Angioy, un’avventura sarda – Intervista alla saggista Adriana Sabouret

Adriana Valenti Sabouret è la protagonista della riscossa storiografica della Sardegna.
Il suo lavoro ed i suoi libri hanno incredibilmente svelato decenni di inerzia attorno alle vicende avvenute tra Parigi e l’isola sulla fallita rivoluzione sarda e gli eventi di portata internazionale che la riguardarono, tra Settecento ed Ottocento.

Per oltre due secoli in Francia sono rimasti depositati importanti documenti che testimoniano i rapporti diplomatici, politici e di intelligence intercorsi tra i protagonisti di quei moti, il governo francese e la società parigina, inerenti la lotta al feudalesimo e al potere sabaudo. Una battaglia evolutasi sino all’idea di creare un’autentica repubblica sarda, ma tramutatasi in esilio per Giovanni Maria Angioy e la sua cerchia.
Diverse le iniziative di presentazione del lavoro di Sabouret già intraprese, tra cui quella al Circolo Culturale “Sardegna” di Monza, e quelle nelle città di Sassari e Bono.

Ne parliamo con l’autrice, a cura di Adriano Bomboi e Gianraimondo Farina.

- Quando pensiamo al tramonto di Giovanni Maria Angioy, una vecchia bibliografia ci ha abituati a pensare ad un uomo perito in esilio e in solitudine. 
Cosa accadde realmente?

Allorché Angioy ottenne il passaporto per la Francia, che gli fu rilasciato dalla Repubblica di Genova, era un uomo di quarantadue anni già provato dagli eventi della Sarda rivoluzione conclusisi con la sua fuga dall’Isola.
Giunto a Parigi dopo varie soste in Italia e nel sud della Francia, divenne il responsabile dei rifugiati politici sardi in Francia. Il Direttorio gli concesse un assegno da capo dei patrioti sardi, assegno che gli bastava appena per sopravvivere. A Parigi, Angioy non cessò di redigere memoriali per chiedere al Direttorio e a Napoleone Bonaparte un intervento militare in Sardegna al fine di abbattere il feudalesimo e la monarchia per costituire una Repubblica sarda sotto il protettorato francese.
Intessè e rinforzò altresì relazioni diplomatiche e politiche con personaggi di spicco come Talleyrand, Coffin, Ginguené… Nel frattempo, gli giungevano dalla Sardegna drammatiche notizie come il fallimento dell’audace impresa del sacerdote di Torralba Francesco Sanna Corda, cappellano della madre di Napoleone, e del notaio cagliaritano Francesco Cillocco. Entrambi furono trucidati e perirono come martiri.
L’amarezza per la feroce repressione sabauda dei suoi seguaci ad opera del giudice Giuseppe Valentino in Sardegna era grande e contribuì a rendere tristi i suoi ultimi anni di vita.
A Parigi, Angioy visse in armonia con la maggior parte dei rifugiati sardi nella capitale francese. Aiutò finanziariamente personaggi come il grande professore in medicina nativo di Arbus Pietro Antonio Leo.
Fu a sua volta aiutato da una giovane vedova francese, Catherine Dupont, che gli anticipò molte spese di vitto, alloggio, medicinali e fatture infermieristiche, senza dimenticare i costi del suo funerale e della sua tomba, sempre da lei sostenuti.
Non mancarono momenti difficili e cocenti delusioni.
Angioy morì sereno ma allettato e reso cieco dalla malattia. Le sue ultime parole furono dedicate alla sua amata Sardegna.

- Proprio su questi temi, il suo libro “Rivoluzionari sardi in Francia” è un capolavoro di aggiornamento storiografico sulla “sarda rivoluzione” e sul tramonto, in terra francese, dei personaggi che la animarono. 
Uno degli uomini chiave, che funse da raccordo coi nostri connazionali, fu indubbiamente Antoine Coffin. Che ruolo ebbe in quegli eventi?

Ringrazio, innazitutto, per il lusinghiero apprezzamento sul mio saggio. E anche per aver evocato un personaggio, Antoine François Constantin Joseph Coffin, di cui sarebbe bello saperne di più. Fu Console francese a Cagliari, ammirò e strinse legami di amicizia con Giovanni Maria Angioy, al punto da diventarne l’esecutore testamentario. Molto attivo nella vita politica francese, fu oggetto di una campagna denigratoria, in quanto giacobino, volta a distruggergli la carriera.
Coffin, che aveva conosciuto bene la Sardegna, perorò la causa di Angioy e dei suoi seguaci, redigendo un Memoriale che ho rinvenuto presso gli archivi della città di Lyon, negli incartamenti del cardinale Fesch, zio di Napoleone Bonaparte, insieme al Memoriale di Francesco Sanna Corda.
Ritroviamo le tracce di Coffin, come preannunciato, nel testamento di Angioy che lo definisce suo amico e lo prega di accettare, quale suo ricordo, un diamante del valore di settantadue franchi.
Angioy, alla sua morte, lasciò alla vedova Catherine Dupont tutte le sue carte che la donna fece recapitare all’esecutore testamentario Coffin.
Quest’ultimo, tuttavia, si spense nello stesso anno – il 1808 – a soli 39 anni, appena 9 mesi dopo la morte di Angioy. E nulla sappiamo della sorte delle preziose carte angioyane.
Il 2 marzo del 1808 Coffin dedicò al suo amico sardo un commosso e vibrante elogio che traduco dal francese: «Signore – scriveva rivolgendosi al redattore del “Courrier de l’Europe et des spectacles“- ho appena perso un amico sincero, la società un uomo virtuoso, la Sardegna un distinto cittadino, che ha sacrificato i suoi beni e la sua vita per migliorare la sorte della sua Patria».
Per concludere, Coffin fu uno dei personaggi-chiave che introdusse Angioy in Francia, insieme ai “cittadini“ Belleville, Faypoult, Ginguéné, Jacob, Laurier, Guys, Thainville, Saliceti, Pietri e parecchi altri. Tutti loro si fecero garanti presso la Repubblica francese, del grande senso civico di Angioy, degl’immensi sacrifici che aveva prodigato per la Sardegna, al fine di procurare la libertà alla sua amata patria.
Senza il sostegno e l’appoggio di tali personaggi, la vita di Angioy e degli altri esuli a Parigi sarebbe stata ancora più grama.
Alla morte del capo carismatico della Sarda rivoluzione, Catherine Dupont dichiarò di aver inviato la partecipazione di morte contenente l’invito a partecipare ai funerali e alla sepoltura di Angioy, ai numerosi “ministri“ che gli avevano recato visita durante la malattia e l’agonia. Fra questi, il nome di Coffin avrà senza dubbio spiccato.

- Segnaliamo che in questo periodo arriva la sua ultima fatica letteraria, cosa ci attende nel nuovo libro?

Il mio nuovo romanzo è la storia di Pietro Antonio Leo, un bambino precoce e di raro acume che, grazie alla sua intelligenza e alla forza di volontà, trascese le tradizioni agricole dei genitori e di Arbus, per assurgere a professore di Medicina nella Cagliari sabauda.
Il romanzo, come indicato dal titolo, illustra i viaggi da lui compiuti “in continente“ e in Francia, tracciando la storia dei progressi medici in epoca illuminista.
Nel romanzo, l’intimo incontra la storia poiché ogni notizia è il frutto di ricerche storiche archivistiche.
Numerosi i temi affrontati come l’amicizia, l’amore, la libertà, i conflitti interiori, la medicina, il progresso sociale…
Il libro contiene la descrizione delle molteplici città visitate dal Leo, ma il paesaggio principale è quello dell’anima che ho esplorato tentando di fornire un’interpretazione della condizione umana.
Mi auguro di aver saputo dosare il lirismo e la verità storica per offrire una piacevole lettura a chi desidererà accostarvisi.

- Facciamo un passo indietro, in che modo è venuta a contatto per la prima volta con la Sardegna?

Il mio primo contatto fisico con la Sardegna risale al 2007, data di un viaggio alla scoperta dell’isola che mi incantò istantaneamente. Provai la sensazione ambivalente di scoprire un luogo nuovo con un’anima antica, un’anima che mi combaciava alla perfezione. La Sardegna piacque anche alla mia famiglia e, da allora, tornammo ogni anno fino a fissarci ad Alghero. Dal punto di vista letterario, lessi molti libri sulla Sardegna, classici e contemporanei, ne studiai la storia, visitai anche e soprattutto i luoghi studiati e non battuti dai sentieri turistici.
Così, dal 2007, la Sardegna fa parte integrante della mia vita: mi informo, ne scrivo, frequento amici sardi. A Parigi, partecipo attivamente alla vita dell’associazione Sardos in Paris con cui co-organizzo eventi relativi alle mie ricerche; naturalmente, partecipo alle loro interessanti manifestazioni culturali il cui scopo è creare un ponte fra l’Isola e la Francia.
In Sardegna, sono legata a molte altre associazioni, fra le quali Assemblea Natzionale Sarda che ha molto a cuore la Sarda rivoluzione.

- Torniamo ad Angioy: ritiene plausibile un futuro ritrovamento della tomba di Angioy? Come si è sviluppata sinora la sua ricerca storica negli archivi francesi?

Considerando il numero di anni che ho dedicato alla ricerca della sepoltura di Angioy, mi sento in grado di dire che il ritrovamento della tomba di Angioy sarebbe quasi un evento miracoloso.
Ciò che posso affermare, invece, alla luce dei documenti rinvenuti e delle ricerche effettuate, è che Giovanni Maria Angioy non fu mai sepolto al Père-Lachaise, in quanto esistono i registri cimiteriali per l’anno 1808.
Data l’area geografica parigina in cui si spense, il cimitero di riferimento potrebbe essere Montmartre, ma i registri di quest’ultimo cominciano solo a partire dal 1825.
La mia ricerca storica si è effettuata in forma del tutto personale e volontaria.
Gli Archivi, le biblioteche, i registri parrocchiali e cimiteriali da me visitati e interrogati sono molto numerosi e indicati proprio nella bibliografia del mio saggio “Rivoluzionari sardi in Francia. Personaggi e documenti“.

- In mancanza della salma dell’Alternos, sarebbe opportuno portare a Parigi eventi come “In sos logos de Angioy”? E a suo avviso in che modo le vicende del nostro celebre esule potrebbero essere valorizzate dal mondo dell’emigrazione sarda?

Sì, ritengo che iniziative come “In sos logos de Angioy“ troverebbero a Parigi un luogo assolutamente adatto, poiché sia Angioy che molti altri esuli sardi, suoi amici e seguaci, vi vissero gli ultimi anni di vita, agendo per la Sardegna, e vi morirono.
Il mondo dell’emigrazione sarda va coinvolto – proprio come i sardi che vivono ancora nella propria isola – in tutte le iniziative concernenti la memoria storica della Sarda rivoluzione. Celebrazioni, eventi letterari, festeggiamenti per Sa Die de Sa Sardigna, convegni…dovrebbero coinvolgere tutti i Circoli e le Associazioni sarde sparse nel mondo in modo da mantenere viva la memoria storica della Sardegna anche fra le nuove generazioni.

- Ritiene che il pensiero ed il movimento angioyano possano essere d’attualità per la Sardegna e l’Italia del presente?

Domanda molto stimolante, grazie.
Benché l’attualizzazione di un pensiero e movimento del passato risulti spesso operazione difficile da realizzare, ritengo che, nel caso di Angioy e dei suoi seguaci, sia
possibile.
Studiando il Memoriale del capo carismatico della Sarda rivoluzione, sono sempre stata colpita da una sua citazione che vi sintetizzo: «La Sardegna ben amministrata sarebbe uno degli Stati più prosperi d’Europa.»
Ai tempi di Angioy, ciò significava che, malgrado le numerose risorse dell’Isola vantate
nello stesso Memoriale del 1799, il feudalesimo ostacolava lo sviluppo dell’agricoltura, dell’industria e del commercio, opprimendo il popolo.
Ai nostri giorni, è possibile continuare ad affermare che la Sardegna possieda grandi risorse che andrebbero rispettate, curate e valorizzate tramite una maggiore conoscenza dell’Isola, dei suoi abitanti e delle loro esigenze e priorità.
Traslando la riflessione su un piano più prettamente morale, il valore di giustizia sociale e di uguaglianza che tanto preoccupavano Angioy, rimangono temi attuali e dibattuti nel cuore della politica, direi anche mondiale. La stessa critica al governo che attribuiva gl’impieghi di lavoro più prestigiosi ai piemontesi potrebbe essere comparata al nepotismo che affligge la politica odierna.
L’amore, l’abnegazione che Angioy e i suoi seguaci mostrarono alla Sardegna e ai sardi, sacrificando le famiglie, il benessere morale e materiale e le loro stesse vite, sono valori che ancora oggi ammiriamo.
Angioy e la maggior parte dei suoi sodali lottarono per una classe sociale a cui non appartenevano, avendo come scopo il progresso della Sardegna.
Considero quindi il pensiero angioyano estremamente moderno e applicabile oggi, momento storico in cui si desidera più che mai una classe politica sensibile, attenta ai bisogni del popolo e mirante al progresso sociale del Paese.

Scarica questo articolo in PDF

U.R.N. Sardinnya ONLINE

Be Sociable, Share!

    Commenta



    Per la pubblicazione i commenti dovranno essere approvati dalla Redazione.