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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; critica</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Sull&#8217;autoreferenziale discorso di Cristiano Sabino al congresso di AMPI</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 17:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Fra di noi non ci sono capi e capetti” (C. Sabino, Ghilarza, 07-04-13). Cari amici, ho seguito con vivo interesse il video dell&#8217;intervento di Cristiano Sabino, portavoce di A Manca pro s&#8217;Indipendentzia, al congresso tenutosi a Ghilarza lo scorso 7 aprile. Mi ha colpito una bellissima frase riportata da Sabino, che credo faccia sempre parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/A-Manca-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7012" title="A Manca - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/A-Manca-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="250" height="198" /></a>“Fra di noi non ci sono capi e capetti”</span> (C. Sabino, Ghilarza, 07-04-13).</em></p>
<p>Cari amici, ho seguito con vivo interesse il video dell&#8217;intervento di Cristiano Sabino, portavoce di A Manca pro s&#8217;Indipendentzia, al congresso tenutosi a Ghilarza lo scorso 7 aprile.<br />
Mi ha colpito una bellissima frase riportata da Sabino, che credo faccia sempre parte dei pensieri di tanti indipendentisti Sardi: <em>“Noi siamo l&#8217;ultima generazione in grado di salvare la Sardegna”</em>. Ovvero, se i nostri giovani indipendentisti non produrranno risultati concreti, la prossima generazione di Sardi potrebbe non avere gli idonei strumenti culturali per comprendere il livello dei ritardi del territorio e per poter lavorare allo sviluppo.<br />
Sabino ha aperto il suo intervento ricordando il difficile ruolo della sinistra nazionalista Sarda in un contesto tutt&#8217;altro che favorevole alle tematiche dell&#8217;indipendentismo. Ha inoltre ricordato (forse poco) l&#8217;assenza della lingua Sarda, ma anche la positiva opera di persuasione politica creata dai vari movimenti nel corso del tempo, i quali hanno contribuito ad introdurre importanti tematiche nel panorama politico. Ciò che un tempo gli azionisti definivano “la sardizzazione della politica regionale”. Ovvero l&#8217;unico vero e pratico contributo dato dall&#8217;indipendentismo contemporaneo alla nostra comunità, e che racchiude il senso di un indipendentismo che purtroppo non è di governo, ma solo di testimonianza, perché si limita ad introdurre tematiche senza amministrare per poterle tradurre in fatti concreti.</p>
<p>E qui bisogna infatti arrivare alla nota dolente del discorso, cioè proprio agli strumenti culturali che oggi dovremmo avere per poter riuscire laddove la prossima generazione avrebbe grandi possibilità di fallire.<br />
AMPI propone la costituzione del partito dei lavoratori Sardi, una idea romantica che sottende alla difesa della moltitudine di lavoratori di un Popolo Sardo privo della sovranità con cui difendersi rispetto agli abusi. Mi spiace a questo proposito non aver capito se questi lavoratori siano anche quegli imprenditori che il lavoro lo creano, che fanno difficoltà a stare sul mercato a causa dei costi e delle tasse, e che sicuramente non potrebbero permettersi di salvaguardare neppure la manodopera in eccesso. E del resto, spesso si parla della famiglia nucleare, considerando le numerose piccole imprese che creano il nostro tessuto produttivo e che, queste sì, non hanno alcuna rappresentanza politica, se non quella di finire puntualmente nella rete del clientelismo italiano. Ma voi avete mai sentito parlare un indipendentista di IMU o di costo del lavoro? Io no. Al massimo di Legler o Alcoa, senza capire in che modo poter aiutare gli operai, e senza sentire nulla sulle partite IVA, cioè sulla maggioranza dei nostri lavoratori, sul ruolo dei privati e sulle mancate liberalizzazioni che danneggiano il nostro mercato. Magari queste cose ce le spiegherà Grillo al suo ritorno in Sardegna.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ebbene, qualora avessi assistito in sala a tale discorso, che mi è parso molto sprovvisto di contenuti, non mi sarei mai sentito in vena di concedere un applauso a chi propose una convergenza di forze ma che nei fatti sostiene l&#8217;attuale livello di frammentazione e debolezza dell&#8217;indipendentismo Sardo (evitando anche il sardismo). Perché all&#8217;interno dei movimenti Sardi manca una sana competizione, e noi crediamo nelle primarie come democratico strumento di selezione dei candidati, al fine di premiare la competenza e soprattutto i risultati.<br />
In sintesi, dietro le buone apparenze del discorso di Sabino, ci sono stati i soliti grandi assenti: la democrazia, le riforme e la rappresentatività del Popolo Sardo, che evidentemente ad AMPI interessa solo in maniera marginale, e solo nel classico ruolo della testimonianza, denotando così l&#8217;incapacità della sinistra nazionalista Sarda di elaborare proposte per problemi che oggi richiedono soluzioni complesse e prive di limitazioni ideologiche.<br />
Perché dico questo? Perché non ho neppure compreso il passaggio dell&#8217;intervento nel quale Sabino contesta le voci politiche che si levano su internet o in qualsiasi altro spazio non riconducibile ai movimenti che conosciamo. Forse questa critica di Sabino la possiamo spiegare con la debolezza del suo movimento (e degli altri movimenti simili), i quali, non avendo più il monopolio della politica indipendentista ed essendosi posizionati ai margini della società Sarda, iniziano ad avvertire il fiato sul collo di una politica che spesso sottrae loro dei temi, ma anche di una sensibile base di militanza che inizia a stancarsi della pessima e inconcludente leadership indipendentista, e che ritiene di doverla superare come passo necessario per ridurre la frammentazione del nazionalismo Sardo.<br />
D&#8217;altra parte, chi come AMPI non governa alcuna amministrazione della Sardegna e pertanto non rappresenta nessuno oltre i propri aderenti, non ha alcun titolo o credibilità per ergersi giudice delle libere scelte altrui tacciandole di “virtualità”, anche perché nel nuovo millennio la comunicazione del web raggiunge prima e meglio una vasta quantità di utenti, un tempo irraggiungibile. Stare fra la gente infatti non significa sognare presunte masse di lavoratori schiave di presunti malvagi liberisti, ma aiutare l&#8217;impresa a liberarsi dal peso di una fiscalità statale aggressiva, che si ripercuote anche nella posizione dei lavoratori dipendenti. Per arrivare a fare ciò non ci servono 12 o 13 movimenti autonomisti e indipendentisti Sardi che sostengono programmi analoghi e che non hanno uno straccio di consenso e di forza contrattuale nella vita socio-economica del territorio, ma bisogna ridurre i galli nel pollaio. Ecco perché la critica è una componente indispensabile. Dare un applauso a dei leaders indipendentisti che scaricano sempre altrove l&#8217;esito dei propri insuccessi è un modo codardo per evitare di dire ciò che si pensa, e per evitare quindi di costruire una politica che sarà di grandissima utilità anche ai nostri figli. Abbiamo bisogno di aumentare lo spessore del nazionalismo Sardo e la sua impronta, non più populista e statalista, ma identitarista, liberal e riformista. Meno tasse a famiglie e imprese, più lingue e cultura ai cittadini, in una parola: riforme!</p>
<p>Non condivisibile la posizione di Sabino anche nel momento in cui ha ricordato i drammatici procedimenti inquisitori a carico di AMPI, che certamente meritano attenzione per i fondati sospetti di una persecuzione giudiziaria, ma che non possono trovare alcuna seria giustificazione sotto il profilo politico, in quanto il gruppetto di AMPI, per quanto meritoriamente affiatato in senso movimentista, non ha alcun peso politico di rilievo nella struttura sociale, politica ed economica della Sardegna.</p>
<p>In buona sostanza, l&#8217;intervento di Sabino, ben lungi da un moderno progressismo riformista, si è collocato all&#8217;insegna della conservazione e dell&#8217;autoreferenzialità, senza autocritica, senza alcuna seria riflessione sulla debolezza del nazionalismo Sardo, e senza quei contenuti di dibattito necessari a rappresentare la Sardegna reale piuttosto che quella immaginaria. Non è stata esattamente la sinistra Sarda di cui ci sarebbe bisogno.</p>
<p><em>A. Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Sul-discorso-di-Sabino-al-congresso-di-AMPI.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Post-elections: L&#8217;indipendentismo dei Sedda, dei Cumpostu e il sardismo dei Maninchedda</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 20:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La lealtà ostentata è un&#8217;impostura raffinata”. Francois de La Rochefoucauld (1613 – 1680). Dico la verità: a me non è piaciuta la campagna elettorale cagliaritana. Troppi veleni e troppi barbagianni venuti dalla penisola e prendere alla manina questo o quel candidato per indicarlo ai villici come il migliore in grado di guidarli. Uno spettacolo indecente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Fan-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2970" title="Fan - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Fan-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="385" /></a>“La lealtà ostentata è un&#8217;impostura raffinata”.</em></span><br />
Francois de La Rochefoucauld (1613 – 1680).</p>
<p>Dico la verità: a me non è piaciuta la campagna elettorale cagliaritana. Troppi veleni e troppi barbagianni venuti dalla penisola e prendere alla manina questo o quel candidato per indicarlo ai villici come il migliore in grado di guidarli. Uno spettacolo indecente e che spiega quale sia il livello culturale entro il quale è sprofondato questo bipolarismo italiano, fatto di risse e di minacce reciproche per conquistare fin l&#8217;ultimo plebeo scampato alla raccolta dei voti.<br />
Eppure, ve li immaginate degli indipendentisti che dopo aver volgarmente mandato “affanculo” i candidati del bipolarismo italiano si apparentano con qualcuno di essi ai ballottaggi per andare “affanculo” insieme? La cosa sarebbe oltremodo imbarazzante.<br />
Come sarebbe imbarazzante far finta di ignorare che “affanculo” <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/05/elezioni-comunali-bipartitismo-in-crisi-leaders-indipendentisti-spazzati-via-la-nostra-proposta/">sono stati mandati</a> i dirigenti indipendentisti che, a Cagliari, non solo non hanno convinto l&#8217;elettorato, ma hanno convinto poco gli indipendentisti stessi.</p>
<p>E così torna a galla la logica del “meno peggio”, quella dove in genere il vecchio retaggio ideologico indipendentista vede nella sinistra il danno minore. La stessa area politica che in Parlamento ha votato per estendere i poligoni militari, quelli oggi sotto inchiesta dalla Magistratura per inquinamento ambientale e umano, probabile causa di tante patologie cancerogene.</p>
<p>Eppure, l&#8217;indipendentismo dovrebbe iniziare a capire che non può presentarsi sempre da solo contro una legge elettorale bipolare ma deve potersi alleare programmaticamente (e quindi non ideologicamente in base alla stupidaggine del “meno peggio”) o con il centrodestra o con il centrosinistra, per poi in seguito staccarsi da entrambi i poli. Magari allorquando si avrà il coraggio di riparlare di proporzionale.<br />
Ma stare ai margini della vita politica, senza governare, forse può tornare utile solamente ai conservatori dell&#8217;indipendentismo, i quali possono abitualmente fare i martiri con la solita cerchia di persone ma senza proporre lo straccio di una riforma nell&#8217;interesse del proprio Popolo. E senza assumersi mai responsabilità per i disastri elettorali di cui sono i primi artefici.</p>
<p>Il problema dell&#8217;indipendentismo oggi è che non pone in cima alla sua agenda politica le riforme ma solo la propria autoreferenziale ideologia. Per esso è più importante la coerenza fine a se stessa che non &#8211; attraverso la compartecipazione ad un processo riformista &#8211; garantire a tutti i cittadini quegli strumenti che possano far maturare in loro una coscienza territoriale (ad esempio intervenendo su scuola e fisco).<br />
Altrove infatti il nazionalismo è cresciuto perché ha creato le condizioni propedeutiche affinché attraverso le riforme si sviluppasse la sua base elettorale, per poi, all&#8217;occorrenza, staccarsi decisamente anche dai poli centralisti.<br />
Parlare dei fallimenti del passato sardista non è una motivazione valida per non ripetere la strategia delle alleanze da parte indipendentista.<br />
Ma in Sardegna cosa ci vogliamo fare? Prima del 2005 l&#8217;indipendentismo non aveva nel suo vocabolario neppure il termine “riforme”, checché ne dicano i vari Franciscu Sedda, Bustianu Cumpostu, etc.<br />
Anzi, Sedda è addirittura riuscito a dividere gli indipendentisti in base alle bandierine (speriamo non volontariamente, anche se non ci crede nessuno) ed in un convegno a Cagliari il 29-01-11 si è addirittura domandato con i Rossomori cosa potrebbe mai fare un&#8217;isola di un milione e seicentomila abitanti contro gli oltre 60 milioni di italiani in tema di federalismo&#8230;<br />
Vi pare possibile che un indipendentista non sappia che la lingua (così come succede a Bolzano e persino in Québec) è lo strumento con il quale si porta avanti una politica sovranista a prescindere dai numeri?<br />
E che dire di Cumpostu? Da anni non riesce ad arrestare l&#8217;emorragia di consensi verso Sardigna Natzione, che nel corso dell&#8217;ultimo decennio ha perso la sua centralità nel panorama indipendentista. Come mai? Perché da parte sua e della sua cerchia non si ascoltano le critiche e non si dialoga mai seriamente con tutte le aree della società e dell&#8217;economia, né si è mai dedicata sufficiente attenzione alla comunicazione. A che serve quindi parlare di unità se poi si commettono sempre gli stessi errori che portano l&#8217;elettorato a darsela a gambe?<br />
Tutte persone intelligenti ma i cui atti spesso ci lasciano perplessi.<br />
L&#8217;indipendentismo nel suo complesso non ha neppure una strategia: perché non capisce che prima dei partiti italiani il “meno peggio”, se esiste, al di là del valore dell&#8217;alternanza, sono quelli territoriali. Ed i Riformatori Sardi, anche se non indipendentisti, sono un partito territoriale. A chi giova sfidare il bipolarismo italiano se dopo una discreta dose di indipendentisti vede nella sola sinistra “il meno peggio”?<br />
Una vera politica territoriale casomai dovrebbe avversare per prima i partiti italiani e non un partito autonomista.<br />
Allearsi non è comunque uno scandalo, purché lo si faccia preventivamente ed in base ad un programma. O sarebbe grottesco fare gli indipendentisti prima (in un primo turno) e i democristiani dopo (in un ballottaggio).</p>
<p>Poi ci sono ancora quegli indipendentisti che ritengono che un partito territoriale debba essere di destra o di sinistra. Se osserviamo i partiti nazionalisti che oggi in Europa stanno vincendo le principali tornate elettorali, notiamo con tutta tranquillità che tali modelli stanno portando avanti politiche centriste, con correnti sia liberali e sia socialdemocratiche. Ad esempio lo Scottish National Party ha dato attenzione tanto ai temi della sicurezza quanto a quelli del welfare, espugnando sia la destra filo-londinese, sia le vecchie roccaforti della sinistra filo-londinese. Ciò avviene ovunque, basti osservare l&#8217;N-VA Fiammingo in Belgio, o il CiU Catalano.<br />
Sanno parlare ai bisogni concreti del Popolo senza dividersi sulle ultime mode della corte di Madrid.<br />
E si consideri che in tali casi hanno anche un proprio Parlamento (conquistato grazie ad una vera fase autonomista e sovranista) nel quale talvolta leggiferano su materie etiche (le uniche per le quali oggi seriamente ci si potrebbe dividere sul versante progressista e conservatore). Ma il Consiglio Regionale Sardo non ha queste prerogative.<br />
In Italia le Lega Nord pesca voti persino dagli operai.</p>
<p>A questo confusionario quadretto indipendentista nostrano, privo di strategia e con una base di militanza allo sbando, possiamo aggiungere il classico gattopardismo sardista: quello che si rifugia nell&#8217;ordinaria amministrazione e che per non far brutta figura con alcune capre presenti nei partiti alleati, giunge a considerare il suo stesso statuto come folclorico ed antistorico.<br />
Chi sono le capre?<br />
Quelle che non distinguono la nazionalità dalla cittadinanza di uno Stato. E sono anche quelle che quando parlano di federalismo non lo interpretano mai in termini multinazionali.<br />
Vi pare possibile che un nazionalista possa farsi influenzare da una capra? Ovviamente no.<br />
Ci auguriamo insomma che Maninchedda dia qualche strigliata in più ai suoi colleghi di partito, perché avendo avuto il merito di sviluppare il Partito Sardo d&#8217;Azione nel Nuorese, potrà permettersi di alzare la voce contro quella componente di sardisti della domenica capitata chissà come e chissà quando nel PSD&#8217;AZ: individui che, come alcuni membri dei Rossomori, han preferito festeggiare l&#8217;unità d&#8217;Italia piuttosto che il 28 aprile, die de sa Sardigna.<br />
E poi ci sono anche indipendentisti che hanno il coraggio di chiedersi come mai il sardismo spesso non produca risultati&#8230;<br />
Naturalmente ci aspettiamo che i sardisti quando parlano di “nazionale” si riferiscano alla Sardegna e non al complesso di quella italiana, che invece dovrebbe essere definita statale.</p>
<p>Speriamo anche che Maninchedda parli di storia Sarda, non si capisce per quale motivo un sardista non debba lavorare per far introdurre la storia del proprio territorio nel rispettivo sistema scolastico. Il tutto, sia chiaro, senza dare alla storia attribuzioni nazionalistiche.<br />
Perché se i Sardi non conoscono la terra in cui camminano, che cosa diavolo dovrebbero tutelare? E&#8217; questa la domanda che ogni sardista un tempo poneva al vertice della sua azione politica, e non solo il disagio economico, che è una costante.</p>
<p>Siamo dunque la barzelletta di tutto il nazionalismo delle minoranze senza Stato occidentali.</p>
<p>Naturalmente si prendano queste righe per ciò che sono: una critica costruttiva.<br />
Chi le prende diversamente&#8230;beh&#8230;vada a quel paese, questa è la democrazia.<br />
E questa è la nostra cultura politica: il liberalismo di dire ciò che pensiamo, affinché si cresca.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-L%27indipendentismo%20dei....pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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