NATO, Russia, Europa e indipendentismo sardo: una replica ad Ivan Monni

Dice bene Ivan Monni: «A scavare a fondo, in tutte le guerre si arriva sempre ad un punto, la violazione del principio dell’autodeterminazione dei popoli.»

Essa rappresenta infatti la ragione essenziale del conflitto russo-ucraino, con cui Mosca ha intrapreso una disastrosa e anacronistica guerra in stile imperiale per il riassorbimento dell’Europa orientale sotto la sua sfera di influenza.

Non lo dicono i sostenitori della NATO, lo ha ammesso lo stesso Putin nel suo discorso di avvio della sua “operazione speciale” nel 2022, e lo hanno sostenuto tutti i maggiori gerarchi e ideologi russi da oltre un decennio a questa parte, Dugin in testa.

Ma se dunque Monni è a favore del principio di autodeterminazione dei popoli, non si spiega perché voglia negare questo diritto ai popoli europei nel momento in cui considera la NATO “un progetto fuori dalla storia”.

Finlandia e Svezia hanno aderito alla NATO nell’aprile 2023 e nel marzo 2024, unendosi a tutti i popoli ex sovietici e membri UE che sin dal crollo dell’URSS, a fasi alterne, hanno scelto di aderire ad un progetto di fondamentale e rinnovata attualità: proteggere il fianco est dell’Europa dall’imperialismo russo, che anche in questo esatto momento sta bombardando case e civili ucraini, infiltrando i restanti paesi europei con le seguenti azioni: supporto a partiti di estrema destra, corruzione, disinformazione, sabotaggi, taglio di cavi sottomarini, droni sugli aeroporti, incendi a magazzini militari, sconfinamento di jet militari, avvelenamento ed esecuzioni di oppositori politici in esilio, e tanto altro. Mentre secondo Monni l’Europa dovrebbe difendersi solamente “sul piano informatico”.

Insomma, centinaia di milioni di concittadini europei, a differenza di ciò che afferma Monni, non sentono affatto di far parte di “un progetto fuori dalla storia”, ma di un progetto necessario per difenderci da un’aggressione ibrida e militare che ha gettato le sue basi da ben prima del 2022, ma di cui solo oggi comprendiamo la portata.

La volontà di questi popoli rispecchia appieno il pensiero del celebre ideologo indipendentista Simon Mossa, quando affermava che: «I movimenti etnici dell’Europa orientale, infatti, hanno iniziato a manifestarsi con forza, e nessun regime, per quanto autoritario, può continuare a ignorarli, né dentro né fuori da schemi politici ormai superati.»

Per “movimenti etnici” Mossa non si riferiva ovviamente a partiti di estrema destra come la Lega, ma a quei moti popolari di liberazione nazionale che lottavano per la dissoluzione dell’URSS e la conquista della propria indipendenza nazionale, al fine di aderire al comune progetto europeo.

Pertanto, quando Monni critica l’Unione Europea, dovrebbe prima chiarirci se il suo pensiero sia più vicino a quello di Mossa e delle grandi famiglie democratiche europee, o a quello delle forze estremiste di destra e sinistra degli Stati-nazione, supportate da Mosca, ma oggi anche dai reazionari americani, che cercano di smantellare dall’interno l’unità europea.

Faccio presente che tra i suoi soci vi è pure Cristiano Sabino, che collabora attivamente con Ottolina TV, distintasi per essere uno dei numerosi asset usati (in)consapevolmente dalla guerra ibrida di Mosca nel territorio italiano. Mentre la Sardegna ha bisogno di difendere la propria economia e la propria sicurezza sia sotto il profilo degli investimenti energetici, per cui Mosca ci ricattò nelle forniture di gas e petrolio; sia relativamente all’infiltrazione di Mosca nel caos libico, che si affaccia ai nostri diretti confini marittimi. E per cui la RWM di Domusnovas sta lavorando anche alla produzione di droni utili alla creazione di uno scudo aereo sulla Sardegna, sull’Italia e sull’Europa. Tutti interessi sardi messi in discussione dalla redazione de s’Indipendente, testata indipendentista che dovrebbe rappresentare il pluralismo dell’Assemblea Natzionale Sarda, ma che appare palesemente allineata alla retorica e alla propaganda russa, tesa a indebolire la nostra pubblica sicurezza, e ad esporre la nostra economia ai ricatti di una delle peggiori autocrazie al mondo.

Monni dimostra inoltre di aver assorbito propaganda del Cremlino quando afferma che: «L’Europa spende già più della Russia in armi, il RearmEU è inutile e dannoso».

A questo riguardo alcuni autorevoli studi smentiscono questa tesi, il Financial Times per esempio, nell’articolo “Russian defence spending exceeds all of Europe combined, study finds”, mostra come la Russia, in proporzione, investa più degli europei.

Lo studio dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), come riassunto dall’OCPI, è eloquente: parte dalla spesa militare russa nel 2024 espressa in rubli viene convertita in dollari a tassi di cambio correnti, giungendo a una spesa di 145,9 miliardi di dollari (il 6,7% del Pil). Poiché i prezzi in Russia, per gli stessi prodotti, sono più bassi dei prezzi negli Stati Uniti, 145,9 miliardi di dollari valgono in Russia molto più che negli USA in termini di potere d’acquisto. Per ovviare a questo problema, correttamente e seguendo la pratica internazionale, l’IISS calcola anche la spesa russa utilizzando non tassi di cambio correnti, ma tassi di cambio “a parità di potere d’acquisto” (PPP), che sono quelli che equalizzano i prezzi tra Russia e Stati Uniti. In questo modo l’IISS conclude che per la Russia “a parità di potere d’acquisto, la spesa militare totale nel 2024 arriverebbe a 461,6 miliardi di dollari internazionali”, aggiungendo che questa è “vicina al totale della spesa europea”. Questo importo di 461,6 miliardi è stato confrontato con quello della spesa aggregata degli altri Paesi europei, stimata dallo stesso IISS in 457,3 miliardi di dollari. Da qui la tesi, sostenuta precauzionalmente dall’UE, che la spesa russa sia stata un po’ più alta di quella europea.

Traduzione ulteriore per chi ancora non avesse compreso: in rapporto al diverso costo della vita tra Europa e Russia, produrre un proiettile in Asia costa di gran lunga meno che produrlo in Europa. Di conseguenza, a parità di spesa, Mosca avrebbe la capacità di sfornare un numero superiore di proiettili ad un ritmo e a dei costi nettamente migliori dei nostri.

Questa è la ragione per cui il nostro livello di spesa deve rimanere più alto e adeguato alla minaccia, sia per numero di munizionamento, che sotto il profilo degli investimenti tecnologici.

Ricordo inoltre che la Russia ha già attaccato diversi paesi, tra cui la Georgia (2008). Il mancato intervento europeo in Georgia ha spinto Putin ad attaccare la Crimea nel 2014. E il mancato intervento europeo in Crimea ha spinto Putin ad attaccare l’Ucraina nel 2022.
Quante altre guerre e quanti altri morti sono necessari a Monni per fargli comprendere che stare immobili, di fronte ad un nemico che avanza sfruttando proprio la nostra immobilità, non è una soluzione?
E come non vedere che proprio oggi esiste una minaccia alla coesione della NATO, proveniente persino dagli USA, per indebolire l’unica organizzazione internazionale che protegge la sicurezza dei popoli europei?

Tra gli studiosi della minaccia russa abbiamo anche un accademico di fama internazionale di origini sarde, Carlo Masala, politologo presso l’Università di Monaco in Germania, che in un suo celebre saggio ha illustrato i problemi di un “Narva Scenario” (Wenn Russland Gewint, C. H. Beck, München 2025).
Di che si tratta?
Della fondata possibilità che l’assenza di un’efficace deterrenza da parte occidentale spinga gradualmente la Russia, nel momento in cui riavrà forze sufficienti, ad aggredire piccoli paesi europei e partner NATO, come l’Estonia. Per cui potrebbe indurre i paesi occidentali a non investire a sufficienza in difesa per proteggere la costante e graduale erosione di territorio europeo a favore di Mosca.
Ecco perché se si lasciasse campo libero a Putin nel Donbass, nei prossimi anni questi potrebbe inventare ulteriori menzogne e giustificazioni per aggredire Moldavia, Baltici e via discorrendo.
I fatti mostrano che sinora lo scenario ha premiato Putin, proprio perché ha progressivamente attaccato tutti i suoi vicini, ed oggi si sta avvicinando ai diretti confini europei.

Ignorare la minaccia, in nome di una favolistica visione del mondo multipolare a guida Brics (ossia dittature), pone rischi pericolosissimi alle nostre democrazie su cui non possiamo transigere.

Dinamiche comprese anche dall’indipendentismo scozzese e da quello catalano, i cui maggiori partiti si sono schierati apertamente per la sicurezza dell’Europa e l’indipendenza ucraina.
L’indipendentismo sardo, in un’alta percentuale, ha invece scelto di allinearsi alla sinistra radicale italiana, di cui ne replica i bias. A base di complottismi, disinformazione e deformazioni ideologiche del contesto internazionale, in aperta e acritica simpatia verso i paesi Brics.

In conclusione, per quanto l’UE abbia ancora numerose criticità, dettate proprio dalla forza dei suoi vecchi Stati-nazione, al momento l’Unione rimane l’unica organizzazione sovranazionale, accanto alla NATO, oltre la quale non esistono libertà, progresso economico e democrazia, ma schiavitù. Ecco perché auspichiamo un indipendentismo concretamente moderno ed europeista, che sappia chiaramente schierarsi dalla parte giusta della storia nel momento in cui caos e distruzioni si avvicinano alle nostre società.

E se non si vuole essere parte della soluzione per puro pregiudizio ideologico, al fine di lavorare ad un perfezionamento dell’attuale Europa, allora magari si è parte del problema.

Adriano Bomboi.

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U.R.N. Sardinnya ONLINE

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    2 Commenti

    • Normalmente accetto le critiche, nel momento in cui decido di esprimere le idee sono consapevole del fatto che vai a toccare argomenti e nervi scoperti.
      Ora succede che il tifo tossico tra atlantisti e putiniani non preveda terze posizioni, per cui chi non la pensa come te è per forza schierato dall’altra parte. È tutto molto italiano, la semplificazione fa parte di una concezione “credere, obbedire, mandare a combattere”.
      Squadrismo puro.

      Potrebbe scambiarsi per pigrizia intellettuale, ma interpretare un articolo pro Europa (dei popoli) per un articolo pro Putin mi farebbe propendere per analfabetismo funzionale. Mi aspettavo piuttosto gli attacchi da parte dei sostenitori di Putin.

      Tuttavia, la scelta della foto, l’ombra di Putin sull’Europa, cerca di fare passare l’articolo come propaganda putiniana, mentre nell’articolo chiaramente attacco Putin, ed è pro Europa dei popoli, denota una disonestà intellettuale raramente vista negli ultimi anni, mi ricordano i trucchetti alla Emilio Fede.
      Dici che non mi poni tra i putiniani, allora ti chiedo di rimuovere quella immagine di copertina dal senso manipolatorio (verso i tuoi lettori) neanche tanto velatamente subliminale.

      Ti avevo chiesto l’inserimento della mia replica, non l’hai fatto, mi vedo costretto a scrivere nei commenti, con il link per esteso al mio articolo, in modo che chi lo legge possa farsi una idea non mediata dai tuoi bias cognitivi.

      https://www.sindipendente.com/2025/12/13/sardegna-europa-nato-usa-cina-russia-la-risposta-e-gia-in-antonio-simon-mossa-simprenta/

    • Caro Monni,

      nell’articolo non ho scritto da nessuna parte che tu sia “putiniano”, né antieuropeista, dunque risparmiati le tue manipolazioni per evitare di rispondere nel merito degli argomenti posti.

      Il mio articolo replica alle tue critiche all’Europa sul piano Rearm e sulla NATO (argomentazioni sui differenti costi di produzione degli armamenti ai cui contenuti non hai risposto), il pezzo ha inoltre l’obiettivo di evidenziare come – anche chi non si dichiara filorusso – abbia in parte assorbito inconsapevolmente della propaganda russa.

      In un passaggio infatti ho scritto: “Pertanto, quando Monni critica l’Unione Europea, dovrebbe prima chiarirci se il suo pensiero sia più vicino a quello di Mossa e delle grandi famiglie democratiche europee, o a quello delle forze estremiste di destra e sinistra degli Stati-nazione, supportate da Mosca, ma oggi anche dai reazionari americani, che cercano di smantellare dall’interno l’unità europea.”

      E ciò per le ragioni esposte che invito a rileggere nell’articolo.

      Il pezzo prosegue illustrando come tale “infiltrazione” di contenuti Brics sia presente anche in S’Indipendente (il passaggio in cui cito Sabino, e ho evitato di citare altri articoli de S’Indipendente, da te diretto, in cui si da spazio ai filo-Brics, come Zuddas, mentre non si legge mai nulla a favore dell’azione UE contro la Russia e a favore della NATO).

      Essendo il mio un ragionamento articolato che spazia oltre la replica al tuo pezzo, esso denuncia la guerra ibrida di Mosca a danno dell’Europa, e si è scelta un’immagine coerente con tale impostazione, che non è strettamente riferita a te.

      Dovreste imparare a rispettare chi ha opinioni diverse dalle vostre, e replicare nel merito, al posto di fare inutile vittimismo.

      AB

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