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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; ESTERI</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Referendum: La Scozia sceglierà ancora la devolution o l&#8217;indipendenza?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Sean Connery dalle righe del Sunday Scottish Express:
“Sono orgoglioso di constatare che la Scozia, come nazione, venga ora presa sul serio in tutto il mondo.
Saremo forse una nazione piccola, ma camminiamo a testa alta. Se sostengo l&#8217;indipendenza della Scozia è soprattutto per un motivo semplice e convincente: perché credo nell&#8217;eguaglianza. La Scozia dovrebbe avere lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Connery-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3760" title="Connery - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Connery-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="605" height="435" /></a></p>
<p>Sean Connery dalle righe del <a href="http://www.scottishsundayexpress.co.uk">Sunday Scottish Express</a>:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“Sono orgoglioso di constatare che la Scozia, come nazione, venga ora presa sul serio in tutto il mondo.<br />
Saremo forse una nazione piccola, ma camminiamo a testa alta. Se sostengo l&#8217;indipendenza della Scozia è soprattutto per un motivo semplice e convincente: perché credo nell&#8217;eguaglianza. La Scozia dovrebbe avere lo stesso status dell&#8217;Inghilterra e di qualsiasi altra nazione, in modo da avere anche le medesime possibilità di successo &#8211; proprio come ciascun individuo dovrebbe avere il massimo delle opportunità.<br />
La Scozia uscirà allora dall&#8217;ombra dei nostri amici e vicini inglesi e formerà con loro una nuova alleanza basata sulla parità.<br />
Quando nacquero le Nazioni Unite, nel 1945, esistevano solo una quarantina di Paesi indipendenti. Oggi ve ne sono quasi duecento, e non c&#8217;è motivo per cui la Scozia non possa unirsi a loro”.</em></span></p>
<p>Ecco invece il primo articolo della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20Cabras%20SS%2010-04-10.pdf">proposta</a> di revisione statutaria della Regione Sardegna dell&#8217;On. Antonello Cabras (PD):</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma, entro l’unità politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi fondamentali della Costituzione e secondo il presente Statuto”.</em></span></p>
<p>Che dire? Altrove aumentano il proprio potere contrapponendosi al centralismo, qui in Sardegna lo perdiamo inchinandoci alla rigidità costituzionale. Non solo: al posto di riformarla, ripetiamo quanto già scritto nella Costituzione Italiana all&#8217;interno di un presunto Statuto “Autonomo”.<br />
A riprova di quanto la Sardegna sia distante, nelle sue forze politiche, dal contesto autonomistico anglosassone, basta osservare il braccio di ferro politico che oppone il premier indipendentista scozzese Salmond al premier britannico Cameron. La posta in gioco? Il futuro del Regno Unito. Il mezzo? Un referendum. Ma di che tipo? Per quanti ancora non lo sapessero, illustriamo in breve la situazione:</p>
<p>Attraverso una devolution di poteri e competenze, la Scozia nel 1997 ha conquistato un proprio Parlamento e dal 1999 un proprio Governo semi-autonomo. Attualmente presenta competenze legislative limitate esclusivamente alle materie di interesse locale ed è la quarta nazione soggetta al potere del Regno Unito. Lo Scottish National Party, rappresentato dal primo ministro Alex Salmond, nelle scorse settimane ha espresso la richiesta di indire un referendum sull&#8217;indipendenza della nazione scozzese dall&#8217;unione con l&#8217;Inghilterra, l&#8217;Irlanda del Nord e il Galles.<br />
Salmond ritiene necessario che questo referendum si tenga entro il 2016 e possibilmente nel 2014, un lasso di tempo accettabile affinché gli Scozzesi prendano coscienza e meditino nel modo opportuno sul futuro del loro Paese. Ma non a caso nel 2014 vi è la celebrazione del 700° anniversario della battaglia di Bannockburn, evento che portò il popolo scozzese all&#8217;indipendenza per alcuni secoli. Un avvenimento mediatico quest&#8217;ultimo in grado di attirare altri consensi popolari, recuperando i termini storici sulla propria identità nazionale. Attenzione, non è la storia a costruire una nazione, ma la conoscenza dei fatti accaduti in un determinato territorio a carico di un popolo può certamente contribuire a stabilire un collante sociale (di tipo nazionalistico) nella popolazione che in essa si rispecchia. In Sardegna invece la storia Sarda è pressoché ignota al circuito della Pubblica Istruzione italiana.<br />
Ma qual è il punto focale della battaglia politica giocata da Salmond? Il <em>sovranismo</em>. Cioè una formula autonomistica graduale. I nazionalisti scozzesi vorrebbero imporre un terzo quesito nel referendum, in cui il popolo possa decidere &#8211; non solo &#8211; sul “SI” o sul “NO” all&#8217;indipendenza da Londra, ma possa anche optare sulla richiesta di maggior conferimento di poteri al parlamento scozzese per l&#8217;acquisizione di un&#8217;autonomia totale, per quanto concerne la politica fiscale e per tutte le materie ad eccezione della politica Estera e della Difesa.<br />
Cameron, aggiornato sugli ultimi sondaggi sfavorevoli agli indipendentisti, vorrebbe avviare rapidamente le procedure del referendum, con il pretesto dei danni per i mercati finanziari, causati dall&#8217;allungamento dei tempi per volontà del governo della regione/nazione semi-autonoma scozzese.<br />
Un referendum che secondo il primo ministro britannico dovrebbe essere espresso unicamente scegliendo tra il “SI” e il “NO”, senza altri quesiti. Altri sondaggi invece darebbero al 51% la volontà indipendentista degli scozzesi.</p>
<p>Con l&#8217;eventuale perdita della nazione scozzese, il Regno Unito perderebbe tutti gli introiti abitualmente guadagnati grazie al gas e al petrolio prodotti in Scozia.<br />
Non è poca cosa se consideriamo che solo nell&#8217;anno 2011 sono state estratte 65 milioni di tonnellate di greggio e che per l’anno fiscale 2011/2012 si parla di oltre 11 miliardi di sterline di introiti.<br />
Superata la controversia sull&#8217;adozione della moneta dell&#8217;Euro, per la quale Salmond dichiara che sarebbe propenso a tenere la sterlina (e che auspica una scelta responsabile degli scozzesi a tal riguardo), un altro conto in sospeso è rappresentato dal ruolo del sistema bancario.<br />
La Royal Bank of Scotland si trova infatti al centro di una disputa politica accresciuta a seguito della più vasta crisi europea. A tale proposito si è aperto un clima di tensione tra l&#8217;ex ministro dell&#8217;economia inglese Alistair Darling, che ha incolpato il premier Salmond di incoraggiare le politiche della Royal Bank of Scotland, e lo stesso Salmond, che attribuisce a Londra le responsabilità di una nefasta politica finanziaria in grado di influenzare la voglia di indipendenza di Edimburgo.</p>
<p>Qualunque sia la forma e l&#8217;esito di questo referendum, la Scozia oggi è un esempio per tutti quei popoli che oggi hanno necessità di amministrare direttamente la loro economia e la loro cultura senza subire le imposizioni centralistiche di istituzioni sorde ai singoli interessi territoriali. Dopo 3 secoli di unione con l&#8217;Inghilterra, proprio dalla vecchia Caledonia potrebbe partire un processo riformistico capace di influenzare democraticamente tutto il continente europeo.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Referendum%20scozzese.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Il caso: Lo Stretto di Hormuz al centro della tensione internazionale</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2012/01/il-caso-lo-stretto-di-hormuz-al-centro-della-tensione-internazionale/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 23:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Lo stretto di Hormuz è uno spazio marino lungo 60 km e largo 30, che separa l&#8217;Iran dalla penisola arabica con Musandam, territorio Omanese degli Emirati Arabi Uniti.
E&#8217; una parte altamente strategica e gode della forte attenzione delle potenze mondiali, basti pensare che tramite le petroliere, transita circa un quinto di tutta la produzione mondiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/USS-Gerald-R.-Ford-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3703" title="USS Gerald R. Ford - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/USS-Gerald-R.-Ford-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="308" /></a></p>
<p>Lo stretto di Hormuz è uno spazio marino lungo 60 km e largo 30, che separa l&#8217;Iran dalla penisola arabica con Musandam, territorio Omanese degli Emirati Arabi Uniti.<br />
E&#8217; una parte altamente strategica e gode della forte attenzione delle potenze mondiali, basti pensare che tramite le petroliere, transita circa un quinto di tutta la produzione mondiale di greggio.<br />
Con le nuove sanzioni a Teheran, il grande pensiero degli Americani è stato quello di ostacolare il programma nucleare iraniano, la Casa Bianca ha intrapreso le azioni per congelare i beni di qualsiasi istituzione finanziaria straniera che contraesse relazioni con la Banca centrale iraniana nel settore petrolifero.<br />
L&#8217;obbiettivo è ostacolare l&#8217;incasso degli introiti di vendita del greggio mirato ai Pasdaran (le guardie della rivoluzione in capo alle forze armate) e gli Ayatollah (il clero sciita al potere politico), causando quindi un indebolimento finanziario dei maggiori esponenti iraniani e riducendo di fatto la possibilità di sostenere la politica militare del Paese, basata sull&#8217;espansionismo bellico.<br />
Una eventualità che non trova impreparati i Pasdaran che negli anni scorsi hanno stretto rapporti diplomatici ed economici con i Paesi che non fanno parte della NATO (tra i quali la Cina, l&#8217;India, l&#8217;America latina, ecc).</p>
<p>In seguito alla minaccia degli USA e dell&#8217;UE di sanzionare l&#8217;Iran in risposta al programma nucleare di Teheran, da quanto emerso l&#8217;8 dicembre 2011 nel rapporto dell&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica, il Governo Iraniano ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz. Un rapporto che tuttavia avrebbe spinto la Russia a raffreddare l&#8217;accrescersi della tensione verso l&#8217;Iran invitando alla prudenza. Ma la risposta statunitense alle minacce di chiusura dello Stretto è arrivata lo scorso 3 gennaio con il transito nel mare arabico della portaerei a propulsione nucleare USS John Stennis e l&#8217;incrociatore lanciamissili USS Mobile Bay di stanza in Bahrein, manovre precedute dalle dichiarazioni dell&#8217;Ammiraglio della V° Flotta USA di stanza nella regione.<br />
In seguito alla decisione di Teheran di inserire mine nello stretto, con il velato obbiettivo di attaccare le petroliere occidentali occupate nel transito del Golfo, gli USA avrebbero attivato la dotazione di difesa accrescendo il livello di attenzioni sulle acque attorno a Hormuz.<br />
Secondo voci di intelligence riportate da vari organi di stampa, gli Stati Uniti vorrebbero intraprendere azioni militari preventive contro Teheran (anche segrete e in accordo con Israele), provvedimenti che in passato sono stati adottati dalle forze armate USA e introdotti nella dottrina militare, nonostante il Diritto Internazionale non li riconosca come legittimi.<br />
Nel frattempo proseguono le esercitazioni militari iraniane lungo lo Stretto, il Capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane Hassan Firouzabadi ha elogiato i progressi scientifici e militari dell&#8217;Iran avvertendo l&#8217;occidente, e indirettamente le monarchie sunnite del Golfo (puntualmente armate dagli USA), relativamente alle capacità di risposta contro eventuali attacchi.<br />
Il ministro della Difesa Ahmad Vahidi ha rilanciato gli avvertimenti e ricordato alla Comunità Internazionale che la presenza di forze non regionali nel Golfo Persico rappresenta una seria minaccia alla stabilità della regione <em>(ANSA, 04-01-12).</em><br />
Da parte sua se il Pentagono tiene alta la vigilanza, la Casa Bianca ha dichiarato di non voler avviare operazioni su vasta scala nello Stretto.<br />
Seguiamo l&#8217;evolversi della situazione.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Stretto%20di%20Hormuz.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Avanzata dei Nazionalisti in Spagna – Di Gianfranco Pintore</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi economica ha consegnato la Spagna a Mariano Rajoy, leader del Partito popolare e ha affibbiato ai socialisti di Zapatero la più sonora sconfitta dalla fine del franchismo ad oggi. Il Pp è passato dai 154 seggi del 2008 ai 186 di oggi, maggioranza assoluta; il Psoe dai 169 di tre anni fa ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Euskadi-El-Pais.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3577" title="Euskadi - El Pais" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Euskadi-El-Pais.jpg" alt="" width="320" height="189" /></a>La crisi economica ha consegnato la Spagna a Mariano Rajoy, leader del Partito popolare e ha affibbiato ai socialisti di Zapatero la più sonora sconfitta dalla fine del franchismo ad oggi. Il Pp è passato dai 154 seggi del 2008 ai 186 di oggi, maggioranza assoluta; il Psoe dai 169 di tre anni fa ai 110 di oggi.<br />
Il tutto è frutto, secondo gli analisti spagnoli, di due fattori: l&#8217;incapacità del Psoe di metter fronte a quella fetta della crisi economica mondiale che ha riguardato la Spagna e la rivolta degli Indignados che, tuttavia, non avrebbero scelto la destra piuttosto che la sinistra, ma invitato a votare per partiti diversi dal Pp e dal Psoe.</p>
<p>Il voto spagnolo non è, comunque, importante solo per questo risultato riguardante tutto lo Stato (che ha confermato la tendenza all&#8217;alternanza, sia pure in misura oggi estrema), quanto per la avanzata dei partiti nazionalisti e sovranisti nelle due altre nazioni che compongono la monarchia spagnola: quella basca e quella catalana. In Euskadi, il nuovo partito nazionalista di sinistra, Amaiur e il Partito nazionalista basco hanno ottenuto 11 dei 18 seggi assegnati al Paese Basco (6 ad Amaiur, 5 al PNB), lasciando ai cosiddetti partiti costituzionali gli altri 7 seggi: 4 al Psoe e 3 al Pp.<br />
Per la prima volta, anche in Catalogna i nazionalisti hanno battuto gli altri partiti. Pur non ottenendo la maggioranza assoluta, Convergenza e Unione ha ottenuto 16 dei 47 seggi assegnati a questa nazione, sei più della passata legislatura, mentre Erc, la sinistra repubblicana catalana ne ha ottenuto 3, quanti ne ebbe nel 2008.</p>
<p>21-11-11, <a href="http://gianfrancopintore.blogspot.com/">http://gianfrancopintore.blogspot.com</a></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Elezioni%20spagnole.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Higgins vince le Presidenziali Irlandesi</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 23:37:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Michael D. Higgins è il nono capo di stato Irlandese, confermatosi nel pomeriggio del 29 ottobre 2011 con la vittoria alle elezioni presidenziali in Irlanda, che hanno visto interessati poco più di 3 milioni di elettori per 7 candidati, il numero più alto di pretendenti alla presidenza nella storia del Paese.
In lizza tra i candidati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Higgins-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3527" title="Higgins - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Higgins-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="191" /></a>Michael D. Higgins è il nono capo di stato Irlandese, confermatosi nel pomeriggio del 29 ottobre 2011 con la vittoria alle elezioni presidenziali in Irlanda, che hanno visto interessati poco più di 3 milioni di elettori per 7 candidati, il numero più alto di pretendenti alla presidenza nella storia del Paese.<br />
In lizza tra i candidati, il noto imprenditore indipendente Sean Gallagher, favorito nei primi sondaggi, così come il candidato del Sinn Féin, ex comandante dell&#8217;IRA e attuale vice-primo ministro dell&#8217;Ulster Martin McGuinness; poi il senatore indipendente, attivista per i diritti degli omosessuali, David Norris; a seguire Gay Mitchell, rappresentante del Fine Gael; l’indipendente civica Mary Davis e l’ex cantante pop Dana Rosemary Scallon, candidata nelle file dei cattolici.<br />
Michael D. Higgins, ex ministro della Cultura irlandese e candidato per il partito laburista, succede alla presidente uscente Mary McAleese, che ha rappresentato la Nazione per 14 anni.<br />
Un passato da ribelle, il poeta e sociologo settantenne nel 1992 fu il primo destinatario del <em>Seán MacBride Peace Prize</em>, in merito al lavoro compiuto per i diritti umani, per la pace e la giustizia in molte parti del Mondo.<br />
Presentato in vista di queste elezioni come un uomo di sani principi, è un grande difensore della lingua irlandese, aspetto che gli ha permesso di battere pesantemente la concorrenza contro tutti i pronostici, ricevendo il 56,8% dei consensi in un sistema elettorale in cui, per essere proclamati vincitori, è necessario ottenere il 50% più uno dei voti.<br />
Un risultato storico per il partito dei labour e per Higgins che mostrando tutta la felicità per la vittoria, ha dichiarato: <em>&#8221;Non sarò un presidente laburista, ma il presidente di tutta l&#8217;Irlanda&#8221;</em> (Adnkronos, 29-10-11).<br />
Una speranza per gli elettori irlandesi che hanno così espresso la loro voglia di cambiamento dopo gli anni della crisi finanziaria determinata soprattutto dalle controverse operazioni bancarie che hanno attraversato l&#8217;economia irlandese.<br />
Con questi propositi, Higgins resterà in carica come presidente della Repubblica Irlandese per un periodo di sette anni e potrà essere rieletto solo per un secondo mandato.</p>
<p>La vittoria di Higgins, personaggio caratterizzatosi anche per l&#8217;aver fondato un canale televisivo in lingua gaelica, rappresenta una tendenza carsica presente in diverse minoranze linguistiche e nazionali a livello planetario. Se Higgins oggi presiede una Repubblica indipendente e si batte contro l&#8217;eccessiva omologazione della lingua inglese, autonomie come quella Catalana e francofona del Québec fanno della loro lingua un imprescindibile punto di forza politico che si estende a rivendicazioni di natura culturale, sociale ed economica.<br />
Una linea seguita anche dalla credibile autonomia sudtirolese che nella lingua trova il perimetro entro il quale contestare i ritardi dello Stato centrale italiano.<br />
A quando la stessa consapevolezza per l&#8217;autonomismo Sardo?</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Higgins%20nuovo%20Presidente%20Irlandese.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Video Gheddafi: Gli ultimi istanti di vita</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 11:05:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Video Gheddafi &#8211; Gli ultimi istanti di vita del dittatore libico (Wmv).
Democrazia?
Biografia del leader libico &#8211; Di Roberto Melis (PDF)

Redazione SANATZIONE.EU
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:6bf52a52-394a-11d3-b153-00c04f79faa6" width="400" height="300" codebase="http://activex.microsoft.com/activex/controls/mplayer/en/nsmp2inf.cab#Version=5,1,52,701"><param name="url" value="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Gheddafi%20last%20minutes.wmv" /><param name="src" value="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Gheddafi%20last%20minutes.wmv" /><embed type="application/x-mplayer2" width="400" height="300" src="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Gheddafi%20last%20minutes.wmv" url="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Gheddafi%20last%20minutes.wmv"></embed></object></p>
<p>Video Gheddafi &#8211; Gli ultimi istanti di vita del dittatore libico (Wmv).</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Democrazia?</span></strong></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/URN-Sardinnya-Biografia-Gheddafi.pdf"><span style="color: #0000ff;">Biografia del leader libico &#8211; Di Roberto Melis (PDF)</span></a><strong><span style="color: #0000ff;"><br />
</span></strong></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Tra oriente e occidente: La nuova politica estera della Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;attuale posizione di instabilità del mondo arabo e la ricerca globale di risorse energetiche nel Mediterraneo orientale, la strategia diplomatica turca di estensione della propria influenza politica ed economica continua la sua ascesa. Una strategia che determina tensioni e dure relazioni diplomatiche con Israele, in un progressivo deterioramento di quella che è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Turchia-2011-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-3406" title="Turchia 2011 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Turchia-2011-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="330" height="248" /></a>Con l&#8217;attuale posizione di instabilità del mondo arabo e la ricerca globale di risorse energetiche nel Mediterraneo orientale, la strategia diplomatica turca di estensione della propria influenza politica ed economica continua la sua ascesa. Una strategia che determina tensioni e dure relazioni diplomatiche con Israele, in un progressivo deterioramento di quella che è stata per lungo tempo una solida alleanza regionalistica di interessi convergenti: da un lato quelli israeliani, tendenti a ricreare costantemente uno spazio di sopravvivenza in un area politica a maggioranza musulmana, variegatamente ostile alla tolleranza verso lo Stato ebraico. Dall&#8217;altro, la Turchia, fin dalla guerra fredda divisa dalla necessaria equidistanza dall&#8217;ex Patto di Varsavia e testa di ponte nella regione nel mitigare con le sue istituzioni laiche la presenza dell&#8217;integralismo islamico. Una condizione che ha portato Ankara a trovare con Tel Aviv una spontanea convergenza di interessi.</p>
<p>La “primavera araba” in corso in diversi Stati mediorientali ha condotto dunque Ankara a scollegarsi progressivamente da una linea filo-occidentale per accreditarsi maggiormente nell&#8217;opinione pubblica musulmana, soprattutto a seguito del crollo di Mubarak in Egitto. Il Cairo infatti rappresentava il primo alleato degli USA nella regione e il primo paese nel formalizzare una dimensione diplomatica regolare con Israele.<br />
Sono diversi i punti di contrasto sorti tra Ankara e Tel Aviv nell&#8217;ultimo anno, a partire dall&#8217;assalto preventivo di Israele alla Freedom Flotilla (che portava aiuti alla popolazione civile) mentre questa tentava di forzare il blocco di Gaza imposto dallo Stato ebraico ai palestinesi di Hamas; fino alla contrarietà turca al partenariato dell&#8217;area greca di Cipro con Israele sul versante della ricerca di gas e petrolio. L&#8217;isola di Cipro risulta essere infatti uno dei nodi principali su cui si giocherà il futuro della Turchia. Se la parte greca aderisce dal 2004 all&#8217;Unione Europea e dal 2007 all&#8217;euro, la parte turca viene riconosciuta solo da Ankara, occupata con uno stato fantoccio proclamato nel 1975.<br />
Il governo della parte greca, a sud dell&#8217;isola, ha dato il via alle operazioni di trivellamento marino, scortate tuttavia da mezzi militari turchi con la giustificazione della difesa dei siti di trivellazione di proprietà turca. Le trivellazioni risultano essere una provocazione per il primo ministro turco Erdogan, che insiste per un accordo internazionale preventivo rimarcando il diritto dei turchi di ricercare le risorse petrolifere nel proprio territorio.<br />
Il governo turco aveva preannunciato all&#8217;Unione Europea di voler congelare i negoziati con Bruxelles e con Cipro, quando quest&#8217;ultima avrà la presidenza di turno. Una linea definita “neo-ottomanista” e che l&#8217;ha portata ad avvicinarsi ulteriormente all&#8217;Iran. Erdogan, mostrando di voler dare un segnale di supporto al cambiamento avvenuto nei paesi arabi rispetto all&#8217;attendismo israeliano, ha sostenuto convintamente la vertenza palestinese per ottenere dall&#8217;ONU il riconoscimento di Stato membro per la Palestina, un processo ancora in corso e nel quale l&#8217;equilibrismo di Ankara dovrà trovare ampi consensi.<br />
Ma le dispute procedono a intervalli regolari: il 2 settembre scorso la Turchia ha espulso l&#8217;ambasciatore israeliano ad Ankara accusandolo di non essersi ancora scusato per l&#8217;uccisione di 9 cittadini turchi durante il raid subito dal traghetto turco Mavi Marmara sul quale vi erano attivisti filo-palestinesi.<br />
Sempre nei giorni scorsi, il governo Erdogan ha firmato al Cairo una storica alleanza militare ed economica con l’Egitto, contestando inoltre la politica israeliana in merito alla costruzione di nuovi insediamenti nei territori palestinesi.</p>
<p>Nonostante tutto questo, l&#8217;equilibrismo di Ankara non è mai venuto meno ed è dimostrato anche dalle rigide posizioni espresse verso la situazione politica siriana, che hanno indotto il governo Erdogan a criticare Damasco per l&#8217;uso eccessivo della forza verso i manifestanti scesi in piazza a favore della democrazia. La mossa turca è stata a sua volta criticata da Teheran che guarda con sospetto al doppiopesismo di Ankara.<br />
Secondo alcuni osservatori il governo turco rischierebbe frizioni con le potenti gerarchie militari del suo stesso Paese, tradizionalmente vicine al blocco occidentale piuttosto che a quello dei Paesi arabi. Una circostanza evidentemente sfruttata anche nel tentativo di scongelare la tensione tra turchi ed israeliani da parte del presidente USA Obama, che lo scorso 21 settembre a New York ha incontrato il premier Erdogan a margine dei lavori delle Nazioni Unite.</p>
<p>Noi ci auguriamo che un&#8217;Europa divisa possa trovare una voce unitaria per sollecitare maggiormente il cammino verso l’Unione Europea che la Turchia ha intrapreso nel 2005. E&#8217; l&#8217;unica strada possibile per sottrarre Ankara da contrapposizioni che rischiano di alimentare nuove pericolose tensioni nel mondo arabo e che non sono necessariamente utili al difficile consolidamento della democrazia in Medio Oriente.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-La%20nuova%20politica%20estera%20turca.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>ProgReS: La Sardegna e i fondi europei</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo: 
Ancora una volta l’inadeguatezza dei nostri amministratori locali sembrerebbe penalizzare lo sviluppo dell’isola specie nelle aree più depresse e bisognose: il commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hans ha sottolineato come si debba individuare un importante punto critico nella recente manovra fiscale italiana, secondo Hans infatti “I tagli al bilancio decisi dall’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/EU-Money-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3218" title="EU Money - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/EU-Money-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="169" height="248" /></a><span style="color: #0000ff;"><em>Riceviamo e Pubblichiamo: </em></span></p>
<p>Ancora una volta l’inadeguatezza dei nostri amministratori locali sembrerebbe penalizzare lo sviluppo dell’isola specie nelle aree più depresse e bisognose: il commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hans ha sottolineato come si debba individuare un importante punto critico nella recente manovra fiscale italiana, secondo Hans infatti “I tagli al bilancio decisi dall’Italia possono compromettere la capacità delle regioni di cofinanziare i progetti europei”.<br />
Lo stesso commissario europeo che a giugno aveva bacchettato la Sardegna per l’incapacità di spendere i fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), oggi individua, oltre all’appurata incapacità strutturale di proporre da parte degli amministratori Sardi progetti validi, il problema del cofinanziamento.</p>
<p>Tra inefficienza e mancanza di progetti a farne le spese sono i comparti produttivi, le comunità, il mondo dell’università e della ricerca: in una sola parola l’intera “collettività”. ProgReS – Progetu Repùblica trova paradossale che i pastori sardi si ritrovino a protestare a Bruxelles consci del fatto che sia ormai inutile ritrovarsi in via Roma sotto il consiglio regionale vista l’incapacità acclarata dell’amministrazione regionale in merito alla risoluzione di determinati problemi. Che cosa dovrebbe dire loro il commissario europeo Hans trovandoseli di fronte in corteo? Potrebbe chiedere il favore di far pervenire in via Roma l’ennesima lettera di ammonimento per l’incapacità di spendere i fondi europei? Come minimo potrebbe biasimarli per la scelta malaugurata di amministratori incapaci, biasimo che potrebbe essere esteso a tutti i sardi.</p>
<p><em>progeturepublica.net, 25-08-11.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-ProgReS%20sui%20fondi%20UE.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Handala va a scuola. L&#8217;aiuto ai giovani palestinesi.</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 15:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Vedi manifesto:
Redazione SANATZIONE.EU
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Riceviamo e Pubblichiamo iniziativa dell&#8217;Associazione Amicizia Sardegna Palestina.</em></span></p>
<p>Vedi manifesto:</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Handala-va-a-scuola.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3162" title="Handala va a scuola" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Handala-va-a-scuola.jpg" alt="" width="610" height="857" /></a><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Southern Sudan e Darfur: il genocidio ignorato</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 22:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Solo i morti hanno visto la fine della guerra”.
Aforisma erroneamente attribuito dal generale USA D. MacArthur a Platone.
Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
Nonostante la crisi economica, non tutto in occidente sembra volgere al peggio: se le minoranze nazionali interne agli Stati della vecchia Europa emergono con maggior decisione, altri Stati celebrano la loro indipendenza. Tra questi vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/06/D-2004-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3066" title="D-2004 - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/06/D-2004-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>“Solo i morti hanno visto la fine della guerra”.</em></span><br />
Aforisma erroneamente attribuito dal generale USA D. MacArthur a Platone.</p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Nonostante la crisi economica, non tutto in occidente sembra volgere al peggio: se le minoranze nazionali interne agli Stati della vecchia Europa <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/05/ue-storica-vittoria-indipendentista-in-scozia-ma-la-sardegna-e-un-altro-mondo/">emergono</a> con maggior decisione, altri Stati celebrano la loro indipendenza. Tra questi vi è la Slovenia, indipendente dal 1991, che con un territorio ed un livello demografico simile alla Sardegna, oggi fa parte dell&#8217;Unione Europea e la sua sovranità gli permette di potenziare la sua economia rispetto agli anni bui in cui il popolo sloveno fu sottomesso all&#8217;ex federazione jugoslava.</p>
<p>Ma nell&#8217;opinione pubblica occidentale, quanti conoscono il Sudan con i suoi problemi?<br />
La capitale Khartum è retta da una giunta militare che controlla tutto il Paese, con una popolazione suddivisa in diverse etnie, a loro volta suddivise dalla religione islamica (che secondo le stime più attendibili sarebbe osservata dal 70% della popolazione), da culti animistici locali (osservati dal 25% della popolazione) e dal culto cristiano (seguito dal 5% della popolazione).<br />
Il Paese dell&#8217;Africa subsahariana, indipendente dal Regno Unito nel 1956, confina con il Mar Rosso, l&#8217;Eritrea, l&#8217;Etiopia, ed altri Stati tra cui il Ciad, con cui ha avuto innumerevoli tensioni a causa dei profughi che in fuga dal conflitto sudanese si spostano verso il territorio di N&#8217;Djamena (le stime ONU parlano di oltre 2,5 milioni di rifugiati).</p>
<p>La guerra si trascina a fasi alterne fin dal &#8216;55, quando l&#8217;occupante britannico rinunciò a promuovere una forma istituzionale federalista che garantisse alle diverse componenti (islamiche al nord ed animiste e cristiane al sud) quella necessaria autonomia che nel più lontano passato aveva consentito forme pacifiche di coesistenza tra le comunità.<br />
Dietro il fermento religioso si celano in realtà gli interessi economici che vedono nelle esportazioni petrolifere (ma anche nelle riserve naturali d&#8217;acqua) il pomo della discordia.<br />
La guerra civile scaturita nel corso degli ultimi 60 anni vede oggi opporsi il governo sudanese di Omar Hasan Ahmad al-Bashir al Sud Sudan ed al Darfur per il controllo del territorio. Khartum sarebbe accusata dai sudisti di orrori contro la popolazione, un fatto che ha spinto anche la Corte Penale Internazionale a condannare al-Bashir per genocidio e crimini contro l&#8217;umanità, nonostante l&#8217;atto non abbia avuto alcuna conseguenza pratica. Il governo sudanese punterebbe sul centralismo, fomentando l&#8217;integralismo islamico contro i villaggi del sud e del Darfur al fine di proteggere la fasulla unità del Paese. Una linea tacitamente sostenuta anche dai Paesi importatori di greggio ed altri beni (cotone, bestiame, gomma arabica, etc.) come la Cina, l&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.<br />
Daoud Hari, rifugiato del Darfur negli USA dopo essere scampato alla morte nelle mani dei filo-governativi sudanesi, ha personalmente condotto una battaglia umanitaria e giornalistica che per anni lo ha spinto a vivere sul campo le innumerevoli violenze in corso tra le fazioni. Stando alla sua testimonianza, riportata nel noto best-seller “Il traduttore del silenzio” <em>(Piemme 2008)</em>, i governativi userebbero attaccare militarmente le popolazioni inermi (supportati dalle milizie e cavallo Janjawid) per ripulire le etnie ostili al processo di consolidamento accentratore di Khartum. Per contro, gli USA appoggerebbero il Sud Sudan come Stato indipendente in chiave anti-integralista islamica e per le derrate petrolifere contese tra le fazioni. Tra il 9 ed il 15 gennaio 2011 si è tenuto un referendum sull&#8217;indipendenza della regione dal resto del Sudan, programmata per il 9 luglio 2011 e riconosciuta con molte resistenze dai filo-governativi <em>(Reuters, 15-01-11 e 07-02-11).</em><br />
Il conflitto del Darfur in se, altra regione del Sudan ma a maggioranza musulmana, si inserisce di riflesso nel più ampio conflitto tra Khartum ed il Sud Sudan. Ed oltre al problema della desertificazione e della siccità che investe le popolazioni locali, anche in questo caso il governo centrale (al fine di controllare il petrolio) avrebbe fomentato le divisioni interetniche e religiose tra i gruppi nomadi e sedentari del territorio, mentre i Janjawid dal 2003 ad oggi avrebbero esteso le loro incursioni anche oltre la frontiera di confine col Chad, provocando numerosi conflitti a fuoco con i militari di N&#8217;Djamena.<br />
Di fronte agli orrori che vengono commessi all&#8217;ombra dei grandi media occidentali, tornano alla mente i conflitti in Somalia ma soprattutto in Rwanda. In quest&#8217;ultimo Paese l&#8217;ignavia pseudo-pacifista dei nostri governi nel 1994 permise il massacro interetnico di 1 milione di persone. Uno dei più grandi massacri dell&#8217;era contemporanea di fronte all&#8217;Europa dei Voltaire, degli Adenauer ma anche nell&#8217;Europa dei tanti improvvisati intellettuali che, anche in Italia, con il loro background razzistico e moralistico ritengono opportuno non impegnarsi nella pace globale, sostenendo la “diversità delle culture, che andrebbero rispettate”, ma scordandosi che nei fatti tali divisioni le abbiamo prodotte noi occidentali durante l&#8217;era coloniale.<br />
L&#8217;orrore sono i bambini-soldato, quelli che cadono, ma anche quelli che restano in piedi.<br />
Appare doveroso ricordare le osservazioni di Daoud Hari rivolte alla Comunità Internazionale, e più che altro ad ogni singolo cittadino del mondo:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“Ti chiedo di riflettere sul fatto che mentre scrivo queste parole, e probabilmente mentre tu le leggi, c&#8217;è ancora gente che viene uccisa, e gente che soffre nei campi profughi. I leader mondiali possono risolvere questo problema, se quegli stessi leader capiranno che la gente è abbastanza interessata da richiamare la loro attenzione. Quindi, se ne hai il tempo, potresti farlo. Perché è inutile correre rischi per dare notizie, se poi chi le legge non agisce”.</em></span></p>
<p><em>Di Corda M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Darfur%20e%20Sud%20Sudan.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Da Barcellona a Damasco: Il lungo cammino della democrazia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 22:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
Convergència i Unio&#8217;, il partito nazionalista catalano, ha conquistato la maggioranza relativa di Barcellona, capitale della Catalogna. Battuto il centrosinistra del premier spagnolo Zapatero ma anche i Popolari del centrodestra spagnolo. Barcellona passa quindi ai nazionalisti, demolendo con 3 seggi in più rispetto al 2007 la leadership socialista, che durava fin dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Damascu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3027" title="Damascu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Damascu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Convergència i Unio&#8217;, il partito nazionalista catalano, ha conquistato la maggioranza relativa di Barcellona, capitale della Catalogna. Battuto il centrosinistra del premier spagnolo Zapatero ma anche i Popolari del centrodestra spagnolo. Barcellona passa quindi ai nazionalisti, demolendo con 3 seggi in più rispetto al 2007 la leadership socialista, che durava fin dal 1979. Analogo risultato a Girona.<br />
Con la conquista di Barcellona, i nazionalisti del CiU diventano il primo partito di tutta la Catalogna, superando un centralismo che negli ultimi tempi aveva costretto migliaia di manifestanti in piazza contro una politica madrilena incapace di affrontare tempestivamente la crisi economica e dare fiato all&#8217;occupazione. Dopo le elezioni a Barcellona nella Plaza Catalunya il movimento degli &#8220;Indignados&#8221; ha continuato a manifestare tutto il suo disagio verso il Governo centrale.<br />
Nei Paesi Baschi è stata invece la nuova sinistra indipendentista di Bildu (erede di Batasuna) ad ottenere una buona performance con un 26% di consensi, comunque indietro rispetto al Partito Nazionalista Basco (PNV).</p>
<p>L&#8217;occidente, anche se con difficoltà, sta conoscendo la primavera di un nuovo movimento nazionalista internazionale che attraversa ormai diversi Stati della nostra vecchia Europa.</p>
<p>I popoli oggi hanno finalmente il diritto di autogovernarsi e di eleggere dei propri rappresentanti al fine di garantire, secondo i rispettivi programmi, quello sviluppo economico e quella tutela culturale che i partiti centralisti, espressione di Stati-nazione ottocenteschi, non sono più in grado di assicurare. Essere protagonisti in questa moderna globalizzazione significa amministrare direttamente il proprio territorio senza delegare il proprio voto a partiti che rappresentano interessi esterni.</p>
<p>Ma se in Europa questo principio sta lentamente avanzando sui grandi numeri della politica, in Medio Oriente vi sono numerosi casi dove la democrazia nel 2011 è ancora un istituto semisconosciuto e per il quale migliaia di riformisti si stanno riversando nelle piazze, sfidando gli autoritarismi che li governano. Come nello Yemen ed in Siria.<br />
Nel primo caso proseguono i disordini tra i governativi e le popolazioni del sud in un Paese gestito da una logica tribale e che vede accentrato nel solo 4% dei suoi cittadini l&#8217;intera ricchezza determinata prevalentemente da esportazioni di gas e petrolio.<br />
Il governo è accusato di corruzione e di sistematica soppressione del dissenso. Tutti i principali organi di informazione sono controllati dall&#8217;establishment al potere e sono diversi i casi di discriminazione a carico della popolazione denunciati dai massimi organismi internazionali.<br />
Secondo fonti ONU, nell&#8217;ultima settimana di maggio in soli due giorni l&#8217;esercito yemenita e le guardie repubblicane controllate dal governo avrebbero ucciso oltre 50 civili nel tentativo di soffocare le proteste che mirano ad instaurare una repubblica democratica.<br />
Il presidente &#8216;Ali &#8216;Abd Allah Saleh lo scorso 23 marzo ha annunciato l&#8217;intenzione di indire entro la fine del 2011 nuove elezioni ed un referendum costituzionale destinato a riorganizzare le istituzioni di Sana&#8217;a. Il 23 aprile scorso, su intervento del Consiglio di Cooperazione del Golfo (formato dalle principali monarchie saudite arabe come quella saudita e del Qatar), Saleh avrebbe accettato di condurre una transizione istituzionale per poi dimettersi, ottenendo in cambio l&#8217;immunità. Anche il Bahrein (membro del Consiglio di Cooperazione) è alle prese con una rivolta interna. Il re Hamad Ben Issa al Khalifa ha rivolto un appello all&#8217;opposizione proponendo la data del primo luglio come avvio per un dialogo nazionale destinato a riportare la calma.</p>
<p>Per la Siria la situazione è molto più complessa. E&#8217; la punta di diamante della politica anti-israeliana in Medio Oriente ai confini col Libano, circostanza che fa entrare il regime ba&#8217;thista in piena sintonia con l&#8217;Iran e gli Hizb&#8217;Allah libanesi, lo strumento politico-militare con il quale Damasco interagisce direttamente nella vita di Beirut. Ma quanti sanno che il Capo di Stato Italiano Giorgio Napolitano nel 2010 ha conferito al presidente siriano Bashar al-Assad il titolo di &#8220;Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell&#8217;Ordine al merito della Repubblica Italiana&#8221;?<br />
Oggi lo stesso Assad è l&#8217;autore di una politica repressiva a carico delle contestazioni al regime del suo partito Ba&#8217;th, ma diversi cittadini avrebbero già deciso di intraprendere una resistenza armata dopo il bagno di sangue delle scorse settimane attuato dalle truppe governative. Nella cittadina di Rastan, nei pressi di Homs, la popolazione avrebbe risposto al fuoco dell&#8217;artiglieria e dei blindati siriani. L&#8217;Unione Europea è intervenuta lanciando delle sanzioni contro Damasco, come il congelamento dei beni di oltre 13 funzionari del regime, ma non del presidente. E&#8217; stato inoltre avviato un embargo di armi contro la Siria.<br />
Il doppiopesismo dell&#8217;occidente nella trattazione dell&#8217;affare siriano denota l&#8217;enorme difficoltà nel calmierare una situazione nella quale gli interessi economici si sovrappongono a quelli politici: se infatti per alcuni Stati è preferibile continuare la partnership commerciale con il regime di Assad sottovalutando il peso della repressione contro i civili, per altri Stati la repressione sarebbe un&#8217;ottima giustificazione con la quale indebolire e destabilizzare il governo siriano e la sua politica estera nella regione. Ma nessuno allo stato attuale (e neppure Washington) contempla una soluzione militare. Il 31 maggio il presidente Assad nel tentativo di placare le proteste contro i 48 anni di regime a partito unico ha annunciato un&#8217;amnistia generale a favore dei ribelli e dei partiti illegalizzati, inclusi i “Fratelli Musulmani” (particolarmente attivi in Egitto).</p>
<p>Il vento della democrazia continua a soffiare, e se in Europa sta consentendo alle minoranze di emergere, in Oriente è destinato a cambiare per sempre la natura degli autoritarismi che proprio l&#8217;occidente ha contribuito a consolidare.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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