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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; guido</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Guido Melis: &#8216;Deluso da Giunta Pigliaru in tema di città metropolitana&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 20:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Guido Melis. Sono molto deluso dalla sordità della Giunta (che ha parlato con l&#8217;autorevole voce dell&#8217;assessore Erriu) rispetto ai temi da noi sollevati qualche giorno fa nell&#8217;incontro cagliaritano promosso dalla Fondazione Segni (vedi interventi mio, di Mario Segni e di Arturo Parisi) e poi ribaditi da varie prese di posizioni di sindaci e amministratori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/Guido-Melis-a-convegno-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12752" title="Guido Melis a convegno - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/Guido-Melis-a-convegno-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Guido Melis.</em></span></p>
<p>Sono molto deluso dalla sordità della Giunta (che ha parlato con l&#8217;autorevole voce dell&#8217;assessore Erriu) rispetto ai temi da noi sollevati qualche giorno fa nell&#8217;incontro cagliaritano promosso dalla <em>Fondazione Segni</em> (vedi interventi mio, di Mario Segni e di Arturo Parisi) e poi ribaditi da varie prese di posizioni di sindaci e amministratori del resto della Sardegna.</p>
<p>Il tema è molto semplice. Cagliari non può pensare di realizzare un&#8217;area metropolitana a sua immagine e somiglianza, che concentri sul polo sud dell&#8217;isola tutte le risorse e le opportunità (parliamo di finanziamenti europei cospicui, non di noccioline) continuando così ad incrementare un processo di spopolamento, di espropriazione di risorse (vedere da ultimo il concentramento a Cagliari di strutture finanziarie, giudiziarie, della sanità ecc. per non parlare delle comunicazioni ferroviarie e stradali lungo l&#8217;isola).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Non parlo a nome di Sassari. Penso alla Gallura, o alle zone interne sempre più isolate e senza speranza, o alla cieca politica che porta a valorizzare all&#8217;esterno solo la città capoluogo. La quale, diciamola tutta com&#8217;è, è capoluogo amministrativo ma è ben lungi dal rappresentare quella leadership politico-culturale che giustificherebbe una attribuzione dell&#8217;area metropolitana senza discussioni. Ho detto nel dibattito cagliaritano che almeno bisognerebbe fare un patto (ma un patto di quelli che si rispettano), con l&#8217;avallo della Regione, per assicurare in futuro uno sviluppo armonico di tutta la Sardegna, che non tagli fuori nessuno.</p>
<p>Mi meraviglia molto che questa linea non passi. Capisco le classi dirigenti di Cagliari (capisco ma non condivido: è una politica stupida che farà alla lunga il danno della stessa Cagliari). Meno i politici sassaresi e nuoresi distratti. Meno ancora la Giunta che dovrebbe rappresentare tutti i sardi.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/URN-Sardinnya-Lopinione-Delusione-Melis-su-città-metropolitana.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>ISPROM? Dati FMI sconfessano opinioni di Guido Melis sulla &#8216;Questione Sarda&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 10:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Lo scorso 25 settembre, nel corso del convegno ISPROM sul futuro dell&#8217;autonomia regionale, l&#8217;accademico Guido Melis ha citato un passaggio esemplare di Pietro Soddu, esponente storico della DC regionale: “Se siamo più deboli economicamente, destinati a soccombere davanti ai grandi poteri economici e finanziari del capitalismo, allora rafforziamoci politicamente, rivendichiamo poteri istituzionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/FMI-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12558" title="FMI - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/FMI-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="605" height="360" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Lo scorso 25 settembre, nel corso del convegno ISPROM sul futuro dell&#8217;autonomia regionale, l&#8217;accademico Guido Melis ha citato un passaggio esemplare di Pietro Soddu, esponente storico della DC regionale:</p>
<p><em>“Se siamo più deboli economicamente, destinati a soccombere davanti ai grandi poteri economici e finanziari del capitalismo, allora rafforziamoci politicamente, rivendichiamo poteri istituzionali extra, per condizionare e guidare l’economia”.</em></p>
<p>Per Melis, nella sua <a href="http://www.rossomori.net/joomla/index.php/home/item/5049-la-questione-sarda-esiste-ancora" target="_blank">relazione</a>, questo pensiero sarebbe superato per due ordini di motivi: il primo, in quanto le Regioni hanno incrementato le proprie clientele, trasformandosi in enti tutt&#8217;altro che efficaci rispetto ai loro intenti iniziali. Il secondo, poiché la globalizzazione renderebbe “superata” l&#8217;idea di creare forti istituzioni minori, “incapaci” di governare i grandi mutamenti globali.</p>
<p>Con un ragionamento molto semplice vi mostrerò come in realtà il pensiero di Melis attuale, per quanto apparentemente differente da quello di Soddu, non si discosti per nulla rispetto a quello precedente. E vedremo inoltre perché sia completamente errato.</p>
<p>Il <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2013/02/weodata/index.aspx" target="_blank">World Economic Outlook 2013</a> del Fondo Monetario Internazionale, con riferimento al biennio precedente, ha registrato che fra le 20 maggiori economie del mondo vi sono numerosi Paesi piccoli. Osservando persino solo il dato del Pil nominale pro-capite si riscontrano in cima alla classifica Stati come il Lussemburgo, la Svizzera, l&#8217;Austria, la Norvegia o il Qatar (gli USA compaiono solo al decimo posto). La motivazione empirica è molto semplice, la dimensione istituzionale e geografica di uno Stato non è un parametro per la determinazione del suo potere economico, né dell&#8217;indice di benessere della sua popolazione (che dipende infatti da numerosi altri fattori).<br />
<span style="text-decoration: underline;">Sostenere quindi che istituzioni minori non sarebbero in grado di sopravvivere, nel cuore di questa globalizzazione, non ha alcun fondamento scientifico</span>.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />La soluzione dunque non consiste nell&#8217;inseguire a priori Cina, USA, Russia o Europa, ma nell&#8217;avere istituzioni snelle ed efficienti rispetto al mercato. Notiamo infatti che, sia per Soddu che per Melis, il problema prioritario sarebbe quello di contrastare il capitalismo globale per mitigarne gli effetti. In realtà le maggiori economie del pianeta non si sono occupate di mitigare gli effetti della globalizzazione, che invece, pur con varie sfumature, hanno accolto, ma si sono occupate di mitigare il potere delle proprie istituzioni, riducendo tassazione e burocrazia.</p>
<p>Se osserviamo i danni generati dall&#8217;epoca della “Rinascita” in Sardegna notiamo che questi sono stati prodotti dall&#8217;interventismo pubblico e non dal capitalismo di mercato. Le vecchie classi dirigenti, e così quelle attuali, si occuparono e si occupano di stimolare investimenti calati dall&#8217;alto, sostenuti con un mare di soldi pubblici, rivelatisi totalmente improduttivi (ved. industria chimica e metallurgica, ed oggi persino energie rinnovabili). Il fenomeno disarticolò, e continua a farlo, la naturale vocazione economica del territorio, che con meno presenza pubblica avrebbe potuto incrementare i propri investimenti in ambito agroalimentare, manifatturiero  e ricettivo (anche di tipo storico/archeologico).</p>
<p>La ricetta offerta da Melis purtroppo non muta la posizione di Soddu, in quanto, in realtà, si limita a trasferire ad un centro istituzionale più ampio la cura degli interessi economici del territorio, replicando su scala maggiore i limiti della mediocre classe dirigente locale sin qui osservata nell&#8217;esercizio delle sue funzioni. La sintesi dunque è che non dovremmo superare l&#8217;istituto regionale a favore di qualcosa che si ponga oltre il territorio dell&#8217;isola, ma far si che il territorio dell&#8217;isola sviluppi la sovranità di istituzioni snelle in grado di attirare investimenti non assistenziali e sussidiati. Diversa è poi la scelta conseguente di federarsi, ma con istituzioni sovrane, con terze entità politiche.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/URN-Sardinnya-Lopinione-FMI-e-Questione-Sarda.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quale autonomia per il futuro dell&#8217;isola? &#8211; Replica a Guido Melis</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2014 12:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inviato al quotidiano La Nuova. L&#8217;interessante intervento di Guido Melis su La Nuova del 19 giugno merita alcune osservazioni. Secondo l&#8217;autore, in un mondo in cui le sorti dei popoli sono ormai interconnesse le une alle altre, come Sardi dovremmo abbandonare il vecchio ideale autonomista per integrarci sempre più e non per contrapporci allo Stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><img class="alignright" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Inviato al quotidiano La Nuova.</em></span></p>
<p>L&#8217;interessante intervento di Guido Melis su <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/06/19/news/l-identita-dell-isola-in-un-mondo-di-mutamenti-radicali-1.9454430" target="_blank">La Nuova del 19 giugno</a> merita alcune osservazioni. Secondo l&#8217;autore, in un mondo in cui le sorti dei popoli sono ormai interconnesse le une alle altre, come Sardi dovremmo abbandonare il vecchio ideale autonomista per integrarci sempre più e non per contrapporci allo Stato centrale. Il futuro sarebbe policentrico, cioè non esisterebbe più una sovranità verticale fra centro e periferia. Vorrei ricordare che la teoria della sovranità orizzontale non è nuova ed è stata già sostenuta da illustri pensatori della Scuola Austriaca e non. Tuttavia c&#8217;è una differenza capitale che distingue la visione di Melis, di impronta socialista, da quella, ad esempio, di un economista libertario come Hans-Hermann Hoppe. Secondo quest&#8217;ultimo, in un celebre volume pubblicato nel 2001, integrarsi in uno Stato centrale non porterà mai verso un vero policentrismo, né quindi verso la capacità di sviluppare meglio gli interessi territoriali, ma creerà sperequazione a danno delle minoranze, che verrebbero così vessate in termini economici, burocratici, culturali e linguistici. Esattamente ciò che sta accadendo oggi nell&#8217;asimmetria di poteri che vede inevitabilmente Cagliari piegata agli interessi di Roma. Al contrario, il pensiero liberale invita alla competizione, poiché porta a quella responsabilità (in particolare sul diritto all&#8217;esercizio di una fiscalità autonoma ed all&#8217;espressione della propria cultura) che rimuove alla base il problema della dipendenza e dell&#8217;assistenzialismo. In un mondo globale, essere autonomi, o meglio, indipendenti, non significa isolarsi, ma competere responsabilmente attraverso istituzioni che devono rispondere alle specifiche esigenze della propria comunità, senza che questo compito venga effettuato altrove. Ad esempio, la Confederazione Svizzera ha 26 sistemi fiscali concorrenti e nessun Capo di Stato, ma le riforme istituzionali di Renzi vanno in tutt&#8217;altra direzione, e col palese tentativo di sottrarre alle Regioni gli esigui poteri di cui dispongono, e non per darli ai Comuni, a cui rimarrebbero solo i costi. Sotto questo profilo la crescita dei movimenti indipendentisti europei &#8211; a favore di una libera confederazione di popoli unita dallo scambio commerciale &#8211; rappresenta una speranza di riscatto. Come Sardi dovremmo dare un contributo, a partire dalla riforma dello Statuto Autonomo regionale e con il formale riconoscimento della nazionalità Sarda.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Replica-a-Guido-Melis-su-Autonomia.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Dal Governo Monti alla Sardegna: Ne parliamo con l&#8217;On. Guido Melis (PD)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi. Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3606" title="Guido Melis-PD - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="423" /></a>Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa il PD di aver seguito una linea analoga al PDL: quella di lasciare la conduzione dell&#8217;esecutivo nella mani di ministri tecnici affinché adottino quelle scelte impopolari che i grandi partiti non sarebbero in grado di assumere per ragioni elettorali. Che linea porterete avanti? Un consenso incondizionato a tutte le scelte del nuovo Governo o mani libere su specifiche tematiche da parte del gruppo parlamentare?</span></p>
<p>Noi del Pd siamo molto preoccupati della situazione economica e finanziaria e in genere dello stato di prostrazione nel quale versa l’Italia. C’è un rischio Grecia, e non è affatto un rischio teorico. La crisi impone tempi e scadenze che non possiamo contrattare e rendere flessibili. Dobbiamo rispondere qui ed ora. Paghiamo così la scellerata gestione di questi tre anni da parte del governo Berlusconi e del suo superministro Tremonti, ma anche vengono al pettine alcuni nodi strutturali formatisi in tempi più remoti: il debito, innanzitutto; lo smantellamento sistematico del nostro apparato industriale (vedi da ultima la chimica in Sardegna); la spesa pubblica senza controllo (dopo le politiche virtuose impostate da Ciampi la destra l’ha lasciata tornare su livelli incontrollati); l’invecchiamento del Paese (al quale si doveva rimediare per tempo programmando serie politiche graduali di immigrazione); l’abbandono di intere aree al controllo della criminalità ecc. Siamo sul bordo di un baratro. Noi abbiamo ritenuto che la proposta del presidente Napolitano di un governo di emergenza con ampio sostegno parlamentare fosse la migliore, sia perché urgono misure immediate (non avremmo potuto permetterci come minimo tre mesi di campagna elettorale per avere un nuovo governo), sia perché bisogna portarle a compimento – queste misure – al riparo da eventuali interessi elettorali immediati, con una certa indipendenza e autonomia dalla competizione politica. Potevamo chiedere le elezioni e poi vincerle, come ci dicono tutti i sondaggi. Abbiamo pensato non a noi stessi, al nostro interesse di partito, ma all’Italia, come deve fare sempre una grande forza politica responsabile. E perciò siamo senza riserve a favore della politica di emergenza del governo Monti.<br />
Lei mi chiede se il nostro consenso è incondizionato. Bersani ha detto che voteremo anche misure che eventualmente non collimassero in tutto e per tutto con la nostra proposta. Saremo leali sino in fondo. Certamente continueremo però a suggerire a Monti quelle che sono le nostre idee per uscire dalla crisi e su queste idee terremo alta la discussione tra i cittadini. Ci auguriamo che Monti ispiri la sua azione anche alle nostre proposte. Ma, ripeto, non ne facciamo affatto la condizione per appoggiare il governo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Tra i vari ritardi che contrassegnano l&#8217;Italia, quelli nella competitività e nella difesa della libera concorrenza sono due delle tematiche cruciali che oggi stanno interessando le politiche di vari Stati e della stessa Unione Europea. Lei è intervenuto recentemente in Parlamento su questo problema. Ritiene che il Governo Monti abbia le carte in regola per affrontare questi problemi o si rischia un esecutivo destinato unicamente a contenere la spesa senza affrontare i nodi dello sviluppo?</span></p>
<p>Monti ha già detto, parlando alle Camere all’atto del suo insediamento, cose importanti. Ha parlato di crescita, non solo di salvataggio. Dunque la pensa come noi. Ha parlato di giovani, di donne, di precari. Sono le nostre preoccupazioni. Ha con chiarezza parlato di riforme che eliminino le storture del sistema a vantaggio dei ceti più deboli. E’ ciò che vogliamo anche noi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Vista e considerata l&#8217;assenza di Sovranità della Sardegna, il Parlamento Italiano rimane il luogo nel quale possono essere affrontate alcune misure per limitare i danni che le fasce sociali più deboli della nostra isola stanno pagando nel corso di questa crisi. Pensiamo al dramma delle riscossioni di Equitalia. Da parte sua il <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3149">sardismo</a> ha proposto la necessità di rivedere i criteri legislativi per limitare l&#8217;espropriabilità della prima abitazione e la modifica delle aste immobiliari. Fatta salva la lotta all&#8217;evasione fiscale, Lei sarebbe favorevole ad un intervento in materia?</span></p>
<p>Sul caso Equitalia condivido la posizione di quanti si oppongono alle riscossioni selvagge senza tenere conto delle circostanze e delle differenze. Ci sono tanti piccoli operatori economici onesti, anche in Sardegna come si sa, che non possono essere fatti passare per evasori fiscali. Si pensi a far pagare quelli degli scudi fiscali, piuttosto. Quanto alla non espropriabilità della prima abitazione, ci si può ragionare.<br />
Certo le misure anticrisi debbono essere severe (lo chiede la crisi drammatica del Paese) ma debbono essere anche giuste. Gli italiani sono meglio di chi li ha sinora governati: capiscono che la casa brucia. Possono anche fare dei sacrifici personali, se gli si garantisce che servono a spegnere l’incendio. Quello che non ammettono, e non lo ammettiamo neanche noi del Pd, è che paghino solo i più deboli mentre qualcuno, in alto, magari si arricchisce sulle spalle dei soliti fessi, passando immune dentro la crisi. Questo non è consentito. Lorsignori diano l’esempio, e che sia un esempio reale, non virtuale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">In Sardegna la Giunta Cappellacci ha palesemente disatteso le aspettative lanciate nel corso della vecchia campagna elettorale, una su tutte, quella sulle grandi riforme istituzionali. Durante la convention del PD del 2010 Lei ha espresso perplessità sull&#8217;ipotesi di indire una “Costituente” per la riforma dello Statuto Autonomo Sardo, ricordando che prima di compiere simili passi sarebbe opportuno avere un consenso popolare sul tema ma soprattutto sarebbe opportuno avere uomini e idee credibili per immaginare il futuro della Sardegna.<br />
Se consideriamo l&#8217;attuale inadeguatezza dell&#8217;indipendentismo Sardo, possiamo dare credito alle parole del suo collega di partito, il Senatore Antonello Cabras, che ha paventato la chiusura dell&#8217;Università di Sassari per contenere i costi? Come possiamo immaginare il futuro di quest&#8217;isola se tagliamo le gambe alle strutture nelle quali dovrebbe avvenire la formazione della futura classe dirigente?</span></p>
<p>Quella di Cabras era una battuta, una boutade come dicono i francesi, forse neanche troppo meditata. Il sistema universitario sardo ha bisogno di sempre maggiore coordinamento, non solo per evitare duplicazioni e sprechi, ma anche per essere più efficiente. Tuttavia i due atenei hanno ognuno la sua storia plurisecolare, la sua rete di collegamenti col continente, le sue ricerche in atto ecc. Esiste inoltre l’autonomia universitaria, che non è meno preziosa di quella delle regioni o degli enti locali. La politica deve rispettarla e dialogare con essa, non sovrapporsi con tagli alla Marchionne. Il Pd ha riaffermato, anche in sedi ufficiali come il Forum università coordinato da Micaela Morelli, qual è la sua linea: due atenei distinti, coordinati tra loro e sempre più “amici”, una politica regionale per tutte e due le università sarde. Se tagli si devono fare, facciamoli, ma con ragionevolezza. Se poi Lei mi chiede come si dovrebbe formare la classe dirigente del futuro, Le rispondo che i due atenei non bastano: dobbiamo fare un grande sforzo collettivo, come società regionale, per valorizzare le energie giovanili che stiamo perdendo, i tantissimi ragazzi che vanno a studiare fuori (in continente o all’estero) e che non tornano più. E’ un’emorragia di cervelli che non possiamo permetterci. E al tempo stesso dobbiamo essere capaci di attrarre, nello scenario dell’Europa mediterranea e dell’Africa, quei ragazzi (algerini, tunisini, marocchini, libici) che potrebbero venire a studiare da noi. Per far questo dobbiamo migliorare molto l’offerta didattica, internazionalizzarla, creare strutture adatte di accoglienza, stabilire di più relazioni con altri Paesi e altri atenei stranieri, mettere meglio in vetrina la nostra offerta didattica, creare un link stabile tra università sarde e sistema delle imprese locali. E creare alcuni punti di eccellenza della ricerca, capaci di fare da calamita rispetto alla domanda estera. Penso alle scienze agrarie e forestali, ma anche ad altri settori nei quali già oggi gli atenei sardi occupano posizioni di rilievo. Insomma ci vuole una politica regionale unitaria dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica, che oggi purtroppo manca del tutto.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Intervista%20a%20Guido%20Melis.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Bomboi replica all&#8217;On. Guido Melis su Storia e Autonomia</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 13:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[“Che cosa importa ai comunisti della Regione? Io che ho lavorato con loro ricordo bene l&#8217;antipatia, l&#8217;avversione dei socialisti nenniani e dei comunisti per la Regione. Essi pensavano che il decentramento attenua la forza del potere centrale che per essi è di assoluta necessità per preparare il grande rivolgimento, per attuare la grande conversione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Melis-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="size-full wp-image-1923 alignright" title="Melis - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Melis-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a>“Che cosa importa ai comunisti della Regione? Io che ho lavorato con loro ricordo bene l&#8217;antipatia, l&#8217;avversione dei socialisti nenniani e dei comunisti per la Regione. Essi pensavano che il decentramento attenua la forza del potere centrale che per essi è di assoluta necessità per preparare il grande rivolgimento, per attuare la grande conversione della struttura sociale e politica dello Stato.”</em></p>
<p style="text-align: left;">Alcide de Gasperi, 9 novembre 1952.</p>
<p>Caro Melis,</p>
<p>E&#8217; singolare che un professore ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche, nonché divulgatore e politico quale lei è, abbia recentemente affermato <em>(La Nuova Sardegna 18-09-2010)</em> che il “Regnum Sardiniae”, con la fusione perfetta del 1847, aveva rinunciato alla sua antica autonomia per aderire al “giovane stato piemontese”.<br />
Saprà benissimo che il Regno di Sardegna comprendeva anche il vecchio Ducato di Savoia (quindi l&#8217;area geografica che oggi corrisponde alla Sardegna ed a grandi linee all&#8217;attuale Piemonte).<br />
Il Regno di Sardegna quindi non ha aderito ad una cosa di cui nell&#8217;800 già faceva parte.<br />
Piuttosto, l&#8217;unica entità statuale chiamata Regno di Sardegna, e governata dalla Monarchia Sabauda, con la fase risorgimentale si estese ad altri stati pre-unitari assumendo solo successivamente la denominazione di Regno d&#8217;Italia.<br />
Probabilmente la sua confusione è determinata dal fatto che, sostanzialmente, la leadership politica dell&#8217;epoca era effettuata da una monarchia che aveva origini nell&#8217;alta Savoia Francese e che, completando l&#8217;unificazione italiana, procedeva nella “piemontesizzazione” politica, economica e culturale della penisola.<br />
Una politica assimilazionista che gettò le basi della drammatica questione meridionale che procede ancora oggi.<br />
Da qui dunque la contraddizione della sua tesi. Come si può infatti pensare che uno “stato grande” sia giocoforza uno stato capace di rispondere maggiormente alle sfide economiche che i singoli territori impongono?<br />
La soluzione andrebbe piuttosto ricercata nella forma dello Stato che regola le comunità amministrate. Uno stato centralista generalmente non riesce a fare fronte alle più disparate esigenze economiche che si presentano, proprio perché esse hanno caratteristiche diverse.<br />
Viceversa, una formula federale, che lei confonde con quella separatista, ha lo scopo di dare le migliori condizioni amministrative ai diversi territori che compongono uno Stato, al fine ultimo di potenziarne le capacità di sviluppo.<br />
La globalizzazione è un fenomeno che procede, come lei ha giustamente affermato, per segmenti orizzontali. Non capisco pertanto come lei possa vedere nello “Stato forte” il mantra della risoluzione dei problemi. Ad esempio: a quale prezzo la Cina compete sui mercati? Distruggendo il suo stesso territorio, la sua qualità ambientale, le sue minoranze ed i più basilari diritti civili, umani e sindacali, oggi convenzionalmente accettati dal progresso umano.<br />
E perché mai oggi tutte le minoranze prive di sovranità del mondo occidentale rivendicano il diritto all&#8217;autogoverno? Proprio perché paesi come la Catalogna, la Scozia, ma anche diversamente Taiwan, il Québec o il Kosovo (già indipendente), ritengono di dover aggirare l&#8217;intermediazione dello Stato di cui fanno parte per poter amministrare direttamente, in questa spietata competizione globale, le peculiari esigenze economiche e culturali che i vecchi modelli istituzionali ottocenteschi non sono più in grado di ottemperare. E questo principio vale sia per economie deboli che per economie sufficientemente consolidate.</p>
<p>Eppure, anche l&#8217;elemento identitario rappresenta quel valore aggiunto economico e culturale che qualifica la nostra stessa esistenza. Pensiamo al ritardo della Lingua Sarda nella nostra società, ma pensiamo altresì alla ingiustificata assenza della storiografia e della letteratura Sarda nella Pubblica Istruzione regionale.<br />
Siamo uno dei pochi casi rimasti al mondo di comunità che non trasmette ai propri figli la conoscenza del nostro passato.<br />
E lei, che di divulgazione storica se ne intende, dovrebbe sapere che se non si sà da dove si arriva, non si può capire dove si vuole andare.<br />
Ben venga dunque l&#8217;ordine del giorno sostenuto dal Partito Democratico presso il Consiglio Regionale. Anch&#8217;esso, unitariamente alle istanze sardiste ed indipendentiste sarde, potrà offrirci nuovi spunti di un dibattito che per anni abbiamo colpevolmente accantonato.</p>
<p>Bomboi Adriano,</p>
<p>Associazione U.R.N. Sardinnya, 18-09-2010.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Bomboi%20replica%20a%20Guido%20Melis.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Nazionalisti Sardi</strong></p>
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