle singole attività.<br />
Fino a qualche anno fa noi stessi ritenevamo l&#8217;opposto. Fenomeni comunque comprimibili da un efficace sistema di prevenzione di Pubblica Sicurezza nel territorio.<br />
La spiccata percezione soggettiva e collettiva del fenomeno è spiegabile con la bassa incidenza demografica delle comunità in cui si consuma lo specifico reato: Se ad esempio in una <em>X</em> popolazione di soli 5000 abitanti due (sole) attività vengono colpite, automaticamente, la poca popolazione riterrà che esiste una considerevole percentuale <em>Y</em> di possibilità di venire ostacolati a propria volta se si intraprenderà un&#8217;attività commerciale dalle comuni chances di riuscita sul mercato locale.<br />
Ma a parte il caso limite della criminalità e della malelingua votata alla distruzione sociale ed economica del malcapitato (per gelosie ed endemiche avversità dovute alla storica condizione insulare dei Sardi); vi è alla base il problema burocratico-istituzionale.<br />
Quello da cui ne consegue la pressione fiscale, nel nostro caso, non calibrata come un effettivo sistema federale potrebbe o dovrebbe suggerire: Con aziende non solo esposte al più globale effetto della recessione internazionale, ma inibite dalle fondamenta sulla possibilità di assumere e pagare in misura soddisfacente un dipendente, in ragione dell&#8217;eccessivo carico contributivo e dell&#8217;imposizione fiscale complessiva gravante sulle imprese e le persone fisiche.<br />
L&#8217;Associazione per la Piccola e Media Impresa Sarda (API) e la Confindustria Sardegna ci presentano un conto salato e condito dai soliti elementi sopra descritti: Eccesso di burocrazia, di pressione fiscale; difficoltà di accesso al Credito ed anche scarsa &#8211; se non inesistente &#8211; formazione manageriale.<br />
L&#8217;insieme di questi elementi, unitariamente alla deriva della disoccupazione, spingeranno (come è sempre successo) la domanda di lavoro ad una maggiore flessibilità in termini di emigrazione:<br />
Senza un&#8217;architettura istituzionale idonea (che determini una formazione scolastica professionale; una coordinazione tra i vari settori economici; ed un intervento delle istituzioni) siamo destinati a perpetuare quel deleterio pessimismo per qualche tempo ancora. Pensate, si stima che fuori dalla Sardegna vi sia un&#8217;altrettanto milione e mezzo di Sardi.<br />
Costoro (se si osservano i casi più illustri), non solo hanno consolidato una propria posizione sociale ma sono addirittura emersi in uno Stato (come quello italiano) di oltre 60 milioni di abitanti.<br />
All&#8217;Italia abbiamo fornito migliaia di ingegneri, soldati, artisti, letterati, politici, ecc; una sterminata classe dirigente che al posto di investire in Sardegna è stata condotta da un sistema istituzionale centralista alla costrizione di dover lasciare il nostro territorio per sopravvivere. Mentre chi è rimasto, o si è dovuto “difendere” dal sistema come il mio amico, o si è piegato, come terzi, a meno che non si sia direttamente spezzato.<br />
In Sardegna oggi, lentamente, e grazie &#8211; non all&#8217;indifferenza &#8211; ma sopratutto alla costanza di una minoranza, temi un tempo periferici e marginali (ma fondamentali) sono divenuti oggetto di dibattito generale: Non tutto è perduto.<br />
La più grande minoranza linguistica dello Stato Italiano, quale noi siamo, dovrà pur ricordarsi che in rapporto al nostro numero di abitanti abbiamo uno dei più alti tassi di produzione letteraria esistenti. E non solo rispetto ad altre regioni italiane ma anche rispetto ad altre comunità minoritarie d&#8217;Europa. Se pensiamo che questo sia un Popolo privo di spina dorsale sullo spirito di andare avanti, allora non abbiamo capito proprio nulla del Popolo Sardo.<br />
Tutte le restanti paure saranno spazzate via da una maggiore apertura dell&#8217;isola ai mercati, mercati che solo potenziando il nostro livello di Sovranità potremo conquistare.</p>
<p>Un dibattito, che per quanto scarno, attorno al tema delle riforme, esiste. Se vogliamo evitare che la montagna partorisca il topolino, non possiamo fermarci proprio adesso.<br />
Non possiamo usare il nostro tempo solo per “difenderci” unendoci <em>de facto</em> alla grigia e silenziosa linea di quel fato ineluttabile che ci lega ad un pessimo costume di vita.<br />
Il tempo dell&#8217;attivismo dal basso nella Sardegna contemporanea è finito: è finito nel momento in cui non abbiamo capito che tutto il nostro attivismo era rivolto verso modelli culturali ed economici difformi dalle specifiche esigenze della Sardegna.<br />
Una battaglia contro i mulini a vento, in un sistema iniquo. L&#8217;Italia centralista aveva invece sempre teso ad omologare tutto e tutti: Politiche e comportamenti.<br />
E&#8217; solo nel 2010 che abbiamo capito di avere esigenze occupazionali, economiche e fiscali, oltre che identitarie ed ambientali, diverse dal resto della Repubblica: Pur considerando la stessa fonte Costituzionale che genera analoghi problemi (ma spalmati su un tessuto sociale ed economico diverso) nella Penisola Italiana. Queste esigenze oggi passano e stanno passando per la necessità di riscrivere lo Statuto Autonomo Sardo. La competenza va formata, e quando viene formata, non deve abbandonare la propria terra.<br />
Estraniarci dal dibattito non servirà a ridurre i margini di quel pessimismo che ci trasciniamo dietro. Al contrario: Lo alimenterà anche nei nostri figli. Lo stesso, forse, che intimamente spinse un personaggio come Emilio Lussu ad abbandonare il Sardismo per concludere la sua rispettabile carriera politica nella disordinata famiglia del socialismo italiano. I Sardi si trascinano dietro un costrutto storico denso di sconfitte ma di grande orgoglio, un passato condiviso con la meno (ma pur sempre) individualista famiglia italiana: anch&#8217;essa riunita sotto uno stemma Sabaudo che ha dovuto coprire con coercizione la realtà di un&#8217;Italia culturalmente divisa in microstati da secoli.<br />
Ma anche le minoranze sono democrazia, come anche in esse germoglia il seme del bene pubblico. Minoranze che se non frammentate, in un ottica bipolare, condizionano le maggioranze.</p>
<p>All&#8217;attivismo dal basso va dunque coniugata una efficace stagione di riforme dall&#8217;alto, pena l&#8217;inutilità del primo. Sarà l&#8217;organicità della struttura stessa del federalismo su cui dovremmo dibattere ad eliminare le zone d&#8217;ombra dell&#8217;attuale sistema che consentono al parassitismo di moltiplicarsi e rigenerarsi in un circolo tanto vizioso quanto letale per la nostra tenuta sul territorio. Non arriveremo comunque all&#8217;<em>Eden</em>, ma è nostro dovere insistere.</p>
<p>Perché tutto questo non è una battaglia persa? Non si tratta solo di tecniche da <em>viral marketing</em>. Non è vero che va tutto male.</p>
<p>Le proposte istituzionali si sono fatte. Altre si faranno.<br />
La politica, sia essa per interesse o per propaganda di varia natura, si è mossa e si sta muovendo.<br />
A noi spetta il compito di non abbandonare il percorso, perché diversi popoli &#8211; e situazioni più chiuse ed autoreferenziali della nostra &#8211; sul versante delle riforme e grazie alla costanza ce l&#8217;hanno fatta.</p>
<p>Del mio amico spero non passi la vita a “difendersi”, non solo perché ha idee ed energia da valorizzare, ma perché, come tanti di voi che ci seguite, sapete benissimo che dedicare un po di tempo alla collettività, anche col dibattito culturale, non ci toglierà nulla.<br />
Non solo preserveremo quella dignità a rischio, ed a differenza di ciò che ci recriminerebbe oggi Gramsci, non avremo il rimpianto di non averci provato.<br />
E per “provare” non intendiamo solo il (comunque) decoroso impegno politico dal basso, in un sistema cristallizzato, ma il più ampio respiro della dimensione politico-culturale che oggi da nord a sud, da est ad ovest, sta attraversando l&#8217;isola.<br />
In 5 anni abbiamo assistito ad un&#8217;evoluzione del circuito autonomista ed indipendentista che stimavamo cambiasse in non meno di un decennio, quello stesso circuito che sta infuenzando il bipolarismo italiano in Sardegna. Non fermatevi per nessun motivo.</p>
<p>Fortza Paris!</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione;%20Pessimismo%20e%20costanza.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Lettera agli On.li Soru e Cabras su Riforme e Indipendentismo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 20:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gent. mi Presidente Soru ed On. Antonello Cabras,
“Rem tene, verba sequentur” dicevano i Latini &#8211; “Bada di possedere i contenuti, le parole verranno”.
E&#8217; con vivo interesse che negli ultimi tempi abbiamo seguito la vostra volontà di dibattere attorno alle tematiche del federalismo, dell&#8217;Autonomia e di una maggiore Sovranità che abbia come base la riscrittura dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Manifestu-Sardista-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1366" title="Manifestu Sardista-SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Manifestu-Sardista-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="403" height="305" /></a>Gent. mi Presidente Soru ed On. Antonello Cabras,</p>
<p><em>“Rem tene, verba sequentur”</em> dicevano i Latini &#8211; <em>“Bada di possedere i contenuti, le parole verranno”</em>.</p>
<p>E&#8217; con vivo interesse che negli ultimi tempi abbiamo seguito la vostra volontà di dibattere attorno alle tematiche del federalismo, dell&#8217;Autonomia e di una maggiore Sovranità che abbia come base la riscrittura dello Statuto Sardo.<br />
Pur non condividendo il progetto del Partito Democratico del quale siete autorevoli esponenti, il particolare momento storico di crisi che attraversa la credibilità dell&#8217;Autonomia speciale del 1948, merita i più ampi spazi di convergenza: sia da parte della società civile, sia da parte del mondo economico, sia da parte della politica stessa, chiamata a questo arduo compito di collettivo rilancio della Sardegna.</p>
<p>Presidente Soru, il suo debutto politico attraverso <em>Progetto Sardegna</em> (poi, PD) è stato senza ombra di dubbio il perno attraverso il quale le tematiche identitarie e della tutela territoriale hanno conosciuto una nuova primavera. Alcune Sue battaglie rimarranno in quell&#8217;indefinito sentire comune che è il variopinto bacino del nazionalismo Sardo: Sia nel circuito strettamente autonomista che in quello indipendentista. Ma non solo.<br />
Questo non ci ha tuttavia impedito di guardare con occhio critico ad alcuni passaggi della sua Giunta, poi conclusasi con l&#8217;elezione del Presidente Cappellacci: Una maggioranza, quest&#8217;ultima, alquanto discutibile. Ma non per questo priva anch&#8217;essa di alcuni elementi positivi.</p>
<p>Senatore Cabras, Lei ha avuto il merito di spezzare l&#8217;ambiguità del suo partito circa la presentazione di una proposta di revisione statutaria che, tuttavia, risulta priva di quel componente fondamentale che spinse i padri costituzionali al riconoscimento delle Regioni a Statuto Speciale: Il fattore identitario e culturale.<br />
Un fattore che si addentrò nella 3a legge Costituzionale del 1948 (da cui scaturì il corrente Statuto Sardo) e che diede luogo alla dicitura di “Popolo Sardo” al suo interno.<br />
Un Popolo tuttavia subordinato (secondo la concettualità giuridica dell&#8217;esercizio di Sovranità) a quello Italiano, di cui pure è parte integrante.<br />
Che la Costituzione Italiana debba essere riformata, per dare migliori margini di manovra ad una efficace Costituente fondata sulla Sovranità dell&#8217;isola e sul carattere pluriculturale e federale della Repubblica, è pertanto cosa ovvia.<br />
Che non si possa, parimenti, arrivare all&#8217;indipendenza nel quadro di questa riscrittura, è cosa altrettanto ovvia.<br />
Non è infatti l&#8217;istituto dell&#8217;Autonomia in se ad essere fallito, ma la Carta del 1948:</p>
<p>Nel dopoguerra, con riferimento alla Sardegna, essa fu il prodotto di una serie di compromessi che allora si ritenevano imperativi. Tra questi, la necessità di risollevare l&#8217;economia dell&#8217;isola; la necessità di rispettare le diverse sensibilità culturali; ma anche la necessità di salvaguardare l&#8217;unità dello Stato Italiano in un momento di possibili disgregazioni che si affacciavano all&#8217;orizzonte e che l&#8217;Italia scaturita dai patti di Yalta non poteva permettersi. Tantomeno nel cuore del Mediterraneo occidentale.<br />
Il prezzo di questa stabilità ha comportato tuttavia l&#8217;avvento di due matrici identitarie entrambe maturate in seno al Popolo Sardo:<br />
Quella che a pieno titolo si sente italiana (e non a caso infatti, secondo molti storici, è con l&#8217;Italia dei media, dello sport e del boom economico che si completa la vera unificazione nazionale italiana).<br />
E la seconda matrice: Quella che non ha mai smesso di guardare alla Sardegna come Nazione e ne ha propugnato sempre più nel tempo la gestazione di una politica che dall&#8217;Autonomismo filo-italiano si è parzialmente evoluto fino alla democratica pretesa di una totale automazione dell&#8217;isola in qualità di nuovo Stato dell&#8217;Unione Europea.<br />
Oggi l&#8217;Autonomia del 1948 si rivela essere sempre più inadeguata al contesto della moderna globalizzazione e della tutela non solo economica ma anche identitaria della Sardegna.<br />
Bisogna però capire cos&#8217;è l&#8217;indipendentismo in occidente e perché quello nostrano non sia ancora idoneo alle sfide che lo attendono:<br />
L&#8217;indipendentismo infatti non potrà mai essere la proiezione automatica di un territorio da uno stato ad uno nuovo senza il preventivo percorso autonomista. Ovvero, non esiste altro percorso se non quello per cui esso dovrà traslare progressivamente, nel tempo, poteri in campo fiscale ed amministrativo, quindi da stato centrale ad istituzioni periferiche.<br />
Un consenso di massa per l&#8217;area indipendentista non potrà dunque mai esistere fintanto che le istituzioni non riconosceranno una Nazionalità Sarda; una sua rappresentatività internazionale; un efficace bilinguismo; una scuola che insegni la storia del proprio territorio al suo tessuto sociale e dei media &#8211; ma anche un sistema sportivo &#8211; che accompagnino tale processo di difesa e di consolidamento (nelle prossime generazioni) di quanto perduto in 60 anni di “Autonomia”, o meglio, di centralizzazione: Perché è questo il termine più consono al contesto in cui viviamo.<br />
Il tutto, ovviamente, organicamente supportato da una congrua sovranità in materia fiscale e del Credito.<br />
Se <em>Sardegna Democratica</em>, e quindi il PD, intenderanno dare un forte contributo allo sviluppo della Sovranità Sarda, questa non potrà mai recedere nella sua formulazione di “Popolo Sardo” dallo Statuto del &#8216;48. Alla stessa stregua &#8211; in linea con quanto suddetto &#8211; questa dovrà evolversi verso il riconoscimento della Nazionalità Sarda: Così come già espresso dalla formulazione del <a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">testo depositato in Senato nel 2006</a> del Presidente emerito Francesco Cossiga (spintosi fino all&#8217;ipotesi di una doppia cittadinanza); e come già espresso dal testo scritto dal Comitato per la nuova “Carta de Logu”, sostenuto dal Senatore Piergiorgio Massidda attraverso il <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/DDL%201244-Noa%20Carta%20de%20Logu.pdf">DDL 1244</a>.<br />
IRS e Sardigna Natzione? Pionieri e lodevoli movimenti che hanno contribuito allo sviluppo della politica che oggi preme in quella direzione. Movimenti tuttavia – neanche troppo velatamente – attraversati da un certo anti-autonomismo: Una dottrina ideologica sorta in epoca di guerra fredda e giunta fino al presente secondo varie interpretazioni; tutte votate alla frantumazione politica nonché, qualcuna, fino al settarismo. Una dottrina nata in epoca di “rivoluzioni” sociali repentine nelle quali si riteneva lecita e possibile la piena indipendenza da un momento all&#8217;altro. Qualcosa oggi di evidentemente fantasioso, ma che nel presente non si è tradotto in una collaborazione con quelle forze, anche non indipendentiste, interessate ad una riforma dello Statuto Sardo.</p>
<p>E&#8217; per queste ragioni che come cittadini, comuni elettori e spettatori della politica, senza particolari mezzi, nel 2005 abbiamo riunito una modesta associazione (U.R.N. Sardinnya), formata anche da militari Sardi, al fine di contribuire a riformare la politica indipendentista e trainarla fuori dagli storici ritardi culturali che ne impediscono lo sviluppo politico. Piccoli elementi come l&#8217;apertura al liberalismo, all&#8217;Europeismo, al miglioramento dell&#8217;immagine e della comunicazione, al superamento di obsolete ideologie del secolo scorso ed alla riduzione della conflittualità, sono concettualità in parte entrate o che vanno entrando nel variegato circuito del Nazionalismo Sardo su vari livelli. In linea con i più avanzati modelli internazionali di matrice territoriale (Scottish National Party, PNV, Parti Québécois, DPP of Taiwan, ecc).<br />
Elementi di IRS, della nuova Fortza Paris (orientata ad un Partito Nazionale Sardo), del PSD&#8217;AZ e di Sardigna Natzione, credono in un futuro progetto politico territoriale teso alla riduzione della frammentazione identitaria, ben lungi dal vecchio “folk-ribellismo” purtroppo tutt&#8217;altro che estirpato.</p>
<p>Sono ormai diversi gli imprenditori, i cittadini ma anche i piccoli amministratori che ci scrivono chiedendoci di fare pressioni in campo politico sul versante delle riforme. Ma noi non abbiamo alcun potere in tal senso.<br />
I Sardi sono storicamente afflitti da una qualche <em>“<a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/">Sindrome di Stoccolma</a>”</em> che ne impedisce le capacità strutturali di sviluppo. Eppure, gli stessi Sardi all&#8217;Italia hanno fornito migliaia di soldati; centinaia di ufficiali, scienziati; giornalisti; politici di ogni levatura; artisti; banchieri; letterati; architetti e persino musicisti: Se questo è un Popolo che non ha qualità da valorizzare, allora forse oggi l&#8217;Italia non sarebbe migliore di quello per cui la contestiamo e che non ci impedirà comunque di vederla come Nazione amica. Ma questo lo decideranno solo le prossime generazioni.<br />
A noi spetta solo il compito di capire se si vuole fare una campagna elettorale sui temi della Sovranità per sedurre l&#8217;area indipendentista, oppure per lasciare un segno indelebile nella storia dell&#8217;isola. L&#8217;esercizio retorico non convince, e niente ci vieterà di continuare a pensare che un voto in meno al bipolarismo italiano equivalga ad un voto in più per la Sardegna.<br />
Ma certamente anche il PDL Sardo nella fase che porterà alla Costituente non rimarrà impassibile, come siamo certi che in sede dibattimentale, Presidente Soru ed On. Cabras, le divergenze verranno appianate e non farete mancare il vostro costruttivo supporto per evitare che la Sardegna in cui vivranno i nostri figli sia relegata ad uno stadio culturale antecedente a quello che, attraverso l&#8217;insufficiente Specialità identitaria, i padri della Costituzione Italiana ci hanno lasciato.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Lettera%20a%20Soru%20e%20Cabras.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Appunti da ripetere sull&#8217;Autonomia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 20:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-676" title="Althusius-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/11/Althusius-URN-Sardinnya-237x300.jpg" alt="Althusius-URN Sardinnya" width="237" height="300" /></p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.<br />
Sono passati secoli da quando il giurista Jean Bodin introdusse la Francia alla moderna concettualità dello stato-nazione, o meglio, alla paralisi dell&#8217;assolutismo. Una formula cui nello stesso secolo si contrappose la filosofia politica di Johannes Althusius, primo vero pensatore federalista nonché avversario della teoria secondo la quale una sola istituzione (all&#8217;epoca, il sovrano) avrebbe dovuto guidare lo Stato senza fornire alcuna delega legislativa al Popolo.<br />
Dal &#8220;Politica methodice digesta&#8221; ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche sotto quelli Sardi, i quali hanno visto l&#8217;isola passare di mano da una monarchia all&#8217;altra finché, nel 1861, non nacque il Regno d&#8217;Italia.<br />
Sarebbe scorretto affermare che l&#8217;Italia unita non abbia portato benefici alla sua popolazione nel momento in cui, o meglio, col passare del tempo, ha conseguito una posizione di relativo sviluppo e media potenza in seno alla Comunità Internazionale.<br />
Sfortunatamente parte del PIL Italiano è il prodotto dei re-investimenti del crimine organizzato, il quale, solo al sud e solo in certi noti quartieri, fattura (pensate) tanto quanto il PIL di alcuni paesi del &#8220;terzo mondo&#8221; messi insieme.<br />
L&#8217;Italia, politicamente e socialmente parlando, nei fatti rimane un Paese a diverse velocità in cui spesso e volentieri dei territori dal grande patrimonio umano ed ambientale (come la Sardegna) vengono esclusi dallo sviluppo. Siamo nella situazione per cui serve addirittura più di un decennio per cantierizzare un&#8217;infrastruttura stradale, ma nel frattempo Roma rapina e non restituisce quel gettito fiscale di miliardi di euro (derivante dalle nostre tasse) previsto dalla finanza regionale (vedere vertenza entrate).<br />
Dopo 60 anni abbiamo la consapevolezza che la vecchia &#8220;Autonomia&#8221; scaturita (con legge costituzionale) nella forma dello Statuto Autonomo del 1948 è superata. Fin&#8217;ora ogni tentativo di riforma delle istituzioni Sarde si è arenato e/o è caduto nell&#8217;oblio: come la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">proposta di revisione Costituzionale (Vedi PDF)</a> presentata in Senato nel 2006 dal Presidente emerito Cossiga e come la proposta della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Noa%20Carta%20de%20Logu-URN%20Sardinnya.pdf">Noa Carta de Logu (Vedi PDF)</a> di qualche anno fa.<br />
Ma se l&#8217;Italia centralista fu un organismo disegnato militarmente dalla monarchia Piemontese (proiezione di quella accentratrice Francese) al fine di unire popoli culturalmente e linguisticamente diversi, la parola d&#8217;ordine nel presente non è data solo dal riconoscere la necessità di una nuova Autonomia, quanto dal capire che di Autonomia non ne abbiamo mai seriamente esercitata.<br />
E&#8217; tempo di uscire da una certa vecchia retorica indipendentista abituata al vilipendio verso una fantomatica Autonomia Sarda:</p>
<p>Chi mai avrebbe il coraggio di dire oggi che la Sardegna ha capacità fiscali ed erariali completamente autonome?<br />
Chi mai avrebbe il coraggio di dire che la Storia e la Lingua Sarda sono peculiarietà riconosciute e diffuse dalle istituzioni (la scuola in primis) e dai Media?<br />
Attorno a noi solo centralismo italiano: Chiamiamo le cose con il loro nome.<br />
Non esiste alcun nazionalismo Sardo capace di bilanciare quello italiano, ma la colpa non è necessariamente dell&#8217;ignavia politica locale o del centralismo romano. Nell&#8217;isola abbiamo avuto un insieme di fattori strutturali e sociali (come Pubblica Istruzione, Sport e Media) che fin&#8217;ora hanno ritardato l&#8217;evoluzione della politica identitaria Sarda e la sua conseguente diffusione elettorale. Non solo quindi problematiche connesse all&#8217;endemica assenza di fondi rispetto ai grandi partiti italiani (detentori dello status quo) ma evidenti ritardi concettuali della politica territoriale.</p>
<p>Sono finiti i tempi in cui l&#8217;embrionale indipendentismo Sardo (di matrice Marxista) connotava la battaglia per l&#8217;autodeterminazione in misura ideologica.<br />
La conquista della sovranità non avverrà mai attraverso un cambio repentino del sistema-Paese ma esclusivamente attraverso un percorso progressivo di adattamento strutturale del sistema sociale, economico e culturale Sardo, nel tempo. A seguito di riforme.<br />
Bisogna altresì fare alcune distinzioni: I partiti italiani in Sardegna non sono autonomisti ma centralisti.<br />
L&#8217;autonomismo non è l&#8217;Autonomia (in Sardegna, ancora da costruire).<br />
L&#8217;autonomismo è piuttosto un percorso di conseguimento dell&#8217;Autonomia che può muoversi sullo stesso piano dell&#8217;indipendentismo e non è (rispetto ad esso) un concetto antagonista.<br />
Il percorso di sviluppo della sovranità, per gradi, nelle istituzioni Sarde, è autonomismo. Un processo fin&#8217;ora mai attivato da alcuna forza politica.<br />
E&#8217; notorio che un certo vetusto circuito indipendentista ripeta quanto la stagione delle alleanze sia “superata” e non abbia mai portato a nulla (vedasi il passato del Partito Sardo d&#8217;Azione), ma è altrettanto notorio che tale pregiudizio si basi su motivazioni prive di fondamento:<br />
Infatti, solo negli ultimi anni possiamo considerare accresciuto il panorama di sigle identitarie Sarde (nonostante i voti siano in calo rispetto al decennio scorso).<br />
Il punto focale risiede nella necessità di ridurre la frammentazione politica per promuovere maggiore coordinazione programmatica tra sigle territoriali.<br />
E&#8217; necessario passare alla rimozione completa della sciocca ed inesistente guerra tra autonomismo ed indipendentismo.<br />
Bisogna sviluppare un progetto politico capace di pesare ed influenzare l&#8217;operato di una eventuale amministrazione regionale nel suo Consiglio legislativo.<br />
Non si può combattere il bipolarismo in ordine sparso, né fuori da sedi di governo: Una formula deleteria che oggi diviene del tutto organica e funzionale al centralismo che invece dobbiamo avversare.<br />
Altro mito da sfatare è la pregiudiziale secondo la quale l&#8217;Autonomia non è che una forma di subordinazione rispetto allo Stato centrale e quindi &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;:<br />
Se è vero che il federalismo invece si pone come organismo che assegna pari grado di sovranità a centri amministrativi diversi, non è improprio affermare che anche un&#8217;Autonomia eventualmente subordinata allo Stato centrale garantisca quei criteri di potenziamento e consolidamento del Nazionalismo Sardo nel tessuto sociale. Che cosa intendiamo dire?<br />
Che senza una vera Autonomia economica e culturale, il Popolo non maturerà mai una visione distinta ed autonoma di sé dal resto della Repubblica e pertanto senza il fondamentale gradino autonomista non si capaciterà mai di avere peculiarietà e potenzialità di autodeterminarsi verso nuove forme istituzionali. Magari da conseguire, in futuro, attraverso un referendum sull&#8217;indipendenza.<br />
Fermo restando la ovvia permanenza nell&#8217;Unione Europea e nel generale consesso della Comunità Internazionale.</p>
<p>L&#8217;aspetto più grottesco di alcuni indipendentisti è che recriminano ai rappresentanti Sardi dei partiti centralisti di non essere abbastanza &#8220;autonomisti&#8221; (in ragione dell&#8217;etichetta autonomista che gli appiccicano addosso più di quanto tali politici non se la costruiscano da soli per ragioni propagandistiche); ma gli stessi indipendentisti tacciono nel momento in cui le loro discutibili dirigenze si dividono e non riescono a formulare alcuna piattaforma programmatica in fase di elezioni. Le responsabilità generali le imputano sempre &#8220;agli altri&#8221;, ai centralisti che chiamano &#8220;autonomisti&#8221;. Mai a se stessi. Paradossale appare inoltre lo slogan coniato dal movimento IRS: &#8220;Meno Autonomia, più Sovranità&#8221;, come se l&#8217;autonomia non sia una forma di sovranità o come se l&#8217;autonomia sia un qualcosa di immutabile nel tempo che non può essere sottoposto a nuove riforme e quindi a più riscritture statutarie. Se invece ci si riferisce all&#8217;<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Statuto%20Regione%20Autonoma%20della%20Sardegna%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">autonomia speciale del 1948 (Vedi PDF)</a>, evidentemente non si ha l&#8217;esatta percezione di ciò che si afferma: Anche le ex &#8220;Repubbliche&#8221; Sovietiche venivano definite &#8220;Repubbliche&#8221; ma nei fatti non lo erano, perché si trattava di regimi. Alla stessa stregua, la Sardegna non dispone di alcuna reale sovranità/autonomia (applicata) su diverse pertinenze sociali ed amministrative. Si tratta di una realtà fattualmente centralista.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo Sardo deve crescere e capire che il suo sviluppo elettorale è strettamente connesso allo sviluppo di un percorso autonomistico di riforme dell&#8217;assetto socio-territoriale. Non si può altrimenti pretendere di entrare nei grandi numeri della politica emulando modelli politici in cui invece (come ad esempio la Catalogna) esiste un cosciente substrato nazionale distinto da quello centrale.<br />
Per dirla in parole semplici: Se non introdurremo legislativamente verso il Popolo la nostra cultura nella scuola pubblica e nei media, veramente pochi matureranno la comprensione delle istanze indipendentiste.<br />
Piuttosto, come nel presente, tali istanze rischiano di venire diluite ed inquinate verso un fasullo autonomismo prodotto abitualmente dai partiti italiani.</p>
<p>L&#8217;appello è dunque tutto per i dirigenti dei movimenti &#8220;autonomisti&#8221; ed &#8220;indipendentisti&#8221; Sardi:<br />
Basta con le etichette e le divisioni. Riformiamo la carta fondamentale dell&#8217;isola.<br />
Sapete benissimo che la stagione delle utopie e della bassa propaganda da distribuire a piene mani alla propria militanza è finita.<br />
E&#8217; tempo di parlare chiaramente e di assumersi responsabilità di governo.</p>
<p>Grazie per la cortese attenzione.</p>
<p>Di B. Adriano e F. Maurizio.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Sull%27Autonomia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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