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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; diritto</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Ucraina e neoperonismo: il papa che invitò la vittima a piegarsi al male</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2024 12:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bei tempi quando i papi erano ancora dalla parte degli ultimi e degli aggrediti. Perché, per chi non lo sapesse, nonostante Papa Francesco abbia invitato Kiev ad “alzare bandiera bianca”, la Chiesa riconosce invece il diritto alla difesa e addirittura mediante l&#8217;uso di armi. Ripassiamo la massima espressione del Concilio Vaticano II°, il Catechismo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/Papa-Franziscu.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19395" title="papa-franziscu" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/Papa-Franziscu.jpg" alt="" width="605" height="462" /></a></p>
<p>Bei tempi quando i papi erano ancora dalla parte degli ultimi e degli aggrediti. Perché, per chi non lo sapesse, nonostante Papa Francesco abbia invitato Kiev ad “alzare bandiera bianca”, la Chiesa riconosce invece il diritto alla difesa e addirittura mediante l&#8217;uso di armi.</p>
<p>Ripassiamo la massima espressione del Concilio Vaticano II°, il <a href="https://www.vatican.va/archive/ccc_it/ccc-it_index_it.html" target="_blank">Catechismo</a> della dottrina cattolica (promulgato con la costituzione apostolica “Fidei depositum”). Vediamo gli articoli più esaustivi, tra i vari, al riguardo:</p>
<p>Art. 2265. <em>«La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l&#8217;ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell&#8217;autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.»</em></p>
<p>In base a questo articolo Zelensky sarebbe dunque pienamente legittimato ad inviare truppe contro l&#8217;invasore russo, e non certo ad arrendersi alla violenza, alla sopraffazione e alla prepotenza dell&#8217;imperialismo del regime di Putin.</p>
<p>Ma se tale articolo non fosse abbastanza chiaro, il 2309 si spinge oltre:</p>
<p><em>«Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale.</em><br />
<em>Occorre contemporaneamente:</em><br />
<em>a) che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;</em><br />
<em>b) che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;</em><br />
<em>c) che ci siano fondate condizioni di successo;</em><br />
<em>d) che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.»</em></p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Questi articoli derivano a loro volta dalla Costituzione pastorale “Gaudium et spes”, promulgata a suo tempo da Papa Paolo VI°, tra i documenti principali del Concilio Vaticano II° (1965).</p>
<p>Dunque, perché Papa Bergoglio ha invitato le vittime dell&#8217;aggressione militare russa, gli ucraini, ad “alzare bandiera bianca”? Tutti i negoziati prebellici intentati dalle grandi potenze, Washington, Parigi e Berlino, in primis, fallirono.</p>
<p>I casi sono due: o, banalmente, a differenza del suo predecessore, Francesco non ha la giusta competenza per affrontare il suo mandato (e ciò ci porterebbe agli oziosi discorsi teologici sull&#8217;infallibilità papale), incrinando oltre un millennio di arte diplomatica vaticana. Oppure Francesco conosce bene la catechesi cattolica e allora ritiene che non sussista il comma C dell&#8217;ultimo articolo che abbiamo visto, quello relativo alle possibilità di successo dell&#8217;aggredito.</p>
<p>Ma questo sarebbe doppiamente grave, perché implicherebbe che lo Stato Pontificio sia caduto nella trappola della propaganda russa, che tende a presentare Mosca come un&#8217;imbattibile “superpotenza”. E senza considerare il concreto andamento del conflitto, che se per gli ucraini non è brillante, non lo è neppure per i russi, impantanati da oltre due anni nel fango, nel ghiaccio e nel sangue dei propri soldati, con avanzamenti simbolici di pochi chilometri, ad un costo altissimo, su macerie che finiscono puntualmente per perdere, arretrando.</p>
<p>Altra ipotesi, magari più inconfessabile, è che negli ambienti vaticani si sogni di tornare ad un equilibrio internazionale in cui gli investimenti russi all&#8217;estero non siano più soggetti alle limitazioni di alcune sanzioni.</p>
<p>Qualunque sia la verità, sappiamo però per certo che la Chiesa oggi esprime una posizione insidiosa per l&#8217;ordine internazionale, in quanto concede un vantaggio propagandistico enorme alla strategia comunicativa del Cremlino. Perché accresce nella pubblica opinione occidentale, e magari anche in alcuni nostri governi, la sbagliata idea di un&#8217;ineluttabilità del conflitto che si risolverebbe “a vantaggio di Mosca”, ad un prezzo sempre più salato. Stimolando ulteriormente l&#8217;appetito del regime putiniano, che così, non solo non nota un serio isolamento internazionale per le sue azioni, ma continua a trovare solide sponde di supporto che giustificano la sua guerra.</p>
<p>Si tratta di un momento di evidente debolezza della diplomazia vaticana, forse più grave rispetto ad altre minacce attraversate nella storia dalla Santa Sede, perché stavolta pare dettata più dal connubio di ideologia neoperonista, ingenuità e impreparazione, che altri motivi. E come ben sostiene il politologo Vittorio Emanuele Parsi, l&#8217;impressione è che, tra attendismo dovuto alla campagna elettorale USA, e ritardi militari europei, si sia creato un clima non dissimile da quello degli anni &#8217;30 del Novecento, in cui l&#8217;apatia e anche l&#8217;ignavia dei governi occidentali hanno lasciato campo libero al male per prosperare e diffondersi. Un male invece da affrontare con determinazione.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/URN-Sardinnya-Esteri-Il-papa-che-invitò-la-vittima-ad-arrendersi.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Diritto e indipendenza: Il caso dell&#8217;Inghilterra, della Birmania e della Catalogna</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 16:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. C&#8217;è stato un tempo in cui il Diritto veniva riformato grazie al sangue, al ferro e al fuoco. E ben prima che la rivoluzione francese facesse rotolare la testa di un sovrano, l&#8217;Inghilterra aveva già sperimentato una pratica con cui anelare alla libertà, ma che non portò ai frutti sperati. Correva il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Mas-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12828" title="Mas - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Mas-URN.jpg" alt="" width="605" height="416" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>C&#8217;è stato un tempo in cui il Diritto veniva riformato grazie al sangue, al ferro e al fuoco. E ben prima che la rivoluzione francese facesse rotolare la testa di un sovrano, l&#8217;Inghilterra aveva già sperimentato una pratica con cui anelare alla libertà, ma che non portò ai frutti sperati.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Fairfax-by-Walker-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12831" title="General Thomas Fairfax (1612-1671)" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Fairfax-by-Walker-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="363" /></a>Correva il 1649 e le forze rivoluzionarie fedeli ad Oliver Cromwell decapitarono il re Carlo I° d&#8217;Inghilterra, inaugurando l&#8217;era di una Repubblica che in realtà si trasformò in una dittatura non migliore della monarchia che l&#8217;aveva preceduta (più tardi, Napoleone e Lenin, come ricordò Popper, inciamparono nello stesso errore).<br />
Non si può affermare tuttavia che il ricorso alla violenza sia sempre stato un percorso privilegiato rispetto al riformismo affinché il popolo si liberasse da questo o quel tiranno. Gli stessi rivoluzionari inglesi avevano diverse interpretazioni sulla natura delle istituzioni che intendevano promuovere. Nel caso inglese, la più grande spaccatura politica riguardò proprio la posizione di Cromwell rispetto al Generale che aveva condotto la rivoluzione di cui lui raccolse i frutti, Lord Thomas Fairfax.</p>
<p>Fairfax riteneva possibile riformare e salvare l&#8217;istituto monarchico estendendo le prerogative del parlamento e allo stesso tempo salvaguardando gli interessi del ceto mercantile e, in linea generale, del popolo.  Re Carlo però si dimostrò irremovibile e non accettò mai di firmare alcun accordo con Fairfax e Cromwell, in quanto riteneva che il suo ruolo, in stretta continuità coi sovrani precedenti, derivasse da Dio, senza ulteriori autorità terrene che avrebbero potuto metterlo in discussione. L&#8217;intransigenza della monarchia e la sua capacità di influenzare le forze parlamentari alimentò il radicalismo di Cromwell, che propendeva per l&#8217;eliminazione della Corona, e isolò la posizione moderata di Fairfax, il quale, pur godendo di vasto credito nell&#8217;esercito, scelse di non opporsi alla linea di Cromwell. Tutto ciò portò al colpo di Stato che decretò la condanna del sovrano, da cui il Generale si chiamò fuori.<br />
Coi secoli,  largo tempo dopo la morte di Cromwell, la monarchia britannica assunse il ruolo sperato da Fairfax.</p>
<p>Eppure c&#8217;è un aspetto interessante che riguardò i protagonisti di questi storici eventi, perché sia il monarca, sia Fairfax (di rango nobiliare) e sia Cromwell (membro della <em>gentry</em>, la piccola nobiltà terriera), avevano come punto di riferimento l&#8217;antica “Magna Carta” del 1215. Malgrado ogni fazione tirasse dalla sua parte la coperta delle ragioni a supporto delle proprie scelte, tutti guardavano invano a tale “costituzione” come ad uno strumento per rappresentare chi il parlamento in nome del popolo, e chi la monarchia in nome del popolo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Sotto un profilo giuridico è stato così rafforzato un modello di <em>common law</em>, cioè un modello in cui le istituzioni basano le proprie scelte sulla tradizione giuridica dell&#8217;esperienza, in netto contrasto ad un modello di <em>civil law</em> (che avrà invece fortuna nell&#8217;Europa continentale), dove, sul modello degli Stati contemporanei, degli organi politici scrivono ex novo i codici di un patto costituzionale che vincola popoli e fazioni politiche alla sua osservanza.</p>
<p>Alla prova dei fatti, il sistema legale del <em>common law</em> si è rivelato più efficace e democratico poiché ad esempio ha consentito agli scozzesi di tenere un referendum sulla propria indipendenza dal Regno Unito, seppur non vinto. Viceversa, la Catalogna, inserita in un modello giuridico di <em>civil law</em>, come quello italiano, porta Barcellona ad entrare in conflitto con Madrid nella necessità di superare un rigido patto costituzionale che non rappresenta più una porzione del popolo che l&#8217;aveva sottoscritto.</p>
<p>Che la fiducia nella democraticità di una Costituzione sia mal riposta lo dimostra persino l&#8217;esperienza della Birmania: la recente vittoria elettorale di Aung San Suu Kyi per la guida del Myanmar, nonostante i 291 seggi conquistati dalla sua “Lega Nazionale per la Democrazia”, rimane vincolata al benestare di una Costituzione che assegna alle forze armate il ruolo di arbitro della vita politica del Paese e a queste la capacità di effettuare nomine nei dicasteri di vertice della pubblica amministrazione.</p>
<p>Come l&#8217;esperienza ci insegna, la transizione verso la democrazia non dipenderà quindi dalla stretta osservanza di una carta ma dalla mediazione politica che i rappresentanti del vecchio regime, in eventuale accordo coi nuovi, sapranno sostenere.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/San-S.-Kyi-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12833" title="Aung San Suu Kyi delivers her speech during the Nobel peace prize ceremony in Oslo" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/San-S.-Kyi-URN.jpg" alt="" width="330" height="198" /></a>Se in Myanmar tale processo non richiederà il ricorso alla violenza potremmo guardare alle conquiste umane con rinnovata fiducia. Ma la realtà in cui un processo di transizione ci appare più affascinante è indubbiamente quello catalano, sia perché si gioca interamente in ambito democratico, nel cuore dell&#8217;Unione Europea,  e sia perché il parlamento catalano ha recentemente introdotto una storica risoluzione di disobbedienza verso la corte costituzionale spagnola: in termini giuridici, si tratta di una sfida al <em>civil law</em> continentale mai vista prima in uno Stato dell&#8217;Europa meridionale.</p>
<p>Dobbiamo infatti considerare che il Diritto pubblico e costituzionale europeo ha già fatto enormi passi avanti grazie al piccolo Principato del Liechtenstein, la cui Costituzione riconosce il diritto di secessione, mentre i maggiori Stati del vecchio continente continuano a basarsi su obsolete costruzioni istituzionali che non rispondono più alle mutate condizioni politiche, culturali ed economiche dei popoli che sovrastano.</p>
<p>La disobbedienza catalana, alimentata dal sentimento indipendentista, porta a identificare gli atti del proprio parlamento con la sovranità popolare di cui è espressione, rendendo quindi illegittimi gli atti del governo, del parlamento e degli organi di garanzia spagnoli. Immaginate se il Consiglio Regionale della Sardegna decidesse di tramutarsi in Parlamento, dichiarando nulli gli atti delle istituzioni italiane. Si tratta di una disobbedienza democratica che per certi versi presenta caratteri di analogia con gli antichi rivoluzionari inglesi, i quali vedevano nel parlamento l&#8217;unico spazio di legittimazione del popolo rispetto ad una istituzione centrale considerata non più organica ma avversaria.</p>
<p>La sfida di Barcellona apre quindi scenari inediti, tanto sul piano giuridico che su quello politico, e lascia a noi sardi un quesito fondamentale: sapremo fare altrettanto?</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/URN-Sardinnya-Esteri-Diritto-e-indipendenza.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Sardegna: Due seri motivi per astenersi alle elezioni europee 2014</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2014 22:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi più che mai i Sardi sono chiamati ad una scelta etica prima che politica. No, non le elezioni amministrative, in cui le forze sovraniste sono ancora esigue. Il 25 maggio non si voterà solo per eleggere i nuovi europarlamentari ma si sceglierà anche se essere cittadini di serie A o sudditi di serie B. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/04/Bandera-de-sEuropa-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="605" height="401" /></p>
<p>Oggi più che mai i Sardi sono chiamati ad una scelta etica prima che politica. No, non le elezioni amministrative, in cui le forze sovraniste sono ancora esigue. Il 25 maggio non si voterà solo per eleggere i nuovi europarlamentari ma si sceglierà anche se essere cittadini di serie A o sudditi di serie B. <span style="text-decoration: underline;">Il Parlamento Italiano ha ripetutamente votato contro</span> l&#8217;ipotesi di separare la circoscrizione Sardegna da quella della Sicilia, le Isole rimangono così accorpate rendendo improbabile l&#8217;elezione di candidati Sardi in Europa, in quanto la Sicilia ha un peso demografico (e quindi elettorale) superiore alla Sardegna, che abitualmente ci sottrae tutti gli eletti. Ne consegue che secondo lo Stato Italiano non abbiamo il diritto di rappresentanza, cioè l&#8217;istituto essenziale della nostra democrazia. Senza rappresentanza non esiste democrazia e men che meno pluralismo. I Sardi sono stati proiettati indietro nel tempo, quando nel Regno d&#8217;Italia bisognava sperare nella pietosa ed insignificante rappresentanza di qualche Sardo nel Parlamento Subalpino. Si confondeva la paternalistica concessione con il diritto. Alla stessa stregua oggi si spera nell&#8217;improbabile elezione di almeno un candidato. E chi è il candidato più “forte” in campo? Renato Soru del PD, il partito che a larga maggioranza ha votato contro il nostro diritto di rappresentanza, e che esprime un candidato che in qualità di consigliere regionale si è già ampiamente distinto per il suo assenteismo, e non vi sono pertanto valide ragioni per ritenere che a Strasburgo sarebbe maggiormente presente. Dobbiamo inoltre tenere conto che il PD italiano ha impedito allo stesso Soru di essere il capolista della circoscrizione Isole, e che mediamente in passato i voti siciliani conferiti ai candidati Sardi non sono stati più di 25.000, rendendo quindi difficoltosa ogni ipotesi di successo. E sui programmi per l&#8217;Europa? Mistero. Del resto Soru, come <a href="http://cagliari.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=102263&amp;typeb=0" target="_blank">ha ricordato</a> Giovanna Casagrande, sta collezionando una serie di slogan con banalità disarmanti.</p>
<p>E gli altri candidati? Numerosi e privi di speranza, fra cui Salvatore Cicu per Forza Italia ed Elena Ledda per la Lista Tsipras.<br />
E&#8217; chiaro che se il Popolo Sardo può sperare solo nell&#8217;improbabile elezione di un solo candidato non vi sarà neppure il diritto al pluralismo che ogni buona democrazia dovrebbe poter consentire. Poiché a qualsiasi altro orientamento elettorale sarà precluso l&#8217;ingresso nell&#8217;assemblea elettiva, sia esso di destra, sinistra o indipendentista. Non votare i partiti che hanno negato il diritto di esistenza della minoranza linguistica Sarda in Europa conferma dunque l&#8217;astensione come primo serio motivo politico per esprimere il nostro dissenso.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Abbiamo anche un secondo motivo: Questa Europa non ci piace. Ma attenzione, non si tratta di euroscetticismo fine a se stesso, noi siamo per la collaborazione fra i popoli. Ma abbiamo bisogno di una Europa policentrica, e senza un novello Carlo V° d&#8217;Asburgo a Bruxelles la cui Corte sia in grado di decidere autonomamente su fisco e burocrazia degli Stati sotto il suo dominio. Qualcuno potrebbe obiettare che alcuni candidati si oppongono comunque al modello centralista di Unione Europea che conosciamo, e che si ispira alle intuizioni di Altiero Spinelli, che fu tra i padri del federalismo europeo. Ebbene, rispetto alla confusione che oggi vanno seminando i sostenitori della Lista Tsipras, giova ricordare che Spinelli nel suo <em>Manifesto di Ventotene</em> promosse una moneta unica ed un esercito unico europeo, in sintonia con la visione internazionalista del socialismo dell&#8217;epoca, ossia l&#8217;esatto opposto di una Europa dei popoli dotata di struttura policentrica.<br />
Siate accorti anche contro la più ampia vulgata politica italianista, quella che ripete il dogma secondo il quale nell&#8217;epoca della globalizzazione fermarsi alla Sardegna sarebbe riduttivo perché dovremmo pensare ad una Europa unita capace di opporsi a colossi come Cina ed India. Ma la Cina ha un reddito pro-capite che si aggira sui 5.000 euro l&#8217;anno. In nome della grandezza dobbiamo inseguire un tenore di vita che si pone a cavallo fra il terzo mondo e la via per lo sviluppo? Qualsiasi economista potrà agilmente spiegarvi che l&#8217;estensione di un sistema politico (o la capacità della sua economia di permeare il mercato internazionale) non equivale automaticamente al benessere della sua popolazione (che infatti spesso versa in condizioni di miseria, sfruttata, e con un tessuto sociale dall&#8217;ampia disparità economica). Spiegate poi alla Svizzera &#8211; già inserita senza problemi nel mondo globale &#8211; perché dovrebbe aderire a questa Unione Europea, ma siate convincenti. La verità è che i Paesi piccoli, se ben gestiti, non hanno nulla da invidiare a quelli di maggiori dimensioni, perché la qualità si impone sulla quantità.</p>
<p>Asteniamoci. Perché prima di dissentire politicamente in un Parlamento sui massimi sistemi occorre il diritto per farlo, e senza democrazia questo diritto non può essere esercitato. Negare il diritto o confonderlo col qualunquismo significa giustificare la discriminazione. Se qualcuno vi dirà che “bisogna essere tutti uniti”, mandatelo gentilmente a quel paese.</p>
<p><em>- Online anche su <a href="http://www.dirittodivoto.org" target="_blank">Diritto di Voto</a>, <a href="https://it-it.facebook.com/Sardegnablogger" target="_blank">SardegnaBlogger</a> e <a href="http://www.lindipendenza.com/sardegna-alle-europee-due-buone-ragioni-per-astenersi/" target="_blank">L&#8217;Indipendenza</a>.</em></p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/05/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Astensione-Europee-2014.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quel tabù chiamato Costituzione</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jan 2014 23:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;intesa Berlusconi-Renzi sulle grandi riforme istituzionali ha portato a galla alcuni timori della sinistra italiana attorno all&#8217;integrità della Carta Costituzionale, mentre in Sardegna la sinistra locale ha dovuto confrontarsi con l&#8217;indipendentismo, timorosa di veder incrinati i valori sorti dalla resistenza, e che hanno dato vita alla nostra Repubblica. Valori che sono stati portati avanti anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/02/Liechtensteins-flag-URN-Sardinnya.png"><img class="alignright size-full wp-image-9019" title="Liechtenstein's flag - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/02/Liechtensteins-flag-URN-Sardinnya.png" alt="" width="330" height="198" /></a>L&#8217;intesa Berlusconi-Renzi sulle grandi riforme istituzionali ha portato a galla alcuni timori della sinistra italiana attorno all&#8217;integrità della Carta Costituzionale, mentre in Sardegna la sinistra locale ha dovuto confrontarsi con l&#8217;indipendentismo, <a href="http://www.democraziaoggi.it/?p=3247" target="_blank">timorosa</a> di veder incrinati i valori sorti dalla resistenza, e che hanno dato vita alla nostra Repubblica. Valori che sono stati portati avanti anche dalla cultura cattolica, da quella azionista e, purtroppo, in modo contenuto, da quella liberale. Naturalmente l&#8217;indipendentismo non ha dimenticato il sacrificio di quanti si sono battuti per la libertà contro il regime nazifascista, ma nel 2014 è tempo di ragionare su un modello di sovranità al passo con i tempi per la tutela della libertà individuale, culturale ed economica. Il dibattito sullo sviluppo della nostra <img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />democrazia non potrà più basarsi sulla conservazione di una Carta le cui radici ideologiche affondano nel mito dell&#8217;ideologia risorgimentale. Oggi ben tre quarti dell&#8217;Europa si sono avviati verso una formula istituzionale federale, ed in particolare, nel cuore del vecchio continente, dal 2003 il Principato del Liechtenstein <a href="http://www.dirittodivoto.org/dblog/articolo.asp?articolo=387" target="_blank">ha riformato</a> una delle Costituzioni più avanzate del pianeta, in cui all&#8217;art. 4 si è stabilito il diritto di secessione. Si tratta di un istituto giuridico liberale che per la prima volta demolisce il dogma dell&#8217;indivisibilità di uno Stato all&#8217;interno dei classici principi costituzionali odierni, desacralizzando la staticità del governo centrale come principale detentore della sovranità. In tempi in cui le Regioni sono attraversate da scandali sull&#8217;uso illecito del denaro pubblico, sarebbe opportuno distinguere le responsabilità politiche da quelle istituzionali, adoperandoci per sviluppare la nostra autonomia fiscale rispetto a quella dello Stato, assieme al nostro fondamentale patrimonio storico e linguistico. Perché partecipare al futuro dell&#8217;Europa significa tornare allo spirito originario del contrattualismo, quando le Costituzioni dovevano servire i cittadini e non il contrario.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/URN-Sardinnya-Lopinione-Costituzione-tabu.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Quali prospettive per l&#8217;indipendentismo Sardo?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2014 22:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato per l&#8217;associazione Diritto di Voto. L&#8217;anno appena trascorso ha confermato un dato rilevante: l&#8217;indipendentismo Sardo è in crescita. Lo testimoniano l&#8217;accrescersi del dibattito nella pubblica opinione, i numerosi articoli della grande stampa regionale, le trasmissioni delle emittenti locali, ma soprattutto le mosse politiche avviate nel corso del 2013 sia dai partiti Sardi che da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Logo-Diritto-di-Voto-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8829" title="Logo Diritto di Voto - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Logo-Diritto-di-Voto-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="192" height="197" /></a>Pubblicato per l&#8217;associazione <a href="http://www.dirittodivoto.org/dblog/articolo.asp?articolo=363" target="_blank">Diritto di Voto</a>.</em></p>
<p>L&#8217;anno appena trascorso ha confermato un dato rilevante: l&#8217;indipendentismo Sardo è in crescita. Lo testimoniano l&#8217;accrescersi del dibattito nella pubblica opinione, i numerosi articoli della grande stampa regionale, le trasmissioni delle emittenti locali, ma soprattutto le mosse politiche avviate nel corso del 2013 sia dai partiti Sardi che da quelli centralisti. I primi, nel difficile tentativo di trovare una convergenza in vista delle prossime elezioni regionali del 2014, i secondi, nel maldestro tentativo di riciclare la propria proposta politica in chiave maggiormente autonomista, consapevoli del generale trend di crescita del nazionalismo Sardo.<br />
Abbiamo tre passaggi politici essenziali su cui ragionare.<br />
Il più interessante riguarda la nuova legge elettorale, modificata dai maggiori partiti del Consiglio Regionale, PD ed ex PDL, per conservare le rispettive rendite di posizione ed arginare tanto l&#8217;indipendentismo quanto la crescita del Movimento 5 Stelle (che in Sardegna si è portato al 29% dei consensi). Nei diversi sondaggi anche gli indipendentisti godono di stime a due cifre, mentre sul piano dei contenuti va ricordato che negli ultimi mesi i grillini hanno rivelato tutta la loro inconsistenza programmatica sulle specifiche tematiche della Sardegna, dimostrando una scarsa conoscenza del territorio.<br />
Per entrare nella prossima legislatura regionale una coalizione dovrà ottenere almeno il 10% dei consensi, mentre per i partiti che corrono da soli la soglia di sbarramento è stata innalzata al 5% dei consensi (considerando inoltre che il numero dei consiglieri è stato riformato dagli attuali 80 seggi a 60). La frantumazione dell&#8217;indipendentismo, particolarmente accentuata all&#8217;inizio del 2013, non ha permesso alcuna valida opposizione ad una legge elettorale che di fatto riduce gli spazi della rappresentanza democratica, ma si tratta di un problema relativo. Nonostante i partiti italiani godano di ampie clientele nella pubblica amministrazione locale, la loro credibilità è stata ulteriormente erosa negli ultimi mesi dalle inchieste della Magistratura sull&#8217;utilizzo illecito dei fondi ai gruppi politici regionali, che vedono decine di indagati in tutti i maggiori partiti di maggioranza e opposizione.<br />
Il secondo passaggio politico riguarda la candidatura di Michela Murgia alla presidenza della Regione, in rappresentanza del movimento indipendentista ProgReS, per la coalizione “Sardegna Possibile”. La sua notorietà, derivante dalla talentuosa attività di scrittrice per la Einaudi (Premio Campiello 2010), le ha consentito di attirare verso il proprio progetto persino varie componenti progressiste staccatesi dal PD, a riprova dell&#8217;emorragia di consensi attraversata dai partiti italiani in Sardegna. Per contro, la scissione maturata nel PDL a seguito delle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, ha indebolito il centrodestra regionale, e se da un lato ha consentito al governatore Cappellacci di riproporre la sua candidatura per un secondo mandato, coalizzando la vasta area conservatrice del partito, dall&#8217;altro, Mauro Pili, ex PDL, ha fondato un nuovo movimento territoriale chiamato Unidos, sottraendo uomini al PDL ed attirando in coalizione alcune sigle autonomiste e indipendentiste (come Fortza Paris e la neonata Soberania).<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />L&#8217;isola assiste così ad un lento ma progressivo declino della partitocrazia centralista, a cui purtroppo non corrisponde un adeguato ambiente indipendentista in grado di capitalizzare politicamente il quadro complessivo della crisi. Ciò risulta particolarmente evidente nell&#8217;osservazione del terzo passaggio politico, che riguarda il posizionamento del mondo sardista, abituato a sviluppare la propria strategia di governo solo in ambito autonomistico ed in alleanza con partiti italiani. Da una parte abbiamo il Partito Sardo d&#8217;Azione, il più prestigioso ma tuttavia anche il meno dinamico nella capacità di effettuare pressioni in chiave riformistica (e in questo senso assai meno utile in ambito autonomistico, ad esempio, del suo omologo altoatesino SVP). E nonostante abbia ricoperto importanti cariche amministrative a livello regionale, provinciale e comunale. Nella dirigenza del PSD&#8217;AZ è emerso il classico orientamento, giustificato dalla nuova legge elettorale, secondo il quale la sopravvivenza del partito è legata alla sua necessità di ottenere degli eletti, perseguendo la linea di alleanze col centrodestra ed il centrosinistra italiano. E così, dopo aver esaurito la propria partecipazione col PDL, al PSD&#8217;AZ non è rimasto che il PD. Questa linea venne anticipata dall&#8217;ex consigliere sardista Paolo Maninchedda, ritenendo di poter sviluppare il “sistema Vendola” utilizzato da SEL in Puglia, cioè far aderire il PSD&#8217;AZ alla coalizione di centrosinistra, e da lì presentare un proprio candidato a delle primarie di coalizione, alternativo e vincente rispetto a quello del PD, per conquistare la presidenza della Regione. Tale strategia includeva la volontà di utilizzare il PSD&#8217;AZ come base per un Partito Nazionale Sardo (analogamente all&#8217;idea rilanciata dal gruppo U.R.N. Sardinnya nel 2007), al fine di riunire sotto ad uno stesso tetto le varie sigle autonomiste e indipendentiste nate nel corso degli anni da numerose e improvvide scissioni. Pochi mesi fa la dirigenza sardista ha rigettato l&#8217;autonomia politica di Maninchedda nel partito, rifiutando la proposta di evoluzione del PSD&#8217;AZ verso un PNS, ed ha cacciato il consigliere regionale, che a quel punto ha proseguito in modo unilaterale la propria linea, coinvolgendo Franciscu Sedda, ex dirigente di ProgReS, e fondando il “Partito dei Sardi”. Si sono creati così una serie di errori. Da una parte, il nuovo “PDS” non può essere considerato un aggregatore di sigle identitarie, perché non da luogo ad alcuna fusione ma si limita a mettersi in coda a quelle esistenti. Dall&#8217;altra, il PSD&#8217;AZ avvia comunque una trattativa con il PD, inizialmente impostata sulla candidatura di Francesca Barracciu del Partito Democratico (perdendo così la possibilità di esprimere una propria candidatura, e creando una nuova area politica “sovranista”, rappresentata da Maninchedda, portatrice di una strategia similare). La paradossale situazione messa in piedi dalla dirigenza sardista ha raggiunto il suo culmine nel momento in cui la Barracciu è stata coinvolta nell&#8217;inchiesta giudiziaria per peculato (circostanza che il 30 dicembre l&#8217;ha costretta a rinunciare alla candidatura), perché i sardisti si sono trovati a dover “difendere” l&#8217;indagata sulla base della presunzione d&#8217;innocenza, pur di conservare la possibilità di allearsi, ma perdendo credito sia nella propria base che negli elettori in generale, in un momento storico di crisi in cui la figura del politico, sulla scorta di una visione giustizialista del populismo, “è colpevole” a prescindere. Mentre poco prima i sovranisti di Maninchedda, a cui si sono uniti i RossoMori, avevano consigliato alla Barracciu di farsi da parte. Così facendo, sardisti e sovranisti hanno reso fragili strategie apparentemente solide, che le divisioni non hanno consentito di perfezionare. Da non escludere ulteriori soprese.<br />
Con ogni probabilità altre sigle correranno sole, come il Meris di Meloni. Altre non hanno ancora sciolto il nodo della propria strategia, come IRS e Sardigna Natzione. Mentre interessanti proposte di convergenza democratica come quella del Fronte Indipendentista Unidu non hanno raccolto interesse nelle altre formazioni politiche.</p>
<p>In conclusione, la sudditanza politica di una parte del nazionalismo Sardo ai partiti italiani denota una debolezza di fondo superabile unicamente grazie ad una maggiore collaborazione fra le sigle autonomiste e indipendentiste, le quali non dovrebbero aver timore di raggiungere traguardi politici oggi accessibili, nonostante le difficoltà imposte dalla legge elettorale. Comunque vadano, le prossime elezioni presenteranno ai Sardi dei movimenti territoriali che hanno la capacità di rispondere ai problemi dell&#8217;isola, a partire dalla necessità di una fiscalità autonoma per uscire dalla corruzione dell&#8217;assistenzialismo, e dal rilancio di una cultura autoctona, danneggiata da quella italiana. Mentre i partiti centralisti tenteranno di cambiare pelle per tutelare lo status quo e gli interessi statali in Sardegna, fra cui i proventi delle sperimentazioni dei poligoni militari, con un demanio che vanta la più alta estensione d&#8217;Europa per questa destinazione d&#8217;uso, senza alcun beneficio ambientale e finanziario per i suoi abitanti.<br />
Nel futuro della Sardegna ci sarà meno Stato e più mercato. Ecco perché il Partito Nazionale Sardo è fin da oggi un traguardo inevitabile, al pari della sovranità che dovremo conquistare.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Prospettive-2014.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Sovranità e sudditanza dei Sardi: Costituzione svizzera e italiana a confronto</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 22:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il diritto pubblico comparato offre diverse possibilità di analisi alle forze politiche delle minoranze nazionali, perché evidenzia in maniera plateale quali sono i principali ostacoli giuridici che, soprattutto in uno Stato centrale, si frappongono fra i diritti delle minoranze e la possibilità di esercitarli. Osservando in parallelo quali terzi ordinamenti costituzionali renderebbero più agevole tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/08/Swiss-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5260" title="Swiss - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/08/Swiss-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="365" /></a>Il diritto pubblico comparato offre diverse possibilità di analisi alle forze politiche delle minoranze nazionali, perché evidenzia in maniera plateale quali sono i principali ostacoli giuridici che, soprattutto in uno Stato centrale, si frappongono fra i diritti delle minoranze e la possibilità di esercitarli.</p>
<p>Osservando in parallelo quali terzi ordinamenti costituzionali renderebbero più agevole tale possibilità, non si può fare a meno di considerare la Svizzera uno dei modelli di riferimento per eccellenza. Siamo nel solco di Giovanni Battista Tuveri, che già nel 1872 non mancò di commentarne la struttura. In questa sede ci occuperemo del testo scaturito dalla riforma costituzionale del 1999.<br />
Oggi qualcuno potrebbe trovare scontato il paragone fra un sistema federale come quello elvetico ed uno centralista come quello italiano, ma non tutti conoscono uno straordinario fondamento giuridico che differenzia la Confederazione Svizzera dallo Stato Italiano. Nel primo caso infatti non si può parlare di una vera e propria nazionalità basata sul classico dogma dello Stato-nazione ottocentesco riassumibile nella formula: <em>“una lingua, una nazione”</em>, perché noteremo invece che, a differenza della Repubblica Italiana cone le sue Regioni, in Svizzera, i Cantoni (a loro volta muniti di lingue ufficiali diverse) nella <a href="http://www.admin.ch/ch/i/as/1999/2556.pdf" target="_blank">Costituzione</a> elvetica hanno la stessa valenza giuridica del “Popolo”, sono cioè posti sullo stesso piano. Popolo e Cantoni non sono concetti separabili (Preambolo costituzionale e art. 1). Immaginate, come se nello Stato Italiano le Regioni e il “Popolo Italiano” godessero dello stesso status di sovranità.<br />
Al contrario, la <a href="http://www.senato.it/documenti/repository/istituzione/cost_maggio-2012.PDF" target="_blank">Costituzione</a> Italiana, all&#8217;art. 1, comma 2°, parla semplicemente di Popolo, rimandando la forma dell&#8217;esercizio della sua sovranità alle disposizioni che seguono nel testo costituzionale. Eppure, nonostante l&#8217;architettura della sua Carta fondante riconosca l&#8217;esistenza del regionalismo come fattore di decentramento amministrativo, la realtà dei fatti stona palesemente con quanto affermato in qualsiasi manuale di diritto costituzionale italiano, in quanto il cosiddetto Popolo (italiano) e le Regioni non coincidono nei termini della sovranità esercitabile ma solo nella nazionalità. Questo è stato affermato dalla Corte Costituzionale, quando, <a href="http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/47649.pdf" target="_blank">nel 2006</a>, venne rigettata la possibilità che una Consulta emanata dal Popolo Sardo, definitosi “sovrano”, lavorasse ad un nuovo Statuto Autonomo. Secondo la Corte non esisterebbe un Popolo Sardo sovrano (anche se nel diritto italiano la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L'opinione;%20Sardi%20e%20Autonomia%20di%20serie%20B.pdf" target="_blank">definizione</a> di Popolo Sardo compare nell&#8217;art. 28 della terza legge costituzionale del 1948, cioè lo Statuto Autonomo), ma esisterebbe solo un Popolo sovrano (quello italiano).<br />
La Costituzione Italiana tuttavia non stabilisce quali contorni rappresenterebbero tale Popolo (italiano), neppure si fa esplicito riferimento ad una lingua ufficiale, benché la predominanza di quella italiana nella vita pubblica dello Stato sia evidente.<br />
Oltre all&#8217;art. 4, i primi 3 commi dell&#8217;art. 70 della Costituzione elvetica invece sono chiari:</p>
<p><em>1 &#8211; Le lingue ufficiali della Confederazione sono il tedesco, il francese e l’italiano. Il romancio è lingua ufficiale nei rapporti con le persone di lingua romancia.</em><br />
<em> 2 &#8211; I Cantoni designano le loro lingue ufficiali. Per garantire la pace linguistica rispettano la composizione linguistica tradizionale delle regioni e considerano le minoranze linguistiche autoctone.</em><br />
<em> 3 &#8211; La Confederazione e i Cantoni promuovono la comprensione e gli scambi tra le comunità linguistiche.</em></p>
<p>Nel diritto costituzionale elvetico dunque i Cantoni sono sovrani ed hanno la contemporanea facoltà di ufficializzare le loro lingue territoriali. Aspetto ben diverso, ad esempio, dalla legge regionale n. 26/97 che in Sardegna riconosce e tutela la lingua Sarda, e alloglotte, ma che non ha carattere di ufficialità dichiaratamente espresso nella Carta Costituzionale della Repubblica e che considera l&#8217;uso della lingua Sarda, non come un diritto da normalizzare, ma come un aspetto meramente culturale del Popolo Sardo. Una visione che ha proiettato la politica di tutela del Sardo non in quanto collettività che esprime una minoranza linguistica, ma come il riflesso di singoli individui che hanno la facoltativa possibilità di esprimersi in una lingua minoritaria. Contrariamente, in Svizzera, la conseguenza giuridica della condivisione di sovranità conferma dunque le basi &#8211; non di un semplice federalismo amministrativo &#8211; ma di un federalismo politico e quindi multiculturale a tutto campo, da cui discende anche quello fiscale. Il 4° comma dell&#8217;art. 128, in materia di imposte dirette, afferma: <em>I Cantoni provvedono all’imposizione e all’esazione. Tre decimi del gettito fiscale lordo spettano ai Cantoni; almeno un sesto di questa quota è devoluto alla perequazione finanziaria intercantonale.</em></p>
<p>La Svizzera ha ben 26 sistemi fiscali diversi e concorrenti, ma non avversari, uno per Cantone, con una media alquanto eterogenea in tema di pressione fiscale, comunque bassa, relativamente alle diverse caratteristiche economiche delle comunità. L&#8217;articolo 128 è un esempio lampante di federalismo partecipativo e cooperativo, questo, tuttavia, non fa venire meno anche il carattere esecutivo di cui invece è sprovvisto il regionalismo italiano (nel 2012 in Sardegna il Comitato del <a href="http://fioccoverde.net/" target="_blank">Fiocco Verde</a> è ancora costretto dalle circostanze a battersi per la sola capacità di esazione).<br />
Un esempio essenziale di federalismo esecutivo in Svizzera è quello stabilito dalla politica estera, se nel dettato Costituzionale italiano è solo l&#8217;impersonale e monolitica figura dello Stato a decidere le mosse diplomatiche, in quello Svizzero i Cantoni hanno la sovranità per contribuire a determinarle. Gli art. 55 e 147 sono delle perle di democrazia partecipativa. Il primo recita:</p>
<p><em>1 &#8211; I Cantoni collaborano alla preparazione delle decisioni di politica estera che toccano le loro competenze o loro interessi essenziali.</em><br />
<em> 2 &#8211; La Confederazione informa tempestivamente e compiutamente i Cantoni e li consulta.</em><br />
<em> 3 &#8211; Ai pareri dei Cantoni è dato particolare rilievo nei settori che toccano loro competenze.</em><br />
<em> In questi casi i Cantoni collaborano in modo appropriato ai negoziati internazionali.</em></p>
<p>Il secondo articolo in oggetto si spinge oltre, coinvolgendo gli attori politici del territorio:</p>
<p><em>I Cantoni, i partiti politici e gli ambienti interessati sono consultati nell’ambito della preparazione di importanti atti legislativi e di altri progetti di ampia portata, nonché su importanti trattati internazionali.</em></p>
<p>Immaginando l&#8217;applicazione dell&#8217;art. 147 alla realtà Sarda, ne consegue che, ad esempio, sul tema delle basi militari, lo Stato Italiano avrebbe dovuto preventivamente chiedere il permesso sulla loro realizzazione &#8211; non solo alla Regione &#8211; ma persino ai partiti autonomisti e indipendentisti Sardi.</p>
<p>Nel federalismo svizzero, la condivisione della sovranità manifesta il suo carattere esecutivo in quanto non si limita ad applicare una politica posta al di sopra dei Cantoni, ma con essi, la Confederazione, <span style="text-decoration: underline;">contribuisce a crearla ed applicarla</span>.<br />
Il Comune è il primo spazio di esercizio della democrazia del cittadino elvetico, non esiste un ente intermedio sulla falsariga delle nostre Province. Bisogna inoltre osservare che l&#8217;autonomia dei Comuni svizzeri, con le relative competenze, varia da Cantone a Cantone, fino ad essere configurata con delle vere e proprie Costituzioni, anche in questi casi, espressione della volontà popolare.</p>
<p>Oltre a considerare i referendum il principale strumento di tale sovranità, notiamo che la <a href="http://www.admin.ch/ch/i/as/1999/2556.pdf" target="_blank">Costituzione</a> varata nel 1999, all&#8217;art. 51, comma 1°, afferma: <em>Ogni Cantone si da una costituzione democratica. La costituzione cantonale richiede l’approvazione del Popolo e deve poter essere riveduta qualora la maggioranza del Popolo lo richieda.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/Prussia-Sa-Natzione.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5511" title="Prussia - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/Prussia-Sa-Natzione.png" alt="" width="200" height="134" /></a>Questo è un elemento giuridico e politico di notevole importanza, che rende abissale il diritto costituzionale elvetico da quello italiano. A differenza di quella italiana, la Costituzione Svizzera non è flessibile in quanto non esistono fattori di rigidità nel poterla modificare, che ci sono, ma è flessibile per quanto riguarda le Costituzioni cantonali: essa non dice che “si possono” cambiare, ma che “si devono” poter cambiare. Non c&#8217;è dunque la probabilità ma la possibilità correlata al dovere. Questa peculiarità deriva dalla vecchia Costituzione elvetica del 1874, la cui condizione storica portò i Cantoni a coincidere con il Popolo, in quanto il potere costituente non viene inquadrato come un qualcosa che si esaurisce nel momento in cui viene emanato ma come un qualcosa di continuativo nel tempo. La spiegazione di questa dottrina democratica, che affonda le sue origini nell&#8217;Europa germanica della riforma Luterana in contrapposizione al verticismo dei regni cattolici, influenzò persino il costituzionalismo statunitense: la mitica e allo stesso tempo pragmatica formula di George Washington infatti vuole che siano le Costituzioni a servire i Popoli e non viceversa. Vale a dire che, nell&#8217;istante in cui una Costituzione non rappresenta più le mutate condizioni sociali, culturali, identitarie ed economiche di un dato territorio, essa DEVE essere modificata in funzione delle nuove condizioni sopravvenute, e non conservata come un feticcio da adorare (cosa che invece, purtroppo, succede nella dialettica politica italiana).</p>
<p>La concezione unitarista dello Stato Italiano, rispetto a quella pattizia della Confederazione Svizzera, si evidenzia sotto vari aspetti. Istruzione e cultura, oltre al predetto esempio linguistico, ne sono il sintomo per eccellenza. Se in Svizzera la scuola (per struttura e programmi) è competenza esclusiva dei Cantoni (art. 62, c. 1), in Italia, nonostante il regionalismo abbia facoltà di integrare i programmi scolastici e adottare una propria autonomia, la <em>“Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”</em> (art. 33, c. 2). Ancora, in Svizzera, <em>“il settore culturale compete ai Cantoni”</em> (art. 69, c. 1), che si occupano anche di gestione dei beni culturali (assieme ai Comuni) in base ai rispettivi ordinamenti territoriali; in Italia, invece, lo Stato ha competenza esclusiva in: <em>s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali</em> (art. 117), benché solo in parte sia materia di legislazione concorrente fra Stato e Regioni.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ci sono infatti diversi percorsi storici che hanno prodotto tali ordinamenti: se la Svizzera eredita col neutralismo la sua caratteristica di spazio giuridico, sociale e geografico multipolare derivante dalla struttura pattizia della Ginevra di epoca calvinista, il Regno d&#8217;Italia e la Repubblica Italiana non sono che la copia e l&#8217;evoluzione della struttura statale e accentratrice dell&#8217;Impero Napoleonico (inclusa l&#8217;area francofona da cui provenivano i regnanti sabaudi, in seguito del tutto piemontesi).<br />
La Costituzione Italiana è figlia del suo tempo, non solo per quanto concerne la struttura che ha stabilito la forma dello Stato, ma anche per gli uomini e l&#8217;epoca che plasmarono tale forma. Il timido regionalismo italico sottomesso al centralismo romano fu il compromesso tra una serie di esigenze interne ed esterne alle classi dirigenti dell&#8217;epoca (che tuttavia ignoravano le reali esigenze identitarie, sociali ed economiche delle popolazioni da esse amministrate). Per un verso, era ancora forte il mito dell&#8217;unità nazionale italiana sorto in epoca risorgimentale ed in seguito fomentato dal fascismo, poi assimilato dal popolarismo liberale; per altro verso, l&#8217;internazionalismo delle componenti socialiste e comuniste vedevano nell&#8217;autonomismo e nel federalismo – non solo un rischio di frammentazione di quel mito che pure loro avevano assimilato – ma un rischio di frammentazione che avrebbe potuto anche ostacolare l&#8217;avvento di una ipotetica società socialista, ideologia al tempo sostenuta dall&#8217;URSS, una delle potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto mondiale, e che influenzavano il PCI della fase post-bellica. Per altro verso ancora, il nascente blocco occidentale che avrebbe dato vita ai Paesi NATO, dopo Yalta, riteneva fondato il rischio che le varie sensibilità economiche e culturali della penisola (e delle isole) in capo allo Stato Italiano si frammentassero, complicando così al mondo occidentale la facoltà di controllare in maniera più efficace l&#8217;area strategica del Mediterraneo, rispetto alla potenza sovietica ed ai suoi Stati-satellite. Al periodo, l&#8217;indipendentismo siciliano (e non quello sardista) fu una delle maggiori preoccupazioni in tal senso.</p>
<p>Al di là delle origini storiche degli ordinamenti costituzionali svizzero e italiano, il primo ha introdotto un principio di coerenza che nel secondo continua a mancare, e riguarda proprio il diritto internazionale. Il 4° comma dell&#8217;art. 5 della Costituzione Svizzera recita: <em>La Confederazione e i Cantoni rispettano il diritto internazionale.</em></p>
<p>Questo principio costituzionale si è conformato alla ratifica, da parte della Svizzera, avvenuta nel 1974, della <a href="http://www.echr.coe.int/NR/rdonlyres/0D3304D1-F396-414A-A6C1-97B316F9753A/0/CONVENTION_ITA_WEB.pdf" target="_blank">Convenzione</a> Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e della relativa Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo. Ne è conseguito che la Confederazione non può emanare alcun atto contrario alle disposizioni indicate nella CEDU. Si può pertanto affermare che la CEDU ha valenza costituzionale all&#8217;interno dell&#8217;ordinamento elvetico.<br />
Al contrario, lo Stato Italiano, benché anch&#8217;esso in linea con una serie di trattati e convenzioni internazionali sui diritti dei singoli e delle comunità, presenta un quadro più difficoltoso di applicazione di tali dettami in quanto la propria architettura istituzionale e la sua legislazione creano zone d&#8217;ombra nelle quali non sempre un diritto ha la facoltà di poter emergere nel momento stesso in cui reclama attenzione.<br />
Due esempi pratici sono quelli del diritto alla lingua nazionale e del diritto all&#8217;autodeterminazione. Il primo si è verificato proprio nel 2012, quando il Governo Monti, in attuazione di un provvedimento sulla revisione di spesa dello Stato (e persino in spregio all&#8217;art. 6 della Costituzione Italiana sui diritti delle minoranze) ha declassato la tutela di quelle linguistiche non coperte da accordi internazionali (come la Sarda e la Friulana). Una circostanza che ha scatenato alcune <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/08/i-nomi-e-i-fatti-dei-parlamentari-che-hanno-votato-contro-la-lingua-sarda/" target="_blank">polemiche</a> politiche. Il secondo, anch&#8217;esso del 2012, si è verificato nel momento in cui un ufficio regionale ha bollato come <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/276234" target="_blank">improponibile</a> la possibilità di indire un referendum consultivo sull&#8217;indipendenza della Sardegna (come proposto dal movimento PAR.I.S. di Meloni), motivandolo in base all&#8217;art. 5 della Costituzione Italiana (<em>“La Repubblica, una e indivisibile”&#8230;</em>), aspetto poi rigettato dopo il ricorso presentato dagli avvocati di Meloni. Infatti lo Stato Italiano ha sottoscritto trattati nei quali riconosce la possibilità di autodeterminazione dei popoli. Ben più scandaloso sarebbe impedire una semplice consultazione popolare (non vincolante per lo Stato) sulla materia.</p>
<p>Altro aspetto di rigidità che differenzia l&#8217;ordinamento italiano da quello elvetico è la presenza, in Italia, della Corte Costituzionale. Un organo che, con le sue argomentazioni semantiche, indipendenti dal diritto internazionale e ben diverse dal costume del Tribunale Federale svizzero, ha declinazioni evidentemente politiche, a guardia dell&#8217;unità della presunta nazione italiana e che fu oggetto di contestazione da parte del Partito Sardo d&#8217;Azione. Se già nel 1944 il siniscolese Luigi Oggiano esaltava le conquiste del federalismo svizzero rispetto al centralismo romano, quarant&#8217;anni dopo, nel 1984, ecco cosa recitava sul tema il 13° punto programmatico del XXI° Congresso sardista:</p>
<p><em>Il PSD&#8217;AZ ritiene non più tollerabile che a dirimere controversie tra la Regione e lo Stato sia un organismo, la Corte Costituzionale, nominata esclusivamente dallo Stato e, cioè, da una delle due parti in causa. Perciò si chiede che la Corte sia riformata in senso paritetico, nel senso della presenza paritetica di giudici nominati dallo Stato e di giudici nominati dalle Regioni.</em></p>
<p>I sardisti commisero l&#8217;ingenuità di credere che la Regione, nell&#8217;ordinamento costituzionale italiano, fosse un attore sovrano di pari grado a quello dello Stato. Nella logica giuridica italiana, non esistono “due parti in causa” sovrane, ma una sola, lo Stato, comprensivo di Regioni, espresso dal “popolo italiano”.<br />
Nessuna riforma venne mai compiuta al riguardo. Da allora nulla è cambiato. Eccetto per la Svizzera, una piccola Confederazione portatasi ai vertici della grande finanza internazionale.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Costituzioni-svizzera-e-italiana-a-confronto.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>La proposta: Una politica di marketing contro il &#8216;bonapartismo linguistico&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2012 22:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Correva la seconda metà dell&#8217;800. Nei suoi racconti di vita militare, Guy de Maupassant si prese la briga di ricordare l&#8217;infanzia di Napoleone Bonaparte, quando, da sincero indipendentista Corso e seguace di Pasquale Paoli, si tramutò nel più acceso sostenitore dell&#8217;Imperialismo Francese, che tutti abbiamo conosciuto nei libri di storia. E come può essere etichettata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/07/Apartheid-linguisticu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4964" title="Apartheid linguisticu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/07/Apartheid-linguisticu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="265" height="219" /></a>Correva la seconda metà dell&#8217;800. Nei suoi racconti di vita militare, Guy de Maupassant si prese la briga di ricordare l&#8217;infanzia di Napoleone Bonaparte, quando, da sincero indipendentista Corso e seguace di Pasquale Paoli, si tramutò nel più acceso sostenitore dell&#8217;Imperialismo Francese, che tutti abbiamo conosciuto nei libri di storia.<br />
E come può essere etichettata, se non “bonapartista”, quell&#8217;insana tendenza di svariati politici Sardi nel dimenticare le proprie radici per sostituirle con quelle artificiose dell&#8217;italianità? Essere eletti in vece dell&#8217;isola ma finire inevitabilmente a fare quelle del continente.<br />
Portafoglio o “sindrome di Stoccolma” che sia, una discreta dose di Sardi pare affetta dal fenomeno del <em>passing</em>, cioè da una rimozione delle proprie radici per conformarsi a quelle del gruppo dominante. Così descriveva il fenomeno il medico e sociologo francese Frantz Fanon:</p>
<p><em>“Al parossismo per il dolore, all&#8217;infelice negro non resta che una soluzione: dare la prova della sua bianchezza agli altri e soprattutto a se stesso”</em> (Peau noire, masques blancs, 1952).</p>
<p>Nelle nuove generazioni, la Lingua Sarda è senza ombra di dubbio il principale elemento che tutt&#8217;ora paga pesantemente quella vergognosa opera di eradicazione sociale subita dal territorio e culturalmente imposta dal centralismo italiano.</p>
<p>Come rimuovere questo sentimento di inferiorità e disaffezione che ha finito per danneggiare un idioma che rappresenta l&#8217;ossatura di un Popolo e che ha saputo trasmetterci opere poetiche e letterarie degne di nota?<br />
Prima di scandalizzarci per l&#8217;<a href="http://bolognesu.wordpress.com/2012/06/25/per-la-colonizzazione-petrollirica-i-soldi-gia-li-trovano/">apartheid</a> a cui è subordinato l&#8217;esiguo finanziamento della politica regionale per la promozione della Lingua Sarda in ogni consesso pubblico, sarebbe opportuno valutare con serietà l&#8217;ipotesi di adottare una vera e propria campagna di marketing che accompagni il cittadino alla riscoperta ed al valore della sua parlata territoriale. Infatti, prima ancora che il singolo studente a scuola trovi il Sardo assieme all&#8217;inglese, non sarebbe scandaloso destinare una quota fissa e periodica di risorse finanziarie al solo fine di ripristinare la dignità sociale della Lingua Sarda: francobolli, convegni, slogan, gadgets, testimonial e spot televisivi, manifesti, pubblicità di vario genere, pupazzi, palloncini, persino spillette se necessario e anche spam nella vostra posta elettronica. Qualsiasi misura atta a fornire al cittadino una pedagogia del rispetto nei confronti della propria lingua madre sarebbe ben accetta e contribuirebbe a rimuovere quell&#8217;estetica della vergogna con cui sinora il solo italiano è stato identificato come “lingua della civiltà” rispetto alla “lingua Sarda dell&#8217;arretratezza, del folclore e dell&#8217;incultura”.<br />
Combattere il “bonapartismo linguistico” significa riportare il Popolo Sardo al centro di un protagonismo politico troppo spesso mortificato da una classe dirigente locale la cui ignavia ha finito per rappresentare, sia ieri che oggi, il principale intermediatore del centralismo italiano. Con tutto ciò che ne è conseguito in termini sociali, culturali ed economici.</p>
<p>Pensate che mentre noi discettiamo ancora sul come e sul quando il Sardo entrerà a scuola, la minoranza linguistica di Bolzano ha persino avviato una <a href="http://www.provinz.bz.it/ebt/temi/chi-come-dove-quando.asp">digitalizzazione</a> del suo servizio di emanazione dei certificati sul plurilinguismo, necessari per lavorare nella pubblica amministrazione della Provincia Autonoma.<br />
Lanciare una campagna d&#8217;immagine a favore della Lingua Sarda, nel nostro particolare contesto, può rappresentare una efficace misura di accompagnamento a quelle che dovrebbero essere le sue naturali funzioni nell&#8217;ambito della vita pubblica.<br />
Con ogni probabilità, la maggior parte delle persone che vi stanno intorno non conoscono neppure l&#8217;esistenza della legge regionale n. 26/97 a tutela del nostro idioma. Senza questo dovere, difficilmente i Sardi comprenderanno come esercitare il diritto.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/URN-Sardinnya-Sotziedade-Campagna-contro-bonapartismo-linguistico.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong><img class="aligncenter" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Referendum sull&#8217;indipendenza incostituzionale? Niente lingua, niente ONU</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2012 12:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non può definirsi “Popolo” una collettività che non esercita i propri diritti. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Le nazioni si affacciano nella storia in base ad elementi concreti o immaginari, ma quando una collettività non utilizza quelli concreti di cui dispone, può solo rifugiarsi nel mito o nell&#8217;economicismo. Un po come i leghisti padani. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/Assemblea-ONU-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4793" title="Assemblea ONU - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/Assemblea-ONU-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="236" /></a>Non può definirsi “Popolo” una collettività che non esercita i propri diritti.<br />
Sfido chiunque a dimostrare il contrario.<br />
Le nazioni si affacciano nella storia in base ad elementi concreti o immaginari, ma quando una collettività non utilizza quelli concreti di cui dispone, può solo rifugiarsi nel mito o nell&#8217;economicismo. Un po come i leghisti padani. Eppure la Sardegna ha una sua lingua, una sua cultura e delle peculiarità storiche uniche. Sul fatto che le faccia (politicamente) valere si potrebbe stendere un velo pietoso.<br />
Come si giustifica l&#8217;incostituzionalità con cui un ufficio regionale ha bocciato la possibilità di indire una consultazione sull&#8217;indipendenza dell&#8217;isola?<br />
Il 6 giugno è stata <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/276234">annunciata</a> l&#8217;inammissibilità del referendum consultivo in base ad un principio:</p>
<p><em>Tale principio è sancito nell&#8217;art. 5 della Costituzione Italiana (&#8220;la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali&#8221;) nonché nello Statuto speciale per la Sardegna il cui art. 1 afferma che &#8220;La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma fornita di personalità giuridica entro l&#8217;unità politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione e secondo il presente Statuto&#8221;.</em></p>
<p>Si tratta di una decisione scontata, se non fosse che la stessa Repubblica è inserita a pieno titolo nei canoni del Diritto Internazionale, il quale legittima la libertà di autodeterminazione dei Popoli rispetto allo Stato di appartenenza (basti ricordare il precedente giuridico del Kosovo a cui si oppose inefficacemente il diritto serbo).<br />
La solitaria decisione del nostro umile ufficio regionale ha inoltre dimostrato l&#8217;obsolescenza della nostra architettura istituzionale. L&#8217;aspetto curioso è che -nelle democrazie occidentali- le repubbliche degli stati-nazione sono più illiberali delle monarchie. In Scozia infatti il referendum sull&#8217;autodeterminazione dal Regno Unito sarà tenuto con il consenso della Regina Elisabetta II.</p>
<p>In Sardegna si potrebbe fare ricorso, anche in sede UE. Peccato che l&#8217;indipendentismo Sardo si trovi nell&#8217;imbarazzante posizione di non aver mai fatto valere con convinzione la sua condizione di minoranza linguistica (elemento chiave con cui ancorarsi ad una discriminazione collettiva sui propri diritti) e che la sua frammentazione e la sua inconsistenza presso il Popolo Sardo non lo abbiano mai portato a sviluppare una qualsivoglia forma di “corpo diplomatico” con cui instaurare convergenze internazionali. E sapete perché? Perché sul piano geopolitico, come negli affari, non basta una proclamazione unilaterale dei propri diritti (o dell&#8217;indipendenza), ma serve il formale riconoscimento di terzi Stati affinché si abbiano le necessarie tutele nel quadro degli organismi sovranazionali (tra cui l&#8217;ONU). Il Diritto Internazionale è dunque suscettibile di discrezione politica, e la sua pratica applicazione in casi come questo è subordinata all&#8217;effettivo spiegamento di forze che vanno ben oltre il singolo soggetto che rivendica un legittimo diritto.<br />
Non ci sarà nessun Alex Salmond a parlare in nostro favore a Bruxelles, a limite la singola buona volontà di qualche eurodeputato sollecitato da amici locali a toccare la questione, senza produrre concreti riflessi nella politica italiana.<br />
Lo sa bene anche il Comitadu pro sa Limba Sarda, da sempre in cerca di sponde politiche che non arrivano neppure dall&#8217;indipendentismo Sardo.<br />
E l&#8217;ONU come potrebbe tutelare una minoranza nazionale quando i suoi stessi rappresentanti (cioè gli indipendentisti) non godono di consenso popolare essendosi occupati solo di fare testimonianza piuttosto che amministrazione e riforme? Non a caso la legge regionale n. 26/97, che riconosce formalmente la lingua Sarda, sul piano politico è lettera morta in Sardegna prima che in ogni altro luogo (come ad esempio presso la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo o della Corte di Giustizia UE).<br />
Per farvi capire i ritardi politici sulla nostra lingua, ricordiamoci in parallelo il caso Sardo e il caso Altoatesino: nel secondo dopoguerra, mentre a Cagliari si ignorava persino l&#8217;esistenza al diritto ad una toponomastica bilingue, Roma veniva <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/05/laccordo-gruber-%E2%80%93-de-gasperi-quando-litalia-fu-ripresa-dallonu-per-discriminazione-linguistica/">ripresa</a> da due risoluzioni ONU per il mancato rispetto dei diritti linguistici della minoranza tedesca e ladina in nord Italia.</p>
<p>Nessuno potrà negare che il movimento PAR.I.S., promoter della raccolta firme per indire questo tipo di referendum in Sardegna (che noi tuttavia <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/01/un-referendum-sullindipendenza-della-sardegna-come-in-scozia-e-le-riforme-chi-le-fa/">consideriamo prematuro</a>), si è sempre interessato alla tutela linguistica, ma nel suo complesso il nazionalismo Sardo è sottoposto ad un autocolonialismo culturale italiano che ha di fatto svuotato il riconoscimento dei nostri diritti, privandolo di un formidabile potere politico capace di oltrepassare il diritto italiano. Inoltre a livello teorico non è detto che un referendum <span style="text-decoration: underline;">consultivo</span> possa valere a priori, od ogni giorno sarebbe possibile chiedere conto ai cittadini sui temi più disparati, anche oltre la rispettiva giurisdizione territoriale. Ad esempio: <em>“Sareste favorevoli all&#8217;abolizione della caccia nel Regno Unito?”</em></p>
<p>La realtà del nostro contesto è stata ben rappresentata dalle parole dell&#8217;ex Questore Antonio Pitea, che dopo aver lasciato la poltrona di consigliere regionale del PDL ha così dichiarato:</p>
<p><em>“Provo a indovinare: la legislatura regionale prosegue certamente sino alle elezioni politiche. Dall&#8217;incertezza sulla base di quei risultati emergeranno ripensamenti e autocritiche con la nascita, e la riesumazione, di nuovi e vecchi schieramenti. Di riforme non se ne parla e si voterà con la vecchia legge sia regionale che nazionale per premiare gli allineati. Poi con tanta armonia si troveranno coalizioni, oggi insospettabili, per tentare di governare questo Paese o di traghettarlo verso l&#8217;ignoto.<br />
Incertezza del futuro”.</em></p>
<p>In seguito mi rispondeva che sperava in qualcosa di diverso. Ma come dargli torto?<br />
Mentre qui una minoranza, come noi, auspica la costruzione di basi culturali ed economiche per l&#8217;indipendenza, la vecchia classe politica tira a campare sui soliti vizi: un altro mondo!<br />
L&#8217;aspetto grottesco è che l&#8217;indipendentismo Sardo si trova addirittura indietro al centralismo italiano, sia sotto il profilo linguistico che economicistico. Cappellacci nei confronti dell&#8217;esecutivo Monti ha dimostrato la possibilità di usare una comunicazione bilingue mentre Mauro Pili (PDL) è stato il primo ad avviare una battaglia per l&#8217;incostituzionalità dell&#8217;IMU nelle Regioni a statuto speciale, in quanto munite di una propria regolamentazione finanziaria.<br />
Non mancano naturalmente i centralisti classici, sempre più in ritardo di tutti. Pensiamo al segretario del PD Silvio Lai che ha <a href="http://www.castedduonline.it/cronaca/soldi-sardi-il-pd-a-cappellacci-la-sardegna-ha-perso-credibilita/25980">definito</a> “iniziativa folclorica” la comunicazione bilingue di Cappellacci. Secondo l&#8217;esponente di un Popolo che rappresenta una minoranza linguistica, rispettarla sarebbe “folclorismo”.<br />
Quantomeno i sardisti si sono accorti che se passare alla sovranità formale è giuridicamente e politicamente difficile, occorre partire da quella esercitata. Bisogna cioè porre le istituzioni e la politica centralista di fronte al fatto compiuto. Sia utilizzando la lingua Sarda, sia imponendo il nostro diritto all&#8217;autonomia fiscale. Non esiste infatti una sovranità ma tante forme di sovranità. Sotto il profilo dell&#8217;autonomia fiscale, l&#8217;Unione dei Comuni del Marghine ha sottoscritto un <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4464">documento</a> che contempla lo sforamento del Patto di Stabilità italiano (una misura che non consente alle nostre amministrazioni di liberare liquidità per poterla destinare allo sviluppo, incatenando le nostre comunità locali). Questa <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/Mozione-sovranitaria-URN-Sardegna-e-Liberta.pdf">mozione</a> può rappresentare una solida base di partenza per metterla in discussione.</p>
<p>Eppure la situazione rimane grave. In conclusione, se l&#8217;indipendentismo intende seriamente porsi come alternativa di governo del territorio per contribuire al benessere collettivo, prima di ingaggiare battaglie sull&#8217;indipendenza in solitaria dovrebbe innanzitutto capire qual è la sfera dei diritti che intende promuovere nella sua azione politica. E sostenerli in modo netto e compatto.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Lincostituzionale-referendum-sullindipendenza.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Napolitano? L&#8217;ultimo Capo di Stato occidentale che confonde il federalismo con il secessionismo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 16:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Napolitano ai leghisti: “Secessionismo fuori dalla storia”. Si capisce, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è un uomo di alto profilo istituzionale, la sua cultura non gli impedisce di venire meno al mandato costituzionale che il Parlamento gli ha affidato. Ed in quanto tale, finge di non sapere che la geografia politica mondiale nei soli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Napolitanu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3420" title="Napolitanu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Napolitanu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="198" /></a>Napolitano ai leghisti: “Secessionismo fuori dalla storia”.</p>
<p>Si capisce, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è un uomo di alto profilo istituzionale, la sua cultura non gli impedisce di venire meno al mandato costituzionale che il Parlamento gli ha affidato. Ed in quanto tale, finge di non sapere che la geografia politica mondiale nei soli ultimi 50 anni ha visto nascere decine di nuovi Stati. Altrimenti verrebbe da chiedersi se Napolitano abbia mai comparato un mappamondo del 1960 con uno del 2010.</p>
<p>Non siamo leghisti e né secessionisti naturalmente, tuttavia siamo democratici, ed in quanto tali ci domandiamo fino a che punto la Costituzione Italiana lo sia nei confronti di una Comunità Internazionale che riconosce il diritto dei Popoli all&#8217;autodeterminazione rispetto al centralismo di Stati sorti nell&#8217;800. Degli Stati che, al posto di rispettare le Autonomie, le declassano omologandone l&#8217;economia, la storia, la cultura e persino la lingua a quella considerata “nazionale”. Ne consegue che si formano, come nella Repubblica Italiana, zone di seria A e zone di serie B.<br />
Questo genere di problemi è stato risolto da varie democrazie occidentali attraverso l&#8217;indipendentismo oppure attraverso il federalismo: una forma di organizzazione delle istituzioni che può avere una o più nazionalità al suo interno. Ad esempio, tra le più note, gli USA sono una nazione multietnica formata da varie minoranze linguistiche e da diversi Stati, mentre il Canada è una confederazione multinazionale formata da una maggioranza anglofona e da una minoranza francofona (Québec). Ma senza andare oltre-Atlantico, basti osservare il Regno Unito, composto da 4 nazioni entrambe formalmente riconosciute e con diversi livelli di Autonomia: Galles, Inghilterra, Irlanda del Nord e Scozia (quest&#8217;ultima governata dagli indipendentisti dell&#8217;SNP, che hanno battuto la destra e la sinistra filo-londinese). Pensate, il sottosegretario di Stato Michael Moore ha annunciato che non ci sarà alcun ricorso costituzionale se l&#8217;elettorato scozzese in un referendum si esprimerà a favore dell&#8217;autodeterminazione. Ben altro livello culturale rispetto a quello tenuto dal Quirinale.</p>
<p>Nello Stato Italiano invece l&#8217;art.117 della Costituzione impedisce alla Sardegna (con la sua Autonomia di cartapesta) l&#8217;amministrazione diretta dei suoi Beni Culturali, dell&#8217;Istruzione e persino di un Fisco autonomo. Non c&#8217;è da stupirsi che la ricchezza Sarda &#8211; senza la formazione culturale e senza l&#8217;autonomia relativa alle Entrate fiscali &#8211; venga depredata e poco valorizzata, spingendo i giovani verso una nuova emigrazione.<br />
Tutto questo succede mentre la Repubblica <span style="text-decoration: underline;">indipendente</span> di Malta con i suoi 410.000 abitanti elegge addirittura 5 eurodeputati a Bruxelles e fa parte della zona euro e della Comunità Internazionale a pieno titolo: nessuna violenza, nessun isolazionismo, ma neppure cittadini di serie B. I maltesi sono i protagonisti del proprio avvenire e &#8211; a differenza della Sardegna &#8211; la loro politica non dipende dal vezzo di istituzioni centralistiche che in vece nostra decidono persino come e quando deve essere appaltata una infrastruttura stradale.</p>
<p>Napolitano inoltre confonde la filosofia della storia con la storia: se la prima è quella branca della filosofia che si occupa di interrogarsi sull&#8217;esistenza di un fine nel susseguirsi delle vicende umane, la storia è il semplice susseguirsi di queste.<br />
Sostenere infatti che la nascita di un nuovo Stato all&#8217;interno dell&#8217;attuale Repubblica sia “fuori dalla storia”, come ha fatto Napolitano, non è altro che una posizione nazionalistica italiana che non tiene conto del diritto di qualsiasi gruppo di cittadini (o Popolo, laddove esista, come quello Sardo) di emanciparsi rispetto al resto dello Stato.<br />
Infatti qualsiasi Costituzione democratica non è un “Verbo divino e immutabile” sceso dal cielo ma una Carta di regolazione dei rapporti economici, politici e civili tra soggetti che vi si riconoscono e che all&#8217;evenienza possono scegliere di modificarla. Chi lo sosteneva? George Washington.<br />
Un nuovo Stato dovrebbe poter decidere se federarsi o meno con un terzo, senza imposizione alcuna. Chi non tiene conto della realtà e paventa il carcere in risposta a violenze che non esistono da parte di chi invoca l&#8217;indipendentismo o il federalismo, probabilmente dovrebbe riflettere meglio sui concetti di discriminazione e di neocolonialismo.</p>
<p>Nel 2011 pertanto la battaglia democratica non consiste nel difendere una Costituzione Italiana scritta da uomini culturalmente allevati nel fascismo e nel repubblicanesimo unitario gentiliano e crociano sedimentato nella prima repubblica, la nostra battaglia infatti consiste nel superare una Costituzione centralistica, insensibile alle minoranze nazionali. Il fine? Poco storico e molto pratico: il diritto al benessere e al rispetto dei nostri cittadini.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Napolitano%20sul%20secessionismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Il diritto all&#8217;esistenza di Israele non si discute</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 22:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya, Quanti conoscono “Nathan il Saggio”? Fu il capolavoro della tolleranza tra culture e religioni della letteratura illuminista tedesca. Il testo, di Gotthold Ephraim Lessing, fu in seguito censurato dal nazismo hitleriano ed anche dal fascismo spagnolo che si richiamava ai fasti della vecchia Spagna imperiale: quella che in pieno fervore cattolico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Israel-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2829" title="Israel - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Israel-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="240" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Quanti conoscono “Nathan il Saggio”? Fu il capolavoro della tolleranza tra culture e religioni della letteratura illuminista tedesca. Il testo, di Gotthold Ephraim Lessing, fu in seguito censurato dal nazismo hitleriano ed anche dal fascismo spagnolo che si richiamava ai fasti della vecchia Spagna imperiale: quella che in pieno fervore cattolico cacciava gli ebrei dalle sue terre.<br />
Nella letteratura non sono mai mancati i richiami alla tolleranza od alla semplice riflessione sul ruolo di un popolo vilipeso e bistrattato dai suoi simili, come nel “Mercante di Venezia” di William Shakespeare, a sua volta ispirato da una novella dello scrittore trecentesco Giovanni Fiorentino.</p>
<p>Non esiste Popolo sulla terra tanto offeso e calpestato quanto quello ebraico, che nei secoli ha dovuto patire sofferenze ed eccidi di varia natura. A partire dall&#8217;Impero Romano, passando per le crociate (che all&#8217;atto pratico non iniziarono contro i musulmani ma in Europa); la Controriforma delle potenze cattoliche (che costò il rogo anche a parecchi ebrei) e l&#8217;olocausto operato dal nazismo contro gli &#8220;eredi&#8221; di David.<br />
Con “La Notte” di Elie Wiesel ci siamo domandati se l&#8217;essere umano &#8211; nonostante alcuni importanti valori conseguiti con la tolleranza di Locke, l&#8217;illuminismo, i diritti dell&#8217;uomo di Thomas Paine ma anche le scoperte scientifiche &#8211; abbia fatto un passo in avanti con l&#8217;avvento dei campi di concentramento del &#8217;900. Una piaga che non risparmiò neppure la politica di svariati Paesi del socialismo reale. La risposta che ci siamo dati è stata negativa, perché gli uomini scordano rapidamente gli errori del passato e tendono a ripeterli, anche in epoche apparentemente attraversate dalla Ragione e dal buon senso.<br />
Occorre sempre vigilare.<br />
In Sardegna è stata la morte del pacifista filo-palestinese Vittorio Arrigoni a Gaza ad aver portato a galla una nuova forma di intolleranza che purtroppo trae origine dal conflitto arabo-israeliano in Medio Oriente. Non si discute la bontà di Vittorio Arrigoni ed il suo impegno per la vita dei bambini e del Popolo palestinese nel suo complesso, ma giudicare negativamente un Popolo, quello ebraico, come hanno fatto anche parecchi Sardi dopo la morte di Arrigoni, è stato anch&#8217;esso un sintomo di intolleranza.<br />
E non si può mettere sullo stesso piano la politica di un governo con il diritto all&#8217;esistenza di un Popolo che in una sua componente ha espresso quel governo.<br />
Bisogna inoltre considerare che Vittorio Arrigoni, malgrado abbia ricevuto minacce di morte anche dal campo israeliano, non è stato ucciso da Israele ma da una fazione interna ai palestinesi. Il regime di Hamas al potere nella striscia di Gaza non ha mai avuto alcun timore ad addebitare ad Israele parecchi omicidi avvenuti nel suo territorio, ma stavolta ha dovuto riconoscere che mandanti ed esecutori della fine di Arrigoni sono giunti dai suoi stessi servizi segreti interni a Gaza.<br />
Evidentemente ed in buona fede, Arrigoni commise l&#8217;errore di scordarsi di non essere in una democrazia ma nel territorio di un regime, criticando così anche la politica di Hamas, la quale, ricordiamolo, non ha mai esitato ad assassinare i suoi stessi fratelli della fazione politica di Fatah (oggi rimasta nella West-Bank Cisgiordana). L&#8217;omicidio Arrigoni va dunque inquadrato come il prodotto di un diverso approccio verso il pacifismo internazionale operante a Gaza da parte di Hamas: se da una parte ad esso fa mediaticamente comodo che giungano simpatizzanti da tutta la Comunità Internazionale ad aiutare il popolo palestinese, dall&#8217;altra, non si accetta che poi questi possano fare propaganda politica distinta dalla linea dei vertici e/o di qualche fazione più intransigente, stavolta identificata con un&#8217;area salafita.<br />
E&#8217; opportuno ricordare che il processo di pace in Medio Oriente è bloccato anche e soprattutto da Hamas, che non riconosce il diritto all&#8217;esistenza di Israele. Un movimento che spara razzi verso Israele da luoghi pubblici ed edifici privati al fine di ottenere un uso sproporzionato della forza da parte di Israele, che in rappresaglia a questi attacchi compie purtroppo spesso delle vere e proprie stragi a danno dei palestinesi. Dei morti che dopo vengono propagandisticamente esibiti da Hamas per perpetuare il proprio consenso nel territorio e preservare il suo potere, determinato da uno stato di guerra permanente.<br />
Hamas è a sua volta una delle articolazioni dell&#8217;imperialismo di vari Paesi arabi ed islamici di stampo autoritario, tra cui l&#8217;Iran, e che detengono a loro volta potere ed influenza su una parte del mondo islamico grazie all&#8217;assenza di democrazia che contraddistingue lo scenario mediorientale.</p>
<p>E&#8217; praticamente impossibile dialogare per Israele se la controparte è divisa (Fatah/Hamas): solo da pochi giorni grazie all&#8217;Egitto ha intrattenuto un primo accordo di conciliazione tra palestinesi che dovrebbe condurre a nuove elezioni a Gaza entro un anno. Ma il dialogo rimane improbabile se una di queste parti (Hamas) non riconosce il diritto israeliano ad esistere, nonostante ciò non giustifichi l&#8217;uso sproporzionato della forza da parte di Tel Aviv in reazione al clima di terrore in cui vive lo Stato di Israele fin dalla sua nascita nel 1948.<br />
La spirale della violenza, fatta di attacchi e rappresaglie continue, fu inaugurata fin dagli anni &#8217;50, quando l&#8217;Egitto all&#8217;epoca ricopriva un ruolo diverso rispetto alla svolta di Sadat in cui si riconobbero i diritti di Israele. Nei primi anni di esistenza, lo Stato ebraico impiegò parecchie risorse nelle sue IDF (Israel Defense Forces) e nei suoi servizi di sicurezza, identificando immediatamente nell&#8217;intelligence egiziana la fonte dei finanziamenti volti alla distruzione di Tel Aviv. Una linea che negli ultimi decenni si spostò verso alcuni Paesi della Lega Araba ed in particolare verso Teheran, che equipaggia gruppi terroristici di svariate sigle al fine di fornire un supporto allo stallo politico in cui versa il processo di pace. Una situazione che avvantaggia anche i falchi dell&#8217;amministrazione israeliana i quali hanno così buon gioco nel far proseguire un&#8217;opera di colonizzazione su alcuni territori occupati e, contemporaneamente, per proseguire l&#8217;annientamento e la demoralizzazione della controparte palestinese.</p>
<p>Noi siamo per la costituzione di due Stati, uno israeliano ed uno palestinese, dai confini certi. Una soluzione che non potrà mai avvenire né schierandosi da una sola parte, né generalizzando ideologicamente un contesto che proclama la cancellazione di un popolo a partire dalle sue stesse istituzioni.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Floris M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Il%20diritto%20all%27esistenza%20di%20Israele.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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