Vaccini e dermatite bovina: ne parliamo col dott. Laddomada (IZSS)
A cura di Adriano Bomboi.
Il dottor Alberto Laddomada ha diretto l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna negli anni della giunta di Francesco Pigliaru, è tra i massimi esperti nella battaglia al contrasto delle patologie virali animali.
In tempi di “content creator”, disinformazione social e demagoghi privi di scrupoli che diffondono paure collettive sui vaccini e sulla scienza, abbiamo la responsabilità di rivolgerci ai professionisti del settore per diradare la nebbia della confusione. Anche perché tali virus hanno un impatto sull’andamento dell’industria agroalimentare sarda e dunque sulla sua presenza nel mercato.
Intanto la ringrazio per l’eccellente lavoro svolto nell’attività di arginamento della PSA (Peste Suina Africana) nell’isola, una delle più riuscite operazioni internazionali di contenimento del fenomeno.
In Sardegna, con la recente campagna di contrasto alla dermatite bovina, è ricomparsa una vecchia storia: parecchi anni or sono, ben 300mila pecore sarebbero state uccise dai vaccini per la blue tongue. Cosa rispondiamo ai sostenitori di questa tesi?
Si tratta appunto di una vecchia storia, di oltre vent’anni fa, e non furono certo 300mila le pecore morte a causa del vaccino, questa è una grande esagerazione. Come ha scritto anche il medico veterinario Giulia Corsini, i veterinari registrarono sì molte reazioni cliniche e anche decessi, ma non in quelle proporzioni. Il fatto è che la malattia naturale poteva uccidere migliaia di pecore in poco tempo, mentre il vaccino vivo riduceva la diffusione, ma non era innocuo. E gli allevatori percepirono il vaccino come “più dannoso della malattia”, ma non era vero.
Fu certamente una brutta situazione, da cui sono state tratte le dovute lezioni. Peraltro, non fu il primo vaccino, fu uno dei primi vaccini, i precedenti avevano funzionato bene. E oggi, l’aspetto importante da sottolineare, è che la grande parte degli allevatori sardi fa uso regolare dei vaccini contro la blue tongue, perché li ritengono sicuri ed efficaci.
Attualmente per la dermatite è tutta un’altra storia: il vaccino è stato fornito gratuitamente dalla Commissione Europea, dopo l’esperienza positiva nei paesi dei Balcani negli anni scorsi, è di sicura efficacia e sicurezza, ed anche le norme sono diverse e più stringenti rispetto a quelle di vent’anni fa.
Cosa ci può dire sull’andamento della campagna nell’isola? Le vaccinazioni stanno apportando progressi?
Come evidenzia il Bollettino Epidemiologico Nazionale Veterinario, osserviamo che in agosto in Sardegna si sta verificando una forte diminuzione dei nuovi focolai di dermatite (7 in 24 giorni) rispetto ai mesi precedenti ed in particolare a luglio (36 in 31 giorni, cioè oltre un focolaio al giorno).
Certo, c’è stato anche Ferragosto di mezzo, ma non mi sembra che questo abbia comportato un rallentamento significativo delle azioni intraprese per debellare la malattia o abbia influito sull’andamento della malattia che sto qui descrivendo, se non in misura trascurabile.
Inoltre, dopo il 7 agosto i focolai confermati sono solo 2, il calo nelle ultime due settimane è stato ancora più forte. I focolai “estinti”, dopo l’abbattimento di tutti i capi presenti nel focolaio, assommano ormai a 14. Nelle zone di Padru e Cuglieri, dove si sono verificati gli unici due focolai distanti dalla “zona calda” della Barbagia-Goceano, non si è verificato alcun focolaio secondario. Nel resto della Sardegna, nulla di nulla.
Insomma, due mesi dopo la prima conferma della malattia, il 21 giugno, e ad un mese dall’avvio della campagna vaccinale, i 21 luglio, siamo arrivati alla auspicata “svolta”; e a questo punto l’obiettivo che ci si deve porre nelle prossime settimane (non fra anni, subito) è quello del completo azzeramento dei focolai e della eradicazione completa del virus. Questo è un obiettivo realistico, credetemi: con questo vaccino – sicuro ed efficace – si possono azzerare i focolai entro il mese di settembre.
Notiamo che in molti dei 53 focolai finora confermati non si è proceduto rapidamente all’abbattimento di tutto l’effettivo, per via della resistenza dell’allevatore, ricorsi al TAR o motivi logistici (motivi anch’essi reali: si è riusciti recentemente ad estinguere alcuni focolai in allevamenti bradi o semibradi grazie all’intervento di un veterinario specializzato in “telenarcosi”, che ha “addormentato” a distanza gli animali da sottoporre ad eutanasia, mediante la somministrazione dell’anestetico con un dardo sparato con un apposito fucile).
E quando non si è potuto procedere all’abbattimento di tutti i capi, allora si è provveduto a vaccinare rapidamente per ridurre il rischio di ulteriori focolai negli allevamenti situati nei dintorni.
Insomma, abbiamo osservato in agosto una chiara diminuzione del numero di nuovi focolai. La curva epidemica è completamente cambiata: era arrivata a un picco a metà luglio, poi un lieve calo a fine luglio/inizio agosto, poi un chiaro calo nelle ultime due-tre settimane. Non sono cambiamenti che avvengono per caso.
Cosa ne pensa dello scetticismo di molti allevatori sul fatto che si possano abbattere – e sono casi minoritari – bovini già vaccinati? Qual è la spiegazione scientifica?
Intanto occorre effettuare una distinzione: 1) bovini di allevamenti non infetti che sono stati vaccinati a scopo preventivo o, 2) bovini di allevamenti infetti che sono stati vaccinati per ridurre il rischio che diffondano la malattia, in attesa di essere abbattuti. Il primo riguarda esclusivamente un caso ipotetico – finora mai verificatosi – e il problema non sussiste; nel secondo caso invece – e si tratta di un allarme che ha destato particolare apprensione nell’isola -, si mira unicamente a contenere l’ulteriore espansione della patologia.
Ai comprensibili disagi per gli allevatori la politica dovrà inevitabilmente rispondere con adeguati ristori.
Esiste una minoranza di allevatori sardi, circuita da qualche incantatore di serpenti, secondo cui i veterinari sarebbero il braccio esecutivo di sedicenti complotti contro il territorio, e insensibili al benessere delle aziende. Può illustrarci perché si sbagliano?
I servizi veterinari lavorano sulla base delle norme europee nazionali e regionali, e secondo le indicazioni della Giunta Regionale. Pensare che le misure che mettono in campo per debellare la dermatite sia parte di un complotto contro i sardi è demenziale; purtroppo, non trovo altri aggettivi.
Questi servizi lavorano invece nell’interesse dei produttori sardi, per farli restare competitivi sul mercato. E questo si potrà ottenere solo se la dermatite sarà eradicata.
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U.R.N. Sardinnya ONLINE











