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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; riforma</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Dal Trentino storica picconata allo Stato centrale, un esempio per tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 20:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva il “principio dell&#8217;Intesa”: il Trentino-Alto Adige Sudtirol ha ottenuto una storica riforma autonomistica che riaccende le speranze federaliste per una futura riforma dello Stato. Mentre le attenzioni mediatiche dell&#8217;Italia erano tutte rivolte a faccende di secondo piano, dal caso Ranucci all&#8217;immobilismo della giunta 5 Stelle sarda, e l&#8217;indipendentismo sardo inseguiva delle pale eoliche, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/TAAS.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20438" title="taas" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/TAAS.jpg" alt="" width="605" height="402" /></a></p>
<p>Arriva il “principio dell&#8217;Intesa”: il Trentino-Alto Adige Sudtirol ha ottenuto una storica <a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/TAAS-Contenuti-della-riforma-ITA.pdf" target="_blank">riforma</a> autonomistica che riaccende le speranze federaliste per una futura riforma dello Stato.</p>
<p>Mentre le attenzioni mediatiche dell&#8217;Italia erano tutte rivolte a faccende di secondo piano, dal caso Ranucci all&#8217;immobilismo della giunta 5 Stelle sarda, e l&#8217;indipendentismo sardo inseguiva delle pale eoliche, a Trento e Bolzano si siglava con Roma la prima destrutturazione del potere centrale.</p>
<p>Di cosa si tratta esattamente?</p>
<p>La novità non riguarda tanto le seppur importanti conquiste di nuove competenze in materie quali la tutela ambientale, il commercio e la valorizzazione delle minoranze linguistiche, quanto, notate bene, la limitazione delle prerogative statali nella vita giuridica e politica dell&#8217;autonomia territoriale.</p>
<p>Per la prima volta nella storia d&#8217;Italia è divenuto operativo il principio dell&#8217;intesa, che introduce un vero e proprio diritto di veto dell&#8217;Autonomia rispetto alle scelte dello Stato centrale.</p>
<p>Per capirne meglio la portata e i contenuti è necessario un piccolo excursus giuridico: lo scorso 23 giugno è entrata in vigore la Legge Costituzionale n. 2/2026 (&#8220;<em>Modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol</em>&#8220;).</p>
<p>Al suo interno è stato reso operativo il principio dell&#8217;Intesa, introdotto, è bene precisare – più simbolicamente che sostanzialmente – nel lontano 2001, con l&#8217;allora riforma del Titolo V° della Costituzione, vedasi art. 116, comma terzo.</p>
<p>Con l&#8217;introduzione della clausola dell&#8217;intesa, la modifica dello Statuto richiede l&#8217;effettivo consenso degli organi territoriali (il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige e i Consigli provinciali di Trento e Bolzano). Di conseguenza, attenzione: oggi il Parlamento centrale non può più ridurre unilateralmente i livelli di autonomia senza l&#8217;accordo locale.</p>
<p>Cosa cambia dunque rispetto al passato?</p>
<p>Che il principio della sovranità inizia ad assumere concretamente basi condivise, perché se prima l&#8217;audizione delle autonomie territoriali era puramente consultiva, oggi diventa obbligatoria e vincolante, in quanto il loro consenso cancella l&#8217;unilateralità del legislatore statale. Lo Stato non potrà più procedere autonomamente rispetto alla volontà delle istituzioni locali.</p>
<p>Il lettore più attento avrà intuito che questo nuovo potere consentirà pure di superare più agevolmente lo scoglio della Corte Costituzionale di fronte a determinate controversie.</p>
<p>I nuovi poteri inoltre, nella fattispecie, si articolano su tre nuovi pilastri:</p>
<p>1. Eliminazione del limite delle &#8220;norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica&#8221;.<br />
Come funzionava prima: Tradizionalmente, le leggi provinciali approvate nelle materie di competenza autonoma dovevano comunque rispettare i principi posti dalle leggi di riforma economico-sociale dello Stato. Questo rappresentava un forte vincolo, poiché lo Stato poteva limitare l&#8217;autonomia locale semplicemente qualificando una nuova legge statale come &#8220;riforma economico-sociale&#8221;.<br />
Cosa cambia adesso: Questo limite viene completamente eliminato. Lo Stato non potrà più usare la leva delle riforme economico-sociali per imbrigliare o scavalcare l&#8217;autonomia legislativa della Provincia.<br />
2. Riduzione del limite dei &#8220;principi dell&#8217;ordinamento giuridico&#8221; ai &#8220;principi generali&#8221;.<br />
Come funzionava prima: La Provincia doveva conformarsi all&#8217;insieme indistinto dei &#8220;principi dell&#8217;ordinamento giuridico dello Stato&#8221;, una nozione molto ampia che consentiva spesso alla Corte Costituzionale di annullare leggi provinciali ritenute non in linea con norme dello Stato.<br />
Cosa cambia adesso: Il vincolo viene circoscritto e ridotto ai soli &#8220;principi generali&#8221;. Si tratta di una formulazione più restrittiva e meno invasiva, che lascia maggiore margine di manovra e flessibilità al legislatore provinciale per approvare norme a misura del proprio territorio.<br />
3. Definizione della competenza primaria come &#8220;esclusiva&#8221;.<br />
Come funzionava prima: La potestà legislativa provinciale veniva solitamente definita come &#8220;potestà primaria&#8221;.<br />
Cosa cambia adesso: La competenza primaria viene esplicitamente qualificata dal punto di vista giuridico come &#8220;esclusiva&#8221;. Questo rafforza l&#8217;idea che, nelle materie di propria spettanza (come quelle elencate negli altri punti della riforma, ad esempio ambiente o commercio), la Provincia ha un dominio riservato e pieno in cui la legge statale ordinaria non può intervenire.</p>
<p>Tutto bene dunque?</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Non proprio. Per due ordini di motivi: uno attinente alla cultura statale, ed uno attinente alla cultura del regionalismo italiano.</p>
<p>Il primo è chiaro a tutti, Roma è ancora ben lontana dall&#8217;immaginare una riforma dell&#8217;architettura dello Stato in chiave federale, anche se oggi ne ha posato un primo piccolo mattone.<br />
La cultura politica centralistica affonda le radici nella storia del nostro Paese e, per la maggiore, continua a prevalere l&#8217;idea che il successo delle nostre comunità passi inevitabilmente da uno Stato centrale forte in grado di coordinare ed imporsi nelle articolazioni periferiche. Queste ultime interpretate non come entità territoriali da valorizzare nella loro diversità, ma da omogeneizzare al centro. Un retaggio ottocentesco del nazionalismo italiano, come se da Bolzano a Lampedusa potessero funzionare ricette identiche partorite a Roma: fiscalità, contrattazioni collettive, ecc.</p>
<p>Il secondo attiene alla cultura politica delle classi dirigenti operanti nelle nostre regioni, che non vanno interpretate come un corpo distinto rispetto a quelle centrali, ma ne sono conseguenza e complemento.</p>
<p>In altri termini, non ignoriamo che oggi parte dei gravi problemi dell&#8217;Italia non derivano unicamente dalle scarse riforme centrali, incluse quelle mancate nella riqualificazione della spesa pubblica, ma nell&#8217;azione delle inefficienti e assistenziali politiche regionali.</p>
<p>La Sardegna esprime al meglio tutta l&#8217;evidenza di questo deficit di sviluppo, poiché la sua classe dirigente, di destra e sinistra, appare culturalmente protesa – non a lavorare su politiche di crescita della ricchezza e di limitazione dei trasferimenti di risorse dal centro – ma appare irresponsabilmente impegnata a conservarne il carattere assistenziale per tutelare il proprio potere.<br />
Uno Stato centrale produce inevitabilmente classi politiche locali deresponsabilizzanti nei confronti di imprese, servizi e cittadini, poiché le seconde non sono strutturalmente obbligate ad operare per un&#8217;allocazione più intelligente, e destinata al libero mercato, delle risorse pubbliche. Basti pensare, un settore su tutti, ai disastri della sanità, tra spaventose voragini di bilancio e pericolosi disservizi per la salute pubblica.<br />
O pensiamo ancora alla diffusa cultura NIMBY, dove le grandi infrastrutture vengono spesso osteggiate in nome di farfugliati particolarismi, ben poco utili sia all&#8217;economia locale che al generale benessere dei popoli della Repubblica.</p>
<p>A ciò si aggiunge anche la totale inconsistenza delle politiche “nazionaliste” locali, nella misura in cui, ben diversamente da catalani o scozzesi, gli esponenti del sardismo e dell&#8217;indipendentismo sardo, come ben osservato da Mario Carboni (PSD&#8217;AZ), tendono ad occuparsi di battaglie di retroguardia al posto di sviluppare un serio percorso riformista di governo.</p>
<p>Oggi l&#8217;azione dei sudtirolesi dimostra che gli spazi e i margini per un sano riformismo di governo esistono. Non è più utopico o improbabile pensare di approcciarsi con profitto alle grandi riforme.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/URN-Sardinnya-Lopinione-Lottima-riforma-sudtirolese-dello-Statuto.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Parte il nuovo progetto di riscrittura dello Statuto speciale della Sardegna</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2022/05/parte-il-nuovo-progetto-di-riscrittura-dello-statuto-speciale-della-sardegna/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2022 09:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Verrà presentata a Macomer la prima stesura di un progetto di riforma dello Statuto speciale della Sardegna, di cui mi onoro di aver contribuito per la parte economico-finanziaria, con un articolo su un argomento fondamentale: il fisco. E con una grande novità. Ampliare i poteri, ma anche le responsabilità della Sardegna, è il primo passo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/05/SSF-Locandina-maggio-2022.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18912" title="ssf-locandina-maggio-2022" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/05/SSF-Locandina-maggio-2022.jpg" alt="" width="605" height="856" /></a></p>
<p>Verrà presentata a Macomer la prima stesura di un progetto di riforma dello Statuto speciale della Sardegna, di cui mi onoro di aver contribuito per la parte economico-finanziaria, con un articolo su un argomento fondamentale: il fisco. E con una grande novità.</p>
<p>Ampliare i poteri, ma anche le responsabilità della Sardegna, è il primo passo nella strada verso lo sviluppo.</p>
<p>Il comitato “Sardegna Stato Federale”, promosso dall&#8217;imprenditore sardista Gavino Guiso, in collaborazione con Giuseppe Melis, Carlo Sanna e Renato Orrù, sulla scia delle esperienze passate, offre così una piattaforma aperta a tutti: esperti, istituzioni, cittadini di vario orientamento e imprese, che vorranno ragionare sul perfezionamento delle nostre istituzioni, offrendo la propria competenza o esponendo le proprie esigenze, affinché si arrivi ad una proposta formale di riforma dell&#8217;autonomia regionale.</p>
<p>Non ignoriamo la portata delle difficoltà di un processo simile, soprattutto di ordine politico, prima che giuridico. Come noto, sia nell&#8217;isola che nella cultura politica italiana in generale, le istanze federaliste, salvo brevi parentesi, non hanno mai goduto di largo consenso. E per essere portate avanti richiedono una trasversalità politica che dovremo cercare di costruire.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Ci sono vari motivi al riguardo, anche di ordine tecnico. Uno di questi riguarda la difficoltà di affrontare una riforma del Titolo V° della Costituzione Italiana, che inevitabilmente finirà interessata da qualsiasi tentativo di riforma delle istituzioni sarde in chiave federale.</p>
<p>Basti pensare alla materia fiscale, in cui per la prima volta si è scelto di promuovere una fiscalità asimmetrica, similare al modello svizzero, che consentirebbe ad ogni (diverso) territorio dell&#8217;isola di costruire un fisco a misura di cittadini e imprese, calibrato sulle caratteristiche del territorio (es. costiero o interno). Una soluzione capace di promuovere la cultura e soprattutto, in prospettiva, attirare investimenti, riducendo gradualmente il nostro livello di dipendenza dai trasferimenti pubblici.</p>
<p>Un percorso ovviamente lungo e non scontato, ma che non possiamo più rimandare in attesa di improbabili congiunture politiche favorevoli.</p>
<p>Appuntamento il 21 maggio, ore 10, presso la Sala Convegni della Biblioteca Comunale di Macomer. Evento disponibile anche online.</p>
<p>Ogni prossimo aggiornamento al riguardo verrà inoltre pubblicato su <em>SaNatzione.eu</em></p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/05/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Proposta-di-riforma-Statuto-speciale.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>L&#8217;Italia al bivio, Carlo Lottieri: &#8216;È tempo di fare i conti con la realtà&#8217;</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2020/05/litalia-al-bivio-carlo-lottieri-e-tempo-di-fare-i-conti-con-la-realta/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2020 15:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carlo Lottieri (Università di Verona) per Sa Natzione: «La crisi incombe e nasce Nuova Costituente, un progetto per fare i conti con la realtà. Dobbiamo superare uno Stato dimostratosi inadeguato a gestire le sfide del presente, e capace di soffocare le comunità locali». Ecco l&#8217;intervento completo rilasciato al nostro spazio e il manifesto per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Carlo Lottieri (Università di Verona) per Sa Natzione: «La crisi incombe e nasce Nuova Costituente, un progetto per fare i conti con la realtà. Dobbiamo superare uno Stato dimostratosi inadeguato a gestire le sfide del presente, e capace di soffocare le comunità locali».</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Ecco l&#8217;intervento completo rilasciato al nostro spazio e il manifesto per una riforma federale del Paese, già sottoscritto da tanti cittadini, imprenditori, giornalisti e accademici, all&#8217;insegna della competitività e contro la piaga dell&#8217;assistenzialismo diffuso.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>A cura di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Lottieri-Carlo-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18266" title="lottieri-carlo-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Lottieri-Carlo-URN.jpg" alt="" width="605" height="480" /></a></p>
<p>L&#8217;arrivo del Covid in Italia ha confermato tutta l&#8217;inadeguatezza delle istituzioni nell&#8217;affrontare la crisi: caos organizzativo, crisi sanitaria e sfacelo economico. Uno dei peggiori esempi di tutto l&#8217;occidente. L&#8217;intero ceto politico non sembra in grado di fare i conti con la realtà e, paradossalmente, tra le soluzioni, propone di assegnare un ruolo ancora maggiore allo Stato a scapito delle autonomie territoriali.</p>
<p>Per queste ragioni <em>Sa Natzione</em> sottoscrive il manifesto di “Nuova Costituente”, per una riforma federale del Paese.<br />
A tal proposito abbiamo sentito Carlo Lottieri (Università di Verona), tra i principali animatori del progetto:</p>
<p>«La mia convinzione è che l’ordine istituzionale italiano sia ormai fallito: non ha tutelato le libertà individuali, ha distrutto il Mezzogiorno, ha sacrificato sull’altare del parassitismo ogni ipotesi di futuro, e ora è destinato crollare sotto il peso dei debiti.<br />
A questo punto è urgente elaborare un progetto che coinvolga le forze indipendentiste e quelle libertarie, comunitaristi e liberali, così da convogliare tutti quanti vogliono affermare i valori dell’autogoverno. Dobbiamo insomma fare il possibile per liberare le “periferie” dal loro giogo, convocando una costituente che veda protagoniste le delegazioni delle realtà territoriali e che delinei una carta costituzionale da far approvare dalle varie comunità.<br />
Ovviamente, ritengo che la nuova carta possa essere la costituzione solo delle comunità che l’approveranno, perché le altre dovranno dotarsi di istituzioni indipendenti. Tutte le persone ragionevoli sono in grado di comprendere come soltanto responsabilizzando i vari territori si può rimettere in piedi una società squassata da tanti punti di vista. Bisogna che la realtà riesca a prevalere sull’ideologia».</p>
<p>Ecco il manifesto, già sottoscritto da tantissimi riformatori, tra cui imprenditori, giornalisti e accademici:</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Nvuova-Costituente-Logo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-18268" title="nvuova-costituente-logo" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/Nvuova-Costituente-Logo.png" alt="" width="330" height="335" /></a>La società italiana è entrata in una fase drammatica della sua storia, che sta causando molte sofferenze. La situazione sanitaria resta difficile dopo varie settimane dall’inizio dell’epidemia e il contrasto al Covid-19 obbliga ancora oggi a rallentare la vita del paese, con gravissime conseguenze economiche e sociali. Numerose famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e molte imprese sono costrette a licenziare e chiudere.</p>
<p>Lo stato di prostrazione che ci caratterizza, però, non è da imputare in primo luogo alla pandemia. Il coronavirus ha investito l’intera umanità e generato difficoltà ovunque, ma il caso italiano è peculiare. L’emergenza ha investito un paese con istituzioni debolissime e libertà individuali quanto mai fragili, con una classe politica delegittimata e un debito pubblico e pensionistico alle stelle.</p>
<p>Bisogna ricostruire tutto e soprattutto le istituzioni democratiche, ma su basi nuove.</p>
<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale si avvertì la necessità di segnare una netta discontinuità rispetto al passato: si accantonò la monarchia sabauda per fare dell’Italia una repubblica, convocando un’assemblea costituente che stilasse una nuova carta fondamentale. Fu una giusta decisione e oggi dobbiamo fare lo stesso.</p>
<p>La necessità di una nuova costituente nasce dal fatto che l’attuale sistema istituzionale non è al passo con i tempi. Le culture politiche egemoni nel dopoguerra avviarono un processo che relegava il popolo in un ruolo marginale: i cittadini furono chiamati alle urne per votare i nuovi “padri costituenti”, ma ogni successivo passo ebbe luogo all’interno della ristretta élite dei capi di partito. In effetti, il popolo fu convocato, diede la propria sanzione al processo, ma poi fu subito accantonato con il ruolo di spettatore muto.<br />
Non soltanto l’esito finale dei lavori non fu sottoposto al voto dei cittadini, ma soprattutto non si accettò l’idea di segnare una compiuta discontinuità.<br />
La riprova è che le realtà locali non ebbero alcun ruolo in quel processo politico costituente, che era già in larga misura predefinito nei suoi esiti. Nacque così una democrazia dimezzata e malata che subito Luigi Sturzo attaccò con forza quando parlò delle “male bestie” dello statalismo italiano, della partitocrazia e dello spreco del denaro pubblico. Il sacerdote siciliano aveva ragione e non a caso difese costantemente la sua idea di una democrazia autentica, basata sui municipi e sulle realtà locali.</p>
<p>Lo sfascio di oggi non deve allora stupirci: esso è la conseguenza diretta e inevitabile di un ordine politico accentrato, costruito più per servire il sovrano di turno e la sua corte che per tutelare le libertà di tutti.<br />
Il fallimento sotto i nostri occhi è figlio di quella vicenda. La Repubblica italiana non avrebbe prodotto l’immenso debito pubblico che mette a rischio il futuro dei giovani se le comunità locali e i singoli individui fossero stati più liberi e responsabili, invece di essere ridotti a sudditi di un potere centrale autoreferenziale, né sarebbe stata possibile la tassazione da rapina che sta uccidendo il sistema produttivo se l’ordine istituzionale avesse posto un argine dinanzi alla crescita dello Stato e della spesa clientelare.</p>
<p>Per ripartire bisogna allora costruire un ordine veramente democratico. Non soltanto è necessario ridare ai cittadini il potere costituente, convocandoli affinché votino i loro rappresentanti, ma bisogna egualmente far sì che le popolazioni dei vari territori possano esprimersi su qualunque questione. La costituzione vigente ha poco di democratico e ben lo si vede quando esclude la possibilità di far ricorso al voto popolare su imposte, relazioni internazionali o questioni di bilancio. È opportuno, allora, guardare al modello di democrazia integrale proprio della Svizzera, un paese che non a caso uscirà molto meglio di noi da questa catastrofe sanitaria ed economico-sociale, ed è necessario comprendere che non c’è affatto bisogno che a decidere siano i rappresentanti quando lo possono fare in prima persona i cittadini.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />È inoltre necessario che le libertà dei singoli vengano rispettate e per fare questo è indispensabile che le giurisdizioni siano piccole e numerose, come lo sono i cantoni svizzeri, e che ognuna sia costretta a competere con tutte le altre. Solo se ogni entità territoriale sarà chiamata a vivere delle proprie risorse potremo avere amministrazioni che non sprecano, non coltivano clientele, non costruiscono cattedrali nel deserto. La stessa crisi sanitaria di queste settimane ci ha insegnato, tra l’altro, che soltanto chi vive in un determinato territorio ha le informazioni e le motivazioni necessarie ad assumere le decisioni corrette.</p>
<p>Il patto sociale da costruire, infine, deve basarsi sulla libera adesione delle singole comunità. Quella che si deve costruire è una nuova casa, non una prigione. Ecco perché è necessario che la nuova costituzione sia federale a ogni livello e risulti dal voto popolare di tutte le realtà locali e da ognuna di esse. Si dovrà discutere su quali debbano essere le regole che governeranno il nuovo edificio, ma alla fine dovrà abitare il nuovo palazzo solo chi giudicherà che quell’esito non è penalizzante, non pone le premesse per sfruttamenti territoriali o altre ingiustizie, non è all’origine di quei meccanismi perversi che hanno causato tante conseguenze disastrose in varie regioni d’Italia.</p>
<p>La questione meridionale si potrà risolvere, ad esempio, solo se finirà questo perdurante commissariamento delle realtà del Sud, che sono costrette a subire regole e logiche che impediscono a quelle popolazioni di migliorare le proprie condizioni. Il Mezzogiorno è stato distrutto dall’assistenzialismo, al punto che negli ultimi trent’anni il reddito pro capite di quasi tutti i paesi dell’Est europeo ha sorpassato quello delle regioni del Sud. A questa penalizzazione non si pone rimedio facendo del Mezzogiorno una landa desolata di soggetti passivi che ricevono un reddito di cittadinanza, ma restituendo libertà di autogoverno a queste realtà, così che sappiano forgiare le regole necessarie per favorire la libera iniziativa, l’arrivo dei capitali, la solidarietà spontanea.</p>
<p>Avere accettato le logiche di una democrazia dimezzata e avere fatto dell’intera Italia un’anonima periferia di un potere cinico, nelle mani di pochissimi, ci ha condotto in questa situazione desolante. La catastrofe, però, può tradursi in un’opportunità positiva se dalle varie comunità che compongono la penisola riuscisse a rinascere la richiesta di un processo che permetta davvero di rifondare la società su nuove basi.</p>
<p>Le forze della conservazione e quelle che guardano al passato sono agguerrite: prigioniere del mito del potere statale e, soprattutto, schierate a difesa di interessi ben precisi. Questo manifesto è un invito a tutti gli uomini di buona volontà affinché si diano da fare e nasce dalla consapevolezza che le sigle e le ideologie che ci hanno trascinato in questo baratro non possono intralciare la strada di chi vuole offrire una possibilità di futuro ai propri figli e nipoti. Le mani dei morti e delle ideologie del Novecento non possono tracciare il cammino dei vivi. Energie nuove e positive ce ne sono molte: questo appello punta a farle venire alla luce, affinché diventino protagoniste della nostra rinascita.</p>
<p>Nvova Costituente (<a href="http://citywi.it/" target="_blank"><em>http://citywi.it/</em></a>).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/05/URN-Sardinnya-Lopinione-Lottieri-sulla-Nuova-Costituente.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>L&#8217;insularità in Costituzione? C&#8217;era già sino al 2001</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 09:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;insularità in Costituzione? C&#8217;era già sino al 2001. La riforma del Titolo V° in materia di diritto regionale ha cancellato il vecchio 3° comma dell&#8217;art. 119 che la includeva. Vediamo il testo e il perché della riforma, alla luce di un confusionario consiglio regionale che ieri ha proposto di istituire una commissione speciale per sostenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;insularità in Costituzione? C&#8217;era già sino al 2001.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>La riforma del Titolo V° in materia di diritto regionale ha cancellato il vecchio 3° comma dell&#8217;art. 119 che la includeva.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Vediamo il testo e il perché della riforma, alla luce di un confusionario consiglio regionale che ieri ha proposto di istituire una commissione speciale per sostenere l&#8217;insularità: primo firmatario Deriu (PD), quello che appena 3 anni fa ha sostenuto la fallita riforma centralista renziana della Costituzione.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/09/CRS-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17666" title="crs-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/09/CRS-URN.jpg" alt="" width="605" height="419" /></a></p>
<p>Ben pochi sanno che il concetto di insularità in Costituzione è già esistito.</p>
<p>Prima delle riforme del Titolo V° (1999-2001), ricorda Adriano Sitzia per Sa Natzione, ecco cosa recitava il terzo comma dell&#8217;articolo 119:</p>
<p><em>«<span style="text-decoration: underline;">Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il mezzogiorno e le isole, lo stato assegna per legge a singole regioni contributi speciali</span>.»</em></p>
<p>Il testo è cambiato nei seguenti termini:</p>
<p><em>«La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.»</em></p>
<p>Ciò è stato inoltre integrato da nuovi commi, come ad esempio il 5°, che recita:</p>
<p><em>«Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l&#8217;effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati comuni, province, città metropolitane e regioni.»</em></p>
<p>Nonostante la mole di contenziosi Stato-Regioni affrontato negli anni dalla Corte Costituzionale a causa della complessiva riforma del Titolo V°, il novellato art. 119 rappresenta un evidente miglioramento rispetto alla vecchia versione, per due ragioni principali:</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />- la prima è che, pur non risolvendo il problema dei divari economici del Paese, è stato cancellato il principio secondo cui esisterebbero precise aree atavicamente considerabili come arretrate in luogo di altre, al punto da meritare una costante elargizione di sussidi (seppur mascherata dall&#8217;idea di “valorizzare” e non di “supportare”, come nel vecchio articolo);<br />
- la seconda è che, in ragione del primo motivo, si è scelto di istruire il principio di coesione sociale e territoriale estendendolo indistintamente a tutte le Regioni (e non solo) suscettibili di manifestare periodi di difficoltà. Questo concetto cancella dunque l&#8217;ottica assistenziale presente nel vecchio articolo, introducendo un approccio moderno al lavoro di perequazione svolto dallo Stato centrale.</p>
<p>Come segnalato nel nostro <a href="https://www.sanatzione.eu/2019/09/come-finira-la-battaglia-per-linsularita-in-costituzione/" target="_blank">precedente articolo</a> sulla materia, la Costituzione italiana emersa nel 1948 non chiariva tali aspetti, pur garantendo analoga tutela giuridica dei territori insulari, e pur essendo meno chiara della Costituzione spagnola, che include il concetto di insularità nella carta.</p>
<p>Pertanto, alla luce di tali argomenti, è lecito domandarsi: c&#8217;è stata una tutela maggiore dell&#8217;isola da parte dello Stato sino al 2001?</p>
<p>La complessa e articolata vicenda relativa, ad esempio alla vertenza entrate, financo ai programmi di continuità territoriale (anch&#8217;essi argomentati nel <a href="https://www.sanatzione.eu/2019/09/come-finira-la-battaglia-per-linsularita-in-costituzione/" target="_blank">precedente articolo di Sa Natzione</a>), dimostrano che <span style="text-decoration: underline;">prima del 2001 non vi era alcuna differenza di trattamento rispetto al presente</span>.<br />
E d&#8217;altra parte, solo una certa dose di demagogia e superficialità politica potrebbe pensare che inserire una semplice parola &#8211; “isole” &#8211; in una carta costituzionale, possa automaticamente cambiare le sorti di queste ultime. Le cui condizioni dipendono da una vasta serie di variabili, non tutte imputabili al dettato costituzionale (semmai riformabile in ben altri articoli del Titolo V°, e non solo, per ottenere istituzioni federali).</p>
<p>Ma l&#8217;aspetto singolare di tutta la vicenda relativa ai sostenitori dell&#8217;iniziativa di insularità in Costituzione riguarda l&#8217;inconsistenza tecnica e giuridica del suo “comitato scientifico”, che avrebbe dovuto vagliare tali aspetti, prima di intraprendere qualsiasi battaglia pubblica al riguardo.</p>
<p>Ad oggi i proponenti vorrebbero addirittura varare una “commissione speciale” che dovrebbe farsi carico di studiare i termini con cui portare avanti l&#8217;iniziativa di insularità. Ossia altre poltrone spesate dai contribuenti, a tempo indeterminato, per sostenere una battaglia di scarsa o nulla utilità pratica (giacché, come già spiegato su Sa Natzione, sarebbe sufficiente applicare l&#8217;art. 121 della Costituzione, che consente alla Regione di presentare proposte al Parlamento. La commissione potrebbe giungere alle stesse conclusioni).<br />
Dopotutto una commissione non si nega a nessuno. Pensate, ad esempio, a quelle “balneari”, con cui di recente i consiglieri regionali “hanno scoperto l&#8217;inquinamento industriale di Ottana”. O a quella di inchiesta sui costi della sanità regionale, finita nel nulla. A conferma di una politica ormai ridottasi a battaglie perlopiù inutili e retoriche, prive di effettivi contenuti spendibili a vantaggio della collettività.<br />
Oggi, paradossalmente, il primo firmatario dell&#8217;idea di istituire una commissione speciale sull&#8217;insularità è Roberto Deriu (PD), il quale, appena tre anni fa, sostenne la fallita riforma centralista della Costituzione promossa dal governo Renzi. Tali proponenti vorrebbero persino esportare il concetto di insularità, che in questa connotazione ha evidenti caratteri assistenzialistici, a livello europeo.<br />
<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/09/Logo-IIC-URN.png"><img class="alignleft size-full wp-image-17670" title="logo-iic-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/09/Logo-IIC-URN.png" alt="" width="225" height="225" /></a>Un sintomo della classica cultura vittimistica meridionalista, secondo cui più sussidi, cioè più spesa pubblica, porterebbero automaticamente ad una maggiore crescita economica.<br />
Una teoria priva di riscontri storici e scientifici nella moderna letteratura economica.</p>
<p>Alla luce di queste valutazioni concludiamo l&#8217;articolo ricordando un altro dettaglio alquanto preoccupante, che non riguarda tanto l&#8217;approssimazione politica di cui abbiamo parlato, quanto quella istituzionale. Ossia, nel 2018 l&#8217;ufficio regionale del referendum ritenne illegittima la via referendaria per promuovere questa iniziativa (sostenuta dai Riformatori Sardi), in quanto, tra i vari argomenti, <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/insularita-lufficio-referendum-quesito-non-rientra-nelle-categorie-previste-dalla-legge/" target="_blank">disse che</a> <em>“non ha come oggetto una questione controversa, essendo del tutto palese che l’insularità comporti gravi svantaggi alla popolazione” </em>(come se gli inglesi siano poveretti).<em><br />
</em></p>
<p>In pratica, l&#8217;ufficio regionale sul referendum non giustificò lo stop alla proposta sulla base dell&#8217;attuale art. 119 della Costituzione, ma sulla base di quello vecchio, come se esistessero territori atavicamente inadeguati alla crescita, per le ragioni sopra esposte.</p>
<p>A rincarare la dose di questa confusione si aggiunse nuovamente la politica. Paolo Maninchedda (PdS), ignaro di tutto ciò, <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/referendum-insularita-maninchedda-vista-la-bocciatura-disertiamo-le-urne/" target="_blank">disse</a>: <em>«La sentenza di inammissibilità del referendum sull’insularità è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità dell’ordinamento italiano di saper interpretare i nuovi diritti di partecipazione e democrazia.»</em><br />
Ma non si trattava di un problema di rappresentatività democratica, ma di pertinenza dell&#8217;interpretazione giuridica.<br />
A ruota seguito da Roberto Frongia (RS), <a href="https://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2018/01/30/bocciato_il_referendum_sull_insularit_a_chiederlo_erano_stati_92-1-692199.html" target="_blank">che disse</a>: <em>«Sapevamo bene che il cammino verso il riconoscimento del principio d’insularità sarebbe stato difficile, come tutte le scelte che rivoluzionano “su connotu”.»</em><br />
Ignaro che l&#8217;idea di insularità in Costituzione è “su connotu”, un ritorno al passato, cioè alla vecchia Costituzione italiana riformata nel 2001.</p>
<p>- <em>Sul tema insularità vedere anche l&#8217;articolo: “<a href="https://www.sanatzione.eu/2019/09/come-finira-la-battaglia-per-linsularita-in-costituzione/" target="_blank">Come finirà la battaglia per l&#8217;insularità in Costituzione?</a>” (Sa Natzione, 23-09-19). Con una comparazione della Costituzione spagnola e l&#8217;esempio della continuità territoriale.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/09/URN-Sardinnya-Lopinione-Insularità-in-Costituzione-sino-al-2001.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La Corsica al voto alla vigilia della riforma istituzionale</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2017 17:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corsica al voto, già governata dagli indipendentisti, si appresta a modificare la struttura istituzionale della sua specialità in seno alla Repubblica Francese. Ecco il contesto politico e istituzionale – Di Mario Carboni. Domenica 3 dicembre si voterà in Corsica, e i vincitori, dal 1° gennaio 2018, governeranno la Collettività di Corsica a Statuto speciale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>La Corsica al voto, già governata dagli indipendentisti, si appresta a modificare la struttura istituzionale della sua specialità in seno alla Repubblica Francese.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Ecco il contesto politico e istituzionale – Di Mario Carboni.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/12/Simeoni-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15918" title="simeoni-urn-sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/12/Simeoni-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="435" /></a></p>
<p>Domenica 3 dicembre si voterà in Corsica, e i vincitori, dal 1° gennaio 2018, governeranno la Collettività di Corsica a Statuto speciale che sostituirà la Collettività territoriale della Corsica nata a Matignon. Questa ingloberà i dipartimenti della Corsica del Sud e dell&#8217;Alta Corsica, con una trasformazione politica ed istituzionale di enorme valore e potenzialità di autodecisione nazionale.</p>
<p>Il risultato di queste elezioni sarà la controprova della bontà o meno dell’esperienza di due anni di gestione dei nazionalisti corsi, sia autonomisti che indipendentisti, che con un ricambio politico e generazionale rivoluzionario sono stati messi alla prova dei fatti nel governo della cosa pubblica e chiedono il consenso alla maggioranza dei còrsi per continuare il governo e la transizione all’autodeterminazione con strumenti nuovi e più efficaci.<br />
Dall’inizio del prossimo anno la Corsica sarà riunificata sotto un unico Governo ma anche la Nazione còrsa avrà un unico Parlamento anche se depotenziato e non ancora rispondente alle esigenze e alla volontà del popolo còrso.<br />
La partita in gioco è grande quanto il rischio che una sconfitta dei nazionalisti consegni nelle mani degli storici oppositori francesizzanti e dei clan i nuovi strumenti di autonomia frutto di tanti anni di lotte, sofferenze e lutti del movimento nazionalista còrso nel suo insieme.</p>
<p>Potrebbe accadere come in Sardegna nel secondo dopoguerra quando i frutti della lotta sardista per l’Autonomia caddero nelle mani degli antiautonomisti dei partiti italiani che l’avevano avversata e lentamente la denaturarono, la tradirono, sino a farla diventare com’è oggi: un corpo senza anima né spirito di libertà per i sardi, ma gestore del colonialismo assistenziale che tutti conosciamo.</p>
<p>Vediamo come si trasformerà politicamente ed istituzionalmente la Corsica leggendo l&#8217;articolo 30 della legge N° 2015-991 del 7 agosto 2015 <a href="https://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000030985460&amp;dateTexte&amp;categorieLien=id" target="_blank">(https://www.legifrance.gouv.fr/affi&#8230;</a> ) che ai sensi dell&#8217;art. 72 della Costituzione, riorganizzando territorialmente la Repubblica, ha istituito la Collettività di Corsica.</p>
<p>La sua lettura potrà farci capire e valutare, soprattutto a noi nazionalisti sardi, le nuove competenze e le fonti economiche previste della nuova istituzione a Statuto Speciale. Per governare la quale si svolgeranno le elezioni di domenica prossima, poiché la legge istitutiva ha previsto che il “mandato degli eletti in dicembre 2015 termina il 31 dicembre 2017”, mentre finora i nazionalisti sono stati al governo di una struttura politica e amministrativa che da gennaio 2018 non ci sarà più ma nella quale devono dimostrare agli elettori di aver operato con successo. Pena la perdita del consenso così duramente conquistato.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />I nazionalisti còrsi dovrebbero vincere bene le elezioni e me lo auguro anche nell’interesse di noi sardi che potremmo prendere &#8211; se non proprio un esempio vista la rispettive differenze non marginali di storia e di realtà politica &#8211; almeno entusiasmo e incentivo per un percorso di autodecisione che metta al primo posto la questione nazionale sarda con la sua lingua ed identità al primo posto, in luogo di un economicismo sbagliato e castrante di ogni energia di liberazione e decolonizzazione.</p>
<p>Cosa accadrà in Corsica dal 1° gennaio 2018?<br />
1. La Collettività di Corsica, come suddetto, si sostituirà in tutti i diritti e gli obblighi dell’attuale collettività e dei due dipartimenti dell’Alta Corsica e della Corsica del Sud;<br />
2. L’Assemblea di Corsica passerà da 51 a 63 membri chiamati “consiglieri di Corsica”, con un Presidente e un Consiglio esecutivo coadiuvati da un Consiglio economico, sociale, ambientale e culturale;<br />
3. Sarà creata una Camera dei Territori sotto la forma di ente pubblico con sede a Bastia e sarà composta da 56 membri (27 per la Corsica del Sud e 29 per l’Alta Corsica) che dovrà applicare le politiche della Collettività a livello sub regionale e attuare politiche a livello intercomunale mettendo in relazione i comuni;<br />
4. La Collettività si doterà di un Mediatore presso lo Stato con sede nella regione dell’Île de France.</p>
<p>La maggioranza nazionalista còrsa è stata messa messa alla prova nei trascorsi due anni di transizione allo Statuto Speciale, gestendo gli scarsi poteri e le poche risorse attuali, ben identificabili dall&#8217;ultimo bilancio di previsione, e cercando di raggiungere gli obbiettivi politici e programmatici promessi agli elettori. Cioè mantenendo l’obbiettivo strategico che prevede anche il superamento delle caratteristiche della stessa Collettività di Corsica che nascerà il 1° gennaio prossimo e che consiste principalmente nell&#8217;ottenere una vera Assemblea legislativa con un vero Statuto inserito nella Costituzione francese. E non le presenti modifiche ottenute con un articolo di legge in un calderone di riforma generale, con uno Statuto fiscale speciale e la parificazione della lingua còrsa con la lingua francese.</p>
<p>Si può dire che i nazionalisti còrsi, nella loro strategia, si muovano sull&#8217;esempio dei baschi per quanto riguarda la sovranità fiscale; dei catalani per lo Statuto, e dei fiamminghi per ciò che riguarda la lingua con la stella polare della Repubblica di Pascal Paoli indirizzata ad essere una stella dell&#8217;UE.</p>
<p>Gli obbiettivi sui quali si sono accordati i due partiti nazionalisti ponendoli a base dell’unificazione politica e organizzativa con la quale si presentano agli elettori sono molto ambiziosi e prevedono da adesso il superamento delle caratteristiche meramente decentralizzanti e ottriate dalla Francia per la Collettività di Corsica. Che pur entrando in vigore a breve, sono considerate già insufficienti e da sostituire integralmente.<br />
Si aprirà quindi &#8211; con l’auspicata vittoria dei nazionalisti còrsi – l&#8217;uso di nuovi strumenti di democrazia e di governo, insufficienti ma migliori e più impegnativi di quelli che si abbandoneranno a seguito dell&#8217;attuazione della riforma istituzionale, generando un periodo di confronto e conflitto con lo Stato, Parlamento e opinione pubblica francese: controparti sconcertate solo perché Talamoni e Simeoni, dopo la prima vittoria elettorale, hanno parlato da subito nella vecchia Assemblea ed al Mondo in lingua corsa, considerando pure il recente successo dei nazionalisti nelle elezioni al Parlamento, ma anche molto preoccupati dai fatti catalani e quindi interessanti a promuovere vento contrario alla vittoria dei nazionalisti còrsi.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/12/URN-Sardinnya-Esteri-La-Corsica-al-voto-e-alle-riforme.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Referendum: una cattiva riforma per una cattiva politica</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 18:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Referendum: anche tra chi vota NO c&#8217;è chi non intende santificare l&#8217;attuale Costituzione. Questa nacque col preciso intento di appesantire i processi decisionali e la governabilità per evitare ipotetiche derive autoritarie. La carta rappresentò un compromesso tra federalisti e accentratori. Un compromesso tra posizioni più aperte all’economia di mercato e posizioni affascinate dai piani quinquennali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Referendum: anche tra chi vota NO c&#8217;è chi non intende santificare l&#8217;attuale Costituzione. Questa nacque col preciso intento di appesantire i processi decisionali e la governabilità per evitare ipotetiche derive autoritarie. La carta rappresentò un compromesso tra federalisti e accentratori. Un compromesso tra posizioni più aperte all’economia di mercato e posizioni affascinate dai piani quinquennali staliniani. E’, pertanto, una Costituzione nata per impedire e rallentare, per far convivere tutto e il suo contrario, producendo come risultato un esperimento di eugenetica politica che blocca la libertà economica e la proprietà privata, senza tutelare adeguatamente le necessità autonomistiche dei territori. Il neocentralismo renziano intende limitare ulteriormente i pochi margini di libertà esistenti – Di Luca Tolu.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/MR-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14616" title="MR - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/MR-URN.jpg" alt="" width="605" height="415" /></a></p>
<p>Il referendum  costituzionale del 4 dicembre poteva essere un’occasione di crescita per confrontarsi su cosa non va bene nell’attuale assetto costituzionale e proporre i giusti correttivi a un sistema chiaramente superato e non in grado di garantire i giusti standard di equilibrio tra efficienza e rappresentatività, invece è diventato il solito terreno di scontro tra diverse e opposte armate Brancaleone, trasformatesi per l’occasione in ammucchiate di cultori della baruffa da bar sport.</p>
<p>Del resto, Winston Churchill, a proposito degli italiani, dichiarava che <em>“vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra”</em>. Partendo dall’assunto di Von Clausewitz che <em>“la politica è una continuazione della guerra con altri mezzi”</em>, possiamo in questo modo chiudere l’equazione logica affermando che sarebbe piuttosto difficile assistere in Italia a una campagna politica capace di elevarsi a un livello superiore rispetto a uno scontro tra tifoserie. I massimi goleador in questo degrado sono sempre i soliti “fenomeni”: dalle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/della-costituzione-me-ne-fotto-qua-arrivera-un-fiume-di-soldi/" target="_blank">minacce clientelari</a> di De Luca &#8211; <em>“Fate votare Sì. Renzi manda fiumi di soldi. Che vi piaccia o no me ne fotto”</em> &#8211; fino agli insulti di Beppe Grillo, capace di etichettare il fronte del Sì come composto da “<a href="http://www.lastampa.it/2016/11/21/italia/politica/grillo-attacca-renzi-fronte-del-s-serial-killer-dei-nostri-figli-4zv9eR08mbKHrl71kKTNOP/pagina.html" target="_blank">serial killer</a>” e il Presidente del Consiglio una “<a href="http://www.repubblica.it/politica/2016/11/22/news/referendum_comitato_no_ricorso_su_voto_estero-152543593/" target="_blank">scrofa ferita</a>”.</p>
<p>Entrando nel merito delle posizioni politiche il livello non migliora. In queste settimane di campagna referendaria abbiamo ascoltato politici e opinionisti renziani utilizzare le stesse motivazioni dei berlusconiani nella campagna referendaria del 2006 (peccato che allora il centrosinistra fece di tutto per sabotare la riforma), mentre dall&#8217;altra parte ci si ergeva a lodi sperticate dei padri costituenti e della costituzione italiana, tornata improvvisamente a essere il Santo Graal della politica italiana. Purtroppo, con le generalizzazioni e le facilonerie difficilmente si riesce a tirare su una discussione seria. Niente è tutto bianco o tutto nero, e di certo la suprema carta e lontana dal poter essere considerata “la più bella del mondo”.</p>
<p>Qualsiasi visione fideistica della costituzione è una mitologia avulsa dalla storia e dall’attuale deludente realtà politica ed economica italiana che è, di fatto, un prodotto delle scelte dei padri costituenti. La carta costituzionale, oltre ad essere stata costruita con il preciso intento di appesantire i processi decisionali e la governabilità per evitare ipotetiche derive autoritarie, è anche un grande compromesso tra i partiti politici dell’assemblea costituente, alcuni dei quali non erano certamente bendisposti nei confronti della democrazia liberale, di un sistema federale e della moderna scienza economica. E’ un compromesso tra democratici e cultori dei soviet. E’ un compromesso tra federalisti e accentratori. E’ un compromesso tra posizioni più aperte all’economia di mercato e posizioni affascinate dai piani quinquennali staliniani. E’, pertanto, una costituzione nata per “impedire”, per “bloccare”, per far convivere tutto e il suo contrario, producendo come risultato un esperimento di eugenetica politica che blocca l’economia non tutelando a dovere la libertà economica e la proprietà privata, e ingessa i processi di decision making (incredibile la follia del bicameralismo perfetto) non tutelando adeguatamente le necessità autonomistiche dei territori.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/SN.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14619" title="SN.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/SN.EU_.jpg" alt="" width="605" height="137" /></a></p>
<p>Questo significa che qualsiasi cambiamento sarebbe meglio? Naturalmente No. L’attuale costituzione, seppur vittima dell’influenza nefasta del togliattismo e dei suoi mandanti orientali, sarebbe certamente peggiorata dai cambiamenti proposti dai suoi bizzarri eredi democristiani impersonati dal Premier Matteo Renzi e dal Ministro Maria Elena Boschi. Vediamo brevemente perché analizzando i tre punti forti della riforma: superamento del bicameralismo perfetto, diminuzione dei costi della politica e revisione del Titolo V.<br />
Iniziando dal superamento del bicameralismo paritario (Camera e Senato con le stesse funzioni), ricordiamo in breve che la riforma riguarda i poteri e la composizione del nuovo Senato delle Regioni che sarà composto da 21 sindaci e 74 consiglieri regionali, scelti dai consigli regionali, più 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica. In sintesi, per quanto sia evidente l’inutilità del bicameralismo paritario e della conseguente “navetta” dei provvedimenti legislativi tra le due camere, la proposta di riforma, pur intendendo superare tale blocco, lo fa in modo confuso, tendenzioso e inadeguato. Confuso, perché non disciplina in modo preciso i campi d’azione del Senato delle regioni aprendo la strada a nuovi e infiniti conflitti d’attribuzione con la Camera dei Deputati di fronte alla Corte Costituzionale. Tendenzioso, perché ripiomba nella brutta abitudine dei “politici nominati”, con un Senato di cooptati dalle segreterie di Partito e destinato ad avere un colore politico diverso dalla Camera dei Deputati producendo instabilità istituzionale. Inadeguato, perché la scelta più funzionale sarebbe dovuta essere la semplice soppressione del Senato.</p>
<p>Passando alla presunta diminuzione dei costi della politica, questa è pura propaganda per inseguire i grillini. Al netto della cancellazione delle Provincie &#8211; <em>che in Sardegna tramite referendum proposto dai Riformatori già erano state eliminate salvo poi averle fatte rientrare dalla finestra con diverso nome per opera del PD, e che comunque saranno sostituite da altri enti intermedi come le Città Metropolitane</em> – tutto il resto è fumo negli occhi. Con la soppressione degli stipendi dei senatori si risparmiano circa 50 milioni di Euro, poco più del quadruplo del bilancio di un Comune di 5000 abitanti come Sarroch, una miseria in termini macroeconomici.</p>
<p>Se nei due ambiti sopra citati la vittoria del Sì causerebbe soltanto molti pasticci, la trasformazione del Titolo V produrrebbe invece gli effetti più preoccupanti in termini di evoluzione politica. La riforma elimina le cosiddette “materie concorrenti”, quelle su cui oggi hanno diritto di intervenire sia lo Stato sia le Regioni a statuto ordinario, restringendo pesantemente le autonomie regionali. Con questa proposta di riforma costituzionale il centrosinistra renziano compie così un intollerabile dietrofront in tema di Federalismo, cancellando con un colpo di spugna quel poco di aggiuntiva autonomia guadagnata dai territori con la timida riforma costituzionale del 2001. Allora, il centrosinistra, per inseguire la Lega Nord, fece approvare un compromesso di sistema federale fortemente al ribasso. Oggi, invece, impossessato da una schizofrenia politica incomprensibile, vorrebbe blindare queste stesse funzioni allo stato centrale, riportando indietro le lancette della storia al centralismo napoleonico. Il presupposto renziano alla base della riforma è il binomio centralismo uguale efficienza, anche se <a href="http://www.sanatzione.eu/2016/11/referendum-11-argomenti-per-dire-no-alla-riforma-costituzionale/" target="_blank">in realtà</a> i Paesi con il più importante livello di sviluppo sono degli Stati Federali che fondano il proprio successo sull’autogoverno dei territori e la responsabilità fiscale. E’ piuttosto evidente costatare che i problemi dell’Italia non siano legati all’autonomia delle regioni, ma alla corruzione endemica, al voto di scambio e all’assistenzialismo. Tutti fenomeni che fanno schizzare alle stelle la spesa pubblica e il debito pubblico, dei mali endemici del “modello italiano” che rendono impossibile l’unica vera e necessaria riforma: il taglio netto e drastico della pressione fiscale.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />In poche parole, ci troviamo dinanzi ad una riforma che da un lato getta fumo negli occhi e dall’altro fa tornare indietro il paese in tema di decentramento, non dimostrando quella necessaria discontinuità nella mentalità di governo. L’Italia ha bisogno di altro, di una politica che abbia visione e consapevolezza dei veri problemi e delle possibili soluzioni.<br />
Merita, invece, un discorso a parte la questione delle ripercussioni della riforma nei confronti delle regioni a Statuto Speciale come la Sardegna. L’autonomia della nostra isola non sarebbe direttamente intaccata dalla revisione del Titolo V, giacché lo statuto della Regione, essendo legge costituzionale, è rinforzato rispetto ai normali statuti ordinari. Ciò nonostante, una vittoria del Sì produrrebbe un clima avverso al decentramento e alle autonomie, rischiando di compromettere nel medio e lungo periodo i nostri standard di autogoverno. Inoltre, e questo è probabilmente l’elemento più pericoloso dell’intera revisione costituzionale, la riforma Renzi-Boschi, proponendo la clausola dell’interesse “nazionale”, con cui il Governo centrale può sovrapporsi e scavalcare i legittimi provvedimenti delle Regioni autonome, intaccherebbe immediatamente e direttamente l’autonomia sarda consegnando ai politici romani un potere enorme a discapito dei territori.</p>
<p>Tirando le somme di quanto scritto, tale riforma, anche se coglie i punti dolenti del sistema italiano, propone però confuse ricette e sbagliate soluzioni, soprattutto nel clamoroso passo indietro sul Federalismo. Su quest’ultimo tema Renzi dimostra di non conoscere adeguatamente la storia italiana e la natura del variegato popolo che soltanto da 150 anni chiamiamo “italiano”. Una storia di comunità con lingue, culture e radici storiche spesso radicalmente diverse. Tentare di irreggimentare tali culture in un unico recinto è un attacco alla natura stessa di questi popoli che da sempre si sentono molto più legati ai propri territori rispetto ai lontani palazzi romani.</p>
<p>Votare Sì equivale quindi semplicemente a sposare il programma di egemonia personale di Matteo Renzi, con il rischio che il combinato disposto tra la legge elettorale “italicum” e la revisione costituzionale possa aprire le porte a futuri governi di “minoranza” nel paese reale. In questo scenario, un partito, magari con tendenze eversive, con il 25-30% di consenso di quella metà di italiani che ancora vanno a votare, potrebbe salire al governo della nazione. Votare Sì a Renzi potrebbe, in questo modo, trasformarsi in un boomerang: una deriva horror che aprirebbe le porte del potere a Beppe Grillo e al proprio movimento illiberale. Votare No, invece, apre le porte a diverse possibilità, certamente meno dannose.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Una-cattiva-riforma-costituzionale.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Carta (PSD&#8217;AZ): Ecco i dettagli della fasulla riforma sull&#8217;ASL unica</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 19:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[asl. unica]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Angelo Carta, consigliere regionale del Partito Sardo d&#8217;Azione e componente della commissione d&#8217;inchiesta sull&#8217;efficienza del sistema sanitario. Quando con tanto fervore e messianica ispirazione il Presidente Pigliaru e pochi altri della maggioranza parlavano di Azienda Sanitaria Unica Regionale pensavo davvero che la sanità in Sardegna stava per essere trasformata e strappata alle logiche che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/07/ASL-unica-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14221" title="ASL unica - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/07/ASL-unica-URN.jpg" alt="" width="605" height="400" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di <a href="http://marioangelocarta.blogspot.it/2016/07/il-bluff-della-riforma-sanitaria.html" target="_blank">Angelo Carta</a>, consigliere regionale del Partito Sardo d&#8217;Azione e componente della commissione d&#8217;inchiesta sull&#8217;efficienza del sistema sanitario.</em></span></p>
<p>Quando con tanto fervore e messianica ispirazione il Presidente Pigliaru e pochi altri della maggioranza parlavano di Azienda Sanitaria Unica Regionale pensavo davvero che la sanità in Sardegna stava per essere trasformata e strappata alle logiche che fino ad ora l&#8217;hanno governata.</p>
<p>Da sempre, lo sanno anche le pietre seppure non votano, sulla sanità si sono costruite carriere politiche importanti e, in alcuni casi, strabilianti per i risultati che sono riusciti ad ottenere.</p>
<p>La sanità è stata violentemente usata e strapazzata fino a ridurla a quello che oggi vediamo:</p>
<p>Costi fuori controllo, metà del bilancio regionale vincolato, aumenti spropositati di assunzioni, soprattutto in settori dove si potevano indicare amici e conoscenti a prescindere da una qualunque qualifica o titolo di studio.</p>
<p>Assunzioni che aumentavano sfacciatamente in coincidenza con scadenze elettorali che fossero comunali o regionali.</p>
<p>L&#8217;Asl unica doveva servire, anche, per decapitare ed estirpare questa piovra fatta di prediche da pulpito e comportamenti da diavolo.</p>
<p>Io ero e sono favorevolissimo se solo queste finalità fossero quelle vere.</p>
<p>E mentre in maggioranza si disquisiva se era meglio una o tre, o chi sa quante, mi sono chiesto perché vi fosse tanta contrarietà ad un provvedimento sbandierato come la chiave di volta per frenare la deriva alla quale stiamo assistendo.</p>
<p>Ed è stato istruttivo vedere chi era contrario e le ragioni che portavano per questa opposizione.</p>
<p>La più gettonata è stata che troppo potere veniva concentrato su un uomo solo: questo mega direttore generale che ricorda molto quello di fantozziana memoria.</p>
<p>Già si immaginavano le fila di questuanti a perorare cause più o meno lecite e comunque mirate a conservare quelle fette di potere o di consenso acquisite con tanta fatica e perseveranza.</p>
<p>Da oggi vedremo come si è finalmente ritrovata la maggioranza intorno ad un provvedimento che dell&#8217;originario obbiettivo, sempre ammesso che vi fosse, non ha niente.</p>
<p>Mi sembra anche l&#8217;occasione giusta per ricordare alcune domande da me poste ai commissari delle asl di Nuoro ed Oristano.</p>
<p>Domande per le quali ad oggi non ho ricevuto risposte nonostante abbia inoltrato la richiesta alla asl di Nuoro dal 18 febbraio 2016 su costi aumentati in modo abnorme:</p>
<p>- Ausiliariato costo effettivo annuale 2.186.278 con incremento sul preventivato di 1.532.581 pari al 66.89% annuo contro il previsto pari all&#8217;1,67;</p>
<p>- CUP costo effettivo annuale 3.403.597 con un incremento di 2.719.521 pari al 130,41% annuo contro il previsto pari all&#8217;1,67%;</p>
<p>- Portierato costo effettivo annuale 1.429.724 con un incremento di 783.724 pari al 44,2% annuo contro il previsto pari all&#8217;1,67%.</p>
<p>Naturalmente non rinuncio ad ottenere le risposte per fare chiarezza e dare ai cittadini la verità dei fatti e non lasciare che si lascino abbindolare da chi predica bene e razzola male.</p>
<p>Non rinunciare significa che se non avrò le risposte da chi deve darmele ricorrerò agli strumenti e alle istituzioni previste in questi casi.</p>
<p>Attendo anche risposte dalla asl 5 di Oristano, praticamente sugli stessi argomenti, e proprio pochi giorni fa, la Commissaria Straordinaria ha chiesto una proroga di dieci giorni, per potermi fornire i dati richiesti, alla quale ben volentieri ho acconsentito.</p>
<p>A fronte di queste fatti consideravo l&#8217;asl unica come uno strumento, fortemente voluto dal Presidente Pigliaru, destinato a fare effettivamente chiarezza e a interrompere drasticamente l&#8217;abuso fatto negli anni in questo settore.</p>
<p>Abuso che, come è superfluo specificare, ha riguardato tutti i partiti nessuno escluso compreso, quando ne ha avuto l&#8217;opportunità, anche il mio.</p>
<p>L&#8217;esame del Dl oggi in discussione mi ha però riportato alla cruda realtà.</p>
<p>Intanto non è vero che si istituisce un&#8217;asl unica.</p>
<p>Il comma 5 dell&#8217;articolo 1 ne individua da subito 5:</p>
<p>1. La prima impropriamente denominata Azienda Sanitaria Unica Regionale che come si vedrà unica non lo è proprio;<br />
2. La seconda l&#8217;azienda ospedaliera Brotzu;<br />
3. La terza l&#8217;azienda ospedaliera universitaria di Cagliari;<br />
4. La quarta l&#8217;azienda ospedaliera universitaria di Sassari;<br />
5. La quinta l&#8217;azienda regionale dell&#8217;emergenza urgenza.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Da queste cinque asl, ovviamente, discendono una marea di nomine.</p>
<p>L&#8217;asur (articolo 3) avrà un Direttore generale, un direttore amministrativo e un direttore sanitario;<br />
Uguale per le altre quattro asl.<br />
Il Dl 321 prevede la creazione delle Aree socio sanitarie locali: ancora un numero indefinito e sarà l&#8217;atto aziendale a dirci quante saranno ed è facile prevedere che, essendo a loro volta dotate di autonomia gestionale seppur secondo gli indirizzi strategici aziendali, anche qui spunteranno i tre direttori per i quali si prevede già, comma 2 articolo 5, l&#8217;ufficio di staff.<br />
Le asl sono a loro volta organizzate in distretti socio-sanitari anche questi dotati di autonomia tecnico &#8211; gestionale , comma 1 articolo 6, e in ogni distretto è previsto un direttore responsabile il quale si avvale a sua volta di un ufficio di coordinamento (comma 6, articolo 17 legge regionale 10 del 2006);<br />
Infine abbiamo i collegi sindacali della aziende sanitarie.</p>
<p>Volendo fare un piccolo e veloce calcolo sono da nominare:</p>
<p>5 direttori generali;<br />
5 direttori amministrativi;<br />
5 direttori sanitari;<br />
Un numero imprecisato di direttori delle aree socio sanitarie locali;<br />
Un numero imprecisato di uffici di staff dei direttori delle asl;<br />
Un numero imprecisato di direttori dei distretti socio &#8211; sanitari;<br />
15 componenti per i 5 collegi sindacali delle asl;</p>
<p>Nel merito quindi siamo fermi allo stato delle cose che si voleva forse cambiare e non si vedono all&#8217;orizzonte veri cambiamenti che di sicuro non arriveranno con questo DL.</p>
<p>Un&#8217;occasione vera, eccezionale, per introdurre i cambiamenti necessari se questa maggioranza, e la giunta in prima fila, con il coraggio dichiarato, ma ben nascosto nei fatti, avessero davvero messo mano ad un serio riordino.</p>
<p>Riordino che doveva partire dall&#8217;abrogazione di tutte le norme che nel tempo si sono affastellate sul tema sanità e sostituirle con un disegno di legge organico, ordinato e chiaro per dare un segnale di vero cambiamento.</p>
<p>Il DL 321 è tutt&#8217;altro che una legge di riforma.</p>
<p>E&#8217; una leggina che ritocca qua e là e fa alcuni richiami a leggi esistenti:</p>
<p>richiamo all&#8217;articolo 9 della l.r. 10/2006 per il funzionamento dell&#8217;asur;<br />
modifica al primo periodo del comma 3 dell&#8217;articolo 9 della l.r. 10/2006;<br />
richiamo all&#8217;articolo 10 della l.r. 10/2006 per le disposizioni applicabili al d.g. dell&#8217;asur;<br />
modifiche al comma 1 dell&#8217;articolo 10 della l.r. 10/200&amp;;<br />
modifica del comma 4 dell&#8217;articolo 10 della l.r. 10/2006;<br />
modifica del comma 5 dell&#8217;articolo 10 della l.r. 10/2006;<br />
richiamo al comma 11 dell&#8217;articolo 3bis del D.lgvo 502/1992;<br />
modifica del comma 3 dell&#8217;articolo 17 della l.r. 10/2006;<br />
modifica del comma 7 dell&#8217;articolo 17 della l.r. 10/2006;<br />
sostituzione dell&#8217;articolo 15 della l.r. 10/2006;<br />
sostituzione dell&#8217;articolo 13 della l.r. 10/2006;<br />
sostituzione dell&#8217;articolo 11 della l.r. 10/2006;<br />
soppressione del secondo periodo del comma 1 dell&#8217;articolo 14 della l.r. 10/1997;<br />
aggiunta della lettera cbis dopo la lettera c) del comma 2 dell&#8217;articolo 14 della l.r. 10/1997;<br />
Sostituzione del comma 4 dell&#8217;articolo 14 della l.r. 10/1997;<br />
Soppressione di alcune parole al comma 5 dell&#8217;articolo 14 della l.r. 10/1997;<br />
Soppressione di alcune parole al comma 2 dell&#8217;articolo 16 della l.r. 10/1997;<br />
Sostituzione del comma 1 dell&#8217;articolo 17 della l.r. 10/1997;<br />
Aggiunta di alcune parole nel comma 1 dell&#8217;articolo 18 della l.r. 10/1997;<br />
Sostituzione dell&#8217;articolo 20 della l.r. 10/1997;<br />
Sostituzione del comma 1 dell&#8217;articolo 21 della l.r. 10/1997;<br />
Sostituzione del comma 2 dell&#8217;articolo 25 della l.r. 10/1997;<br />
Sostituzione dell&#8217;articolo 27 della legge 10/2006;<br />
Modifica all&#8217;articolo 29 della l.r. 10/2006;<br />
Introduzione dell&#8217;articolo 29bis nella l.r. 10/2006;<br />
Introduzione dell&#8217;articolo 29ter nella l.r. 10/2006;<br />
E infine all&#8217;articolo 16 del DL si effettuano alcune abrogazioni a macchia di leopardo.</p>
<p>Ma quale riforma? Ma quale coraggio?</p>
<p>Ve lo ha già detto la prima commissione nel suo parere approvato a maggioranza, con il voto contrario della minoranza e con l&#8217;astensione del Presidente.</p>
<p>Un parere dato a denti stretti, contro voglia e dove si leggono alcune verità :</p>
<p>manca una revisione organica e un più adeguato coordinamento della disciplina della materia;<br />
manca un riordino complessivo dell&#8217;intero settore socio sanitario e parla chiaramente di un&#8217;occasione perduta;<br />
un DL che, si legge ancora, potrebbe creare difficoltà di ordine interpretativo e di coordinamento nell&#8217;applicazione della riforma;<br />
pone il problema per gli ambiti territoriali previsti a proposito della aree socio sanitarie locali in quanto manca un coerente raccordo fra le previsioni del DL e le norme di cui alla legge 2 del 2016</p>
<p>In sostanza una sonora bocciatura di tutto l&#8217;impianto di un DL confuso che non raggiungerà alcun serio obbiettivo e che renderà difficile la sua stessa applicazione.</p>
<p>Una riforma nata già morta con una maggioranza che fa i conti per sapere cosa spetterà a ciascuno e valutare se le posizioni fin qui acquisite potranno essere confermate.</p>
<p>In casi come questo non è necessario scomodare il coraggio, basta e avanza la vostra gran faccia tosta.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/07/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Carta-sulla-riforma-della-sanità-regionale.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>CSS dalla parte dei sindaci sulla riforma degli enti locali</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2015 23:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Giacomo Meloni, segretario della Confederazione Sindacale Sarda. Questo martedì 1 dicembre 2015 si riuniranno tutti i Sindaci della Sardegna per rinnovare la richiesta della sospensione del processo legislativo del D.L. 176 della Giunta Regionale, così’ come licenziato dalla I° Commissione del Consiglio Regionale e l’apertura immediata di un tavolo di confronto con la Giunta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><img class="alignright" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Naz.-CSS-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="300" height="201" />Di Giacomo Meloni, segretario della Confederazione Sindacale Sarda.</em></span></p>
<p>Questo martedì 1 dicembre 2015 si riuniranno tutti i Sindaci della Sardegna per rinnovare la richiesta della sospensione del processo legislativo del D.L. 176 della Giunta Regionale, così’ come licenziato dalla I° Commissione del Consiglio Regionale e l’apertura immediata di un tavolo di confronto con la Giunta e lo stesso Consiglio.<br />
La Confederazione Sindacale Sarda-CSS fa propria questa accorata ed unanime richiesta dei sindaci perché “nel rispetto del principio di leale collaborazione fra enti, siano individuati enti  e livelli  amministrativi che garantiscano pari diritti, medesime opportunità ed uguale riconoscimento (costituzionale e di rappresentanza politica) a tutti i territori e a tutti i cittadini della Sardegna”.<br />
La Riforma, così come l’abbiamo potuta leggere nel testo licenziato dalla I° Commissione, non  assicura questa parità di diritti ed è un fatto gravissimo che la stessa arrivi in aula alla discussione ed eventuale approvazione del Consiglio Regionale senza che si sia aperto un grande dibattito pubblico e coinvolgimento generale di tutti i protagonisti sociali a partire dai sindaci e dai Consigli comunali, rappresentanti delle nostre comunità, primi soggetti di democrazia partecipata.<br />
La Riforma deve porre al centro i cittadini e la Sardegna, deve fondarsi sulle comunità dei nostri paesi e delle nostre città senza alcuna discriminazione e sottovalutazione del loro peso politico (<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/12/CSS-su-riforma-enti-locali-URN-Sardinnya.pdf" target="_blank">SEGUE IN PDF</a>).</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Senato: Silvio Lai (PD) non vota per il sardo nelle frequenze RAI Sardegna</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2015 09:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adriano Bomboi. Il senatore sardo Silvio Lai (PD), assieme ad altri suoi sodali, non ha sostenuto l&#8217;emendamento n. 5.352, che nel quadro della riforma della RAI prevedeva la possibilità di inserire anche la lingua sarda nelle trasmissioni radiotelevisive dell&#8217;isola. Hanno invece votato a favore, tra i vari, Luciano Uras (Sel), Roberto Cotti (M5S), Emilio Floris [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/07/Silvio-Lai-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12141" title="Silvio Lai - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/07/Silvio-Lai-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="216" height="276" /></a>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Il senatore sardo Silvio Lai (PD), assieme ad altri suoi sodali, non ha sostenuto l&#8217;emendamento n. 5.352, che nel quadro della riforma della RAI prevedeva la possibilità di inserire anche la lingua sarda nelle trasmissioni radiotelevisive dell&#8217;isola.</p>
<p>Hanno invece votato a favore, tra i vari, Luciano Uras (Sel), Roberto Cotti (M5S), Emilio Floris (FI), ed altri parlamentari altoatesini. L&#8217;obiettivo era quello di dare copertura mediatica alla minoranza linguistica più vasta della Repubblica, quella sarda, al pari di quella tedesca, ladina e francese delle autonomie del nord Italia, già riconosciute, oltre a quella friulana.</p>
<p>Attualmente i contribuenti sardi, inclusi quelli sardofoni, pagano un servizio pubblico radiotelevisivo che prosegue una serrata discriminazione linguistica nei confronti dell&#8217;isola.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Per la cronaca, Silvio Lai era occupato nella strategia di assecondare le nuove manovre di palazzo sorte in seno al PD e seguite all&#8217;uscita di Denis Verdini da Forza Italia, che ha formato un proprio gruppo parlamentare: un diritto dei sardi sacrificato sull&#8217;altare di interessi che nulla hanno a che spartire con quelli della Sardegna, che contribuisce a stipendiare tali “onorevoli”.</p>
<p>E sempre per la cronaca, Silvio Lai, assieme al forzista Cappellacci, fu colui che in Regione siglò l&#8217;intesa per l&#8217;antidemocratica legge elettorale sarda, dove alle elezioni di febbraio 2014 sono stati eletti personaggi con poche manciate di voti, a scapito, come <a href="http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/2015/07/26/paralisi-pasticci-accordi-e-sgambetti-ecco-come-nacque-la-legge-elettorale/" target="_blank">ha ricordato</a> anche il direttore de <em>L&#8217;Unione Sarda</em> Anthony Muroni, degli oltre centomila voti di Sardegna Possibile (Michela Murgia) e Unidos (Mauro Pili).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/08/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Silvio-Lai-non-sostiene-sardo-in-RAI.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Renzi riforma il Titolo V? Si accrescono i danni del centralismo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2014 22:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 12 marzo il Governo di Matteo Renzi ha presentato una bozza di revisione costituzionale, ed in particolar modo del Titolo V°. Il testo, di 41 pagine, non ci permette in questa sede di offrirne una analisi a tutto tondo, ma possiamo evidenziarne i limiti maggiori che iniziano a contraddistinguere la proposta. E non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/M.-Renzi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9352" title="M. Renzi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/M.-Renzi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>Lo scorso 12 marzo il Governo di Matteo Renzi ha presentato una <a href="http://www.governo.it/governoinforma/documenti/mod_bicameralismo_titolo_V_20140312.pdf" target="_blank">bozza di revisione costituzionale</a>, ed in particolar modo del Titolo V°. Il testo, di 41 pagine, non ci permette in questa sede di offrirne una analisi a tutto tondo, ma possiamo evidenziarne i limiti maggiori che iniziano a contraddistinguere la proposta. E non si tratta solamente della riforma del bicameralismo (con l&#8217;istituzione di un Senato delle Autonomie al Titolo I°), ma dei poteri che dovrebbero esercitare gli enti territoriali, che vedono ridursi la propria sfera di competenza a favore dello Stato centrale. In buona sostanza, il Senato delle Autonomie rischia di diventare uno specchio per le allodole di fronte all&#8217;ennesimo attacco alle Regioni. Ma ancor più superficiale è il clima culturale sorto attorno a questa proposta, che da un lato accetta passivamente le decisioni romane, mentre dall&#8217;altro le giustifica con una approssimazione al limite del ridicolo. E&#8217; il caso del Corriere della Sera, che ha <a href="http://www.corriere.it/politica/14_marzo_17/piano-governo-fermare-spese-folli-regioni-63039b36-ada8-11e3-a415-108350ae7b5e.shtml" target="_blank">titolato</a> l&#8217;iniziativa di Renzi come “piano del Governo per fermare le spese folli delle Regioni”. Solo dei sempliciotti infatti potrebbero pensare di eliminare il fenomeno della corruzione riducendo i poteri degli enti periferici dello Stato, perché chiunque abbia studiato la storia d&#8217;Italia dall&#8217;unità ad oggi ha avuto modo di osservare che sprechi ed inefficienze non hanno un nesso di casualità con l&#8217;istituzione delle Regioni in se ma col numero e soprattutto la “qualità” della nostra classe politica. Non è l&#8217;istituzione in se che produce il dolo, ma il modo con cui la si utilizza. E&#8217; tipico di Roma pensare di risolvere i problemi, non responsabilizzando la collettività (e quindi decentrando poteri), ma avocando a se ulteriori competenze. Tutto questo mentre in Europa i maggiori Stati del vecchio continente sono alle prese con un processo federale inarrestabile, che probabilmente culminerà con la nascita di nuovi Stati. Fra i vari punti, Renzi pensa di modificare l&#8217;art. 117 della Costituzione, alla lettera z, introducendo il seguente passaggio, estremamente dannoso per numerose Regioni: <em>“Lo Stato ha competenza esclusiva in […] grandi reti di trasporto e navigazione d&#8217;interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale; programmazione strategica del turismo”</em>. Pensiamo cosa potrebbe significare una competenza esclusiva dello Stato in tema di trasporti e infrastrutture per la continuità territoriale, o per la promozione turistica (che se in molte Regioni non è ancora decollata non significa che debba occuparsene lo Stato, e che in Sardegna si è già distinto per la scarsa valorizzazione del nostro patrimonio storico-ambientale). Su quest&#8217;ultimo punto Confartigianato segue il Corriere nella sua approssimazione, e afferma: <em>“è un fatto che nel periodo 2009-2011 le Regioni spendevano mediamente 939 milioni l’anno (!) per la promozione e l’Italia scivolava al quinto posto nella graduatoria mondiale per presenze estere”</em>. In questo caso si può parlare di autentica incompetenza. Si può basare una riforma costituzionale su un dato statistico di 3 anni senza neppure valutare le differenze che sussistono in materia fra Regione e Regione e senza valutare la cresciuta competitività fiscale e ricettiva in generale di terze località turistiche internazionali? Ovviamente no, ma per una importante associazione di categoria come Confartigianato e per il primo quotidiano d&#8217;Italia si. Ma i danni derivanti dalla riforma Renzi sarebbero numerosi, ad esempio lo Stato avocherebbe a se anche l&#8217;ordinamento scolastico (lettera n) e il coordinamento del sistema tributario (lettera e), mentre la Sardegna ancora si arrabatta per sviluppare una propria automazione fiscale. <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/Da-Unidos-Riace-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-9354" title="Da Unidos-Riace - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/Da-Unidos-Riace-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="248" /></a>Ricordiamoci che l&#8217;agenzia di rating <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/03/fitch-declassa-rating-italia-e-regioni-meno-quelle-autonome-ed-ecco-la-sardegna/" target="_blank">Fitch da qualche anno a questa parte</a> sta penalizzando la Sardegna rispetto all&#8217;Alto Adige con una argomentazione molto semplice: Cagliari non fa valere a sufficienza la sua autonomia rispetto allo Stato centrale. L&#8217;idea sarebbe anche quella di <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2014/28-marzo-2014/governo-stop-autonomia-pd-veneto-aria-rivolta-2224279770457.shtml" target="_blank">sopprimere</a> il terzo comma dell&#8217;art. 116, scaturito dalla riforma del 2001, impedendo alle Regioni “ulteriori e particolari forme di autonomia” da concordare. Uno schiaffo alla volontà del Popolo Sardo che all&#8217;<a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=7830" target="_blank">ultimo referendum aveva chiesto l&#8217;istituzione di una Assemblea Costituente</a> dei Sardi per la riforma dell&#8217;Autonomia (e su cui è calato un patetico silenzio). Ma il Governo Renzi non parla neppure di minoranze linguistiche, la parola “nazione” nella sua proposta di riforma viene ripetuta in tutte le salse possibili, ma sempre e comunque con riferimento a Roma. Altri gravi problemi arriverebbero dal totale controllo dello Stato sulle reti energetiche (e in Sardegna senza un <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/09/prop-di-legge-catalogna-avanti-un-antitrust-sardo-contro-i-cartelli-dei-trasporti-e-dellenergia/" target="_blank">nostro Antitrust</a> e senza una agenzia per l&#8217;energia sappiamo bene cosa sta comportando la concentrazione di oligopoli, anche pubblici, del settore). Questi sono solo alcuni dei principali limiti della riforma, c&#8217;è da dire tuttavia che secondo il Governo determinate materie non dovrebbero riguardare le Regioni a Statuto Speciale. In Alto Adige ovviamente non si fidano e con premura si sono immediatamente attivati per chiedere all&#8217;esecutivo Renzi una <a href="http://www.provincia.bz.it/aprov/giunta-provinciale/kompatscher/news-kompatscher.asp?aktuelles_action=4&amp;aktuelles_article_id=453107" target="_blank">clausola di salvaguardia</a> per l&#8217;autonomia. E in Sardegna? Beh, in Sardegna si stava ancora decidendo sulla Giunta Pigliaru, ma nessuno ovviamente ha sentito il bisogno di informarsi e protestare sulla tegola che potrebbe piovere sulla testa delle Regioni. Anzi, qualcuno si, il segretario del PSD&#8217;AZ Colli, che ha dichiarato:<em> &#8220;Si tratta di un processo politico e istituzionale che deve essere contrastato in tutte le sedi. Esso è dannoso per la realtà sarda che, invece, dovrebbe trovare in un’ organizzazione dello Stato, quantomeno di tipo federale, nuove e moderne forme di distribuzione dei poteri&#8221;.</em> Ma nel complesso nell&#8217;isola “si spera” in Renzi, mentre <a href="http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2014/02/25/news/renzi-la-gaffe-e-poi-l-appoggio-svp-1.8741087" target="_blank">in Alto Adige gli viene detto</a> che avrebbe bisogno di un corso di diritto costituzionale e di non fare passi avventati. E d&#8217;altra parte, come ha ricordato <a href="http://www.lindipendenza.com/contro-la-costituzione-perche-non-la-auguro-al-veneto-indipendente/" target="_blank">Paolo Bernardini</a>, dovremmo chiederci se in questo nuovo secolo abbiamo veramente bisogno di una Costituzione, mentre isole come quelle britanniche ne fanno volentieri a meno, pur preservando la democrazia.<br />
Una nota positiva della riforma Renzi riguarda l&#8217;abolizione delle Province, su cui i Sardi si sono già favorevolmente espressi in un referendum. Purtroppo la loro cancellazione non è bilanciata da un concreto rafforzamento dei poteri dei Comuni (che su determinate pertinenze potrebbero unire le forze), e si prevede un incremento dei seggi nei consigli comunali minori. Inoltre viene totalmente ignorata l&#8217;abolizione delle Prefetture, un dispendioso e antiquato strumento di controllo del territorio da parte dello Stato centrale, di cui gli apparati di sicurezza non hanno necessariamente bisogno per l&#8217;opera di prevenzione.<br />
Secondo il politologo Arend Lijphart, i sistemi politici a vocazione maggioritaria, sul modello centralista, sarebbero adattabili a realtà relativamente omogenee, mentre le realtà composite si adatterebbero maggiormente ad una democrazia di tipo consensuale (ad esempio come nel modello confederale svizzero), [1984]. E&#8217; chiaro che l&#8217;Italia, essendo una realtà culturalmente, linguisticamente ed economicamente composita, dovrebbe rinunciare ad inseguire il modello centralista per dedicarsi ad un serio decentramento politico. La Costituzione spagnola, nettamente più avanzata di quella italiana, consente alle proprie autonomie persino una propria regolamentazione Antitrust. In Svizzera invece non esiste il Capo di Stato ma solo il presidente della Confederazione.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Gianfranco Pintore ci mise in guardia contro il <em>neo-bonapartismo</em> di Stato, e dalla sua volontà, neppure troppo celata, di eliminare il regionalismo dalla storia della Repubblica, anche in <a href="http://gianfrancopintore.blogspot.it/2012/09/quella-insana-voglia-bonapartista.html" target="_blank">uno dei suoi ultimi articoli</a>. Purtroppo il massimo che sappiamo fare è lodare dei vecchi rappresentanti del centralismo isolano, come Pietrino Soddu, oggi spacciato per guru dell&#8217;autonomismo. Mentre la sua vecchia classe politica, quella paternalistica DC, e anche quella PCI (si, proprio quella del mito Berlinguer), gettava le basi dell&#8217;industrializzazione pesante della Sardegna, e della monocultura economica che oggi ci ha consegnato una terra inquinata, disoccupata, con basse prospettive di sviluppo e perennemente in balia del peggior clientelismo assistenziale possibile.<br />
Viviamo nell&#8217;Italia della superficialità, dove si spende per combattere un nemico in Afghanistan mentre il nemico sta a Roma. Abbiamo uno Stato che vi manda la Guardia di Finanza non appena aprirete una nuova attività, mentre <a href="http://www.lindipendenza.com/tasse-lavoro-sanita-pensioni-tra-svizzera-e-italia-ce-labisso/" target="_blank">in Svizzera</a> gli investitori sono accolti dalle autorità locali.</p>
<p>E i nostri indipendentisti? Troppo occupati a parlare di sovranismo e di cautela di fronte ai micidiali fendenti inviati dallo Stato. Sarebbe ora di rilanciare una proposta destinata alla nostra sovranità popolare: <span style="text-decoration: underline;">riportare il Parlamento a Cagliari</span>. Gli Scozzesi ci hanno pensato negli anni &#8217;90, noi siamo solo all&#8217;agenzia delle entrate.<br />
Probabilmente con una seria proposta di indipendenza sentiranno a Roma ciò che con la timida autonomia non riescono ad afferrare.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Su-riforma-costituzionale-di-Renzi.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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