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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; sardi</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Claudia Zuncheddu: I Sardi sotto tiro dal fisco italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 23:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo il testo dell&#8217;interrogazione presentata in Consiglio Regionale da C. Zuncheddu, gruppo Indipendentistas:
CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA, XIV LEGISLATURA.
Interrogazione Zuncheddu con richiesta di risposta scritta sulla drammatica situazione economica in cui versano i comparti agro-pastorale, artigianale, del commercio, delle libere professioni e delle Partite IVA in Sardegna – Le responsabilità del Fisco italiano e la mancata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Zuncheddu-e-Sale-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3534" title="Zuncheddu e Sale - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Zuncheddu-e-Sale-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="431" height="313" /></a>Riportiamo il testo dell&#8217;interrogazione presentata in Consiglio Regionale da C. Zuncheddu, gruppo Indipendentistas:</em></span></p>
<p>CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA, XIV LEGISLATURA.</p>
<p>Interrogazione Zuncheddu con richiesta di risposta scritta sulla drammatica situazione economica in cui versano i comparti agro-pastorale, artigianale, del commercio, delle libere professioni e delle Partite IVA in Sardegna – Le responsabilità del Fisco italiano e la mancata applicazione dell’Articolo 51 dello Statuto Speciale da parte della Giunta Regionale.</p>
<p><strong>Premesso che</strong>:</p>
<p>Di fronte all’emergenza economica e sociale che coinvolge tutto il tessuto produttivo sardo, non solo per la crisi finanziaria mondiale in corso, ma anche per l’azione devastante del fisco italiano contro il settore agro-pastorale, artigianale, del commercio, di tutte le piccole attività locali e delle Partite IVA, è stato appurato che l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia, vantano di aver raggiunto e oltrepassato in Sardegna, gli obiettivi di riscossione previsti;</p>
<p><strong>Visto che</strong>:</p>
<p>- come riportato dalla stampa la sola Equitalia Sardegna vanta un incremento di oltre il 25% di “iscrizioni a ruolo”, rispetto alla media Italiana del 12%;</p>
<p><strong>Considerato che</strong>:</p>
<p>- per il raggiungimento forzato di tale risultato, si ritiene che l’azione di Equitalia in Sardegna (la regione più povera d’Italia) sia andata molto oltre i suoi compiti istituzionali, con abusi attuati ai danni dei contribuenti;</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Zuncheddu%20su%20Fisco%20italiano.pdf">Segue in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Da Oristano a Ghilarza: tramonto e alba dell&#8217;indipendentismo Sardo – Pt. 2</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[convergenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci siamo, a quasi 7 anni di distanza, U.R.N. Sardinnya non è più il solo organismo indipendentista a criticare costruttivamente il complesso dei movimenti Sardi.
Lo scorso 25 settembre si sono celebrati due incontri relativi al mondo dell&#8217;indipendentismo Sardo: uno ad Oristano, tra i leader indipendentisti, ed uno a Ghilarza, tra membri e liberi simpatizzanti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Su-asu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3384" title="Su asu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Su-asu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="335" height="228" /></a>Ci siamo, a quasi 7 anni di distanza, U.R.N. Sardinnya non è più il solo organismo indipendentista a criticare costruttivamente il complesso dei movimenti Sardi.<br />
Lo scorso 25 settembre si sono celebrati due incontri relativi al mondo dell&#8217;indipendentismo Sardo: uno ad Oristano, tra i leader indipendentisti, ed uno a Ghilarza, tra membri e liberi simpatizzanti di alcuni movimenti Sardi.<br />
Ricordiamo, la proposta di convergenza nazionale fu proposta nei mesi scorsi da A Manca pro s&#8217;Indipendentzia, ma possiamo ricondurre a due documenti le tendenze relative alla necessità di superare l&#8217;attuale frammentazione di questo ambito politico.<br />
Il primo riguarda certamente l&#8217;analisi fornita da Frantziscu Sanna del ProgReS sui possibili scenari da attuare (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/F.%20Sanna%20sulla%20frammentazione%20indipendentista.pdf">PDF</a>), mentre il secondo riguarda le osservazioni emerse dall&#8217;incontro di Ghilarza da parte di Giovanni Fara, principale animatore di un malcontento della base indipendentista nei confronti dello stallo politico dei movimenti Sardi (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Fara%20-%20Considerazioni%20sull%E2%80%99incontro%20di%20Ghilarza%20del%2025-09-11.pdf">PDF</a>).<br />
Prima di passare ai giudizi su quanto emerso non a Ghilarza ma ad Oristano, bisogna intanto integrare alcuni punti delle osservazioni poste da F. Sanna (peraltro presente a Ghilarza):</p>
<p>1) In Sardegna, tra coloro i quali hanno parlato di “Partito dei Sardi” o “Partito Nazionale Sardo” (come ad es. U.R.N. Sardinnya, Fortza Paris, Riformatori e Sardegna e Libertà del PSD&#8217;AZ) non vi era affatto l&#8217;idea di costituire un partito unico ma la semplice volontà di ridurre la frammentazione politica, cioè razionalizzare il numero dei movimenti Sardi, passando ad esempio da 11 sigle a massimo 2 o 3. Senza escludere l&#8217;ipotesi di alleanze con partiti italiani.<br />
2) Continua a mancare un riferimento preciso all&#8217;interlocuzione con la variegata area del sardismo e al superamento di sterili polemiche nei confronti del Partito Sardo d&#8217;Azione e dei suoi eredi.<br />
3) L&#8217;idea di costituire una federazione politica di movimenti Sardi, che da tempo noi definiamo con la nostra sigla associativa (U.R.N. &#8211; Unione per la Responsabilità Natzionale) è inficiata alla base dalla presenza di sigle maggiormente ascrivibili ad un orientamento social-progressista piuttosto che ad uno conservatore e/o liberaldemocratico, circostanza che mina la possibilità di creare un vero pluralismo nell&#8217;offerta politica di tali movimenti.<br />
4) I movimenti indipendentisti Sardi, a differenza di quelli sardisti e soprattutto del bipartitismo italiano, non hanno alcun voto strutturato nel territorio ma, fatte salve rare eccezioni, raccolgono con i pochi mezzi a disposizione un semplice voto di opinione, variabile a seconda della tipologia di tornata elettorale che lo consente (Regionali/Amministrative). A riprova della totale assenza di radicamento indipendentista nella società Sarda, a sua volta determinata da fattori storici e culturali.<br />
5) Manca un&#8217;approfondita analisi delle “regole del gioco”, ovvero della legge elettorale. Ed eventualmente un obiettivo politico che miri a riformare il tema portandolo al centro dell&#8217;attenzione politica. Non si può pensare di risolvere il problema della frammentazione indipendentista senza considerare l&#8217;ambiente nel quale queste divisioni si muovono.<br />
6) Manca la considerazione di una sinergia indipendentista con le forze sociali ed economiche del territorio: sindacati ed associazioni di categoria.<br />
7) Dopo decenni di anti-autonomismo, solo nel 2011 nell&#8217;indipendentismo <em>tout court</em> ci si rende conto della necessità di riformare per gradi le istituzioni dell&#8217;isola e di dover contare sull&#8217;apporto di forze che vanno oltre il proprio movimento di riferimento.</p>
<p>Veniamo dunque ad Oristano: quanti e quali di questi temi sono stati trattati? Quale modello di collaborazione si intende portare avanti tra le diverse anime dell&#8217;indipendentismo organizzate e non?<br />
Come previsto, dai leader indipendentisti sono emersi i classici toni di magniloquenza che celano l&#8217;assenza di prospettive nell&#8217;avviare forme ben più coraggiose di convergenza politica che non siano riconducibili alla chiacchiera. Non ha torto Sardigna Natzione quando afferma che la sinergia tra indipendentisti può condurre a sollevare temi che poi vengono puntualmente ripresi dalla politica italiana in Sardegna (pensiamo alla battaglia contro il nucleare), ma dover leggere nelle nota congiunta di SNI, ProgReS, PAR.I.S. e AMPI &#8211; seguita all&#8217;incontro di Oristano &#8211; che si intende coinvolgere nel dibattito<em> “tutte quelle forze ed energie presenti nella società sarda che hanno reale interesse a costruire l’indipendenza”</em>, francamente, denota una posizione che si porta fuori dalla realtà e che serve solo ad aggirare i veri problemi della politica indipendentista.<br />
In Sardegna non esistono forze ed energie interessate all&#8217;indipendenza fuorché gli stessi piccoli movimenti indipendentisti che sono privi di validi supporti nel mondo dell&#8217;economia, della politica e quindi della società Sarda. Sotto questo profilo dunque siamo all&#8217;anno zero.<br />
Non ha torto dunque il movimento IRS a valutare una exit strategy rispetto ad un settarismo che tuttavia proprio IRS (assieme agli attuali dirigenti del ProgReS) per diversi anni ha contribuito a creare. L&#8217;indipendentismo del 2011, a prescindere dalla strategia sardista di alleanze con partiti italiani, non è ancora nella posizione per potersi opporre al bipolarismo italiano, men che meno senza neppure occuparsi della legge elettorale. La stessa IRS che l&#8217;ha compreso non si trova in una solida posizione negoziale al punto da far ritenere che possa fare meglio del Partito Sardo d&#8217;Azione.<br />
Le ultime elezioni di Cagliari hanno dimostrato, se mai ve ne fosse bisogno, che l&#8217;unità o la collaborazione a prescindere non bastano. L&#8217;indipendentismo deve guardare oltre l&#8217;indipendentismo, ma deve anche rendersi conto dei propri limiti organizzativi e dell&#8217;ambiente nel quale opera.</p>
<p>Bisogna pertanto avere il coraggio di guardare oltre a delle sigle politiche la cui sola presenza non è più sinonimo di garanzia e pluralismo ma un forte ostacolo all&#8217;adozione di una piattaforma politica capace di influenzare le grandi riforme istituzionali.<br />
L&#8217;indipendentismo Sardo deve decidere se vuole continuare a ricoprire un ruolo di voce extra-amministrativa oppure se vuole ritagliarsi una seria capacità di governo, con tutto ciò che implica in termini di alleanze, contenuti e razionalizzazione delle attuali sigle politiche. In buona sostanza: è tempo di decidere se l&#8217;indipendentismo vuole solo fare da “ditta” per evitare gli sfratti dei pignorati di Equitalia o se vuole partecipare all&#8217;amministrazione dell&#8217;isola per evitare che le vessazioni al territorio continuino indisturbate.<br />
Per avviare un concreto indipendentismo moderno e rottamare movimenti che affondano ancora le loro radici nella mentalità della guerra fredda e nella cultura dello statalismo italiano, servono una serie di misure che possono apparire alquanto impopolari ma che sono necessarie per ristrutturare l&#8217;azione del nazionalismo Sardo:</p>
<p>1) La fusione in un unico soggetto delle sigle indipendentiste le cui politiche includono misure di natura progressista e socialdemocratica, in maggioranza rispetto alle componenti post-marxiste ed alle minoritarie componenti liberali. Senza evitare nel territorio la collaborazione con queste ultime, a seconda dei temi.<br />
2) La rimozione della tara ideologica portata avanti per decenni e determinata da antisardismi ed antiautonomismi strategicamente fallimentari, nonché la completa possibilità di adesione a coalizioni programmatiche con partiti italiani.<br />
3) Comprendere che non esisterà alcuna “convergenza nazionale” fintanto che l&#8217;indipendentismo non si aprirà alle componenti dell&#8217;autonomismo Sardo ed alle componenti sociali, politiche ed economiche (anche non necessariamente progressiste ma liberali) del tessuto isolano. Solo allora vi sarà convergenza di vedute e si potrà realizzare una politica di Responsabilità Natzionale per tutelare al meglio gli interessi della Sardegna.<br />
4) Comprendere che non vi saranno mai seri collanti programmatici se non si identificherà, ad esempio nella Lingua Sarda e nella fiscalità, il perimetro entro il quale far partire la rivendicazione politica di una minoranza nazionale che intende conquistarsi il diritto alla sovranità.</p>
<p>Dobbiamo fare ordine, è ridicolo che un indipendentismo che ha lavorato per frammentarsi ora riconosca di esserlo.<br />
Da Oristano ne è venuto fuori un solo messaggio politico: la volontà di allearsi nel territorio su determinate tematiche ma di proseguire per vie diverse a seconda della tornata elettorale.<br />
Il tutto condotto con un metodo esclusivamente autoreferenziale e tendente ad evitare le voci interne di dissenso.<br />
Si tratta di una posizione fondamentalmente inutile, lesiva e che continuerà a tenere l&#8217;indipendentismo lontano dall&#8217;amministrazione del territorio. Sia perché non vi è alcun senso logico nel continuare a parcellizzare le già esigue risorse in periodo elettorale, sia perché tali forze non offrono alcun reale pluralismo nei loro programmi politici.<br />
Nella maggior parte dei casi questi movimenti hanno contenuti pressoché identici e non sono neppure capaci di integrare la politica sardista che da anni occupa alcuni ruoli in seno alle istituzioni regionali.<br />
Il risultato finale di questa mediocre linea esposta dai leader indipendentisti conduce nella stessa medesima direzione nella quale ci troviamo oggi, vale a dire verso nessun risultato pratico.<br />
La Sardegna non ha più bisogno di un indipendentismo capace solo di fare fumo e poco arrosto. A tale proposito nel futuro di questo ambito politico vediamo le primarie come strumento democratico per la nomina dei dirigenti.</p>
<p>I vari Sabino, Cumpostu, Sale, ecc, devono uscire dalla teoria, scrollarsi di dosso il peso di dover condurre una nazione (del quale si sono autoincensati) e telefonare a tutti i principali leader sardisti e dei partiti italiani nell&#8217;isola per iniziare ad avviare una serie di dibattiti sui problemi vitali che interessano la cultura, le istituzioni e l&#8217;economia Sarda. Solo in questa maniera si riuscirà a costruire una politica più responsabile nel territorio e che possa inglobare anche quelle personalità radicate nelle nostre comunità locali capaci di offrire una dote di voti verso un progetto indipendentista meno frammentato e meno confusionario del presente. Perché la credibilità non riguarda solo il favore dell&#8217;elettorato ma anche quello della Pubblica Opinione isolana nel suo complesso, e pertanto anche la possibilità di attirare candidati politicamente spendibili e maggiormente propensi al dialogo piuttosto che all&#8217;attacco verbale.<br />
La sinergia con il sardismo è necessaria, ma bisogna altresì comprenderne le dinamiche e la dispersione che riguarda anche questo ambiente politico. Ad esempio oggi da un lato abbiamo i Riformatori Sardi che inseguono in solitaria una vaga idea di “Partito dei Sardi”; abbiamo un Paolo Maninchedda del PSD&#8217;AZ che, in linea con la tradizione Popolare da cui proviene, cerca nel proporzionalismo e nell&#8217;intermediazione con SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà Sardegna) un potenziale alleato con cui scalare l&#8217;azionista di maggioranza del centrosinistra rappresentato da Renato Soru presso il PD. Ed abbiamo persino una Fortza Paris che ha la capacità di guardare oltre il bipartitismo per allearsi potenzialmente con un centro di matrice democristiana, come annunciato nella <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/09/onida-e-il-sardismo-ai-saldi-di-fine-stagione-il-lato-oscuro-dellautonomismo-sardo/">prima parte</a> di questo intervento, augurandoci che il movimento non abbandoni mai la sua linea e che, pur alleandosi, tenga fede al proposito di non fondersi nuovamente con un qualsivoglia partito italiano, anche del centro.</p>
<p>La Sardegna non può essere lasciata nelle mani di forze immature e centraliste che non si occupano dello sviluppo dell&#8217;isola. Si tratta di forze supine a Roma che, senza successo, intendevano ridurre il numero dei consiglieri regionali piuttosto che gli stipendi, e senza considerare una nuova legge elettorale che dia dignità alla democrazia Sarda. Ad esempio Malta è estesa per 316 Km quadrati, ha 410.000 abitanti e ha un parlamento di 65 deputati, mentre elegge 5 eurodeputati.<br />
Per darvi una misura della situazione: non possiamo lasciare l&#8217;isola nelle mani di forze che, senza essere integrate dai contenuti del nazionalismo Sardo, preferiscono promuovere turisticamente il golf piuttosto che l&#8217;ingente patrimonio archeo-ambientalistico dell&#8217;isola. Uno dei maggiori del Mediterraneo. Non possiamo lasciare l&#8217;isola nella mani di poteri la cui scuola italiana ha completamente cancellato la Sardegna dalla formazione dei nostri giovani, il nostro futuro.</p>
<p>Oggi bisogna capire se l&#8217;alba di Ghilarza diventerà uno stimolo per evitare il tramonto della riunione oristanese.</p>
<p>Torneremo sul tema, grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/2011/09/onida-e-il-sardismo-ai-saldi-di-fine-stagione-il-lato-oscuro-dellautonomismo-sardo/">Vedi Parte 1</a></p>
<p><em>Di Corda M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Il%20lato%20oscuro%20dell%27indipendentismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Per il futuro del turismo la principale risorsa siamo noi stessi – Di Davide Romolo Nurra</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lavorando mi è capitato di rovesciare un bicchiere o essermi sbagliato nel prendere un ordine, ma non c&#8217;è mai stato nulla che non sia riuscito a risolvere con un sorriso e un “mi scusi, rimedio subito”.
Qualche anno fa avrei certamente affidato questa nota a un quotidiano, sotto forma di lettera; con buone probabilità me l&#8217;avrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Davide-Romolo-Nurra-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3347" title="Davide Romolo Nurra - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Davide-Romolo-Nurra-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="287" height="372" /></a>Lavorando mi è capitato di rovesciare un bicchiere o essermi sbagliato nel prendere un ordine, ma non c&#8217;è mai stato nulla che non sia riuscito a risolvere con un sorriso e un “mi scusi, rimedio subito”.<br />
Qualche anno fa avrei certamente affidato questa nota a un quotidiano, sotto forma di lettera; con buone probabilità me l&#8217;avrebbero pubblicata nella rubrica dei lettori, in mezzo alle puntuali critiche di fine estate dei turisti in visita in Sardegna. Ho deciso invece di rivolgermi ad internet, certo che le note si diffondano con dinamiche diverse rispetto a quelle della carta stampata e che certamente arrivano agli occhi di chi le deve leggere.<br />
Per chi non lo sapesse lavoro nel &#8220;Celler de Can Roca&#8221; di Girona in Catalogna: tre stelle nella guida Michelin, reputato uno dei migliori ristoranti del mondo, il secondo, a detta del prestigioso Ranking degli Awards San Pellegrino nel 2011. Porto queste referenze non certo per vantare meriti non miei, ma per supportare le mie osservazioni in base alle mie conoscenze professionali, alla mia esperienza nel campo della ristorazione e della ricezione turistica; un addetto ai lavori che parla con cognizione di causa di un argomento che conosce, un sardo che ha a cuore lo sviluppo sostenibile dell&#8217;industria turistica nella propria terra.</p>
<p>Noi sardi in genere abbiamo una propensione passiva e vittimistica nei confronti di tutto ciò che viene d&#8217;oltremare, dal cosiddetto continente, reazione giustificata dalla ormai risaputa diffidenza verso i popoli conquistatori e colonizzatori che nei secoli si sono succeduti e che ancora, con modalità e dinamiche differenti, continuano a penetrare nel tessuto sociale e culturale della nostra isola non necessariamente per arrecargli danno ma spesso per arricchirlo.<br />
Lascio che siano però gli storici, gli antropologi, i sociologi e i politici, per la parte che gli compete, medicare le ferite ancora aperte di un passato che ritorna puntualmente a tormentarci come un alibi causa-effetto, come il fantasma di un malvagio parente che abbiamo odiato in vita ma di cui amiamo conservare memoria perché venga puntualmente a ricordarci quanto siamo stati sfortunati e a giustificare le nostre inettitudini e i nostri insuccessi.<br />
Bisogna capire la propria gente per poterla amare, bisogna amare la propria gente per poterla capire. Confesso che a volte ho avuto difficoltà sia a capire che ad amare la mia gente, forse perché non amo quella parte di me che mi accomuna alla mia gente, che mi ricorda quando vivevo in Sardegna e avevo difficoltà ad inserirmi nel mondo del lavoro e aspettavo che la fortuna piovesse dal cielo, finché mi decisi a prendere un aereo e a lasciarmi alle spalle la mia terra e la mia gente, con la prospettiva di ritornare, quando magari fossi stato in grado di fare qualcosa di utile per me e per la mia stessa gente.<br />
Non so se quel momento sia venuto; la Svizzera, Milano e ora la Catalogna, mi hanno aperto le loro porte, mi hanno accolto, mi hanno dato formazione professionale e autostima in cambio del mio entusiasmo e della mia passione nel servire la gente.<br />
Cosa mi ha data la Sardegna? Mi ha dato tanto ma di questo gran tesoro mi sono reso conto solo lavorando fuori dalla Sardegna, quando le caratteristiche positive tipiche del carattere del Popolo Sardo mi venivano di volta in volta riconosciute e apprezzate.<br />
Ora il mio patrimonio è stato ed è l&#8217;educazione che ho ricevuto in famiglia, la moralità senza moralismi, l&#8217;umiltà senza servilismo, la voglia di lavorare, la correttezza umana che predispone a quella professionale, la pazienza con se stessi e con gli altri, l&#8217;amore per i dettagli e per le cose fatte bene.<br />
Vengo al dunque!</p>
<p>La mia critica non riguarda il fatto che una pizza bruciata mi sia stata servita un&#8217;ora dopo senza che avessi ricevuto le posate, né che la birra fosse calda, e non riguarda neppure la scadente qualità della carne e del pesce, la preparazione penosa, l&#8217;approssimata presentazione nel piatto. No, non cado in questo circolo vizioso, anche se avrei pieno diritto di farlo come cliente che paga il conto spesso salato (e poi dicono che sono i ristoranti stellati ad essere cari ma vi assicuro che la proporzione qualità/servizio/prezzo risulta sempre di gran lunga a favore di questi).<br />
Di che mi lamento? Della assoluta mancanza di educazione, del pressapochismo, della sufficienza con la quale il personale di molti, troppi locali sardi tratta la clientela.<br />
Assoluta assenza di professionalità, risposte inappropriate, confidenza inopportuna e non richiesta, disorganizzazione in cucina e in sala, camerieri che vanno avanti e indietro con le mani vuote o parlano tra di loro di faccende personali, mentre un terzo non di rado strilla in mezzo alla sala inscenando uno spettacolino isterico. Il cliente non addetto ai lavori spesso non si accorge di queste cose ma semplicemente valuta negativamente il complesso del locale visitato.<br />
Le scuse possono essere tante ma al cliente che paga non interessano. C&#8217;è molto lavoro? Assumi più personale. Il personale costa troppo? Assumi quattro buoni camerieri professionisti a 1000 euro al mese invece che otto in nero a 400 euro al mese.<br />
E poi tu, imprenditore turistico, ti sei mai chiesto se quello è veramente il tuo lavoro o se lo fai per ripiego?<br />
Il nostro non è un lavoro qualunque e non lo può fare chiunque, contrariamente a quanto si possa presumere.<br />
La clientela va curata, educata, coccolata perché ritorni ancora; se al cliente gli tiri il collo una volta non tornerà mai più e ti farà una pubblicità con i fiocchi che ci meritiamo. Ed è giusto che sia così.</p>
<p><em>Di Davide Romolo Nurra.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-La%20principale%20risorsa%20del%20turismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Crisi economica, Galsi, Nuraghi fuori dall&#8217;UNESCO e Libia: partiti Sardi e Italiani assenti</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 22:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Lettori,
Repetita juvant! Il momento sarebbe propizio per la nostra isola se i movimenti politici Sardi fossero pronti a raccogliere le sfide a cui i nostri concittadini ci chiamano. In termini politici, l&#8217;intera classe dirigente regionale, di maggioranza e di opposizione, di fronte alla crisi sta evidenziando tutti i propri ritardi culturali. Gli esempi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/P.-Chigi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3273" title="P. Chigi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/P.-Chigi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="275" /></a>Cari Lettori,</p>
<p>Repetita juvant! Il momento sarebbe propizio per la nostra isola se i movimenti politici Sardi fossero pronti a raccogliere le sfide a cui i nostri concittadini ci chiamano. In termini politici, l&#8217;intera classe dirigente regionale, di maggioranza e di opposizione, di fronte alla crisi sta evidenziando tutti i propri ritardi culturali. Gli esempi a disposizione non mancano: mentre questo settembre faremo la conta dei danni subiti dalla Sardegna nel corso della stagione estiva e mentre PD, PDL ed affini sgomitano a Roma, a Barcellona la nostra isola è stata la grande assente dalla fiera internazionale del turismo. Non solo: la Regione non ha promosso la tutela e la valorizzazione dei nuraghi Sardi al fine di farli diventare candidati accettabili per l&#8217;UNESCO come patrimonio dell&#8217;umanità <em>(La Nuova, 26-08-11)</em>. Un titolo di cui per adesso si fregia solo la reggia nuragica di Barumini. Come se l&#8217;Egitto si limitasse a promuovere il Mar Rosso ma non le piramidi. La stessa Regione ha agito con colpevole ritardo sul sistema dei Trasporti. Un problema che non riguarda solo gli armatori, ma l&#8217;insipienza degli amministratori regionali, i quali, avendo scordato la riforma dello Statuto Sardo, oggi si ritrovano senza neppure maggiori strumenti legislativi con cui opporsi ad una politica centrale palesemente ostile ai nostri interessi territoriali. Un fattore a cui si somma la mediocrità dell&#8217;opposizione regionale, anch&#8217;essa culturalmente inadeguata alla promozione del nostro valore aggiunto ed occupata a chiedere le dimissioni della Giunta ad oltranza senza offrire alcun contenuto programmatico valido come alternativa. Ciò nonostante si continua a parlare di Vendola, di Berlusconi e di Bersani. Quasi che la dialettica politica romana sia in tutto e per tutto connessa alle nostre specifiche esigenze. Per darvi una misura del contesto nel quale ci troviamo, vi basti pensare che la maggioranza regionale ha speso per un <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/08/ecco-lo-stand-riminese-di-cl-finanziato-dalla-regione-sardegna/">convegno</a> politico-culturale a Rimini ben 100.000 euro (spacciati come investimento promozionale della Sardegna), mentre il PD Sardo organizzava per fine agosto a Genna Silana una “scuola di formazione” chiamata <em>“verso Crotone”</em> (per farvi capire il livello d&#8217;interesse alla Sardegna) in cui – tra i vari temi – si parlava di identità e informazione (italiana ma non Sarda).<br />
Nel frattempo la disoccupazione continua ad avanzare, la burocrazia è un ostacolo agli investimenti e le risorse disponibili per lo sviluppo non vengono pianificate. Pensiamo infatti ai fondi europei inutilizzati. Ma se il qualunquismo e la denuncia di questa classe politica non rappresentano una soluzione, l&#8217;alternativa dovrebbe essere rappresentata dai partiti Sardi, i quali avrebbero potuto sfruttare questa verticale perdita di credibilità della partitocrazia italiana in un momento in cui lo Stato cerca di scaricare anche sulle Autonomie Speciali il peso del suo debito pubblico per far fronte alla più vasta crisi internazionale.<br />
I partiti autonomisti ed indipendentisti Sardi sono purtroppo ancora impegnati in una velleitaria competizione interna del tutto estranea ai bisogni del Popolo Sardo. La loro frammentazione non consente di offrire all&#8217;elettorato un punto di riferimento, né quindi un progetto politico da condividere per poter immaginare il futuro dei nostri figli. Il solo apparire per dei comunicati inerenti la vita politica Sarda (ma che non avranno alcun effetto pratico in essa) non è più sinonimo di garanzia ma in taluni casi solo di protagonismo fine a se stesso. Una linea non più giustificabile.<br />
Se è vero che la crisi in Sardegna è sempre stata una costante, i movimenti Sardi dovrebbero comunque tenere conto dell&#8217;eccezionalità di questo difficile momento storico aprendosi a nuove forme di dialogo e valutando con attenzione la sempre maggiore insofferenza della propria base, ormai stanca di inseguire il solito gruppo di leader politici senza ottenere risultati concreti nell&#8217;interesse della Sardegna. La dispersione di questo potenziale politico, oltre a non produrre alcun percorso strategico destinato a fare pressioni affinché si riformino le istituzioni dell&#8217;isola, risulta persino inadeguato nelle singole vertenze su cui non ha alcuna voce in capitolo ma su cui neppure lavora per averla. Ci riferiamo all&#8217;assenza di posizioni su temi quali il gasdotto Algeria-Italia (Galsi), o il conflitto libico in corso. Spesso infatti i comunicati non solo non hanno alcuna influenza pratica (data l&#8217;inconsistenza politica determinata da una scarsa presenza dell&#8217;indipendentismo sul piano amministrativo regionale), ma perseguono linee ideologiche del tutto avulse dall&#8217;interesse generale del territorio. Ad esempio sul tema del gasdotto si preferisce dichiararlo inutile in partenza piuttosto che fare pressioni affinché avvenga la distribuzione del metano anche in Sardegna. Altro esempio, sulla Libia ci si ferma a dichiarazioni di principio senza valutare il potenziale impatto del conflitto sulle numerose aziende Sarde impegnate a Tripoli e che necessitano di una politica vicina alle rispettive esigenze (anche al fine di sviluppare i nostri investimenti) in considerazione del nuovo quadro politico emergente nella sponda sud del Mediterraneo. Si denota cioè l&#8217;assenza di un pragmatismo nella linea politica complessiva che non va necessariamente anteposto a valori etico-morali di cui l&#8217;indipendentismo, secondo varie sfumature, si ritiene portatore.<br />
Ma prima ancora di ragionare in termini di opere strategiche e di politica estera, si denota la più totale assenza di dialogo con i ceti produttivi ed imprenditoriali della Sardegna. Un ambito da cui l&#8217;indipendentismo continua pervicacemente a tenersi lontano. Si tratta di un limite a cui cerca di sopperire la Confederazione Sindacale Sarda rispetto al blocco politico-sindacale italiano (vedere la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/CSS%20a%20RAS%20su%20Eurallumina.pdf">lettera</a> inviata dall&#8217;organizzazione al Presidente Cappellacci sui lavoratori di Eurallumina). Nonostante la CSS sia priva di quel valido riconoscimento formale che ad un sindacalismo territoriale non dovrebbe mancare.<br />
Questa disordinata comunità indipendentista Sarda dunque non solo non riesce a capitalizzare l&#8217;inefficienza della partitocrazia italiana sviluppando consenso presso la società Sarda, ma per logica conseguenza non riesce neppure a far emergere le contraddizioni in seno alla politica regionale, contribuendo alla formazione di un blocco riformista che possa andare oltre le singole bandierine di movimento, siano esse di destra, centro o sinistra.<br />
Invitiamo dunque i movimenti Sardi a superare la stagione dei particolarismi. La Sardegna ha bisogno di una classe dirigente dalle idee chiare e capace di trasmettere i valori della collaborazione, delle riforme e dell&#8217;impegno.</p>
<p><em>Di Roberto M. e Adriano B.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Crisi%20e%20assenza%20della%20politica.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Sardegna Quotidiano: Partiti Sardi? Più che altro &#8216;contenitori&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Pubblicato per Sardegna Quotidiano del 9 agosto 2011.
Si profila un duro lavoro per Massimo Fantola. La neonata associazione per il “Partito dei Sardi”, promossa dai Riformatori, dovrà fare i conti con due visioni diametralmente opposte dell&#8217;orizzonte politico isolano: da un lato, quella che per oltre mezzo secolo è riuscita a trasformare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3177" title="Sardegna Quotidiano - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="350" height="102" /></a>Di Adriano Bomboi. Pubblicato per <a href="http://www.sardegnaquotidiano.it/">Sardegna Quotidiano</a> del 9 agosto 2011.</em></p>
<p>Si profila un duro lavoro per Massimo Fantola. La neonata associazione per il “Partito dei Sardi”, promossa dai Riformatori, dovrà fare i conti con due visioni diametralmente opposte dell&#8217;orizzonte politico isolano: da un lato, quella che per oltre mezzo secolo è riuscita a trasformare una Autonomia regionale nell&#8217;estrema periferia di uno Stato centralista fino al midollo. Un ritardo più unico che raro in tutto l&#8217;occidente e portato avanti da una visione che non solo non ha fatto tesoro del disastroso esito dell&#8217;epoca della Rinascita, ma che oggi &#8211; attraverso il bipolarismo italiano &#8211; persiste diabolicamente nel vedere Roma e non Cagliari come l&#8217;epicentro degli interessi del Popolo Sardo. Dall&#8217;altro lato abbiamo invece la visione culturalmente più avanzata della Sardegna, quella dell&#8217;indipendentismo moderno. Si tratta di una posizione non rivoluzionaria ma riformista, cioè la forza di una politica che non teme di alimentare il contrasto con lo Stato nel merito di singole ma importanti vertenze (come sulla fiscalità e sui trasporti) e che intende lavorare anche per un progetto politico capace di proporre le grandi riforme istituzionali che la Sardegna da troppo tempo attende: la riscrittura dello Statuto Autonomo ma anche una concreta presenza in Europa e la parallela tutela della specificità sarda (lingua, cultura, storia dell&#8217;isola). Perché senza il valore aggiunto della specificità non c&#8217;è Autonomia, men che meno sovranità e (per logica conseguenza) neppure uno sviluppo economico libero dall&#8217;intermediazione dello Stato. Se l&#8217;ipotetico “Partito dei Sardi” &#8211; peraltro già proposto da anni da Fortza Paris, dall&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya e da varie personalità sardiste ed indipendentiste, tra cui Paolo Maninchedda &#8211; si proporrà come l&#8217;ennesima sigla territoriale incapace di coagulare i settori riformisti dell&#8217;autonomismo e del frammentato indipendentismo sardo, si tratterebbe di un progetto politico obsoleto ancora prima di nascere e banale cartina di tornasole di un centrodestra regionale in crisi. Non ci serve quindi solo un contenitore politico ma dei contenuti, capaci di configurare una road map per lo sviluppo dell&#8217;isola. Con personalità meno smaniose di indossare la fascia tricolore di fronte alla manifesta iniquità statale. Il contenitore avrebbe i contenuti. Si chiamerebbe “Partito Nazionale Sardo”.</p>
<p><em>Ass.ne U.R.N. Sardinnya, www.sanatzione.eu</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-Adriano-Bomboi-sul-Partito-dei-Sardi.pdf">Download PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>CSS in piazza per difendere i piccoli comuni Sardi</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo:
LA REGIONE SARDEGNA A STATUTO SPECIALE HA TUTTI I POTERI IN FORZA E IL SUO STATUTO DI RILEVANZA COSTITUZIONALE PER OPPORSI ALLA CANCELLAZIONE DEI NOSTRI PAESI.
In Sardegna sono 117 i paesi a rischio di estinzione per legge.
Ha ragione il prof. Giuseppe Puggioni, ordinario di Statistica sociale all&#8217;Università di Cagliari, ora in pensione: &#8220;L&#8217;indice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Meloni-convegnu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3210" title="Meloni convegnu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Meloni-convegnu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Riceviamo e Pubblichiamo:</em></span></p>
<p>LA REGIONE SARDEGNA A STATUTO SPECIALE HA TUTTI I POTERI IN FORZA E IL SUO STATUTO DI RILEVANZA COSTITUZIONALE PER OPPORSI ALLA CANCELLAZIONE DEI NOSTRI PAESI.</p>
<p>In Sardegna sono 117 i paesi a rischio di estinzione per legge.<br />
Ha ragione il prof. Giuseppe Puggioni, ordinario di Statistica sociale all&#8217;Università di Cagliari, ora in pensione: &#8220;L&#8217;indice demografico non può essere il solo criterio per eliminare un paese &#8220;.  &#8220;Nel 1951 il totale della popolazione sarda pesava 2,8 % sul numero complessivo degli abitanti in Italia.<br />
Secondo i dati Istat riferiti al 1 gennaio 2010, pesa sempre il 2,8 %. Quello che sta cambiando sono i livelli di concentrazione della popolazione che sono aumentati rispetto al secondo dopoguerra (censimento 1951)&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/CSS%20%20-%20Bisogna%20scendere%20in%20piazza%2021.08.2011.pdf">Vedi comunicato completo in PDF</a></p>
<p><em>Dott. Giacomo Meloni &#8211; Confederazione Sindacale Sarda.</em></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>NS: Solidarietà a Massimo Fantola per gli attacchi subiti dal PCL</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 15:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come Nazionalisti Sardi esprimiamo la nostra solidarietà all&#8217;On. Massimo Fantola per i volgari e preoccupanti attacchi verbali subiti da un&#8217;area radicale della politica italiana a Cagliari il 6 maggio scorso.
In una democrazia la critica è sempre la punta di diamante della dialettica politica. Il Partito Comunista dei Lavoratori è invece sprofondato nel più classico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Fantola-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2905" title="Fantola - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Fantola-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Come Nazionalisti Sardi esprimiamo la nostra solidarietà all&#8217;On. Massimo Fantola per i volgari e preoccupanti attacchi verbali subiti da un&#8217;area radicale della politica italiana a Cagliari il 6 maggio scorso.</p>
<p>In una democrazia la critica è sempre la punta di diamante della dialettica politica. Il Partito Comunista dei Lavoratori è invece sprofondato nel più classico e deprimente teatrino importato dal centralismo italiano: un clima di scontro e delegittimazione della controparte che affonda le sue radici in una intolleranza non degna di un Paese civile e che ricorda vagamente la retorica di un mondo anacronistico e superato.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo Sardo, nonostante sia un avversario del bipolarismo italiano e delle sue articolazioni nel nostro territorio che impediscono alla Sardegna di emergere in Europa (oltre la periferia italiana in cui siamo stati relegati), non può che esprimere vicinanza al candidato di un&#8217;area che rappresenta le istanze politiche di una parte del Popolo Sardo, le cui scelte devono essere rispettate e legittimate, per quanto alcune possano essere non condivisibili.</p>
<p>In un periodo di crisi, non è con lo scontro di piazza e con la cultura dell&#8217;odio che si risolvono le vertenze alla vigilia di una tornata elettorale, ma con il dialogo, l&#8217;unità e la programmazione politica.<br />
Chi ha argomenti parli dei propri contenuti, diversamente gli urlatori non potranno mai conquistare il cuore e la fiducia degli elettori. Un pensiero che rivolgiamo ad ogni parte politica.</p>
<p>Cordiali Saluti,</p>
<p>Bomboi Adriano,</p>
<p>Ass.ne U.R.N. Sardinnya, 08-05-11.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Solidariet%C3%A0%20a%20Fantola.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Elezioni del 15 e 16 maggio 2011: Cosa votare?</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 22:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Si dice che l&#8217;errore principale delle persone intelligenti sia quello di scordare che “in giro” esiste chi lo sia più di loro.
Per questa ragione non proveremo ad imbrogliarvi. La nostra domanda a cui cercheremo di dare risposta non sarà “per chi votare?”, ma “per cosa votare?”
In questi giorni ed in queste ore svariati comuni della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Elezioni-15-maggio-URN-Sardinnya.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-2865" title="Elezioni 15 maggio - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Elezioni-15-maggio-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Si dice che l&#8217;errore principale delle persone intelligenti sia quello di scordare che “in giro” esiste chi lo sia più di loro.<br />
Per questa ragione non proveremo ad imbrogliarvi. La nostra domanda a cui cercheremo di dare risposta non sarà “per chi votare?”, ma “per cosa votare?”</p>
<p>In questi giorni ed in queste ore svariati comuni della Sardegna sono oggetto di propaganda politica. Una discreta dose di questa propaganda non è alimentata esclusivamente da motivazioni di natura politico-ideologica di schieramento e/o del proprio partito ma da semplice voto di scambio, collegato alla più ampia prassi clientelare diffusa in tutta Italia, in particolar modo nel mezzogiorno, nel meridione e nelle isole, come in Sardegna.<br />
Esistono due principali tipologie del voto di scambio, quello legale e quello illegale: nel primo il candidato politico di turno si offre di elargire una qualche forma di vantaggio per il soggetto e la risma di familiari eventualmente connessi a chi si aspetta di ricevere qualcosa in cambio; nel secondo, illegale, il candidato politico promette anche favori che non potrebbe elargire, come un posto di lavoro nella Pubblica Amministrazione.<br />
Bisogna tuttavia considerare che spesso il confine tra queste due forme di voto è alquanto labile, ed il politico finisce per fare un minestrone delle promesse che l&#8217;ingenuo malcapitato si attende di sentire. Spesso non si tratta neppure di voto di scambio ma di semplice fidelizzazione del voto, o mera convinzione che il soggetto del territorio, qualora eletto, opererà in favore “del posto” e con un proprio programma politico (del quale nella realtà in genere non se ne concretizza neppure un terzo).<br />
Inoltre è alquanto improbabile che un politico locale e/o provinciale abbia chissà quale potere per fornire (in caso di ricatto occupazionale con chi ha bisogno di uno stipendio stabile) un posto di lavoro a tutti i richiedenti che nel privato si avvicendano a questo o quel candidato di turno.<br />
In molti casi vige ancora la “visita domestica” del candidato, ovvero dei soggetti che si recano in alcune famiglie per presentarsi ed esporre la loro candidatura. Ciò non costituisce ovviamente un reato, ma rappresenta la cifra di un volgo politico-popolano e provinciale, il quale, pur non avendo mai seriamente lavorato per il territorio, ritiene di poter convincere l&#8217;elettore a concedergli fiducia. Spesso con successo.<br />
Quando si promette qualcosa, in genere corre la voce sul favore che il politico di turno avrebbe fatto a Tizio, Caio e Sempronio, il ché può anche essere vero, ma quando si sentono queste voci, dovrete pur tenere conto che tale politico non potrà ripetere all&#8217;infinito e con tutti un favore. Un favore che talvolta affonda comunque le radici in una pratica illegale per la quale chi non aveva alcun titolo ad un lavoro si è magari ritrovato a lavorare nella Pubblica Amministrazione.<br />
Ebbene, non lamentatevi dopo se la buca nell&#8217;asfalto della vostra strada vi rovina l&#8217;auto o se rincasando la sera col vostro (disoccupato) figlio trovate la via senza illuminazione&#8230;Non lamentatevi se la situazione ambientale e turistica del vostro comune è allo sfascio. Non lamentatevi se pagate tasse comunali più alte rispetto a quelle dei comuni limitrofi. Non lamentatevi se conoscete persone in cassa integrazione. Non lamentatevi se alcune aziende depredano il territorio per lasciare solo pochi stipendi e nessuna opera pubblica, né se diverse attività chiudono i battenti. Non lamentatevi del declino culturale del vostro paese, né dell&#8217;aumento di episodi di microcriminalità, né del tasso di alcolismo diffuso. Queste situazioni sono il prodotto del politico incompetente che avrete votato, dietro tante promesse e sorrisi a buon mercato.<br />
Perché dare ancora fiducia a queste serie di incompetenti? Non vi hanno preso in giro a sufficienza? La maggior parte di questi non hanno neppure un titolo di studio. E quelli che lo hanno, non hanno alcuna attinenza col ruolo che intendono ricoprire, né saprebbero valorizzare il proprio territorio. Stringete loro la mano, ma nel segreto del voto dovrete fare altro:</p>
<p>In Sardegna oggi stanno avanzando soluzioni alternative, tra queste, una politica territoriale, quella dei partiti autonomisti ed indipendentisti Sardi, che non ha l&#8217;esclusivo interesse del piccolo potere personale e della poltrona, ma l&#8217;interesse della crescita della vostra comunità. Benché alcuni partiti si stiano unendo, alcuni di essi sono tuttavia sparsi in diversi fronti e in diverse liste civiche.<br />
Occorre iniziare a dare un messaggio politico a partire dalle piccole comunità, bisogna votare i partiti Sardi, come il PSD&#8217;AZ, il ProgReS, Fortza Paris, IRS, Sardigna Natzione, Rossomori, AMPI e PAR.I.S.<br />
Non importa se alcuni candidati di queste sigle (sparse in varie liste civiche) non vi convincono, un voto alla politica territoriale equivale al voto verso la responsabilità del cambiamento, quello vero. Quello che in questa fase di transizione sta lentamente costruendo le basi per un radicamento territoriale del nazionalismo Sardo: una politica che potrà risolvere i problemi occupazionali e culturali della vostra collettività. Senza secondi fini, perché è interesse di tutti dare un futuro ai nostri figli, non solo “agli amici degli amici”.</p>
<p>Siate furbi dunque, fatevi nuovi e più sinceri amici (anche perché sono in crescita).<br />
Stavolta dunque non si tratta più di separare l&#8217;idealismo dalla concretezza, ma di unirli per ottenere un serio progetto politico.<br />
E&#8217; per questi motivi che lasciamo libertà di coscienza a voi lettori sulla scelta del voto.<br />
In questa fase non esiste un soggetto da votare, ma un&#8217;intera area politica che può archiviare la triste eredità che molti politici locali stanno lasciando nei vostri paesi e nelle vostre città, e che vorrebbero vedersi rinnovata.</p>
<p>Il 15 e 16 maggio, scegli il voto utile: vota per il cambiamento, vota chi non tradisce la tua fiducia! E nel referendum ricordati di votare sì contro il nucleare e i depositi di scorie radioattive nella nostra isola!</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Cosa%20votare.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Sa die de sa Sardigna, i ritardati e l&#8217;unità d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 22:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Piazza-Tola-SS-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2810" title="Piazza Tola SS - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Piazza-Tola-SS-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="283" /></a>28 de abrili 2011, sa die de sa Sardigna: festa della nazione di serie b. Non la nazione italiana ma quella Sarda, che in tanti abbiamo colpevolmente contribuito a stroncare sul nascere.</p>
<p>La data vorrebbe ricordare il 28 aprile 1794, giornata che vide la rivolta dei Sardi contro il viceré Balbiano e gli italo-piemontesi, costretti alla fuga da Cagliari in seguito al rifiuto del governo sabaudo di accogliere le richieste di maggiori privilegi per le istituzioni dell&#8217;isola.<br />
Simbolicamente, quella adottata nel 1993 fu dunque una legge il cui spirito avrebbe dovuto consegnare ai Sardi una festa di popolo capace di stabilire un momento di coesione sociale all&#8217;insegna della riflessione sul nostro passato.<br />
La liberazione della Sardegna negli intenti dei rivoluzionari fu un tentativo di liberazione dal giogo feudale ed una ostilità ad una monarchia sorda ed incapace di rappresentare le speranze di sviluppo dell&#8217;isola, speranze ancora oggi presenti.<br />
Ma è con grande amarezza che dobbiamo constatare quanto il 28 aprile sia una festa non ancora pienamente valorizzata dagli stessi Sardi che la considerano un evento secondario, magari anche meno importante rispetto alla festa della liberazione italiana dal nazifascismo del 25 aprile. Eppure si tratta di eventi storici completamente diversi ma per i quali non può esistere alcuna gerarchia dettata da pregiudizio ideologico.<br />
Non si possono tuttavia colpevolizzare i Sardi per questa mancanza, ben pochi conoscono il sangue fatto versare dalla monarchia a quei patrioti che tentarono di spazzare via il feudalesimo e rimodernare l&#8217;economia e la politica dell&#8217;isola.<br />
Nelle scuole la nostra storia non si studia. Si tratta probabilmente di un passato troppo ingombrante ed imbarazzante da spiegare ai nostri concittadini da parte della politica italiana e così si preferisce tenerla in secondo piano, quasi non debba essere neppure una data festiva. I paradossi li troviamo persino nei programmi scolastici della Pubblica Istruzione dove, ad esempio, nello studio della rivoluzione francese non viene integrato il riflesso che l&#8217;illuminismo ebbe sulle sollevazioni Sarde ed in particolar modo nella persona di Giovanni Maria Angioy, il più celebre esponente di quella stagione storica.<br />
A questo deficit culturale si somma la conseguente crisi d&#8217;identità dei Sardi, incapaci di valorizzare al meglio il proprio territorio e succubi di un sistema che ci ha portato ad accettare acriticamente la nazione italiana senza porci riflessioni e possibili alternative politiche.</p>
<p>Se in una qualsiasi nazione estera per un dato eroe si celebrano le lodi con opere pubbliche, piazze, monumenti e musei, in Sardegna, dopo quasi un ventennio di celebrazione di una ricorrenza come il 28 aprile si tratta il tutto con indifferenza, e ci si rifugia in una masochistica reverenza verso una nazione italiana che sembra fare ogni cosa per annullare la nostra specialità identitaria e territoriale.<br />
In queste condizioni il 28 aprile non solo non può diventare un momento di coesione del Popolo Sardo attorno alla sua capacità di emancipazione, ma neppure può aspirare a proporsi come elemento di attrattività turistica.<br />
La responsabilità di chi è? Ovvio: della classe politica regionale di centrodestra e centrosinistra, la quale, in parecchie sue componenti ignora a sua volta la storia del proprio territorio. O non si avrebbe spiegazione per la disparità di trattamento tra, ad esempio, il 28 aprile e il 17 marzo (data della festa per l&#8217;unità d&#8217;Italia), datosi che per la seconda sono stati stanziati ben 1.385.750 euro da parte della Regione, dei quali 635.750 euro sono stati devoluti dopo un ulteriore delibera con la quale si era sostenuta l&#8217;esigenza di arricchire il programma di eventi destinati a celebrare la ricorrenza nel territorio. Se quindi per “sa die de sa Sardigna” non si stanziano adeguati fondi a sua promozione e magari con la scusa della crisi economica, per il 17 marzo invece pare non esserci stata alcuna crisi, come ha affermato anche l&#8217;esponente del <em>ProgReS</em> Frantzisku Sanna*.<br />
Spetta ancora una volta alle forze del nazionalismo Sardo, come i partiti indipendentisti ed autonomisti (tra cui Fortza Paris), chiedere conto all&#8217;amministrazione regionale di questo manifesto ritardo culturale nella tutela del nostro patrimonio storico e morale che l&#8217;isola non può vedersi continuamente portato via.<br />
Quest&#8217;anno si è infatti raggiunto il limite della malafede e del grottesco: secondo una notizia dell&#8217;ANSA dello scorso 26 aprile, la Regione infatti festeggerà “sa die de sa Sardigna” all&#8217;insegna dell&#8217;unità d&#8217;Italia. Ovvero le vittime celebrano i carnefici, in una ridicola ed imbarazzante patacca storica nella quale parecchi politici nostrani sono parsi evidentemente afflitti da una qualche “<a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/">sindrome di Stoccolma</a>”, o non si avrebbe spiegazione per questo assurdo e provocatorio parallelo ideologico tra rivoluzione Sarda ed unità d&#8217;Italia.</p>
<p><em>*frantziscusanna.net.</em></p>
<p>Di Roberto Melis.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Die%20de%20sa%20Sardigna%202011.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Cine Wave: Concorso cinematografico per autori Sardi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 03:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Cinemakers-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2550" title="Cinemakers - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Cinemakers-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="234" /></a>Riceviamo e pubblichiamo:</em></span></p>
<p>Siamo lieti di comunicarvi che quest&#8217;anno Italia Wave Sardegna &#8220;ART &amp; MUSIC &#8221; festival (organizzato dall&#8217;ass cult Reprise Eventi), amplia i campi d&#8217;azione del festival introducendo, grazie alla collaborazione con la Società Umanitaria &#8211; Cineteca Sarda, il progetto CINE WAVE, il primo concorso cinematografico per cortometraggi dedicato ai registi ed autori sardi. La partecipazione è gratuita e garantita sia a livello singolo che associativo (scuole di cinema, associazioni, cooperative ecc.).</p>
<p>Iscriversi è semplice e gratuito, troverete il regolamento e le modalità di iscrizione sui siti www.lacinetecasarda.it sul profilo facebook di ItaliaWaveSardegna.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Bando%20cine%20reprise.pdf">Leggi il bando completo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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