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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; beppe</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>La fesseria di Beppe Grillo sull&#8217;abolizione delle Regioni</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2013 22:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel nuovo V-Day di Genova Beppe Grillo si sarebbe allineato ad una proposta che da tempo ha preso piede anche in qualche editorialista del Corriere della Sera e nei classici centralisti romani, ma che fortunatamente nei suoi sette punti non compare. Di cosa si tratta? Di abolire le Regioni. Secondo alcuni elettori di Grillo, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/12/Grillu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8626" title="Grillu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/12/Grillu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="235" /></a>Nel nuovo V-Day di Genova Beppe Grillo si sarebbe allineato ad una <a href="http://www.beppegrillo.it/2013/12/la_modesta_proposta_di_beppe_grillo_al_v3day_-_oltre.html" target="_blank">proposta</a> che da tempo ha preso piede anche in qualche editorialista del <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/08/corriere-della-sera-sergio-rizzo-profeta-dellincultura-centralista/" target="_blank">Corriere della Sera</a> e nei classici centralisti romani, ma che fortunatamente nei suoi sette punti non compare. Di cosa si tratta? Di abolire le Regioni. Secondo alcuni elettori di Grillo, in particolare, bisognerebbe abolire quelle a Statuto Autonomo. Prendiamo quindi due pareri dal blog del comico, il 18 luglio 2012 <a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2012/07/abolizione-delle-regioni-a-statuto-speciale.html" target="_blank">Cosimo Antonio Gervasi</a> dichiara:</p>
<p><em>“Oggi la stampa si occupa della regione Sicilia e di come è stata gestita dai partiti con un buco di bilancio che alcuni dicono ammonta a 21 miliardi di euro. Cosa aspettano a mettere in carcere tutti, chi per responsabilità diretta chi per non aver denunciato le truffe. Quando aboliranno gli statuti speciali? Mettiamo nel programma l&#8217;abolizione delle regioni a statuto speciale per eliminare disparità, disuguaglianze e privilegi tra i cittadini italiani”.</em></p>
<p>Il 30 agosto 2013 così si esprimeva <a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2013/08/abolire-le-regioni-a-statuto-speciale.html" target="_blank">Giovanna Rezzoagli Ganci</a>:</p>
<p><em>“Anche se sarà necessario toccare la Costituzione, facciamolo. Abolire le Regioni a Statuto Speciale significa rendere tutti i cittadini italiani uguali davanti al fisco soprattutto. Sono anacronistiche, dopo la reazione dell&#8217;UE; rappresentano una fonte di dispendio enorme per le disastrate economie del Paese. Sono un retaggio di un passato morto e sepolto”.</em></p>
<p>Riassumendo, per il signor Gervasi gli Statuti Autonomi costituirebbero “privilegi e disuguaglianze” fra cittadini, mentre per la signora Ganci sono “il retaggio di un passato morto e sepolto”. E&#8217; chiaro che gli autori di questi ragionamenti, per quanto siano in buona fede, ignorano profondamente le ragioni economiche e culturali che diedero vita al regionalismo italiano. Da questi luoghi comuni infatti emerge la pericolosa tendenza a considerare le minoranze linguistiche, tutelate dalla Costituzione, “dei retaggi del passato”. Probabilmente diversi elettori grillini vorrebbero addirittura portare a termine il lavoro iniziato da Mussolini nella criminale eradicazione delle singole sensibilità identitarie e culturali varie, assimilate dal nazionalismo ottocentesco che ha prodotto l&#8217;Italia unita. Il che è paradossale per un movimento che ha chiare connotazioni progressiste, e con un leader che in Sardegna ma anche in Sudtirol ha avuto modo di conoscere le tematiche che alimentano l&#8217;autonomismo sparso nel territorio della Repubblica. Le Autonomie esistono perché non possono esistere ricette di politica fiscale ed economica identiche in territori a differente vocazione economica, così come non si può pretendere l&#8217;assimilazionismo linguistico/culturale verso l&#8217;italianità di popoli storicamente diversi e trovatisi a far parte dell&#8217;Italia unita. Esercitare la propria autonomia significa esercitare non solo una serie di diritti civili, ma anche quello primario ad esistere, che non riguarda il passato, ma il presente e il futuro. E si tratta di un concetto irrinunciabile persino nel Diritto Internazionale.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Oggi ben ¾ dell&#8217;Europa sono federali, giustificare la volontà di abolire le Regioni solo sulla base della delinquenza diffusa dei partiti italiani e dei loro abusi nell&#8217;utilizzo del denaro dei contribuenti non giustifica l&#8217;abolizione di una istituzione democratica. Istituzione che in assenza di vera sovranità si pone come l&#8217;ultimo baluardo contro la tirannia dello Stato centrale. Perché non dimentichiamolo, in Sardegna lo Stato è quello che ha posto sotto embargo l&#8217;isola nei trasporti, è quello che supera il 65% di pressione fiscale sui fatturati delle nostre imprese, ed è quello che tiene in ostaggio cittadini e imprenditori con la sua oligopolistica gestione del settore energetico. E la lista potrebbe continuare a lungo. Essere Sardi, Veneti (pur non autonomi), Sudtirolesi ed altro, non è un privilegio per sentirsi “italiani speciali”, è un diritto ad esistere in quanto tali.<br />
Grillo se la prenda pure contro Napolitano e contro le Province, a patto che stimoli il dibattito sul rafforzamento dei poteri dei Comuni. E se veramente vuole rendersi utile, torni in Sardegna a parlare di sovranità e di indipendenza, non di ulteriore sudditanza allo Stato.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/12/URN-Sardinnya-Lopinione-A-Beppe-Grillo-sulle-Regioni.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Il Movimento 5 Stelle e la Sardegna: pregi e difetti fra populismo e competenza</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 23:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“E poi v&#8217;è fra i Sardi delle città l&#8217;opposizione e la confusione dei giudizi, l&#8217;incertezza che degenera in inerzia e la mancanza di quel senso pratico di attività&#8230;” Paolo Orano (Psicologia della Sardegna, 1896). C&#8217;è qualcosa che non adoro nella politica del “belpaese”: si tratta di quella tendenza, tipica dell&#8217;italiano medio, di cercare il “salvatore” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/03/BG-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6707" title="BG - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/03/BG-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>“E poi v&#8217;è fra i Sardi delle città l&#8217;opposizione e la confusione dei giudizi, l&#8217;incertezza che degenera in inerzia e la mancanza di quel senso pratico di attività&#8230;”</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Paolo Orano (<em>Psicologia della Sardegna</em>, 1896).</span></p>
<p>C&#8217;è qualcosa che non adoro nella politica del “belpaese”: si tratta di quella tendenza, tipica dell&#8217;italiano medio, di cercare il “salvatore” nei momenti di difficoltà economica e sociale. Si auspica l&#8217;avvento dell&#8217;uomo “forte” che risolva in un sol botto tutti i problemi. Questa dinamica è un prodotto dell&#8217;ignoranza diffusa e della debolezza di un Paese la cui scarsa competitività è determinata proprio dalla bassa competenza nell&#8217;affrontare e risolvere i problemi. Sarà certamente per questo che a Grillo viene spesso imputato lo stesso stile del <em>berlusconismo</em>, o peggio, lo stile comunicativo degli autoritarismi del &#8217;900. Quelli in cui “la psicologia delle folle” di Gustave Le Bon fece scuola, dove non si poteva mettere in discussione il leader e oltre la propria cerchia vi erano solo minacce e complottismi contro cui scagliarsi.</p>
<p>Ma per quanto lecite, quelle contro Grillo non saranno critiche abbastanza ingenerose?<br />
Ve lo dice proprio chi non condivide le arringhe pubbliche del comico genovese. Al Movimento 5 Stelle si imputa confusione, populismo e scarsa competenza nell&#8217;affrontare la macchina pubblica. E non il PDL ma proprio il PD oggi è l&#8217;epicentro di queste critiche, magari proprio perché defraudato di uno sperato e ampio successo elettorale che invece non c&#8217;è stato. Eppure la competenza dei cosiddetti <em>grillini</em> non è né più e né meno diversa da quella degli altri navigati parlamentari. Infatti, eccetto una serie di nomi illustri e preparati, forse la moltitudine di neoparlamentari PD e PDL al momento del suo debutto aveva consolidate basi del Diritto e ampia conoscenza delle regole democratiche? L&#8217;Italia è un Paese dove la satira è sempre più credibile della politica stessa, non a caso il successo di trasmissioni come “Striscia la Notizia” o “Le Iene” hanno sempre mostrato il volto reale del Paese. Pensiamo alla ex parlamentare Sarda del PD Amalia Schirru quando venne intervistata da una troupe di Mediaset e dimostrò di non conoscere la differenza fra una moschea ed una sinagoga. O che dire di altri parlamentari che collocavano la rivoluzione francese nello stesso arco temporale della seconda guerra mondiale? C&#8217;era forse credibilità nell&#8217;assistere all&#8217;indecenza di “onorevoli” che in Parlamento sono anche chiamati ad esprimersi su importanti affari di politica estera e non conoscono neppure le basi dei temi di cui spesso si occupano? Ci saranno dei motivi quindi se le cancellerie internazionali trovano curiosa e instabile la politica italiana, dove i governi si varano a quasi un mese dal risultato elettorale e dove magari i clown risultano più attendibili di una politica centralista che dietro la scusa della “responsabilità” si occupa in realtà solo della normale amministrazione. Senza riformare il Paese, e magari occupandosi solo dei propri privilegi, mentre si scarica sul ceto medio il peso ed il costo di uno Stato che solo dal controllo del debito pubblico può evitare la bancarotta.<br />
Certo, persino molti elettori dell&#8217;M5S non sono estranei al debito pubblico che la retorica del comico genovese attribuisce a complotti italico-europeisti. Ad esempio, insieme a tanti giovani <em>grillini</em>, ci sono anche ex dipendenti statali andati in pensione in giovane età e che accusano i politici di aver creato da soli il debito&#8230; Insomma, dietro i populismi, la realtà è che i politici, nuovi o vecchi che siano, sono sempre lo specchio di un Paese dove non esistono i bianchi contro i neri ma dove tutti hanno la loro buona dose di responsabilità. E che solo governando possono dimostrare le loro effettive capacità nel tradurre in fatti concreti le promesse elettorali.<br />
Ma chi oggi, come il PD, si trova il cerino in mano nella difficile posizione di fare un nuovo Governo per risolvere i problemi complessivi dell&#8217;Italia dovrebbe avere il pudore di non accusare l&#8217;M5S di irresponsabilità se quest&#8217;ultimo evita un appoggio diretto al PD, perché la colpa dell&#8217;ingovernabilità non può essere attribuita a chi ha partecipato alle elezioni attraverso le regole correnti, ma appartiene al bipolarismo italiano che non ha riformato la legge elettorale.</p>
<p>Il Movimento 5 Stelle &#8211; che in Sardegna ha raccolto a piene mani alcuni temi indipendentisti &#8211; ha avuto il pregio di creare un cambio generazionale del Parlamento italiano, rimuovendo alcuni professionisti della politica, assieme a diversi parlamentari (magari collusi col crimine organizzato), e questo è certamente un bene. Al di là della durata della nuova legislatura e della tenuta nel tempo del movimento di Beppe Grillo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />In quanto indipendentisti siamo tuttavia lontani da vari punti dell&#8217;M5S, mentre su alcuni si potrebbe convergere se si desse seguito a quelli proposti nella campagna elettorale Sarda. Ma noi in primo luogo siamo contrari alla statalizzazione di determinati servizi al cittadino, che magari finirebbe proprio per danneggiare oltremodo il mercato, per aumentare il carico fiscale e perpetuare quegli spazi di corruttela clientelare che proprio nella gestione pubblica trova la sua massima espressione, sia nella penisola che in Sardegna. E noi siamo convinti che se una buona percentuale del voto Sardo di protesta andato a Grillo sia un voto di avversione al modello Italia, siamo altrettanto convinti che i nostri concittadini vogliano maggiori risposte in campo occupazionale, con meno tasse alle famiglie ed alle imprese. Non siamo invece convinti che, alla prova pratica, l&#8217;M5S voglia dare seguito a propositi quali l&#8217;abolizione di tutti i Comuni sotto ai 5000 abitanti. Ipotesi che in una piccola realtà come quella Sarda sarebbe un ecatombe, ma, per fortuna, difficilmente attuabile. Finita l&#8217;enfasi elettorale infatti auspichiamo dai neoparlamentari Sardi dell&#8217;M5S maggiori attenzioni verso l&#8217;isola e meno dispersione programmatica nei fatti che riguardano la penisola. Abbiamo bisogno di politici che al posto della TAV in Val di Susa ci parlino della necessità di realizzare la Olbia-Sassari, così come delle altre infrastrutture mancanti. Abbiamo bisogno di parlare in modo serio di tematiche come l&#8217;autogoverno fiscale e la zona franca (e non nel pessimo modo propagandistico <a href="http://grandeovest.com/2013/02/11/sul-carro-della-zona-franca-tutte-le-forze-politiche-con-cetriolone-elettorale-incluso/" target="_blank">visto negli ultimi tempi</a> in mezza Sardegna). Abbiamo bisogno di combattere gli oligopoli energetici, creditizi e dei trasporti a danno dell&#8217;isola. E soprattutto quindi abbiamo anche bisogno di parlare di riforma dello Statuto Autonomo Sardo, tenendo conto dei diritti civili dei Sardi, a partire dall&#8217;effettivo riconoscimento dello status di maggiore minoranza linguistica e culturale della Repubblica. Ai Sardi non servono mode del momento e confusione ma progetti chiari e perseguibili. Di confusione ne abbiamo a sufficienza.</p>
<p>In assenza di queste necessità e senza aperture, sarebbe alquanto difficile poter interloquire sul piano programmatico.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Sul-M5S-di-Beppe-Grillo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Caro Beppe Pisanu, su Cossiga deve essersi distratto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 16:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Giuseppe, Come prevedibile, dopo la morte del nostro Francesco Cossiga, nei mass-media appaiono le più disparate dichiarazioni di galoppini, amici, o presunti tali, che si spendono per ricordare qualche aneddoto del nostro illustre concittadino o per interpretarne il pensiero. Niente di strano in tutto ciò, anch&#8217;io ho le mie opinioni. Ma uno statista può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pisanu-U.R.N.-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1814" title="Pisanu - U.R.N. Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pisanu-U.R.N.-Sardinnya.jpg" alt="" width="343" height="228" /></a>Caro Giuseppe,</p>
<p>Come prevedibile, dopo la morte del nostro Francesco Cossiga, nei mass-media appaiono le più disparate dichiarazioni di galoppini, amici, o presunti tali, che si spendono per ricordare qualche aneddoto del nostro illustre concittadino o per interpretarne il pensiero. Niente di strano in tutto ciò, anch&#8217;io ho <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/">le mie opinioni</a>.<br />
Ma uno statista può essere un personaggio del quale si può affermare tutto e con completezza in pochi istanti? Politici e storici su questo proseguiranno nel dire la loro.<br />
Mi tornava però alla mente un&#8217;intervista concessa da Cossiga all&#8217;emittente <em>Euronews</em> nel corso del 2008. Proprio l&#8217;anno successivo a quello in cui, segretamente, aveva scritto le famose lettere dedicate alle 4 più alte cariche dello Stato da consegnare all&#8217;atto della sua morte. In un frammento di questa intervista poneva la seguente domanda retorica al giornalista che aveva di fronte: <em>“Caravaggio era un grande pittore o un uomo violento che in una rissa uccise un uomo?<br />
Era entrambe le cose. Una cosa non esclude l&#8217;altra”.</em></p>
<p>Ebbene, non ho potuto fare a meno di notare la sua intervista sul quotidiano <em>La Nuova Sardegna</em> del 21 agosto. Riporto le testuali parole da Lei usate a pagina 5 per interpretare il sentimento identitario di Cossiga: <em>“Era anche un convinto autonomista, ma nella visione di Don Sturzo: la Regione nella Nazione, non contro la Nazione e neppure a prescindere dalla Nazione. Alcune sue simpatie, come quelle per il popolo basco e per l&#8217;esperienza catalana, hanno alimentato dicerie sul suo estremismo regionalista”.</em></p>
<p>Certo, Cossiga era un profondo conoscitore delle tesi di Don Sturzo, come di quelle del Rosmini, ma quando si parla di “Regione nella Nazione”, rischiamo di fare lo stesso errore di lettura di Arturo Parisi a dispetto del Nostro complesso statista.<br />
Cossiga non parlava di “Regione nella Nazione” nei termini di un&#8217;omogeneizzazione del Popolo Italiano. Cossiga parlava di “Nazione nella Nazione”. E credo che Lei sappia benissimo da dove partì la “diceria” sull&#8217;estremismo regionalista: da Cossiga stesso.<br />
Questa “diceria” fu presentata in Senato durante la XV Legislatura e rappresentava un testo organico (di matrice catalanista) di revisione delle istituzioni Sarde. <a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">Il disegno di legge costituzionale n. 352</a>.<br />
Debbo dirle, a molti indipendentisti Sardi non piace la dualizzazione identitaria che accompagnò la vita di Cossiga. E neppure post-mortem gli perdonano gli anni della <em>Guerra Fredda</em>, forse poiché ideologicamente allevati nell&#8217;allora eccitazione marxista, e nel cui fervore, piuttosto che sopportare <em>Gladio</em> (di cui nulla si sapeva), avrebbero magari preferito un&#8217;invasione del regime Sovietico. Eppure, in una forma statuale quale quella del Regno Unito convivono benissimo nazionalismi diversi, talvolta tendenti alla piena indipendenza, talvolta tendenti alla prosecuzione della collaborazione nel quadro di un unico stato.<br />
Nel suo disegno di legge Cossiga affermava: <em>“L’Italia è composta di Regioni, comunità e nazioni senza Stato (quali il Friuli, la Sardegna e la Valle d’Aosta: il problema del Sud Tirolo è un problema di tutt’altra natura) che non hanno comunque tutte eguale senso comune o autocoscienza di specifica individualità”.</em><br />
Quindi? Quindi caro Pisanu dovremo pur ammettere quanto Cossiga avesse maturato una sua chiara visione della Sardegna e del ruolo che <span style="text-decoration: underline;">avrebbe potuto</span> ricoprire nel quadro del più ampio assetto istituzionale italiano: Nazione nella Nazione.<br />
Ed è con i 4 Mori accanto al tricolore che sulla bara ha disdegnato i funerali di Stato.<br />
Anche al funerale le sue volontà non richiedevano l&#8217;omaggio delle personalità politiche, ma a Sassari queste ci sono andate comunque. “In forma privata” si è detto, ma violando di fatto le sue disposizioni in materia.</p>
<p>Negli anni &#8217;80 salvò il Partito Sardo d&#8217;Azione, da poco proclamatosi indipendentista, dal palese tentativo di illegalizzazione ordito da non meglio precisati settori dell&#8217;intelligence e della Magistratura Italiana mediante il controverso “complotto separatista”. A fine anni &#8217;80 salvò anche la “Brigata Sassari” da un disegno dei vertici militari di riorganizzazione delle Forze Armate che tentava di omologare definitivamente anche quella poca specialità di corpo e di uniformità territoriale rimasta.<br />
In Sardegna, l&#8217;astioso indipendentismo che ancora attraversa diversi settori del Nazionalismo Sardo, non aveva capito (e forse non l&#8217;ha capito neppure oggi) che, sebbene alla Sardegna Cossiga poteva interessarsi da tempo, l&#8217;ha fatto comunque nel periodo storico maggiormente propizio. Aspetto di cui era pienamente consapevole.<br />
E&#8217; per questo che si avvicinò a Baschi e Catalani, perché con la fine della <em>Guerra Fredda</em> non intuì solo il terremoto della partitocrazia italiana (a cui tangentopoli diede la più grande scossa), ma intuì che ci sarebbero stati ampi margini di manovra anche per tutte le minoranze internazionali senza stato che si battevano per un riconoscimento formale del loro diritto all&#8217;esistenza.<br />
In quest&#8217;ottica fu dunque lineare e coerente il suo impegno nel corso dell&#8217;ultimo decennio affinché anche la Sardegna superasse i ritardi ideologici della sciocca battaglia tra autonomismo ed indipendentismo al fine di riformare le istituzioni Sarde per gradi. Circostanza che avrebbe permesso anche all&#8217;indipendentismo di crescere: perché senza autocoscienza territoriale non c&#8217;è Nazione. Ma la Sardegna ha avuto ed ha tutti i requisiti per essere riconosciuta come tale. Sono piuttosto i Sardi ad aver volontariamente scelto la patria italiana.<br />
Lo ricordò anche a Sassari, in occasione della sua ultima visita per ricevere all&#8217;Università una laurea honoris causa; come in altra occasione affermò analoghi intenti nel Comune di Chiaramonti.</p>
<p>Dobbiamo a Cossiga la ripresa dei dibattiti e la volontà politica trasversale per la riscrittura dello Statuto Sardo.</p>
<p>Caro Pisanu, comprendo i suoi timori verso le populistiche derive radicali prospettate dalla Lega Nord, ma non abbia timore nell&#8217;affermare che Cossiga è stato sì un liberale, ma non solo conservatore. Fu infatti anche progressista (in termini riformistici).<br />
E questo progressismo lo ha dimostrato affermando senza timori che in uno stato possono anche convivere diverse nazioni (purché formalmente riconosciute e rispettate), come già avviene in altri stati d&#8217;Europa e del mondo.<br />
Per Cossiga dunque i 4 Mori non erano solo il simbolo di un mero regionalismo o di un&#8217;Autonomia tutta da riscrivere che teme l&#8217;elemento identitario, ma, a differenza di quanto vogliono farci credere oggi alcuni indipendentisti che propongono altri rispettabili simboli, erano e sono il simbolo di una Nazione. Quella del Popolo Sardo, che ha scelto di vivere (almeno in questo passaggio storico) con il resto d&#8217;Italia.<br />
Cossiga è stato il Caravaggio della nostra politica. In senso positivo, un figlio del suo tempo.<br />
Ma dal pensiero ancora attuale, e che non ha bisogno di essere mutilato nel suo sentimento di appartenenza alla Sardegna.</p>
<p>Cordiali Saluti,</p>
<p>Bomboi Adriano – Ass.ne U.R.N. Sardinnya</p>
<p><em>Thiniscole (NU), 21-08-2010.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-A%20Pisanu%20su%20Cossiga.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Nazionalisti Sardi</strong></p>
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