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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; guerra</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Guerra in Ucraina: I generali Serino e Chiapperini e il dibattito con la società civile</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 06:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per comprendere l&#8217;impatto della guerra russo-ucraina sull&#8217;Europa e sul nostro futuro, denso di implicazioni politiche, economiche e di pubblica sicurezza, dobbiamo richiamare l&#8217;importante evento avvenuto a Chieti la scorsa estate, quando esperti e società civile si sono riuniti – occasione più unica che rara che in Italia – per discutere del problema. L&#8217;evento, promosso dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/SC25.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20411" title="sc25" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/SC25.jpg" alt="" width="605" height="343" /></a></p>
<p>Per comprendere l&#8217;impatto della guerra russo-ucraina sull&#8217;Europa e sul nostro futuro, denso di implicazioni politiche, economiche e di pubblica sicurezza, dobbiamo richiamare l&#8217;importante <a href="https://www.sanatzione.eu/2025/07/guerra-ibrida-dibattito-a-chieti/" target="_blank">evento</a> avvenuto a Chieti la scorsa estate, quando esperti e società civile si sono riuniti – occasione più unica che rara che in Italia – per discutere del problema.</p>
<p>L&#8217;evento, promosso dalla lungimiranza di Alessandro Sforza, Students for Liberty e PLD, raccoglieva i diffusi timori e le incognite su un conflitto ancora in corso su cui abbiamo il dovere di tenere alta l&#8217;attenzione.</p>
<p>In quell&#8217;occasione, un passaggio del mio <a href="https://www.sanatzione.eu/2025/07/guerra-ibrida-intervento-bomboi-per-chieti-19-07-2025/" target="_blank">intervento</a> ricordava anche che, al problema di un&#8217;eccessiva presenza di servitù militari in Sardegna da riqualificare, avvertito dalla popolazione locale, corrispondeva pure un fondamentale contributo in termini di sicurezza all&#8217;Italia e soprattutto all&#8217;Europa. Si pensi, tra le varie, all&#8217;esercitazione militare Joint Stars 2025, che ha consentito di fare il punto sullo stato della nostra Difesa. Per esempio, emerse con chiarezza l&#8217;ampia vulnerabilità di Cagliari nelle capacità di intercettazione rispetto a potenziali lanci “terroristici” nel quadrante meridionale del Mediterraneo. E il nostro dovere oggi è pure quello di far comprendere che la sicurezza non deve essere interpretata unicamente come “un peso” o qualcosa di “meno utile” di sanità o istruzione, temi con cui la propaganda russa e i suoi demagoghi locali macinano consensi.</p>
<p>Il generale Pietro Serino illustrò le direttrici su cui orientare il dibattito sulla guerra, secondo un&#8217;ottica liberaldemocratica, perché il conflitto ha rappresentato per noi una drammatica sveglia nell&#8217;opportunità di sviluppare i seguenti aspetti:</p>
<p>1) La guerra ha inequivocabilmente mostrato che non si combatte solamente per Kyiv, ma anche per il futuro dell&#8217;Europa. Un&#8217;eventuale vittoria di Putin, oggi sempre più improbabile, costituirebbe un incremento delle pratiche di destabilizzazione ai nostri Paesi, pratiche peraltro già in atto.</p>
<p>2) Il conflitto ha poi evidenziato la stringente necessità di ripensare alla coesione europea, anche e soprattutto in termini di Difesa, in cui, attenzione, la prevenzione da un conflitto futuro più ampio passa anche per il miglioramento delle nostre capacità in termini di guerra convenzionale.<br />
Essere militarmente competitivi e più forti rispetto all&#8217;avversario significa sviluppare una maggiore deterrenza anche sul piano politico.</p>
<p>3) Ma la guerra, visti i mutamenti politici in atto negli USA, ha costituito pure una riflessione per reinventare il nostro rapporto atlantico con gli Stati Uniti, al fine di riequilibrare la collaborazione tra Washington e l&#8217;Europa.</p>
<p>4) Infine, ma non meno importante, il rafforzamento della coesione politica e militare dell&#8217;Europa appare altresì fondamentale per far comprendere agli avversari, e soprattutto a Mosca, che nessuno può più arrogarsi il diritto di decidere per conto di un paese vicino, e che il diritto di autodeterminazione deve prevalere rispetto alla volontà di considerarlo un mero vassallo dei propri interessi.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />L&#8217;intervento del generale Chiapperini ha poi fatto il punto sull&#8217;evoluzione del contesto storico-politico che orbita attorno alla guerra russo-ucraina.</p>
<p>Pensiamo che l&#8217;Ucraina ai tempi dell&#8217;URSS ebbe anche un proprio seggio all&#8217;ONU autonomo, seppur dipendente, da Mosca. Ed anche in ragione della sua strenua lotta al nazismo.</p>
<p>Chiapperini ci ha ricordato che la sconfitta del Cremlino si è palesata sin dai primi giorni del conflitto, ben prima di quella effettiva militare, poiché Putin non è riuscito a piegare immediatamente l&#8217;Ucraina com&#8217;era invece nei suoi piani, costringendolo così ad un logorante impegno che prosegue ancora oggi, con possibilità di vittoria sempre più incerte.</p>
<p>Ma ciò in cui la Russia continua ad eccellere è l&#8217;incredibile grado di pervasività della sua propaganda, dove diversi suoi temi sono riusciti a penetrare l&#8217;opinione pubblica. E ciò è avvenuto per una commistione di fattori: sia per la palese ignoranza del nostro tessuto sociale sul tema; sia per la saldatura del collaborazionismo politico di numerosi italiani con gli ambienti del pacifismo italiano. Un pacifismo ignavo ed egoista, dall&#8217;empatia selettiva sulle grandi crisi internazionali. Il tutto accompagnato da un esercito di bot che sui social hanno amplificato e corroso ulteriormente il dibattito, assieme ad un evidente tracollo della qualità media del giornalismo del nostro Paese.</p>
<p>Come Serino, anche Chiapperini ha posto l&#8217;accento sulla necessità di contrastare le minacce della guerra ibrida russa aumentando i nostri investimenti in dissuasione, soprattutto militare, ma anche nelle capacità di contrastare la guerra cibernetica russa, i sabotaggi ed altri azioni orientate ad indebolirci.</p>
<p>E dunque, come combattere queste minacce alla nostra sicurezza?<br />
Non solo attraverso un attivo volontariato, come ci ha ricordato Carlo Ferrari col suo impegno sul campo, ma anche tramite la necessità di non abdicare ai nostri valori di libertà e democrazia, da rinsaldare assieme ai nostri partner internazionali.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Lanalisi-di-Serino-e-Chiapperini-sul-conflitto-ucraino.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Guerra ibrida – Intervento Bomboi per Chieti, 19-07-2025</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 09:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo preciso momento, dal nord al sud del Paese, esistono tantissimi italiani che reputano nociva l&#8217;Unione Europea e ammirano la Federazione Russa per ragioni che non hanno nulla a che vedere coi dati socioeconomici reali, dati in cui evidentemente le democrazie europee primeggiano sulla Russia. Tutto ciò è il prodotto di una guerra ibrida, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Chieti-19-07-2025.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19925" title="chieti-19-07-2025" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Chieti-19-07-2025.jpg" alt="" width="605" height="463" /></a></p>
<p>In questo preciso momento, dal nord al sud del Paese, esistono tantissimi italiani che reputano nociva l&#8217;Unione Europea e ammirano la Federazione Russa per ragioni che non hanno nulla a che vedere coi dati socioeconomici reali, dati in cui evidentemente le democrazie europee primeggiano sulla Russia. Tutto ciò è il prodotto di una guerra ibrida, e in particolare di una guerra cognitiva condotta sia tramite i media tradizionali che i social network.</p>
<p>Ciò significa che ci siamo riuniti in ritardo, perché ci siamo accorti della gravità del problema solo nel momento in cui questa guerra dell&#8217;informazione si è già estesa e ha già prodotto dei risultati. Certamente non si tratta di tutti i risultati sperati dai suoi promotori, ma hanno comunque ottenuto effetti di una certa rilevanza pubblica. E si tratta di una guerra pianificata e avviata diversi anni fa, ben prima dell&#8217;avvio del più maldestro e sanguinoso conflitto convenzionale a spese degli ucraini.<br />
Con ogni probabilità, mentre parliamo, capitali come Mosca e Pechino stanno lavorando su modelli di comunicazione, basati pure sull&#8217;intelligenza artificiale, che saranno sempre più subdoli e pervasivi nella capacità di condizionare e manipolare le nostre opinioni pubbliche per finalità politiche.</p>
<p>Possiamo immaginare la guerra ibrida come una catena: ogni anello rappresenta l&#8217;elemento di una finalità funzionale al regime che l&#8217;ha lanciata, in questo caso russo.<br />
Per esempio, abbiamo un anello che esalta la forza militare russa e il presunto ordine della società plasmata dal governo di Putin. A seguire, abbiamo un altro anello che mette in cattiva luce i governanti italiani ed europei, presentandoli come presunti “nazisti guerrafondai”, e un altro anello ancora che promuove determinati politici italiani, non necessariamente corrotti, che ripetono narrazioni analoghe a quelle del Cremlino. Tutto ciò è congeniale all&#8217;ultimo anello della catena: spingere i nostri governi ad adottare politiche compiacenti a quelle di Mosca, in modo che quest&#8217;ultima venga agevolata anche sotto il profilo militare.<br />
Secondo il politologo lettone Jānis Bērziņš, la guerra ibrida russa si avvale sia della sfera civile che di quella militare per arrivare ai propri scopi di dominio. Infatti l&#8217;una non è separata dall&#8217;altra, agiscono in stretta continuità, condizionandosi a vicenda in base all&#8217;evoluzione del contesto.</p>
<p>Le autocrazie asiatiche fanno leva sulla “trappola del consenso” presente nelle nostre democrazie, perché annullano il confine tra propaganda e libertà di espressione, al fine di convincere i nostri elettori, che poi a loro volta opteranno per politici dediti e riciclare gli stessi contenuti pur di essere eletti o rimanere al potere. Si tratta di un circolo vizioso. E qui entriamo in gioco noi comuni cittadini, gli esperti e gli organi istituzionali. Perché chi è consapevole del problema ha il dovere di spezzare la catena prima che imprigioni sempre più la nostra democrazia spingendola verso una pericolosa accondiscendenza a nemici che intendono relativizzare e smontare pezzo dopo pezzo la nostra libertà.</p>
<p>La sfida è particolarmente difficile, la nostra battaglia andrà probabilmente combattuta con diversi strumenti: culturali, tecnologici, normativi e giudiziari, e che richiederanno ingenti risorse da investire, per cui il peso economico UE e dei Paesi NATO potrebbe rivelarsi estremamente utile rispetto alle finanze e alle competenze dei singoli Paesi membri. Non con l&#8217;obiettivo di censurare, incarcerare o mettere all&#8217;indice qualcuno, cosa che da liberale disapprovo, ma forse di contenere e circoscrivere il più possibile l&#8217;azione di troll fisici e digitali che diffondono fake news antioccidentali. Si tratta di strumenti che a loro <img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />volta potrebbero essere considerati autoritari dalle stesse persone che non si fanno scrupolo nell&#8217;utilizzare la nostra democrazia, e la lentezza delle istituzioni nell&#8217;inquadrare e contrastare il fenomeno, per amplificare la loro propaganda. Ma credo che nessuno ad oggi abbia soluzioni facili a portata di mano, anche in considerazione del fatto, come ci insegnò il politologo Thomas Schelling nel suo celebre saggio “Arms and influence”, che il terreno del dibattito da solo non è sufficiente per affrontare la minaccia. Perché la propaganda non si basa necessariamente su elementi concreti e confutabili, ma anche sull&#8217;illusione del possesso di una forza soverchiante, influenzando così l&#8217;orientamento dei destinatari del messaggio, timorosi di subirne le conseguenze. Pensate alla bufala dell&#8217;invincibilità russa o alle sue minacce atomiche rispetto ai Paesi NATO.</p>
<p>Bisogna anche aggiungere che, nonostante i nostri ritardi, le istituzioni non si trovano del tutto all&#8217;anno zero, e dei passi importanti sono stati già avviati. Per esempio, abbiamo avuto notizia della riuscita operazione della Polizia di Stato, in collaborazione con l&#8217;Europol, dell&#8217;identificazione e dello smantellamento di un noto gruppo di hackers russi, attivi tanto nella guerra cibernetica quanto nella disinformazione, che in Italia e in altri paesi europei gestivano una rete di circa 600 server, utili ad attaccare le nostre infrastrutture critiche.</p>
<p>Il nostro Esercito dispone inoltre da tempo di un&#8217;Arma delle Trasmissioni, come ben ci potrà illustrare il Generale Pietro Serino, penso anche al battaglione “Gennargentu” di Cagliari. Le cui funzioni, prima strettamente militari su teatri di guerra esteri, come sostiene il politologo svedese Mikael Weissmann, potrebbero assumere sempre più un ruolo a 360 gradi, data la natura composita dei moderni conflitti in corso: per la cyber sicurezza, o la protezione della logistica e l&#8217;uso crescente di droni anche per attività di sorveglianza e intelligence. Pensiamo alla Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence di Tallin, ma pure alla protezione delle strutture di telecomunicazione, dei cavidotti sottomarini dai sabotaggi, e a tutta un&#8217;altra serie di azioni associabili ad “aree grigie” di pertinenza militare.<br />
In Sardegna abbiamo inoltre la più vasta presenza di servitù militari d&#8217;Italia. Una responsabilità che dovremmo condividere maggiormente con altre Regioni, senza però rinunciarvi, ma anzi approfondendo la nostra capacità di deterrenza. Perché in una recente intervista, il Generale Chiapperini ci ha ricordato che l&#8217;Europa e già sotto attacco attraverso varie modalità, e il Mediterraneo sarà uno dei maggiori fronti caldi su cui tenere alta l&#8217;attenzione. Pensiamo pure ai tentativi di accesso della Russia all&#8217;interno del contesto libico, nel territorio controllato da Haftar. Nel presente non è una minaccia di rilievo, ma nei prossimi anni potrebbe diventarlo. Per chi non lo sapesse, l&#8217;esercitazione militare Joint Stars di quest&#8217;anno ha evidenziato che a Cagliari la nostra Difesa sarebbe in grado di fermare la maggior parte dei missili e dei droni lanciati contro la città, ma il test ha comunque registrato il passaggio di sei missili a causa della saturazione della contraerea, e il rischio riguarda tutta Italia. Dunque abbiamo ancora molto su cui lavorare.</p>
<p>Allo stesso tempo, sotto al profilo civile, ricordo che il mondo scientifico e accademico possiede già una competenza in materia di guerra ibrida. E sta affinando una metodologia analitica che potrebbe operare sempre più in sinergia con i decisori politici, per interpretare al meglio le dinamiche del problema, e aiutare il legislatore ad individuare i passi normativi più efficaci. La giornalista Anne Applebaum ritiene che dovremmo realizzare standard internazionali in grado di monitorare l&#8217;intelligenza artificiale, prima che siano le autocrazie ad imporci i propri modelli.</p>
<p>Per tutto il resto il problema andrà inevitabilmente affrontato sul piano culturale, e le scuole dovrebbero trovarsi in prima linea su questo fronte. Anche in questo caso, non per indottrinare, come suggerirebbe qualche populista, ma per esporre i progressi delle liberaldemocrazie occidentali, in termini di benessere, conquiste tecnologiche e libertà civili, rispetto ai modelli asiatici esistenti, e al reale tenore di vita e libertà dei loro cittadini. Unica strada per cercare di ridurre la platea di potenziali utenti della propaganda che circola sui nostri smartphone.<br />
Disgraziatamente, la situazione organizzativa, didattica e culturale della nostra istruzione, docenti compresi, non appare ancora all&#8217;altezza di un compito simile. Una minoranza di professori fa persino parte del problema e ne ripete gli schemi, alimentando i temi di una guerra cognitiva di matrice psicologica, che permea abilmente anche gli orientamenti ideologici dei destinatari. Si pensi alla tragedia nella tragedia del conflitto israelo-palestinese, dove una parte della propaganda russa ha utilizzato il conflitto mediorientale – anch&#8217;esso meritevole di attenzione – come argomento da mettere in bocca all&#8217;eterogenea galassia pacifista, per sottrarre attenzioni politiche alla vicenda ucraina. In questo caso con un relativo successo in termini di consenso popolare, perché sollecita le suggestioni benaltriste del pubblico.</p>
<p>Nonostante tutto, il primo passo per combattere la disinformazione è la consapevolezza e la necessità di non abbandonarsi al disfattismo, perché è esattamente ciò su cui conta il nemico: la nostra indifferenza, e l&#8217;idea che presto o tardi ci stancheremo di combattere.</p>
<p>Non mi dilungo oltre, temo che di questi argomenti continueremo a parlarne sempre più nel futuro. Lascio la parola ai presenti, grazie a tutti per l&#8217;attenzione.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Locandina-A-evento-Chieti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19931" title="locandina-a-evento-chieti" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Locandina-A-evento-Chieti.jpg" alt="" width="605" height="856" /></a></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Intervento-Bomboi-per-Chieti-sulla-guerra-ibrida.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Guerra ibrida – Dibattito a Chieti</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2025 18:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parliamo di un pericoloso fenomeno che sta investendo la nostra società. Assieme al Generale Pietro Serino, già Capo di Stato Maggiore; al Generale Luigi Chiapperini, del Centro Studi dell&#8217;Esercito, già comandante del contingente multinazionale NATO in Afghanistan; dell&#8217;attivista e volontario in Ucraina Carlo Ferrari, e di Piero Ruggi, Aurora Pezzuto e Alessandro Carbone, dirigenti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/VP.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19908" title="vp" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/VP.jpg" alt="" width="605" height="462" /></a></p>
<p>Parliamo di un pericoloso fenomeno che sta investendo la nostra società.</p>
<p>Assieme al Generale Pietro Serino, già Capo di Stato Maggiore; al Generale Luigi Chiapperini, del Centro Studi dell&#8217;Esercito, già comandante del contingente multinazionale NATO in Afghanistan; dell&#8217;attivista e volontario in Ucraina Carlo Ferrari, e di Piero Ruggi, Aurora Pezzuto e Alessandro Carbone, dirigenti del Partito LiberalDemocratico, sotto la supervisione di Alessandro Sforza (Students for Liberty), discuteremo di una minaccia che sta già operando in questo esatto momento nella nostra società.</p>
<p>Una minaccia quotidianamente presente nei nostri smartphone, nella nostra carta stampata e nelle nostre emittenti radiotelevisive, alquanto insidiosa nella volontà di penetrare e condizionare la nostra pubblica opinione.</p>
<p>Perché i problemi del nostro tempo non riguardano solamente una guerra convenzionale presso i confini dell&#8217;Unione Europea, ma al loro interno riguardano pure intelligence, sabotaggi, disinformazione, guerra psicologica, guerra cibernetica e interferenza politica, anche tramite aperto supporto ideologico, economico e/o eventuale ricorso alla corruzione verso personaggi chiave dei partiti e dei media.</p>
<p><img class="alignright" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Sotto questo profilo, l&#8217;Italia rappresenta uno dei maggiori fronti caldi d&#8217;Europa, e si tratta di una battaglia cognitiva capace di alterare la comune dialettica democratica, poiché ha la capacità di inquinarla, generando messaggi di disaffezione verso le proprie istituzioni, amplificandone le criticità in chiave distruttiva.<br />
Il tutto col solo scopo di esaltare il paese avversario, cioè il mandante di questa guerra ibrida, che tende a presentarsi come “il salvatore della patria”.</p>
<p>Parafrasando il celebre pensiero di Carl von Clausewitz, possiamo affermare che la guerra ibrida appare oggi come una prosecuzione della guerra classica con altri mezzi, infilandosi ovunque trovi terreno fertile per attecchire.</p>
<p>Un esempio?</p>
<p>L&#8217;evento di Chieti, col patrocinio del Comune, per cui non è stato impiegato un solo euro di soldi pubblici, neppure dalla Regione Abruzzo, si terrà casualmente in concomitanza con un festival letterario di Cagliari, spesato con 42.500 euro pubblici dalla Regione Sardegna, che invece avrà nel suo programma diverse note personalità filorusse: da Giorgio Bianchi ad Elena Basile, passando per Pino Cabras, senza scordare il conduttore “duginiano” Simone Spiga.</p>
<p>A Cagliari, i contribuenti sardi, più inconsapevoli che consapevoli di ciò che sta accadendo, pagano di tasca propria la linea dei propagandisti, con l&#8217;avvallo delle istituzioni, nella più totale assenza di pluralismo dell&#8217;evento, dietro la sedicente volontà di offrire un “contributo culturale” al pubblico del festival. Come se ciò costituisse l&#8217;offerta di un “punto di vista alternativo e democratico” nell&#8217;interpretazione dei più noti avvenimenti geopolitici in corso.</p>
<p>Appuntamento a Chieti per il 19 luglio, presso il Museo Barbella, Palazzo Martinetti Bianchi, ore 10:00, ingresso libero.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Locandita-evento-Chieti-20251.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19921" title="locandita-evento-chieti-2025" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Locandita-evento-Chieti-20251.jpg" alt="" width="605" height="756" /></a></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Guerra-ibrida-dibattito-a-Chieti.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Nel fumo del conflitto</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2025/07/nel-fumo-del-conflitto/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 08:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se la situazione militare russo-ucraina ci appare con un trend abbastanza chiaro, quella politica presenta invece incognite difficili da decifrare. Sul piano militare abbiamo maturato opinioni grazie agli esperti e ai maggiori media, non italiani ma internazionali, osservando le oggettive difficoltà russe che si traducono nella frustrazione del Cremlino. Frustrazione che ha portato alla fallimentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Putin-Xi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19899" title="putin-xi" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/Putin-Xi.jpg" alt="" width="605" height="437" /></a></p>
<p>Se la situazione militare russo-ucraina ci appare con un trend abbastanza chiaro, quella politica presenta invece incognite difficili da decifrare.</p>
<p>Sul piano militare abbiamo maturato opinioni grazie agli esperti e ai maggiori media, non italiani ma internazionali, osservando le oggettive difficoltà russe che si traducono nella frustrazione del Cremlino.<br />
Frustrazione che ha portato alla fallimentare tattica di trasferire la violenza sulle case ucraine, lanciandogli addosso droni e missili a caso per finalità terroristiche.</p>
<p>Ma sul piano politico esistono variabili in grado di fare la differenza. E per differenza non si intende tanto la capacità russa &#8220;di vincere&#8221;, quanto la capacità russa di resistere prima del crollo, in una fase in cui l&#8217;economia russa si sta degradando, mentre gli ucraini, grazie agli alleati, stanno rendendo solidi e strutturali gli aiuti economici e militari alla propria resistenza.</p>
<p>Sappiamo che Putin ha iniziato a mettere un piede nella fossa: pochi giorni fa, per affrontare le crescenti difficoltà economiche, ha affrontato l&#8217;oligarca Strukov (magnate nel settore dell&#8217;oro), sottraendogli &#8211; pare &#8211; 3,5 miliardi, per continuare a finanziare il lancio di carne umana russa verso i droni ucraini. Mentre Mosca sta di fatto superando l&#8217;uso di mezzi corazzati, ormai ampiamente demoliti, insufficienti, inefficaci e costosi da riprodurre.</p>
<p>È il segnale del fatto che Putin non trova più sufficienti spazi con cui aggredire la spesa pubblica e dunque inizia ad assorbire il patrimonio degli oligarchi, una fortuna costruita dopo decenni di opaca connivenza politica.</p>
<p>Il Cremlino inizia così a farsi nemici importanti all&#8217;interno del proprio paese. Non certo grigi funzionari di Stato che volano misteriosamente dalle finestre od oppositori politici facilmente liquidabili in galera, ma persone che hanno risorse e reti di potere per reagire alle azioni di Putin.</p>
<p>La sorte di Strukov può essere un ammonimento per tutti gli altri oligarchi, ma anche un segnale affinché alcuni di loro inizino a ragionare su come rimuovere Putin dal potere.</p>
<p>Esternamente al paese, invece, la più grande incognita nella resistenza russa al fronte è determinata dalla Cina.</p>
<p>Sappiamo, per sua stessa ammissione, che a Pechino fa comodo un prolungamento della guerra, perché assorbe attenzioni e risorse militari che altrimenti i paesi occidentali, USA in primis, dedicherebbero più al gigante asiatico.<br />
Rutte, segretario generale della NATO, non esclude neppure che il presidente cinese Xi possa tentare un azzardo su Taiwan mentre gli occidentali sono concentrati sull&#8217;Ucraina.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Ciò naturalmente non significa che ai cinesi interessi particolarmente una vittoria di Mosca.</p>
<p>Dal loro punto di vista, Putin è un potenziale vassallo che si sta autoliquidando tutta la forza lavoro e militare del paese. Cioè uomini che vivono ai confini russi: minoranze etniche varie, buriati e contorni vari. Si tratta di ampi spazi di territorio russo che in futuro potrebbero subire l&#8217;ingresso dell&#8217;esercito popolare cinese, con la scusa di &#8220;supportare Mosca contro lo sfaldamento della Federazione Russa&#8221;, ma di fatto occupandone una parte.</p>
<p>E dunque cosa potrebbe prolungare il conflitto odierno?</p>
<p>Un indiretto e crescente aiuto cinese alla capacità russa di produrre droni e missili da impiegare per saturare le difese aeree ucraine. Proprio ciò in cui l&#8217;Occidente oggi appare più fragile. E non tecnologicamente, ma nella capacità di produrre rapidamente sul piano industriale i migliori sistemi deputati ad intercettare i lanci nemici. Dai Patriot sino ai più costosi Samp/T europei, etc.</p>
<p>Cosa potrebbe frenare questa dinamica?</p>
<p>Lo stesso Putin.</p>
<p>È abbastanza pessimo come stratega, per aver lanciato un conflitto sulla base di premesse errate, ma abbastanza abile come politico. Il tanto che basta per capire che il suo futuro potrebbe finire tra le fauci della Cina.</p>
<p>E questo è probabilmente uno dei motivi per cui continua a cercare il supporto di terzi paesi vicini, tra cui la Corea del Nord, nonostante quest&#8217;ultima sia concretamente un vassallo cinese. Ma non dispone di molte altre opzioni sul tavolo a cui far ricorso.</p>
<p>I cinesi a loro volta sono abbastanza abili da non orientare la propria azione politica verso un evidente e chiaro aiuto militare alla Russia. Il perché è ovvio, si esporrebbero a pesanti sanzioni da parte dei mercati più ricchi in cui esportano merci: USA ed UE.</p>
<p>Ultima ma non secondaria variabile è la Germania, per cui facciamo parlare la cronaca politica. Su impulso del governo Merz, il Maggiore Generale della Bundeswehr Christian Freuding ha dichiarato: <em>«Rafforzeremo significativamente le capacità dell&#8217;Ucraina nelle prossime settimane e nei prossimi mesi […] Abbiamo bisogno di sistemi d&#8217;arma in grado di penetrare in profondità nel territorio russo e attaccare magazzini, posti di comando, aeroporti e velivoli».</em></p>
<p>D&#8217;altra parte, anche russi e cinesi non dispongono di adeguata capacità di difesa del proprio spazio aereo, mentre Kyiv potrebbe dunque presto incrementare la propria iniziativa sul versante offensivo.</p>
<p>La sconfitta russa è all&#8217;orizzonte, ma mai vendere la pelle dell&#8217;orso prima di averlo catturato. Potrebbe volerci tempo.</p>
<p>In definitiva, la durata della guerra sarà probabilmente decisa da tali equilibri politici, oggi parzialmente e comprensibilmente nascosti dal fumo della guerra. Un fumo che raggiunge inevitabilmente le stanze del potere.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/07/URN-Sardinnya-Esteri-Nel-fumo-del-conflitto-russo-ucraino.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La pace ingiusta nella miopia morale e intellettuale dei suoi teorici</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 16:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La vita viene prima della proprietà&#8221; sentenziano gli ingenui pacifisti, quelli che dal divano di casa propria intendono decidere sui divani degli altri. Ossia sulla “necessità”, a detta loro, che gli ucraini regalino qualcosa a Putin in barba al diritto internazionale. Ma non c&#8217;è bisogno di ricordare Chamberlain o i fatti di Monaco del 1938 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/03/TO.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19771" title="to" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/03/TO.jpg" alt="" width="605" height="422" /></a></em></p>
<p><em>&#8220;La vita viene prima della proprietà&#8221;</em> sentenziano gli ingenui pacifisti, quelli che dal divano di casa propria intendono decidere sui divani degli altri. Ossia sulla “necessità”, a detta loro, che gli ucraini regalino qualcosa a Putin in barba al diritto internazionale. Ma non c&#8217;è bisogno di ricordare Chamberlain o i fatti di Monaco del 1938 per mostrare che si sbagliano.</p>
<p>Abbiamo fatti molto più recenti e perfettamente correlati al nostro contesto per argomentare la loro superficialità.</p>
<p>Per esempio, Obama e Trump sono due archetipi di leader deboli che esprimono al meglio la vacuità dei giudizi in materia di &#8220;pace a tutti i costi&#8221;.</p>
<p>Obama il progressista si è rivelato profondamente diverso da Clinton, così come Trump il conservatore si è rivelato profondamente diverso da Reagan o dai Bush. Ma evitiamo di perdere tempo ricordando le vicende di Balcani e Iraq e andiamo dritti al cuore dei problemi.</p>
<p>Durante la presidenza Obama, nel 2014, Putin ha annesso la Crimea alla Russia mandandoci i propri soldati. Solo qualche tempo dopo Mosca ha ammesso pubblicamente l&#8217;intervento militare.</p>
<p>Che fece Obama?</p>
<p>Niente. Temeva un&#8217;esplosione del conflitto in Ucraina e il rischio di dover intervenire militarmente, assieme agli europei, per ricacciare Putin in Russia.</p>
<p>La Casa Bianca pensò che una mutilazione territoriale a spese dell&#8217;Ucraina avrebbe risparmiato vite e soldi dei contribuenti. Si limitò così a poche sanzioni contro Mosca e a non riconoscere l&#8217;annessione.</p>
<p>Lo stesso ragionamento venne effettuato dai leader europei del periodo, peraltro timidamente interessati all&#8217;osservanza degli accordi di Minsk sul Donbass, mentre acquistavano gas e petrolio da Putin accrescendone la sua forza militare.</p>
<p>La Crimea ha dunque saziato Putin?</p>
<p>No, perché non essendo stato punito nel 2014, ha scelto di tornare in Ucraina nel 2022 per prendersi tutto.</p>
<p>Washington dunque si sbagliava: l&#8217;inazione del 2014 è costata a posteriori più morte e più denaro, anche a carico degli europei.</p>
<p>Così come l&#8217;inazione del 1938 portò al secondo conflitto mondiale. Un problema recentemente riconosciuto anche dalla ex cancelliere Angela Merkel.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Intendiamoci, non significa che oggi ci sarà una “terza guerra mondiale”, sappiamo però che un governo espansionista, e soprattutto un&#8217;economia convertita alla guerra, non riduce ma amplifica la propria sete imperiale a danno dei vicini. Perché ad ogni avanzamento assorbe risorse predandole alle vittime che incontra sul proprio cammino. Proprio come fece Hitler, che ai tempi dell&#8217;annessione cecoslovacca non aveva ancora la forza militare per sottomettere tutta l&#8217;Europa, ma la conquistò gradualmente, man mano che incamerò idrocarburi, metalli e forza lavoro dai paesi via via occupati.</p>
<p>Dal 2014 al 2022 Putin ha incessantemente continuato a sviluppare il proprio esercito, mentre Trump sta oggi seguendo le stesse orme di Obama.</p>
<p>Se così non fosse, i media nella loro attualità non ci parlerebbero di spartizione territoriale, ma del fatto che la Russia dovrebbe risarcire l&#8217;Ucraina per la devastazione della guerra.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda, i teorici della pace ingiusta, passando sopra i cadaveri degli ucraini, pensano di avere in tasca un qualche attestato di moralità, o di insegnamento da dare ai propri figli, con cui giustificare l&#8217;ingiustificabile.<br />
La demenziale e masochistica idea di cedere alla prepotenza, nella speranza che il prepotente torni sui suoi passi, è stata persino superata dalla Chiesa, che nel Catechismo scaturito dal Concilio Vaticano II° ha sentenziato: «<em>La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità</em>.» (Art. 2265).</p>
<p>Infatti, che farà Putin se non verrà punito, ma forse addirittura ricompensato?</p>
<p>Tra qualche tempo tornerà alla carica, contro gli ucraini o contro altri piccoli vicini, come i moldavi, o peggio, come i baltici, che per adesso sono ancora paesi NATO.</p>
<p>Perché se gli è andata bene non una ma ben due volte (2014 e forse 2022), perché non provarci di nuovo?</p>
<p>E questo possibile futuro ci costerà molti più soldi e molte più vite della guerra in Ucraina.</p>
<p>C&#8217;è però una differenza fondamentale tra Obama e Trump: il primo aveva probabilmente dubbi sull&#8217;uso dell&#8217;atomica da parte di Putin e riteneva che Mosca fosse più forte di quanto dimostrato dai russi nella pratica. Trump invece non ha più questa scusante di carattere precauzionale, e se dovesse agevolare l&#8217;appetito di Putin, i posteri troveranno le responsabilità del presidente USA come doppiamente gravi. Perché aveva l&#8217;opportunità di fermare il Cremlino in un momento di debolezza militare russa, scegliendo di fare tutt&#8217;altro.</p>
<p>D&#8217;altronde, se poco più di trenta milioni di ucraini riescono a frenare Putin, perché non dovrebbe riuscirci la prima potenza economica globale?</p>
<p>Anche perché, a catena, emulando Putin, la Cina potrebbe battere la stessa strada con Taiwan e altri vicini, dando luogo ad un&#8217;era di instabilità globale.</p>
<p>In definitiva, i Chamberlain contemporanei, nella loro approssimazione intellettuale, non sono meno infingardi e pericolosi di quelli del Novecento. Perché non capiscono che le &#8220;paci&#8221; ingiuste determinano contesti di instabilità politico-sociali che presto o tardi cercano una forma di ricomposizione e giustizia, in cui anche le armi fanno parte del menù.</p>
<p>Il celebre economista Thomas C. Schelling, Nobel per gli avanzamenti nella “teoria dei giochi” e tra i massimi esperti mondiali di sicurezza, ci insegnò che il miglior percorso per un negoziato di pace non consiste nel porgere la guancia alla controparte, ma nel sedersi al tavolo del dialogo con alle spalle un robusto esercito, o l&#8217;idea che tale esercito esista e sia in grado di agire in supporto alle proprie ragioni.</p>
<p>Ecco perché dobbiamo armare meglio l&#8217;Europa, nell&#8217;ipotesi che Putin, dopo le sanzioni, torni immediatamente ad accrescere la sua forza militare, ed ecco perché bisogna assicurarsi che la Russia paghi in qualche modo per la sua sanguinaria iniziativa bellica. Quest&#8217;ultimo aspetto rimane indissolubilmente connesso al primo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Adriano Bomboi.</span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Miopia-dei-teorici-della-pace-ingiusta.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/03/E.-Macron-URN-Sardinnya-ONLINE-B.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19774" title="CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v80), quality = 75" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/03/E.-Macron-URN-Sardinnya-ONLINE-B.jpg" alt="" width="605" height="400" /></a></strong></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Ucraina e neoperonismo: il papa che invitò la vittima a piegarsi al male</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2024 12:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/Papa-Franziscu.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19395" title="papa-franziscu" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/Papa-Franziscu.jpg" alt="" width="605" height="462" /></a></p>
<p>Bei tempi quando i papi erano ancora dalla parte degli ultimi e degli aggrediti. Perché, per chi non lo sapesse, nonostante Papa Francesco abbia invitato Kiev ad “alzare bandiera bianca”, la Chiesa riconosce invece il diritto alla difesa e addirittura mediante l&#8217;uso di armi.</p>
<p>Ripassiamo la massima espressione del Concilio Vaticano II°, il <a href="https://www.vatican.va/archive/ccc_it/ccc-it_index_it.html" target="_blank">Catechismo</a> della dottrina cattolica (promulgato con la costituzione apostolica “Fidei depositum”). Vediamo gli articoli più esaustivi, tra i vari, al riguardo:</p>
<p>Art. 2265. <em>«La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l&#8217;ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell&#8217;autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.»</em></p>
<p>In base a questo articolo Zelensky sarebbe dunque pienamente legittimato ad inviare truppe contro l&#8217;invasore russo, e non certo ad arrendersi alla violenza, alla sopraffazione e alla prepotenza dell&#8217;imperialismo del regime di Putin.</p>
<p>Ma se tale articolo non fosse abbastanza chiaro, il 2309 si spinge oltre:</p>
<p><em>«Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale.</em><br />
<em>Occorre contemporaneamente:</em><br />
<em>a) che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;</em><br />
<em>b) che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;</em><br />
<em>c) che ci siano fondate condizioni di successo;</em><br />
<em>d) che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.»</em></p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Questi articoli derivano a loro volta dalla Costituzione pastorale “Gaudium et spes”, promulgata a suo tempo da Papa Paolo VI°, tra i documenti principali del Concilio Vaticano II° (1965).</p>
<p>Dunque, perché Papa Bergoglio ha invitato le vittime dell&#8217;aggressione militare russa, gli ucraini, ad “alzare bandiera bianca”? Tutti i negoziati prebellici intentati dalle grandi potenze, Washington, Parigi e Berlino, in primis, fallirono.</p>
<p>I casi sono due: o, banalmente, a differenza del suo predecessore, Francesco non ha la giusta competenza per affrontare il suo mandato (e ciò ci porterebbe agli oziosi discorsi teologici sull&#8217;infallibilità papale), incrinando oltre un millennio di arte diplomatica vaticana. Oppure Francesco conosce bene la catechesi cattolica e allora ritiene che non sussista il comma C dell&#8217;ultimo articolo che abbiamo visto, quello relativo alle possibilità di successo dell&#8217;aggredito.</p>
<p>Ma questo sarebbe doppiamente grave, perché implicherebbe che lo Stato Pontificio sia caduto nella trappola della propaganda russa, che tende a presentare Mosca come un&#8217;imbattibile “superpotenza”. E senza considerare il concreto andamento del conflitto, che se per gli ucraini non è brillante, non lo è neppure per i russi, impantanati da oltre due anni nel fango, nel ghiaccio e nel sangue dei propri soldati, con avanzamenti simbolici di pochi chilometri, ad un costo altissimo, su macerie che finiscono puntualmente per perdere, arretrando.</p>
<p>Altra ipotesi, magari più inconfessabile, è che negli ambienti vaticani si sogni di tornare ad un equilibrio internazionale in cui gli investimenti russi all&#8217;estero non siano più soggetti alle limitazioni di alcune sanzioni.</p>
<p>Qualunque sia la verità, sappiamo però per certo che la Chiesa oggi esprime una posizione insidiosa per l&#8217;ordine internazionale, in quanto concede un vantaggio propagandistico enorme alla strategia comunicativa del Cremlino. Perché accresce nella pubblica opinione occidentale, e magari anche in alcuni nostri governi, la sbagliata idea di un&#8217;ineluttabilità del conflitto che si risolverebbe “a vantaggio di Mosca”, ad un prezzo sempre più salato. Stimolando ulteriormente l&#8217;appetito del regime putiniano, che così, non solo non nota un serio isolamento internazionale per le sue azioni, ma continua a trovare solide sponde di supporto che giustificano la sua guerra.</p>
<p>Si tratta di un momento di evidente debolezza della diplomazia vaticana, forse più grave rispetto ad altre minacce attraversate nella storia dalla Santa Sede, perché stavolta pare dettata più dal connubio di ideologia neoperonista, ingenuità e impreparazione, che altri motivi. E come ben sostiene il politologo Vittorio Emanuele Parsi, l&#8217;impressione è che, tra attendismo dovuto alla campagna elettorale USA, e ritardi militari europei, si sia creato un clima non dissimile da quello degli anni &#8217;30 del Novecento, in cui l&#8217;apatia e anche l&#8217;ignavia dei governi occidentali hanno lasciato campo libero al male per prosperare e diffondersi. Un male invece da affrontare con determinazione.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/URN-Sardinnya-Esteri-Il-papa-che-invitò-la-vittima-ad-arrendersi.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Latte: Parla Pinna. Nel frattempo Antitrust e politica vanno avanti</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2019/02/latte-parla-pinna-nel-frattempo-antitrust-e-politica-vanno-avanti/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 17:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Latte &#8211; Parla Pinna, industriale caseario: «Noi lavoriamo solo il 12% del latte destinato a romano, un altro 60% dalle cooperative, perché neppure loro pagano 1 euro al litro? Di cosa stiamo parlando? E da noi non entra neppure un litro di latte rumeno, azioni legali contro chi diffonde falsità e sui social. Il nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Latte &#8211; Parla Pinna, industriale caseario:</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>«Noi lavoriamo solo il 12% del latte destinato a romano, un altro 60% dalle cooperative, perché neppure loro pagano 1 euro al litro?</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Di cosa stiamo parlando?</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>E da noi non entra neppure un litro di latte rumeno, azioni legali contro chi diffonde falsità e sui social. </em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Il nostro investimento in Romania non ha niente a che vedere con la filiera sarda».</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Nei fatti i pastori rimangono la parte debole della filiera e l&#8217;Antitrust attiva un&#8217;istruttoria sul problema. Mario Seminerio è stato il primo ad auspicare l&#8217;intervento dell&#8217;authority, che cosa comporta sul piano giuridico e cosa risolverà la politica con la solita immissione di denaro pubblico in campagna elettorale?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Pinna-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16996" title="pinna-urn-sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Pinna-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="414" /></a></p>
<p>Parla Paolo Pinna, industriale caseario thiesino, finito al centro delle proteste della &#8220;guerra del latte&#8221;:</p>
<p><em>«Noi lavoriamo solo il 12% del latte destinato a romano, un altro 60% circa dalle cooperative, perché neppure loro pagano 1 euro al litro?</em><br />
<em>Di cosa stiamo parlando?</em><br />
<em>E da noi non entra neppure un litro di latte rumeno, attiveremo azioni legali contro chi diffonde falsità e sui social. Girano foto e video di cui non sappiamo nulla.</em><br />
<em>Il nostro investimento in Romania non ha niente a che vedere con la filiera sarda.</em><br />
<em>Noi esistiamo grazie ai pastori e loro esistono grazie a noi. Ma siamo molto preoccupati e stiamo subendo un incalcolabile danno di immagine. Soprattutto, abbiamo dovuto mandare a casa 230 operai a causa dei blocchi; non riusciamo a rispettare i contratti già siglati. </em><br />
<em>La sovrapproduzione? Uno sbaglio di tutti».</em></p>
<p>È il succo dell&#8217;intervista tenuta a <a href="https://www.sardegnalive.net/news/in-sardegna/31786/protesta-prezzo-del-latte-parla-paolo-pinna-io-e-i-miei-familiari-siamo-preoccupati-per-la-piega-assunta-dagli-eventi" target="_blank">Sardegna Live</a>, la nota azienda thiesina non intende fare la parte del capro espiatorio di una situazione che ha chiare (e anche opache) responsabilità diffuse in tutta la filiera.<br />
Per quale ragione?<br />
Perché l&#8217;intero Consorzio del Pecorino Romano ha avvallato la sovrapproduzione del prodotto, con il benestare di tutti gli affiliati, cooperative di pastori inclusi, pastori che si videro pagare bene il prezzo del latte (oggi crollato sino a 60 cents). E nessuno ebbe di che lamentarsi.<br />
Ma com&#8217;era prevedibile, l&#8217;eccesso di offerta ha finito per gravare sulla parte più debole della filiera, e questo ha spinto l&#8217;AGCM, l&#8217;autorità Antitrust, ad avviare un&#8217;istruttoria sul Consorzio e sui 32 affiliati. L&#8217;esperto di economia Mario Seminerio è stato il primo ad auspicare un intervento dell&#8217;authority per accendere un faro su eventuali comportamenti illeciti tra i protagonisti di questa vicenda.<br />
Di cosa si tratta precisamente?<br />
L&#8217;AGCM interviene sulla base del decreto legge n. 1/2012. In particolare, l&#8217;art. 62 consente alle autorità di verificare l&#8217;esistenza o meno di un cartello che avrebbe abusato della condizione di subalternità dei pastori, determinata, nel caso di specie, da due fattori: 1) la deperibilità del prodotto; 2) la sottocapitalizzazione dei conferitori. In altri termini, l&#8217;istruttoria cercherà di capire se i dirigenti di cooperative e industria di trasformazione abbiano sfruttato la condizione di pastori <img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />che trattano una merce che si guasta rapidamente, e che non dispongono di sufficiente solidità finanziaria (a causa della piccola dimensione di queste imprese) per reggere ai problemi. Questi due fattori infatti spingono i pastori a conferire, praticamente a senso unico, una materia prima che altrimenti non ha altri validi sbocchi di mercato. Quantomeno non nel contesto dell&#8217;industria di trasformazione attuale. L&#8217;art. 62 prevede infine l&#8217;irrogazione di sanzioni, in rapporto al fatturato delle aziende eventualmente ritenute responsabili di questa situazione.</p>
<p>Com&#8217;è facile immaginare, tra 4 mesi, lontani dalle elezioni regionali, determinate cooperative potrebbero essere indotte a rivalersi nei confronti dei propri associati: i pastori stessi.</p>
<p>Ed è a questo punto che sorgono ulteriori domande, che per molti conoscitori di questo ambiente sono puramente retoriche: 1) i pastori sono realmente rappresentati da alcune cooperative o esistono anche pesanti influenze politico-clientelari che, contro ogni logica di mercato, influenzano le scelte aziendali? 2) queste scelte aziendali hanno l&#8217;obiettivo di ridurre e diversificare un prodotto altrimenti eccedente sul mercato o mirano a risolvere i problemi tramite il consueto intervento pubblico?</p>
<p>Qualsiasi risposta si intenda offrire a queste due domande, sappiamo per certo che la politica ha messo sul piatto circa 50 milioni di euro dei contribuenti (tra fondi statali e regionali), al fine di tenere in vita questa piccola Alitalia del latte, incurante del mondo reale. Quello di tanti consumatori che di pecorino romano dop, buono o cattivo che sia, non vogliono ancora sentirne parlare.</p>
<p>E i pastori? Probabilmente dovrebbero chiedersi se ottenere qualche centesimo in più al litro per qualche periodo sia la soluzione reale ai loro problemi, o se la loro protesta sia solo servita ai trasformatori per liberarsi di eccedenze di formaggio che non vuole nessuno.</p>
<p>Tutto ciò accade mentre la Repubblica Bolivariana d&#8217;Italia permette a dei camion &#8211; che nulla hanno a che vedere con la legittima protesta degli allevatori &#8211; di essere saccheggiati nelle nostre strade, senza un&#8217;adeguata azione di contrastro delle forze di pubblica sicurezza. Si tratta dell&#8217;aspetto più grave di tutta questa vicenda, perché dimostra che in periodo di campagna elettorale anche il Diritto può essere sospeso.</p>
<p>- <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/URN-Sardinya-Sa-Natzione-Il-latte-tra-Pinna-e-Antitrust.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p>Per chi volesse approfondire questi e altri temi, si consiglia il libro <em>“<a href="http://www.sanatzione.eu/2019/02/problemi-economico-finanziari-della-sardegna-ecco-il-libro/" target="_blank">Problemi economico-finanziari della Sardegna</a>“</em> (A. Bomboi, Condaghes, Cagliari 2019).</p>
<p><strong><img class="aligncenter" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Libro-Bomboi-2019-URN.jpg" alt="" width="300" height="452" /></strong></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>&#8216;Guerra del latte&#8217;: parla Roberto Brazzale, industriale caseario veneto</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 19:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Guerra del latte&#8221;: ci scrive Roberto Brazzale, industriale caseario veneto, patron dell&#8217;omonimo gruppo da 150 milioni di euro di fatturato &#8211; tre volte i Pinna &#8211; e marchi del calibro di Gran Moravia e Alpilatte. Con sedi in Cina, Repubblica Ceca, USA e Brasile. Cosa sta succedendo in Sardegna e come affrontare i problemi? Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>&#8220;Guerra del latte&#8221;: ci scrive Roberto Brazzale, industriale caseario veneto, patron dell&#8217;omonimo gruppo da 150 milioni di euro di fatturato &#8211; tre volte i Pinna &#8211; e marchi del calibro di Gran Moravia e Alpilatte. Con sedi in Cina, Repubblica Ceca, USA e Brasile.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Cosa sta succedendo in Sardegna e come affrontare i problemi?</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16953" title="brazzale-spa-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-URN.jpg" alt="" width="605" height="403" /></a></p>
<p>Il prezzo del latte di pecora in Sardegna è basso perché la produzione è troppo alta rispetto ai ricavi sperati. Punto. Nessuna congiura, semmai congiuntura.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />I consumatori dovrebbero beneficiarne e i pastori dovrebbero accettare la realtà e modificare i loro piani produttivi, permettendo così un successivo recupero delle quotazioni, nell’incessante e naturale saliscendi dei prezzi di mercato. I prezzi sono dei prodigi informativi perché contengono infinite informazioni in tempo reale che nessun’altra fonte è in grado di suggerire. Almeno fino a quando la politica non ci mette le mani con l’obiettivo di “ridurre la volatilità” (sia benedetta), desiderosa di dimostrare di essere necessaria alla vita delle persone e giustificare la propria costosa esistenza all’elettorato. Finirà probabilmente così, è da scommetterci, con <span style="text-decoration: underline;">un intervento pubblico a sostegno dei prezzi che ritarderà l’uscita dalla sovrapproduzione aggravandone gli effetti</span>. Con il latte vaccino hanno combinato un disastro simile nel 2016-2018, comprando 400.000 tons di SMP.</p>
<p>La vicenda sarda dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, il grado di analfabetismo economico imperante nel nostro paese, ben condensato negli articoli che affollano la rassegna stampa di oggi (tra i quali quello di Repubblica ci sembra un catalogo di inenarrabili sciocchezze). Solo per dirne una, quella che si meraviglia che ai produttori agricoli vada solo un quinto del valore finale, fatto del tutto logico quando entrano in gioco costi insopprimibili come il confezionamento, la logistica, la distribuzione, le imposte sul consumo, che da soli prendono almeno tre quarti del ricavo finale.<br />
<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-2-URN.jpg"><img class=" wp-image-16956 alignright" title="brazzale-spa-2-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/Brazzale-Spa-2-URN.jpg" alt="" width="208" height="157" /></a>Altro che infiniti peana cittadini contro chissà quale nemico della ruralità arcadica. Se esistesse più mercato e meno denaro pubblico speso in consorzi, politiche agricole e rieducazioni alimentari, i consumatori sarebbero più elastici nei loro consumi, e fuori dai condizionamenti del marketing istituzionale che li bombarda da decenni, sceglierebbero il pecorino perché più conveniente, ne aumenterebbero i consumi proprio mentre i produttori rivedono al ribasso i loro piani produttivi spinti dalla contrazione dei margini.</p>
<p>Quella che viene chiamata “crisi” e che altro non è che la vita fisiologica dell’economia umana, si supererebbe e si entrerebbe probabilmente in una fase inversa in cui i produttori di latte vedrebbero rialzarsi i loro margini ed i consumatori pagarne il prezzo. È successo solo pochi anni fa. Succederà presto di nuovo.</p>
<p>Sempre che la politica si tolga di mezzo. È da augurarselo nell’interesse dei mitici pastori sardi.</p>
<p>- <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Brazzale-su-guerra-del-latte.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Ma quale terza guerra mondiale? E&#8217; il ritorno della storia&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2016 13:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Luca Tolu. Evocare la terza guerra mondiale è ormai diventata una moda. Un po come i risvoltini nei pantaloni, o la barba stile vecchio testamento. A cavalcare questa nuova tendenza sono in tanti, dai soliti pacifisti, fino ai seguaci delle linee editoriali che vanno per la maggiore in quest&#8217;epoca, costruite intorno al sensazionalismo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/The-Pentagon-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13629" title="The Pentagon - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/The-Pentagon-URN.jpg" alt="" width="605" height="346" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Luca Tolu.</em></span></p>
<p>Evocare la terza guerra mondiale è ormai diventata una moda. Un po come i risvoltini nei pantaloni, o la barba stile vecchio testamento. A cavalcare questa nuova tendenza sono in tanti, dai soliti pacifisti, fino ai seguaci delle linee editoriali che vanno per la maggiore in quest&#8217;epoca, costruite intorno al sensazionalismo e ai mediocri contenuti.<br />
Abbiamo poco di cui stupirci finché ad esprimere certe banalità sono il buon Papa Francesco, straordinario interprete di una Chiesa 2.0 sempre più friendly quanto meno culturalmente all&#8217;altezza di dibattere sulle grandi sfide della nostra civiltà, oppure il comico predicatore della rete Beppe Grillo, che ha costruito attorno al qualunquismo un business politico. Viceversa, sorprende che a dare una verniciata di scientificità a certe teorie sia una rivista come <em>Limes</em>, considerata spesso una sorta di istituzione nel dibattito italiano attorno ai temi della politica estera.</p>
<p>&#8220;La terza guerra mondiale?&#8221; è, infatti, il titolo dell&#8217;ultimo volume di <em>Limes</em>. Probabilmente sono più le ragioni editoriali rispetto a quelle contenutistiche ad aver portato a privilegiare tali titoli, ma resta il dato che sdoganare certi termini diluisca nell&#8217;acqua di rose bergogliana, oppure nel brodo <em>acchiappa click</em> grillino, la credibilità delle proprie analisi.<br />
Questo perché, piuttosto che alla terza guerra mondiale, siamo piombati, dopo decenni di congelamento dei blocchi durante la Guerra Fredda e una parentesi meno lunga di unilateralismo americano, in ciò che Robert Kagan definì fin dal 2008 come il &#8220;ritorno della storia&#8221;.<br />
La &#8220;storia&#8221;, infatti, non è affatto finita come era di moda affermare negli anni novanta. Il progresso non è affatto inevitabile, e lo stesso Francis Fukuyama, autore del saggio su &#8220;la fine della storia&#8221;, aveva torto nel delineare un piatto futuro di perpetuo dominio americano come epilogo della fine della Guerra Fredda.<br />
Avevano torto anche coloro che nella seconda metà del 900 preannunciavano la fine del sistema liberal capitalistico e la rivoluzione del Terzo Mondo contro il Primo Mondo.<br />
Avevano torto anche coloro che davano per imminente un equilibrio paradisiaco cucito sull&#8217;integrazione internazionale e sul miraggio del multilateralismo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Nel mondo di oggi, la stessa infinita diatriba tra unilateralismo e multilateralismo, valida durante la Presidenza di George W. Bush, pare ora già come un passato remoto, come una anacronistica disquisizione ormai archiviata. Ciò perché l&#8217;incertezza economica, il terrorismo islamico, la guerra asimmetrica e l&#8217;emergere di nuovi attori internazionali convenzionali e non convenzionali, con la complicità di una Presidenza Obama debole, ha reso insostenibile per gli Stati Uniti la continua avanzata verso sempre più elevati confini di egemonia globale. Questo non significa che l&#8217;America sia diventata più debole, viceversa, sono cresciuti i restanti partners mondiali e con essi la complessità del &#8220;campo di gioco&#8221;.<br />
Dalle ceneri del precedente sistema emerge così una realtà simile al caos in cui si consolidano fenomeni preoccupanti quali:</p>
<p>- l&#8217;effetto domino di interi gruppi di entità statali che crollano l&#8217;uno accanto all&#8217;altro per essere sostituiti dall&#8217;anarchia e dall&#8217;instabilità;<br />
- l&#8217;intensificarsi dei conflitti di natura etnica e religiosa;<br />
- l&#8217;aumento della diffusione di armi nucleari e di altri strumenti di distruzione di massa e il rischio di proliferazione verso gruppi terroristici ed entità statuali rette da regimi pericolosi;<br />
- l&#8217;affiorare di gruppi anonimi di hackers organizzati in grado di sviluppare il caos in un mondo sempre più globalizzato, digitalizzato e interconnesso;<br />
- la diffusione incontrollata e impunita di atti di cyber spionaggio e cyber guerra che trafugano dati sensibili, proprietà intellettuale e informazioni militari;<br />
- il consolidarsi di organizzazioni criminali internazionali dedite al traffico di sostanze stupefacenti;<br />
- l&#8217;emergere, all&#8217;interno delle democrazie occidentali, da un lato di partiti politici estremisti anti-sistema che pongono in discussione gli stessi pilastri costitutivi di una moderna democrazia avanzata, dall&#8217;altro lato di un sentimento di sfiducia verso il futuro e verso la capacità di potenziamento politico ed economico, elementi che rendono l&#8217;Occidente più debole di fronte alle sfide succitate.</p>
<p>Il precedente Ordine Mondiale lascia, in questo modo, spazio ad un nuovo e preoccupante &#8220;Disordine Mondiale&#8221; che i governi non sono ancora pronti ad affrontare.<br />
Non sono pronti gli Stati Uniti, prigionieri in questi ultimi sette anni della cosiddetta &#8220;<a href="http://disordinemondiale.blogspot.it/2012/08/obama-e-la-profezia-del-declino.html#.VuGOhpzhDIU" target="_blank">profezia del declino</a>&#8220;, una &#8220;profezia che si auto avvera&#8221; grazie agli errori e alle incertezze di Barack Obama, il Presidente debole che ha ceduto intere fette di leadership e credibilità statunitense portando avanti una &#8220;antidottrina&#8221; timida e contraddittoria in politica estera. Non è pronta naturalmente l&#8217;Europa, il &#8220;grande malato&#8221; e ventre molle dell&#8217;Occidente, anni luce lontana da quella che dovrebbe essere una giusta strategia di difesa comune. E non sono pronti nemmeno gli altri attori internazionali, compresi coloro che, come la Russia, si comportano come una superpotenza anche se nella realtà dei fatti hanno, nei propri fondamentali, i piedi d&#8217;argilla.<br />
L&#8217;attuale Ordine Mondiale sembra quindi costruito nell&#8217;eterna incertezza e nell&#8217;apparente assenza di punti di riferimento e di poli di intervento capaci di restaurare equilibrio e sicurezza globale. In poche parole, siamo di fronte al ritorno della storia, ad uno stato di caos sistemico che non si traduce affatto in uno scenario da terza guerra mondiale, semmai in un complicato rompicapo di cui nessuno è custode di un&#8217;unica soluzione.</p>
<p><em><a href="http://disordinemondiale.blogspot.it/2016/03/ma-quale-terza-guerra-mondiale-e-il.html#.VuGWhJzhDIU" target="_blank">11-03-16</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/URN-Sardinnya-Esteri-Ma-quale-terza-guerra-mondiale.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Pro Lombardia: &#8216;Ripensare la Grande Guerra, rigettare Cadorna&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2015 22:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Questa guerra è il grande crogiuolo che mischia e fonde tutti gli italiani. Il regionalismo è finito.” Benito Mussolini –  1916. “Se l’informazione corrisponde a verità, le defezioni non potrebbero essere che nuovo frutto della propaganda contro la guerra che si svolge in Sicilia e che ha ridotto l’isola ad un covo pericoloso di renitenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/05/Logo-ProLombardia.eu_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11792" title="Logo ProLombardia.eu" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/05/Logo-ProLombardia.eu_.jpg" alt="" width="330" height="330" /></a>“Questa guerra è il grande crogiuolo che mischia e fonde tutti gli italiani. Il regionalismo è finito.”</em></p>
<p>Benito Mussolini –  1916.</p>
<p><em>“Se l’informazione corrisponde a verità, le defezioni non potrebbero essere che nuovo frutto della propaganda contro la guerra che si svolge in Sicilia e che ha ridotto l’isola ad un covo pericoloso di renitenti e di disertori, i quali, secondo le segnalazioni del Ministero della Guerra, superano i 20.000. Ma non soltanto la Sicilia è fomite di velenosa propaganda contro la guerra e contro il dovere militare; anche altrove (in Toscana, nell’Emilia, in Romagna, nella stessa Lombardia) si seminano con arte malvagia le teorie antipatriottiche, e nelle truppe di complemento che giungono dal Paese, come nei militari che ritornano dalla licenza, si manifestano gravi sintomi di indisciplina che hanno richiesto le più energiche misure di repressione perché il male non dilaghi. Si è perciò dovuto ricorrere a fucilazioni immediate, su vasta scala, e rinunziare alle forme del procedimento penale, perché occorre troncare il male dalle sue radici e finché si può sperare di arrivare in tempo. Così si procede in zona di guerra con inesorabile severità, ma debbo prevenire che se i sintomi ora rilevati e repressi dovessero permanere, o peggio si estendessero, sarò costretto a determinare estremi provvedimenti e ricorrere alla “decimazione” dei reparti infetti dal contagio, rimettendo in vigore un supremo atto di repressione, che inconsciamente si volle togliere dal codice penale militare, ma che è arma necessaria, oggi più che mai, in mano del Comando, data l’improvvisazione, su larga scala, delle truppe e il veleno che esse attingono dai contatti col Paese.”</em></p>
<p>Generale Luigi Cadorna – Lettera al presidente del Consiglio italiano – 6 giugno 1917.</p>
<p><em>“Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei“.</em></p>
<p>B.N. anni 25,  soldato – condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria – 1916.</p>
<p>La Prima Guerra Mondiale fu un atroce, inumano e purtroppo riuscito esperimento di nation building che si riverbera ancor oggi nella quotidianità dei popoli facenti parte dello Stato italiano: lombardi, siciliani, veneti, sardi, etc. La dichiarazione di guerra quindi, idealmente, fu destinata a questi popoli, più che a quelli facenti parte dell’Impero Austro – Ungarico; i soldati vennero utilizzati per combattere contro sé stessi e contro la loro stessa identità. Allora, come ora, lo Stato unitario italiano non aveva senso di esistere: le forti contraddizioni interne portarono a due governi di “unità nazionale”, senza dimenticare la precedente guerra alla ribellione nell’ex Regno delle Due Sicilie ignobilmente etichettata come “lotta al brigantaggio”.</p>
<p>Perché si può definire “riuscito” l’esperimento messo in atto dalle elites sabaude? Perché, nonostante il disastroso esito della guerra, fu forzatamente instaurato nella memoria collettiva dei partecipanti un evento di forte impatto psicologico comune; in nessun paese, per quanto piccolo sia, manca una stele con il nome dei caduti. La propaganda di regime ha chiaramente enfatizzato questi sacrifici attribuendo loro un significato distorto: l’invasore doveva essere fermato, il popolo non chiedeva altro che la vittoria nella guerra; vennero confezionati quindi a tavolino canti come La leggenda del Piave, che ancor oggi vengono cantati e ripetuti. Nelle trincee il popolo invece si dava forza intonando canti identitari e locali, come il celebre <em>O surdato nnamurato</em> in lingua napoletana: da una parte l’enfasi della retorica nazionalista italiana delle élites, dall’altra la realtà identitaria (e malinconica, visto l’inquietante contesto) di chi la guerra l’ha davvero combattuta.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Il mostro nato dalla Prima Guerra Mondiale fu, come ben sappiamo, il fenomeno fascista; con la sua violenza si prefisse il compito di ultimare quanto cominciato con le guerre risorgimentali e con il conflitto di trincea.</p>
<p>Una proposta politica Sfortunatamente, a 100 dall&#8217;avvenimento, la propaganda italiana enfatizza gli avvenimenti di allora, ben guardandosi dal prendere una posizione di netto rifiuto e distacco; solo nella provincia di Bozen/Bolzano si è potuto vedere un segnale fermo e forte. Da tutte le altre parti (Lombardia, Veneto, Sicilia etc.) a capo chino si obbedisce silenziosamente. È quindi necessario formulare una proposta che contrasti questa propaganda e questa simbologia, almeno da parte di chi si attiva per chiedere l’autodeterminazione della propria terra.</p>
<p>Le nostre vie e le nostre piazze sono ancora, ad esempio, intitolate al generale Luigi Cadorna, comandante supremo dell’esercito italiano fino al 1917; responsabile non solo della propria incompetenza, ma anche di una inumana mancanza di rispetto per i soldati suoi sottoposti. Migliaia di passeggeri ogni giorno, a Milano, utilizzano una stazione (passando per l’omonimo piazzale) intitolata a chi attribuì la celebre disfatta di Caporetto ad una  «mancata resistenza di reparti della II armata vilmente ritiratisi senza combattere e ignominiosamente arresisi al nemico» mostrando disprezzo e irriconoscenza verso chi era costretto ad obbedire ai suoi folli comandi, perdendo la vita.</p>
<p>Avere vie, piazze e quant&#8217;altro dedicate a Luigi Cadorna, nel 2015, è un segno di profonda mancanza di rispetto verso i nostri caduti, specialmente di quelli additati come “disertori” e poi fucilati sommariamente.</p>
<p>È assolutamente necessario sottolineare che nella Lombardia (e non solo) moderna non vi è più posto per questa folle propaganda. Abbiamo una storia costellata da personaggi e fatti positivi, prendiamo spunto da essi e celebriamoli.<br />
Da che parte staranno le istituzioni locali che attualmente si riconoscono parte dello Stato italiano? Il Comune di Milano, ad esempio, avrà il coraggio di prendere posizione? Lo avranno in Regione Lombardia, dall&#8217;assessore alle Identità Cappellini al Presidente Maroni?</p>
<p><a href="http://www.prolombardia.eu/ca/2015/05/ripensare-la-grande-guerra-rigettare-cadorna/" target="_blank"><em>ProLombardia.eu</em></a></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/05/URN-Sardinnya-Lopinione-ProLombardia-su-Grande-Guerra.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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