<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; diesel</title>
	<atom:link href="https://www.sanatzione.eu/tag/diesel/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.sanatzione.eu</link>
	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
	<lastBuildDate>Wed, 26 Aug 2026 19:21:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Caro carburanti: La leggenda delle accise Saras sulla produzione</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2026/08/caro-carburanti-la-leggenda-delle-accise-saras-sulla-produzione/</link>
		<comments>https://www.sanatzione.eu/2026/08/caro-carburanti-la-leggenda-delle-accise-saras-sulla-produzione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 19:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
		<category><![CDATA[adriano]]></category>
		<category><![CDATA[bomboi]]></category>
		<category><![CDATA[diesel]]></category>
		<category><![CDATA[saras]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=20453</guid>
		<description><![CDATA[La guerra in Iran ha immancabilmente contribuito a generare un rialzo dei prezzi del carburante, soprattutto il diesel, necessario per tutte quelle attività produttive i cui trasporti sono una componente imprescindibile del proprio business. Gli effetti di questi costi sono resi ancor più gravi in un paese come l&#8217;Italia, in cui le accise rappresentano una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/Carburante.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20456" title="carburante" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/Carburante.jpg" alt="" width="605" height="425" /></a></p>
<p>La guerra in Iran ha immancabilmente contribuito a generare un rialzo dei prezzi del carburante, soprattutto il diesel, necessario per tutte quelle attività produttive i cui trasporti sono una componente imprescindibile del proprio business.<br />
Gli effetti di questi costi sono resi ancor più gravi in un paese come l&#8217;Italia, in cui le accise rappresentano una componente di peso nella formulazione del prezzo finale ai consumatori.</p>
<p>E in Sardegna è tornata di moda una vecchia leggenda metropolitana: l&#8217;idea che in qualche modo lo Stato stia “fregando ai sardi” le accise generate dalla produzione del petrolchimico Saras di Sarroch.</p>
<p>Iniziamo col dire che non c&#8217;è alcun complotto contro i sardi e nessuno sta sottraendo loro risorse al riguardo.</p>
<p>Il motivo è molto semplice: le “accise alla produzione”, pretese da molti indipendentisti, non esistono né in tutta Italia e né in Europa. Ed ovviamente nessun&#8217;altra raffineria italiana o straniera paga delle fantomatiche “accise alla produzione”.</p>
<p>Le leggi sono molto chiare: sia il <span style="text-decoration: underline;">Testo Unico delle Accise (D.Lgs. 504/1995)</span>, e successive modificazioni, e sia la <span style="text-decoration: underline;">Direttiva UE 2020/262</span>, con particolare riferimento alla <span style="text-decoration: underline;">Direttiva 2003/96/CE sui prodotti energetici</span>, precisano che l&#8217;accisa non si paga nel<br />
luogo in cui la risorsa viene estratta, lavorata o prodotta, ma esclusivamente nel luogo in cui il carburante viene immesso in consumo.</p>
<p>L&#8217;accisa è un&#8217;imposta che si manifesta unicamente nel luogo in cui il prodotto della raffinazione si mette in vendita, come per esempio nei distributori di carburante.</p>
<p>Questo vale per i sardi, per i siciliani (che a loro volta ospitano siti di raffinazione), e per tutti i cittadini delle regioni interessate dalla presenza di infrastrutture dedite alla lavorazione degli idrocarburi.</p>
<p>Pertanto, benché l&#8217;imposta nasca virtualmente nel momento della produzione, questa diventa concretamente esigibile solamente nel momento della vendita. Tutti i precedenti passaggi e trasporti vari, tra raffinerie e depositi fiscali, sia in Italia che in Europa, sono coperti da “sospensione dell&#8217;imposta”. Ossia, si tratta di fasi in cui non può essere pagata tale imposta. Ed ovviamente, nel nostro caso, il prodotto si esporta e si vende per la maggior parte oltre il solo piccolo mercato sardo, lasciando alla Regione Autonoma la sola propria quota regionale dei 9/10&#8242; di introiti che lo Statuto speciale sardo ci consente di trattenere. Sono i soldi derivanti dai consumatori locali e dai turisti che ogni anno si recano alla pompa nelle nostre stazioni di servizio.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Come aggirare questo presunto limite per ottenere pure i soldi di ciò che viene venduto nella penisola e nel resto d&#8217;Europa?</p>
<p>E qui arriviamo alla proposta degli amici indipendentisti di “A innantis”, secondo cui esisterebbe un sistema per aggirare tale normativa: Cherchi propone che la Saras “<em>dichiari tranquillamente il prodotto in commercio prima di imbarcarlo sulle navi.[...] Non c’è una norma che obblighi a farlo. Ma nemmeno che impedisca di farlo. […] Si tratta di anticipare la dichiarazione in commercio sull’isola, prima che i prodotti prendano il mare.</em>”</p>
<p>Sembra una bella favola, ma nel mondo reale non è possibile per alcune ragioni alquanto ovvie: per esempio, il proponente confonde “messa in commercio” con “immissione al consumo”. Ma un deposito a Sarroch non potrà mai dichiarare “in commercio” una nave di benzina in partenza per la penisola o per la Spagna, perché tecnicamente questa sarebbe già “immessa al consumo” in Italia.</p>
<p>Cosa significa esattamente?</p>
<p>Due ulteriori cosucce, forse di non poco conto:</p>
<p>- la prima è che la Saras, o qualsiasi altra raffineria e i loro clienti che dovessero avviare una simile iniziativa, andrebbero presto in bancarotta, perché:<br />
A) l&#8217;azienda dovrebbe pagare le imposte per un prodotto che non ha ancora venduto, magari profetizzando quando, quanto e quanti automobilisti useranno il suo carburante. E tutto ciò sborsando centinaia di milioni di euro con mesi di anticipo rispetto alla vendita finale del prodotto.<br />
B) Inoltre, i distributori che acquistano da Saras il carburante andrebbero anche loro in rovina, dovendo sborsare più soldi per ottenere il prodotto già compreso di accisa. Ed è ovvio che, per evitare il problema, costoro si rivolgerebbero a terze raffinerie che non praticano tale follia, abbandonando la Saras al proprio destino.</p>
<p>- La seconda motivazione è che, per esempio, il carburante esportato in Spagna diventerebbe invedibile e più costoso. Perché oltre alle accise italiane “già pagate”, si sommerebbero quelle dello Stato spagnolo, rendendo ogni litro alla pompa decisamente più oneroso di quello prodotto dai concorrenti. Bisogna infatti considerare che ogni Stato pratica un proprio regime di accise, ed è una delle ragioni per cui si effettua la sospensiva dell&#8217;accisa durante il trasporto verso il mercato di destinazione, per non parlare delle dogane nei mercati extra-UE.</p>
<p>In conclusione, A Innantis, ma anche SNI e Mauro Pili che trattarono il tema, dovrebbero pertanto orientare la loro comunicazione politica nella (legittima) pretesa di far ottenere ai sardi prezzi più bassi, in ragione dei costi ambientali decisamente presenti nel nostro territorio per tali siti produttivi, ma evitando questi improbabili giochini delle tre carte.</p>
<p>Per risollevare le sorti dell&#8217;isola non esistono trucchetti o ricette magiche, esiste solamente un&#8217;ardua strada costellata di riforme molto serie che non possiamo evitare: una riforma della scuola, una riforma del fisco, della burocrazia e di altri settori che incidono nella bassa produttività e nell&#8217;incompetenza del nostro tessuto aziendale, e della sua scarsa capacità di creare ricchezza.</p>
<p>Tutto il resto sono favole, e perdite di tempo ed energie dietro battaglie populiste e immaginarie, che purtroppo a noi sardi piacciono tantissimo.</p>
<p>Di questa e altre mitologie ne ho già ampiamente parlato nel libro “<a href="https://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-978-88-7356-332-7&amp;ver=it&amp;currency=eur" target="_blank">Problemi economico-finanziari della Sardegna. L&#8217;isola può farcela da sola?</a>” (Condaghes, Cagliari 2019). Ne consiglio la lettura a chi ancora non l&#8217;avesse fatto, è la prima e rimarrà per lunghi anni a venire una bussola per l&#8217;agenda delle riforme da portare avanti. Soprattutto un vademecum per separare i luoghi comuni dalla serietà delle iniziative politiche che dobbiamo intraprendere.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/08/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-La-leggenda-delle-accise-Saras-alla-produzione.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.sanatzione.eu/2026/08/caro-carburanti-la-leggenda-delle-accise-saras-sulla-produzione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
