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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; governo</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Il programma Draghi e il meridionalismo sardo</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 15:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Com&#8217;era prevedibile, il discorso di Draghi ha fornito argomenti di discussione ad una folta schiera di opinionisti, esprimendo un programma (di intenti) per molti versi apprezzabile, ma di difficile applicazione nel contesto politico attuale. Basti pensare alla reazione della classe politica sarda, che ha chiesto al neo-premier di affrontare il tema dell&#8217;insularità “in Costituzione” per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Com&#8217;era prevedibile, il discorso di Draghi ha fornito argomenti di discussione ad una folta schiera di opinionisti, esprimendo un programma (di intenti) per molti versi apprezzabile, ma di difficile applicazione nel contesto politico attuale.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Basti pensare alla reazione della classe politica sarda, che ha chiesto al neo-premier di affrontare il tema dell&#8217;insularità “in Costituzione” per rinnovare quella logica assistenziale che ha sin qui distrutto il valore dell&#8217;autonomia e la sua capacità di trovare una propria strada allo sviluppo.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Sintomo di uno sbandamento totale nella comprensione delle priorità che invece dovrebbero investire il nostro dibattito politico.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/02/Draghi-in-Parlamento.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18561" title="draghi-in-parlamento" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/02/Draghi-in-Parlamento.jpg" alt="" width="605" height="465" /></a></p>
<p>Partiamo da un fatto alquanto evidente: Mario Draghi non è semplicemente un tecnico, ma anche un abile politico. Un curriculum di alto profilo come il suo, che lo ha portato a mediare tra le istanze economico-finanziarie dei diversi partner UE, l&#8217;ha ricondotto a Roma per comporre con successo un governo che passa da ministri del calibro di Daniele Franco all&#8217;Economia, sino ad impreparati ministri come Di Maio agli Esteri, quest&#8217;ultimo necessario per conservare una solida maggioranza parlamentare, a sua volta puntellata dalla prospettiva dei miliardi europei in arrivo. Ma poco conta, come noto, le redini della politica estera vengono tenute da una pluralità di organismi, che nel mondo contemporaneo partono dall&#8217;esecutivo e giungono sino all&#8217;ENI, passando per il gruppo Leonardo (ex Finmeccanica), e l&#8217;intelligence militare.</p>
<p>Ciò che in questa sede ci interessa veramente riguarda un altro problema: riuscirà Draghi a concretizzare almeno un terzo del suo <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/draghi-discorso-integrale-senato-presidente-consiglio-ADb2MUKB?fbclid=IwAR08Y-iy3wzpQVxDvkAM9rmVIdZctMyWNBmbKxhNpym6uBYIAOh5zrPBIRY&amp;refresh_ce=1" target="_blank">programma</a> di intenti?<br />
C&#8217;è chi vede in lui un leader liberale e liberista, e chi invece vede in lui un leader socialdemocratico. Etichette che lasciamo ai palati fini per concentrarci sugli argomenti. Come Merkel, Draghi infatti pone i giovani al centro della sua agenda: la necessità di accrescere la formazione, ed il multilinguismo, uniti ad un futuro privo di debiti esorbitanti, sono passaggi del suo intervento che il Parlamento avrebbe dovuto sentire almeno venti anni fa. Colmare simili ritardi, con una breve legislatura ed una classe politica incapace, non sarà una passeggiata.<br />
Noi teniamo i piedi per terra e diamo per scontato che non ci riuscirà, ma speriamo che ponga quantomeno le basi per un cambiamento duraturo, capace di proiettarsi oltre il suo incerto futuro politico.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Il vero banco di prova per il nuovo governo sarà rappresentato dal confronto con la vasta pletora di sussidi che animano la vita della Repubblica, dagli ammortizzatori sociali sino all&#8217;accanimento terapeutico verso aziende fallimentari, e non a causa del Covid. Ridurre il perimetro dello Stato, questo si, tema liberale, comporterà l&#8217;inevitabile battaglia con tutti quei settori della società italiana che godono di consolidati privilegi, e che non hanno alcun interesse a razionalizzare l&#8217;impiego della spesa pubblica; settori ben rappresentati in tutto l&#8217;arco parlamentare. Difficile dunque pensare che una riforma dell&#8217;IRPEF, anch&#8217;essa nel programma Draghi, possa costituire la pietra angolare del cambiamento, soprattutto se non accompagnata da una riforma organica della Giustizia e della pubblica amministrazione, la quale, come ci ricorda <a href="https://phastidio.net/2021/02/19/draghi-la-questione-burocratica-e-il-formalismo-patologico-delle-norme/" target="_blank">Luigi Oliveri</a>, alimenta inefficienze e corruzione persino quando cerca di evitare queste ultime.</p>
<p>Il timore dunque è che non si riescano ad affrontare con decisione questi nodi, aggravati dal fatto che il denaro del Recovery europeo potrebbe inasprirne la loro natura, nonostante i vincoli, e la presenza stessa di Draghi, posti a garanzia internazionale del suo “buon” utilizzo. Un timore che si riflette pure nella corretta predisposizione del premier ad accrescere competitività e concorrenza del tessuto imprenditoriale del paese, cui pure un serio federalismo dovrebbe costituire la cornice con cui superare il divario tra il nord e il sud. Perché il premier manifestò <a href="https://swissfederalism.ch/draghi-nel-2011-il-federalismo-aiuta-i-conti-pubblici/?fbclid=IwAR1c2lZD3Mqhq_pJSPWY1fm6HNgReYNdE8dGwTbP72XcI1HEqUmXJbeomNc" target="_blank">chiaro interesse</a> per un regionalismo differenziato in grado di responsabilizzare il ceto politico alle prese coi conti pubblici.</p>
<p>La politica sarda ha compreso tutto ciò?</p>
<p>Ha compreso che i soldi europei non vanno visti come ennesima occasione di sperpero da ricollocare in assistenza e clientele senza futuro?</p>
<p>La spinta verso la cosiddetta “insularità in Costituzione” (<a href="https://www.leoniblog.it/2020/10/23/insularita-in-costituzione-gia-esistita-sino-alla-riforma-del-titolo-v/" target="_blank">inutile strumento</a> con cui rivendicare più soldi pubblici allo Stato) pare interpretare Draghi come uno dei tanti figuranti che si sono succeduti a Palazzo Chigi, e che nulla o quasi cambierà rispetto alle loro aspettative. Né si vede questa legislatura come occasione per implementare la nostra autonomia all&#8217;insegna della competitività, per cercare soluzioni a problemi che, al netto di alcune peculiarità tipicamente sarde, ci vedono più vicini al meridione che al settentrione italiano.</p>
<p>Insomma, bene gli applausi dei nostri politici a Draghi, ma adesso bisogna discutere seriamente di scuola, di burocrazia, di fiscalità e di federalismo, non di keynesismo all&#8217;Amatriciana, ben oltre gli slogan di circostanza.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Draghi-e-il-meridionalismo-sardo.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Cambiare un governo non significa cambiare uno Stato</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 20:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cambiare un governo non significa cambiare uno Stato: quello italiano rappresenta una macchina dispendiosa e inefficiente, dove la sola buona volontà o la sola competenza non sono sufficienti a sanarne i difetti d&#8217;origine. Non lo compresero né Depretis e né Crispi, contribuendo ad estendere dei mali ancora attuali &#8211; Di Michele Pinna (Direttore Istituto Bellieni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Cambiare un governo non significa cambiare uno Stato: quello italiano rappresenta una macchina dispendiosa e inefficiente, dove la sola buona volontà o la sola competenza non sono sufficienti a sanarne i difetti d&#8217;origine. Non lo compresero né Depretis e né Crispi, contribuendo ad estendere dei mali ancora attuali &#8211; Di Michele Pinna (Direttore Istituto Bellieni di Sassari).</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/06/Guvernu-Conte-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16500" title="guvernu-conte-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/06/Guvernu-Conte-URN.jpg" alt="" width="605" height="402" /></a></p>
<p>La cosa più drammatica è che gl&#8217;italiani, ma anche i sardi di cultura italiana, cambiano i governi e credono cosi di risolvere i loro problemi, ma non sanno che questi nascono dal fatto che la loro macchina statale ha un difetto d&#8217;origine che non si può riparare se non ricostruendola.</p>
<p>L&#8217;Italia potrà cambiare governi all&#8217;infinito, mettere gli uomini migliori alla sua guida, ma ogni azione verrà vanificata da una macchina troppo dispendiosa, per sua stessa natura, e con un motore troppo debole rispetto ad una carrozzeria troppo pesante. Consuma troppi freni, frizione, carburante, olio, gomme, in maniera eccessiva, direi, rispetto ai chilometri che percorre. Nessun meccanico, in quanto ci campa, ha il coraggio di dirlo.</p>
<p>Occupare le pieghe del potere con uomini nuovi, vecchi o giovani, ideologici o post ideologici, stare in Europa o non starci, all&#8217;Italia degli italiani, se lo Stato continuerà a restare dentro il suo impianto burocratico-centralista, fondato sul mantenimento di se stesso, non servirà a nulla.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Questo era sfuggito a Depretis com&#8217;era sfuggito a Crispi; avere più meridionali in Parlamento fu la loro cura per i problemi sociali del Mezzogiorno, ma non è servita se non ad incrementare il malaffare. Sfuggì a Gramsci come a Mussolini; e quale fu la loro cura per risolvere i problemi sociali degli operai e dei contadini? Il primo propose l&#8217;occupazione dello Stato per creare un &#8220;ordine nuovo&#8221;, non di rifondarlo; il secondo creò una dittatura ritenendo che bisognasse educare gl&#8217;italiani al culto dello Stato: fu una tragedia.</p>
<p>Oggi abbiamo alla guida della macchina un partito teoricamente federalista, quindi teoricamente intenzionato a progettare una nuova macchina, ed un partito che crede di poter risolvere i problemi sociali del paese, alla vecchia maniera, cioè occupando lo Stato. Ora però i due partiti si accingono a dislocare i loro uomini nei posti chiave, nei gangli del sottogoverno e degli apparati di funzionamento e di controllo; ci sarà la fila dei meccanici, dei ricambisti, dei carrozzieri e dei lavaggisti; ma purtroppo, se la macchina resterà la stessa, avremo solo un&#8217;auto d&#8217;epoca mal riuscita, tirata a lucido per qualche sfilata domenicale; e gl&#8217;italiani saranno invitati per ricordare i bei tempi andati, o per maledirli, ma soprattutto per applaudire.</p>
<p>Noi sardi per il momento continueremo a fare interminabili file per una visita medica, per un ricovero ospedaliero, e continueremo a versare le nostre tesse all&#8217;erario per il mantenimento di un mezzo tanto nocivo, che i tempi hanno reso sempre più dispendioso quanto inutile.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Pinna-su-Stato-e-governo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Oltre il mito del potere centralizzato</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2018/04/oltre-il-mito-del-potere-centralizzato/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2018 10:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia arranca nel darsi un governo, ma nel vecchio continente esiste una delle istituzioni più efficienti del mondo, priva di un governo nei termini in cui viene concepito a Roma: è la Confederazione Svizzera. A Berna non esiste un forte potere centrale ma un Consiglio Federale, espressione delle autonomie e delle diverse forze politiche, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;Italia arranca nel darsi un governo, ma nel vecchio continente esiste una delle istituzioni più efficienti del mondo, priva di un governo nei termini in cui viene concepito a Roma: è la Confederazione Svizzera.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>A Berna non esiste un forte potere centrale ma un Consiglio Federale, espressione delle autonomie e delle diverse forze politiche, dove a rotazione, ogni 12 mesi, viene eletto un presidente.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Enrico Napoleone (<a href="https://cantonmarittimo.jimdo.com/2018/03/18/la-formula-magica/" target="_blank">Canton Marittimo</a>) ci parla della formula che, al contrario di quella italiana, garantisce stabilità, trasparenza e partecipazione democratica. E si tratta di una formula, come ricorda <a href="http://www.brunoleoni.it/la-svizzera-e-avanti-perche-e-rimasta-al-medioevo" target="_blank">Carlo Lottieri</a> (IBL), derivante dalla tradizione policentrica del medioevo, una società che ha sempre rigettato con successo il mito giacobino del potere centralizzato.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/Cussizzu-Isvizzeru-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16322" title="cussizzu-isvizzeru-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/Cussizzu-Isvizzeru-URN.jpg" alt="" width="605" height="437" /></a></p>
<p>Ad oltre un mese dalle elezioni, Palazzo Chigi non ha ancora visto il nuovo governo.<br />
Nulla di nuovo per l’Italia, la Repubblica che ha già avuto 64 governi a partire dalla sua nascita, in media, poco meno di uno all’anno.<br />
Governi spesso deboli, costruiti quasi sempre su intese fragili ed effimere, basati su temporanei accordi di potere, cambi di casacca di voltagabbana (i cosiddetti “responsabili”&#8230;), spartizione di poltrone e ricatti e inciuci più o meno palesi.</p>
<p>Governi appesi a un filo, frequentemente tenuti in piedi attraverso maggioranze di un pugno di voti, costantemente sotto il ricatto di sparute fazioni di parlamentari rappresentativi di quote minime di elettori, in grado di condizionare le attività dell’organo esecutivo e di decretarne in poche ore la vita o la morte.</p>
<p>Il solito balletto al quale assistiamo anche oggi, M5S+Lega, M5S+PD, PD+Forza Italia, grande coalizione, governo di scopo, del presidente, tecnico, di unità nazionale, di larghe intese, di transizione, di solidarietà nazionale etc, etc.</p>
<p>Qualunque sarà la forma trovata è praticamente certo che anche il prossimo governo, come accaduto per i precedenti, non potrà lavorare serenamente e in maniera efficace nell’interesse del Paese.<br />
I risultati di questi sette decenni di repubblica italiana, con tutti suoi numerosissimi governi, sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Ma allora, quale potrebbe essere la possibile soluzione a questo storico, grave problema che appare come irrisolvibile?<br />
Viene da pensare che solo una bacchetta magica potrebbe risolverlo!<br />
E perché invece non usare una “formula magica”?</p>
<p>La “formula magica” esiste veramente, non è uno scherzo: si tratta della formula, in tedesco “zauberformel”, che sin dal 1959 consente alla Confederazione Svizzera di ripartire, senza contrasti e in maniera quasi automatica, i seggi nel Consiglio Federale, il governo federale elvetico, corrispondente al nostro Consiglio dei Ministri.</p>
<p>I sette Consiglieri Federali (i nostri ministri) presiedono i sette dipartimenti (ministeri) svizzeri e ogni anno nominano tra loro, a rotazione e per 12 mesi, il Presidente della Confederazione.<br />
Questo ruolo, fondamentalmente rappresentativo, non gli attribuisce lo status di capo dello Stato o del Governo: il presidente è durante il suo incarico annuale, semplicemente, un “primus inter pares” (primo tra pari) e gli altri sei consiglieri hanno esattamente lo stesso peso all’interno del consiglio.<br />
Ciò che domina le attività del Consiglio Federale è il principio della collegialità: dai consiglieri federali ci si attende che nella loro funzione non difendano unicamente gli interessi partitici, ma soprattutto quelli collettivi.<br />
Seppure le visioni possano divergere e le discussioni ovviamente esistano, i sette membri del Consiglio Federale parlano sostanzialmente con una voce sola e difendono le decisioni verso l’esterno anche quando non coincidono con la propria opinione, la collegialità e l&#8217;interesse della collettività è sacro.</p>
<p>Anche nell’attribuzione dei sette dipartimenti (ministeri) esiste una prassi consolidata basata sul principio di anzianità. A scegliere per primo è il membro che da più tempo siede in governo. Poi seguono gli altri, secondo l’ordine di anzianità, ossia secondo gli anni di servizio. Il nuovo consigliere eletto è l’ultimo ad avere diritto di scelta e quindi deve dimostrare subito una certa umiltà.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Nel caso in cui non si dovesse raggiungere un’accordo su questa assegnazione, è il governo che prende la decisione a maggioranza.</p>
<p>Non esiste quindi, come avviene invece in Italia, una trattativa più o meno occulta tra le forze politiche facenti parte della coalizione di governo, per l’assegnazione dei ministeri, dei sottosegretariati o degli altri ruolo di potere, che da vita a quel “mercato delle poltrone” al quale, come italiani, siamo da sempre abituati.</p>
<p>In Svizzera non si assisterà mai al triste teatrino nel quale, come quasi sempre accade in Italia quando non esiste una maggioranza parlamentare netta, attori poco credibili, se non anche improvvisati, mettono in scena un patetico spettacolo con le diverse ipotesi di coalizioni, prove di forza, pressioni più o meno indebite per ottenere l’incarico a formare il governo o farne parte in ruoli più o meno da protagonisti.<br />
Uno spettacolo che poi continua con governi dalla durata incerta, legati come sono al capriccio di un qualsiasi attore non protagonista, dello Scilipoti, Alfano o Verdini di turno o di altri figuranti da avanspettacolo.</p>
<p>Lo garantisce la cosiddetta “formula magica” della Svizzera, quella prassi non scritta, che da forza, credibilità e stabilità ai Governi elvetici: dal 1959, infatti, l’esecutivo elvetico è composto praticamente ininterrottamente dai rappresentanti dei quattro partiti più importanti: Unione democratica di centro, Partito Socialista, Partito liberale radicale e Partito popolare democratico. È quella che in Svizzera viene chiamata la “formula magica”. Questa “formula magica”, che non poggia su nessuna base legislativa, rispecchia la volontà di adottare delle decisioni sulla base di un consenso il più ampio possibile. Senza questo ampio consenso, molte decisioni del governo e del parlamento rischierebbero spesso di cozzare contro lo scoglio rappresentato da quello straordinario strumento della democrazia diretta che è il referendum, che in Svizzera attribuisce ai cittadini un potere di indirizzo e di controllo sulla gestione politica pressoché totale.<br />
La “formula magica” prevede che i consiglieri spettino costantemente ai quattro partiti, in un numero che non rispecchia esattamente il loro peso elettorale, due per i tre partiti principali ed uno per il più piccolo Partito Popolare Democratico.<br />
Dal 1959, solo nel 2003 la ripartizione è leggermente variata, e questo indipendentemente dal fatto che le quote di consenso nelle diverse elezioni si sia ovviamente modificata, dimostrando che per gli svizzeri la guida del paese deve essere comunque svincolata dagli eventuali sbalzi d’umore elettorali.<br />
Ma ancora più importante, i sette consiglieri vengono eletti all’inizio della legislatura e restano in carica sino alla fine: non esistendo il voto di fiducia, nessuno potrà mai far cadere il governo.<br />
Nessun ricatto dunque da parte delle forze politiche, come avviene in Italia, con i governi costantemente in ostaggio di parti più o meno ampie della coalizione di turno e costretti a destreggiarsi tra richieste, imposizioni e ricatti politici.</p>
<p>Un sistema politico di governo che sembra quasi incredibile per chi come noi ha sempre vissuto la realtà italiana. Ma un sistema che ha dimostrato di essere sostenibile, come avviene da decenni in Svizzera e che ha garantito un’efficienza e un’efficacia dell’azione politica nel suo complesso, elemento imprescindibile del successo planetario di una piccola nazione, con solo otto milioni di abitanti, stretta tra le montagne e senza materie prime.<br />
Un modello da apprendere, da imitare e da seguire, continuiamo a sostenere con forza e convinzione, anche per la nostra Sardegna, per garantire al suo milione e mezzo di abitanti una prospettiva diversa e un futuro potenzialmente radioso.</p>
<p>La nostra sentita preghiere è rivolta da una parte a tutti i leader dei movimenti indipendentisti, da Muroni a Sedda, da Pili a Maninchedda, Devias, Cumpostu e Sale per arrivate ai Sardisti perduti dietro la Lega: abbandonate l’individualismo e le ambizioni personali, mettete da parte l’idea di replicare in Sardegna un modello dimostratosi fallimentare e perdente come è quello importato dall’Italia, aprite gli occhi sugli esempi che esistono e abbiate l’umiltà di imparare da chi ha certamente qualcosa da insegnarci.</p>
<p>Dall’altra, il nostro accorato invito a tutti i Sardi, mutuando un espressione ormai famosa:<br />
<em>&#8220;Sardinian Citizens be hungry, be foolish!&#8221;</em><br />
Che oltre il senso letterale significa: <em>Cittadini Sardi siate affamati</em>, ovvero abbiate la voglia di imparare, la curiosità, l&#8217;ambizione, siate folli, nel senso di ribelli, ovvero siate in grado di fare scelte azzardate, non convenzionali o che altri giudicano sbagliate o assurde.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/04/URN-Sardinnya-Esteri-Oltre-il-mito-del-potere-centralizzato.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Governo imbroglia Giunta Pigliaru su La Maddalena</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2017/12/governo-imbroglia-giunta-pigliaru-su-la-maddalena/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 23:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Truffa dello Stato su La Maddalena: “il governo imbroglia la Giunta Pigliaru”. Assegnati soldi già previsti per il rilancio e scaricate sui conti della Regione le strutture dell&#8217;ex G8 devastate e abbandonate. L&#8217;intervento di Mauro Pili (deputato Unidos). “Una farsa preelettorale con soldi vecchi e impegni campati per aria. Sarebbe bastato leggere i documenti, confrontarli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Truffa dello Stato su La Maddalena: “il governo imbroglia la Giunta Pigliaru”. </em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Assegnati soldi già previsti per il rilancio e scaricate sui conti della Regione le strutture dell&#8217;ex G8 devastate e abbandonate.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;intervento di <a href="http://www.unidos.io/pla-maddalena-una-grande-farsa-di-stato-con-truffa/" target="_blank">Mauro Pili</a> (deputato Unidos).</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/12/Pili-di-Unidos-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16004" title="pili-di-unidos-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/12/Pili-di-Unidos-URN.jpg" alt="" width="605" height="402" /></a></p>
<p>“Una farsa preelettorale con soldi vecchi e impegni campati per aria. Sarebbe bastato leggere i documenti, confrontarli, per rendersi conto dell’ennesimo imbroglio del governo con la complicità di Pigliaru e compagni. Solo dei dilettanti allo sbaraglio o degli incalliti conniventi potevano accettare la messa in scena di palazzo Chigi e presentarla come una conquista. Sarebbe bastata un po&#8217; di onestà intellettuale e la verifica delle cifre e delle rispettive provenienze per rendersi conto che si trattava di soldi vecchi e annunciati ad ogni stagione utile per la propaganda. I 50 milioni annunciati sono non solo risorse datate ma per molti versi ormai scadute, proprio perché in alcuni casi non esiste nessuna riassegnazione sostanziale e formale. E molte di queste sono somme appartenenti non allo Stato ma al riparto delle risorse Cipe attribuite proporzionalmente ad ogni regione. Quindi si tratta di somme destinate alla Sardegna come dovute e non come concessione di somme aggiuntive. In questo caso è fin troppo evidente che l’imputazione delle somme la si può ritrovare reiteratamente in accordi privi di consistenza firmati a cadenza annuale tra lo Stato e la Regione. Propaganda bella e buona in cui molti ci cascano per ignoranza o peggio per connivenza. Basta leggere l’allegato A del fantomatico patto per la Sardegna dove già si parla di opere di bonifica della darsena dell’ex Arsenale di La Maddalena. Guarda caso nello stesso patto si leggono le stesse cifre di questo ennesimo accordo farsa con un richiamo esplicito a soldi del 2007/2013 e di altri relativi al periodo 2014/2020. Il fatto stesso che si imputino risorse a programmazioni scadute o in scadenza lascia comprendere l’inconsistenza di questi impegni preelettorali”.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Lo ha dichiarato stamane il leader di Unidos Mauro Pili che ha ricostruito i passaggi reali dei reiterati annunci sulla vicenda dell’ex Arsenale di la Maddalena. Pili che aveva presentato sul caso numerose interrogazioni e una denuncia alla procura chiede di far luce anche sui danni alle strutture e sulla definizione del contenzioso con la Mita resort costato tra i 20 e 30 milioni di euro.</p>
<p>“Basterebbe leggere le tabelle e rendersi conto delle risorse e degli impatti annuali per capire – ha denunciato Pili &#8211; che nessuna di queste risorse è stata mai attivata. Annunciate in pompa magna per tre o quattro volte ma sempre ferme, con una spada di Damocle che gli addetti ai lavori conoscono bene: la revoca degli stanziamenti entro il 2019. A questo si aggiunge che il Cipe non ha mai deliberato nessuna di queste risorse e ha sempre rimandato la legittimazione al reale trasferimento alla disponibilità di progetti concreti e non campati per aria. A tutto questo si aggiunge un capitolo inquietante di tutta la vicenda: la transazione tra la Mita resort già del presidente dell’Eni e la protezione civile. Una transazione finale di cui si ignora il contenuto considerato che l’arbitrato aveva fissato in 36 milioni di euro i danni da pagare alla società della Marcegaglia. Come si è arrivati a quella definizione e soprattutto sono attualizzati i danni alle strutture dell’arsenale? Appare evidente che i danni legati alla distruzione dei compound a seguito di incendi e incuria non siano stati in alcun modo presi in considerazione e quindi i costi di ripristino vengono scaricati senza alcuna contabilizzazione sulla Regione. Lo stanziamento di soldi già annunciati reiteratamente negli anni scorsi sono la vergogna più eloquente di questa colossale presa in giro. Gli stessi fondi spacciati il 27 dicembre risultano, infatti, già previsti nel primo accordo dell’aprile 2013, nel secondo del maggio 2016 e nel terzo del luglio 2016. Con quale faccia questi venditori incalliti di fumo spacciano risorse e accordi come se fossero risorse nuove e pronte all’uso? In realtà si tratta di una farsa a cui solo i sudditi possono credere. Il dovere morale – ha concluso Pili &#8211; impone che se risorse dovranno essere gestite, anche in considerazione delle esperienze passate, sia il Comune di La Maddalena a farlo per evitare nuove perdite di tempo, nuove fughe dalle responsabilità, nuove farse di Stato”.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/12/URN-Sardinnya-Lopinione-Truffa-di-Stato-a-La-Maddalena.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Sulcis e crisi ALCOA: ne parliamo con Mureddu (CISL) dopo incontro col Governo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2016 21:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Appena un anno fa sono stato ospite di una trasmissione nella radio del Sulcis in cui ci confrontammo con un consigliere regionale di SEL in merito alla crisi dell&#8217;ALCOA, multinazionale dell&#8217;alluminio. La mia tesi era che la Regione stesse cercando di guadagnare tempo, sfruttando gli operai lungo una vertenza infinita e con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/Manifestanti-ALCOA-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13934" title="Manifestanti ALCOA - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/Manifestanti-ALCOA-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="493" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Appena un anno fa sono stato ospite di una trasmissione nella radio del Sulcis in cui ci confrontammo con un consigliere regionale di SEL in merito alla crisi dell&#8217;ALCOA, multinazionale dell&#8217;alluminio. La mia tesi era che la Regione stesse cercando di guadagnare tempo, sfruttando gli operai lungo una vertenza infinita e con poche prospettive di rilancio della produzione. Temo di non essermi sbagliato. Allo stesso tempo, tuttavia, dobbiamo rifuggire l&#8217;idea che l&#8217;isola possa reggersi sul solo turismo, senza trovare un punto di equilibrio tra il passato di una “Rinascita” che impose un&#8217;industria pesante poco competitiva, ed un ecologismo esasperato che oggi rischia di condurci verso l&#8217;immobilismo. Un&#8217;autentica transizione economica richiederebbe un radicale approccio liberale, senza fasulle zone franche o improbabili ricette agricole. Parliamo della situazione attuale con Manolo Mureddu (delegato FSM-CISL per l&#8217;azienda).</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Cos&#8217;è la superinterrompibilità chiesta da Alcoa per uscire dallo stallo?</span></p>
<p>La superinterrompibilità è uno strumento che garantisce, per chi ne usufruisce, tariffe energetiche competitive e riequilibrate rispetto a quelle mediamente garantite in ambito europeo. Viene concesso dal governo italiano previa autorizzazione dell&#8217;Unione Europea e riguarda, in particolare, le due principali isole italiane, che in virtù della propria condizione insulare manifestano instabilità per quanto riguarda la gestione della rete energetica. Con la superinterrompibilità, così come per l&#8217;interrompibilità semplice, l&#8217;ente fornitore può interrompere la fornitura di energia elettrica in qualsiasi momento, in particolare in quelli dove si manifestano picchi elevati di consumo per la rete, in cambio di un sostanziale sconto sulle tariffe.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Cosa è emerso dal vostro ultimo incontro col governo a Roma? Solite promesse elettorali?</span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/Manolo-Mureddu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13936" title="Manolo Mureddu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/Manolo-Mureddu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="426" /></a>L&#8217;ultimo incontro a Palazzo Chigi è servito per fare il punto sulla vertenza e capire a che livello sono arrivate le interlocuzioni politiche con il principale acquirente, Glencore, e gli altri potenziali che ultimamente si sono fatti avanti. Un momento delicato che segna l&#8217;avvio della fase finale della vertenza iniziata nel 2009 col Governo Berlusconi e che dal 2012 ha registrato la chiusura dello stabilimento, sotto l&#8217;esecutivo dei tecnici guidato da Mario Monti, notoriamente imposto da Bruxelles. In tutti questi anni il reale problema irrisolto da tutti i governi che si sono succeduti è stato quello dei costi delle tariffe energetiche. Da una parte l&#8217;Europa obbliga l&#8217;Italia (e di conseguenza le aziende energivore operanti nei suoi confini nazionali) a rispettare le regole sulla libera concorrenza, dall&#8217;altra non garantisce pari condizioni di competitività permettendo identiche tariffe energetiche tra tutti i paesi comunitari. Questo significa &#8211; per stabilimenti fortemente energivori come Alcoa &#8211; un insostenibile aggravio dei costi, visto che la prima voce in bilancio, di gran lunga superiore a quella del costo del lavoro, è proprio quella energetica. A proposito di ciò, l&#8217;attuale governo, dopo la doccia fredda dell&#8217;Unione Europea che nel dicembre scorso ha concesso lo strumento della superinterrompibilità per soli 2 anni, rinnovabili di 1 (durata insufficiente per qualsiasi acquirente e per l&#8217;ammortamento dei relativi investimenti), ha elaborato insieme alla Regione Sardegna e al delegato per l&#8217;attuazione del Piano Sulcis, l&#8217;On. Cherchi, una proposta di abbattimento delle tariffe energetiche che permetta, senza ricorrere in alcun modo ad aiuti di Stato e quindi a contributi pubblici, di far fronte ai dieci anni minimi di tariffe riequilibrate richieste da Glencore. Al momento questa proposta è sotto valutazione da parte della multinazionale Svizzera che la riterrebbe ineccepibile dal punto di vista tecnico ma da un altro punto di vista nutrirebbe invece perplessità per quanto riguarda le garanzie politiche e sul fatto che la stessa proposta negli anni mantenga inalterata la propria efficacia. Perché in Italia, come tristemente noto, a differenza delle altre democrazie occidentali: governo che viene, leggi, rapporti e accordi che vengono modificati. Un approccio ingiustificabilmente ideologico quanto irresponsabile che genera una forte incertezza i tutti i potenziali investitori privati che non si sentono garantiti nel medio e lungo periodo. La stessa Alcoa cessa la propria attività in Italia per questo preciso motivo, dopo la clamorosa multa da parte dell&#8217;Unione Europea. Di conseguenza la vera partita, in queste ore, si gioca proprio sul grado di credibilità politica che il governo riuscirà a trasmettere all&#8217;acquirente Glencore (e agli altri potenziali) che si esprimerà in merito alla proposta governativa (definita oramai l&#8217;ultima e immodificabile) entro pochi giorni. Il sindacato metalmeccanico, dopo lunghi periodi nei quali il governo non trovava la quadra nella definizione degli strumenti energetici (e in virtù di ciò perseguiva la strada dei continui rinvii onde evitare una risposta negativa da parte degli acquirenti e quindi il fallimento della vertenza), pretende una risposta definitiva su questa vicenda che prescinde nella sua estrema complessità dalle competenze specifiche della Regione e dalla dialettica elettorale in ambito amministrativo e quindi decisamente locale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Che differenze ci sono tra il gruppo Eurallumina e Alcoa?</span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La prima produce allumina, la seconda il prodotto finito, ovvero l&#8217;alluminio. Appartengono entrambe alla filiera dell&#8217;alluminio ma sono o possono essere indipendenti l&#8217;una dall&#8217;altra. E&#8217; sostanziale anche la differenza nelle problematiche che hanno portato, in entrambi gli stabilimenti, alla fermata degli impianti. Eurallumina ha una proprietà che non ha mai abbandonato Portovesme e che ancora oggi vuole investire il proprio denaro sulla base di un preciso piano industriale che ha avuto ultimamente un rallentamento a causa della burocrazia e dell&#8217;estremismo di alcuni isolati ambientalisti che supportati a più livelli hanno tentato in tutti i modi di ingenerare un clima di diffidenza e opposizione al riavvio dello stabilimento. Ex Alcoa, come detto in precedenza, non ha una proprietà e aspetta di essere rilevata.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Qual è la situazione degli ammortizzatori sociali?</span></p>
<p>La situazione, complessivamente, vede circa 50 lavoratori dell&#8217;indotto che hanno già perso l&#8217;ammortizzatore sociale in mobilità, ai quali a dicembre se ne aggiungeranno (tra lavoratori diretti e indiretti) ulteriori 250. Una condizione difficile che potrà trovare soluzione esclusivamente con l&#8217;acquisizione dello stabilimento e il riavvio dello stesso. Vista anche l&#8217;assenza totale, in ogni ambito, di alternative occupazionali nel territorio. In questo contesto, sindacalmente, abbiamo avviato delle continue interlocuzioni con l&#8217;assessorato regionale al lavoro per promuovere politiche attive per il lavoro che possano da una parte garantire una minima copertura economica ai lavoratori, e dall&#8217;altra una riqualificazione degli stessi per, eventualmente, renderli competitivi rispetto a qualsiasi nuova opportunità di ricollocazione lavorativa. Ovviamente, anche in questo caso, il problema è quello delle risorse economiche nonché nella nuova normativa insita nel jobs act che non permette l&#8217;avvio di progetti di questo tipo se non collegati a reali opportunità di sviluppo economico-lavorativo che nel nostro territorio, purtroppo, scarseggiano. Registriamo infine, che in Sardegna, anche rispetto a questa materia, paghiamo un diverso approccio dello Stato centrale che in altri territori deindustrializzati (Mestre, Gela, etc.) ha concesso ulteriori pacchetti di ammortizzatori sociali per far fronte alla grave e straordinaria condizione economico-sociale, mentre da noi prende tempo&#8230;</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Intervista-a-Mureddu-su-Alcoa.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Articolo 18: il totem del politicantismo e del sindacalismo italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 22:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Panem et circenses! In Italia è una costante. Quando la politica non intende trattare i temi concreti, distrae il popolo. Un tempo lo si divertiva, oggi lo si incanala verso dibattiti inutili rispetto alla sostanza dei problemi. Uno di questi dibattiti riguarda il destino dell&#8217;articolo 18 dello statuto dei lavoratori, il quale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/09/CLandini-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10536" title="CLandini - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/09/CLandini-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="212" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><em>Panem et circenses!</em> In Italia è una costante. Quando la politica non intende trattare i temi concreti, distrae il popolo. Un tempo lo si divertiva, oggi lo si incanala verso dibattiti inutili rispetto alla sostanza dei problemi. Uno di questi dibattiti riguarda il destino dell&#8217;articolo 18 dello statuto dei lavoratori, il quale, nel contesto normativo, si propone di garantire l&#8217;impiego &#8211; presso aziende sopra i 15 dipendenti &#8211; contro licenziamenti privi di valida giustificazione.<br />
In realtà non esistono statistiche ad hoc capaci di illustrarci con chiarezza le ricadute dell&#8217;applicazione di questo articolo. Abbiamo solo tre informazioni di base con cui valutare il tema:</p>
<p>La prima è che la maggior parte del tessuto aziendale italiano (ed in particolare quello Sardo), è costituito dalla piccola e media impresa (con incidenza al di sotto dei 15 dipendenti). Di conseguenza l&#8217;art. 18 è pressoché inesistente nella nostra realtà economica locale. In tutta Italia, stando ai dati 2014 della <a href="http://www.cgiamestre.com/wp-content/uploads/2014/08/Articolo-18.pdf" target="_blank">CGIA di Mestre</a>, la sua applicazione riguarda solamente il 2,4% del totale, pari a 105.500 aziende.</p>
<p>La seconda dipende dalla consapevolezza di valutare che nel Paese il problema del mercato del lavoro non dipende essenzialmente dalla necessità di ottenere figure professionali flessibili, ma dall&#8217;eccessiva pressione fiscale e burocratica, la quale rallenta i consumi, nonché lo spazio minimo di sussistenza della vita dell&#8217;impresa. Perché a fine mese, chi fatica a far quadrare i conti, assumerà collaboratori in nero (quindi comunque privi di diritti), oppure rinuncerà direttamente ad assumere dipendenti che non potrebbe pagare. Questo limite si muove in parallelo a quello dei consumatori, i quali, a loro volta, afflitti da un eccessivo prelievo fiscale, tenderanno a comprimere i loro acquisti, inducendo così le imprese a rallentare i propri standard produttivi (e di conseguenza rendendo inutile un incremento dell&#8217;occupazione). La risultante di questa spirale è che la precarizzazione del mondo del lavoro non dipende da chissà quale “malvagia deriva neoliberista”, ma dallo statalismo. La cui impostazione neo-keynesiana e socialdemocratica, piuttosto che ridurre il carico fiscale che grava sull&#8217;intero mercato, induce il politicantismo italiano ad orientarsi verso l&#8217;incremento di flessibilità dei lavoratori (i cui livelli di versatilità contrattuale sono già pressoché in linea con la media UE). Ma purtroppo, e su questo il sindacato tace, incrementando ulteriormente anche le tasse e la burocrazia (ben oltre la media UE, in rapporto alla qualità dei servizi erogati).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />La terza informazione in nostro possesso rientra in quest&#8217;ultimo paradigma. Come ha recentemente ricordato lo storico <a href="http://www.lintraprendente.it/2014/09/maggie-scusali/" target="_blank">Luigi Marco Bassani</a>, citando l&#8217;esperienza dello studio di <a href="http://www.babinigardella.it/" target="_blank">BG &amp; Partners</a>, sappiamo che per la giurisprudenza italiana non esiste una vera e propria causa di licenziamento legittimo. Vi sono casi in cui un magistrato ha riconosciuto colpevole di furto un lavoratore che è stato però reintegrato al suo posto dal giudice del lavoro. Idem assenteisti ed altri impiegati disonesti. Buona parte di queste vertenze finiscono in una sola direzione: vista l&#8217;impossibilità di poter recuperare il rapporto di fiducia fra imprenditore ed impiegato, il primo si ritrova obbligato a versare una cospicua remunerazione al secondo pur di potersene liberare, e non si parla di spiccioli. Adesso immaginate quali effetti produrrebbe questa dinamica se venisse attuata la fantasiosa proposta di alcune aree della sinistra italiana di estendere i presupposti dell&#8217;art. 18 alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Se ogni commesso di un piccolo supermercato accampasse i medesimi diritti spettanti ad un operaio della FIAT, si produrrebbe il fallimento di numerose piccole imprese, che sarebbero costrette a spendere più di ciò che possono sopportare per far fronte ai guai con la “giustizia” del lavoro. Ecco perché l&#8217;art. 18 non solo non va esteso, ma va ridotto per evitarne tali distorsioni.</p>
<p>Dunque come si risolvono questi problemi? Naturalmente non ingabbiando sempre più il mercato, ma liberandolo dall&#8217;opprimente morsa statale. Il ceto politico italiano si orienta sulla flessibilità e non sulla riduzione del carico burocratico e fiscale poiché non intende intaccare i propri privilegi. Per questo Roma preferisce aggredire i veri produttori di ricchezza: sia le partite IVA che le fasce sociali più deboli (come i lavoratori, che non di rado, anch&#8217;essi, finiscono nelle maglie di imprenditori disonesti e tutt&#8217;altro che in crisi). Con in testa una speculare contrapposizione Governo-sindacati. Fondamentale quindi la riduzione del livello di tassazione, in presenza del quale anche l&#8217;evasione fiscale diventa giustificata, e dove non si aiuta realmente né l&#8217;impresa e né l&#8217;occupazione ad agganciare lo sviluppo.</p>
<p><em>- Anche su <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/4494" target="_blank">Sardegna Soprattutto</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/09/URN-Sardinnya-Lopinione-Sullarticolo-18.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La Sardegna e il Governo Italiano – Di Paolo Maninchedda (PdS)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2014 22:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sessantacinque milioni in meno di esordio Il governo Renzi (22 febbraio 2014) e la Giunta Pigliaru (20 marzo 2014) sono quasi coetanei. Il 18 aprile viene varato il decreto sull’Irpef per gli 80 euro: la copertura è assicurata anche con un taglio a Regioni e Comuni che costa alla sola Regione Sardegna 65 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/07/Urande-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10093" title="Urande - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/07/Urande-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="241" height="180" /></a></strong><span style="text-decoration: underline;">Sessantacinque milioni in meno di esordio</span></p>
<p>Il governo Renzi (22 febbraio 2014) e la Giunta Pigliaru (20 marzo 2014) sono quasi coetanei.<br />
Il 18 aprile viene varato il decreto sull’Irpef per gli 80 euro: la copertura è assicurata anche con un taglio a Regioni e Comuni che costa alla sola Regione Sardegna 65 milioni di euro. La Giunta Pigliaru è insediata da 20 giorni (e subisce, insieme al taglio dei 65, il taglio imposto dai tribunali di 80 milioni di euro per il lodo Tuvixeddu).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Qatar Foundation: soldi sardi veri e promesse governative</span></p>
<p>Il 21 maggio (a due mesi esatti dall’insediamento) la Regione Sardegna firma l’intesa col Governo e con la Qatar Foundation per l’ospedale di Olbia. Il Governo è interessato agli ulteriori investimenti del Fondo qatarino, la Sardegna ad avere un ospedale di eccellenza, con 600 posti di lavoro e 1 miliardo di euro di investimenti in dieci anni. Si conviene che la Sardegna entro il 24 giugno avrebbe assunto tutte le determinazioni conseguenti, compresa quella che prevede un incremento di spesa per le casse regionali pari a 52 milioni di euro. Lo ha fatto. Viceversa, le leggi che il Governo si è impegnato a varare ancora non esistono.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Patto di stabilità</span></p>
<p>Mentre accadeva tutto questo, la Regione metteva in campo la trattativa col Governo su Entrate e Patto di stabilità, che era da subito l’obiettivo prioritario di Pigliaru. Il governo fa melina, poi, pressato da Paci e da Pigliaru, accetta di eliminare il patto dal 2015, sostituendolo col vincolo dell’equilibrio di bilancio. Ottima idea, che la Regione Sardegna sostiene ma, questa volta, senza anelli al naso.<br />
Primo, bisogna ricordarsi che lo Stato è nostro debitore e che questo fatto è certificato da sentenze della Corte Costituzionale e dalla Corte dei Conti. Quindi nella trattativa rientra a pieno titolo il saldo della vertenza Entrate, non dimentichiamolo e infatti la Giunta non se lo sta dimenticando.<br />
È evidente, poi, che nella trattativa sul superamento del Patto di stabilità, il cuore del problema si sposta sulla cassa: se la Regione Sardegna avrà a che fare con uno Stato che le versa a inizio anno le Entrate iscritte a bilancio, potrà fare una razionale politica di spesa imbrigliata dentro la disciplina dell’equilibrio di bilancio; se invece la Regione Sardegna continuerà ad avere a che fare con uno Stato che non le versa le Entrate dovute, si troverà in una situazione peggiore dell’attuale perché andrà in disavanzo e quindi violerà l’equilibrio di bilancio. Cerco di spiegarmi bene. Poniamo che le entrate dovute e iscritte a bilancio siano pari a 100. Poniamo che il governo non trasferisca 100, ma 70. La Regione che cosa farà? Potrebbe spendere comunque 100 e andare in disavanzo di 30, ma violerebbe la norma dell’equilibrio di bilancio; oppure potrebbe disciplinatamente spendere 70 e praticamente si troverebbe nuovamente dentro una logica da Patto di stabilità, cioè spenderebbe non quanto potrebbe in base alle sue entrate, ma quanto lo Stato gli consentirebbe di spendere. In più, questa volta, non potrebbe iscriversi la differenza (30) a residuo attivo, perché con i bilanci armonizzati solo la Ragioneria dello Stato può certificare i residui attivi (questa è un’altra perla della slealtà italica: lo Stato, debitore delle regioni, si è garantito il diritto unilaterale di certificare che cosa riconosca come proprio debito e che cosa no).<br />
Quindi è giusto che su questo accordo si vada con i piedi di piombo, perché o governiamo noi Sardi la nostra cassa (Agenzia delle Entrate) o ragionevolmente verremo fregati da una procedura di questo tipo. Il Governo ci dirà: “Ti do quel che ti serve man mano che ti serve. Se spendi, ti do i tuoi soldi, altrimenti me li trattengo”. Sembra anche un ragionamento virtuoso, ma in realtà è insidiosissimo e lo dimostro raccontando la storia dello scippo di 65 milioni di euro operato con destrezza sul Fondo di Sviluppo e Coesione.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Altri sessantacinque milioni in meno con regole cambiate in corso d’opera</span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Seguite con attenzione, per cortesia, la cronistoria che segue.<br />
Il 17 dicembre 2013 il CIPE comunicava alle Regioni che per le opere comprese nelle delibera Cipe 62/2011 e 93/2012, tutte finanziate col Fondo di Sviluppo e Coesione, l’ultima data entro la quale occorreva formalizzare la cosiddetta Obbligazione Giuridicamente Vincolante (ossia l’impegno certo delle risorse) era il 30 giugno 2014.<br />
La Giunta Cappellacci era ormai in campagna elettorale; aveva fatto la scelta nei cinque anni precedenti di privilegiare la Sassari-Olbia; consapevole, per le altre opere, di non poter fare in sei mesi ciò che non aveva fatto nei due anni precedenti, non fece nulla.<br />
Il 14 gennaio 2014 il Ministero per la Coesione Territoriale inviava una circolare avente per oggetto “Proroga termine per l’assunzione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti (OGV) riguardante le delibere n. 62/2011, 78/2011, 7/2012, 8/2012, 60/2012 e 87/2012, nella quale chiedeva alle Regioni di indicare le previsioni per l’assunzione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti in relazione agli interventi per i quali era prevista una scadenza al 30 giugno 2014 ai sensi della proroga concessa dal CIPE in data 17 dicembre 2013. In tale circolare, veniva richiesto anche di “<span style="text-decoration: underline;">confermare la rilevanza strategica</span>” degli interventi finanziati con le citate delibere del CIPE, inviando altresì il piano finanziario e il profilo di spesa per gli interventi per i quali non si prevedeva di poter rispettare la scadenza.<br />
In tale circolare si indicava come data utile per adempiere il 18 marzo 2014.<br />
Solo il 28 febbraio 2014 – 12 giorni dopo le elezioni, ma ancora con Cappellacci in carica – gli uffici della Presidenza hanno inoltrato via mail alle Direzioni Generali competenti la Circolare ministeriale.<br />
Pigliaru si insedia il 12 e la Giunta giura in Consiglio il 20.<br />
La Presidenza interloquisce col Cipe, il quale chiede che si risponda alla richiesta, più volte avanzata alla precedente amministrazione, di indicare le opere per le quali non veniva maturata la OGV entro giugno e dunque di procedere a una rimodulazione delle risorse tra le opere per le quali si riteneva possibile la OGV entro dicembre 2014.<br />
La Regione più volte chiede se si trattasse di una ricognizione in vista di un definanziamento, il Governo confermava che si trattava di rimodulazioni a saldi invariati per le Regioni.<br />
La Giunta assume la delibera 16/1 del 6 maggio 2014 nella quale conferma gli investimenti strategici e rimodula le risorse in funzione delle reali possibilità di impegno (è la famosa delibera letta come definanziamento della Burcei-Maracalagonis anziché come conferma della strategicità di quella strada e dell’inesistenza di attività precedenti per realizzarla davvero).<br />
Insomma, la Regione fa la sua parte e si mette a correre per mandare a gara le opere previste, convinta solo di dover recuperare il tempo perduto, mantenendo invariate le risorse.<br />
Il 27 giugno si riunisce la Conferenza delle Regioni la quale viene informata che nella riunione pre-Cipe è stata proposto un definanziamento delle opere senza OGV al 31 giugno 2014 per 1 miliardo 345 milioni: la regione Sarda concorre a questo definanziamento per 566 milioni. Si prevede di riassegnare alle regioni queste somme per la programmazione 2014-2020, ma decurtate del 15%, come penalità per non averle correttamente impegnate. Le relative OGV dovranno essere assunte entro il 31 dicembre 2015. Se non si rispetterà la scadenza, per i primi sei mesi di ritardo si pagherà una decurtazione dell’1,5%; decorso il semestre si perderanno le risorse.<br />
Quindi il coetaneo Governo Renzi fa pagare le penali della Giunta Cappellacci alla Giunta Pigliaru. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato il Governo Renzi se l’Europa avesse fatto con lui la stessa cosa.<br />
Ora, la Giunta Pigliaru si è messa a correre e continuerà a correre perché, per esempio, per appaltare i lavori della 554 entro il 31 dicembre 2015 bisognerà che i comuni dicano di sì definitivamente e senza molte correzioni ai progetti e che le strutture regionali lavorino anche di notte, ma il dato sostanziale è che questa decurtazione costerà alla Regione Sardegna 84 milioni di euro di penalità, stabilita senza alcun riferimento normativo, senza alcun preavviso, senza alcuna concertazione con le Regioni.<br />
Cosa impariamo sulla vertenza Entrate? Che lo Stato è pronto a cambiare di volta in volta le regole del gioco pur di trattenere la nostra ricchezza nelle sue tasche.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Totale</span></p>
<p>Dall’inizio della legislatura ad oggi il Governo italiano ha sottratto al bilancio regionale 149 milioni di euro e non ha erogato un solo euro delle Entrate dovute dal 2010. Di contro la Regione Sardegna continua a pagarsi, in regime di Patto dichiarato ingiusto dalla Corte Costituzionale perché non adeguato al nuovo regime delle Entrate, il Trasporto Pubblico Locale, la Continuità Territoriale, la Sanità e oltre 1 miliardo di trasferimenti agli enti locali.<br />
Spero che questo post sia letto dai parlamentari sardi.</p>
<p><em><a href="http://www.sardegnaeliberta.it/la-sardegna-e-il-governo-italiano/" target="_blank">Sardegna &amp; Libertà</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/07/URN-Sardinnya-Lopinione-Maninchedda-su-Governo-Italiano.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Renzi riforma il Titolo V? Si accrescono i danni del centralismo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2014 22:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 12 marzo il Governo di Matteo Renzi ha presentato una bozza di revisione costituzionale, ed in particolar modo del Titolo V°. Il testo, di 41 pagine, non ci permette in questa sede di offrirne una analisi a tutto tondo, ma possiamo evidenziarne i limiti maggiori che iniziano a contraddistinguere la proposta. E non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/M.-Renzi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9352" title="M. Renzi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/M.-Renzi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>Lo scorso 12 marzo il Governo di Matteo Renzi ha presentato una <a href="http://www.governo.it/governoinforma/documenti/mod_bicameralismo_titolo_V_20140312.pdf" target="_blank">bozza di revisione costituzionale</a>, ed in particolar modo del Titolo V°. Il testo, di 41 pagine, non ci permette in questa sede di offrirne una analisi a tutto tondo, ma possiamo evidenziarne i limiti maggiori che iniziano a contraddistinguere la proposta. E non si tratta solamente della riforma del bicameralismo (con l&#8217;istituzione di un Senato delle Autonomie al Titolo I°), ma dei poteri che dovrebbero esercitare gli enti territoriali, che vedono ridursi la propria sfera di competenza a favore dello Stato centrale. In buona sostanza, il Senato delle Autonomie rischia di diventare uno specchio per le allodole di fronte all&#8217;ennesimo attacco alle Regioni. Ma ancor più superficiale è il clima culturale sorto attorno a questa proposta, che da un lato accetta passivamente le decisioni romane, mentre dall&#8217;altro le giustifica con una approssimazione al limite del ridicolo. E&#8217; il caso del Corriere della Sera, che ha <a href="http://www.corriere.it/politica/14_marzo_17/piano-governo-fermare-spese-folli-regioni-63039b36-ada8-11e3-a415-108350ae7b5e.shtml" target="_blank">titolato</a> l&#8217;iniziativa di Renzi come “piano del Governo per fermare le spese folli delle Regioni”. Solo dei sempliciotti infatti potrebbero pensare di eliminare il fenomeno della corruzione riducendo i poteri degli enti periferici dello Stato, perché chiunque abbia studiato la storia d&#8217;Italia dall&#8217;unità ad oggi ha avuto modo di osservare che sprechi ed inefficienze non hanno un nesso di casualità con l&#8217;istituzione delle Regioni in se ma col numero e soprattutto la “qualità” della nostra classe politica. Non è l&#8217;istituzione in se che produce il dolo, ma il modo con cui la si utilizza. E&#8217; tipico di Roma pensare di risolvere i problemi, non responsabilizzando la collettività (e quindi decentrando poteri), ma avocando a se ulteriori competenze. Tutto questo mentre in Europa i maggiori Stati del vecchio continente sono alle prese con un processo federale inarrestabile, che probabilmente culminerà con la nascita di nuovi Stati. Fra i vari punti, Renzi pensa di modificare l&#8217;art. 117 della Costituzione, alla lettera z, introducendo il seguente passaggio, estremamente dannoso per numerose Regioni: <em>“Lo Stato ha competenza esclusiva in […] grandi reti di trasporto e navigazione d&#8217;interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale; programmazione strategica del turismo”</em>. Pensiamo cosa potrebbe significare una competenza esclusiva dello Stato in tema di trasporti e infrastrutture per la continuità territoriale, o per la promozione turistica (che se in molte Regioni non è ancora decollata non significa che debba occuparsene lo Stato, e che in Sardegna si è già distinto per la scarsa valorizzazione del nostro patrimonio storico-ambientale). Su quest&#8217;ultimo punto Confartigianato segue il Corriere nella sua approssimazione, e afferma: <em>“è un fatto che nel periodo 2009-2011 le Regioni spendevano mediamente 939 milioni l’anno (!) per la promozione e l’Italia scivolava al quinto posto nella graduatoria mondiale per presenze estere”</em>. In questo caso si può parlare di autentica incompetenza. Si può basare una riforma costituzionale su un dato statistico di 3 anni senza neppure valutare le differenze che sussistono in materia fra Regione e Regione e senza valutare la cresciuta competitività fiscale e ricettiva in generale di terze località turistiche internazionali? Ovviamente no, ma per una importante associazione di categoria come Confartigianato e per il primo quotidiano d&#8217;Italia si. Ma i danni derivanti dalla riforma Renzi sarebbero numerosi, ad esempio lo Stato avocherebbe a se anche l&#8217;ordinamento scolastico (lettera n) e il coordinamento del sistema tributario (lettera e), mentre la Sardegna ancora si arrabatta per sviluppare una propria automazione fiscale. <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/Da-Unidos-Riace-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-9354" title="Da Unidos-Riace - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/Da-Unidos-Riace-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="248" /></a>Ricordiamoci che l&#8217;agenzia di rating <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/03/fitch-declassa-rating-italia-e-regioni-meno-quelle-autonome-ed-ecco-la-sardegna/" target="_blank">Fitch da qualche anno a questa parte</a> sta penalizzando la Sardegna rispetto all&#8217;Alto Adige con una argomentazione molto semplice: Cagliari non fa valere a sufficienza la sua autonomia rispetto allo Stato centrale. L&#8217;idea sarebbe anche quella di <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2014/28-marzo-2014/governo-stop-autonomia-pd-veneto-aria-rivolta-2224279770457.shtml" target="_blank">sopprimere</a> il terzo comma dell&#8217;art. 116, scaturito dalla riforma del 2001, impedendo alle Regioni “ulteriori e particolari forme di autonomia” da concordare. Uno schiaffo alla volontà del Popolo Sardo che all&#8217;<a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=7830" target="_blank">ultimo referendum aveva chiesto l&#8217;istituzione di una Assemblea Costituente</a> dei Sardi per la riforma dell&#8217;Autonomia (e su cui è calato un patetico silenzio). Ma il Governo Renzi non parla neppure di minoranze linguistiche, la parola “nazione” nella sua proposta di riforma viene ripetuta in tutte le salse possibili, ma sempre e comunque con riferimento a Roma. Altri gravi problemi arriverebbero dal totale controllo dello Stato sulle reti energetiche (e in Sardegna senza un <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/09/prop-di-legge-catalogna-avanti-un-antitrust-sardo-contro-i-cartelli-dei-trasporti-e-dellenergia/" target="_blank">nostro Antitrust</a> e senza una agenzia per l&#8217;energia sappiamo bene cosa sta comportando la concentrazione di oligopoli, anche pubblici, del settore). Questi sono solo alcuni dei principali limiti della riforma, c&#8217;è da dire tuttavia che secondo il Governo determinate materie non dovrebbero riguardare le Regioni a Statuto Speciale. In Alto Adige ovviamente non si fidano e con premura si sono immediatamente attivati per chiedere all&#8217;esecutivo Renzi una <a href="http://www.provincia.bz.it/aprov/giunta-provinciale/kompatscher/news-kompatscher.asp?aktuelles_action=4&amp;aktuelles_article_id=453107" target="_blank">clausola di salvaguardia</a> per l&#8217;autonomia. E in Sardegna? Beh, in Sardegna si stava ancora decidendo sulla Giunta Pigliaru, ma nessuno ovviamente ha sentito il bisogno di informarsi e protestare sulla tegola che potrebbe piovere sulla testa delle Regioni. Anzi, qualcuno si, il segretario del PSD&#8217;AZ Colli, che ha dichiarato:<em> &#8220;Si tratta di un processo politico e istituzionale che deve essere contrastato in tutte le sedi. Esso è dannoso per la realtà sarda che, invece, dovrebbe trovare in un’ organizzazione dello Stato, quantomeno di tipo federale, nuove e moderne forme di distribuzione dei poteri&#8221;.</em> Ma nel complesso nell&#8217;isola “si spera” in Renzi, mentre <a href="http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2014/02/25/news/renzi-la-gaffe-e-poi-l-appoggio-svp-1.8741087" target="_blank">in Alto Adige gli viene detto</a> che avrebbe bisogno di un corso di diritto costituzionale e di non fare passi avventati. E d&#8217;altra parte, come ha ricordato <a href="http://www.lindipendenza.com/contro-la-costituzione-perche-non-la-auguro-al-veneto-indipendente/" target="_blank">Paolo Bernardini</a>, dovremmo chiederci se in questo nuovo secolo abbiamo veramente bisogno di una Costituzione, mentre isole come quelle britanniche ne fanno volentieri a meno, pur preservando la democrazia.<br />
Una nota positiva della riforma Renzi riguarda l&#8217;abolizione delle Province, su cui i Sardi si sono già favorevolmente espressi in un referendum. Purtroppo la loro cancellazione non è bilanciata da un concreto rafforzamento dei poteri dei Comuni (che su determinate pertinenze potrebbero unire le forze), e si prevede un incremento dei seggi nei consigli comunali minori. Inoltre viene totalmente ignorata l&#8217;abolizione delle Prefetture, un dispendioso e antiquato strumento di controllo del territorio da parte dello Stato centrale, di cui gli apparati di sicurezza non hanno necessariamente bisogno per l&#8217;opera di prevenzione.<br />
Secondo il politologo Arend Lijphart, i sistemi politici a vocazione maggioritaria, sul modello centralista, sarebbero adattabili a realtà relativamente omogenee, mentre le realtà composite si adatterebbero maggiormente ad una democrazia di tipo consensuale (ad esempio come nel modello confederale svizzero), [1984]. E&#8217; chiaro che l&#8217;Italia, essendo una realtà culturalmente, linguisticamente ed economicamente composita, dovrebbe rinunciare ad inseguire il modello centralista per dedicarsi ad un serio decentramento politico. La Costituzione spagnola, nettamente più avanzata di quella italiana, consente alle proprie autonomie persino una propria regolamentazione Antitrust. In Svizzera invece non esiste il Capo di Stato ma solo il presidente della Confederazione.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Gianfranco Pintore ci mise in guardia contro il <em>neo-bonapartismo</em> di Stato, e dalla sua volontà, neppure troppo celata, di eliminare il regionalismo dalla storia della Repubblica, anche in <a href="http://gianfrancopintore.blogspot.it/2012/09/quella-insana-voglia-bonapartista.html" target="_blank">uno dei suoi ultimi articoli</a>. Purtroppo il massimo che sappiamo fare è lodare dei vecchi rappresentanti del centralismo isolano, come Pietrino Soddu, oggi spacciato per guru dell&#8217;autonomismo. Mentre la sua vecchia classe politica, quella paternalistica DC, e anche quella PCI (si, proprio quella del mito Berlinguer), gettava le basi dell&#8217;industrializzazione pesante della Sardegna, e della monocultura economica che oggi ci ha consegnato una terra inquinata, disoccupata, con basse prospettive di sviluppo e perennemente in balia del peggior clientelismo assistenziale possibile.<br />
Viviamo nell&#8217;Italia della superficialità, dove si spende per combattere un nemico in Afghanistan mentre il nemico sta a Roma. Abbiamo uno Stato che vi manda la Guardia di Finanza non appena aprirete una nuova attività, mentre <a href="http://www.lindipendenza.com/tasse-lavoro-sanita-pensioni-tra-svizzera-e-italia-ce-labisso/" target="_blank">in Svizzera</a> gli investitori sono accolti dalle autorità locali.</p>
<p>E i nostri indipendentisti? Troppo occupati a parlare di sovranismo e di cautela di fronte ai micidiali fendenti inviati dallo Stato. Sarebbe ora di rilanciare una proposta destinata alla nostra sovranità popolare: <span style="text-decoration: underline;">riportare il Parlamento a Cagliari</span>. Gli Scozzesi ci hanno pensato negli anni &#8217;90, noi siamo solo all&#8217;agenzia delle entrate.<br />
Probabilmente con una seria proposta di indipendenza sentiranno a Roma ciò che con la timida autonomia non riescono ad afferrare.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Su-riforma-costituzionale-di-Renzi.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Odg Pili: PD Sardo vota contro collegio unico UE Sardegna, ecco i nomi</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2014 17:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è tenuto in Parlamento il voto sull&#8217;ordine del giorno per separare il collegio europeo Sardegna-Sicilia, al fine di consentire ai Sardi di ottenere dei propri eletti a Strasburgo. Il testo, seppur tardivo, è stato presentato da Mauro Pili (Unidos), sulla base della peculiarità di minoranza linguistica dei Sardi ed è stato bocciato. Va ricordato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/Dati-Unidos-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9318" title="Dati Unidos - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/Dati-Unidos-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="605" height="807" /></a></p>
<p>Si è tenuto in Parlamento il voto sull&#8217;ordine del giorno per separare il collegio europeo Sardegna-Sicilia, al fine di consentire ai Sardi di ottenere dei propri eletti a Strasburgo. Il testo, seppur tardivo, è stato presentato da Mauro Pili (Unidos), sulla base della peculiarità di minoranza linguistica dei Sardi ed è stato bocciato. Va ricordato che la Sardegna non può essere assimilata all&#8217;Alto Adige nella proiezione della sua legislazione elettorale poiché la nostra Regione Autonoma, a differenza della minoranza altoatesina, non contempla nel proprio Statuto tale caratteristica, rimandando la sua specificità linguistica alla legge regionale n. 26/1997. Al contrario l&#8217;Alto Adige, così come in passato con il “mattarellum”, viene coperto dalla legge statale n. <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005-12-21;270!vig=" target="_blank">270/2005</a> che specifica tale aspetto di cui <a href="http://www.sanatzione.eu/2013/01/legge-elettorale-e-lingua-perche-lalto-adige-entra-in-parlamento-e-la-sardegna-no/" target="_blank">vi abbiamo già parlato l&#8217;anno scorso</a>. Per agganciare il nuovo “Italicum” i nostri parlamentari avrebbero dovuto considerare assieme al Consiglio Regionale Sardo una riforma dello Statuto Autonomo (come proposto anche da su <a href="http://www.sanatzione.eu/2014/03/italicum-cls-scrive-a-capo-di-stato-sulla-discriminazione-della-nuova-legge-elettorale/" target="_blank">Comitadu pro sa Limba Sarda</a>) e/o fare pressioni affinché la nuova legge elettorale affrontasse il tema della minoranza linguistica Sarda a prescindere dai contenuti statutari, o in alternativa evitarla (proprio su questo aspetto ad esempio si orientò la proposta di riforma presentata da <a href="http://guidomelis.wordpress.com/2009/01/08/proposta-di-legge-presentata-come-primo-firmatario/" target="_blank">Guido Melis</a> ed altri esponenti del PD, anche Capelli e più recentemente quella del Movimento 5 Stelle). Ciò premesso, tutti i parlamentari Sardi avrebbero dovuto concordare all&#8217;unisono una proposta in materia, cosa che non è mai avvenuta. E sull&#8217;Odg in questione non si è compresa l&#8217;utilità di dare un voto simbolico a favore del tema.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Appare gravissimo e paradossale sotto il profilo politico e morale il voto contrario espresso in questa occasione al collegio unico UE dei Sardi da parte del PD. Hanno votato contro Romina Mura, Giovanna Sanna, Caterina Pes, Giampiero Scanu e Siro Marrocu, per non parlare degli altri partiti (Forza Italia) e degli assenti. Positivo invece il voto di Michele Piras (SEL). Grave anche l&#8217;astensione del Movimento 5 Stelle, ci saranno sviluppi? Ma la bocciatura dei parlamentari Sardi del PD appare tanto più grave in considerazione che alcuni di essi avevano già sostenuto il tema del collegio unico UE assieme alla proposta Melis. Ancora una volta dei deputati eletti da Sardi votano contro la stessa isola che ha conferito loro il mandato elettorale in rappresentanza dei nostri interessi. I siciliani ringraziano mentre il Governo Renzi ha dato la sua prima dimostrazione di “amicizia” alla nuova Giunta Pigliaru di centrosinistra.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Bocciato-collegio-unico-UE-Sardo.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Tibor Machan: &#8216;Come lo Stato dilapida il nostro denaro&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2013 23:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In che modo lo Stato spende i soldi dei contribuenti? La Pubblica Amministrazione è in grado di pianificare l&#8217;efficienza di un servizio senza dissipare denaro pubblico? E siamo sicuri che la maggior superpotenza del mondo, gli Stati Uniti, abbiano un modello di gestione delle risorse pubbliche da fare invidia? A dispetto di alcuni luoghi comuni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/11/Machan-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8338" title="Machan - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/11/Machan-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="215" /></a>In che modo lo Stato spende i soldi dei contribuenti? La Pubblica Amministrazione è in grado di pianificare l&#8217;efficienza di un servizio senza dissipare denaro pubblico? E siamo sicuri che la maggior superpotenza del mondo, gli Stati Uniti, abbiano un modello di gestione delle risorse pubbliche da fare invidia? A dispetto di alcuni luoghi comuni, il filosofo Tibor Machan ha offerto una testimonianza della sua vecchia esperienza come dipendente del governo federale USA, e le modalità d&#8217;impiego delle finanze pubbliche. Per lo Stato, &#8220;tutto il mondo è paese&#8221;. L&#8217;articolo è stato originariamente pubblicato su <a href="http://mises.org/daily/900/Government-The-Looting-Machine" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Mises.org</span></a>.</em></span></p>
<p>Intorno alla metà degli anni ottanta, ho maturato un’esperienza molto breve come impiegato civile alle dipendenze del governo federale degli Stati Uniti. In realtà, è stato il mio secondo incarico con il governo, avendo effettuato in precedenza quattro anni di servizio militare nella US Air Force. Entrambe le esperienze sono state sicuramente utili e mi hanno insegnato qualcosa, tra cui il funzionamento delle finanze pubbliche.</p>
<p>Cominciamo con l’esperienza nell’Air Force, durante la quale ho prestato servizio presso la Squadra di Ingegneria Civile della base militare di <em>Andrews</em> (la base, utilizzata dal Presidente, per il decollo e l’atterraggio dell’<em>Air Force One</em>). Un paio di cosette si sono rivelate, per me, delle straordinarie lezioni di educazione civica, che mi accompagneranno per tutta la vita.<br />
Per cominciare, ogni trimestre, durante i due anni trascorsi con gli ingegneri civili ad Andrews, era caratterizzato da una corsa spasmodica per inventarsi un qualunque tipo di progetto, di per sé capace di legittimare la spesa di quella porzione di budget che non si era ancora riusciti ad utilizzare.<br />
Avanzare dei fondi sarebbe stato considerato da tutti gli interessati come un peccato mortale! Nessuno, sano di mente, riuscirebbe a non spendere fino all’ultimo centesimo di una dotazione di bilancio! Dopo tutto, questo potrebbe dare l’idea a qualcuno – qualcuno collocato più in alto – che in realtà non si necessiti di tutti quei soldi che, in precedenza, si era invece spergiurato occorressero.<br />
Quindi, ci si sarebbe dovuti spremere le meningi per farci venire delle idee, anche le più balzane, per spendere quei soldi: per esempio, studiando qualche sorta di ornamento da appendere sul cancello di ingresso, allestendo un giardino fiorito presso la casa del comandante della base o, ancora, predisponendo il condizionamento d’aria delle latrine.<br />
I nostri funzionari, così come i dirigenti civili, sarebbero stati entusiasti ogni qualvolta qualcuno di noi fosse arrivato con un’idea brillante per dissipare i fondi rimanenti, perché, in tal modo, avremmo potuto procedere con la presentazione di un bilancio che rivendicasse la concessione di ancora più soldi rispetto a prima.<br />
Poi c’erano tutti quegli strani periodi di lavoro straordinario durante il mese di gennaio, a fronte dei quali eravamo obbligati a restare in ufficio ben oltre il consueto orario di lavoro, ma senza avere la benché minima idea di cosa si dovesse fare. Ho così potuto notare che, in questo periodo, tutti gli ingegneri civili e il personale avrebbero trascorso le loro giornate a leggere il <em>Washington Post</em>, il <em>Wall Street Journal</em> e altri giornali, per poi tornare solo dopo cena a svolgere un lavoro serio.<br />
Che cosa stava succedendo? Una volta ho provato a chiederlo a uno dei graduati. “Ciao!” disse senza esitazione. “In quale altro modo dovremmo ripagarci i nostri bagordi natalizi?” Ecco, quindi!</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Molti mesi più tardi, maturai quella breve esperienza nell’amministrazione civile, lavorando presso il Dipartimento della Pubblica Istruzione, tra i membri fondatori del Consiglio del<em> Jacob Javits Graduate Fellowship</em>. Allora, il Segretario della Pubblica Istruzione, William Bennett, riunì un comitato, composto dalla maggior parte di reaganiani, per sviluppare questo progetto – che, tra l’altro era stato approvato da un Congresso democratico. Per inciso, come sono riuscito ad accedere a questo incarico, è una storia a sé stante, ma non è questo il luogo più adatto per raccontarlo.<br />
Dopo un paio di anni che stavo seguendo il programma, notai che i membri del consiglio si stavano irritando per ottenere più soldi. Questo non era il nostro lavoro, naturalmente. Spettava al Congresso aumentare il budget del programma; e stava a noi amministrarlo. Ma, proprio come accade per tanti progetti governativi, chi arriva a farli funzionare sposa entrambi i ruoli, semplicemente perché, beh, è la loro creatura.<br />
Così, nell’autunno del 1986, parecchi consiglieri proposero di mandare una lettera al Congresso, chiedendo che il nostro budget potesse essere alzato. Fui l’unico strenuo oppositore dell’iniziativa, e sostanzialmente per ragioni di principio: sostenni che fosse assurdo “far vedere i sorci verdi” ai contribuenti, gravandoli di ulteriori, nuovi oneri, ancora più di quanto questi già fossero costretti a fare. In generale, però, la mia obiezione fu respinta, nemmeno fosse quella di un “burocrate Neanderthaliano”. Ci mancherebbe altro!<br />
Quindi, dopo pranzo passammo alle votazioni per decidere se inviare o meno questa lettera al Congresso. Nel frattempo, durante la pausa, avevo sentito alla radio che il premio Nobel per l’economia era stato conferito a James Buchanan, per i suoi studi nell’elaborazione dell’ormai famosa “Teoria della scelta pubblica”, in ordine all’analisi delle politiche pubbliche.<br />
Questa teoria sostiene, tra le altre cose, che le burocrazie tendono a perpetuare se stesse, non certo perché i burocrati si preoccupano dell’interesse pubblico o di qualsiasi altra che possa essergli assimilata, ma semplicemente perché, così facendo, non solo riescono a far sembrare importante il loro lavoro, ma legittimano anche la loro funzione. Le burocrazie, proprio come le imprese private, tendono a massimizzare, a loro modo, i profitti; se si eccettua il piccolo particolare che le prime sono, però, completamente manchevoli di vincoli di bilancio più o meno stringenti, capaci di porre un freno alle attività avventate e pazze, volte a dissipare soldi. Questo perché, sostanzialmente, le burocrazie possono sempre estorcere i soldi ai cittadini, che sono del tutto impotenti quando si tratta di opporsi al finanziamento dei fondi, a prescindere dal caso di specie.<br />
Orbene, quando riprendemmo i lavori nel corso del pomeriggio, informai il Consiglio che James Buchanan era stato insignito del Premio Nobel, ed esposi ai presenti la Teoria della Scelta Pubblica, con diretto riferimento a ciò che stavano per fare, vale a dire, sollecitare il Congresso per ottenere più soldi per il nostro programma. E giusto per una volta, un Consiglio governativo non presentò al Congresso, come prima cosa, che l’innalzamento del proprio budget sarebbe stata la scelta più naturale e giusta da perseguire. La lettera in proposta, così, non fu inviata, almeno fino a che il mio il mio rinnovo della carica, un anno più tardi, non venne respinto.</p>
<p>Se tutta questa roba succede normalmente in tempo di pace, quando non si registra alcun tipo di presunta emergenza nazionale, che pende come una spada di Damocle sopra le nostre teste e che è capace di fornire ai burocrati un pretesto straordinario, immaginatevi cosa può succedere dopo un evento straordinario come l’11 settembre!<br />
C’è forse da meravigliarsi che sotto la guida di una presunta amministrazione di Conservatori – asserita nemesi della politica di <em>tax-and-spending</em> dei liberaldemocratici al governo &#8211; si stia ora assistendo ad una proliferazione della spesa per ogni tipologia di budget burocratico, nonché alla creazione di nuovi progetti federali e persino di agenzie federali?<br />
Se volete capirne in motivi, leggetevi il testo di Jim Buchanan e Gordon Tullock, <em>Il calcolo del consenso, Fondamenti logici della democrazia costituzionale</em> (1961). (E poi, in seguito, date una lettura anche al libro <a href="https://mises.org/store/Crisis-and-Leviathan-P138.aspx" target="_blank"><em>Crisis and Leviathan</em></a> [1987] di Robert Higgs, per scoprire gli effetti dopanti che l’interventismo statale provoca in un Paese che si suppone esser libero).<br />
Nonostante la sua prosa un po’ troppo tecnica,<em> Il calcolo del consenso</em> sviscera ciò che, in buona sostanza, si configura come una tesi di buon senso: se si riescono ad ottenere dei soldi “a buon mercato”, senza troppi sforzi, i funzionari pubblici faranno di tutto per adeguare la loro condotta a quell’incentivo; a nulla rilevando i loro presunti impegni a favore del servizio pubblico, il loro giuramento all’incarico o che altro!<br />
Sì, magari ci possono anche essere dei momenti in cui la richiesta di più soldi, da conferirsi al governo, sia giustificabile, ma nel complesso, guardatevi bene alle spalle, perché lo Stato, a nulla rilevando i motivi – pretenderà e vi arrafferà sempre più soldi, in qualsiasi momento, a prescindere se di pace o di guerra, nei periodi di benessere come nella crisi, di notte e di giorno.</p>
<p><em>(Traduzione di <a href="http://vonmises.it/2013/01/05/lo-stato-una-macchina-di-saccheggio/" target="_blank">Christian Merlo</a>).</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2013/10/URN-Sardinnya-Esteri-Tibor-Machan-su-saccheggio-statale.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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