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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; debito</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>PD: Pigliaru indebita Regione con Cassa Depositi e Prestiti (e Fondazione Banco di Sardegna)</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2014 16:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la nuova finanziaria regionale pare di essere tornati nel 1929. All&#8217;epoca c&#8217;era la crisi e il presidente USA Roosevelt, nel corso di tutti gli anni Trenta, lanciò il cosiddetto “New deal”, cioè una politica keynesiana di intervento dello Stato in economia, con l&#8217;obiettivo di stimolare la crescita. I risultati? Molto bassi. Come ci insegna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/P-P-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10996" title="P &amp; P - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/P-P-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="203" /></a>Con la nuova finanziaria regionale pare di essere tornati nel 1929. All&#8217;epoca c&#8217;era la crisi e il presidente USA Roosevelt, nel corso di tutti gli anni Trenta, lanciò il cosiddetto “New deal”, cioè una politica keynesiana di intervento dello Stato in economia, con l&#8217;obiettivo di stimolare la crescita. I risultati? Molto bassi. Come ci insegna la letteratura economica, ed in particolare i lavori di Murray Rothbard, la <a href="http://vonmises.it/2012/03/21/che-cosa-e-la-scuola-austriaca-di-economia/" target="_blank">scuola austriaca</a> mostrò come all&#8217;alba degli anni &#8217;40 si tornò ai livelli di disoccupazione analoghi agli anni del crack, portando a circa 10 milioni il numero dei senza-lavoro. L&#8217;occupazione ripartì unicamente grazie allo scoppio della seconda guerra mondiale, che garantì all&#8217;industria statunitense buoni livelli di soddisfacimento della domanda di lavoro del mercato. Ma nell&#8217;ideologia e nella nostalgia di tantissimi americani (e di tanti intellettuali socialdemocratici), l&#8217;epoca Roosevelt continua a rimanere un punto di riferimento. E purtroppo si deve a quegli anni l&#8217;estensione dei debiti pubblici nel mondo, una piaga ancora tristemente nota.</p>
<p>Leggiamo Pigliaru dalle righe dell&#8217;<a href="http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/12/09/finanziariapigliarucon-noi-politiche-keynesiane-e-certezze_b64524e8-6d3f-4266-aa79-4d9816620c75.html" target="_blank">ANSA</a>, mentre annuncia in pompa magna l&#8217;accensione di un mutuo di circa 600 milioni di euro sulla pelle dei sardi: <em>“Abbiamo contatti con la Banca europea degli investimenti e con la Cassa depositi e prestiti e questa è una politica keynesiana: si aprono cantieri e cerchiamo di superare il gap infrastrutturale”.</em></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ebbene, la storia d&#8217;Italia ha già dimostrato dove finiscono i soldi destinati alle infrastrutture e i motivi per i quali i debiti non vengono mai ripianati. Perché si perdono in: propaganda, progetti, burocrazia, opere inutili, opere mai terminate, finanziamenti a pioggia verso determinate aziende e professionisti, corruzione e dilatazione dei costi oltre quelli minimi di mercato (negli anni &#8217;90 l&#8217;Italia li ha estesi oltre l&#8217;84% rispetto a quelli del mercato). Infatti per ogni anno di ritardo su un&#8217;opera pubblica i costi lievitano verso l&#8217;alto, e non solo quelli ordinari ma anche quelli accessori, vanificando dunque gli interessi zero di un eventuale mutuo acceso dalle istituzioni in tal senso.<br />
Notoriamente i soldi dei contribuenti impiegati in opere pubbliche non sono utili al bene pubblico e finiscono ad oliare la classica spirale del clientelismo. Ma Pigliaru non era un liberale? Pare proprio di no, questa Giunta sta letteralmente “meridionalizzando” nell&#8217;assistenzalismo il nostro territorio, altro che creare vera ricchezza! D&#8217;altronde fu lo stesso Keynes a sostenere che sarebbe stato “meglio” munire un disoccupato di uno stipendio pubblico per fargli fare delle inutili buche sul terreno. Il che ricorda vagamente la logica di alcuni impiegati del nostro ente foreste, o la logica della Rinascita già sperimentata in Sardegna per tutto il secondo dopoguerra, quando furono create le inutili cattedrali nel deserto dell&#8217;industria pesante, con inquinamento, disoccupazione ed emigrazione ancora in atto. Infatti la politica prima tende a spremere il denaro del ceto medio, e dopo decide come programmarlo. Non a caso la maggioranza che governa la Regione non ha ancora esaustivamente argomentato come e dove impiegare le risorse.</p>
<p>Inutile ricordare ai lettori più esperti la <em>Teoria della scelta pubblica</em> di James Buchanan, dopotutto è dagli anni Ottanta che in economia non si considerano più le sole opere pubbliche come fattore di espansione della competitività se queste non sono abbinate anche ad uno sviluppo del capitale umano. Pigliaru infatti pensa che persino la dispersione scolastica possa essere ridotta facendo unicamente ricorso all&#8217;edilizia scolastica piuttosto che alla qualità e alla natura della formazione impartita nelle nostre scuole (da cui storia, geografia e lingua locale rimangono per buona parte assenti). Il che rende il suo principio vagamente ridicolo.</p>
<p>Della nuova finanziaria regionale sono apprezzabili pochi punti, come quello di abolire l&#8217;IRAP per un quinquennio alle nuove aziende, ma la misura non è sicuramente sufficiente per poter sperare nella ripresa.<br />
Ben più grave appare l&#8217;ipoteca del mutuo richiesto dalla Giunta Pigliaru ad una Spa pubblica come la Cassa depositi e prestiti (che nella compagine societaria vede la partecipazione della Fondazione del Banco di Sardegna, in quota PD). E mentre lo Stato rimane in passivo con l&#8217;isola sulla vertenza entrate. Insomma, i sardi dovranno pagare un debito creato dalla politica, con la probabilità di ottenerne più danni che benefici.</p>
<p>E se aprissimo realmente una inchiesta sui rapporti tra politica e credito regionale?</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/URN-Sardinnya-Lopinione-Pigliaru-indebita-i-sardi.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Governo Monti stanzia 2,3 miliardi di euro di aiuti. Sardegna esclusa. Chi festeggiava Napolitano?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 19:44:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palazzo Chigi sblocca 2,3 miliardi di euro a favore dell&#8217;infanzia e contro l&#8217;indigenza. Il piano del Governo, approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede sostegni mirati alla Regione Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Il resto (circa 167 milioni di euro) verrebbero ripartiti nel resto del territorio italiano. La Sardegna è stata esclusa dal piano. Neppure pochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Mario-Monti-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4568" title="Mario Monti - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/Mario-Monti-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="327" height="185" /></a>Palazzo Chigi sblocca 2,3 miliardi di euro a favore dell&#8217;infanzia e contro l&#8217;indigenza. Il piano del Governo, approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede sostegni mirati alla Regione Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Il resto (circa 167 milioni di euro) verrebbero ripartiti nel resto del territorio italiano.<br />
La Sardegna è stata esclusa dal piano. Neppure pochi mesi fa il premier Monti e il Capo di Stato Napolitano avevano assicurato il massimo impegno a favore delle criticità dell&#8217;isola. Promesse puntualmente svanite alla prova dei fatti.<br />
Ancora una volta, quanti avevano festeggiato con bandiere tricolori l&#8217;arrivo nell&#8217;isola della massima carica istituzionale italiana, sono stati gabbati. L&#8217;evidente disinteresse del Governo nei confronti della Sardegna è reso più bruciante dal debito dello Stato con la Regione Sardegna a causa della <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/04/vertenza-entrate-la-corte-costituzionale-si-oppone-al-governo-roma-dovra-restituire-i-soldi-ai-sardi/">vertenza entrate</a>, un debito di miliardi di euro non ancora saldato. E non uno solo dei 2,3 miliardi prospettati dall&#8217;esecutivo verrà destinato a sanare le principali emergenze della nostra isola.<br />
845 milioni sono destinati a obiettivi di inclusione sociale: cura dell&#8217;infanzia (400); cura degli anziani non auto-sufficienti (330); integrazione della politica dell&#8217;istruzione contro la dispersione scolastica con azioni per la legalità nel territorio (77); progetti promossi da giovani del privato sociale (38).<br />
Gli altri interventi (per 1.498 milioni) &#8211; si legge nella nota &#8211; sono rivolti alla crescita attraverso, fra l&#8217;altro, iniziative per i giovani, interventi per promuovere lo sviluppo delle imprese e la ricerca, promozione dell&#8217;innovazione dal lato della domanda attraverso bandi pre-commerciali, valorizzazione di aree di attrazione culturale e riduzione dei tempi della giustizia <em>(<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/11/Ecco-stanziamenti-punto-punto_6855442.html">ANSA</a>, 11-05-12).</em><br />
Nel frattempo in Sardegna le scuole arrancano (le stesse che hanno accolto Napolitano), le aree di attrazione culturale versano in stato di abbandono e, per quanto riguarda la giustizia, alcuni tribunali, tra cui quello di Olbia, sono a rischio chiusura.</p>
<p>La nostra terra non ha bisogno di assistenzialismo, ma ha bisogno del suo denaro fin&#8217;ora indebitamente trattenuto da uno Stato iniquo e da un Governo che tenta di rilanciare la sua immagine presso la Pubblica Opinione a spese dei Sardi.<br />
Invitiamo i cittadini a sostenere l&#8217;iniziativa del Comitato per il <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/02/dal-fiocco-verde-alla-sovranita-fiscale-lidea-un-modello-commonwealth-per-la-sardegna/">Fiocco Verde</a>, firmate per sostenere la creazione di un&#8217;Agenzia Sarda delle Entrate.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/05/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Governo-Monti-ignora-Sardegna.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Vertenza Entrate: la Corte Costituzionale si oppone al Governo. Roma dovrà restituire i soldi ai Sardi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 08:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia ha un enorme rilievo politico (ed economico): le tasse pagate per anni allo Stato e che dovevano tornare alla Sardegna in base all&#8217;art. 8 del nostro Statuto Autonomo dovranno essere restituite, si parla di circa 10 miliardi di euro, dimezzati durante la scorsa legislatura. Inoltre, in base all&#8217;accordo Soru-Prodi, il Governo aveva scaricato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Corte-Costituzionale-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4416" title="Corte Costituzionale - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Corte-Costituzionale-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="207" /></a>La notizia ha un enorme rilievo politico (ed economico): le tasse pagate per anni allo Stato e che dovevano tornare alla Sardegna in base all&#8217;art. 8 del nostro Statuto Autonomo dovranno essere restituite, si parla di circa 10 miliardi di euro, dimezzati durante la scorsa legislatura.<br />
Inoltre, in base all&#8217;accordo Soru-Prodi, il Governo aveva scaricato sulle spalle della Regione i costi della Sanità e dei Trasporti ma non aveva mai avviato la restituzione del debito, in quanto, secondo l&#8217;esecutivo, la Regione non aveva adottato norme di attuazione per rendere valido l&#8217;art. 8.<br />
Con sentenza depositata il 20 aprile 2012, la Corte Costituzionale ha stabilito che l&#8217;assenza di norme di attuazione non è un motivo sufficiente per evitare la restituzione del denaro.<br />
L&#8217;On. Paolo Maninchedda (PSD&#8217;AZ, ex titolare della III° Commissione Regionale Permanente sul Bilancio) ha <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3371">ricordato</a> i protagonisti di questa vicenda: <em>“L’art. 8 è di Soru; questa attuazione è una vittoria di La Spisa, che seguendo il parere del prof. Onida (già giudice della Consulta, ndr.) è arrivato allo scontro attraverso la norma inserita in Finanziaria e ha sconfitto il governo; è una vittoria del Consiglio che l’ha votata; è una vittoria del Pd che ha sostenuto, dopo una fase ondivaga, la non necessità delle norme d’attuazione (e questo spiega perché la Corte per la prima volta non dia una mano al governo Monti)”.</em></p>
<p>Appare chiara la decisione <span style="text-decoration: underline;">politica</span> della Consulta in ambito dottrinario e ci sarebbe da domandarsi se lo Stato abbia deciso di ammorbidire la sua posizione nei confronti della Sardegna a causa delle costanti vessazioni e sperequazioni subite dal territorio. Ma è presto per cantare vittoria, alla sentenza devono seguire i fatti e la classe politica regionale (unitariamente alle amministrazioni locali) deve alzare la voce a favore di una politica dell&#8217;Entrata. I soldi devono tornare a casa e gli amministratori devono poter sforare il Patto di Stabilità, è una condizione fondamentale per attivare tutti quegli investimenti necessari a rilanciare il territorio e bloccati dal limite del tetto di spesa a cui l&#8217;appartenenza a questa Repubblica ci ha obbligati. I sardisti hanno proposto a tutti gli amministratori di mettere il tricolore a mezz&#8217;asta per dare un forte segnale di autorità allo Stato, quello Stato parassitario che fa le pubblicità televisive contro l&#8217;evasione fiscale ma aggredisce i cittadini con una pressione fiscale che sfiora il 60%, senza eliminare i privilegi di pochi.<br />
Il momento è propizio anche per spiegare ai Sardi l&#8217;utilità di avere una Cassa Sarda per le Entrate che riscuota autonomamente tutti i tributi del territorio senza stornarli a Roma, l&#8217;idea vede già in campo IRS da alcuni anni ed in particolar modo il comitato del <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/02/dal-fiocco-verde-alla-sovranita-fiscale-lidea-un-modello-commonwealth-per-la-sardegna/">Fiocco Verde</a> con la raccolta delle firme nelle principali piazze Sarde per il raggiungimento dell&#8217;obiettivo (malgrado l&#8217;art. 9 dello Statuto Autonomo non preveda espressamente che la Regione possa riscuotere tutti i tributi mediante un suo Istituto).</p>
<p>Ma ecco le motivazioni tecnico-politiche della <a href="http://www.cortecostituzionale.it">Corte</a> in merito alla vertenza entrate:</p>
<p>«La prima doglianza si riferisce all’art. 3, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2011. Tale disposizione prevede che, ai sensi dell’art. 8 dello Statuto di Autonomia della Regione Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3), modificato dall’art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8211; Legge finanziaria 2007), «in assenza dell’adeguamento delle relative norme di attuazione [...], gli accertamenti delle compartecipazioni regionali ai tributi erariali sono effettuati anche sulla base degli indicatori disponibili, relativi ai gettiti tributari». Tale previsione, sostiene il ricorrente (<em>ovvero il Governo, ndr.</em>), configurerebbe un’attuazione unilaterale dello statuto in materia tributaria, che inciderebbe sulle attuali disposizioni di attuazione contenute in particolare negli articoli da 32 a 38 del d.P.R. 19 maggio 1949, n. 250 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna), senza rispettare le modalità previste dal medesimo statuto all’art. 56, ove si prevede l’intervento di una commissione paritetica.</p>
<p>2.1.- La parte resistente (<em>ovvero la Regione, ndr.</em>), al contrario, sostiene che tale doglianza sarebbe inammissibile, poiché il ricorrente non dimostrerebbe la necessità che il nuovo articolo 8 dello statuto riceva attuazione attraverso il procedimento previsto all’art. 56.</p>
<p>2.2.- L’eccezione d’inammissibilità deve essere accolta, per l’inadeguatezza e la genericità dei motivi di ricorso relativi all’art. 3, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2011.</p>
<p>Il ricorrente, infatti, pur evocando gli articoli 4, 5 e 56 dello statuto, omette di argomentare le ragioni per le quali alla Regione non dovrebbe spettare il potere di quantificare l’ammontare delle compartecipazioni ai tributi erariali, al fine di redigere il bilancio di previsione. Né si fa menzione dell’articolo 7 dello statuto che, secondo la difesa regionale, garantisce l’autonomia finanziaria e contabile, nell’esercizio della quale, sempre secondo la difesa, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo art. 8 dello statuto, è stata emanata la norma impugnata, per consentire che fosse predisposto il bilancio regionale. Neppure il ricorrente spiega quali norme di attuazione si renderebbero necessarie per dare applicazione al nuovo art. 8 dello statuto, che determina la quota di tributi da trasferire alla Regione in riferimento a ciascuna compartecipazione. Del resto, tra le sentenze evocate dalla parte ricorrente (sentenze n. 213 del 1998, n. 160 del 1985, n. 180 del 1980 e n. 151 del 1972) sono inclusi casi che trattano di situazioni non assimilabili a quella qui in esame, in cui la legislazione statale, e non quella regionale, interveniva unilateralmente in ambiti riservati alle norme di attuazione.<br />
Manca, dunque, da parte del ricorrente una sufficiente motivazione a sostegno dell’asserita necessità che il nuovo art. 8 dello statuto richieda di essere attuato con la procedura di cui all’art. 56».</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di C. Marco.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-La-Consulta-sulla-vertenza-entrate.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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