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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; prospettive</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Prospettive per la Sardegna? Un nuovo indipendentismo</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 19:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prospettive per la Sardegna? Un nuovo indipendentismo. Gianni Carboni (Sardegna in prospettiva) intervista Carlo Sanna ed emerge un nuovo affresco indipendentista: l&#8217;autodeterminazione come stimolo di responsabilità e riforme per uscire da un paese imbalsamato e prossimo al declino, l&#8217;Italia. Ringrazio Carboni e Sanna per la citazione, oggi il libro “Problemi economico-finanziari della Sardegna”, che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Prospettive per la Sardegna? Un nuovo indipendentismo.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Gianni Carboni (Sardegna in prospettiva) intervista Carlo Sanna ed emerge un nuovo affresco indipendentista: l&#8217;autodeterminazione come stimolo di responsabilità e riforme per uscire da un paese imbalsamato e prossimo al declino, l&#8217;Italia.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Ringrazio Carboni e Sanna per la citazione, oggi il libro “<a href="http://www.sanatzione.eu/2019/02/problemi-economico-finanziari-della-sardegna-ecco-il-libro/" target="_blank">Problemi economico-finanziari della Sardegna</a>”, che ha archiviato la linea del ribellismo e del vittimismo in favore di quella della razionalità e dell&#8217;analisi, sta circolando anche presso vari imprenditori sardi, ben oltre l&#8217;ambiente sardista e indipendentista. È un fatto nuovo nella storia dell&#8217;Autonomia su cui riflettere.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Ma ecco alcuni appunti sull&#8217;intervista di gennaio.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/02/Carboni-Sanna-2020-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18022" title="carboni-sanna-2020-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/02/Carboni-Sanna-2020-URN.jpg" alt="" width="605" height="363" /></a></p>
<p>Alle scorse elezioni regionali sono emersi dei fatti molto chiari: il sardismo, complice l&#8217;ondata leghista, ha conquistato nuovamente la guida della Regione, mentre tutte le altre forze indipendentiste sono state spazzate via. Incapaci di proporsi come credibile forza di governo, anche in ragione della loro palese distanza da una qualsiasi base elettorale. Tolto il sardismo, le cui capacità riformistiche al momento non paiono particolarmente brillanti, l&#8217;indipendentismo tout court non ha interlocutori di peso nella società sarda, men che meno nel suo tessuto economico. Ma che deve fare l&#8217;indipendentismo, sardista e non, per superare i canoni del passato?</p>
<p>In un futuro in cui buona parte del lavoro riguarderà professioni in cui la conoscenza e l&#8217;innovazione saranno fattori determinanti di reddività, l&#8217;isola non sembra in grado di uscire da una spirale che continua a proporre l&#8217;esatto opposto. Pensiamo alla romantica retorica del “rilancio dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;allevamento”, importanti ma interamente assistite, e non particolarmente pesanti nei numeri del PIL regionale.</p>
<p>A questo riguardo, nell&#8217;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=2yT5q_5oP-c" target="_blank">intervista</a> dello scorso 14 gennaio, Gianni Carboni ha sottolineato la necessità di investire maggiormente in conoscenza e nuove tecnologie, cosa su cui tutti concordiamo. Consentitemi però di frenare gli entusiasmi. Come spiegato nel libro, non tutti potremo diventare una nuova Silicon Valley. Nel settore, la Sardegna è stata una piccola avanguardia in Italia nella stagione che parte dalla fondazione del CRS4 e culmina con la nascita di Tiscali. Successivamente si assiste ad un progressivo declino, rimpiazzato solo recentemente da poche ma interessanti start-up.<br />
Cos&#8217;è successo?<br />
In Sardegna manca letteralmente un ecosistema in grado di tenere in vita una diffusa competitività del settore: da un lato abbiamo un&#8217;istruzione dotata di poche eccellenze, a cui fa da corollario un fisco ed una burocrazia che ostacolano una migliore infrastrutturazione della nostra economia; dall&#8217;altro lato, conseguenza del primo, anche nella capacità di attirare nuovi investimenti, abbiamo una scarsa solidità finanziaria per imprese che in questo settore, ormai, sono invece a “capital intensive”. Richiedono cioè ingenti risorse finanziarie che in loco né il pubblico né il privato sono in grado di offrire. Oltre alla necessaria preparazione richiesta dalla componente del lavoro. Questa è la ragione per cui Tiscali, nonostante goda di un fatturato superiore ai 170 milioni di euro, ha perso terreno rispetto alla concorrenza, e per la quale non sarà facile assistere alla nascita di qualche altro big locale.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Questo ragionamento mi porta ad un appunto mosso da Carboni, secondo cui, se questo nuovo indipendentismo è in grado di offrire una buona analisi dei problemi, non lo sarebbe altrettanto sul piano delle soluzioni.</p>
<p>Penso che per l&#8217;indipendentismo oggi la sfida consista nell&#8217;offrire un approccio realista ai problemi del presente. Ad esempio, nell&#8217;intervista, come nel mio libro, finalmente Sanna da voce ai pochi indipendentisti che non ignorano il peso del negativo residuo fiscale della Regione.<br />
Sappiamo che non esistono ricette magiche per raggiungere l&#8217;Eden, esiste solo la fatica e la responsabilità delle riforme da compiere che, passo dopo passo, possono consentire al territorio di trovare una propria strada allo sviluppo (una strada in cui comunque anche l&#8217;accrescimento del capitale umano, del sapere e delle nuove tecnologie, dovranno o potranno avere un ruolo).<br />
Ma non possiamo pianificare tutto a tavolino.</p>
<p>A differenza dei partiti italiani, ma anche di ciò che pensano tanti confusi e chiassosi leader indipendentisti, non dobbiamo realizzare alcun “business plan” per l&#8217;isola.<br />
Il nostro compito consiste semplicemente nel promuovere la sistematica eliminazione di tutti gli intoppi che oggi si frappongono fra lo spirito imprenditoriale e la capacità di concretizzare le azioni di questo spirito.</p>
<p>Perché solo dalla riduzione dell&#8217;assistenzialismo e dell&#8217;interventismo pubblico avremo la possibilità di ottenere una spontanea crescita della nostra economia. Questa è anche la differenza fondamentale che separa un approccio politico di natura socialista da uno nuovo di natura liberale.<br />
Eppure, non si tratterà di uno scontato automatismo. Questo lavoro implica il contrasto al barocchismo burocratico e al bizantinismo clientelare della politica che lo alimenta, per una necessaria trasparenza ed efficienza delle istituzioni, affinché non gravino su cittadini e imprese. Ed anche la necessità di comprendere che parte di questo contrasto sarà possibile attuarlo solamente limitando il centralismo statale, a vantaggio dello sviluppo di maggiore sovranità locale. Non una sovranità in cui i diritti prevalgano sui doveri, ma, al contrario, dei doveri sui diritti. O, come nel presente, finiremmo per abusare a suon di spesa pubblica del nostro piccolo spazio di autonomia.</p>
<p>La cultura, richiamata da Carlo Sanna nell&#8217;intervista, è dunque un tassello importante di questo percorso. Perché non dobbiamo scordarci, come ho sempre sottolineato, che lo sviluppo, come un&#8217;ipotetica indipendenza, non è un salto repentino da una condizione a un&#8217;altra, ma un processo. Un processo che potrebbe durare anche oltre la nostra esistenza, o non concludersi mai.</p>
<p>Invece, gli aspetti in cui indugio di meno rispetto a Sanna riguardano l&#8217;enfasi per la storia passata dell&#8217;isola (comunque importante e da valorizzare, rispetto al nazionalismo italiano presente nell&#8217;ideologia e nella didattica delle nostre scuole); o la partecipazione ad organizzazioni, come l&#8217;ANS, meritevoli ma ancora eccessivamente parziali rispetto a questa linea.</p>
<p>Servirà un nuovo partito al riguardo o una riforma del sardismo? È presto per dirlo.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Prospettive-per-la-Sardegna.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quali prospettive per l&#8217;indipendentismo Sardo?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2014 22:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato per l&#8217;associazione Diritto di Voto. L&#8217;anno appena trascorso ha confermato un dato rilevante: l&#8217;indipendentismo Sardo è in crescita. Lo testimoniano l&#8217;accrescersi del dibattito nella pubblica opinione, i numerosi articoli della grande stampa regionale, le trasmissioni delle emittenti locali, ma soprattutto le mosse politiche avviate nel corso del 2013 sia dai partiti Sardi che da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Logo-Diritto-di-Voto-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8829" title="Logo Diritto di Voto - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Logo-Diritto-di-Voto-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="192" height="197" /></a>Pubblicato per l&#8217;associazione <a href="http://www.dirittodivoto.org/dblog/articolo.asp?articolo=363" target="_blank">Diritto di Voto</a>.</em></p>
<p>L&#8217;anno appena trascorso ha confermato un dato rilevante: l&#8217;indipendentismo Sardo è in crescita. Lo testimoniano l&#8217;accrescersi del dibattito nella pubblica opinione, i numerosi articoli della grande stampa regionale, le trasmissioni delle emittenti locali, ma soprattutto le mosse politiche avviate nel corso del 2013 sia dai partiti Sardi che da quelli centralisti. I primi, nel difficile tentativo di trovare una convergenza in vista delle prossime elezioni regionali del 2014, i secondi, nel maldestro tentativo di riciclare la propria proposta politica in chiave maggiormente autonomista, consapevoli del generale trend di crescita del nazionalismo Sardo.<br />
Abbiamo tre passaggi politici essenziali su cui ragionare.<br />
Il più interessante riguarda la nuova legge elettorale, modificata dai maggiori partiti del Consiglio Regionale, PD ed ex PDL, per conservare le rispettive rendite di posizione ed arginare tanto l&#8217;indipendentismo quanto la crescita del Movimento 5 Stelle (che in Sardegna si è portato al 29% dei consensi). Nei diversi sondaggi anche gli indipendentisti godono di stime a due cifre, mentre sul piano dei contenuti va ricordato che negli ultimi mesi i grillini hanno rivelato tutta la loro inconsistenza programmatica sulle specifiche tematiche della Sardegna, dimostrando una scarsa conoscenza del territorio.<br />
Per entrare nella prossima legislatura regionale una coalizione dovrà ottenere almeno il 10% dei consensi, mentre per i partiti che corrono da soli la soglia di sbarramento è stata innalzata al 5% dei consensi (considerando inoltre che il numero dei consiglieri è stato riformato dagli attuali 80 seggi a 60). La frantumazione dell&#8217;indipendentismo, particolarmente accentuata all&#8217;inizio del 2013, non ha permesso alcuna valida opposizione ad una legge elettorale che di fatto riduce gli spazi della rappresentanza democratica, ma si tratta di un problema relativo. Nonostante i partiti italiani godano di ampie clientele nella pubblica amministrazione locale, la loro credibilità è stata ulteriormente erosa negli ultimi mesi dalle inchieste della Magistratura sull&#8217;utilizzo illecito dei fondi ai gruppi politici regionali, che vedono decine di indagati in tutti i maggiori partiti di maggioranza e opposizione.<br />
Il secondo passaggio politico riguarda la candidatura di Michela Murgia alla presidenza della Regione, in rappresentanza del movimento indipendentista ProgReS, per la coalizione “Sardegna Possibile”. La sua notorietà, derivante dalla talentuosa attività di scrittrice per la Einaudi (Premio Campiello 2010), le ha consentito di attirare verso il proprio progetto persino varie componenti progressiste staccatesi dal PD, a riprova dell&#8217;emorragia di consensi attraversata dai partiti italiani in Sardegna. Per contro, la scissione maturata nel PDL a seguito delle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, ha indebolito il centrodestra regionale, e se da un lato ha consentito al governatore Cappellacci di riproporre la sua candidatura per un secondo mandato, coalizzando la vasta area conservatrice del partito, dall&#8217;altro, Mauro Pili, ex PDL, ha fondato un nuovo movimento territoriale chiamato Unidos, sottraendo uomini al PDL ed attirando in coalizione alcune sigle autonomiste e indipendentiste (come Fortza Paris e la neonata Soberania).<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />L&#8217;isola assiste così ad un lento ma progressivo declino della partitocrazia centralista, a cui purtroppo non corrisponde un adeguato ambiente indipendentista in grado di capitalizzare politicamente il quadro complessivo della crisi. Ciò risulta particolarmente evidente nell&#8217;osservazione del terzo passaggio politico, che riguarda il posizionamento del mondo sardista, abituato a sviluppare la propria strategia di governo solo in ambito autonomistico ed in alleanza con partiti italiani. Da una parte abbiamo il Partito Sardo d&#8217;Azione, il più prestigioso ma tuttavia anche il meno dinamico nella capacità di effettuare pressioni in chiave riformistica (e in questo senso assai meno utile in ambito autonomistico, ad esempio, del suo omologo altoatesino SVP). E nonostante abbia ricoperto importanti cariche amministrative a livello regionale, provinciale e comunale. Nella dirigenza del PSD&#8217;AZ è emerso il classico orientamento, giustificato dalla nuova legge elettorale, secondo il quale la sopravvivenza del partito è legata alla sua necessità di ottenere degli eletti, perseguendo la linea di alleanze col centrodestra ed il centrosinistra italiano. E così, dopo aver esaurito la propria partecipazione col PDL, al PSD&#8217;AZ non è rimasto che il PD. Questa linea venne anticipata dall&#8217;ex consigliere sardista Paolo Maninchedda, ritenendo di poter sviluppare il “sistema Vendola” utilizzato da SEL in Puglia, cioè far aderire il PSD&#8217;AZ alla coalizione di centrosinistra, e da lì presentare un proprio candidato a delle primarie di coalizione, alternativo e vincente rispetto a quello del PD, per conquistare la presidenza della Regione. Tale strategia includeva la volontà di utilizzare il PSD&#8217;AZ come base per un Partito Nazionale Sardo (analogamente all&#8217;idea rilanciata dal gruppo U.R.N. Sardinnya nel 2007), al fine di riunire sotto ad uno stesso tetto le varie sigle autonomiste e indipendentiste nate nel corso degli anni da numerose e improvvide scissioni. Pochi mesi fa la dirigenza sardista ha rigettato l&#8217;autonomia politica di Maninchedda nel partito, rifiutando la proposta di evoluzione del PSD&#8217;AZ verso un PNS, ed ha cacciato il consigliere regionale, che a quel punto ha proseguito in modo unilaterale la propria linea, coinvolgendo Franciscu Sedda, ex dirigente di ProgReS, e fondando il “Partito dei Sardi”. Si sono creati così una serie di errori. Da una parte, il nuovo “PDS” non può essere considerato un aggregatore di sigle identitarie, perché non da luogo ad alcuna fusione ma si limita a mettersi in coda a quelle esistenti. Dall&#8217;altra, il PSD&#8217;AZ avvia comunque una trattativa con il PD, inizialmente impostata sulla candidatura di Francesca Barracciu del Partito Democratico (perdendo così la possibilità di esprimere una propria candidatura, e creando una nuova area politica “sovranista”, rappresentata da Maninchedda, portatrice di una strategia similare). La paradossale situazione messa in piedi dalla dirigenza sardista ha raggiunto il suo culmine nel momento in cui la Barracciu è stata coinvolta nell&#8217;inchiesta giudiziaria per peculato (circostanza che il 30 dicembre l&#8217;ha costretta a rinunciare alla candidatura), perché i sardisti si sono trovati a dover “difendere” l&#8217;indagata sulla base della presunzione d&#8217;innocenza, pur di conservare la possibilità di allearsi, ma perdendo credito sia nella propria base che negli elettori in generale, in un momento storico di crisi in cui la figura del politico, sulla scorta di una visione giustizialista del populismo, “è colpevole” a prescindere. Mentre poco prima i sovranisti di Maninchedda, a cui si sono uniti i RossoMori, avevano consigliato alla Barracciu di farsi da parte. Così facendo, sardisti e sovranisti hanno reso fragili strategie apparentemente solide, che le divisioni non hanno consentito di perfezionare. Da non escludere ulteriori soprese.<br />
Con ogni probabilità altre sigle correranno sole, come il Meris di Meloni. Altre non hanno ancora sciolto il nodo della propria strategia, come IRS e Sardigna Natzione. Mentre interessanti proposte di convergenza democratica come quella del Fronte Indipendentista Unidu non hanno raccolto interesse nelle altre formazioni politiche.</p>
<p>In conclusione, la sudditanza politica di una parte del nazionalismo Sardo ai partiti italiani denota una debolezza di fondo superabile unicamente grazie ad una maggiore collaborazione fra le sigle autonomiste e indipendentiste, le quali non dovrebbero aver timore di raggiungere traguardi politici oggi accessibili, nonostante le difficoltà imposte dalla legge elettorale. Comunque vadano, le prossime elezioni presenteranno ai Sardi dei movimenti territoriali che hanno la capacità di rispondere ai problemi dell&#8217;isola, a partire dalla necessità di una fiscalità autonoma per uscire dalla corruzione dell&#8217;assistenzialismo, e dal rilancio di una cultura autoctona, danneggiata da quella italiana. Mentre i partiti centralisti tenteranno di cambiare pelle per tutelare lo status quo e gli interessi statali in Sardegna, fra cui i proventi delle sperimentazioni dei poligoni militari, con un demanio che vanta la più alta estensione d&#8217;Europa per questa destinazione d&#8217;uso, senza alcun beneficio ambientale e finanziario per i suoi abitanti.<br />
Nel futuro della Sardegna ci sarà meno Stato e più mercato. Ecco perché il Partito Nazionale Sardo è fin da oggi un traguardo inevitabile, al pari della sovranità che dovremo conquistare.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Prospettive-2014.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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