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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; industria</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Ottana: prossimo deserto industriale</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 08:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Natascia Talloru. Il tempo passa, i problemi restano. E’ ancora alta la tensione da parte degli ormai ex-lavoratori che operavano nel polo chimico e energetico di Ottana. L’effetto domino che ha avuto inizio due anni fa con la cassa integrazione di 88 operai della Ottana Polimeri ha preso forma nel tempo, concretizzandosi maggiormente con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/04/Selfie-di-protesta-ad-Ottana-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13816" title="Selfie di protesta ad Ottana - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/04/Selfie-di-protesta-ad-Ottana-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="474" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Natascia Talloru.</em></span></p>
<p>Il tempo passa, i problemi restano. E’ ancora alta la tensione da parte degli ormai ex-lavoratori che operavano nel polo chimico e energetico di Ottana. L’effetto domino che ha avuto inizio due anni fa con la cassa integrazione di 88 operai della Ottana Polimeri ha preso forma nel tempo, concretizzandosi maggiormente con la chiusura della Ottana Energia. A saltare adesso saranno altri 86 operai che il 18 aprile entreranno in cassa integrazione.</p>
<p>E non bastano le polemiche davanti al palazzo della Regione né le assemblee sotto le ciminiere. E’ di qualche giorno la notizia secondo cui alcuni lavoratori, supportati dai sindacati, hanno scalato 180 metri di altezza per arrivare in cima a una ciminiera, insediandosi in segno di protesta.</p>
<p>La decisione da parte di Terna di revocare il regime di essenzialità alle centrali sarde, tra le quali la centrale termoelettrica di Ottana, potrebbe portare a delle ricadute negative irreversibili su tutto il complesso socio-economico del nuorese. E a piangerne non sarà solo il centro che ospita da circa quarant’anni gli impianti, ma anche i paesi limitrofi e l’intero insediamento di imprese, che contano nel totale 430 addetti diretti più l’indotto.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />In passato ponemmo l’accento su quanto potesse essere grave la chiusura della centrale elettrica, verificatasi il 31 dicembre scorso, fatto che avrebbe ulteriormente immobilizzato la fiducia nella riapertura del polo chimico e per il quale si chiese un piano industriale volto ad accorciare la filiera produttiva, effettuando una riconversione verso una produzione bio. Ma a tutt’oggi i nodi appaiono sempre più stretti e le strade lunghe e intricate.</p>
<p>Certamente non si tratta di affari che possano portare a epiloghi chiari nel breve termine e ancora si attendono risposte in merito agli approfondimenti effettuati dai tecnici Terna e dalle autorità competenti. Secondo alcune indiscrezioni la tendenza sarebbe quella di indirizzarsi verso una riconversione a metano e, in particolare, esisterebbe un progetto riguardante un terminale di gas naturale di novemila metri cubi, presentato a Oristano, e funzionale alla centrale stessa.</p>
<p>Le idee sussistono, è il passaggio ai fatti a non delinearsi all’orizzonte e con essi vengono a mancare gli ultimi scampoli di speranza che sono legati, in un raccapricciante equilibrio macchina/uomo, alle sorti della stessa centrale.</p>
<p>Il rischio adesso è che permangano ulteriormente siti inutilizzati, inquinanti, a contornare il paesaggio della zona, senza peraltro che vi siano prospettive per gli ex-operai di essere ricollocati. Come se il territorio e le persone avessero bisogno di questo: un’ulteriore miccia che innescherebbe la partenza di altre pile di valigie dai nostri porti e aeroporti, e da parte dei più caparbi, il principio probabilmente di un coraggio che li porti a rimettersi in gioco, riconsiderando i lavori tradizionali che la Sardegna, ancora, mette a disposizione.</p>
<p><a href="http://www.focusardegna.com/index.php/editoriali/1256-ottana-prossimo-deserto-industriale" target="_blank"><em>FocuSardegna</em></a></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/04/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Ottana-deserto-industriale.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Industria: cosa sono le essenzialità energetiche? Servono realmente all&#8217;economia sarda?</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 21:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Economia: Il tema dell&#8217;industria e dell&#8217;energia in Sardegna presenta complesse dinamiche di analisi, ragion per cui cercherò di sintetizzare i punti più rilevanti affinché anche i lettori meno esperti possano capire la situazione. Le cosiddette “essenzialità energetiche” sono dei contributi pagati da tutti i cittadini tramite le bollette. Questi soldi vengono poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Reti-Terna-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12804" title="Reti Terna - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Reti-Terna-URN.jpg" alt="" width="330" height="227" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Economia: Il tema dell&#8217;industria e dell&#8217;energia in Sardegna presenta complesse dinamiche di analisi, ragion per cui cercherò di sintetizzare i punti più rilevanti affinché anche i lettori meno esperti possano capire la situazione.</p>
<p>Le cosiddette “essenzialità energetiche” sono dei contributi pagati da tutti i cittadini tramite le bollette. Questi soldi vengono poi utilizzati per consentire a delle industrie del territorio – quelle che si occupano di produzione energetica – di poterlo fare in condizioni agevolate.</p>
<p>Molti di voi sapranno che in Sardegna il costo dell&#8217;energia è superiore a quello di altre Regioni, nonostante la nostra isola produca più energia del suo fabbisogno civile ed industriale. Le essenzialità servono ad abbassare questa maggiorazione dei costi solo nei confronti di chi produce energia. Ciò che però i politici non vi spiegano sono le risposte alle seguenti domande: perché abbiamo tale maggiorazione dei costi? Le essenzialità sono l&#8217;unico strumento per abbatterli? Senza essenzialità avremmo solo negative ricadute occupazionali?</p>
<p>In Sardegna i costi energetici sono più elevati per una serie di ragioni. Una di queste è la scarsa diversificazione delle fonti di approvvigionamento e produzione energetica dell&#8217;isola. La maggior parte di questo indotto deriva dal lavoro del petrolchimico di Sarroch, la Saras. Un&#8217;azienda che a sua volta controlla la Sarlux, che produce gas ed energia elettrica derivanti dagli scarti di raffinazione della Saras. Un&#8217;altra ragione è l&#8217;assenza di una rete di metano alternativa alla produzione Sarlux (infatti dire di no a qualsiasi nuovo metanodotto, che sia dall&#8217;Algeria o da Piombino, od a navi metaniere, equivale a giustificare l&#8217;oligopolio Sarlux). Un&#8217;altra ragione ancora è che le energie rinnovabili non sono ancora in grado di coprire il fabbisogno della grande produzione industriale, inclusa quella energetica, e se non vogliamo ritrovarci dall&#8217;oggi al domani con centinaia di nuovi disoccupati a cui elargire cassa integrazione e sussidi vari, occorre trovare soluzioni per tamponare il problema e governare la transizione della Sardegna verso un tessuto produttivo più virtuoso ed eco-sostenibile. Altre aziende di produzione energetica, come Ottana Energia od E.On di Porto Torres, in assenza di nuove reti di approvvigionamento, sopravvivono quindi grazie alle essenzialità.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Di recente l&#8217;Authority italiana per l&#8217;energia ha deciso di prorogare solo fino al 31 dicembre 2015 il regime di essenzialità, dietro proposta di Terna: la società che si occupa della gestione della rete elettrica. La motivazione è che la produzione di aziende come quella di Porto Torres ed Ottana non sarebbe più necessaria per garantire la stabilità del fabbisogno civile ed industriale dell&#8217;isola. In altri termini, nessuno le obbliga a chiudere, ma non avrebbero più il diritto di pretendere agevolazioni pagate dai contribuenti in quanto il loro prodotto è costoso e non indispensabile. Se vorranno rimanere in pista dovranno farlo solo in base alle condizioni di mercato, reggendosi sulle proprie gambe.<br />
Ciò che nessuno vi racconterà è che tali aziende sono più onerose perché presentano vari gradi di obsolescenza degli impianti (ved. studi di Codonesu 2013). Gli imprenditori del settore, abituati a ricevere aiuti pubblici piuttosto che investire in innovazione, preferiscono usare lo spauracchio dei licenziamenti come arma con cui ricattare il ceto politico alla prosecuzione degli aiuti. A loro volta, i politici ritengono opportuno tutelare il proprio consenso politico, che garantisce loro la rielezione, assecondando tali ricatti. Questa dinamica, tipica delle economie arretrate da decenni di overdose assistenziale, spinge le istituzioni a salvaguardare modelli fallimentari di programmazione economica, magari travestiti da “sardismo”, che finiscono per bruciare ricchezza a vantaggio di pochi ed a scapito di tanti. E perché a scapito di tanti? In primo luogo perché tutti pagano di tasca propria il mantenimento di aziende che, in tali condizioni, non avrebbero bisogno. In secondo luogo, ma non meno importante, è che il regime di aiuti alimenta un triplo binario di problemi: il primo è che, così come accade nei trasporti marittimi, se qualcuno riceve aiuti pubblici impedisce automaticamente pure a chi ha capitali propri di investire nello stesso territorio, accentrando su di sé un potere negoziale che un libero mercato non gli avrebbe mai conferito. Il secondo è che, proprio in assenza di vera concorrenza, tali imprenditori non devono preoccuparsi di innovare la propria filiera, livellando verso il basso le loro prestazioni. Il terzo è che il mantenimento degli alti costi di mercato in ambito energetico danneggia tutto il settore civile, commerciale e manifatturiero che potrebbe approvvigionarsi di energia a prezzi più contenuti, ed impedisce a terzi di investirvi.</p>
<p>La risultante finale di questo processo è che per tenere un lavoro che brucia ricchezza a favore di poche centinaia di persone ne bruciamo le opportunità per altre migliaia in rapporto alle imprese che ogni mese nell&#8217;isola chiudono i battenti per gli alti costi che devono sopportare, e con i mancati investimenti di terze ulteriori aziende che avrebbero potuto insediarsi nel territorio e persino ricollocare il personale di quelle eventualmente fallite.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Posa-elettrodotto-marino-URN.jpg"><img class="size-full wp-image-12806 alignright" title="Posa elettrodotto marino - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Posa-elettrodotto-marino-URN.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Come salvare i lavoratori dipendenti ed autonomi del presente e allo stesso tempo stimolare gli investimenti di quelli potenziali? Attraverso misure impopolari ad una politica basata sul clientelismo. Misure che non garantiscono immediate ricadute di immagine: ad esempio riducendo fisco e burocrazia (e che richiederebbero il taglio della spesa pubblica); ad esempio sviluppando l&#8217;elettrodotto SAPEI tra l&#8217;isola e il continente sia in termini di import che di export energetico; ad esempio sviluppando un metanodotto con Piombino (vecchia idea sardista esistente dagli anni Ottanta e mai realizzata); ad esempio riformando ed ampliando i poteri della Regione Autonoma per dotarci di nostre Authority di garanzia distinte da quelle italiane (ma naturalmente l&#8217;indipendenza sarebbe la soluzione più efficace).</p>
<p>Una proroga del regime di essenzialità avrebbe ragione di esistere solo in funzione di una politica che si attiva in tali direzioni. Sfortunatamente i nostri politici ed i nostri sindacalisti, di destra o sinistra che siano, paiono limitarsi agli annunci, strumentalizzando le essenzialità non come misura temporanea ma permanente, rimandando nel tempo un inevitabile confronto con questa improduttiva realtà.</p>
<p>L&#8217;unico dato certo è che se vorremo sviluppare l&#8217;economia e la sovranità della Sardegna, queste non passeranno sicuramente attraverso la difesa di superflue cattedrali nel deserto ma attraverso un competitivo accesso al mercato dell&#8217;energia.<br />
Se la politica intende veramente rendersi utile, dovrebbe comprendere che la scelta della strada più facile equivale anche alla strada che condurrà tutti verso il baratro. Chi sostiene il regime di essenzialità senza lavorare su una seria riforma del fisco e dell&#8217;infrastrutturazione del territorio ha una visione superficiale dei problemi. Ed ogni sardo dovrebbe chiedersi se lo stipendio che paghiamo a tali politici sia giustificabile o meno.</p>
<p>La Sardegna non ha bisogno di ecologisti radicali ma neppure di conservatori che agitano ridicole bandiere di responsabilità e il cui unico impegno pratico consiste nel cronicizzare i problemi.</p>
<p><em>- Anche su <a href="http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=124621&amp;typeb=0&amp;%3Cp%3E%3Cspan-class=-qfp_img-qfpi_qon--%3E%3C-span%3Ecosa-sono-le-essenzialita-energetiche-servono-ai-sardi-%3Cspan-class=-qfp_img-qfpi_qof--%3E%3C-span%3E%3C-p%3E" target="_blank">Cagliari Globalist</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Su-essenzialità-energetiche.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>I tempi d&#8217;oro dell&#8217;industria mediatica del banditismo sardo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2015 22:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. “Michele punta l&#8217;arma alla fronte del vecchio, pigia sul grilletto, è una baraonda di colpi, anche Demoniottu ne lascia partire uno, a casaccio, la mano tremante, con rischio di prendere i compagni. Il sangue schizza dappertutto, macchie larghe sul bancone, sui muri, sulla faccia dei tre, e grumi di cervella”. Sono le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Fonocrom-Mesina-URN-Sardinnya.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-11868" title="Fonocrom Mesina - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Fonocrom-Mesina-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="572" height="500" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><em>“Michele punta l&#8217;arma alla fronte del vecchio, pigia sul grilletto, è una baraonda di colpi, anche Demoniottu ne lascia partire uno, a casaccio, la mano tremante, con rischio di prendere i compagni. Il sangue schizza dappertutto, macchie larghe sul bancone, sui muri, sulla faccia dei tre, e grumi di cervella”.</em></p>
<p>Sono le parole di Giuseppe Fiori per l&#8217;inchiesta sulla <em>“società del malessere”</em> (1968). L&#8217;episodio riguardava la tragica rapina di un gruppo di banditi a danno di Giovanni Cherchi, tabaccaio di La Caletta di Siniscola. Eppure, oltre la ricostruzione del dramma in chiave <em>pulp</em>, tra le pagine di Fiori si scorgeva un elemento fondamentale trascurato da sociologi e opinionisti vari ogni qualvolta ci si trova a commentare oscure notizie di cronaca. Notizie come quella dell&#8217;assassinio del giovane di Orune. Epoche e contesti completamente diversi.</p>
<p>L&#8217;elemento rilevato da Fiori consisteva nel sottolineare a più riprese la psicologia e lo stile di vita dei banditi. Sin da allora, i giovani briganti in questione non erano più i servi-pastore della Barbagia più impenetrabile ma figli di buona o modesta famiglia, dipendenti presso qualche azienda manifatturiera dell&#8217;epoca. Operai di Sassari, Mores e Bitti interessati a sfrecciare con la loro Giulietta spider per le vie della Sardegna. Affascinati dai miti cinematografici del tempo e volenterosi, armi in mano, di emulare le gesta di Graziano Mesina, autore di una leggendaria fuga dal carcere di San Sebastiano.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso si sviluppò una intensa produzione mediatica capace di amplificare quella visione romantica del bandito, eroe-ribelle, ma anche spietato, che un tempo in Sardegna era appannaggio esclusivo della poetica popolare. Ai comunicati delle forze dell&#8217;ordine si sommarono i nuovi bollettini radiotelevisivi (sempre più numerosi nella Sardegna della “<em>Rinascita</em>”); una stampa onnipresente ed un grande schermo che si confrontava con alcuni dei più grandi mali oscuri della Prima Repubblica: il terrorismo, i servizi deviati, i presunti colpi di Stato e la costante minaccia eversiva all&#8217;incolumità pubblica, cui faceva da sfondo una spregiudicata criminalità urbana, non più rurale, che nella violenza trovava l&#8217;alto indice di gradimento per le proprie azioni. Nacque così il sottogenere denominato “<em>poliziottesco</em>”, dove tuttavia, sulla scia del cinema internazionale, la denuncia sociale cedeva il posto all&#8217;intrattenimento puro e semplice. Attori come Maurizio Merli, Franco Nero ed Henry Silva furono i portavoce di un&#8217;epoca. I titoli delle pellicole brillavano per eloquenza: “Banditi a Milano” del 1968, ispirato alle gesta della banda Cavallero. “La polizia incrimina, la legge assolve”, del 1973. O “Roma a mano armata”, del 1976. Ma nel folto pubblico di lettori, ascoltatori e frequentatori di sale non si trovavano solo giovani banditi ma anche tanti giovani agenti di Polizia e Carabinieri. I messaggi di tale invasione mediatica diventeranno una moda e forniranno autorità, anche per tutti gli anni di piombo, ad un concetto estremamente diffuso: la legge non era in grado di garantire l&#8217;ordine, il sistema era inaffidabile, e i suoi stessi agenti avevano l&#8217;imperativo morale di farla rispettare in barba ai regolamenti. Si giustificava così uno Stato oltre lo Stato, dove si era legittimati ad agire in deroga a qualsiasi formula democratica.<br />
Difficile dire se il clima di <em>escalation</em> nell&#8217;accettazione della violenza abbia ispirato anche le scelte degli agenti che parteciparono alla drammatica <a href="http://www.sanatzione.eu/2015/04/lo-stato-e-la-giustizia-trentanni-fa-la-battaglia-di-osposidda/" target="_blank">battaglia di Osposidda</a> del 1985, sequestratori inclusi. E&#8217; certo che in quegli anni i bar, le bettole e i cortili di mezza Sardegna non mancavano di ostentare musicassette e vinili narranti le ballate dei criminali locali. Fra questi è da ricordare il lavoro della storica Fonocrom di Bellano (Como), che lanciò dei 45 giri sulle gesta di Graziano Mesina, “La primula nera del Supramonte di Orgosolo”, con tanto di episodi sulle varie fasi della sua esperienza criminosa.</p>
<p>Oggi delinquenza, crimini e genocidi vari viaggiano nel globo, elevandosi a vero e proprio franchising a cui abbonarsi (come l&#8217;ISIS). E forse la nostra unica speranza andrebbe riposta nel vigilare affinché le istituzioni contemporanee evitino di ripetere gli errori del recente passato.</p>
<p><em>- Anche su <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/6955" target="_blank">Sardegna Soprattutto</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Lindustria-mediatica-del-banditismo-sardo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Poveracci: Landini a Cagliari chiede ancora soldi pubblici per industria pesante</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2014/11/poveracci-landini-a-cagliari-chiede-ancora-soldi-pubblici-per-industria-pesante/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 14:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. La visita di Landini a Cagliari non è passata inosservata. Come si conviene ad una celebrità politica “nazionale”, è stato accolto come una star d&#8217;altri tempi. Il segretario della FIOM metalmeccanici, approdato in un&#8217;isola senza metalmeccanici, ha sfoderato tutto il suo antidiluviano repertorio per infiammare la piazza: “Più investimenti sul lavoro”; “ripartire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/11/Landirenzi-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10891" title="Landirenzi - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/11/Landirenzi-URN.jpg" alt="" width="330" height="194" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>La visita di Landini a Cagliari non è passata inosservata. Come si conviene ad una celebrità politica “nazionale”, è stato accolto come una star d&#8217;altri tempi. Il segretario della FIOM metalmeccanici, approdato in un&#8217;isola senza metalmeccanici, ha sfoderato tutto il suo antidiluviano repertorio per infiammare la piazza: <em>“Più investimenti sul lavoro”</em>; <em>“ripartire dall&#8217;industria”</em>, e altre baggianate stataliste.<br />
Peccato che dalla Rinascita ad oggi nella locale industria pesante sia stato speso un mare di miliardi (non di milioni), e i risultati li abbiamo tutti sotto agli occhi: desertificazione economica, inquinamento, disoccupazione, nuova emigrazione. Un processo che ha eradicato dall&#8217;isola un modello economico in linea con il nostro territorio, la sua vocazione turistica, il suo splendore artigiano/manifatturiero ed agroalimentare. Ma persino dell&#8217;innovazione culturale e tecnologica.<br />
Di riduzione delle tasse e della burocrazia manco a parlarne, nella retorica di Landini e dei conservatori tanto di destra quanto di sinistra questi temi non esistono. Infatti, mentre l&#8217;ennesimo arringa-folle venuto dalla penisola autografa le bandierine dei suoi ammiratori, le aziende sarde crepano e gli imprenditori si impiccano.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Naturalmente anche taluni commentatori dell&#8217;evento di Cagliari si guardano bene dall&#8217;ammettere che in Sardegna il tema degli investimenti pubblici si è sempre tradotto in una miniera di voti, dove ancora oggi si continua a scavare in profondità per racimolare l&#8217;ultimo disgraziato da portare alle urne di fronte alla desolazione dell&#8217;astensionismo. Perché, diciamocela tutta, ma chi diavolo lo voterebbe il PD renziano o un partito gestito da Landini se le nostre aziende non avessero il cappio al collo dello Stato? Non c&#8217;è da stupirsi se a Roma riecheggia la stessa tromba. Il ministro dell&#8217;economia Padoan ha cercato di esportare la stessa fregnaccia nell&#8217;europarlamento, e ha <a href="http://www.corriere.it/economia/14_novembre_26/juncker-l-europa-volta-pagina-stimolare-investimenti-315-miliardi-59b7f998-7547-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml" target="_blank">dichiarato</a>: <em>«Di fronte al fallimento del mercato c’è bisogno di un’azione pubblica</em>». Automatici i sorrisi dai banchi dei liberali europei, poiché l&#8217;Italia è il Paese UE che ha liberalizzato meno, e quando lo ha fatto, non in favore del mercato ma della politica stessa. Applausi invece dai banchi di eurodeputati britannici e di altri grandi Paesi: hanno capito che ciò porterà nelle loro aziende tanta nuova emigrazione italiana in fuga dalla penisola dell&#8217;austerity e del debito pubblico. Giovani da sfruttare, ma pur sempre da pagar meglio di quanto prenderebbero nel <em>belpaese</em>.</p>
<p>Dunque cosa rimane sul piatto della manifestazione sindacale di Cagliari? Forse solo le parole di Michele Carrus della CGIL, il quale ha detto che la Giunta Pigliaru non ha un programma per creare ricchezza. Beh, ha avuto ragione, la maggioranza che governa la Regione ha solamente un programma per il welfare, come quello di ingrossare le fila dell&#8217;ente foreste, di rimpinguare le casse di Abbanoa per tenere il suo inutile indotto, e anche di rinominare i dirigenti ASL. Per il servizio linguistico regionale sul sardo è stata nominata la signora Maria Isabella Spiga, con un <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/11/26/lingua_e_cultura_sarda_arriva_una_donna_laureata_in_matematica-6-397587.html" target="_blank">curriculum</a> che vanta la conoscenza della matematica e del francese. Il sardo non c&#8217;è, come i metalmeccanici d&#8217;altronde.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Su-Landini-a-Cagliari.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Cultura ed economia: la rete delle strutture ricettive in Sudtirol. E in Sardegna?</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 22:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ringraziamo il marchio Gallo Rosso per averci inviato una copia cartacea del loro book promozionale: quasi 140 pagine che mostrano nel dettaglio la rete degli agriturismi a struttura alberghiera (o meglio, i masi) di tutto il territorio sudtirolese. Il catalogo è un mirabile esempio di efficienza ed eccellenza nel connubio fra cultura ed economia, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/H-Mas-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6829" title="H-Mas - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/04/H-Mas-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="204" /></a>Ringraziamo il marchio <a href="http://www.gallorosso.it" target="_blank">Gallo Rosso</a> per averci inviato una copia cartacea del loro book promozionale: quasi 140 pagine che mostrano nel dettaglio la rete degli agriturismi a struttura alberghiera (o meglio, i masi) di tutto il territorio sudtirolese.<br />
Il catalogo è un mirabile esempio di efficienza ed eccellenza nel connubio fra cultura ed economia, e costituisce una parte fondamentale dell&#8217;industria turistica altoatesina (non a caso, una delle località con il più alto reddito pro-capite della Repubblica).<br />
L&#8217;aspetto preponderante di questa rete è certamente quello di aver puntato sulla specificità culturale: il Sudtirolo attrae turismo, e non perché replica le grigie strutture alberghiere italiche, ma perché unisce alle proprie produzioni il valore aggiunto della lingua e delle caratteristiche storico-culturali del territorio. Infatti è praticamente raro trovare nomi italiani nelle centinaia di strutture ricettive del luogo. Il concetto è che una struttura alberghiera la si può trovare ovunque, ma un maso sudtirolese esiste solo in Sudtirolo, ed è proprio questo aspetto, tanto disarmante nella sua semplicità, ad offrire una alternativa di qualità al turista.<br />
Altro aspetto, non meno importante, è il puntuale dettaglio dei servizi offerti dal catalogo del marchio creato nel 1999 dall&#8217;Unione degli Agricoltori e dei Coltivatori Diretti Sudtirolesi. Non esiste struttura dove il turista non possa trovare l&#8217;offerta più congeniale alle proprie esigenze, senza scordare l&#8217;unione della tradizione all&#8217;innovazione. Ogni maso presenta il prezzo della propria ospitalità, e le foto, un sito internet, un servizio wireless, i tempi di apertura, il numero delle camere, i prodotti consumabili, ma anche quelli disponibili per chi soffre di intolleranze alimentari; eventuali giochi e servizi per bambini, piste ciclabili, visite guidate alla località, tipologia di animali presenti nel maso, e tanto altro.<br />
Il sito internet del marchio, multilingue, non è da meno. Ed offre qualsiasi tipo di informazione possibile, persino sulle ricette e sulla storia della località.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />In Sardegna, terra di un milione e seicentomila abitanti, quali servizi e quale cooperazione abbiamo messo in piedi? Che cosa abbiamo offerto noi Sardi, fra i maggiori detentori delle rovine archeologiche più antiche del Mediterraneo occidentale, ai turisti? Che qualità abbiamo saputo mettere in campo?</p>
<p>Probabilmente siamo solo il risultato di una scuola italiana che in Sardegna non insegna a conoscere il territorio e dunque non ci insegna a valorizzarlo, perdendo organizzazione e competitività ricettiva. E in tempi di disoccupazione abbiamo anche gente che ride della lingua Sarda e che cerca di emigrare “perché qui non c&#8217;è nulla”&#8230;. Terra di approssimazione, di assistenzialismo e industrie malate e fallite.</p>
<p><em>Di Marco Corda &amp; Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/03/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-La-rete-sudtirolese-del-Gallo-Rosso.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Zero storia Sarda? Zero formazione e quindi zero sviluppo dell&#8217;industria turistica ed editoriale</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 23:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Fu detto da lungo tempo e ragionevolmente che l&#8217;intelligente istruzione della gioventù nasconde tutto l&#8217;avvenire di un Popolo”. Giovanni Battista Tuveri – Corriere di Sardegna, 07 novembre 1871. Andiamo dritti al punto: la Sardegna è uno dei pochi territori dell&#8217;occidente che non studia il proprio passato. Generalmente, ma non solo, tutti i territori (siano essi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Pratza-de-Aristanis-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2416" title="Pratza de Aristanis - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Pratza-de-Aristanis-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="258" height="388" /></a></p>
<p><em>“Fu detto da lungo tempo e ragionevolmente che l&#8217;intelligente istruzione della gioventù nasconde tutto l&#8217;avvenire di un Popolo”.</em><br />
<span style="color: #0000ff;">Giovanni Battista Tuveri – Corriere di Sardegna, 07 novembre 1871.</span></p>
<p>Andiamo dritti al punto: la Sardegna è uno dei pochi territori dell&#8217;occidente che non studia il proprio passato.<br />
Generalmente, ma non solo, tutti i territori (siano essi autonomie, repubbliche o parti di uno Stato centrale più vasto) che al loro interno contengono le vestigia di civiltà antiche, ne riportano in qualche misura notizia nei manuali scolastici dei giovani che studiano presso i loro sistemi dell&#8217;istruzione pubblica e privata.<br />
Che significa esattamente?<br />
Che la conoscenza della comunità in cui si vive non riguarda esclusivamente una sfera identitaria, storica, culturale ed altro, ma riguarda anche il potenziale economico di un territorio.<br />
Questo perché chi ha coscienza del proprio patrimonio storico, può altresì organizzare l&#8217;attività imprenditoriale in conformità ad esso, dando dunque alla sua impresa quel <span style="text-decoration: underline;">valore aggiunto per il quale il turista sceglierà il suo territorio piuttosto che un&#8217;altro</span>.<br />
Quando esistono reperti archeologici, si organizzano visite guidate, si aprono attività ricettive nei loro pressi (ristoranti, alberghi), si sviluppa un indotto che parte dal settore primario (partendo dall&#8217;ambito gastronomico) e che si evolve su diversi piani economici. Pensiamo ad esempio alla realizzazione di manufatti, artigianato, gadgets, etc.<br />
A ciò si aggiungano convegni, produzioni audiovisive (promozionali e non), materiale informativo ed ovviamente libri. Libri per i turisti ma anche per gli studenti. Gli editori Sardi dunque nel nostro caso non sarebbero relegati solo a stampare per quel circuito di appassionati e grande distribuzione commerciale ma potrebbero incrementare i loro utili con la fornitura di manuali scolastici su ogni ordine e grado della Pubblica Istruzione (e privata).<br />
Ma proseguiamo con ordine:<br />
Nel nostro caso, la maggiorparte del turismo è richiamata dalla bellezza delle nostre coste e del nostro mare. Ma solo una minoranza conosce il resto.<br />
Quali sono i motivi?<br />
Sono di 3 ordini: istituzionale, politico ed accademico.</p>
<p>Il primo è quello per il quale i Beni Culturali della Regione non sono amministrati da essa ma dallo Stato centrale. Ergo, volente o nolente, Roma non avrà mai la completa disponibilità ed attenzione (visto l&#8217;ingente patrimonio statale a cui deve dedicarsi) a sovvenzionare e monitorare i problemi dei nostri beni (pensiamo, tra i vari, a quelli architettonici e/o della civiltà nuragica e giudicale). Ancora meno pertanto approfondirà alcuni contenuti storici, tra cui gli studi sulla non improbabile esistenza di una scrittura antica endemica all&#8217;isola e quelli sui cosiddetti “popoli del mare” (Shardana). Per citare qualche esempio.<br />
Ciò ci dice inoltre quanto l&#8217;Autonomia Sarda sia in realtà presente più nelle chiacchiere e nelle fantasie di molti politici piuttosto che nei fatti concreti.<br />
Ma non ci sentiamo di attribuire le colpe esclusivamente ai politici, perché molti di essi, a loro volta, non hanno mai studiato le ricchezze del nostro territorio e pertanto non hanno idea di cosa e come debba essere valorizzato, tutelato e promosso.<br />
Il secondo problema è tuttavia proprio quello politico. In questo caso le responsabilità della mancata tutela ed attenzione verso la storia Sarda non la diamo, appunto, a chi non ha valida conoscenza del territorio ma a quelle forze politiche (tra cui il sardismo) che, nonostante siano ben consce della propria natura territoriale, nascondono nell&#8217;ordinaria amministrazione tali necessità, ignorando di fatto il problema. A questo proposito: a che serve infatti che si tuteli solo il patrimonio nuragico ma che zero informazioni di esso arrivi nelle nostre scuole?<br />
L&#8217;incredibile paradosso ad esempio è che, non il PSD&#8217;AZ, ma i Riformatori Sardi oggi rappresentano l&#8217;unico movimento politico che ha dedicato attenzione alla salvaguardia ed alla promozione del nostro patrimonio (malgrado l&#8217;intento non si sia ancora tramutato in una vera e propria legge capace di superare quel limite istituzionale di cui vi abbiamo parlato). Pensate se, ad esempio, gli Egizi non avessero studiato la loro antica civiltà ma solo il periodo dell&#8217;invasione alessandrina e romanica e/o si fossero concentrati solo nella promozione turistica di rinomate località marittime (come sul Mar Rosso). Che contributo avrebbero dato alla cultura mondiale ed alla loro stessa economia?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Nessuno dei nostri movimenti politici territoriali tuttavia si è mai occupato di risolvere con chiarezza l&#8217;aspetto più grave, che è l&#8217;assenza della storia Sarda dalle scuole.<br />
Se diamo per scontato che l&#8217;istruzione sia uno dei cardini entro i quali si forgia il Popolo del domani, come possiamo pretendere che i nostri giovani investano sulle qualità di un territorio che non conoscono e che sottostimano</span>?<br />
Alcuni problemi possono essere superati revisionando l&#8217;attuale Statuto Speciale Sardo ed esigendo che la storia del territorio divenga <span style="text-decoration: underline;">non facoltativa ma obbligatoria su ogni ordine e grado dell&#8217;istruzione regionale</span>.<br />
Eppure, c&#8217;è forse bisogno di riformare lo Statuto per capire che destinare alla promozione internazionale dell&#8217;isola una quota annuale del PIL regionale è un&#8217;operazione che si dovrebbe considerare ovvia?<br />
Arriviamo quindi al terzo ordine dei problemi, quello accademico.<br />
Esso rappresenta l&#8217;apice della spirale in cui si alimenta la conservazione di questi ritardi, passando sotto il profilo istituzionale e politico.<br />
Il mondo accademico Sardo non studia a dovere il nostro passato per diversi motivi. Ne elencheremo in breve alcuni:</p>
<p>1) Perché lo Stato, come suddetto, amministrando direttamente i Beni Culturali, non dedica sufficiente attenzione e finanziamento all&#8217;approfondimento storiografico.<br />
2) Perché in alcuni studiosi esiste una presunzione ideologica, magari derivante dal mito risorgimentale dell&#8217;unità italiana, per la quale non si studia a sufficienza il territorio e/o costoro entrano in diretta avversione di terzi colleghi propensi a farlo.<br />
3) Perché il mondo accademico internazionale non è, per riflesso, spinto ad investire sul nostro territorio con maggiore premura.<br />
4) Perché in Italia non esiste federalismo politico reale, e quindi non di rado esistono anche docenti e studiosi provenienti da altre regioni dello Stato Italiano che nulla sanno della Sardegna e che, pertanto, visto il limite politico ed istituzionale, non sono incentivati ad addentrarsi su questo sentiero. Come se un tedesco venisse mandato ad insegnare in Francia. Questo si verifica perché l&#8217;Italia non è una nazione realmente omogenea come diverse altre del contesto internazionale ma è formata da culture differenti unificate in passato dalla monarchia sabauda.</p>
<p>Si giunge infine ad un dilemma tutt&#8217;altro che semplice: quale storia Sarda dovrebbe finire sui manuali scolastici? Quale scuola di pensiero? Che cosa scrivere dall&#8217;antichità ad oggi?</p>
<p>A dispetto di ciò che richiedono le buone maniere, vi risponderemo con un&#8217;altro quesito:<br />
Il fatto che esistano diverse scuole di pensiero, giustifica l&#8217;assenza dello studio della storia di un territorio da parte del suo tessuto sociale?</p>
<p>Non ci sono dubbi sul fatto che la politica dovrebbe ragionare sulla necessità di operare &#8211; quantomeno sull&#8217;ambito della scuola primaria &#8211; al fine di inserire manuali che diano informazioni orientative e descrittive sulle nozioni essenziali inerenti ciò che ad oggi è noto in merito di storia della Sardegna. All&#8217;ambito universitario ed accademico spetta il compito di approfondire, effettuare ricerche e, ove possibile, integrare con nuove scoperte quanto già consolidato.<br />
Il primo passo quindi per la risoluzione di questa spirale spetta sempre e comunque alla politica. Si tratta dell&#8217;unico strumento possibile per riformare la struttura dei problemi inerenti l&#8217;approccio del nostro tessuto sociale al proprio passato.<br />
Ma oggi abbiamo forti e compatti movimenti politici Sardi in grado di scuotere il torpore della partitocrazia italiana?</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Zero%20storia,%20zero%20sviluppo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Articolo correlato: <a href="http://www.sanatzione.eu/2009/12/storia-sarda-o-storia-nazionale-sarda/">Contro i romanticismi, storia Sarda o storia nazionale Sarda?</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Economia: Rapporto congiunturale API Sarda 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 22:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentili Utenti, Vi presentiamo i documenti del XXII° Rapporto Congiunturale dell&#8217;Associazione per la Piccola e Media Industria Sarda presentato lo scorso 17 giugno ad Elmas (CA). In evidenza, l&#8217;andamento economico registrato nel corso del 2009 e le previsioni per il 2010. Relazioni a cura di Gilberto Marras (Responsabile del rapporto), Pierangela Pisu (Responsabile progetto), Simona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/06/Imprese-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1664" title="Imprese - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/06/Imprese-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="387" height="267" /></a>Gentili Utenti,</p>
<p>Vi presentiamo i documenti del XXII° Rapporto Congiunturale dell&#8217;Associazione per la Piccola e Media Industria Sarda presentato lo scorso 17 giugno ad Elmas (CA).</p>
<p>In evidenza, l&#8217;andamento economico registrato nel corso del 2009 e le previsioni per il 2010.</p>
<p>Relazioni a cura di Gilberto Marras (Responsabile del rapporto), Pierangela Pisu (Responsabile progetto), Simona Ledda, Andrea Carta, Rossana Noli, Nicoletta Rilla, Salvatorina Salis (Ricercatori).</p>
<p>- Presentazione XXII° RC: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Presentazione%20XXII%20RC-API%202010.pdf">PDF</a></p>
<p>- XXII° Rapporto Congiunturale 2009-2010: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/XXII%20Rapporto%20Congiunturale%20API%2009-2010.pdf">PDF</a></p>
<p>- Allegato statistico: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Allegato%20statistico%20API%202010.pdf">PDF</a></p>
<p><a href="http://www.apisarda.it">www.apisarda.it</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>IRS sulla crisi del sughero</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 01:56:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comunicato &#8211; iRS propone una soluzione concreta in opposizione alla demagogia della Lega nord Gallura. iRS – indipendèntzia Repùbrica de Sardigna &#8211; prosegue nei suoi TzdA l’analisi della situazione economica dell’Isola per fornire risposte concrete ai problemi che stanno impoverendo e di conseguenza rendendo sempre più ricattabili dai partiti italiani le donne e gli uomini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/03/Tamponi-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1168" title="Tamponi - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/03/Tamponi-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="322" height="351" /></a><strong>Comunicato &#8211; iRS propone una soluzione concreta in opposizione alla demagogia della Lega nord Gallura.</strong></p>
<p>iRS – indipendèntzia Repùbrica de Sardigna &#8211; prosegue nei suoi TzdA l’analisi della situazione economica dell’Isola per fornire risposte concrete ai problemi che stanno impoverendo e di conseguenza rendendo sempre più ricattabili dai partiti italiani le donne e gli uomini della nostra terra.<br />
Il TzdA Anglona, uno dei centri di attività della nostra regione, all’indomani del convegno svoltosi a Calangianus, analizza la situazione di uno dei pochi mercati che in Sardegna può vantare una filiera completa, ossia il settore sugheriero. Dai dati raccolti, riferiti all’ultimo triennio, risulta un brusco calo di fatturato a cui è seguito un taglio proporzionale del personale, a dati aggregati medi di settore.<br />
La crisi del comparto sugheriero non è data dalla sola crisi globale, ma da due variabili principali: “il ritardo strutturale delle PMI sarde” e “le politiche agricole e di tutela ambientale della regione”.<br />
La soluzione non può essere la solita strategia protezionistica che incentiva le cantine locali obbligandole all’acquisto del prodotto sardo che non ha mai dato storicamente buoni risultati. iRS propone un intervento che non può prescindere dai seguenti punti:</p>
<p>Sovranità fiscale, politiche ambientali che nascano dal territorio con la tutela delle sugherete e il reimpianto in sostituzione delle varietà non autoctone frutto di errate politiche passate. Inoltre, incentivi alla certificazione di qualità di prodotto e di processo produttivo, incentivi all’aggregazione produttiva e di marchio unico potranno finalmente ridare slancio al prodotto locale. In due parole: sovranità e competitività.<br />
Le analisi svolte relativamente alla condizione delle aziende che in Sardegna, ed in particolare nel nord dell’isola, si occupano dell’estrazione e della lavorazione del sughero parlano di un calo di oltre il 30% del personale impiegato nel triennio 2007-2009 nonostante le stesse coprano da sole il 90% del fabbisogno delle aziende vinicole italiane lavorando sull’intera filiera, dalla materia prima, al prodotto finito.<br />
Nonostante l’inevitabile peso da attribuire infatti, anche in questo settore, alla crisi mondiale, iRS ritiene che siano le politiche portate avanti nell’ultimo ventennio dalle amministrazioni susseguitesi in Regione Autonoma la principale causa del crollo di fatturato delle aziende sarde.<br />
iRS denuncia ancora una volta come fuorviante l’analisi che tende ad attribuire le colpe delle difficoltà del settore alla concorrenza del paese straniero di turno, per esempio il Portogallo, le cui imprese sarebbero in grado di inondare i mercati di prodotto low-cost, sbaragliando la concorrenza. Tutto questo è frutto della solita visione superficiale, con cui si preferisce dare la colpa all’esterno piuttosto che analizzare i veri fattori che influenzano la crisi.<br />
Più opportuno sarebbe invece superare un problema di carattere antropologico tipico delle imprese del comparto gallurese e della Sardegna in generale portando avanti iniziative economiche di tipo associativo.<br />
Le PMI portoghesi, per esempio, riuniscono la stragrande maggioranza delle imprese del settore sughero sotto un unico marchio, e con sistemi di certificazione standard, con tutti i vantaggi competitivi del caso, sia in termini di immagine che di costi. Dal punto di vista degli investimenti strutturali in gestione della qualità, è invece da registrare la difficoltà con cui le imprese sarde del sughero arrivano ad accettare l’applicazione di sistemi di controllo per la qualità del prodotto. Anche qui possono aiutare a capire le recenti statistiche di settore: oltre due terzi delle imprese che avevano una certificazione nel 2004 non hanno rinnovato o non sono riuscite a mantenere il sistema di controllo oltre il 2008. In alcuni casi si è preferito tagliare il costo della certificazione sacrificandolo con una dinamica simile ai tagli al personale dipendente.<br />
La seconda variabile, indicata come “politiche agricole e di tutela ambientale della regione autonoma”, può essere sinteticamente spiegata con una serie di eventi infausti causati dalla nostra classe dirigente nell’ultimo ventennio.<br />
Questo momento non potrebbe essere più propizio per riproporre l’analisi che evidenzia come le imprese che lavorano sughero in Sardegna producono circa il 4% della produzione mondiale. Aggregando i dati con l’oltremare italiano (Toscana, Sicilia, Piemonte), la produzione diventa (4 + 0,5) 4,5%. Quindi parlare di industria italiana del sughero è assolutamente superficiale e deviante, mentre ben più opportuno sarebbe parlare di industria Sarda del sughero.</p>
<p>Il modello di sviluppo della regione autonoma ha navigato a vista fino al 2003 e le politiche di forestazione degli anni ’80 (cui è seguito l’immobilismo dei ’90) hanno privilegiato l’industria cartaria (finita peraltro nel modo che tutti conosciamo) con l’invasione di impianti di eucalipti e pini silvestri in tutte le aree possibili della Sardegna. Il principale settore legato alle foreste in Sardegna, il settore produttivo che primeggiava in Europa, testa a testa con il Portogallo per tecnologia e qualità, ossia il settore del Sughero, è stato completamente ignorato dalle politiche regionali autonomiste per oltre vent’anni. La Stazione Sperimentale del Sughero (ora inglobata in AGRIS), è stata svuotata di ogni validità certificativa riguardo la qualità del prodotto, costringendo le imprese a dispendiosi appalti a enti privati italiani e multinazionali di certificazione. La riforestazione e la tutela degli impianti esistenti di sugherete è stata lasciata al libero arbitrio dei proprietari terrieri.<br />
L’impianto di specie non autoctone quali eucalipti e pini, contemporaneo all’abbandono delle vegetazioni locali, può provocare il paradossale impoverimento dell’ecosistema sardo: la sughera ha importanti funzioni anti-desertificazione (vedere risultati di Marocco, Tunisia, Algeria), oltre che di eco-sostenibilità industriale (gli scarti di lavorazione vengono totalmente riutilizzati all’interno del distretto per altre lavorazioni, con risultato di rifiuti nulli).<br />
Le politiche autonomiste hanno favorito l’utopia dell’industria cartaria per avere posti di lavoro immediati in un settore che non apparteneva al tessuto socio economico sardo, come a suo tempo si fece per la petrolchimica, come per le industrie metallifere e pesanti in genere.<br />
Queste politiche non hanno mai portato, e non avrebbero certo potuto portare, soluzioni reali, ma hanno addirittura creato una situazione per la quale si sono susseguite negli anni la crisi a Ottana (fallimento petrolchimica), l’inquinamento e la crisi a Porto Torres, le industrie a capitale straniero calate dall’alto (vedi Alcoa ecc.) e soprattutto una crescente disoccupazione ovunque.<br />
La fuga delle multinazionali, a loro tempo incoraggiate all’investimento dalla stessa politica, sembra essere, senza neanche bisogno di un’analisi particolarmente approfondita o cervellotica, la preparazione del terreno alla proposta per i sardi, ormai alla disperazione, di risolvere i problemi con l’impianto nella nostra terra di una o più centrali nucleari.<br />
La soluzione, quanto mai semplice, per evitare il ripetersi di questo scempio la propone iRS, grazie alla diretta osservazione del tessuto socio-economico locale, grazie al contatto diretto con le imprese e all’attenzione anche dell’aspetto umano che compenetra un settore produttivo tradizionale sardo. Le imprese sarde del sughero devono avere la possibilità di ritornare ad investire in innovazione, con sgravi fiscali e incentivi all’aggregazione di comparto. Il sistema fiscale italiano e autonomista opprime qualsiasi coraggioso tentativo di innovazione della singola PMI sarda.<br />
Sovranità fiscale è la prima parola d’ordine. Una Politica Ambientale che nasce dal territorio è il secondo aspetto di una soluzione immediata possibile: incentivi alla tutela della sughera, al reimpianto e alla riforestazione, alla pulizia delle piantagioni esistenti. Potenziamento delle competenze di analisi e certificazione della qualità di prodotto per l’AGRIS, ente chiave nella crescita del comparto, con tutti i vantaggi competitivi in termini di costo della certificazione per le imprese sarde del sughero.<br />
Perché l’aspetto che ci rende meno competitivi rispetto ai principali concorrenti Portoghesi non è il differente costo del personale dipendente, ma la cura della qualità di prodotto e l’efficacia delle politiche di settore.</p>
<p><em>IRS Anglona &#8211; Germano Marras. Tàtari, 12 de frearzu 2010. Fonte: www.irs.sr</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20IRS%20sulla%20crisi%20del%20sughero.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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