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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; sarda</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Mattarella a Nuoro apre l&#8217;anno deleddiano, e la lingua sarda?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 21:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mattarella apre l&#8217;anno deleddiano: 100 anni fa Grazia Deledda venne insignita del Premio Nobel alla letteratura, prima sarda (e anche) italiana ad ottenere il prestigioso riconoscimento internazionale. I critici hanno dibattuto vanamente a lungo nell&#8217;incasellare la sua opera entro confini certi. Si trattava di verismo, di decadentismo od altre correnti letterarie? Definizioni dal corto respiro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/DMC.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-20208" title="dmc" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/DMC.png" alt="" width="605" height="416" /></a></p>
<p>Mattarella apre l&#8217;anno deleddiano: 100 anni fa Grazia Deledda venne insignita del Premio Nobel alla letteratura, prima sarda (e anche) italiana ad ottenere il prestigioso riconoscimento internazionale.</p>
<p>I critici hanno dibattuto vanamente a lungo nell&#8217;incasellare la sua opera entro confini certi. Si trattava di verismo, di decadentismo od altre correnti letterarie? Definizioni dal corto respiro, anche perché Deledda seppe certamente porsi a cavallo tra le prime due. Sia perché la Sardegna rappresentò il palcoscenico in cui una natura spietata e imponente condizionava la sorte umana, e sia perché ciò si riverberava sui tormenti interiori dei suoi personaggi, in un costante contrasto dinamico tra la dimensione esteriore e quella introspettiva espressa nella sua narrazione.</p>
<p>Ma il fatto di cui non si parla mai abbastanza è che Deledda diede corpo ai fantasmi di un&#8217;isola attraverso la lingua italiana, all&#8217;epoca parlata da una minoranza di sardi, portando l&#8217;opera alla ribalta mondiale, ma lasciando nell&#8217;ombra la lingua nazionale sarda, che tutt&#8217;oggi fatica ad emergere anche nell&#8217;istruzione, nei media e nella pubblica amministrazione.</p>
<p>Lo ricordo perché nel 2026, rispetto ad oltre un milione di sardi, abbiamo ancora centinaia di migliaia di concittadini che non si avvalgono quotidianamente della lingua italiana, e pagano il prezzo di una cultura centralista che ha demolito le culture locali, ma anche quelle internazionali, sull&#8217;altare di un&#8217;ideologia ottocentesca, di derivazione francese. Una formula di “nation building” incentrata sul monolinguismo italiano, interpretato come un valore. Mentre il patrimonio del plurilinguismo veniva considerato fonte di arretratezza economico-culturale.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />L&#8217;esito di questo ultracentenario processo non ha demolito solamente la diffusione della lingua sarda, ma anche una seria conoscenza e competenza su fondamentali lingue straniere, tra cui l&#8217;inglese, per cui solo recentemente stiamo cercando di colmare tale ritardo, ma senza affrontare lo spinoso problema della lingua nazionale.</p>
<p>Da notare, se l&#8217;Italia è ancora ben lontana dall&#8217;evolversi in una federazione, la lingua sarda continua tuttavia a sopravvivere anche e soprattutto nella letteratura, e non certo come manufatto antropologico da recintare in un museo del folclore locale.</p>
<p>Una letteratura in sardo che nei suoi libri parla di innovazione scientifica, parla di attualità, di tensioni sociali, di economia, di ambiente e di conflitti. Ma narra anche storie thriller, di erotismo e fantascienza. Si tratta insomma di una lingua che si ha ritagliato il proprio spazio nella contemporaneità e ne reclama uno più dignitoso e meno discriminatorio, così come già accade in altre Regioni per altre minoranze linguistiche. Penso al Sudtirol, per citare il caso più illustre all&#8217;interno della Repubblica.</p>
<p>Uno degli ultimi esempi riguarda l&#8217;opera di uno dei maggiori autori sardi contemporanei. Il libro “Gherras” (Guerre), di Giuseppe Corongiu, è la massima espressione di un filone letterario che sa tenere viva e attuale la lingua, mediante la capacità di unire l&#8217;intrattenimento alla riflessione sulle grandi vicende del presente. Come Gaza.</p>
<p>Pertanto, se è giusto tenere viva la memoria delle grandi opere di un&#8217;altra epoca, come quelle di Deledda, è altrettanto importante ricordare che la nostra letteratura non si sostanzia solamente nel passato, ma sa anche guardare al presente ed al futuro, ed ha bisogno di essere valorizzata.</p>
<p>Benvenuto presidente Mattarella, faccia come il sottoscritto, chieda al suo staff di procurarle una copia autografata di Corongiu per la biblioteca del Quirinale. Terrà al passo coi tempi l&#8217;istituzione che rappresenta.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Mattarella-apre-lanno-deleddiano-senza-lingua-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Bassetti sulla sanità sarda: &#8216;la politica ha rovinato il servizio&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 21:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sono più il solo a dirlo: la politica ha rovinato la sanità sarda, e a differenza del settore privato, la gestione non rispetta criteri meritocratici incentrati su qualità e risultati, ma sull&#8217;appartenenza. Concorde l&#8217;infettivologo Matteo Bassetti, espressosi sul caso della malasanità nell&#8217;isola, e sentito per la stampa da Massimo Sechi: «Credo che serva una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/11/Bassetti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20082" title="bassetti" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/11/Bassetti.jpg" alt="" width="605" height="426" /></a></p>
<p>Non sono più il solo a dirlo: la politica ha rovinato la sanità sarda, e a differenza del settore privato, la gestione non rispetta criteri meritocratici incentrati su qualità e risultati, ma sull&#8217;appartenenza.</p>
<p>Concorde l&#8217;infettivologo Matteo Bassetti, espressosi sul caso della malasanità nell&#8217;isola, e sentito per la stampa da Massimo Sechi:</p>
<p><em>«Credo che serva una sanità meno politicizzata e più meritocratica. Bisogna premiare chi lavora bene, chi garantisce qualità e risultati, non chi risponde a logiche di appartenenza. È una questione culturale e organizzativa. Nelle aziende private di qualsiasi settore chi non fa bene il proprio lavoro viene sostituito; nel pubblico dobbiamo avere il coraggio di applicare lo stesso principio».</em><br />
<em>[…]</em><br />
<em> <img class="alignright" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Tra l’altro in alcuni casi la regionalizzazione ha dato anche risultati positivi, in altri invece no e ha aumentato le distanze tra una regione e l’altra portando anche all’aumento del cosiddetto esodo sanitario. C’è poi un altro aspetto da sottolineare, l’Italia resta uno dei Paesi con la maggiore aspettativa di vita: abbiamo un numero molto alto di ultracentenari e da questo punto di vista la Sardegna ha numeri molto alti, un risultato che dimostra quanto la sanità pubblica abbia funzionato. Ma oggi serve un cambio di passo. Il modello del 1978, poi rivisto con la riforma Bindi, va aggiornato: meno politica, più merito, più efficienza. Solo così potremo evitare che tragedie come quella di Carbonia si ripetano».  </em></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>A. Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/11/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Lopinione-Bassetti-sulla-sanità-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Discontinuità territoriale sarda e dintorni</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2025/08/discontinuita-territoriale-sarda-e-dintorni/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 08:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Gianraimondo Farina. La nuova continuità territoriale della Giunta Todde? Una riforma a metà. Quello che i sardi non devono sapere. Certo, ora la riforma è arrivata, e tutti corrono a pontificare. Dalla Regione Sardegna, ovviamente, fino alla Federazione delle Associazioni Sarde in Italia. Indubbiamente, quando tocchiamo il tasto della &#8220;continuità da e per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/08/Discontinuità.jpg"><img class="size-full wp-image-19941 aligncenter" title="discontinuita" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/08/Discontinuità.jpg" alt="" width="605" height="454" /></a></em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #0000ff;"><em>Di Gianraimondo Farina.</em></span></p>
<p>La nuova continuità territoriale della Giunta Todde? Una riforma a metà. Quello che i sardi non devono sapere.</p>
<p>Certo, ora la riforma è arrivata, e tutti corrono a pontificare. Dalla Regione Sardegna, ovviamente, fino alla Federazione delle Associazioni Sarde in Italia. Indubbiamente, quando tocchiamo il tasto della &#8220;continuità da e per la Sardegna&#8221;, andiamo sempre a colpire gangli e nervi scoperti, oltre a sentimenti e passioni nascoste. Alla luce di ciò, vi sono due aspetti da ribadire.</p>
<p>In primo luogo, la riforma della CT aerea c&#8217;è ed è a metà. In secondo luogo, la F.A.S.I. non è la sola federazione rappresentativa dell&#8217;emigrazione sarda, sebbene per decenni ne abbia giustamente cavalcato le battaglie.</p>
<p>La questione della continuità territoriale aerea da e per la Sardegna, tuttavia, riguarda l&#8217;Italia e, come tale, va affrontata. Permangono tuttavia inevase alcune problematiche di non poco conto. I fatti recenti, tecnico-legislativi, hanno raccontato di una Giunta regionale sarda che ha approvato lo schema di imposizione di Oneri di Servizio Pubblico (OSP) per le rotte aeree da e per la Sardegna. Provvedimento decisivo in vista della conferenza dei servizi da cui scaturiranno il nuovo decreto ministeriale ed il conseguente bando per la continuità territoriale a partire dalla stagione estiva 2026. La conferenza di servizi è stata, poi, convocata l&#8217;11 agosto 2025 dalla presidente Todde, con l&#8217;obbiettivo di accelerarne l&#8217;iter di approvazione in vista di tali appuntamenti.</p>
<p>Un lavoro che, stando alle parole dell&#8217;assessore ai trasporti Barbara Manca, è durato quindici mesi. E che dovrebbe fornire importanti garanzie sul diritto alla mobilità dei cittadini sardi, e &#8220;per la connettività della Sardegna in chiave economica e sociale&#8221;. Che è poi questo il punto nevralgico della questione. Una questione sociale ed economica allo stesso tempo. Ma che, purtroppo, stando ai parametri europei da rispettare, scanditi in termini economicistici, ha poco di sociale. O, perlomeno, ha un sociale di facciata. Ma andiamo con ordine e spieghiamo i motivi di questa &#8220;vittoria di Pirro&#8221; della Regione Sardegna.</p>
<p>Partiamo dai numeri. È una riforma che sta per giungere a compimento. Mancano le formalità del decreto del Ministero dei trasporti e la pubblicazione sulla G.U.C.E. del relativo bando. Nel frattempo le trombe della R.A.S., sguinzagliate in ogni dove, dagli uffici di Giunta ai media, hanno esternato urbi et orbi la grande rivoluzione &#8220;copernicana&#8221; della continuità territoriale da e per la Sardegna. Che, però, inciampa poco già dopo sul primo gradino. Ossia non specificando che si tratta di continuità territoriale aerea e non anche marittima. Già, perché quello che i sardi non devono sapere è che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato un&#8217;apposita istruttoria per verificare le condizioni necessarie ad assicurare la continuità territoriale marittima. Il tutto, ovviamente, consultando gli armatori potenzialmente interessati al servizio. Che, per il 75%, in Sardegna, vuol dire Gruppo Onorato: Tirrenia, GNV e Grimaldi su tutte. Si vedano sulla questione le varie puntate pubblicate, a suo tempo, dal sottoscritto su &#8220;Tottus in Pari&#8221; ed aventi ad oggetto proprio le vicende riguardanti la continuità territoriale marittima da e per la Sardegna negli ultimi venticinque anni.</p>
<p>Altra cosa che i sardi non devono sapere è che è stato istituito un fondo per la continuità marittima della Sardegna con una dotazione annuale di 72.685.642 euro. Fondo che, a titolo informativo, risulta essere finanziato tramite una riduzione delle sue risorse per interventi strutturali di politica economica.<br />
Quindi, &#8220;prima pietra d&#8217;inciampo&#8221;: continuità territoriale si, ma a metà: aerea e non marittima. Della serie: non tocchiamo, per ora il can che dorme dei grandi armatori e concentriamoci sulle quisquilie dei risultati ottenuti dalla continuità aerea. Distinguendo fra quello che i sardi devono sapere e quello che non devono sapere.</p>
<p>E partiamo da quello che si deve sapere di questa riforma.<br />
Il nuovo modello di continuità territoriale nasce da un approfondito lavoro di analisi giuridica, economica e trasportistica svolto tra il 2024 e il 2025 dopo un ampio e costruttivo confronto con Ministero, ENAC, Commissione europea, stakeholders e cittadini. Le principali novità del nuovo schema di OSP (così si chiamano gli &#8220;oneri di servizio pubblico&#8221;, n.d.r.) consistono:<br />
- nell&#8217;incremento strutturale di frequenze e posti disponibili da e per Cagliari, Alghero e Olbia verso Roma Fiumicino e Milano Linate;<br />
- nella maggiore articolazione oraria su quattro fasce giornaliere in luogo delle tre attuali. Questo per garantire maggiormente il ritorno in giornata per motivi di lavoro e studio;<br />
- in tariffe sensibilmente ridotte per i residenti al netto di iva e tasse aeroportuali;<br />
- nell&#8217;equiparazione ai residenti estesa ai lavoratori e militari con sede stabile in Sardegna, sportivi agonisti, studenti universitari fino a 27 anni, bambini e giovani dai 2 ai 21 anni, disabili e relativo accompagnatore ed anziani sopra i 70 anni. Ecco: i sardi devono &#8220;sapere&#8221; che abbiamo una Regione più sensibile all&#8217;inclusione. Almeno di facciata. Anche perché questa nuova riforma, almeno sulla carta, introduce ulteriori nuove categorie di utenza. Si tratta, soprattutto, di quella di coloro che risiedono fuori dalla Sardegna e che abbiano rapporti di parentela di primo grado (genitori e figli; fratelli e sorelle), di secondo grado o di terzo grado (zii e nipoti; bisnonni e bisnipoti) con soggetti residenti nell&#8217;isola. Ad essa si unisce, poi, la categoria di chi usufruisce di congedo straordinario ai sensi della Legge 104/92 per assistere un parente residente in Sardegna e di chi svolge il ruolo di tutore nei confronti di un soggetto ivi residente.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Tutte queste categorie, si badi bene, saranno solo lambite dalla piena continuità territoriale aerea poiché pagheranno una tariffa maggiorata del 30% rispetto a quella applicata ai residenti. I sardi devono sapere che la continuità territoriale aerea c&#8217;è, ed è al completo, per chi ha meri interessi economici, lavorativi e militari in Sardegna. Con quell&#8217;aggettivo &#8220;militari&#8221;, ben messo in evidenza e rimarcato: quasi a sottolineare, in chiave moderna, il nuovo concetto di &#8220;colonia&#8221; che ancora stereotipizza la nostra isola.</p>
<p>I sardi, però, devono continuare a non sapere tante cose.<br />
In primo luogo, capire che non vi sarà mai una piena continuità territoriale, in ossequio al recente principio costituzionale d&#8217;insularità (inserito per volontà concreta siciliana più che sarda, n.d.r.), se continuità aerea e marittima non andranno di pari passo. Quindi, ben vengano i risultati fin qui conseguiti sui cieli, ma la guerra per le isole si vince pure sui mari. Perché i sardi, per la Regione, pare non debba essere informati del fatto che passeggeri e merci arrivano anche via mare. Quindi la vera guerra della continuità territoriale marittima, che è la polpa e la sostanza della &#8220;vexata quaestio&#8221;, non è stata ancora per niente vinta.<br />
Si pensi peraltro alla battaglia dei trasportatori nel settore marittimo, recentemente supportata dalla CONFAPI per bocca dell&#8217;imprenditore Gavino Guiso.</p>
<p>Ed è per questo che si è ancora in attesa degli esiti della recente istruttoria avviata dal Ministero dei Trasporti per verificare le condizioni necessarie ad assicurare la continuità territoriale marittima, consultando gli armatori potenzialmente interessati al servizio. Che, se parliamo di Sardegna, sappiamo chi sono, checché ne pensino i rappresentanti istituzionali di certa emigrazione sarda organizzata, ora divenuti, di punto in bianco, tromboni strombazzanti delle &#8220;magnifiche sorti e progressive&#8221; della giunta regionale. Il tutto &#8220;a prescindere&#8221;, senza alcun appunto critico.</p>
<p>Non devono sapere infine che questa non è una riforma sociale. Né per i sardi emigrati, né per le loro famiglie. Nella pratica, seppur in linea con la normativa di Bruxelles, si è cercato di fare rispettare tutti i diktat comunitari, sensibili più ad un concetto di inclusione di mercato, ma indisposti ad ogni eventuale apertura verso altre forme di inclusione sociale più tradizionali, nel solco delle radici europee.</p>
<p>Nel testo della riforma infatti, nonostante la CT si sia aperta entro i principali gradi di parentela, un vulnus riguarda la mancanza di disciplina per l&#8217;istituto della famiglia intesa come comunità, nella fattispecie quella della numerosa emigrazione sarda. Così come è normato, invece, dalla legge regionale sarda n. 7 del 1991. Una disposizione innovativa ed inclusiva che, prima in Italia, ha trattato dell&#8217;emigrazione e del sostegno alle comunità sarde nel mondo, definendola come &#8220;<em>l&#8217;insieme dei sardi che risiedono al di fuori del territorio regionale, i loro coniugi e discendenti (anche se non nati in Sardegna)</em>&#8220;. Una sorta di grande famiglia. Nel senso e nel rispetto delle più antiche consuetudini che esaltano la grande ospitalità sarda. Che ha sentito e fatto sentire sardi anche chi non lo era, ma lo è diventato per affinità (coniugi non sardi).</p>
<p>Una riforma, quindi, quella della continuità territoriale aerea, che nasce &#8220;azzoppata&#8221;. All&#8217;insaputa di una legge regionale quadro sull&#8217;emigrazione di grande respiro, sensibilità ed impatto. Perché per fare le riforme occorre conoscere la legislazione. Questo, però, non è avvenuto del tutto. E del resto i sardi non devono sapere che, per arrivare ad una vera e propria revisione, occorre intervenire su un altro nodo in sospeso. Che nel caso della continuità territoriale è quello dei trasporti interni, in continuità con quelli esterni. E la riforma di sistema si ottiene soltanto operando alla radice in tema di emigrazione. Ossia rivedendo funzioni e prerogative dell&#8217;elefantiaco ed obsoleto organo consultivo regionale che la sovraintende: la Consulta regionale dell&#8217;emigrazione, non più rappresentativo di tutto l&#8217;associazionismo sardo de &#8220;su disterru&#8221;, per conoscere a fondo le dinamiche che muovono tale ambito. Probabilmente sarebbe opportuno orientare il tema migratorio dei sardi, inclusivo dei trasporti, anche verso l&#8217;Assessorato regionale alla cultura e non più solamente da quello al lavoro. Perché trasporti ed emigrazione, per la Sardegna, non sono solamente una questione economica e di lavoro, ma soprattutto culturale. Parte integrante di quella che politici battaglieri e di larghe vedute del XIX° secolo, come Giuseppe Sanna-Sanna, Giovanni Battista Tuveri e Giorgio Asproni, sulle orme dell&#8217;economista Giuseppe Todde, hanno da sempre definito come parte integrante e nucleo centrale della più vasta e complessa questione sarda. Ma questa è un&#8217;altra storia, che i sardi stanno finalmente iniziando a conoscere.</p>
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<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Limba sarda: L&#8217;invenzione del campidanese e del logudorese</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 15:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Di Roberto Bolognesi (fonologo, PhD Università di Amsterdam). Com&#8217;è nata la fittizia suddivisione in due della lingua sarda? Il naturalista Francesco Cetti, sbarcato in Sardegna nel 1765, con lo scopo di studiare la fauna dell’isola, definisce la situazione nel modo seguente: “Si divide pure questo continente in parte meridionale, e in parte settentrionale con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardinien-1793.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19440" title="sardinien-1793" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardinien-1793.jpg" alt="" width="605" height="527" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Roberto Bolognesi (fonologo, PhD Università di Amsterdam).</em></span></p>
<p>Com&#8217;è nata la fittizia suddivisione in due della lingua sarda?</p>
<p>Il naturalista Francesco Cetti, sbarcato in Sardegna nel 1765, con lo scopo di studiare la fauna dell’isola, definisce la situazione nel modo seguente: “Si divide pure questo continente in parte meridionale, e in parte settentrionale con altri nomi, chiamando la parte meridionale Capo di sotto, e la settentrionale Capo di sopra. L’appellazione è fondata sulla verità: andando da mezzodì a tramontana si va sempre montando, dove più dove men sensibilmente, laonde la parte settentrionale viene realmente a essere più elevata dell’altra; inoltre nella parte meridionale si trova la massima pianura dell’isola, perciò la parte settentrionale fa vista di più montuosa ed ardua e la meridionale di più piana ed umile. Ma i confini di questi due Capi di sopra e di sotto non sono bene definiti; fra Bonarcado e Santu Lussurgiu comincia per tutti il Capo di sopra, perché ivi l’elevazione è in realtà più sensibile, ma poi procedendo verso levante la linea di divisione si smarrisce; uguale montuosità si trova a destra, e a sinistra, cessa il fondamento della divisione, e la divisione non è più che arbitraria, e incerta, onde in luogo medesimo si trova chi si ascrive al Capo di sopra, e chi a quel di sotto. Il più naturale sarebbe tirare in avanti la linea incominciata sopra Bonarcado, facendola passare per Fonni, dividendo così tutto il regno in due parti uguali, e la metà meridionale sarebbe il Capo di sotto, per essere nella massima parte più umile e più bassa della metà settentrionale, che sarebbe il Capo di sopra. In alcuna cosa si distinguerebbe però allora tuttavia il Capo di Sotto dal Capo di Cagliari; la molteplicità delle divisioni non può produrre se non confusione, però meglio sarebbe avere per ora per una stessa cosa Capo di Cagliari, e Capo di sotto, come molti fanno, e come intenderò io pure innanzi.” (Cetti, 2000:63-64).<br />
Come si può vedere, Cetti ha il problema “pratico” (amministrativo?) di dividere la Sardegna in due parti uguali, basandosi, per esempio, sull’orografia. Ben conscio del fatto che una tale suddivisione è arbitraria, decide comunque di effettuarla.<br />
La linea passa leggermente a nord di Fonni.</p>
<p>Come si vede, l’idealizzazione proposta dal Cetti non trova riscontro nella realtà: il <em>Capo di sotto</em>, come da lui proposto, contiene sì la pianura principale, ma anche quasi per intero il massiccio del Gennargentu (il più elevato della Sardegna), oltre a altri due complessi di montagne con diverse cime che superano i 1000 metri di altitudine. Oltre al Campidano, poi, si trovano soltanto la piana del Cixerri e la parte pianeggiante del Sulcis.<br />
A questo punto, e in modo ancora più sommario, decide anche di suddividere la lingua nazionale della Sardegna (1) in due varietà che, a questo punto necessariamente, devono corrispondere alla suddivisione dell’isola in due <em>capi</em>: “Nella lingua propriamente sarda il fondo principale è italiano; vi si mischia il latino nelle desinenze, e nelle voci; vi è pure una forte dose di castigliano, un sentor di greco, un miscolin di franzese, altrettanto di tedesco, e finalmente voci non riferibili ad altro linguaggio, che io sappia. Voci prettamente latine sono <em>Deus, tempus, est, homine</em>, ecc.; latine sono le desinenze in <em>at, et, it, us</em>, nella coniugazione dei verbi; dicono <em>meritat, devet, consistit, dimandamus</em>. Parole castigliane sono <em>preguntare, callare, querrer,</em> ecc.; e castigliane sono le deninenze in <em>os, peccados, santos</em>, ecc. Le terminazioni in es, <em>dolores, peccadores</em>, ecc. rimane libero ad ognuno avere per latine, o per castigliane. Il sapor di greco lo pretendono alcuni sentire negli articoli <em>su, sos, is</em>; e dicendo <em>berbegue</em> per pecora, non pare questo un poco del <em>brebis</em> franzese? E dicendo <em>si sezer</em> per sedersi, non ha questo l’odore del <em>sich sezen</em> tedesco? Como per adesso, <em>petta</em> per <em>carne</em>, e altri vocaboli non so che sieno analogi per altre lingue. Due dialetti principali si distinguono nella medesima lingua sarda; ciò sono il campidanese, e ‘l dialetto del Capo di sopra&#8217;. Le principali differenze sono, che il campidanese ha in plurale l’articolo tanto maschile quanto femminile <em>is</em> e ‘l Capo di sopra dice in vece <em>sos</em> e <em>sas</em>; inoltre il campidanese termina in <em>ai</em> tutti i verbi che il Capo di sopra finisce in <em>are</em>, non senza altre differenze di parole, e di pronuntzia. ” (Cetti, 2000:69-70).<br />
Cetti chiaramente non era un linguista, né sarebbe potuto esserlo in quel tempo. Dopo aver tracciato una divisione geografica della Sardegna, che lui stesso ammette essere arbitraria, fornisce due caratteristiche, in base alle quali l’isola si può—visto che, per lui, si deve—dividere anche linguisticamente in due. Tutto qui.</p>
<p>Marinella Lőrinczi, sulla base di questo brevissimo passaggio di Cetti—naturalista, ribadiamo, non linguista—che lei oltretutto non cita letteralmente, ritiene di poter trarre le seguente conclusioni: “La percezione tradizionale dei dialetti sardi viene registrata nel Settecento dal naturalista Francesco Cetti nell’introduzione ai <em>Quadrupedi di Sardegna</em> [1774, ora in Cetti 2000: 70]. Il Cetti linguista è stato segnalato per la prima volta in Lőrinczi [1993]. Per Cetti il complesso linguistico sardo si divide nel dialetto del Capo di Sopra (detto anche Capo di Sassari) e in quello del Capo di Sotto (o del Capo di Cagliari), cioè il campidanese in senso lato. Egli fornisce anche le principali ‘isoglosse’ in base alle quali si operano (tradizionalmente?) tali distinzioni: l’articolo determinativo plurale is del campidanese è indifferente ai generi, mentre i dialetti del Capo di sopra oppongono sos~sas; in secondo luogo, alla desinenza -ai dell’infinito campidanese corrisponde -are nel Capo di sopra; a queste differenze se ne potrebbero aggiungere altre “di parole, e di pronunzia” [per altre annotazioni fatte dal Cetti ‘linguista’ v. Lőrinczi 1993, ma soprattutto il Cetti stesso, recentemente ripubblicato]”. (2).</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Quello che Lőrinczi tralascia di riportare è il fatto che, ai tempi di Cetti, gli abitanti stessi della zona centrale non sapevano esattamente a quale capo appartenessero: “[…] onde in luogo medesimo si trova chi si ascrive al Capo di sopra, e chi a quel di sotto.” Possiamo quindi, sulla base di quello che il Cetti medesimo riporta, escludere che la divisione netta della Sardegna in due capi sia qualcosa che i Sardi stessi effettuavano “tradizionalmente” almeno là dove tale distinzione potrebbe essere rilevante. Inoltre, non si comprende né perché le due ‘isoglosse’ menzionate dal Cetti debbano essere considerate “principali”, né da chi.</p>
<p>Un’altra autorità storica che viene invocata, per poter suddividere il sardo in due varietà nettamente distinte, è il canonico Giovanni Spanu. Lo Spanu è l’autore di “Ortografia sarda nazionale, ossia grammatica della lingua loguderese paragonata all’italiana (1840). Giovanni Spanu, di Ploaghe, nella sua <em>grammatica</em> fece coincidere il sardo, con la varietà locale di cui era parlante e distingue questa dalla “varietà meridionale”. (3).<br />
Nella prefazione al dizionario dello Spanu (<em>Vocabolario Sardo-Italiano e Italiano-Sardo</em>, Cagliari, 1851-1852), scritta dal suo editore, si trova l’espicita suddivisione del sardo in due varietà nettamente separate: “Tra le otto famiglie di dialetti che originarono la lingua italiana, havvene due che alla nostra isola si appartengono, la Sarda e la Sicula, parlata la prima nelle parti meridionali e centrali, la seconda nelle parti settentrionali. […] Pisani e Genovesi come intaccarono il nazionale governo, ci guastaron pure la unità di lingua.” Mentre gli Spagnoli: “[…] molto la bruttarono nelle parti meridionali da formare quasi un distinto dialetto”. Insomma, sassarese e gallurese (le due varietà non linguisticamente sarde parlate nel settentrione dell’isola) vengono definiti come dialetti siciliani, mentre più avanti si ritrova il tema delle pretese influenze del pisano e genovese medievali sul sardo meridionale, riprese poi dal Wagner e dai suoi adepti. (4).</p>
<p>Ancora più avanti si trova l’esplicita divisione del sardo in due gruppi, effettuata non in base alle caratteristiche strutturali dei vari dialetti, ma in base alla geografia: “Il dialetto sardo quindi rimase distinto in due gruppi, il meridionale parlato in Cagliari, Iglesias, Tortolì, Oristano, in quanti insomma vivono da Spartivento al Belvì; il centrale parlato in Logudoro da Gennargentu fino a Limbara.” Spanu (1851-52). (5). Questo è quanto riguarda le fonti tradizionali, sulle quali si basa la suddivisione del sardo in due varietà nettamente distinte.</p>
<p>Nel solco di questa tradizione si è inserito, come influentissimo sostenitore del “bipolarismo linguistico”, Max Leopold Wagner che, come abbiamo visto al paragrafo precedente, aveva in proposito delle idee già ben formate nel momento stesso in cui pose piede in Sardegna per la prima volta. Ciononostante, dopo aver compiuto i suoi studi pluridecennali sulla storia delle parole sarde, arriva alla seguente e ambigua conclusione: “Di fronte al logudorese, il quale è spezzettato in tante varietà dialettali, il campidanese ha il vantaggio di una maggiore unità e uniformità” (Wagner, 1951:56). Cioè, qui Wagner si contraddice palesemente: da un lato parla di “logudorese”, come se questo fosse una varietà ben definita, dall’altro poi ammette si tratta in effetti di “tante varietà dialettali”. Al prossimo paragrafo vedremo quanto sia in effetti articolata la situazione dialettologica in Sardegna.</p>
<p>Fonti:<br />
(1) “Le lingue che si parlano in Sardegna si possono dividere in istraniere e nazionali” (Cetti, 2000:69).<br />
(2) <a href="http://people.unica.it/mlorinczi/files/2007/04/5-sappada2000-2001.pdf" target="_blank">http://people.unica.it/mlorinczi/files/2007/04/5-sappada2000-2001.pdf</a><br />
(3) È istruttivo prendere conoscenza dell’opinione sull’accuratezza dell’operato dello Spanu espressa da un linguista che pure considera quelle del canonico come “opere di straordinaria importanza”: “Le due opere dello Spano, ma soprattutto la prima, sono viziate da notevoli errori di impostazione. Sia sufficiente accennare alla scelta di una ortografia latineggiante, factu «fatto», gratia «grazia», homine «uomo», nepta «nipote», promptu «pronto», ecc. […] Non lo si può negare: la grafia latineggiante scelta dallo Spano fu un suo grave errore, il quale finì col ritardare parecchio la nascita di una grafia propriamente sarda, ossia di una grafia che, pur restando ovviamente nell’ambito della tradizione grafica del latino, risultasse più adatta e più funzionale per un uso pratico e moderno di una nuova e differente lingua divenuta ormai adulta ed autonoma rispetto alla sua madrelingua. Ciononostante le due opere dello Spano sono di straordinaria importanza, in quanto aprirono in Sardegna la discussione sul “problema della lingua sarda”, quella che avrebbe dovuto essere la lingua unificata ed unificante, che si sarebbe dovuta imporre in tutta l’Isola sulle particolarità dei singoli dialetti e suddialetti, la lingua della Nazione Sarda, con la quale la Sardegna intendeva inserirsi tra le altre Nazioni europee, quelle che nell’Ottocento avevano già raggiunto o stavano per raggiungere la loro attuazione politica e culturale, compresa la Nazione Italiana.” (Massimo Pittau, premessa a <em>Grammatica del sardo illustre</em>, Carlo Delfino Editore, Sassari 2005).<br />
(4) Per una confutazione di questi pregiudizi infondati, si veda Bolognesi &amp; Heeringa (2005).<br />
(5) <a href="https://books.google.nl/books?id=KA49AAAAYAAJ&amp;dq=canonico+spanu&amp;printsec=frontcover&amp;source=bl&amp;ots=_cQd_p0DPr&amp;sig=Qur4KUdkbqjkKO-kRksmS-MDpxQ&amp;hl=nl&amp;ei=qGDdSvmdLMrz-Qbmmfky&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=7&amp;ved=0CCEQ6AEwBg#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">https://books.google.nl/books?id=KA49AAAAYAAJ&amp;dq=canonico+spanu&amp;printsec=frontcover&amp;source=bl&amp;ots=_cQd_p0DPr&amp;sig=Qur4KUdkbqjkKO-kRksmS-MDpxQ&amp;hl=nl&amp;ei=qGDdSvmdLMrz-Qbmmfky&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=7&amp;ved=0CCEQ6AEwBg#v=onepage&amp;q&amp;f=false</a>.</p>
<p>In: <a href="https://bolognesu.wordpress.com/2010/11/10/linvenzione-del-campidanese-e-del-logudorese/" target="_blank">Bolognesu</a>, 10-11-2010.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Linvenzione-del-campidanese-e-del-logudorese.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>La lingua sarda sulla via del tramonto</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 17:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti per il nuovo assessore regionale alla cultura sul contesto in cui si è adagiata la politica linguistica sarda: un fenomeno di balcanizzazione della lingua come strumento di annullamento dell&#8217;idioma nazionale, riducendo il problema ad un bancomat assistenziale. E come se la lingua sarda fosse in contrapposizione allo studio delle lingue straniere. Di Giuseppe Corongiu. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardu-chenze-limba.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19412" title="sardu-chenze-limba" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardu-chenze-limba.jpg" alt="" width="605" height="404" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Appunti per il nuovo assessore regionale alla cultura sul contesto in cui si è adagiata la politica linguistica sarda: un fenomeno di balcanizzazione della lingua come strumento di annullamento dell&#8217;idioma nazionale, riducendo il problema ad un bancomat assistenziale. E come se la lingua sarda fosse in contrapposizione allo studio delle lingue straniere.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Giuseppe Corongiu.</em></span></p>
<p>La politica linguistica della “movida”, che ha preso il posto del vecchio movimento storico, ha il pregio di essere comunicativa e di concentrarsi molto sulle parlate della capitale che un tempo venivano considerate spurie e poco eleganti. Certo, bisogna decidersi se il cagliaritano, oggi chiamato campidanese, aspira a essere base di una lingua seria o è solo uno slang deritualizzante con accenti localistici, ma non comunitari sardi.</p>
<p>Insomma, esistono i numeri e la capacità di usare i mezzi di comunicazione, ma manca l&#8217;eleganza, la sobrietà, la capacità della lingua di andare nel profondo delle questioni attraverso una sintassi sorvegliata e un lessico senza riserve territoriali. Ci sono molti che chiacchierano, ma mancano quelli bravi. A scrivere, soprattutto. Sembra che, esaurita la polemica contro una lingua standard basata sulla tradizione letteraria centro-settentrionale, non ci siano altri argomenti degni di nota sullo scacchiere mondiale. Anche il vecchio logudorese-nuorese sembra essersi prestato al gioco eclettico delle varianti.</p>
<p>Il ceto politico de “su Cabu de Susu” e del Nuorese non ha capito in tempo che la lotta contro la LSC (Limba Sarda Comuna/Standard) non era altro che un ennesimo episodio di cagliaricentrismo e un riequilibrio di chi conta veramente al Nord, cioè accademici turritani e operatori galluresi. Per il resto l&#8217;uso linguistico tende al basso grazie a editori pubblici e privati, università e politica. Si traduce stancamente in un vernacolo individuale ciò che la cultura dominante ha già espresso in italiano, senza nessuna prospettiva o visione che leghi una lingua differente a una visione politica e culturale diversa come sarebbe piaciuto a Simon, a Lilliu o a Lussu. Senza novità espresse in sardo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Manca la lingua nazionale, sovrabbonda il dialetto simpatico che non disturba il potere regionale impegnato su temi “veri” come la sanità, i trasporti, il PNRR o i rapporti con Roma e Bruxelles. Il sardo non può occuparsi di temi veri regionali o globali se si assevera che un abitante di Luras è straniero rispetto ad uno di Teulada. Si balcanizza, per sottrazione e spesso per contrapposizione. Gli antropologi e i poeti sostenitori dei mille linguaggi del villaggio, sono stati i corifei della nuova assimilazione. Si accetta la divisione come fatto storico e l&#8217;unità come portato esogeno.</p>
<p>Lingua si, ma che sia divisa in cantoni (neppure “istituzionalizzati”), leggera, simpatica, anche poco sarda, magari anche italianizzata perché si capisce e si controlla meglio. Che sia dialetto, insomma. A ciascuno il suo, come nelle tribú primordiali, senza tante masturbazioni mentali su lingue minoritarie, comunitarie o nazionali. Senza orizzonte se non il cachet o il colore folk. Con il discorso autodeterminativo che la gente non capisce più senza lingua e storia comune. Ma capisce che pure la questione della lingua è dentro il sistema del bancomat assistenziale.</p>
<p>Non manca il grottesco esempio degli intellettuali che hanno ostacolato l&#8217;unificazione e che usano l&#8217;italiano come lingua comune nelle loro opere importanti tradendo se stessi. Perché lo slang simpatico crea consenso immediato, ma non consesso duraturo.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Appunti-di-Corongiu-sulla-politica-linguistica-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Mafia sarda o maldestro nazionalismo sardo?</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2023/09/mafia-sarda-o-maldestro-nazionalismo-sardo/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 15:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In pochi hanno commentato gli arresti eccellenti da parte del ROS effettuati in Sardegna per il reato di “associazione mafiosa” e affini. Alcuni continuano a ripetere che nell&#8217;isola “la mafia non esiste”, ma vorrei ricordare due fatti. Il primo è che, non troppi anni fa, in diversi comuni sardi iniziarono ad andare a fuoco dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/09/ROS.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19230" title="ros" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/09/ROS.jpg" alt="" width="605" height="461" /></a></p>
<p>In pochi hanno commentato gli arresti eccellenti da parte del ROS effettuati in Sardegna per il reato di “associazione mafiosa” e affini.</p>
<p>Alcuni continuano a ripetere che nell&#8217;isola “la mafia non esiste”, ma vorrei ricordare due fatti.</p>
<p>Il primo è che, non troppi anni fa, in diversi comuni sardi iniziarono ad andare a fuoco dei mezzi per la raccolta differenziata dei rifiuti, e cosa si scoprì?</p>
<p>Che si trattava di attentati incendiari organizzati da una banda sarda, la quale intimidiva le ditte esterne all&#8217;isola che si presentavano ai bandi di appalto locali con prezzi più bassi di quelli proposti da questi sardi. In tal modo allontanavano i concorrenti e pilotavano gli appalti a proprio favore, anche con la compiacenza di alcuni colletti bianchi. Tutti scoperti e arrestati.</p>
<p>Perché vi ho raccontato questa storia? Perché il sodalizio criminale riteneva che le ditte esterne “rubassero il lavoro ai sardi”. Ma in realtà la banda rubava ai sardi stessi. Come? Facendo indirettamente pagare una TARI più alta ai cittadini dei comuni in cui questi signori ottenevano l&#8217;appalto.<br />
Insomma, un fenomeno 100% “made in Sardinia”, e sconnesso dalle note inchieste per riciclaggio nel settore turistico-immobiliare presenti nelle coste, con infiltrazioni di organizzazioni criminali non locali, peraltro già attive anche in altri ambiti, come la prostituzione.</p>
<p>Il secondo fatto da tenere a mente riguarda l&#8217;attualità, ossia la scia di sangue che da tempo sta devastando le campagne, e anche i centri storici di alcuni comuni dell&#8217;interno sardo. Con una serie di omicidi a danno di allevatori, trasportatori e manovali, apparentemente sconnessi l&#8217;uno dall&#8217;altro, ma verosimilmente – come suggeriscono alcune inchieste – esito di un unico filo conduttore. Quale?<br />
Quello generato dall&#8217;ignoranza della monocultura economica, vale a dire la produzione di notevoli quantità di canapa sativa, legale, ma con un quadro normativo poco chiaro, che ha finito per ingrossare le fila del narcotraffico locale per tutte quelle produzioni considerate eccedenti i limiti imposti dalla legge, e non solo.<br />
In un territorio economicamente depresso come quello sardo, dove il diffuso analfabetismo economico porta tanti a cercare improbabili business di successo nell&#8217;ipersussidiato settore primario, la coltivazione di canapa, unita al classico traffico di stupefacenti, è diventata una delle naturali evoluzioni della “cultura della pecora” esistente nel mondo delle campagne. Con annesse bande e regolamento di conti per il loro smercio.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />I recenti arresti del ROS aggiungono a questo quadretto altri due ulteriori elementi di cui tenere conto.</p>
<p>Il primo è che gli arrestati, soprattutto quelli eccellenti, paiono avere il classico vizietto sardo di adorare alcuni nomi di spicco della criminalità locale, come se si trattasse di star. Dei divi del cinema con cui accompagnare le proprie serate. Pensiamo alla figura di Mesina, simbolo di un&#8217;epoca in cui banditismo e sequestri distrussero notevoli figure imprenditoriali sarde, ma moralmente supportato da tanti sardi anche nel momento in cui ha scelto di non seguire più la retta via e di proseguire in attività criminali. Una maldestra forma di nazionalismo sardo, che porta a simpatizzare (o peggio, in alcuni casi aiutare) la delinquenza. Fenomeno peraltro presente in tutto il mondo con varie sfaccettature.<br />
C&#8217;è una famosa pellicola di Brian De Palma in cui si racconta questa dinamica, “<em>Carlito&#8217;s way</em>” (1993), interpretata da Al Pacino (nel ruolo di Carlito) e Sean Penn (nel ruolo dell&#8217;avvocato Kleinfeld). A un certo punto della trama, Kleinfeld, quasi senza accorgersene, abbandona la legalità e si pone sullo stesso piano di alcuni mafiosi a cui si era avvicinato, coinvolgendo pure l&#8217;innocente Carlito, che invece intendeva costruirsi un futuro onesto.</p>
<p>Di converso però, il secondo elemento, non meno importante dei precedenti, è che, nonostante il sistema democratico ci imponga, giustamente, di avere fiducia nella magistratura, ci ricorda pure che l&#8217;Italia è un paese in cui esiste un uso politico della giustizia. Con associazioni sindacali, di categoria, e vere e proprie correnti di potere che incrinano la necessaria divisione dei poteri dello Stato.<br />
Ne sono prova anche in Sardegna tutte quelle inchieste che hanno rovinato carriere e vite di amministratori locali, il cui nome e le cui intercettazioni sono state date in pasto alla gogna mediatica, e che dopo anni sono stati dichiarati innocenti “perché il fatto non sussiste”. Per cui una riforma della giustizia è prioritaria.</p>
<p>Dunque qual è il punto di questa vicenda?</p>
<p>Il punto è capire qual è il confine che separa le più nocive manifestazioni del nazionalismo locale dal protagonismo di alcuni ambienti della giustizia.</p>
<p>Perché è proprio sulla raccolta delle prove che si stabilirà la frontiera del nuovo caso giunto alla ribalta delle cronache.</p>
<p>I titolari dell&#8217;inchiesta hanno lanciato nel tritacarne mediatico delle persone colpevoli di aver solamente coltivato in modo stupido delle amicizie “improprie”? Oppure queste persone sono andate oltre la semplice amicizia ed hanno chiesto “aiutini”, a degli ambienti criminali, che vanno oltre i limiti imposti dalla legge?</p>
<p>In questo secondo caso Carabinieri e magistratura avranno tutta la nostra ammirazione, perché in un territorio attraversato da vari problemi come il nostro, non abbiamo sicuramente bisogno di veder crescere pure la criminalità organizzata, da stroncare immediatamente.</p>
<p>Sino ad allora tuttavia gli indagati sono e rimarranno presunti innocenti, e in quanto tali vanno rispettati.</p>
<p>- Sul tema si consiglia inoltre la lettura del rapporto, sempre attuale: “<em>La criminalità in Sardegna. Reati, autori e incidenza nel territorio</em>”, a cura di A. Mazzette e AA.VV. (Università di Sassari, 2011).</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em> </span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/09/URN-Sardinnya-Lopinione-Sulla-mafia-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quel Gramsci che evidenzia una finta cultura sarda</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Aug 2023 15:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spuntano come funghi in Sardegna dei murales su Gramsci, uno dei più grandi intellettuali sardi del secolo scorso. Non di rado si tratta di murali realizzati sulle facciate delle scuole, a seguire condomini o altri spazi pubblici dismessi. Un modo elegante di abbellire e diffondere cultura, ma anche un modo, purtroppo, di mostrare tutta l&#8217;ignoranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/08/Gramsci.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19166" title="gramsci" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/08/Gramsci.jpg" alt="" width="605" height="481" /></a></p>
<p>Spuntano come funghi in Sardegna dei murales su Gramsci, uno dei più grandi intellettuali sardi del secolo scorso.<br />
Non di rado si tratta di murali realizzati sulle facciate delle scuole, a seguire condomini o altri spazi pubblici dismessi. Un modo elegante di abbellire e diffondere cultura, ma anche un modo, purtroppo, di mostrare tutta l&#8217;ignoranza di tanti docenti e intellettuali sardi contemporanei che ne spingono la realizzazione.</p>
<p>Si, perché l&#8217;alto numero di murales dedicato ad un solo personaggio è inversamente proporzionale alla conoscenza di tanti altri celebri personaggi sardi che hanno cercato di emancipare il popolo verso il progresso.</p>
<p>Potremo parlare realmente di “cultura” quando sulle mura delle nostre scuole appariranno uomini come Giuseppe Brotzu, microbiologo, tra i pionieri della scoperta delle cefalosporine.</p>
<p>O pensiamo all&#8217;economista Giuseppe Todde, saggista e rettore liberale dell&#8217;Università di Cagliari, precedette Gramsci nella comprensione dei danni causati dal governo centrale all&#8217;economia della Sardegna, a cui venne impedito l&#8217;export dei propri prodotti verso il mercato francese nel corso delle guerre doganali del Regno d&#8217;Italia.<br />
Idee economiche come le sue, in Sardegna mai applicate, sono state invece adottate da realtà come Hong Kong e Singapore, trasformandole in potenze economiche di livello globale.</p>
<p>E che dire di Giovanni Maria Angioy? Simbolo principale dei moti rivoluzionari sardi di fine Settecento contro i soprusi del feudalesimo e della monarchia, fu anche tra i primi esempi di libera imprenditoria sarda.</p>
<p>Qualcuno ha poi mai sentito parlare dello scienziato Augusto Bissiri di Seui? Trasferitosi a Los Angeles, tra i vari brevetti e progetti realizzati, riuscì a trasmettere il primo fax fotografico della storia, ma creò anche il più efficiente congegno di scambio dei binari ferroviari, che adottò la Westinghouse Electric Company, e diede un contributo fondamentale all&#8217;invenzione dei tubi catodici utilizzati per un secolo da tutti gli apparecchi televisivi del mondo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />O quanti ricordano uomini come il filosofo e parlamentare Giovanni Battista Tuveri? Tra i primi a studiare l&#8217;esperienza svizzera e ad intuire le distorsioni del neonato Regno d&#8217;Italia. Come Cattaneo, comprese l&#8217;importanza del federalismo come modello istituzionale in grado di esprimere più efficacemente la rappresentanza e l&#8217;economia delle comunità locali.</p>
<p>Il nome Giovanni Antonio Porcheddu vi suggerisce qualcosa? Si tratta del signore che in Italia ha contribuito alla diffusione della tecnica costruttiva mediante il cemento armato, grazie alla quale, ancora oggi, ponti, strade, viadotti e quant&#8217;altro consentono a tutto il paese di spostarsi, di ripararsi e di investire.</p>
<p>E pochi conoscono lo scultore Albino Manca di Tertenia, l&#8217;uomo che, tra le varie opere, ha realizzato anche l&#8217;imponente statua dell&#8217;aquila di Manhattan, a New York, situata a Battery Park.</p>
<p>Infine, vi dice nulla il nome Antonio Simon Mossa? Possibile che in pochi conoscano uno dei più valenti architetti e intellettuali sardisti del Novecento?</p>
<p>Ma la lista potrebbe continuare a lungo. Tanti uomini e donne hanno impegnato la propria esistenza per resistere contro la conservazione e per offrire contributi preziosi alla crescita della collettività, non solo sarda.</p>
<p>In conclusione, studiamo di più e meglio la storia e la cultura dell&#8217;isola, magari organizzando pure eventi culturali al riguardo, e meno festival autoreferenziali su romanzetti locali di dubbia fattura.<br />
C&#8217;è ancora tanto da conoscere e che gli studenti sardi meritano di sapere. Soprattutto, occupandoci di come riformare una scuola centralista italiana non idonea a diffondere un&#8217;autentica cultura dell&#8217;innovazione. Assieme ad un certo sottobosco di docenti, ideologicamente inquadrati e impreparati a formare i giovani verso questa sfida per lo sviluppo.</p>
<p>D&#8217;altronde, lo stesso Gramsci viene bistrattato da tanta ignoranza. Più citato che realmente letto o studiato, viene ricordato unicamente per qualche slogan contro l&#8217;autoritarismo e il suo contributo alla disastrosa esperienza storica del comunismo, ma non per le sue maggiori riflessioni filosofiche. E questo, a causa dei cattivi maestri, è un &#8220;Gramsci&#8221; irreale, più accline a spingere i giovani verso errati presupposti ideologici nell&#8217;affrontare le complesse sfide del presente.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/08/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Gramsci-e-la-finta-cultura-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Servitù militari: la confusione dell&#8217;ANS e le differenze con la Scozia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2023 14:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi sul sito dell&#8217;Assemblea Nazionale Sarda è apparso un articolo che vorrebbe esplicare la posizione dell&#8217;organizzazione in materia di servitù militari nell&#8217;isola, ma con gravi mancanze. Oltre ad elencare l&#8217;estensione del demanio, l&#8217;inquinamento e l&#8217;assenza di positive ricadute economiche delle installazioni militari, dati noti da tempo e pubblicati pure dal sottoscritto (Bomboi, Condaghes 2019), si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/06/Schermata-ANS.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19057" title="schermata-ans" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/06/Schermata-ANS.jpg" alt="" width="605" height="455" /></a></p>
<p>Oggi sul sito dell&#8217;Assemblea Nazionale Sarda è apparso <a href="https://www.assembleasarda.org/progetti/le-servitu-militari-spiegate-semplicemente/" target="_blank">un articolo</a> che vorrebbe esplicare la posizione dell&#8217;organizzazione in materia di servitù militari nell&#8217;isola, ma con gravi mancanze.</p>
<p>Oltre ad elencare l&#8217;estensione del demanio, l&#8217;inquinamento e l&#8217;assenza di positive ricadute economiche delle installazioni militari, dati noti da tempo e pubblicati pure dal sottoscritto (<em>Bomboi, Condaghes 2019</em>), si notano nel testo una serie di problematiche, vediamo in breve le principali:</p>
<p>1) Ci sono dei grandi assenti, i militari e il loro lavoro. Può un&#8217;organizzazione che si definisce “nazionale” non includere tutte le categorie professionali e le loro esigenze? Inoltre, può un territorio &#8211; sovrano o non sovrano &#8211; non disporre di una difesa o non dibattere su questo argomento?<br />
In Scozia da oltre un decennio queste domande hanno trovato una risposta, ed hanno dato la possibilità, anche a migliaia di militari scozzesi, di votare per una maggioranza indipendentista oggi guidata dall&#8217;SNP.</p>
<p>2) Nel testo vi è poi un ulteriore e grave errore politico, alquanto dilettantesco: in ragione di quanto detto al punto 1, purtroppo non si parla di contrasto all&#8217;estensione delle servitù, ma alle servitù stesse. Il compito di un&#8217;organizzazione politica dovrebbe essere quello di offrire una piattaforma programmatica destinata a mediare tra le parti <span style="text-decoration: underline;">sulla base del contesto corrente</span>, non quello di assumere posizioni pregiudiziali, fintamente neutrali, per poi scaricare a data da destinarsi l&#8217;eventuale confronto sul destino di una difesa territoriale (<em>“quando avremo il potere di decidere allora vedremo se&#8230;”</em>. Sbagliato. Bisogna affrontare immediatamente i punti).<br />
Questo elemento purtroppo denota anche l&#8217;assenza, nell&#8217;indipendentismo sardo, di una cultura diplomatica e di governo, retaggio del massimalismo di sinistra da cui proviene larga parte dei suoi animatori. Ricordiamoci che anche paesi neutrali come la Svizzera possiedono una Difesa e dunque basi, militari, armi e addestramento. L&#8217;ANS invece afferma: <em>“Essere contro le basi significa intraprendere una lotta per l’autodeterminazione della propria terra, ossia difenderla e pretendere il diritto di decidere cosa farne.”</em><br />
Da questo passaggio se ne deduce che non si ha una posizione sull&#8217;argomento, eccetto quella di contrastare un preciso settore. E che non si ritiene utile ascoltare, trattare e riformare assieme al resto della collettività e dei diretti interessati le esigenze del settore.</p>
<p>3) Questione bonifiche, solito problema. Nel testo si dice che, innanzitutto, le “forze occupanti” dovrebbero bonificare le aree utilizzate. Altro elemento retorico originato dal massimalismo sessantottino. Chi sarebbero le “forze occupanti” precisamente? I nostri fratelli, zii, padri e cugini militari sardi? Lo Stato Italiano di cui facciamo parte, anche se maldestramente e nocivamente ha gestito il nostro territorio? Gli alleati USA che ci hanno garantito decenni di sicurezza rispetto ad un regime totalitario come quello sovietico? O un ordine internazionale che ci ha garantito la nascita di un&#8217;Europa politicamente ed economicamente coesa? Certo, le bonifiche vanno effettuate, ma occhio alla retorica, alle parole e alle accuse utilizzate. Perché su questi presupposti non si costruisce alcuna seria proposta politica.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />4) La Sardegna si è storicamente e geograficamente trovata in una posizione strategica, all&#8217;epoca della guerra fredda, necessaria per monitorare, ed eventualmente frenare, le mire del Patto di Varsavia nel Mediterraneo occidentale. Ha senso oggi rivangare il passato, con sottese finalità ideologiche antiamericane, per limitare le basi nel presente? Pensate al passaggio del testo su quella che da decenni in Sardegna è una leggenda metropolitana, il presunto “rapporto CIA sul mangime da offrire a sardi e italiani” per l&#8217;allocazione delle installazioni (e che nel testo ha come fonte di provenienza una tesi di laurea&#8230;).</p>
<p>5) In diretta conseguenza di quanto affermato, l&#8217;ANS ritiene poi impropriamente che i sardi sarebbero contrari alla presenza militare. Ma le proteste, come noto, riguardano solamente gli ambienti antimilitaristi e indipendentisti dell&#8217;isola, non esiste alcun moto sociale di ribellione alle basi, e citare ossessivamente i fatti di Pratobello non muterà la realtà. Nella realtà il tema basi non interessa alla maggioranza dei sardi (che va trattato come sottoprodotto della generale crisi economica locale a cui anche l&#8217;indipendentismo dovrebbe offrire soluzioni), ed interessa principalmente agli indipendentisti per ragioni ideologiche (se per ipotesi domani sparissero tutte le basi, ad un indipendentismo prevalentemente di sinistra verrebbe meno una delle essenziali ragioni del suo agire, trovando scarso interesse in altri argomenti di alto rilievo, come quello delle riforme istituzionali).</p>
<p>P.S. Il Comitato Paritetico sulle servitù militari ha oggi frenato le attività di esercitazione militare in quanto incompatibili con l&#8217;area ambientale SIC (notate bene, elemento su cui sviluppare un&#8217;azione politica tesa a ridurre il volume e l&#8217;allocazione dei poligoni sardi, senza necessariamente mettere in discussione l&#8217;assetto delle alleanze internazionali e il necessario addestramento dei nostri militari).<br />
Un tema che dovrebbe portarci a pretendere un&#8217;equa condivisione di questa responsabilità con altre Regioni d&#8217;Italia.</p>
<p>In Scozia, contesto profondamente diverso dal nostro, i quadri dirigenti SNP sono andati oltre, programmando persino una <a href="https://www.snp.org/policies/why-does-the-snp-support-nato/" target="_blank">permanenza del paese nella NATO</a>, in caso di indipendenza da Londra, seppur senza armi nucleari sul proprio territorio (sul modello danese e norvegese). E questo è avvenuto sulla base di tre esigenze:</p>
<p>A) sul piano politico, a differenza dell&#8217;articolo dell&#8217;ANS, il documento sulla Difesa è stato votato dalla maggioranza dei membri dell&#8217;assemblea per assicurare una posizione plurale e democratica sulla linea da portare avanti. Si pensi alla storica conferenza del 2012, capitanata da Alex Salmond; B) la leadership del partito scozzese ha compreso che costruire una sovranità, nel XXI° secolo, richiede imperativamente l&#8217;assunto di non alterare l&#8217;ordine internazionale esistente (a maggior ragione dovrebbe capirlo un&#8217;Assemblea Nazionale, che non è un partito, ma un organo plurale e collegiale); C) un&#8217;ipotetica indipendenza scozzese, quand&#8217;anche dovesse arrivare nei prossimi trent&#8217;anni, dovrebbe garantire la difesa della propria nazione, che non verrebbe più garantita da Londra. E che nel mondo contemporaneo, per essere efficace ed efficiente, richiede tecnologie sempre più costose e avanzate, il cui impatto sui conti pubblici può essere in parte assorbito dall&#8217;appartenenza ad una difesa collettiva che rappresenti tutti i partner democratici e commerciali occidentali (come la NATO, per l&#8217;appunto).</p>
<p>Riflettiamoci bene.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2023/06/URN-Sardinnya-ONLINE-Lopinione-Su-ANS-e-questione-servitù-militari.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quale futuro per la lingua sarda?</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jan 2022 13:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lingua sarda, emarginata dalla politica e dalle istituzioni, vittima del nazionalismo italiano, viene oggi quasi esclusivamente affidata a proposte autoreferenziali che ne squalificano la diffusione e ne vanificano la tutela. La riflessione di Giuseppe Corongiu, scrittore ed ex direttore dell’ufficio linguistico regionale, nonché promotore del CSU, il Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale. È chiaro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>La lingua sarda, emarginata dalla politica e dalle istituzioni, vittima del nazionalismo italiano, viene oggi quasi esclusivamente affidata a proposte autoreferenziali che ne squalificano la diffusione e ne vanificano la tutela.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>La riflessione di Giuseppe Corongiu, scrittore ed ex direttore dell’ufficio linguistico regionale, nonché promotore del CSU, il Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale.</em> </span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/01/Zoseppe-Corongiu-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18872" title="zoseppe-corongiu-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/01/Zoseppe-Corongiu-URN.jpg" alt="" width="605" height="478" /></a></p>
<p>È chiaro ormai a tutti che la questione della lingua va avanti stancamente senza un progetto, una visione, un disegno.</p>
<p>Non è bastato che si sia levata di mezzo la LSC e i suoi sostenitori per far salire di tono la vicenda. Le varianti, i dialetti, prima tanto esaltati e difesi contro il “pericolo” di una lingua nazionale unitaria, ora sono reietti come lei. È necessario dire che si trattava di un&#8217;operazione strumentale?<br />
È passata la visione antropologica italianista di Pira e Angioni (funzionale al mantenimento dello status quo), non quella nazionale di Simon o Corraine.<br />
Il movimento sarebbe morto, ma a causa della disponibilità di risorse pubbliche esiste ancora una sovrabbondanza di progetti, in particolare nel settore editoriale. Ma si tratta spesso di iniziative individuali o aziendali, senza respiro, senza una cornice filosofica che le valorizzi.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La lingua, se non è agganciata a una visione politica, è solo un mero esercizio retorico di natura più dialettale che non ufficiale. Insomma, si ripetono in sardo le stesse cose che si direbbero in italiano con una visione italianista e provinciale delle cose e di sé stessi. La dimensione internazionale delle nazioni senza stato europee per esempio è totalmente assente. Da qui discende anche un problema estetico: la qualità del sardo degli esperti chiamati in radio e in TV è sempre peggio. Perché? Io credo per il fatto che il fine dell&#8217;esperto spesso non è migliorare la lingua, ma se stesso. Si usa la lingua senza che essa sia un valore politico, come occasione artistica, personale o professionale. Un mezzo empirico, nella Sardegna disastrata e italofila di oggi, per tirare su quattro soldi ed esistere facendo quattro capriole in dialetto per divertire i “padroni”. Molti esperti non sono riusciti nemmeno a far parlare sardo ai loro figli. E questo è molto significativo.</p>
<p>Però ci dobbiamo chiedere: perché anche un governo a guida sardista ignora la lingua? Dovrebbe fare almeno finta, no? Ci dovrebbe essere comunque uno scatto popolare, no? Una rivolta guidata dagli esperti, almeno. Nella risposta reale a queste domande c&#8217;è il succo della questione. Le lascio a voi, io sono in esilio esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/01/URN-Sardinnya-Lopinione-Corongiu-sullo-stallo-della-lingua-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Pelligra: &#8216;sul contagio da Covid informazione sarda discutibile&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 19:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contrordine: l&#8217;85% dei contagi sardi da Covid non riguarda le strutture sanitarie, nonostante la loro situazione rimanga seria. Abbiamo un problema di informazione nell&#8217;isola? L&#8217;opinione di Vittoria Pelligra, economista (Università di Cagliari). Oggi è tutto uno stridor di unghie sugli specchi, da queste parti del web isolano. Ieri il governatore Solinas ha fatto la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Contrordine: l&#8217;85% dei contagi sardi da Covid non riguarda le strutture sanitarie, nonostante la loro situazione rimanga seria.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Abbiamo un problema di informazione nell&#8217;isola?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;opinione di <a href="https://vittoriopelligra.wordpress.com/2020/04/14/e-difficile-ottenere-le-risposte-giuste-quando-si-fanno-le-domande-sbagliate/" target="_blank">Vittoria Pelligra</a>, economista (Università di Cagliari).</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/04/Pelligra-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18210" title="pelligra-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/04/Pelligra-URN.jpg" alt="" width="605" height="439" /></a></p>
<p>Oggi è tutto uno stridor di unghie sugli specchi, da queste parti del web isolano.</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Ieri il governatore Solinas ha fatto la sua solita conferenza stampa illustrando con numerose slides i dati della situazione epidemiologica sarda (<a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20200413192257.pdf?fbclid=IwAR0Lv5qfqWqgZCsbKxmh_kuf3Kk45OpTkofdNMMT5FrnsqVRyrBcE34Bouo" target="_blank">qui il link</a>). La qualità delle slides era, obiettivamente, discutibile: troppe, poco chiare, alcune con numeri piccolissimi e illeggibili, in altre i numeri, dopo il copia e incolla, risultavano tagliati e totalmente inutili – ma tanto a chi importa leggere i numeri? –, poco informative, insomma. In moltissime mancava addirittura il titolo. Una di queste slide senza titolo, in particolare, riportava la distribuzione dei contagi relativi agli operatori sanitari in base al luogo di trasmissione: 15.7% in RSA e 69% in ospedale, tra gli altri.<br />
Nella conferenza stampa, comunque, il governatore si dilunga nella spiegazione di quasi tutti i numeri. In serata le slides vengono mandate alle redazioni dei giornali che l’indomani titolano, pressapoco tutti, così: <em>“L’85% dei contagi in Sardegna avviene nelle strutture sanitarie”</em>. A rendere il quadro anche più frizzante c’è il fatto che nella notte Solinas firma, seguendo la linea lombarda, un’ordinanza con la quale mantiene in vigore tutti i divieti di apertura di molte attività commerciali alle quali invece Conte, a livello nazionale, consente la riapertura. <em>“Ma come, se l’85% dei contagi avviene nelle strutture sanitarie, perché non si fanno riaprire le librerie?”</em>, tuonano sui social, vari e importanti esponenti dell’opposizione in consiglio regionale.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/04/Torta-RAS-13-04-20.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18214" title="torta-ras-13-04-20" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/04/Torta-RAS-13-04-20.jpg" alt="" width="400" height="218" /></a>Il problema è che non è vero, per fortuna, che l’85% dei contagi sia avvenuto nelle strutture sanitarie. Quel dato riguardava solo la quota di coloro che, tra gli operatori sanitari, hanno contratto il virus. Gli operatori sanitari sono il 24% del totale dei contagiati e quindi è su questo numero che va applicato l’85%. Il dato corretto, quindi, si aggira intorno al 20%. Si tratta comunque un dato che fa impressione e che dovrebbe farci riflettere molto sulla qualità della risposta all’emergenza che le nostre strutture di coordinamento sono riuscite a mettere in campo; ma l’equivoco dice anche molto sulla qualità dell’informazione istituzionale (quando si pubblica una tabella o una figura in un rapporto questa deve essere totalmente self-contained, deve cioè dare al lettore tutte le informazioni necessarie per la sua immediata comprensione. Qui mancava perfino il titolo). Ma la vicenda dice molto anche sulla qualità di certo giornalismo isolano, nonché dell’atteggiamento di quei politici che, anche loro, invece di andare a verificare il dato e magari farsi dare una mano a comprenderne il significato, lo commentano frettolosamente e a sproposito, contribuendo ad alimentare confusione e disinformazione.</p>
<p>Ci sarebbe anche la questione del <em>confirmation bias</em>, cioè della tendenza a ricercare principalmente e ad interpretare a nostro favore l’informazione che conferma le nostre idee, vere o false che siano. Ma di questo magari parliamo un’altra volta.</p>
<p>Certo che è davvero difficile ottenere risposte giuste quando si fanno domande sbagliate.</p>
<p>Da: <em>https://vittoriopelligra.wordpress.com</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Pelligra-su-informazione-e-Covid-in-Sardegna.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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