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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; costituente</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Arriva il primo congresso di Nuova Costituente</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2022 18:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva il primo congresso di Nuova Costituente. Per un nuovo patto tra le comunità territoriali, e per lasciarsi alle spalle uno Stato espropriatore, dobbiamo costruire istituzioni all’altezza dei tempi e in concorrenza tra loro, che tutelino davvero le libertà degli individui. Il Primo Congresso dell&#8217;associazione “Nuova Costituente” si terrà il 18 e il 19 giugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/06/Nuova-Costituente-Locandina-evento-2022.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18935" title="nuova-costituente-locandina-evento-2022" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/06/Nuova-Costituente-Locandina-evento-2022.jpg" alt="" width="605" height="605" /></a></p>
<p>Arriva il primo congresso di Nuova Costituente.</p>
<p>Per un nuovo patto tra le comunità territoriali, e per lasciarsi alle spalle uno Stato espropriatore, dobbiamo costruire istituzioni all’altezza dei tempi e in concorrenza tra loro, che tutelino davvero le libertà degli individui.</p>
<p>Il Primo Congresso dell&#8217;associazione “Nuova Costituente” si terrà il 18 e il 19 giugno 2022 al Royal Garden Hotel di Assago – Milano, dalle ore 14 alle 20.<br />
La prima giornata sarà aperta a tutti e vedrà la partecipazione, tra i relatori, anche di ospiti esterni al movimento che daranno il loro contributo alla riflessione.<br />
La seconda giornata sarà invece riservata agli iscritti, che attraverso il dibattito e i gruppi di lavoro dovranno delineare le linee strategiche per il futuro, predisporre le concrete attività dei prossimi mesi e assegnare cariche e responsabilità.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Tra i promotori, Carlo Lottieri, Marco Bassani, Michele Fiorini e tantissimi altri.</p>
<p>Per info e contatti:</p>
<p>Alessandra Vitali: +39 335 6417867.</p>
<p>nuovacostituente.org</p>
<p>royalgardenhotelmilano.com/dove-siamo-contatti/</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>L&#8217;Italia al bivio, Carlo Lottieri: &#8216;È tempo di fare i conti con la realtà&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2020 15:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Carlo Lottieri (Università di Verona) per Sa Natzione: «La crisi incombe e nasce Nuova Costituente, un progetto per fare i conti con la realtà. Dobbiamo superare uno Stato dimostratosi inadeguato a gestire le sfide del presente, e capace di soffocare le comunità locali». Ecco l&#8217;intervento completo rilasciato al nostro spazio e il manifesto per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Carlo Lottieri (Università di Verona) per Sa Natzione: «La crisi incombe e nasce Nuova Costituente, un progetto per fare i conti con la realtà. Dobbiamo superare uno Stato dimostratosi inadeguato a gestire le sfide del presente, e capace di soffocare le comunità locali».</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Ecco l&#8217;intervento completo rilasciato al nostro spazio e il manifesto per una riforma federale del Paese, già sottoscritto da tanti cittadini, imprenditori, giornalisti e accademici, all&#8217;insegna della competitività e contro la piaga dell&#8217;assistenzialismo diffuso.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>A cura di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Lottieri-Carlo-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18266" title="lottieri-carlo-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Lottieri-Carlo-URN.jpg" alt="" width="605" height="480" /></a></p>
<p>L&#8217;arrivo del Covid in Italia ha confermato tutta l&#8217;inadeguatezza delle istituzioni nell&#8217;affrontare la crisi: caos organizzativo, crisi sanitaria e sfacelo economico. Uno dei peggiori esempi di tutto l&#8217;occidente. L&#8217;intero ceto politico non sembra in grado di fare i conti con la realtà e, paradossalmente, tra le soluzioni, propone di assegnare un ruolo ancora maggiore allo Stato a scapito delle autonomie territoriali.</p>
<p>Per queste ragioni <em>Sa Natzione</em> sottoscrive il manifesto di “Nuova Costituente”, per una riforma federale del Paese.<br />
A tal proposito abbiamo sentito Carlo Lottieri (Università di Verona), tra i principali animatori del progetto:</p>
<p>«La mia convinzione è che l’ordine istituzionale italiano sia ormai fallito: non ha tutelato le libertà individuali, ha distrutto il Mezzogiorno, ha sacrificato sull’altare del parassitismo ogni ipotesi di futuro, e ora è destinato crollare sotto il peso dei debiti.<br />
A questo punto è urgente elaborare un progetto che coinvolga le forze indipendentiste e quelle libertarie, comunitaristi e liberali, così da convogliare tutti quanti vogliono affermare i valori dell’autogoverno. Dobbiamo insomma fare il possibile per liberare le “periferie” dal loro giogo, convocando una costituente che veda protagoniste le delegazioni delle realtà territoriali e che delinei una carta costituzionale da far approvare dalle varie comunità.<br />
Ovviamente, ritengo che la nuova carta possa essere la costituzione solo delle comunità che l’approveranno, perché le altre dovranno dotarsi di istituzioni indipendenti. Tutte le persone ragionevoli sono in grado di comprendere come soltanto responsabilizzando i vari territori si può rimettere in piedi una società squassata da tanti punti di vista. Bisogna che la realtà riesca a prevalere sull’ideologia».</p>
<p>Ecco il manifesto, già sottoscritto da tantissimi riformatori, tra cui imprenditori, giornalisti e accademici:</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Nvuova-Costituente-Logo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-18268" title="nvuova-costituente-logo" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Nvuova-Costituente-Logo.png" alt="" width="330" height="335" /></a>La società italiana è entrata in una fase drammatica della sua storia, che sta causando molte sofferenze. La situazione sanitaria resta difficile dopo varie settimane dall’inizio dell’epidemia e il contrasto al Covid-19 obbliga ancora oggi a rallentare la vita del paese, con gravissime conseguenze economiche e sociali. Numerose famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e molte imprese sono costrette a licenziare e chiudere.</p>
<p>Lo stato di prostrazione che ci caratterizza, però, non è da imputare in primo luogo alla pandemia. Il coronavirus ha investito l’intera umanità e generato difficoltà ovunque, ma il caso italiano è peculiare. L’emergenza ha investito un paese con istituzioni debolissime e libertà individuali quanto mai fragili, con una classe politica delegittimata e un debito pubblico e pensionistico alle stelle.</p>
<p>Bisogna ricostruire tutto e soprattutto le istituzioni democratiche, ma su basi nuove.</p>
<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale si avvertì la necessità di segnare una netta discontinuità rispetto al passato: si accantonò la monarchia sabauda per fare dell’Italia una repubblica, convocando un’assemblea costituente che stilasse una nuova carta fondamentale. Fu una giusta decisione e oggi dobbiamo fare lo stesso.</p>
<p>La necessità di una nuova costituente nasce dal fatto che l’attuale sistema istituzionale non è al passo con i tempi. Le culture politiche egemoni nel dopoguerra avviarono un processo che relegava il popolo in un ruolo marginale: i cittadini furono chiamati alle urne per votare i nuovi “padri costituenti”, ma ogni successivo passo ebbe luogo all’interno della ristretta élite dei capi di partito. In effetti, il popolo fu convocato, diede la propria sanzione al processo, ma poi fu subito accantonato con il ruolo di spettatore muto.<br />
Non soltanto l’esito finale dei lavori non fu sottoposto al voto dei cittadini, ma soprattutto non si accettò l’idea di segnare una compiuta discontinuità.<br />
La riprova è che le realtà locali non ebbero alcun ruolo in quel processo politico costituente, che era già in larga misura predefinito nei suoi esiti. Nacque così una democrazia dimezzata e malata che subito Luigi Sturzo attaccò con forza quando parlò delle “male bestie” dello statalismo italiano, della partitocrazia e dello spreco del denaro pubblico. Il sacerdote siciliano aveva ragione e non a caso difese costantemente la sua idea di una democrazia autentica, basata sui municipi e sulle realtà locali.</p>
<p>Lo sfascio di oggi non deve allora stupirci: esso è la conseguenza diretta e inevitabile di un ordine politico accentrato, costruito più per servire il sovrano di turno e la sua corte che per tutelare le libertà di tutti.<br />
Il fallimento sotto i nostri occhi è figlio di quella vicenda. La Repubblica italiana non avrebbe prodotto l’immenso debito pubblico che mette a rischio il futuro dei giovani se le comunità locali e i singoli individui fossero stati più liberi e responsabili, invece di essere ridotti a sudditi di un potere centrale autoreferenziale, né sarebbe stata possibile la tassazione da rapina che sta uccidendo il sistema produttivo se l’ordine istituzionale avesse posto un argine dinanzi alla crescita dello Stato e della spesa clientelare.</p>
<p>Per ripartire bisogna allora costruire un ordine veramente democratico. Non soltanto è necessario ridare ai cittadini il potere costituente, convocandoli affinché votino i loro rappresentanti, ma bisogna egualmente far sì che le popolazioni dei vari territori possano esprimersi su qualunque questione. La costituzione vigente ha poco di democratico e ben lo si vede quando esclude la possibilità di far ricorso al voto popolare su imposte, relazioni internazionali o questioni di bilancio. È opportuno, allora, guardare al modello di democrazia integrale proprio della Svizzera, un paese che non a caso uscirà molto meglio di noi da questa catastrofe sanitaria ed economico-sociale, ed è necessario comprendere che non c’è affatto bisogno che a decidere siano i rappresentanti quando lo possono fare in prima persona i cittadini.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />È inoltre necessario che le libertà dei singoli vengano rispettate e per fare questo è indispensabile che le giurisdizioni siano piccole e numerose, come lo sono i cantoni svizzeri, e che ognuna sia costretta a competere con tutte le altre. Solo se ogni entità territoriale sarà chiamata a vivere delle proprie risorse potremo avere amministrazioni che non sprecano, non coltivano clientele, non costruiscono cattedrali nel deserto. La stessa crisi sanitaria di queste settimane ci ha insegnato, tra l’altro, che soltanto chi vive in un determinato territorio ha le informazioni e le motivazioni necessarie ad assumere le decisioni corrette.</p>
<p>Il patto sociale da costruire, infine, deve basarsi sulla libera adesione delle singole comunità. Quella che si deve costruire è una nuova casa, non una prigione. Ecco perché è necessario che la nuova costituzione sia federale a ogni livello e risulti dal voto popolare di tutte le realtà locali e da ognuna di esse. Si dovrà discutere su quali debbano essere le regole che governeranno il nuovo edificio, ma alla fine dovrà abitare il nuovo palazzo solo chi giudicherà che quell’esito non è penalizzante, non pone le premesse per sfruttamenti territoriali o altre ingiustizie, non è all’origine di quei meccanismi perversi che hanno causato tante conseguenze disastrose in varie regioni d’Italia.</p>
<p>La questione meridionale si potrà risolvere, ad esempio, solo se finirà questo perdurante commissariamento delle realtà del Sud, che sono costrette a subire regole e logiche che impediscono a quelle popolazioni di migliorare le proprie condizioni. Il Mezzogiorno è stato distrutto dall’assistenzialismo, al punto che negli ultimi trent’anni il reddito pro capite di quasi tutti i paesi dell’Est europeo ha sorpassato quello delle regioni del Sud. A questa penalizzazione non si pone rimedio facendo del Mezzogiorno una landa desolata di soggetti passivi che ricevono un reddito di cittadinanza, ma restituendo libertà di autogoverno a queste realtà, così che sappiano forgiare le regole necessarie per favorire la libera iniziativa, l’arrivo dei capitali, la solidarietà spontanea.</p>
<p>Avere accettato le logiche di una democrazia dimezzata e avere fatto dell’intera Italia un’anonima periferia di un potere cinico, nelle mani di pochissimi, ci ha condotto in questa situazione desolante. La catastrofe, però, può tradursi in un’opportunità positiva se dalle varie comunità che compongono la penisola riuscisse a rinascere la richiesta di un processo che permetta davvero di rifondare la società su nuove basi.</p>
<p>Le forze della conservazione e quelle che guardano al passato sono agguerrite: prigioniere del mito del potere statale e, soprattutto, schierate a difesa di interessi ben precisi. Questo manifesto è un invito a tutti gli uomini di buona volontà affinché si diano da fare e nasce dalla consapevolezza che le sigle e le ideologie che ci hanno trascinato in questo baratro non possono intralciare la strada di chi vuole offrire una possibilità di futuro ai propri figli e nipoti. Le mani dei morti e delle ideologie del Novecento non possono tracciare il cammino dei vivi. Energie nuove e positive ce ne sono molte: questo appello punta a farle venire alla luce, affinché diventino protagoniste della nostra rinascita.</p>
<p>Nvova Costituente (<a href="http://citywi.it/" target="_blank"><em>http://citywi.it/</em></a>).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/URN-Sardinnya-Lopinione-Lottieri-sulla-Nuova-Costituente.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Costituente? Si, ma prima una nuova legge elettorale regionale</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 00:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Pigliaru-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="230" />Ve l&#8217;immaginate un Paese occidentale in cui una associazione di imprenditori organizza un convegno e lo Stato gli manda la Polizia? Beh, esiste realmente: a Verona il presidente dell&#8217;API provinciale (l&#8217;associazione della piccola e media impresa) ha ricevuto una telefonata da un funzionario della DIGOS per conoscere i nomi dei relatori. Tutti stimati professionisti e docenti. Il tema del convegno veneto? “<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/04/Il-Gazzettino-15-4-14.jpg" target="_blank">Imprese e indipendenza</a>”.<br />
Questa è l&#8217;Italia in cui alla Sardegna tocca vivere. Uno Stato dove la deriva autoritaria è sempre dietro l&#8217;angolo, e dove persino la Costituzione, con il suo articolo 5 sull&#8217;indivisibilità dello Stato, proclama come “fondamentale” uno dei principi più illiberali del XXI° secolo. Ma i Sardi  non devono farsi intimidire dal Diritto italiano e proseguire con il proprio spirito democratico. Come ricorderete, nel 2012 al referendum consultivo indetto dalla Regione Autonoma ha trionfato il si alla proposta di realizzare una Costituente deputata a riscrivere lo Statuto Speciale. La consultazione non può essere paragonata ad un referendum sull&#8217;indipendenza ma testimonia la volontà dei Sardi di decidere per il proprio destino riscrivendo il patto con lo Stato. E si sa, noi indipendentisti questo patto vogliamo spezzarlo, ma in attesa di discutere se e come dovrebbe essere rivisto, dobbiamo chiederci chi dovrebbe occuparsi della Costituente. Una <a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=7653" target="_blank">proposta intelligente</a> &#8211; seppur non nuova &#8211; è arrivata dal più insospettabile centralista degli ultimi 50 anni, Pietrino Soddu, di scuola DC, oggi sovranista dell&#8217;ultim&#8217;ora, che a febbraio ha proposto di eleggere la Costituente secondo uno schema proporzionale, per dare voce alle numerose tensioni riformiste che animano il tessuto sociale dell&#8217;isola. Idea condivisibile, tanto più in presenza di una Giunta Pigliaru insensibile al tema e salvata unicamente dalla sua componente sovranista. A questo riguardo è apprezzabile che Franciscu Sedda del Partito dei Sardi abbia <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/le-secche-del-neo-autonomismo-e-il-nuovo-valore-politico-della-costituente/" target="_blank">rilanciato il tema</a> della Costituente, non condivisibile invece Sedda quando ritiene che tale Costituente debba essere strumentale all&#8217;azione della Giunta regionale o, peggio ancora, che rappresenti direttamente la “maggioranza” uscita dalle urne. Citando Andrea Pubusa, non possiamo lasciare un tema tanto delicato nelle mani di un governatore dotato di scarsa legittimazione democratica. Come noto, alle ultime elezioni regionali, la legge elettorale confezionata da PD (ed ex PDL) a suo tempo ha lasciato fuori dal Consiglio Regionale più di 100.000 elettori, a cui andrebbe sommato l&#8217;alto tasso di astensione dal voto. Non ci vuole molto a comprendere che una Costituente politicizzata dalla Giunta Pigliaru verrebbe svuotata di significato e strumentalmente agitata come occasionale manganello propagandistico più in chiave interna che esterna nei confronti di Roma. Abbiamo di fronte due strade per risolvere il problema: la prima è quella di attendere l&#8217;esito dei ricorsi (come quello di <a href="http://www.democraziaoggi.it/?p=3374" target="_blank">Pubusa</a> e di <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/legge-elettorale-sarda-finisce-davanti-tar-2/" target="_blank">Casa Sardegna/Soberania e sardisti vari</a>) alla legge elettorale corrente (cui un eventuale intervento amministrativo potrebbe modificare la composizione del Consiglio regionale in modo più democratico). Posto che tali ricorsi siano stati accompagnati da valide argomentazioni tecniche. La seconda è quella per cui il Consiglio Regionale dovrebbe attivarsi di sua volontà ed in tempi rapidi per la riscrittura equilibrata della legge elettorale. Comunque sia, è certo che la Costituente dovrà nascere col massimo consenso politico e sociale possibile, pena il fallimento di ogni ipotesi sovranista.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Aggiungo anche un altra proposta tutt&#8217;altro che scontata: questa assemblea dovrebbe ricalcare una formula nazionale Sarda, ed includere una componente sardofona. Non è pensabile che in una futura fase di riscrittura dello Statuto alcune forze politiche (e anche sociali) tradizionalmente ostili ai diritti linguistici dei Sardi possano egemonizzare (se non ignorare) il tema. Inoltre, aspetto non meno importante, al fattore sociale non potrà essere eluso quello della competenza. Se il nuovo Statuto non invaderà il Diritto amministrativo italiano ci sarà il rischio di vanificare ogni sforzo riformista, e di replicare il finto federalismo italico. Non a caso U.R.N. Sardinnya ha proposto la realizzazione di una Authority per il controllo della concorrenza, che invece secondo il dettato costituzionale italiano può essere di esclusiva competenza dello Stato (paradossalmente dobbiamo difenderci dagli oligopoli pubblici piuttosto che da quelli privati). Non dovremmo nasconderci che, in tempi in cui Roma tenta di centralizzare ulteriormente il Titolo V° della Costituzione (dopo aver dichiarato inutile un federalismo che in realtà non ha mai varato), lo scopo della Costituente dovrebbe essere anche quello di innalzare l&#8217;asticella dell&#8217;ambizione per contrastare la deriva centralista di Stato. Infatti, come ha ricordato recentemente T. Segre su <a href="http://thefielder.net/24/07/2013/il-finto-federalismo-ha-fallito/" target="_blank">The Fielder</a>, in Italia ignorano che il federalismo non consiste unicamente nel fornire competenze agli enti locali, ma consentire loro i poteri che qualificano la <span style="text-decoration: underline;">responsabilità</span>, fra cui l&#8217;indipendenza fiscale. Al contrario, la sussidiarietà a nostro avviso si è sempre dimostrata la foglia di fico dietro la quale le grandi mafie politiche dello stivale hanno sempre consumato ricchezza ostacolando uno sviluppo non assistenziale delle varie comunità territoriali della Repubblica. Lo statalismo di sinistra invece continua a propagandare le ragioni dell&#8217;arretratezza socio-economica: dirigismo centrale, fiscalismo e parassitismo burocratico-amministrativo. Ne usciremo? Recentemente Vito Biolchini ha riconosciuto le omissioni che stanno prevedibilmente segnando i primi mesi della Giunta Pigliaru. Le riforme proposte in campagna elettorale sono finite nell&#8217;oblio, e l&#8217;amministrazione pare in stretta continuità con l&#8217;operato della Giunta precedente (persino sul <a href="http://www.sanatzione.eu/2014/04/la-critica-sulla-giunta-su-abbanoa-sul-partito-progressista-sardo-e-sulleuropa/" target="_blank">caso Abbanoa</a>). E&#8217; chiaro a tutti che l&#8217;isola ha bisogno di responsabilizzare la sua Autonomia e di estenderla, limitando l&#8217;inferno fiscale italiano. Cito il buon <a href="http://www.vitobiolchini.it/2014/04/14/la-sardegna-e-debole-perche-le-sue-organizzazioni-sono-deboli-e-i-sovranisti-il-mistero-rossomori/" target="_blank">Biolchini</a> perché anche gli amici progressisti, romanticamente legati ad una etichetta che non ha ragioni di esistere in un simile contesto, sembrano lamentarsi con la Giunta di non essere abbastanza liberale. E purtroppo abbiamo un indipendentismo ancora eccessivamente frammentato per alzare la voce sul tema della grandi riforme. Ecco perché, a maggior ragione, la Costituente dovrà necessariamente includere la forza elettorale di Michela Murgia e Mauro Pili.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Sulla-Costituente-dei-Sardi.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>PNS: Una Costituente per il Partito Nazionale Sardo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 23:01:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio del secolo scorso, finita la prima guerra mondiale, i Sardi si resero conto di non essere sufficientemente rappresentati nel quadro istituzionale isolano ed italiano. Il popolo Sardo era vittima dei bizantinismi di quei pochi notabili locali che si spartivano le seggiole offerte dal giovane Regno d&#8217;Italia, affogando nella retorica ogni concreta soluzione di tutela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Partito-dei-Sardi-PNS-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="380" height="285" />All&#8217;inizio del secolo scorso, finita la prima guerra mondiale, i Sardi si resero conto di non essere sufficientemente rappresentati nel quadro istituzionale isolano ed italiano. Il popolo Sardo era vittima dei bizantinismi di quei pochi notabili locali che si spartivano le seggiole offerte dal giovane Regno d&#8217;Italia, affogando nella retorica ogni concreta soluzione di tutela e sviluppo della Sardegna, e che più volte vennero contestati in passato da uomini come Tuveri e Attilio Deffenu.<br />
Fu l&#8217;epoca in cui l&#8217;ideologia nazionalista italiana portò i Sardi a consolidare l&#8217;opinione che i destini d&#8217;Italia venissero prima di quelli dell&#8217;isola, come se la Sardegna fosse un mondo separato dalle medesime istituzioni, e con la maldestra convinzione che occuparsi dell&#8217;Italia significasse occuparsi anche della Sardegna, incuranti di una specificità territoriale che solo a posteriori si tradusse nella nascita dell&#8217;Autonomia Sarda, peraltro insufficiente.<br />
I padri fondatori del sardismo, fra cui l&#8217;avvocato siniscolese Luigi Oggiano, erano ben consapevoli dell&#8217;assenza – non solo di contenuti ordinati e rivolti verso un preciso obiettivo – ma anche del contenitore politico stesso, e cioè dello strumento che avrebbe dovuto promuoverli. Fu in base a questi presupposti che in essi nacque l&#8217;idea di un “partito dei Sardi”, sebbene non avessero ancora maturato una chiara dimensione nazionale, e che li portarono a formare il Partito Sardo d&#8217;Azione.</p>
<p>Nel 2013 si presentano analoghe necessità: una architettura istituzionale ed una classe dirigente non più adeguata a far fronte alle nuove sfide globali ma, purtroppo, abbiamo anche uno stato di persistente debolezza strutturale del nazionalismo Sardo (nato fra alti e bassi nel corso del &#8217;900).<br />
Frammentazioni e personalismi, spesso uniti ad una certa dose di confusione ideologica e impresentabilità dei leader (di cui vi abbiamo spesso parlato), sono il maggior ostacolo alla possibilità che i cittadini possano trovare un chiaro e credibile punto di riferimento a cui offrire la propria delega.<br />
Le forze autonomiste e indipendentiste Sarde dovrebbero pertanto mettere da parte sedicenti differenze programmatiche (non suffragate dalla realtà di programmi spesso identici) e promuovere un percorso costituente per la nascita di un Partito Nazionale Sardo. Ieri come oggi, cambiano i fattori ed i problemi, ma non i capisaldi della forza delle idee e dell&#8217;unità. In questo senso, l&#8217;SVP Tirolese rimane un ottimo punto di riferimento all&#8217;interno della Repubblica Italiana. Ad esempio, nel nostro contesto, a cosa ci servono diversi e marginali partiti locali che parlano di ”Agenzia Sarda delle Entrate” senza governare e riformare in tal senso la nostra esigua sovranità?<br />
Paradossalmente, persino all&#8217;interno del ProgReS, movimento nato da una scissione di IRS, alcuni membri (anche coloro i quali in passato contestavano la visione di U.R.N. Sardinnya), si sono resi conto che non è più possibile giustificare l&#8217;attuale livello di frammentazione, opinione del resto sostenuta da anni anche da Sardigna Natzione.</p>
<p>Vediamo dunque quali dovrebbero essere i pochi ma semplici e determinanti punti con cui ragionare sullo spirito di un Partidu Natzionale Sardu:</p>
<p>1) <strong>Razionalizzare la proposta politica</strong>: voler creare un PNS non significa voler creare un partito unico, ma creare una robusta realtà politica di riferimento. E&#8217; chiaro che dalle circa 12 sigle Sarde attuali dobbiamo passare a max 2 o 3 sigle, in cui un PNS possa assumere un ruolo egemone, ma anche libero da una determinata impostazione ideologica riconducibile alla dicotomia “destra-sinistra” secondo il modello novecentesco. Per queste ragioni non ci sentiamo di condividere l&#8217;opinione degli amici che guardano ad un grande partito nazionalista della sinistra Sarda. Le maggiori sigle nazionaliste internazionali risultano infatti più versatili nell&#8217;approccio con le rispettive e composite realtà territoriali, privilegiando di volta in volta il programma piuttosto che il singolo posizionamento ideologico in se. SNP in Scozia ed SVP in Sud-Tirolo dimostrano infatti il miglior connubio fra una impostazione nazionalista ed una tendenza liberal-progressista vicina alle nuove esigenze del welfare state, senza radicalismi comunicativi. Non a caso, sia il ceto medio, sia gli ambiti amministrativi e persino della pubblica sicurezza trovano anche (e soprattutto) in tali partiti dei credibili riferimenti politici. Ma nella nostra realtà conoscete qualche partito vicino sia alle esigenze dell&#8217;agricoltore che dell&#8217;agente di Polizia?<br />
2) <strong>L&#8217;identità come fattore di specificità</strong>: essere alternativi al modello italiano non significa necessariamente contrapporsi ai partiti politici italiani (magari con qualcuno sarebbe possibile allearsi per programma). Essere alternativi al modello italiano significa rappresentare il territorio, e non solo sotto un profilo economico – cosa che può fare qualsiasi sigla, anche italiana – ma ricordando all&#8217;elettorato che la forza dello sviluppo di un territorio è data dalla specificità identitaria e culturale, in primis quella linguistica e quella storica. Non siamo all&#8217;epoca delle rivoluzioni settecentesche, in democrazia sono i diritti civili, come quello dell&#8217;esercizio della propria lingua, a dare alla popolazione un senso di unitarietà territoriale che deve accompagnarsi alla rivendicazione dei diritti economici, come quelli relativi alla sovranità fiscale. Senza rappresentanza dei diritti identitari non esiste una Nazione Sarda ma solo una fantomatica e marginale Autonomia italiana. Oggi invece, a differenza di Scozia, Catalogna o Alto Adige, la nostra lingua territoriale non è una base per la rivendicazione dei diritti fiscali (pensiamo ai <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/01/legge-elettorale-e-lingua-perche-lalto-adige-entra-in-parlamento-e-la-sardegna-no/" target="_blank">vantaggi elettorali</a> ed <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/11/dallo-studio-delleconomista-pigliaru-allindipendentismo-il-decentramento-paga/" target="_blank">economici</a> delle Province di Trento e Bolzano con l&#8217;art. 117 della Costituzione). Né il nostro patrimonio archeologico, fra i più antichi dell&#8217;umanità, è un punto di attrazione internazionale in ambito mondiale.<br />
3) <strong>Il riformismo liberale come base della sovranità</strong>: un progetto politico Sardo votato alla conquista della sovranità non potrà mai affermarsi senza la consapevolezza degli strumenti di cui effettivamente essa si serve per poter essere tale. Rinunciare alle politiche stataliste nella gestione dei maggiori servizi (piuttosto che perdere tempo sulla scontata utilità del loro valore pubblico) deve poter essere di stimolo all&#8217;incremento dell&#8217;imprenditoria privata che in Sardegna abbia cuore, mente e soprattutto portafoglio. In parole povere, non è con le “flotte Sarde” che si costruisce la competitività di un mercato, ma neppure con il solo esercizio della fiscalità o delle zone franche (comunque utili e da sostenere). La <span style="text-decoration: underline;">riforma dello Statuto Autonomo Sardo</span> dovrebbe essere la base per l&#8217;introduzione di quegli strumenti di controllo (pensiamo ad un Antitrust locale) capaci di eliminare gli abusi e le distorsioni interne ed esterne <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/02/governo-italiano-favorisce-terna-contro-ottana-energia-che-dicono-i-candidati-sardi/" target="_blank">a danno</a> del nostro mercato. Mentre la necessità di procedere alle liberalizzazioni (oltre ad una doverosa riforma dell&#8217;istruzione pubblica, e dunque della competitività), dovrebbe avere l&#8217;obiettivo di eradicare tutti quegli spazi entro i quali si moltiplica il parassitismo clientelare e assistenzialista (in particolar modo quello che struttura il consenso della politica italiana), contrapposto attualmente ad una debole e disordinata economia territoriale. O forse si preferisce sperare solo nel <em>grillismo</em>? Questi abolirà gli enti inutili oppure li estenderà nella convinzione ideologica di assicurare tutti i servizi pubblici? E&#8217; chiaro che essere sovrani non significa solo possedere un bene o un servizio ma favorirne una sana gestione, non necessariamente pubblica.<br />
4) <strong>La rinuncia del populismo di testimonianza</strong>: arrivare ad una politica riformista di governo, ma anche europeista, significa abbandonare totalmente la tendenza al complottismo comunicativo privilegiando il dialogo con tutti i settori della società e del lavoro. Ad esempio: ai teoremi sul complotto internazionale delle banche (che hanno politiche aggressive, comunque da noi non condivise) dobbiamo invece anteporre la sovranità fiscale. Ai teoremi sulle sedicenti “scie chimiche” dobbiamo anteporre il dialogo sulle politiche del lavoro con l&#8217;anima riformista del mondo sindacale, con le categorie in crisi e persino con tutte quelle categorie stipendiate dallo Stato che non si ritengono soddisfatte dalle scarse attenzioni centrali ai loro problemi operativi. Serve dunque ordine dei programmi, coerenza strategica, meno aggressività verbale e maggiore sensibilità nei confronti delle parti sociali oggi lontane dall&#8217;indipendentismo.<br />
5) <strong>Primarie e superamento delle divisioni fra autonomismo e indipendentismo</strong>: il rinnovo dell&#8217;immagine del nazionalismo Sardo, come più volte abbiamo scritto, passa inevitabilmente per il rinnovo dei volti, e ovviamente delle competenze, necessarie a guidare un simile processo di ristrutturazione e riposizionamento del nazionalismo Sardo, per farlo uscire dalle secche del marginalismo sociale, economico e politico. Puerili e fuori dalla realtà le divisioni fra un sincero autonomismo determinato a governare ed un indipendentismo di pura testimonianza votato a battaglie che si concludono puntualmente senza concrete riforme, e dunque, alla base, senza alcun tipo di radicamento territoriale ed elettorale.<br />
<img class="alignright" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />6) <strong>Il rilancio dell&#8217;eredità sardista</strong>: scordiamoci l&#8217;avvento di un serio PNS senza il coinvolgimento del sardismo, sia nei termini della continuità del prestigio di una tradizione politica, sia nei termini del pragmatismo politico determinato dalla volontà di non ricoprire un semplice ruolo di testimonianza e di intransigenza nel quadro politico isolano. Un PNS infatti non potrà che essere la naturale evoluzione di un sardismo azionista che ha ormai da tempo esaurito il suo ruolo-guida nel frastagliato nazionalismo Sardo ma anche nella storia dell&#8217;Autonomia regionale. Una frammentazione dovuta in parte alla progressiva “italianizzazione” del Partito Sardo d&#8217;Azione, che, al di là della retorica, ha rinunciato alla difesa della specificità territoriale; presenta obsolescenza di alcune sue proposte politiche; ed è avvezzo al clientelismo conservatore che contraddistingue diversi suoi eletti a fronte della necessità di promuovere le grandi riforme, a conferma dell&#8217;assenza di una intellettualità isolana ormai distante dallo spirito che sancì la nascita e l&#8217;affermazione del sardismo nella politica territoriale.</p>
<p>Noi siamo inoltre persuasi del fatto che questi sei punti potrebbero avvicinare tanti validi candidati sinceramente autonomisti e che guardano al rilancio dell&#8217;isola, ma sono ingabbiati nella partitocrazia italiana e tenuti alla larga dalla frantumazione e dalla pessima immagine fornita alla Pubblica Opinione dall&#8217;attuale indipendentismo Sardo. Parliamone.</p>
<p>Fortza Paris!</p>
<p>- Articolo sul tema: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/07/se-2-piu-2-non-fa-4-chi-come-e-perche-dovrebbe-fondare-il-partito-dei-sardi/" target="_blank">Idee per un PNS</a> (Sa Natzione, 2010).</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi e Marco Corda.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/02/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Una-Costituente-per-il-PNS.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Dalla fine del congresso sardista alla Costituente: abbiamo capito l&#8217;importanza delle riforme?</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 23:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Fondazione Sardinia ha dato notizia dell&#8217;incontro fra il Comitato dell&#8217;Assemblea Costituente del Popolo Sardo con la prima commissione Autonomia del Consiglio Regionale avvenuto lo scorso 25 ottobre. I temi in discussione? Le modalità con le quali dovrebbe formarsi la Costituente che a sua volta dovrebbe occuparsi di redigere il testo del nuovo Statuto Autonomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/Con-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5876" title="Con - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/Con-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="297" height="342" /></a>La Fondazione Sardinia ha <a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=3956" target="_blank">dato notizia</a> dell&#8217;incontro fra il Comitato dell&#8217;Assemblea Costituente del Popolo Sardo con la prima commissione Autonomia del Consiglio Regionale avvenuto lo scorso 25 ottobre. I temi in discussione? Le modalità con le quali dovrebbe formarsi la Costituente che a sua volta dovrebbe occuparsi di redigere il testo del nuovo Statuto Autonomo Regionale.<br />
Ma se alle domande di carattere tecnico-logistico verrà data una risposta, più lontana continua ad apparire quella in ambito politico. Il che è alquanto sintomatico del pessimo clima che si respira in Sardegna nella consapevolezza di dover procedere alle riforme come strumento con cui intercettare lo sviluppo del territorio.</p>
<p>Sul piano politico infatti permangono diverse perplessità: le persone eventualmente selezionate per far parte della Costituente saranno effettivamente all&#8217;altezza di comprendere il perché e il come andrà configurata una nuova sovranità? E quale sarà il ruolo delle forze politiche in questo processo?</p>
<p>Se osserviamo le posizioni assunte dal Partito Sardo d&#8217;Azione, probabilmente quello che più va posto sotto la lente d&#8217;ingrandimento data la sua posizione nell&#8217;attuale maggioranza regionale, non si può non notare la pessima azione riformatrice sin qui condotta dalla Giunta Cappellacci, né &#8211; aspetto forse ancora più grave &#8211; la situazione emersa dopo il 32° congresso sardista, che per certi versi ha rappresentato una involuzione rispetto ai congressi del passato.</p>
<p>Nel leggere il documento finale prodotto dal PSD&#8217;AZ, tutto incentrato sull&#8217;indipendenza, viene da domandarsi se il partito abbia compreso come ci si arrivi.<br />
Né si capisce se il partito abbia compreso da cosa è determinata l&#8217;Autonomia che intende riformare. Non a caso nel testo non c&#8217;era uno straccio di riferimento alla lingua ed alla cultura Sarda. Eppure qualsiasi <em>sovranista</em> oggi è consapevole del fatto che è proprio la specialità identitaria a contrassegnare l&#8217;Autonomia. Senza specialità non c&#8217;è Autonomia e di conseguenza ancor meno strumenti giuridici (rispetto a quelli esigui a disposizione) con cui far valere un potenziamento della sovranità. E come può un partito che ha perso addirittura l&#8217;ABC della sua anima riformista portare avanti un processo come quello della Costituente?</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Dal congresso non sono emersi solo i lati positivi del partito (come ad esempio la democrazia interna), ma, appunto, la più totale assenza di punti di riferimento che l&#8217;hanno contraddistinto. Il problema non era sicuramente la posizione da assumere nei confronti di Paolo Maninchedda, probabilmente uno degli esponenti più qualificati nel rappresentarlo (sul piano intellettuale ed anche elettorale), ma il fatto che si sia applaudito il Presidente Cappellacci, esponente centralista di una Giunta a presenza sardista che di riforme promesse in campagna elettorale non ne ha prodotte neppure un terzo. Il partito dunque non ha dato una buona immagine di se, quasi fosse commissariato da elementi del PDL regionale. Ed in più ha sfornato il suddetto documento sull&#8217;indipendenza, alquanto propagandistico ma povero di contenuti, che nulla afferma sulle mancate riforme, né sulla specialità identitaria che rappresenta proprio il volano con cui poter parlare di quelle riforme. Pensate, in un <a href="http://www.psdaz.org/index.php/xxxii-congresso-nazionale-cagliari/394-mozione-congressuale-per-lindipendenza-del-popolo-sardo?f72e314e71556206abb0add5c7e4d1cd=2cea83027594648fd6af23b4884bc2d9" target="_blank">passaggio del documento</a> si parla addirittura di Catalogna e Scozia (dove le riforme le propongono e le portano avanti), e si confonde il tentativo di indipendenza della Scozia dal Regno Unito con quello dalla Gran Bretagna, come se si potesse separare l&#8217;isola che ospita quelle istituzioni. Ci si domanda quindi se il PSD&#8217;AZ del 2012 &#8211; che non distingue neppure la geografia fisica da quella politica &#8211; abbia ben chiari i temi che afferma di voler promuovere. Le avvisaglie di questo declino culturale c&#8217;erano già tutte in partenza (<a href="http://www.sanatzione.eu/2012/10/nuovo-congresso-del-partito-sardo-dazione-si-ricicleranno-tesi-mai-applicate/" target="_blank">Sa Natzione, 01-10-12</a>). D&#8217;altra parte i sardisti in quanto ad innovazione nell&#8217;ultimo anno hanno prodotto molto meno del giovane movimento ProgReS, che attraverso il comitato del Fiocco Verde si è dato da fare per sostenere una Agenzia Sarda delle Entrate.</p>
<p>Eppure, che alla Sardegna servano più poteri in campo amministrativo è un dato di fatto. Non passa giorno in cui, ad esempio, l&#8217;ipotetica applicazione della nostra proposta di creare un <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/09/prop-di-legge-catalogna-avanti-un-antitrust-sardo-contro-i-cartelli-dei-trasporti-e-dellenergia/" target="_blank">Antitrust Regionale Sardo</a> potrebbe fare luce su svariati problemi economici presenti in vari settori. Si osservi ad esempio <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4745" target="_blank">il caso segnalato</a> dall&#8217;On. Maninchedda sui comportamenti tenuti dalla Saremar nei confronti degli autotrasportatori del latte.</p>
<p>In conclusione, sul tema della riforma dello Statuto Autonomo che opinione hanno gli altri movimenti autonomisti e indipendentisti Sardi? Hanno capito che va fatta? Hanno capito che per farla serve la specialità e che la specialità utilizza le peculiarità identitarie come strumento per potenziare quelle economiche?<br />
Staremo a vedere. Per adesso siamo la più grande minoranza linguistica della Repubblica con ben 13 partiti Sardi che a stento lo capiscono.<br />
Da segnalare il movimento IRS, che ha <a href="http://www.irsonline.net/2012/10/sa-rivolutzione-de-sa-limba/" target="_blank">manifestato la volontà</a> di porre rimedio a questo limite.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/10/URN-Sardinnya-Lopinione-Dal-congresso-sardista-alla-Costituente.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Un referendum sull&#8217;indipendenza della Sardegna come in Scozia? E le riforme chi le fa?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali: 1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità. 2) Nel corso del tempo i nazionalisti scozzesi hanno lavorato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3721" title="Camorra parlamentare a Roma" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg" alt="" width="605" height="362" /></a></p>
<p>Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali:</p>
<p>1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità.<br />
2) Nel corso del tempo i nazionalisti scozzesi hanno lavorato per razionalizzare la loro offerta politica e renderla credibile e radicata al punto da conquistare il governo del proprio Paese, l&#8217;SNP oggi è probabilmente la punta di diamante di un moderno liberal-progressismo che non può permettersi di perdere il proprio consenso in frammentazioni e posizioni ideologiche faziose e fuorvianti.<br />
3) Gli scozzesi hanno lavorato al potenziamento della propria Autonomia attraverso una devolution che dagli anni &#8217;90 ad oggi ha consentito al Paese di strappare quote di sovranità a Londra. Non ultime le istituzioni legislative di Edimburgo.<br />
4) I nazionalisti scozzesi sono consapevoli del potenziale politico determinato dalla presenza del petrolio nel loro territorio e dal perseguimento di una linea energetica e fiscale destinata ad automatizzarsi pienamente dal Regno Unito.</p>
<p>E in Sardegna? Il piccolo movimento politico PAR.I.S. ha proposto di raccogliere le firme per istituire un referendum sull&#8217;indipendenza, circostanza che farà rallegrare la miriade di indipendentisti che nel web, prima che nelle amministrazioni del nostro territorio, trovano libero consenso. La Costituzione Italiana dal canto suo afferma l&#8217;indivisibilità della Repubblica e pertanto l&#8217;incostituzionalità della proposta sarebbe scontata in partenza, benché alcuni trattati internazionali (e il precedente del Kosovo) riconoscano a qualsiasi Popolo il diritto di autodeterminarsi rispetto allo Stato di appartenenza.<br />
Allora quali sono le considerazioni da fare rispetto a questa iniziativa?<br />
Ad esempio, la prima potremmo riassumerla nella domanda: ma i Sardi sono interessati?<br />
La seconda: la Sardegna è nelle condizioni per supportare una manovra del genere?<br />
La terza: qual è la posizione dei movimenti indipendentisti in materia di riforme come ad esempio l&#8217;ipotesi di avvio di una Costituente già <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3211">annunciata</a> dai sardisti?<br />
La quarta: in base a quali parametri alcuni indipendentisti ritengono utile oggi fare un referendum simile quando il loro stesso consenso non trova riscontri nelle comuni sedi elettorali?</p>
<p>Come al solito, mentre il resto del nazionalismo europeo macina successi, in Sardegna siamo particolarmente abili nell&#8217;occuparci di retorica piuttosto che di pratica.<br />
Prima di mettere il carro davanti ai buoi sarebbe opportuno ragionare nei seguenti termini:</p>
<p>1) Spazzare via la catasta di piccoli partiti indipendentisti (prevalentemente portatori di programmi faziosi sul piano ideologico e pressoché identici nel merito dei contenuti).<br />
2) Istituire un massimo di due partiti nazionalisti Sardi, adottando delle <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/03/la-proposta-primarie-nellindipendentismo-ed-ecco-una-data/">primarie</a> al fine di arrivare ad una nuova classe dirigente capace di esporre contenuti e non slogan.<br />
3) Avviare una campagna politica per le riforme, o comunque fare pressioni affinché la Sardegna conquisti quei poteri legislativi e fiscali che nel tempo consentano al Popolo di credere in se stesso e nelle proprie capacità (che le riforme hanno lo scopo di far nascere, consolidare e divulgare).<br />
4) Un referendum sull&#8217;indipendenza: sarà cura dei Sardi stessi nel prossimo futuro decidere se, come e quando riterranno opportuno entrare in Europa da protagonisti piuttosto che dalla porta di servizio offerta da Roma.<br />
5) Si noti bene: né oggi né mai l&#8217;indipendentismo potrà permettersi di usare la crisi economica come specchietto per le allodole con cui giustificare un referendum sull&#8217;autodeterminazione (che invece può solo basarsi sulla consapevolezza, sul progetto e sul patto politico della propria società).</p>
<p>Noi vogliamo augurarci che l&#8217;indipendentismo attuale esca dall&#8217;epoca delle utopie, si renda conto del contesto in cui vive imparando a conoscere i propri concittadini ed eviti l&#8217;ennesimo colpo di immagine che si profila all&#8217;orizzonte per tutta la galassia del nazionalismo Sardo.<br />
Grazie.</p>
<p><em>Di Corda M. &amp; Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Referendum-sullindipendenza.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Sa Costituente de sos Repubricanos: I vecchi vizi della nuova sigla nazionalista arborense</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 23:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La Sardegna sarà redenta dai Sardi” &#8211; Opuscolo PSD&#8217;AZ del 1924. “I Sardi sono capaci di amare” &#8211; Leitmotiv di Franciscu Sedda (ex IRS) del 2010. E 10! Proprio così! Con la nuova “non-IRS” salgono a 10 le sigle politiche territoriali della Sardegna elettoralmente attive: Partito Sardo d&#8217;Azione, Sardigna Natzione, UDS, Fortza Paris, Riformatori Sardi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/01/Sale-sul-Piper-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2444" title="Sale sul Piper - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/01/Sale-sul-Piper-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a></p>
<p><em>“La Sardegna sarà redenta dai Sardi”</em> &#8211; Opuscolo PSD&#8217;AZ del 1924.<br />
<em>“I Sardi sono capaci di amare” &#8211; Leitmotiv</em> di Franciscu Sedda (ex IRS) del 2010.</p>
<p>E 10!<br />
Proprio così! Con la nuova “non-IRS” salgono a 10 le sigle politiche territoriali della Sardegna elettoralmente attive: Partito Sardo d&#8217;Azione, Sardigna Natzione, UDS, Fortza Paris, Riformatori Sardi, IRS, A Manca pro s&#8217;Indipendentzia, PAR.I.S. &#8211; Malu Entu, Rossomori e&#8230;Sa Costituente (con nome da definire).<br />
Sono escluse dalla lista le formazioni politiche nate altrove, come la Lega Nord Sardinia o l&#8217;MPA Sardegna. E&#8217; un male o un bene?</p>
<p>Il nuovo partito, formatosi dall&#8217;ennesima scissione, stavolta a danno di IRS, fraziona ulteriormente il nazionalismo Sardo ammantando a giustificazione di esso una serie di motivazioni. Tra di esse, l&#8217;assenza di democrazia che avrebbe contraddistinto la fazione di IRS guidata da Gavino Sale, ed una serie di concezioni teoriche che, al netto dei risultati conseguiti nell&#8217;interesse della nostra terra, gli effetti sono esattamente identici a quelli di altre formazioni politiche: pochi o inesistenti.<br />
Il merito che va riconosciuto alla componente de Sa Costituente/Repubricanos è stato quello di aver attirato, comunque, nuovi elettori nel panorama indipendentista (seppur minoritari). Un risultato completamente vanificato non solo dalle divisioni già esistenti (IRS non aveva mai collaborato in fase di elezioni con altri movimenti), ma incrementato con l&#8217;ultima spaccatura del movimento fondato, tra i vari, da Sedda, Sanna, Pala e Sale.<br />
Pensate, mentre nel giugno 2010 pubblicavamo la classica opinione contro la frammentazione dell&#8217;identitarismo Sardo (<a href="http://www.sanatzione.eu/2010/06/9-partiti-sardi-non-si-tratta-piu-di-pluralismo-ma-solo-di-frantumazione/">Vedi</a>), i “Repubricanos” già teorizzavano in privato su eventuali nuove sigle in cui “parcheggiare” Gavino Sale. Circostanza che dopo, purtroppo, porterà comunque, ma a carico loro, la responsabilità della scissione.<br />
Prima di esporre alcuni punti critici di questa nuova sigla bisognerebbe capire perché si sia giunti a costituirla: non stiamo parlando di giustificazioni politiche, ma di comportamenti individuali e collettivi delle due fazioni che hanno prodotto l&#8217;ennesima divisione.<br />
Da parte della Costituente (ex-IRS), si mosse a Sale l&#8217;accusa di dileggiare l&#8217;organismo democratico di cui IRS si era munita per poi muoversi, ad oltranza, ignorandone le direttive e seguendo una linea leaderistica. Da parte della fazione di Sale si accusarono invece gli ex-IRS di complottare creando un organismo cooptativo (quindi non realmente democratico) e salottiero.<br />
L&#8217;aspetto grave dunque non è stato quello squisitamente politico ma la serie di comportamenti tenuti dalle due parti in spregio all&#8217;unità del movimento (e quindi della Sardegna). I Repubricanos hanno tramato la creazione di una nuova sigla in cui scaricare Sale, senza che la sua parte venisse informata di tutto ciò se non a cose fatte (quasi che l&#8217;altra parte di IRS fosse un “corpo estraneo”); mentre la reazione di Sale è stata di aver leso la privacy di pochi mettendo in piazza tali progetti (di cui era a conoscenza) incluse le malelingue a suo danno da parte dei neo-Repubricanos.<br />
Insomma, quando ogni elemento avrebbe dovuto suggerire alle parti di calmierare i toni e cercare il dialogo, entrambi i “pacifisti” hanno proseguito in un escalation di attacchi reciproci che hanno portato a questo penoso risultato. Il narcisismo sui metodi ha dunque prevalso sull&#8217;interesse natzionale. Con tutto ciò che ne comporta in termini di affidabilità politica.<br />
Aspetto che ci auguriamo venga smentito sia dalla nuova IRS, che dai membri de Sa Costituente dei Repubricanos.<br />
Ricordiamoci che Sedda, Pala e Sanna sono stati a loro tempo alcuni dei principali protagonisti della scissione di Sardigna Natzione, definitivamente sancita nel 2002.<br />
Confermiamo la massima stima nei confronti dell&#8217;ideatore culturale Franciscu Sedda, non per le idee (che riteniamo dannose, e i fatti ci danno ragione) &#8211; al di là dei diversi meriti che vanno comunque riconosciuti sul campo della comunicazione &#8211; ma per la capacità che ha avuto di unire diversi soggetti attorno ai cardini della sua “semiotikpolitik”, una forma di “nazionalismo arborense” che, semplicemente, sostituisce una bandiera (i 4 Mori) con un&#8217;altra (l&#8217;albero Giudicale) per poi attaccare parte del suo stesso popolo ammantandogli elegantemente addosso alcune letture comportamentali del tutto opinabili o parzialmente condivisibili, tra cui alcune già trattate in varie sedi da U.R.N. Sardinnya, come nell&#8217;articolo sulla “sindrome di Stoccolma” del Popolo e della politica Sarda: <a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/">Vedi</a>.<br />
Per non parlare della contradditoria etichetta del “non-nazionalismo” di cui abbiamo già parlato (<a href="http://www.sanatzione.eu/2010/10/il-senso-di-essere-liberal-nazionalista/">Vedi</a>). Si tratta di puerilità e narcisismi da superare. Non ci servono psicologi che nella loro foga antisardista fanno le pulci alla collettività ponendosi domande sull&#8217;effetto dei disastri quando sono essi stessi la causa del problema (in termini di mancate riforme). Se il potenziale elettorato scappa, lo si deve anche alle divisioni. Queste sono l&#8217;effetto, e i promotori della divisione una delle cause. E&#8217; ovvio che fino a quando sopravviveranno queste divisioni politiche, una parte dell&#8217;elettorato non troverà alcuna proposta credibile e persisterà nel votare il meno peggio (o presunto tale). Oppure si ritirerà nell&#8217;astensionismo.<br />
<span style="text-decoration: underline;">La diversificazione delle sigle politiche Sarde non è pluralismo, è frammentazione. </span>Sono sciocchezze in cui si celano i più sordidi protagonismi.<br />
Comportamenti che lasciano un unica grande vittima sul terreno: la Nazione Sarda.<br />
Non siamo in Corsica e né in Catalogna. La Sardegna ha condizioni sociali, istituzionali e persino elettorali diverse. Non possiamo permetterci tutte queste divisioni.<br />
Basta con il giustificarle!<br />
I Repubricanos dunque, nella pratica, sono solo l&#8217;ennesima mutazione di un vecchio antisardismo “elitarizzato”, che porta in grembo il seme dell&#8217;anti-autonomismo: una dinamica che ha prodotto solo ulteriore frazionismo non solo tra sardisti ma anche nel restante indipendentismo.<br />
E tutto per cosa? Per attaccare la fasulla autonomia Sarda del 1948 contro una classe dirigente isolana che da ben prima del dopoguerra (e quindi prima della sedicente “autonomia”) manifestava documentabili comportamenti di accondiscendenza verso Roma.<br />
Se veramente si volesse superarla, i Repubricanos dovrebbero rinunciare alle etichette con i più vari complessi fin&#8217;ora esibiti (non-sardismo, non-nazionalismo, ecc), usate al solo fine di dividere una base di militanza spesso disinformata sulla reale sostanza degli attriti, ed evitare di attribuirsi false primogeniture di non-violenza nella storia di Sardegna (perché nel nostro territorio non vi è mai stata una consolidata presenza di strutture paramilitari eversive).<br />
Il nuovo partito ovviamente dovrebbe aprirsi alla collaborazione politica con altre sigle; dovrebbe compartecipare ad una (vera) Costituente di forze che abbiano a cuore la riforma delle nostre istituzioni e dovrebbero innovarsi sul serio piuttosto che sulle chiacchiere. Ad esempio iniziando a rispettare seriamente tutte quelle categorie sociali fino ad oggi trattate con freddezza (come gli addetti alla Pubblica Sicurezza, ed i Sardi sono migliaia, tra i maggiori serbatoi di tutta la Repubblica Italiana). O ancora, dovrebbero superare alcune <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/01/indipendentismo-vecchio-e-assente-sardi-abbandonati-altroconsumo-segnala-ad-antitrust-situazione-prezzi/">obsolete iniziative</a> di stampo sardista e statalista che si pongono fuori dalla necessità di liberare la Sardegna dai vari <em>monopoli</em> italiani (di fatto); tutelare i consumatori; abbattere i cartelli e vigilare sulla qualità dei servizi offerti sul mercato ai nostri cittadini.<br />
Senza scordare anche i diritti di una discreta parte del Popolo Sardo, come quelli della non-discriminazione linguistica Sarda.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per la verità, le etichette dovrebbero sparire da buona parte del panorama identitario Sardo, che spesso classifica questo o quel partito, quasi avesse finalità differenti su cui operare. Perché se ben 10 sigle politiche diverse non riescono a rappresentare i problemi comuni, all&#8217;evidenza, c&#8217;è qualcosa che non funziona</span>.</p>
<p>Siamo di fronte ad una vecchia e nota concezione indipendentista, per contro, il vero indipendentismo moderno deve poter essere riformista: uscire dalla stantia divisione tra anti-autonomisti e non; sardisti e non; etc, etc.<br />
Qualora Sa Costituente supererà concretamente i problemi segnalati (e non solo organizzando sporadici convegni in cui si tenta di fornire una immagine diversa), si potrà aprire una nuova stagione all&#8217;insegna della collaborazione reciproca.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Nota: dal 13-02-2011 il movimento ha assunto la denominazione di <em>ProgRes</em> (Progetu Republica de Sardigna).</span></p>
<p><em>Di Bomboi A. e Melis R.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Sa%20Costituente%20de%20sos%20Repubricanos.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Aperitivo a Bruxelles: Il Nazionalismo Fiammingo e la Costituente in Sardegna</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 13:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya, Da Bruxelles alla Sardegna? Esattamente. E&#8217; stata vittoria alle ultime elezioni in Belgio per i Nazionalisti Fiamminghi dell&#8217;N-VA. Di chi si tratta? La “New Flemish Alliance” è una formazione politica indipendentista moderata riconducibile ad un centro-destra. Ben diversa dai crismi dei radicali indipendentisti del Vlaams Belang. L&#8217;N-VA, membro del partito Europeo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/Brussels-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1688" title="Brussels - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/Brussels-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="409" height="323" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Da Bruxelles alla Sardegna? Esattamente. E&#8217; stata vittoria alle ultime elezioni in Belgio per i Nazionalisti Fiamminghi dell&#8217;N-VA.<br />
Di chi si tratta?<br />
La “New Flemish Alliance” è una formazione politica indipendentista moderata riconducibile ad un centro-destra. Ben diversa dai crismi dei radicali indipendentisti del Vlaams Belang.<br />
L&#8217;N-VA, membro del partito Europeo dell&#8217;EFA/ALE, è uno dei massimi rappresentanti contemporanei (assieme allo Scottish National Party di centro-sinistra) e di altri grandi partiti nazionalisti repubblicani occidentali, della cosìddetta generazione del “civic nationalism”, la forma più avanzata di quel moderno nazionalismo &#8211; di matrice indipendentista &#8211; inclusivo e solidale che si batte per una conquista graduale della sovranità e del progresso economico a favore della Nazione rappresentata, a seconda del contesto.<br />
Chiamato anche <span style="text-decoration: underline;">liberal-nazionalismo</span>: aperto al multiculturalismo ed avverso alla xenofobia, esso trae origine dal pensiero filosofico di celebri intellettuali del passato, come Ernest Renan e John Stuart Mill. Ma fu il “Contratto sociale” di Jean-Jacques Rousseau a garantire la diffusione di quegli elementi che trovarono la prima attuazione pratica nella dichiarazione di indipendenza della colonie Americane dal Regno Unito nel 1776, sotto la guida di George Washington.<br />
In Sardegna, alcune varianti di questo nazionalismo sono rappresentate dal Partito Sardo d&#8217;Azione e dal movimento IRS (quest&#8217;ultimo erroneamente definito “non-nazionalista”).</p>
<p>In Belgio, il giorno dopo le ultime politiche di giugno, i seggi ottenuti alla Camera dall&#8217;N-VA si attestavano a 27 (pari ad 1.135.617 voti), contro i 26 dei socialisti francofoni. Mentre al Senato la Nieuw-Vlaamse Alliantie conquistava 9 seggi (pari ad 1.268.894 voti). Uno Stato, il Belgio, sempre più diviso tra nord e sud, tra Fiamminghi e Valloni, due comunità &#8211; linguisticamente, mediaticamente, economicamente e politicamente distinte &#8211; in cui una Monarchia Costituzionale ed una struttura istituzionale federale non riescono più ad assicurare omogeneità alla popolazione.<br />
Avremo un nuovo caso Cecoslovacco nel cuore dell&#8217;Europa? Staremo a vedere. Nel frattempo, il leader dell&#8217;N-VA Bart De Wever ha escluso ipotesi separatiste di stampo “rivoluzionario”, ma ha piuttosto assicurato collaborazione e gradualità nella risoluzione dei problemi più immediati, tra cui quello economico (di cui comunque, è il sud francofono ad avvertirne il peso, a carico della parte Fiamminga).<br />
Ma è proprio la capitale Bruxelles a rappresentare il nuovo paradigma indipendentista che si presenta agli occhi dei vecchi stati tradizionali. Bruxelles infatti non è solo il centro politico del Belgio ma anche il cuore di parecchie istituzioni Europee. Da Bruxelles potrebbe partire quell&#8217;insperata reazione a catena, interna allo spazio UE, capace di dare una nuova primavera alle minoranze linguistiche senza stato che da anni si battono per il riconoscimento dei loro diritti e la relativa conquista della sovranità. L&#8217;Europa delle piccole patrie sembra dunque essere l&#8217;unica soluzione ad un problema che, se certamente non si concretizzerà a breve, ha oggi manifestato i primi sintomi di un fenomeno in lenta ma costante ascesa.<br />
Si determineranno diversi casi ovviamente e con diversi livelli di sovranità entro i quali queste comunità potranno politicamente far valere le loro legittime ambizioni.<br />
Alcune di queste, non necessariamente verteranno sulla piena indipendenza, ma si stabilizzeranno verosimilmente sul piano del “point break”, ovvero in quel “punto di rottura” permanente che garantisce loro prosperità economica in cambio della permanenza nello stato contestato. Taiwan nei confronti della Cina continentale è un esempio pratico di questa dinamica: un territorio marginale rispetto alla restante geografia politica dello stato che minaccia secessione in cambio di garanzie e/o libertà economiche superiori, le quali, diversamente, non avrebbe. Nei fatti la pressione continua della periferia sul centro non si traduce (almeno a condizioni correnti) in indipendenza. Pensiamo anche al Québec nei suoi rapporti col Canada.<br />
In Italia è il Sud-Tirolo a replicare (in un contesto geostrategico completamente diverso) questo fenomeno. Per esso, è infatti preferibile coltivare una forte autonomia in seno allo Stato Italiano che non divenire una qualsiasi periferia (ad esempio) dell&#8217;Austria a seguito di fusione.<br />
Questo nel caso trattasi di piccola entità geografica linguisticamente vicina ad uno stato affine più forte (in entrambi i casi citati infatti la lingua tedesca ne sarebbe il veicolo unificatore per eccellenza).<br />
Nonostante tutto, le crisi economiche che ormai attraversano pesantemente anche i classici stati-nazione potrebbero indurre ad un generale cambio di rotta nei confronti delle loro stesse minoranze, spingendole spontaneamente verso una consensuale ed indolore separazione.<br />
La Sardegna si pone su un piano anch&#8217;esso diverso, in ragione del suo bilinguismo a favore dell&#8217;Italia e della relativa centralizzazione mediatica, economica e sociale, è verosimile che qualsiasi passaggio verso una ipotetica piena indipendenza debba preventivamente passare per un periodo di natura confederale in seno alla Repubblica Italiana.<br />
Eppure, i divorzi completi non sarebbero per forza di cose un male: l&#8217;economista Alberto Alesina, docente ad Harvard ed editorialista del Sole 24 Ore, il 18 giugno scorso a seguito del caso elettorale Belga affermava:</p>
<p><em>“Il costo di una separazione sarebbe quello di creare paesi troppo piccoli. Ma in un&#8217;Unione Europea e in un mondo sempre più integrato economicamente i paesi piccoli possono prosperare tanto bene quanto quelli grandi. Il loro mercato è il mondo e i loro confini politici non pongono particolari barriere economiche.<br />
Tutto ciò vale ancor di più visto che il Belgio fa già parte di una unione monetaria e i due paesi che nascerebbero ne rimarrebbero parte.<br />
Insomma, in un certo senso possiamo pensare ai pro e ai contro di una separazione come un confronto tra i benefici della dimensione del paese e i costi di eterogeneità. Va notato che i primi, cioè i benefici della dimensione, si riducono quando un paese fa parte di un&#8217;area d&#8217;integrazione economica. Ecco che quindi i costi economici per un Belgio diviso sono bassi”.</em></p>
<p>Ma in rapporto alla Sardegna, questi sono scenari a cui guardare con cautela.<br />
Perché la grande sfida del presente e dell&#8217;immediato futuro per la nostra isola si gioca nella riforma del sistema politico e del sistema istituzionale, quindi nella natura dei rapporti tra la periferia ed il centro (Roma). Si tratta della riforma dello Statuto Sardo, che sebbene caldeggiata da tanti, non sembra ancora concretizzarsi in proposte oggettive che sappiano tradursi in un costruttivo dibattito.<br />
Rimangono presenti quella del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga (<a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">PDF</a>); quella del “Comitato per la Nuova Carta De Logu”, presentata in Senato dall&#8217;On. Piergiorgio Massidda del PDL (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/DDL%201244-Noa%20Carta%20de%20Logu.pdf">PDF</a>); infine quella presentata dal Senatore Antonello Cabras del PD (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20Cabras%20SS%2010-04-10.pdf">PDF</a>). In quest&#8217;ultima risulta addirittura assente il “Popolo Sardo”, riconosciuto invece nel corrente statuto del 1948.<br />
I tentativi per avviare un processo di Consulta e di Assemblea Costituente per la riscrittura della Carta non sono mancati, come quello di Renato Soru, bocciato dalla Corte Costituzionale, e la proposta dei Riformatori Sardi per indire l&#8217;assemblea &#8211; oltre a quella dei Sardisti stessi, che comunque il prossimo settembre discuteranno una <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Mozione%20Indipendenza%20del%20PSD%27AZ.pdf">mozione</a> sui rapporti dell&#8217;isola con lo Stato e sull&#8217;indipendenza.<br />
Purtroppo, il pressapochismo diffuso nell&#8217;approccio al tema delle grandi riforme è indice della mediocrità della classe dirigente al governo ed all&#8217;opposizione in Sardegna.<br />
Le colpe sono evidentemente riconducibili a due fattori essenziali: il primo è chiaramente la centralizzazione politica, sociale ed economica a cui è sottoposta l&#8217;isola nei confronti di Roma.<br />
Le segreterie politiche dei maggiori partiti italiani sono storicamente dipendenti dall&#8217;esterno e non sono in grado di concepire il loro stesso territorio come il “punto alfa” da cui ne consegue la loro azione amministrativa. Al contrario, essa viene dunque dissolta nella comune amministrazione, demandando ai posteri l&#8217;utilità di riforme a cui nessuno li ha mai educati alla comprensione. Inoltre guardano a Roma come punto di approdo per lo sviluppo di un prestigio personale il quale, tuttavia, data la complessità della Repubblica Italiana, finisce inevitabilmente per scordare il basso peso della nostra terra e quindi l&#8217;adozione di robuste manovre a sostegno dello sviluppo territoriale. Il secondo motivo, non meno importante, è la scarsa preparazione politica e culturale di questa classe dirigente: a proprio agio nelle classiche manovre clientelari, ma tutt&#8217;altro che abile nell&#8217;individuazione delle dinamiche sociali ed economiche che dovrebbe giustificare il loro mandato politico in vece della cittadinanza.<br />
Pensate, ancora oggi molti di essi non hanno neppure capitato l&#8217;utilità politica, geostrategica ed energetica del gasdotto <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/07/galsi-infrastruttura-geostrategica-o-servitu-perche-ospitare-il-gasdotto/">Galsi</a> (purché concepito in un tracciato economicamente ed ambientalmente compatibile) né in rapporto alla struttura economica dell&#8217;isola, né in rapporto al sistema Europa (da capitalizzare politicamente appunto) che deve diversificare le fonti e le località di approvvigionamento energetico per il medio termine.<br />
Non solo insomma non abbiamo ancora visto nuove proposte statutarie (al di là di quelle citate), ma stiamo andando incontro a criteri di imbarbarimento della politica e di “meridionalizzazione” della stessa: pensiamo al politico di Iglesias che durante la campagna elettorale per le Amministrative 2010 si è messo a distribuire pacchi di pasta per la strada in cambio di voti.<br />
PD e PDL preferiscono annegare nell&#8217;alcool del solito teatrino di accuse reciproche l&#8217;utilità di fare sistema per calibrare il federalismo fiscale in base alle nostre esigenze (e non a quelle del nord-Italia). Federalismo che comunque la Lega Nord ha avuto il merito di proporre in uno Stato rigido come quello Italiano.<br />
“L&#8217;unione fa la forza” è il motto dello Stato Belga, ma non sembra funzionare a dovere.<br />
Probabilmente dovremmo adottarlo noi Sardi, ma non certo per saldarci ulteriormente alla periferia in cui ci ha ridotto Roma, ma per unire tutte quelle voci riformiste che oggi nella politica Sarda non emergono a causa della cecità di cui parlavamo.<br />
La Giunta Cappellacci cadrà o non ci saranno i tempi idonei per avviare la Costituente che chiamerà il Popolo ad esprimersi sul nuovo Statuto?<br />
Invitiamo il Partito Sardo d&#8217;Azione a lasciare retorica e demagogia per passare ai fatti: elabori una proposta o perfezioni le esistenti. Si faccia sentire con gli alleati e l&#8217;opposizione. Dal canto loro, i movimenti indipendentisti abbandonino le chiacchiere ed esprimano proposte. Si scrivano nuove proposte statutarie, si discuta.<br />
Diciamo questo perché <span style="text-decoration: underline;">non è la prima volta</span> che la politica utilizza demagogicamente il tema delle riforme per poi non avviare alcun percorso pratico in tale direzione.<br />
Dobbiamo “educare” la Sardegna a capire che lo sviluppo economico passa per la specialità, quella vera: dove si riconosce la Nazionalità Sarda (non dove sparisce persino il Popolo Sardo); dove si aumenta il nostro peso politico, quindi anche nelle istituzioni Europee. E dove si iniziano a gestire meglio le leve fiscali su cui si produce la ricchezza e si sviluppano gli investimenti.<br />
Il valore aggiunto della Sardegna non è nell&#8217;omologazione all&#8217;Italia, ma è proprio nella specificità e nella qualità delle nostre produzioni, del nostro ambiente e della nostra identità.<br />
Ma per arrivare ad attirare capitali e turismo esterno, non basta solo agire sul fisco, dobbiamo anche formare la nostra stessa popolazione alla riscoperta della nostra essenza: la Storia e la Letteratura Sarda devono entrare nella Pubblica Istruzione regionale. La cultura nostrana deve essere messa in condizioni di prosperare, non di essere ridotta a mero strumento folkloristico per sagre paesane.<br />
Per parlare di “Cassa Sarda delle Entrate” inoltre, ricordiamo agli amici di IRS – movimento in cui diversi attivisti ritengono si possa costituirla con il semplice esercizio dell&#8217;art.51 dello Statuto Speciale – che la capacità di proporre o contestare una data legge è ben altra cosa che integrarla all&#8217;interno di un quadro normativo che DEVE essere di natura statutaria. E nel caso corrente, andrebbe ovviamente rivisto l&#8217;attuale Titolo III° – Finanze, Demanio e Patrimonio.<br />
Quindi gli art. 8 e seguenti dello Statuto Autonomo Regionale. Ma non solo.<br />
Torneremo in ogni caso con un commento specifico sul tema delle riforme istituzionali, perché la grande sfida oggi è capire che <span style="text-decoration: underline;">non ci può essere Autonomia Finanziaria senza Autonomia Culturale</span>, e viceversa. La Lingua Sarda quindi non è certamente l&#8217;unico elemento della Specialità che dovrebbe essere contemplato nella riscrittura di uno Statuto.<br />
Dobbiamo dotarci di quegli strumenti legislativi che ci consentano di controllare ma anche di valorizzare il <em>sistema Sardegna</em> sia nei periodi di crescita che nei periodi di crisi globale.<br />
Ci riusciremo? Certamente. Perché i riformisti ci sono, i Sardi odierni non sono sempre colti da quella curiosa “<a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/">Sindrome di Stoccolma</a>” di cui abbiamo parlato alla Sardegna qualche tempo fa.<br />
Rimbocchiamoci le maniche, possiamo farcela. <em>Fortza Paris!</em></p>
<p>- Sul tema “Popolo Sardo, Sovranità e Costituzione Italiana”: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione;%20Sardi%20e%20Autonomia%20di%20serie%20B.pdf">Documento in PDF</a> (22-04-09).</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Aperitivo%20a%20Bruxelles.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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