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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; deaton</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>La Nuova pubblica il mio commento su Deaton e Brigaglia sbaglia la risposta</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2015 13:48:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Il quotidiano La Nuova Sardegna in edicola il 29 dicembre ha pubblicato una mia replica allo scrittore Luciano Marrocu in merito agli economisti che si sono occupati del tema della povertà globale. Riporto il mio testo originale e al seguito quello pubblicato dal giornale, inclusivo del commento di Manlio Brigaglia. Infine due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/12/Nobel-prize-medal-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13087" title="Nobel prize medal - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/12/Nobel-prize-medal-URN.jpg" alt="" width="330" height="206" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Il quotidiano <em>La Nuova Sardegna</em> in edicola il 29 dicembre ha pubblicato una mia replica allo scrittore Luciano Marrocu in merito agli economisti che si sono occupati del tema della povertà globale. Riporto il mio testo originale e al seguito quello pubblicato dal giornale, inclusivo del commento di Manlio Brigaglia. Infine due parole su questo scambio di opinioni:</p>
<p><em>La crisi e il potere. Una replica a Luciano Marrocu, di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><em>Ne La Nuova del 23-12-15, Luciano Marrocu si è inerpicato sul tema dell&#8217;eguaglianza globale avvalendosi degli studi di vari noti economisti, fra cui Krugman, Stiglitz, Piketty e Reich, cioè una serie di autori che, secondo vari approcci, sostengono forme di interventismo statale in economia finalizzato a ridurre le diseguaglianze sociali. Curiosamente, Marrocu scorda di citare il Nobel 2015 all&#8217;Economia conferito ad Angus Deaton, l&#8217;accademico di Princeton che ha fondato la sua classe di studi proprio nell&#8217;analisi dei fattori che hanno consentito di comprendere meglio la natura della povertà globale. Secondo Deaton infatti l&#8217;interventismo pubblico è proprio lo strumento attraverso il quale gli Stati alimentano il divario tra ricchi e poveri. In particolare, l&#8217;economista, autore del libro “La grande fuga”, sostiene che nel medio e lungo termine sarebbe preferibile lasciare che i meno abbienti trovino un&#8217;autonoma strada per lo sviluppo piuttosto che intraprendere politiche assistenziali deputate a calare dall&#8217;alto denaro pubblico. Un ingente fiume di risorse spesso incanalatosi verso nocivi modelli di sviluppo e su cui è stata registrata un&#8217;alta casistica di clientelismo e corruzione, capace di cronicizzare i problemi. Un fenomeno da cui non sarebbero esenti neppure gli Stati più ricchi del mondo, al cui interno la diseguaglianza pare essere maggiore in quelle realtà dove i governi intervengono maggiormente nell&#8217;economia interna dei loro Paesi. La ricerca di Deaton conferma indirettamente le teorie di numerosi autori liberali radicali e si pone in linea con i più recenti dati offerti dalla Banca Mondiale, nonché del rapporto 2015 della FAO. Dati secondo i quali al mondo, e precisamente in Asia, ci sarebbe un miliardo di poveri in meno rispetto al recente passato. Infatti, come illustrò anche il Nobel 1991 all&#8217;Economia Ronald Coase, l&#8217;apertura cinese al mercato ha trascinato fuori dalla miseria ingenti masse di individui, spogliando di significato il tema dei prezzi connessi ai monopoli citato da Marrocu. Insomma, malgrado il globo abbia ancora tanti problemi, probabilmente non li risolveremo mediante i dogmi ideologici dell&#8217;interventismo ma liberando il mercato dall&#8217;oppressione del fisco e della burocrazia. Due macigni che anche in Italia e in Sardegna alimentano il numero di politici, sindacalisti e burocrati che non partecipano ai processi produttivi.</em></p>
<p>Ecco invece il testo con commento di Brigaglia che è stato pubblicato:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/12/La-Nuova-29-12-15-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-13084" title="La Nuova 29-12-15 - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/12/La-Nuova-29-12-15-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="643" height="326" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Primo errore di chi ha modificato il mio testo: Con riferimento all&#8217;Asia, io ho menzionato pure i dati della FAO, della Banca Mondiale e gli studi di Ronald Coase, non solo di Deaton.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Secondo errore che devo far notare a Brigaglia: Deaton non sostiene a priori che l&#8217;interventismo pubblico sia sempre sbagliato, nel mio intervento ho parlato di medio e lungo termine nel quale le economie più povere dovrebbero essere liberate dall&#8217;assistenzialismo. Nel breve infatti il premio Nobel sostiene la possibilità e l&#8217;eventuale utilità degli aiuti di emergenza.</p>
<p>Sfortunatamente, l&#8217;impressione è che Brigaglia non conosca l&#8217;oggetto del dibattito, e forse, mosso da pregiudizio, ha etichettato Deaton come un “pericoloso anarcoliberista”, cosa che non è. A Princeton, così come in altre università internazionali, <em>Sa Natzione</em> ha dei lettori, Brigaglia non trovi eccentrica l&#8217;idea che qualcuno da quelle parti possa farsi due risate.</p>
<p>I lettori esperti de <em>La Nuova</em> avranno agilmente inquadrato la situazione, gli altri, purtroppo, potrebbero cascare nella metafisica dello statalismo: l&#8217;ideologia secondo cui una forza collettiva (lo Stato) sarebbe sempre e comunque in grado di aiutare i meno abbienti per spingerli sulla strada del benessere. Una religione civile nata in età moderna e coltivata a pieno ritmo in quella contemporanea, diretta erede del primato monarchico con cui il reggente faceva discendere le sue qualità da Dio, finalizzate a sconfiggere il sedicente “caos” dei particolarismi (e magari, oggi, del mercato). Un “caos” senza il quale non avremmo avuto neppure il Rinascimento.<br />
Curiosamente, ad uno storico del calibro di Brigaglia pare interessare più l&#8217;ideologia che i dati. Avrà letto Otto Brunner?</p>
<p>Non sarebbe stato meglio pubblicare solo il mio intervento senza alterarlo e senza commentarlo a sproposito?</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/12/URN-Sardinnya-Lopinione-Brigaglia-vs-Deaton.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La povertà si cura col capitalismo: chi è Deaton, Nobel 2015 all&#8217;Economia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2015 17:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[ESTERI]]></category>
		<category><![CDATA[SOTZIEDADE E CULTURA]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Simona Benedettini e Carlo Stagnaro. “Viva la diseguaglianza! Sciocchi. La povertà si cura con più capitalismo, non con meno”. Chi è Deaton, neo Nobel all’Economia. Noi siamo quello che consumiamo. Si potrebbe riassumere così il senso del lavoro di Angus Deaton, l&#8217;economista di Princeton che ieri ha ricevuto il premio Nobel per l&#8217;Economia. Secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/Angus-Deaton-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12628" title="Angus Deaton - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/Angus-Deaton-URN.jpg" alt="" width="605" height="363" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Simona Benedettini e Carlo Stagnaro.</em></span></p>
<p><em>“Viva la diseguaglianza! Sciocchi. La povertà si cura con più capitalismo, non con meno”.</em> Chi è Deaton, neo Nobel all’Economia.</p>
<p>Noi siamo quello che consumiamo. Si potrebbe riassumere così il senso del lavoro di Angus Deaton, l&#8217;economista di Princeton che ieri ha ricevuto il premio Nobel per l&#8217;Economia.</p>
<p>Secondo le motivazioni della Reale Accademia di Svezia, la ricerca di Deaton ha condotto ad avanzamenti di straordinaria importanza nello studio dell&#8217;impatto macroeconomico dei comportamenti individuali di consumo. Il filo conduttore della sua ricerca sta nell&#8217;avere arricchito la cassetta degli attrezzi per esaminare empiricamente le scelte di consumo: in generale e, in particolare, in contesti di povertà. Una delle più vaste applicazioni del lavoro di Deaton si deve all&#8217;aver riformulato, rispetto ai contributi degli anni Sessanta e Settanta, i modelli per la stima della domanda individuale di un particolare bene. Questi modelli, prendendo le mosse da una più articolata considerazione dell&#8217;ipotesi di razionalità degli individui, permettono oggi di comprendere come una determinata politica, per esempio l&#8217;introduzione di una carbon tax, possa influire sul consumo dei beni direttamente e indirettamente colpiti da quest&#8217;ultima. Ancora più importante, i risultati dell&#8217;economista britannico permettono di identificare gli effetti di una determinata politica su fasce di reddito diverse. Distribuzione del reddito e povertà sono senz&#8217;altro le questioni che, specie negli anni più recenti, hanno interessato Deaton. Ed è forse in questi ambiti che più si possono apprezzare i contributi del neo premio Nobel all&#8217;analisi empirica. Come a volere costringere gli economisti a confrontarsi con la realtà &#8220;in carne e ossa&#8221;, Deaton dedica una parte consistente della propria ricerca allo sviluppo di dataset sufficientemente completi e adeguatamente strutturati per esaminare consumo, povertà e distribuzione del reddito nei paesi in via di sviluppo. Non solo, Deaton si ingegna con successo per mostrare che &#8220;one size doesn&#8217;t fit all&#8221;. Proprio per le limitazioni che inevitabilmente caratterizzano la raccolta dei dati in alcune aree del mondo, per la peculiarità dei rispettivimercati, e per la novità di alcuni aspetti sotto indagine, occorrono metodi di stima e grandezze diverse dalle tradizionali. Nel tentativo di spiegare cause ed effetti della povertà, Deaton ha avuto il merito di mettere in discussione il paradigma degli aiuti allo sviluppo. Per esempio ha mostrato che la malnutrizione è una conseguenza e non una causa della povertà.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ne consegue che, per uscirne, occorre studiare l&#8217;ingranaggio della crescita: il progresso, il capitalismo e la modernità non sono il problema del mondo in via di sviluppo, ma la soluzione a moti dei suoi mali. In sostanza, Deaton ha svolto un ruolo tanto importante per la disciplina quanto rilevante nel fornire indicazioni ai policy maker.</p>
<p><em>Grande fuga europea e ricerca empirica.</em></p>
<p>Nel suo &#8220;La grande fuga&#8221;, recentemente pubblicato in Italia dal Mulino, Deaton è più che esplicito sul punto: il titolo stesso richiama la fuga &#8220;dalla deprivazione e dalla morte precoce&#8221;. Se la domanda è &#8220;come aiutare chi è rimasto indietro?&#8221;, la risposta è netta: forse nel breve periodo &#8220;pochi soldi&#8221; da parte dei paesi ricchi sarebbero sufficienti per sottrarre i più poveri alla povertà estrema, ma nel lungo termine sarebbe del tutto inutile. Secondo Deaton, per il quale la diseguaglianza è &#8221;ancella dello sviluppo&#8221;, &#8220;ciò che auspicabilmente dovrebbe accadere è che nei paesi poveri si ripeta quanto si è verificato nei paesi ora ricchi, ciascuno dei quali ha potuto svilupparsi a modo suo&#8230; Nessuno versò loro aiuti allo sviluppo o li corruppe perché adottassero politiche nel loro stesso interesse. Dobbiamo lasciare che i poveri se la cavino da soli e farci da parte o, in termini più positivi, smettere di fare le cose che li stanno ostacolando&#8221;. Se il Nobel dell&#8217;anno scorso a Jean Tirole è stato un premio alla teoria e alla raffinatezza dei modelli, quello di quest&#8217;anno a Deaton è un riconoscimento alla ricerca empirica e alla fatica di sporcarsi le mani: un premio a chi dice che tutto quello che crediamo di sapere sulla povertà è falso. La risposta sta nei dati: bisogna solo saperli leggere &#8211; e trovare.</p>
<p><em>Da: <a href="http://www.ilfoglio.it/economia/2015/10/12/nobel-economia-angus-deaton-viva-la-diseguaglianza___1-v-133776-rubriche_c242.htm" target="_blank">Il Foglio</a>, 13 Ottobre 2015.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/10/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Chi-è-Deaton-Nobel-2015-alleconomia.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>SaNatzione.eu</strong></p>
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