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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; bassani</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>A Montecitorio un importante convegno sul federalismo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2024 10:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appuntamento a Roma per il 21 maggio, ore 10:00, Sala della Lupa, Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio. Una trentina di anni fa, dopo il crollo del comunismo e nel corso della crisi risolutiva di un regime politico fondato sulla guerra fredda, l&#8217;Italia si trovava in pessime condizioni. Una serie di problemi avrebbero potuto essere affrontati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/05/Banner-convegno-sul-federalismo-Camera-2024.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19494" title="banner-convegno-sul-federalismo-camera-2024" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/05/Banner-convegno-sul-federalismo-Camera-2024.jpg" alt="" width="605" height="416" /></a></p>
<p>Appuntamento a Roma per il 21 maggio, ore 10:00, Sala della Lupa, Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio.</p>
<p>Una trentina di anni fa, dopo il crollo del comunismo e nel corso della crisi risolutiva di un regime politico fondato sulla guerra fredda, l&#8217;Italia si trovava in pessime condizioni. Una serie di problemi avrebbero potuto essere affrontati con una “capriola intellettuale” come diceva Miglio. Se una stagione di drastiche riforme avesse ridisegnato le relazioni fra nord e sud, fra chi genera ricchezza e chi se ne avvale senza preoccuparsi di migliorarsi, forse oggi la situazione sarebbe meno allarmante.</p>
<p>Nel 1990 il Mezzogiorno d’Italia era certamente un’area fra le meno sviluppate dell’Occidente, ma nessun paese post comunista si presentava sulla scena con un reddito pro-capite superiore. Oggi si contano sulle dita di una mano le aree dell’Est Europa meno ricche del Sud. In breve, dal comunismo si può uscire, dall’assistenzialismo no.</p>
<p>E forse il federalismo era l’ultima chiamata per il Sud, assai più che per il Nord.</p>
<p>Di questo e di molto altro si parlerà il prossimo 21 maggio alla Camera dei Deputati.</p>
<p>Apre i lavori lo storico Luigi Marco Bassani, da sempre in prima linea nella promozione dei temi del federalismo, dell&#8217;indipendentismo e delle riforme.<br />
Argomenti di cui trattò anche nella postfazione al libro dello scrivente, Adriano Bomboi &#8211; “<a href="https://www.sanatzione.eu/2019/02/problemi-economico-finanziari-della-sardegna-ecco-il-libro/" target="_blank">Problemi economico-finanziari della Sardegna</a>” (Cagliari, Condaghes 2019).</p>
<p><img class="alignright" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Il programma dell&#8217;evento:</p>
<p>Il Presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana Invita la S.V. al convegno</p>
<p>“Il federalismo in Italia e la lezione di Gianfranco Miglio”.</p>
<p>Martedì 21 maggio 2024, ore 10.00.<br />
Sala della Lupa. Palazzo Montecitorio, ingresso principale.</p>
<p>Indirizzo di saluto:<br />
Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei Deputati.</p>
<p>Prima sessione: Teoria e storia del federalismo.</p>
<p>Luigi Marco Bassani<br />
Stato e federazione</p>
<p>Benedetto Ippolito<br />
Le origini medievali del federalismo</p>
<p>Zeffiro Ciuffoletti<br />
Le idee federalistiche in Italia da Cattaneo ai nostri giorni</p>
<p>Marco Paolino<br />
L’avversione al federalismo nella politica italiana</p>
<p>Seconda sessione, ore 11.30 – 13.00: Modelli e momenti del federalismo.</p>
<p>Roberto Chiarini<br />
Le origini del federalismo settentrionale</p>
<p>Roberto de Mattei<br />
Il federalismo cattolico e il principio di sussidiarietà</p>
<p>Annamaria Amato<br />
Luigi Sturzo e il regionalismo tra primo e secondo dopoguerra</p>
<p>Eugenio Capozzi<br />
Libertà individuali, mercato, federalismo: l’Occidente di Luigi Einaudi</p>
<p>Terza sessione, ore 15.00 – 17.00: La lezione di Gianfranco Miglio.</p>
<p>Damiano Palano<br />
La ricerca sul federalismo di Miglio</p>
<p>Stefano Bruno Galli<br />
Miglio e il Movimento del “Cisalpino”</p>
<p>Alessandro Vitale<br />
Decentramento o autogoverno: due opposti universi. La lezione neofederale di Miglio</p>
<p>Ginevra Cerrina Feroni<br />
Miglio costituzionalista</p>
<p>Lorenzo Castellani<br />
Miglio storico dell’amministrazione</p>
<p>Uno sguardo al futuro, ore 17.00.</p>
<p>Giovanni Guzzetta<br />
Quale federalismo per l’Europa?</p>
<p>R.S.V.P. 06 – 67609307<br />
cerimoniale.adesioni@camera.it<br />
indicando data e orario dell’evento. L’ingresso in sala sarà consentito entro le ore 9.45 fino ad esaurimento posti.</p>
<p>Scarica la locandina ufficiale: <a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/05/INVITO-Convegno-federalismo-Camera-2024.pdf" target="_blank">PDF</a></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/05/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Convegno-sul-federalismo-a-Montecitorio.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Cancel culture: la Statale di Milano fa scappare un ottimo professionista</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2024 19:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Università Statale di Milano fa scappare un ottimo professionista. Pubblichiamo alcuni estratti della lettera scritta dallo storico Marco Bassani, che lascia la Statale di Milano per essere stato attaccato dai vertici dell&#8217;università a seguito della pubblicazione di un meme satirico sui social. Intervento completo disponibile sul quotidiano Libero. «Proprio oggi, dopo oltre un quarto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/Bassani-speaks.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19375" title="bassani-speaks" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/Bassani-speaks.jpg" alt="" width="605" height="495" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;Università Statale di Milano fa scappare un ottimo professionista.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Pubblichiamo alcuni estratti della lettera scritta dallo storico Marco Bassani, che lascia la Statale di Milano per essere stato attaccato dai vertici dell&#8217;università a seguito della pubblicazione di un meme satirico sui social. </em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Intervento completo disponibile sul quotidiano Libero.</em></span></p>
<p>«Proprio oggi, dopo oltre un quarto di secolo, abbandono l’Università di Milano. In questa sede ho insegnato Storia delle dottrine politiche a un’intera generazione di studenti dal finire del secolo scorso, credo con un certo decoro. Non ho alcuna intenzione di nascondere i motivi ultimi che mi hanno spinto a questo passo.<br />
Sono stato sanzionato dalla mia università, fra l’indifferenza e l’esultanza dei colleghi, per aver condiviso un meme (ossia un’immagine con didascalia) nell’autunno del 2020. Il meme non conteneva né parolacce, né volgarità, ma solo una verità acclarata: Kamala Harris, la vicepresidentessa degli Stati Uniti, aveva iniziato la propria carriera come amante di Willie Brown, all’epoca Sindaco di San Francisco, quando lei aveva 29 anni e lui 60, e quindi non risulterebbe molto credibile come icona femminista.</p>
<p>Dopo un paio di giorni sulla stampa è iniziato il linciaggio mediatico contro di me. La notizia vera era che il Rettore dell’Università, prof. Elio Franzini, sulle pagine milanesi della Repubblica aveva immediatamente promesso che mi avrebbe punito in quanto “sessista”. Nell’atto di accusa formale si sosteneva che il post “contenuto [fosse] sessista e altamente offensivo nei confronti non solo della diretta interessata ma dell&#8217;intero genere femminile”. Inoltre, utilizzando liberamente uno strumento di dibattito pubblico avrei arrecato grave nocumento all’immagine dell’Istituzione e dello stesso Rettore (<span style="text-decoration: underline;">Rettore che solo pochi mesi dopo sarebbe stato coinvolto con rinvio a giudizio in un’inchiesta giudiziaria su concorsi universitari truccati</span>).</p>
<p>Cosa mi stava dicendo la mia università? Che non esiste alcun rapporto fra sesso e politica? Difficile. Forse più semplicemente che non se ne può parlare se il personaggio coinvolto è dalla parte giusta della storia (e non una Minetti qualsiasi). Se io avessi fatto una lezione dal titolo “sesso e politica nella storia, da Messalina e Cleopatra a Kamala Harris” avrei potuto dire ciò che volevo e sarei stato inattaccabile. Invece, avendo condiviso la vignetta sul mio profilo Facebook il Rettore ha deciso di occuparsene scatenando una campagna mediatica.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Dopo un processino di fronte ad un silenziosissimo Consiglio di disciplina alla metà di maggio del 2021, sono stato condannato alla sospensione e alla privazione di un mese di stipendio. Dal punto di vista simbolico la punizione è draconiana: ti impediamo di guadagnarti da vivere se non ti sottometti al nuovo catechismo civile. Limitando la mia libertà di manifestazione del pensiero ne è stato colpito uno per educarne cento, la tecnica delle Brigate Rosse, il che è proprio come deve operare il nuovo umanesimo totalitario. La vicenda non è del tutto conclusa: dopo aver perso nel giugno del 2023 il ricorso amministrativo (con una sentenza giunta in tempo record) attendo senza troppa trepidazione l’appello al Consiglio di Stato.<br />
In ogni caso, abbandono l’università non per l’episodio in sé, ma perché la solidarietà che ho ricevuto è stata risibile: non pochi colleghi hanno incominciato a trattarmi come se fossi un pedofilo e coloro che mi esprimevano simpatia chiedevano parallelamente di non metterli in imbarazzo rendendo pubblico il loro appoggio.</p>
<p>Se si chiude una porta se ne apre però un’altra. Da domani sarò professore presso Pegaso, la più importante università online di lingua italiana. Le rassicurazioni in termini di libertà che ho ricevuto sono piene e incondizionate. Chi mi assume si preoccupa solo delle mie qualità di docente e studioso (devo dire mai messe in discussione neanche dalla mia antica università) e non della mia adesione ai dogmi del politicamente corretto. È davvero triste constatare che all’ombra della pubblica istruzione ha prosperato un sistema che più che sviluppare pensiero critico a tutti i livelli ha reso le aule universitarie una “madrasa” del Pd.</p>
<p>Il tutto accade senza alcun tipo di coercizione palese, grazie semplicemente alla vittoria straripante di una polizia del pensiero, che colpisce pochi, spaventa molti ed è, almeno in apparenza, avversata da tutti. I professori sono di fatto “la guardia del corpo intellettuale degli Hohenzollern”, ma mentre nella Berlino dell’Ottocento ciò era vanto e merito, oggi questa esaltazione del potere ha luogo senza troppe chiassate. Si tratta solo di un piccolo prezzo che un manipolo di pusillanimi è disposto a pagare per sopravvivere con misere paghe pubbliche.</p>
<p>Vedere i chierici woke usare una legge fascista per colpire un professore è stato divertente.»</p>
<p>Marco Bassani.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2024/03/URN-Sardinnya-Lopinione-La-lettera-di-Bassani-agli-studenti.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Arriva il primo congresso di Nuova Costituente</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2022/06/arriva-il-primo-congresso-di-nuova-costituente/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2022 18:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva il primo congresso di Nuova Costituente. Per un nuovo patto tra le comunità territoriali, e per lasciarsi alle spalle uno Stato espropriatore, dobbiamo costruire istituzioni all’altezza dei tempi e in concorrenza tra loro, che tutelino davvero le libertà degli individui. Il Primo Congresso dell&#8217;associazione “Nuova Costituente” si terrà il 18 e il 19 giugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/06/Nuova-Costituente-Locandina-evento-2022.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18935" title="nuova-costituente-locandina-evento-2022" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2022/06/Nuova-Costituente-Locandina-evento-2022.jpg" alt="" width="605" height="605" /></a></p>
<p>Arriva il primo congresso di Nuova Costituente.</p>
<p>Per un nuovo patto tra le comunità territoriali, e per lasciarsi alle spalle uno Stato espropriatore, dobbiamo costruire istituzioni all’altezza dei tempi e in concorrenza tra loro, che tutelino davvero le libertà degli individui.</p>
<p>Il Primo Congresso dell&#8217;associazione “Nuova Costituente” si terrà il 18 e il 19 giugno 2022 al Royal Garden Hotel di Assago – Milano, dalle ore 14 alle 20.<br />
La prima giornata sarà aperta a tutti e vedrà la partecipazione, tra i relatori, anche di ospiti esterni al movimento che daranno il loro contributo alla riflessione.<br />
La seconda giornata sarà invece riservata agli iscritti, che attraverso il dibattito e i gruppi di lavoro dovranno delineare le linee strategiche per il futuro, predisporre le concrete attività dei prossimi mesi e assegnare cariche e responsabilità.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Tra i promotori, Carlo Lottieri, Marco Bassani, Michele Fiorini e tantissimi altri.</p>
<p>Per info e contatti:</p>
<p>Alessandra Vitali: +39 335 6417867.</p>
<p>nuovacostituente.org</p>
<p>royalgardenhotelmilano.com/dove-siamo-contatti/</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Corriere: &#8216;Senza un vero federalismo Europa e Italia soffocano&#8217;</title>
		<link>https://www.sanatzione.eu/2019/04/corriere-senza-un-vero-federalismo-europa-e-italia-soffocano/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 19:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Corriere della Sera tocca i temi dell&#8217;indipendenza e del federalismo: Catalogna, Italia ed Europa. Ecco l&#8217;intervento di Luigi Marco Bassani, saggista e storico all&#8217;Università degli Studi di Milano, autore della postfazione al libro &#8220;Problemi economico-finanziari della Sardegna&#8221; (Bomboi, 2019). «Negli anni Settanta di federalismo parlava solo il Partito Sardo d&#8217;Azione. E ricordo che in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Il Corriere della Sera tocca i temi dell&#8217;indipendenza e del federalismo: Catalogna, Italia ed Europa. Ecco l&#8217;intervento di Luigi Marco Bassani, saggista e storico all&#8217;Università degli Studi di Milano, autore della postfazione al libro &#8220;<a href="http://www.sanatzione.eu/2019/02/problemi-economico-finanziari-della-sardegna-ecco-il-libro/" target="_blank">Problemi economico-finanziari della Sardegna</a>&#8221; (Bomboi, 2019).</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>«Negli anni Settanta di federalismo parlava solo il Partito Sardo d&#8217;Azione. E ricordo che in TV un giornalista disse a un suo esponente&#8230;».</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/04/Immagine-del-Corriere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17170" title="immagine-del-corriere" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/04/Immagine-del-Corriere.jpg" alt="" width="605" height="474" /></a></p>
<p>Sui padri del federalismo:</p>
<p>Negli anni Settanta di federalismo parlava solo il Partito Sardo d&#8217;Azione. E ricordo che in TV un giornalista disse a un suo esponente: <em>«Voi vi rifate ad un federalismo cattaneano, quindi cattolico»</em>. Tanto per capire che cosa si sapeva di Cattaneo, il quale in realtà detestava i preti.<br />
Prima che emergesse la Lega, quei temi erano estranei al dibattito pubblico. Ma anche in epoca risorgimentale, dopo il 1849, il federalismo era marginale. In precedenza no: quando i francesi entrarono in Lombardia nel 1796 e bandirono un concorso su quale governo fosse preferibile per l&#8217;Italia, vinse Melchiorre Gioia con un&#8217;ipotesi unitaria, ma gli altri partecipanti optarono quasi tutti per una soluzione federale. Il dibattito sarà vivace fino al 1848-49: poi vincono i centralisti unitari, con Giuseppe Mazzini sul versante repubblicano e con i Savoia su quello moderato.</p>
<p>Cattaneo sosteneva un&#8217;Italia federale nella cornice più ampia degli Stati Uniti d&#8217;Europa: un&#8217;unione continentale di popoli liberi. E nel 1848, dopo le Cinque Giornate, si oppone risolutamente all&#8217;annessione della Lombardia al Regno dei Savoia. L&#8217;unificazione realizzata da Cavour nel 1861 segna la sconfitta di Cattaneo, ma poi si rifanno a lui meridionalisti come Gaetano Salvemini e Guido Dorso. E dopo la caduta del fascismo, alla Costituente, ci sono alcune forze minoritarie che sostengono una soluzione federale, tanto che si arriva a un compromesso con l&#8217;istituzione delle Regioni, anche se poi per vederle sorgere tutte bisognerà aspettare vent&#8217;anni.</p>
<p>Sulla Catalogna:</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Guardiamo al caso catalano: l&#8217;Unione Europea non fa nulla per l&#8217;autodeterminazione dei popoli, perché è diventata un cartello di Stati. Gli europeisti sono i più convinti centralisti a livello nazionale.<br />
Storicamente la Comunità Europea nasce da un accordo tra Stati, che ci tengono ad essere forti per contare a livello continentale. Bisognerebbe promuovere il federalismo nei singoli Paesi in modo da coordinarlo con il processo di integrazione europea, come immaginava Cattaneo. In realtà sbaglia chi pensa che un Paese federale sia più debole di uno Stato unitario in un contenitore più vasto. È l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>Sull&#8217;Unione Europea:</p>
<p>Per molti versi l&#8217;UE è come il nostro Paese su scala più ampia: il gigantismo del welfare la sta affondando. Al di là dell&#8217;Italia, che è crollata, l&#8217;Unione è un&#8217;area che ha rinunciato all&#8217;espansione economica per gestire senza troppi traumi il suo declino. Fra le prime venti imprese del mondo per capitalizzazione, nel 2017 solo due erano europee, una peraltro svizzera, cioè fuori dall&#8217;UE. L&#8217;Europa sta facendo la fine di potenze tramontate nel passato come la Mesopotamia, l&#8217;Egitto e l&#8217;Impero romano. Le forze trainanti della civiltà si stanno rapidamente spostando altrove.</p>
<p>Sull&#8217;Italia:</p>
<p>Io temo che, dopo aver passato invano 150 anni a costruire una nazione italiana senza riuscirci, adesso i nostri governanti, cercando di salvare il loro potere, finiscano per distruggere l&#8217;apparato produttivo del Nord, schiacciato da tasse troppo alte.</p>
<p>Sulla Lega:</p>
<p>L&#8217;idea che ci sia stata una svolta netta con l&#8217;ascesa di Matteo Salvini, a mio parere, è un po&#8217; un mito. Vedo piuttosto un lento mutamento di quella che sembrava essere la ragione sociale della Lega. In epoca berlusconiana Umberto Bossi è stato al governo per anni e la rapina fiscale ai danni delle regioni settentrionali, che versano allo Stato in tasse molto più di quello che ricevono in servizi sul territorio, non è diminuita di un euro.</p>
<p><em>Stralci da dialogo a cura di Antonio Carioti, con Alberto Martinelli &#8211; Il Corriere della Sera, La Lettura, 07-04-19.</em></p>
<p>- <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Bassani-al-Corriere-su-federalismo.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Indipendenza: nasce l&#8217;Assemblea Veneta</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2018 19:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Indipendenza: nasce l&#8217;Assemblea Veneta. Grande partecipazione all&#8217;incontro di Limena che ha posto le basi per la nascita dell&#8217;Assemblea Veneta, spazio politico-culturale delle forze indipendentiste, con la partecipazione di Marc Gafarot (Assemblea Nazionale Catalana), e su impulso di Andrea Favaro, Carlo Lottieri, Davide Lovat, Marco Bassani e tanti altri, cittadini e imprenditori. Una grande prova di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Indipendenza: nasce l&#8217;Assemblea Veneta.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16788" title="av-limena-brazzale-2" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-2.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a></p>
<p>Grande partecipazione all&#8217;incontro di Limena che ha posto le basi per la nascita dell&#8217;Assemblea Veneta, spazio politico-culturale delle forze indipendentiste, con la partecipazione di Marc Gafarot (Assemblea Nazionale Catalana), e su impulso di Andrea Favaro, Carlo Lottieri, Davide Lovat, Marco Bassani e tanti altri, cittadini e imprenditori.</p>
<p>Una grande prova di maturità per il superamento dello Stato centrale. A quando in Sardegna un&#8217;assemblea capace di guardare realmente al pluralismo ideologico sul modello del Veneto e della Catalogna?</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16789" title="av-limena-brazzale-1" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-1.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16790" title="av-limena-brazzale-3" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-3.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16791" title="av-limena-brazzale-4" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-4.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16792" title="av-limena-brazzale-5" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/12/AV-Limena-Brazzale-5.jpg" alt="" width="605" height="340" /></a></p>
<p><em>Di Adriano Bomboi, foto di Roberto Brazzale.</em></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Pro Catalogna. Diritti, democrazia e indipendenza</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2018 18:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manifesto in difesa delle libertà dei catalani. In questa Europa del 2018 c’è un’intera comunità che sta subendo una dura repressione poliziesca, motivata da logiche nazionaliste e autoritarie. Quello che ora sta soffrendo la Catalogna, però, riguarda ogni europeo e tutti coloro che – nel mondo – hanno a cuore i diritti individuali fondamentali. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Manifesto in difesa delle libertà dei catalani.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/03/Democracia-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16170" title="democracia-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/03/Democracia-URN.jpg" alt="" width="605" height="391" /></a></p>
<p>In questa Europa del 2018 c’è un’intera comunità che sta subendo una dura repressione poliziesca, motivata da logiche nazionaliste e autoritarie. Quello che ora sta soffrendo la Catalogna, però, riguarda ogni europeo e tutti coloro che – nel mondo – hanno a cuore i diritti individuali fondamentali.</p>
<p>In Spagna vi sono uomini politici catalani ed esponenti della società civile che da tempo sono detenuti, quali “prigionieri politici”, con l’accusa di avere provato a garantire ai propri cittadini il diritto di votare: la possibilità di scegliere tra lo status quo, monarchico e unitario, e la nascita di una Catalogna libera, repubblicana e indipendente. Altri esponenti catalani dell’universo indipendentista sono stati costretti all’esilio, al fine di evitare ingiuste detenzioni e poter continuare la propria battaglia: a difesa del diritto e quindi contro quelle leggi costituzionali e ordinarie che ledono le libertà fondamentali.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Quanti sottoscrivono questo manifesto ritengono che in Europa vi sia allora un’emergenza catalana e vi sia dunque la necessità di schierarsi a difesa di una comunità che ha visto cancellate le proprie istituzioni di autogoverno, che vede minacciate scuole e mezzi d’informazione, che vive ormai entro un clima di terrore e intimidazione. Da qui discende pure l’esigenza di un’iniziativa internazionale che sostenga la battaglia coraggiosa condotta, in forme pacifiche e dialoganti, da quanti in Catalogna chiedono di poter decidere sul loro futuro.</p>
<p>Gli europei che hanno a cuore la libertà non possono ammettere che anche nel Vecchio Continente vi siano regimi violenti e intolleranti, che negano agli individui e ai popoli il diritto di autodeterminarsi. Quando uno Stato sovrano ritiene che i propri confini non possano essere messi in discussione e che non vi sia alcuna strada pacifica e legale per poter dare vita a istituzioni nuove, il diritto all’autogoverno è negato e ogni libertà è minacciata. Se in Scozia si è votato, la stessa cosa deve essere possibile in Catalogna.</p>
<p>È quindi fondamentale difendere il diritto di voto dei catalani e permettere che pure in Spagna vi possa essere un libero confronto tra quanti vogliono difendere la situazione attuale e coloro che, invece, intendono dare vita a una piccola Repubblica, civile, rispettosa delle libertà di tutti, in cui la maggioranza di governo non usa la polizia e le prigioni per contrastare le opposizioni: una società libera in cui si possa costruire un futuro aperto e pluralista.</p>
<p>4 marzo 2018,</p>
<p><em>Luigi Marco Bassani,</em><br />
<em>Carlo Lottieri,</em><br />
<em><a href="http://www.swissinvenice.org/senzacategoria/pro-catalogna-diritti-democrazia-indipendenza" target="_blank">Switzerland Institute in Venice</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/03/URN-Sardinnya-Esteri-Manifesto-pro-Catalogna.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Lombardia e Veneto al referendum per l&#8217;autonomia: l&#8217;opinione di Marco Bassani</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 14:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardia e Veneto si preparano al referendum del 22 ottobre, l&#8217;obiettivo? Assegnare alle Regioni ulteriori forme di autonomia. Ma quali sono i presupposti che animano l&#8217;utilità di queste consultazioni e il loro impatto nei confronti di tutto il Paese? Per Sa Natzione, l&#8217;opinione di Marco Bassani, docente di Storia delle Dottrine Politiche all&#8217;Università di Milano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Lombardia e Veneto si preparano al referendum del 22 ottobre, l&#8217;obiettivo? Assegnare alle Regioni ulteriori forme di autonomia. Ma quali sono i presupposti che animano l&#8217;utilità di queste consultazioni e il loro impatto nei confronti di tutto il Paese? Per Sa Natzione, l&#8217;opinione di Marco Bassani, docente di Storia delle Dottrine Politiche all&#8217;Università di Milano.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/09/Luigi-Marco-Bassani-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15618" title="luigi-marco-bassani-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/09/Luigi-Marco-Bassani-URN.jpg" alt="" width="605" height="431" /></a></p>
<p>Il prossimo 22 ottobre le due più importanti regioni italiane – quelle, tanto per intenderci, che la borsa la riempiono – hanno deciso di indire una consultazione popolare per chiedere ai propri cittadini se vogliono intraprendere un percorso di “autonomia”, nell’ambito dell’attuale regionalismo italiano, regolato dal Titolo V° della Costituzione.</p>
<p>Non molti ricordano come nacque la riforma regionalista del 2001. Un centrosinistra morente cercava di raggranellare qualche voto nelle regioni settentrionali e offrì una sponda “regionalista” a un Lega che in verità era già pronta a un accordo con quello che sarebbe stato il dominus della politica italiana per i dieci anni successivi, Silvio Berlusconi. L’articolo 116 della riforma sembrava introdurre l’idea di un regionalismo differenziato, alla spagnola.</p>
<p>Seppure in modo piuttosto confuso per quanto riguarda la procedura da seguire, le competenze e l’autonomia finanziaria, oggi vi è uno spiraglio per chiedere “ulteriori forme e condizioni particolari da autonomia” su materie già regionali (art. 117). Il tutto avverrebbe “con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata”.</p>
<p>Si tratta di un cantiere politico e legislativo piuttosto vago, che forse non avrebbe mai dovuto davvero aprirsi, ma che le due regioni hanno deciso di percorrere. Apparentemente il referendum del 22 ottobre potrebbe sembrare davvero fuori tempo massimo, retaggio di una stagione politica passata e spazzata via dai venti centralisti che infuriano sull’Italia da quasi un decennio e che tendono addirittura ad attribuire alle Regioni la crisi dei conti pubblici. Se qualcuno poi vuole collegare la “questione settentrionale” a un partito politico che la aveva utilizzata per un paio di stagioni e che ora è ben rientrato nell’alveo nazionalista, potrebbe sembrare davvero una cosa superata. Ma non è così: l’aumento costante del debito pubblico, il declino economico inarrestabile, lo sfascio della classe dirigente, il nulla di fatto politico che si succede ormai da quattro lustri, pongono la questione delle aree produttive – sia essa la bandiera di una forza politica o meno – di fatto al centro del dibattito. Il problema è ovviamente la politica, ma non strettamente partitica (anche se invero vi potrebbe essere una larvata contestazione di Maroni e Zaia nei confronti della deriva nazionalista italiana di Salvini).</p>
<p>Infatti, perché Lombardia e Veneto si sono mosse insieme? Ossia, che cosa caratterizza oggi gli abitanti di queste regioni? La consapevolezza di essere non solo la parte più produttiva del Paese, ma anche la più danneggiata dagli attuali assetti istituzionali. Circa un quarto di secolo fa il crollo del regime politico che tenne a battesimo la Repubblica italiana avvenne a causa di due fattori: uno internazionale e uno domestico. Il crollo del muro di Berlino e le fine della guerra fredda <img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />rendevano ovviamente obsoleto un sistema politico fondato sul conflitto USA-URSS. Ma, mentre i giudici mostravano il carattere cleptocratico della classe politica, sorgeva un movimento che, seppur confusamente affermava che il Re era nudo, ossia che la vera frattura in Italia non era fra destra e sinistra, ma fra chi la borsa la riempiva e chi la svuotava, fra chi le tasse le produceva e chi le consumava. Siccome la divisione era facilmente individuabile dal punto di vista geografico, in breve, fra Nord e Sud. E, in effetti, al di là della retorica corrente, dopo più di un secolo e mezzo dall’unificazione, le due parti del Paese appaiono ancora estremamente lontane.</p>
<p>Gli storici un giorno, per far comprendere le ragioni profonde della “disunità” italiana odierna, partiranno dal 2006. Allora un referendum popolare nazionale su una riforma che nell’immaginario collettivo del Paese era in senso federalista fu approvata da Lombardia e Veneto e osteggiata da ogni altra regione. È stato un segnale inequivocabile: lombardi e veneti non vi potete in alcun modo affrancare da un sistema nel quale voi avete il compito di provvedere a tutto l’assistenzialismo fornito da questo Paese. La richiesta era semplice nella sua essenza: quel fiume carsico di danaro che scorre costantemente verso il sud non si deve interrompere. Ogni anno, infatti, circa 75 miliardi di euro abbandonano la Lombardia e il Veneto, si perdono nel raccordo anulare e in parte finiscono per foraggiare consumi improduttivi e rendite politiche in Meridione. Ma siccome cifre cosi grandi possono far girare la testa, diciamo che ogni famiglia lombarda produce in una vita di lavoro quasi mezzo milione di euro che sparisce totalmente: dalle proprie tasche e dal proprio territorio. Non esiste paragone di “residuo fiscale” così sostanzioso (il 18% del PIL lombardo) in nessun altro territorio al mondo. Il Mezzogiorno che si rifiuta di non essere assistito è allora il cuore del “problema Italia”, ma per un motivo soprattutto culturale. Le classi dirigenti meridionali continuano a riporre le proprie speranze in quelle stesse politiche stataliste che hanno reso la loro terra l’area più depressa d’Europa.</p>
<p>Essere statalisti nel Sud appare però perfettamente razionale, almeno sul breve periodo. Per ogni euro di spesa pubblica sul loro territorio i contribuenti lombardi pagano 2,45 euro, mentre calabresi e molisani dovranno sborsare pochi centesimi (27) per garantirsi le stesse prestazioni da parte dello Stato. Maroni e Zaia assicurano che si daranno da fare su questo versante (in senso davvero letterale) dopo aver ottenuto ampio mandato dai loro cittadini. Vedremo. Ogni scetticismo è legittimo: con ogni probabilità non esiste alcuna possibilità di ottenere relazioni fiscali di tipo latamente federale all’interno di una repubblica come la nostra: centralista, giacobina, una e indivisibile. Il Titolo V° della Costituzione è forse il massimo e non so se sia una testa di ponte per ulteriori e innovative conquiste sul piano sostanziale. Insomma, quello che la Lombardia e il Veneto stanno facendo è apparentemente molto poco, si sostanzia in una domanda del tipo: <em>“Volete voi che ci muoviamo davvero per vedere se attraverso il Titolo V° si può forzare l’orizzonte che oggi appare ineluttabile della nostra schiavitù fiscale?”</em>. E tuttavia, come ben sanno gli abitanti di questo sventurato Paese, la politica è tutto fuorché concretezza. La politica è fatta di immagini, parole d’ordine, segnali, problemi sbandierati, percezioni. Sia in positivo, sia in negativo.</p>
<p>Qualora la partecipazione popolare fosse bassissima, qualora il risultato non fosse quello auspicato il centralismo romano getterebbe calce viva su qualunque aspirazione delle popolazioni lombarde e venete all’autogoverno. Per questo è davvero fondamentale rispondere in modo chiaro e cristallino, fornendo la forza dei numeri a una domanda politicamente debole. Per tenere viva una fiammella nell’attesa che la partita sulla Lombardia e il Veneto si apra davvero.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/09/URN-Sardinnya-Lopinione-Bassani-sui-referendum-del-lombardo-veneto.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quel degrado morale, sociale ed economico della politica sarda</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 23:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;immagine del Pigliaru sorridente di fronte ai pescatori che hanno ricevuto un indennizzo per non pescare è il sintomo dei nostri tempi. Il sintomo del degrado di responsabilità della nostra classe politica, che distribuisce soldi pubblici – come se arrivassero dal cielo &#8211; per non lavorare. Le fasce tricolori applaudono, i cretini le seguono. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;immagine del Pigliaru sorridente di fronte ai pescatori che hanno ricevuto un indennizzo per non pescare è il sintomo dei nostri tempi. Il sintomo del degrado di responsabilità della nostra classe politica, che distribuisce soldi pubblici – come se arrivassero dal cielo &#8211; per non lavorare. Le fasce tricolori applaudono, i cretini le seguono. Ma la genesi di questo suicidio arriva da lontano, mentre persino gli indipendentisti appaiono imprigionati nell&#8217;estetica di un “popolo operaio” d&#8217;altri tempi, incapaci di interpretare i mali fondamentali del territorio. Che sia il caso di varare una nuova politica indipendentista? &#8211; Di Adriano Bomboi; con interventi di Marco Bassani, Nino Loi e Andrea Nonne.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/Tricolore-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14513" title="Tricolore - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/Tricolore-URN.jpg" alt="" width="605" height="349" /></a></p>
<p>L&#8217;immagine del Pigliaru sorridente di fronte ai pescatori che hanno ricevuto un indennizzo per non pescare è il sintomo dei nostri tempi. Il sintomo del degrado di responsabilità della nostra classe politica, che distribuisce soldi pubblici – come se arrivassero dal cielo &#8211; per non lavorare. I pescatori dell&#8217;area di Capo Frasca potranno così assistere felici ai bombardamenti del poligono militare che impedisce loro di produrre. Le fasce tricolori applaudono, i cretini le seguono.</p>
<p>La dignità è un&#8217;altra cosa. L&#8217;economia pure: quando una comunità consuma ricchezza e cessa di produrne di nuova, non esistono artifici di bilancio che tengano. Come la morte, il fallimento è certo, tranne la data in cui accadrà.</p>
<p>Ma da dove arriva questa follia collettiva? La condotta suicida intrapresa dalla politica regionale ha i suoi esempi in quella statale. Delle sue origini ne offre un arguto ritratto Marco Bassani, storico delle dottrine politiche:</p>
<p><em>“La Destra (storica) era composta da persone piuttosto responsabili e sane di mente, anche se perseguì su tanti fronti politiche scellerate (la follia stava nell&#8217;unificazione, non in Sella, Ricasoli, Minghetti). Il primo punto del programma era il pareggio del bilancio. Appena fu conseguito, e annunciato nel 1876 da Marco Minghetti, costoro furono spazzati via per sempre. Da allora i politici di lingua italiana giurano su un altare di bibbie che mai e poi mai applicheranno un minimo di prudenza per quello che riguarda i conti pubblici. 140 anni di follia fiscale e di bilancio son dovuti anche a una lezione della storia mal interpretata, ma ben appresa”.</em></p>
<p>Oggi la malapianta di questa politica ha radici ovunque, persino nel sardismo e soprattutto nei suoi derivati: pensiamo alla presunta “Agenzia Sarda delle Entrate” promossa dal Partito dei Sardi. Un ente, ovviamente spesato dai contribuenti, che riscuoterà poco e nulla, sia perché lo Stato continuerà a prelevare i propri tributi senza affidare tale compito alla Regione (presunta Autonoma); sia, soprattutto, perché la sedicente Regione Autonoma non ha il potere di stabilire la natura e il volume dell&#8217;imposizione fiscale generale che grava sul territorio amministrato.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Nel frattempo sprechi e bagordi non accennano a placarsi, accade in ogni settore. Ecco un commento del sardista Nino Loi sulla manovra di salvataggio dell&#8217;aeroporto di Alghero:</p>
<p><em>“Due esempi su cento:</em><br />
<em>1) All&#8217;aerostazione ci sono più luci accese che a Milano Linate, di giorno (con il sole che imperversa sulla Riviera del Corallo); e di notte, che non fa differenza tra i due siti;</em><br />
<em>2) Sempre ad Alghero, per percorrere appena 100 metri dallo scalo dell&#8217;aereo all&#8217;aerostazione, c&#8217;è il pullman. </em><br />
<em>La giunta regionale, ora è ufficiale, ha predisposto il disegno di legge da portare in consiglio che prevede uno stanziamento di 15 milioni per ricapitalizzare e ripianare le perdite di Sogeaal, società di gestione dell&#8217;aeroporto di Alghero, ma non pensiate che sia finita perché ne serviranno almeno altri 15, di milioni, per metterla in linea di galleggiamento”.</em></p>
<p>Secondo Andrea Nonne, operatore del gruppo Mediobanca, la precaria salute economica dell&#8217;isola si agita in un quadro culturale abbastanza deprimente:</p>
<p><em>“Son sempre più convinto che il male più grave dell&#8217;economia sarda risieda nel livello del dibattito relativo alla stessa, sempre più statico, provinciale e scadente. Si continua a dare centralità a concetti che non ne hanno (consumo di prodotti sardi, agenzia delle entrate, aspettative eccessive sulle potenzialità del turismo sardo) e che in qualche caso oltrepassano la soglia del buon senso minimo (ad esempio vedendo come negativo il fatto che imprese sarde vengano acquistate da gruppi esterni). Se non cambia il livello di questo dibattito, sperare in un miglioramento della politica economica di chi ci governa è decisamente fuori luogo”.</em></p>
<p>E gli indipendentisti? Spaventosamente in ritardo su tutti i fronti ed imprigionati nell&#8217;estetica di un “popolo operaio” d&#8217;altri tempi, a cavallo tra autarchismo e protezionismo, risultano assenti da un solido progetto economico. Si limitano a riciclare isolate tematiche come quelle appena citate, dove ad approssimate analisi dei problemi che le riguardano non corrispondono adeguate proposte per la soluzione degli stessi.</p>
<p>Che sia il caso di varare una nuova politica indipendentista?</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Sul-degrado-della-politica-sarda.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Parte lo &#8216;Switzerland Institute in Venice&#8217;, tratterà di libertà e indipendenza</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 14:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. I sostenitori della libertà e dell&#8217;indipendenza avranno uno strumento in più al loro fianco. E&#8217; nato lo &#8216;Switzerland Institute in Venice&#8217;. I promotori, Marco Bassani (storico presso l&#8217;Università degli Studi di Milano); Daniele Velo Dalbrenta (Università di Verona) e Carlo Lottieri (filosofo, docente di Dottrina dello Stato a Siena; ha collaborato anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/01/Logo-SIV-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13263" title="Logo SIV - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/01/Logo-SIV-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="170" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>I sostenitori della libertà e dell&#8217;indipendenza avranno uno strumento in più al loro fianco. E&#8217; nato lo &#8216;Switzerland Institute in Venice&#8217;. I promotori, Marco Bassani (storico presso l&#8217;Università degli Studi di Milano); Daniele Velo Dalbrenta (Università di Verona) e Carlo Lottieri (filosofo, docente di Dottrina dello Stato a Siena; ha collaborato anche nel testo “<a href="http://www.sanatzione.eu/2015/12/lindipendentismo-sardo-alla-stanford-berkeley-brown-e-toronto-university-libraries/" target="_blank">L&#8217;indipendentismo sardo</a>”, curato dal sottoscritto per <em>Condaghes</em>).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />L&#8217;istituto &#8211; che non mancherà di occuparsi anche di Sardegna, Scozia e Catalogna &#8211; si propone di affermare le tesi più coerenti del liberalismo contemporaneo: in tema di libertà individuale e proprietà privata, da un lato, e di concorrenza istituzionale e diritto di secessione, dall’altro. Il riferimento alla Svizzera nella denominazione dell’istituto nasce non solo dall’intenzione di operare in Veneto, Lombardia e Ticino, ma anche dalla volontà di vedere nel successo elvetico un’occasione di riflessione per l’intera Europa e più specificamente per l’Italia. L&#8217;intenzione è mostrare come quella svizzera sia una sorta di “utopia realizzata”: un modello imperfetto, naturalmente, ma che può aiutare a dirigersi nella giusta direzione. Una piccola confederazione il cui successo si evince dalla sua presenza in testa alle maggiori classifiche internazionali in ordine a ricchezza, efficienza e competitività: 26 sistemi fiscali in concorrenza l&#8217;uno con l&#8217;altro, dove non esiste la figura del Capo di Stato e dove i poteri del presidente sono bilanciati dalle sovranità cantonali.</p>
<p>Sul piano operativo l’istituto opererà lungo l’asse Lugano – Milano – Venezia, organizzando dibattiti e presentazioni di volumi, cominciando con un convegno che si terrà all’università di Verona sul tema “Tassazione e libertà. Sottrarre e ridistribuire risorse nella società contemporanea”, il quale avrà luogo il 23 gennaio 2016.</p>
<p>L’obiettivo fondamentale dell’istituto è quello di diventare un luogo di ricerche originali che condizionino il dibattito accademico e stimolino i giovani studiosi a percorrere strade nuove. L’auspicio è valorizzare e rafforzare un filone di ricerche teoriche le cui potenzialità restano in larga misura inespresse.</p>
<p>Per Lottieri, lo slogan dell&#8217;istituto è eloquente: &#8220;Libertà, proprietà, autogoverno&#8221;. L&#8217;idea è quella di difendere la libertà dei singoli anche e soprattutto grazie alla promozione della nascita di realtà istituzionali nuove: dalla Catalogna al Veneto, dalla Scozia alla Lombardia, dalle Fiandre alla Sardegna e via dicendo. In effetti, l&#8217;intenzione dei promotori di questo centro studi è legittimare nel dibattito pubblico i temi del liberalismo classico (a partire dal diritto di resistere di fronte ad un governo oppressivo) e le richieste di autogoverno che provengono da realtà a cui viene negato il diritto di scegliere liberamente il proprio futuro. In questa fase storica nella quale in Spagna sembra che si assista a un&#8217;evoluzione che dà molte speranze ai fautori di un pieno diritto di voto per catalani, baschi e altre comunità, è bene che il mondo intellettuale nostrano inizi a confrontarsi su questi temi.</p>
<p>Sito ufficiale: <a href="http://www.swissinvenice.org/" target="_blank">http://www.swissinvenice.org/</a></p>
<p><em>Il programma in agenda il 23 gennaio:</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/01/Programma-SIV-23-01-16-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13260" title="Programma SIV 23-01-16 - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/01/Programma-SIV-23-01-16-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="506" height="720" /></a></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/01/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Nasce-lo-Switzerland-Institute-in-Venice.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Santità, solo il capitalismo ci può salvare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 19:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Marco Bassani. Di fronte all’ultima enciclica, la prima interamente attribuibile all’attuale pontefice, sorgono spontanei due interrogativi. Il primo è se vi sia in Vaticano un madrelingua capace di rendere in volgare toscano decente un mucchio di corbellerie sul pianeta. Evidentemente no. La seconda domanda è più rilevante e di sostanza. Che cosa la nostra Chiesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Su-Papa-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12011" title="Su Papa - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Su-Papa-URN.jpg" alt="" width="605" height="402" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Marco Bassani.</em></span></p>
<p>Di fronte all’ultima enciclica, la prima interamente attribuibile all’attuale pontefice, sorgono spontanei due interrogativi. Il primo è se vi sia in Vaticano un madrelingua capace di rendere in volgare toscano decente un mucchio di corbellerie sul pianeta. Evidentemente no. La seconda domanda è più rilevante e di sostanza. Che cosa la nostra Chiesa e le religioni in generale possono dirci sull’economia? Ossia sul modo di produzione della vita materiale dell’uomo, tanto per usare il gergo di un autore caro a papa Francesco. La risposta è ancora negativa: nulla, nada, nisba.</p>
<p>Il fatto è che le principali religioni sono antichissime, hanno tutte età che si contano in decine di secoli e la prudenza suggerirebbe quindi di affrontare temi, appunto, religiosi. Che so, Dio, l’uomo, la famiglia, la morale, insomma non mancherebbero dati permanenti e immutabili dell’umana avventura sul pianeta sui quali riflettere. La nostra religione ha circa duemila anni. Si è strutturata e ha influenzato la vita degli uomini d’Europa in un mondo nel quale la ricchezza era giustamente pensata come un dato non accrescibile. In un’economia di sussistenza, è naturale, chi si arricchisce lo fa a scapito degli altri. Con la frode, con l’inganno, attraverso malversazioni o manodopera schiavista alcuni si garantivano privilegi e ricchezza sottraendole ad altri. La nostra religione ha quindi visto sedimentarsi una serie di giudizi e pregiudizi sull’economia nel corso dei secoli e le correzioni sono avvenute molto in ritardo.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Industry-URN.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-12013" title="Industry - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/Industry-URN.gif" alt="" width="410" height="220" /></a>Un esempio chiarirà meglio la questione. Il divieto dell’usura fu una vera e propria “ossessione” per l’Europa cristiana. Pur non trovandosi in nessuna parola specifica di Cristo, il divieto era un modo per proteggere la povera gente da forme di schiavitù appena mascherata. In un’economia di sussistenza, come quella alto-medioevale, il credito non aveva una funzione economica: i prestiti erano al consumo. E quindi l’esigenza di salvaguardare le fasce sociali più deboli, l’impegno al “sostentamento dei poveri” spinsero ben comprensibilmente la Chiesa all’adozione di misure precauzionali. Dal Primo Concilio di Nicea (325 d. C.) e poi nei Concili di Cartagine (345 d. C.), Aix (789), terzo Lateranense (1179), secondo di Lione (1274) e Vienna (1311) il divieto di prestar danaro ad interesse fu ribadito costantemente. L’usura era considerato un patto diabolico, stipulato dall’umanità col demonio nella notte dei tempi. Gli usurai erano dipinti dalla Chiesa un po’ come gli evasori fiscali oggi: individui spregevoli, nemici e traditori della cristianità, complottisti come quelli del Bilderberg, in breve, gentaglia alla quale doveva essere negata la sepoltura. Ma nel frattempo l’economia stava mutando: i mercanti attraversavano l’Europa e necessitavano di capitali per le loro imprese nel mutuo “interesse” di creditori e debitori. L’economia non era più di pura sussistenza e il prestito a interesse era determinato da ragioni profonde. Quanto ci mise la Chiesa a comprendere il nuovo clima economico? Oltre mezzo millennio, ossia fino al 1745, quando papa Benedetto XIV riconobbe la liceità degli interessi nell’uso del denaro.</p>
<p>Il capitalismo è una forma di cooperazione umana, che si sviluppa dal Medioevo maturo in poi per poi trovare una via definitiva di realizzazione nel corso del Settecento inglese.  Da allora si è progressivamente istaurato un modo di produzione della ricchezza fondato non sulla frode, ma sulla mutua cooperazione e sulla dipendenza reciproca. Nel mercato, proprio perché vi è cooperazione, tutti dipendiamo da tutti, serviamo e siam serviti. È l’istituzione in sé meno egoistica del mondo, giacché proprio per realizzare i nostri scopi siam costretti a realizzare i fini degli altri. Il che vuol dire che occorre mettere le priorità degli altri al primo posto proprio per realizzare le proprie. Una sorta di messa al bando dell’egoismo che il Papa non comprende, ma che è il vero statuto <em>absconditus</em> degli uomini che interagiscono sul mercato. Forse fra un paio di secoli la Chiesa comprenderà <a href="http://www.lintraprendente.it/2015/06/laudato-sia-il-mercato/" target="_blank">la forza, la potenza e il portato profondamente umano del “mercato”</a>, ossia del potere dell’uomo sulla natura e smetterà di glorificare quello del “governo”, vale a dire il potere di un gruppo di uomini su altri uomini.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Nel frattempo tutti gli sforzi intellettuali di questo pontefice si stanno convogliando nel tentativo di annichilire lo strumento stesso di emancipazione della povera gente, minandone le basi culturali e in alcuni passaggi, accostando la fiducia nel libero mercato a schiavismo e pedofilia! Si legge, infatti, “123. La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto … riducendola in schiavitù … è la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. È anche la logica interna di chi afferma: lasciamo che le forze invisibili del mercato regolino l’economia”. La capacità creativa di milioni e milioni di semplici uomini e donne che ogni giorno scambiano e cercano di costruire per sé e per i propri cari piani di vita dignitosi, viene nei fatti ostacolata, compressa e spesso annientata dalla rapacità dei governi e del fisco. Un bonario Papa che piace a tutti sta facendo anche di peggio dal punto di vista intellettuale: si è posto a capo di una crociata anti-mercato fondata su premesse false, equivoci e illogicità conclamate. Mentre i governi per mantenere milioni di manutengoli distruggono la possibilità di produrre e scambiare liberamente nei loro territori, la massima autorità morale del pianeta li esorta a continuare imperterriti nei loro intendimenti. Secondo il papa, infatti, “è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo … perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. La visione clericale dell’economia è tutta racchiusa in questa frase: le risorse sono un dato, la ricchezza è uno stock, occorre che diminuisca in Europa per aumentare altrove. Se Gesù Cristo avesse avuto la stessa mentalità di papa Francesco non avrebbe mai moltiplicato né pani, né pesci, ma li avrebbe semplicemente suddivisi fra tutti, anche a costo di lasciare meno di un boccone a testa.</p>
<p><em><a href="http://www.lintraprendente.it/2015/06/santita-solo-il-capitalismo-ci-puo-salvare/" target="_blank">L&#8217;Intraprendente</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Bassani-su-enciclica-Bergoglio.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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