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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; bellieni</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Dopo il lockdown: Bellieni, una rivoluzione liberale ancora possibile</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 17:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[La ripartenza dell&#8217;economia, al termine del lockdown, non sarà semplice. Men che meno in una zona strutturalmente depressa del paese come la Sardegna, che avrà bisogno di un dinamismo culturale ben diverso da quello a cui siamo stati abituati. Eppure gli esempi non mancano: Gavino Guiso (imprenditore), ci ricorda uno dei più grandi e dimenticati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>La ripartenza dell&#8217;economia, al termine del lockdown, non sarà semplice. Men che meno in una zona strutturalmente depressa del paese come la Sardegna, che avrà bisogno di un dinamismo culturale ben diverso da quello a cui siamo stati abituati. </em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Eppure gli esempi non mancano: <a href="http://www.gavinoguiso.it/2020/02/20/camillo-bellieni-una-rivoluzione-liberale-ancora-possibile/" target="_blank">Gavino Guiso</a> (imprenditore), ci ricorda uno dei più grandi e dimenticati intellettuali sardisti, Camillo Bellieni.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;attualità del suo pensiero, mai realmente applicato, rappresenta un baluardo contro la deriva assistenziale e clientelare della politica italiana.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/03/Bellienis-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18121" title="bellienis-urn-sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/03/Bellienis-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="429" /></a>Vivere in Sardegna significa sentirsi parte vitale di una realtà originale, che ti fa sentire orgogliosamente diverso dagli altri, siano essi italiani, europei o extra europei. La lingua, la cultura, la storia, la natura, la posizione geografica, il clima, ogni elemento pare esprimere un fiero senso di nazione che in quanto tale è pronto a contribuire al dialogo, al confronto ed alla crescita nel rapporto con le altre nazioni. Eppure sono tanti coloro che vivono la propria sardità come un limite o addirittura una vergogna, un perenne stato di inadeguatezza, di incomprensibile frustrazione, di ingiustificato senso di inferiorità.</p>
<p>Mi soggiunge un passo di Diego Asproni, ricordato di recente da Mario Carboni, che parla di assenza, assenza di Sardegna: <em>«I sardi, nella storia vengono presentati sempre uguali: pastori, asserragliati sulle montagne, con il mare nemico, rozzi. I monumenti di pregio, è facile che siano attribuiti al lavoro dei vari conquistatori, sicuramente più evoluti, più capaci, forse perché vincitori. Anche quelle opere facilmente identificabili come sarde, si tende a dichiararle ideazione di artisti stranieri, con gli isolani nel ruolo di semplici esecutori, (vedi le statue di Monti Prama).</em><br />
<em> Tutto quello che viene dall’esterno “è migliore” di quello che è presente in Sardegna: persone, lingua, musica, scuola, economia, lavoro, visione del mondo, ecc. Ma soprattutto è una assenza a pesare costantemente e lentamente nel tempo, fino a marchiare il carattere e la personalità di molti di noi. L’assenza della Sardegna»</em>. Queste riflessioni suonano molto crude, ma purtroppo corrispondono alla dura realtà. L’assenza della Sardegna è il gioco culturale a cui sin da bambini siamo stati costretti, ripudiando l&#8217;isola.</p>
<p>Per quanto mi riguarda posso testimoniare, al pari della maggioranza dei miei conterranei, che tutta la mia storia scolastica, dalle elementari all’Università, è stata caratterizzata, a parte poche eccezioni, dall’assenza della Sardegna. Ma non mi sono perso d’animo, e giunto alla piena maturità sto cercando in ogni modo di colmare le mie carenze ed i miei vuoti di conoscenza attraverso la lettura, che pian piano mi fa scoprire un pezzo in più di quel grande mosaico che sta rivelando il vero volto della nostra Terra. La tessera di mosaico di cui oggi sento la necessità di un approfondimento ha un nome ed un cognome: Camillo Bellieni. A darmi lo spunto per parlare di questa indispensabile risorsa per i sardi è, ancora una volta, Adriano Bomboi, autore de “<em>Il pensiero economico di Camillo Bellieni, padre del sardismo</em>”, <a href="https://www.sanatzione.eu/2018/05/il-pensiero-economico-di-camillo-bellieni-padre-del-sardismo-ql1/" target="_blank">Quaderni Liberali di Sa Natzione – Volume I</a>.</p>
<p>Scrive Adriano Bomboi: <em>«Non molti in Sardegna ricordano Camillo Bellieni (1893-1975), fondatore e principale ideologo del sardismo, men che meno il suo pensiero economico, la cui rilettura odierna esprime l’incredibile attualità delle ricette che ancora oggi potrebbero risollevare l’isola dal’assistenzialismo su cui si è adagiata. Nel 1919 lancia una battaglia per il libero commercio che otterrà il plauso di Piero Gobetti, denuncia inoltre una ripresa delle politiche protezionistiche che già in precedenza avevano danneggiato la Regione evidenziando le contraddizioni tra il nord e il sud dell’Italia. Promuove innovazione tecnologica e sviluppo di processi industriali per la crescita del settore agricolo e accusa apertamente i partiti italiani, in particolare PSI, PCI, popolari e fascisti, di perseguire interessi diversi da quelli sardi, tra cui l’abuso della spesa pubblica per creare lavoro occasionale a fini elettoralistici. E da insospettabile precursore del thatcherismo attaccò persino il sostegno politico alle aziende improduttive. Tenace avversario della deriva socialista di Emilio Lussu, storico cofondatore del PSD’AZ, Bellieni si dimostrò insomma una delle menti più brillanti a disposizione dell’autonomismo sardo. Infatti, più avvezzo all’analisi che alla demagogia fine a se stessa, non mancò di sottolineare i maggiori limiti culturali del suo tempo. E in particolare le scelte politiche che all’epoca condizionavano negativamente la performance economica della Sardegna»</em>.</p>
<p>Queste parole ben sintetizzano il pensiero di Camillo Bellieni mettendone in evidenza la peculiarità e la sua capacità rivoluzionaria. Che il pensiero socialista e poi anche comunista sia sempre stato in conflitto con l’idea di autonomismo portata avanti dal sardismo ci sono pochi dubbi, specie se si parte dai concetti storici di centralismo democratico e pianificazione statale dell’economia. I quali abbisognano, per la loro piena esplicazione, di una struttura dello Stato il più accentrata possibile, cioè con nessuna concessione alle autonomie locali.</p>
<p><em>«Gli avvenimenti hanno dimostrato come l’indipendenza economica di un popolo sia condizione essenziale della sua indipendenza politica»</em>, scriveva Camillo Bellieni.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La capitolazione del socialismo reale con il disfacimento dell’URSS e l’accesso al libero mercato di paesi come la Cina hanno reso giustizia al pensiero di Bellieni, che ha sempre promosso modelli economici liberi in contrasto con quelli pianificati che avevano contribuito a portare povertà.</p>
<p>Nella sua visione da liberale verace Camillo Bellieni sosteneva inoltre che lo Stato non avrebbe mai dovuto sostituirsi alle iniziative private in quanto <em>«l’esperienza pratica dimostra che lo Stato non ha attitudini industriali e che la sua gestione diretta di imprese non giova all’erario né allo sviluppo delle imprese medesime»</em>.</p>
<p>Per Bomboi queste sono <em>«parole che potrebbero calzare benissimo nella Sardegna e nell’Italia del XXI° secolo, dove certa vulgata politica tende ad attribuire allo Stato divine capacità taumaturgiche che in realtà finiscono per sussidiare aziende improduttive, per pure ragioni di consenso politico e clientelare, tramite risorse estratte mediante il fisco alle aree virtuose del Paese. Si pensi alla situazione di aziende costantemente in bilico, come Alitalia o l’ex Alcoa»</em>.</p>
<p>Nell’anno 1919 Camillo Bellieni affermò deciso: <em>«Intendiamo esplicare un’attiva campagna a favore della libertà di commercio, assolutamente necessaria al mezzogiorno e alle isole. Consumatori di manufatti, di macchine agricole, di trattori, di automobili, di materiale di ferro grezzo e lavorato, produttori ed esportatori di derrate agricole, di bestiame, di lana, di formaggi»</em>.</p>
<p>Uno delle principali critiche alla libertà economica da parte della sinistra è sempre stata quella che vedrebbe l’economia privata quale mero strumento di creazione di disparità economica ed ingiustizia sociale. I numeri dicono altro. Nel 1990 il tasso di povertà globale si attestava al 35,5% della popolazione mondiale. Nell’anno 2013, certifica la Banca Mondiale, si registra la sua netta discesa al 10,9%, un risultato figlio della più diffusa libertà economica nel mondo.</p>
<p>Non solo Camillo Bellieni avversava l’asfissiante pianificazione dell’economia da parte dello Stato, ma pure ogni forma di protezionismo, ed infatti lo riteneva un danno per consumatori e produttori, e del generale sistema economico. In quanto priva i primi dei necessari mezzi, a prezzi competitivi, con cui a loro volta potrebbero concorrere al gioco della produzione, come del resto accaduto alla fine del XIX° secolo, quando il protezionismo della sinistra storica al governo chiuse ai sardi i mercati con la Francia, in occasione della guerra doganale, causando il crollo della nascente imprenditoria locale e dei piccoli istituti di credito.</p>
<p>Fu addirittura un intellettuale comunista, Antonio Gramsci, a riconoscere la correttezza di questa impostazione. Il 30 ottobre 1919 Bellieni chiese pubblicamente: <em>«Libertà economica e doganale guidata da criteri tecnici, che favorisca soltanto le forze spontaneamente produttive del Paese e sia decisamente contraria ad ogni forma di parassitismo industriale»</em>.</p>
<p>Nel secondo dopoguerra molte di queste teorie troveranno applicazione anche in Europa. Sul punto Adriano Bomboi fa notare come <em>«l’esempio maggiore in tal senso riguarda i governi di Margaret Thatcher nell’Inghilterra degli anni ’80, quando la “lady di ferro”, supportata da dei think tank di orientamento liberista, tagliò i sussidi alle aziende improduttive – contrariamente ai suoi predecessori laburisti – espellendole dal sistema economico, al fine di potenziare la produttività delle più virtuose. Fu uno dei diversi pilastri fondamentali con cui il thatcherismo ricostruì le fondamenta del Regno Unito dopo la lunga crisi in cui era piombato, in particolare quella degli anni Settanta, acuitasi dopo lo shock petrolifero e l’insussistenza delle politiche keynesiane attuate dai socialdemocratici».</em></p>
<p><em>«II pensiero di Bellieni</em> &#8211; continua Bomboi &#8211; <em>non fu neppure avvezzo a temere l’innovazione tecnologica come fattore di incremento della produttività, e, ben lungi da suggestioni neoluddiste, espresse in modo netto i caratteri di uno sviluppo del settore primario».</em></p>
<p>Il pensatore sardista sosteneva che si dovesse “favorire lo sviluppo razionale dell’agricoltura in tutti i suoi rami, spingendola sulla via dell’industrializzazione, diffondendo la coltura intensiva, le applicazioni meccaniche e chimiche, la lotta antiparassitaria, estendendo il credito agrario e le intese internazionali”.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/03/Bandera-de-sos-4-Moros.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18123" title="bandera-de-sos-4-moros" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/03/Bandera-de-sos-4-Moros.jpg" alt="" width="330" height="219" /></a>Bellieni denunciava apertamente il rialzo dei prezzi dovuto al protezionismo sostenuto anche dai ceti operai e socialisti, come grimaldello che relega i sardi a meri consumatori di ricchezza, sottraendoli alla capacità di produrla. Si tratta di una lettura inversa a quella che offriranno alcuni autori socialisti e comunisti, i quali, ignorando l’origine del problema, ossia l’interventismo pubblico, tenderanno ad attribuire invece erroneamente e genericamente al “capitalismo” le due velocità a cui l’Italia venne costretta ad uniformarsi. Per di più, come denunciava il sardista, acuendo il conflitto sociale tra lavoratori e imprenditori locali a causa della retorica della “lotta di classe”.</p>
<p><em>«La Sardegna ha bisogno di libertà. Libertà di scambi soprattutto</em> – affermava Camillo Bellieni – <em>ha bisogno di uscire dal pauroso isolamento in cui è precipitata da secoli, ha bisogno di commerciare non solo con l’Italia, ma con l’Africa, con la Francia, con la Germania, con la Spagna, con la Corsica. La Sardegna ha diritto di acquistare sul mercato più conveniente i manufatti prodotti dalla industria meccanica; ha diritto, valorizzando i propri prodotti, di crearsi una vita economica più intensa, che le permetterà di costruirsi le sue strade e le sue ferrovie, negatele sinora dal Governo. La Sardegna vuole liberarsi da questa soffocante oppressione di tutela statale, per fare da sé, per curare le sue piaghe da sé. Liberismo, autonomia, cooperazione. Sono questi gli elementi entro cui è compreso il problema sardo, che è anche sotto molti aspetti il problema dell’Italia»</em>.</p>
<p>Bellieni, osserva Bomboi, usa parole mirate e fondamentali, persino più avanzate di larga parte dell’autonomismo e dell’indipendentismo contemporanei. Perché? Perché l’ideologo sardista non si abbandona ad irresponsabili suggestioni rivendicazionistiche. Non pretende sussidi dall’Italia, né restituzione di antichi saccheggi. Pretende libertà di manovra per costruire autonomamente le condizioni con cui produrre ricchezza, la quale consentirà poi al popolo sardo di porre in essere le infrastrutture mai realizzate dal centralismo statale.</p>
<p>Il 22 marzo 1922, Bellieni definisce il PSD’AZ “antesignano della lotta liberista antiburocratica”.</p>
<p>Nel novembre dello stesso anno affermò la necessità della <em>“lotta contro la concessione di lavori pubblici a scopi demagogici”</em>. Mai avrebbe immaginato, afferma Bomboi, <em>«che vari futuri sardisti, financo tutti i partiti italiani, avrebbero continuato persino nel XXI° secolo ad abusare di pratiche clientelari dannose per l’economia. Pratiche utilizzate per ragioni elettoralistiche, rendendo l’isola un prototipo perfetto per le argomentazioni utilizzate dalla “Teoria della scelta pubblica” di un Nobel del calibro di James M. Buchanan. Nella rivista “La Critica Politica” del 24 aprile 1924, Bellieni pronuncerà il suo ultimo grido di libertà contro un governo che a breve avrebbe consolidato la dittatura fascista: “L’autorità dello Stato non può essere sorretta dalla forza brutale […] senza ingombranti burocrazie, senza esasperanti balzelli, senza impacci all’attività individuale. […] Ogni imposizione dall’alto appare come arbitrio. Per questa rivoluzione liberale e libertaria lavora il Partito Sardo d’Azione senza incertezze, senza scoraggiamenti, con sicura fiducia nell’avvenire”».</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2020/03/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Guiso-ricorda-Bellieni.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>A Sassari un convegno sull&#8217;indipendentismo europeo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 21:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Idee e protagonisti dell&#8217;indipendentismo europeo. Il 21 luglio a Sassari si terrà un convegno, in collaborazione con la Coppieters Foundation, sulla genesi e lo sviluppo delle idee – e sulla storia politica dei protagonisti – che hanno determinato i movimenti indipendentisti delle Nazioni europee senza stato, come la Sardegna, la Corsica, la Scozia, l’Aragona, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Idee e protagonisti dell&#8217;indipendentismo europeo.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Il 21 luglio a Sassari si terrà un convegno, in collaborazione con la <a href="https://www.facebook.com/IdeasForEurope/" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=173883257164&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3Anull%2C%22groups_location%22%3Anull%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1"><span style="color: #0000ff;">Coppieters Foundation</span></a>, sulla genesi e lo sviluppo delle idee – e sulla storia politica dei protagonisti – che hanno determinato i movimenti indipendentisti delle Nazioni europee senza stato, come la Sardegna, la Corsica, la Scozia, l’Aragona, il Galles, i Paesi Baschi, le Fiandre, la Catalogna e la Galizia.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/07/Convegno-di-Sassari-su-indipendentismo-europeo-IB.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-16617" title="convegno-di-sassari-su-indipendentismo-europeo-ib" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/07/Convegno-di-Sassari-su-indipendentismo-europeo-IB.png" alt="" width="605" height="317" /></a></p>
<p>I relatori:</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/ettore.beggiato" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=1467103522&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3Anull%2C%22groups_location%22%3Anull%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Ettore Beggiato</a>, Veneto (già Consigliere Regionale),</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/antonia.luciani.52" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=786118297&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3Anull%2C%22groups_location%22%3Anull%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Antonia Luciani</a>, Corsica (PNC-Arritti),</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/antonello.nasone" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=1589476093&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3Anull%2C%22groups_location%22%3Anull%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Antonello Nasone</a>, Sardegna (Istituto Bellieni),</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/michele.pinna.923" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=1032806353&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3Anull%2C%22groups_location%22%3Anull%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Michele Pinna</a>, Sardegna (Istituto Bellieni),</p>
<p>Alan Sandry, Galles (Università di Swansea),</p>
<p>Vincent Scheltiens, Fiandre (Università di Anversa),</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Inoltre interverranno sul tema &#8220;Condizioni di un indipendentismo possibile“ esponenti del mondo politico isolano di diversa ispirazione e appartenenza:</p>
<p>Manuel Alivesi (Commissario provinciale FI), Maurilio Murru (Capo gruppo al comune di Sassari Movimento 5 stelle), Silvio Lai (già consigliere regionale e senatore PD), Paolo Maninchedda (già consigliere regionale e assessore, segretario del PDS) , Cristian Solinas (senatore, segretario del PSD’Az).</p>
<p>Coordineranno la conferenza <a href="https://www.facebook.com/attilio.pinna.9" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=100013680490839&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3Anull%2C%22groups_location%22%3Anull%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Attilio Pinna</a> e <a href="https://www.facebook.com/salvatore.taras.3" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=100000886730170&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3Anull%2C%22groups_location%22%3Anull%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Salvatore Taras.</a></p>
<p>Villino Ricci, Sassari &#8211; dalle ore 9.00.</p>
<p>Tutti gli interventi saranno tradotti dall&#8217;italiano all&#8217;inglese e viceversa grazie al servizio di traduzione simultanea. Prima dell&#8217;inizio del convegno, a partire dalle ore 9, sarà possibile registrarsi all&#8217;ingresso e ricevere le cuffie con le quali usufruire del servizio.</p>
<p>Alle ore 9.30 Apertura dei lavori. Saluti e presentazione a cura del Presidente Maria Doloretta Lai, del Direttore Scientifico Michele Pinna e del Referente per L&#8217; Is.Be. della Coppieters Foundation Antonello Nasone.</p>
<p>Dalle ore 10.00 interventi dei relatori e degli esponenti politici isolani.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Il pensiero economico di Camillo Bellieni, padre del sardismo &#8211; QL1</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2018 15:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parte la collana Quaderni Liberali &#8211; Primo numero scaricabile gratuitamente in formato digitale. Non molti in Sardegna ricordano Camillo Bellieni (1893-1975), fondatore e principale ideologo del sardismo, men che meno il suo pensiero economico, la cui rilettura odierna esprime l&#8217;incredibile attualità delle ricette che ancora oggi potrebbero risollevare l&#8217;isola dall&#8217;assistenzialismo su cui si è adagiata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Parte la collana Quaderni Liberali &#8211; Primo numero scaricabile gratuitamente in formato digitale.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/Cover-QL1-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16474" title="cover-ql1-urn-sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/Cover-QL1-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="472" /></a></p>
<p>Non molti in Sardegna ricordano Camillo Bellieni (1893-1975), fondatore e principale ideologo del sardismo, men che meno il suo pensiero economico, la cui rilettura odierna esprime l&#8217;incredibile attualità delle ricette che ancora oggi potrebbero risollevare l&#8217;isola dall&#8217;assistenzialismo su cui si è adagiata.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/Camillo-Bellieni-URN.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-16478" title="camillo-bellieni-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/Camillo-Bellieni-URN-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel 1919 lancia una battaglia per il libero commercio che otterrà il plauso di Piero Gobetti, denuncia inoltre una ripresa delle politiche protezionistiche che già in precedenza avevano danneggiato la Regione, evidenziando le contraddizioni tra il nord e il sud dell&#8217;Italia. Promuove innovazione tecnologica e sviluppo di processi industriali per la crescita del settore agricolo e accusa apertamente i partiti italiani, in particolare PSI, PCI, popolari e fascisti, di perseguire interessi diversi da quelli sardi, tra cui l&#8217;abuso della spesa pubblica per creare lavoro occasionale a fini elettoralistici. E da insospettabile precursore del thatcherismo attaccò persino il sostegno politico alle aziende improduttive.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi</em>:</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/05/Adriano-Bomboi-Il-pensiero-economico-di-Camillo-Bellieni-QL1-2018.pdf" target="_blank">Scarica il volume in PDF &#8211; 11 pagine, 326 kb</a>.</p>
<p>Online per la lettura anche su <a href="https://archive.org/details/quaderniliberali1" target="_blank">Archive.org</a>, portale dell&#8217;American Library Association.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quanto è leale con se stesso lo Stato Italiano? &#8211; Di Michele Pinna</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 21:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo una riflessione del prof. M. Pinna (Istituto Bellieni-Sassari). Il Partito Sardo d&#8217;Azione, con la condivisione di UDC, SEL, IDV, ha portato in Consiglio Regionale un ordine del giorno per verificare quanto lo Stato italiano sia leale, ovvero, quanto mantenga e rispetti il patto con la Sardegna, riguardo ai suoi adempimenti, agli obblighi che ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/03/Istituto-Bellieni-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4062" title="Istituto Bellieni - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/03/Istituto-Bellieni-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="309" height="109" /></a>Pubblichiamo una riflessione del prof. M. Pinna (Istituto Bellieni-Sassari).</em></span></p>
<p>Il Partito Sardo d&#8217;Azione, con la condivisione di UDC, SEL, IDV, ha portato in Consiglio Regionale un <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/03/una-data-storica-il-consiglio-regionale-si-interroga-sullutilita-o-meno-di-far-parte-della-repubblica-italiana/">ordine del giorno</a> per verificare quanto lo Stato italiano sia leale, ovvero, quanto mantenga e rispetti il patto con la Sardegna, riguardo ai suoi adempimenti, agli obblighi che ogni Stato ha con i suoi cittadini, in materia fiscale, in materia di servizi pubblici, in materia di diritti linguistici, in materia economica, ecc. ecc. (Ogni regione, ogni provincia e ogni comune italiano dovrebbe chiedere conto allo Stato sulla propria lealtà, ma ogni cittadino che abbia un po di orgoglio e di dignità dovrebbe farlo). Ebbene questa mozione l&#8217;hanno votata 25 consiglieri, contro 23. Il PD per intero ha votato contro. Come dire &#8220;se la votino&#8221;. Senza rendersi conto che in questa maniera il partito di Bersani e di Silvio Lai ha perso una grande occasione per: A) Dimostrare il suo coefficiente d&#8217;intelligenza democratica; B) Per rientrare con un tema forte sulla scena politica sarda, visto che quella italiana e non di meno quella sarda ormai l&#8217;ha lasciata alla piazza forcaiola, ai vecchi giochi sottobanco, gestiti la notte, mentre esibisce di giorno un&#8217;opposizione di facciata, pregiudizievole e sterile; C) Per mostrare che, non è in grado di ipotizzare, in Sardegna, nuovi scenari di governo indipendenti e originali rispetto a quelli che produce il decotto sistema politico italiano. (O vogliono, per caso, commissariare anche la Sardegna?)<br />
Gli altri, alla spicciolata, hanno sventolato vecchie bandierine ideologiche ed hanno accusato la mozione di essere indipendentista, di essere anti-repubblicana. […] è la strada di sempre che percorre la classe dirigente sarda, di destra e di sinistra, perché da queste targhe non sono stati capaci di uscire senza, peraltro, saper più dire cosa significhi destra o sinistra, sul burrone della sudditanza politica, sul terreno del servilismo prono allo stato attuale delle cose. Si sarebbero potuti capire in pieno atlantismo, questi atteggiamenti, quando lo Stato italiano, in nome di una vigilanza anticomunista, o peggio antiseparatista, del quale separatismo i sardisti venivano ogni tanto accusati di essere il veicolo (nonostante i volti e l&#8217;azione di persone miti e rassicuranti come Anselmo Contu, o come i fratelli Melis) e quando Roma, a piene mani, elargiva all&#8217;autonomismo sardo gestito dalla DC, assistenza e illusioni di rinascita su cui le cricche di allora vivevano gaudenti e satolle; ma oggi? A cosa serve tutta questa sudditanza ad uno Stato e ad un Governo che ammazza i cittadini con le tasse, che impoverisce i redditi del ceto medio, che chiude le scuole pubbliche, le sue scuole, che chiude ai giovani ogni speranza di futuro? Mentre ancora continua a garantire privilegi ai soliti noti e, colpo su colpo, sta progressivamente chiudendo i canali della democrazia, della partecipazione pubblica, con il consenso isterico della gente arrabbiata, perché la stampa e la televisione di “regime” (perché questo è il nuovo “regime”) non fa altro che dedicare pagine e servizi al ladrocinio di alcuni (che pure ci sono ma che non sono tutti) gettando discredito sui politici e sulla politica, (in apparenza) ma facendo (in realtà) da apripista a un nuovo sistema autoritario. Bersani minaccia di levare la fiducia a Monti per l&#8217;articolo 18. Ma che vada a farsi benedire Bersani, ormai i buoi sono usciti dalla stalla. E lui è uno di quelli che ha spalancato le porte. Ma non se n&#8217;è accorto? Povero Bersani.</p>
<p>In Consiglio Regionale certa classe dirigente sarda, per paura e dietro l&#8217;alibi di uno spettro ideologico che mai ha caratterizzato la storia del partito di Bellieni, ha perso l&#8217;occasione per salire sul treno di una svolta politica verso la quale la Sardegna, l&#8217;altro giorno, sembra essersi incamminata. E&#8217; la strada dell&#8217;indipendenza di giudizio, del giudizio critico e costruttivo tipico degli uomini, delle classi dirigenti, ma direi dei popoli che sono spinti da aneliti di libertà e non dall&#8217;ansia dei servi che non vogliono dispiacere il loro padrone. Servi e bugiardi; perché poi andranno a dire ai loro elettori che anche loro quel giorno c&#8217;erano. E invece loro non c&#8217;erano. Servi, bugiardi, privi di ogni idea e di ogni progetto. Pensate se tutti gli italiani iniziassero a chiedere davvero conto a questo Stato suddito, ormai, della Germania e della BCE, perché una squadra di professori super gettonati l&#8217;ha ridotto a questo; e chiedessero di riscrivere la Costituzione, e chiedessero una seria riforma elettorale che sfuggisse alle mani dei partiti-persone, e chiedessero un controllo del gettito fiscale a partire dai Comuni in cui vivono imponendo aliquote e percentuali di gettito da trattenere, e chiedessero ai loro sindaci di liquidare Equitalia, e chiedessero, nelle loro Regioni, di poter gestire i Trasporti, la programmazione scolastica, la programmazione energetica e chiedessero e chiedessero. Non so se i cittadini italiani lo faranno e se in altri consigli regionali italiani lo faranno, né se i consigli comunali lo faranno. Per ora il Consiglio regionale sardo, con i sardisti in testa, lo ha fatto. La strada è aperta, ora bisogna continuare.<br />
Proporrei ai consiglieri comunali della Sardegna, avocando il titolo V° della Costituzione italiana, che riconosce loro pari dignità repubblicana, insieme alle Regioni, alle Provincie e alle città metropolitane, di aprire una vertenza con lo Stato ed inizino, anche da li, a chiedergli conto della sua lealtà ad una Repubblica la cui unità, ormai, è solo cosa da celebrazioni commemorative, almeno per i suoi governanti, mentre i cittadini-sudditi, in suo nome, subiscono ed ingoiano.</p>
<p><em>24-03-12.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Michele-Pinna-sulla-lealtà-dello-Stato.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Punto per punto: Una replica pubblica all&#8217;ideologo di IRS F. Sedda</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 18:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La differenza tra un apparente riformatore (conservatore) ed un vero riformista? Che il primo critica i morti, il secondo i vivi.&#8221; B.A. 2010. Caro Franciscu, Fatta salva la stima nei tuoi confronti, ho sempre guardato con sincero interesse alla tua capacità di andare oltre alcuni luoghi comuni dell&#8217;indipendentismo Sardo. Circostanza provata anche dall&#8217;apertura del tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/4-Moros-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1838" title="4 Moros - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/4-Moros-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="602" height="452" /></a></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/4-Moros-URN-Sardinnya.jpg"></a><em>&#8220;La differenza tra un apparente riformatore (conservatore) ed un vero riformista? Che il primo critica i morti, il secondo i vivi.&#8221; B.A. 2010.</em></p>
<p>Caro Franciscu,</p>
<p>Fatta salva la stima nei tuoi confronti, ho sempre guardato con sincero interesse alla tua capacità di andare oltre alcuni luoghi comuni dell&#8217;indipendentismo Sardo.<br />
Circostanza provata anche dall&#8217;apertura del tuo movimento ad una serie di riforme dell&#8217;immagine e della comunicazione mai tentate prima con coraggio dall&#8217;ambiente indipendentista.<br />
Elementi quali l&#8217;Europeismo, la moderazione dialettica, l&#8217;apertura verso un indipendentismo inclusivo e modernista, uniti a quello della riforma visiva, sono fattori che la critica (anche aspra) di U.R.N. Sardinnya ha lanciato, senza non poche polemiche, nei vostri e nei nostri spazi di discussione.<br />
Ma sono rimasto profondamente deluso dal tuo ultimo articolo sulla morte di Cossiga, non perché voglia apparire in qualità di “avvocato postumo” di tale personaggio, ma perché il tuo scritto si pone su un piano non idoneo, rispetto alla complessa valutazione che merita, come si pone su un piano di evidente strumentalizzazione che affonda le sue radici nella dottrina di IRS che promuovi e che porti avanti.</p>
<p>Il 20 agosto hai affermato:</p>
<p><em>“Quello che la maggior parte delle persone non sanno&#8230;.è che nella bara, come chiaramente indicato dalle bandiere, c&#8217;erano le spoglie dell&#8217;Autonomia e delle sue mortali contraddizioni.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">1 -</span> Ti confesso che non lo sapevo neppure io, perché ci vorrebbe parecchio coraggio ad affermare che Cossiga sia stato il capofila del contradditorio autonomismo Sardo. Al contrario, fu ben lucida la sua posizione nel volerlo superare. A Chiaramonti nel 2001 dichiarava:</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>“Fu il nostro, abbiamo il coraggio di confessarlo, un autonomismo quasi senza anima &#8211; anche se con molta, anzi troppa retorica -, un autonomismo Stato-orientato e purtroppo angosciosamente stato-petente; un autonomismo nutrito certo anche di grandi tensioni ideali (ricordiamo Anselmo Contu, Salvatore Mannironi, Francesco Fancello, Stefano Siglienti, Pietro Fadda, Pietro Mastino, Luigi Crespellani, i fratelli Giovanni Battista e Mario Melis, Paolo Dettori ed Armandino Corona), tutti nello spirito originario di zio Camillo Bellieni, fondatore del Partito Sardo d&#8217;Azione e di Emilio Lussu, primo leader e suo principale combattente; ma un cosiddetto autonomismo nutrito sempre e soprattutto, ahimè, di richieste, di rivendicazioni e anche di piagnistei più da sudditi di Madrid che da cittadini della Repubblica Italiana; un autonomismo che, come mi confessò Antonio Segni, una volta divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri, sembrava più mirato ad ottenere denaro e denaro che non alla conquista di una effettiva titolarità e all&#8217;esercizio responsabile di autonome competenze!”</em></span></p>
<p>Hai proseguito dicendo:</p>
<p><em>“&#8230;fanno il punto sul rapporto l&#8217;identità sarda e quella italiana, e dunque fra le due bandiere, nella visione di Cossiga e con lui di buona parte della classe dirigente sarda nella sua veste pubblica.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">2 -</span> Che c&#8217;è di male nel sentirsi sia Sardi che Italiani? E&#8217; una condizione che non riguarda solo la classe politica ma anche una discreta maggioranza del milione e mezzo di Sardi del quale dobbiamo rispettarne l&#8217;orientamento e batterci politicamente per costruire qualcosa di nuovo.<br />
Ma tornerò su questo argomento nel punto 6 di questa replica perché è importante.</p>
<p>Hai affermato anche:</p>
<p><em>“Poco da aggiungere: la Sardegna, terra d&#8217;origine, da un lato, l&#8217;Italia Popolo‐Patria‐Nazione‐ Stato‐Repubblica, dall&#8217;altro.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">3 -</span> Nelle esequie tuttavia sono scomparsi i funerali di Stato ed è apparsa anche la bandiera dei 4 Mori. Mentre Cossiga, ricordiamolo, a differenza degli indipendentisti, aveva elaborato una proposta di riforma delle istituzioni Sarde, comprensiva del riconoscimento della Nazione Sarda. Una proposta di riforma delle istituzioni dell&#8217;isola che, buona o cattiva, proprio dall&#8217;indipendentismo invece continua a mancare.<br />
Ma d&#8217;altra parte oggi in Sardegna esiste una nuova dottrina: da un lato “il sincero indipendentismo non sardista che si riconosce nell&#8217;albero giudicale” (emblema di una civiltà estinta che non riguardò certo il Popolo Sardo nella sua interezza); dall&#8217;altro “il mondo del sardismo quattromorista, rivendicazionista, legato a doppio filo con l&#8217;Italia e succube della parabola di Bellieni sulla nazione abortiva”.<br />
C&#8217;è forse quindi qualcosa di più nobile tra un indipendentista che giudica politicamente (prima che storicamente) i simboli della maggioranza del Popolo Sardo rispetto ad un signore che, pur riconoscendo la Nazione Sarda, si sentiva anche italiano?</p>
<p>Hai detto ancora:</p>
<p><em>“&#8230;divenuto in un lontano paese d&#8217;oltremare Presidente di una Repubblica acquisita, a cui tutta la fedeltà e l&#8217;amore ha sacrificato, che ricorda con nostalgia la lontana terra di provenienza da cui un tempo ormai lontano era partito.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">4 -</span> Era anche tornato, ma noi indipendentisti gli abbiamo riso addosso, qualcuno l&#8217;ha anche giudicato per i suoi trascorsi (per carità, opera legittima), e l&#8217;abbiamo mandato a quel paese quando ha tentato di elaborare una proposta politica di unitarietà tra movimenti Sardi, seguita ad una proposta formale di revisione delle istituzioni Sarde. La stessa che continua a mancare da parte dell&#8217;indipendentismo. Se tu nel suo atto ci vedi i tipici tratti “antropologici” del <em>Sardo piagnone all&#8217;estero</em>&#8230;io negli indipendentisti ci ho visto i tipici tratti “antopologici” dell&#8217;orgoglio, della rivalsa sull&#8217;avversario ideologico del passato ma anche del protagonismo e della tutela della propria bottega rispetto allo spirito di squadra. Infatti, chi avrebbe mai potuto credere nel 2001 ad una fusione tra PSD&#8217;AZ e Sardigna Natzione?</p>
<p>Hai proseguito affermando:</p>
<p><em>“&#8230;c&#8217;è il senso della nostalgia di un luogo perduto, di una rinuncia mostruosa, di una vita abortita.<br />
C&#8217;è forse il senso di colpa per una morte non evitata, per un delitto di cui si è stati in qualche modo complici. Qualcosa di certamente diverso ma di altrettanto sicuramente doloroso quanto la morte di Aldo Moro: la morte della nazione sarda, quella morte volontaria, liberamente e autonomamente scelta, di cui Cossiga parlò nel suo discorso a Chiaramonti. La nazione sarda si era suicidata nel 1848 o giù di lì per fondare lo Stato italiano. E per un conservatore, ciò che è stato è stato, indietro non si torna, ora tocca difendere l&#8217;esistente.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">5 -</span> La cosa che ha difeso negli anni &#8217;80 fu il Partito Sardo d&#8217;Azione dai processi del cosìdetto “complotto separatista”, proprio a seguito della scelta azionista di superare Bellieni con il congresso del 1980 di Porto Torres. Quella dei processi fu una controversa stagione nella quale la fusione tra il sardismo ed il presunto terrorismo separatista avrebbe comportato una drastica adesione del pianeta indipendentista alla clandestinità, con le sue ovvie ricadute su quella democratica e pacifica (ma lenta) affermazione dell&#8217;indipendentismo Sardo che oggi conosciamo.<br />
Le “cose” che ha difeso quindi forse ci riguardavano pesantemente, sopratutto in un epoca in cui altri indipendentisti, durante la guerra fredda, all&#8217;estero si ritrovavano con la testa crivellata di proiettili, con il naso nel parabrezza dell&#8217;auto a seguito di un misterioso problema ai freni, e qualche volta in qualche anonima buca sui monti a far compagnia ai vermi.<br />
Ma se l&#8217;avere dei Sardi nelle più alte cariche dello Stato Italiano ed anche nel personale di intelligence forse ci ha evitato il peggio, possiamo affermare senza timori che Cossiga sia pure stato un riformista: proprio perché a differenza dell&#8217;indipendentismo non si è fermato alle chiacchiere ma, finita la <em>guerra fredda</em> (e quindi in un periodo di maggiori possibilità per le minoranze senza stato), si è avvicinato a Baschi, Catalani ed altri, mentre in Sardegna ha cercato vanamente la collaborazione di noi indipendentisti, ed ormai isolato proponeva ad un Senato sordo ed indifferente un <a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">riconoscimento</a> per la sua terra. Del quale evidentemente a noi non ci importava granché, se ad esso abbiamo anteposto un giudizio ideologico sulla persona.<br />
Ma dobbiamo a lui oggi il trasversale interesse politico per la riscrittura dello Statuto Sardo, molto meno all&#8217;indipendentismo.</p>
<p>Ancora, hai affermato:</p>
<p><em>“Certo poi dichiarando nuovamente in chiusura che il tutto era fatto con amore per il popolo italiano.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">6 -</span> Quì arriviamo al tema in sospeso.<br />
Se si sentiva anche italiano non è un qualcosa di scandaloso. Forse lo è per noi Sardi abituati a vivere in uno stato dove la nazione deve essere solo <span style="text-decoration: underline;">una</span> all&#8217;interno delle stesse istituzioni. E quindi, anche il sentire identitario, diventa un elemento a senso unico. E cosa dovrebbero dire allora i cittadini del Regno Unito &#8211; non indipendentisti &#8211; che spesso, vivono con 4 identità in una e se ne sentono appagati ed arricchiti?</p>
<p>Ti vorrei chiedere a questo proposito, tu che sei “non-nazionalista”, come vedi la cosa? Perché io da liberal-nazionalista vedo come una ricchezza la professione di mille identità nella vita di un uomo. <span style="text-decoration: underline;">Pur difendendo senza etnocentrismi quella di origine</span>.<br />
Ecco quindi la palese contraddizione della tua ideologia per IRS: da un lato contesti il pluralismo identitario dei Sardi dichiarandolo contradditorio, dall&#8217;altro qualifichi il tuo movimento come <em>non-nazionalista</em>, per di più sostenendo una bandiera (che per quanto rispettabile) rappresenta una civiltà Sarda scomparsa (quella arborense-giudicale). Una formula di recupero dei simboli passati nel presente tipica del romanticismo ottocentesco e di quel rigido etnonazionalismo reazionario che tanti lutti ha portato nella storia.</p>
<p>Sviluppare autocoscienza è un lavoro che non si fa attaccando etnocentricamente il dualismo identitario ma attraverso le riforme del nostro status sociale ed istituzionale.</p>
<p>Hai detto:</p>
<p><em>“Ma Cossiga, furbescamente, non sceglieva. Indicava solo le possibilità. O meglio, indicava un&#8217;alternativa mentre rimaneva nella sua volontaria fedeltà all&#8217;Italia.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">7 -</span> Se ci si sente parte di due culture, non collidenti tra loro, perché mai bisognerebbe scegliere? Sarebbe una formula etnocentrista. Se si hanno incarichi di potere si possono indicare delle strade, se poi chi di dovere queste strade non le prende (anche perché, come suddetto, fu <em>“Kossiga”</em> a proporle), allora non si capisce cosa si stia contestando&#8230;E&#8217; la classica pesantezza e lo stalking contro chi viene identificato come un avversario, ma più o meno direttamente questo diventa il Sardismo e non il centralismo.</p>
<p>Ancora:</p>
<p><em>“&#8230;perchè da sardista autonomista, lucido matto, sardo volontariamente italiano e politico di razza, sapeva una cosa molto semplice: ammainando il tricolore sarebbe andata giù, legata con esso, proprio come sulla sua tomba, anche la bandiera dell&#8217;autonomia, i quattro mori.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">8 -</span> Questa è la frase che mi ha più deluso del tuo articolo: dopo aver eretto Cossiga a paladino della contraddizione in base a presupposti etnocentrici (che in IRS ritieni non esistano), hai strumentalizzato all&#8217;evidenza la sua morte per portare avanti il tuo filone politico-ideologico contro i 4 Mori (che sono un semplice simbolo delle radici del Popolo Sardo attuale, e non tanto dell&#8217;Autonomia. A prescindere dalle motivanti storiche di adozione).</p>
<p>Hai confermato la strumentalizzazione di bottega con la frase:</p>
<p><em>“&#8230;non ci riusciva, nonostante nel suo discorso di Chiaramonti evocasse come un lutto “la sconfitta dell&#8217;esercito sardo giudicale per opera dell&#8217;armata aragonese catalana ‐ e siciliana, sulla piana di Sanluri, nella tragica giornata del 30 giugno 1409”, quando i sardi sventolavano la bandiera con l&#8217;Albero verde in campo bianco.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">9 -</span> Con questa affermazione concludi diverse operazioni: la prima è quella in cui scordi che le bandiere non sono eterne e lo stesso Cossiga adottò quella dei 4 Mori. Perché rappresenta(va) il Popolo Sardo, e non tanto l&#8217;Autonomia o la “nazione abortiva”.<br />
La seconda è che, con questa lettera, ti “scordi” che esistono anche altri indipendentisti e che non tutti si riconoscono nell&#8217;albero giudicale in quanto simbolo della Nazione Sarda ma nei 4 Mori.<br />
Il terzo è la solita “operazione”: quella appunto di accreditare alla sola IRS il campo di liceità politica dell&#8217;indipendentismo, quello “sincero”, nella cui controparte invece ci sarebbero i 4 Mori con tutte le loro contraddizioni. Ma se è per questo anche l&#8217;albero giudicale oggi lo troviamo come stemma di qualche comune in Catalogna&#8230;Come a Juneda (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Juneda%20-%20SANATZIONE.EU.jpg">JPG</a>).<br />
Ma le origini storiche oggi contano poco in termini politici (specie se ci si dichiara “non-nazionalisti” e non si usa dunque la storia a proprio uso e consumo per dividere da terzi movimenti politici affini).</p>
<p>La tua perla finale:</p>
<p><em>“Alla Sardegna indipendente ci penseremo noi.”</em></p>
<p><span style="color: #000080;">10 -</span> Beh, se ci penseremo allo stesso modo in cui abbiamo trattato Cossiga quando ci offrì un aiuto (e non solo a chiacchiere) e continuando a lanciare sassi di questo genere sul resto dell&#8217;indipendentismo, sull&#8217;autonomismo e sull&#8217;unico simbolo che oggi unisce il Popolo Sardo (come i 4 Mori)&#8230;.<br />
Io questa Sardegna indipendente faccio veramente fatica ad immaginarla&#8230;</p>
<p>Un sincero saluto. Pensaci.</p>
<p><strong>Bomboi Adriano – Ass.ne U.R.N. Sardinnya</strong></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Replica%20a%20Sedda.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Politica linguistica: Una o duas normas ofitzialis? &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 23:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Lettori, Pubblichiamo un&#8217;opinione sulla scelta di politica linguistica recentemente tenuta dal Consiglio Provinciale di Cagliari; a cura di Pedru Perra*. A seguire, la posizione del prof. Michele Pinna, presidente dell&#8217;Istituto Bellieni di Sassari. *** De unas cantu cidas, de candu su Consillu de sa Provìntzia de Casteddu at deliberau a totòmini sa norma campidanesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Crazy-Horse-Memorial-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1323" title="Crazy Horse Memorial - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Crazy-Horse-Memorial-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="400" height="275" /></a>Cari Lettori,</p>
<p>Pubblichiamo un&#8217;opinione sulla scelta di politica linguistica recentemente tenuta dal Consiglio Provinciale di Cagliari; a cura di Pedru Perra*. A seguire, la posizione del prof. Michele Pinna, presidente dell&#8217;Istituto Bellieni di Sassari.</p>
<p>***</p>
<p>De unas cantu cidas, de candu su Consillu de sa Provìntzia de Casteddu at deliberau a totòmini sa norma campidanesa de sa lìngua sarda (chi fait a dda scarrigai innoi: <a href="http://academiadesusardu.files.wordpress.com/2009/07/arregulas.pdf">http://academiadesusardu.files.wordpress.com/2009/07/arregulas.pdf</a>) comenti a bariedadi de sardu ofitziali de sa Provìntzia, at torrau a pigai s&#8217;arrexonu apitzu de, cali sardu imperai in s&#8217;aministratzioni, in sa scola e in is mass media?</p>
<p>Fait a nai chi oindii ddoi funt duas posturas, una chi narat, tocat a tenni una norma sceti, una norma cobertura po totu is sardus e un&#8217;àtera postura chi narat, impereus is duas bariedadis stòricas, su campidanesu e su logudoresu literàrius.</p>
<p>Is chi proponint una norma sceti po totu is sardus nant chi no fait a partziri a is sardus, chi una norma serbit po auniri, ca nci funt barrancus in s&#8217;aministratzioni chi no teneus una norma sceti, ca no fait a fai telegiorronalis, imparai su sardu in is scolas cun duas normas e afòrtiant su parri insoru narendi chi totu is lìnguas ant fatu diaici e depeus sighiri is àterus essemprus.<br />
Ma custu berus est? Bieus totu is chistionis:</p>
<p>1. Una norma sceti serbit po auniri. De candu seus chistionendi de &#8220;una norma po totus&#8221; is sardus no si funt aunius, ma antzis, si funt partzius, ca siat sa LSU de su 2000 (chi is sardus dda ant arrefudada e po cussu burrada) chi sa LSC de su 2006 (chi est simprementi sa LSU pagu pagu arrangiada) funt acanta tropu de su logudoresu literàriu chi sa majoria de is sardus no connoscit e duncas s&#8217;intendint &#8220;discriminaus&#8221;, est nàscia sa bidea de is sardus partzius in burdus e<br />
in berus.<br />
2. Po s&#8217;amministratzioni serbit una norma sceti. No est berus, ca nci funt stadus che sa Norvègia e natzionis chena de stadu, che sa Ladìnia, chi tenint sa lìngua insoru partzia in duas normas scritas, una lìngua cun duas normas. No mi pensu chi fetzat a nai chi siant natzionis chi no tengant un&#8217;aministratzioni, chi no fetzant leis e aici nendi!<br />
3. A tenni duas normas est unu barrancu in is mass media e in sa scola. Teneus giai una sperièntzia de su sardu in is mass media cun duas normas, Sardegna 1, unus cantu annus a oi faiat is telegiorronalis in campidanesu e in logudoresu, una noa in d-una bariedadi e un&#8217;àtera noa in s&#8217;àtera bariedadi, chena barrancu perunu e sa genti fiat acostumendi-sì a intendi totu su sardu. In sa scola oindii su sardu est intrendi cun su sardu de su logu, in is de su cabu de giossu su campidanesu e in is de su cabu de susu, in logudoresu, no mi parit chi sa cosa est andendi mali, in prus is lìburus didàticus funt in campidanesu e in logudoresu giai.<br />
4. Totu is àteras lìnguas tenint una norma sceti po chistionis pràticas. Comenti femu narendi aprimu, no est berus, ca esistint medas lìnguas chi tenint prus de duas bariedadis scritas. In Norvègia tenint su Bokmål e su Nynorsk, chi imperant a muda in s&#8217;aministratzioni statali. In Ladìnia tenint su Gardanesu e su Badiota, acetotu imperaus a muda in s&#8217;aministratzioni, in is mass media etc etc.<br />
Is lìnguas chi tenint una bariedadi sceti intamis, ant sceberau sa bariedadi literària de sa capitali, su friulanu imperat sa bariedadi de Udine, sa cadalanu su de Barcelona (mancai chi in is scolas de is Balearis imperint su baleàricu e in Valèntzia su valentzianu, bariedadis de sa lìngua cadalana). Nemus at sceberau de imperai una bariedadi no de sa capitali o de is tzitadis mannas, duncas, in Sardìnnia, chi boleus imperai una bariedadi sceti, iat a depi essi su campidanesu, sa prus bariedadi spainada e sa bariedadi de is tzitadis stòricas mannas, Casteddu, Igrèsias, Aristanis.</p>
<p>Lassendi a perdi totu is chistionis linguìsticas e chistionendi de is chistionis polìticas sceti, de su chi apu nau finsas a imoi, no mi parit chi su natzionalismu sardu si potzat smenguai cun s&#8217;imperu de duas normas, comenti no at smenguau su natzionalismu norvegesu e su ladinu, antzis, est oindii chi su natzionalismu sardu tenit su dannu de is &#8220;gherras linguìsticas&#8221; ìnturu de is &#8220;cabesusesus e is de su cabu de giossu&#8221; po is chistionis linguìsticas, seus amostendi de no essi aunius, amostendi una debilesa chi agoa torrat a donai arrexoni a is inimigus de sa natzioni nosta.</p>
<p>Sigomenti est de milli annus chi sa natzioni nosta est imperendi is duas normas scritas stòricas, sigomenti oindii puru in sa conca de is sardus custas duas normas esistint, sigomenti teneus is essemprus de àteras natzionis chi imperant duas normas scritas de sa pròpiu lìngua, poita est chi no segaus sa &#8220;gherra linguìstica&#8221; torrendi a su connotu de sèculus? Sa norma ùnica at a arribai cun su tempus, aunendi-sì de manera lìbera e spontanea is duas normas de oi, cun s&#8217;imperu fitianu.</p>
<p>Chi siat custu diaderus su mori po afortiai sa natzioni sarda e su sentidu natzionalista?<br />
***<br />
*Pedru Perra, nàsciu in Casteddu in su 1976, laureau in scièntzias polìticas, tradusidori, imparadori, traballat cun sa lìngua sarda de prus de 10 annus. Sighit is progetus cun sa lei 482/99 in medas comunus de Sardìnnia, faendi s&#8217;imparadori in is cursus de sardu e sighendi is ofìtzius linguìsticus. Est unu de is autoris de su lìburu Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda, est a nai sa bariedadi scrita ofitziali de sa Provìntzia de Casteddu.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Considerazioni-sulla-Lingua-Sarda-Di-M.-Pinna.pdf">Considerazioni sulla Lingua Sarda &#8211; Di Michele Pinna (PDF)</a>.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Politica%20linguistica%201.pdf">Iscarica custu articulu* in PDF</a>. &#8211; <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/05/politica-linguistica-una-o-duas-normas-ofitzialis-%E2%80%93-parte-2/">Vedi Parte 2</a>.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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