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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; lingua</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Mattarella a Nuoro apre l&#8217;anno deleddiano, e la lingua sarda?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 21:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mattarella apre l&#8217;anno deleddiano: 100 anni fa Grazia Deledda venne insignita del Premio Nobel alla letteratura, prima sarda (e anche) italiana ad ottenere il prestigioso riconoscimento internazionale. I critici hanno dibattuto vanamente a lungo nell&#8217;incasellare la sua opera entro confini certi. Si trattava di verismo, di decadentismo od altre correnti letterarie? Definizioni dal corto respiro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/DMC.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-20208" title="dmc" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/DMC.png" alt="" width="605" height="416" /></a></p>
<p>Mattarella apre l&#8217;anno deleddiano: 100 anni fa Grazia Deledda venne insignita del Premio Nobel alla letteratura, prima sarda (e anche) italiana ad ottenere il prestigioso riconoscimento internazionale.</p>
<p>I critici hanno dibattuto vanamente a lungo nell&#8217;incasellare la sua opera entro confini certi. Si trattava di verismo, di decadentismo od altre correnti letterarie? Definizioni dal corto respiro, anche perché Deledda seppe certamente porsi a cavallo tra le prime due. Sia perché la Sardegna rappresentò il palcoscenico in cui una natura spietata e imponente condizionava la sorte umana, e sia perché ciò si riverberava sui tormenti interiori dei suoi personaggi, in un costante contrasto dinamico tra la dimensione esteriore e quella introspettiva espressa nella sua narrazione.</p>
<p>Ma il fatto di cui non si parla mai abbastanza è che Deledda diede corpo ai fantasmi di un&#8217;isola attraverso la lingua italiana, all&#8217;epoca parlata da una minoranza di sardi, portando l&#8217;opera alla ribalta mondiale, ma lasciando nell&#8217;ombra la lingua nazionale sarda, che tutt&#8217;oggi fatica ad emergere anche nell&#8217;istruzione, nei media e nella pubblica amministrazione.</p>
<p>Lo ricordo perché nel 2026, rispetto ad oltre un milione di sardi, abbiamo ancora centinaia di migliaia di concittadini che non si avvalgono quotidianamente della lingua italiana, e pagano il prezzo di una cultura centralista che ha demolito le culture locali, ma anche quelle internazionali, sull&#8217;altare di un&#8217;ideologia ottocentesca, di derivazione francese. Una formula di “nation building” incentrata sul monolinguismo italiano, interpretato come un valore. Mentre il patrimonio del plurilinguismo veniva considerato fonte di arretratezza economico-culturale.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />L&#8217;esito di questo ultracentenario processo non ha demolito solamente la diffusione della lingua sarda, ma anche una seria conoscenza e competenza su fondamentali lingue straniere, tra cui l&#8217;inglese, per cui solo recentemente stiamo cercando di colmare tale ritardo, ma senza affrontare lo spinoso problema della lingua nazionale.</p>
<p>Da notare, se l&#8217;Italia è ancora ben lontana dall&#8217;evolversi in una federazione, la lingua sarda continua tuttavia a sopravvivere anche e soprattutto nella letteratura, e non certo come manufatto antropologico da recintare in un museo del folclore locale.</p>
<p>Una letteratura in sardo che nei suoi libri parla di innovazione scientifica, parla di attualità, di tensioni sociali, di economia, di ambiente e di conflitti. Ma narra anche storie thriller, di erotismo e fantascienza. Si tratta insomma di una lingua che si ha ritagliato il proprio spazio nella contemporaneità e ne reclama uno più dignitoso e meno discriminatorio, così come già accade in altre Regioni per altre minoranze linguistiche. Penso al Sudtirol, per citare il caso più illustre all&#8217;interno della Repubblica.</p>
<p>Uno degli ultimi esempi riguarda l&#8217;opera di uno dei maggiori autori sardi contemporanei. Il libro “Gherras” (Guerre), di Giuseppe Corongiu, è la massima espressione di un filone letterario che sa tenere viva e attuale la lingua, mediante la capacità di unire l&#8217;intrattenimento alla riflessione sulle grandi vicende del presente. Come Gaza.</p>
<p>Pertanto, se è giusto tenere viva la memoria delle grandi opere di un&#8217;altra epoca, come quelle di Deledda, è altrettanto importante ricordare che la nostra letteratura non si sostanzia solamente nel passato, ma sa anche guardare al presente ed al futuro, ed ha bisogno di essere valorizzata.</p>
<p>Benvenuto presidente Mattarella, faccia come il sottoscritto, chieda al suo staff di procurarle una copia autografata di Corongiu per la biblioteca del Quirinale. Terrà al passo coi tempi l&#8217;istituzione che rappresenta.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/02/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Mattarella-apre-lanno-deleddiano-senza-lingua-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Limba sarda: L&#8217;invenzione del campidanese e del logudorese</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 15:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Di Roberto Bolognesi (fonologo, PhD Università di Amsterdam). Com&#8217;è nata la fittizia suddivisione in due della lingua sarda? Il naturalista Francesco Cetti, sbarcato in Sardegna nel 1765, con lo scopo di studiare la fauna dell’isola, definisce la situazione nel modo seguente: “Si divide pure questo continente in parte meridionale, e in parte settentrionale con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardinien-1793.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19440" title="sardinien-1793" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardinien-1793.jpg" alt="" width="605" height="527" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Roberto Bolognesi (fonologo, PhD Università di Amsterdam).</em></span></p>
<p>Com&#8217;è nata la fittizia suddivisione in due della lingua sarda?</p>
<p>Il naturalista Francesco Cetti, sbarcato in Sardegna nel 1765, con lo scopo di studiare la fauna dell’isola, definisce la situazione nel modo seguente: “Si divide pure questo continente in parte meridionale, e in parte settentrionale con altri nomi, chiamando la parte meridionale Capo di sotto, e la settentrionale Capo di sopra. L’appellazione è fondata sulla verità: andando da mezzodì a tramontana si va sempre montando, dove più dove men sensibilmente, laonde la parte settentrionale viene realmente a essere più elevata dell’altra; inoltre nella parte meridionale si trova la massima pianura dell’isola, perciò la parte settentrionale fa vista di più montuosa ed ardua e la meridionale di più piana ed umile. Ma i confini di questi due Capi di sopra e di sotto non sono bene definiti; fra Bonarcado e Santu Lussurgiu comincia per tutti il Capo di sopra, perché ivi l’elevazione è in realtà più sensibile, ma poi procedendo verso levante la linea di divisione si smarrisce; uguale montuosità si trova a destra, e a sinistra, cessa il fondamento della divisione, e la divisione non è più che arbitraria, e incerta, onde in luogo medesimo si trova chi si ascrive al Capo di sopra, e chi a quel di sotto. Il più naturale sarebbe tirare in avanti la linea incominciata sopra Bonarcado, facendola passare per Fonni, dividendo così tutto il regno in due parti uguali, e la metà meridionale sarebbe il Capo di sotto, per essere nella massima parte più umile e più bassa della metà settentrionale, che sarebbe il Capo di sopra. In alcuna cosa si distinguerebbe però allora tuttavia il Capo di Sotto dal Capo di Cagliari; la molteplicità delle divisioni non può produrre se non confusione, però meglio sarebbe avere per ora per una stessa cosa Capo di Cagliari, e Capo di sotto, come molti fanno, e come intenderò io pure innanzi.” (Cetti, 2000:63-64).<br />
Come si può vedere, Cetti ha il problema “pratico” (amministrativo?) di dividere la Sardegna in due parti uguali, basandosi, per esempio, sull’orografia. Ben conscio del fatto che una tale suddivisione è arbitraria, decide comunque di effettuarla.<br />
La linea passa leggermente a nord di Fonni.</p>
<p>Come si vede, l’idealizzazione proposta dal Cetti non trova riscontro nella realtà: il <em>Capo di sotto</em>, come da lui proposto, contiene sì la pianura principale, ma anche quasi per intero il massiccio del Gennargentu (il più elevato della Sardegna), oltre a altri due complessi di montagne con diverse cime che superano i 1000 metri di altitudine. Oltre al Campidano, poi, si trovano soltanto la piana del Cixerri e la parte pianeggiante del Sulcis.<br />
A questo punto, e in modo ancora più sommario, decide anche di suddividere la lingua nazionale della Sardegna (1) in due varietà che, a questo punto necessariamente, devono corrispondere alla suddivisione dell’isola in due <em>capi</em>: “Nella lingua propriamente sarda il fondo principale è italiano; vi si mischia il latino nelle desinenze, e nelle voci; vi è pure una forte dose di castigliano, un sentor di greco, un miscolin di franzese, altrettanto di tedesco, e finalmente voci non riferibili ad altro linguaggio, che io sappia. Voci prettamente latine sono <em>Deus, tempus, est, homine</em>, ecc.; latine sono le desinenze in <em>at, et, it, us</em>, nella coniugazione dei verbi; dicono <em>meritat, devet, consistit, dimandamus</em>. Parole castigliane sono <em>preguntare, callare, querrer,</em> ecc.; e castigliane sono le deninenze in <em>os, peccados, santos</em>, ecc. Le terminazioni in es, <em>dolores, peccadores</em>, ecc. rimane libero ad ognuno avere per latine, o per castigliane. Il sapor di greco lo pretendono alcuni sentire negli articoli <em>su, sos, is</em>; e dicendo <em>berbegue</em> per pecora, non pare questo un poco del <em>brebis</em> franzese? E dicendo <em>si sezer</em> per sedersi, non ha questo l’odore del <em>sich sezen</em> tedesco? Como per adesso, <em>petta</em> per <em>carne</em>, e altri vocaboli non so che sieno analogi per altre lingue. Due dialetti principali si distinguono nella medesima lingua sarda; ciò sono il campidanese, e ‘l dialetto del Capo di sopra&#8217;. Le principali differenze sono, che il campidanese ha in plurale l’articolo tanto maschile quanto femminile <em>is</em> e ‘l Capo di sopra dice in vece <em>sos</em> e <em>sas</em>; inoltre il campidanese termina in <em>ai</em> tutti i verbi che il Capo di sopra finisce in <em>are</em>, non senza altre differenze di parole, e di pronuntzia. ” (Cetti, 2000:69-70).<br />
Cetti chiaramente non era un linguista, né sarebbe potuto esserlo in quel tempo. Dopo aver tracciato una divisione geografica della Sardegna, che lui stesso ammette essere arbitraria, fornisce due caratteristiche, in base alle quali l’isola si può—visto che, per lui, si deve—dividere anche linguisticamente in due. Tutto qui.</p>
<p>Marinella Lőrinczi, sulla base di questo brevissimo passaggio di Cetti—naturalista, ribadiamo, non linguista—che lei oltretutto non cita letteralmente, ritiene di poter trarre le seguente conclusioni: “La percezione tradizionale dei dialetti sardi viene registrata nel Settecento dal naturalista Francesco Cetti nell’introduzione ai <em>Quadrupedi di Sardegna</em> [1774, ora in Cetti 2000: 70]. Il Cetti linguista è stato segnalato per la prima volta in Lőrinczi [1993]. Per Cetti il complesso linguistico sardo si divide nel dialetto del Capo di Sopra (detto anche Capo di Sassari) e in quello del Capo di Sotto (o del Capo di Cagliari), cioè il campidanese in senso lato. Egli fornisce anche le principali ‘isoglosse’ in base alle quali si operano (tradizionalmente?) tali distinzioni: l’articolo determinativo plurale is del campidanese è indifferente ai generi, mentre i dialetti del Capo di sopra oppongono sos~sas; in secondo luogo, alla desinenza -ai dell’infinito campidanese corrisponde -are nel Capo di sopra; a queste differenze se ne potrebbero aggiungere altre “di parole, e di pronunzia” [per altre annotazioni fatte dal Cetti ‘linguista’ v. Lőrinczi 1993, ma soprattutto il Cetti stesso, recentemente ripubblicato]”. (2).</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Quello che Lőrinczi tralascia di riportare è il fatto che, ai tempi di Cetti, gli abitanti stessi della zona centrale non sapevano esattamente a quale capo appartenessero: “[…] onde in luogo medesimo si trova chi si ascrive al Capo di sopra, e chi a quel di sotto.” Possiamo quindi, sulla base di quello che il Cetti medesimo riporta, escludere che la divisione netta della Sardegna in due capi sia qualcosa che i Sardi stessi effettuavano “tradizionalmente” almeno là dove tale distinzione potrebbe essere rilevante. Inoltre, non si comprende né perché le due ‘isoglosse’ menzionate dal Cetti debbano essere considerate “principali”, né da chi.</p>
<p>Un’altra autorità storica che viene invocata, per poter suddividere il sardo in due varietà nettamente distinte, è il canonico Giovanni Spanu. Lo Spanu è l’autore di “Ortografia sarda nazionale, ossia grammatica della lingua loguderese paragonata all’italiana (1840). Giovanni Spanu, di Ploaghe, nella sua <em>grammatica</em> fece coincidere il sardo, con la varietà locale di cui era parlante e distingue questa dalla “varietà meridionale”. (3).<br />
Nella prefazione al dizionario dello Spanu (<em>Vocabolario Sardo-Italiano e Italiano-Sardo</em>, Cagliari, 1851-1852), scritta dal suo editore, si trova l’espicita suddivisione del sardo in due varietà nettamente separate: “Tra le otto famiglie di dialetti che originarono la lingua italiana, havvene due che alla nostra isola si appartengono, la Sarda e la Sicula, parlata la prima nelle parti meridionali e centrali, la seconda nelle parti settentrionali. […] Pisani e Genovesi come intaccarono il nazionale governo, ci guastaron pure la unità di lingua.” Mentre gli Spagnoli: “[…] molto la bruttarono nelle parti meridionali da formare quasi un distinto dialetto”. Insomma, sassarese e gallurese (le due varietà non linguisticamente sarde parlate nel settentrione dell’isola) vengono definiti come dialetti siciliani, mentre più avanti si ritrova il tema delle pretese influenze del pisano e genovese medievali sul sardo meridionale, riprese poi dal Wagner e dai suoi adepti. (4).</p>
<p>Ancora più avanti si trova l’esplicita divisione del sardo in due gruppi, effettuata non in base alle caratteristiche strutturali dei vari dialetti, ma in base alla geografia: “Il dialetto sardo quindi rimase distinto in due gruppi, il meridionale parlato in Cagliari, Iglesias, Tortolì, Oristano, in quanti insomma vivono da Spartivento al Belvì; il centrale parlato in Logudoro da Gennargentu fino a Limbara.” Spanu (1851-52). (5). Questo è quanto riguarda le fonti tradizionali, sulle quali si basa la suddivisione del sardo in due varietà nettamente distinte.</p>
<p>Nel solco di questa tradizione si è inserito, come influentissimo sostenitore del “bipolarismo linguistico”, Max Leopold Wagner che, come abbiamo visto al paragrafo precedente, aveva in proposito delle idee già ben formate nel momento stesso in cui pose piede in Sardegna per la prima volta. Ciononostante, dopo aver compiuto i suoi studi pluridecennali sulla storia delle parole sarde, arriva alla seguente e ambigua conclusione: “Di fronte al logudorese, il quale è spezzettato in tante varietà dialettali, il campidanese ha il vantaggio di una maggiore unità e uniformità” (Wagner, 1951:56). Cioè, qui Wagner si contraddice palesemente: da un lato parla di “logudorese”, come se questo fosse una varietà ben definita, dall’altro poi ammette si tratta in effetti di “tante varietà dialettali”. Al prossimo paragrafo vedremo quanto sia in effetti articolata la situazione dialettologica in Sardegna.</p>
<p>Fonti:<br />
(1) “Le lingue che si parlano in Sardegna si possono dividere in istraniere e nazionali” (Cetti, 2000:69).<br />
(2) <a href="http://people.unica.it/mlorinczi/files/2007/04/5-sappada2000-2001.pdf" target="_blank">http://people.unica.it/mlorinczi/files/2007/04/5-sappada2000-2001.pdf</a><br />
(3) È istruttivo prendere conoscenza dell’opinione sull’accuratezza dell’operato dello Spanu espressa da un linguista che pure considera quelle del canonico come “opere di straordinaria importanza”: “Le due opere dello Spano, ma soprattutto la prima, sono viziate da notevoli errori di impostazione. Sia sufficiente accennare alla scelta di una ortografia latineggiante, factu «fatto», gratia «grazia», homine «uomo», nepta «nipote», promptu «pronto», ecc. […] Non lo si può negare: la grafia latineggiante scelta dallo Spano fu un suo grave errore, il quale finì col ritardare parecchio la nascita di una grafia propriamente sarda, ossia di una grafia che, pur restando ovviamente nell’ambito della tradizione grafica del latino, risultasse più adatta e più funzionale per un uso pratico e moderno di una nuova e differente lingua divenuta ormai adulta ed autonoma rispetto alla sua madrelingua. Ciononostante le due opere dello Spano sono di straordinaria importanza, in quanto aprirono in Sardegna la discussione sul “problema della lingua sarda”, quella che avrebbe dovuto essere la lingua unificata ed unificante, che si sarebbe dovuta imporre in tutta l’Isola sulle particolarità dei singoli dialetti e suddialetti, la lingua della Nazione Sarda, con la quale la Sardegna intendeva inserirsi tra le altre Nazioni europee, quelle che nell’Ottocento avevano già raggiunto o stavano per raggiungere la loro attuazione politica e culturale, compresa la Nazione Italiana.” (Massimo Pittau, premessa a <em>Grammatica del sardo illustre</em>, Carlo Delfino Editore, Sassari 2005).<br />
(4) Per una confutazione di questi pregiudizi infondati, si veda Bolognesi &amp; Heeringa (2005).<br />
(5) <a href="https://books.google.nl/books?id=KA49AAAAYAAJ&amp;dq=canonico+spanu&amp;printsec=frontcover&amp;source=bl&amp;ots=_cQd_p0DPr&amp;sig=Qur4KUdkbqjkKO-kRksmS-MDpxQ&amp;hl=nl&amp;ei=qGDdSvmdLMrz-Qbmmfky&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=7&amp;ved=0CCEQ6AEwBg#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">https://books.google.nl/books?id=KA49AAAAYAAJ&amp;dq=canonico+spanu&amp;printsec=frontcover&amp;source=bl&amp;ots=_cQd_p0DPr&amp;sig=Qur4KUdkbqjkKO-kRksmS-MDpxQ&amp;hl=nl&amp;ei=qGDdSvmdLMrz-Qbmmfky&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=7&amp;ved=0CCEQ6AEwBg#v=onepage&amp;q&amp;f=false</a>.</p>
<p>In: <a href="https://bolognesu.wordpress.com/2010/11/10/linvenzione-del-campidanese-e-del-logudorese/" target="_blank">Bolognesu</a>, 10-11-2010.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Linvenzione-del-campidanese-e-del-logudorese.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>La lingua sarda sulla via del tramonto</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 17:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti per il nuovo assessore regionale alla cultura sul contesto in cui si è adagiata la politica linguistica sarda: un fenomeno di balcanizzazione della lingua come strumento di annullamento dell&#8217;idioma nazionale, riducendo il problema ad un bancomat assistenziale. E come se la lingua sarda fosse in contrapposizione allo studio delle lingue straniere. Di Giuseppe Corongiu. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardu-chenze-limba.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19412" title="sardu-chenze-limba" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/Sardu-chenze-limba.jpg" alt="" width="605" height="404" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Appunti per il nuovo assessore regionale alla cultura sul contesto in cui si è adagiata la politica linguistica sarda: un fenomeno di balcanizzazione della lingua come strumento di annullamento dell&#8217;idioma nazionale, riducendo il problema ad un bancomat assistenziale. E come se la lingua sarda fosse in contrapposizione allo studio delle lingue straniere.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Giuseppe Corongiu.</em></span></p>
<p>La politica linguistica della “movida”, che ha preso il posto del vecchio movimento storico, ha il pregio di essere comunicativa e di concentrarsi molto sulle parlate della capitale che un tempo venivano considerate spurie e poco eleganti. Certo, bisogna decidersi se il cagliaritano, oggi chiamato campidanese, aspira a essere base di una lingua seria o è solo uno slang deritualizzante con accenti localistici, ma non comunitari sardi.</p>
<p>Insomma, esistono i numeri e la capacità di usare i mezzi di comunicazione, ma manca l&#8217;eleganza, la sobrietà, la capacità della lingua di andare nel profondo delle questioni attraverso una sintassi sorvegliata e un lessico senza riserve territoriali. Ci sono molti che chiacchierano, ma mancano quelli bravi. A scrivere, soprattutto. Sembra che, esaurita la polemica contro una lingua standard basata sulla tradizione letteraria centro-settentrionale, non ci siano altri argomenti degni di nota sullo scacchiere mondiale. Anche il vecchio logudorese-nuorese sembra essersi prestato al gioco eclettico delle varianti.</p>
<p>Il ceto politico de “su Cabu de Susu” e del Nuorese non ha capito in tempo che la lotta contro la LSC (Limba Sarda Comuna/Standard) non era altro che un ennesimo episodio di cagliaricentrismo e un riequilibrio di chi conta veramente al Nord, cioè accademici turritani e operatori galluresi. Per il resto l&#8217;uso linguistico tende al basso grazie a editori pubblici e privati, università e politica. Si traduce stancamente in un vernacolo individuale ciò che la cultura dominante ha già espresso in italiano, senza nessuna prospettiva o visione che leghi una lingua differente a una visione politica e culturale diversa come sarebbe piaciuto a Simon, a Lilliu o a Lussu. Senza novità espresse in sardo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Manca la lingua nazionale, sovrabbonda il dialetto simpatico che non disturba il potere regionale impegnato su temi “veri” come la sanità, i trasporti, il PNRR o i rapporti con Roma e Bruxelles. Il sardo non può occuparsi di temi veri regionali o globali se si assevera che un abitante di Luras è straniero rispetto ad uno di Teulada. Si balcanizza, per sottrazione e spesso per contrapposizione. Gli antropologi e i poeti sostenitori dei mille linguaggi del villaggio, sono stati i corifei della nuova assimilazione. Si accetta la divisione come fatto storico e l&#8217;unità come portato esogeno.</p>
<p>Lingua si, ma che sia divisa in cantoni (neppure “istituzionalizzati”), leggera, simpatica, anche poco sarda, magari anche italianizzata perché si capisce e si controlla meglio. Che sia dialetto, insomma. A ciascuno il suo, come nelle tribú primordiali, senza tante masturbazioni mentali su lingue minoritarie, comunitarie o nazionali. Senza orizzonte se non il cachet o il colore folk. Con il discorso autodeterminativo che la gente non capisce più senza lingua e storia comune. Ma capisce che pure la questione della lingua è dentro il sistema del bancomat assistenziale.</p>
<p>Non manca il grottesco esempio degli intellettuali che hanno ostacolato l&#8217;unificazione e che usano l&#8217;italiano come lingua comune nelle loro opere importanti tradendo se stessi. Perché lo slang simpatico crea consenso immediato, ma non consesso duraturo.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Appunti-di-Corongiu-sulla-politica-linguistica-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Quale futuro per la lingua sarda?</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2022/01/quale-futuro-per-la-lingua-sarda/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Jan 2022 13:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lingua sarda, emarginata dalla politica e dalle istituzioni, vittima del nazionalismo italiano, viene oggi quasi esclusivamente affidata a proposte autoreferenziali che ne squalificano la diffusione e ne vanificano la tutela. La riflessione di Giuseppe Corongiu, scrittore ed ex direttore dell’ufficio linguistico regionale, nonché promotore del CSU, il Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale. È chiaro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>La lingua sarda, emarginata dalla politica e dalle istituzioni, vittima del nazionalismo italiano, viene oggi quasi esclusivamente affidata a proposte autoreferenziali che ne squalificano la diffusione e ne vanificano la tutela.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>La riflessione di Giuseppe Corongiu, scrittore ed ex direttore dell’ufficio linguistico regionale, nonché promotore del CSU, il Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale.</em> </span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/01/Zoseppe-Corongiu-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18872" title="zoseppe-corongiu-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/01/Zoseppe-Corongiu-URN.jpg" alt="" width="605" height="478" /></a></p>
<p>È chiaro ormai a tutti che la questione della lingua va avanti stancamente senza un progetto, una visione, un disegno.</p>
<p>Non è bastato che si sia levata di mezzo la LSC e i suoi sostenitori per far salire di tono la vicenda. Le varianti, i dialetti, prima tanto esaltati e difesi contro il “pericolo” di una lingua nazionale unitaria, ora sono reietti come lei. È necessario dire che si trattava di un&#8217;operazione strumentale?<br />
È passata la visione antropologica italianista di Pira e Angioni (funzionale al mantenimento dello status quo), non quella nazionale di Simon o Corraine.<br />
Il movimento sarebbe morto, ma a causa della disponibilità di risorse pubbliche esiste ancora una sovrabbondanza di progetti, in particolare nel settore editoriale. Ma si tratta spesso di iniziative individuali o aziendali, senza respiro, senza una cornice filosofica che le valorizzi.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La lingua, se non è agganciata a una visione politica, è solo un mero esercizio retorico di natura più dialettale che non ufficiale. Insomma, si ripetono in sardo le stesse cose che si direbbero in italiano con una visione italianista e provinciale delle cose e di sé stessi. La dimensione internazionale delle nazioni senza stato europee per esempio è totalmente assente. Da qui discende anche un problema estetico: la qualità del sardo degli esperti chiamati in radio e in TV è sempre peggio. Perché? Io credo per il fatto che il fine dell&#8217;esperto spesso non è migliorare la lingua, ma se stesso. Si usa la lingua senza che essa sia un valore politico, come occasione artistica, personale o professionale. Un mezzo empirico, nella Sardegna disastrata e italofila di oggi, per tirare su quattro soldi ed esistere facendo quattro capriole in dialetto per divertire i “padroni”. Molti esperti non sono riusciti nemmeno a far parlare sardo ai loro figli. E questo è molto significativo.</p>
<p>Però ci dobbiamo chiedere: perché anche un governo a guida sardista ignora la lingua? Dovrebbe fare almeno finta, no? Ci dovrebbe essere comunque uno scatto popolare, no? Una rivolta guidata dagli esperti, almeno. Nella risposta reale a queste domande c&#8217;è il succo della questione. Le lascio a voi, io sono in esilio esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/01/URN-Sardinnya-Lopinione-Corongiu-sullo-stallo-della-lingua-sarda.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Books: lingua sarda, musica e indipendentismo nel mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2019 14:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lieto di annunciare che il mio lavoro è stato uno dei punti di riferimento per il libro di Scarparo e Stevenson, esperti di Global Studies delle Università di Canberra e Melbourne (Australia). Nei capitoli dedicati alla Sardegna, l&#8217;opera è stata un&#8217;occasione per diffondere la conoscenza della lingua sarda e delle forze politiche identitarie che oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/12/Books-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17876" title="books-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/12/Books-URN.jpg" alt="" width="605" height="449" /></a></p>
<p>Lieto di annunciare che il mio lavoro è stato uno dei punti di riferimento per il libro di Scarparo e Stevenson, esperti di Global Studies delle Università di Canberra e Melbourne (Australia).</p>
<p>Nei capitoli dedicati alla Sardegna, l&#8217;opera è stata un&#8217;occasione per diffondere la conoscenza della lingua sarda e delle forze politiche identitarie che oggi si battono per lo sviluppo socio-economico del territorio.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La musica rappresenta uno dei veicoli di queste manifestazioni politiche: a tal proposito, gli autori, tra i vari, non hanno mancato di vagliare artisti contemporanei come Quilo e Claudia Aru.</p>
<p>Il volume “<em>Reggae and Hip Hop in Southern Italy. Politics, Languages, and Multiple Marginalities</em>”, edito da Palgrave Macmillan-Springer, di Susanna Scarparo e Mathias Sutherland Stevenson, è disponibile solamente in lingua inglese.</p>
<p>Nel frattempo, per i lettori interessati, segnalo che il mio ultimo libro “<em>Problemi economico-finanziari della Sardegna</em>” (Condaghes, Cagliari 2019), ha raggiunto le biblioteche della Cornell University, di Yale e Princeton negli USA, oltre alle prestigiose Library of Congress di Washington e British Library del Regno Unito.<br />
Importanti contributi alla diffusione della conoscenza dell&#8217;isola per tutti quegli studiosi ed enti di ricerca internazionali che vorranno approfondire il contesto sociale ed economico della più grande isola del Mediterraneo occidentale.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/12/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Lingua-e-politica-sarda-nel-mondo.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>L&#8217;esperto Bolognesi: &#8216;ecco perché il latino non può derivare dal sardo&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2018 16:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il latino deriva dal sardo? Assolutamente no. Può &#8220;Filius&#8221; derivare da &#8220;Filzu&#8221;? L&#8217;esperto Roberto Bolognesi replica a Bartolomeo Porcheddu, quest&#8217;ultimo, autore di un nuovo libro in cui viene sostenuta la tesi che ha innescato varie polemiche (riservato a linguisti e curiosi). Spiegherò in breve perché, ad esempio, far derivare “FILIUS” da “FILZU” è una fesseria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Il latino deriva dal sardo?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Assolutamente no. Può &#8220;Filius&#8221; derivare da &#8220;Filzu&#8221;? </em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;esperto <a href="https://bolognesu.wordpress.com/2018/04/27/perche-filius-non-puo-derivare-da-fizu-ma-fizu-deriva-in-modo-semplicissimo-da-filius/" target="_blank">Roberto Bolognesi replica</a> a Bartolomeo Porcheddu, quest&#8217;ultimo, autore di un nuovo libro in cui viene sostenuta la tesi che ha innescato varie polemiche (riservato a linguisti e curiosi).</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/R.-Bolognesi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16424" title="r-bolognesi-urn-sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/R.-Bolognesi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="414" /></a></p>
<p>Spiegherò in breve perché, ad esempio, far derivare “FILIUS” da “FILZU” è una fesseria grande come il monte di Marganai, talmente grande che prenderla anche solo un po’ sul serio è squalificante.</p>
<p>Presento allora i vari passaggi fonetici che hanno portato dal latino FILIUS al sardo sett. FIZU.<br />
Uso l’alfabeto fonetico X-SAMPA e con questo link (<a href="http://aveneca.com/xipa.html" target="_blank">http://aveneca.com/xipa.html</a>) potete tradurlo in IPA.</p>
<p>La prima cosa da osservare è che la forma FILZU proposta dal nostro intrepido linguista non è attestata né in sardo né altrove.<br />
Semplicemente non esiste e questo dovrebbe essere già sufficiente a chiudere questa discussione surreale.<br />
Il passaggio opposto è invece lineare e attestato in tutte le sue fasi.<br />
centro-sett.                                &gt; fidZu &gt; fidzu<br />
filius &gt; filjus &gt; fiLu &gt;<br />
mer.                                             &gt; fil:u</p>
<p>Come venisse pronunciata la parola FILIUS nella fase preclassica del latino lo ignoro, ma si sa che la lettera I, davanti a una vocale, nel latino classico si pronunciava come la semivocale [j]: filjus quindi.</p>
<p>E come ho abbondantemente argomentato nella mia dissertazione (<em><a href="http://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-978-88-97285-52-6&amp;ver=it" target="_blank">The Phonology of Campidanian Sardinian</a>: compratevela dalla Condaghes</em>), una sonorante (che tale è la [j]) in quella situazione non riceve una posizione sillabica e diventa “instabile”: tende a sparire, come si vede in decine di lingue in tutto il mondo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Un modo attestato di eliminare la vocale palatale [j] è quello di farla fondere con la consonante precedente: [lj] &gt; [L].<br />
[L] rappresenta il suono presente nell’italiano FIGLIO.</p>
<p>La forma [fiL:u] è attestata, per esempio a Seui, sul Gennargentu, lontano dagli influssi &#8220;magici&#8221; del pisano medievale.<br />
Il suono che ne deriva è [L:], la liquida palatale geminata e questo suono è assente nella gran parte dei dialetti meridionali, nei quali, per esempio, il prestito BOTTIGLIA si pronuncia [butil:ja].<br />
Nei dialetti meridionali del sardo, quindi, la forma [fiL:u] è passata a [fil:u], con la liquida alveolare al posto della palatale.<br />
Si noti che il processo inverso [coronale &gt; palatale] diventa impossibile senza suoni palatali adiacenti.<br />
Nei dialetti di Mesania, il suono [L] si è desonorizzato (è diventato una consonante vera e propria), conservando però il punto di articolazione palatale: [dZ], ragion per cui in LSC la parola si scrive FIGIU.<br />
Nuovamente, si noti che il passaggio inverso ([dZ] &gt; [L:]) è impossibile: l’ostruente [dZ] costituisce un incipit sillabico preferito a quello costituito dalla sonorante [L].<br />
Nei dialetti più settentrionali rispetto alla Mesania, anche [dZ] si è depalatilizzato ed è passato all’affricata alveolare [dz].<br />
In questi dialetti, anche prestiti come GENTE e PARIGI mostrano l’affricata alveolare al posto della palatale: [dzente], [paridzi].<br />
E ancora una volta, si tratta di un processo irreversibile: la palatalizzazione si verifica soltanto in concomitanza con la coarticolazione di una palatale. Se manca questa è semplicemente impossibile.<br />
Fonetica articolatoria elementare.</p>
<p>Se poi aggiungiamo che la forma FILZU non esiste da nessuna parte, vediamo che affermare che da questo niente sia derivata la forma latina FILIUS, attraverso una serie di passaggi impossibili foneticamente, è semplicemente ridicolo.</p>
<p>E adesso che ve l’ho spiegato, cari critici, abbiate l’umiltà di ammettere che un linguista è un linguista.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Su-sardo-e-latino.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Italia e Sardegna tra analfabetismo economico e diritto allo studio</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 01:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo un recente studio di Standard &#38; Poor&#8217;s solo il 37% degli italiani possiede un&#8217;alfabetizzazione economica, peggio del Kenya. Una situazione che ha pesanti riflessi nella performance economica e persino nella scarsa qualità dei nostri politici. Esiste una correlazione con l&#8217;analfabetismo funzionale di cui tanto si parla? Se si, non dipende certamente dal volume dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Secondo un recente studio di Standard &amp; Poor&#8217;s solo il 37% degli italiani possiede un&#8217;alfabetizzazione economica, peggio del Kenya. Una situazione che ha pesanti riflessi nella performance economica e persino nella scarsa qualità dei nostri politici.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Esiste una correlazione con l&#8217;analfabetismo funzionale di cui tanto si parla? Se si, non dipende certamente dal volume dei fondi destinati alla formazione ma, come mostrano i dati, dalla qualità della stessa.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>E i sardi?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Emblematica la penuria di laureati in discipline tecnico-scientifiche, e la perdurante assenza della storia e della lingua sarde dall&#8217;intero percorso formativo.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Sviluppiamo un ragionamento e vediamo le tre domande su cui riflettere &#8211; Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/Map-1-SeP-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16289" title="map-1-sep-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/Map-1-SeP-URN.jpg" alt="" width="605" height="465" /></a></p>
<p>Un recente <a href="http://gflec.org/initiatives/sp-global-finlit-survey/" target="_blank">studio di Standard &amp; Poor&#8217;s</a> ha evidenziato che solo il 37% degli adulti italiani possiede un&#8217;alfabetizzazione economica, sotto il Kenya (38%) e sopra l&#8217;Azerbaijan (36%).<br />
Ai primi posti tutto il mondo anglosassone e l&#8217;Europa settentrionale: Danimarca al 71%, Canada al 68%, Regno Unito al 67%, Australia al 64% e USA/Svizzera al 57%. Tra i G7 l&#8217;Italia è ultima.</p>
<p>Lo studio, patrocinato dalla George Washington University, ha preso in esame dei concetti finanziari di base, tra cui la divesificazione del rischio e l&#8217;inflazione.</p>
<p>Il nostro ritardo apre diversi filoni di problematiche, sia economiche che culturali.</p>
<p>Ad esempio, una scarsa conoscenza delle informazioni relative al funzionamento dei mercati impedisce, come ovvio, una valorizzazione della performance dei nostri esigui operatori economici.</p>
<p>E non va meglio neppure sul piano politico, dove in modo del tutto trasversale, da destra a sinistra, si affermano una serie di politici dediti a gestire in maniera irresponsabile i conti pubblici e ad alterare negativamente la performance degli operatori suddetti. Politici propensi ad accusare a posteriori l&#8217;Unione Europea, la Germania o i mercati in generale, di sedicenti complotti che avrebbero causato i danni che invece, per buona parte, hanno origine nella loro ignoranza.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Basti pensare che in Italia c&#8217;è chi crede che la fragilità del sistema bancario nostrano sia prevalentemente connessa a speculazioni internazionali e non ad insipienza gestionale, oltre che clientelismo politico. Come se il &#8220;Banco di Lutturai&#8221; abbia in pancia la stessa esposizione di Lehman Brothers (senza considerare che sul piano globale la prossima crisi potrebbe derivare dalla montagna di liquidità immessa dall&#8217;interventismo pubblico nel sistema bancario durante gli ultimi anni).<br />
Oppure c&#8217;è chi ritiene che l&#8217;Italia sia penalizzata da una sedicente ondata di <em>austerity</em> &#8220;imposta dall&#8217;Europa&#8221; (quando in realtà la spesa pubblica, <a href="https://phastidio.net/2017/02/16/welfare-italiano-anatomia-catastrofe/" target="_blank">assistenza inclusa</a>, e il debito pubblico, non sono affatto calati). Si tratta degli stessi che ignorano come la BCE, grazie al <em>quantitative easing</em>, mese per mese, stia generando uno scudo di miliardi di euro a garanzia del fragile sistema-Italia (che probabilmente cesserà in coincidenza con la fine del mandato di Draghi a Francoforte).</p>
<p>Ma di fronte alla diffusa incompetenza economica si può esporre una domanda: c&#8217;è una correlazione con l&#8217;<a href="http://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/03/21/anche-tu-un-analfabeta-funzionale/?refresh_ce=1" target="_blank">analfabetismo funzionale</a> di cui tanto si parla?</p>
<p>La risposta potrebbe non essere scontata. Come ha osservato l&#8217;economista Massimo Fontana, una ricerca del 2016 (<a href="http://isfoloa.isfol.it/bitstream/handle/123456789/1262/Oss_1-2_2016_DiFrancesco_Amendola_Mineo.pdf?sequence=1" target="_blank">Di Francesco, Amendola e Mineo</a>), mostra che un&#8217;alta percentuale di analfabeti funzionali italiani possiede una laurea.</p>
<p>L&#8217;incompetenza non deriva quindi esclusivamente da un problema di scolarizzazione ma dalla natura e dalla qualità della scolarizzazione.</p>
<p>La vulgata intellettuale, a sua volta afflitta dagli stessi problemi che pretende di analizzare, tende erroneamente ad associare il problema non solo ad una bassa scolarizzazione, ma pure, notate bene, ad uno &#8220;scarso investimento statale&#8221; nell&#8217;istruzione. Anche stavolta le narrazioni si schiantano nel muro dei dati: recenti <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-08-29/italia-terzultima-europa-spesa-istruzione-germania-spende-doppio-190050.shtml?uuid=AE8jEVJC&amp;refresh_ce=1" target="_blank">rilevazioni OCSE</a> mostrano che l&#8217;Italia spende il 4% del PIL in formazione, non molto ma neppure poco, si spende più dell&#8217;Irlanda.</p>
<p>Ma l&#8217;Irlanda ha un tasso di analfabetismo funzionale tra i più bassi d&#8217;Europa (appena il 17% contro il 28% dell&#8217;Italia). Nelle isole però, Sardegna inclusa, al 13,6%. Un dato tutto sommato confortante rispetto ad altre aree della penisola, ma che non trova riscontro, e che necessiterebbe di un ulteriore studio, nel tasso di alfabetizzazione economica.</p>
<p>Analogo trend sul piano statale: in Irlanda l&#8217;alfabetizzazione economica raggiunge il 55%, contro il suddetto 37% dell&#8217;Italia.</p>
<p>Mistero sull&#8217;isola, sappiamo tuttavia che le università sarde hanno prodotto un discreto club di &#8220;neo-keynesiani&#8221;, che ben si sposa alla maldestra gestione della spesa pubblica da parte dei nostri amministratori. Basti pensare ai numerosi provvedimenti assistenziali e sussidiari della Giunta di Francesco Pigliaru (economista dell&#8217;Università di Cagliari) nei settori dei lavori pubblici, delle aree industriali, e dell&#8217;agroallevamento.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/SeP-b-URN.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16292" title="sep-b-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/SeP-b-URN.jpg" alt="" width="330" height="237" /></a>L&#8217;intera storia dell&#8217;Autonomia regionale è un susseguirsi di pianificazioni calate dall&#8217;alto: dalla grande industria, inquinante e fuori mercato, sino al piano paesaggistico, che ha distrutto l&#8217;intera edilizia e la crescita del settore turistico nelle aree rimaste prive di strutture ricettive.</p>
<p>Evidenziamo quindi la situazione: in Sardegna la dilagante ignoranza economica e culturale non deriva tanto da un problema di accesso allo studio, né, principalmente, dai fondi ad esso destinati, ma dalla qualità e dalla natura degli insegnamenti impartiti ai nostri studenti (pensiamo addirittura alla totale ignoranza nella conoscenza della storia e della geografia sarda, emblema del centralismo ministeriale da cui viene composta la didattica regionale, od alla scarsità di laureati in discipline tecnico-scientifiche).</p>
<p>Lo studioso <a href="http://www.sanatzione.eu/2015/06/bolognesi-su-lingua-e-scuola-sarda-regione-finanzia-male-e-senza-criterio/" target="_blank">Roberto Bolognesi suggerisce</a> che tra le varie cause che invece attengono alla bassa scolarizzazione sarda (con una dispersione scolastica che porta un ragazzo su quattro ad abbandonare senza un diploma) vi sia persino l&#8217;assenza della lingua sarda, dovuta all&#8217;assimilazionismo linguistico italiano. In quest&#8217;ambito appare del tutto evidente il dislivello tra il volume di fondi regionali destinato all&#8217;istruzione nel suo complesso, e quello, di gran lunga più esiguo, destinato all&#8217;introduzione della lingua sarda.</p>
<p>Ecco tre domande su cui dovremmo concentrarci:</p>
<p>1) i sardi riescono ad accedere agli studi? (Ossia, i fondi sono realmente insufficienti? Se si, in quale segmento formativo?);</p>
<p>2) cosa studiano i sardi? (Ossia, gli insegnamenti impartiti dalla scuola pubblica, e quelli scelti dallo studente nei gradi superiori, sono compatibili con le caratteristiche socio-economiche del territorio?);</p>
<p>3) come studiano i sardi? (Ossia, l&#8217;assenza del plurilinguismo è una delle varie cause che concorrono alla dispersione scolastica? Osserviamo la percentuale di sardofoni che riscontrano difficoltà).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Analfabetismo-sardo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Comitati lingua sarda contro progetto regionale</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 20:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comitati per la lingua sarda CSU e CLS contro il progetto della Regione: &#8220;lesivo e inadeguato&#8221;. La legge quadro in esame al Consiglio Regionale è un mostro costoso e burocratico, che relega il sardo ad uno spazio folclorico e la sottrae ad ogni ambito innovativo, tra cui l&#8217;informatica. Peraltro senza alcuna relazione tecnica di supporto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Comitati per la lingua sarda CSU e CLS contro il progetto della Regione: &#8220;lesivo e inadeguato&#8221;. </em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>La legge quadro in esame al Consiglio Regionale è un mostro costoso e burocratico, che relega il sardo ad uno spazio folclorico e la sottrae ad ogni ambito innovativo, tra cui l&#8217;informatica. Peraltro senza alcuna relazione tecnica di supporto. Un arretramento rispetto alla vecchia legge 26/97.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Ecco i comunicati integrali:</em></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/07/Su-moru-cagliadu-mudu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15456" title="su-moru-cagliadu-mudu-urn-sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/07/Su-moru-cagliadu-mudu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="604" height="424" /></a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">CSU: “Perché diciamo no al Testo Unico di legge sulla lingua sarda”</span>.</p>
<p>E’ un no deciso quello che proviene dal Coordinamento pro su Sardu Ufitziale in merito alla proposta di legge su lingua sarda che si propone nella II commissione del Consiglio Regionale. L’associazione, composta da militanti ed esperti che negli ultimi anni hanno dato vita a numerose iniziative di promozione moderna e contemporanea a favore del bilinguismo, boccia senza appello il testo che è stato al centro di numerose audizioni e discussioni nel parlamento regionale di via Roma.<br />
Secondo il CSU, che ha inviato alla commissione un approfondito dossier nel quale il suo team di esperti analizza dal punto di vista giuridico il testo, la proposta sarebbe inutile, se non dannosa, in quanto perlopiù non fa che normare aspetti su cui ha già legiferato lo stato con la legge 482/99 in merito a scuola e uffici linguistici, mentre introduce norme che fanno arretrare il sardo più verso uno status folkloristico dialettale facendo aumentare i costi per le casse pubbliche.<br />
Il testo è una copia non aggiornata della fallimentare legge 26/97, che mescola il problema della politica linguistica con la necessità di sostenere alcuni settori culturali e folkloristici. Proprio questo connubio non va giù al CSU che non capisce perché si debba ghettizzare la questione linguistica in forme folkloristiche tradizionali come is mutetus o sa repentina, invece di puntare su forme innovative della lingua come il rap, il pop o il rock in sardo che invece sono esclusi dalla legge. Completamente ignorato poi qualsiasi settore innovativo dell’informatica o dello smart web. Si propone insomma il contrario di ciò che indicano tutte le moderne esperienze europee delle minoranze linguistiche: interpretare la contemporaneità per rivalutare la lingua di minoranza.<br />
Drammatica sarebbe poi, se dovesse essere approvato questo testo, la situazione delle varianti galluresi, sassaresi e tabarchine il cui insegnamento non potrà essere garantito a scuola a differenza di sardo e catalano. Il testo infatti non si discosta dalla legge statale 482 che non riconosce ai tre idiomi pari dignità. La nuova legge non risolve il problema escludendo dalle aule tre lingue che sono patrimonio della Sardegna. Per il CSU questo è inaccettabile anche perché fomenterebbe una conflittualità linguistica che invece la legge avrebbe dovuto comporre. La soluzione c’è, ma la commissione evidentemente non la conosce.<br />
Criticità notevoli sono la definizione di lingua e cultura “propria” della Sardegna per letteratura, cinema e teatro che, secondo la proposta sarebbero solo quelle espresse “in lingua sarda e catalana” (escludendo le forme espresse in italiano), mentre si propone una pletora di organismi senza un piano di riorganizzazione della spesa. Entrambe sono azioni velleitarie e non realistiche che espongono la questione linguistica a polemiche strumentali che andrebbero invece evitate. Un’idea di gestione demagogica, populista e assistenziale è dietro l’angolo.<br />
Paradossale, paternalistico e clientelare l’intervento sulla questione della lingua sarda standard unitaria. E’ chiara la volontà di cancellare l’esperienza della LSC e rimandare alla Giunta il compito di riprendere la questione neutralizzandola nonostante le positive esperienze di sperimentazione degli ultimi anni. Ma, non basta. Giusto per non scontentare nessuno, la legge propone, a fianco alla vecchia LSC, l’approvazione di nuove norme ortografiche che consentono la creazione di nuove lingue comuni in molti territori. Si avranno insomma un campidanese, logudorese e barbaricino comuni (e forse anche altre lsc locali chiamate dagli esperti “lingue complementari”) che, se da un lato cercano di accontentare ogni campanile e ogni singolo linguista, dall’altro faranno lievitare le spese per traduttori, dizionari, esperti e pubblicazioni in diverse lingue. Una babele interna costosa e ridicola che consente però alla politica di accontentare tutti come al tempo delle province che non si negavano a nessuno.<br />
Il testo poi non ha una relazione tecnico scientifica di appoggio come in genere si fa per le normative linguistiche. Chi sono i linguisti che hanno indicato le scelte? E i giuristi consultati? Inoltre non è dichiarata la copertura finanziaria che, secondo valutazioni obiettive, visto il numero di organismi e interventi previsti dovrà essere al meno di 20 milioni all’anno. Una cifra inferiore sarebbe ridicola e trasformerebbe l’intervento in un esercizio teorico del diritto.<br />
Tutto questo è poco serio – sostiene il CSU – e dimostra una scarsa maturità nell’affrontare il problema. L’effetto sarà di screditare definitivamente la lingua sarda a livello internazionale impedendone il riconoscimento a ogni livello. Un’operazione cinica e pasticciona di distruzione del movimento linguistico che in questi decenni ha cercato di proporre una nuova idea di sardo “normale e moderno”. Peraltro, molti aspetti della legge potrebbero essere impugnati dal Governo, ma vi è l’impressione che questa soluzione a volte si cerca proprio per fare le vittime e nascondere l’incapacità. Cosi come, dopo aver ignorato per tre anni di governo Piano Triennale, Conferenza Annuale e Osservatorio, li si ripropone come se niente fosse.<br />
Nella legge inoltre, non si prevede nessun intervento che riguardi direttamente il Consiglio Regionale.<br />
L’alternativa &#8211; conclude il CSU – sono pochi atti amministrativi e tecnico-giuridici che può proporre la Giunta e, finalmente, una proposta di riforma dello Statuto che dia alla Regione competenze ragionevoli sulla materia.<br />
Ecco di seguito il testo argomentato.<br />
Gli art. 1 e 2 risultano abbastanza corretti nell’enunciazione dei principi di legge e distinguono la lingua sarda dalle altre varietà idiomatiche presenti in Sardegna cosi come si faceva nella legge regionale 26/97 senza nulla togliere e aggiungere.<br />
L’art. 3 introduce il concetto di “cultura” e “arti” “proprie” della Sardegna immettendo nella legislazione un concetto controverso, già pernicioso per la politica linguistica, ma anche difficile da individuare.<br />
Intanto, la commistione “lingua” e “cultura”, a nostro parere, è quella che da sempre fa fallire la politica linguistica ed è stata una delle criticità che ha fatto invecchiare precocemente già la legge regionale 26/97. Perché riproporre un dualismo cosi dannoso? Cosa si intende infatti per “cultura”? Ciò non è esplicitato, ma dal contesto si evincerebbe che si tratta di una sorta di “cultura sarda regionale”. Ma quali sono i confini della cultura sarda regionale? Gli argomenti, gli spazi geografici? Le lingue? Gli autori? Mistero inintelligibile della proposta di legge. Manca un definizione chiara. Anzi, così come per la legge regionale 26 ci sarebbe lo spazio per un’interpretazione estensiva e cioè che la “cultura sarda” sia tutta quella prodotta in Sardegna e quindi anche quella prodotta in italiano, inglese o altre lingue. E pertanto, come già successo nella legge 26/97, le risorse finirebbero lì in larga parte.<br />
Il concetto poi di “arti proprie” è alquanto misterioso perché non viene esplicitato, ma ci si riferisce senza dubbio ad attività artistiche musicali, poetiche o di canto tradizionali o folkloristiche. Sorgono diversi dubbi su cui torneremo più avanti quando se ne parla in dettaglio: il più importante soprattutto perché vengono scelte alcune “arti” proprie e non “altre”.<br />
Il concetto di cultura “propria”, così come di lingua, per quanto condivisibile, è a rischio impugnazione da parte del Governo. Si tratta di un concetto presente nella giurisprudenza iberica e significa sostanzialmente lingua e cultura storica del luogo, nell’accezione di lingua e cultura nazionale. Pertanto pensiamo che per lo Stato Italiano sia difficilissimo accettare questo concetto ed è da evitare in un testo che vuole essere pragmatico. Non riteniamo che, nel quadro legislativo italiano vigente, che è enucleato infatti nei tre commi dell’articolo 2, questo concetto possa essere accettato. E’ necessario allora rifarsi al concetto di lingua di minoranza storica cosi come espresso nella legge 482/99 o concetti simili in rispetto all’articolo 2.<br />
La confusione tra queste terminologie è evidentissima nell’articolo 3 laddove si definiscono “lingue delle minoranze storiche” la lingua sarda e la lingua catalana di Alghero, mentre per “lingue proprie della Sardegna”, l’insieme delle lingue delle minoranze storiche e del gallurese, sassarese e tabarchino. Si tratta di una forzatura evidente foriera di cattive interpretazioni e a rischio di impugnativa da parte del governo. Stando ai fatti purtroppo la legge 482/99 non riconosce le varietà gallurese, sassarese e tabarchino e tutti i tentativi di introdurre nuove varietà, come per esempio il veneto e il piemontese sono stati rigettati, perché la Corte costituzionale ha sostenuto che spetta allo Stato individuare le lingue ammesse a tutela e non alle Regioni. In occasione di queste nuove definizioni (da evitare) il potenziale legislatore non solo riconosce tre nuove “lingue” al di fuori del quadro della 482, ma addirittura concede loro lo status di “lingue proprie” arbitrariamente e abusivamente, secondo i parametri dello Stato Italiano. Pertanto l’impugnativa è quasi certa e la norma da riscrivere.<br />
La proposta legislativa non risolve il problema del gallurese, tabarchino e sassarese, anzi li espone a bocciatura sicura da parte del Governo e della Corte Costituzionale e a cancellazione di qualsiasi forma di tutela anche quella residuale della legge 26/97 se questa venisse sostituita dalla nuova legge. La soluzione è a portata di mano, gli estensori di questo testo l’hanno individuata, ma sarà comunicata a tempo debito.<br />
Vi è poi una lunga definizione di concetti ed espressioni inerenti alla produzione culturale, cinematografica, teatrale e folkloristica che a nostro avviso dovrebbero essere valorizzati meglio in questa legge o anche espulsi in quanto concetti estranei. Del resto, per fare un esempio, se il cinema, il teatro “propri della Sardegna” vengono definiti da questa legge solo quelli in lingua sarda e simili, si innescherebbe in aula e nella società sarda una polemica senza fine a difesa del cinema e teatro in italiano, ma prodotto in Sardegna. In questo caso la legge si presenterebbe come estremistica e perdente e finirebbe per danneggiare il sardo quale espressione di una minoranza giacobina. Il concetto insomma va espresso meglio dal legislatore e va risolta la contrapposizione tra la cultura propria “in sardo” e la cultura “non propria” in italiano, proprio per tutelare la lingua sarda da interventi velleitari che poi alla fine la danneggerebbero.<br />
Va da se che ogni articolo che contiene il principio dell’arte e cultura “propria” va rivisto.<br />
Sempre nell’articolo 3 sono molto confuse le definizioni di una “norma ortografica” quale insieme di regole, convenzionalmente definite, attraverso cui i suoni della lingua sarda vengono riprodotti graficamente e una “norma linguistica” quale insieme di regole sintattiche, morfologiche e lessicali che definiscono uno standard della lingua sarda. Sostanzialmente non si capisce la necessità di introdurre due norme invece che una. Si intuisce che la prima dovrebbe servire a trascrivere ogni singolo dialetto, idioletto o geoletto, rispettando in qualche modo la variazione, mentre il secondo sarebbe una classica lingua standard come la LSC.<br />
E’ a nostro avviso una soluzione sbagliata in quanto si legittima l’uso (attraverso la definizione mimetica e ambigua) in questo modo di standard competitivi alla lingua standard ufficiale. Il fatto di poter usare degli standard “ortografici” faciliterebbe l’adozione per esempio di uno standard locale campidanese o logudorese o nuorese (almeno nelle intenzioni dei localisti) non dichiarato, ma di fatto. Tali standard ortografici competerebbero (anche nelle spese) con la lingua ufficiale standard e si creerebbe una babele ortografica e politica senza rimedio con grave danno al prestigio internazionale e locale del sardo. E’ una soluzione paternalistica, clientelare (nel senso che cerca di accontentare tutto e tutti per far stare tutti buoni) e che farà raddoppiare o triplicare le spese o le burocrazie traduttive che si applicheranno a ogni lingua.<br />
Del resto la resistenza all’uso dello standard unitario è data, in buona parte, dalla voglia di anarchia scrittoria per una varietà che si considera un dialetto locale o personale e non una lingua. O anche perché si ritiene di dover scrivere in italiano e dunque lo standard sardo per la scrittura non è utile. Meglio sarebbe il realismo da parte del Consiglio Regionale. Non è credibile che chi rifiuta le regole della lingua standard accetti poi un sistema ortografico per rendere la varietà locale in maniera più aderente alle abitudini accademiche. Dove si vuole fare questo, si fa già come ad esempio nei premi letterari oppure sui social o nei laboratori universitari. In realtà questa cosiddetta norma ortografica è stata concepita per riproporre l’uso competitivo anti norma unitaria delle varietà locali come il cosiddetto “campidanese”, o altre a piacere, che competerà con la norma di riferimento regionale impedendo però al sardo, non più unitario, di essere visto e legittimato, anche dallo Stato Italiano, come lingua vera e propria.<br />
L’art. 4 si limita a delineare competenze generali senza entrare troppo nel merito.<br />
L’art. 5, in coordinamento con l’articolo 12, riscrive ciò che si fa già nella Regione almeno dal 2002 e cioè il finanziamento agli sportelli linguistici e alla toponomastica. Si introduce però al comma 3 la possibilità di presentare progetti folkloristici invece che linguistici, dirottando le risorse dagli operatori della politica linguistica ad altri operatori del settore folk tradizionale. Ciò, a nostro avviso, contro la lettera e lo spirito della legge 482/99. Ciò deriva sempre dal fatto che si mischiano politica linguistica e cultura popolare, quando la direttrice di massima dovrebbe essere quella, se si vuole salvare la lingua, di promuoverla invece in ambiti diversi da quelli tradizionali dove la lingua è già presente costituzionalmente.<br />
E’ chiaro che si utilizza la questione linguistica per finanziare invece gli ambiti folkloristici, azione, a nostro avviso, scorretta. Sarebbe più corretto creare una proposta di legge per questi ambiti.<br />
L’art 6, sulla realizzazione di un piano di sviluppo linguistico-culturale, in particolare per i comuni e le realtà diffuse nel territorio, non sarebbe di per se interessante né da sottolineare se non per la frase contenuta al comma 5, e cioè che “la concessione dei contributi è subordinata all’utilizzo della norma ortografica di riferimento di cui all’articolo 9” e dunque non la norma standard di riferimento regionale standard, ma qualsiasi “lingua locale” scritta secondo un’ortografia dialettale che propone la regione e che quindi consentirebbe di sostenere tutte le versioni di lingua sarda locale. Ciò rivela la visione che sottende alla scrittura della legge che il CSU non condivide e cioè una visione nella quale il sardo unitario come lingua normale non esiste, ma esistono una miriade di lingue locali, cantonali e individuali che ognuno declina secondo il suo piacimento.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />In realtà l’obiettivo nascosto della legge è proprio questo, a nostro avviso.<br />
In sostanza la domanda retorica “Quale sardo?” non trova risposta in questa legge che anzi riporta il sardo indietro alla situazione antecedente il 2001. Se non anche agli Anni Settanta del secolo scorso.<br />
Va segnalato che il Piano Triennale esiste già nella legge 26, ma negli ultimi tre anni non è stato mai redatto con problemi di legittimità che andrebbero segnalati.<br />
L’articolo 7 non porta niente di nuovo se non razionalizzare la Conferenza Annuale della lingua che era gia prevista dall’ordinamento dalla legge 26/97, ma che negli ultimi 3 anni non è stata mai svolta. Pertanto non si capisce quale urgenza di legiferare di nuovo.<br />
L’art. 8 non propone niente di imperdibile se non introdurre la possibilità di scambi e contatti con altre minoranze linguistiche riproponendo però l’enunciazione di gallurese, sassarese e tabarchino con i problemi di impugnativa che abbiamo già elencato.<br />
L’art. 9 è forse l’articolo più controverso della legge e che rivela la sua propensione a scardinare, neutralizzare e indebolire l’esperienza di una norma regionale standard di riferimento che avrebbe fatto del sardo una lingua vera, e la riporta a uno stato semi-dialettale nel cui a farla da padrone sarà la babele dei dialetti e delle ortografie locali e personali (ora legittimate dalla Regione se la legge dovesse essere approvata).<br />
Se infatti ci fosse stata una volontà di chiudere l’annosa questione della standardizzazione unitaria si sarebbe ratificata in legge la scelta fatta con deliberazione di giunta nell’aprile del 2006 e si sarebbe incaricato l’organo esecutivo di apportare minimi correttivi se ritenuti necessari. Invece, si segue un tortuoso processo che ha come obiettivo l’eliminazione della LSC (attraverso al sua messa in discussione) e di qualsiasi norma unitaria di riferimento, che però viene nascosto attraverso una norma ambigua, bizantina e foriera di interpretazioni molteplici.<br />
Infatti si scrive che “La Regione promuove la standardizzazione della lingua sarda,” e, si badi bene, non si aggiunge l’aggettivo “unitaria” per cui sarebbe legittimo interpretare a posteriori che la standardizzazione potrebbe anche non essere unitaria, come di fatto è. Dipenderà insomma da chi gestirà la cosa dopo l’approvazione della legge visto che la formulazione è ambigua e bizantina. “A tal fine la Giunta regionale, su proposta dell’Assessore competente per materia – si continua – adotta, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, una deliberazione con la quale definisce una norma ortografica di riferimento della lingua sarda”.<br />
Attenzione, per quest’ultima, non si tratta di una lingua standard, ma di una norma convenzionale di simboli e lettere per trascrivere ogni singolo dialetto, però è indicata come “di riferimento”. Cioè in sostanza sarà possibile interpretare per chiunque che le indicazioni legislative che la Regione da sulla sua lingua sono che la norma di riferimento principale è una semplice trascrizione convenzionale di ogni dialetto. Niente lingua standard, o di comunità, o di riferimento. Non lingue complementari, come qualche ingenuo giuridico ha già interpretato, ma “ di riferimento”.<br />
Questa è la priorità che indica il legislatore che infatti in precedenza ha scritto all’articolo 6 la volontà di sostenere finanziariamente i progetti “in dialetto” e non in lingua. Insomma la legge istituzionalizza una semplice grafia di dialetti che confermerà lo stereotipo per cui la lingua sarda non sia una vera lingua, ma un gruppo di dialetti, chiamati varianti, senza una sua unità. E quindi una sub lingua dialettale che non merita tutela. Che senso ha dal punto di vista giuridico e politico? A quel punto, se la commissione e il Consiglio condividono questo punto, meglio lasciare le cose come stanno invece che legiferare.<br />
Solo successivamente nel testo, si parla, quasi di passaggio che “Nella medesima delibera è definita, inoltre, limitatamente alla scrittura, una norma linguistica di riferimento per l’utilizzo nella comunicazione istituzionale e per la redazione degli atti e documenti in uscita dal sistema Regione, secondo le modalità previste dall’articolo 18, fermo restando il valore legale esclusivo degli atti nel testo in lingua italiana”, riproponendo lo schema sperimentale del 2006, che invece andava esteso come è stato esteso di fatto in questi anni, diminuito del fatto che le esperienze di uso della LSC in questi anni sono state positive in quanto superiori a ogni altra norma e che le altre scritture dialettali-ortografiche (separatiste e centrifughe rispetto al sardo ufficiale centripeto) saranno adesso legittimate dalla legge.<br />
Insomma un sistema ingegnoso per neutralizzare la LSC dentro una Regione che non la userà (in questi ultimi anni infatti lo standard è stato quasi congelato), mentre invece si darà spazio alla Babele dei dialetti – idioletti – geoletti per far morire definitivamente l’idea di standard unitario solo simbolico. Un sistema raffinato che apparentemente, per i non addetti ai lavori, sembra favorire la standardizzazione e in realtà invece la soffoca. Tutto si gioca intorno al non uso dell’aggettivo “unitaria”, e al concetto della norma “ortografica” libera (ma di riferimento) contrapposta a quella “standard” che si vuole rinchiudere dentro un assessorato per non essere mai utilizzata e quindi dichiarare che è inutile e fallimentare. E concludere cosi il processo di dialettizzazione della lingua sarda.<br />
La Commissione e il Consiglio Regionale sappiano che se viene approvata questa norma, la massima assemblea regionale dirà al mondo che la Sardegna, pur affermando in via di principio il contrario, non ha una lingua sua, ma un coacervo di dialetti e se ne prenderà la sua responsabilità storica e politica.<br />
Dall’art 10 all’art 17 si parla di organismi vari che, se pur utili, non possono essere utilizzati in assenza di una visione moderna ed europea della lingua sarda, ma piuttosto risultano ridondanti, senza un piano di razionalizzazione della spesa e quindi esorbitanti nelle loro funzioni e potrebbero esporre la questione linguistica a polemiche dannose e strumentali, da parte dei difensori del monolinguismo, sullo spreco di risorse pubbliche. Tale pericolo andrebbe evitato con una semplificazione e rimodulazione che si ritiene urgente e prioritaria.<br />
L’art. 18 registra ciò che già potrebbe fare la Regione dal 1999 e non ha fatto, o ha fatto parzialmente, in materia di utilizzo della lingua negli uffici regionali. C’è poco coraggio nella traduzione degli atti, mentre l’investimento sul sardo giuridico dovrebbe essere massimo. Non si mettono limiti al web che in teoria, secondo le norme proposte, potrebbe essere tradotto tutto. Ma non si indicano le risorse finanziarie per ottemperare a tale opera quasi sovrumana e che richiederebbe un esercito di traduttrici e traduttori.<br />
Si parla di diritto assicurato alle “minoranze linguistiche storiche” quindi sembra di capire, al solo sardo e catalano. Quindi le scritture in lingua del web ufficiale saranno anche in catalano? Questo è un punto da chiarire perché altrove si dice che il catalano si valorizza solo nel suo territorio di riferimento e non nella Regione intesa come istituzione centrale. Non si specifica con chiarezza quale norma di scrittura si devono utilizzare.<br />
Sembra di capire invece che che il gallurese, tabarchino e sassarese, definite “lingue proprie”, ma non di “minoranza storica”, cioè escluse dalla legge 482/99, non siano ricomprese in questo articolo.<br />
Cosi anche per il comma 8 dell’articolo 18 che, nonostante si noti poco è una delle norme più “forti” della legge, perché prevede per l’accesso tramite concorso alla Regione l’obbligatorietà della conoscenza “delle lingue delle minoranze storiche” quindi con accesso garantito per chi conosce sardo e catalano (non è chiaro se entrambe o solo una a seconda della provenienza da Alghero o da altra località della minoranza sarda e quindi con difficoltà interpretative notevoli della norma che andava scritta meglio e con più evidenza e trasparenza), ma sempre secondo le linee interpretative del preambolo non sarebbe garantita ai parlanti sassarese, gallurese e tabarchino. Si tratta di una norma, per quanto condivisibile, a rischio di impugnativa da parte del governo per mancanza di copertura giuridica di rango sovraordinato.<br />
Con l’articolo numero 19 non si apportano sostanziali novità all’attuale sistema giuridico già normato dalla legge regionale 26 e l’intero oggetto dell’articolo potrebbe essere devoluto a semplici atti amministrativi e delibere di Giunta.<br />
Con gli articoli 20 e 21 non si introduce nessuna sostanziale novità a quanto già regolamentato dalla legge statale 482/99 e dalla legge 3 sul sardo veicolare in orario curricolare del 2009 (e relativi atti amministrativi) in merito alla possibilità di insegnare il sardo a scuole. Le disposizioni riguardano le “lingue di minoranza storica” quindi sono esclusi il gallurese, il sassarese e il tabarchino.<br />
Con l’articolo 22 sul coordinamento della programmazione scolastica si prevede la costituzione di un organismo pletorico, visto che altrove si prevede la nascita di un’Agenzia specializzata, nel quale non si indica l’obbligo di conoscenza delle lingua sarda per i componenti. Si ha quindi il rischio che entrino in un settore strategico personaggi completamente estranei alle tematiche. Laddove si esplica la programmazione (comma 4 punto f) si pone l’obbligo di uso della “norma ortografica di riferimento” che è una criticità sotto due punti di vista. Il primo perché la Regione non può programmare o imporre nell’ambito scolastico e deve essere il singolo istituto (nell’autonomia italiana) a decidere, il secondo perché in questo modo sarà possibile a scuola insegnare ogni singolo dialetto e non la lingua standard. O perlomeno questo è l’orientamento velleitario che noi non condividiamo.<br />
L’articolo 23 sulla produzione di materiale didattico non porta nessuna novità giuridica ma conferma l’esclusione di gallurese, tabarchino e sassarese dal sostegno regionale.<br />
Nell’articolo 24 sul sostegno alle istituzioni scolastiche il comma 4 che interviene sulla programmazione scolastica delle ore di didattica in lingua minoritaria è a rischio di impugnativa da parte del Governo<br />
Relativamente agli articoli 26 e 27 noi siamo profondamente contrari a dare alle due università sarde qualsiasi competenza in merito a certificazione e formazione operativa. Gli atenei sardi, a quanto risulta dalle esperienze degli ultimi decenni, o sono contrari a una politica linguistica operativa unitaria, o propagandano una visione della lingua divisa per varianti e dialetti che ne impedisce una valorizzazione di tipo politico e sociale moderno. La visione universitaria coincide con quella folkloristica. Pertanto, coinvolgere gli atenei è, a nostro modesto avviso, un vulnus capitale che farà fallire ogni politica di questa legge così come è già successo per la legge 26/97.<br />
L’articolo 28 è troppo generico e confonde gli organismi che si occupano di politica linguistica con quelli che si occupano di folklore con la preoccupazione di indirizzare i finanziamenti.<br />
Per quel che riguarda gli articoli 29 e 30, Interventi a favore delle arti proprie e Catalogo Multimediale, ciò che pensiamo è che siano una materia intrusa alla legge e che non si possa limitare il focus della politica linguistica alle arti tradizionali di origine popolare che meriterebbero una ben più ampia valorizzazione con una legge ad hoc. Per esempio, se l’ottica è centrata sulla diffusione della lingua, sono ugualmente utili alla diffusione e all’acquisizione di prestigio le arti contemporanee come il pop, il rock o il rap che usano la lingua sarda, o le traduzioni dei classici o qualsiasi espressione della cultura internazionale “voltata” in sardo.<br />
E’ completamente assente dalla legge qualsiasi sostegno alle produzioni informatiche o robotiche per esempio, che sarebbero invece fondamentali.<br />
In termini formali generali si può anche sottolineare che la proposta manca di una adeguata relazione tecnico-scientifica che individui a quali esperti si è rivolta la Regione per la stesura del testo e a quali bibliografie scientifiche si fa riferimento.<br />
Manca inoltre una proposta di copertura finanziaria obbligatoria.<br />
Per terminare, la proposta di legge è profondamente legata a una visione “etnico-antropologica” regressiva dell’identità sarda che vede in una “cultura sarda” di forte impronta tradizionale rurale il futuro della lingua. Sarebbe necessario invece l’esatto contrario: una lingua normale che veicoli una cultura contemporanea internazionale e urbana. Per noi l’identità dei sardi è questa, veicolata da una lingua che conferisca gli stessi caratteri e confini dell’identità.<br />
Per questo suggeriamo alla Commissione di non avere fretta a portare il testo in aula e di regalarsi un ulteriore approfondimento e siamo disponibili a collaborare alla stesura di un testo più adatto anche alle prescrizioni quadro della Carta Europea delle Lingue per evitare che sia il Consiglio Regionale della Sardegna ad affossare la sua stessa lingua relegandola ad ambiti e a una visione gretta di carattere folkloristico-dialettale. Scatenando delle polemiche culturali e sociali di cui certamente la nostra lingua non ha bisogno.</p>
<p><em>Assemblea Direttiva del CSU.</em><br />
(Questo dossier è stato inviato alla commissione competente del Consiglio Regionale il giorno 5 luglio 2017).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il Comitadu pro sa limba sarda contro la legge quadro regionale sulla lingua</span>.</p>
<p>È in corso nel Consiglio regionale una complessa operazione politica contro la lingua sarda e le prospettive e le conquiste in questo campo originate dalla proposta di legge di iniziativa popolare sul bilinguismo del 1977/78 Proposta dal nostro Comitato.<br />
Successivamente la strada è stata irta di ostacoli ed ostacolatori, ma pur dopo dieci anni, per l&#8217;impegno sardista ed in particolare di Efisio Serrenti recentemente scomparso al quale va riconosciuto onore per quest&#8217;opera, fu votata la legge 26 sulla lingua e cultura sarda. È stata una grandissima conquista anche se denaturata dal frammischiare surrettiziamente lingua e cultura con l&#8217;intento di depotenziarla sul versante della difesa e sviluppo della lingua sarda, gallurese, tabarchina, sassarese e catalana, considerate con la medesima dignità nei territori di appartenenza.<br />
Venne bloccato il genocidio linguistico dei sardi. Fuori dalle ipocrisie, fu questo il tentativo dei comunisti, sempre contrari alla lingua sarda e sopratutto alla prospettiva di politica linguistica, non di linguistica per chiarire, della proposta di legge popolare del Comitadu pro sa limba sarda, che invito a leggere o rileggere.<br />
La legge definita quadro, è espressione politica dissimulata della maggioranza nel Consiglio regionale, cioè del PD erede del PCI e della sua contrarietà alla lingua sarda, alleato con coloro che negli ultimi anni hanno combattuto la LSC per affermare che in Sardegna non c&#8217;è una lingua sarda composta da tanti dialetti, quanti almeno sono le nostre comunità, che compongono la Nazione sarda, bensì ci sarebbero due lingue distinte e differenti e quindi implicitamente in Sardegna ci sarebbero due nazioni di Sardegna.<br />
È facile quindi pensare che sarebbero legittimi due diversi percorsi politici di autodeterminazione.<br />
Naturalmente il colonialismo sorride nel dividere. Nel nascondere lo scopo della legge quadro, che è chiarissimo nel voler cancellare la legge sardista 26, gli ispiratori politici, gli esperti fantasma, gli estensori anonimi, i padrini politici nelle università antisarde, i partiti di maggioranza, non appaiono, non vogliono apparire per assumere le loro responsabilità politiche di fronte ai sardi. Oggi non si sa ancora chi l&#8217;abbia scritta e chi siano stati gli esperti collaborazionisti. Non è supportata da una relazione scientifica né di politica linguistica. Roba da congiurati. Si cerca però in Commissione un unanimismo nel quale tutti i gatti sono bigi, quasi che si possano superare le differenze politiche fra maggioranza ed opposizione e fra le diverse forze politiche.<br />
I sardisti almeno non ci possono stare, se lo facessero tradirebbero mezzo secolo di lotta politica e si farebbero infinocchiare dagli avversari di sempre, che hanno trovato alleati sovranisti subalterni, eredi di coloro che bocciarono proditoriamente nel 1989 la legge sulla lingua sarda della Giunta Melis, nel segreto dell&#8217;urna dopo che il loro capogruppo aveva dichiarato il voto favorevole. Tradimento indimenticabile.<br />
Come si può accettare di concordare con chi dall&#8217;inizio della legislatura ha cancellato la legge 26, non ha redatto il piano triennale, non ha eletto la Commissione prevista di indirizzo e controllo e illegittimamente ha diffuso spiccioli clientelari in giro per l&#8217;Isola abituando all&#8217;assistenzialismo, all&#8217;acquiescenza verso il potere degli operatori linguistici e dei militanti e spezzando le reni alle iniziative di base e autonome, autogestite e di volontariato per la causa? Si potrebbero scrivere pagine di analisi e critica della proposta di legge, sarebbe come sparare sulla croce rossa tante sono le incongruenze e non solo sarebbe inutile ma pericoloso perché farebbe passare l&#8217;idea che sia emendabile, modificabile. Mentre non lo è, in quanto il fine, cioè imporre una visione da riserva indiana linguistica nella quale si retrocede ad un coacervo di dialetti con l&#8217;aggravio di indirizzare risorse, attività, energie e autocolonizzazione con la riduzione al folclorismo e al buon tempo passato, con l&#8217;ingresso della cosiddetta cultura sarda, che anzi verrà distrutta da una errata visione della lingua sarda. Meglio è una critica di politica linguistica lasciando i tecnicismi ai linguisti preparati e a quelli più o meno improvvisati che abbondano in Sardegna.<br />
Da questo punto di vista, proprio della nostra Associazione il peggio di tutto è l&#8217;impianto gran sardo, l&#8217;atteggiamento egemone, campanilistico e sconosciuto fino ad ora, rispetto alle lingue alloglotte, gallurese, sassarese, tabarchino e anche a prima vista sembrerebbe il contrario al catalano. Tutto nasce da una errata valutazione della legge 482 alla quale si fa riferimento e da una subalternità autocolonialista rispetto ad una norma centrale e centralista che già considera la lingua sarda come cantonale e formata da tante minoranze, tanto che sarebbe bastato che una comunità o una Provincia non avesse deliberato di voler essere tutelata come sarda per avere dei buchi territoriali in Sardegna nei quali non esisterebbe né minoranza linguistica né tanto meno nazione sarda. Infatti il gallurese ad esempio non è tutelato, se non dalla 26 che pur essendo superiore alla norma romana si vuole cancellare come se fosse un ferrovecchio mentre invece non la si vuole applicare.<br />
In coda della proposta di legge quadro c&#8217;è il veleno, la carota per abbindolare col carrozzone clientelare, pletorico, inutile, costoso, buono solo per fare clientelismo, dare lavoro ad amici e clienti e soprattutto che siano in cuor loro nemici della Lingua natzionale dei sardi, ma efficacissimi a spendere per convegni e studi sulla lingua sarda dei cardellini nell&#8217;accademia e nelle innumerevoli sagre delle materie culturali previste da appositi comitati magari per l&#8217;applauso dei turisti nelle comunità interne e sul mare. Eppure sarebbe bastato concentrare le forze nel migliorare la 26, nel metterci denari, nel fare una legge solo per la lingua sarda e soprattutto per rendere realtà il sardo dalle scuole materne, nelle primaria e secondarie, nell&#8217;insegnamento del sardo per gli adulti e per chi oggi neppure lo capisce ma lo vuole imparare, sconfiggendo coloro, che soprattutto dall&#8217;Università di Sassari trovando sponde sovraniste di governo, si abbasserebbero ad insegnare il sardo ma si oppongono che si insegni in sardo curricolare qualsiasi cosa imbalsamandolo.<br />
Sarebbe bastato resistere alla megalomania non proponendo una legge quadro elefantiaca e senza soldi e guardando ad esperienze come quella catalana, prendendone i migliori e basilari suggerimenti per fare pochi ma decisivi passi avanti.<br />
Una legge che oltretutto rimanda ai Contos de foghile, a come eravamo, al passato fantastico e mitico magari mai esistito senza pensare al futuro di una Natzione sarda che si autodetermina politicamente, culturalmente e statualmente, ma che si deve rigenerare anche culturalmente, psicologicamente, moralmente, avendo come stella polare in mari tormentati e difficili la lingua sarda e le lingue alloglotte, ragione fondamentale e indispensabile per pretendere autodecisione.<br />
Se la lingua sarda viene fatta a spezzatino, se si costruisce un ente pieno di mercanti nel tempio, se la si annega cosi lentamente e buttando qualche osso di denaro pubblico, prebende, nomine più o meno apicali ed incarichi a esperti che nel campo di battaglia non si sono mai visti se non in campo avverso, la si fa morire e cosi muore la Sardegna col suo popolo. Di fronte al fallimento di questa legislatura, nel Consiglio e nella Giunta, chi sta pensando al futuro e pensa ad una alternativa, che deve prevedere una politica linguistica seria ed efficace, non può essere complice di questa operazione e dovrebbe dissociarsi, non farsi legare dalla ragnatela consociativa ed unanimistica che si sta tessendo in queste ore e lasciando che i veri responsabili si assumano, ma essi soli le loro responsabilità. L&#8217;opposizione faccia l&#8217;opposizione, si dissoci pretendendo l&#8217;applicazione della legge 26. E se non lo facessero lo faccia il Psdaz, conservando il patrimonio ideale e di prospettiva che sempre ha avuto.<br />
Quando torneranno al Governo se ne potranno occupare come hanno fatto con la 26, con chi sarà compagno di cammino e di buona volontà ne faranno una nuova.</p>
<p><em>Di Mario Carboni, CLS.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/07/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-CSU-e-CLS-contro-pdl-Regione-su-sardo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Iniziative: Dalla partecipazione di Alternativa Natzionale alla Giornata della Lingua Madre</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 15:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/Mesa-de-Alternativa-Natzionale-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14879" title="Mesa de Alternativa Natzionale - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/Mesa-de-Alternativa-Natzionale-URN.jpg" alt="" width="605" height="454" /></a></p>
<p>Più di cento persone hanno partecipato all&#8217;incontro “Partimus dae Tue” promosso dalle organizzazioni aderenti allo spazio di sintesi politica “Pro s&#8217;Alternativa Natzionale” che si è tenuto domenica 19 febbraio presso il castello San Michele a Cagliari.</p>
<p>L’incontro, che voleva essere il primo momento di politica partecipativa organizzato dai Partiti e movimenti che aderiscono al progetto, ha raccolto un pubblico eterogeneo che ha seguito con attenzione i vari interventi introduttivi in cui sono state illustrate le ragioni e le necessità che hanno la Sardegna ed il suo Popolo di iniziare a percorrere la strada verso la propria autodeterminazione, e di farlo uniti.</p>
<p>Attraverso l’analisi degli open data statistici è stato fatto un focus sulla Sardegna, uno crudo spaccato del presente e del futuro dell’isola che racconta di una Sardegna e del suo popolo “in via di estinzione”, in preda a un inesorabile spopolamento, con un livello di disoccupazione pari al 50% che, confrontato con gli analoghi dati delle altre isole del mediterraneo o di altre Nazioni affini alla nostra, le quali hanno prospettive di crescita opposte alle nostre, ha messo in risalto il fatto che la causa principale dell’attuale condizione e del futuro dei sardi, decisamente cupo, sia da ascrivere all’immobilismo della classe politica, incapace di attuare strategie coerenti per delle riforme strutturali, e alle oggettive condizioni di dipendenza in cui è mantenuta la Sardegna dai governi centrali e dalle loro propaggini isolane.</p>
<p>Fulcro della mattinata è stata la partecipazione dei presenti che hanno potuto esprimere, tramite l’ausilio di pannelli tematici predisposti dagli organizzatori, suggerimenti, idee e soluzioni su dieci settori d’intervento (Agricoltura, Difesa Dell&#8217;Ambiente, Igiene e Sanità, Industria, Lavoro e Formazione Professionale, Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Trasporti, Turismo, Artigianato e Commercio) che riprendevano le competenze attuali di alcuni assessorati della RAS.</p>
<p>Un pannello di lavoro a parte è stato dedicato alla raccolta di idee e suggerimenti sulla riforma Statutaria in continuità con il lavoro organizzato la settimana precedente nell’incontro di Pro s’Alternativa natzionale organizzato a Sassari.</p>
<p>In conclusione della mattinata, gli organizzatori dopo aver valutato gli apporti dei presenti, hanno deciso di dedicare i prossimi incontri tematici ai due argomenti che hanno destato più interesse e raccolto più idee e suggerimenti: Lavoro e formazione professionale e Pubblica Istruzione.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/Meme-in-sardu-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14881" title="Meme in sardu - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/Meme-in-sardu-URN.jpg" alt="" width="605" height="681" /></a></p>
<p>E&#8217; un successo che cresce nel web di giorno in giorno. Si chiama &#8220;Mother Language Meme Challenge&#8221; (in sardo Disafiu de sos memes pro sa Limba Materna) ed un modo innovativo e moderno di celebrare la Giornata Internazionale della Lingua Madre che l&#8217;Unesco promuove per il 21 febbraio. Per il 2017 la Sardegna, grazie al Coordinamentu pro su sardu Uftziale, organizzazione indipendente di attivisti e linguisti, ha partecipato a questa iniziativa internazionale che consiste nel creare i cosiddetti &#8220;Internet Memes&#8221;, cioè elementi virali fatti di testo e immagini, proponendoli in rete allo scopo di diffondere la lingua propria della Sardegna, il sardo.  Nell&#8217;isola un successo crescente e &#8220;virale&#8221; che durerà fino a domani. Twitter, Facebook e Instagram sono stati inondati di foto e video in sardo creati dagli stessi attivisti.</p>
<p>La partecipazione della Sardegna è sotto l&#8217;ombrello protettivo del Digital Language Diversity Project e del CNR di Pisa che è un co-organizatore della rete planetaria insieme a enti mondiali di protezione delle lingue minoritarie del calibro di Rising Voices, Living Tongues Institute, First Peoples’ Cultural Council, Indigenous Tweets, Endangered Languages Project e First Languages Australia. Lo scopo della &#8220;sfida dei memes&#8221; è quello di far circolare nel web testi e immagini (satirici, comici o che inducano la riflessione sulle lingue in pericolo) che usano le lingue native o indigene da oggi fino a domani. Tra le lingue che saranno utilizzate in tutto il mondo, e che hanno avuto a disposizione una pagina da tradurre nel sito ufficiale dell&#8217;iniziativa, si segnalano, tra le altre: l&#8217;afrikaans, l&#8217;aragonese, l&#8217;asturiamo, l&#8217;aymar aru, il bamanankan, il berrichonne, il catalano, il gallese, lo spagnolo, il basco, il francese, il gaelico, il galiziano, il bahasa dell&#8217;Indonesia, il nawat, l&#8217;occitano, il portoghese, il quechua e altri idiomi che, tramite organizzazioni ufficiali o di militanti, stanno aderendo in questi giorni.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La giornata internazionale della lingua madre è una celebrazione indetta dall&#8217;UNESCO per il 21 febbraio di ogni anno per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo. Istituita nel 1999, è celebrata dall&#8217;anno seguente; nel 2007 è stata riconosciuta dall&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU, contemporaneamente alla proclamazione del 2008 come Anno internazionale delle lingue. Il 21 febbraio è stato scelto per ricordare il 21 febbraio 1952, quando diversi studenti bengalesi dell&#8217;Università di Dacca furono uccisi dalle forze di polizia del Pakistan (che allora comprendeva anche il Bangladesh) mentre protestavano per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale.</p>
<p>Il Coordinamento pro su Sardu Ufitziale invita dunque tutti i sardi ad incrementare e accedere alla pagina della sfida dei Memes tradotta in sardo (https://scmememl.wordpress.com/) seguire le istruzioni, produrre dei memes in sardo e diffonderli, con l&#8217;hasthag dell&#8217;iniziativa (#memeML #sardu) nei profili social preferiti di Facebook, Twitter, Instagram e altri a scelta. L&#8217;iniziativa di promozione terminerà domani stesso.</p>
<p>Il &#8220;meme di Internet&#8221; è un&#8217;idea, stile o azione che si propaga attraverso Internet, spesso per imitazione, diventando improvvisamente celebre. È un termine usato anche per indicare delle immagini divertenti, ottenute modificando con delle scritte la foto di un meme vero e proprio. In questo modo si dà una specie di didascalia parodica alla foto originale. Queste immagini sono molto comuni in Social network come Facebook e Instagram. L&#8217;assenza di confini fisici della rete tende a favorire una rapida diffusione di idee e novità, specialmente se queste hanno contenuti umoristici o bizzarri. In molti casi proprio se il motivo della diffusione è essenzialmente goliardico, la cosa di cui si diffonde la notizia è priva di un reale contenuto; e proprio per questo viene giocosamente ripetuta da chi è a conoscenza del &#8220;fenomeno&#8221; (spesso generando una distinzione netta fra chi prende parte al fenomeno e chi, non avendo capito di cosa si tratta, non comprende l&#8217;importanza, spesso effettivamente nulla, di quello a cui &#8220;tutti&#8221; alludono). Per questi motivi è stata scelta per quest&#8217;anno La Sfida dei Memes.</p>
<p>La parola è stata coniata da Richard Dawkins nel 1976 nel libro “The Selfish Gene”, ovvero “il gene egoista”, dove il concetto di meme ha un’accezione più estesa rispetto al concetto di internet meme che è quello moderno che vediamo oggi diffondersi sul web. La parola meme (pronunciato in inglese memi) deriva dal greco mimëma, che significa qualcosa di imitato, un imitazione.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Iniziative-sarde-di-febbraio-2017.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>La CIA apre al pubblico i files sulla Sardegna</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 15:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La CIA apre al pubblico i suoi archivi, decine i documenti desecretati sulla Sardegna grazie al Freedom of Information Act: dalla seconda guerra mondiale ai presunti rapporti dell&#8217;indipendentismo sardo con la vecchia Libia di Gheddafi. E appare persino un deciso interesse dei servizi segreti USA verso la lingua sarda. Vediamo di cosa si tratta – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>La CIA apre al pubblico i suoi archivi, decine i documenti desecretati sulla Sardegna grazie al Freedom of Information Act: dalla seconda guerra mondiale ai presunti rapporti dell&#8217;indipendentismo sardo con la vecchia Libia di Gheddafi. E appare persino un deciso interesse dei servizi segreti USA verso la lingua sarda. Vediamo di cosa si tratta – Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CIA-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14858" title="CIA - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CIA-URN.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La più piccola minoranza al mondo è l&#8217;individuo. Chiunque neghi i diritti dell&#8217;individuo non può sostenere di essere un difensore delle minoranze.”</em><br />
<span style="color: #0000ff;">Ayn Rand, 1905-1982.</span></p>
<p>Pochi sanno che a Langley, in Virginia, nella sede della CIA, e negli archivi digitali del Maryland, esistono decine e decine di sardi classificati per nome ed appartenenza politica. Si tratta solamente di una parte del vasto schedario inerente tre tipologie di documenti desecretati dall&#8217;intelligence USA relativi alla Sardegna ed oggi aperti al pubblico.<br />
Ma di cosa si tratta esattamente?</p>
<p>L&#8217;agenzia americana, sulla base del <a href="https://www.foia.gov/" target="_blank">Freedom of Informaction Act</a>, “Atto per la libertà d&#8217;informazione”, emendato ed implementato da Washington nel 1996 al fine di garantire pubblica trasparenza all&#8217;operato dei servizi segreti all&#8217;estero e di fornire materiale di rilevanza storica, ha digitalizzato circa 13 milioni di documenti (<a href="https://www.justice.gov/oip/blog/foia-update-freedom-information-act-5-usc-sect-552-amended-public-law-no-104-231-110-stat" target="_blank">U.S. Department of Justice</a>). Tra questi ve ne sono diversi riguardanti la nostra isola.<br />
La “<a href="https://www.cia.gov/library/readingroom/" target="_blank">reading room</a>” offre materiale relativo alla seconda guerra mondiale, consistente nei movimenti delle forze sul campo; poi materiale relativo alla guerra fredda, consistente in un&#8217;opera di sorveglianza, ordini e raccomandazioni tanto ai propri servizi, quanto agli alleati internazionali; infine materiale di stampa consistente in una raccolta di periodici e quotidiani inerenti a due precisi argomenti: eversione e terrorismo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Per “eversione” dobbiamo intendere tutti quei documenti in cui sono stati classificati quei sardi che durante la guerra fredda sono stati parte attiva del Partito Comunista Italiano, all&#8217;epoca, seppur democratico, considerato una minaccia al posizionamento geopolitico dell&#8217;Italia (nonostante questa, anche con l&#8217;appoggio del PCI, avesse aderito alla NATO). E sardi che a vario titolo hanno preso parte a movimenti di sinistra radicale. Per “terrorismo” infatti dobbiamo intendere anche quelle sigle passate al crimine, al banditismo, più o meno organizzato, o alla lotta armata, e a torto ritenute suscettibili di poter influenzare l&#8217;elettorato rispetto all&#8217;egemonia politica esercitata dalla Democrazia Cristiana. Le fonti più rilevanti citano il M.A.S. (<em>Movimento Armato Sardo</em>), brevemente attivo nei primi anni Ottanta; ed i presunti rapporti dell&#8217;indipendentismo sardo con la vecchia Libia di Gheddafi. Si tratta tuttavia di comuni notizie di stampa. E in alcuni casi di report relativi ai traffici ed ai passaggi di terzi sorvegliati nei maggiori scali portuali e aeroportuali sardi verso altre destinazioni del Mediterraneo.</p>
<p>Inutile aggiungere che sotto questo profilo, oltre ad un&#8217;importante curiosità che vedremo tra poco, non si trova materiale storicamente rilevante, né particolari novità utili a sviluppare analisi o valutazioni diverse da quelle già ampiamente note.<br />
Del resto un&#8217;agenzia spionistica non avrebbe alcun interesse a divulgare documenti ipoteticamente compromettenti, sia per le proprie attività che per quelle dei suoi alleati italiani. Verosimilmente oggi l&#8217;attività di sorveglianza si indirizza maggiormente verso le reti del terrorismo islamico.</p>
<p>La curiosità di cui tenere conto riguarda sicuramente un documento interno alla NSA (<em>National Security Agency</em>), ed alle strutture annesse, datato 1985, nel quale veniva raccomandata la formazione di linguisti francesi ed italiani per parlare “i dialetti” corso, sardo e siciliano. Tale documento afferma che dal 1984, dietro impulso di James Brennan, è stato realizzato un database comprendente un comitato di esperti deputati a collaborare sia con i servizi segreti locali che con quelli statunitensi, al fine di coordinare tempestive misure di prevenzione in chiave anti-eversiva. Grazie a questo documento (<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CIA-RDP87M00220R000100170003.pdf" target="_blank">vedi PDF</a>) deduciamo che sino alla metà degli anni Ottanta si era sottovalutata la lingua sarda come efficace fattore di sorveglianza, e il cui valore è stato scoperto solo a seguito dell&#8217;accresciuta operosità di alcuni gruppi sardi nel corso di quel decennio (tra cui il già citato M.A.S.).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/NSA-URN.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14863" title="NSA - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/NSA-URN.jpg" alt="" width="330" height="171" /></a>A prescindere dalla necessità di sviluppare efficaci sistemi di controllo, viene da domandarsi in base a quale diritto un&#8217;istituzione estera abbia potuto registrare, a loro insaputa, i nominativi di tanti sardi, soprattutto democratici e totalmente estranei alle attività illecite di pochi.<br />
Non possiamo tuttavia stupirci di questa continua invasione alla privacy a fronte dello scandalo globale causato dalle rivelazioni di Edward Snowden in merito al programma PRISM, oggi in grado di catalogare le informazioni di qualsiasi individuo in qualsiasi angolo della terra.</p>
<p>Impossibile inoltre stabilire se queste intrusioni possano dare luogo a forme di ingerenza nella politica regionale. E&#8217; certo che questa valutazione rientrerebbe più nell&#8217;ordine della sfera politica che in quella della sicurezza: sia per i rapporti di collaborazione tra Italia e USA; sia per la natura dei nostri partiti indipendentisti, pienamente democratici e non ostili agli interessi di nazioni alleate.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/URN-Sardinnya-Esteri-CIA-desecreta-files-sulla-Sardegna.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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