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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; acampora</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Credibilità? Ma perché i vari Sale, Cumpostu, Acampora, Meloni e Sabino non parlano di riforme?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 23:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ripetere aiuta. Se un qualsiasi cittadino stilasse la classifica dei vari partiti Sardi non saprebbe che pesci prendere. Perché e cosa dovrebbe scegliere? Un partito che, ad esempio, parla di ambiente? Lo fanno tutti. Un partito che parla di sovranità? Lo fanno tutti. Un partito che, per conseguenza, parla di riforme? Non lo fa nessuno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Solone-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3691" title="Solone - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Solone-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="440" /></a>Ripetere aiuta.</p>
<p>Se un qualsiasi cittadino stilasse la classifica dei vari partiti Sardi non saprebbe che pesci prendere.<br />
Perché e cosa dovrebbe scegliere?<br />
Un partito che, ad esempio, parla di ambiente? Lo fanno tutti.<br />
Un partito che parla di sovranità? Lo fanno tutti.<br />
Un partito che, per conseguenza, parla di riforme? Non lo fa nessuno.<br />
Ebbene sì, è proprio questo il problema. A cosa serve un blocco di partiti (o peggio, una frammentazione di partiti simili) i quali dicono tutti le stesse cose ma non interagiscono sotto il profilo delle riforme?<br />
A che ci servono movimenti che non fanno pressioni per modificare lo status istituzionale della vecchia Autonomia regionale lasciandola in balia di forze centraliste?<br />
L&#8217;enorme paradosso è che oggi il percorso per le riforme (che dovrebbero dare più poteri alla Sardegna per svincolarsi meglio da una crisi che ha origini non solo internazionali ma anche interne) viene portato avanti dallo stesso autonomismo che invece i vari leader indipendentisti contestano.<br />
Si tratta di un vecchio modo di concepire la politica. Abbiamo tra le mani l&#8217;obsoleta intransigenza di una galassia indipendentista ridottasi agli slogan nella speranza che terzi facciano il lavoro che non sono in grado di portare avanti.<br />
Da parte sua “A Manca pro s&#8217;Indipendentzia” ha quantomeno riconosciuto l&#8217;esigenza di riformare le strutture della Regione Sarda, peccato che da circa un anno abbia promosso il deprimente spettacolo di un dialogo tra movimenti indipendentisti incapaci di realizzare una piattaforma politica: infatti continuano a mercanteggiare su quali punti possano trovarli uniti quando nella realtà li hanno tutti simili se non identici.<br />
Ma prima ancora che si parli di riforme istituzionali, quanti e quali leader indipendentisti avete sentito parlare di strumenti economici attuabili e perseguibili già presenti nello Statuto Autonomo Regionale? Quali pressioni politiche hanno effettuato per portarli avanti?<br />
Parliamo ad esempio dell&#8217;art. 12, la zona franca. In tutto il pianeta esistono forme di defiscalizzazione e deregulation mirate a far crescere l&#8217;economia sviluppando gli investimenti su vari settori, ma qui non se ne parla. Un tema troppo “sardista” forse?<br />
A che ci servono indipendentisti che non fanno gli indipendentisti? Domanda lecita datosi che da qualche tempo a questa parte si sente parlare di “indipendentismo moderno”.<br />
Talvolta si mettono di traverso persino all&#8217;infrastrutturazione dell&#8217;isola.<br />
In cosa consiste dunque questa modernità? Pur non riuscendoci, come oggi, in passato il sardismo tentava di governare per modificare le sorti della sovranità Sarda, oggi i “modernisti” dell&#8217;indipendentismo non tentano neppure di modificarla. Si limitano a sperare che lo facciano altri per loro e si sentono con la coscienza a posto.<br />
Siamo sicuri che i responsabili con nome e cognome di questo “progresso” non abbiano rallentato il processo politico di emancipazione della Sardegna?</p>
<p>La storia dirà la sua, ma nel frattempo forse sarebbe ora di rottamare l&#8217;attuale indipendentismo e la sua “classe dirigente”.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Mancate%20riforme.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Acqua calda o contenuti? Il ProgReS cambia passo ed assomiglia sempre più agli ideali di U.R.N.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 16:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Roberto Melis, dip. Ministero della Difesa e co-fondatore di U.R.N. Sardinnya. “La perseveranza serve più della violenza: molte cose che non possono essere superate tutte assieme lo sono se prese poco a poco”. Plutarco (46 – 127 D.C.) Afferma oggi il comunicato del ProgReS dalle parole di Salvatore Acampora, neo-dirigente del movimento: “Fino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/IRS-eris-et-oje-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3301" title="IRS eris et oje - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/IRS-eris-et-oje-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="350" height="308" /></a>Di Roberto Melis, dip. Ministero della Difesa e co-fondatore di U.R.N. Sardinnya.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“La perseveranza serve più della violenza: molte cose che non possono essere superate tutte assieme lo sono se prese poco a poco”.</em></span> Plutarco (46 – 127 D.C.)</p>
<p>Afferma oggi il comunicato del ProgReS dalle <a href="http://www.progeturepublica.net/contributi/cambio-di-passo/">parole</a> di Salvatore Acampora, neo-dirigente del movimento:</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">“Fino a poco più di un decennio fa per alcuni sarebbe stato un miraggio, o forse un’imprecazione, eleggere un segretario politico di un partito indipendentista che di cognome facesse Acampora. Per di più di padre napoletano e per giunta carabiniere. Insomma l’emblema e lo stereotipo dell’invasore o del colonizzatore, una sorta di spia ben confezionata. […] Ciò anche grazie alle elaborazioni di coloro che allora erano dei ragazzi e che oggi sono degli intellettuali apprezzati: insieme ci hanno dimostrato che un indipendentismo nonviolento, non-nazionalista, non-sardista ma soprattutto progettuale può esistere.<br />
[…] Oggi esiste un indipendentismo diverso, un indipendentismo che considera la sardità un sentimento e non una questione di sangue. Un indipendentismo maturo che non insulta, ma che costruisce e che sa confrontarsi e dialogare non solo con la società civile ma anche con tutte le forze politiche. Un indipendentismo senza steccati che si confronta sì con tutte le forze indipendentiste ma che sa anche dialogare anche con le altre forze politiche sovraniste e non.<br />
[…] Io ritengo di avere una sorta di doppia nazionalità, quella sarda e quella italiana e ad entrambe sono profondamente legato”.</span></em></p>
<p>Recitava il manifesto introduttivo del nostro prototipo politico “<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN%20Area%20Progressisti.html">Progressisti</a>” nel 2005:</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">“Progressisti non è un soggetto nazionalista, prende atto della realtà corrente e delle scelte sociali e politiche della popolazione di qualsivoglia professione sita sul nostro territorio e si prepone di restaurare le basi portanti della coesione sociale e territoriale, reinstallando progressivamente i valori basici della nazione Sarda.<br />
Progressisti rappresenta anche la nostra componente italiana di popolazione ed ha interesse a sviluppare l&#8217;economia del suo territorio per tutti i nostri concittadini, onde costituire una cornice di unione popolare basata sul benessere sociale.<br />
Non ci può essere sviluppo se non si rappresenta tutti, non ci può essere coesione se non si sviluppa l&#8217;economia e di conseguenza la cultura.<br />
[…] Quì non si tratta più di rappresentare politicamente &#8220;i Sardi in antitesi agli Italiani&#8221;, i livelli di commistione tra le due culture hanno raggiunto nella popolazione una dinamica inestricabile.<br />
Non è pensabile persistere con modelli che rappresentano unicamente se stessi e non la maggioranza di popolazione sita nel nostro suolo nazionale”.</span></em></p>
<p>U.R.N. Sardinnya fu il primo gruppo indipendentista e liberal-democratico di critica formato anche da militari Sardi, l&#8217;unico spazio allora presente che potesse raccogliere soggetti che in passato per ragioni ideologiche non trovavano alcuna rappresentatività nel quadro dei vecchi movimenti indipendentisti di matrice post-marxista ed anti-sistema.<br />
Tutt&#8217;ora vorremmo capire quale direzione intende portare avanti il ProgReS e quali siano le effettive innovazioni concettuali e stilistiche apportate ad un progetto politico che proprio nei contenuti e nelle riforme sociali ed istituzionali deve poter trovare l&#8217;anello di congiunzione con l&#8217;elettorato sardo.</p>
<p>Bene le aperture sulla lingua, ma chiediamo ai dirigenti del ProgReS:</p>
<p>A che serve parlare di non-sardismo quando nella pratica il ProgReS porta avanti programmi similari al sardismo? Pensiamo ad una idea tutt&#8217;altro che innovativa, europeista e liberale come la “flotta sarda”, che al libero mercato e a delle regole certe (tra cui l&#8217;ipotesi di istituire un antitrust sardo), preferisce una logica di bandiera a spese della finanza pubblica. A che serve (nostro vecchio errore) definirsi “non-nazionalisti” quando il nazionalismo è solo il sentimento di vicinanza alla propria terra? Non esiste solo un vecchio etnonazionalismo di sangue, ma anche un moderno liberalnazionalismo inclusivo e solidale (nel mondo anglosassone definito <em>civic nationalism</em>). A che serve parlare di “non-violenza” se la violenza in Sardegna non ha mai fatto parte della nostra etica, né della nostra cultura politica? A che serve parlare di dialogo quando nei fatti si persiste nel comportarsi come i primi della classe senza dialogare seriamente con terze forze politiche nel merito dei contenuti piuttosto che sulle etichette? A che serve parlare di sovranismo quando fino a poco tempo fa i potenziali interlocutori sardisti sono stati etichettati come “anguille” da una discreta base di militanza e si è persino attaccata la bandiera dei 4 Mori? A che serve contrapporsi al sardismo quando quest&#8217;ultimo ha aperto le porte ad ogni Sardo (o di origini non Sarde) da quasi un secolo? A che serve parlare di innovazione se nei fatti il ProgReS oggi appare come il clone di un ruvido prototipo politico da noi ideato 6 anni or sono solo come stimolo riformatore dell&#8217;indipendentismo Sardo?<br />
Come mai oggi Acampora si dichiara sardo ed italiano (nulla da eccepire al riguardo) ma nel 2010 il principale animatore culturale del ProgReS <a href="http://franciscusedda.splinder.com/post/23272464/in-morte-di-francesco-cossiga">non ha riconosciuto</a> a Francesco Cossiga lo stesso diritto? Cossiga che, ricordiamolo, quando parlò di riscrittura dello Statuto Sardo e riconoscimento della nazionalità fu preso a pesci in faccia dai vari indipendentisti che nel 2011 si sono scoperti “moderati”.</p>
<p>Nel 2006 il movimento IRS dal quale provengono gli attuali intellettuali del ProgReS produceva comunicati in cui i Sardi in divisa venivano definiti “mercenari” ed in pubblico proseguivano esibizioni di natura ideologica (<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/01/IRS-ieri-ed-oggi-URN-Sardinnya1.jpg">vedere foto</a>) del tutto avulse dai bisogni primari del territorio.</p>
<p>Siamo lieti che la nostra pressione critica, mese per mese, abbia portato dei piccoli ma fondamentali dettagli innovatori su cui tuttavia rimane ancora molto lavoro da fare. Ma non vorremmo che il prossimo blocco nazionale Sardo, se mai arriverà, facesse dimenticare ai vari leader politici che il nostro gruppo si chiama U.R.N. Sardinnya. Vale a dire <span style="text-decoration: underline;">Unione per la Responsabilità Natzionale</span>.<br />
Se lo ricordino dunque i vari leader indipendentisti di ProgReS, IRS, SNI, ecc: Responsabilità Natzionale non significa protagonismo, significa collaborare affinché la classe politica regionale maturi la consapevolezza della necessità di avviare le grandi riforme istituzionali di cui la Sardegna ed il suo Popolo necessitano. Come la riscrittura dello Statuto Sardo e la relativa difesa e promozione della nostra specificità culturale e territoriale. Un solo movimento non può portare avanti questi temi ed ottenere risultati senza un robusto supporto politico.<br />
Tutto il resto è demagogia. Cerchiamo di superarla. Se il ProgReS metterà da parte i toni paternalistici verso le altre sigle politiche, saremo disponibili a fare la nostra parte.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/URN-Sardinnya-Lopinione-ProgReS-e-URN-Sardinnya.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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