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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; sergio</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Ricordo di un maestro: Sergio Zaninelli, storico ed economista</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 06:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cura di Gianraimondo Farina. La scomparsa di Sergio Zaninelli ha destato in chi come noi lo ha conosciuto, prima da docente, poi da rettore e da guida, tantissime emozioni, lunghe quasi un trentennio. Ed un grande vuoto. E’ innegabile che per noi, ultimo anello di quella nidiata di valenti ricercatori prodotti dall’Istituto di Storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/09/SZ.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19973" title="sz" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/09/SZ.jpg" alt="" width="605" height="465" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>A cura di Gianraimondo Farina.</em></span></p>
<p>La scomparsa di Sergio Zaninelli ha destato in chi come noi lo ha conosciuto, prima da docente, poi da rettore e da guida, tantissime emozioni, lunghe quasi un trentennio. Ed un grande vuoto. E’ innegabile che per noi, ultimo anello di quella nidiata di valenti ricercatori prodotti dall’Istituto di Storia Economica “Mario Romani”, egli fosse il “maestro”, anche se non gradiva tale termine.</p>
<p>E fa piacere ripercorrere quanto accaduto tre anni fa presso la nuova sede bresciana della Cattolica, ove con i suoi più stretti collaboratori ed amici, ci siamo ritrovati assieme a lui per festeggiarne il compimento dei 93 anni. Era il 1 luglio 2022. A fare gli onori di casa il prof. Mario Taccolini, già prorettore dell&#8217;Università Cattolica e discepolo di Zaninelli nella sua lunga attività accademica. Un momento, quindi, &#8220;per tirare le somme&#8221; di una lunghissima carriera universitaria, tutta dedicata alla ricerca ed al servizio. Perché Sergio Zaninelli è stato, innanzitutto, questo: un uomo al servizio, come, tra l&#8217;altro, ha esordito Taccolini, leggendo la famosa lettera del 21 febbraio 1972, con la quale Sergio Zaninelli, essendo in quel periodo docente a Trento, non si sottrae dal dare la sua disponibilità al rettore Giuseppe Lazzati di concretizzare l&#8217;idea di una sede bresciana della Cattolica. Lettera in cui emergeva chiaramente la disponibilità a seguire lo sviluppo di quella sede, sorta cinquant&#8217;anni fa con la facoltà di Matematica.</p>
<p>&#8220;Vi è stata, da subito, un&#8217;esigenza morale di poterci incontrare con il nostro maestro&#8221;- ha chiosato Mario Taccolini -&#8221;per poter ascoltare da lui una grande testimonianza biografica, densa, ricca e pregnante&#8221;. &#8220;In questa biografia&#8221;- ha continuato- &#8220;compaiono tanti nomi ed è a questa storia che noi siamo profondamente ed indissolubilmente legati. La biografia, l&#8217;impegno universitario e di ricerca come storico economico in Cattolica, l&#8217;ufficio studi della CISL. Sono questi, sostanzialmente, i tre minimi comuni denominatori&#8221; entro cui poter inquadrare il maestro. Egli, nato a Milano nel 1939, nel 1955 si laurea in Giurisprudenza all&#8217;Università degli Studi di Milano.</p>
<p>Nel 1959 intraprende la carriera accademica all&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dapprima come assistente volontario di Mario Romani nella cattedra di Storia economica, poi come docente di Storia del movimento sindacale, di Storia economica e di Storia dell&#8217;agricoltura. Nel 1970 diventa vincitore di cattedra e, fino al 1975, insegnerà presso l&#8217;Università di Trento. Ritorna, poi, in Università Cattolica, assumendo la direzione dell’Istituto di storia economica e sociale e dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia (dal 1975 al 2005). Dal 1980 al 1983 è prorettore dell&#8217;Ateneo, collaborando a stretto contatto con Lazzati. Nei tre trienni successivi è preside della Facoltà di Economia e Commercio, fondando e dando notevole impulso al corso di laurea serale per lavoratori, un &#8220;unicum&#8221;, per i tempi, in Italia. Dal 1993 entra a far parte del consiglio di amministrazione dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore e nel 1998 viene eletto rettore. Una guida dell&#8217;Ateneo, la sua, nel quadriennio 1998- 2002, tutta dedita a mettere in pratica le indicazioni dei suoi due mentori, Romani e Lazzati, tese a fare della Cattolica un centro culturale vivo diffuso nel Paese. Motivo per cui implementerà con convinzione la creazione in Italia, piuttosto che di facoltà, di centri di cultura dell&#8217;Ateneo milanese, con l&#8217;obbiettivo di formare classi dirigenti locali fortemente motivate.</p>
<p>Le sue numerose pubblicazioni hanno riguardato, in particolare, la storia dei movimenti sindacali, la storia dell&#8217;industria nella prima metà dell&#8217;Ottocento e la storia dell&#8217;agricoltura nell&#8217;età moderna e contemporanea.<br />
Il momento centrale della maturazione umana e scientifica di Zaninelli è rappresentato, senza dubbio, dalla Cattolica e dall&#8217;humus culturale che vi si respirava.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Alla base, poi, come in tutte le grandi storie (e questa lo è), vi è un incontro, quello con Mario Romani, oltreché naturalmente con Giuseppe Lazzati. Zaninelli viene indirizzato a Romani su indicazione dell&#8217;allora direttore amministrativo della Cattolica, Giancarlo Brasca (1920-1979), grande esponente del cattolicesimo militante del secondo dopoguerra. Romani assume Zaninelli come ricercatore presso l&#8217;I.S.A. (Istituto Sociale Ambrosiano). Sono le stesse parole del maestro a delineare meglio questi passaggi: &#8220;Consideratemi come un testimone, uno che ha seguito l&#8217;evoluzione delle cose: l&#8217;ISA, la storia economica e la cultura della CISL&#8221;. E Zaninelli un testimone lo è stato a buon diritto. Fin da quando conobbe Mario Romani, che, come un &#8220;buon padre di famiglia&#8221;, lo seguirà in tutti i suoi passi della carriera, dall&#8217;assistenza volontaria fino alla cattedra universitaria. Mario Romani, a sua volta allievo di Amintore Fanfani, si era dedicato allo studio della storia economica per varie ragioni. Egli è stato veramente un maestro ed un uomo di grande rigore morale e scientifico. E qua Zaninelli sottolinea un passaggio decisivo e delicato allo stesso tempo. &#8220;Mario Romani&#8221; &#8211; ha sottolineato &#8211; &#8220;ha creato la cultura sindacale moderna, cogliendo la situazione di debolezza della cultura politica cattolica&#8221;. È per questo che scrisse tre volumi dettagliatissimi di Storia Economica.</p>
<p>Non solo la Storia Economica, ma la storia generale e la formazione integrale della persona. E questa sua attenzione all’altro ed al mondo dell’istruzione in generale si è potuta vedere nell’ultima sua fatica: la pubblicazione, nel 2016, del libro di scuola per le scuole medie o secondarie di primo grado, in tre volumi, in collaborazione con Claudio Cristiani, “La storia insegna”, per Atlas edizioni. Quasi a testimoniare l’attenta tensione ed attenzione di Zaninelli, una volta finita la sua attività accademica, verso il mondo scolastico e dell’istruzione in generale. Disposto ad accettare ed a confrontarsi con tutte le innovazioni e le metodologie didattiche più importanti. A partire dalla scuola media, il livello d’istruzione più delicato e più soggetto alle riforme di sistema.<br />
L&#8217;altro &#8220;passaggio&#8221; decisivo della formazione scientifica di Zaninelli, sempre indotto dal suo maestro, sarà quello di aver lavorato a mettere ordine all&#8217;archivio ed all&#8217;impianto generale di tutto il Catasto teresiano. Un&#8217;opera, durata tre anni, di metodica ed ordinata catalogazione delle carte di un sistema di esazione particolare, conservate, allora, nei sotterranei dell&#8217;Archivio di Stato del Palazzo di via Senato a Milano, salvate dalla guerra, e riportate alla luce. Lavoro a cui, poi, i discepoli, docenti e ricercatori della scuola di storia economica, attingeranno per dare spazio e centralità alle loro ricerche su un periodo cruciale della storia lombarda, come quello asburgico del XVIII° secolo.<br />
L&#8217;altro nodo fondante della personalità di Zaninelli, sempre alimentata, voluta ed appoggiata da Romani, fu quella sindacale, ossia la formazione nella CISL.<br />
Il vero problema, però, in questo caso, non era la questione sindacale, ma quella di un Paese il cui popolo era formato da una maggioranza in cui i ceti popolari non contavano nulla. Motivo per cui Zaninelli intensificherà la sua attività nell&#8217;ufficio studi al fine d&#8217;implementare la &#8220;terza missione&#8221; cislina, quella di una vera cultura sindacale al servizio dell&#8217;azione. Studio, ricerca, insegnamento ed impegno nel sociale: questo era quello che Zaninelli chiedeva, nonostante le varie resistenze manifestatesi nel mondo sindacale. Per lui diventava importante fare ricerca in archivio ed avere un contatto con la realtà imprenditoriale ed operaia, anche perché il sindacato era ed è formato da persone che “devono decidere” tutti i giorni.<br />
Senza far mancare l&#8217;invito-incitamento del maestro ai suoi allievi, ripreso anche da Taccolini, ad un&#8217;attenta e matura riflessione teologica. Una riflessione che, per Zaninelli, deve portarci a diventare &#8220;uomini che pensano, cristiani credenti e credibili&#8221;. Un testamento spirituale, di vita e di impegno che raccogliamo e facciamo nostro.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/09/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Un-ricordo-di-Zaninelli.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Cunferèntzia &#8216;Deretos linguisticos e Deretos natzionales&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 20:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cunferèntzia “DERETOS LINGUÌSTICOS e DERETOS NATZIONALES” &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; In OCASIONE de sa PRESENTADA de su LIBRU: «PATRIA E MATRIA / Dalla Catalogna al Friuli, dal Paese Basco alla Sardegna: il principio di nazionalità nell’Europa occidentale e contemporanea» de SERGIO SALVI INSULA/PAPIROS, Nùgoro 2017 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; Ant faeddare • SERGIO SALVI • MARIO CARBONI • DIEGU CORRÀINE • [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/06/Locandina-evento-Papiros-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15310" title="locandina-evento-papiros-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/06/Locandina-evento-Papiros-URN.jpg" alt="" width="605" height="216" /></a></p>
<p>Cunferèntzia “DERETOS LINGUÌSTICOS e DERETOS NATZIONALES”<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<wbr>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
In OCASIONE de sa PRESENTADA de su LIBRU:<br />
«<a href="http://www.papiros.org/product.php~idx~~~87~~PATRIA+E+MATRIA~.html" target="_blank">PATRIA E MATRIA</a> / Dalla Catalogna al Friuli, dal Paese Basco alla Sardegna: il principio di nazionalità nell’Europa occidentale e contemporanea»<br />
de SERGIO SALVI<br />
INSULA/PAPIROS, Nùgoro 2017<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</wbr><wbr>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Ant faeddare<br />
• SERGIO SALVI<br />
• MARIO CARBONI<br />
• DIEGU CORRÀINE<br />
• CARLO PALA<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</wbr><wbr>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Biblioteca Comunale<br />
Pratza de Tola<br />
h 17.00 &gt; 19.30<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</wbr><wbr>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Organizant: SARDOS EUROPEOS<br />
INSULA/PAPIROS editziones<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</wbr><wbr>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Patronadu: Biblioteca Comunale de Tàtari.</wbr></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Corriere della Sera: Sergio Rizzo, profeta dell&#8217;incultura centralista</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Aug 2012 11:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia non conosce mezze misure, e del resto, l&#8217;equilibrio non ha mai fatto parte dello Stato unitario dal risorgimento ad oggi. Dalle righe del Corriere della Sera del 23-08-12 arriva un nuovo attacco alle specialità autonomistiche. Per intenderci, quelle che non nacquero per esclusive motivazioni economicistiche, ma anche culturali, linguistiche (e magari persino nazionalistiche). Sergio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/08/Corriere-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5299" title="Corriere - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/08/Corriere-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="480" /></a>L&#8217;Italia non conosce mezze misure, e del resto, l&#8217;equilibrio non ha mai fatto parte dello Stato unitario dal risorgimento ad oggi.<br />
Dalle righe del Corriere della Sera del 23-08-12 arriva un nuovo attacco alle specialità autonomistiche. Per intenderci, quelle che non nacquero per esclusive motivazioni economicistiche, ma anche culturali, linguistiche (e magari persino nazionalistiche).<br />
Sergio Rizzo è il nuovo profeta del centralismo di Stato, e duole notare che da buon contestatore degli sprechi della Repubblica si sia trasformato nel più improvvido contestatore della democrazia. Sì, perché tutto sommato, il Corriere della Sera rimane il quotidiano più diffuso d&#8217;Italia. E questo è sufficiente per ritenere dannose le opinioni di Rizzo, che si spingono fino ad auspicare l&#8217;abolizione delle Regioni Autonome.<br />
L&#8217;approssimazione ed il populismo di queste opinioni si scorge in vari passaggi del suo <a href="http://www.corriere.it/editoriali/12_agosto_23/mani-bucate-delle-regioni-sergio-rizzo_f12bfe2c-ece2-11e1-89a9-06b6db5cd36c.shtml" target="_blank">articolo</a>, ad esempio quando pone maldestramente sullo stesso piano gli sprechi della Sicilia con i piani immobiliari delle autonomie del nord. Ma, a prescindere dalla bontà di alcune osservazioni, questo può essere ritenuto valido per attaccare le diverse sensibilità culturali della Repubblica? Ovviamente no, perché dare un nuovo taglio centralistico alla Costituzione (che già vieta alle autonomie la diretta amministrazione di varie competenze), significherebbe stravolgere i principi della Carta Costituzionale, tornando ai tempi del Regno d&#8217;Italia, quando l&#8217;ignoranza sabaudo-fascista era ben lontana dal prefigurare il rispetto delle minoranze linguistiche, delle loro specifiche e territoriali esigenze economiche, ben distinte dal resto della Repubblica che conosciamo.</p>
<p>Probabilmente Rizzo ignora che il centralismo di Stato, unito all&#8217;inettitudine di certe classi dirigenti, è la causa principale della mancata restituzione del gettito, per miliardi di euro, che la Sardegna continua ad attendere da parte di Roma nel contenzioso sulla vertenza entrate. Non tutte le Regioni sono uguali, né l&#8217;incompetenza della politica locale può giustificare un attacco ai diritti di popolazioni che la retorica unitarista vorrebbe collimanti in tutto e per tutto alla mitica nazione italiana.<br />
Lo Stato Italiano fu già <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/05/laccordo-gruber-%E2%80%93-de-gasperi-quando-litalia-fu-ripresa-dallonu-per-discriminazione-linguistica/" target="_blank">ripreso</a> dall&#8217;ONU nel 1960 e nel 1961 per l&#8217;inosservanza di questi diritti identitari, e non si capisce in base a quali ragioni lo Stato centrale debba attaccare le nazioni linguistiche tedesca, ladina, friulana e slovena (per citarne alcune) che compongono questo ottocentesco Stato-nazione.<br />
Rizzo, non trovando alternative agli sprechi di un ceto politico centralista parassitario, al posto di promuovere un sano federalismo politico incentrato sulla responsabilità e sul multiculturalismo, propone l&#8217;esatto opposto. Paventando ulteriore verticismo amministrativo ed economico, infischiandosene altamente dei diritti delle popolazioni che si vorrebbero in tutto e per tutto omologate a tali velleità unitaristiche. Questo verticismo, la cui cultura si riverbera anche nella dialettica politica e nei media, è la stessa che ha sempre consegnato la Sardegna (con la sua autonomia di cartapesta) all&#8217;ombra delle attenzioni dei governi romani, di destra o sinistra che fossero. La Sardegna è sempre venuta dopo le altre Regioni della penisola. Disse Mario Melis, sardista e Presidente della Regione negli anni &#8217;80:</p>
<p><em>Le istanze che muovono dalla coscienza storica di popolazioni vissute nell&#8217;emarginazione e nel sottosviluppo e che tendono a denunziare l&#8217;ingiustizia per promuovere finalmente una politica capace di definire nuovi assetti di civiltà in uno Stato finalmente restituito ai suoi valori di democrazia vengono sprezzantemente liquidati come “localistici”, mentre quelli così spesso realmente locali delle aree del Centro Nord diventano “interessi nazionali”.</em></p>
<p>Cagliari, conferenza CGIL, 1987.</p>
<p>Tradotto: se ad esempio si parla dei bisogni del Lazio, per Roma si tratta di “interessi nazionali”, se si parla dei bisogni della Sardegna, diventano “interessi locali”. E&#8217; il <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201208231023-ipp-rt10031-ilva_a_taranto_incontri_in_procura_e_tra_azienda_e_sindacati" target="_blank">caso</a> dell&#8217;ILVA di Taranto, come se i morti e le bonifiche dell&#8217;impianto pugliese fossero più importanti di quelli della Portovesme Sarda e non meritevoli delle stesse attenzioni.<br />
Ancora più grave è che, in nome di presunti “interessi nazionali” e “bilanci di spesa”, un Governo tecnico, come quello Monti, senza alcun mandato elettorale, tenti di limitare le prerogative dell&#8217;<a href="http://www.sanatzione.eu/2012/07/trentino-e-catalogna-contro-roma-e-madrid-su-economia-e-cultura-sardi-senza-lingua-e-fisco/" target="_blank">autonomismo</a> al fine di salvaguardare un modello di Stato che, certamente va riformato, ma, appunto, in un ottica federale.</p>
<p>L&#8217;assistenzialismo e il clientelismo denunciato da Rizzo nascono proprio dal centralismo, non certo dall&#8217;istituto del regionalismo in se, in quanto, quando nei territori non esiste la diretta amministrazione di entrate ed uscite, è prassi comune osservare gli sprechi della politica locale delle risorse centrali, proprio perché manca il requisito della territorialità gestionale del Fisco e viene meno dunque il principio della responsabilità vigente invece nei sistemi federali. Nel nostro contesto a questo problema si somma il danno e la beffa, perché, da un lato, le comunità più virtuose della nostra Regione si trovano imbrigliate dal Patto di Stabilità che impedisce loro di liberare liquidità per lo sviluppo; dall&#8217;altro lato, la beffa consiste nell&#8217;assistere alla riscossione diretta, da parte dello Stato, delle imposte versate dai Sardi e che non tornano al territorio. E&#8217; proprio questo circolo vizioso ad alimentare il parassitismo del politicantismo locale, che campa di vane promesse elettorali grazie alla gestione di una crisi perenne a cui non può offrire soluzioni strutturali.</p>
<p>Quelle di Sergio Rizzo sono pertanto le parole dell&#8217;incultura e dello statalismo, che noi Sardi sommiamo ai vari attacchi della stampa italiana visti da qualche anno a questa parte contro le specialità della Repubblica. Uno Stato che declassa la nostra lingua nazionale; che non ci permette di studiare la nostra storia nelle scuole; che non ci permette la diretta amministrazione dei Beni Culturali (con grave danno alla nostra industria turistica); che ci isola, grazie al suo Antitrust che permette la vendita della compagnia di navigazione Tirrenia agli armatori privati di CIN; che non ci consente l&#8217;amministrazione del Fisco, e che infatti persiste nel trattenere indebitamente il sudato denaro dei nostri cittadini maturato grazie all&#8217;art. 8 del nostro Statuto Autonomo (a cui dobbiamo dare maggiore sovranità).</p>
<p>Osservare quest&#8217;incultura attaccare la nostra Autonomia, per di più giustificata con gli sprechi di terze realtà regionali, è un insulto morale al Popolo Sardo ed al grave periodo di crisi che l&#8217;isola sta attraversando.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/08/URN-Sardinnya-Lopinione-Su-Sergio-Rizzo-del-Corriere-della-Sera.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong><img class="aligncenter" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Diritti umani: U.R.N. Sardinnya si unisce a On. Milia e CLS nel richiamare i Parlamentari sulla Lingua Sarda</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2012/06/diritti-umani-u-r-n-sardinnya-si-unisce-a-on-milia-e-cls-nel-richiamare-i-parlamentari-sulla-lingua-sarda/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 14:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ass.ne U.R.N. Sardinnya si unisce alle sollecitazioni di attenzione nei riguardi delle iniziative legislative a tutela della Lingua Sarda e sottoscrive il seguente comunicato: Mario Carboni, Comitadu pro sa Limba Sarda. Dopo l&#8217;allarme lanciato da Su comitadu pro sa limba Sarda riguardo la ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, si è mosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/Milia-Sergio-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4856" title="Milia Sergio - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/Milia-Sergio-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="160" height="206" /></a>L&#8217;ass.ne U.R.N. Sardinnya si unisce alle sollecitazioni di attenzione nei riguardi delle iniziative legislative a tutela della Lingua Sarda e sottoscrive il seguente comunicato:<br />
</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Mario Carboni, Comitadu pro sa Limba Sarda.</em></span></p>
<p>Dopo l&#8217;allarme lanciato da Su comitadu pro sa limba Sarda riguardo la ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, si è mosso anche l&#8217;assessore alla cultura Sergio Milia con una lettera ai parlamentari Sardi.<br />
Su comitadu pro sa limba Sarda, pur soddisfatto dell&#8217;iniziativa dell&#8217;On. Milia, ritiene che, seppur sia giusto sollecitare l&#8217;intervento dei parlamentari ed in particolare dei componenti Sardi della Commissione esteri della Camera che non hanno fatto proposte in difesa della lingua sarda e né presentato emendamenti in suo favore, sia doveroso che la Giunta regionale apra una dura e convinta vertenza con lo Stato, Governo e Parlamento, per rivendicare i nostri costituzionali diritti linguistici che oltre che culturali sono politici e coinvolgono le più valide prospettive di autogoverno della Sardegna e di liberazione da un colonialismo che dura ormai da troppo tempo.<br />
Dimenticare la questione della lingua Sarda dal tavolo delle trattative in corso Regione-Sardegna sarebbe un grave errore economicista dalle incalcolabili conseguenze negative.</p>
<p>Su Comitadu pro sa limba Sarda ritiene che sia stato dannoso e offensivo verso l&#8217;Autonomia speciale e il Popolo Sardo non consultare, né invitare, come suo diritto statutario, il Presidente della Regione alla seduta del Consiglio dei Ministri che ha licenziato il disegno di legge di ratifica della Carta europea delle lingue da inviare al Parlamento per la sua ratifica e che deciderà stabilmente e negativamente del futuro destino della lingua della Nazione Sarda.<br />
E&#8217; ben gradita e giusta ogni azione che possa modificare la proposta di legge di ratifica della Carta delle lingue regionali e minoritarie capace di scongiurare l&#8217;attuale discriminazione della lingua Sarda rispetto alle altre lingue regionali e minoritarie dell&#8217;Arco alpino, declassata a lingua di serie B, non tutelata veramente e così condannata all&#8217;estinzione forzata, poiché esclusa dall&#8217;insegnamento, dai media e dall&#8217;uso nella Giustizia e nella vita economica e sociale.</p>
<p>Su Comitadu pro sa limba Sarda sollecita il Consiglio regionale a votare una dichiarazione solenne di protesta da inviare assieme ad un ricorso del Presidente della Giunta regionale al Consiglio d&#8217;Europa per violazione da parte italiana dei diritti linguistici e civili dei Sardi (L.R. 26/97, 482/99 e Art. 6 della C.I.). Diritti tutelati dalla Convenzione quadro delle minoranze nazionali e, in quanto discriminati, soggetti ad assimilazione forzata e considerati parlanti una lingua da riserva indiana rispetto ad altre minoranze della Repubblica meno numerose e meglio tutelate, e che (con la prevista ratifica) vedrebbero vanificata la corale richiesta d&#8217;insegnamento della lingua Sarda nelle scuole di ogni ordine e grado e del bilinguismo in ogni livello dell&#8217;attività sociale.</p>
<p>Scrive Sergio Milia:</p>
<p><em>“Mi rivolgo a Voi in qualità di Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, con competenza sulla tutela delle lingue minoritarie presenti in Sardegna, Sardo e Catalano, per richiedere un vostro interessamento sulla necessità di intraprendere azioni unitarie e coordinate in vista della discussione e dell’approvazione in aula, nella Camera dei Deputati e nel Senato della Repubblica, del disegno di legge. La ratifica della Carta Europea delle Lingue che sta per essere varata in aula dalla Camera dei Deputati, rischia di essere non soddisfacente per la lingua Sarda. Le misure previste dal testo del disegno di legge licenziato dalla Commissione Affari Esteri non risolveranno e non miglioreranno la situazione giuridica della lingua Sarda (e del Catalano di Alghero), che di fatto resterebbero fermi alla situazione attuale, con scarsissima protezione. Si avvantaggerebbero le lingue minoritarie presenti nel territorio italiano, già protette da trattati internazionali o da statuti di specialità più avanzati di quello Sardo, mentre la nostra lingua verrebbe relegata allo status di lingua di seconda categoria.<br />
</em></p>
<p><em>Di fatto, né la Regione, né lo Stato potranno legiferare efficacemente per un reale e ‘normale’ utilizzo nelle scuole e non si avranno gli strumenti politici e legislativi per una maggiore visibilità della lingua nei mezzi di comunicazione e in particolare nella Rai. Una situazione simile riguarda ad esempio il friulano. Nonostante Sardo e Friulano siano le due lingue più parlate e più diffuse nei rispettivi territori, lo Stato privilegia la tutela del tedesco (Sud Tirolo), del francese (Valle d’Aosta), dello sloveno (Friuli Venezia Giulia) e del ladino (Valli Badia, Gardena e Fassa)”.</em></p>
<p>16-06-12.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/06/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Con-Milia-e-CLS-sulla-Lingua-Sarda.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Corriere della Sera: Botta e risposta con Sergio Romano sulla Sardegna</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 17:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima testata giornalistica d&#8217;Italia torna sul tema Sardegna, nell&#8217;edizione del 25-09-2010 sono infatti le blasonate penne di Rastelli, Stella e Rizzo a rendere conto al “Popolo Italiano” della parabola indipendentista, stavolta ascesa tra le stanze del Consiglio Regionale. In passato ebbi modo di scambiare qualche battuta con lo storico Sergio Romano nella sua rubrica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Romano-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1965" title="Romano - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Romano-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="320" height="235" /></a>La prima testata giornalistica d&#8217;Italia torna sul tema Sardegna, nell&#8217;edizione del 25-09-2010 sono infatti le blasonate penne di Rastelli, Stella e Rizzo a rendere conto al “Popolo Italiano” della parabola indipendentista, stavolta ascesa tra le stanze del Consiglio Regionale.<br />
In passato ebbi modo di scambiare qualche battuta con lo storico Sergio Romano nella sua rubrica del quotidiano di via Solferino riservata al pubblico. Il mio intervento nasceva in occasione del discorso di insediamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, poiché in esso, nonostante ricordasse le minoranze linguistiche del nostro ambiguo Stato, ometteva di menzionare quella Sarda: la maggiore.<br />
Il 20 maggio 2006 affermavo:</p>
<p><em>“Caro Romano,<br />
</em></p>
<p><em>Seguendo la cerimonia di insediamento del nuovo capo dello Stato, non ho potuto fare a meno di notare un passaggio alquanto discutibile che il neo-eletto presidente ha tenuto dinnanzi alla platea Parlamentare.<br />
Premessa tutta la stima possibile ed il riconoscimento per l’alto profilo istituzionale ricoperto da Napolitano, appare singolare che la sua sensibilità espressa nei riguardi delle minoranze linguistiche, lo abbia portato ad omettere il riconoscimento che la lingua Sarda (peraltro sancita da una legge della Repubblica Italiana) rappresenta la più vasta minoranza linguistica presente nel territorio dello Stato.<br />
Altro che Sud-Tirolo.<br />
Una gaffe che oscura una regione autonoma di oltre 1 milione e seicentomila abitanti quale la Sardegna, da anni impegnata in un difficile percorso volto a recuperare quel patrimonio storico-natzionalitario del tutto difforme dalla cultura Italiana.”</em></p>
<p>Si replicava:</p>
<p><em>“Le confesso che non mi riesce di considerare minoranza una comunità che ha avuto, dalla fine della guerra, due presidenti della Repubblica, altrettanti presidenti del Consiglio, numerosi dirigenti di partito, uno stuolo di generali, parecchi diplomatici e prefetti e, da ultimo, un ministro degli Interni.”</em></p>
<p>Infine il 29 maggio rincalzavo:</p>
<p><em>“Essendo lei persona dalla indubbia esperienza giornalistica e politica, non le sarà naturalmente sfuggito che le figure da lei menzionate, sebbene degne esponenti di rilevanti passaggi della vita istituzionale italiana, poco o nulla hanno a che vedere con la tutela di quelle peculiarità per cui da decenni ci si batte politicamente, a fronte di ingenti avversità. Sia dalle origini del Partito Sardo d’Azione, sia nelle sue più recenti espressioni sardiste e natzionalistiche.<br />
Battaglie perpetuamente oscurate da un meccanismo clientelare e mediatico saldamente in mano ad un sistema socio-politico difforme dalla nostra cultura identitaria Sarda.<br />
Non possiamo tuttavia nascondere che, anche parte dei demeriti della classe politica regionale nostrana, sono il frutto della litigiosità e dell’inadeguatezza (spesso per banalità ideologiche) delle forze politiche natzionalitarie che, nel corso degli anni, avrebbero dovuto rappresentare un capace strumento di deterrenza all&#8217;invadenza socio-politica italiana.<br />
Le ricordo che solo in tempi recenti la Regione Autonoma ha ottenuto leggi di valorizzazione e promozione delle peculiarità linguistiche quali quella dell’11 settembre 1997.<br />
Mentre nel presente si continua a ragionare su quali criteri adottare in fase di ristesura di un nuovo statuto regionale autonomo, magari anticamera di una futura riscrittura dai più ampi sospiri di carattere indipendentista.<br />
Cordialmente.”</em></p>
<p>Sono passati 4 anni, ed oggi il dibattito sull&#8217;indipendentismo, anticamera di quel necessario processo riformatore sulle nostre istituzioni, è giunto agli altari della cronaca politica grazie all&#8217;impegno del Partito Sardo d&#8217;Azione. Un piccolo cerchio si è chiuso, uno nuovo dovrà aprirsi.<br />
Ad esempio, come quello di non considerare le istanze territoriali come l&#8217;esclusivo prodotto di una sfavorevole congiuntura economica.<br />
Nell&#8217;ultimo ampio articolo di Stella e Rizzo pare essere solo l&#8217;economia uno dei motivi trainanti di questa nuova sfida lanciata dal sardismo. Si tratta invece di un fenomeno assai più complesso, che se nell&#8217;economia trova certamente la sua valvola di sfogo, lo stesso non può dirsi sul piano linguistico, storico e culturale.<br />
Il Corriere oggi ha un piccolo merito, ha affermato senza problemi che il nostro territorio ha dato all&#8217;Italia il suo primo contenitore istituzionale, cioè il Regno di Sardegna. Questione non da poco in un&#8217;Italia prossima ai festeggiamenti per i suoi 150 anni di unificazione, intrisi di disinformazione, mitologia ed ipocrisie patriottarde varie.</p>
<p>Con permesso, ma oggi i Sardi rivalutano quel passato. Un passato nel quale i diritti identitari non possono essere relegati in secondo piano rispetto al comunque importante profilo economico.<br />
Probabilmente, chi ha saputo leggere meglio i pruriti italiani non è stato il Corriere, ma il controverso giornalista Roberto D&#8217;Agostino, autore del noto sito “cafonal socio-politico” <em>Dagospia</em>, che in una recente intervista del maggio 2010, ha ricordato quanto ormai l&#8217;Italia sia lo show-business della politica. Non più insomma un circo mediatico condito da “Talpe 3, Pen-isole dei famosi 4 e Grandi Fratelli 20”, ma vedendo il Paese proprio come “Cafonal”:</p>
<p><em>“Il cafonal è l&#8217;esibizionismo pacchiano, che travolge tutti. Perché tutti vogliono comunicare agli altri chi vorrebbero essere, tentando di far dimenticare chi sono veramente”&#8230;</em></p>
<p>Come la “nazione” italiana.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Cafonal%20Corriere.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>On. Pisano: Lo Stato cominci a restituire ai Sardi ciò che è stato tolto</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 12:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentili Lettori, riportiamo un articolo di rilevante interesse economico per la Sardegna dei Riformatori Sardi. Sulla partita delle accise che gravano sui prodotti petroliferi, in tempi non sospetti, nel lontano maggio del 2008, ebbi per primo, insieme a Vargiu, Dedoni e Cassano, consiglieri regionali del Gruppo dei Riformatori Sardi nella trascorsa legislatura, a denunciare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Saras-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1915" title="Saras - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Saras-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Gentili Lettori, riportiamo un articolo di rilevante interesse economico per la Sardegna dei Riformatori Sardi.</em></span></p>
<p>Sulla partita delle accise che gravano sui prodotti petroliferi, in tempi non sospetti, nel lontano maggio del 2008, ebbi per primo, insieme a Vargiu, Dedoni e Cassano, consiglieri regionali del Gruppo dei Riformatori Sardi nella trascorsa legislatura, a denunciare la madre dei grandi imbrogli che lo Stato Italiano ha perpetrato nei confronti della nostra Regione.<br />
Il problema è stato riproposto con grande determinazione anche in questa legislatura da Franco Meloni e l’intero gruppo dei Riformatori Sardi.<br />
Ma come capita classicamente, oltre al danno la beffa: è notizia di questi giorni, infatti, l’approvazione in sede di conferenza Stato-Regioni di una bozza di decreto interministeriale con il quale si intende riconoscere il prezzo agevolato dei prodotti petroliferi a fare degli abitanti residenti nelle regioni nelle quali sono localizzati giacimenti petroliferi dai quali vengono estratti i prodotti.<br />
Fin qui tutto potrebbe essere condivisibile se lo Stato avesse onorato quanto scritto nel nostro statuto, riconoscendo la compartecipazione alle entrate per le accise sui prodotti petroliferi fabbricati nella nostra isola, nella misura dei 9/10.<br />
E quando è stato scritto l’articolo 8 del nostro statuto era fin troppo chiara nella testa di tutti i padri della nostra autonomia, a partire da Emilio Lussu, che per “ imposte di fabbricazione percette nella nostra isola” nessuna imposta poteva essere mai trasformata da imposta di fabbricazione in imposta sul consumo e quindi essere sottratta dalle compartecipazioni di diritto della nostra Regione.<br />
E’ fin troppo evidente che l’oggetto della tassazione doveva comunque essere riferita alla fabbricazione. Tutti i tecnicismi successivi, introdotti dalla legge ordinaria n. 891 del 22 dicembre 1980, che consentono il pagamento differito dell&#8217;imposta di fabbricazione al momento e nel luogo dell&#8217;immissione del prodotto nel circuito commerciale, da parte del soggetto che effettua tale operazione, non può legittimare un vero furto ai danni della nostra Regione.<br />
E’ giunto il momento, così come i Riformatori sardi, da tempo si trovano ad urlare, che occorre rinegoziare subito con lo Stato questa grande partita e che finalmente ci venga dato quanto ci è stato tolto.<br />
La SARAS produce in Sardegna dal 20% al 25% dell’intera produzione italiana. Lo Stato annualmente incassa dalle imposte sui prodotti petroliferi oltre 35 miliardi di euro, di cui 25 dalle accise e 10 dall’IVA applicata sulle Accise. Poichè anche sull’IVA alla Regione Sardegna è riconosciuta una compartecipazione dei 9/10 ciò significa che dovremmo ricevere annualmente dallo Stato i 9/10 di oltre 7 miliardi di euro, cioè circa 6,3 miliardi invece dell’elemosina di 700 milioni di euro che ci viene appena riconosciuta.<br />
Altro che vertenza sulle Entrate!? Questa sulle Accise è una battaglia storica che deve essere fatta dal Governo Regionale mettendo in campo il massimo delle proprie forze, invocando anche il ricorso alla Corte Costituzionale, nei confronti del Governo, che, amico o non amico, non sarà facilmente disposto a riconoscere il proprio debito nei confronti dei Sardi.</p>
<p><em>Di Franco Sergio Pisano – Riformatori Sardi (05-09-2010).</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Pisano%20sulle%20accise%20ai%20Sardi.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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