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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; vertenza</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Sulcis: CSS chiede chiarimenti su vertenza Eurallumina</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 19:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vertenza Eurallumina: la Confederazione Sindacale Sarda chiede chiarimenti in merito al progetto di rilancio dell&#8217;azienda. Ecco la nota del dott. Giacomo Meloni: “Autorizzazione Nuova Centrale a Carbone e ampliamento Discarica Fanghi”. Oltre un anno fa Eurallumina presentava alla Regione un progetto che prevedeva: la costruzione di una nuova centrale a carbone, l’innalzamento del bacino fanghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Vertenza Eurallumina: la Confederazione Sindacale Sarda chiede chiarimenti in merito al progetto di rilancio dell&#8217;azienda. Ecco la nota del dott. Giacomo Meloni:</em></span></p>
<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CSS-press-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14828" title="CSS press - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CSS-press-URN.jpg" alt="" width="605" height="405" /></a></em></p>
<p><em>“Autorizzazione Nuova Centrale a Carbone e ampliamento Discarica Fanghi”.</em></p>
<p>Oltre un anno fa Eurallumina presentava alla Regione un progetto che prevedeva: la costruzione di una nuova centrale a carbone, l’innalzamento del bacino fanghi rossi fino a 46 m di altezza, lo smaltimento di un quantitativo enorme di ceneri di carbone nel bacino medesimo, e dichiarava di non essere in grado di sapere se i nuovi fanghi rossi prodotti sarebbero stati rifiuti pericolosi o meno. A fronte di molte e gravi carenze progettuali e delle numerose osservazioni pervenute, la Conferenza dei Servizi richiedeva ben 53 tra integrazioni e chiarimenti progettuali, di cui molti su aspetti qualificanti del progetto.<br />
Ora, dopo un anno la stessa Conferenza dei Servizi si trova a valutare lo stesso progetto rivisto ed aggiornato e pare che l’unico intoppo rimasto per l’approvazione sia di carattere formale (una controversia in tema di competenza paesaggistica tra Stato e Regione). Del nuovo progetto non è dato conoscere nulla. Escludendo che Eurallumina abbia potuto rinunciare agli aspetti qualificanti del progetto originario (centrale, innalzamento bacino, smaltimento ceneri, ecc.), che renderebbero insostenibile l’iniziativa, pare di capire che la Conferenza dei Servizi, sicuramente pressata dalla politica, si appresta ad approvare un progetto-mostro, solo emendato e migliorato nei dettagli.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Ferma restando l’esigenza di fornire garanzie occupazionali ai lavoratori, ci si domanda come le Istituzioni (Comune di Portoscuso in primis), prima di esprimersi, non sentano il dovere di informare la popolazione, soprattutto locale, in merito a ciò che stanno approvando, altrimenti dovremmo prendere atto che il ricatto occupazionale da parte dell’azienda (e/o gli interessi particolari) sono talmente forti che tutti debbono tapparsi il naso e dire si?</p>
<p>Come spesso accade, Eurallumina otterrà ciò che vuole (massimo profitto) e la responsabilità di scelte discutibili avrà un doppio alibi all’interno delle Istituzioni che si palleggeranno la responsabilità: i Tecnici partecipanti alla Conferenza si giustificheranno con le pressioni politiche ricevute (alcune sulla stampa sono plateali); quindi la Giunta delibererà l’autorizzazione sulla base di pareri tecnici della Conferenza!<br />
Dobbiamo fare in modo che almeno questa volta ci sia chi vorrà vederci chiaro in questa procedura ed andrà ad analizzare la regolarità di ogni aspetto tecnico e procedurale che ha portato ad approvare (come sicuramente sarà) un progetto quantomeno discutibile, proposto da un’azienda i cui trascorsi non sono certo edificanti.</p>
<p>Forse, con un po’ di lungimiranza, gli stessi sacrosanti obiettivi occupazionali, si potrebbero ottenere obbligando l’azienda a bonificare quanto ha inquinato e non consentendole di proseguire l’attività senza adeguate garanzie di salvaguardia ambientale e sanitaria. Queste garanzie sono dovute non solo ai lavoratori della ex Eurallumina, ma a tutti i lavoratori del territorio che hanno visto rovinato il loro lavoro come i pescatori, gli operatori turistici, gli agricoltori e gli allevatori della zona contigua a Portoscuso.<br />
Allo stesso modo, si garantiscano le popolazioni che abitano i territori interessati, dal punto di vista sanitario ed ambientale.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/02/CSS-su-Vertenza-Eurallumina-2017.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Dall&#8217;Accordo di Milano ai dubbi sull&#8217;agenzia sarda delle entrate</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2016 23:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Per anni abbiamo pensato che la sola esazione delle tasse fosse la panacea di tutti i mali, con l&#8217;idea di costruire un&#8217;agenzia sarda delle entrate, mentre in Alto Adige, con il cosiddetto “Accordo di Milano”, hanno lasciato perdere l&#8217;idea dell&#8217;esazione ed hanno lavorato per partecipare con lo Stato alla capacità di imposizione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/AEI-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13964" title="AEI - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/AEI-URN.jpg" alt="" width="605" height="409" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Per anni abbiamo pensato che la sola esazione delle tasse fosse la panacea di tutti i mali, con l&#8217;idea di costruire un&#8217;agenzia sarda delle entrate, mentre in Alto Adige, con il cosiddetto “Accordo di Milano”, hanno lasciato perdere l&#8217;idea dell&#8217;esazione ed hanno lavorato per partecipare con lo Stato alla capacità di imposizione. Risultato? I nostri cugini autonomisti hanno ottenuto un risultato, i sardi invece hanno solo ottenuto, dopo infiniti ritardi, delle <a href="http://www.consregsardegna.it/XVLegislatura/NormediAttuazione/04_XV_A.pdf" target="_blank">norme di attuazione relative all&#8217;art. 8</a> del proprio Statuto autonomo. Di che si tratta? Molto semplicemente è stata definita la natura delle entrate spettanti alla Regione (a Bolzano invece, seppur difficilmente, si stabilisce pure il livello e non solo la natura di tali entrate). Entrate che in Sardegna in passato non tornavano indietro, trattenute da Roma, e che costituirono la base della cosiddetta “vertenza entrate”, cioè il contenzioso Regione-Stato per la restituzione dei soldi dei sardi, inizialmente quantificati in circa 10 miliardi di euro. Ciò premesso, tali norme sono comunque un risultato, ma non rappresentano niente di storico, né di riformistico o rivoluzionario, men che meno federale: sono semplicemente atti previsti dal nostro ordinamento istituzionale che non alterano la struttura centralista dello Stato (e ciò non accade neppure nel caso altoatesino, sebbene la sua Autonomia goda di una specifica tutela costituzionale). La Regione non esercita un nuovo potere ma solo un potere già previsto e più volte rimandato.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Dopo gli ultimi accordi, alla prova dei fatti sappiamo che il multimiliardario debito di Roma nei confronti di Cagliari si è ridotto ad appena 900 milioni di euro, che lo Stato restituirà a rate nel corso del tempo (vi lascio immaginare come avrebbe potuto essere accolta una notizia del genere a Bolzano, a Belfast o a Barcellona). Mentre poco chiaro appare il destino dell&#8217;agenzia sarda delle entrate (ASE) che si vorrebbe realizzare. Sul tema Giovanni Scanu ha espresso precisi quesiti:</p>
<p>Quali sarebbero le funzioni dell&#8217;ASE? Chi riscuoterebbe, e quali, tributi? Chi avrebbe il potere decisionale sugli accordi successivi alla creazione dell&#8217;ente? Quanto costerebbe l&#8217;ente? Nel caso di specie, si confermerebbe la previsione di spesa per circa 2 mln e nessuna assunzione, con circa 20 dipendenti scelti dal personale già in forza alla Regione? Inoltre, ferma restante la bontà della reversione del gettito, se vera, il passaggio di consegne dall&#8217;agenzia delle entrate italiana a quella sarda come dovrebbe avvenire? Quali costi affronteremmo a nostro carico e quanto durerebbe il procedimento? Infine, l&#8217;approvazione dell&#8217;ASE, proposta dal “Partito dei Sardi” a ridosso della votazione sulla ASL unica che vede il PdS contrario, è una coincidenza?</p>
<p>Al netto dell&#8217;ottenimento della norme di attuazione e della restituzione di una piccola parte dei soldi sottratti dallo Stato, l&#8217;ASE rimane solamente un progetto di legge (di cui dopo le elezioni sarà possibile vagliarne la reale consistenza politica), che non appare in grado di sostituirsi all&#8217;agenzia delle entrate italiane, col rischio di configurarsi come l&#8217;ennesimo ente inutile di cui la Regione non avrebbe sicuramente bisogno, salvo emersione di ulteriori novità relative all&#8217;accordo dello scorso 16 maggio tra la Giunta Pigliaru ed il Governo. Si confermano pertanto tutte le <a href="http://www.sanatzione.eu/2015/03/agenzia-sarda-delle-entrate-e-zona-franca-lopinione-di-andrea-nonne-e-corrado-putzu/" target="_blank">osservazioni già mosse anche su <em>Sa Natzione</em> da Corrado Putzu e Andrea Nonne in materia di agenzia sarda delle entrate</a>: quelle di pertinenza statale continuerebbero ad andare verso Roma, a prescindere dal varo di un organo la cui mitizzazione rasenta ormai le favole inerenti improbabili ipotesi di zona franca integrale.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/URN-Sardinnya-Lopinione-Su-ASE-dopo-accordo-su-vertenza-entrate.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Quella rissa nel PD mentre una sanità da 3 miliardi non paga i fornitori sardi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2016 15:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Per comprendere la distanza che separa l&#8217;attuale politica regionale dal mondo reale si possono osservare due casi in particolare: il primo è quello che in queste settimane riguarda la contesa per il potere nella dirigenza del PD regionale, mentre il secondo riguarda il dramma degli imprenditori sardi che non vengono neppure pagati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/SR-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13652" title="SR - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/SR-URN.jpg" alt="" width="330" height="184" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Per comprendere la distanza che separa l&#8217;attuale politica regionale dal mondo reale si possono osservare due casi in particolare: il primo è quello che in queste settimane riguarda la contesa per il potere nella dirigenza del PD regionale, mentre il secondo riguarda il dramma degli imprenditori sardi che non vengono neppure pagati dalla pubblica amministrazione per i servizi erogati. Tra questi ultimi, paradossalmente, c&#8217;è il caso di Noemi Porcheddu, che da mesi non riesce a farsi pagare per la fornitura di alimentari distribuita alla ASL di Sassari.</p>
<p>In sintesi: una sanità di oltre 3,3 miliardi di euro, stipendiata grazie alle tasche dei nostri concittadini, non trova il tempo e i soldi per rimborsare un creditore, nonostante Equitalia pretenda poi dagli stessi imprenditori che si trovano in situazioni simili il celere pagamento delle gabelle che si ammassano sul groppone di incolpevoli commercianti.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />I dirigenti del maggior partito che oggi governa la Regione avranno sicuramente “cose più importanti” di cui occuparsi. Ad esempio decidere chi dovrebbe guidare il PD, loro che di economia se ne intendono. Pensate ad alcuni protagonisti della contesa in corso, come Antonello Cabras, che nei primi anni &#8217;90 guidò la Regione mentre era in atto il problema che oggi conosciamo come “<a href="http://www.sanatzione.eu/2014/01/regionali-92-arriva-la-vertenza-entrate-ed-ecco-perche-soru-ha-ceduto-5-miliardi-di-euro/" target="_blank">vertenza entrate</a>”: i soldi pubblici dei sardi prendevano il volo verso Roma senza tornare indietro. Non paghi della sua professionalità in ambito finanziario lo abbiamo catapultato alla guida della maggiore fondazione bancaria dell&#8217;isola. O che dire di <a href="http://www.villacidro.info/2015/05/clamoroso-il-deputato-siro-marrocu-scappa-dalle-telecamere-di-la7/" target="_blank">Siro Marrocu</a>? Uno che scappò dai microfoni di La7 quando un giornalista intendeva chiedergli conto della situazione dei costi di smaltimento dei rifiuti presso il Tecnocasic.</p>
<p>Forse sarebbe il caso di riflettere sul fatto che se i nostri amministratori fossero veri indipendentisti, l&#8217;economia ne trarrebbe un indubbio giovamento, mentre i suddetti signori dovrebbero trovarsi un altro lavoro.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Contesa-PD-e-imprenditori-non-pagati.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Regionali &#8217;92: Arriva la vertenza entrate. Ed ecco perché Soru ha ceduto 5 miliardi di euro</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 12:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Contro la rapina fiscale dello Stato, perché le nostre tasse non servano più a rimpinguare soltanto lo sviluppo delle Regioni del nord Italia”. Così Angelo Caria, storico esponente del Partidu Indipendentista Sardu, poi diventato Sardigna Natzione, portava negli anni novanta il tema della vertenza entrate: la rapina miliardaria compiuta dallo Stato contro la Regione Sardegna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Anghelu-Caria-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8849" title="Anghelu Caria - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/Anghelu-Caria-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="273" /></a>“Contro la rapina fiscale dello Stato, perché le nostre tasse non servano più a rimpinguare soltanto lo sviluppo delle Regioni del nord Italia”.</em></p>
<p>Così Angelo Caria, storico esponente del Partidu Indipendentista Sardu, poi diventato Sardigna Natzione, portava negli anni novanta il tema della vertenza entrate: la rapina miliardaria compiuta dallo Stato contro la Regione Sardegna, che non restituiva ai Sardi i soldi delle sue tasse, come stabilito dallo Statuto Autonomo. L&#8217;incredibile sottrazione di denaro dei contribuenti Sardi avvenne con la complicità di tutti i maggiori partiti italiani presenti nel Consiglio Regionale dell&#8217;isola, dalla DC al PCI, incluso il PSI. In particolare, sarà la Giunta di Antonello Cabras (oggi PD, ieri PSI), attiva dal 13 novembre 1991, e riconfermata nel 1992 dopo le dimissioni fino al 10 giugno 1994, a perpetuare la cessione di denaro pubblico a Roma. Il tema della vertenza entrate fu ben presente fin dagli anni &#8217;80, quando sardisti e indipendentisti iniziarono a sollevare pubblicamente il tema. Soprattutto alla luce di un vecchio studio della <a href="http://www.fga.it/" target="_blank">Fondazione Agnelli</a>, che all&#8217;epoca registrò l&#8217;asimmetrica relazione fiscale fra l&#8217;isola e lo Stato. Il paradosso fu che i Sardi non poterono reinvestire il proprio denaro nello sviluppo del territorio, che finiva così nelle casse dell&#8217;erario di Stato, non di rado usato per finanziare infrastrutture in terze Regioni, mentre parallelamente la partitocrazia italiana in Sardegna perpetuava dinamiche clientelari ed assistenziali, con episodici fenomeni di corruzione, deputate a consumare ricchezza.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Per quasi venti lunghi anni l&#8217;indipendentismo è rimasto inascoltato, posto ai margini del dibattito politico da una classe dirigente mediocre, incapace di tutelare l&#8217;autonomia regionale e propensa a ridicolizzare qualsiasi tematica relativa all&#8217;autogoverno. Rimangono nella memoria i sorrisi di vari esponenti politici centralisti nel momento in cui uomini come Caria, nelle trasmissioni delle emittenti locali, articolavano la complessa natura dei problemi che tutt&#8217;ora riguardano l&#8217;isola.<br />
La questione della vertenza entrate torna a presentarsi molti anni più tardi, nel 2004, quando l&#8217;elezione della Giunta Soru alimenta una campagna elettorale all&#8217;insegna di tematiche autonomistiche, purtroppo mai seriamente approfondite. E&#8217; in tale contesto che il movimento IRS, nato da Sardigna Natzione, pone con forza il problema fiscale presso la maggioranza uscita vincitrice dalle urne. E sarà quindi l&#8217;assessore alla programmazione e al bilancio Francesco Pigliaru il principale regista dell&#8217;accordo Stato-Regione che portò Roma a riconoscere la dimensione del maltolto. Dimensione che in realtà fu fatta risalire ad un arco di tempo di poco superiore oltre il decennio, a fronte di una secondo dopoguerra in cui non è chiaro quale sia stato l&#8217;effettivo importo del debito maturato fino al 2006, anno in cui prende vita l&#8217;accordo. E&#8217; facile ritenere che il debito reale dello Stato non poteva essere ridotto ai circa 10 miliardi di euro allora stimati. Eppure chiediamoci: perché la Giunta Soru-Pigliaru <a href="http://www.sanatzione.eu/2014/01/2006-quando-pigliaru-si-fece-fregare-5-miliardi-di-euro-dei-sardi-dallo-stato-e-oggi/" target="_blank">rinunciò alla metà dell&#8217;importo</a> accettando un compromesso al ribasso che prometteva all&#8217;isola la restituzione di soli 5 miliardi di euro? 5 miliardi sono una cifra imponente, non si tratta ovviamente di 500 milioni di euro. L&#8217;entità dei danni alla Sardegna è stato ingente. Alla base di questa scellerata decisione vi fu una duplice motivazione politica. La prima fu quella classica che contraddistingue i ritardi culturali delle amministrazioni centraliste della Sardegna. E consiste nello sviluppare un accordo con un presunto “governo amico”, dello stesso colore politico. Non a caso Soru sviluppa l&#8217;intesa con l&#8217;allora governo di centrosinistra Prodi. La seconda motivazione politica che portò beneficio a Roma e danno a Cagliari fu una mera motivazione di propaganda interna, Soru cercò di portare a casa un risultato, di qualsiasi natura. L&#8217;accordo si è rivelato ovviamente una vittoria di Pirro, soprattutto in ragione della mancata restituzione dell&#8217;importo residuo nel corso degli anni da parte dello Stato. E ancora una volta con la complicità di una maggioranza regionale, stavolta di centrodestra, succeduta all&#8217;amministrazione Soru. Infatti l&#8217;inquisito Cappellacci non mosse un dito nei confronti del vecchio governo Berlusconi per una solerte soluzione della vicenda. Nel complesso entrambe le aree politiche italiane hanno sottratto denaro dei Sardi, sia decurtando l&#8217;importo inizialmente stimato, sia rallentando la restituzione di quello residuo promesso.</p>
<p>Oggi c&#8217;è da auspicare che l&#8217;area sovranista (ma anche quella sardista, qualora entrasse nella nuova coalizione elettorale guidata da Francesco Pigliaru), tenga ben presente al nuovo candidato del centrosinistra – a cui facciamo comunque gli auguri per l&#8217;impegno assunto &#8211; che il PD non ha alcuna credibilità morale e programmatica. In considerazione tanto dei 33 indagati per peculato, quanto dell&#8217;assenza di contenuti politici circa la difesa e lo sviluppo della sovranità regionale. E naturalmente chiunque voglia esprimere una seria preferenza elettorale dovrà evitare il PD orientando il voto sulle sigle sardisto/sovraniste, e verso quelle indipendentiste che non si presentano alle prossime regionali di febbraio alleate con partiti italiani.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Regionali-1992-e-2014.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Vertenza Entrate: la Corte Costituzionale si oppone al Governo. Roma dovrà restituire i soldi ai Sardi</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2012/04/vertenza-entrate-la-corte-costituzionale-si-oppone-al-governo-roma-dovra-restituire-i-soldi-ai-sardi/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 08:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia ha un enorme rilievo politico (ed economico): le tasse pagate per anni allo Stato e che dovevano tornare alla Sardegna in base all&#8217;art. 8 del nostro Statuto Autonomo dovranno essere restituite, si parla di circa 10 miliardi di euro, dimezzati durante la scorsa legislatura. Inoltre, in base all&#8217;accordo Soru-Prodi, il Governo aveva scaricato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Corte-Costituzionale-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4416" title="Corte Costituzionale - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Corte-Costituzionale-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="207" /></a>La notizia ha un enorme rilievo politico (ed economico): le tasse pagate per anni allo Stato e che dovevano tornare alla Sardegna in base all&#8217;art. 8 del nostro Statuto Autonomo dovranno essere restituite, si parla di circa 10 miliardi di euro, dimezzati durante la scorsa legislatura.<br />
Inoltre, in base all&#8217;accordo Soru-Prodi, il Governo aveva scaricato sulle spalle della Regione i costi della Sanità e dei Trasporti ma non aveva mai avviato la restituzione del debito, in quanto, secondo l&#8217;esecutivo, la Regione non aveva adottato norme di attuazione per rendere valido l&#8217;art. 8.<br />
Con sentenza depositata il 20 aprile 2012, la Corte Costituzionale ha stabilito che l&#8217;assenza di norme di attuazione non è un motivo sufficiente per evitare la restituzione del denaro.<br />
L&#8217;On. Paolo Maninchedda (PSD&#8217;AZ, ex titolare della III° Commissione Regionale Permanente sul Bilancio) ha <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3371">ricordato</a> i protagonisti di questa vicenda: <em>“L’art. 8 è di Soru; questa attuazione è una vittoria di La Spisa, che seguendo il parere del prof. Onida (già giudice della Consulta, ndr.) è arrivato allo scontro attraverso la norma inserita in Finanziaria e ha sconfitto il governo; è una vittoria del Consiglio che l’ha votata; è una vittoria del Pd che ha sostenuto, dopo una fase ondivaga, la non necessità delle norme d’attuazione (e questo spiega perché la Corte per la prima volta non dia una mano al governo Monti)”.</em></p>
<p>Appare chiara la decisione <span style="text-decoration: underline;">politica</span> della Consulta in ambito dottrinario e ci sarebbe da domandarsi se lo Stato abbia deciso di ammorbidire la sua posizione nei confronti della Sardegna a causa delle costanti vessazioni e sperequazioni subite dal territorio. Ma è presto per cantare vittoria, alla sentenza devono seguire i fatti e la classe politica regionale (unitariamente alle amministrazioni locali) deve alzare la voce a favore di una politica dell&#8217;Entrata. I soldi devono tornare a casa e gli amministratori devono poter sforare il Patto di Stabilità, è una condizione fondamentale per attivare tutti quegli investimenti necessari a rilanciare il territorio e bloccati dal limite del tetto di spesa a cui l&#8217;appartenenza a questa Repubblica ci ha obbligati. I sardisti hanno proposto a tutti gli amministratori di mettere il tricolore a mezz&#8217;asta per dare un forte segnale di autorità allo Stato, quello Stato parassitario che fa le pubblicità televisive contro l&#8217;evasione fiscale ma aggredisce i cittadini con una pressione fiscale che sfiora il 60%, senza eliminare i privilegi di pochi.<br />
Il momento è propizio anche per spiegare ai Sardi l&#8217;utilità di avere una Cassa Sarda per le Entrate che riscuota autonomamente tutti i tributi del territorio senza stornarli a Roma, l&#8217;idea vede già in campo IRS da alcuni anni ed in particolar modo il comitato del <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/02/dal-fiocco-verde-alla-sovranita-fiscale-lidea-un-modello-commonwealth-per-la-sardegna/">Fiocco Verde</a> con la raccolta delle firme nelle principali piazze Sarde per il raggiungimento dell&#8217;obiettivo (malgrado l&#8217;art. 9 dello Statuto Autonomo non preveda espressamente che la Regione possa riscuotere tutti i tributi mediante un suo Istituto).</p>
<p>Ma ecco le motivazioni tecnico-politiche della <a href="http://www.cortecostituzionale.it">Corte</a> in merito alla vertenza entrate:</p>
<p>«La prima doglianza si riferisce all’art. 3, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2011. Tale disposizione prevede che, ai sensi dell’art. 8 dello Statuto di Autonomia della Regione Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3), modificato dall’art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8211; Legge finanziaria 2007), «in assenza dell’adeguamento delle relative norme di attuazione [...], gli accertamenti delle compartecipazioni regionali ai tributi erariali sono effettuati anche sulla base degli indicatori disponibili, relativi ai gettiti tributari». Tale previsione, sostiene il ricorrente (<em>ovvero il Governo, ndr.</em>), configurerebbe un’attuazione unilaterale dello statuto in materia tributaria, che inciderebbe sulle attuali disposizioni di attuazione contenute in particolare negli articoli da 32 a 38 del d.P.R. 19 maggio 1949, n. 250 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna), senza rispettare le modalità previste dal medesimo statuto all’art. 56, ove si prevede l’intervento di una commissione paritetica.</p>
<p>2.1.- La parte resistente (<em>ovvero la Regione, ndr.</em>), al contrario, sostiene che tale doglianza sarebbe inammissibile, poiché il ricorrente non dimostrerebbe la necessità che il nuovo articolo 8 dello statuto riceva attuazione attraverso il procedimento previsto all’art. 56.</p>
<p>2.2.- L’eccezione d’inammissibilità deve essere accolta, per l’inadeguatezza e la genericità dei motivi di ricorso relativi all’art. 3, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2011.</p>
<p>Il ricorrente, infatti, pur evocando gli articoli 4, 5 e 56 dello statuto, omette di argomentare le ragioni per le quali alla Regione non dovrebbe spettare il potere di quantificare l’ammontare delle compartecipazioni ai tributi erariali, al fine di redigere il bilancio di previsione. Né si fa menzione dell’articolo 7 dello statuto che, secondo la difesa regionale, garantisce l’autonomia finanziaria e contabile, nell’esercizio della quale, sempre secondo la difesa, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo art. 8 dello statuto, è stata emanata la norma impugnata, per consentire che fosse predisposto il bilancio regionale. Neppure il ricorrente spiega quali norme di attuazione si renderebbero necessarie per dare applicazione al nuovo art. 8 dello statuto, che determina la quota di tributi da trasferire alla Regione in riferimento a ciascuna compartecipazione. Del resto, tra le sentenze evocate dalla parte ricorrente (sentenze n. 213 del 1998, n. 160 del 1985, n. 180 del 1980 e n. 151 del 1972) sono inclusi casi che trattano di situazioni non assimilabili a quella qui in esame, in cui la legislazione statale, e non quella regionale, interveniva unilateralmente in ambiti riservati alle norme di attuazione.<br />
Manca, dunque, da parte del ricorrente una sufficiente motivazione a sostegno dell’asserita necessità che il nuovo art. 8 dello statuto richieda di essere attuato con la procedura di cui all’art. 56».</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di C. Marco.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-La-Consulta-sulla-vertenza-entrate.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Economia contro classe dirigente? Nò, pastori e meridionalizzazione della politica</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 13:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver caratterizzato da sempre l&#8217;economia popolare della Sardegna, anche in tempi in cui manifatture e terziario si sono avvicendati nella formazione del nuovo tessuto sociale del Popolo Sardo, il settore primario dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;allevamento va attraversando una crisi molto grave. I prodotti Sardi non hanno più una identità ben definita, sono omologati a quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/10/MPS-in-Karalis-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2073" title="MPS in Karalis - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/10/MPS-in-Karalis-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="390" height="293" /></a>Dopo aver caratterizzato da sempre l&#8217;economia popolare della Sardegna, anche in tempi in cui manifatture e terziario si sono avvicendati nella formazione del nuovo tessuto sociale del Popolo Sardo, il settore primario dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;allevamento va attraversando una crisi molto grave.<br />
I prodotti Sardi non hanno più una identità ben definita, sono omologati a quelli provenienti dal mercato esterno ed urgono interventi strutturali capaci di superare le emergenze del momento al fine di tutelare le nostre produzioni.<br />
Oggi il prodotto agricolo e pastorale è sottopagato a livelli insostenibili per gli operatori del comparto, ma rischieremmo di fare demagogia attribuendo al solo mercato globale (che pure ha le sue responsabilità) ed alla sola industria (od alla politica) i mali di questa economia.<br />
Il mercato segue le sue regole, tanto chiare quanto efficienti: minor costo di produzione al maggior guadagno possibile. E&#8217; questa una delle cause che ha fatto arretrare il pecorino romano (tradizionale valvola di sfogo dei nostri produttori) in terra statunitense, la quale è stata per un discreto periodo di tempo il core-business dell&#8217;esportazione oltre la zona Schengen.<br />
A parte i costi (ved. mangimi ed energia elettrica) ed i problemi connessi al Credito, altro difetto in cui incorrono i nostri produttori è quello di essersi adagiati per anni su un prodotto a “marchio esterno”, ovvero, l&#8217;aver pensato di ricondurre al solo pecorino “romano”, piuttosto che a quello “Sardo”, le capacità di trasformazione (spesso situate fuori dall&#8217;isola verso terzi operatori) riguardo il volume della produzione. Circostanza che ha automaticamente ridotto i nostri allevatori al ruolo di subalterni rispetto ai centri di trasformazione e distribuzione. Le colpe pertanto non sono solo degli industriali che approfittano di questa condizione, ma dei pastori stessi, che per anni non hanno saputo far tesoro di questa esperienza negativa, coalizzandosi meglio al fine di completare la filiera (dalla produzione fino alla distribuzione).<br />
In questo ha concorso gravemente la miopia politica della nostra classe dirigente, la quale, al posto di risolvere i problemi strutturali (tra cui quello sul versante UE di cui parleremo a breve), ha sempre promesso soldi pubblici a pioggia per fini elettorali (ma anche poiché incapace di proporre soluzioni).<br />
Ma a costoro che importa con migliaia di euro al mese e stando comodamente seduti su una poltrona?<br />
Taluni politici ricordano vagamente il contesto della frase nata da Rousseau e poi attribuita a Maria Antonietta quando il popolo francese aveva fame: “Se non hanno pane, che mangino brioches”&#8230;<br />
A conferma del divario tra la classe politica ed il mondo reale.</p>
<p>In un mercato sempre più difficile ed estremamente competitivo (per&#8217;altro condizionato dalle industrie del latte in polvere), è necessario ridurre la produzione verso il pecorino romano, diversificarla, coalizzarla attorno a delle nuove strutture consorziali. Siamo coscienti che in questo processo alcuni operatori potrebbero non trovare più spazio, ma se continuiamo con una barca alla deriva, il danno diverrà ancora più spinoso del previsto.<br />
Consolidare la nostra fascia di produttori sul mercato naturalmente non implica l&#8217;immediata perdita dei posti di lavoro ma la sostenibilità di quelli capaci di innovarsi e stare sul mercato.<br />
La politica in questa quadro ha dei doveri precisi: da un lato quello di aiutare comunque gli operatori in difficoltà (e non certo promettendo denaro pubblico a vuoto) ma nel rispetto della normativa UE sulla libera concorrenza e del “Patto di stabilità”; dall&#8217;altro ha il dovere di capire quanto il cortile italiano sia stretto nella competizione globale per la tutela di questi interessi. Che però, vanno ben oltre il settore primario dell&#8217;economia.<br />
Cosa intendiamo? Con riferimento al settore dell&#8217;agroalimentare, diciamo che oggi è l&#8217;Italia a decidere per la Sardegna a Bruxelles come rapportarsi in questo mercato. La Francia invece dal canto suo è ai primi posti, se non al primo, nella tutela del suo comparto.<br />
Ma le produzioni Sarde non hanno le stesse caratteristiche di quelle italiane. O meglio, ci sono ingabbiate. E con il cosiddetto Patto di stabilità, non possiamo sforare determinati limiti di spesa pubblica.<br />
Eppure, a noi chi ci rappresenta in Europa?<br />
Abbiamo inoltre un “Made in Sardinia”?<br />
Ovviamente non abbiamo nulla di tutto questo.<br />
Dobbiamo spartire il potere economico del settore primario Sardo con i particolarismi italiani del settore in cui siamo subalterni.<br />
La Sardegna ha diritto ad una rappresentazione diretta a difesa e promozione dei nostri interessi. E non condividiamo la <em>caccia alle streghe</em> contro aziende di successo come il salumificio Murru nella contesa sulla provenienza dei capi macellati. Laddove le produzioni Sarde verso questo tipo di aziende non fossero sufficienti, si adegui il volume di produzione destinato alla trasformazione industriale (es. suini di grossa taglia). Ma accusare dei modelli che producono utili è autolesionismo.<br />
Serve inoltre un potenziamento generale dei criteri di tracciabilità (latte e carni di specie diverse) dalla produzione alla consumazione.</p>
<p>E&#8217; chiaro che questi problemi non possono essere risolti nell&#8217;arco di una legislatura ma a seguito di serie riforme (non solo settoriali) ma istituzionali.<br />
Le associazioni di categoria, i sindacati e la classe politica stessa, purtroppo, non sono in grado di rispondere a queste vertenze, essendo le une lo specchio degli altri.<br />
Non hanno l&#8217;obiettivo di risolvere questi problemi ma di ottenere consenso immediato (possibilmente elettorale), tenendo il produttore sotto la sua parassitaria “protezione”, finché questi non sarà ridotto alla fame.<br />
Il Movimento Pastori Sardi ha saputo tradurre in lotta politica questo malcontento scavalcando il provincialismo centralista della classe politica e sindacale italiana.<br />
Ma non ha saputo capitalizzare questa lotta sul piano sindacale. Molti nodi rimangono irrisolti, e lo stesso MPS è composto da sensibilità che per anni si sono adagiate su questa forma di “meridionalizzazione” della politica limitandosi alla sterile protesta per ottenere denaro senza però investirlo seriamente. Denaro che, una volta bruciato, verrà nuovamente richiesto per tamponare la prossima emergenza: uguale e peggiore della precedente. E senza considerare proprio il fattore comunitario da cui le nostre istituzioni sono escluse in quanto subordinate a quelle italiane in Europa.</p>
<p>E&#8217; vero tuttavia che ai pastori spetterebbero alcune ammortizzazioni sociali sulla falsariga del lavoro dipendente (come nel settore industriale), ma, in attesa che la nostra classe politica intuisca l&#8217;utilità delle riforme istituzionali per far pesare l&#8217;isola nel contesto globale, non possiamo non ragionare con gli strumenti attualmente a disposizione.<br />
Tra di essi, il rispetto della normativa UE (incluso il regolamento sul “de minimis” in soccorso a chi è in difficoltà del <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/De%20minimis%20ordinario%20-%20UE.pdf">CE. 1535/2007</a>), evitando che l&#8217;attivismo delle tante buone persone dell&#8217;MPS sia attraversato dall&#8217;ideologia fine a se stessa (e magari calamita dell&#8217;eversione isolana, come ha recentemente dichiarato l&#8217;On. Paolo Maninchedda), con l&#8217;obiettivo di far capire che occupare un Consiglio Regionale non equivale all&#8217;occupare un aeroporto od una superstrada. Perché il Consiglio Regionale non è altro che una forma di espressività della democrazia popolare nel quale si discute, non dove si esautora qualcun&#8217;altro dal farlo.</p>
<p>Per quanto riguarda i recenti episodi di violenza a Cagliari, ha provocato clamore la carica degli agenti di Polizia contro alcuni pastori, ma si deve anche dire che ognuno ha le proprie responsabilità ed esercita il proprio mestiere. Le forze dell&#8217;ordine eseguono il loro.<br />
Non ci uniamo all&#8217;infantilismo strumentale ed ideologico nel considerare le forze di Pubblica Sicurezza come avversari. Basta!<br />
Se qualche agente o funzionario di P.S. ha sbagliato, si assuma la responsabilità per la propria incompetenza, ed <span style="text-decoration: underline;">eviti di gettare discredito sul ruolo che rappresenta</span>.<br />
Come bisogna dire che nei disordini dei giorni scorsi ha contribuito la presenza, all&#8217;interno dell&#8217;MPS, di facinorosi poco interessati al dialogo e più alla rissa stradale, così come vi erano parecchi soggetti più dediti al consumo di alcool che alla soluzione delle proprie vertenze. Allargati a gente che non ha nulla a che fare con il lavoro dei campi e del bestiame. Situazioni non chiaramente visibili dalla posizione in cui si trovavano parecchi pacifici manifestanti.<br />
In tutto questo non ha avuto torto il Ministro per le Politiche Agricole Galan nel sottolineare che la classe politica Sarda ha colto questo malumore col solito provincialismo demagogico: tutti, <span style="text-decoration: underline;">maggioranza ed opposizione</span>, hanno promesso cose che non potevano mantenere (perché la normativa UE, ma soprattuto il Patto di Stabilità a cui con l&#8217;Italia siamo obbligati, non lo consente), e perché, molto semplicemente, i bilanci pubblici non brillano per efficienza. Anche a causa del debito mai restituito dall&#8217;Italia alla Sardegna sul caso della vertenza entrate alla Regione. Eppure Galan è lo stesso distinto signore che soccorse il Parmigiano Reggiano ed il Grana ma non il pecorino&#8230;<br />
Abbiamo quindi un sistema istituzionale e commerciale che ci impedisce di aiutare i nostri allevatori e di garantirgli una miglior efficienza sul mercato, come abbiamo politici centralisti italiani demagoghi ed incapaci di capire la polveriera sociale in cui sono seduti, proseguendo vecchie inutili politiche. Ed abbiamo una discreta dose di allevatori, anch&#8217;essi figli di quella “meridionalizzazione” della politica, dove si pensa che urlare per ricevere denaro pubblico servirà a risolvere tutti i loro problemi. Si tratta di pesanti ritardi culturali belli e buoni.<br />
Ci domandiamo anche come mai il sindacato Sardo (come la CSS) non abbia potuto rappresentare al meglio queste necessità di settore per conto dell&#8217;MPS (che evidentemente confonde gli intercolutori centralisti con quelli, sinceri, del nostro territorio). Un sindacato territoriale non dovrebbe poter andare oltre i propri iscritti?<br />
I Sardisti, dal canto loro, oltre a rimarcare la responsabilità di non concedere o promettere più denaro a vanvera (come invece terzi continuano a fare), hanno proposto di abbinare la produzione di energia alternativa in azienda.<br />
Ci auguriamo che le forze indipendentiste di opposizione o non elette, solidarizzino con l&#8217;MPS proponendo costruttivamente una linea più ordinata delle rivendicazioni politiche, piuttosto che una strumentale accondiscendenza verso la sterile polemica di piazza.</p>
<p>Ma serve soprattutto FORMAZIONE, MANAGEMENT e PROMOZIONE dei prodotti.</p>
<p>E nel frattempo, l&#8217;assessore regionale Andrea Prato invita al dialogo per dare buon esito alla 186, un disegno di legge che dovrebbe dare ossigeno al settore. Il DDL in se, nella sua prima stesura, oltre all&#8217;impegno con la finanziaria per un valore di 110 milioni di euro fino al 2013, ha avuto l&#8217;obiettivo di valutare la “concentrazione” dell’offerta del latte. Il secondo articolo il rilancio del comparto cerealicolo attraverso la sottoscrizione di accordi di filiera fra i rappresentanti degli agricoltori e quelli dei trasformatori. L’articolo 3 ha previsto aiuti per le aziende suinicole della Sardegna, con priorità per quelle situate in zone ad alto rischio di pesti suine. Gli altri articoli hanno interessato il sostegno al Credito in agricoltura; il rafforzamento delle filiere agroalimentari; gli aiuti in favore dei Comuni e delle Unioni dei Comuni per l’acquisto di macelli mobili per la ristrutturazione di macelli e per la realizzazione di centri di stoccaggio del latte di pecora; la destagionalizzazione del latte ovino; la valorizzazione dell’agnello Igp di Sardegna grazie al finanziamento di un piano di ricerca finalizzato a individuare ulteriori sistemi di tracciabilità anche quando l’agnello è porzionato; interventi per la ricomposizione fondiaria; ed interventi sui Consorzi di bonifica.</p>
<p><em>Di Melis Roberto e B. Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Pastori%20e%20meridione%20politico.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Ass.ne U.R.N. Sardinnya &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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