Rheinmetall: Come la Giunta 5 Stelle sta sabotando la difesa dei sardi, d’Italia e d’Europa

La RWM di Domusnovas ha ordini da 8 Paesi NATO europei e diversi altri alleati per commesse che superano i 200 milioni di euro. Mentre nel frattempo Cina e Russia stanno lavorando a pieno ritmo alla produzione di milioni di droni, di cui vari di questi potrebbero giungere in Libia ed in altri teatri instabili dell’Africa settentrionale.

La fabbrica sardo-tedesca, oggi eccellenza nella produzione dei modelli della linea “Hero”, oltre che di munizionamento a standard NATO, si trova in prima linea nel piano di riarmo europeo, ed ogni commessa è fondamentale per rispettare i programmi della sicurezza collettiva del vecchio continente e del Mediterraneo. Ciò che viene prodotto a Domusnovas, così come negli altri stabilimenti europei, riguarda e riguarderà dunque sempre più la sicurezza dell’isola, dell’Italia e dell’Europa.

Ogni rallentamento della nostra produzione avvicina la guerra, perché la pace viene garantita sia dal numero che soprattutto dalla qualità degli armamenti in nostro possesso, che fungono da deterrente rispetto a confini sempre più instabili.

Ed oggi questo rallentamento ha origini in Sardegna, per due ordini di motivi.

Il primo è che la Giunta Todde a guida 5 Stelle si trova divisa al suo interno in merito all’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas.

Todde, vittima del suo stesso partito e del “campo largo”, è finita ostaggio della base guerrafondaia filorussa del proprio partito, che dalle nostre parti ha tanti estimatori. E al contempo viene frenata pure dagli alleati di AVS, pezzi di maggioranza populista che non vedono di buon occhio l’ampliamento dello stabilimento per ragioni ideologiche.

E che soluzione ha escogitato la governatrice per affrontare la questione?

Un classico della cultura politica italo-sarda: non fare nulla.

Ignorare il TAR che chiedeva alla Regione una pronuncia, non assumere decisioni e lasciare che gli eventi seguano il loro corso, in modo tale da non avere una firma, e dunque una responsabilità, su una scelta che non riguarda la sola politica, ma anche la sicurezza e la stabilità geopolitica dei nostri paesi.

La Regione quindi mette la testa sotto la sabbia, incurante della situazione internazionale, e si da “per morta”, auspicando che lo Stato si sostituisca alla sua assenza, commissariando una decisione fondamentale. In caso di esito positivo e definitivo all’ampliamento, la giunta potrà così addossare ogni responsabilità, o meglio, la propria irresponsabilità, al governo italiano, offrendo ulteriore ossigeno alle pulsioni euroscettiche della propria base elettorale su cui i nemici dell’Europa stanno alacremente lavorando.

I ritardi però potrebbero causare seri problemi, tanto ai programmi militari preventivati, e dunque alla nostra sicurezza, quanto alla nostra occupazione, con centinaia di operai altamente qualificati che rischiano la compressione di un indotto tecnologico ad alto valore aggiunto.

Si tratta di un evidente fallimento dell’attuale Autonomia sarda, che andrebbe nettamente potenziata per diritti e doveri, poiché ad oggi esprime maggioranze capaci di chiamarsi fuori da decisioni fondamentali ed essenziali per la collettività.

Pensate che in Scozia oggi la maggioranza indipendentista al governo della nazione scozzese ha invece scelto di avallare l’industria della difesa e di ridurre le pastoie burocratiche, nell’interesse dei propri cittadini.

Da noi invece il secondo motivo dei rallentamenti sardi, meno grave ma non meno influente del primo, riguarda l’assidua presenza del movimentismo locale contro la RWM. E che in parte contribuisce all’impasse regionale.

Si tratta di una minoranza di persone, variamente composta da pacifisti, ambientalisti, filorussi e pezzi di indipendentismo sardo, che lavorano assiduamente contro gli interessi dei sardi.

La maggior parte di loro ignora purtroppo la dimensione globale della fabbrica, e ritiene, seppur legittimamente, di star facendo qualcosa di utile, tra cui “salvare la vita dei palestinesi”.
Pensate che nell’esercito di bot automatici finanziati dalla Russia in Sardegna sui social, oltre la metà diffondono disinformazione e contenuti pro-Gaza, proprio per influenzare e pilotare tali ambienti politici locali, condizionandone gli umori, al fine di fare opposizione alla RWM. E al contempo deviare attenzioni dai crimini russi in corso.

Nella realtà peraltro il governo tedesco bloccò l’invio di munizionamento della Rheinmetall ad Israele durante l’apice dell’invasione di Gaza, come più volte abbiamo ricordato in questo spazio. Munizionamento che ha rappresentato una minima parte dell’export complessivo dello stabilimento, che soprattutto oggi è destinato all’Europa e ai nostri alleati, Australia inclusa.

In definitiva, la nostra classe politica e la politica extraconsiliare, oltre ad aver palesemente fallito nella gestione dell’economia locale, nella sanità e in diverse altre materie di sua competenza, sta oggi scegliendo di fallire anche sotto il profilo della sicurezza. Una materia di esclusiva competenza statale, ma su cui la Regione aveva ed ha il potere per poter incidere accorciando i tempi di una decisione essenziale.

Adriano Bomboi.

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U.R.N. Sardinnya ONLINE

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