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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; sardegna</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>In Sardegna la protesta non si lega alla necessità di riforme: ma quali liberalizzazioni?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che parliamo di “meridionalizzazione” della politica in Sardegna. Si tratta di quella classica tendenza popolare a protestare senza contenuti, senza fare proposte. Una commedia che da oltre un secolo a questa parte spinge l&#8217;isola verso la solita petulanza assistenzialista. Spinge i Sardi a piangere dal politico centralista di turno nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Pirotto-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3779" title="Pirotto - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Pirotto-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="217" /></a>Non è la prima volta che parliamo di “<a href="http://www.sanatzione.eu/2010/10/economia-contro-classe-dirigente-no-pastori-e-meridionalizzazione-della-politica/">meridionalizzazione</a>” della politica in Sardegna. Si tratta di quella classica tendenza popolare a protestare senza contenuti, senza fare proposte. Una commedia che da oltre un secolo a questa parte spinge l&#8217;isola verso la solita petulanza assistenzialista. Spinge i Sardi a piangere dal politico centralista di turno nella richiesta di denaro pubblico, per poi rimandare i problemi nel tempo al posto di risolverli.<br />
Ma sapete qual è la ciliegina sulla torta? La presenza di svariati partiti territoriali, indipendentisti o autonomisti che siano, i quali, piuttosto che parlare di riforme (e pochi lo fanno), non di rado tacciono oppure si accodano alle proteste di piazza nel vano tentativo di strappare qualche consenso per il loro magro tornaconto elettorale.<br />
Spesso non appaiono neppure nei report giornalistici, dopotutto, come si fa a dare credito a poche bande di persone abituate a ripetere slogan identici e zero contenuti?<br />
La Sardegna ha bisogno di un nuovo Statuto Autonomo. Dobbiamo controllare la fiscalità, dobbiamo occuparci della formazione per creare un capace mercato del lavoro. Dobbiamo defiscalizzare e sburocratizzare questo mercato del lavoro. Dobbiamo insegnare la storia, la lingua e la cultura di questo territorio: perché senza specialità c&#8217;è solo omologazione. E dove c&#8217;è omologazione non c&#8217;è Autonomia ma solo periferia, la stessa in cui si alimenta la petulanza assistenzialista che ben conosciamo.<br />
A cosa serve in Sardegna bloccare delle strade che non incidono neppure nell&#8217;economia della penisola? A cosa serve protestare se poi si votano i soliti partiti centralisti che a Roma hanno interessi contrapposti a quelli specifici dell&#8217;isola? E a cosa serve all&#8217;indipendentismo frammentarsi se poi non si pone come alternativa di peso capace di offrire soluzioni politiche? In Sardegna abbiamo già abbastanza persone sulle piazze e nelle trasmissioni di Santoro.<br />
Bene han fatto quei 23 sindaci del Sulcis a dismettere la fascia tricolore. Ma adesso al vuoto politico si sostituiscano i contenuti di una seria programmazione territoriale.</em><br />
***<br />
La crisi finanziaria, sempre più stringente nell’eurozona, sta provocando, nei vari Stati membri, importanti cambiamenti a livello politico e decisionale. Cambi di governo e manovre correttive, frasari tecnici ed economici, sono ormai sulla bocca di tutti i cittadini europei, e aumenta in tutti la paura inconscia di un imminente peggioramento della qualità della vita, faticosamente conquistata negli ultimi due secoli.<br />
Orientando il focus sull’Italia, non si può non notare come in quest’ultimo decennio il benessere della popolazione sia andato via via scemando, specialmente nel sud della penisola, prevalentemente a causa di una forte redistribuzione del reddito a favore delle classi agiate (nel 2010 il 49% della ricchezza era concentrato nel 10% della popolazione, e il restante 51% rimaneva al 90% degli italiani).<br />
In questi ultimi decenni varie lobby hanno preso il sopravvento, creando degli status quo che hanno notevolmente strozzato il mercato.<br />
Le liberalizzazioni sono rimaste sugli intenti di vari governi che si sono succeduti da 20 anni a questa parte, ma nessuno è riuscito ad avere la meglio su questi influenti gruppi di potere, spesso anche a causa di grossi interessi personali diretti.<br />
Sarà forse questo uno dei motivi della scarsa incisività del Governo Monti nelle liberalizzazioni a carico del sistema bancario e assicurativo?<br />
Le aperture al mercato annunciate dovrebbero essere rivolte a 360°, quindi trasporti, telecomunicazioni, commercio, rete distributiva, carburanti ecc., per portare un aumento di PIL (stimato) di circa l&#8217;1.5%, e una ricaduta immediata sulle famiglie di circa 900 euro all&#8217;anno.</p>
<p>Nella realtà in Sardegna, sommando la pressoché scarna incidenza dei provvedimenti nel sistema creditizio a quelli nel commercio, la situazione appare alquanto stabile e ingessata.<br />
Liberalizzare gli orari di apertura potrebbe favorire unicamente i grandi esercizi commerciali e penalizzare i minori. Da un lato, non sarebbero in grado di reggere la concorrenza coprendo turni nell&#8217;arco delle 24 ore (spesso si tratta di punti vendita a gestione familiare e/o con pochi addetti), dall&#8217;altro, si rischierebbe una flessione dei diritti degli impiegati.<br />
La situazione per questa classe di lavoratori è già abbastanza precaria, sia per via dei contratti, mediamente a termine, sia a causa delle retribuzioni molto basse (si arriva anche a pagare la miseria somma di 400-500 € per 8h ufficiali di lavoro), sia poi per l’effettivo carico di lavoro svolto, infatti è prassi comune dichiarare le 8 ore e poi farne fare al dipendente anche 9, 10, e anche 12, il tutto senza riconoscerne gli straordinari. Per non parlare dei rischi sulla sicurezza in cui incorrono i piccoli esercenti in determinate fasce orarie e che, a differenza dei maggiori centri commerciali, non possono permettersi un valido supporto di vigilanza a pagamento.</p>
<p>Ci stupiscono piuttosto le proteste di Federfarma alla notizia che in Sardegna le farmacie possano salire a 700 punti vendita, poco più di un centinaio rispetto alle attuali. Non c&#8217;è stata alcuna seria liberalizzazione in materia. E ci stupiscono le proteste degli avvocati. In Sardegna c&#8217;è un avvocato ogni 300 abitanti: che mai potrebbe cambiare in termini di opportunità per i giovani laureati in giurisprudenza se i tirocini iniziano nelle università? Probabilmente solo il fatto che sarà il nepotismo ad avvantaggiarsi in quanto i figli d&#8217;arte avranno già una porta pronta in cui addentrarsi.<br />
Che volete che cambi invece per tutti quegli operai in cassa integrazione e per i disoccupati?<br />
Dice bene lo spazio del prof. Andrea Pubusa quando <em>gattopardisticamente</em> afferma che tutto cambia affinché nulla cambi <em>(<a href="http://www.democraziaoggi.it/?p=2321">Democrazia Oggi</a>, 23-01-12)</em>.<br />
Siamo in Italia. Ma per la Sardegna il problema non è solo il ritrovarsi parte di uno Stato che finge di liberalizzare (e se lo fa riguarda le fasce più esposte alla crisi), il problema è anche quello di subire dei provvedimenti che non liberano seriamente il nostro mercato e in diversi casi lo penalizzano ulteriormente. Pensiamo alla pressione fiscale e al costo dell&#8217;energia che il Governo Monti non solo non ha rallentato ma ha esteso.</p>
<p>Proprio a seguito di questa pesante ingerenza romana nella nostra economia, la classe politica regionale si ritrova costretta a “giocare in difesa”. Ad esempio inventandosi baracconi pubblici nel settore dei Trasporti per ovviare ad uno Stato (sotto inchiesta UE) che vende una compagnia pubblica come Tirrenia ad un oligopolio di privati nella più totale inconsistenza della sua legislazione Antitrust.<br />
Forse lo Stato Italiano ha defiscalizzato le nostre accise sui carburanti nel settore dell&#8217;energia? Forse lo Stato ha evitato la mazzata finale del fisco a carico delle nostre aziende in difficoltà? E cosa pensate che cambi in Sardegna il provvedimento governativo sulle licenze dei taxi quando non ci sono neppure strade, costo del carburante e numero di turisti adatti da traghettare?<br />
Come si può rilanciare il territorio dopo la crisi in un contesto del genere?<br />
L&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya ha presentato alcune <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-saras-contro-il-galsi-afferma-lesistenza-di-metano-ad-arborea-i-movimenti-sardi-escano-dal-sonno-con-4-proposte/">proposte</a> che non ci stanchiamo di ripetere:</p>
<p>1) La richiesta per la revisione della Legge Regionale n. 20/59 concernente le royalty sui diritti di produzione energetica in favore del territorio (pensiamo ai campi eolici e fotovoltaici).<br />
2) L’attivazione della zona franca (art. 12 R.A.S.). Non si può più rimandare il tema della defiscalizzazione relativa alle accise sugli idrocarburi.<br />
3) L’avvio di una campagna politica che per la prossima Costituente dovrà adoperarsi nella riscrittura dello Statuto Sardo e nella quale venga contemplata l’ipotesi di realizzare un <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-proposta-nella-nuova-sovranita-un-antitrust-sardo-contro-le-posizioni-dominanti-del-mercato/">Antitrust Sardo</a> capace di monitorare e sanzionare le posizioni dominanti sul mercato isolano.<br />
4) L’avvio di una campagna politica per la differenziazione delle fonti di approvvigionamento energetico onde stimolare la concorrenza, tra cui il sostegno alle rinnovabili e, nel medio termine, il sostegno alla metanizzazione dell’isola (gassificatori e/o metanodotti), onde uscire totalmente da politiche demagogiche e inadeguate rispetto alla crisi di competitività che colpisce il nostro tessuto civile e industriale.</p>
<p>Ci auguriamo inoltre che il Partito Sardo d&#8217;Azione nel merito di queste liberalizzazioni non si limiti a contestare eventuali trivelle in cerca di petrolio nell&#8217;isola (come è successo per bocca del segretario Colli) ma si sforzi di lavorare collegialmente alla conquista delle riforme.</p>
<p><em>Di Maurizio Floris; introduzione di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Liberalizzazioni.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Un referendum sull&#8217;indipendenza della Sardegna come in Scozia? E le riforme chi le fa?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali:
1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3721" title="Camorra parlamentare a Roma" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg" alt="" width="605" height="362" /></a></p>
<p>Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali:</p>
<p>1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità.<br />
2) Nel corso del tempo i nazionalisti scozzesi hanno lavorato per razionalizzare la loro offerta politica e renderla credibile e radicata al punto da conquistare il governo del proprio Paese, l&#8217;SNP oggi è probabilmente la punta di diamante di un moderno liberal-progressismo che non può permettersi di perdere il proprio consenso in frammentazioni e posizioni ideologiche faziose e fuorvianti.<br />
3) Gli scozzesi hanno lavorato al potenziamento della propria Autonomia attraverso una devolution che dagli anni &#8216;90 ad oggi ha consentito al Paese di strappare quote di sovranità a Londra. Non ultime le istituzioni legislative di Edimburgo.<br />
4) I nazionalisti scozzesi sono consapevoli del potenziale politico determinato dalla presenza del petrolio nel loro territorio e dal perseguimento di una linea energetica e fiscale destinata ad automatizzarsi pienamente dal Regno Unito.</p>
<p>E in Sardegna? Il piccolo movimento politico PAR.I.S. ha proposto di raccogliere le firme per istituire un referendum sull&#8217;indipendenza, circostanza che farà rallegrare la miriade di indipendentisti che nel web, prima che nelle amministrazioni del nostro territorio, trovano libero consenso. La Costituzione Italiana dal canto suo afferma l&#8217;indivisibilità della Repubblica e pertanto l&#8217;incostituzionalità della proposta sarebbe scontata in partenza, benché alcuni trattati internazionali (e il precedente del Kosovo) riconoscano a qualsiasi Popolo il diritto di autodeterminarsi rispetto allo Stato di appartenenza.<br />
Allora quali sono le considerazioni da fare rispetto a questa iniziativa?<br />
Ad esempio, la prima potremmo riassumerla nella domanda: ma i Sardi sono interessati?<br />
La seconda: la Sardegna è nelle condizioni per supportare una manovra del genere?<br />
La terza: qual è la posizione dei movimenti indipendentisti in materia di riforme come ad esempio l&#8217;ipotesi di avvio di una Costituente già <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3211">annunciata</a> dai sardisti?<br />
La quarta: in base a quali parametri alcuni indipendentisti ritengono utile oggi fare un referendum simile quando il loro stesso consenso non trova riscontri nelle comuni sedi elettorali?</p>
<p>Come al solito, mentre il resto del nazionalismo europeo macina successi, in Sardegna siamo particolarmente abili nell&#8217;occuparci di retorica piuttosto che di pratica.<br />
Prima di mettere il carro davanti ai buoi sarebbe opportuno ragionare nei seguenti termini:</p>
<p>1) Spazzare via la catasta di piccoli partiti indipendentisti (prevalentemente portatori di programmi faziosi sul piano ideologico e pressoché identici nel merito dei contenuti).<br />
2) Istituire un massimo di due partiti nazionalisti Sardi, adottando delle <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/03/la-proposta-primarie-nellindipendentismo-ed-ecco-una-data/">primarie</a> al fine di arrivare ad una nuova classe dirigente capace di esporre contenuti e non slogan.<br />
3) Avviare una campagna politica per le riforme, o comunque fare pressioni affinché la Sardegna conquisti quei poteri legislativi e fiscali che nel tempo consentano al Popolo di credere in se stesso e nelle proprie capacità (che le riforme hanno lo scopo di far nascere, consolidare e divulgare).<br />
4) Un referendum sull&#8217;indipendenza: sarà cura dei Sardi stessi nel prossimo futuro decidere se, come e quando riterranno opportuno entrare in Europa da protagonisti piuttosto che dalla porta di servizio offerta da Roma.<br />
5) Si noti bene: né oggi né mai l&#8217;indipendentismo potrà permettersi di usare la crisi economica come specchietto per le allodole con cui giustificare un referendum sull&#8217;autodeterminazione (che invece può solo basarsi sulla consapevolezza, sul progetto e sul patto politico della propria società).</p>
<p>Noi vogliamo augurarci che l&#8217;indipendentismo attuale esca dall&#8217;epoca delle utopie, si renda conto del contesto in cui vive imparando a conoscere i propri concittadini ed eviti l&#8217;ennesimo colpo di immagine che si profila all&#8217;orizzonte per tutta la galassia del nazionalismo Sardo.<br />
Grazie.</p>
<p><em>Di Corda M. &amp; Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Referendum-sullindipendenza.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Ambiente e riciclo dei rifiuti: il pregio del vuoto a rendere</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 23:02:46 +0000</pubDate>
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Per la redazione di questa classifica l&#8217;organizzazione ha preso in esame il 10% dei Comuni Sardi che effettuano la raccolta differenziata per oltre il 60%.
Un risultato sottolineato anche dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Arga-de-ispiaggia-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3686" title="Arga de ispiaggia - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Arga-de-ispiaggia-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="282" /></a>Secondo il rapporto 2011 di Legambiente, tra le Regioni che eseguono la raccolta differenziata dei rifiuti, la Sardegna si colloca al settimo posto, subito dopo la Campania.<br />
Per la redazione di questa classifica l&#8217;organizzazione ha preso in esame il 10% dei Comuni Sardi che effettuano la raccolta differenziata per oltre il 60%.<br />
Un risultato sottolineato anche dalla Regione <em>(sardegnaambiente.it)</em>, che segnala i migliori progressi raggiunti in Italia nel settore della differenziata.<br />
E&#8217; singolare osservare come nel rapporto rifiuti 2007 dell&#8217;Apat (l&#8217;Agenzia per la protezione dell&#8217;ambiente e per i servizi tecnici) veniva fornita un&#8217;analisi comparata fra le varie Regioni italiane, relativa all&#8217;anno 2006, in cui la Sardegna fu citata esplicitamente per aver avuto tra il 2005 e il 2006, il miglior salto di qualità nella raccolta differenziata, vedendo calare il quantitativo di rifiuti nelle discariche.<br />
Un rapporto tuttavia che lascia tanti dubbi, visto lo stato in cui gravano tante spiagge e boschi, privi di qualsiasi strumento di vigilanza, dove vengono abitualmente rinvenuti numerosi tipi di rifiuti, come residui in eternit, bottiglie di vetro, lattine, bomboloni del gas, televisori, vecchie carcasse di auto e lavatrici.<br />
Eppure la suddetta classifica di Legambiente appare lineare proprio in ragione della vicinanza della Sardegna alla Campania. Per quanto Napoli sia interessata da radicati fenomeni malavitosi nel settore della rimozione dei rifiuti, anche la Sardegna presenta analoghi deficit di mala gestione nell&#8217;ambito della salvaguardia ambientale e del pubblico decoro.<br />
Non ci sarebbe infatti da sorprendersi per la diminuzione della quantità dei rifiuti nelle discariche se poi si aprono nel territorio innumerevoli discariche a cielo aperto.<br />
Oltre al 10% dei Comuni Sardi virtuosi di cui Legambiente tiene conto, è opportuno concentrarsi sui tanti paesi che purtroppo non adottano la raccolta differenziata, tra questi per esempio vi è il Comune di Siniscola, che detiene ancora oggi in Baronia la maglia nera nel settore.</p>
<p>In Europa, regina incontrastata nello smaltimento e il riciclo dei rifiuti è la Germania. Non solo si creano opportunità di lavoro e ottimi prodotti da materiali riciclati, ma si adotta ciò che in Italia per alcuni prodotti si adottava tempo fa, cioè il “vuoto a rendere”.<br />
In svariati contesti infatti è possibile restituire (ad esempio) una bottiglia ricevendo in cambio una percentuale in denaro. I rifiuti si integrano quindi nel sistema della valuta, e sono considerati, non come un oggetto da gettare, ma come “moneta di scambio”.<br />
Le bottiglie svuotate del loro prodotto e restituite al commerciante, saranno poi trattate, ripulite e spedite all&#8217;azienda madre che provvederà alla nuova immissione nella catena industriale e quindi sul mercato.<br />
E&#8217; un sistema che permette persino ai meno abbienti di espletare un servizio di pulizia delle strade e degli spazi pubblici.<br />
In Danimarca, a Copenaghen come in altre città, i poveri nelle strade raccolgono lattine e bottiglie per portarle nei supermercati e nei grandi centri commerciali, ricavandone in cambio la loro paga giornaliera.<br />
Oltre ai tradizionali sistemi di differenziazione con la distribuzione dei bidoni che fungono da raccoglitori di carta, plastica, metallo e vetro, si potrebbero coinvolgere i cittadini nella partecipazione alla raccolta differenziata extra-domestica, con il vantaggio economico dello “scambio”. Si potrebbe pensare di istituire in Sardegna un sistema analogo al “vuoto a rendere” insieme alla realizzazione di tanti centri che acquistino i rifiuti, per poi rivenderli ai consorzi di riciclaggio. Sistemi già in uso nelle grandi città Europee, senza scordarci l&#8217;adozione di un severo sistema di vigilanza che si occupi di incrementare le sanzioni verso chiunque inquini in tutti i modi l&#8217;aria, l&#8217;acqua e la terra.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Ambiente%20e%20resa.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Dal Governo Monti alla Sardegna: Ne parliamo con l&#8217;On. Guido Melis (PD)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi.
Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3606" title="Guido Melis-PD - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="423" /></a>Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa il PD di aver seguito una linea analoga al PDL: quella di lasciare la conduzione dell&#8217;esecutivo nella mani di ministri tecnici affinché adottino quelle scelte impopolari che i grandi partiti non sarebbero in grado di assumere per ragioni elettorali. Che linea porterete avanti? Un consenso incondizionato a tutte le scelte del nuovo Governo o mani libere su specifiche tematiche da parte del gruppo parlamentare?</span></p>
<p>Noi del Pd siamo molto preoccupati della situazione economica e finanziaria e in genere dello stato di prostrazione nel quale versa l’Italia. C’è un rischio Grecia, e non è affatto un rischio teorico. La crisi impone tempi e scadenze che non possiamo contrattare e rendere flessibili. Dobbiamo rispondere qui ed ora. Paghiamo così la scellerata gestione di questi tre anni da parte del governo Berlusconi e del suo superministro Tremonti, ma anche vengono al pettine alcuni nodi strutturali formatisi in tempi più remoti: il debito, innanzitutto; lo smantellamento sistematico del nostro apparato industriale (vedi da ultima la chimica in Sardegna); la spesa pubblica senza controllo (dopo le politiche virtuose impostate da Ciampi la destra l’ha lasciata tornare su livelli incontrollati); l’invecchiamento del Paese (al quale si doveva rimediare per tempo programmando serie politiche graduali di immigrazione); l’abbandono di intere aree al controllo della criminalità ecc. Siamo sul bordo di un baratro. Noi abbiamo ritenuto che la proposta del presidente Napolitano di un governo di emergenza con ampio sostegno parlamentare fosse la migliore, sia perché urgono misure immediate (non avremmo potuto permetterci come minimo tre mesi di campagna elettorale per avere un nuovo governo), sia perché bisogna portarle a compimento – queste misure – al riparo da eventuali interessi elettorali immediati, con una certa indipendenza e autonomia dalla competizione politica. Potevamo chiedere le elezioni e poi vincerle, come ci dicono tutti i sondaggi. Abbiamo pensato non a noi stessi, al nostro interesse di partito, ma all’Italia, come deve fare sempre una grande forza politica responsabile. E perciò siamo senza riserve a favore della politica di emergenza del governo Monti.<br />
Lei mi chiede se il nostro consenso è incondizionato. Bersani ha detto che voteremo anche misure che eventualmente non collimassero in tutto e per tutto con la nostra proposta. Saremo leali sino in fondo. Certamente continueremo però a suggerire a Monti quelle che sono le nostre idee per uscire dalla crisi e su queste idee terremo alta la discussione tra i cittadini. Ci auguriamo che Monti ispiri la sua azione anche alle nostre proposte. Ma, ripeto, non ne facciamo affatto la condizione per appoggiare il governo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Tra i vari ritardi che contrassegnano l&#8217;Italia, quelli nella competitività e nella difesa della libera concorrenza sono due delle tematiche cruciali che oggi stanno interessando le politiche di vari Stati e della stessa Unione Europea. Lei è intervenuto recentemente in Parlamento su questo problema. Ritiene che il Governo Monti abbia le carte in regola per affrontare questi problemi o si rischia un esecutivo destinato unicamente a contenere la spesa senza affrontare i nodi dello sviluppo?</span></p>
<p>Monti ha già detto, parlando alle Camere all’atto del suo insediamento, cose importanti. Ha parlato di crescita, non solo di salvataggio. Dunque la pensa come noi. Ha parlato di giovani, di donne, di precari. Sono le nostre preoccupazioni. Ha con chiarezza parlato di riforme che eliminino le storture del sistema a vantaggio dei ceti più deboli. E’ ciò che vogliamo anche noi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Vista e considerata l&#8217;assenza di Sovranità della Sardegna, il Parlamento Italiano rimane il luogo nel quale possono essere affrontate alcune misure per limitare i danni che le fasce sociali più deboli della nostra isola stanno pagando nel corso di questa crisi. Pensiamo al dramma delle riscossioni di Equitalia. Da parte sua il <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3149">sardismo</a> ha proposto la necessità di rivedere i criteri legislativi per limitare l&#8217;espropriabilità della prima abitazione e la modifica delle aste immobiliari. Fatta salva la lotta all&#8217;evasione fiscale, Lei sarebbe favorevole ad un intervento in materia?</span></p>
<p>Sul caso Equitalia condivido la posizione di quanti si oppongono alle riscossioni selvagge senza tenere conto delle circostanze e delle differenze. Ci sono tanti piccoli operatori economici onesti, anche in Sardegna come si sa, che non possono essere fatti passare per evasori fiscali. Si pensi a far pagare quelli degli scudi fiscali, piuttosto. Quanto alla non espropriabilità della prima abitazione, ci si può ragionare.<br />
Certo le misure anticrisi debbono essere severe (lo chiede la crisi drammatica del Paese) ma debbono essere anche giuste. Gli italiani sono meglio di chi li ha sinora governati: capiscono che la casa brucia. Possono anche fare dei sacrifici personali, se gli si garantisce che servono a spegnere l’incendio. Quello che non ammettono, e non lo ammettiamo neanche noi del Pd, è che paghino solo i più deboli mentre qualcuno, in alto, magari si arricchisce sulle spalle dei soliti fessi, passando immune dentro la crisi. Questo non è consentito. Lorsignori diano l’esempio, e che sia un esempio reale, non virtuale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">In Sardegna la Giunta Cappellacci ha palesemente disatteso le aspettative lanciate nel corso della vecchia campagna elettorale, una su tutte, quella sulle grandi riforme istituzionali. Durante la convention del PD del 2010 Lei ha espresso perplessità sull&#8217;ipotesi di indire una “Costituente” per la riforma dello Statuto Autonomo Sardo, ricordando che prima di compiere simili passi sarebbe opportuno avere un consenso popolare sul tema ma soprattutto sarebbe opportuno avere uomini e idee credibili per immaginare il futuro della Sardegna.<br />
Se consideriamo l&#8217;attuale inadeguatezza dell&#8217;indipendentismo Sardo, possiamo dare credito alle parole del suo collega di partito, il Senatore Antonello Cabras, che ha paventato la chiusura dell&#8217;Università di Sassari per contenere i costi? Come possiamo immaginare il futuro di quest&#8217;isola se tagliamo le gambe alle strutture nelle quali dovrebbe avvenire la formazione della futura classe dirigente?</span></p>
<p>Quella di Cabras era una battuta, una boutade come dicono i francesi, forse neanche troppo meditata. Il sistema universitario sardo ha bisogno di sempre maggiore coordinamento, non solo per evitare duplicazioni e sprechi, ma anche per essere più efficiente. Tuttavia i due atenei hanno ognuno la sua storia plurisecolare, la sua rete di collegamenti col continente, le sue ricerche in atto ecc. Esiste inoltre l’autonomia universitaria, che non è meno preziosa di quella delle regioni o degli enti locali. La politica deve rispettarla e dialogare con essa, non sovrapporsi con tagli alla Marchionne. Il Pd ha riaffermato, anche in sedi ufficiali come il Forum università coordinato da Micaela Morelli, qual è la sua linea: due atenei distinti, coordinati tra loro e sempre più “amici”, una politica regionale per tutte e due le università sarde. Se tagli si devono fare, facciamoli, ma con ragionevolezza. Se poi Lei mi chiede come si dovrebbe formare la classe dirigente del futuro, Le rispondo che i due atenei non bastano: dobbiamo fare un grande sforzo collettivo, come società regionale, per valorizzare le energie giovanili che stiamo perdendo, i tantissimi ragazzi che vanno a studiare fuori (in continente o all’estero) e che non tornano più. E’ un’emorragia di cervelli che non possiamo permetterci. E al tempo stesso dobbiamo essere capaci di attrarre, nello scenario dell’Europa mediterranea e dell’Africa, quei ragazzi (algerini, tunisini, marocchini, libici) che potrebbero venire a studiare da noi. Per far questo dobbiamo migliorare molto l’offerta didattica, internazionalizzarla, creare strutture adatte di accoglienza, stabilire di più relazioni con altri Paesi e altri atenei stranieri, mettere meglio in vetrina la nostra offerta didattica, creare un link stabile tra università sarde e sistema delle imprese locali. E creare alcuni punti di eccellenza della ricerca, capaci di fare da calamita rispetto alla domanda estera. Penso alle scienze agrarie e forestali, ma anche ad altri settori nei quali già oggi gli atenei sardi occupano posizioni di rilievo. Insomma ci vuole una politica regionale unitaria dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica, che oggi purtroppo manca del tutto.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Intervista%20a%20Guido%20Melis.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>CNA: Rapporto sul mercato delle imprese artigiane in Sardegna</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Vi riportiamo al seguito la nota di stampa della CNA Sardegna (la Confederazione dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa) sul 3° rapporto congiunturale relativo alla situazione economica del settore presentato lo scorso 9 novembre.
Ecco il documento in PDF
CNA Sardegna
Redazione SANATZIONE.EU
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/CNA-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3599" title="CNA - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/CNA-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="443" height="108" /></a></p>
<p>Vi riportiamo al seguito la nota di stampa della CNA Sardegna (la Confederazione dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa) sul 3° rapporto congiunturale relativo alla situazione economica del settore presentato lo scorso 9 novembre.</p>
<p>Ecco il documento in <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Nota%20rapporto%20CNA%20Sarda%209-11-11.pdf">PDF</a></p>
<p><a href="http://www.cnasardegna.it/">CNA Sardegna</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Il PAR.I.S. denuncia alla Comunità Internazionale le mancanze dello Stato contro la Sardegna</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo:
Il movimento politico PAR.I.S. denuncia alla Comunità Internazionale le mancanze dello Stato Italiano contro la Sardegna.
Ecco il documento completo: PDF
Di Bruno Delussu.
Redazione SANATZIONE.EU
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Parlamentu-EU-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3632" title="Parlamentu EU - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Parlamentu-EU-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="240" height="172" /></a>Riceviamo e Pubblichiamo:</em></span></p>
<p>Il movimento politico PAR.I.S. denuncia alla Comunità Internazionale le mancanze dello Stato Italiano contro la Sardegna.</p>
<p>Ecco il documento completo: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Denuncia%20PARIS%20-%20Bruno%20Delussu.pdf">PDF</a></p>
<p><em>Di Bruno Delussu.</em></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>8 punti per dire SI al metanodotto e SI alla ricerca di petrolio in Sardegna, ma con criterio</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 19:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Punto 1. Un dato incontestabile: La Sardegna dipende unilateralmente dal petrolio, la fonte energetica più inquinante attualmente presente sul nostro territorio per il fabbisogno civile e industriale.
Come sosteniamo da anni, dire no al metanodotto non significa spingere per lo sviluppo delle rinnovabili ma significa tenere alto l&#8217;attuale livello di emissioni nocive derivanti dalla raffinazione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Tubaziones-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3457" title="Tubaziones - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Tubaziones-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a><span style="color: #0000ff;">Punto 1.</span> Un dato incontestabile: La Sardegna dipende unilateralmente dal petrolio, <span style="text-decoration: underline;">la fonte energetica più inquinante attualmente presente sul nostro territorio</span> per il fabbisogno civile e industriale.<br />
Come sosteniamo da anni, dire no al metanodotto non significa spingere per lo sviluppo delle rinnovabili ma significa tenere alto l&#8217;attuale livello di emissioni nocive derivanti dalla raffinazione e trasformazione del petrolio, ben più inquinante del metano.<br />
Dire no al metanodotto significa aiutare il duopolio petrolifero SARAS/ENEL che oggi fattura denaro sonante sulle spalle dei Sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 2.</span> La Sardegna oggi produce più energia di quella necessaria al suo fabbisogno, ed è vero. Ma è altrettanto vero che quando la produzione energetica è accentrata nelle mani di uno o due gruppi, i prezzi al consumatore rimangono alti. Si tratta di un elementare concetto di economia, che potrete facilmente notare nella pratica sulla vostra bolletta ENEL. Un problema che evidentemente non riguarda lo stipendio dei consiglieri regionali, i quali sicuramente non hanno problemi nell&#8217;arrivare a fine mese. Per questa ragione e per l&#8217;alto inquinamento derivato dalla sola presenza petrolifera si deve parlare di <span style="text-decoration: underline;">diversificazione delle fonti di approvvigionamento</span>: una linea oggi seguita da tutto il pianeta, in particolar modo dal mondo occidentale e dai Paesi emergenti.<br />
In Sardegna abbiamo il diritto/dovere di opporci alle posizioni dominanti sul mercato e di rivolgerci anche a nuovi fornitori. Poter scegliere significa poter uscire dalla logica della dipendenza.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 3.</span> La mozione in Consiglio Regionale di Claudia Zuncheddu e la posizione del “Comitato contro il gasdotto” sostengono che l&#8217;eventuale ricezione del metano non godrà di alcun vantaggio fiscale, cioè non pagheremmo meno il gas, in quanto sarebbe una violazione della normativa europea sulla concorrenza. <span style="text-decoration: underline;">Ebbene, questo orientamento non c&#8217;entra assolutamente nulla con il progetto GALSI</span>. Nessuno ha mai affermato che il prezzo del metano sarebbe inferiore al prezzo medio del gas nel mercato unico, ma che i costi della bolletta energetica Sarda sarebbero inferiori: c&#8217;è una bella differenza tra le due cose.<br />
Non è il GALSI infatti che deve abbassare i prezzi, ma è il mercato libero che consentirà di abbassare i costi (attenzione: costi, non prezzi), proprio in ragione della diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Cioè non ci sarà più solo il monopolio del petrolio ma ci sarà anche il metano a spezzare quel monopolio. E il gas costa notoriamente meno del petrolio.<br />
Per la prima volta il cittadino Sardo potrà migliorare la sua scelta. Si tratta di concetti elementari di politica economica. Per fare un esempio pratico: con la linea centralizzata, una famiglia Sarda spenderebbe meno in riscaldamento acqua (sanitari/abitazione) rispetto al solo uso dell&#8217;energia elettrica per alimentare stufe, scaldabagni ed altro, e spenderebbe meno rispetto al gas in bombola normalmente utilizzato nell&#8217;angolo cottura. La bolletta ENEL e la spesa mensile per le bombole calerebbero sensibilmente. Consideriamo anche la progressiva scomparsa dei milioni di bombole inquinanti oggi presenti sul nostro territorio.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 4.</span> Quando si amministra e si vive in un territorio, bisogna comprendere che non esistono solo le misure da adottare nel breve o nel lungo termine, ma anche nel medio termine. Allo stato attuale sappiamo che le fonti di energia rinnovabile (sole e vento ad esempio) non sono in grado di mandare avanti il 100% del fabbisogno energetico della Sardegna e non lo saranno ancora per qualche decennio. Ancora meno possiamo pensare di chiudere le grandi aziende energivore dell&#8217;isola nel volgere di poco tempo, arrecando danni serissimi alla situazione occupazionale dei Sardi operanti nell&#8217;industria chimica e metallurgica locale.<br />
La costruzione del GALSI, così come altri metanodotti già terminati, non richiede decenni per il completamento. Inoltre, nell&#8217;arco di tempo che ci separa dallo sviluppare maggiormente le energie rinnovabili, sappiamo che il prezzo del petrolio (e quindi dell&#8217;energia elettrica) <span style="text-decoration: underline;">continuerà a salire</span>. E&#8217; verosimile soprattutto che salirà anche la richiesta energetica dei Sardi, con l&#8217;eventuale potenziamento della nostra economia e i nuovi posti di lavoro.<br />
Il buon amministratore ha quindi il dovere di abbandonare ideologici luoghi comuni e coprire le spalle al Popolo Sardo piuttosto che lasciarlo in balia di monopoli energetici in un mercato sempre più ostile alle esigenze del territorio.<br />
A poche miglia marine dalla Sardegna anche le piccole isole Baleari hanno un gasdotto e non vi è stata alcuna ripercussione ambientale o a danno dell&#8217;industria turistica.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 5.</span> Fermo restando le opportune metrature di sicurezza, il tubo del metano ha un diametro inferiore persino a quello di alcune condotte fognarie. Sostenere l&#8217;eccessivo impatto ambientale da parte dell&#8217;infrastruttura è un&#8217;assurdità. Tanto quanto è assurdo il temere l&#8217;esproprio di chissà quanti metri di terreno a carico dei Sardi. Se si seguisse la logica del “partito del no a tutto”, oggi la Sardegna non avrebbe neppure la strada statale 131, che è notoriamente l&#8217;infrastruttura che ha richiesto i maggiori sacrifici ai proprietari terrieri Sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 6.</span> Diverse amministrazioni comunali hanno già in appalto le reti del gas, altre devono completare i lavori, mentre altre ancora hanno diversi segmenti da convertire e/o già pronti per il passaggio del metano. Chi sostiene il contrario esca dai dogmi della virtualità e vada a parlare con chi di competenza. Sono pertanto false le voci che vedono all&#8217;anno zero lo stato di preparazione per la ricezione dell&#8217;infrastruttura. Inoltre, rendiamoci conto che il GALSI ancora non esiste, ergo il problema non è tecnico ma politico.<br />
Bisogna poi smentire il luogo comune secondo il quale i Comuni non vicini al tracciato non beneficerebbero del metano a causa degli “elevati costi” di allaccio. Se ciò fosse vero oggi non esisterebbero i principali gasdotti mondiali sparsi nei 5 continenti e che servono persino le utenze domestiche posizionate in località geografiche d&#8217;altura (centri montani, etc).<br />
<span style="color: #0000ff;">La responsabilità pertanto non è quella di opporsi all&#8217;opera vedendola come una servitù, ma battersi politicamente per migliorarla ottenendone i benefici e renderla un&#8217;opportunità di sviluppo.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 7.</span> <span style="text-decoration: underline;">Non si può confondere la distribuzione con la produzione</span>. Il metanodotto non è una “servitù di produzione”. Non ha le caratteristiche di una centrale nucleare, ma neppure di un campo eolico. Non si può sostenere che i dividendi debbano essere a favore dell&#8217;isola a prescindere dal pacchetto azionario della SFIRS (l&#8217;agenzia finanziaria regionale): il gas è algerino ed è trasportato da un consorzio di aziende che hanno fornito il capitale tecnico ed economico di realizzazione. Il pubblico non può ostacolare gli investimenti costruttivi a vantaggio del territorio. Non è metano dei Sardi, ma i Sardi hanno il diritto di chiedere varianti migliorative del progetto. I vantaggi sono pertanto indiretti (vedere punto 3 di questo articolo). Se fosse stato un campo eolico sarebbe stato nel nostro dovere civico e politico pretendere dividendi superiori (in quanto l&#8217;energia elettrica derivante dalle pale eoliche sarebbe stata prodotta direttamente sul nostro territorio), evitando così di arricchire gruppi esterni senza un giusto ritorno economico verso le nostre comunità. Inoltre la distribuzione ci consentirà potenziali margini politici di manovra in un consesso europeo nel momento in cui le nostre istituzioni avranno una rappresentanza a Bruxelles e sapranno far presente il contributo energetico di passaggio verso l&#8217;Europa. Diversamente, sarà nostra cura occuparci di rivedere in maniera democratica i termini <span style="text-decoration: underline;">politici</span> relativi all&#8217;erogazione del gas. Prerogativa di cui si sono già avvalse altre autorità, tra cui quelle ucraine e georgiane. Perché a quel punto non contano più solo i pacchetti azionari ma l&#8217;autorità territoriale che materialmente ospita l&#8217;infrastruttura.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 8.</span> Il petrolchimico SARAS di Sarroch ha chiesto la possibilità di effettuare ricerche petrolifere/metanifere nell&#8217;oristanese. Essere contro la dipendenza petrolifera non significa tuttavia essere contro il più grande polo energetico che nel nostro territorio fornisce l&#8217;energia quotidiana agli usi civili e industriali dell&#8217;isola. Differenziare l&#8217;offerta energetica infatti non significa sostituire una fonte con un&#8217;altra ma <span style="text-decoration: underline;">integrare</span> – ad esempio col metano &#8211; quella che oggi è la fonte predominante di produzione (il petrolio) finché la scienza nei prossimi decenni non ci consentirà di sviluppare appieno le fonti rinnovabili per sostituirla del tutto.<br />
Dire no alla ricerca del “petrolio/gas Sardo” con l&#8217;attuale tecnologia di controllo del sottosuolo significherebbe sottrarre ai nostri concittadini un formidabile potere politico territoriale (pensiamo all&#8217;indipendentismo scozzese, cresciuto dopo le battaglie civiche per il controllo del petrolio). La ricerca tuttavia dovrebbe essere attentamente seguita da imparziali organismi di monitoraggio ambientale, una circostanza che oggi ci vede indietro nella consapevolezza di far capire ai nostri cittadini che la Sovranità passa prima di tutto per il controllo delle proprie risorse e della sapiente amministrazione fiscale di tale produzione. Un elemento quest&#8217;ultimo che non è ancora realtà in ragione delle mancate riforme istituzionali che la politica Sarda deve necessariamente intraprendere. Ma questo difficile contesto non deve servire da scusante ai partiti politici autonomisti ed indipendentisti Sardi per non lavorare alle grandi riforme istituzionali e per ignorare una potenziale ricchezza territoriale.<br />
Ricordiamo infine che non esiste Stato al mondo energeticamente indipendente, differenziare le fonti di approvvigionamento esterne ed interne è l&#8217;unica pista possibile per avviare le basi di una concreta politica energetica, uno degli <em>asset</em> fondamentali di ogni Sovranità che si rispetti.</p>
<p>Invitiamo dunque partiti, movimenti ed associazioni al senso di responsabilità troppo spesso abbandonato a favore di facili demagogie. La Sardegna non ha bisogno di demagoghi ma di buona amministrazione.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Si%20a%20GALSI%20e%20ricerca%20petrolio.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>- Sul tema SARAS, il problema delle accise: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/09/on-pisano-lo-stato-cominci-a-restituire-ai-sardi-cio-che-e-stato-tolto/">Vedi articolo</a>.</p>
<p><strong>Ass. ne U.R.N. Sardinnya &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>La Confindustria Sardegna esprime perplessità sulla manovra del Governo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Confindustria Sardegna guarda con particolare preoccupazione alla manovra appena varata e ai tagli previsti per le Regioni ed Enti Locali, che, in assenza di misure per lo sviluppo, non faranno altro che determinare problemi per le imprese sarde, già stremate dalla crisi.
Le ultime tre manovre hanno infatti previsto risparmi a carico delle amministrazioni locali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Confindustria-Sardegna-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3330" title="Confindustria Sardegna - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Confindustria-Sardegna-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="306" height="100" /></a>La Confindustria Sardegna guarda con particolare preoccupazione alla manovra appena varata e ai tagli previsti per le Regioni ed Enti Locali, che, in assenza di misure per lo sviluppo, non faranno altro che determinare problemi per le imprese sarde, già stremate dalla crisi.</p>
<p>Le ultime tre manovre hanno infatti previsto risparmi a carico delle amministrazioni locali per 14,5 miliardi euro per il 2012, di questi 6,1 a carico delle regioni a statuto ordinario, 3 su quelle a statuto speciale, 1,2 a carico delle province e 4,2 dei comuni al di sopra dei 5.000 abitanti.<br />
Il tutto in un quadro che ha visto contrarsi le spese delle regioni nel triennio 2007-2010 (dati Istat) complessivamente del 2,2% a fronte un incremento, nello stesso periodo, delle spese delle ASL (Sanità) del 3,9% e degli Enti di Previdenza del 4,3%.<br />
Le previsioni elaborate dagli uffici del Senato parlano di un -2,5% delle spese totali delle regioni nel 2012, destinate però a crescere nel biennio 2013-2014 a seguito dell’impatto della spesa sanitaria.<br />
Oggi Confindustria ha stimato che l’impatto della manovra deprimerà la flebile crescita del nostro Paese che per l’anno in corso dovrebbe essere dello 0,7% ma per il 2012 è stata calcolata in deciso calo con un +0,3% del PIL.</p>
<p>“Siamo davanti ad una manovra che, come detto dalla Marcegaglia, si traduce in nuove tasse, non affronta i veri nodi della spesa che sono sanità e previdenza, e finisce con il non poter intervenire a sostegno dello sviluppo” conferma il Presidente Massimo Putzu.<br />
“Per la Sardegna questo scenario è ulteriormente aggravato dal mancato riconoscimento delle maggiori entrate secondo quanto previsto dall’art.8 dello Statuto e dai ritardi e dal ridimensionamento delle risorse FAS regionali che, lo ricordo, avrebbero dovuto compensare la nostra Regione per i minori trasferimenti comunitari derivanti dalla nostra uscita dall’Obiettivo 1” ha proseguito Putzu.<br />
“Mi domando come potremo reggere come Sardegna, soprattutto se, a fronte di questi tagli e mancati trasferimenti, continuerà a crescere la spesa sanitaria e il trasporto pubblico locale che sono ormai totalmente a carico della nostra Regione. Come imprese, come potremo sopravvivere se ci limiteremo a tagliare e tagliare e a far aumentare il carico fiscale? Il carico fiscale è infatti destinato ad aumentare, soprattutto a livello locale perché Regione e Enti Locali da qualche parte dovranno andare a prendere le risorse che non hanno più. Già adesso viene prevista la possibilità per le Regioni di aumentare l’aliquota IRPEF e quella IRAP, vengono trasformate in tributi regionali proprie alcune tasse, prevedendo anche la loro manovrabilità, le province possono aumentare o diminuire l’aliquota della RCA, i comuni introdurre l’imposta di soggiorno e aumentare l’addizionale comunale”.<br />
“Ricordo che oggi il Centro Studi Confindustria ha stimato che la pressione fiscale quest&#8217;anno sarà pari al 42,8% e l&#8217;anno prossimo salirà al 44,1%, oltre il massimo storico del 43,7% toccato nel 1997 per l&#8217;entrata nell&#8217;euro”.</p>
<p>“E non è finita perché nel frattempo si sta iniziando la trattativa per la programmazione comunitaria 2014-2020 e risulta già chiaro che la proposta avanzata dalla Commissione Europea di creare un Obiettivo Intermedio che aiuti le Regioni come la Sardegna trova la contrarietà dell’Italia la quale, per bocca dello stesso Ministro Fitto, nel corso di una recente audizione alla Camera davanti alle Commissioni riunite Bilancio e Politiche UE, ha chiarito che l’onere di sostenere questo tipo di misure non sarebbe certo finanziariamente vantaggioso per l’Italia a fronte di benefici per un numero limitato di regioni (Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna)”.<br />
“Purtroppo è un film già visto – ha precisato il Presidente degli Industriali sardi – ieri l’Italia ha rinunciato a sostenere l’insularità della Sardegna per la programmazione 2007-2013 perché avrebbe comportato un aumento dei contributi che il nostro Paese versa all’Europa. E’ nata così la decisione di compensare con i FAS regionali la nostra Regione. Sappiamo come è andata a finire: meno risorse comunitarie e nessuna compensazione (almeno finora). Adesso siamo punto e a capo: all’Italia non conviene sostenere l’Obiettivo intermedio che complessivamente interesserebbe in Europa 51 regioni e circa 72 milioni di abitanti, ma solo 4 di questi appartenenti all’Italia. Ci aspettiamo nuove promesse….scritte sull’acqua”.<br />
“Credo che sia quanto mai urgente e necessaria una riflessione, che non può e non deve essere limitata alle stanze della politica, mettendo tutte le carte sul tavolo in maniera chiara, perché la Sardegna rischia seriamente di affondare e noi siamo estremamente preoccupati.”</p>
<p>Cagliari, 15-09-11.</p>
<p><em>www.confindustriasardegna.it</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Confindustria%20sulla%20Manovra.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Sardegna Quotidiano: Partiti Sardi? Più che altro &#8216;contenitori&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Pubblicato per Sardegna Quotidiano del 9 agosto 2011.
Si profila un duro lavoro per Massimo Fantola. La neonata associazione per il “Partito dei Sardi”, promossa dai Riformatori, dovrà fare i conti con due visioni diametralmente opposte dell&#8217;orizzonte politico isolano: da un lato, quella che per oltre mezzo secolo è riuscita a trasformare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3177" title="Sardegna Quotidiano - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="350" height="102" /></a>Di Adriano Bomboi. Pubblicato per <a href="http://www.sardegnaquotidiano.it/">Sardegna Quotidiano</a> del 9 agosto 2011.</em></p>
<p>Si profila un duro lavoro per Massimo Fantola. La neonata associazione per il “Partito dei Sardi”, promossa dai Riformatori, dovrà fare i conti con due visioni diametralmente opposte dell&#8217;orizzonte politico isolano: da un lato, quella che per oltre mezzo secolo è riuscita a trasformare una Autonomia regionale nell&#8217;estrema periferia di uno Stato centralista fino al midollo. Un ritardo più unico che raro in tutto l&#8217;occidente e portato avanti da una visione che non solo non ha fatto tesoro del disastroso esito dell&#8217;epoca della Rinascita, ma che oggi &#8211; attraverso il bipolarismo italiano &#8211; persiste diabolicamente nel vedere Roma e non Cagliari come l&#8217;epicentro degli interessi del Popolo Sardo. Dall&#8217;altro lato abbiamo invece la visione culturalmente più avanzata della Sardegna, quella dell&#8217;indipendentismo moderno. Si tratta di una posizione non rivoluzionaria ma riformista, cioè la forza di una politica che non teme di alimentare il contrasto con lo Stato nel merito di singole ma importanti vertenze (come sulla fiscalità e sui trasporti) e che intende lavorare anche per un progetto politico capace di proporre le grandi riforme istituzionali che la Sardegna da troppo tempo attende: la riscrittura dello Statuto Autonomo ma anche una concreta presenza in Europa e la parallela tutela della specificità sarda (lingua, cultura, storia dell&#8217;isola). Perché senza il valore aggiunto della specificità non c&#8217;è Autonomia, men che meno sovranità e (per logica conseguenza) neppure uno sviluppo economico libero dall&#8217;intermediazione dello Stato. Se l&#8217;ipotetico “Partito dei Sardi” &#8211; peraltro già proposto da anni da Fortza Paris, dall&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya e da varie personalità sardiste ed indipendentiste, tra cui Paolo Maninchedda &#8211; si proporrà come l&#8217;ennesima sigla territoriale incapace di coagulare i settori riformisti dell&#8217;autonomismo e del frammentato indipendentismo sardo, si tratterebbe di un progetto politico obsoleto ancora prima di nascere e banale cartina di tornasole di un centrodestra regionale in crisi. Non ci serve quindi solo un contenitore politico ma dei contenuti, capaci di configurare una road map per lo sviluppo dell&#8217;isola. Con personalità meno smaniose di indossare la fascia tricolore di fronte alla manifesta iniquità statale. Il contenitore avrebbe i contenuti. Si chiamerebbe “Partito Nazionale Sardo”.</p>
<p><em>Ass.ne U.R.N. Sardinnya, www.sanatzione.eu</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-Adriano-Bomboi-sul-Partito-dei-Sardi.pdf">Download PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>ProgReS: La Sardegna e i fondi europei</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo: 
Ancora una volta l’inadeguatezza dei nostri amministratori locali sembrerebbe penalizzare lo sviluppo dell’isola specie nelle aree più depresse e bisognose: il commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hans ha sottolineato come si debba individuare un importante punto critico nella recente manovra fiscale italiana, secondo Hans infatti “I tagli al bilancio decisi dall’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/EU-Money-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3218" title="EU Money - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/EU-Money-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="169" height="248" /></a><span style="color: #0000ff;"><em>Riceviamo e Pubblichiamo: </em></span></p>
<p>Ancora una volta l’inadeguatezza dei nostri amministratori locali sembrerebbe penalizzare lo sviluppo dell’isola specie nelle aree più depresse e bisognose: il commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hans ha sottolineato come si debba individuare un importante punto critico nella recente manovra fiscale italiana, secondo Hans infatti “I tagli al bilancio decisi dall’Italia possono compromettere la capacità delle regioni di cofinanziare i progetti europei”.<br />
Lo stesso commissario europeo che a giugno aveva bacchettato la Sardegna per l’incapacità di spendere i fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), oggi individua, oltre all’appurata incapacità strutturale di proporre da parte degli amministratori Sardi progetti validi, il problema del cofinanziamento.</p>
<p>Tra inefficienza e mancanza di progetti a farne le spese sono i comparti produttivi, le comunità, il mondo dell’università e della ricerca: in una sola parola l’intera “collettività”. ProgReS – Progetu Repùblica trova paradossale che i pastori sardi si ritrovino a protestare a Bruxelles consci del fatto che sia ormai inutile ritrovarsi in via Roma sotto il consiglio regionale vista l’incapacità acclarata dell’amministrazione regionale in merito alla risoluzione di determinati problemi. Che cosa dovrebbe dire loro il commissario europeo Hans trovandoseli di fronte in corteo? Potrebbe chiedere il favore di far pervenire in via Roma l’ennesima lettera di ammonimento per l’incapacità di spendere i fondi europei? Come minimo potrebbe biasimarli per la scelta malaugurata di amministratori incapaci, biasimo che potrebbe essere esteso a tutti i sardi.</p>
<p><em>progeturepublica.net, 25-08-11.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-ProgReS%20sui%20fondi%20UE.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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