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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; fronte</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Senza unità e progetto l&#8217;indipendentismo è una bufala</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 20:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-933" title="IRS ieri ed oggi-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/01/IRS-ieri-ed-oggi-URN-Sardinnya1.jpg" alt="IRS ieri ed oggi-URN Sardinnya" width="500" height="440" />Cari Lettori, nel corso del &#8216;900 vasti settori del Sardismo ritenevano che il semplice parlare di indipendentismo avrebbe portato attenzione verso la materia. Stessa dinamica che si propose in tempi recenti il movimento Sardigna Natzione, emerso dagli anni &#8216;80, il quale ha portato in grembo quegli elementi che (nell&#8217;ultimo decennio) hanno dato vita al movimento IRS: Professare l&#8217;indipendentismo senza se e senza ma è stato dunque un modo per attirare fasce di cittadini insofferenti al sistema politico tutt&#8217;ora vigente e che hanno avuto il pregio di documentarsi maggiormente sulla specificità identitaria dell&#8217;isola, un fattore non certo presente nella scuola regionale.<br />
Ma nel mondo contemporaneo, per essere credibili, non è più sufficiente propagandare un qualcosa se non si ha un percorso e se gli stessi cittadini del territorio non hanno la più pallida stima di quello che viene declassato alla stregua di un sogno.<br />
E&#8217; luogo comune per la Pubblica Opinione Sarda non ritenere valida l&#8217;opzione indipendentista della Sardegna per una serie di motivi, alcuni alquanto stereotipati ed in parte (a condizioni correnti) veritieri:<br />
Perché la Sardegna &#8220;non ce la farebbe da sola&#8221;; perché &#8220;si finirebbe isolati dal consesso internazionale&#8221;; perché, in ogni caso, la maggioranza degli elettori (per i più disparati motivi) non vota i movimenti Sardi e/o l&#8217;Italia non permetterebbe l&#8217;indipendenza, etc.<br />
La ciliegina sulla torta di questa palese disaffezione popolare è data dalla frantumazione e dalla scarsa affidabilità suscitata dalla dirigenza indipendentista che oggi guida diverse sigle politiche.<br />
In Sardegna dunque i Nazionalisti Sardi, a causa di movimenti inadeguati ad interfacciarsi con la politica e la società del 2010, non godono dello stesso rispetto che in altre parti del mondo, sebbene lentamente, altri movimenti politici analoghi invece hanno conseguito e che consentono loro di portare a casa qualche risultato politico soddisfacente.<br />
Parlare di indipendenza in Sardegna con movimenti che vanno dallo 0,3% al 4,5% è non solo ridicolo ma oltremodo folklorico nel messaggio che viene continuamente consolidato verso la Pubblica Opinione.<br />
Bisogna dunque mettere in discussione tutti i movimenti attuali come corresponsabili di questo disastro e identificare nei dirigenti di questi movimenti una buona dose di responsabilità per i deludenti risultati ottenuti.<br />
Se da un lato la loro intransigenza ha positivamente incrementato il numero di potenziali elettori attirati dall&#8217;indipendentismo, la maggiorparte dei cittadini ancora non ne capisce i fondamenti, generando dunque gli scarsi risultati di questi movimenti, i quali non hanno mai prodotto alcuna concreta strategia per rimediare a tale problema.</p>
<p>E&#8217; necessario inquadrare il contesto storico in cui maturano questi fenomeni, sia per i Sardi in generale, sia per i politici locali dei partiti italiani:<br />
I Sardi del nuovo millennio sono il prodotto di un processo di assimilazione che ha creato la vera nazione italiana, non nel 1861 ma nella seconda metà del &#8216;900: Il boom economico; i media; la carta stampata; gli usi ed i costumi; tra cui lo sport, hanno consentito di unificare popolazioni che fino all&#8217;epoca monarchica apparivano ancora per quello che erano: Analfabetizzate, con vaste aree sottosviluppate e soprattutto, munite di identità non certo italiana ma culturalmente e linguisticamente differenti tra loro. La frase di Cavour <em>&#8220;Fatta l&#8217;Italia facciamo gli Italiani&#8221;</em> fu dunque il più grande esempio di uno Stato che, a differenza di quello della Nazione Francese o Tedesca, non poggiava affatto su una natura nazionale omogenea ma su un multiculturalismo ancora oggi imbrigliato dal centralismo che impose una lingua ed una cultura:<br />
Un sistema artificialmente costruito da elites militari, aristocratiche ed economiche in spregio a popolazioni che poco e nulla sapevano di tali intenti accentratori.<br />
La maggioranza dei Sardi dunque, dal secondo dopoguerra ad oggi, è stata assimilata verso l&#8217;italianità, conosce superficialmente o nulla la sua storia e vede in Roma il progresso e/o comunque l&#8217;unica summa di istituzioni possibili per l&#8217;amministrazione della Sardegna.<br />
Ciò ha prodotto persino politici Sardi che a scuola non hanno certo potuto conoscere la storia del proprio territorio, pochi sanno della retorica e dei danni compiuti dal Piemonte a danno dell&#8217;isola. Pochissimi sanno che persino i moti Sardi del &#8216;700 contro l&#8217;arretratezza feudale furono soffocati con i metalli delle armi sottratti dalle miniere Sarde. Addirittura le traversine ferroviarie di legno con cui Torino potenziò la sua economia (mentre i Sardi tentennavano nell&#8217;indigenza controllata) furono prodotte distruggendo immensi ettari di foreste Sarde con il benestare di piccoli e compiacenti signorotti locali.<br />
Come si può pretendere dunque in Sardegna, soprattutto oggi, quell&#8217;attenzione verso l&#8217;isola da personaggi che non conoscono il passato e pensano a Roma come ad una madre benevola che ha solo dato, mentre in realtà, il vecchio governo prese più di ciò che diede in cambio? Essi non conoscono neppure il mondo attuale, non hanno la visione di una politica estera. Figuratevi se dai problemi globali del presente possono capire quelli del passato.<br />
In quest&#8217;ultima categoria di soggetti, ripiegata sul centralismo italiano, l&#8217;assenza di credibilità diffusa da parte dell&#8217;indipendentismo; il prestigio personale e soprattutto il profitto monetario derivante da posizioni politiche di rilievo di pochi esponenti politici Sardi dei partiti italiani&#8230;sono i maggiori deterrenti allo sviluppo di una seria politica territoriale che sappia ricordare alle istituzioni centrali contemporanee quanto la Sardegna non debba più essere periferia ma centro: Il centro di un luogo con tutte le carte in regola per potersi sviluppare quanto merita.<br />
L&#8217;indipendentismo Sardo avrebbe pertanto dovuto elaborare una strategia d&#8217;argine a questo contesto, ma essendo i suoi dirigenti il prodotto di quella stessa Italia scaturita dal &#8216;900, a base di ideologie contrapposte, ciò ne ha drasticamente rallentato l&#8217;avvento.<br />
L&#8217;Italia del dopoguerra è infatti il risultato di Yalta: Una posizione geopolitica in cui nel mar Mediterraneo ha rappresentato la testa di ponte della NATO contro la penetrazione sovietica. Le frizioni ideologiche sono dunque state maggiori rispetto a qualsiasi altro stato d&#8217;Europa e l&#8217;ondata di contestazione al sistema ha trovato terreno fertile in personalità locali sensibili al territorio (come i primi indipendentisti). Si è prodotta una battaglia democratica che è stata tuttavia caratterizzata da conservatorismo e dogmatismo ideologico tale da rallentarne un serio sviluppo e per cui (solo recentemente) va sviluppandosi la necessità di riformare e sdoganare l&#8217;indipendentismo.<br />
E&#8217; in tale clima che nacquero i dirigenti dei movimenti indipendentisti attuali, che si propongono tutt&#8217;ora &#8211; in maniera disordinata &#8211; di superare il vecchio progetto sardista nato (tra i vari) con Emilio Lussu e Camillo Bellieni.<br />
Ma l&#8217;indipendentismo (che riprende in parte i canoni della scomparsa Lega Sarda di Bastià Pirisi) negli anni &#8216;80 fu caratterizzato da lotte intestine ed avvenimenti esterni che ne minarono l&#8217;avvio nel quadro di un processo di riforme da posizioni di governo.<br />
L&#8217;amministrazione Sardista di Mario Melis alla guida della Regione in quel decennio si risolse senza modificare alcunché di rilievo nella struttura della carta autonoma adottata nel 1948.<br />
A questo fallimento politico del Sardismo &#8211; paradossalmente generato dal successo elettorale &#8211; seguiranno diverse sigle, tra cui appunto Sardigna Natzione nel 1993, che rifugiatasi nell&#8217;intransigenza indipendentista, ne farà purtroppo perdere alcuni capisaldi progettuali comunque buoni che dal sardismo della vecchia guardia si erano ereditati:<br />
Ovvero la suddetta necessità di governare la Regione per innestare un processo di riforme che conducesse nel tempo all&#8217;indipendenza.</p>
<p>Se storia e scienza ci spiegano che l&#8217;uomo è il prodotto del sistema in cui vive, è indubbio che spezzare il cerchio di una realtà che non valorizza il suo stesso territorio è un problema la cui soluzione deve passare per l&#8217;adozione della storia, del bilinguismo italiano-sardo e della cultura nella Pubblica Istruzione e nei media. Sono queste, oltre al potenziamento economico, le riforme verso cui indipendentisti/autonomisti dovevano e devono orientarsi se vogliono sviluppare nel tempo la loro piattaforma elettorale. Ma partire in questo processo senza averne i numeri e sfidando il bipolarismo in ordine sparso è non solo sciocco ma perfettamente inutile. Se i Sardi vorranno capire che la democrazia non è un luogo con soli soggetti passivi da una parte e soli attivi dall&#8217;altra ma un luogo di mutua collaborazione, l&#8217;area politica identitaria Sarda dovrà sviluppare una nuova piattaforma programmatica. Che cosa significa?</p>
<p>Che si chiami &#8220;Partito Nazionale Sardo&#8221; o &#8220;Fronte Nazionale Sardo&#8221;, i Natzionalisti dovranno necessariamente ridurre la loro attuale frammentazione politica con cui è impossibile sfidare il bipolarismo italiano: <span style="color: #ff0000;">La sola unità o le sole riforme di immagine dei movimenti non sono dunque sufficienti</span> ma serve un mix di tali elementi che potranno altresì coprire un&#8217;altra serie di problemi.<br />
Che si allei o meno per programma con un grande partito italiano di centrodestra o centrosinistra, una coesa forza territoriale non dovrà solo sviluppare maggior peso con cui orientare l&#8217;agenda delle riforme (su cultura, riassetto istituzionale ed economia Sarda) in un eventuale Consiglio Regionale, ma potrà per logica conseguenza distribuire meglio le poche risorse a disposizione oggi disperse in diverse sigle. Inoltre, la fattibilità di un processo che contempla un primo gradino nel quadro delle istituzioni italiane su base autonomista (quindi senza fantasiose utopie basate sul nulla) consentirà di ripartire con credibilità anche dalle amministrazioni locali, trovando candidati validi con cui attivare un capace <a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/psdaz-sanita-e-lottizzazione/">processo di spoil system</a> (argomento su cui torneremo prossimamente). Sono i primi passi per sviluppare l&#8217;affezione popolare.<br />
Pista necessaria dunque per arrivare ad un progetto politico di peso &#8211; prima ancora della possibilità di discutere sulle riforme da compiere in sede amministrativa &#8211; è quella di eliminare e liquidare sistematicamente anni di obsolete ideologie, di personalismi e di autentici &#8220;complessi&#8221; conditi da dogmi spacciati per dottrine innovatrici. Il prodotto di una classe dirigente indipendentista che non ha mai saputo assumersi responsabilità per il fallimento del proprio operato e che spesso cerca in cause esterne porzioni di responsabilità a cui invece ha superbamente giocato un ruolo.</p>
<p>La priorità dunque non è l&#8217;indipendenza del mattino, ma la costruzione di essa per la sera.<br />
Edificarne le condizioni graduali e strutturali nel nostro contesto significa capire quanto in Sardegna sia assente un diffuso sentimento nazionale che invece è presente in terze realtà, come Scozia o Catalogna.<br />
La priorità quindi è quella di dotare l&#8217;isola di un progetto politico natzionale con cui tutelare in primis gli interessi sociali ed economici dei Sardi.<br />
Ma, parallelamente, tutelare ed introdurre nel tessuto sociale la storia e la cultura del territorio, che non verrà quindi più relegata alla stregua di un feticcio del passato, ma elevata al rango di un organismo vitale, in movimento, capace di guardare al progresso collettivo. <span style="text-decoration: underline;">Sarà solo allora</span> il tempo opportuno per parlare di un ipotetico referendum sull&#8217;autodeterminazione per l&#8217;adesione all&#8217;Europa, in un Italia federale in cui non sia la demografia delle autonomie l&#8217;indicatore politico di un Parlamento ma le loro specificità.</p>
<p>In 3 anni l&#8217;indipendentismo Sardo (stimolato dalla critica) è cresciuto non poco, ma questo non è ancora sufficiente. I margini di crescita sono imponenti. Bisogna proseguire il processo riformista interno e far capire che l&#8217;unico percorso possibile in un contesto occidentale come il nostro passa per la Repubblica Italiana: La cui Costituzione va necessariamente mutata.<br />
Per una serie di ragioni, spesso piovute dall&#8217;alto, i Sardi hanno contribuito alla costruzione d&#8217;Italia. Oggi dobbiamo pensare a noi stessi e meno agli altrui interessi d&#8217;oltre-Tirreno che in Sardegna ce li mostrano solo i mass-media.</p>
<p>Non scordiamoci dei veri avversari centralisti, che non sono quelli che vedono un sogno l&#8217;indipendentismo, ma coloro i quali vedono un sogno l&#8217;avvento di un progetto politico territoriale:<br />
<span style="text-decoration: underline;">Perché sarà solo la sua costituzione il segnale per il quale inizieranno a preoccuparsi</span>.</p>
<p>Grazie per la cortese attenzione.</p>
<p>Di F. Maurizio e B. Adriano.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Indipendentismo%20bufala.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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