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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; roberto</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Limba sarda: L&#8217;invenzione del campidanese e del logudorese</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 15:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Di Roberto Bolognesi (fonologo, PhD Università di Amsterdam). Com&#8217;è nata la fittizia suddivisione in due della lingua sarda? Il naturalista Francesco Cetti, sbarcato in Sardegna nel 1765, con lo scopo di studiare la fauna dell’isola, definisce la situazione nel modo seguente: “Si divide pure questo continente in parte meridionale, e in parte settentrionale con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardinien-1793.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19440" title="sardinien-1793" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardinien-1793.jpg" alt="" width="605" height="527" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Roberto Bolognesi (fonologo, PhD Università di Amsterdam).</em></span></p>
<p>Com&#8217;è nata la fittizia suddivisione in due della lingua sarda?</p>
<p>Il naturalista Francesco Cetti, sbarcato in Sardegna nel 1765, con lo scopo di studiare la fauna dell’isola, definisce la situazione nel modo seguente: “Si divide pure questo continente in parte meridionale, e in parte settentrionale con altri nomi, chiamando la parte meridionale Capo di sotto, e la settentrionale Capo di sopra. L’appellazione è fondata sulla verità: andando da mezzodì a tramontana si va sempre montando, dove più dove men sensibilmente, laonde la parte settentrionale viene realmente a essere più elevata dell’altra; inoltre nella parte meridionale si trova la massima pianura dell’isola, perciò la parte settentrionale fa vista di più montuosa ed ardua e la meridionale di più piana ed umile. Ma i confini di questi due Capi di sopra e di sotto non sono bene definiti; fra Bonarcado e Santu Lussurgiu comincia per tutti il Capo di sopra, perché ivi l’elevazione è in realtà più sensibile, ma poi procedendo verso levante la linea di divisione si smarrisce; uguale montuosità si trova a destra, e a sinistra, cessa il fondamento della divisione, e la divisione non è più che arbitraria, e incerta, onde in luogo medesimo si trova chi si ascrive al Capo di sopra, e chi a quel di sotto. Il più naturale sarebbe tirare in avanti la linea incominciata sopra Bonarcado, facendola passare per Fonni, dividendo così tutto il regno in due parti uguali, e la metà meridionale sarebbe il Capo di sotto, per essere nella massima parte più umile e più bassa della metà settentrionale, che sarebbe il Capo di sopra. In alcuna cosa si distinguerebbe però allora tuttavia il Capo di Sotto dal Capo di Cagliari; la molteplicità delle divisioni non può produrre se non confusione, però meglio sarebbe avere per ora per una stessa cosa Capo di Cagliari, e Capo di sotto, come molti fanno, e come intenderò io pure innanzi.” (Cetti, 2000:63-64).<br />
Come si può vedere, Cetti ha il problema “pratico” (amministrativo?) di dividere la Sardegna in due parti uguali, basandosi, per esempio, sull’orografia. Ben conscio del fatto che una tale suddivisione è arbitraria, decide comunque di effettuarla.<br />
La linea passa leggermente a nord di Fonni.</p>
<p>Come si vede, l’idealizzazione proposta dal Cetti non trova riscontro nella realtà: il <em>Capo di sotto</em>, come da lui proposto, contiene sì la pianura principale, ma anche quasi per intero il massiccio del Gennargentu (il più elevato della Sardegna), oltre a altri due complessi di montagne con diverse cime che superano i 1000 metri di altitudine. Oltre al Campidano, poi, si trovano soltanto la piana del Cixerri e la parte pianeggiante del Sulcis.<br />
A questo punto, e in modo ancora più sommario, decide anche di suddividere la lingua nazionale della Sardegna (1) in due varietà che, a questo punto necessariamente, devono corrispondere alla suddivisione dell’isola in due <em>capi</em>: “Nella lingua propriamente sarda il fondo principale è italiano; vi si mischia il latino nelle desinenze, e nelle voci; vi è pure una forte dose di castigliano, un sentor di greco, un miscolin di franzese, altrettanto di tedesco, e finalmente voci non riferibili ad altro linguaggio, che io sappia. Voci prettamente latine sono <em>Deus, tempus, est, homine</em>, ecc.; latine sono le desinenze in <em>at, et, it, us</em>, nella coniugazione dei verbi; dicono <em>meritat, devet, consistit, dimandamus</em>. Parole castigliane sono <em>preguntare, callare, querrer,</em> ecc.; e castigliane sono le deninenze in <em>os, peccados, santos</em>, ecc. Le terminazioni in es, <em>dolores, peccadores</em>, ecc. rimane libero ad ognuno avere per latine, o per castigliane. Il sapor di greco lo pretendono alcuni sentire negli articoli <em>su, sos, is</em>; e dicendo <em>berbegue</em> per pecora, non pare questo un poco del <em>brebis</em> franzese? E dicendo <em>si sezer</em> per sedersi, non ha questo l’odore del <em>sich sezen</em> tedesco? Como per adesso, <em>petta</em> per <em>carne</em>, e altri vocaboli non so che sieno analogi per altre lingue. Due dialetti principali si distinguono nella medesima lingua sarda; ciò sono il campidanese, e ‘l dialetto del Capo di sopra&#8217;. Le principali differenze sono, che il campidanese ha in plurale l’articolo tanto maschile quanto femminile <em>is</em> e ‘l Capo di sopra dice in vece <em>sos</em> e <em>sas</em>; inoltre il campidanese termina in <em>ai</em> tutti i verbi che il Capo di sopra finisce in <em>are</em>, non senza altre differenze di parole, e di pronuntzia. ” (Cetti, 2000:69-70).<br />
Cetti chiaramente non era un linguista, né sarebbe potuto esserlo in quel tempo. Dopo aver tracciato una divisione geografica della Sardegna, che lui stesso ammette essere arbitraria, fornisce due caratteristiche, in base alle quali l’isola si può—visto che, per lui, si deve—dividere anche linguisticamente in due. Tutto qui.</p>
<p>Marinella Lőrinczi, sulla base di questo brevissimo passaggio di Cetti—naturalista, ribadiamo, non linguista—che lei oltretutto non cita letteralmente, ritiene di poter trarre le seguente conclusioni: “La percezione tradizionale dei dialetti sardi viene registrata nel Settecento dal naturalista Francesco Cetti nell’introduzione ai <em>Quadrupedi di Sardegna</em> [1774, ora in Cetti 2000: 70]. Il Cetti linguista è stato segnalato per la prima volta in Lőrinczi [1993]. Per Cetti il complesso linguistico sardo si divide nel dialetto del Capo di Sopra (detto anche Capo di Sassari) e in quello del Capo di Sotto (o del Capo di Cagliari), cioè il campidanese in senso lato. Egli fornisce anche le principali ‘isoglosse’ in base alle quali si operano (tradizionalmente?) tali distinzioni: l’articolo determinativo plurale is del campidanese è indifferente ai generi, mentre i dialetti del Capo di sopra oppongono sos~sas; in secondo luogo, alla desinenza -ai dell’infinito campidanese corrisponde -are nel Capo di sopra; a queste differenze se ne potrebbero aggiungere altre “di parole, e di pronunzia” [per altre annotazioni fatte dal Cetti ‘linguista’ v. Lőrinczi 1993, ma soprattutto il Cetti stesso, recentemente ripubblicato]”. (2).</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Quello che Lőrinczi tralascia di riportare è il fatto che, ai tempi di Cetti, gli abitanti stessi della zona centrale non sapevano esattamente a quale capo appartenessero: “[…] onde in luogo medesimo si trova chi si ascrive al Capo di sopra, e chi a quel di sotto.” Possiamo quindi, sulla base di quello che il Cetti medesimo riporta, escludere che la divisione netta della Sardegna in due capi sia qualcosa che i Sardi stessi effettuavano “tradizionalmente” almeno là dove tale distinzione potrebbe essere rilevante. Inoltre, non si comprende né perché le due ‘isoglosse’ menzionate dal Cetti debbano essere considerate “principali”, né da chi.</p>
<p>Un’altra autorità storica che viene invocata, per poter suddividere il sardo in due varietà nettamente distinte, è il canonico Giovanni Spanu. Lo Spanu è l’autore di “Ortografia sarda nazionale, ossia grammatica della lingua loguderese paragonata all’italiana (1840). Giovanni Spanu, di Ploaghe, nella sua <em>grammatica</em> fece coincidere il sardo, con la varietà locale di cui era parlante e distingue questa dalla “varietà meridionale”. (3).<br />
Nella prefazione al dizionario dello Spanu (<em>Vocabolario Sardo-Italiano e Italiano-Sardo</em>, Cagliari, 1851-1852), scritta dal suo editore, si trova l’espicita suddivisione del sardo in due varietà nettamente separate: “Tra le otto famiglie di dialetti che originarono la lingua italiana, havvene due che alla nostra isola si appartengono, la Sarda e la Sicula, parlata la prima nelle parti meridionali e centrali, la seconda nelle parti settentrionali. […] Pisani e Genovesi come intaccarono il nazionale governo, ci guastaron pure la unità di lingua.” Mentre gli Spagnoli: “[…] molto la bruttarono nelle parti meridionali da formare quasi un distinto dialetto”. Insomma, sassarese e gallurese (le due varietà non linguisticamente sarde parlate nel settentrione dell’isola) vengono definiti come dialetti siciliani, mentre più avanti si ritrova il tema delle pretese influenze del pisano e genovese medievali sul sardo meridionale, riprese poi dal Wagner e dai suoi adepti. (4).</p>
<p>Ancora più avanti si trova l’esplicita divisione del sardo in due gruppi, effettuata non in base alle caratteristiche strutturali dei vari dialetti, ma in base alla geografia: “Il dialetto sardo quindi rimase distinto in due gruppi, il meridionale parlato in Cagliari, Iglesias, Tortolì, Oristano, in quanti insomma vivono da Spartivento al Belvì; il centrale parlato in Logudoro da Gennargentu fino a Limbara.” Spanu (1851-52). (5). Questo è quanto riguarda le fonti tradizionali, sulle quali si basa la suddivisione del sardo in due varietà nettamente distinte.</p>
<p>Nel solco di questa tradizione si è inserito, come influentissimo sostenitore del “bipolarismo linguistico”, Max Leopold Wagner che, come abbiamo visto al paragrafo precedente, aveva in proposito delle idee già ben formate nel momento stesso in cui pose piede in Sardegna per la prima volta. Ciononostante, dopo aver compiuto i suoi studi pluridecennali sulla storia delle parole sarde, arriva alla seguente e ambigua conclusione: “Di fronte al logudorese, il quale è spezzettato in tante varietà dialettali, il campidanese ha il vantaggio di una maggiore unità e uniformità” (Wagner, 1951:56). Cioè, qui Wagner si contraddice palesemente: da un lato parla di “logudorese”, come se questo fosse una varietà ben definita, dall’altro poi ammette si tratta in effetti di “tante varietà dialettali”. Al prossimo paragrafo vedremo quanto sia in effetti articolata la situazione dialettologica in Sardegna.</p>
<p>Fonti:<br />
(1) “Le lingue che si parlano in Sardegna si possono dividere in istraniere e nazionali” (Cetti, 2000:69).<br />
(2) <a href="http://people.unica.it/mlorinczi/files/2007/04/5-sappada2000-2001.pdf" target="_blank">http://people.unica.it/mlorinczi/files/2007/04/5-sappada2000-2001.pdf</a><br />
(3) È istruttivo prendere conoscenza dell’opinione sull’accuratezza dell’operato dello Spanu espressa da un linguista che pure considera quelle del canonico come “opere di straordinaria importanza”: “Le due opere dello Spano, ma soprattutto la prima, sono viziate da notevoli errori di impostazione. Sia sufficiente accennare alla scelta di una ortografia latineggiante, factu «fatto», gratia «grazia», homine «uomo», nepta «nipote», promptu «pronto», ecc. […] Non lo si può negare: la grafia latineggiante scelta dallo Spano fu un suo grave errore, il quale finì col ritardare parecchio la nascita di una grafia propriamente sarda, ossia di una grafia che, pur restando ovviamente nell’ambito della tradizione grafica del latino, risultasse più adatta e più funzionale per un uso pratico e moderno di una nuova e differente lingua divenuta ormai adulta ed autonoma rispetto alla sua madrelingua. Ciononostante le due opere dello Spano sono di straordinaria importanza, in quanto aprirono in Sardegna la discussione sul “problema della lingua sarda”, quella che avrebbe dovuto essere la lingua unificata ed unificante, che si sarebbe dovuta imporre in tutta l’Isola sulle particolarità dei singoli dialetti e suddialetti, la lingua della Nazione Sarda, con la quale la Sardegna intendeva inserirsi tra le altre Nazioni europee, quelle che nell’Ottocento avevano già raggiunto o stavano per raggiungere la loro attuazione politica e culturale, compresa la Nazione Italiana.” (Massimo Pittau, premessa a <em>Grammatica del sardo illustre</em>, Carlo Delfino Editore, Sassari 2005).<br />
(4) Per una confutazione di questi pregiudizi infondati, si veda Bolognesi &amp; Heeringa (2005).<br />
(5) <a href="https://books.google.nl/books?id=KA49AAAAYAAJ&amp;dq=canonico+spanu&amp;printsec=frontcover&amp;source=bl&amp;ots=_cQd_p0DPr&amp;sig=Qur4KUdkbqjkKO-kRksmS-MDpxQ&amp;hl=nl&amp;ei=qGDdSvmdLMrz-Qbmmfky&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=7&amp;ved=0CCEQ6AEwBg#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">https://books.google.nl/books?id=KA49AAAAYAAJ&amp;dq=canonico+spanu&amp;printsec=frontcover&amp;source=bl&amp;ots=_cQd_p0DPr&amp;sig=Qur4KUdkbqjkKO-kRksmS-MDpxQ&amp;hl=nl&amp;ei=qGDdSvmdLMrz-Qbmmfky&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=7&amp;ved=0CCEQ6AEwBg#v=onepage&amp;q&amp;f=false</a>.</p>
<p>In: <a href="https://bolognesu.wordpress.com/2010/11/10/linvenzione-del-campidanese-e-del-logudorese/" target="_blank">Bolognesu</a>, 10-11-2010.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Linvenzione-del-campidanese-e-del-logudorese.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Trasporti: in Sardegna eterno problema o eterno alibi?</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2019/11/trasporti-in-sardegna-eterno-problema-o-eterno-alibi/</link>
		<comments>https://www.sanatzione.eu/2019/11/trasporti-in-sardegna-eterno-problema-o-eterno-alibi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 13:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Trasporti: in Sardegna eterno problema o eterno alibi politico con cui nascondere altre mancanze? L&#8217;isola è ben collegata con l&#8217;esterno? E cosa non funziona dell&#8217;attuale modello di continuità territoriale? Intervista a Roberto Devoto, docente all&#8217;Università di Cagliari, è tra i maggiori esperti nel settore dei trasporti. Di Gianni Carboni (Sardegna in prospettiva). La nostra sensazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Trasporti: in Sardegna eterno problema o eterno alibi politico con cui nascondere altre mancanze? </em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;isola è ben collegata con l&#8217;esterno? E cosa non funziona dell&#8217;attuale modello di continuità territoriale?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Intervista a Roberto Devoto, docente all&#8217;Università di Cagliari, è tra i maggiori esperti nel settore dei trasporti.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Gianni Carboni (<a href="https://sardegnaprospettiva.wixsite.com/blog/post/trasporti-in-sardegna-eterno-problema-o-eterno-alibi-intervista-al-prof-devoto" target="_blank">Sardegna in prospettiva</a>).</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/11/Airport-by-night.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17773" title="airport-by-night" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/11/Airport-by-night.jpg" alt="" width="605" height="443" /></a></p>
<p><span style="color: #0000ff;">La nostra sensazione è la seguente: per quanto la Sardegna sia oggettivamente un&#8217;isola e, pertanto, viva una condizione evidentemente diversa e specifica rispetto a qualsiasi altro territorio che isola non è, pensiamo che il diritto alla mobilità dei sardi, sancito da principi costituzionali, sia tutto sommato garantito in modo accettabile. Soprattutto negli ultimi 10-15 anni, in cui si è ottenuta una varietà di scelta di spostamenti che, ad onor del vero, altre regioni, non isole ma comunque isolate quanto la Sardegna, ci possono invidiare. Percepiamo questo sia da ex studenti e lavoratori fuori sede che da viaggiatori, sia nei confronti del resto d&#8217;Italia che del resto d&#8217;Europa.</span><br />
<span style="color: #0000ff;"> A volte ci viene da pensare che quello dei trasporti si sia trasformato in un tema che il dibattito sardo utilizza per sfuggire dalle proprie responsabilità e per giustificare le proprie scelte sbagliate.</span><br />
<span style="color: #0000ff;"> È una nostra percezione o è davvero così?</span></p>
<p>Dobbiamo prendere in considerazione due concetti completamente diversi fra loro: quello di mobilità dei residenti e quello di accessibilità all&#8217;isola.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;accessibilità, la Sardegna attualmente è ben collegata sia con l&#8217;Italia che con l&#8217;Europa, da Cagliari, Alghero ed Olbia, non mancano di certo le tratte aree.<br />
Per quanto riguarda la mobilità, la Sardegna è attualmente collegata abbastanza bene con Roma e Milano, oltre che attraverso diverse tratte tramite le compagnie low cost, con copertura degli aeroporti più importanti d&#8217;Italia.<br />
Il problema risiede in Roma e Milano, con i quali siamo collegati tramite la continuità territoriale su rotte in cui vige il monopolio di Alitalia e che pertanto sono chiuse all&#8217;ingresso di eventuali altri vettori.<br />
Questo da un lato comporta dei benefici per i residenti perché hanno la possibilità di viaggiare sempre e comunque a delle tariffe predeterminate, ma dall&#8217;altro creano un problema in quanto, operando in regime di monopolio, in caso di disservizi del monopolista, le tratte non hanno alternative e il traffico viene di fatto bloccato o quantomeno danneggiato. Questo è successo recentemente: scioperi di Alitalia, che ha l&#8217;esclusiva su Cagliari e Alghero, hanno portato alla cancellazione di 20 voli da e per la Sardegna (sui 200 voli totali annullati), lasciando vive solo le poche tratte obbligatoriamente previste dalla continuità territoriale.<br />
Questa è la situazione attuale, quindi la domanda da porsi è se questo è il massimo a cui la Sardegna possa ambire oppure no. A mio avviso no, in quanto è un sistema limitante.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Esistono paesi e/o regioni nel resto del mondo dai quali potremmo prendere esempio, eventualmente anche migliorando e adattando le loro politiche in questo ambito?</span></p>
<p>Portogallo, Spagna e Corsica hanno situazioni simili alla nostra ma la affrontano in modo diverso.<br />
Quello spagnolo è sicuramente il modello migliore. È una gestione che non limita il mercato ma allo stesso tempo tutela la cittadinanza residente.<br />
In questo modo l&#8217;Unione Europea non potrebbe mai avere nulla da ridire in quanto si configura come aiuto sociale e non come aiuto di Stato all&#8217;operatore economico privato, come invece avviene in Sardegna.<br />
Per le Baleari e le Canarie, che ricordo distano rispettivamente un&#8217;ora/un&#8217;ora e un quarto e due ore e mezzo da Barcellona o Madrid, lo Stato rimborsa il 75% della tariffa aerea, che però non è fissa ma è figlia di dinamiche di mercato e le cui tratte sono aperte a qualsiasi vettore.<br />
Nel Portogallo c&#8217;è un sistema simile a quello spagnolo, però viene stabilita una soglia oltre la quale lo stato non effettua il rimborso. Nel caso dei portoghesi di Madeira e Azzorre, questo si traduce in un viaggio di quasi due ore e mezzo per andare a Lisbona al costo di 119 euro andata e ritorno, la restante quota la paga lo Stato.<br />
L&#8217;ultimo esempio è quello della Corsica, che è il più simile al nostro, però in questo caso va detto che in Corsica le tariffe per i residenti sono proporzionalmente più elevate rispetto alle nostre. Ad esempio, per Bastia-Nizza con 45 minuti circa di volo, si pagano circa 150 euro, più o meno quando il nostro costo per Milano.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Perché in questi tre modelli citati non ci sono mai stati problemi con l&#8217;Unione Europea?</span></p>
<p>Il motivo è che si sono salvaguardate le agevolazioni per la tariffa solo ed esclusivamente per residenti, la dicitura non residenti non appare neanche.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Scusi professore, questo aspetto è importante. Questo significa che attualmente nella continuità territoriale sarda è prevista un&#8217;agevolazione anche per i non residenti?</span></p>
<p>In questo momento nella situazione sarda, se posso usare quest&#8217;espressione, c&#8217;è un caos. Siamo in proroga dal 2013, perché gli ultimi due bandi, luglio 2017 e dicembre 2018, sono stati cassati dall&#8217;Unione Europea per diversi motivi fra cui la previsione di una tariffa unica indifferenziata.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Quindi abbiamo attualmente Cagliari e Alghero che volano su Roma e Milano con una tariffa unica ed Olbia che, invece, ha una situazione in cui Air Italy vola con tariffa differenziata penalizzando tutto il territorio della Gallura rispetto agli altri aeroporti sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Dunque oltre al danno la beffa?</span></p>
<p>Nel caso del territorio gallurese assolutamente sì. In quanto vi è una disparità fra aeroporti.<br />
L&#8217;Unione Europea ci ha scritto parecchie volte, sensibilizzandoci sulla distorsione del mercato che può essere evitata approvando una differenziazione fra residenti e non residenti, ma attualmente tale distinzione è attiva solo su Olbia.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma l&#8217;Unione Europa ci ha anche sanzionato per questo?</span></p>
<p>No, ma per evitare di farlo, ha annullato i bandi. Figuriamoci che in quello di luglio 2017 il bando di Cagliari era andato deserto, senza nessuna offerta. Mentre su Alghero, anch&#8217;esso annullato, si era dovuta trovare una soluzione d&#8217;emergenza per garantire almeno la tratta Alghero-Roma.<br />
Le tempistiche per l&#8217;espletamento di un bando, tra l&#8217;altro, non permetteranno di rispettare neanche le prossime scadenze, quindi si dovrà andare nuovamente in proroga.<br />
Va precisato inoltre che, nei rapporti con l&#8217;Europa, quando si parla di Sardegna in realtà si parla di Italia. E questo tira e molla dura dal 2001, ma in quasi vent&#8217;anni nessun vettore europeo ha mai pensato di partecipare ai nostri bandi. È mai possibile? Questa è la vera domanda da porsi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ed in questi casi, significa che o il bando è costruito male oppure tutti gli operatori economici europei fanno cartello. Giusto?</span></p>
<p>E secondo voi è credibile che nessun vettore tedesco, spagnolo, francese, olandese abbia interesse a partecipare? Evidentemente un motivo c&#8217;è, e quasi sicuramente è la mancanza di un ritorno economico adeguato.<br />
Sappiamo benissimo in che situazione si trova Alitalia, quest&#8217;anno supererà i 500 milioni di rosso, perderne 20 in più o in meno in Sardegna non cambierebbe di molto la situazione.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ci scusi per la domanda forse apparentemente stupida, ma se i tre modelli da Lei citati, soprattutto quello spagnolo, funzionano, rispettano le regole europee e tutelano la mobilità dei residenti, allora perché non lo adottiamo anche noi?</span></p>
<p>Questa è una bella domanda, me la sono posta anch&#8217;io tante volte. La motivazione che sento dire è che questo modello non sia economicamente sostenibile per la Sardegna.<br />
Purtroppo va fatto notare che la Sardegna ha sul groppone l&#8217;intero sistema sanitario e quello dei trasporti, rimborsi tariffari ovviamente compresi, mentre in Spagna e in Portogallo, ad esempio, il rimborso viene fatto direttamente dallo stato centrale.<br />
La Sardegna dovrebbe trovare il modo, magari anche forzando la mano, di ottenere delle risorse per poter salvaguardare tutti i residenti, permettendogli di viaggiare con rimborso se non del 75%, almeno del 50%, che sarebbe una cifra molto più abbordabile.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Quindi esiste anche un problema di contrapposizione fra Regione e Stato centrale nella gestione della problematica?</span></p>
<p>Sicuramente. Se la Regione andasse a Roma per ottenere 90/100 milioni e ne mettesse altri 50 di suoi, con 140/150 milioni risolveremmo il problema per i residenti.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Per concludere, secondo Lei per la Sardegna i trasporti rappresentano un eterno problema o un eterno alibi?</span></p>
<p>Io direi che rappresentano entrambe le cose.<br />
Però è anche un eterno alibi perché ormai siamo quasi 20 anni che ci intestardiamo sullo stesso metodo, nonostante l&#8217;Unione Europea ci abbia messo più volte in guardia, e visti gli esiti impietosi degli ultimi due bandi. Continuiamo a presentare dei bandi che sono al limite della sostenibilità europea. È un po&#8217; come parcheggiare costantemente in doppia fila e lamentarsi del carro attrezzi che porta via la macchina.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Intervista-a-Devoto-sui-trasporti.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>&#8216;Guerra del latte&#8217;: parla Roberto Brazzale, industriale caseario veneto</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 19:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Guerra del latte&#8221;: ci scrive Roberto Brazzale, industriale caseario veneto, patron dell&#8217;omonimo gruppo da 150 milioni di euro di fatturato &#8211; tre volte i Pinna &#8211; e marchi del calibro di Gran Moravia e Alpilatte. Con sedi in Cina, Repubblica Ceca, USA e Brasile. Cosa sta succedendo in Sardegna e come affrontare i problemi? Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>&#8220;Guerra del latte&#8221;: ci scrive Roberto Brazzale, industriale caseario veneto, patron dell&#8217;omonimo gruppo da 150 milioni di euro di fatturato &#8211; tre volte i Pinna &#8211; e marchi del calibro di Gran Moravia e Alpilatte. Con sedi in Cina, Repubblica Ceca, USA e Brasile.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Cosa sta succedendo in Sardegna e come affrontare i problemi?</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16953" title="brazzale-spa-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-URN.jpg" alt="" width="605" height="403" /></a></p>
<p>Il prezzo del latte di pecora in Sardegna è basso perché la produzione è troppo alta rispetto ai ricavi sperati. Punto. Nessuna congiura, semmai congiuntura.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />I consumatori dovrebbero beneficiarne e i pastori dovrebbero accettare la realtà e modificare i loro piani produttivi, permettendo così un successivo recupero delle quotazioni, nell’incessante e naturale saliscendi dei prezzi di mercato. I prezzi sono dei prodigi informativi perché contengono infinite informazioni in tempo reale che nessun’altra fonte è in grado di suggerire. Almeno fino a quando la politica non ci mette le mani con l’obiettivo di “ridurre la volatilità” (sia benedetta), desiderosa di dimostrare di essere necessaria alla vita delle persone e giustificare la propria costosa esistenza all’elettorato. Finirà probabilmente così, è da scommetterci, con <span style="text-decoration: underline;">un intervento pubblico a sostegno dei prezzi che ritarderà l’uscita dalla sovrapproduzione aggravandone gli effetti</span>. Con il latte vaccino hanno combinato un disastro simile nel 2016-2018, comprando 400.000 tons di SMP.</p>
<p>La vicenda sarda dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, il grado di analfabetismo economico imperante nel nostro paese, ben condensato negli articoli che affollano la rassegna stampa di oggi (tra i quali quello di Repubblica ci sembra un catalogo di inenarrabili sciocchezze). Solo per dirne una, quella che si meraviglia che ai produttori agricoli vada solo un quinto del valore finale, fatto del tutto logico quando entrano in gioco costi insopprimibili come il confezionamento, la logistica, la distribuzione, le imposte sul consumo, che da soli prendono almeno tre quarti del ricavo finale.<br />
<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-2-URN.jpg"><img class=" wp-image-16956 alignright" title="brazzale-spa-2-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-2-URN.jpg" alt="" width="208" height="157" /></a>Altro che infiniti peana cittadini contro chissà quale nemico della ruralità arcadica. Se esistesse più mercato e meno denaro pubblico speso in consorzi, politiche agricole e rieducazioni alimentari, i consumatori sarebbero più elastici nei loro consumi, e fuori dai condizionamenti del marketing istituzionale che li bombarda da decenni, sceglierebbero il pecorino perché più conveniente, ne aumenterebbero i consumi proprio mentre i produttori rivedono al ribasso i loro piani produttivi spinti dalla contrazione dei margini.</p>
<p>Quella che viene chiamata “crisi” e che altro non è che la vita fisiologica dell’economia umana, si supererebbe e si entrerebbe probabilmente in una fase inversa in cui i produttori di latte vedrebbero rialzarsi i loro margini ed i consumatori pagarne il prezzo. È successo solo pochi anni fa. Succederà presto di nuovo.</p>
<p>Sempre che la politica si tolga di mezzo. È da augurarselo nell’interesse dei mitici pastori sardi.</p>
<p>- <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Brazzale-su-guerra-del-latte.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Un congresso per la Sardegna. Un congresso per la storia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 21:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Roberto Seri. Che in Sardegna stesse succedendo qualcosa lo si era percepito, ma dopo un&#8217;indagine demoscopica si è avuta l’assicurazione statistica che il popolo sardo risulta essere il primo in classifica tra quelli che rivendicano il diritto ad avere un’identità propria, più di ogni altro in Europa, più dei catalani, degli scozzesi e degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/US-Congress-1776-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12566" title="US Congress 1776 - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/US-Congress-1776-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="284" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di <a href="https://operazionesardegna.wordpress.com/2015/10/04/111-la-sardegna-e-pronta-per-un-congresso-e-pronta-per-entare-nella-storia-degli-stati-liberi-e-indipendenti/" target="_blank">Roberto Seri</a>.</em></span></p>
<p>Che in Sardegna stesse succedendo qualcosa lo si era percepito, ma dopo un&#8217;<a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/09/30/sardi_i_pi_identitari-68-437201.html" target="_blank">indagine</a> demoscopica si è avuta l’assicurazione statistica che il popolo sardo risulta essere il primo in classifica tra quelli che rivendicano il diritto ad avere un’identità propria, più di ogni altro in Europa, più dei catalani, degli scozzesi e degli stessi baschi, che vogliono diventare Stato.<br />
A conferma di quanto detto sopra, il termine indipendenza è diventato d’uso comune tra i cittadini, proprio per rivendicare quello spirito che aleggiava da un po’ di tempo in Sardegna.<br />
Sarà per il perdurare della congiuntura economica o sarà per l’aver preso coscienza sul valore della sovranità nazionale, sta di fatto che il sorgere di un moto identitario, è diventato il suo logico risultato.</p>
<p>Sfortunatamente lo sviluppo del pensiero identitario non è stato supportato da un progetto ordinato e strategico, bensì dai romanticismi e dai personalismi, tipici della nostra terra, che non potevano che portarci alla disfatta delle scorse elezioni regionali 2014, in cui prevalse l’idea di procedere in ordine sparso e caotico, anziché riunire tutte le forze in campo.<br />
<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/US-freedom-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12568" title="US freedom - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/US-freedom-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Trascurando l’atavica refrattarietà alle unioni che ci caratterizza, sarà nostro dovere rimuovere il secondo grosso ostacolo, che si posiziona tra noi e l’indipendenza, cioè l’arrendevolezza di molti alle politiche italiane, fatte di parassitismo clientelare e assistenzialismo diffuso, che hanno, di fatto, deresponsabilizzato una rilevante porzione di nostri concittadini, narcotizzati dallo status quo, tanto machiavellico quanto ingordo e opportunista.</p>
<p>Il primo ostacolo potrebbe essere facilmente superabile, scavando sotto alle singole bandierine, innalzate dal personalismo dei loro fondatori, che come la partitocrazia italiana ci ha insegnato, considerano il movimento una loro creatura, non confezionando altro che pretesti per bloccare unioni e boicottare accordi in essere.<br />
E’ stata la stessa Democrazia rappresentativa che ha potuto generare tali storture, dove il solo leader poteva trovare vantaggi nel costruirsi un partito di stampo personalistico, in cui l’oggetto sociale diventava l’unico accessorio da mettere in comune, tenendo per sé vanagloria e vantaggi.</p>
<p>Tuttavia non sarà sufficiente eliminare le bandierine, occorrerà un modo per unire tutti, e quale mezzo potrebbe essere più appropriato se non quello di convocare un Congresso generale in cui decidere e scrivere la Carta delle Libertà (dei diritti e dei doveri) per la prossima Repubblica di Sardegna?<br />
Nel passato possiamo ricordare la “Magna Charta Libertatum” (<em>Magna Carta</em>), scritta nel lontano 1215, in cui venivano specificati i principali diritti e doveri della monarchia inglese.<br />
Non possiamo certamente dimenticarci la convocazione del 1774 del primo Congresso degli Stati Uniti, in cui vennero prese le decisioni che portarono alla stesura della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Pertanto, la convocazione di un’assemblea generale, che potremmo chiamare <em>Congresso</em>, permetterebbe di concentrare l’attenzione e l’impegno su un solo soggetto statutale, ben riconoscibile da tutti i sardi, per trovare le soluzioni al disagio interno, causato dalle eccessive tasse, dalle inadempienze dell’elefantiaca macchina burocratica italiana e da tutte le sue leggi, sin troppo invasive.<br />
Il Congresso ci permetterebbe di puntare dritti al varo di una nostra Costituzione, snella e ritagliata sulle specificità della Sardegna, in cui verrebbero scritte le leggi fondamentali per il rispetto e la protezione delle libertà del popolo sardo e delle sue attività.</p>
<p>Abbiamo bisogno di libertà e nutriamo la speranza di raggiungere la nostra felicità tramite un ordinamento che possa garantire le libertà dei singoli e del loro patrimonio, favorendo la responsabilizzazione e la produttività, per troppo tempo negate, dal sistema partitocratico italiano, che ha favorito politiche di stampo assistenziale e parassitario, utili ai partiti, per meglio controllare l’isola e la sua economia.</p>
<p>Insomma, è giunto il tempo di crescere, di dimostrare di possedere quelle capacità, e credere nei nostri mezzi, per far diventare la Sardegna la più bella Perla del Mediterraneo.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/URN-Sardinnya-Lopinione-Un-congresso-per-la-storia.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Bolognesi su lingua e scuola sarda: &#8216;Regione finanzia male e senza criterio&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 13:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E la montagna partorì il topolino. Oddío, montagna? Qui l’unica montagna è quella dei soldi che la Regione regala all’università italiana di Sardegna: “Scuola, via a progetto da 720 milioni” (ANSA, 19-05-15). La metà dell’intero malloppo di 720 milioni destinati “alla scuola” in tre anni e – per quanto ne sappiamo – senza chiedere niente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Roberto-Bolognesi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11998" title="Roberto Bolognesi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Roberto-Bolognesi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="237" /></a>E la montagna partorì il topolino.<br />
Oddío, montagna?<br />
Qui l’unica montagna è quella dei soldi che la Regione regala all’università italiana di Sardegna: <em>“<a href="http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/05/19/scuola-via-a-progetto-iscol-da-720-mln_70d747e9-8f37-4a37-9c52-ec3318b4553e.html" target="_blank">Scuola, via a progetto da 720 milioni</a>” (ANSA, 19-05-15).</em><br />
La metà dell’intero malloppo di 720 milioni destinati “alla scuola” in tre anni e – per quanto ne sappiamo – senza chiedere niente in cambio: carta bianca.<br />
Un premio per l’impegno dimostrato dalle università italiane di Sardegna nell’analisi e la prevenzione della dispersione scolastica?<br />
Lampu!<br />
Se queste analisi esistono, sono il segreto meglio custodito del mondo.<br />
E la prevenzione?<br />
Quale prevenzione?<br />
La Sardegna è stabilmente in cima alle classifiche europee per la dispersione: da anni circa un ragazzo su quattro lascia la scuola senza un diploma: <em><a href="http://www.unica.it/UserFiles/File/Utenti/nuvoli/comunicato%20stampa%20Rapporto%20CRENoS%202015.pdf" target="_blank">Crenos, 22° Rapporto dell&#8217;economia sarda 2015</a>.</em><br />
Sono monotono?<br />
No, monotoni sono loro nel non voler affrontare questa tragedia.<br />
Ricordiamolo: 360 milioni alle università italiane di Sardegna e 35,5 per la dispersione scolastica.<br />
E adesso, dopo il danno e la beffa, non poteva mancare il sale da cospargere sulla ferita: la giunta Pigliaru ha stanziato 450.000 euro per l’introduzione del sardo nella scuola.<br />
Si veda l’articolo sull’<a href="http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2015/06/19/sardo_nelle_scuole_pronti_i_bandi_la_regione_stanzia_450_mila_eur-1-423326.html" target="_blank">Unione Sarda</a>.<br />
Più che un topolino, viene da dire, un gattino cieco.<br />
Quattro soldi e nessun progetto o visione: <em>“Il bando sull’uso della lingua sarda, che rimarrà aperto fino all’inizio dell’anno scolastico per permettere la predisposizione dei progetti, si rivolge agli istituti scolastici della Sardegna (comprese le scuole dell’infanzia) che vengono invitati a presentare proposte per la sperimentazione dell’insegnamento e dell’utilizzo veicolare della lingua sarda in orario curricolare.”</em><br />
Cosa potranno fare le scuole di fronte alla mancanza totale di studi sulla situazione linguistica reale in Sardegna?<br />
Si inventeranno qualcosa.<br />
Improvviseranno.<br />
E non si potrà dare loro la colpa del prevedibilissimo fallimento del progetto.<br />
No dico, “utilizzo veicolare” del sardo a Iglesias? O a Cagliari?<br />
Ma di cosa stiamo parlando?<br />
Qual è la percentuale di bambini bilingui in italiano e sardo nelle varie situazioni?<br />
I dati della ricerca sociolinguistica voluta da Renato Soru, nel mentre, sono invecchiati di 10 anni e non erano affatto rosei neanche allora: <a href="http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070514130939.pdf" target="_blank">http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070514130939.pdf</a><br />
<em>Tab. 5.5 Parla/capisce una lingua locale a seconda del sesso e della classe di età:</em></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Tab.-5.5-su-lingua-sarda-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="441" />Questi dati riguardano l’intera Sardegna e mettono insieme situazioni urbane e quelle dei paesi in cui i bambini sono – o erano – ancora esposti al sardo: situazioni diversissime tra di loro.<br />
Quali sono le indicazioni che la RAS fornisce alle scuole?<br />
Quello che si capisce dall’articolo è che saranno le scuole a doversi inventare tutto.<br />
Auguri!<br />
L’assessore Firino è esplicita nel passare la patata bollente proprio alle scuole: <em>“Riappropriarsi dell’identità, a partire dalla lingua, è un processo che deve essere strutturato e trovare spazio già nella più tenera età – ha detto l’assessore -, e dunque deve essere centrato nelle scuole, comprese quelle per l’infanzia”.</em><br />
Verissimo, ma cosa dovrebbero fare le scuole?<br />
Buio totale.<br />
E cosa potranno fare le scuole con quei quattro soldi?<br />
Provate a immaginare che soltanto 400 scuole presentino un progetto: cosa si fa con poco più di mille euro?<br />
E da dove vengono questi quattro soldi?<br />
<em>“Parlare di scuola – ha proseguito [l’assessore] – significa anche, come detto in diverse occasioni e ripetuto anche nei più recenti incontri di presentazione del progetto Iscol@, destinare un posto di rilievo alla lingua sarda, prima espressione dell’identità da cui proveniamo e che ci appartiene. Perciò abbiamo concentrato la maggior parte delle risorse per la lingua sarda nella scuola”.</em><br />
Capolavoro di politichese che, tradotto, significa: “I soldi per l’introduzione del sardo nella scuola, verranno sottratti ai pochi fondi destinati alla lingua sarda nel suo complesso”.<br />
Ora, questa giunta non può dire di non aver sentito mai parlare di un possibile rapporto tra situazione linguistica generale in Sardegna e dispersione scolastica.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />La scelta di non prendere in considerazione questo rapporto è quindi una scelta politica cosciente.<br />
La giunta sceglie di ignorare che il bilinguismo comporti – come minimo – un aumento delle capacità linguistiche e cognitive generali dei ragazzi e che perciò il suo raggiungimento vada visto come una delle strategie per migliorare il rendimento scolastico e quindi come uno degli strumenti per combattere la dispersione scolastica.<br />
Da lì sarebbero dovuti venire quei soldi, molti più soldi, non dal magrissimo bilancio della lingua.<br />
L’assessore – o chi per lei – vede nell’introduzione del sardo unicamente un mezzo per riappropriarsi dell’identità.<br />
A questo punto le consiglio di leggersi – o rileggersi – il mio libro “Le identità linguistiche dei sardi”, visto che tra l’altro l’ha ricevuto in omaggio.<br />
Le cose, nella questione del rapporto tra lingua e identità, non stanno esattamente come le presenta lei.<br />
E poi c’è tutta la questione del materiale didattico: quali sono le linee generali che la RAS indica per lo sviluppo del materiale didattico?<br />
Quale sardo scritto si dovrà utilizzare?<br />
Quali sono gli obiettivi da raggiungere?<br />
Che miseria!<br />
Gattini ciechi.<br />
Questa giunta triste e trista non poteva dimostrare meglio il suo menefreghismo sulle questioni del bilinguismo e della dispersione scolastica.</p>
<p><em>Di <a href="https://bolognesu.wordpress.com/2015/06/20/e-la-montagna-partori-il-topolino/" target="_blank">Roberto Bolognesi</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Bolognesi-su-lingua-e-scuola-sarda.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Bolognesi: &#8216;Una città a Monti de Prama? Addio alla Sardegna di Lilliu!&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 09:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=11876</guid>
		<description><![CDATA[Di Roberto Bolognesi. E anche l’ultimo tassello del mosaico sarebbe stato trovato: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/06/04/news/mont-e-prama-il-georadar-svela-la-citta-dei-giganti-1.11550067 Il condizionale è d’obbligo, come si dice, perché non ci sono ancora rilevazioni dirette, ma a Monti de Prama ci sarebbe una città, una città sarda. Vorrebbe dire che in Sardegna era presente quella civiltà urbana necessaria a sviluppare la grande statuaria e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Mulas-Torralba-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11878" title="Mulas-Torralba - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Mulas-Torralba-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="392" /></a></em></p>
<p><em>Di Roberto Bolognesi.</em></p>
<p>E anche l’ultimo tassello del mosaico sarebbe stato trovato: <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/06/04/news/mont-e-prama-il-georadar-svela-la-citta-dei-giganti-1.11550067" target="_blank"><em>http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/06/04/news/mont-e-prama-il-georadar-svela-la-citta-dei-giganti-1.11550067</em></a></p>
<p>Il condizionale è d’obbligo, come si dice, perché non ci sono ancora rilevazioni dirette, ma a Monti de Prama ci sarebbe una città, una città sarda.<br />
Vorrebbe dire che in Sardegna era presente quella civiltà urbana necessaria a sviluppare la grande statuaria e la scrittura.<br />
L’esistenza della città comporta una struttura sociale complessa e l’esistenza di tecnologie sociali in grado di coinvolgere una grande massa di individui in imprese collettive, non realizzabili con il livello di organizzazione delle tribù e dei villaggi.<br />
L’esistenza di tutti questi nuraghi e soprattutto l’esistenza dei grandi nuraghi complessi è adesso facilmente spiegabile.<br />
Città significa Stato e Stato significa società strutturata gerarchicamente, con un numero limitato di specialisti al vertice della piramide sociale.<br />
Questa élite di specialisti era dispensata dalla necessità di prodursi da sé il cibo necessario al suo sostentamento e poteva dedicarsi all’organizzazione della società, esattamente come succede oggi.<br />
Questo significa che esisteva una sovrapproduzione di cibo, ma questo era già evidente dal fatto che esistano i nuraghi: chi è occupato a costruire nuraghi deve mangiare, ma non può dedicarsi alla produzione di cibo.<br />
Ed era evidente anche dal fatto che i “nuragici” coltivassero anche generi voluttuari come meloni e uva, che saranno stati consumati dall’élite, se non da tutti gli abitanti.<br />
Adesso salta fuori una città.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Finora la mancanza di evidenze era stata interpretata come l’evidenza della non esistenza di città sarde dell’epoca nuragica.<br />
Ma la mancanza di evidenze non costituisce assolutamente un’evidenza: questa è logica elementare.<br />
Chi non conosce un dato fatto, deve limitarsi ad ammettere di non poter trarre alcuna conclusione da quello che non sa.<br />
Invece, su questo grossolano errore metodologico è stata costruita tutta la mitologia della Sardegna immobile nel tempo e incapace di darsi delle strutture sociali complesse.<br />
Eppure, anche se mancava l’evidenza diretta dell’esistenza della civiltà urbana, il numero enorme dei nuraghi e la grande statuaria suggerivano già da almeno 40 anni che le cose non potevano essere andate così.<br />
Per costruire un nuraghe – soprattutto un nuraghe complesso – occorre un’avanzata tecnologia sociale che coordini le attività di una grande comunità per anni.<br />
Non solo l’attività diretta di costruzione, ma anche l’attività di produzione del cibo necessario ai costruttori.<br />
Bisogna convincere, in un modo o nell’altro, i produttori di cibo a produrre il surplus necessario a nutrire i costruttori e bisogna anche metterli in condizione di farlo.<br />
Occorrono, cioè, tecniche agricole già molto avanzate, oltre le tecniche che permettono la mera sussistenza del produttore.<br />
E adesso sembra che la città – e quindi lo Stato – siano stati trovati.</p>
<p>Può mancare la scrittura da questo paesaggio sociale così avanzato?<br />
A questo punto le intuizioni profetiche di Massimo Pittau e di Gigi Sanna diventano perfino superflue: il riconoscimento dell’esistenza della scrittura “nuragica” diventerebbe solo la classica ciliegina sulla torta enorme che già è lì sulla tavola.<br />
La Sardegna che ci ha raccontato Lilliu, con la sua fervida fantasia di storico dell’arte, non è mai esistita.<br />
La Sardegna non è mai stata condannata a un’immobilità millenaria dalla sua geografia.<br />
Al contrario, proprio la sua geografia l’ha posta al centro del mediterraneo occidentale e quindi dei traffici che vi ci sono sempre svolti.<br />
Ora i conti cominciano a tornare tutti: la Sardegna che ci ha raccontato Lilliu – e Wagner prima di lui – è la Sardegna evirata dalla colonizzazione italiana, proiettata indietro nei millenni.<br />
La visione di una classe dirigente colonizzata che ha fatto propri i pregiudizi del colonizzatore.<br />
Adesso possiamo dire addio per sempre alla Sardegna di Lilliu e di Wagner.</p>
<p><em><a href="https://bolognesu.wordpress.com/2015/06/05/una-citta-a-monti-de-prama-addio-alla-sardegna-di-lilliu/" target="_blank">05-06-15</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Bolognesi-su-Monte-Prama.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Sanità nuorese: Deputato Roberto Capelli ammette nepotismo. E i cittadini pagano</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 23:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Segnalata da Andrea Murru, la notizia ha dell&#8217;incredibile: lo scorso 8 marzo il settimanale della diocesi nuorese, “L&#8217;Ortobene”, ha pubblicato un&#8217;intervista al parlamentare Roberto Capelli (Centro Democratico), che in prima pagina si è presentato con un titolo altisonante: «Come porre rimedio allo sfascio della sanità». Sfortunatamente sono seguite parole al limite della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/03/Capelli-Asl-Nugoro-URN-Sardinnya.gif"><img class="size-full wp-image-11500 alignleft" title="Capelli-Asl Nugoro - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/03/Capelli-Asl-Nugoro-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="248" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Segnalata da Andrea Murru, la notizia ha dell&#8217;incredibile: lo scorso 8 marzo il settimanale della diocesi nuorese, “<a href="http://www.diocesidinuoro.it/lortobene-n-9-dell8-marzo-2015/" target="_blank">L&#8217;Ortobene</a>”, ha pubblicato un&#8217;intervista al parlamentare Roberto Capelli (Centro Democratico), che in prima pagina si è presentato con un titolo altisonante: «Come porre rimedio allo sfascio della sanità».<br />
Sfortunatamente sono seguite parole al limite della decenza:</p>
<p><em>“Io ho perorato le cause di alcuni per lavorare, mi parleranno di nepotismo, ma sfido chiunque a dirmi che qualcuno ha calpestato il merito di qualcun altro. Nella mia attività politica c&#8217;è anche la tutela di parte ma ha occupato il 10%, non il 90%. Quando le proporzioni si invertono il codice è rosso”.</em></p>
<p>Che dire? Tutto “normale”. Capelli ammette pubblicamente il segreto di Pulcinella: per lavorare bisogna essere raccomandati, e parla letteralmente di “occupazione”. Naturalmente da buon gentiluomo sfida chiunque a dimostrare che i suoi protetti non siano degli emeriti imbecilli. Che diamine! Bisogna fidarsi della parola, mica dei concorsi?! Del resto il noto politico nuorese non specifica in quali ruoli avrebbe esercitato il suo potere d&#8217;influenza all&#8217;interno delle strutture sanitarie barbaricine. Inoltre &#8211; prosegue l&#8217;onorevole già indagato per peculato sull&#8217;uso di fondi regionali &#8211; lui ha appoggiato solo il 10% dei non imbecilli. Pensate, al 90% sarebbe una catastrofe.</p>
<p>Stando al vademecum di Capelli, in democrazia esiste una soglia di tolleranza oltre la quale le raccomandazioni divengono nocive. Pare che prima dell&#8217;attuale situazione tutte le parti politiche fossero rappresentate. Oggi no, bisogna avere la tessera di partito. Quindi c&#8217;è chi ha fatto peggio di lui.</p>
<p>In buona sostanza, Capelli ha cercato di dirci che per porre rimedio allo sfascio della sanità bisogna tornare all&#8217;originario modello gestionale, quello in cui la torta andava spartita fra tutti i partiti. E non come adesso, in cui piglia tutto solo chi vince le elezioni.<br />
Queste posizioni non devono stupirci perché rappresentano la cifra di una vasta ramificazione. Ad esempio il sindaco di Nuoro Alessandro Bianchi (centrosinistra) è stato recentemente confermato dalla Giunta regionale in qualità di <a href="http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=15734" target="_blank">commissario</a> per l&#8217;autorità d&#8217;ambito che dovrebbe monitorare <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/30/abbanoa-coincidenze-i-debiti/1549604/" target="_blank">Abbanoa</a>. Controllori e controllati sono poveretti che si confondono i ruoli. Giusto in tempo per le prossime elezioni comunali in cui sicuramente non mancheranno amicizie disinteressate e necessità di finanziare una campagna elettorale.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Dunque cosa si può aggiungere sulle parole di Capelli? Quando la politica arriva ad ammettere di usare il proprio potere per stabilire chi può usufruire dei vantaggi della spesa pubblica, ne converrete che si è giunti al medesimo clima culturale che vige nei territori attraversati da complessi fenomeni mafiosi. Infatti, il clima di impunità, di scarsa trasparenza, ma anche di legalità, dietro la cui facciata si cela la capacità elettorale dei nostri politici, induce il cittadino a confondere diritti con favori, perdendo così qualsiasi stimolo ad intraprendere una denuncia politica e sociale in favore della meritocrazia, contro il clientelismo ed a favore di una sana amministrazione. E&#8217; la distorsione dei concetti di <em>eguaglianza</em> e <em>redistribuzione</em> coi quali si alimenta il mito dello Stato contemporaneo. A ciò dobbiamo aggiungere l&#8217;omertà di coloro che potrebbero essere a conoscenza di fatti specifici, magari penalmente rilevanti, e che non trovano utile esporsi in prima persona contro tale situazione. Va ricordato che la letteratura politologica non identifica il clientelismo in senso lato con il crimine organizzato, ma nulla impedisce di ritenere che ne sia un&#8217;anticamera.</p>
<p>Ovviamente anche nella disamina del deputato non si trova alcuna spiegazione sui motivi per i quali la sanità sarda costi ai nostri contribuenti quanto quella lombarda. E neppure la trasmissione Rai “Report” oserebbe addentrarsi in un&#8217;inchiesta simile. Nell&#8217;analisi del politico nuorese pare perfettamente normale che un milione e seicentomila abitanti costino quasi come i servizi sanitari di dieci milioni di persone. La politica non sembra giocarvi alcun ruolo, anche se la Magistratura non è sempre di questo avviso (<a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2015/03/15/news/asl-maxi-appalti-e-sprechi-sotto-inchiesta-1.11044806" target="_blank"><em>Sassari: Asl, maxi appalti e sprechi sotto inchiesta – La Nuova Sardegna, 15-03-15</em></a>). Per non parlare dei dubbi sull&#8217;<a href="http://www.sanatzione.eu/2015/02/ce-la-camorra-dietro-lappalto-da-1-miliardo-di-euro-dellasl-nuorese/" target="_blank">appalto dell&#8217;Asl nuorese</a>.</p>
<p>Volete un paradosso? In passato Capelli è stato tra i cofirmatari della proposta per una dichiarazione regionale di indipendenza del Popolo Sardo (<a href="http://consiglio.regione.sardegna.it/xivlegislatura/Mozioni/Moz224.asp" target="_blank">mozione n. 224</a>), come se nell&#8217;attuale livello di assistenzialismo e clientelismo i sardi possano ambire all&#8217;indipendenza.<br />
Oggi invece il deputato è partner di una collaborazione politica con i sovranisti della Giunta Pigliaru, e se consideriamo che i suoi alleati ne condividono gli stessi costumi politici, possiamo stare certi che la stagione del riformismo non arriverà tanto presto.</p>
<p><em>- Vedi intervista di Roberto Capelli: <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/03/LOrtobene-8-3-15.jpg" target="_blank">JPG</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Su-Capelli-e-Sanita.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Pigliaru sceglie: dichiarazione di guerra alla lingua Sarda!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 16:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Roberto Carta. Pigliaru ha scelto di passare alla storia come il primo Presidente della Regione che dichiara ufficialmente guerra alla lingua sarda. E non può essere come le altre volte: non dopo 8 anni di servizio linguistico, di progetti di respiro internazionale, di accenno a un approdo «bilinguistico» autentico, di formazione di 150 operatori linguistici, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignright" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Pigliaru-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="230" />Di <a href="http://robertocarta.wordpress.com/2014/10/02/pigliaru-sceglie-dichiarazione-di-guerra-alla-lingua-sarda/" target="_blank">Roberto Carta</a>.</em></p>
<p>Pigliaru ha scelto di passare alla storia come il primo Presidente della Regione che dichiara ufficialmente guerra alla lingua sarda. E non può essere come le altre volte: non dopo 8 anni di servizio linguistico, di progetti di respiro internazionale, di accenno a un approdo «bilinguistico» autentico, di formazione di 150 operatori linguistici, di superamento della barriera della «vergogna». Azzerate iniziative quali l’Atlante Linguistico diretto da Michele Contini (linguista internazionale), la Conferenza della Lingua Sarda 2014, le opere didattiche e i videogiochi in sardo, le mappe linguistiche del progetto Camilisa e le opere di autori europei tradotte in sardo. Resetato anche il Correttore Ortografico della lingua. Stesso destino per gli stanziamenti relativi a Sa Die e Bilinguismu Creschet con l’Università di Edimburgo al palo.<br />
Giuseppe Corongiu, ex direttore del Servizio Lingua Sarda sotto Soru e Cappellacci, si pone 5 domande: perché l’ossessione di distruggere ciò che Soru e Mongiu hanno creato e che neppure Cappellacci ha insidiato? Sarà d’accordo la maggioranza ‘sovranista’ in Consiglio Regionale? Avrà la forza il Consiglio di dire no alla Giunta? Chi ha paura della politica linguistica? Quali reali interessi si tutelano e si nascondono dietro questa cieca opera di distruzione? La sua riflessione: «<a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/4528" target="_blank">La macelleria linguistìca di Pigliaru e Firino</a>».</p>
<p>Dico io, e se si trattasse di una strada in piena continuità con la deflazione contabile, politica, civile e sociale che caratterizza questa Giunta? E dico deflazione in quanto, rispetto alla recessione, viene determinata anche dai comportamenti della politica, che appunto producono (consapevolmente o meno) un arresto della crescita. Ciò che qua in Sardegna non erano riusciti a realizzare i quaranta anni di neoliberismo (dalla presa del potere dei Chicago-boys, passando per il thatcherismo e il reaganesimo, fino ad arrivare all’attuale stagione della finanziarizzazione dell’esistenza), lo si sta compiendo adesso. Oggi siamo dentro la più grave crisi del diritto alla lingua sarda. Una crisi deliberata. Che conferma l’egemonia e il dominio di quelle élites malas a morrere che da sempre non sopportano e guardano con disprezzo alle cose sarde. Con uno sguardo obliquo, introiettivo e percussorio che racconta anzitutto della loro provincialità da tardo impero.<br />
Oggi il rottamatore Pigliaru sta rottamando ciò che considera inutile, superfluo, e lo fa manipolando abilmente il dizionario della politica e quel particolare vocabolario politico che è il dizionario della burocrazia contabile. Pigliaru si propone come rottamatore del vecchio, e quindi innovatore, producendo un pericoloso assunto: il diritto alla lingua sarda, per come è stato (parzialmente, faticosamente ma in modo comunque crescente) realizzato partendo da ciò che programmaticamente era stabilito dalla L.R. 26/1997 e dalla L. 482/1999, apparterrebbe già al passato, chi lo difende è un grezzo da rottamare, un’inutilità. Oggi innovare significa ridurre i diritti e bypassare la vecchia democrazia assembleare in nome del populismo tecnocratico e modernista (ancora! Lo stesso identico errore degli anni ’50-’60-’70). Pigliaru non si rende conto (in verità se ne rende conto benissimo essendo élite che non ha mai esibito l’orgoglio della sardità, piuttosto ha sempre nutrito l’aspirazione a essere vip «italiano», per natura e ideologia) che in questo modo è lui (e la sua Giunta) ad essere reazionario, facendo appunto regredire la democrazia linguistica ai tempi del ti sbatto in Sardegna e del ti picchio se parli in sardo.<br />
E’ la triste storia del presente che Pier Paolo Pasolini ha anticipato con gli scritti corsari degli anni settanta e che Cicitu Masala ha prefigurato in S’Istoria e in Dio petrolio. Loro lo hanno immaginato ben quaranta anni fa un Francesco Pigliaru Presidente della Regione Sardegna. Vibrano ancora i suoni di quelle parole. Oggi in Sardegna c’è un drammatico vuoto di potere. Ma questo è il punto: non un vuoto di potere legislativo o esecutivo, non un vuoto di potere dirigenziale, né, infine, un vuoto di potere politico in un qualsiasi senso tradizionale. Ma un vuoto di potere in sé. Gli uomini di potere sardi sono passati dalla “fase della globalizzazione” (dell’omologazione dilagante) alla “fase della glocalizzazione” (la domanda dello specifico e dello speciale) senza accorgersene. Per quanto ciò possa sembrare prossimo alla criminalità la loro inconsapevolezza su questo punto è assoluta; non sospettano minimamente che il potere, che essi detengono e gestiscono, non sta semplicemente subendo una “normale” evoluzione, ma sta cambiando radicalmente natura. Il potere reale procede senza di loro: ed essi non hanno più nelle mani che quegli inutili apparati che, di essi, rendono reale nient’altro che il luttuoso sorriso. E visto che la Cina è di moda allora scrivo: siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il tuo nemico….</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ciò che avviene «fuori dal Palazzo regionale» è infinitamente più avanzato di ciò che accade «dentro». I potenti del Palazzo, e coloro che li descrivono, sopratutto quelli del capo di sopra, si muovono come pupazzeschi idoli mortuari. E’ uscendo «fuori dal Palazzo» che si ricade in un nuovo «dentro»: il penitenziario dell’abbandono scolastico e della galoppante disoccupazione giovanile, i cui protagonisti sono i giovani formati in questo periodo sardo di falsa apertura al mondo e falso progressismo. La realtà è nella cronaca ed è più avanti della storia di comodo. Ma questa cronaca vuole i giovani sconvolti in una crisi di valori e di lavoro, perché il potere, creato dalla generazione dirigente sarda, ha distrutto ogni cultura precedente, per crearne una propria, fatta di pura produzione, consumo, autoreferenzialità, familismo e nepotismo, e quindi di falsa felicità. E tra l’altro, viva i rimborsi benzina e i fondi a disposizione dei consiglieri regionali!<br />
Vedo un riflesso, il semaforo ideologico della vecchia sinistra comunista isolana che odiava a morte tutto ciò che parlava sardo. Quello di ieri è un attacco ideologico: gli inconfessabili retropensieri della (forse) sinistra sarda, quelli sulla questione linguistica, infatti, portano ancora una volta indietro nel tempo, ad un’epoca che sembrava superata, quella della «vergogna di sé» e quella della «autocoscienza» assente. Come se nella più assurda delle ipotesi del terzo millennio avessimo un Presidente della Regione che si vergogna della lingua sarda, che non ha coscienza del valore morale, culturale ed economico di questa lingua, che continua  a sognare di essere un «vip» italiano.</p>
<p>P.S. Ma veramente i consiglieri regionali del Partito Democratico la pensano tutti come Pigliaru? E quelli delle formazioni sovraniste presenti in maggioranza? Non tarderemo a scoprirlo, tra non molto, direttamente in Consiglio Regionale.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/10/URN-Sardinnya-Lopinione-Carta-su-lingua-Sarda-e-Pigliaru.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Capelli: &#8216;PD vota ancora contro emendamento collegio UE Sardi&#8217;. Polemica con Scanu</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2014 18:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bocciato in Parlamento un nuovo emendamento per l&#8217;istituzione del collegio unico europeo dei Sardi, stavolta a firma del centrista Sardo Roberto Capelli. Ecco le sue dichiarazioni: “Bocciato. 218 no contro 198 si&#8230;..grazie al PD che ha votato contro! I Sardi hanno votato tutti a favore. Nel mio intervento successivo al voto ho stigmatizzato il voto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/04/Roberto-Capelli-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9565" title="Roberto Capelli - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/04/Roberto-Capelli-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="227" /></a>Bocciato in Parlamento un nuovo emendamento per l&#8217;istituzione del collegio unico europeo dei Sardi, stavolta a firma del centrista Sardo Roberto Capelli. Ecco le sue dichiarazioni:</span></p>
<p>“Bocciato. 218 no contro 198 si&#8230;..grazie al PD che ha votato contro! I Sardi hanno votato tutti a favore. Nel mio intervento successivo al voto ho stigmatizzato il voto contrario del PD (sardi esclusi) andando anche sopra le righe e invitando i rappresentanti del PD a non presentarsi in Sardegna per chiedere voti alle Europee. Il &#8220;maggiordomo&#8221; Giampiero Scanu ha preso le difese del suo partito definendomi un &#8220;nato in Sardegna&#8221; e non Sardo, in quanto un Sardo non avrebbe mai osato offendere il PD chiamandoli &#8220;burattini&#8221;, e ancora immorale e opportunista. Io che ho osato sfidarli e rimproverali e che non conto nulla e non ho i numeri del PD, ha ribadito il suo capogruppo in aula (Rosati)&#8230;.applausi di Scanu! Non risponderò&#8230;..mi rimetto al giudizio della gente, nata o meno in Sardegna! Il mio essere orgogliosamente e dignitosamente Sardo non devo dimostrarlo a nessuno, tanto meno a chi a Olbia si mostra energumeno e a Roma diventa tascabile! E&#8217; proprio vero che alcuni sono al mondo perché c&#8217;è posto!!<br />
E intanto anche questa volta la Sardegna vede negato un diritto!”</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Capelli-sul-collegio-unico-UE.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Quel mito di Krugman e Barnard chiamato Argentina</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2014 23:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se in Ucraina le nubi iniziano a spostarsi verso il caso-Crimea, ben altre nubi continuano ad agitarsi sopra i cieli dell&#8217;Argentina. A fine 2013 Buenos Aires ha segnato un nuovo record negativo nella finanza internazionale: il “peso” ha subito una svalutazione del 25%. Ancora una volta il Paese si trova sull&#8217;orlo del default. Ma a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/C.-De-Kirchner-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9196" title="C. De Kirchner - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/C.-De-Kirchner-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="432" /></a></p>
<p>Se in Ucraina le nubi iniziano a spostarsi verso il caso-Crimea, ben altre nubi continuano ad agitarsi sopra i cieli dell&#8217;Argentina. A fine 2013 Buenos Aires ha segnato un nuovo record negativo nella finanza internazionale: il “peso” <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-24/l-argentina-torna-far-paura-svalutazione-shock-il-peso-162857.shtml" target="_blank">ha subito</a> una svalutazione del 25%. Ancora una volta il Paese si trova sull&#8217;orlo del default. Ma a cosa fu dovuta la crisi del 2001? Fondamentalmente da una espansione artificiosa del credito, tale per cui a fronte di 70 miliardi di dollari di depositi la banca centrale aveva riserve per soli 5,5 miliardi di dollari. La sovraesposizione fu il risultato di politiche economiche inadeguate e di una scarsa trasparenza del settore bancario. Ma dal 2001 ad oggi è successo qualcosa di nuovo. Alla nuova sovranità monetaria intrapresa dalla seconda economia sudamericana si è sommato il progressivo distacco dal Fondo Monetario Internazionale, con 8 anni di crescita in cui apparentemente si era assolto il pagamento verso i creditori, tenendo stabili i prezzi dei beni di prima necessità. Il problema è che la rinnovata sovranità in materia di politica economica non è stata accompagnata dalla responsabilità. Il governo di Buenos Aires ha intrapreso una linea nazionalista d&#8217;altri tempi accompagnata da una dottrina socialdemocratica per l&#8217;adozione di politiche destinate all&#8217;assistenzialismo e quindi all&#8217;incremento della spesa pubblica a fini redistributivi. La tentazione è diventata quella di stampare nuova moneta, mentre il governo ha tentato di occultare l&#8217;aumento dell&#8217;inflazione ufficializzandone il “dato politico” al 10,9%, a fronte di un tasso d&#8217;inflazione reale che oscilla fra il 25 ed il 30%. Lo spregiudicato ricorso alla spesa pubblica, spesso in funzione populistica, ha stimolato i tifosi del governo di Cristina Kirchner nella volontà di scaricare sulla finanza internazionale e sul “neoliberismo” dei mali che invece hanno origini nello statalismo argentino. Per certi versi ci sono delle analogie con il caso greco, dove dopo anni di disinvolta gestione della finanze pubbliche Atene cercò delle responsabilità internazionali prima che <img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />nazionali. Il contesto si è prestato a speculazioni ideologiche di vario tipo, spesso spacciate per economiche. Non ultime quelle di Paul Krugman, che, come ci ricorda <a href="http://thefielder.net/23/09/2013/le-follie-di-cristina-kirchner/" target="_blank">The Fielder</a>, elevò il caso argentino come esempio da seguire per l&#8217;Italia. Per non parlare dei seguaci della <em>Modern Monetary Theory</em>, la tautologia di Paolo Barnard che ha sviluppato una vera e propria “agiografia” del caso argentino, quasi che con la sola moneta si possano creare risorse dal nulla.</p>
<p>Se si volesse rivoluzionare seriamente la politica monetaria si potrebbe mettere in discussione il ruolo delle banche centrali, piuttosto che caricarle di significati che esulano dal reale andamento dell&#8217;economia. Ma per quanto riguarda l&#8217;Italia, non siamo certi che esista un idoneo clima culturale per intraprendere un simile dibattito.</p>
<p><em>Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/URN-Sardinnya-Esteri-La-crisi-argentina.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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