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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; usa</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Da Hormuz alla Sardegna, che piange, ma ha gas nel sottosuolo</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2026/04/da-hormuz-alla-sardegna-che-piange-ma-ha-gas-nel-sottosuolo/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Nazioni Unite si apprestano a votare al Consiglio di Sicurezza un documento del Bahrein che potrebbe approvare un&#8217;azione per rendere libera la navigazione nello Stretto di Hormuz, a fronte dei gravi rischi in arrivo sul mercato energetico. L&#8217;esito del voto non è scontato come si potrebbe pensare, ma si sta verificando ciò che abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/GPP.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20258" title="gpp" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/GPP.jpg" alt="" width="605" height="432" /></a></p>
<p>Le Nazioni Unite si apprestano a votare al Consiglio di Sicurezza un documento del Bahrein che potrebbe approvare un&#8217;azione per rendere libera la navigazione nello Stretto di Hormuz, a fronte dei gravi rischi in arrivo sul mercato energetico.</p>
<p>L&#8217;esito del voto non è scontato come si potrebbe pensare, ma si sta verificando ciò che abbiamo sempre sostenuto: l&#8217;impasse della guerra in Iran può essere aggirato solamente tramite un&#8217;iniziativa per il rispetto del diritto internazionale e dunque per garantire la libera navigazione.</p>
<p>Questo offrirebbe a diversi paesi una copertura legale per addentrarsi nelle iniziative militari necessarie a far cessare le minacce iraniane alla circolazione dei navigli.</p>
<p>Ma ciò che non è scontato, oltre al voto dell&#8217;ONU, sono i risultati di un&#8217;ipotetica coalizione internazionale per la sicurezza di Hormuz.<br />
L&#8217;intelligence americana stima che Teheran possieda ancora migliaia di lanciatori di missili e droni. E, come noto, in una simile guerra asimmetrica, i Pasdaran non hanno bisogno di sfidare la potenza di fuoco americana o di altri paesi in modo diretto, ma la necessità di mostrare che anche solo una petroliera può essere colpita.</p>
<p>Il capitale della paura si trasforma automaticamente in un capitale del rischio per le compagnie assicurative che coprono i navigli, e pertanto esiste la possibilità che la navigazione non torni mai più libera come un tempo.</p>
<p>Intendiamoci, lo Stretto è stato già bloccato ed è stato già liberato in passato, ma all&#8217;epoca non esistevano droni né un simile divario di costo tra strumenti di attacco e strumenti di difesa. Oggi ci troviamo in uno scenario completamente inedito. Almeno per chi ha avuto la superbia di non trarre lezioni dalle peculiarità di quattro lunghi anni di conflitto in Ucraina.</p>
<p>E se la crisi non dovesse finire presto, interi territori del nostro paese ne pagheranno le conseguenze. A partire da quelli con le economie più fragili, come la Sardegna, dal tessuto produttivo scarsamente diversificato e scarsamente specializzato. Dove monoculture a basso valore aggiunto, come il turismo, danno ossigeno a centinaia di migliaia di famiglie.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Le ricadute sui prezzi del greggio, e in particolare anche della quota di idrocarburi destinata ai voli aerei di tutta Europa, rischiano di determinare una pesante flessione del settore, con le conseguenze che possiamo immaginare. Ryanair e Lufthansa, nei loro comunicati, reputano fondamentale la finestra di tempo per gli approvvigionamenti che osserveremo da aprile a giugno.</p>
<p>L&#8217;iniziativa americana, per quanto lodevole nell&#8217;idea di abbattere un regime sanguinario come quello iraniano, è stata chiaramente gestita in modo vergognosamente dilettantesco, denotando l&#8217;insipienza dell&#8217;amministrazione USA, perché ha generato problemi che oggi obbligano l&#8217;intera comunità internazionale a farvi fronte.</p>
<p>Ma come farvi fronte in merito al mercato energetico?</p>
<p>Nel breve termine non esistono rapide soluzioni, nel medio-lungo termine invece potremmo indubbiamente riprendere il tema della diversificazione energetica: trivellazioni/prospezioni su gas e petrolio, nucleare ed ovviamente anche rinnovabili.</p>
<p>La Sardegna paga il suo declino economico anche in ragione degli alti costi energetici, aspetto di cui numerosi comitati ambientalisti non tengono conto. Eppure la presenza di gas, petrolio, nucleare e/o grandi impianti eolici e solari – ovviamente se tutti collocati entro serio rispetto paesaggistico – potrebbero apportare fondamentali ricadute economiche ed occupazionali.</p>
<p>Ricordate il “Progetto Eleonora”? Nel 2009 la Regione Sardegna avviò l&#8217;iter per procedere alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nell&#8217;oristanese, a favore della Saras S.P.A., ma l&#8217;opposizione popolare fece saltare tutto.</p>
<p>Probabilmente oggi dovremmo riprendere tali intendimenti, oltre ad occuparci di import in un mondo sempre più instabile, e cercare un punto di accordo tra popolazioni locali e aziende del settore.</p>
<p>Perché in Svizzera riescono a far convivere centrali atomiche con verdi pascoli ed agricoltura di grande pregio ambientale senza che a numerosi “comitati civici” venga il mal di pancia?</p>
<p>Ovviamente è una domanda retorica, ma dato il contesto internazionale, è del tutto evidente che nel nostro futuro serviranno meno chiacchiere ideologiche e più pragmatismo. E se vogliamo realmente apportare benefici ai cittadini di territori interessati da infrastrutture energetiche, al posto di immaginare improbabili soluzioni “sovietiche” con fallimentari aziende parapubbliche, dovremmo iniziare a ridiscutere i criteri di determinazione del PUN (il prezzo unico nazionale dell&#8217;energia), in termini seriamente federalistici.</p>
<p>Diciamo meno “no” e più “sì”.</p>
<p>Diciamo “meno assistenzialismo” e “più mercato”.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Da-Hormuz-alla-Sardegna.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Solidarietà all&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2022/02/solidarieta-allucraina/</link>
		<comments>https://www.sanatzione.eu/2022/02/solidarieta-allucraina/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Feb 2022 19:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sa Natzione esprime tutta la propria solidarietà all&#8217;Ucraina, contro la barbara aggressione del governo russo. Si auspica che la comunità internazionale, ed in particolare UE, USA e NATO, adottino tutte le sanzioni e le misure necessarie per spingere Mosca ad una cessazione delle ostilità, nell&#8217;interesse delle popolazioni colpite dall&#8217;attacco. Redazione SANATZIONE.EU]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/02/Ukrainskie-flagi-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18882" title="ukrainskie-flagi-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/02/Ukrainskie-flagi-URN.jpg" alt="" width="605" height="401" /></a></em></p>
<p><em>Sa Natzione</em> esprime tutta la propria solidarietà all&#8217;Ucraina, contro la barbara aggressione del governo russo.</p>
<p>Si auspica che la comunità internazionale, ed in particolare UE, USA e NATO, adottino tutte le sanzioni e le misure necessarie per spingere Mosca ad una cessazione delle ostilità, nell&#8217;interesse delle popolazioni colpite dall&#8217;attacco.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>La verità sull&#8217;embargo contro Cuba</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2021/01/la-verita-sullembargo-contro-cuba/</link>
		<comments>https://www.sanatzione.eu/2021/01/la-verita-sullembargo-contro-cuba/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2021 13:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;embargo contro Cuba è la causa principale dei problemi economici dell&#8217;isola? E in cosa consiste realmente? Osserviamo i dati della bilancia commerciale cubana, che scambia abitualmente con tutto il mondo, USA compresi. E i contorni di una narrazione che, paradossalmente, spinge le sinistre radicali a chiedere la fine dell&#8217;embargo, per una maggiore apertura al libero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;embargo contro Cuba è la causa principale dei problemi economici dell&#8217;isola?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>E in cosa consiste realmente?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Osserviamo i dati della bilancia commerciale cubana, che scambia abitualmente con tutto il mondo, USA compresi. E i contorni di una narrazione che, paradossalmente, spinge le sinistre radicali a chiedere la fine dell&#8217;embargo, per una maggiore apertura al libero mercato, alla globalizzazione, e in definitiva, al “capitalismo”.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/01/Cubas.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18501" title="cubas" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/01/Cubas.jpg" alt="" width="605" height="437" /></a></p>
<p>Tra i miti più longevi presenti nell&#8217;arena della politica internazionale abbiamo sicuramente quelli che riguardano l&#8217;embargo statunitense contro Cuba.</p>
<p>La narrazione più diffusa è che ai cubani sarebbe impedito qualsiasi commercio e che per tale ragione Cuba sarebbe costretta ad affrontare notevoli difficoltà economiche e sociali.</p>
<p>Ma quanto c&#8217;è di vero in questa narrazione?</p>
<p>Ben poco.</p>
<p>Prima di addentrarci nei principali provvedimenti legali degli USA a carico dei Castro, ricordiamoci che in realtà l&#8217;embargo americano riguarda principalmente, e neppure in maniera integrale, il commercio bilaterale tra i soli Cuba e USA.</p>
<p>L&#8217;Avana è libera di commerciare col resto del mondo ed è ciò che avviene da sempre.</p>
<p>I <a href="https://oec.world/en/profile/country/cub" target="_blank">dati OEC</a> ci offrono un&#8217;esaustiva panoramica della bilancia commerciale cubana.</p>
<p>Dove e quanto esporta il regime castrista?</p>
<p>Al 2018, per il 37,7% in Cina, per l&#8217;11,2% in Spagna, per il 5,06% in Germania, per il 4,42% ad Hong Kong, per il 4,09% in Portogallo, per il 3,19% in Svizzera, per il 2,61% in Brasile e per l&#8217;1,36% in Italia, etc.</p>
<p>E da dove e quanto importa?</p>
<p>Al 2018, per il 19,7% dalla Spagna, al 18,5% dalla Cina, al 7,19% dal Messico, al 6,38% dalla Russia, al 5,58% dall&#8217;Italia, al 4,48% dalla Germania, e al 4,04% dagli USA (proprio loro), e da altri paesi.</p>
<p>Come potrete notare, Cuba commercia sia con paesi democratici che autoritari, europei e non.</p>
<p>Ma che cosa commercia?</p>
<p>Fondamentalmente, come tante economie scarsamente specializzate, esporta prodotti del settore primario e materie prime. Ad esempio tabacco, zucchero, liquori e nickel. Mentre importa di tutto, per quanto possibile, essendo un paese povero (persino pollame). All&#8217;epoca dell&#8217;URSS riceveva inoltre cospicui aiuti di vario genere per tenere a galla l&#8217;economia, che oggi viene incentrata anche sul turismo, principalmente controllato dallo Stato.</p>
<p>Le sanzioni USA inoltre non riguardano aiuti e/o supporti farmaceutici e paramedicali. L&#8217;Italia, e in particolare la Lombardia, solo per citare un dettaglio, esportano abitualmente apparecchi elettromedicali a Cuba, mentre l&#8217;intero paese <a href="https://www.mglobale.it/analisi-di-mercato/tutte-le-news/economia-cubana-e-opportunita-per-imprese-italiane.kl" target="_blank">ha esportato</a> nell&#8217;isola beni per un valore di 332,3 milioni di euro (2015), <a href="https://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=43" target="_blank">in testa</a> prodotti chimici e macchinari.</p>
<p>Ma veniamo all&#8217;aspetto storico e politico di questo embargo: le prime sanzioni partirono dall&#8217;epoca dell&#8217;amministrazione Eisenhower, nel 1958, e colpirono prevalentemente il regime di Fulgencio Batista nel comparto delle armi (per violazioni del Trattato interamericano di Rio, che vietava la vendita di armi per scopi offensivi). Successivamente, quando Castro rovesciò Batista, per aggirare l&#8217;embargo sulle armi, Cuba ricevette armi dall&#8217;Unione Sovietica, provocando di fatto un&#8217;escalation di misure e contromisure con gli USA. Washington infatti ridusse l&#8217;export verso Cuba e Cuba nazionalizzò progressivamente le imprese americane che sino ad allora operavano nell&#8217;isola. Ciò spinse l&#8217;amministrazione americana a varare il primo embargo commerciale, escludendo cibo e medicine.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La tensione proseguì anche con la successiva amministrazione Kennedy, che varò i principali divieti tutt&#8217;ora parzialmente vigenti nei rapporti commerciali tra USA e Cuba, emendando ed estendendo la portata delle sanzioni. Per esempio nel 1962, nel Foreign assistance act, o nel Trading with the enemy act. Un embargo che finì per riguardare tutti i prodotti cubani, il congelamento dei beni cubani negli Stati Uniti (che sino ad allora era il primo partner commerciale), e le restrizioni agli spostamenti.<br />
Nella fattispecie, bisogna ricordare che le restrizioni agli spostamenti dei cittadini americani a Cuba sono terminate nel 1977, benché col divieto di effettuare dirette transazioni monetarie.</p>
<p>Negli anni Novanta, dopo il crollo dell&#8217;URSS, essendo venuti meno gli aiuti economici del blocco socialista verso Cuba, gli USA hanno tentato di dare un&#8217;ulteriore spallata al regime castrista nel tentativo di affermare la democrazia. Le rinnovate tensioni tra i due vicini-avversari hanno così portato al Cuban democracy act del 1992, e soprattutto all&#8217;Helms-Burton act del 1996.</p>
<p>Questi provvedimenti hanno cercato di estendere l&#8217;embargo a tutte le società straniere coinvolte nel commercio con L&#8217;Avana, ma non hanno mai trovato piena applicazione per l&#8217;opposizione della comunità internazionale.<br />
Numerosi e singoli Stati infatti si sono opposti per poter continuare ad effettuare liberamente affari con Cuba (più tardi, UE compresa).<br />
Inoltre, nel 2000, a seguito della protesta di imprese agricole col governo USA, l&#8217;amministrazione Clinton ha allentato i divieti per la vendita di prodotti agricoli verso Cuba ( Trade sanctions reform and export enhancement act).<br />
Così, come evidenziato dall&#8217;<a href="https://www.economist.com/the-americas/2008/08/14/patchy-blockade" target="_blank">Economist</a>, la vendita di prodotti agricoli USA ha registrato volumi per oltre 600 milioni di dollari all&#8217;anno. E nei fatti, numerosi marchi americani sono comunque venduti a Cuba. Ad esempio in alcuni alberghi statali è possibile trovare Coca Cola prodotta in Messico, mentre in vari uffici sono presenti computer equipaggiati Microsoft.</p>
<p>Dal canto suo il regime cubano ha tentato timide liberalizzazioni, consentendo ai privati di avviare alcune attività commerciali, e persino di occuparsi di piccola ricettività (a grandi linee, l&#8217;equivalente dei nostri bed &amp; breakfast).</p>
<p>In conclusione, l&#8217;economia cubana non è mai stata realmente stritolata dall&#8217;embargo americano, benché sicuramente l&#8217;annullamento del blocco porterebbe nuovi vantaggi, sia al popolo cubano che all&#8217;imprenditoria americana. La Camera del Commercio USA <a href="http://www.dollarsandsense.org/archives/2009/0309pepper.html" target="_blank">stima perdite</a> per gli americani quantificabili in 1,2 miliardi di dollari all&#8217;anno.<br />
Paradossalmente, oggi, quando si parla di Cuba, è proprio la sinistra radicale a chiedere con forza più libero mercato, e quindi “più capitalismo” (che in definitiva riguarderebbe i soli rapporti commerciali tra due paesi).</p>
<p>I deficit dell&#8217;economia cubana derivano essenzialmente dall&#8217;ideologia socialista imposta dal governo de L&#8217;Avana, per tre ragioni fondamentali:</p>
<p>1) la più ovvia, perché ha limitato e annullato la proprietà privata e il libero commercio al suo popolo, tagliando drasticamente le possibilità di incrementare e diffondere nuova ricchezza, impoverendo Cuba;</p>
<p>2) perché, come varie esperienze socialiste, ha tentato un approccio autarchico e per lungo tempo ha chiuso, come in un embargo auto-inflitto, la possibilità di importare prodotti esteri che potevano essere commerciati nell&#8217;isola. Ciò perché il regime temeva che il popolo cubano venisse “contaminato dall&#8217;ideologia consumistica”. Il risultato di questa autentica follia ebbe varie conseguenze (per lunghi anni, persino la scarsa diffusione di comuni elettrodomestici);</p>
<p>3) perché la perdita del suo primo partner commerciale, gli USA, è un prodotto della guerra fredda, in cui i Castro scelsero di allearsi al regime sovietico, danneggiando il proprio popolo e alimentando numerosi miti e narrazioni sull&#8217;embargo. Embargo che inoltre non ha mai impedito a Cuba di avviare politiche estere all&#8217;insegna del soft power (ad esempio costruendo una rete di alleanze nel terzo mondo, e segnatamente in America latina); mentre in patria alimentava il fossato tra ricchi e poveri. Ossia tra membri dell&#8217;élite politico-militare cubana, che ha sempre vissuto nell&#8217;agiatezza, e tutti gli altri, che hanno dovuto raccogliere il peso delle privazioni subite dal paese.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/01/URN-Sardinnya-Esteri-La-verità-sullembargo-contro-Cuba.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La Corea, la Siria, la Russia e la &#8216;teoria del pazzo&#8217;</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2018/04/la-corea-la-siria-la-russia-e-la-teoria-del-pazzo/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 17:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corea del Nord ha scelto di sedersi al tavolo delle trattative. Un buon risultato per la politica estera di Trump, che sposa una linea già utilizzata con successo da precedenti amministrazioni USA, e chiamata &#8220;teoria del pazzo&#8221;. L&#8217;aggressività militare della Casa Bianca premiò Nixon nel portare il Vietnam del Nord alla pace, ma soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>La Corea del Nord ha scelto di sedersi al tavolo delle trattative. Un buon risultato per la politica estera di Trump, che sposa una linea già utilizzata con successo da precedenti amministrazioni USA, e chiamata &#8220;teoria del pazzo&#8221;. </em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;aggressività militare della Casa Bianca premiò Nixon nel portare il Vietnam del Nord alla pace, ma soprattutto Reagan nel suo piano di riarmo contro l&#8217;Unione Sovietica, spingendo quest&#8217;ultima a dissanguare la propria economia in una corsa agli armamenti che portò al Trattato INF e alla fine della guerra fredda. </em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Ma è sempre una linea ottimale? &#8211; Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/J-e-M-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16406" title="j-e-m-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/J-e-M-URN.jpg" alt="" width="605" height="416" /></a></p>
<p>A differenza della Siria, dove il quadro geopolitico appare di gran lunga più articolato, il caso della Corea del Nord pare rientrare in un preciso filone di approccio tenuto dalla politica estera americana.</p>
<p>Un filone non seguito da tutti gli inquilini della Casa Bianca ma utilizzato in specifiche contingenze internazionali.</p>
<p>Nixon, Reagan e Trump sono stati i principali esponenti ad essersene avvalsi.</p>
<p>In cosa consiste?</p>
<p>Nel trasmettere l&#8217;immagine di un&#8217;amministrazione disposta all&#8217;uso del suo massimo potenziale militare pur di fermare l&#8217;avversario del momento, anche a costo di sanguinose perdite per entrambe le parti. Un ruolo impersonato da una figura presidenziale considerata fuori dai classici standard diplomatici, e poco propensa ad ascoltare i prudenti consigli del proprio staff di esperti (i quali in realtà potrebbero essere i registi, assieme ai vertici militari, della condotta presidenziale). Un &#8220;pazzo&#8221; insomma.</p>
<p>Si tratta di una minaccia, per lo più confinata alla sola dialettica politica, la cui ricaduta militare si sostanzia in tre caratteristiche essenziali: 1) un incremento o una ricollocazione delle risorse destinate all&#8217;arsenale bellico; 2) un riposizionamento geografico dei mezzi militari nella diretta prossimità del territorio nemico, con l&#8217;obiettivo di sviluppare una pressione politica; 3) un eventuale attacco diretto verso obiettivi militari nemici di secondaria o simbolica importanza, non necessariamente teso a mutare la leadership del Paese nemico.</p>
<p>La misura può produrre benefici politici, ma non di spesa pubblica (come suggerisce Lew Rockwell), sia all&#8217;estero che in patria, a seconda dell&#8217;intensità con cui viene gestita.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/38mo-parallelo-URN.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16411" title="38mo-parallelo-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/38mo-parallelo-URN.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>Oggi la Corea del Nord pare essere tornata al tavolo della pace dopo una nuova corsa al nucleare, esercitata a base di test nei mari degli influenti vicini, Seul e Tokyo.</p>
<p>Bisogna tuttavia considerare che anche il governo di Pyongyang si è avvalso di una logica simile e non ci sono pertanto garanzie positive sugli esiti finali del processo di pace. Infatti, nonostante il momentaneo successo di Trump, Kim Jong-un, presidente a vita di un Paese economicamente dipendente dalla Cina, ha utilizzato la minaccia nucleare come strumento per aumentare il proprio peso sia in politica estera che interna. Ottenendo così sia attenzione internazionale, e sia, agli occhi dei nordcoreani, l&#8217;immagine di un leader risoluto nel rispondere alla &#8220;minaccia di Washington&#8221;, concreta o presunta, che circonderebbe il &#8220;paradiso socialista&#8221;.</p>
<p>Sul piano storico, esistono precisi esempi di successo portati avanti dalla Casa Bianca. Pensiamo a Nixon, considerato il &#8220;pazzo&#8221; per eccellenza, il quale, ispirato in realtà da un vecchio premier israeliano, Moshe Sharret, intervenne pesantemente in Cambogia con bombardamenti a tappeto, portando poi il Vietnam del Nord ai negoziati di pace del 1973.</p>
<p>Ma soprattutto, il maggiore successo di questa singolare politica estera fu ottenuto da Ronald Reagan, che col suo programma di riarmo e ricollocazione dell&#8217;arsenale missilistico contro l&#8217;URSS spinse quest&#8217;ultima a seguire un esoso programma di confronto con Washington, perdendo infine il braccio di ferro, e dando luogo al Trattato INF del 1987 con cui finì la crisi degli &#8220;euromissili&#8221;.<br />
Su questo specifico avvenimento esiste un antefatto da ricordare, ossia le ragioni per cui nacque tale crisi: Reagan rilanciò la potenza americana in una fase in cui gli USA, dopo il disastro del Vietnam, apparivano indeboliti sia sul piano interno che esterno. Le precedenti amministrazioni di Ford e Carter, oltre ai temi economici, dovettero confrontarsi con un mondo in cui l&#8217;Unione Sovietica seppe cogliere queste debolezze. Sia perché Mosca riprese lo sviluppo del suo arsenale nucleare, e sia tramite l&#8217;invasione dell&#8217;Afghanistan (1979), oltre il sostegno a movimenti rivoluzionari vari sparsi nel globo. Fu proprio nel 1979 che venne rispolverata la tattica Nixon e la NATO avviò un programma di dispiegamento di missili Pershing 2 e Tomahawk nell&#8217;Europa occidentale. Questa tattica trovò attuazione sotto l&#8217;amministrazione Reagan, la quale venne accusata dalla stampa e dai Democratici dell&#8217;epoca di alimentare una condotta guerrafondaia che avrebbe potuto sviluppare una guerra nucleare.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/G-e-R-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-16409" title="g-e-r-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/G-e-R-URN.jpg" alt="" width="330" height="184" /></a>Mosca corse ai ripari finanziando ingenti manifestazioni pacifiste nell&#8217;Europa occidentale, nel tentativo di indurre il governo Reagan (ma anche di Thatcher e alleati) a ritirare i missili, ma si ritrovò obbligata a spendere ulteriori risorse facendole gravare sul bilancio di un&#8217;economia, quella sovietica, in pessime condizioni. Incapace di reggere il confronto con i ritmi e la produttività del capitalismo statunitense.</p>
<p>Reagan infatti lanciò anche il cosiddetto programma di &#8220;Guerre Stellari&#8221;, un cinematografico proposito di creare uno scudo spaziale per arrestare sul nascere la minaccia nucleare sovietica, certo che Mosca, occupata ad inseguire sia i bluff che i reali dispiegamenti USA, sarebbe stata obbligata a capitolare. L&#8217;unico quesito pertanto non ruotava sul &#8220;come&#8221;, ma sul &#8220;quando&#8221; ciò sarebbe avvenuto.</p>
<p>La storia diede ragione a Reagan, e sotto l&#8217;amministrazione Bush avvenne l&#8217;implosione dell&#8217;Unione Sovietica, con cui finì l&#8217;equilibrio del terrore tra le due superpotenze. Ma non prima della sottoscrizione del Trattato INF e del ritiro del contingente russo da Kabul.</p>
<p>Eppure la storia esprime altri precedenti adottati dalle amministrazioni USA. I più importanti riguardano le presidenze di Roosevelt (1933-1945) e Truman (1945-1953) nei confronti dell&#8217;esercito imperiale giapponese.<br />
La linea di questi due presidenti presenta alcune assonanze con i fautori della &#8220;teoria del pazzo&#8221;.<br />
Roosevelt ad esempio fu ben consapevole del fatto che l&#8217;efficienza del Giappone all&#8217;epoca dell&#8217;attacco a Pearl Harbor, durante la seconda guerra mondiale, non sarebbe stata in grado di confrontarsi, nel medio e nel lungo termine, con la produttività bellica del gigante americano, lanciato all&#8217;assalto del piccolo ma rigido governo nipponico (il quale subì pure il tagliò delle linee di rifornimento al proprio esercito presso le colonie del sudest asiatico).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Truman invece si spinse oltre, ed utilizzò realmente due bombe atomiche come nuovo strumento per chiudere definitivamente il conflitto nel Pacifico. Un conflitto che, almeno stando alle &#8220;giustificazioni morali&#8221; sostenute dagli USA, se fosse proseguito, avrebbe comportato ancora ulteriori spargimenti di sangue.<br />
Possiamo quindi domandarci se Truman, essendosi avvalso dell&#8217;arma più potente in dotazione alle sue forze armate, sia stato l&#8217;unico vero &#8220;pazzo&#8221; della politica americana. Ciò nonostante, nel corso della successiva Guerra di Corea, con cui la penisola venne spezzata in due (1950-1953), non usò più l&#8217;arma atomica, negando il permesso del suo utilizzo al generale Douglas MacArthur.</p>
<p>Gli storici continueranno a dibattere su questo e altri temi. Oggi però dovrebbe farci riflettere un&#8217;osservazione di Macron, <a href="http://www.foxnews.com/transcript/2018/04/22/president-macron-on-relations-with-us-syria-and-russia.html" target="_blank">intervistato da Fox News</a>, in occasione del recente attacco di USA, GB e Francia in Siria, secondo cui Putin sarebbe un uomo intelligente e caparbio nell&#8217;espandersi, sfruttando le debolezze altrui. Ragion per cui avrebbe meritato una rapida risposta militare sul terreno.</p>
<p>Tra le righe, il Macron &#8220;churchelliano&#8221; relega Assad e le presunte armi chimiche a mere comparse mediatiche e ci fa capire che il teatro mediorientale non sarebbe altro che un confronto diretto con la Russia per limitarne l&#8217;espansione, giustificando così una politica estera aggressiva, che ha in Trump il suo alfiere. E, com&#8217;è comprensibile, avversata da una buona parte degli intellettuali e della pubblica opinione.<br />
Si tratta di una risposta al parziale disimpegno estero avutosi negli anni di Barack Obama?</p>
<p>La storia ci insegna che per ogni nuovo &#8220;pazzo&#8221; alla guida di un governo, ne emerge sempre qualcun altro che cerca di riportare l&#8217;ordine, creando infine un mondo non sempre stabile ma attraversato da periodiche e sanguinose crisi.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/URN-Sardinnya-Esteri-La-teoria-del-pazzo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La CIA apre al pubblico i files sulla Sardegna</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 15:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La CIA apre al pubblico i suoi archivi, decine i documenti desecretati sulla Sardegna grazie al Freedom of Information Act: dalla seconda guerra mondiale ai presunti rapporti dell&#8217;indipendentismo sardo con la vecchia Libia di Gheddafi. E appare persino un deciso interesse dei servizi segreti USA verso la lingua sarda. Vediamo di cosa si tratta – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>La CIA apre al pubblico i suoi archivi, decine i documenti desecretati sulla Sardegna grazie al Freedom of Information Act: dalla seconda guerra mondiale ai presunti rapporti dell&#8217;indipendentismo sardo con la vecchia Libia di Gheddafi. E appare persino un deciso interesse dei servizi segreti USA verso la lingua sarda. Vediamo di cosa si tratta – Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CIA-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14858" title="CIA - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CIA-URN.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La più piccola minoranza al mondo è l&#8217;individuo. Chiunque neghi i diritti dell&#8217;individuo non può sostenere di essere un difensore delle minoranze.”</em><br />
<span style="color: #0000ff;">Ayn Rand, 1905-1982.</span></p>
<p>Pochi sanno che a Langley, in Virginia, nella sede della CIA, e negli archivi digitali del Maryland, esistono decine e decine di sardi classificati per nome ed appartenenza politica. Si tratta solamente di una parte del vasto schedario inerente tre tipologie di documenti desecretati dall&#8217;intelligence USA relativi alla Sardegna ed oggi aperti al pubblico.<br />
Ma di cosa si tratta esattamente?</p>
<p>L&#8217;agenzia americana, sulla base del <a href="https://www.foia.gov/" target="_blank">Freedom of Informaction Act</a>, “Atto per la libertà d&#8217;informazione”, emendato ed implementato da Washington nel 1996 al fine di garantire pubblica trasparenza all&#8217;operato dei servizi segreti all&#8217;estero e di fornire materiale di rilevanza storica, ha digitalizzato circa 13 milioni di documenti (<a href="https://www.justice.gov/oip/blog/foia-update-freedom-information-act-5-usc-sect-552-amended-public-law-no-104-231-110-stat" target="_blank">U.S. Department of Justice</a>). Tra questi ve ne sono diversi riguardanti la nostra isola.<br />
La “<a href="https://www.cia.gov/library/readingroom/" target="_blank">reading room</a>” offre materiale relativo alla seconda guerra mondiale, consistente nei movimenti delle forze sul campo; poi materiale relativo alla guerra fredda, consistente in un&#8217;opera di sorveglianza, ordini e raccomandazioni tanto ai propri servizi, quanto agli alleati internazionali; infine materiale di stampa consistente in una raccolta di periodici e quotidiani inerenti a due precisi argomenti: eversione e terrorismo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Per “eversione” dobbiamo intendere tutti quei documenti in cui sono stati classificati quei sardi che durante la guerra fredda sono stati parte attiva del Partito Comunista Italiano, all&#8217;epoca, seppur democratico, considerato una minaccia al posizionamento geopolitico dell&#8217;Italia (nonostante questa, anche con l&#8217;appoggio del PCI, avesse aderito alla NATO). E sardi che a vario titolo hanno preso parte a movimenti di sinistra radicale. Per “terrorismo” infatti dobbiamo intendere anche quelle sigle passate al crimine, al banditismo, più o meno organizzato, o alla lotta armata, e a torto ritenute suscettibili di poter influenzare l&#8217;elettorato rispetto all&#8217;egemonia politica esercitata dalla Democrazia Cristiana. Le fonti più rilevanti citano il M.A.S. (<em>Movimento Armato Sardo</em>), brevemente attivo nei primi anni Ottanta; ed i presunti rapporti dell&#8217;indipendentismo sardo con la vecchia Libia di Gheddafi. Si tratta tuttavia di comuni notizie di stampa. E in alcuni casi di report relativi ai traffici ed ai passaggi di terzi sorvegliati nei maggiori scali portuali e aeroportuali sardi verso altre destinazioni del Mediterraneo.</p>
<p>Inutile aggiungere che sotto questo profilo, oltre ad un&#8217;importante curiosità che vedremo tra poco, non si trova materiale storicamente rilevante, né particolari novità utili a sviluppare analisi o valutazioni diverse da quelle già ampiamente note.<br />
Del resto un&#8217;agenzia spionistica non avrebbe alcun interesse a divulgare documenti ipoteticamente compromettenti, sia per le proprie attività che per quelle dei suoi alleati italiani. Verosimilmente oggi l&#8217;attività di sorveglianza si indirizza maggiormente verso le reti del terrorismo islamico.</p>
<p>La curiosità di cui tenere conto riguarda sicuramente un documento interno alla NSA (<em>National Security Agency</em>), ed alle strutture annesse, datato 1985, nel quale veniva raccomandata la formazione di linguisti francesi ed italiani per parlare “i dialetti” corso, sardo e siciliano. Tale documento afferma che dal 1984, dietro impulso di James Brennan, è stato realizzato un database comprendente un comitato di esperti deputati a collaborare sia con i servizi segreti locali che con quelli statunitensi, al fine di coordinare tempestive misure di prevenzione in chiave anti-eversiva. Grazie a questo documento (<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CIA-RDP87M00220R000100170003.pdf" target="_blank">vedi PDF</a>) deduciamo che sino alla metà degli anni Ottanta si era sottovalutata la lingua sarda come efficace fattore di sorveglianza, e il cui valore è stato scoperto solo a seguito dell&#8217;accresciuta operosità di alcuni gruppi sardi nel corso di quel decennio (tra cui il già citato M.A.S.).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/NSA-URN.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14863" title="NSA - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/NSA-URN.jpg" alt="" width="330" height="171" /></a>A prescindere dalla necessità di sviluppare efficaci sistemi di controllo, viene da domandarsi in base a quale diritto un&#8217;istituzione estera abbia potuto registrare, a loro insaputa, i nominativi di tanti sardi, soprattutto democratici e totalmente estranei alle attività illecite di pochi.<br />
Non possiamo tuttavia stupirci di questa continua invasione alla privacy a fronte dello scandalo globale causato dalle rivelazioni di Edward Snowden in merito al programma PRISM, oggi in grado di catalogare le informazioni di qualsiasi individuo in qualsiasi angolo della terra.</p>
<p>Impossibile inoltre stabilire se queste intrusioni possano dare luogo a forme di ingerenza nella politica regionale. E&#8217; certo che questa valutazione rientrerebbe più nell&#8217;ordine della sfera politica che in quella della sicurezza: sia per i rapporti di collaborazione tra Italia e USA; sia per la natura dei nostri partiti indipendentisti, pienamente democratici e non ostili agli interessi di nazioni alleate.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/URN-Sardinnya-Esteri-CIA-desecreta-files-sulla-Sardegna.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Donald J. Trump est su presidente nou in sos Istados Unidos</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 16:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[De Anthony Muroni, trad. CSU. Contr’a totu sos pronosticos e sa preferentzia de sos mannos de Washington e de Hollywood hat ‘inchidu contr’a sa prima femina candidada a Sa Domo Bianca in s’istoria de s’America. Una femina de gabale, de certu pius politica de a issu ma ch’est ‘istada rifiutada dae sa tzente. Su printzipale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/DT-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14543" title="DT - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/DT-URN.jpg" alt="" width="605" height="406" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>De <a href="http://www.anthonymuroni.it/su/2016/11/09/trump-presidente-sorpresa-ora/" target="_blank">Anthony Muroni</a>, trad. CSU.</em></span></p>
<p>Contr’a totu sos pronosticos e sa preferentzia de sos mannos de Washington e de Hollywood hat ‘inchidu contr’a sa prima femina candidada a Sa Domo Bianca in s’istoria de s’America. Una femina de gabale, de certu pius politica de a issu ma ch’est ‘istada rifiutada dae sa tzente.<br />
Su printzipale hat ‘inchidu inue fiat atesu ma puru in sos tzasos chi non funt siguros: Florida, Ohio, North Carolina, Iowa, Wisconsin, Pennsylvania e Michigan subr’a e totus.</p>
<p><em><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />“Sos mercados finantziaros si hant a riprendere luego”</em>, narant sos amigos de unu presidente chi hat essere costretu a tribagliare mede po si torrare a ponnere de accordu cun totu sa tzente chi ses postu contra in sa campagna elettorale.<br />
A l’azuare, de certu, hat essere sa sintonia sua con s’America profunda, amustrada da unu votu chi nisciunu potiat ispettare.<br />
B’hat de abarrare inchietos? Sos amigos nostros in America – giornalistas bonos e tribagliadores de sa comunicatzione in siendas – narant chi nono. A primu puite su Congresso e su Senau tenent sa fortza po tennere tranquigliu su presidente nou in sa politica ‘e domo e in s’economia. E a pustis puite sas positzione suas in sa politica ‘e fora potet essere bona po s’Europa.<br />
Su e si cherrere adurare in cancaros suos nachi potet essere unu motivu de pius pagos avolotos in su Mediterraneo e s’amiganzia noa con sa Russia potet essere unu fatore de istabilide.<br />
Amos a biere. In su mentre nos tevimus riprendere da custa novidade. Chie hat perdiu, paris cun sos Clintons e sos mannos de Washington, sunt ancora sos chi faghent sos sondagios.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/URN-Sardinnya-Esteri-Muroni-su-vittoria-USA-di-Trump.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>USA: i Neocon contro Donald Trump</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2016/05/usa-i-neocon-contro-donald-trump/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2016 15:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Luca Tolu. Ormai da mesi sta maturando una pericolosa spaccatura nel mondo repubblicano. Una divisione che supera le correnti, assumendo connotati più dottrinali che personalistici. Il “Great Old Party” rischia una crisi culturale senza precedenti. Il “movimento” di Trump, soprattutto in politica estera, ha completamente sparigliato il Partito Repubblicano portando ai vertici posizioni politiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/Trump-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13911" title="Trump - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/Trump-URN.jpg" alt="" width="605" height="441" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Luca Tolu.</em></span></p>
<p>Ormai da mesi sta maturando una pericolosa spaccatura nel mondo repubblicano. Una divisione che supera le correnti, assumendo connotati più dottrinali che personalistici. Il “Great Old Party” rischia una crisi culturale senza precedenti.<br />
Il “movimento” di Trump, soprattutto in politica estera, ha completamente sparigliato il <em>Partito Repubblicano</em> portando ai vertici posizioni politiche che appaiono in alcuni ambienti del partito destinate a voler pensionare l’<em>eccezionalismo americano</em>.</p>
<p>In questi mesi di campagna politica sulle primarie “Il Foglio” ha approfondito in modo molto interessante questo aspetto. Come <a href="http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/04/28/stati-uniti-trump-primarie-realismo___1-v-141297-rubriche_c115.htm" target="_blank">analizzato</a> dal corrispondente da New York Mattia Ferraresi,<em> “la forza dell’America &#8211; great again &#8211; di Trump si mostra non soltanto nei muscoli di un esercito rimesso a nuovo, ma nella cautela, nella capacità di negoziare strategicamente con gli amici e con quelli che soltanto per inettitudine politica sono diventati avversari, vedere alla voce Russia e Cina. […] Il mondo tratteggiato da Trump è a corto di principi universali, è uno scacchiere dominato dai rapporti di forza e dai negoziati, un mondo dove i Bush, i Clinton e Obama sono macchiati dallo stesso peccato originale della geopolitica a trazione morale. Nello scenario del realismo trumpiano, per ottenere il “deal” occorre essere in posizione di vantaggio, cosa che si ottiene curandosi più dei muri che dei finanziamenti esteri, occupandosi prima del deficit che della Libia. Comportandosi, insomma, da nazione guidata da interessi perimetrabili, e non da superpotenza eccezionale chiamata a portare la fiaccola della libertà fino agli estremi confini della terra”.</em><br />
Nei pochi interventi sulla politica estera di questa campagna per le primarie (su tutti il discorso articolato in un evento organizzato dal <span style="text-decoration: underline;">Center for the National Interest</span> e il lungo <a href="http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/03/29/il-disimpegno-dellamerica-di-trump-un-volto-della-guerra-alllite-del-gop___1-v-139988-rubriche_c117.htm" target="_blank">colloquio</a> con il <em>New York Times</em>) Trump ha, infatti, dato voce alla sua diffidenza nei confronti dell’Alleanza Atlantica, ha ripetuto la determinazione di ridurre “l’ombrello protettivo” americano nei confronti degli alleati e in medio oriente ha confermato la volontà di ridurre la sovraesposizione USA. In poche parole la “dottrina Trump” si sintetizza nella volontà di voltare pagina dalle storiche basi bipartisan della politica estera a stelle e strisce che unisce in un unico filo conduttore globalista entrambi i partiti da Wilson a Reagan, chiudendo di fatto un&#8217;intera era geopolitica.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Nell’ottica trumpiana l’elemento isolazionista e realista è quindi decisivo. Nei timori di certi ambienti repubblicani, Trump sarebbe pronto a relegare al passato l’idea stessa di leadership USA a livello globale, allontanandosi da storiche alleanze e “derogando” dai valori morali nell’esercizio della politica estera. In poche parole <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Isolazionismo" target="_blank">Isolazionismo</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Realpolitik" target="_blank">Realismo</a>, due dottrine che rappresentano insieme ciò che più si discosta dal <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Neoconservatism" target="_blank">Neoconservatorismo</a>. E, infatti, proprio dalle fila neocon parte il “fuoco amico” contro Trump.<br />
Del resto, la stessa cognizione neocon nacque proprio da una risposta a dottrine politiche che derogavano agli aspetti morali. Alla fine degli anni settanta fu proprio una reazione alla realpolitik kissingeriana che consolidò il movimento neoconservatore nato a sua volta da intellettuali fuggiti alla deriva pacifista che aveva colpito il Partito Democratico. I neocon non volevano scendere a patti con i nemici dei valori americani e si opponevano alla distensione. Fu proprio questa spinta culturale, orgogliosamente americanista e interventista, a riportare al successo il Partito Repubblicano dopo la Presidenza Nixon, dando vigore intellettuale alla vittoria di Ronald Reagan e assumendo il ruolo di pensatoio permanente per tutte le successive presidenze e nomination repubblicane.</p>
<p>Oggi, i neocon non sono più ai vertici del Partito Repubblicano, non esistono come corrente organizzata, ma le loro teorie prosperano in alcuni think tank e in magazine come “<a href="http://www.commentarymagazine.com/" target="_blank">Commentary</a>” e “<a href="http://www.weeklystandard.com/" target="_blank">The Weekly Standard</a>” oltre che nelle posizioni politiche di alcune importanti figure come John McCain, Mitt Romney e Marco Rubio, spesso circondate da consiglieri neocon. E’ quindi possibile affermare che i neoconservatori, soprattutto dal punto di vista culturale, continuano a mantenere un importante influenza tra i repubblicani.</p>
<p>Oggi, di fronte all’esito ormai scontato di queste primarie, molti neoconservatori hanno preso le distanze dal tycoon newyorkese arrivando addirittura ad alimentare un vero e proprio fronte dei “never Trump” all’interno del mondo conservatore che si divide tra chi, come lo Storico Robert Kagan, a malincuore sosterrà Hillary Clinton e chi punta ad un piano B come William Kristol. Lo stesso Kagan è tra gli animatori di un <a href="http://warontherocks.com/2016/03/open-letter-on-donald-trump-from-gop-national-security-leaders/" target="_blank">appello</a>, coordinato dall’ex consigliere del Dipartimento di Stato Eliot Cohen e sottoscritto da 121 esperti di sicurezza e analisti conservatori, come Max Boot, Daniel Pipes, Niall Ferguson e Robert Zoellick, che boccia senza appello la linea politica di Trump impegnando i firmatari a remare contro il suo cammino presidenziale.<br />
Tali esperti hanno le idee chiare. Per Max Boot, la &#8220;presidenza Trump rappresenterebbe il suono della campana a morto per l&#8217;America come grande potenza&#8221;, citando l&#8217;obiezione di Trump ad una grande presenza delle truppe americane in Corea del Sud, mentre per lo Storico Niall Ferguson in politica estera “The Donald” <a href="http://fortune.com/2016/05/03/niall-ferguson-trump/" target="_blank">potrebbe risultare</a> perfino peggio di Obama.<br />
Sempre nell’ambito neocon l’opinionista Charles Krauthammer <a href="http://insider.foxnews.com/2016/05/03/charles-krauthammer-i-dont-think-id-be-capable-voting-donald-trump" target="_blank">ha dichiarato</a> che non voterà Trump, mentre William Kristol <a href="http://www.weeklystandard.com/neither-clinton-nor-trump/article/2002274" target="_blank">pone</a> sia Trump che la Clinton sullo stesso piano considerandoli entrambi deleteri per la leadership globale degli Stati Uniti.<br />
Per tutti il rischio è che, per la prima volta nella storia recente degli Stati Uniti, salga alla Casa Bianca un Presidente portatore di una cognizione solitamente minoritaria nel partito e nel paese, quella riconducile alle tre parole “protezionismo, isolamento e realismo”.</p>
<p>Forse tutto ciò potrebbe rappresentare la base per la discesa in campo di un candidato indipendente alla Casa Bianca? Nelle prossime settimane avremo le risposte.</p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La NATO non segue Erdogan e spiazza quelli che &#8216;gli USA hanno inventato l&#8217;ISIS&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 12:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Nell&#8217;immaginario collettivo dell&#8217;era di internet, gli Stati Uniti avrebbero inventato l&#8217;ISIS, mentre la NATO sarebbe un&#8217;organizzazione omogenea guidata da Washington, sempre e comunque avversaria della Russia. Tutti gli altri Paesi occidentali e del Golfo, inclusi Israele e Turchia, si limiterebbero ad eseguirne gli ordini, come se non avessero alcuna mente, né margine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Vladimir-Putin-Moscow-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12870" title="Vladimir Putin, doors" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Vladimir-Putin-Moscow-URN.jpg" alt="" width="605" height="363" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Nell&#8217;immaginario collettivo dell&#8217;era di internet, gli Stati Uniti avrebbero inventato l&#8217;ISIS, mentre la NATO sarebbe un&#8217;organizzazione omogenea guidata da Washington, sempre e comunque avversaria della Russia. Tutti gli altri Paesi occidentali e del Golfo, inclusi Israele e Turchia, si limiterebbero ad eseguirne gli ordini, come se non avessero alcuna mente, né margine di autonomia e né specifici interessi da portare avanti.</p>
<p>Tale ricostruzione di fantasia, che affonda le sue radici in una grossolana visione della geopolitica, a metà strada tra una lettura di <em>Limes</em> e la paccottiglia di bufale che circola nel web, rappresenta la miseria intellettuale degli osservatori contemporanei, ancora abituati ad una logica da <em>guerra fredda</em>, dove il tifo ideologico tra est ed ovest sovrasta la comprensione di una realtà ben più complessa.</p>
<p>L&#8217;abbattimento del jet russo da parte della Turchia, membro NATO, ha destato numerose preoccupazioni, comunque lecite, su un eventuale risposta armata di Mosca contro Ankara. Una circostanza che, qualora fosse stato applicato l&#8217;art. 5 del Patto Atlantico, avrebbe comportato l&#8217;intervento di tutta la NATO contro la Russia, dando luogo ad un escalation militare dagli esiti imprevedibili.</p>
<p>La realtà è stata ben diversa per quattro ordini di fattori: il primo, più dirimente, è che nell&#8217;attuale mondo globalizzato non esiste alcun interesse da parte di nessuno, né asiatici e né occidentali, ad intraprendere conflitti bellici su vasta scala. Sia per la crisi economica interna di tali Paesi, che incrinerebbe la fiducia dei mercati (e il business del solo settore degli armamenti non è più una valida giustificazione per guerre globali); sia perché la dimensione tradizionale dei conflitti si esercita su scala regionalista e col prevalente e spesso unico apporto dell&#8217;aviazione. Aviazione a sua volta sempre più munita di droni e sistemi teleguidati di attacco (o tramite basi militari dislocate vicino ad aree di crisi, o tramite l&#8217;apporto delle Marine di una data coalizione, con mezzi di superficie e di emersione).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Il secondo fattore è che sin dalla presidenza Bush, e in particolare con quella Obama, gli Stati Uniti hanno avviato una politica di parziale disimpegno militare sul terreno, aprendo a nuovi alleati dello scenario mediorientale, con l&#8217;intento di occuparsi prevalentemente dello scacchiere asiatico e lasciando ai partner dell&#8217;Asia minore un ruolo di sostanziale autonomia. Questo fattore è riscontrabile in ulteriori tre passaggi fondamentali delle vicende mediorientali: 1) dopo l&#8217;intervento in Iraq, sotto la presidenza Bush, la componente filo-iraniana sciita ha avuto l&#8217;opportunità di guidare il nuovo governo di Baghdad e la sua Magistratura (questa novità alimentò un&#8217;ondata di attentati presso mercati e luoghi di culto del Paese, si trattò delle cellule operative su cui nacque l&#8217;ISIS); 2) dopo il ritiro del contingente militare USA, avvenuto durante la presidenza Obama, si determinò la progressiva formazione dell&#8217;ISIS, che tuttora copre il vuoto di potere lasciato da un governo iracheno a guida sciita. Potenziali finanziatori qatarioti e sauditi, questi ultimi, rispetto al Qatar, non necessariamente legati alla casa regnante, hanno così cercato di contenere l&#8217;influenza iraniana sulla regione avvallando la strutturazione dell&#8217;ISIS per il controllo delle risorse petrolifere; 3) la debolezza del governo iracheno ha dato luogo ad una sostanziale autonomia della componente curda dell&#8217;Iraq, con la prospettiva di arrivare a forme di fattuale ma anche formale indipendenza (ciò avrebbe spinto la Turchia a divenire uno dei maggiori sponsor occulti dell&#8217;ISIS).</p>
<p>Il terzo fattore è rappresentato dalla nuova politica statunitense dell&#8217;equilibrio, e si è riscontrata in quattro elementi. Il meno importante è che gli USA, loro malgrado, sono stati nuovamente trascinati nell&#8217;affare libico a causa del protagonismo anglo-francese. Verosimilmente, il disimpegno americano dal Mediterraneo venne interpretato da Londra e Parigi come ad una fase in cui poter rinnovare antichi propositi d&#8217;influenza nell&#8217;area. Washington è così simbolicamente intervenuta in supporto ai due alleati UE per conservare un ruolo di primo piano che altrimenti avrebbe passivamente subito. Probabilmente incalzata dai falchi del Pentagono che guardavano a Gheddafi come ad un vecchio ed irrisolto problema, ma anche come ad un necessario intervento inquadrato come deterrente contro “primavere arabe” giudicate troppo fragili per guidare governi nordafricani filo-occidentali (salvo giunte militari, vedere caso egiziano). <span style="text-decoration: underline;">Il secondo elemento, il più importante, costituisce l&#8217;architrave della nuova politica USA dell&#8217;equilibrio e dell&#8217;apertura in Medio Oriente, si tratta degli accordi sul nucleare iraniano, che segnano un fondamentale punto di svolta nei tradizionali assetti di potere dell&#8217;area. Questa linea cessa di considerare esclusivo il rapporto fiduciario degli Stati Uniti con la monarchia saudita ed apre con decisione ai principali concorrenti sciiti degli emiri (un processo innescato grazie al nuovo governo moderato seguito a quello di Ahmadinejad). Lo storico accordo ha provocato forte disappunto nel governo israeliano e con vari gradi di intensità presso tutti gli emirati del Golfo. E&#8217; la principale variazione di politica estera nell&#8217;area dell&#8217;ultimo mezzo secolo, ed in particolare dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. Dopo tali accordi e per tutti i mesi successivi, l&#8217;ISIS ha incrementato il numero di “colpi” mediatici e la sua aggressività a carico di tutte le minoranze irachene, aumentando anche il numero di <em>foreign fighters</em> provenienti dall&#8217;occidente. Il terzo elemento, uno dei più importanti, è che nelle fasi precedenti gli USA hanno incrementato la propria autonomia energetica rispetto ai sauditi (grazie alla tecnologia del fracking). Per contro, onde difendersi dalla perdita di importazioni petrolifere innescata dal nord America (USA e Canada), in sede OPEC, l&#8217;Arabia Saudita ha spinto per un drastico abbassamento del prezzo del greggio (che fino a poco tempo prima, in piena crisi, si attestava sui 100 dollari al barile)</span>. Il quarto elemento, anch&#8217;esso importante, è che la politica dell&#8217;apertura non poteva assolutamente risolversi in ostilità, e tutti i maggiori partner della NATO, alleati con le monarchie del Golfo, e con Israele, hanno scelto di circoscrivere l&#8217;influenza iraniana attaccando il principale alleato mediorientale di Teheran: la Siria di Assad. Sono le fasi in cui le opposizioni al regime di Damasco subiscono una forte permeabilità all&#8217;ISIS, probabilmente stimolate pure dal supporto di intelligence occidentale, dando luogo al dilagare dello Stato Islamico. In un sol colpo la mossa permette anche alla Turchia di controllare indirettamente tutti i fronti, inclusi i curdi-siriani.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Washington-DC-URN.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12872" title="Washington DC - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Washington-DC-URN.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>Il quarto fattore riguarda il ritrovato protagonismo russo. La NATO guarda con timore a Putin per vari motivi: uno di questi è la ricostituzione di efficienti forze armate. Un altro è il potenziale politico-energetico espresso da Mosca tramite Gazprom verso tutta Europa, ed in particolare verso il motore industriale dell&#8217;UE, la Germania. Un altro è che Putin, non un democratico ma un autocrate dotato di mezzi con cui proiettarsi sulla scena internazionale, benché legittimamente sostenuto da un referendum popolare, ha minato la tradizionale concezione sovranitaria dello Stato sottraendo all&#8217;Ucraina la penisola di Crimea. Ciò nonostante, sia la NATO, sia il Cremlino sono ben coscienti che l&#8217;attuale forza russa non è comunque in grado di esercitare conflitti su vasta scala. La politica russa si sta così orientando nell&#8217;evitare frizioni con i membri occidentali del Patto Atlantico ma consolidando i propri confini strategici, non solo in Crimea dunque ma anche in Siria, dove esiste un importante avamposto russo, che ha inevitabilmente spinto Putin, finché possibile, a sostenere Assad. Pertanto gli aspetti da tenere in considerazione sono due: mentre la Russia ha interesse ad evitare il dilagare del terrorismo islamico dentro i suoi confini (e la storia cecena ne è esemplare); gli USA hanno l&#8217;interesse a proseguire la loro politica dell&#8217;equilibrio tra potenze sciite e sunnite, sia legittimando i primi ma circoscrivendone il raggio d&#8217;azione per non inimicarsi i secondi. In questo quadro, da terzo incomodo, la Russia potrebbe essere presto vista come una risorsa: da un lato perché ha il serio interesse a limitare l&#8217;ISIS, dall&#8217;altro perché potrebbe contenere l&#8217;eccessiva disinvoltura turca (Obama ha negato ogni coinvolgimento NATO a seguito del jet russo abbattuto da Ankara). Nel lessico diplomatico, la scelta esprime la netta posizione della Casa Bianca: la Turchia ha il diritto di difendere i suoi confini (magari spalleggiando pure dei terroristi), ma non può pretendere di coinvolgere gli alleati in un escalation militare contro la Russia, che sta danneggiando la sua strategia di confine.</p>
<p>Dal quadro generale emerge una NATO maggiormente pluralista rispetto all&#8217;epoca della <em>guerra fredda</em>, con membri che perseguono linee autonome e non sempre coincidenti tra loro. Ad ennesima riprova – se ancora ce ne fosse bisogno – che nei drammi della geopolitica causati dallo statalismo non esistono buoni o cattivi ma solo interessi su cui i singoli Paesi convergono secondo varie sfumature. Paesi alleati su determinati fronti, avversari su altri, e tiepidi su altri ancora, in un delicato gioco delle parti che solo un capace lavoro diplomatico potrebbe arrestare: magari facendo ingoiare ad Assad il rospo di una futura e pacifica richiesta di dimissioni o di transizione verso un nuovo regime.</p>
<p>In quanto al terrorismo interno all&#8217;UE, l&#8217;Italia corre rischi ma numericamente inferiori a Francia e Inghilterra, non per particolari meriti del governo, ma perché ha un passato coloniale meno glorioso degli altri due Stati UE, e dunque presenta un tessuto sociale meno composito di minoranze scarsamente integrate nella cittadinanza del Paese.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/URN-Sardinnya-Esteri-Erdogan-NATO-e-Russia.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Contro la paura della libertà. Ecco i testi non segreti del TTIP, trattato del libero scambio USA-UE</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2015 22:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Da mesi anche in Sardegna ha preso corpo, in una parte dell&#8217;opinione pubblica, l&#8217;idea che a livello europeo si stia consumando un accordo con gli Stati Uniti d&#8217;America sulla pelle dei cittadini. L&#8217;accordo in questione rientra nel novero dei negoziati in itinere sul TTIP, un trattato transatlantico su commercio e investimenti, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/On-TTIP-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11829" title="On TTIP - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/On-TTIP-URN.jpg" alt="" width="605" height="438" /></a></em></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p align="JUSTIFY">Da mesi anche in Sardegna ha preso corpo, in una parte dell&#8217;opinione pubblica, l&#8217;idea che a livello europeo si stia consumando un accordo con gli Stati Uniti d&#8217;America sulla pelle dei cittadini. L&#8217;accordo in questione rientra nel novero dei negoziati in itinere sul TTIP, un trattato transatlantico su commercio e investimenti, che dovrebbe liberalizzare la cooperazione bilaterale sui predetti settori. Per sgombrare il campo dall&#8217;approssimazione di quanti parlano senza cognizione di causa, si rende opportuno aprire questo articolo con alcune osservazioni di merito, sia sugli aspetti positivi che su quelli negativi: la prima, l&#8217;Unione Europea, sfortunatamente, è un insieme di istituzioni sovranazionali scarsamente democratiche, il cui livello di interventismo pubblico, in settori quali BCE e regolamentazione delle produzioni, ha assunto dimensioni mai intraprese prima nella storia umana. Salvo le fallimentari esperienze di economia pianificata osservate nei sistemi socialisti del Novecento. Ne consegue che qualsiasi tentativo volto a ridurre tale livello d&#8217;interventismo non può che essere accolto con moderata soddisfazione, anche “grazie” ad una crisi economica che in Europa spinge le imprese a chiedere ai governi maggiore libertà d&#8217;azione. E ciò rappresenta il motivo fondante della nascita di tale iniziativa. La seconda, in relazione alle difficoltà insite in questo trattato, riguarda la natura dei protagonisti in campo. Mentre gli USA rappresentano un&#8217;entità federale munita di un apparato diplomatico omogeneo, l&#8217;UE, composta da diversi Stati relativamente indipendenti, non rappresenta un interlocutore univoco nei confronti di Washington. Il che rende più laboriosa la capacità di sintesi dei vari interessi oggetto di dibattito, che variano da Stato a Stato. La terza, riguarda il lato negativo che travolge anche la Sardegna, perché se la maggiore apertura di un mercato in cui siamo già presenti incrementa le possibilità dell&#8217;export regionale, sia manifatturiero che agroalimentare (pensiamo al pecorino, all&#8217;olio ed alle nostre varietà enologiche), i negoziati in nostra vece sono condotti non dai sardi ma dall&#8217;Italia, con diversi profili di criticità che ciò potrebbe comportare a scapito dei nostri produttori. Anche in ragione dei problemi strutturali attraversati dall&#8217;isola, come sul campo del fisco e dei trasporti. La quarta, riguarda le criticità provenienti da USA ed UE in ordine a due plessi istituzionali che nel mondo sono ai primi posti per sovvenzioni pubbliche a favore del comparto agricolo (es. PAC). Siamo quindi in presenza di istituzioni che, in assenza di libero mercato, spendono una ingente quantità del denaro dei contribuenti americani ed europei per finanziare i produttori e le multinazionali più grandi, generando una forma di dumping che limita la scelta dei nostri consumatori e danneggia persino svariate economie del terzo mondo. Il che rende plausibili dei rischi di ulteriore concorrenza sleale spesata dai nostri stessi cittadini a proprio danno, dove il dilemma non sarebbe quello di una “liberalizzazione selvaggia”, ma di una non concreta liberalizzazione. La quinta, riguarda comunque i potenziali benefici che emergono rispetto ai rischi, ed a cui bisogna guardare con favore. La storia economica della Sardegna, da due secoli a questa parte, dimostra che ogni qualvolta i sardi si sono trovati nella condizione di poter divulgare più liberamente le proprie produzioni l&#8217;economia ne ha tratto giovamento. Un libero mercato potrebbe ridurre i prezzi; potenziare la qualità dei prodotti (e non solo la circolazione di produzioni scadenti già presenti non dagli USA ma dallo spazio Schengen); incrementare profitti ed occupazione; stimolare nuovi investimenti, anche in termini tecnologici, ed offrire maggiori capacità di scelta al consumatore. Perché il problema, nel saldo della bilancia commerciale, non deriva dal nostro alto livello di importazioni, ma dalle nostre basse capacità di produrre ed esportare. Ciò non toglie tuttavia che accordi di tale estensione dovrebbero essere assunti non da organismi istituzionali sovranazionali ma dalle dirette comunità interessate, condivisibili quindi le <a href="http://www.miglioverde.eu/mcmaken-tpp-centralizzazione-potere-libero-commercio/" target="_blank">obiezioni espresse</a> dai libertari americani. Fuori luogo, infine, nel merito dei documenti, il parallelo del TTIP con terzi trattati commerciali internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Dalla lettura dei documenti del TTIP si evincono dettagli importanti, ad esempio non si perderebbe l&#8217;etichettatura dei prodotti (considerati più a rischio), potenziando gli standard di classificazione su alcune fasce di prodotti, come nella chimica.</p>
<p align="JUSTIFY">In particolare, il protocollo relativo ai prodotti fitosanitari li inquadra nei criteri di conformità del <em>Codex Alimentarius</em>, insieme di norme sulla sicurezza elaborate dalla commissione dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità. Sarebbe inoltre auspicabile l&#8217;adozione del cosiddetto ISDS, un arbitrato internazionale capace di chiedere conto agli Stati dei danni alle imprese sopravvenuti per variazioni di scelte politiche: già presente in vari trattati commerciali, si tratta di uno dei punti maggiormente attaccati dai detrattori del TTIP, che lo vedrebbero come un regalo alle aziende, a scapito della collettività. A parte la sporadicità del suo eventuale utilizzo, facciamo invece un esempio ipotetico per farne comprendere l&#8217;utilità: immaginate che un&#8217;azienda di produzioni lattiero-casearie sarde sviluppi un accordo per la produzione e la vendita di venti tonnellate di prodotti locali. E immaginate cosa accadrebbe se lo Stato di destinazione della merce variasse la normativa su uno o più dettagli inerenti tali prodotti. Magari sulle dimensioni; su una particolare tipologia di conservante o persino sul livello del sale utilizzabile in fase di produzione. L&#8217;azienda in questione non potrebbe più esportare il proprio stock, ricevendone un ingente danno economico. La clausola ISDS permetterebbe al prodotto di proseguire la sua strada, o, nel caso, di ricevere un risarcimento danni causato dalla variazione delle politiche di normazione sulla materia. Essenziale inoltre rimane il diritto di scelta finale del consumatore, d&#8217;altronde fin da oggi nessuno obbliga gli utenti ad acquistare carne dalla dubbia qualità proveniente dall&#8217;est Europa, né ad acquistare prodotti cinesi realizzati con standard produttivi nocivi per la salute umana.</p>
<p align="JUSTIFY">Al netto delle considerazioni, il messaggio che si intende trasmettere è molto semplice, e forse dovremmo recuperare lo spirito di Richard Cobden: non bisogna aver paura della libertà. La libertà è confronto, e solo nel confronto esiste la possibilità di correggere i propri errori per crescere. Dobbiamo invece dire no a quanti vogliono impedire nuove opportunità di crescita. No ai populisti dispensatori di facili complotti, la cui abilità consiste unicamente nel banalizzare argomenti complessi di cui ne ignorano i dettagli. E no a chi teme che una maggiore apertura dei mercati obbligherebbe la nostra politica ad occuparsi seriamente del fisco e della burocrazia che fiacca le nostre imprese, magari per continuare i propri bagordi assistenzialistici a carico della spesa pubblica.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>In questa sede ci si avvale della ricostruzione documentale di Giovanni Aversi, esperto di <a href="https://affarieconomici.wordpress.com/2015/02/05/ttip-ecco-i-testi-negoziali-ufficiali-del-trattato-segreto-tra-ue-e-usa/" target="_blank">Affari Economici</a>:</em></p>
<p align="JUSTIFY">Gli argomenti oggetto del trattato riguardano: l’accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali, gli appalti pubblici, gli investimenti, i dazi e barriere non tariffarie, i servizi, i diritti di proprietà intellettuale, lo sviluppo sostenibile, le piccole e medie imprese, la composizione delle controversie, la concorrenza, le imprese di proprietà statale.</p>
<p>Obiezioni al Trattato:</p>
<p align="JUSTIFY"><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Le principali obiezioni al Trattato riguardano le seguenti tematiche: a) sicurezza alimentare, per via della possibilità della libera circolazione degli Ogm; b) acqua, energia e servizi pubblici, per via di un’eventuale privatizzazione; c) finanza e proprietà intellettuale, per l’impossibilità di controllo e disponibilità dei beni; d) libertà e democrazia, per l’eventuale impossibilità d’intervento dei governi regionali e il non controllo dei flussi di dati personali.</p>
<p align="JUSTIFY">[...]</p>
<p align="JUSTIFY">Tutte le informazioni ufficiali reperibili sul Trattato:</p>
<p align="JUSTIFY">Nel frattempo l’Ue ha reso pubblici i testi negoziali. Dal sito della Commissione Europea si può trovare ciò che comprenderà i 24 capitoli dell’accordo finale (ricordiamo, ancora in fase di negoziazione), raggruppati in 3 parti:</p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY">Accesso al mercato</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Cooperazione in campo normativo</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Norme</p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, nell’ambito della recente iniziativa per la trasparenza, la Commissione pubblica:</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">una serie di nuove schede informative di 2 pagine, in linguaggio semplice</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">i testi negoziali consegnati ai negoziatori USA:</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">a) le proposte testuali dell’UE relative alle parti 2 e 3 del TTIP – descrivono attese riguardo ai contenuti dell’accordo finale, linea per linea</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">b) i documenti sulla posizione dell’UE – cosa vogliamo ottenere nei singoli capitoli.</p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Verranno pubblicati ulteriori testi man mano che si renderanno disponibili. La Commissione renderà pubblico l’intero testo dell’accordo pubblico una volta conclusi i negoziati e ben prima della sua firma e ratifica. Per visionare il testo di un accordo commerciale dell’UE concluso recentemente, leggere il <a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/152806.htm" target="new">testo dell’accordo di libero scambio UE-Canada (CETA)</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/152806.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini1" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a>. Il testo è ancora oggetto di revisione giuridica.</p>
<p align="JUSTIFY">I documenti sulla POSIZIONE dell’UE definiscono l’approccio dell’Unione riguardo ai temi dei negoziati TTIP. Vengono presentati ai fini della discussione con gli Stati Uniti nell’ambito dei cicli negoziali. Le PROPOSTE TESTUALI sono le proposte iniziali dell’UE per i testi giuridici sui temi del TTIP. Vengono presentate ai fini della discussione con gli Stati Uniti nell’ambito dei cicli negoziali. Il testo dell’accordo finale sarà il risultato dei negoziati tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Testi negoziali dell&#8217;UE, capitolo per capitolo:</em></p>
<h3 align="JUSTIFY"><a name="market-access"></a>Parte 1: Accesso al mercato</h3>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-trolley.png" alt="" name="immagini2" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Scambi di merci e dazi doganali</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/152998.htm" target="new">Scheda informativa sugli scambi di merci e i dazi doganali</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/152998.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini3" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-headset.png" alt="" name="immagini4" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Servizi</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/152999.htm" target="new">Scheda informativa sui servizi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/152999.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini5" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=1115">TTIP e servizi pubblici</a></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/july/tradoc_152670.pdf" target="new">TTIP e cultura</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/july/tradoc_152670.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini6" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=1018">I servizi finanziari nel TTIP</a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-worker.png" alt="" name="immagini7" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Appalti pubblici</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153000.htm" target="new">Scheda informativa sugli appalti pubblici</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153000.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini8" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i1.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-globe.png" alt="" name="immagini9" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Norme di origine</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153001.htm" target="new">Scheda informativa sulle norme di origine</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153001.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini10" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h3 align="JUSTIFY"><a name="regulatory-cooperation"></a> Parte 2: Cooperazione in campo normativo</h3>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i1.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-puzzle_2.png" alt="" name="immagini11" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Coerenza normativa</span></h4>
<ul>
<li>Schede informative
<ul>
<li><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153002.htm" target="new">Scheda informativa sulla coerenza normativa</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153002.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini12" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</li>
</ul>
</li>
<li>Le proposte testuali dell’UE
<ul>
<li>Disponibili agli inizi del 2015</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-barrier.png" alt="" name="immagini13" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY">Ostacoli tecnici agli scambi</h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153003.htm" target="new">Scheda informativa sugli ostacoli tecnici agli scambi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153003.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini14" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le proposte testuali dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153025.htm" target="new">Gli ostacoli tecnici agli scambi nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153025.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini15" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-cow.png" alt="" name="immagini16" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Sicurezza alimentare e salute degli animali e delle piante</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153004.htm" target="new">Scheda informativa sulla sicurezza alimentare e la salute degli animali e delle piante</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153004.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini17" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le proposte testuali dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153026.htm" target="new">Misure sanitarie e fitosanitarie nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153026.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini18" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Industrie specifiche</span></h4>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-chemical.png" alt="" name="immagini19" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Sostanze chimiche</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153005.htm" target="new">Scheda informativa sulle sostanze chimiche</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153005.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini20" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152468.pdf" target="new">Le sostanze chimiche nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152468.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini21" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/november/tradoc_152912.pdf" target="new">Le sostanze chimiche nel TTIP – situazione</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/november/tradoc_152912.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini22" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/november/tradoc_152913.pdf" target="new">Le sostanze chimiche nel TTIP – esempi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/november/tradoc_152913.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini23" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-cosmetic.png" alt="" name="immagini24" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Prodotti cosmetici</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153006.htm" target="new">Scheda informativa sui prodotti cosmetici</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153006.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini25" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152470.pdf" target="new">I prodotti cosmetici nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152470.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini26" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-cogs.png" alt="" name="immagini27" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Ingegneria</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153007.htm" target="new">Scheda informativa sull’ingegneria</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153007.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini28" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153022.htm" target="new">L’ingegneria nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153022.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini29" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i1.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-stetoscope.png" alt="" name="immagini30" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Dispositivi medici</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153008.htm" target="new">Scheda informativa sui dispositivi medici</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153008.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini31" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-smartphone_code.png" alt="" name="immagini32" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153009.htm" target="new">Scheda informativa sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153009.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini33" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-medicine.png" alt="" name="immagini34" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Prodotti farmaceutici</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153010.htm" target="new">Scheda informativa sui prodotti farmaceutici</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153010.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini35" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152471.pdf" target="new">I prodotti farmaceutici nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152471.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini36" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i0.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-textile.png" alt="" name="immagini37" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Prodotti tessili</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153011.htm" target="new">Scheda informativa sui prodotti tessili</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153011.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini38" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152469.pdf" target="new">I prodotti tessili nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152469.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini39" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-vehicules.png" alt="" name="immagini40" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h5 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Veicoli</span></h5>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153012.htm" target="new">Scheda informativa sui veicoli</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153012.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini41" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153023.htm" target="new">I veicoli nel TTIP – esempi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153023.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini42" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152467.pdf" target="new">I veicoli nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/may/tradoc_152467.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini43" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h3 align="JUSTIFY"><a name="rules"></a>Parte 3: Norme</h3>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i1.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-tree.png" alt="" name="immagini44" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Sviluppo sostenibile</span></h4>
<ul>
<li>Schede informative
<ul>
<li><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153013.htm" target="new">Scheda informativa sullo sviluppo sostenibile</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153013.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini45" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</li>
<li><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153014.htm" target="new">Sviluppo sostenibile nel TTIP – approccio, problemi, domande</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153014.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini46" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</li>
</ul>
</li>
<li>Documenti sulla posizione dell’UE
<ul>
<li><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153024.htm" target="new">Lo sviluppo sostenibile nel TTIP – problemi, disposizioni</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153024.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini47" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</li>
<li><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/july/tradoc_151626.pdf" target="new">Lo sviluppo sostenibile nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/july/tradoc_151626.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini48" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-power_plug.png" alt="" name="immagini49" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Energia e materie prime</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153015.htm" target="new">Scheda informativa sull’energia e le materie prime</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153015.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini50" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Documenti sulla posizione dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/july/tradoc_151624.pdf" target="new">L’energia e le materie prime nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/july/tradoc_151624.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini51" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i1.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-customs.png" alt="" name="immagini52" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Dogane e facilitazione degli scambi</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153016.htm" target="new">Scheda informativa sulle dogane e la facilitazione degli scambi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153016.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini53" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le proposte testuali dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153027.htm" target="new">Dogane e facilitazione degli scambi nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153027.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini54" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-factory.png" alt="" name="immagini55" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Piccole e medie imprese (PMI)</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153017.htm" target="new">Scheda informativa sulle piccole e medie imprese (PMI)</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153017.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini56" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le proposte testuali dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153028.htm" target="new">Le PMI nel TTIP</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153028.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini57" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-growth.png" alt="" name="immagini58" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Protezione degli investimenti e composizione delle controversie investitore-Stato (ISDS)</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153018.htm" target="new">Scheda informativa sulla protezione degli investimenti e la composizione delle controversie investitore-Stato (ISDS)</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153018.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini59" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/march/tradoc_152290.pdf" target="new">La protezione degli investimenti e l’ISDS in 2 pagine</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/march/tradoc_152290.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini60" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/november/tradoc_151916.pdf" target="new">La protezione degli investimenti e l’ISDS in 8 pagine</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/november/tradoc_151916.pdf" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini61" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a></p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-lifting_weights.png" alt="" name="immagini62" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Concorrenza</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153019.htm" target="new">Scheda informativa sulla concorrenza</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153019.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini63" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le proposte testuali dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153029.htm" target="new">La concorrenza nel TTIP – antitrust e concentrazioni</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153029.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini64" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a>  NUOVO</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153030.htm" target="new">Concorrenza – imprese statali</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153030.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini65" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153031.htm" target="new">Concorrenza – sussidi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153031.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini66" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-idea.png" alt="" name="immagini67" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Proprietà intellettuale (PI) e indicazioni geografiche (IG)</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153020.htm" target="new">Schede informative sulla proprietà intellettuale (PI) e le indicazioni geografiche (IG)</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153020.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini68" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><img src="https://i1.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/creative/ttip-icon-grey-judge.png" alt="" name="immagini69" width="40" height="39" align="BOTTOM" border="0" /></p>
<h4 align="JUSTIFY"><span style="text-decoration: underline;">Composizione delle controversie tra governi</span></h4>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Schede informative</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153021.htm" target="new">Scheda informativa sulla composizione delle controversie tra governi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153021.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini70" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le proposte testuali dell’UE</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153032.htm" target="new">Composizione delle controversie tra governi</a><a href="http://trade.ec.europa.eu/doclib/html/153032.htm" target="new"><span style="color: #000080;"><img src="https://i2.wp.com/ec.europa.eu/trade/images/bg-linktype-document.png" alt="" name="immagini71" width="14" height="16" align="BOTTOM" border="1" /></span></a> NUOVO</p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Per ulteriori informazioni:</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/">Per saperne di più sul TTIP</a></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/URN-Sardinnya-Esteri-Notizie-sul-TTIP.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<item>
		<title>USA: Il Texas in fermento, arriva l&#8217;indipendentismo</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2013/01/usa-il-texas-in-fermento-arriva-lindipendentismo/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2013 23:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[ESTERI]]></category>
		<category><![CDATA[federazione]]></category>
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		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[texas]]></category>
		<category><![CDATA[unione]]></category>
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		<description><![CDATA[Importanti novità nell&#8217;America settentrionale: nuove forze indipendentiste si apprestano a cavalcare le esigenze dei cittadini. Non è più solo il Canada ad ospitare movimenti indipendentisti, né i soli USA in rapporto alle proprie minoranze nazionali sparse all&#8217;interno della federazione, stavolta è una parte della federazione stessa che ha lentamente maturato la voglia di nuova autonomia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/01/TNM-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6398" title="TNM - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/01/TNM-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="257" /></a>Importanti novità nell&#8217;America settentrionale: nuove forze indipendentiste si apprestano a cavalcare le esigenze dei cittadini. Non è più solo il Canada ad ospitare movimenti indipendentisti, né i soli USA in rapporto alle proprie minoranze nazionali sparse all&#8217;interno della federazione, stavolta è una parte della federazione stessa che ha lentamente maturato la voglia di nuova autonomia dal Governo di Washington, sebbene i suoi principi siano diversi rispetto ai fondamenti storici che mossero l&#8217;Unione Statunitense a cavallo fra &#8217;700 e &#8217;800, quando proprio la voglia di libertà e di interessi condivisi fu il collante che portò alla federazione.<br />
Georgia, Louisiana, Arkansas e Oregon sono solo alcuni degli Stati che hanno iniziato a riflettere sull&#8217;utilità di nuove forme di autonomia in seno alla federazione, mentre nel Texas, il secondo Stato più grande degli USA, tira aria di indipendenza. Il <a href="http://www.texasnationalist.com/" target="_blank">movimento nazionalista Texano</a>, seppur minoritario per consensi, sta attirando molti simpatizzanti e secondo il fondatore trentanovenne Daniel Miller, il più grande obiettivo dei loro programmi sarà quello di creare una repubblica indipendente, da perseguire pacificamente e legalmente con un referendum, perché i Texani devono poter decidere del proprio futuro e l’indipendenza dello Stato sarebbe l’unica soluzione per la sopravvivenza del popolo rispetto alle politiche di Washington. Lo stesso governatore repubblicano dello Stato, Rick Perry, nel 2009 si era espresso a favore della soluzione indipendentista.<br />
<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/01/Fox-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6408" title="Fox - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/01/Fox-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="311" height="200" /></a>I nazionalisti evidenziano il malcontento generale dei Texani, sottoposti ad una elevata pressione fiscale, al finanziamento di operazioni militari in Paesi lontani da parte del Pentagono, ed agli sprechi dei fondi pubblici per salvare le banche, con conseguenze disastrose per l’accesso al credito dei privati cittadini, per la caduta dei prezzi delle case, per la riduzione dei fondi pensionistici e per la mancanza di nuovi posti di lavoro.<br />
Un sistema inaccettabile anche secondo il professore di economia Thomas Naylor, recentemente scomparso, a capo del movimento per la seconda Repubblica del Vermont, che parlò della perdita di autorità morale dell’attuale Governo degli Stati Uniti, ormai influenzato da Wall Street e dall’America Corporativa.<br />
Da parte sua, Dave Mundy, portavoce del movimento Nazionalista, mette in evidenza il contrasto fra la crescita del Governo Statunitense e lo stato decadente in cui versa il Governo Texano, dovuto alla recessione ed all’aumento spropositato della spesa federale.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Secondo Dave Mundy, tra Washington ed Austin, capitale dello Stato federale, c’è una diversità di interessi che l’attuale sistema politico non riesce più a soddisfare per tutte le parti. A queste ragioni si deve la crescita dei consensi per il movimento nazionalista Texano, in un territorio riconosciuto come punto di forza del Partito Democratico prima degli anni 80, e in seguito roccaforte del Partito Repubblicano.<br />
Il Governo Statunitense, nonostante il suo distinto spirito democratico, fa attendere le sue risposte sul tema, anche perché qualora in futuro si dovesse avverare l’indipendenza del Texas, Washington perderebbe un importantissimo pilastro politico, ma soprattutto economico, basti pensare che il Texas è la seconda economia degli Stati Uniti, con un PIL (2011) di 1.308.132 milioni di dollari, che nel caso divenisse una nazione indipendente, classificherebbe il Lone Star State al 14mo posto a livello mondiale. Esso possiede circa un quarto delle riserve di idrocarburi degli USA e il suo petrolio (West Texas Intermediate) è considerato uno dei migliori d&#8217;America, quotato al Nymex di New York fra 79 e 110 dollari al barile. Inoltre è il primo produttore americano di gas naturale, così come per il gesso, il magnesio e lo zolfo, e vi sono depositi di lignite e di catrame. Nel 2006 è diventato il primo Stato americano produttore di energia eolica davanti alla California, e le proprie turbine, alla fine del 2007 sviluppavano un totale di 4.356 megawatt. Il Texas può persino contare sul suo potenziale di energia solare e idroelettrica, riconosciuto fra i maggiori centri energetici del pianeta.<br />
Il prodotto interno lordo Texano è anche sostenuto da un forte apparato finanziario, concentrato sui due centri più importanti, che sono Dallas e Houston, nonché da una economia forte che si sviluppa mediante la produzione di merci pesanti e materiali da costruzione, ma anche ricerca medica, industrie ad alta tecnologia, biotecnologie e ingegneria aerospaziale, turismo, mass-media e settore terziario.<br />
Questi dati si riferiscono ad un’economia avanzatissima ed è difficile fare un paragone con l’Italia, se non addirittura con la Sardegna. Certamente i criteri di paragone fra questa tipologia di nazionalismo e quella del Québec (Canada) e/o della maggior parte dei nazionalismi d&#8217;Europa, trova assonanze sotto il profilo della contestazione alle politiche economiche centraliste, ma risulta completamente assente il fattore linguistico, che alle nostre latitudini contraddistingue invece il vero punto di forza della distinzione giuridica che qualifica lo status di diverse minoranze nazionali.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/01/URN-Sardinnya-Esteri-Texas-e-indipendentismo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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