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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; petrolio</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Minestroni. Il complottismo di Muroni su petrolio e migranti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 17:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Migranti e petrolio: per il giornalista Anthony Muroni l&#8217;abbassamento del prezzo del greggio sarebbe solo un favore a USA e Sauditi, mentre immigrazione e terrorismo il prezzo da pagare ad alcuni Paesi arabi per i loro investimenti. Vediamo perché si tratta di una ricostruzione semplicistica e perché l&#8217;indipendentismo non ha bisogno di questo populismo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Migranti e petrolio: per il giornalista Anthony Muroni l&#8217;abbassamento del prezzo del greggio sarebbe solo un favore a USA e Sauditi, mentre immigrazione e terrorismo il prezzo da pagare ad alcuni Paesi arabi per i loro investimenti. Vediamo perché si tratta di una ricostruzione semplicistica e perché l&#8217;indipendentismo non ha bisogno di questo populismo per affermare le proprie ragioni – Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/03/Sos-migrantes-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15067" title="Sos migrantes - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/03/Sos-migrantes-URN.jpg" alt="" width="605" height="402" /></a></p>
<p>Anthony Muroni, ex direttore del maggior quotidiano dell&#8217;isola, <em>L&#8217;Unione Sarda</em>, in un articolo apparso nel suo blog, ci <a href="http://www.anthonymuroni.it/2017/03/24/la-metafenomenologia-del-razzista-colonizzato/" target="_blank">dice che</a>:</p>
<p>1) Il prezzo del petrolio è stato abbassato per ragioni politiche e non economiche a favore di USA e Sauditi;<br />
2) Il prezzo è stato abbassato per danneggiare la Russia;<br />
3) Tali governi hanno generato poveri, che poi ci arrivano sotto forma di immigrazione e terrorismo, prezzo degli investimenti arabi sul nostro territorio.</p>
<p>Vediamo di fare un po&#8217; di ordine su qualche punto:</p>
<p>A) Il prezzo del petrolio, in realtà, è stato abbassato perché USA e Canada negli anni scorsi hanno sviluppato la tecnologia dello shale gas, tramite fratturazione idraulica, che ha consentito loro di estrarre più risorse energetiche dai loro giacimenti, avvicinandosi all&#8217;indipendenza energetica e abbassando quindi l&#8217;import dai tradizionali alleati (come i Sauditi appunto), che li rifornivano di greggio. Per contrastare la concorrenza USA, in seno all&#8217;OPEC, i Sauditi hanno acconsentito ad un abbassamento del prezzo per contenere le perdite di un mercato inflazionato e per continuare a vendere con profitto i loro prodotti petroliferi (mentre il deficit di Riyad è in salita). La risposta Saudita a Washington ha relativamente funzionato perché ha mandato in crisi l&#8217;espansione dello shale oil/gas USA.<br />
Tra l&#8217;altro, <a href="http://www.lastampa.it/2016/03/07/scienza/ambiente/focus/usa-va-in-frantumi-il-sogno-di-ricchezza-dello-shale-oilgas-mkwltsJNifvRUkRAGMaEwJ/pagina.html" target="_blank">British Petroleum</a> prevede comunque un futuro rialzo dei prezzi dovuto all&#8217;incremento della popolazione mondiale, fattore che potrebbe tenere di attualità questa tecnologia.</p>
<p>B) La Russia, essendo esportatrice di greggio, ha sicuramente risentito dell&#8217;abbassamento del prezzo del petrolio, con i relativi vantaggi per quei Paesi occidentali che hanno interesse a contenere l&#8217;espansione russa nell&#8217;est europeo. Ma non può essere la causa essenziale, a limite secondaria, dell&#8217;avanzamento tecnologico in materia di estrazione di idrocarburi, avvenuto in America settentrionale.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />C) Come noto, i migranti provenienti dai teatri di guerra sono un&#8217;esigua minoranza, la maggior parte del flusso di migranti – peraltro africani &#8211; oggi diretti in Europa, non ha nulla a che vedere con la Siria e con l&#8217;Iraq. L&#8217;imponente flusso di arrivi può avere spiegazioni molto più semplici e prosaiche: se è un dovere morale aiutare chi fugge da guerre, non lo è invece aiutare tutti quegli altri che arrivano per le crisi economiche degli Stati di appartenenza e di cui l&#8217;occidente non ha tutte le colpe. E ciò non giustifica l&#8217;aver trasformato ONG e militari in appendici degli scafisti, circostanza che ha prodotto un incremento degli arrivi, del numero di morti in mare (guardatevi le statistiche) e delle mafie che vi ruotano attorno, con la compiacenza dei progressisti radicali che ignorano la catastrofe di cui sono complici morali. Magari per sopperire al nostro basso tasso di natalità. La Commissione Europea si è resa conto del problema e ha minacciato sanzioni a chi non rimpatrierà i migranti irregolari (<em>Fonti: <a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2017/03/02/Migranti-commissione-europea-ricollocamenti-infrazione-rimpatri.html" target="_blank">SKY TG24</a> ed <a href="http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-348_en.htm" target="_blank">European Commission</a>, Press release 02-03-17</em>).</p>
<p>Oltre alle ragioni economiche, in quelle politiche, nella semplicistica ricostruzione di Muroni manca l&#8217;Iran come principale avversario di alcuni Paesi del Golfo (e di Israele). Gli USA di Obama infatti, a seguito degli accordi sul nucleare con l&#8217;Iran, hanno incrinato la storica alleanza con i Sauditi che regolava i vecchi equilibri del Medio Oriente. Pertanto, l&#8217;ISIS ed il nuovo terrorismo internazionale potrebbero essere una conseguenza e non la causale di tali dinamiche. Bisogna inoltre aggiungere che nella geopolitica internazionale alleati e concorrenti possono confondersi i ruoli a seconda dell&#8217;ambito politico od economico in cui operano. Ad esempio, gli USA, benché meno interessati al petrolio saudita, potrebbero essere comunque interessati a bilanciare la forza dell&#8217;Iran (pur essendosi aperti a Teheran), e della Russia, sfruttando così in Siria e altrove il malcontento saudita e qatarino. Quest&#8217;ultimo desideroso di conquistare nuovi avamposti su cui proiettare la propria influenza regionalistica.<br />
In tale scenario c&#8217;è un altro grande protagonista in grado di espandere la proprio influenza a seconda dei mutamenti in corso nei rapporti con Russia e UE, si tratta della Turchia, Paese NATO.</p>
<p>Sotto il profilo economico bisogna poi aggiungere che gli investimenti dei fondi sovrani arabi in occidente ci sono sempre stati e in prevalenza rivolti verso gruppi privati. Il loro incremento è spiegabile con la fisiologica necessità per queste monarchie di diversificare il portafoglio degli investimenti: proprio per non far dipendere troppo le loro sorti dalle fluttuazioni di mercato in ambito petrolifero.</p>
<p>Conclusioni? Sarebbe bene non speculare su tragedie e fenomeni economici di portata globale su cui non si ha la giusta competenza per esprimersi. Anche perché tali fenomeni spesso sono il frutto di contingenze che si modificano sul terreno giorno per giorno, e che non nascono necessariamente da una generale pianificazione a tavolino da parte di alcune grandi potenze.</p>
<p>Insomma, se Anthony Muroni intende dare un contributo all&#8217;indipendentismo sardo, farebbe bene a non danneggiarlo ulteriormente con certe letture di fantasia, continuando a dedicarsi a temi più concreti e meno populistici rispetto al modo con cui ha affrontato l&#8217;argomento in questione. Il prossimo governo dell&#8217;isola richiederà molta più serietà e preparazione nell&#8217;affrontare i problemi locali e globali che ci troviamo davanti.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Su-Muroni-petrolio-e-migranti.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Politica &amp; Mercati: Crolla il prezzo del petrolio. Ma non in Italia e in Sardegna</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2014 16:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Sui mercati internazionali il prezzo del petrolio al barile è crollato a 70 dollari. La situazione avrà numerose ripercussioni nell&#8217;economia e nella politica internazionale ma ben poche in Italia, ed a partire dal costo alla pompa della benzina. Infatti l&#8217;incidenza sull&#8217;importo complessivo della materia prima si attesta attorno al 30%, mentre tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/US-AS-Bloomberg-25-11-14-URN-Sardinnya.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-10917" title="US-AS - Bloomberg 25-11-14 (URN Sardinnya)" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/US-AS-Bloomberg-25-11-14-URN-Sardinnya.png" alt="" width="605" height="447" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Sui mercati internazionali il prezzo del petrolio al barile è crollato a 70 dollari. La situazione avrà numerose ripercussioni nell&#8217;economia e nella politica internazionale ma ben poche in Italia, ed a partire dal costo alla pompa della benzina. Infatti l&#8217;incidenza sull&#8217;importo complessivo della materia prima si attesta attorno al 30%, mentre tra costi e tasse fisse dello Stato si copre addirittura il 60%. Stando ai dati forniti dall&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/confronta-prezzi.shtml" target="_blank">osservatorio</a> de <em>Il Sole 24 Ore</em>, il costo medio per un litro di benzina al primo dicembre 2014 si aggira a 1,711 euro, rispetto ad 1,608 euro al litro del gasolio. Alle Canarie, come ci informa <a href="https://www.facebook.com/login.php?next=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fnotes%2F675793029185840%2F" target="_blank">Pietro Murru</a> di <em>Soberania</em> &#8211; di ritorno dalle isole autonome sottoposte ad un regime fiscale differente rispetto alla Spagna continentale &#8211; il litro di benzina si aggira ad 1 euro, rispetto a punte di 0,874 centesimi al litro per il gasolio. Pari a quasi il 50% in meno della Sardegna. Naturalmente, mentre il Regno Unito ha proceduto verso degli sgravi fiscali, l&#8217;Italia (ma neppure la Regione) non si è mossa di un millimetro, a riprova di una classe politica totalmente disinteressata agli effetti depressivi intercorrenti fra gli alti costi energetici e la tenuta produttiva delle nostre aziende.</p>
<p>Alquanto articolate le ragioni che hanno portato ad un abbassamento del prezzo del barile, spinto dalla strategia politico-economica dell&#8217;Arabia Saudita, il più influente protagonista commerciale dei Paesi OPEC. Secondo alcuni analisti la scelta si inserisce lungo due direttrici fondamentali: la prima riguarderebbe l&#8217;aumentato utilizzo dello shale gas da fracking interno da parte degli USA, che hanno ridotto il volume complessivo di importazioni internazionali. La riduzione del prezzo del petrolio, così come quella del metano, sarebbe quindi una conseguenza dell&#8217;entrata a regime degli investimenti avviati all&#8217;inizio dello scorso decennio sui progetti di fratturazione idraulica con cui si ottiene il gas, mentre i sauditi punterebbero a rendere ancora appetibile un alto livello di esportazioni di petrolio limitando l&#8217;utilità di nuovi investimenti nordamericani nel fracking.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />La seconda direttrice, di ordine geopolitico, andrebbe a traino della prima, perché nella scelta di ridurre i prezzi del gas e del petrolio si determinerebbe la flessione del potenziale politico-commerciale di Paesi come l&#8217;Iran e soprattutto della Russia, che diminuirebbero così la loro influenza, prevalentemente basata sull&#8217;export metanifero. In parallelo ciò avvantaggerebbe la Cina, il maggior importatore energetico dell&#8217;Asia, ma in un momento in cui la ripartenza globale dei consumi non è particolarmente brillante, rendendo relativamente poco proficua questa maggiore disponibilità di greggio. La situazione non aiuterebbe neppure quei Paesi a maggior pianificazione economica e dipendenti dai proventi delle esportazioni petrolifere, come Nigeria e Venezuela.</p>
<p>Ma se la riduzione della bolletta petrolifera non incide sui prezzi dell&#8217;Italia e di vari Paesi UE (mentre se ne avvantaggiano direttamente le aziende USA), come ridurre il divario di competitività che separa il vecchio continente da quello americano? Molto semplicemente riducendo o eliminando il peso delle accise sugli idrocarburi nei nostri Stati-nazione. Ma siamo persuasi che nella patria del pubblico impiego ciò non avverrà tanto presto.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/URN-Sardinnya-Esteri-Opec-e-prezzo-del-petrolio.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><em>- Vedere anche: <a href="http://www.sanatzione.eu/2014/10/idee-contro-gli-eco-furbi-e-sugli-investimenti-pubblici-in-energia/" target="_blank">Idee contro gli eco-furbi e sugli investimenti pubblici in energia (Sa Natzione, 01-10-14)</a>.</em></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>8 punti per dire SI al metanodotto e SI alla ricerca di petrolio in Sardegna, ma con criterio</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 19:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Punto 1. Un dato incontestabile: La Sardegna dipende unilateralmente dal petrolio, la fonte energetica più inquinante attualmente presente sul nostro territorio per il fabbisogno civile e industriale. Come sosteniamo da anni, dire no al metanodotto non significa spingere per lo sviluppo delle rinnovabili ma significa tenere alto l&#8217;attuale livello di emissioni nocive derivanti dalla raffinazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Tubaziones-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3457" title="Tubaziones - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Tubaziones-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a><span style="color: #0000ff;">Punto 1.</span> Un dato incontestabile: La Sardegna dipende unilateralmente dal petrolio, <span style="text-decoration: underline;">la fonte energetica più inquinante attualmente presente sul nostro territorio</span> per il fabbisogno civile e industriale.<br />
Come sosteniamo da anni, dire no al metanodotto non significa spingere per lo sviluppo delle rinnovabili ma significa tenere alto l&#8217;attuale livello di emissioni nocive derivanti dalla raffinazione e trasformazione del petrolio, ben più inquinante del metano.<br />
Dire no al metanodotto significa aiutare il duopolio petrolifero SARAS/ENEL che oggi fattura denaro sonante sulle spalle dei Sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 2.</span> La Sardegna oggi produce più energia di quella necessaria al suo fabbisogno, ed è vero. Ma è altrettanto vero che quando la produzione energetica è accentrata nelle mani di uno o due gruppi, i prezzi al consumatore rimangono alti. Si tratta di un elementare concetto di economia, che potrete facilmente notare nella pratica sulla vostra bolletta ENEL. Un problema che evidentemente non riguarda lo stipendio dei consiglieri regionali, i quali sicuramente non hanno problemi nell&#8217;arrivare a fine mese. Per questa ragione e per l&#8217;alto inquinamento derivato dalla sola presenza petrolifera si deve parlare di <span style="text-decoration: underline;">diversificazione delle fonti di approvvigionamento</span>: una linea oggi seguita da tutto il pianeta, in particolar modo dal mondo occidentale e dai Paesi emergenti.<br />
In Sardegna abbiamo il diritto/dovere di opporci alle posizioni dominanti sul mercato e di rivolgerci anche a nuovi fornitori. Poter scegliere significa poter uscire dalla logica della dipendenza.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 3.</span> La mozione in Consiglio Regionale di Claudia Zuncheddu e la posizione del “Comitato contro il gasdotto” sostengono che l&#8217;eventuale ricezione del metano non godrà di alcun vantaggio fiscale, cioè non pagheremmo meno il gas, in quanto sarebbe una violazione della normativa europea sulla concorrenza. <span style="text-decoration: underline;">Ebbene, questo orientamento non c&#8217;entra assolutamente nulla con il progetto GALSI</span>. Nessuno ha mai affermato che il prezzo del metano sarebbe inferiore al prezzo medio del gas nel mercato unico, ma che i costi della bolletta energetica Sarda sarebbero inferiori: c&#8217;è una bella differenza tra le due cose.<br />
Non è il GALSI infatti che deve abbassare i prezzi, ma è il mercato libero che consentirà di abbassare i costi (attenzione: costi, non prezzi), proprio in ragione della diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Cioè non ci sarà più solo il monopolio del petrolio ma ci sarà anche il metano a spezzare quel monopolio. E il gas costa notoriamente meno del petrolio.<br />
Per la prima volta il cittadino Sardo potrà migliorare la sua scelta. Si tratta di concetti elementari di politica economica. Per fare un esempio pratico: con la linea centralizzata, una famiglia Sarda spenderebbe meno in riscaldamento acqua (sanitari/abitazione) rispetto al solo uso dell&#8217;energia elettrica per alimentare stufe, scaldabagni ed altro, e spenderebbe meno rispetto al gas in bombola normalmente utilizzato nell&#8217;angolo cottura. La bolletta ENEL e la spesa mensile per le bombole calerebbero sensibilmente. Consideriamo anche la progressiva scomparsa dei milioni di bombole inquinanti oggi presenti sul nostro territorio.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 4.</span> Quando si amministra e si vive in un territorio, bisogna comprendere che non esistono solo le misure da adottare nel breve o nel lungo termine, ma anche nel medio termine. Allo stato attuale sappiamo che le fonti di energia rinnovabile (sole e vento ad esempio) non sono in grado di mandare avanti il 100% del fabbisogno energetico della Sardegna e non lo saranno ancora per qualche decennio. Ancora meno possiamo pensare di chiudere le grandi aziende energivore dell&#8217;isola nel volgere di poco tempo, arrecando danni serissimi alla situazione occupazionale dei Sardi operanti nell&#8217;industria chimica e metallurgica locale.<br />
La costruzione del GALSI, così come altri metanodotti già terminati, non richiede decenni per il completamento. Inoltre, nell&#8217;arco di tempo che ci separa dallo sviluppare maggiormente le energie rinnovabili, sappiamo che il prezzo del petrolio (e quindi dell&#8217;energia elettrica) <span style="text-decoration: underline;">continuerà a salire</span>. E&#8217; verosimile soprattutto che salirà anche la richiesta energetica dei Sardi, con l&#8217;eventuale potenziamento della nostra economia e i nuovi posti di lavoro.<br />
Il buon amministratore ha quindi il dovere di abbandonare ideologici luoghi comuni e coprire le spalle al Popolo Sardo piuttosto che lasciarlo in balia di monopoli energetici in un mercato sempre più ostile alle esigenze del territorio.<br />
A poche miglia marine dalla Sardegna anche le piccole isole Baleari hanno un gasdotto e non vi è stata alcuna ripercussione ambientale o a danno dell&#8217;industria turistica.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 5.</span> Fermo restando le opportune metrature di sicurezza, il tubo del metano ha un diametro inferiore persino a quello di alcune condotte fognarie. Sostenere l&#8217;eccessivo impatto ambientale da parte dell&#8217;infrastruttura è un&#8217;assurdità. Tanto quanto è assurdo il temere l&#8217;esproprio di chissà quanti metri di terreno a carico dei Sardi. Se si seguisse la logica del “partito del no a tutto”, oggi la Sardegna non avrebbe neppure la strada statale 131, che è notoriamente l&#8217;infrastruttura che ha richiesto i maggiori sacrifici ai proprietari terrieri Sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 6.</span> Diverse amministrazioni comunali hanno già in appalto le reti del gas, altre devono completare i lavori, mentre altre ancora hanno diversi segmenti da convertire e/o già pronti per il passaggio del metano. Chi sostiene il contrario esca dai dogmi della virtualità e vada a parlare con chi di competenza. Sono pertanto false le voci che vedono all&#8217;anno zero lo stato di preparazione per la ricezione dell&#8217;infrastruttura. Inoltre, rendiamoci conto che il GALSI ancora non esiste, ergo il problema non è tecnico ma politico.<br />
Bisogna poi smentire il luogo comune secondo il quale i Comuni non vicini al tracciato non beneficerebbero del metano a causa degli “elevati costi” di allaccio. Se ciò fosse vero oggi non esisterebbero i principali gasdotti mondiali sparsi nei 5 continenti e che servono persino le utenze domestiche posizionate in località geografiche d&#8217;altura (centri montani, etc).<br />
<span style="color: #0000ff;">La responsabilità pertanto non è quella di opporsi all&#8217;opera vedendola come una servitù, ma battersi politicamente per migliorarla ottenendone i benefici e renderla un&#8217;opportunità di sviluppo.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 7.</span> <span style="text-decoration: underline;">Non si può confondere la distribuzione con la produzione</span>. Il metanodotto non è una “servitù di produzione”. Non ha le caratteristiche di una centrale nucleare, ma neppure di un campo eolico. Non si può sostenere che i dividendi debbano essere a favore dell&#8217;isola a prescindere dal pacchetto azionario della SFIRS (l&#8217;agenzia finanziaria regionale): il gas è algerino ed è trasportato da un consorzio di aziende che hanno fornito il capitale tecnico ed economico di realizzazione. Il pubblico non può ostacolare gli investimenti costruttivi a vantaggio del territorio. Non è metano dei Sardi, ma i Sardi hanno il diritto di chiedere varianti migliorative del progetto. I vantaggi sono pertanto indiretti (vedere punto 3 di questo articolo). Se fosse stato un campo eolico sarebbe stato nel nostro dovere civico e politico pretendere dividendi superiori (in quanto l&#8217;energia elettrica derivante dalle pale eoliche sarebbe stata prodotta direttamente sul nostro territorio), evitando così di arricchire gruppi esterni senza un giusto ritorno economico verso le nostre comunità. Inoltre la distribuzione ci consentirà potenziali margini politici di manovra in un consesso europeo nel momento in cui le nostre istituzioni avranno una rappresentanza a Bruxelles e sapranno far presente il contributo energetico di passaggio verso l&#8217;Europa. Diversamente, sarà nostra cura occuparci di rivedere in maniera democratica i termini <span style="text-decoration: underline;">politici</span> relativi all&#8217;erogazione del gas. Prerogativa di cui si sono già avvalse altre autorità, tra cui quelle ucraine e georgiane. Perché a quel punto non contano più solo i pacchetti azionari ma l&#8217;autorità territoriale che materialmente ospita l&#8217;infrastruttura.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 8.</span> Il petrolchimico SARAS di Sarroch ha chiesto la possibilità di effettuare ricerche petrolifere/metanifere nell&#8217;oristanese. Essere contro la dipendenza petrolifera non significa tuttavia essere contro il più grande polo energetico che nel nostro territorio fornisce l&#8217;energia quotidiana agli usi civili e industriali dell&#8217;isola. Differenziare l&#8217;offerta energetica infatti non significa sostituire una fonte con un&#8217;altra ma <span style="text-decoration: underline;">integrare</span> – ad esempio col metano &#8211; quella che oggi è la fonte predominante di produzione (il petrolio) finché la scienza nei prossimi decenni non ci consentirà di sviluppare appieno le fonti rinnovabili per sostituirla del tutto.<br />
Dire no alla ricerca del “petrolio/gas Sardo” con l&#8217;attuale tecnologia di controllo del sottosuolo significherebbe sottrarre ai nostri concittadini un formidabile potere politico territoriale (pensiamo all&#8217;indipendentismo scozzese, cresciuto dopo le battaglie civiche per il controllo del petrolio). La ricerca tuttavia dovrebbe essere attentamente seguita da imparziali organismi di monitoraggio ambientale, una circostanza che oggi ci vede indietro nella consapevolezza di far capire ai nostri cittadini che la Sovranità passa prima di tutto per il controllo delle proprie risorse e della sapiente amministrazione fiscale di tale produzione. Un elemento quest&#8217;ultimo che non è ancora realtà in ragione delle mancate riforme istituzionali che la politica Sarda deve necessariamente intraprendere. Ma questo difficile contesto non deve servire da scusante ai partiti politici autonomisti ed indipendentisti Sardi per non lavorare alle grandi riforme istituzionali e per ignorare una potenziale ricchezza territoriale.<br />
Ricordiamo infine che non esiste Stato al mondo energeticamente indipendente, differenziare le fonti di approvvigionamento esterne ed interne è l&#8217;unica pista possibile per avviare le basi di una concreta politica energetica, uno degli <em>asset</em> fondamentali di ogni Sovranità che si rispetti.</p>
<p>Invitiamo dunque partiti, movimenti ed associazioni al senso di responsabilità troppo spesso abbandonato a favore di facili demagogie. La Sardegna non ha bisogno di demagoghi ma di buona amministrazione.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Si%20a%20GALSI%20e%20ricerca%20petrolio.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>- Sul tema SARAS, il problema delle accise: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/09/on-pisano-lo-stato-cominci-a-restituire-ai-sardi-cio-che-e-stato-tolto/">Vedi articolo</a>.</p>
<p><strong>Ass. ne U.R.N. Sardinnya &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Southern Sudan e Darfur: il genocidio ignorato</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 22:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Solo i morti hanno visto la fine della guerra”. Aforisma erroneamente attribuito dal generale USA D. MacArthur a Platone. Benvenuti su U.R.N. Sardinnya, Nonostante la crisi economica, non tutto in occidente sembra volgere al peggio: se le minoranze nazionali interne agli Stati della vecchia Europa emergono con maggior decisione, altri Stati celebrano la loro indipendenza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/06/D-2004-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3066" title="D-2004 - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/06/D-2004-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>“Solo i morti hanno visto la fine della guerra”.</em></span><br />
Aforisma erroneamente attribuito dal generale USA D. MacArthur a Platone.</p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Nonostante la crisi economica, non tutto in occidente sembra volgere al peggio: se le minoranze nazionali interne agli Stati della vecchia Europa <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/05/ue-storica-vittoria-indipendentista-in-scozia-ma-la-sardegna-e-un-altro-mondo/">emergono</a> con maggior decisione, altri Stati celebrano la loro indipendenza. Tra questi vi è la Slovenia, indipendente dal 1991, che con un territorio ed un livello demografico simile alla Sardegna, oggi fa parte dell&#8217;Unione Europea e la sua sovranità gli permette di potenziare la sua economia rispetto agli anni bui in cui il popolo sloveno fu sottomesso all&#8217;ex federazione jugoslava.</p>
<p>Ma nell&#8217;opinione pubblica occidentale, quanti conoscono il Sudan con i suoi problemi?<br />
La capitale Khartum è retta da una giunta militare che controlla tutto il Paese, con una popolazione suddivisa in diverse etnie, a loro volta suddivise dalla religione islamica (che secondo le stime più attendibili sarebbe osservata dal 70% della popolazione), da culti animistici locali (osservati dal 25% della popolazione) e dal culto cristiano (seguito dal 5% della popolazione).<br />
Il Paese dell&#8217;Africa subsahariana, indipendente dal Regno Unito nel 1956, confina con il Mar Rosso, l&#8217;Eritrea, l&#8217;Etiopia, ed altri Stati tra cui il Ciad, con cui ha avuto innumerevoli tensioni a causa dei profughi che in fuga dal conflitto sudanese si spostano verso il territorio di N&#8217;Djamena (le stime ONU parlano di oltre 2,5 milioni di rifugiati).</p>
<p>La guerra si trascina a fasi alterne fin dal &#8217;55, quando l&#8217;occupante britannico rinunciò a promuovere una forma istituzionale federalista che garantisse alle diverse componenti (islamiche al nord ed animiste e cristiane al sud) quella necessaria autonomia che nel più lontano passato aveva consentito forme pacifiche di coesistenza tra le comunità.<br />
Dietro il fermento religioso si celano in realtà gli interessi economici che vedono nelle esportazioni petrolifere (ma anche nelle riserve naturali d&#8217;acqua) il pomo della discordia.<br />
La guerra civile scaturita nel corso degli ultimi 60 anni vede oggi opporsi il governo sudanese di Omar Hasan Ahmad al-Bashir al Sud Sudan ed al Darfur per il controllo del territorio. Khartum sarebbe accusata dai sudisti di orrori contro la popolazione, un fatto che ha spinto anche la Corte Penale Internazionale a condannare al-Bashir per genocidio e crimini contro l&#8217;umanità, nonostante l&#8217;atto non abbia avuto alcuna conseguenza pratica. Il governo sudanese punterebbe sul centralismo, fomentando l&#8217;integralismo islamico contro i villaggi del sud e del Darfur al fine di proteggere la fasulla unità del Paese. Una linea tacitamente sostenuta anche dai Paesi importatori di greggio ed altri beni (cotone, bestiame, gomma arabica, etc.) come la Cina, l&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.<br />
Daoud Hari, rifugiato del Darfur negli USA dopo essere scampato alla morte nelle mani dei filo-governativi sudanesi, ha personalmente condotto una battaglia umanitaria e giornalistica che per anni lo ha spinto a vivere sul campo le innumerevoli violenze in corso tra le fazioni. Stando alla sua testimonianza, riportata nel noto best-seller “Il traduttore del silenzio” <em>(Piemme 2008)</em>, i governativi userebbero attaccare militarmente le popolazioni inermi (supportati dalle milizie e cavallo Janjawid) per ripulire le etnie ostili al processo di consolidamento accentratore di Khartum. Per contro, gli USA appoggerebbero il Sud Sudan come Stato indipendente in chiave anti-integralista islamica e per le derrate petrolifere contese tra le fazioni. Tra il 9 ed il 15 gennaio 2011 si è tenuto un referendum sull&#8217;indipendenza della regione dal resto del Sudan, programmata per il 9 luglio 2011 e riconosciuta con molte resistenze dai filo-governativi <em>(Reuters, 15-01-11 e 07-02-11).</em><br />
Il conflitto del Darfur in se, altra regione del Sudan ma a maggioranza musulmana, si inserisce di riflesso nel più ampio conflitto tra Khartum ed il Sud Sudan. Ed oltre al problema della desertificazione e della siccità che investe le popolazioni locali, anche in questo caso il governo centrale (al fine di controllare il petrolio) avrebbe fomentato le divisioni interetniche e religiose tra i gruppi nomadi e sedentari del territorio, mentre i Janjawid dal 2003 ad oggi avrebbero esteso le loro incursioni anche oltre la frontiera di confine col Chad, provocando numerosi conflitti a fuoco con i militari di N&#8217;Djamena.<br />
Di fronte agli orrori che vengono commessi all&#8217;ombra dei grandi media occidentali, tornano alla mente i conflitti in Somalia ma soprattutto in Rwanda. In quest&#8217;ultimo Paese l&#8217;ignavia pseudo-pacifista dei nostri governi nel 1994 permise il massacro interetnico di 1 milione di persone. Uno dei più grandi massacri dell&#8217;era contemporanea di fronte all&#8217;Europa dei Voltaire, degli Adenauer ma anche nell&#8217;Europa dei tanti improvvisati intellettuali che, anche in Italia, con il loro background razzistico e moralistico ritengono opportuno non impegnarsi nella pace globale, sostenendo la “diversità delle culture, che andrebbero rispettate”, ma scordandosi che nei fatti tali divisioni le abbiamo prodotte noi occidentali durante l&#8217;era coloniale.<br />
L&#8217;orrore sono i bambini-soldato, quelli che cadono, ma anche quelli che restano in piedi.<br />
Appare doveroso ricordare le osservazioni di Daoud Hari rivolte alla Comunità Internazionale, e più che altro ad ogni singolo cittadino del mondo:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“Ti chiedo di riflettere sul fatto che mentre scrivo queste parole, e probabilmente mentre tu le leggi, c&#8217;è ancora gente che viene uccisa, e gente che soffre nei campi profughi. I leader mondiali possono risolvere questo problema, se quegli stessi leader capiranno che la gente è abbastanza interessata da richiamare la loro attenzione. Quindi, se ne hai il tempo, potresti farlo. Perché è inutile correre rischi per dare notizie, se poi chi le legge non agisce”.</em></span></p>
<p><em>Di Corda M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Darfur%20e%20Sud%20Sudan.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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