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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; liberalismo</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Il liberalismo kantiano fra le basi della filosofia politica federalista</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 01:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando Bertrand Russell vinse, nel 1950, il Premio Nobel per la letteratura, per il suo capolavoro di sintesi e di chiarezza espositiva, la Storia della filosofia occidentale, questa venne citata come una delle opere che avevano contribuito ad aggiudicare al filosofo il prestigioso premio. I grandi intellettuali contemporanei e posteriori a Russell si divisero fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/02/Kant-URN.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11308" title="Kant - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/02/Kant-URN-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" /></a>Quando Bertrand Russell vinse, nel 1950, il Premio Nobel per la letteratura, per il suo capolavoro di sintesi e di chiarezza espositiva, la <em>Storia della filosofia occidentale</em>, questa venne citata come una delle opere che avevano contribuito ad aggiudicare al filosofo il prestigioso premio. I grandi intellettuali contemporanei e posteriori a Russell si divisero fortemente circa la critica di questa favolosa opera, che raccolse sia enormi consensi che grandi disappunti. Uno degli uomini più importanti del XX° secolo, Albert Einstein, accolse il testo abbastanza positivamente, definendolo utile ed estremamente prezioso da un punto di vista educativo e formativo. Fra i vari, le critiche più severe arrivarono da George Steiner, che definì l&#8217;opera &#8221;un testo molto volgare&#8221;, anche se abbastanza rappresentativo.<br />
Un testo subisce milioni di interpretazioni, queste sono di sicuro molto soggettive, variano dal tipo di inclinazione psicologica dell&#8217;interprete e dalla sua formazione, quindi credo che Russell debba essere, prima di tutto, elogiato per il suo enorme impegno e soprattutto compreso. Infatti in una divulgazione di un certo livello si possono commettere degli errori di valutazione e questo può succedere a chiunque, anche al Nobel Russell.<br />
Dal mio punto di vista l&#8217;opera è meravigliosa per l&#8217;enorme spirito che porta con sé, anche se devo rimproverare all&#8217;autore una grossa mancanza, quel passo dove afferma:<br />
<em>«Immanuel Kant (1724-1804), è considerato in genere il più grande dei filosofi moderni. Non posso esser d&#8217;accordo con questo apprezzamento, ma sarebbe stolto non riconoscere la sua grande importanza»</em> (Ed. Tea, pag. 675).<br />
Credo che Russell, avendo avuto il coraggio di esprimere tale considerazione nonostante il suo grande acume, non avesse pienamente compreso l&#8217;enorme grandezza dello spirito filosofico di Kant e i sistemi moderni derivati dalle sue teorie. I filosofi, molto spesso e purtroppo, vengono considerati anche dai filosofi stessi che li giudicano come delle squadre di calcio, dove l&#8217;appartenenza ad un filone di pensiero piuttosto che ad un altro ne stabilisce le simpatie. I giudizi sono sempre molto soggettivi, poiché questi derivano da formazione culturale ed appartenenza, quindi chi li esprime è fortemente condizionato dalla sua storia e dalla sua formazione psicologico-culturale. Valutare un pensatore del calibro di Kant non è certamente facile per chiunque si appresti a farlo, ma di sicuro quando si giudica una mente così ne emerge una verità assoluta: le sue idee hanno rivoluzionato il modo di fare scienza, filosofia e politica.<br />
Un altro passo di Russell in <em>Storia della filosofia occidentale</em> dice: <em>«Kant fondatore dell&#8217;Idealismo tedesco, non è politicamente importante, pur avendo scritto qualche saggio importante su argomenti politici».</em><br />
Credo che questa esternazione di Russell abbia dato sfogo ad una sua libera e grossolana interpretazione, ancora peggiore dell&#8217;altra che ho citato sopra. Infatti se si legge con attenzione un testo importantissimo di Kant: «Per la pace perpetua», ci si accorge come questi rientri appieno nella variegata letteratura del liberalismo moderno.</p>
<p>Il liberalismo è un insieme di orientamenti, sicuramente definiti in contesti e tempi molto diversi, ma non vi è dubbio, questo ha come scopo primario far si che il singolo sviluppi la propria autonomia creativa e soprattutto la sua Indipendenza politica.<br />
Kant è il grande filosofo dell&#8217;Illuminismo e alla domanda su che cosa fosse, citando il poeta romano Orazio, disse:<br />
<em>«Sapere aude, l&#8217;Illuminismo è l&#8217;uscita dell&#8217;uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l&#8217;incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di altri. Minorità da imputare a se stesso, se la causa di essa non dipende da difetto d&#8217;intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e di coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da altri. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!»</em> (da “Risposta alla domanda: che cos&#8217;è l&#8217;Illuminismo?”, 1784).<br />
In questo passaggio di Kant troviamo sia uno spirito liberale ma soprattutto un affrancamento intellettuale del singolo dagli altri e contro il paternalismo statale.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Il principio di autodeterminazione dei popoli si basa proprio su questo concetto: «Perché altri devono decidere la mia sorte?». D&#8217;altronde, l&#8217;autonomia fonda la legittimità di tali rivendicazioni sull&#8217;indipendenza di un popolo, quindi dei singoli appartenenti ad esso.<br />
In Per la pace perpetua, la più grande opera politica di Kant scritta nel 1795, e ispirata dal lavoro del diplomatico francese Charles Irénée de Saint-Pierre, il filosofo ci suggerisce di riflettere: 1) sul fondamento della pace; 2) sul fondamento del federalismo; 3) sull&#8217;etica della convergenza e del mutuo riconoscimento dei popoli del mondo.</p>
<p>Oggigiorno il principio di autodeterminazione dei popoli si basa sul diritto internazionale e presuppone la distinzione di Stati indipendenti e/o interdipendenti l&#8217;uno dall&#8217;altro. In Kant troviamo profonde tracce di questa tradizione politico-giuridica. Infatti, laddove per il filosofo la natura impediva all&#8217;uomo una forte condizione etica, costoro avrebbero potuto diventare più virtuosi fondando un ordinamento politico-giuridico tale da abolire gli scontri, basato sul mutuo riconoscimento.<br />
Va tuttavia considerato che per Kant il principio di indipendenza individuale è stato contraddistinto da numerose interpretazioni da parte di varie scuole di pensiero.</p>
<p>Ogni popolo, ogni uomo deve gridare a gran voce, seguendo l&#8217;insegnamento del grande filosofo, questo diritto naturale inalienabile: «Il diritto ad essere indipendenti su principi federali e condizioni di entità autonome».<br />
Spero che tutti i Sardi possano convincersi che l&#8217;indipendenza, il federalismo e l&#8217;autonomia non sono un&#8217;utopia o una cosa che gli deve essere offerta in cambio di altre, ma bensì il diritto più forte che amalgama il cuore e l&#8217;anima di ogni uomo indipendente: la libertà di decidere la propria storia, di essere un soggetto attivo e protagonista, e non un oggetto passivo guidato da altri.<br />
<em>&#8221;Sapere aude&#8221;.</em></p>
<p><em>Dr. Luca Cretì, Filosofia e scienze dell&#8217;uomo.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/03/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Liberalismo-kantiano-su-federalismo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Indipendenza e liberalismo: ne parliamo in esclusiva col filosofo Carlo Lottieri</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 22:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Carlo Lottieri, classe 1960, è uno dei maggiori filosofi liberali contemporanei del nostro Paese. Studi a Genova, Parigi e Ginevra con nomi illustri. Docente di Dottrina dello Stato all&#8217;università di Siena, nonché di Filosofia del Diritto e di Filosofia delle Scienze Sociali in Svizzera. E&#8217; autore di numerose pubblicazioni, fra cui “Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/06/Carlo-Lottieri-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9976" title="Carlo Lottieri - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/06/Carlo-Lottieri-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="605" height="343" /></a></span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Di Adriano Bomboi.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Carlo Lottieri, classe 1960, è uno dei maggiori filosofi liberali contemporanei del nostro Paese. Studi a Genova, Parigi e Ginevra con nomi illustri. Docente di Dottrina dello Stato all&#8217;università di Siena, nonché di Filosofia del Diritto e di Filosofia delle Scienze Sociali in Svizzera. E&#8217; autore di numerose pubblicazioni, fra cui “Il pensiero libertario contemporaneo” (Liberilibri, 2001), “Credere nello Stato?” (Rubbettino, 2011) e “Liberali e non. Percorsi di storia del pensiero politico” (La Scuola, 2013). Nel 2003 è uno dei fondatori dell&#8217;<a href="http://www.brunoleoni.it/" target="_blank">Istituto Bruno Leoni</a>, ed oltre a curare una rubrica online per il quotidiano <a href="http://blog.ilgiornale.it/lottieri/" target="_blank">Il Giornale</a>, assieme all&#8217;associazione <a href="http://www.dirittodivoto.org/dblog/default.asp" target="_blank">Diritto di Voto</a> si batte per i principi di libertà che animano tutti i movimenti indipendentistici democratici.</span> </span></em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Partiamo da un dato di fatto: per sua stessa natura, la sovranità è incompatibile con la libertà. E allora perché noi liberali e libertari dovremmo sostenere l&#8217;indipendenza della Sardegna o del Veneto? Per sostituire uno Stato con un altro? Spieghiamo ai lettori di <em>Sa Natzione</em> che cosa anima la nostra passione politica.</span></p>
<p>La nozione di sovranità che è al cuore dello Stato moderno si basa sull’idea che qualcuno, che un sovrano individuale (un re) o collettivo (un parlamento), sia in condizione di disporre dell’intera società. In questo senso è vero che libertà e sovranità sono agli antipodi. Va però ricordato come nessun potere è onnipotente e assoluto, poiché deve fare i conti con il contesto in cui si colloca. In questo senso, negli Stati di piccole dimensioni si mettono in modo dinamiche più favorevoli alla libertà. In primo luogo c’è più trasparenza. In secondo luogo, vivere parassitariamente è meno agevole. In terzo luogo, e questo è cruciale, ogni ordinamento è costretto a competere con gli altri.<br />
C’è poi un’ulteriore considerazione. I processi separatisti minano uno di quei pilastri del potere statuale che il nazionalismo ottocentesco ha ulteriormente rafforzato: l’idea di unità territoriale, la quale non dovrebbe mai essere messa in discussione e rinvierebbe a un’unità organica di territorio e popolazione. Noi siamo uomini liberi: discutiamo di tutto.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Con Piercamillo Falasca nel 2008 ha pubblicato il testo “Come il federalismo fiscale può salvare il mezzogiorno”. Che tesi veniva portata avanti? Possiamo ancora salvare le aree depresse della Repubblica con una seria devolution o bisogna passare oltre? In Sardegna il dibattito è aperto. Nonostante preoccupanti fenomeni di assistenzialismo, lo Stato non ha restituito l&#8217;intero gettito fiscale maturato dai contribuenti della nostra Autonomia regionale, mentre ospitiamo il 65% di tutte le basi militari d&#8217;Italia, con i danni economici e ambientali che possiamo immaginare.</span></p>
<p>Quel volume avanzava varie tesi. Forse la principale era che nessun aiuto pubblico è in grado di porre le premesse per una crescita su basi solide. In altre parole, l’assistenzialismo danneggia le aree che danno più di quanto non ricevano, ma anche quelle che in teoria dovrebbero essere “aiutate”. Nel dopoguerra la redistribuzione dal Nord al Sud ha danneggiato entrambi. Ma insistevamo molto anche sull’idea che la concorrenza è cruciale tanto nel mercato, dove le imprese competono per soddisfare al meglio i consumatori, quanto nella sfera politica. Quando per entrare in un altro regime di tassazione e regolazione basta muoversi di pochi chilometri, è chiaro che i governi sono portati a imporre meno imposte e offrire servizi migliori, proprio al fine di attrarre imprese e capitali. Un’Italia plurale sarebbe in grado di affrontare meglio molti dei suoi problemi: a partire dal disastro del Sud.<br />
Per giunta, entro regimi politici fortemente accentrati sono in molti a sostenere, e con buone ragioni, di essere in vario modo penalizzati: come confermano le sue parole sull’autonomia regionale sarda. E d’altra parte non vi sono soldi che possano compensare la perdita della libertà di governarsi da sé.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Molti ignorano che in Sardegna abbiamo avuto uno dei primi libertari della storia contemporanea, fu l&#8217;autonomista Attilio Deffenu (1890-1918). La straordinaria attualità dei suoi scritti si rileva nel momento in cui denunciò la classe politica Sarda, ritenuta colpevole di ingannare i cittadini con il mito dell&#8217;onnipotenza statale. Cioè facendo credere loro che il governo centrale avrebbe calato dall&#8217;alto la soluzione all&#8217;indigenza economica dell&#8217;epoca. Ma oggi come si distinguono liberali e non?</span></p>
<p>Nel mio ultimo volume (<a href="http://www.lascuola.it/it/home/scheda_sagg?sc=2239&amp;fc=SPE_003050" target="_blank"><em>Liberali e non</em></a>) contrappongo autori che, a mio parere, sono davvero liberali e altri che, sempre a mio parere, non lo sono. E dalla lettura credo che si capisca piuttosto bene come per me il liberalismo è la filosofia politica che si preoccupa di eliminare o quanto meno minimizzare la coercizione, proteggendo la persona e quindi valorizzando al più alto grado la proprietà. In questo senso, un autore non è liberale se non è consapevole che lo Stato rappresenta oggi la peggiore minaccia per la libertà umana e che sono una decisa resistenza di fronte alle sue pretese può in qualche modo assicurare spazi d’azione alla società civile.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Uomini come Ludwig von Mises, Murray Rothbard e recentemente Hans-Hermann Hoppe, si resero conto che il centralismo di Stato può essere una seria minaccia ai diritti di una minoranza linguistica. E si tratta di un tema particolarmente caro a molti indipendentisti Sardi. Come potrebbe aiutarci il pensiero libertario su questo problema nella visione di una nuova Europa?</span></p>
<p>Le identità, anche linguistiche, non sono qualcosa di isolato dai contesti istituzionali: e quando assistiamo alla loro scomparsa dobbiamo comprendere che in troppi casi questo avviene a seguito del trionfo di un potere statale che non accetta le diversità. Il provenzale era una delle lingue più importanti d’Europa, con una letteratura formidabile, ma il potere parigino ha “normalizzato” e “francesizzato” la popolazione che l’utilizzava.<br />
Il pensiero libertario sottolinea come in una società libera ognuno gestisce la propria vita, sviluppa le proprie attività, scrive e parla, intraprende e commercia senza che una qualche struttura possa usare la forza, come oggi fa lo Stato, per limitare la sua autonomia. La battaglia per la lingua – come quella a tutela di altre peculiarità – è e deve essere una battaglia per la libertà di tutti e contro la coercizione statale, la tassazione, la spesa pubblica.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Come vede l&#8217;indipendentismo dei popoli settentrionali d&#8217;Italia? Ritiene che la Lombardia, in un futuro non troppo lontano, abbia i numeri per unirsi alla grande famiglia indipendentista?</span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Credo nel Nord d’Italia vi siano alcune situazioni peculiari e assai calde: quella del Tirolo meridionale, quella di Trieste e quella del Veneto. Tutte e tre sono molto interessanti e molto differenti, interpretando una richiesta di indipendenza basata sulla lingua e sulla cultura, su argomenti primariamente storici e giuridici, sull’esigenza di sottrarsi alla “rapina territoriale”. Quest’ultimo tema è particolarmente importante in Veneto, che a mio parere può davvero essere “l’anello che non tiene”: quel punto in cui l’unità italiana può iniziare a dissolversi, a beneficio di tutti. In questo senso credo che tutti i veri liberali, i libertari e gli indipendentisti debbano fare il possibile per sostenere la battaglia dei veneti, che nei giorni scorsi hanno visto approvare dal Consiglio regionale una legge che istituisce un referendum consultivo sull’indipendenza.<br />
Il caso della Lombardia è diverso. Tutti i dati dicono che non esiste al mondo una realtà ugualmente maltrattata dal governo centrale, se si considera che ogni famiglia – a causa del residuo fiscale – perde annualmente più di 20 mila euro (la differenza tra quanto versa allo Stato e quanto riceve in servizi locali e nazionali). Tutto questo però non si è mai tradotto in iniziativa politica o culturale, in rivolta, in opposizione, e la Lega da un lato ha screditato le tesi avverse al centralismo romano e dall’altro ha condotto una politica del tutto in linea con le logiche nazionali. Negli ultimi tempi però qualcosa sta iniziando a muoversi: stanno nascendo partiti autenticamente indipendentisti, associazioni, gruppi spontanei, iniziative di raccordo. È possibile che sulla scia della Catalogna e del Veneto anche la Lombardia inizi a chiedere il diritto a decidere sulla propria indipendenza.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/06/URN-Sardinnnya-Lopinione-Con-Carlo-Lottieri-su-indipendenza-e-liberalismo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><em>Articolo tradotto anche in Francia dal magazine culturale <a href="http://www.contrepoints.org/2014/07/09/171499-independance-et-liberalisme-entretien-avec-le-philosophe-carlo-lottieri" target="_blank">Contrepoints</a> (<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/07/Contrepoints-traduce-Sa-Natzione-Intervista-a-C.-Lottieri.pdf" target="_blank">PDF</a>).</em></p>
<p><strong><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/07/Contrepoints-logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10112" title="Contrepoints logo" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/07/Contrepoints-logo.jpg" alt="" width="150" height="50" /></a></strong></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Ma quale indipendentismo vogliamo? E perché non essere italiani?</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2013/08/ma-quale-indipendentismo-vogliamo-e-perche-non-essere-italiani/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 21:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Lettori, mi è stato chiesto di riassumere alcuni capisaldi concettuali della nostra visione indipendentista. Si tratta di tematiche che molti di voi hanno già trovato nelle nostre righe, ma non potendo elencare la vastità dei temi trattati mi limiterò ad esporre alcune riflessioni partendo da un breve profilo storico, e che spero possano essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/08/Benjamin-Constant-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7741" title="Benjamin Constant - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/08/Benjamin-Constant-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="217" height="237" /></a>Cari Lettori, mi è stato chiesto di riassumere alcuni capisaldi concettuali della nostra visione indipendentista. Si tratta di tematiche che molti di voi hanno già trovato nelle nostre righe, ma non potendo elencare la vastità dei temi trattati mi limiterò ad esporre alcune riflessioni partendo da un breve profilo storico, e che spero possano essere utili ai tanti ultimi arrivati – Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Esaurita l&#8217;energia che la rivoluzione francese aveva diffuso in tutta Europa, iniziano a farsi strada nuove interpretazioni nella lettura del rapporto fra il potere e l&#8217;individuo. In particolar modo fra il potere dello Stato e il popolo, che ormai aveva assunto una dimensione nazionale, destinata a proiettarsi, da allora in avanti, verso la costituzione degli Stati-nazionali. Pensatori illustri come Benjamin Constant si resero conto che il tema della mancata libertà dell&#8217;individuo non era necessariamente connesso all&#8217;assenza di leggi ma, proprio con la progressiva affermazione dello Stato, quest&#8217;ultimo, con le sue leggi, era ormai pienamente capace di comprimere la libertà degli individui. La fase del Terrore giacobino e l&#8217;imperialismo napoleonico avevano dimostrato che la sovranità popolare diretta poteva tradursi nella piena contraddizione dei principi rivoluzionari stessi. Si uccideva perché in nome del popolo si decideva chi era “nemico” del nuovo ordine che aveva spazzato via l&#8217;ancien régime. La forza metafisica del Leviatano che un tempo veniva esercitata dai sovrani per “diritto divino” veniva adesso adottata dalla figura impersonale dello Stato: una forza collettiva la cui ideologia era arrivata al punto di voler educare l&#8217;individuo stesso a dare forza al nuovo sistema. Diversi storici ravviseranno in questa “pedagogia statale” i germi dei totalitarismi di destra e sinistra che insanguineranno l&#8217;Europa del XX° secolo.<br />
Durante l&#8217;illuminismo Immanuel Kant mise in guardia i propri lettori da quei governi che avessero abusato del proprio potere per porsi in un ottica paternalista, trattando da incapaci tutti quegli individui finiti sotto la sua sfera di influenza. Creare grandi Stati significava inevitabilmente sacrificare delle minoranze sull&#8217;altare della pretesa verticalizzazione amministrativa, sia sul piano culturale che su quello economico.</p>
<p>Se ancora nel XXI° secolo il nuovo dispotismo pubblico si traduce nella forza della maggioranza a danno delle minoranze, le formazioni indipendentiste rappresentano le nuove forze del progresso nei confronti della conservazione. Tuttavia, a differenza dell&#8217;<a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=6559" target="_blank">opinione espressa dal sociologo Nicolò Migheli</a>, non interpreto in un orizzonte ideologico di sinistra la prospettiva nella quale alimentare nuove speranze di riscatto ed eguaglianza sociale. Il futuro dell&#8217;indipendentismo si giocherà nell&#8217;accoglimento del pluralismo dei principi come base per superare etichette ideologiche, di destra e sinistra, non più adeguate a rappresentare una realtà complessa. Perché proprio la novecentesca e composita ideologia di sinistra ha contribuito a rallentare sia l&#8217;operato riformistico dei movimenti di autodeterminazione, sia ad espandere il verticalismo statale a danno delle minoranze.</p>
<p>- Sugli Stati:</p>
<p>Tale verticalismo si è manifestato in vari modi, nei regimi del &#8217;900, oltre all&#8217;assimilazionismo linguistico e culturale, sorretto da una ampia burocrazia, si è determinato attraverso la pianificazione economica. Mentre nelle democrazie occidentali, oltre ad analoghe forme di assimilazionismo culturale, soprattutto a partire dal New Deal in poi, l&#8217;interventismo statale in economia di matrice keynesiana è diventato parte integrante tanto delle socialdemocrazie quanto di governi ad orientamento conservatore. Si tratta dello stesso modello che oggi esercita una feroce pressione fiscale a danno di cittadini e imprese, per coprire imponenti debiti pubblici, ed in cui all&#8217;alto livello di tassazione, soprattutto in Italia, non corrisponde una adeguata qualità dei servizi erogati. Inoltre, la precarizzazione del lavoro di cui parla Migheli non è riconducibile ad un presunto e astratto neo-liberismo identificato come la causa di tutti i mali, ma piuttosto alla compressione della libera iniziativa determinata dallo statalismo. Poiché al posto di ridare ossigeno all&#8217;economia riducendo il carico fiscale si è fatto l&#8217;opposto, aumentandolo, e la politica ha posto così le basi della precarizzazione del lavoro dipendente in cui si sono rifugiati piccoli e grandi imprenditori per contenere tutti gli ostacoli e la sottrazione di risorse effettuata dallo Stato.</p>
<p>- Sui movimenti indipendentistici:</p>
<p>Per contro, in antitesi ai centralismi di Stato, i maggiori movimenti indipendentistici occidentali sorti nell&#8217;epoca della guerra fredda, in sintonia con nozioni ideologiche terzomondiste in voga all&#8217;epoca della decolonizzazione, hanno adottato in vari casi una dialettica di derivazione marxista-leninista, a tratti para-militare. Soprattutto dalla seconda metà degli anni &#8217;60 in poi. Questa corrente di pensiero ha rallentato l&#8217;operato delle forze liberali e moderate, anch&#8217;esse sensibili alle tematiche dell&#8217;autogoverno, nonché maggiormente attente alla difesa della proprietà privata e dei diritti individuali prima che di quelli collettivi. Esempi pratici? Tutti gli indipendentismi che in Europa hanno imbracciato le armi non hanno ottenuto serie conquiste in termini di sovranità a favore delle proprie minoranze nazionali. Mentre nella maggior parte dei casi la sinistra indipendentista moderata si è ritagliata il solo ruolo dell&#8217;intransigenza ideologica rispetto ad un sano pragmatismo amministrativo capace di effettuare delle riforme. E&#8217; un retaggio ideologico derivante dal marxismo, in quanto il cambiamento dei rapporti di forza sociali, istituzionali ed economici non veniva inquadrato su base riformista ma solo su base rivoluzionaria. Da qui l&#8217;impossibilità per vari indipendentisti di matrice socialista (compresi tantissimi Sardi) di immaginare un percorso graduale e progressivo di conquista della sovranità attraverso proposte riformistiche. Gli esempi della Catalogna e della Scozia sono emblematici: nel primo caso il vasto nazionalismo moderato del CiU ha consentito un serio risultato, e cioè l&#8217;ormai consolidata riforma dello Statuto della Comunità Autonoma Catalana, mentre la minoritaria sinistra indipendentista radicale di ERC si oppose (senza successo) alla riforma (in quanto non voleva uno Statuto Autonomo con maggiori poteri ma l&#8217;indipendenza tout court). Solo successivamente la sinistra radicale si accorse dei benefici sovranitari ottenuti da una riforma che aveva avversato, trovando utile un percorso graduale di riforma delle istituzioni come elemento di propedeuticità all&#8217;indipendenza.<br />
In Scozia, i socialdemocratici nazionalisti dell&#8217;SNP svilupparono un serio consenso solo a seguito dell&#8217;apertura verso tematiche fino ad allora considerate di esclusivo appannaggio della destra. La scoperta del petrolio (e l&#8217;accoglimento di una politica energetica ed ambientalista non più radicale ma diversificata); lo sviluppo del tema della Pubblica Sicurezza (strappato nel voto a distretti storicamente in mano a partiti centralisti laburisti e conservatori che avevano abbandonato il territorio) e lo sviluppo del tema delle liberalizzazioni, hanno spalancato le porte ad un voto di massa che ha portato il nazionalista Alex Salmond al governo di Edimburgo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />E in Sardegna? Eccetto U.R.N. Sardinnya, tanto i partiti centralisti quanto quelli indipendentisti sono digiuni di liberalismo. I Riformatori Sardi, presunti “liberaldemocratici”, in compagnia della destra e della sinistra italiana, paiono a favore della ricapitalizzazione di Abbanoa, cioè di mettere nuovi soldi pubblici nella voragine di bilancio creata dagli stessi partiti che amministrano l&#8217;ente idrico, falsamente privatizzato. Il Partito Sardo d&#8217;Azione invece propose una “flotta Sarda” pagata dai contribuenti per risolvere il problema dei trasporti, e, a differenza della Catalogna, nessuno ha pensato che forse quello dei trasporti (come dell&#8217;energia) non era e non è un problema di operatori ma di regole che dovrebbero contraddistinguere gli operatori del mercato (da qui il senso di una Authority capace di combattere i Trust). Il ritardo ideologico del nostro corpo politico è evidente, e non c&#8217;è da stupirsi che nessuno si sia indignato di vivere in uno Stato dove la burocrazia, le tasse sul lavoro e sul patrimonio non hanno eguali in rapporto agli scarsi servizi ricevuti rispetto alla media dei Paesi OCSE. Ma c&#8217;è di peggio! Quando mezzo milione di Sardi hanno votato a favore dell&#8217;abrogazione delle Province, IRS, ProgReS e vari settori sardisti si sono opposti alla volontà popolare. Gli stessi movimenti che, nonostante i proclami sulla lingua Sarda, non sono riusciti a difendere neppure quella. E tutt&#8217;ora non hanno una proposta di riforma dello Statuto Sardo, in particolar modo SNI, IRS, AMPI e ProgReS, che a loro volta contestano al PSD&#8217;AZ la storica assenza di risultati pratici.</p>
<p>Riassumendo: abbiamo piccoli movimenti Sardi statalisti, perché non concepiscono seriamente il ruolo dei privati nella gestione di beni e servizi (e dunque, in assenza di pluralismo, viene anche meno l&#8217;inutile frammentazione che li contraddistingue); abbiamo movimenti Sardi conservatori, perché non vogliono o non sanno immaginare una riforma delle istituzioni diversa da quelle disegnate dall&#8217;attuale assetto costituzionale italiano, magari dando maggiori poteri ai Comuni, e quindi agiscono anche contro il voto referendario del proprio popolo. Abbiamo movimenti che non tutelano seriamente la nostra lingua nazionale, e dunque non si capisce in base a quali parametri dovremmo distinguerci &#8211; anche istituzionalmente &#8211; rispetto agli altri cittadini della Repubblica sparsi nella penisola.</p>
<p>Vi chiederete perché voglio essere Sardo ed Europeo? Per lo stesso motivo per cui penso che un indipendentismo così strutturato, influenzato dalle ideologie del &#8217;900 e dalla politica italiana, non ha alcun futuro se non innova la propria proposta politica, in quanto non è alternativo ma organico allo status quo.</p>
<p>Non voglio vivere sotto ad istituzioni che impediranno a mio figlio di parlare la propria lingua e di studiare la propria storia. Non voglio vivere in uno Stato che parla di sussidiarietà ma scarica nella mia isola spazzatura e rifiuti speciali provenienti da altre Regioni. Non voglio vivere in uno Stato dove i soldi delle mie tasse servono a pagare enti in perdita ed istituzioni provinciali spesso lontane dalle esigenze delle singole comunità locali. Seppur etero, da liberale, non voglio vivere in uno Stato in cui due cittadini omosessuali non possono godere degli stessi diritti degli altri. Non voglio vivere in uno Stato dove i soldi delle tasse di tanti servono a foraggiare i privilegi di pochi. Non voglio vivere in uno Stato in cui un ex Presidente del Consiglio pluri-indagato continua a determinare il destino di un governo. Non voglio uno Stato che fa entrare la Sardegna in Europa dalla porta di servizio. Non voglio vivere in uno Stato dove una legislazione ed una Magistratura politicizzata riescono a scarcerare dopo pochi giorni trafficanti, criminali e banditi di ogni risma in ogni angolo del Paese, passando più tempo nei giornali che nelle aule di tribunale. Non voglio vivere in uno Stato dove esistono i Senatori a vita, né in uno Stato dove una Agenzia delle Entrate, dietro tutta la retorica sul welfare, ha il potere di sbattere sulla strada delle persone indigenti. Non voglio vivere in uno Stato dove una sinistra collusa con le banche accusa la destra di “neo-liberismo” e dove la destra di liberale non ha proprio nulla. Non voglio vivere sotto ad una Costituzione che nega la nazionalità e la sovranità del mio popolo. Non voglio vivere in uno Stato debole coi forti e forte con i deboli; né in uno Stato dove esiste il bollo auto, la tassa di successione e di donazione. E potrei continuare per ore.</p>
<p>Se l&#8217;indipendentismo Sardo non contesterà questo dispotismo statalista e nazionalista italiano non avrà il mio voto. E in quel caso sarebbe meglio emigrare.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/08/URN-Sardinnya-Lopinione-Quale-indipendentismo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>- Sul tema: <em>“<a href="http://www.sanatzione.eu/2013/05/le-ragioni-di-economisti-e-intellettuali-a-sostegno-dellindipendentismo-contemporaneo/" target="_blank">Le ragioni di economisti e intellettuali a sostegno dell’indipendentismo contemporaneo</a>” (Sa Natzione, 01-05-13).</em></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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